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domenica 23 agosto 2020

L'Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica

Pallade Atena è dea della Saggezza e della Giustizia.
Questa statua si trova a Vienna, davanti al parlamento austriaco e non davanti al Ministero dell'Istruzione a Roma.
Chissà perché.

Avviso per gli sventurati lettori: il post è lungo e anche molto soporifero.
In chiusura però c'è una sintesi.

L'Educazione Civica è, giuridicamente parlando, l'opposto delle province: mentre queste ultime sono state più volte abolite negli scorsi anni pur esistendo ancora*, l'Educazione Civica è stata molte volte istituita dalla pubblica istruzione pur esistendo in modo molto vago e indefinito sin dalla fondazione della repubblica (e probabilmente anche da prima) come ho già avuto occasione di narrare.
L'ultimo strampalato tentativo per infilare l'Educazione Civica (che già c'era) nei programmi di scuola risale alla legge 20 Agosto 2019 entrata in vigore il 5 Settembre dello stesso anno. La sua applicazione era stata rimandata però all'anno scolastico 2020-2021 perché nel frattempo il nuovo anno scolastico era ormai iniziato e ancora mancavano le linee guida per applicarla.
Siccome in primavera al Ministero dell'Istruzione, come ognun sa, non avevano granché da fare essendo la situazione del tutto ordinaria e tranquilla nonché scevra della benché minima problematica, qualcuno laggiù ha pensato bene di dedicarsi alla stesura delle linee guida, che sono state pubblicate il 23 Giugno di quest'anno e definite dal Ministero un documento agile e di facile consultazione. Piuttosto vuoto, aggiungerei - anche perché, in effetti, si limita a complicare un po' qualcosa che già c'era.
La Ministra l'ha poi descritto come un documento snello, che i dirigenti scolastici potranno consultare e attuare facilmente.
Andiamo dunque a esaminarlo nel dettaglio, questo documento agile e snello che i Dirigenti Scolastici potran consultare e applicare facilmente. 
Ma prima è opportuno soffermarsi sulla legge che ha prodotto il documento agile e snello, ovvero la legge 20 Agosto 2019, n. 92 dedicata all'Introduzione (nei programmi di scuola) dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica 
Tale legge inizia spiegando che l'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e che sviluppa nelle istituzioni scolastiche conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell'Unione Europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona. (art. 1) Invero, un programma assai vasto.
Con queste ampie finalità viene dunque istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. (art. 2)
Di che cazzo stiamo parlando?
Onestamente non saprei. Il concetto di profilo sociale mi sfugge, e nemmeno Google è riuscito a schiarirmi le idee. So cos'è un profilo sui social ma non credo sia esattamente la stessa cosa. 
Un profilo economico invece mi sembra vagamente comprensibile: per esempio se qualcuno (lo stato, poniamo, oppure un istituto di sondaggi) conoscesse i movimenti del mio conto in banca, le mie dichiarazioni dei redditi, le mie proprietà immobiliari, la mia posizione lavorativa e qualcosina sulla mia famiglia di origine (e relative possibili eredità in arrivo) e sul la situazione economica del mio partner potrebbe tracciare il mio profilo economico inquadrandomi in una serie di categorie economiche - ma cosa c'entrerebbe tutto ciò con l'educazione civica? Proprio nulla, sospetto. E un profilo economico della società?
O un profilo ambientale? Peggio che andar di notte.
Un profilo giuridico della società invece si capisce molto meglio, purché si parli di una società commerciale - ma non mi sembra un argomento di educazione civica.

Dunque viene istituito un insegnamento trasversale che non si capisce di cosa parla.
Per fortuna, riguardo all'insegnamento trasversale lo scuolese un po' ci assiste: perché già dai tempi del ministero Moratti Educazione Civica diventò una materia trasversale, fatta cioè da tutti gli insegnanti. Come idea è pure valida: non c'è materia che non si agganci a questioni etiche e giuridiche, sia che si parli di correttezza nello sport o di norme igieniche o di colonialismo. 
Ma cosa c'entrano i profili? Boh.
A questo punto ci vengono indicati i contenuti infilando in un unico calderone tripartito Costituzione italiana ed europea, organismi internazionali, inno nazionale, Agenda 2030 (sì, quella di Greta), educazione digitale, legislazione con particolare riguardo al diritto del lavoro, educazione ambientale, lotta alle mafie, tutela del patrimonio culturale, educazione stradale, educazione alla salute, volontariato, cittadinanza attiva; tutto ciò è finalizzato ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura. (art. 3)
Seguono qualche dettaglio sulle conoscenze della Costituzione e una ben più dettagliata descrizione di cosa si intende per educazione digitale  - un programma invero assai vasto, anzi vastissimo! (artt. 4 e 5).
Siccome quest'ultima parte di insegnamento richiede competenze specifiche di cui molti di noi insegnanti non disponiamo, ci si occupa poi della formazione dei docenti, e a questo scopo viene stanziato un pingue finanziamento annuale di ben 4 milioni di euro, all'incirca un po' meno di cinque euro per insegnante (calcolando 835.000 insegnanti in base ai dati forniti dal MIUR per l'anno scolastico appena trascorso). A occhio mi sembrano pochini, ma magari trattandosi di grandi numeri e di corsi collettivi sono bastevoli, e poi ci si può organizzare istituendo reti di scuole e simili.
Sta di fatto che, nell'anno appena trascorso che, mi pregio di ricordare, si è svolto in presenza per tre quinti della sua durata, per la formazione in tal senso di noi insegnanti non è stato speso nemmeno un centesimo bucato. Di nuovo, boh?
Seguono qualche cenno di organizzazione territoriale, l'istituzione di un Albo di Buone Pratiche e di un concorso annuale per premiare i risultati migliori e il buon proponimento di fare una relazione biennale alla Camera dei Deputati sui risultati conseguito con questa legge...
Fino ad arrivare all'articolo 13, l'ultimo, dove con nonchalance si informa che per l'attuazione di tutto quanto sopra progettato e istituito le amministrazioni scolastiche useranno le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, applicando dunque quel che è stato definito il metodo dell'ultimo biscotto, quello che si fa con i ritagli di pasta rimasti prima di infornare la teglia. 

