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sabato 20 giugno 2026

La sindrome del piatto d'argento

Il gatto, com'è noto, è un animale che ama essere servito di tutto punto

Quel giorno di fine Ottobre stavo cerca di di fare una verifica, ovvero di convincere la ex-Prima Esasperante, ormai diventata a tutti gli effetti una Seconda, a produrre adeguate risposte alle domande invero piuttosto semplici che gli avevo scodellato per una modesta verifica di Storia. 
Alla quindicesima domanda del tipo "Prof, cosa devo scrivere alla domanda 6?" e "Prof, cosa significa 'Racconta in breve la vicenda?'", dopo avergli ricordato per l'ennesima volta che il compito dovevano farlo loro e non io, ebbi una illuminazione.
"Signori" annunciai solennemente "Credo di avere finalmente capito quel è il vostro problema principale: soffrite di una acuta Sindrome del Piatto d'Argento".
Sguardi perplessi.
"Prof, cosa sarebbe la sindrome del piatto d'argento?".
La domanda era più che legittima, ma io dovevo riflettere bene sulla questione, e soprattutto trovare al più presto un rimedio. Per farlo però necessitavo di un po' di pace.
"Dopo vi spiego, intanto fate il compito. Senza tormentarmi con domande cui non posso rispondere, se possibile".
Fui molto efficiente, e quando anche l'ultimo Esasperante ebbe consegnato il suo foglio  avevo già elaborato un complesso compito per casa.
"La Sindrome del Piatto d'Argento" spiegai compunta "è una irresistibile tendenza a far fare le cose agli altri per non affaticarsi, aspettando che ci venga servito tutto su un piatto d'argento. Per esempio, perché continuate a chiedermi sempre che ora è quando proprio sulla parete davanti a voi c'è un orologio perfettamente funzionante?".
Brusìo "E' che noi l'orologio non lo sappiamo leggere" confessa alla fine Ortensia.
"E' vero, siamo abituati a leggere le cifre" conferma Rododendro.
"Si tratta di un arte alla portata dei più" ribatto implacabile "Abbiamo un sistema su scala dodici, la giornata è di ventiquattro ore a coppie di dodici, e ogni ora è composta da sessanta minuti. Che ore sono adesso? Vi do un aiutino: il numero indicato dalla lancetta corta dice l'ora, la lancetta più lunga è per i minuti".
L'avventuroso Oleandro si slancia "Sono le undici e..." conta "Tredici minuti".
"Quando la lancetta lunga arriva alle 3 si aggiungono quindici minuti ed è il quarto, quando è sul sei sono trenta minuti, che fanno mezz'ora. Adesso Oleandro prova: come sarebbero le lancette se fossero le tre e venti minuti?".
"La lancetta corta sarebbe sul 3, quella lunga sul 4".
Faccio un po' di esercizi sulla Complessa arte della Lettura dell'Orologio, con risultati soddisfacenti (ne farò altri nei giorni seguenti, poi smetterò visto che tutti leggono correttamente l'ora e adesso che ci penso sono ormai diversi mesi che nessuno chiede più l'ora).
"L'orologio è solo un esempio. Leggere l'orologio è alla portata di molti e non richiede grossi sforzi, ma per voi è normale chiedere che qualcuno lo faccia al posto vostro. Allo stesso modo domandate sempre come si deve svolgere un esercizio perché vi sta fatica leggere le istruzioni, e ancor più fatica seguirle. Questa è la Sindrome del Piatto d'Argento, quando vi aspettate che l'insegnante svolga i compiti per voi perché vi sta fatica farli. Il punto è che quando siete a scuola di tendenza ci si aspetta che impegniate un pochino le vostre stimate cellule cerebrali. Non dovete aver paura di sovraccaricarle, sono state fatte appunto per pensare, collegare, dedurre e raramente vi vengono chieste deduzioni molto complesse, anche se a volte fate anche quelle".
Mi guardano sempre più perplessi.
"E' anche per questo che continuate a dimenticare le cose negli armadietti. Voglio dire, se c'è Italiano dovreste prendere il quaderno di Italiano e magari anche la grammatica, nei giorni in cui c'è grammatica. Ma voi spesso vi dimenticate perfino di prendere la merenda!".
Mi guardano con una sfumatura di colpevolezza negli occhi.
Ricamo un po' sul concetto del piatto d'argento, su cui vengono disposte in modo armonioso le vivande, oppure la posta o magari le tazze da tè, per esempio per gli ospiti. Poi assegno una serie di esercizi: devono trovare una definizione per l'espressione "servire su un piatto d'argento" ma anche per la Sindrome, e scriverle insieme a cinque esempi.
Due giorni dopo tutti, come avevo promesso, leggono ad alta voce definizioni ed esempi, e invero alcune definizioni sono davvero molto accurate e gli esempi piuttosto spassosi.

Ha funzionato?
Ebbene sì, ha funzionato, altrimenti non ci avrei scritto su un post. Ha funzionato talmente bene che mi ero completamente dimenticata la questione, tanto che, al momento di consegnare il registro con le trenta ore di Orientamento* quando ho visto che avevo segnato ben due ore dedicate alla Sindrome del Piatto d'Argento (una per la discussione in classe, e una per la correzione degli esercizi) mi sono domandata "Ma che diavolo è la Sindrome del Piatto d'Argento?" e ci ho messo un po' a ricordarmi tutta la faccenda.
I non più Esaperanti, ormai Rigenerati, non chiedono più l'ora, han cominciato a portare i quaderni giusti e hanno smesso di chiedere speranzosi "Prof, cosa devo scrivere adesso?". Una volta che han preso atto di soffrire di Sindrome del Piatto d'Argento, la sindrome è sparita in gran fretta.
La Rigenerazione è un processo piuttosto articolato e non ci si rigenera in un giorno, immagino.

* alla questione dell'Orientamento verrà dedicato un post a parte, credo. Se mi ricorderò di farlo, perché è un tema che tendo a rimuovere.

martedì 7 aprile 2026

Compito di realtà, ovvero le armi dell'Ottocento (a scuola)

