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domenica 16 agosto 2026

E c'è chi dice che faranno il ponte sullo Stretto...

Per tutta una serie di motivi è abbastanza difficile trovare in rete 
una foto del ponte sullo Stretto di Messina.
Questa è del ponte dell' 
Øresund  che ho sempre trovato molto bello.

Quest'anno ho pensato di far fare agli alunni della Seconda Rigenerata anche un po' di infrastrutture europee, per esempio il ponte dell' Øresund, il Canale sotto la Manica eccetera. E tutti gli alunni han fatto belle esposizioni; ultima tappa di questo fascinoso itinerario è stato il leggendario Ponte sullo Stretto di cui negli ultimi tempi si è parlato parecchio.
La coppia a ciò prescelta ha presentato allo schermo gigante il suo lavoro, molto ben fatto, e ha esordito raccontandoci che del mitico Ponte sullo Stretto di Messina si era parlato per la prima volta nel 1870, cosa che non sapevo.
Ci han parlato poi dell'ultimo progetto, dei problemi che comportava, delle discussioni che c'erano state a causa delle varie questioni geologiche e sismiche (per esempio il piccolo dettaglio che sotto c'è una faglia e Sicilia e Calabria continuano ad allontanarsi di un centimetro e qualcosa ogni decennio). Alla fine ci hanno presentato le immagini: il progetto comprende un passaggio per i treni e due o tre corsie per le macchine e non so che altro, comunque una roba molto sciccosa.
Dopo averli elogiati per il buon lavoro, le slide assai chiare eccetera e averli retribuiti con un bel voto sono passata a dare il mio contributo che era autobiografico - nel senso che io di questo ponte sento parlare da prima che i loro nonni si conoscessero, e gli ho raccontato un po' di passaggi: per esempio una Prima Pietra che Berlusconi pose più di venti anni fa con una lussuosa cerimonia e gran dispiego di telecamere, e che credo sia ancora lì a prendere aria in dignitosa solitudine, il gran parlare che se ne faceva quando ero bambina eccetera. E poi gli ho fatto ascoltare una canzone del 1979 che a suo tempo ebbe un discreto successo e che parlava (anche) del ponte sullo stretto con un distico che mi ha sempre fatto molto riflettere: E c'è chi dice che faranno il ponte sullo stretto / se la mafia approverà il progetto.
 
Nel 1979 dunque si parlava del ponte, e l'accenno era quasi casuale - né alcun ascoltatore credo abbia mai avuto problemi a capire di cosa si trattasse - perché l'argomento era, non tanto discusso, quanto comune e citato spesso in ogni dove. Alla boutade della mafia che sovrintendeva ai lavori ho riflettuto soltanto dopo, nel corso degli anni. Il ponte, certamente, è un buon boccone e la mafia aveva tutto l'interesse ad infiltrarsi nei vari appalti e infatti anni fa si parlò anche di questo rischio - che, a occhio, non mi sembra maggiore di quello che può correre qualsivoglia altra opera costruita in quelle zone e anche altrove. Ma se invece la mafia si fosse opposta? Perché l'opera la contrariava per un qualche motivo, magari legato a qualche interesse che aveva sui trasporti, oppure perché dubitava che l'opera potesse andare a buon fine viste appunto le problematiche geologiche?
Chissà.
Sta di fatto che, dopo l'ultima fiammata, di questo ponte al momento si è smesso di parlare - mi pare perché la Corte dei Conti non ha capito bene da dove avrebbero preso i soldi, che in effetti non è un dettaglio poi così irrilevante, ma non so se poi al governo hanno intenzione di provare a metterci una pezza in qualche modo o se han deciso di lasciar perdere, magari per altri motivi.
Ultimo dettaglio: mentre il cantante proclamava a gran voce l'importanza di non rompere le palle (che mi sembra di per sé un ottimo principio) la porta si è aperta e si è affacciato Urano, restando piuttosto perplesso dal testo che ascoltava. In realtà era venuto per chiedere non so cosa a non so chi, e avuta la sua risposta se n'è andato, e probabilmente aveva anche bussato ma non l'abbiamo sentito - voglio dire, tutto può essere. Sembrava comunque dispiaciuto di averci trovati allegri e ciarlieri invece che intenti a fare qualcosa di sommamente barboso.
D'altra parte, se non è più nella nostra classe, ha solo e soltanto sé stesso medesimo da ringraziare (grunt!).

domenica 5 luglio 2026

Rigoletto, ovvero sui genitori troppo apprensivi

Questa mamma gatta è estremamente protettiva. Forse troppo? Non necessariamente.