Dunque: niente nuovi insegnanti, perché il fantomatico monte ore (33, che è pure un bel numero, ricco di rimandi religiosi e letterari) destinato alla nuova fantomatica materia viene appunto diviso in maniera trasversale tra gli insegnanti già esistenti.
Che non prendono un soldo in più.
Del resto, perché dovrebbero? L'orario resta lo stesso, in quelle ore qualcosa avrebbero comunque dovuto fare, giusto?
Giustissimo, e infatti il monte ore istituito con questa legge già da gran tempo, almeno nella scuola dell'obbligo, viene riempito di contenuti collegati a educazione civica:  laboratori, cerimonie, uscite didattiche, gite scolastiche su razzismo, multicultura, stereotipi, Shoah; lettura e commento di articoli della Costituzione; lezioni dedicate all'inno d'Italia e la lotta alle mafie; corsi di esperti esterni sulla gestione delle emozioni, l'educazione all'affettività, il cyberbullismo,; cartelloni e attività varie sulle bufale in rete, l'agenda del 2030, la biodiversità, le fonti energetiche rinnovabili, l'inquinamento, l'importanza di mangiare frutta e verdure fresche, il rapporto con gli animali... non per 33 ore, ad occhio direi che almeno una sessantina di ore all'anno se ne vanno in quel modo per ogni classe. Ma forse sono di più.
Con la nuova legge però non si tratta solo di svolgerle, queste ore dedicate a questi numerosissimi temi. C'è anche da mettere un voto. Trasversale. E per mettere il voto ci vuole del tempo.
La legge prevede l'istituzione di un Coordinatore per ogni classe** che deve raccogliere voti e informazioni su come si è svolta la materia e poi fa la media per calcolare il voto, poi il Consiglio di Classe lo aggiusta, eventualmente. In molti casi andrò fatta una votazione, immagino.
La presenza del voto sulla scheda, immagino, è stata decisa per motivi di immagine: c'è un voto in più, dunque c'è una materia in più. In realtà non c'è una materia in più, ci sono un gruppo di tematiche che concorrono a fornire un voto. Ma l'insieme mi lascia piuttosto perplessa,  perché le ore dedicate a quelle tematiche fanno tutte parte di altre materie di cui influenzano il voto. Per intendersi, se qualcuno piglia 4 alla verifica sull'inno d'Italia, questo influenzerà anche il suo voto, certamente a Storia e forse anche a Italiano, se gli faccio anche quello.
Secondo dubbio: una volta esaurite le ore, le tematiche restano. Se io dedico le mie tre ore in quota Geografia a parlare dello scioglimento dei poli o della desertificazione, non mi resta niente per l'inquinamento delle acque o le elezioni del presidente degli Stati Uniti. Chiaramente non cambio la programmazione, ma una parte delle ore dedicate alle tematiche ambientali contribuisce alla formazione del voto di Geografia e l'altra parte al voto di educazione civica? Non esiste. Il gruppo di ore influirà su entrambe le materie, inevitabilmente.
Immagino però che non siamo in molti a farci questo tipo di seghe - almeno, lo spero.

Ma veniamo alfine allo snello ed agile documento, che consta di sette pagine distribuite su su tre allegati. Mentre la legge ha un testo tutto sommato chiaro e comprensibile, il documento agile e snello indulge ad uno strano fraseggio nel corso dell'Allegato A.
La Legge***, ponendo a fondamento dell'educazione civica la conoscenza della Costituzione Italiana, la riconosce non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E meno male che è arrivata la Legge per fare tutto ciò, altrimenti tutti noi avremmo pensato che la Costituzione è solo un pezzo di carta buono al più per improvvisare un ventaglietto nelle giornate più calde.
Le Istituzioni scolastiche sono chiamate, pertanto, ad aggiornare i curriculi di istituto e l'attività di programmazione didattica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, al fine di sviluppare "la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società". Resta però da capire cosa sia un profilo sociale, e come se ne possa parlare in una programmazione: ma immagino che i cinque quarti della scuola prenderanno la strampalata frase di cui sopra e la infileranno pari pari nelle apposite scartoffie senza stare a farsi troppe domande; del resto non avrebbe davvero senso fare diversamente.
Veniamo all'agghiacciante paragrafo intitolato Aspetti contenutistici e metodologie (immagino che "contenuti e metodi" fosse troppo comprensibile per essere usato in un documento agile e snello):
I nuclei tematici dell'insegnamento, e cioè quei contenuti ritenuti essenziali per realizzare le finalità indicate nella Legge, sono già impliciti negli epistemi delle discipline.
E qui sorge spontanea una domanda, almeno per me: che cazzo è l'episteme?
Per fortuna ci sono i dizionari, nonché san Google. E quindi eccomi pronta a illuminare quei pochissimi individui ridotti a tal bassura di ignoranza da non usare colloquialmente nella vita di tutti i giorni la parola "episteme".
Si tratta di un termine filosofico derivato dal greco che sta a indicare la conoscenza comprovata su basi scientifiche.
Ed ecco qui la signora (ma il termine è unisex) Episteme, raffigurata in forma umana nella biblioteca di Celso ad Efeso:
Volendo quindi provare a tradurla in lingua corrente, la curiosa frase starebbe a indicare che i contenuti delle varie materie contengono già dei collegamenti al programma di educazione civica. Beh, forse bastava dirlo, non c'è niente di male a scrivere in italiano. E comunque mi sembra un concetto piuttosto ovvio.
Ma al misterioso redattore dello snello e agile documento l'italiano non doveva piacere granché, oppure aveva fatto una scommessa con qualcuno sul numero di parole balorde che sarebbe riuscito ad infilare nell'agile documento**** perché, elencando i possibili collegamenti per i temi di educazione civica si slancia in ardite metafore e vola verso nuove terre: l'educazione alla legalità e al contrasto delle mafie si innerva non solo della conoscenza del dettato e dei valori costituzionali, ma anche della consapevolezza dei diritti inalienabili dell'uomo e del cittadino, del loro progredire storico, del dibattito filosofico e letterario.
Si innerva, nientemeno. Beh, anch'io mi innervo a leggere certa roba.

Tuttavia, per quanto costui voli liricamente esponendo in cinquanta sfumature di episteme i tre temi centrali di educazione civica (costituzione, ambiente e vita in rete), non gli sovviene nemmeno un delicato accenno alle pari opportunità (pur citate sia nella Costituzione che nell'Agenda 2030 e di cui tanto si parla in rete, spesso in toni assai incivili) e nemmeno all'educazione all'affettività. Il codice della strada, i regolamenti comunali, la giurisdizione sul lavoro, perfino i regolamenti delle associazioni bocciofile - ma non sia mai che a scuola raccontiamo qualcosa sui bambini e le cicogne!
Insomma, da tanti voli pindarici non esce né una lista indicativa né una generica dichiarazione di intenti lodevole per brevità. Per fortuna esiste la libertà di insegnamento e per quanto l'agile (e snello) documento insista su certi temi e sorvoli su altri alla fine la scelta è talmente vasta che ogni docente può tranquillamente trovare grande abbondanza di pascolo per il suo mucchietto di ore di Educazione Civica, esattamente come già avviene.
L'educazione civica, pertanto, supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari.
Che vuol dire tutto ciò? Non ne ho idea e me ne vanto, e per quanto è in mio potere nessuno dei miei alunni e delle persone che conosco mi sentirà mai parlare di matrici valoriali trasversali. Ho una dignità da difendere, io.
Comunque, una listarella di argomenti condita con un paio di queste assurde frasi andranno inserite nel documento sull'offerta formativa dell'istituto, ovvero il celebre PTOF - ma sospetto che ci siano già, annidati da qualche parte, perché son tutte cose che già facciamo, quindi basterò spostare un paio di paragrafi e formarci un capitoletto nuovo.

Ma veniamo alla valutazione, ovvero il famigerato voto collettivo.
I criteri di valutazione, ovvero cosa si deve fare per prendere sei, sette, otto eccetera andranno appositamente integrati con qualche frasetta ad hoc. Tutto ciò sarà assai palloso, specie per chi si ritroverò il cerino in mano, ma alla fine se ne dovrebbe venire facilmente a capo. 
I docenti della classe e il Consiglio di Classe (sorpresa! Sono le stesse persone, solo chiamate in modi diversi) possono avvalersi di strumenti condivisi, quali rubriche e griglie di osservazione, che possono essere applicati ai percorsi interdisciplinari, finalizzati a rendere conto del conseguimento da parte degli alunni delle conoscenze e abilità e del progressivo sviluppo delle competenze previste  nella sezione del curriculo dedicata all'educazione civica.
Tuttavia ci si augura che i docenti non facciano niente di così astruso e che nessun Dirigente Scolastico si impunti per avere l'ennesima griglia del tutto inutile in una scuola sprovvista di barbecue. 