La Seconda Rigenerata ascolta la lezione sulle armi

L'anno scorso, in piena età comunale, Long John si offrì di portare a scuola la sua balestra.
Accettai più che volentieri e così una bella mattina la balestra (una perfetta riproduzione) entrò in classe. Long John spiegò nei dettagli come funzionava, la fece girare, tutti ammirarono e insomma passammo un'ora molto piacevole a parlare di balestre e tecniche di combattimento bassomedievale; poi Long John riprese la sua balestra, la rimise nella custodia e la riportò a casa. Gli misi un bel voto (di cui in verità non si era parlato, ma visto che aveva passato un'ora a chiacchierare al posto mio, e per giunta su cose che non avrei saputo raccontare, mi sembrava giusto retribuirlo in qualche modo) spiegando nel dettaglio come se lo era meritato e dimenticai l'accadimento già queil pomeriggio, non so perché.
Quest'anno, a Febbraio, quando ormai eravamo arrivati alla Guerra dei Trent'anni, Long John si è offerto di portare archibugio e baionetta. Sembrava un'idea interessante, ma mi sorse in cuore un filo di sospetto: armi da fuoco? In classe? Si poteva?
Così mi consultai con la VicePreside e la Responsabile di Plesso, e le vidi parimenti perplesse. Sulla faccia avevano scritto a chiare lettere "Per l'amor di Dio, ci mancano altro che le armi da fuoco in classe!" ma cercarono di moderarsi. Non uscì però dalle loro bocche alcuna parola che valesse a rendere appena appena domestica la mia richiesta.
Già mentre parlavo stavo misurando in cuor mio la vastità della mia scempiaggine:  nessuna creatura vivente, salvo forse la madre di un bambino di due settimane, è più apprensiva e tremebonda e timorosa di un insegnante. Certamente potevo scavalcarle e chiedere il permesso al Preside, ma niente mi lasciava pensare che avrei avuto altra risposta che un bel NO. Quando accennai l'episodio della balestra, che all'epoca avevo trovato del tutto innocente, sgranarono assai gli occhi.
A onor del vero, nonostante gli occhioni sgranati non uscì un vero "NO!", ma certo non vedevo speranza che arrivasse un "sì", almeno sul momento. Di fatto, ci separammo senza una risposta precisa.
Riferii tutto ciò senza alcun infingimento a Long John, che non capiva il motivo di tante smanie e tante smorfie, ma è un ragazzo riflessivo, e la settimana dopo mi spiegò che aveva elaborato un piano: un Giovedì, quando c'erano sia Storia che Musica, sarebbe venuto come sempre con la sua enorme custodia che però, invece della consueta, enorme tastiera, avrebbe contenuto l'archibugio.
L'idea era senza dubbio buona. Fissammo così un giorno e quando provai ad accennare la cosa a Musica, la prof. Trovatelli mi rassicurò subito che sapeva tutto e aveva già assicurato a Long John la sua completa disponibilità e il più totale appoggio, anche perché tutta la faccenda la divertiva non poco - e insomma fa piacere scoprire che perfino dentro una scuola è possibile trovare qualcuno con un po' di sangue nelle vene.
Così quel Giovedì nella scuola media di Saint Mary Mead entrò una enorme custodia che navigò come tutti i Giovedì dal Laboratorio di Scienze all'Aula di Inglese per poi approdare prima al Laboratorio di Musica (dove si sapeva però che non avrebbe suonato nota alcuna) e infine alla specifica Aula di Lettere che era feudo quasi esclusivo della prof. Murasaki.
Lì venne aperta svelando una lunga scatola foderata di velluto bordeaux che a sua volta conteneva una specie di fucile, con struttura in legno e lunga canna di...ferro?  no, immagino che fosse acciaio, poi una roba più corta con impugnatura piuttosto decorata e una baionetta (non affilata ormai da tempo immemorabile).
È partita così la lezione che, con qualche intermezzo di carattere piuttosto ludico, si è mangiata le ultime due ore. Parlare di evoluzione delle armi da fuoco fino alla metà dell'Ottocento, raccontare come venivano schierati gli uomini che le usavano, descrivere il complesso rituale della Ricarica e l'evoluzione dei proiettili, far girare i vari pezzi di mano in mano, rispondere alle decine di domande lascando garbatamente che, per amor di bandiera, la prof cercasse di dire ogni tanto qualcosa (mai specifica sulle armi, giuro che non ci ho nemmeno provato - perché siamo d'accordo che il Vero Insegnante non Teme il Ridicolo, ma nemmeno se lo va a cercare col lanternino se proprio non è del tutto indispensabile) ha fatto sì che le due ore volassero via e Long John ha anche lasciato cadere qualche dettaglio da cui si evinceva che nella sua famiglia collezionare armi antiche e moderne era assai consueto.
Lui comunque ci ha portato sì le armi, ma con la debita prudenza: niente proiettili, e i grilletti delle due armi erano limati e quindi non adoperabili. Allo stesso modo, l'anno prima, balestra sì ma senza dardi.
Naturalmente anche stavolta Long John è stato debitamente remunerato con un bel voto, anche se la descrizione del motivo è stata un po' più generica di quella dell'anno scorso.

sabato 14 ottobre 2023

Sulla grande importanza di leggere (o almeno ascoltare) le istruzioni per l'uso

Uno scolaro della prof. Murasaki esprime senza infingimenti la sua personale opinione sull'importanza da attribuire alle istruzioni che gli/le vengono impartite.
Con l'andare degli anni le mie verifiche di storia sono diventate sempre più lasche. Taluni preparano complessi compiti a crocette con edizioni speciali per i DSA e i DVA*, altri fanno compiti con domande graduate per difficoltà, ma io ho sviluppato uno stile molto particolare, dettato anche dal desiderio di risparmiare carta: infilo una serie di domande (di solito da 10 a 20), alcune dettagliate, altre generiche, spesso chiedo opinioni su questo e su quello, e infilo sempre un gruppetto molto facile alla portata dei DVA, che comunque fanno il compito assistiti, o meglio sostenuti dall'insegnante di ciò incaricato.
Le istruzioni sono semplici: rispondete alle domande che volete, nell'ordine che volete, potete rispondere anche a più domande insieme in una unica risposta. Non do nemmeno i tempi: chi finisce consegna, e quando l'ultimo ha consegnato il tempo scade, salvo che suoni la campana dell'uscita o dell'intervallo e allora ritiro tutto. Per i DSA e i più inquieti aggiungo la possibilità di uscire a farsi un paio di vasche in corridoio prima di rientrare, rileggere e consegnare. Se qualcuno vuol mangiare lo può fare al banco o uscendo in corridoio. Chi vuole andare in bagno ci va quando gli pare. Chi ha dei dubbi si alza e viene alla cattedra a chiedere, e se qualcuno si trova meglio a scrivere su carta a quadretti, bene, scriverà su carta a quadretti.
Questa volta ho anche abolito i numeri delle domande, perché l'ultima volta che ho corretto un compito di storia mi sono accorta che non le controllavo mai: la risposta mi richiamava automaticamente alla domanda - e a ben guardare, se uno si mette pazientemente a inanellare le possibili cause della prima guerra mondiale è possibile, pensa un po', che la domanda sia qualcosa del tipo "Perché è scoppiata la prima guerra mondiale?", mentre se mi racconta delle 95 tesi di Wittenberg è probabile che la domanda riguardasse la nascita della riforma protestante o Lutero.
Di fatto non mi interessa molto che conoscano la piccola risposta a una piccola domanda (qualche volta faccio anche consultare il libro, o ne tengo uno aperto sulla cattedra) ma che mi impostino un racconto - e a volte perfino una mappa concettuale - decente con cause, effetti e cose del genere.
Questo tipo di compiti permette a chi ha studiato con cura di farsi valere, ma consente anche a chi non si è consumato gli occhi sul libro di utilizzare quello che comunque sa, oltre a lasciare regolarmente in mutande chi non ha letto né ascoltato alcunché.
Il voto è una generica media tra le conoscenze dimostrate e come han saputo infilarle in un discorso di senso compiuto, e valgono anche gli errori di ortografia e i nomi scritti a cazzo di cane, anche perché all'occorrenza e su richiesta quelli più complicati li scrivo alla lavagna o a chi viene a chiederli - e mi permette anche di non annoiarmi soverchiamente mentre correggo.
Stavolta il compito presentava anche una richiesta un po' diversa dal solito: le dieci principali date per Napoleone, disposte in ordine cronologico.
Non c'erano arrivati del tutto impreparati: per quel giorno avevo ordinato che si preparassero una cronologia di Napoleone con tutte le date indicate nel libro, che potevano consultare durante il compito. Non era una domanda facile: gli anni mi hanno dimostrato che, anche se per me ripassare storia voleva dire principalmente mettere in fila un po' di date importanti, che poi a metterci il tessuto connettivo ci pensavo sul momento e mi riusciva facile, non tutti ragionano come me - e d'altra parte, nonostante di fondo disapprovi il nozionismo, secondo me la conseguenza degli avvenimenti un certo peso a Storia ce l'ha, per stranio che possa sembrare.
Non era il loro primo incontro con la cronologia, ma ben tre di loro mi hanno chiesto se andava bene scrivere le date e gli avvenimenti tutti di fila.
"NO! Ogni riga una data. Non abbiate paura di sprecare carta, l'Amazzonia non si estinguerà solo perché andate a capo per ogni data!" ho risposto invariabilmente.

Quest'anno la Terza Sfigata si è arricchita di un nuovo elemento: Morgana, una fanciulla piuttosto introversa e con qualche problema con i congiuntivi, ma che sembra comunque un buon elemento e ha la penna facile e una prosa piuttosto scorrevole. In effetti, sto ancora cercando di capire che pesce è.
Sta di fatto che, quando ha consegnato un fluviale compito, mi ha mostrato una lunga cronologia dove non è andata a capo.
"Questo sta a significare che non solo non hai ascoltato le istruzioni che ho dato all'inizio, ma nemmeno la risposta che ho dato ai tuoi compagni, che me l'hanno chiesto ben tre volte" ho commentato di malumore.
Lo ha ammesso, un po' contrita (ma non quanto avrebbe dovuto, a mio avviso).
E' seguita perciò una tirata sull'importanza di stare ad ascoltare le istruzioni, quando vengono date.
"Dovete ascoltare le istruzioni, sempre! Io non voglio nemmeno immaginare cosa combinerete alle lezioni di scuola guida, o quando dovrete fare un intervento chirurgico. E se fate i terroristi, se non ascoltate le istruzioni del fabbricante di esplosivi non solo non riuscirete mai a far saltare il ponte, ma salterete in aria molto prima voi!!!".
Il problema di far saltare correttamente un ponte ritorna spesso nelle mie esortazioni, non so perché. In effetti a St. Mary Mead abbiamo un ponte, anche piuttosto bello, e in effetti è stato fatto saltare durante la seconda guerra mondiale (ma i tedeschi, quando si occuparono della cosa, non pasticciarono affatto con le istruzioni, come è ben testimoniato dalle foto dell'epoca). Non ho mai avuto alcun desiderio di farlo saltare né mi risulta che alcuno ci abbia mai provato, dopo che è stato ricostruito a guerra finita. E tuttavia più volte ho rimproverato i miei alunni perché non avrebbero mai saputo come farlo saltare se non imparavano ad ascoltare le istruzioni che gli venivano date. Vai a capire perché ci insisto tanto.

In questi anni c'è un gran rifrullo di discussioni sul Grave Problema che i giovani d'oggi hanno con la comprensione del testo, e circolano gran copia di complesse istruzioni su come i ragazzi vadano guidati passo passo nella complessa arte di capire un testo. Di solito le ignoro (applicando a tal scopo la stessa identica tecnica di molti alunni: annoiata già alla terza riga, lascio perdere il tutto).
La mia personale teoria è che, laddove non sussistano gravi problemi legati a ritardo mentale o simili, la vera difficoltà per ottenere delle risposte valide alle domande di comprensione del testo è convincerli a sopportare la noia delle domande e leggerle con attenzione, invece di scavalcarle. Ognuno di loro nella vita di tutti i giorni affronta questioni molto più complicate del rispondere a un po' di domande di comprensione di un testo, e mi rendo conto che spesso sono domande noiose e di cui sfugge il senso (a prima vista: se guardi bene un certo senso di solito ce l'hanno ed è appunto di controllare se l'alunn* è in grado di estrarre le informazioni da un testo, importanti o meno che siano tali informazioni. E' importante che sappiano farlo, all'occorrenza? Oso dire di sì, e non solo per prendere un buon voto alla prova Invalsi).
Naturalmente capisco il loro punto di vista; e del resto, quanti adulti leggono con cura tutte le istruzioni prima di accendere un elettrodomestico nuovo? Non proprio tutti tutti tutti, per quel che mi risulta.
Tuttavia, per quanto infiliamo la spina e partiamo sia di solito il mio motto, quando mi mandano un questionario da compilare leggo le domande con molta attenzione appunto per evitare di rispondere cose che non c'entrano niente con la domanda, e se chiedo una informazione di solito sto anche ad ascoltare la risposta. Mi rendo conto che ai loro occhi ascoltare quel che si dice a scuola non è importante, di solito. Ma secondo me devono entrare nell'ordine di idee che anche a scuola le istruzioni vadano ascoltate, per quanto noiose possano sembrare.

* che sono poi gli alunni con l'insegnante di Sostegno

sabato 26 agosto 2023

Tra Wagner e Schroedinger: vivo, morto o X?

No, il post non parla né di Schroedinger né della teoria delle stringhe. Parla di Prigozhin. Volevate una foto di Prigozhin, per caso? Bene, andatevela a cercare, io mi tengo il gatto quantistico.
Tempo fa feci un post dedicato in parte all'incoronazione di Carlo Magno e in parte all'assalto di Capitol Hill. Concludevo dicendo che, in un caso come nell'altro, non sapevamo con esattezza cosa era frullato in testa ai partecipanti e difficilmente l'avremmo saputo mai.
Con mio gran piacere il tempo mi ha dato torto, e una apposita commissione di inchiesta che ha lavorato duramente per ricostruire gli eventi per poi accertare che Donald Trump aveva scientemente organizzato un colpo di stato.
Tutto ciò mi ha reso molto fiduciosa nella capacità umana di ricostruire i fatti con l'aiuto di accurate indagini, e quindi ho deciso di dedicare un post alle circostanze piuttosto misteriose che han portato alla (forse temporanea) uscita di scena di Evgenij Prigozhin. Chissà, magari un giorno anche questi miei dubbi saranno chiariti - anche se in effetti ne dubito, perché stavolta la matassa è davvero difficile da sbrogliare.
Farò dunque quel che posso per esporre le mie molte perplessità, ma non garantisco del risultato. Comunque ci provo.

Prigozhin era (o è?) il capo della compagnia mercenaria Wagner al servizio di Vladimir Putin, attualmente capo di stato della Russia. La compagnia Wagner ha operato con molto vigore durante la guerra in Ucraina finché, due mesi fa, dopo aver esternato varie volte il suo vivace disappunto per il modo, a suo dire assai inefficace, con cui cotal guerra era condotta, una mattina ha avviato quella che poi ha definito "marcia della giustizia" partendo con tutta la sua compagnia verso Mosca in quello che è stato definito un tentativo di colpo di stato. Durante questa marcia non è stato attaccato dall'esercito e la popolazione russa non è insorta contro di lui. Arrivato a duecento chilometri da Mosca però Prigozhin ha stabilito che non ne avrebbe fatto di niente perché voleva evitare un bagno di sangue.
L'evento a tutt'oggi non risulta particolarmente chiaro nel suo svolgimento ed è stato variamente interpretato da chiunque seguisse sia pur distrattamente le vicende del conflitto. Le due principali scuole di pensiero sono:
- Prigozhin ha tentato un colpo di stato e non gli è riuscito
- Prigozhin era d'accordo con Putin e il suo tentativo era volto a costringere a uscire allo scoperto chi non era fedele a Putin
La seconda possibilità sosteneva che Putin da questo evento era uscito rafforzato.
Rafforzato o meno che fosse l'attuale capo di stato della Russia, nei confronti di Prigozhin non sono stati presi particolari provvedimenti, secondo alcuni perché il suddetto Prigozhin aveva il potere di ricattare il suddetto capo di stato della Russia, secondo altri perché i due avevano agito in comunanza di intenti.
Durante questi due mesi a quel che ci risulta Prigozhin è andato e venuto per il mondo come più gli comodava ed è stato avvistato in Russia, in Bielorussia e anche in Africa, dove la Wagner svolge numerosi incarichi per conto del governo russo; si trattava comunque sempre di voci, vaghe testimonianze, video di incerta ambientazione. L'impressione generale comunque era che il signor Prigozhin stesse vivendo un momento piuttosto complicato.
Due giorni fa il signor Prigozhin ha preso un aereo insieme ad altre nove persone, alcune delle quali erano figure molto importanti all'interno della compagnia Wagner, e se n'è andato per i fatti suoi.
L'aereo è precipitato. Tutti quelli che erano a bordo sono morti carbonizzati.
C'era anche un altro aereo, e non sappiamo cos'ha fatto e chi c'era a bordo - ma quell'aereo non è precipitato. Immagino che prima o poi detto aereo sia atterrato, ma nessuno se n'è occupato - o meglio, nessuno ci ha mandato a dire niente in proposito.
Da allora le domande fioriscono come bouganville e l'insieme è piuttosto misterioso.

Sappiamo che la dichiarazione della morte di Prigozhin è arrivata quasi in tempo reale. Sappiamo anche che è morto perché così han dichiarato dalla Russia dopo avergli fatto l'esame del DNA. Qualcuno della Wagner ha identificato anche altre persone.
Chiaramente nessuno sa come si è svolto questo fantomatico esame del DNA e nessuno ha visto i risultati di questa presunta analisi. Figurarsi.
Non risulta che l'aereo sia stato colpito da un missile. Da come si sono sparsi i frammenti, dagli USA mandano a dire che sembra che l'aereo sia stato sabotato dall'interno infilandoci una bomba, che è esplosa durante il viaggio.
L'ipotesi più gettonata al momento è che dal governo russo qualcuno abbia sabotato l'aereo per far morire Prigozhin come punizione per il tentato colpo di stato.
I russi comunque non hanno rivendicato l'attentato e Putin ha fatto oggi un discorsetto vagamente encomiastico sul suo fido e defunto capo della compagnia Wagner.
Ci sono un po' di domande che frullano in molte teste, e la prima è come sia venuto in mente a Prigozhin di muoversi portandosi dietro tutto lo staff della Wagner - e questo perché magari il signor Prigozhin non era esattamente la persona che tutti noi vorremmo avere come amico del cuore né brillava per soverchia simpatia da quanto si può evincere da certi racconti che circolano su di lui, ma non risultava essere un povero sprovveduto - ed è notoriamente buona norma per lo staff di una compagnia di non muoversi compattamente tutti insieme, onde non lasciare in mutande la compagnia in questione in caso di incidente o di attentato.
La seconda e ben più intrigante domanda è se Prigozhin era effettivamente su quell'aereo e se dunque è davvero morto.