Ed eccoci al voto. Scopriamo che per i primi tre anni, questo voto (o giudizio, per le elementari) farà riferimento agli obbiettivi/risultati di apprendimento e alle competenze che i collegi docenti, nella propria autonomia di sperimentazione, avranno individuato e inserito nel curricolo di istituto. Dopo no, dopo si farà riferimento ai traguardi di competenza e agli specifici obbiettivi di apprendimento per la scuola di primo ciclo e per i Licei, e ai risultati di apprendimento per i tecnici e professionali. In pratica, visto che tra la prima e la seconda formula prevista per il primo ciclo non cambia niente, sarebbe molto interessante che l'agile e snello documento spiegasse perché tecnici e professionali non avranno più traguardi di competenze per l'educazione civica, e come mai una materia che è trasversale per eccellenza e addirittura matrice valoriale trasversale sviluppi competenze solo per alcuni ordini di scuole. Tuttavia a questo punto il documento si ricorda di essere snello e agile e non dà nemmeno mezza parola di spiegazione.
Di nuovo, e a rischio di essere monotona: Boh?
Si apprende poi che il voto influisce sulla valutazione del comportamento, il che non mi convince molto e in effetti sembra non convincere nemmeno gli autori del documento agile e snello, perché il testo, dopo un paio di riferimenti normativi, recita si ritiene pertanto che, in sede di valutazione del comportamento dell'alunno da parte del Consiglio di classe, si possa tener conto anche delle competenze conseguite nell'ambito del nuovo insegnamento di educazione civica.
Si ritiene? Si possa anche?
E queste sarebbero delle linee-guida grazie alle quali i Dirigenti (poveri loro!) dovrebbero applicare la legge? Se non lo sapete voi, di cosa possiamo tener conto, a chi dobbiamo rivolgerci per saperlo, all'oracolo di Delfi? Cos'è, un gioco a indovinelli?
Evidentemente il documento, oltre che agile e snello, è anche pensieroso.
E dopo aver pensato, passa a suggerire di mediare col gioco i contenuti di educazione civica nella scuola dell'infanzia. Dobbiamo apprezzare questo suggerimento, senza il quale certamente gli insegnanti delle materne avrebbero dato in mano  ai bambini di tre anni il Codice Civile facendogli leggere le leggi atte a dirimere le contese sui confini e le servitù. 

L'allegato B è invece una nuova e più aggiornata descrizione di quella meravigliosa creatura che è lo Studente Ideale, cui a suo tempo ho già dedicato un post. Si tratta stavolta non soltanto di uno Studente Ideale, ma anche Civicamente Educato, e quindi capace di compiere ulteriori prodigi oltre ai molti che già faceva.
Al termine della Terza media questa splendida creatura comprende i concetti del prendersi cura di sé, della comunità e dell'ambiente e noi tutti poveri insegnanti lo lovviamo tantissimo per questo e andiamo a frotte da lui per imparare. Naturalmente è consapevole che i principi di solidarietà, uguaglianza e rispetto della diversità sono i pilastri che sorreggono la convivenza felice e favoriscono la costruzione di un futuro equo e sostenibile, ma in verità a questo livello di elevazione spirituale è arrivato già da tempo, come spiegavo anni fa nel mio post.
Questa creatura Superiore però va anche oltre perché sa riconoscere le fonti energetiche e promuove un atteggiamento critico e razionale, nonché un utilizzo consapevole delle risorse ambientali. Promuove il rispetto verso gli altri, l'ambiente, la natura. Prende piena consapevolezza dell'identità digitale come valore individuale e collettivo da preservare. È consapevole dei rischi della rete e di come riuscire ad individuarli.
Di fronte a tanto splendore, il fatto che sappia anche gestire correttamente una raccolta differenziata, conosca la Dichiarazione universale dei diritti umani e sappia utilizzare le attrezzature informatiche in modo corretto non appare gran cosa, e quanto a saper distinguere notizie corrette da altre non attendibili confrontando varie fonti, questa da gran tempo è una capacità innata in lui.
Resta da capire in che modo questo prodigio sceso in terra a miracol mostrare abbia imparato tutto ciò - di sicuro non per merito di noi poveri mortali che solo con grandissima presunzione possiamo credere di avere qualcosa da insegnargli.
Naturalmente chi esce dal secondo ciclo di scuola ha conseguito livelli di perfezione ancora maggiori, che vengono esposti nell'allegato C.

Sintesi: a parte un po' di copia&incolla nei documenti ufficiali e qualche minuto in più da dedicare al nuovo voto nei consigli di classe, la Grandiosa Introduzione di Educazione Civica nella scuola italiana è una scatola vuota, almeno per il primo ciclo di istruzione; tuttavia, se venduta bene, può dare l'impressione di essere qualcosa di nuovo, e al momento la politica adora chiamare vecchie cose con nomi nuovi o riesumati per l'occasione.
È comunque una buona cosa che venga dato un certo rilievo a quella che viene chiamata educazione digitale, di cui davvero in Italia si avverte grandissima necessità. Peccato che al momento gli insegnanti siano abbastanza a digiuno di competenze sull'argomento, e sia piuttosto complicato stabilire come possano insegnare qualcosa che spesso loro per primi gestiscano abbastanza malamente. D'altra parte l'argomento è molto nuovo e soprattutto in continuo, velocissimo cambiamento, e non è facile immaginare chi o come possa impartire loro la formazione necessaria per istruire le giovani leve - si tratta insomma di un campo dove si andrà avanti necessariamente per tentativi e aggiustamenti, ma è chiaro che non basta la buona volontà individuale.
Qualcuno ha osservato che gli argomenti di questa materia sono troppi e nessuna scuola potrà mai lavorare su tutti. Naturalmente è vero ma vale un po' per tutte le materie: si fanno delle scelte e si cerca di farle secondo un certo criterio - che cambia a seconda delle circostanze e delle classi, che non sempre prendono a cuore gli stessi argomenti.
Ho come l'impressione, per esempio, che nel prossimo anno scolastico in molti ci concentreremo soprattutto sull'educazione alla salute, l'importanza del rispetto delle regole e il valore della solidarietà; e non è così sicuro che potremo occuparci di prevenzione del cyberbullismo perché, dopotutto, ognuno a casa sua fa quel che vuole.

* come dimostra il fatto che la sua abolizione era parte dell'ultimo disegno di riforma costituzionale, quello che non è stato approvato col referendum del dicembre 2016.

** e, adesso che ci penso, è la prima volta che la figura di un Coordinatore di classe è istituita per legge. Peccato che non sia prevista fra gli obblighi contrattuali. Come funziona? Viene scelto dal Dirigente? Può rifiutare? Mi viene da pensare che la risposta, almeno alla seconda domanda, sia "sì", ma questa è materia sindacale e ne so poco.

*** No, non quella dettata da dio a Mosè, la legge che fa finta di istituire Educazione civica. Nel documento agile e snello han deciso di chiamarla così, con la maiuscola, e visto che il documento è scritto con grande prosopopea l'effetto suona piuttosto comico.

**** che per sua fortuna è agile e quindi può scappare molto veloce nel non improbabile caso che qualcuno lo insegua armato di bastone nocchieruto.

martedì 6 novembre 2018

Haeretica - Sulla utilità e le didattiche finalità dello insegnamento della historia

Questa bella canzone di De Gregori non risponde alle domande del post, ma può essere comunque utile farla ascoltare con attenzione agli alunni, perché spiega bene un concetto molto importante: la storia PRESENTE è fatta da tutti noi, volenti o nolenti.
Quanto alla storia passata, la questione è un po' diversa.