Per Prigozhin come per qualsiasi altra creatura vivente vale in genere il discorso che "o sei vivo o sei morto". Esistono comunque alcune eccezioni, di creature che sono contemporaneamente vive e morte. Senza scomodare vampiri e zombie, il caso più conosciuto è quello del gatto di Schroedinger, del cui esperimento ho parlato diverso tempo fa. Ricordo altresì a chi legge che il gatto di Schroedinger, che è contemporaneamente vivo e morto nonché protagonista di moltissimi eccellenti meme che imperversano in rete, è un gatto puramente virtuale, perché  Schroedinger era una persona per bene e non maltrattava i felini - questo per me è un punto molto importante da chiarire.
Occorre poi ricordare che, se è vero che la maggior parte delle persone famose anche a livello politico una volta morta se ne sta nella sua bara, viene pianta e commemorata e poi è sepolta e la cosa finisce lì, il mito di Colui-Che-Non-E'-Morto anche se tutti credono che lo sia vanta molti e molti precedenti, talvolta anche molto improbabili: ad esempio c'è il caso di Elvis Presley, morto in circostanze non particolarmente misteriose, regolarmente sepolto alla luce del sole ma tutt'oggi ancora avvistato da più parti e ritenuto da alcuni ancora vivo. 
Il caso comunque è molto più frequente per le figure politiche di spicco e sin dall'antichità abbiamo casi di comandanti e capi guerrieri più o meno morti e all'occorrenza sostituiti da gente che si proclamava essere il presunto morto. 
Questo fenomeno ha portato alla nascita di molte leggende, tra cui quella del re che dormiva in una montagna incantata e si sarebbe risvegliato molto tempo dopo per aiutare il suo popolo (re Artù, Merlino e altri) fino alla fiaba della Bella Addormentata che conosce molte varianti; ci sono poi molti casi di rivolte popolari guidate da questo o quest'altro capo che "era ritornato" - e probabilmente è uno dei motivi per cui spesso i dittatori sconfitti e i capi di rivolte popolari vengono esposti alle popolazioni dopo essere stati giustiziati, con la speranza di toigliere ogni dubbio sulla loro effettiva e reale defuntità.
Ad ogni modo non esiste regime che possa impedire alla gente di sognare, temere o comunque credere fermamente che qualcuno morto sia ancora in vita e che possa ritornare da un momento all'altro a svolgere un ruolo assai attivo nella vita politica. 
Insomma, al momento Prigozhin è sia vivo che morto, almeno in senso virtuale.
Proviamo dunque ad elencare tutte le possibilità, premettendo che, come è stato osservato ormai più volte, Prigozhin è già morto due volte e solo dopo qualche giorno è stato rivelato che era ancora vivo e vegeto. Di queste due volte che è morto, una volta è stato in un incidente aereo. Aggiungo che negli ultimi tempi dalla Russia sono abbondate le voci che davano X, Y e pure W per morti per poi vedere sia X che Y che W che parlavano tranquillamente in televisione.
1 - Prigozhin è morto. Tutti ci credono e la cosa è (letteralmente) morta lì. 
(mi sembra la più improbabile, perché le notizie che vengono dalla Russia non sono ritenute molto attendibili e a questo punto non so come la cosa potrebbe essere dimostrata eliminando ogni sospetto, dato che ormai le prove sono altamente inquinate).
2 - Prigozhin è morto ma molti non ci credono. 
(in tempi di complottismo spinto, questa mi sembra di gran lunga l'ipotesi più probabile).
D'altra parte, se è morto non dovrebbe più ricomparire. Molti crederanno comunque fino all'ultimo giorno della loro vita che sia ancora vivo, molti aspetteranno che ricompaia e può darsi che questa convinzione e questa attesa finiscano per avere forti ripercussioni sulle loro scelte di vita e di schieramento.
3 - Prigozhin è vivo e Putin lo ha aiutato a scappare all'estero a rifarsi una vita. Putin ha ottenuto così di levarselo dai piedi mentre Prigozhin ha ottenuto la possibilità di morire di vecchiaia nel suo letto.
4 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato abilmente il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato di cosiddetti amici, e provvede a eliminarlo una volta per tutte ma in gran segreto.
(anche questo mi sembra improbabile: da qualche tempo il governo russo combina dei gran pasticci e secondo me la cosa verrebbe presto scoperta)
5 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato dai cosiddetti amici, cerca di eliminarlo in gran segreto ma la cosa si viene a sapere e ha ripercussioni di vario tipo.
6 - Prigozhin è vivo: Putin ha organizzato la sua uscita di scena e lo ha convinto a rifugiarsi altrove ottenendo così di levarselo dai piedi. Il presunto morto potrebbe però cambiare idea e tornare, oppure ha sempre avuto in mente di tornare e ha solo finto di accettare il patto con Putin.
7 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura ingannando abilmente il governo russo, si è rifugiato presso amici fidati e ha deciso che vuol morire di vecchiaia nel suo letto, quindi non tornerà.
8 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura, ingannando  il governo russo. Adesso è nascosto presso amici fidati e sta organizzando il suo rientro in scena.
9 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura ingannando il governo russo. La compagnia Wagner lo sa benissimo anche perché ha partecipato all'organizzazione dell'incidente e adesso si prepara a tornare in scena sotto la sua guida.

Queste ipotesi non hanno la stessa possibilità di essere verificate. Più esattamente le prime quattro, che non prevedono un rientro in scena del presunto defunto, sono destinate a restare probabilità fino alla fine dei secoli, anche se qualche prova della 3 e della 4 potrebbe riemergere tra qualche tempo (o tra molti decenni).
Le ipotesi dalla 5 alla 9, qualora fossero vere, verrebbero dimostrate alla prova dei fatti dalla ricomparsa del presunto defunto nel giro di relativamente poco tempo.
Quanto a me, non ho la minima idea di quale sia quella giusta e siccome chi ne sa più di me non ha alcun interesse a illuminarmi né a parlarne in giro, non mi resta che deprecare di non avere a disposizione le uniche due persone che sarebbero in grado di dedurre cosa è davvero successo, in quanto entrambi sono personaggi letterari, e dunque impossibilitati a interfacciarsi con noi comuni mortali; e sì, sto parlando di Miss Marple, che ne verrebbe a capo grazie alla sua conoscenza dell'animo umano che è sempre lo stesso indipendentemente dal tempo che passa, e di Sherlock Holmes - che tra l'altro in tema di scomparse e ricomparse dopo essere stato erroneamente creduto morto vanta una esperienza di prima mano.
Purtroppo il momento scelto dall'organizzatore di questa strana vicenda - che sia il capo di stato della Russia o il capo della Wagner poco importa, ai miei fini - mi impedisce di sfruttare questo affascinante intreccio a fini didattici. Se costui avesse aspettato anche solo un mese infatti avrei potuto sottoporre l'argomento allo studio della mia futura Terza, prendendo spunto per un bel tema di quelli del tipo immagina di essere (un personaggio molto famoso che ha deciso di eliminare le sue tracce per rifarsi una vita del tutto diversa) oppure hai appena scoperto una trappola preparata dai tuoi nemici. Che cosa fai?
Di solito questo tipo di tracce piacciono molto.

mercoledì 2 agosto 2023

La nuova, innovativissima didattica DADA - Considerazioni dopo il primo anno

Agli scolari, nel complesso, la didattica DADA non è dispiaciuta
Il primo anno della nuova, innovativissima didattica DADA è ormai alle spalle, così ho pensato di fare un piccolo bilancio delle mie personali impressioni, elencando aspetti positivi e negativi in ordine di comparsa (nella mia mente) senza preoccuparmi di tenerli separati. Dopotutto, vantaggi e svantaggi si sono presentati insieme.