Qualche mese fa Tenar si soffermò in un un post sulle difficoltà per l'insegnante di gestire una materia complessa come Storia a un giovanissimo pubblico digiuno dell'argomento, domandandosi tra l'altro perché insegnare storia, a prescindere dal fatto che sono pagata per farlo - anche se a lei, come a me, insegnare storia piace molto.
La domanda mi perplime da quando studiavo volenterosamente storia dall'altra parte della barricata - perché è una materia che ho sempre studiato molto volentieri anche se raramente raccattavo qualcosa di più di un dignitoso 7 (e del resto era giusto così perché non la studiavo certo in modo regolare). 
Mi piaceva molto, però: leggevo romanzi storici, mi appassionavo alle biografie dei personaggi più illustri, amavo le descrizioni della vita quotidiana del passato, guardavo con piacere gli sceneggiati e i film storici (soprattutto quelli inglesi, che sono sempre fatti molto bene) e ne parlavo volentieri con mia madre, che è poi quella che mi ha trasmesso questa passione. Cominciai già dalla fine delle elementari a leggere semplici testi divulgativi, per poi orientarmi su scelte più complesse e raffinate dove i miei non potevano aiutarmi più di tanto perché all'epoca il filone divulgativo non era ancora di moda e in libreria non si trovava molto per i giovani stomaci in formazione. Ricordo ancora l'entusiasmo con cui lessi e rilessi Civiltà sepolte di Ceram e il bellissimo racconto degli scavi della tomba di Tutankamen.
Le letture storiche sono sempre continuate, in una forma o nell'altra - e oltre a una laurea a sfondo storico, a un piano di studi pieno di esami storici e un diploma alla Scuola di Archivistica ho lavorato per qualche anno in un centro di studi storici. Tutto ciò mi permise di affrontare con grande noncagance le prove SISS di storia, dove presi dei voti decisamente alti, nonché di insegnare Storia improvvisando senza difficoltà nelle supplenze brevi. 
Naturalmente, da quando insegno, ho una scusa ulteriore per approfondire qua e là e ogni estate mi procuro in biblioteca qualche vasto tomo, di solito collegato alla storia del Novecento che è quella dove ero più sguarnita; e naturalmente il bonus-scuola che ancora ci viene assegnato mi ha permesso l'acquisto di qualche volume piuttosto caro.
Tutto questo per dire che magari sono una pessima insegnante di Storia, ma la preparazione è buona e continuamente rinfrescata e la materia mi piace assai. Le mie lezioni sono ricche, varie e assai colte:  faccio ampio uso della LIM per brevi filmati, quadri e immagini, disserto piacevolmente su vita quotidiana, abbigliamento, questioni dinastiche, scandali dell'epoca (di qualunque epoca) e via dicendo.
Insegno Storia molto volentieri, non mi pesa l'aggiornamento e scelgo i manuali di storia da adottare in base a rigorosi criteri didattici ma anche disciplinari; di solito le classi sopportano con una certa benevolenza e qualcuno si appassiona pure. Lavoro molto sulla preparazione di base, cioè cerco di spiegargli che certe cose un tempo erano davvero differenti da ora: le luci, i trasporti, i rapporti sociali, i rumori, le condizioni igieniche, l'abbigliamento e le forme di corteggiamento, che per chi è digiuno della materia mi sembrano cose più importanti della maggior parte delle date.
Quando però da qualche alunno arriva puntuale la domanda (non sempre polemica) sul perché si studia la storia, non so mai cosa rispondere se non "Io la studio perché mi piace e sono curiosa, ma perché sta nei programmi ministeriali non saprei proprio" - mentre invece non ho nessuna difficoltà a spiegare perché vengono insegnate tutte le altre materie, in particolare l'utilissima Geografia per cui ho trovato la risposta standard "perché ci aiuta a capire il mondo intorno a noi e a seguire i notiziari".

So che esiste un prontuario di risposte anche per la fatidica domanda "perché studiamo storia"; il punto è che non mi sono mai sembrate valide, anzi le trovo singolarmente idiote.
Perché la storia si ripete?
Cazzate, la storia non si ripete mai. Nessun uomo si bagnerà due volte nello stesso fiume, e figurarsi se possiamo rivivere la rivoluzione francese o la seconda guerra mondiale.
O forse perché la storia passata ci insegna a interpretare il presente?
Cazzata ancora più grossa, a mio (non molto) modesto avviso; caso mai vale il discorso opposto: tendiamo a leggere e reinterpretare la storia passata alla luce della storia presente, per esempio immaginando un prospero Regno delle Due Sicilie saccheggiato dai Piemontesi ai tempi del Risorgimento, o una solida coscienza nordista nella Lega Lombarda ai tempi della battaglia di Legnano o una nascita della "borghesia" che si verifica non meno di cinque volte dal medioevo in poi a seconda della corrente storiografica cui aderisci - e non sempre sono operazioni fatte in malafede o da sciocchi sprovveduti e ignoranti. La storia passata è un caleidoscopio che gira e gira e ogni decennio si rinnova alla luce di nuove fonti e di un nuovo presente. La presa della Bastiglia continua ad essere avvenuta il 14 Luglio 1789, ma il modo con cui ci si arriva cambia in continuazione, così come la valutazione che viene data di tutto quel periodo.
Oppure perché gli alunni imparino a identificare il rapporto causa-effetto che lega gli avvenimenti tra loro?
Beati loro, se ci riescono! Anche tralasciando l'infinito numero di domande senza risposta (perché Hitler invase la la Russia? Perché i nostri Padri Costituenti vollero il bicameralismo perfetto? Perché ogni tanto i popoli impazziscono e cercano di sterminare i loro vicini di casa con cui fino all'anno prima sembravano andare d'accordissimo?) che tuttora affliggono e sempre affliggeranno gli storici, qualcuno è davvero sicuro di aver capito perché intorno al Mille l'Europa rifiorì e quali furono esattamente le cause della crisi del Trecento? Per tacere della caduta dell'impero romano che a volte viene ritardata dall'avvento del cristianesimo che invece altre volte ne è una delle cause principali. E qualcuno mi sa dare una vera causa per la nascita e l'enorme successo dell'Islam che nel giro di pochi anni cambiò completamente il mondo occidentale?
Siamo seri: a malapena siamo in grado di abbozzare una spiegazione sul perché abbiamo scelto questa casa invece di quest'altra - ma si è trattato di un processo che conteneva tante di quelle varianti e variabili (il proprietario aveva fretta di vendere, lo zio del nonno del proprietario dell'altra casa si era detto contrario a svendere per quel prezzo, i titoli in banca erano andati male e mi sono ritrovata qualche migliaia di euro in meno sul conto, il giardino aveva una bella atmosfera, la terrazza aveva una veranda simpatica, c'erano un sacco di piastrelle gialle... - ché anche le spiegazioni di eventi all'apparenza semplicissimi sono piene di se e di ma. E queste sventurate creature dovrebbero intuire con ragionamento logico perché scoppiò la Guerra dei Cento Anni di cui sentono parlare per una decina di giorni scarsi?
Gli alunni, poverelli, sono indifesi nelle nostre mani. Gli insegniamo che l'impero romano cadde per colpa dei barbari, o dei romani che erano diventati decadenti, o dei cristiani, e che Carlo Magno inventò l'Europa, o la Francia, o la religione di stato, e loro abboccano come carpe. E che altro potrebbero fare, sottoporre tutto ad un ampio e serrato esame delle fonti (che non saprebbero dove trovare né come valutare)?
Gli abbiamo insegnato che l'Italia si unì perché Dio lo volle e più avanti perché lo vollero gli inglesi o in generale alcune potenze occidentali, che gli inglesi non ebbero l'Illuminismo perché lo avevano già avuto un secolo prima, che i francesi ebbero la rivoluzione francese perché incapparono in alcune annate con pessimi raccolti, che Benito Mussolini era inviato dal Signore, che Benito Mussolini era al soldo degli industriali italiani... loro ascoltano,  a volte, cercano di memorizzare e magari ci fanno anche degli schemi, poi ci ripetono più o meno passivamente o sensatamente quel che gli abbiamo detto, a seconda di quanto l'han capito e di quanto glien'è fregato di capirlo.
Con Geografia possono applicare senza problemi quel che leggono o gli diciamo alla vita di tutti i giorni (i dazi contro la Cina, l'effetto serra, l'inquinamento dei fiumi, la sovrappopolazione di alcune aree, l'elevata produzione di agrumi nelle zone a clima caldo ma non troppo secco), l'italiano e l'inglese li usano regolarmente, sentono parlare assai di selezione genetica e di interventi sul DNA... ma la colonizzazione dell'America del Sud, l'impero cinese in crisi, la storia delle crociate non sono questioni di grande interesse ai loro occhi, e non influiscono più di tanto sulla loro vita quotidiana. Perché devono perdere tempo a studiarle?
"Perché così ha deciso il Ministero dell'Istruzione. Io invece ho deciso che dovete essere in grado di riassumermi in modo sintetico, sensato, preciso e coerente la storia della rivoluzione americana, e se non lo fate prenderete un bellissimo quattro".
In pratica, uso Storia come prova di esposizione di un testo tecnico, insistendo assai sulla precisione del lessico specifico. Dubito che il Ministero l'abbia messa in programma per questo, ma io qualcosa di utile con quelle due ore devo farci e non posso contare solo sull'innata curiosità dei ragazzi per il tempo passato, perché una buona parte di loro ne sembra del tutto priva - il che non è detto che sia un male o un bene, è solo una constatazione.
A conti fatti dunque trovo che Storia sia una materia tutto sommato inutile ma molto dilettevole quando piace, e mi sforzo come posso di trarne un qualche utile espositivo, senza preoccuparmi troppo che imparino la versione "giusta" perché tanto alle superiori e all'università e nella loro vita futura gli smantelleranno quasi tutto quel che hanno imparato alle medie, proprio com'è successo a me - che ho finito per trovare affascinante e divertente questo gioco di trasformazione. 
Oppure di storia non si occuperanno mai più, e non è detto che saranno cittadini negligenti o inconsapevoli solo per questo.

martedì 19 giugno 2018

Esami e non solo esami - La Nuova Prova di Italiano (con un appello contro l'abbandono dei cani)

(cani randagi frugano nella spazzatura in cerca di un po' di cibo. Lo so che è una scena triste, nondimeno avviene, purtroppo)

Molti hanno criticato la legge 107 del 2015 detta sulla Buona Scuola, qualcuno ci ha anche scioperato contro ma non tanti si sono preoccupati di leggerla, almeno da noi. Fu così che il comunicato del Ministero dell'Istruzione del 17 Ottobre 2017 sul decreto attuativo relativo all'esame delle scuole medie passò abbastanza inosservato, a parte qualche leggenda  metropolitana che sosteneva che non si poteva più bocciare*. Invece conteneva al suo interno diverse sorprese legate all'esame tra cui una (la più importante, per un insegnante di Lettere) riguardava appunto la prova scritta che
verificherà la padronanza della lingua, la capacità di espressione personale, la coerente e organica esposizione del pensiero da parte delle alunne e degli alunni. Le tracce dovranno    comprendere un testo narrativo o descrittivo; un testo argomentativo, che consenta l’esposizione di riflessioni personali, per il quale dovranno essere fornite indicazioni di svolgimento; una traccia di comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico anche attraverso richieste di riformulazione. La prova potrà essere strutturata anche in più parti, mixando le tre diverse tipologie.
Chiaro? Beh, mica tanto, anche perché andava a intervenire sul Sacro Rito del Tema,  codificato ormai da tempo immemorabile e calcificato dagli anni 70 nella terna che prevedeva un testo a contenuto autobiografico (da fare anche in forma di cronaca, diario o lettera), un testo a carattere argomentativo (da fare in modo impersonale) e una relazione su un evento didattico. Insomma, una rivoluzione non di poco conto visto che quella che la Buona Scuola riforma è la stessa legge in base alla quale ho fatto il mio personale tema di esame quando stavo dall'altra parte della barricata, svariati decenni fa.
Improvvisamente ci dicono che dobbiamo fare qualcosa di diverso, non si sa quanto diverso, senza darci indicazioni troppo precise. 
Come molti, anch'io lessi il tutto e poi provvidi a dimenticarmene (o meglio, feci finta di riuscire a dimenticarmene) confidando in indicazioni più chiare.

Poi arrivò la nota 892 del 17 Gennaio 2018, che era in verità un corposo documento di più  di dieci pagine con esempi e grande abbondanza di spiegazioni. Sembrava tutto piuttosto complicato: le commissioni potevano decidere come fare le tracce, ma si suggeriva comunque di fare almeno una prova "mista" basata su un testo (qualsiasi testo, non  necessariamente letterario) o su una immagine dove richiedere una sintesi (sì, il buon vecchio riassunto), un po' di comprensione o analisi del testo, un qualche testo creativo da parte dell'alunno usando l'immagine o il brano a mo' di spunto... insomma, di tutto e di più. 
Il corposo documento cominciò ad essere segnalato a segreterie e direzioni didattiche e gli insegnanti di Lettere cominciarono a trovarne fotocopie e stampe sui tavoli dell'istituto e financo nel loro cassetto. E infine dovettero decidersi a leggerlo con attenzione perché Pasqua ormai era alle porte e l'esame non era più tanto lontano e insomma, cosa avremmo  dato come traccia a quei ragazzi il giorno dello scritto di italiano?

Così gli insegnanti cominciarono a leggere, con perplessità, sconcerto e contrarietà, ma anche con una certa fascinazione. Perché sì, sembrava tutto un po' complicato ma, come dire... poteva anche funzionare. 
Sì, avrebbe potuto.

La verità è che il buon vecchio tema cominciava ad andare un po' strettino a tanti di noi.  Personalmente anzi già da tempo avevo cominciato a dare prove un po' miste, con un po' di riassunto, qualche titolo da trovare, immagina un seguito della storia, cosa ne pensi di quel che fa X o Y; oppure a lavorare su testi più tecnici, scientifici, geografici... in fondo anche le prove Invalsi funzionavano in parte così e non c'era solo la letteratura, nella vita, e tutte quelle tracce dove dovevano raccontare della prima volta che erano stati al mare o descrivere la loro cameretta cominciavano a lasciare davvero il tempo che trovavano. Una bella prova agile, invece che quattro colonne di esercizio retorico sulle luci e i colori e i suoni dell'autunno, con tanti esercizi diversi... diciamoci la verità, erano più divertenti da correggere e costringevano gli alunni a usare abilità diverse a seconda della domanda, senza contare che lettere e diari stavano diventando sempre meno consueti nella vita di tutti  i giorni e saper fare un po' di riassunto poteva servirgli di più di una descrizione delle foglie secche che cadono turbinando nel vento.