Primo elemento positivo: il Cambiamento
Per motivi del tutto estranei alla nostra volontà la DADA ha inaugurato il Ritorno alla Normalità dopo la malefica pandemia. Si è innestata dunque in un momento di Cambiamento, ed ha apportato essa stessa a sua volta un notevole elemento di Cambiamento.
Il Cambiamento è cosa buona e giusta in un ambiente statico, tradizionalista e insieme in perenne fermento com'è la scuola. In questo caso il Cambiamento è arrivato dopo tre anni di Scuola-Galera. ovvero esattamente quello che nella scuola moderna tutti dovremmo cercare con tutte le nostre forze di evitare a qualunque costo. E invece, in spregio totale ai più elementari principi di base della moderna didattica, in questi tre anni la principale preoccupazione di tutti noi insegnanti non è stata quella consueta di porgere nel migliore dei modi possibili i contenuti delle varie materie ai nostri amati alunni, bensì quello di svolgere un implacabile ruolo di poliziotti, tenendo il più possibile i poverini buoni, fermi, con la mascherina addosso e soprattutto ben staccati gli uni dagli altri, isolandoli vieppiù dall'umano consorzio al primo vago accenno di malessere, cercando di adattarci alle varie quarantene nostre e loro, insomma isolandoli da quella fratellanza tra coetanei che è sempre stata il fattore più importante della scuola sin da quando la scuola esiste (le prime testimonianze le troviamo nei testi babilonesi ed egiziani). Uno strazio inenarrabile, completamente contro natura per noi e per loro.
Con l'arrivo della Didattica DADA i ragazzi invece sono stati esortati a muoversi, e soprattutto a muoversi in autonomia, senza più guardiani che ne sorvegliavano ogni movimento, recuperando così un po' di quella libertà che ne aveva sempre caratterizzato i movimenti. Ciò ha costituito un piacevole elemento di novità. Insomma, è cominciato un nuovo corso. 
Ci si può muovere, hallelujah! 
Ci si muove in gruppo, hallelujah doppio, carpiato e rinforzato!

Secondo elemento positivo: il cambio dell'ora
che spesso porta con sé una punta di ansia: la classe, si sa, non deve mai essere lasciata scoperta senza sorveglianza, quindi per uscire dovevi aspettare che arrivasse il collega a darti il cambio, e nel frattempo restava forse scoperta quella dove dovevi andare, mentre i colleghi che dovevano sostituirti spesso dovevano percorrere tutta la scuola per raggiungere l'aula dov'eri, poi c'eri tu che dovevi a tua volta percorrere tutta la scuola, e insomma a volte era una procedura lunga anche se tutti facevamo del nostro meglio. Ogni tanto si presentava perfino il caso dello scambio, dove Inglese doveva darti il cambio in 1A e tu dovevi darlo a lui in 1B, e magari le due classi erano pure a piani diversi e aspettare il cambio era del tutto inutile perché nessuno di voi due aveva il dono dell'ubiquità e solo ricorrendo alle custodi si riusciva a fare il cambio senza lasciare scoperta la classe.
Con la DADA fai uscire la classe, che se ne va dove deve andare, e poi restia ad aspettare la classe successiva oppure te ne vai per i fatti tuoi mentre le varie classi vagano per i corridoi e si accalcano intorno agli armadietti. L'insieme, devo dire, è piuttosto rilassante anche se non sempre ordinatissimo e silenzioso - ma chissenefrega. 
Inoltre quei pochi minuti di stacco hanno in sé un valore aggiunto perché aiutano appunto a staccare, ed è una buona cosa sia per noi che per i ragazzi.

Primo elemento negativo: gli armadietti
La scelta degli armadietti, così allegri e colorati, si è rivelata un punto davvero debole. Quelli scelti ahimé si sono rivelati dei veri aggeggi, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di incastrarsi, staccarsi dai cardini, rifiutarsi di aprirsi e di chiudersi e insomma fare tutto tranne che adempiere alla loro funzione di armadietti. 
Dopo averli tanto bramati e desiderati durante l'anno scorso, alla fine gran parte della scolaresca ha deciso di non servirsene oppure li usa, in modo molto contenuto, all'inizio e alla fine della mattinata. Così abbiamo classi che vagano per la scuola cammellandosi dietro zaini, cartelle da disegno e di tecnologia, borsa per ginnastica più eventuale attrezzatura per la piscina e magari anche piumini e giacchetti vari che poi ingombrano le aule. Non è il massimo della comodità per nessuno, e soprattutto per gli alunni. Quindi il primo consiglio che darei al personale di una scuola che decide di passare alla DADA è scegliete con cura gli armadietti e diffidate dei prezzi troppo bassi, e anche degli armadietti che richiedono un lucchetto. Davvero non è da credersi quanto degli armadietti che chiudono male o non chiudono affatto riescano a complicare la vita.

Terzo elemento positivo: i ragazzi si muovono di più
Sgranchirsi un minimo spostandosi da una classe all'altra e magari anche da un piano all'altro due-tre volte per mattinata per un ragazzo in piena crescita è un piccolo ma consistente aiuto. Farlo sciamando con i compagni è ancora meglio. Meglio ancora sarebbe farlo senza doversi portare la casa dietro, ma insomma si sa che nella vita non si può sempre avere tutto.

Secondo elemento negativo: le campanelle
Da due anni le campanelle suonano più basse del solito, col risultato che nella seconda parte del corridoio, anche a porte aperte, non si sentono proprio. Questo non è colpa della DADA ma del comune di St. Mary Mead, che nonostante i ripetuti avvisi non le ha ancora alzate di volume (o forse non ci è riuscito). Risultato: le classi in fondo al corridoio spesso si muovono in ritardo. Un orologio in ogni aula aiuterebbe a limitare i danni, e infatti c'è - ma buona parte di questi orologi non funziona...
Come per gli armadietti, anche qui si tratta di un lato negativo dovuto a criticità specifiche della scuola, però si rivela con più forza in presenza della didattica DADA che richiede spostamenti di massa in tempi ragionevoli.

Terzo elemento negativo: l'orda dei bufali
Alcune classi sembrano del tutto incapaci di non seminare carte e cartacce e briciole tutto intorno. Talvolta l'insegnante scopre con orrore solo dopo che la classe è uscita che l'aula si è trasformata in una via di mezzo tra un trogolo da maiali e un campo di battaglia, e non di rado la classe che arriva dopo si trova a dover iniziare la lezione prendendo scopa e strofinaccio per fare un po' di pulizia.
La soluzione sarebbe chiamare a pulire la classe che c'era prima, ma per vari e talvolta misteriosi motivi non si riesce a capire che classe c'era prima, oppure tutti giurano che han lasciato una classe impeccabile.
E' stata rispolverata perciò una iniziativa che in anni precedenti aveva dato ottimi frutti, ovvero nominare appositi guardiani che sorvegliassero i compagni e assegnare un punteggio a base di croci e cuoricini a seconda delle circostanze. Con la didattica DADA però il sistema funziona poco e male appunto perché nella stessa aula si avvicendano classi diverse, e in più c'è l'incognita dell'intervallo, che l'insegnante passa in corridoio a fare sorveglianza e in cui dunque non può sorvegliare quel che succede nell'aula - e capita perfino che se una classe durante l'intervallo rimane vuota venga presa d'assalto da qualche gruppo particolarmente amante dello sbriciolamento selvaggio e della scia di cartacce.
Il problema non si presenta di facile soluzione, ma tutti confidiamo che con la dipartita della Terza Capricciosa l'anno prossimo la situazione possa migliorare.

Elemento neutro: le dimenticanze
Succede quando, lasciando un'aula per raggiungerne un'altra, qualcuno dimentica qualcosa. Qualche volta arriva un Raccoglitore Ufficiale che saluta dicendo "Scusate, avete trovato per caso due diari, una penna, una calcolatrice e due libri di letteratura?" per andarsene poi via carico di bottino. Altre volte abbiamo un Volenteroso Postino: "Prof, la 2 C ha dimenticato due giacche, le scarpe da ginnastica e un astuccio. Posso andare a portarglieli?" e va via con la sua carriola di avanzi.
Lo inserisco come elemento neutro perché non crea un gran disturbo ma soprattutto perché è inutile sperare in un mondo perfetto dove nessuno dimentica mai niente. Tuttavia col tempo ci si rende conto che alcuni alunni sono veramente un po' distratti, e vale allora forse la pena di rampognarli nella speranza che comincino a dimenticare solo due o tre giorni alla settimana e magari, col tempo, anche soltanto uno.
Va detto poi che tutto ciò aumenta per gli alunni le possibilità di movimento e non è dunque una cosa negativa di per sé.
Gli insegnati dimenticano mai qualcosa?
Oh sì, e in quantità industriale. Ma questo fa parte del

Quarto elemento negativo (solo per gli insegnanti di Lettere): chi siamo, donde veniamo e soprattutto dove dovremmo andare?
Inglese, Spagnolo, Tecnologia e tante altre materie hanno una loro specifica aula.
Lettere invece ha tentato una soluzione che sin dai primi giorni si è rivelata piuttosto cretina: Lettere si snoda sul corridoio del piano superiore, cinque aule per cinque insegnanti di Lettere. Le aule non sono state assegnate ai singoli insegnanti, bensì alle materie: tre aule per Italiano, una per Storia, una per Geografia. La VicePreside disse "Bene, distribuitevi l'orario in modo da fare Storia nell'aula di Storia eccetera.
La cosa si è rivelata impossibile perché spesso abbiamo due insegnanti di Lettere che fanno Storia nella stessa ora e cose del genere. Il risultato è che l'insegnante cambia aula più volte per ogni mattinata e non ha un posto specifico dove mettere le sue cose, se non nell'armadietto che diventa così la raccolta di materiali vari di tutte le insegnanti di Lettere. In più c'è il grave inconveniente che l'insegnante in questione deve ricordarsi un orario piuttosto complicato e vaga da una classe all'altra non di rado confondendosi, almeno nei primi mesi, e spesso deve andare in altre aule a prendere il materiale dell'attività cominciatra uno o due giorni prima in un'altra aula.
E' stata avanzata la proposta di assegnare la singola aula al singolo insegnante, e questa proposta mi piace molto perché fin dall'inizio speravo di personalizzarmi l'aula a piacer mio. Vedremo se l'idea va in porto.
Tutto ciò toglierà un po' di senso alle citazioni scritte alle pareti, ma buona parte di quelle citazioni non mi avevano mai convinto molto, e dunque me ne farò una ragione.

Quinto elemento (parzialmente) negativo: "Tenete sempre la destra quando vi muovete!"
La regola, in apparenza assai facile da seguire, ha lo scopo di impedire che le classi si aggroviglino ed ostacolino tra loro. In realtà è stato un aspetto che ho molto curato, tanto che il mio rituale grido "Tenete la destra!" è diventato famoso in tutta la scuola. Tuttavia, grida oggi e grida domani, nel corso dell'anno le mie classi si sono abituate a procedere sulla destra senza invadere corridoi e scale bensì formando una colonna decorosamente ordinata. Temo però di non poter dire altrettanto delle altre classi. Tuttavia sono molto fiduciosa sul fatto che il progressivo ritorno alla normalità restituirà col tempo una certa abitudine ai gruppi di muoversi con criterio invece di dilagare come acqua fuoriuscita dagli argini.

Terzo elemento positivo: la Mostra del Libro
Non so spiegarmi bene i motivi, sta di fatto che quest'anno la Mostra del Libro è filata molto più facilmente del solito e soprattutto me la sono potuta fare da sola senza disturbare nessuno; probabilmente questo dipende soprattutto dall'orario con le ore accoppiate, ma insomma tutto ha funzionato bene senza che dovessi chiedere aiuto o sostituzioni a nessuno salvo un paio di intervalli alla collega di sostegno che è in classe con me.

Quarto elemento positivo: gli intervalli in cortile
Questo non è un frutto della DADA bensì della pandemia. Per noi di Lettere è particolarmente fruttuoso perché per portare le classi in cortile dobbiamo fare un sacco di scale (che migliora la nostra circolazione e la nostra tenuta fisica in generale) e permette agli alunni di muoversi. A ciò si aggiungono varie gite nell'aula dell'Agorà, che è nel sotterraneo ma sbocca sul cortile. Insomma scale, scale e ancora scale. 

Anche se ho elencato cinque elementi negativi contro quattro positivi sono convinta che gli aspetti positivi prevalgano perché più importanti, mentre i cinque negativi possono facilmente essere migliorati - salvo gli armadietti, che ormai ci sono e ce li dobbiamo ciucciare così.
Nel caso che qualcuno si stia chiedendo se la didattica DADA consiste solo negli spostamenti, non posso che rispondere che sì, dal momento che le aule sono ancora strutturate nel modo consueto, file di alunni che guardano verso l'insegnante che sta in cattedra o al massimo gira tra i banchi cercando, non sempre con successo, di non inciampare in zaini e cartelline varie.
Corre voce che la DADA sia soprattutto laboratoriale ma nessuno ci ha dato particolari spiegazioni in merito, e d'altra parte a St. Mary Mead abbiamo gran copia di laboratori e cerchiamo di fare lezioni abbastanza variegate. Così, a tastoni, perché ripeto che nessuno ci ha spiegato niente in proposito.

giovedì 20 luglio 2023

Leggere, forte! - 2 - L'ora di lettura (che poi è una mezz'ora che diventa sempre quaranta minuti).

Anna Speshilova - Reading
Durante le vacanze di Natale mi sono preparata con cura al progetto "Leggere, forte!" dell'INDIRE. A tale scopo ho prima di tutto letto con tanta pazienza il manuale, il cui pregio maggiore non consisteva nella capacità di sintesi e il cui motto sembrava essere "Se un concetto resta valido dopo esser stato ripetuto cinquanta volte, perché non ripeterlo  altre cinquanta? Dopotutto, nel più ci sta il meno".
Ivi si spiegava e ri-spiegava fino allo sfinimento (del lettore) che la lettura ad alta voce fatta alla classe era bella, buona e portatrice di infiniti vantaggi e utilità; solo che, se ti ritrovi a leggere un manuale per la lettura da fare ad alta voce in classe, si suppone che tu parta dall'idea, magari un po' generica, che leggere in classe può apportare dei vantaggi - fosse anche solo quello di intrattenere e istruire i giovani ascoltatori e creare delle vibrazioni positive nel gruppo, e insomma sei già abbastanza convinto. Se il concetto base è che ai ragazzi piace ascoltare la lettura, basta ripeterlo una decina di volte, credo, anche senza riportare le dichiarazioni di trentasette insegnanti che ti spiegano che ai ragazzi la lettura fatta ad alta voce dall'insegnante piace.
Poi si spiegava che era opportuno leggere qualcosa che coinvolgesse gli alunni, e anche lì la buonanima di Catalano avrebbe approvato assai, perché certo è meglio leggere ai ragazzi un testo ben scritto e che li affascini piuttosto che qualcosa che gli sembra una palla micidiale, anche qualora ciò comportasse una certa noia da parte dell'insegnante perché il testo che piace ai ragazzi non gli piace.
Più avanti si passava a concetti un po' meno scontati, del tipo che poteva essere una buona idea tenere conto appunto del giudizio degli ascoltatori, non partire necessariamente dalla lettura integrale di Guerra e pace o I miserabili ma magari all'inizio scegliere testi un po' più corti, non rifilare delle schede di comprensione del testo alla fine della lettura ma magari parlarne un po' in modo informale sentendo cosa avevano da dire in proposito gli ascoltatori e simili. 
Anche sul fatto che si doveva cercare di fare una lettura abbastanza espressiva e un po' coinvolgente, ecco, sì, direi che siamo abbastanza d'accordo anche senza insisterci troppo, e ad ogni modo si spera che nessuno si metta volontariamente a leggere qualcosa ad una classe cercando di annoiarla a morte. D'altra parte nessuno di noi viene da un corso di arti drammatiche (il che probabilmente è un male, e non sarebbe sbagliato che gli aggiornamenti puntassero un po' di più su questo aspetto) e quindi, signori miei, si fa quel che si può, ma un po' di pratica e di ascolto ti portano comunque ad assimilare qualche elemento di base in proposito, anche a essere fatti di legno, e d'altra parte si suppone che partiamo  da una certa qual esperienza di lettura che ci permette se non altro di non inciampare nelle frasi un po' più lunghe.
Meno scontato, ahimé, era il principio che i ragazzi dovessero essere rilassati e in posizione comoda. Tale principio infatti è più facile da applicare alle elementari che alle medie, visto che alle elementari ormai da qualche tempo si parte dall'idea base che gli ambienti scolastici devono essere gradevoli, accoglienti e ricchi di cuscini e simili, mentre alle medie l'idea di base sembra quella di avviare gli alunni ad una educazione spartana, con banchi bassi e piccoli, sedie decisamente dure, classi dipinte in colori deprimenti, niente pale al soffitto per quando fa caldo eccetera. Ad ogni buon conto mi sono fatta un appuntino mentale e ho dato il permesso agli alunni di stare seduti sul banco, se volevano, o raggrupparsi, o ascoltare a occhi chiusi eccetera - ma più di tanto nelle aule delle medie di St.Mary Mead non si può fare. A questo proposito mi sono ripromessa di chiedere di allestire un angolo apposito provvisto di pouf e tappetini e simili nell'Aula Magna ma non sono affatto sicura che sì banale proposta andrà in porto.

Con un certo sollievo ho scoperto che il corso di aggiornamento non era obbligatorio  e quindi mi sono limitata a collegarmi un paio di volte, non ricavandone l'impressione che si trattasse di una roba imperdibile - e va pur detto che di letteratura per ragazzi ne ho sempre letta parecchia e quindi se consigliavano Gaiman  non è che il suggerimento cadesse proprio su un terreno del tutto asciutto, ecco.