Insomma, cominciarono i primi cauti esperimenti. L'utenza non rispose male. Nemmeno loro sembravano poi così schifati.
E un bel giorno, scartate le uova di cioccolato, in una delle ultime occasioni in cui ornavo di mia sempre più pallida presenza la Sala Insegnanti, ci ritrovammo per buttare giù un progetto per le terne dei temi da fare per gli esami, armate di vari libretti che gli editori si erano precipitati a inviarci. Alcuni di questi libretti facevano veramente schifo, pena, ribrezzo e pietà, come sempre in questi casi, ma ce n'erano anche di validi.
Pasticciammo un po', poi elaborammo tre terne  che comprendevano due temi di impianto molto tradizionale e una prova mista. Due terne vennero molto bene, una era più mencia. Ovviamente, all'esame gli incauti alunni a ciò delegati sorteggiarono la più mencia, quella messa lì perché una terza terna andava pur messa, e ormai l'inventiva era calata a tutti noi. E il primo tema, quello che avrebbe finalmente rimpiazzato l'incubo di St. Mary Mead, ovvero il classico "Ripercorri il triennio appena trascorso e racconta quel che più ti è rimasto impresso" con cui da innumeri anni perseguitavamo gli incauti esaminandi, riguardava... l'abbandono degli animali domestici. Insomma, si trattava di raccontare qualche triste storia di cani abbandonati deprecando tale vergognoso fenomeno. Tutti noi insegnanti di Lettere avevamo convenuto che era un classico tema da prima media, ma almeno così eravamo sicuri che potessero farlo tutti, anche gli alunni più imbranati.

E fu così che il giorno della correzione dei temi dell'esame la prof. Murasaki si ritrovò nel pacco:
- due temi argomentativi sul fatto che i giovani di oggi erano troppo omologati (o non lo erano affatto) perché seguivano troppo le mode e usavano solo capi firmati
- tre prove miste di una semplicità disarmante ma, appunto per questo, svolte molto bene
- diciotto storie diciotto dedicate a cani abbandonati, molte delle quali assai fluviali e tutte  pateticissime perché l'argomento aveva risvegliato anche i più duri di cuore o i meno provvisti di immaginazione, e per una volta la Terza Amichevole si era scoperta grafomane e aveva usato anche il secondo e financo il terzo foglio protocollo, e invece di consegnare appena terminate le due prime canoniche ore, quasi tutti avevano intaccato e alcuni perfino completato financo la quarta ora.
Diciotto fluviali e strazianti storie di cani abbandonati, dove non sempre l'abbondanza del sentimento bastava a coprire le lacune grammaticali e sintattiche di taluni dei candidati, ma tutte altamente commoventi. 
Diciotto storie di cani abbandonati, e nemmeno un gatto o una tartaruga o un pesce rosso a dare un minimo di varietà alla faccenda. 
In compenso, una quantità immane di canili e di discariche dove frugare tra i rifiuti.

Comunque alcune storie erano scritte piuttosto bene. Ho dato una mezza dozzina di dieci e nemmeno una insufficienza, e tutto sommato c'erano un po' meno di errori del solito - anche se, ahimé, la Terza Amichevole è rimasta attaccata ai suoi errori preferiti anche il giorno dell'esame nonostante il gran daffare che mi sono data per tre anni (per tacere di due supplenti che han provato anche loro a scollarli da certi errori).

Va bene, poteva andare peggio. Ma direi che per un po' con i cani abbandonati può decisamente bastare.

*certo che si può. A maggioranza del Consiglio, com'è sempre stato.

martedì 6 settembre 2016

Commissione Curriculum (quando l'insegnante si dà malato o si nasconde sotto il tavolo)

Pinturicchio - Penelope (che ogni giorno fa e disfa la tela) e i corteggiatori

Ogni pochi anni, pensando forse che non abbiamo nulla con cui passare il tempo, il MIUR manda a tutte le scuole del regno la richiesta di aggiornare i suoi curriculum per materie. 
Chiamasi curriculum o curricolo un insulso documento in cui si indicano per ogni materia gli obbiettivi formativi e le modalità con cui si conseguono i suddetti, e forse anche qualche altra roba; e siccome c'è quella strana bestia che si chiama "autonomia della scuola" ogni scuola deve indicare i suoi propri personali obbiettivi e le sue proprie modalità, nel caso decidesse, poniamo, di insegnare inglese analizzando a fondo la grammatica turca o di fare geografia con particolare riferimento al calcolo integrale.
Tutto ciò è sommamente noioso e, almeno per elementari e medie, anche parecchio inutile in quanto ogni scuola ha grosso modo le stesse pretese delle altre scuole, e quand'anche ne avesse di diverse il curriculese è lingua talmente vaga ed eterea da non consentire prese di posizione particolari - senza contare che, se pur è vero che ogni insegnante lavora a modo suo, ogni scuola cambia e ricambia gli insegnanti a getto continuo e dunque nessun docente si sognerebbe di impastoiare con troppi dettagli l'autonomia didattica di chi verrà dopo di lui - senza contare che le direttive del Ministero sono le stesse per tutti, e anch'esse molto vaghe.
Così la scuola nomina una Commissione Curriculum ove si imbucano i rarissimi docenti che nutrono un sia pur minimo e larvato interesse alla questione e nessun presta il benché minimo interesse a quel che fanno fin quando non producono un qualche documento per il quale il Dirigente Scolastico li ringrazia pubblicamente in Collegio, e tutti i colleghi riconoscenti si associano al ringraziamento.
Ma un anno, a Hogsmeade, la Preside decise che tutte noi di Lettere, volenti o nolenti, eravamo parte della Commissione Curriculum. 
Vivaddio era già stato fatto quello di Italiano e restavano solo Storia e Geografia.
Eravamo cinque insegnanti molto diverse per età, formazione, interessi, indole, metodo di lavoro e visione della vita; in verità le uniche cose che ci accomunavano erano una certa cortesia formale e una ferma determinazione a fare il nostro lavoro al meglio delle nostre capacità - oltre a un totale e profondissimo disinteresse verso la compilazione di qualsivoglia curriculum, orizzontale, verticale o trasversale che fosse. 
La nostra prima preoccupazione fu scovare un modello di curriculum fatto da qualcun altro, e a questo scopo la prof. Caramella frugò in rete, dopo di che considerò completata la sua parte e nessuna di noi pretese da lei nient'altro.
Io mi offrii come dattilografa. Scrivevo veloce, assicurai - e quando mi videro all'opera tutte convennero che ero quella che scriveva più veloce nel gruppo. 
La Decana non aveva un gran rapporto con il computer, e si offrì di dettare. Un altra, più esperta in giochetti grafici, preparò le colonne e gli ovali del testo in cui scrivere. La quinta sfogliò ripetutamente le indicazioni del Ministero e trovò qualcosa da copiare.
Nel corso di questo avvincente lavoro ci capitò di trovare qualcosina che andava semplificato o corretto, e furono fatti alcuni minimi aggiustamenti, ma non esito a dire che si trattava di un lavoro alquanto scialbo. In un ultimo fuggevole guizzo di vitalità salvammo il tutto sulla chiavetta e lo consegnammo alla Preside.
Più avanti costei ci rimproverò dicendo che il nostro curriculum non metteva bene in rilievo i nuclei fondanti della materia.

In effetti non credo che mettesse in evidenza alcunché, ma non sono mai riuscita a capire cosa cavolo potesse essere il nucleo fondante di una materia scolastica - un concetto che la Preside amava moltissimo, tanto da tirarlo in ballo appena possibile, credo anche a sproposito. 
La parola fondante però nella mia mente si associava indelebilmente alla parola fondente, che a sua volta mi riportava alla mente le caramelle fondenti - quei deliziosi zuccherini insaporiti con due gocce di sciroppo di frutta che sia io che i miei dentisti abbiamo tanto amato - e mentre la Preside straparlava di nuclei fondanti la mia mente contemplava sognante l'immagine degli zuccherini bianchi che saltellavano da un capo all'altro della griglia del curriculum.
Per nostra buona sorte, le ore della commissione a quel punto erano esaurite per quell'anno. 
Riprenderete il lavoro l'anno prossimo, ci disse la Preside. Certamente, rispondemmo tutte - ma tutte poi l'anno dopo scegliemmo altre sedi, salvo la Decana che andò direttamente in pensione per limiti di età.

A St. Mary Mead per ben due anni non si parlò di curricoli, ma dopo la nostra metamorfosi in Istituto Comprensivo essi tornarono fuori, come conigli malefici da un cilindro stregato, e alle prime riunioni dell'anno scolastico eccoci lì, dieci insegnanti di Lettere di St. Mary Mead e di Crifosso, rinchiusi in una stanza e obbligati a fare il curricolo di italiano per la scuola media - e non è che le riunioni di Lettere, nella mia scuola, siano mai state molto produttive.
Che dire? Al confronto le bolge infernali sono luoghi tranquilli dove ci si può intrattenere in lieti e ameni conversari.
Il primo anno, dopo una riunione di quattro ore in cui più volte fu sfiorato l'omicidio plurimo, partorimmo un curricolum sinteticissimo di cui eravamo molto soddisfatti, che non piacque alla Nostra Preside perché era troppo sintetico. Contemporaneamente, i colleghi di Matematica videro disprezzare, perché troppo lungo, il curriculum di cui erano a loro volta molto soddisfatti (e che probabilmente avevano realizzato in ragionevole e composta armonia).
L'anno scorso dunque a badare ai curricola c'erano un gruppo di offesissimi insegnanti di Matematica e un gruppo di sfavatissimi insegnanti di Lettere, e tanto per cambiare il primo giorno non compicciammo alcunché.
Il secondo giorno però la rappresentante di Crifosso delle RSU ci spiegò che non dovevamo fare il curriculum per materie e la DS, per legge, non poteva chiedercelo - poteva chiederci solo un curriculum verticale da fare con gli altri ordini di scuola del Comprensivo. Con entusiasmo le credemmo sulla fiducia e passammo a occuparci di altro, ovvero delle malefiche competenze.

Quest'anno abbiamo la Preside Reggente, che ci ha chiesto di fare appunto il curriculum verticale. Con la morte nel cuore abbiamo acconsentito, non potendo fare diversamente, e già ponevamo mano alla scatola degli analgesici che ci sarebbe stata di aiuto per curare l'inevitabile mal di testa che presto ci avrebbe tormentati quando la Preside Reggente ci ha spiegato come si sarebbero svolti i lavori: i dieci micidiali insegnanti di Lettere sarebbero stati diluiti in ben quattro gruppi (italiano, storia, geografia e educazione civica) e sapientemente mescolati con gli insegnanti di elementari e materne.
Ne sono risultati quattro gruppi efficienti e produttivi che nel giro di due riunioni di tre ore l'una han prodotto i curricoli richiesti, e tutto ciò mi ha edificato e commosso - anche perché nel mio cuore alberga la speranza che dopo, almeno per qualche anno, di curriculi non si parlerà più.
Inoltre ho imparato una serie di coserelle interessanti - ad esempio che alle elementari per grammatica non fanno necessariamente tutte le parti del discorso, e accennano solamente all'esistenza dei pronomi, degli avverbi... e del passivo e del riflessivo nei verbi perché i ragazzi non sono ancora capaci.
Sono stata fortemente tentata di avviare una discussione in merito, soprattutto per i pronomi, ma ho poi deciso di tacermi perché ignoro se questa curiosa abitudine è diffusa nelle scuole elementari o è una mattana specifica della nostra scuola e se le indicazioni ministeriali per le elementari effettivamente autorizzano una roba del genere, che a me sembra un emerita cazzata; ma penso che prima o poi mi informerò e cercherò di esaminare meglio la questione. 
Se non altro però, ora che lo so, mi spiego meglio tutta una serie di difficoltà che le prime medie che mi sono passate tra le mani da quando sono a St. Mary Mead incontrano regolarmente sin dal primo testo che gli chiedo di scrivere.

Resta da capire perché la Nostra Preside ha diretto per quattro anni un Istituto Comprensivo tenendo rigorosamente separate le commissioni tra i vari ordini di scuola e ci sia voluta una Reggente che viene dalle scuole superiori e che si occupa di noi nei ritagli di tempo, per partorire la geniale idea di mescolarci per fare i documenti relativi alla scuola. 
Immagino che sia per la la solita questione che qualcuno usa il cervello e qualcuno, essendone piuttosto sprovvisto, non lo fa. O almeno, non mi vengono in mente altri motivi.

lunedì 19 agosto 2013

Manuale del Perfetto Insegnante - Il Bravo Studente


Illan Rachov The Lamb of God in the Heavens.
Da uno dei soffitti della sede dell'ambasciata vaticana in Bulgaria, l'Agnello di Dio che Toglie i Peccati dal Mondo guarda con affetto e benevolenza la sventurata umanità. Con la stessa benevolenza e compassione, se non proprio con affetto, ci auguriamo che i nostri illuminati allievi guardino a noi scialbi e inadeguati docenti, aiutandoci nel nostro cammino esistenziale.


Il Perfetto Insegnante (onde continuare ad essere perfetto, o almeno abbastanza valido) deve tenersi sempre aggiornato, non solo per quanto riguarda la sua disciplina, ma anche sulle indicazioni che il Ministero dell'Istruzione (un tempo Pubblica) gli impartisce con una certa frequenza.

A volte, insieme alle indicazioni, il Ministero lo lusinga anche con liete prospettive. E' il caso delle recenti Indicazioni Ministeriali, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 30 del 5 Febbraio 2013, dove vengono descritte in forma  essenziale le competenze che un ragazzo deve dimostrare di possedere una volta conclusa la scuola media. Più avanti questo quadro viene definito, un po' più blandamente, l'obbiettivo generale del sistema educativo e formativo italiano, forse per non deprimere eccessivamente chi in questo sistema educativo e formativo si ritrova per avventura a lavorare davanti alla prospettiva di una richiesta del tutto superiore alle sue deboli forze. Tuttavia quest'ultima attenuazione è una precauzione forse eccessiva, in quanto è chiaro che l'alunno rispondente a cotal quadro certo non lo sarà per merito dei suoi insegnanti, bensì per sua intrinseca perfezione. Del resto, è ormai arrivata l'Età dell'Acquario e una nuova umanità sta prendendo forma. I quattordicenni qui descritti sono senza dubbio le prime avanguardie di questa felice evoluzione della nostra specie, che sta a noi comuni mortali nello stesso rapporto con cui le monete d'oro zecchino stanno a quelle di latta.

Cosa viene richiesto dunque a questo meraviglioso Ragazzo Ideale?
Una parte degli obbiettivi, soprattutto scolastici, sono tutto sommato accessibili:  con impegno e collaborazione reciproche e buone strutture e attrezzature è senz'altro possibile venirne a capo, almeno in una buona parte dei casi.
Infatti all'alunno, che ormai è in grado di iniziare ad affrontare in autonomia e con responsabilità, le situazioni di vita tipiche della propria età e si impegna a portare a compimento il lavoro iniziato da solo o insieme ad altri rispettando le regole condivise è richiesta una padronanza della lingua italiana tale da consentirgli di comprendere enunciati e testi di una certa complessità, di esprimere le proprie idee nonché di adottare un registro linguistico appropriato alle diverse situazioni. Nell'incontro con persone di diversa nazionalità è in grado di esprimersi a livello elementare in lingua inglese e di affrontare una comunicazione essenziale, in semplici situazioni di vita quotidiana, in una seconda lingua europea. Utilizza la lingua inglese nell'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Si orienta nello spazio e nel tempo. Ha buone competenze digitali. Possiede un patrimonio di conoscenze e nozioni di base ed è allo stesso tempo capace di ricercare e procurarsi velocemente nuove informazioni ed impegnarsi in nuovi apprendimenti anche in modo autonomo. Ha cura e rispetto di sé. Ha attenzioni per le funzioni pubbliche alle quali partecipa nelle diverse forme in cui questo può avvenire: momenti educativi informali e non formali, esposizione pubblica del proprio lavoro, occasioni rituali nelle comunità che frequenta, azioni di solidarietà, manifestazioni sportive non agonistiche, volontariato, ecc. Si assume le sue responsabilità. Dimostra originalità e spirito di iniziativa. In relazione alle proprie potenzialità e al proprio talento si impegna in campi espressivi, motori ed artistici che gli sono congeniali.  
Un bravo ragazzo abbastanza educato e istrutto, dunque, che sa arrangiarsi q.b. nella vita di tutti i giorni ed è capace di coltivarsi qualche interesse in autonomia, inserito nel suo contesto sociale e disponibile a mettersi un po' in gioco e all'occorrenza a dare una mano per quel che serve intorno a lui.