Ho scelto con cura i testi da proporre. Prima di tutto un racconto di assaggio, ovvero La foca bianca di Kipling. Come credo di avere già scritto, la Seconda Sfigata è una classe molto animalista, ed ero sicura che la triste storia del massacro delle foche a scopo di raccolta pelli che poi diventava l'eroico racconto di una foca che portava i suoi amici nella Terra Promessa lontano dagli uomini e dalle loro insidie sarebbe piaciuta. Me la sono riletto, poi l'ho letto ad alta voce e ho cronometrato i tempi: con due sedute di poco più di mezz'ora in due giorni consecutivi ce l'avrei fatta. Sarebbe stato un buon modo per aiutare quella ripartenza un po' a diesel che ritengo opportuna dopo un periodo di vacanze.
La foca bianca è piaciuta molto: quando mi sono fermata a metà il primo giorno han chiesto (in realtà preteso) che continuassi ma sono convinta che dividerla in due sia stata una buona idea, perché è un racconto piuttosto lungo. Qualcuno ha chiuso gli occhi, qualcuna si è messa giù, con aria molto rilassata e dopo la lettura sembrava uscita da una nuvoletta. Molto carino.
Finito il racconto tutti han dichiarato di averlo molto gradito. Abbiamo fatto una rapida analisi dei temi presenti nel racconto (che sono una infinità) ma Romeo ne ha tirato fuori uno che non avevo mai considerato: l'uomo forte al comando - più esattamente la foca forte al comando, che risolve i problemi per tutti ma pretende di essere obbedita, anche a suon di botte se necessario. Ammetto che avevo sempre visto Kotick più che altro come un Predestinato - ma non c'è dubbio che è anche molto autoritario (ero invece rimasta colpita dal fatto che della fidanzata di Kotick non sappiamo niente, nemmeno il nome, solo che promette di aspettare il suo foco che deve seguire la sua missione; nelle letture precedenti non ci avevo mai fatto caso, probabilmente perché ancora abbastanza immersa in un certo tipo di mentalità in cui la brava foca femmina non crea problemi al suo foco e sa aspettare).
Il giorno dopo, finita la lezione di Storia, Peggy ha chiesto "Non si potrebbe continuare il racconto di ieri?".
Dopo un attimo di silenzio interdetto qualcuno le ha spiegato con bel garbo che il racconto era finito e non c'era altro da leggere in proposito. 
Peggy ci è rimasta molto male. "Speravo in un seguito". Ma purtroppo il seguito non esiste, per quel che ne so.
Kipling ha sempre raccattato bene, con quella classe. In effetti Kipling ha sempre raccattato bene in qualunque classe abbia provato a proporlo e sospetto che sia un po' sottoutilizzato, a scuola.

La settimana dopo si parte con Il piccolo popolo - e mai si vide libro più adatto a quello per essere letto dall'insegnante, perché una delle poche copie disponibili nella provincia di Firenze era in mano mia, il formato digitale non esiste e insomma non l'avrei potuto mai scegliere come libro di narrativa. Inoltre abbondava in agganci ai temi ecologici di tutti i tipi, oltre che al colonialismo e all'incontro con il diverso che in questi tempi è considerato a scuola tra i temi portanti e importanti. E considerato che l'unica copia a disposizione me la portavo su e giù da casa per provare la lettura e calcolare i tempi, era anche un libro adattissimo a essere letto da una sola persona - nel caso specifico, io.
Come ho già scritto è un bel romanzo, ma con qualche punto morto qua e là e un po' troppi personaggi, per giunta quasi tutti con nomi anglosassoni e quindi facili da confondere. Ho rimediato nominando ogni settimana un paio di segretari che doveva segnare i personaggi nuovi e via via incolonnarli tra i Buoni e i Cattivi, con possibili cambi di colonna nel corso della lettura. Tutto ciò è poi servito per il tabellone finale che è venuto molto bene, con un bellissimo Tuttopelo disegnato da Pisola e colorato da Carl Palmer, la scheda dei dati essenziali (titolo, autore, anno della prima pubblicazione, tempo e  luogo della vicenda, una breve sintesi ecc.) un paio di citazioni scelte, i personaggi divisi a gruppi e qualche opinione sparsa.
La lettura ha richiesto circa cinque settimane ed è terminata alla fine di Febbraio.

Dopo le vacanze di Pasqua ho avviato un esperimento misto: Il mistero del London Eye è stato adottato come libro di narrativa. Visto che, al contrario de Il piccolo popolo lo si trova in giro con estrema facilità chi voleva se l'è comprato (anche alla Mostra del Libro), chi voleva l'ha comprato in formato digitale da leggersi sul lettore di casa e chi non voleva comprarlo poteva prenderlo in prestito alla biblioteca di St. Mary Mead, che una volta esaurite le sue due copie l'avrebbe richiesto alle altre biblioteche del circuito della provincia*. In tutti i casi dovevano averne una copia tra le mani.
Le prime cinquanta pagine sono state lette da me, chi voleva seguiva sul libro - ma ho notato che per lo più ascoltavano. Passata la prima settimana sono cominciate le (rullo di tamburi) prove di lettura. Ho stilato la tabella di marcia, capitolo per capitolo; a ognuno spettavano tre prove di lettura assegnate a mio insindacabile giudizio e che tenevano conto delle caratteristiche individuali**. Ogni tanto leggevo anch'io o l'insegnante di Sostegno - diciamo un giorno noi e un giorno i ragazzi. Per primi hanno letto quelli bravi***, per mostrare agli altri con l'esempio pratico cosa voleva dire leggere bene, ovvero intrattenendo l'ascoltatore, scandendo bene le parole, mantenere un bel timbro di voce facilmente udibile, seguendo attentamente la punteggiatura, i corsivi, le pause eccetera. In effetti quella classe, dove certo nessuno soffre di afonia, anche ragazzi provvisti di eccellenti organi fonatori e che gridavano in libertà e sembravano del tutto incapaci di assorbire il concetto di parlare a bassa voce, giunti al momento della pubblica lettura sembravano improvvisamente entrare in un confessionale o leggevano ad una velocità spaventosa, nemmeno stessero facendo un campionato per riuscire a infilare il massimo numero di sillabe in un minuto. Anche ai DSA erano state assegnate le prove, ma avevano il diritto di tirarsi indietro anche all'ultimo momento, visto che nei loro PDP erano esentati dalla lettura ad alta voce (anche se poi, ove richiesti con bel garbo e sempre con tre congiuntivi e condizionali, han sempre letto tutti senza farsi grandi problemi, o addirittura han chiesto più volte spontaneamente di farlo). Nel caso avessero scelto di non leggere li avremmo sostituiti io o Sostegno. Il problema però non si è minimamente presentato, anzi si sono tutti preparati con particolare cura e determinazione.
La prima prova è andata nel complesso abbastanza bene, la seconda e la terza sono andatate a meraviglia, e addirittura quando mancava qualcuno dei lettori ufficiali del giorno**** alcuni si sono offerti di sostituirli leggendo all'impronta. Alla fine del libro tutti avevano imparato a leggere ad alta voce in modo molto rispettabile, compresi i DSA, facendo caso alla punteggiatura, senza inventarsi all'impronta la pronuncia dei nomi stranieri di volta in volta secondo l'ispirazione del momento e seguendo l'arcata espressiva della frase. Così ho potuto distribuire una bella pioggia di voti alti nella lettura, che hanno alzato la media di italiano a tutti.
In conclusione: non si può dire che la mia personale interpretazione del progetto Leggere, forte! sia stata proprio quella prevista dall'INDIRE, ma nel complesso devo dire che ho tratto un buon frutto da questa esperienza e conto di ripeterla (magari, se mi riesce, in un modo un po' più collegiale; chissà?).

* quando scelgo il libro di narrativa ho sempre cura di prenderne uno molto presente nelle biblioteche, appunto per consentire a chi non vuole di non comprarlo. Nel caso specifico se lo sono comprato quasi tutti, e credo che nessuna famiglia abbia rimpianto i suoi soldi.
** in pratica, chi leggeva malino, maluccio o così-così  aveva i capitoli più brevi o più facili.
*** quelli bravi nella lettura, che non necessariamente erano anche i più bravi a Italiano.
**** cosa che è successa spesso, perché tra le caratteristiche della Seconda Sfigata c'è che ogni mattina ne mancano da due a quattro. No, non sempre gli stessi. La cosiddetta frequenza assidua nei giudizi di fine anno ce l'hanno in due. Ed è sempre stato così, sin dai primi giorni della Prima. 

mercoledì 12 luglio 2023

Educazione civica - Meno male che Argo c'è

Penelope lavora con pazienza alla tela che tosto disferà.
Allo stesso modo, e con risultati assai simili, l'insegnante delle medie di St. Mary Mead compila il registro Argo.
Sono ormai passati tre anni dall'introduzione di quella  materia che, ormai da un ventennio, il Ministero decide periodicamente di reintrodurre  dopo un piccolo restyling e che attualmente porta il nome, non nuovissimo in verità, di Educazione Civica.
La legge era stata fatta un po' con i piedi ma alla prova dei fatti si è dimostrata piuttosto praticabile; perciò a St. Mary Mead ci siamo organizzati, abbiamo fatto il nostro bravo curriculum e abbiamo continuato a svolgere il nostro onesto lavoro su ecologia, informatica e istituzioni e regolamenti vari. 
Dopo attenta riflessione posso dire che l'insieme presenta anche degli aspetti positivi: per esempio quando ho voglia di occuparmi un po' dei massimi sistemi invece che della solita routine lo faccio senza alcun tipo di rimorso, con la scusa che "comunque dobbiamo fare le nostre trentatrè ore di Civica, giusto?". Per Geografia i temi ambientali e sociali non mancano di certo, per storia c'è lo studio dei vari sistemi di governo e legislativi con annessi e connessi, i flussi migratori, il colonialismo, lo sviluppo dei vari diritti eccetera. Per Italiano, ci sono autentiche valanghe di testi, anche ad altissimo valore letterario, che trattano temi sociali di vario tipo.  Ma tutte le materie hanno infinite possibilità: i regolamenti sportivi per Fisica, le statistiche per Matematica, la sostenibilità per Tecnologia... Insomma, il problema è soprattutto quello di darci un taglio a un certo punto e andare avanti col programma, non certo quello di trovare argomenti per riempire le trentatré ore che la legge ci richiede..
Di fatto ne facciamo parecchie di più, e alla fine dell'anno vengono fuori dei numeri che vanno dalle 50 alle 90 ore per classe.
Tutto bene dunque?
Ebbene no, non proprio tutto bene. La colpa però non è del Ministero o della legge; o almeno, non del tutto.
Le ore esclusivamente di Educazione Civica infatti sono rarissime: se, poniamo, Spagnolo decide di dedicarsi alla famiglia reale con relativa parte istituzionale (lezioni piuttosto utili perché, oltre a un po' di cronaca e di storia includono anche i nomi delle parentele e qualche termine legale e istituzionale, ovvero lingua spagnola) la lezione è di Spagnolo, il programma è di Spagnolo e nel registro elettronico...
I primi due anni abbiamo chiesto invano ad Argo di fornirci della materia di Edicazione Civica, e in mancanza di quello ci arrangiavamo tenendo una tabellina con gli argomenti e le date delle lezioni che allegavamo poi alla relazione finale.
Quest'anno, finalmente, il nostro amato registro Argo si è degnato di aggiungere Educazione Civica alle materie.
La procedura però non è delle più pratiche: l'insegnante di Spagnolo segna la lezione di Spagnolo, poi segna in contemporanea anche l'ora di Educazione Civica, e riscrive l'argomento della lezione, e se poi fa una verifica sull'argomento deve segnare la prova per Educazione Civica e anche i voti inserendoli per Spagnolo e per Civica - insomma, lavoro doppio. Che è una colossale scocciatura e porta via il suo tempo. Diciamoci la verità, con il registro su carta sarebbe stato più comodo.
Succede così che spesso l'insegnante segni le ore e voti per la sua materia e poi dica tra sé "Oggi non ho tempo, la duplicherò in un altro momento". E succede assai spesso che "l'altro momento" non arrivi mai e anzi che l'insegnante si dimentichi completamente che deve rifarlo. E davvero la cosa è più che scusabile perché Argo è assai lento e farraginoso da compilare, e se poi le ore le devi segnare due volte e due volte i compiti scritti con relativi voti, e due volte pure le interrogazioni, il rimpianto per le ore sprecate ad aprire e chiudere e rientrare e ri-rientrare si trasforma facilmente nel classico lamento "Ma queste ore che spreco a fare e disfare la tela, chi me le restituirà mai?". Ahimé, nessuno, perché è cosa nota che il tempo sprecato non torna più indietro.
Consapevole di questo, ho aperto la solita tabella degli anni precedenti sulla piattaforma dicendo ai colleghi "Compilatela lo stesso, così a fine anno saprete già quando avete fatto le ore, e per me quando faccio la relazione di fine anno sarà più semplice scrivere la parte su Civica". Mi è venuto in mente di dare sì strampalato consiglio, all'apparenza farraginoso, perché c'erano stati diversi problemi anche negli anni precedenti.
Risultato quasi inevitabile: la tabellina l'ho compilata solo io e un altro collega.
Arrivata dunque a fine anno ho fatto sì come prevedeva la trafila: ho chiesto le ore di Civica al registro... e ne sono arrivate quaranta. 
"Che strano" mi sono detta "Avrei giurato che ne avessimo fatte di più". Chiacchierando, infatti, era venuto fuori che era stato fatto questo, quest'altro e quest'altro ancora; ma lì invece risultavano soltanto le mie ore e quelle di Fisica, più  un paio di cosucce sparse qua e là - guarda caso, proprio le ore che risultavano anche dalla tabella della piattaforma.
Così ho scritto una letterina garbata ai colleghi dicendo "Ma non è che per caso qualcuno di voi, qualche volta, si è dimenticato di?".
Gran parte dei colleghi si è cosparso il capo di cenere e ha promesso di rimediare al più presto, ma alla fine dell'anno gli impegni sono tanti e qualcuno più distratto non ricordava nemmeno quando le aveva fatte, queste ore, e non era così sicuro delle verifiche. Già che ci siamo aggiungo che, se trascrivere due volte le lezioni è una gran palla, trascriverle dopo essersi scorsi il registro di tutto l'anno è una palla inenarrabile - e siccome alla fine dell'anno scolastico le cose da sistemare a livello di scartoffie sono veramente parecchie, sospetto che qualcuno abbia fatto un lavoro decisamente incompleto soprattutto a livello dei voti. In particolare Arte, che di ore di Civica so che ne ha fatte una valanga, trovandosi con nove classi da riguardare ha rimandato fino all'ultimo e nella mia classe risulta non aver fatto quasi niente. Anche così comunque è risultato un carnet di 68 ore, per quanto incompleto. Il fatto però che su 68 ore ci siano solo quattro voti di Civica per quadrimestre per alunno è, ammettiamolo, un tantino sospetto.
Ultimo ma non del tutto insignificante: da sempre da noi circola la stravagante teoria che il voto di Civica dovrebbe essere compatibile con la valutazione di condotta, e regolarmente agli scrutini qualcuno cerca di abbassare o alzare i voti in tal senso.
Ora, finché si tratta di alzare posso anche far finta di niente, ma abbassare un voto di materia per una motivazione così campata in aria e che non trova nessun riscontro in nessun punto della legge mi ha sempre molto contrariato - tanto più che quegli eventuali voti alti non sono piovuti dal cielo, ma glieli abbiamo dati noi, e se glieli abbiamo dati vuol dire che corrispondono a una prova positiva. Pòle un alunno indisciplinato, scortese o scorretto verso i compagni avere dei voti alti in questo o in quello? E se non pòle, dove sta scritto che non pòle? Per quale motivo un ragazzo indisciplinato, scortese o scorretto con i compagni non potrebbe avere una buona conoscenza delle istituzioni o una raffinata coscienza ecologica? Chi ci dice che non sarà proprio l'alunno indisciplinato e scortese che un giorno inventerà qualche meraviglioso sistema di ricavare energia pulitissima a costo infimo o, sviluppando la sua personalità, non condurrà mirabili battaglie per i diritti umani, animali e vegetali proprio in virtù di un grande interesse che ha sentito insorgere alle medie davanti alle nostre mirabili lezioni?
A questo nessuno mi fornisce mai una risposta; ma soprattutto nessuno mi indica mai il punto della legge che ci obbligherebbe a far coincidere civica con la valutazione della condotta.
Un caso interessante di autovincolo imposto da pregiudizi e stereotipi, mi sembra.