Per raggiungere questi obbiettivi la scuola italiana può e deve migliorarsi onde fornire un servizio sempre più efficiente, e agli insegnanti, com'è giusto, è chiesto di migliorare contenuti e qualità delle lezioni ed affinare le loro tecniche.
Ma insomma siamo tra esseri umani, lavoriamo con gli esseri umani e impegnandoci al meglio delle nostre capacità e possibilità possiamo senz'altro collaborare con i nostri allievi per lavorare in questa direzione. Di fatto, già lo facciamo e molti dei quattordicenni che ci girano intorno rispondono a questa descrizione, un po' anche per merito degli insegnanti che, sì come prevede il loro contratto di lavoro, gli hanno insegnato un italiano corretto, un po' di inglese etc.

Tuttavia, questi obbiettivi concreti, sensati e raggiungibili anche se non proprio scodellati su un vassoio d'argento, sono abilmente infrattati in un quadro che, oggettivamente, richiede ben altre capacità agli alunni, che soltanto attingendo alle risorse di una natura evoluta possono sperare di conseguire almeno una parte di quanto richiesto, e che, qualora riuscissero ad arrivarci, dovranno   attribuire solo e soltanto a sé stessi medesimi il merito di cotal riuscita, in quanto avranno dovuto attingere a risorse e aiuti ben superiori a quelli che un povero e modesto insegnante, ancorato suo malgrado ma in modo irreversibile alle molte miserie del mondo, può tentare di dare. Anzi, laddove gli allievi raggiungano siffatti obbiettivi saranno gli insegnanti stessi a doverli ringraziare con fervore per il grande aiuto che questi ragazzi gli avranno dato sfiorandoli con la loro luminosa perfezione.

Infatti, al termine del primo ciclo, lo studente, secondo il quadro prospettato nelle Indicazioni,  affrontain autonomia le situazioni di vita tipiche della propria età, ma lo fa esprimendo la propria personalità in tutte le sue dimensioni, avendone raggiunto un'adeguata consapevolezza (con grande e comprensibile ammirazione non disgiunta da profonda invidia da parte non solo degli insegnanti, ma di tutti gli adulti che malamente si barcamenano per conoscere la propria, di personalità, avendone per lo più una visione assai ingannevole e ingannata, com'è tipico dei comuni mortali). E davvero il ragazzo deve conoscere bene la sua natura e la sua anima, perché ha consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti, utilizza gli strumenti di conoscenza per comprendere sé stesso e gli altri, per riconoscere e apprezzare le diverse identità, le tradizioni culturali e religiose, in un'ottica di dialogo e rispetto reciproco. Per di più chiede aiuto quando si trova in difficoltà e, ancor più mirabile prodigio, sa fornire aiuto a chi lo chiede
Naturalmente questa creatura consapevole, sensibile in sommo grado, altruista e tollerante, è anche un ottimo cittadino, che assimila il senso e la necessità del rispetto della convivenza civile 
Oltre a conoscere sé stesso e gli altri (con i quali altri si mostra assai rispettoso e tollerante, e il cielo sa che questo se lo deve imparare in proprio, perché di sicuro non sarà l'attuale umanità vivente ad insegnarglielo), questo meraviglioso ragazzo-mutante è anche capace di interpretare i sistemi simbolici e culturali della società. Inoltre le sue conoscenze matematiche e scientifico-tecnologiche gli consentono di analizzare dati e fatti della realtà e di verificare l'attendibilità delle analisi quantitative e stilistiche proposte da altri. Questa è una vera fortuna per gli insegnanti tutti, che finalmente potranno smettere di preoccuparsi non solo dell'attendibilità dei dati forniti dai libri di testo (tanto, ci penseranno gli alunni a individuare quelli che sono attendibii, separandoli da quelli che non lo sono) ma anzi impareranno finalmente a districarsi anche nella vita di tutti i giorni nell'ingannevole giungla di dati spesso manipolatorii con cui i mass media bombardano regolarmente tutti noi. Per l'Italia si apre finalmente una nuova era, e finalmente la smetteranno di cercare (con successo) di farci credere che Giulio Cesare è morto per il gran sonno.
Di conseguenza il possesso di un pensiero razionale di cui l'alunno è evidentemente dotato d'ufficio (e beato lui!) consente a questa schiera di nobili creature che presto allieteranno la terra di affrontare problemi e situazioni sulla base di elementi certi e di avere consapevolezza dei limiti delle affermazioni che riguardano questioni complesse che non si prestano a spiegazioni univoche. Fortunata creatura, in possesso di cotal bussola che gli permette di navigare nel nostro ingannevole mondo sventandone insidie e intrighi! Inoltre il meraviglioso individuo ivi descritto (che si spera acconsenta magnanimamente a soccorrere il suo assai sprovveduto corpo docente e lo aiuti  con spirito di carità nella via della conoscenza e della comprensione) osserva e interpreta ambienti, fatti, fenomeni e produzioni artistiche, oltre ad usare con consapevolezza le tecnologie della comunicazione per distinguere informazioni attendibili da quelle che necessitano di approfondimento, di controllo e di verifica e per interagire con soggetti diversi nel mondo.
Non più notizie e dati approssimativi o addirittura falsi! Basta con i complotti demoplutogiudaicomassonici per conquistare la terra, basta con i protocolli di Savi di Sion, non più leggende metropolitane o allarmi abilmente diffusi, niente più avvenimenti distorti dalla propaganda e dalla malafede: le nuove generazioni faranno finalmente piazza pulita di tutto il ciarpame di falsità e menzogne che ci circonda e decideranno e agiranno solo sulla base di quanto il loro pensiero razionale ha elaborato partendo da dati oggettivi e inoppugnabili, in barba a tutti gli sforzi per deviarli e ingannarli. Ai loro occhi limpidi e luminosi la Verità si rivelerà in tutta la sua nuda precisione.

Inutile farli continuare a studiare (tanto han già dimostrato abbondantemente di essere capacissimi di studiare da soli, senza l'aiuto dei loro docenti, che certo non avrebbero mai potuto insegnargli quel che loro stessi non sapevano): appena usciti dall'esame delle medie le agenzie di informazione di tutto il mondo faranno a botte per assicurarsi la prima mandata di queste nuove leve, con grande disperazione dei politici tutti. I più pazienti e meritevoli tra questi quattordicenni mutanti, invece, gestiranno corsi serali per adulti, cercando di trasmettergli almeno un po' delle loro eccelse capacità.

I primi drappelli di questa nuova umanità dovrebbero arrivare già a Gugno dell'anno prossimo. C'è ancora un po' da aspettare, ma senza dubbio ne vale la pena e anzi l'attesa accrescerà il piacere.
Con il loro arrivo, certo, gli insegnanti dovranno cercarsi un altro lavoro, essendo il loro divenuto del tutto superfluo. Ma tanto in Italia c'è molta campagna da ripopolare.