Dopo il perfido lockdown le abitudini delle famiglie di St. Mary Mead si sono fatte molto più casalinghe: laddove era consueto fare periodiche spedizioni di shopping e spedire in terza media i pargoletti ai cinema nel centro storico di Firenze, grazie anche ad un eccellente collegamento ferroviario, ormai il raggio d'azione e la frequenza delle spedizioni si sono molto ridotte, e poi si sa che per le compere c'è Amazon - insomma l'esperienza del teatro, che già era decisamente sporadica, sembra quasi sparita dai radar, e anche se la scuola ogni anno produce un simpatico spettacolino in coda al laboratorio teatrale (quest'anno addirittura in un vero teatro di paese con un vero palcoscenico) non mi sembra esattamente lo stesso che sperimentare uno spettacolo teatrale con tutti i crismi vissuto nella comoda parte di spettatore.
Così, mossa da nobile spirito missionario e da una simpatica serie di offerte di matinée a prezzi stracciati, ho cominciato a portare le mie classi al teatro del Maggio Musicale Fiorentino, vuoi perché con gli spettacoli musicali mi oriento meglio, vuoi soprattutto perché per noi provinciali raggiungere i più moderni teatri di periferia, che pure offrivano opportunità molto allettanti, è assai complicato senza pullmini*, mentre il Teatro del Maggio si raggiunge in pochi minuti dalla stazione centrale di Firenze. 
Quest'anno ho potuto contare su uno Schiaccianoci per la Prima, ma per la Seconda mi sono trovata davanti a due possibilità in un certo senso  equivalenti, ovvero due spettacoli tratti dal Rigoletto e dal Ballo in maschera. E qui provo a spiegarmi, anche se ai miei occhi di melomane è un discorso talmente chiaro che spiegarlo mi sembra quasi offensivo - ma magari chi passa di qui non si è necessariamente consumato gli occhi a studiare i delicati collegamenti tra musica lirica dell'Ottocento e politica del tempo.
Sul piano musicale e narrativo le due opere sono abbastanza diverse, ma hanno in comune un tratto: entrambe finiscono col tentativo, perfettamente riuscito nel Ballo e miseramente fallito nel Rigoletto, di uccidere un re che nel frattempo era diventato qualcosa di molto diverso da un re, per effetto della censura austriaca -che, come tutte le censure di ogni tempo e luogo, non ha mai avuto alcuna remora a coprirsi di ridicolo.
Il soggetto di Rigoletto è tratto da un dramma di Hugo intitolato Il re si diverte**. Il re in questione è Francesco I di Francia, che nel dramma riesce a complicare non poco la vita del suo buffone di corte tanto che il poveretto, esasperato oltre ogni dire, arriverà al punto di cercare di ucciderlo riuscendo invece a fare ammazzare la sua figlia, che voleva proteggere. 
La censura trovò il dramma immorale e soprattutto deprecava  l'idea di uccidere un re, perché davvero non era il caso di mettere in testa al pubblico strane idee in un periodo in cui ogni due per tre scattava qualche insurrezione, senza contare che in tempi ancora recenti un re di Francia era stato appunto ucciso e...
Verdi si seccò abbastanza: non gli pareva che il soggetto fosse per niente immorale e gli sembrava che la storia funzionasse benissimo proprio come se l'era immaginata Hugo, ma finì per accettare di trasformare il re di Francia in un Duca di Mantova ed evitò con cura di indagare sul perché l'assassinio di un duca italiano fosse meno improponibile di quello di un re di Francia.
Qualche anno dopo si cimentò poi con un libretto tratto da un dramma di Scribe che raccontava una versione piuttosto romanzata dell'assassinio (storico, avvenuto appunto durante un ballo in maschera) di Gustavo III di Svezia. Anche stavolta l'assassinio durante il ballo diventò accettabile solo dopo che il re era stato trasformato... nel governatore di Boston, che a quanto pare poteva essere ucciso senza troppi problemi. Già che c'era la censura trovò anche da ridire su un paggetto en travesti*** e cercò di trasformarlo in un armigero con voce di basso (probabilmente anche all'epoca stavano già in fissa per la grave questione del gender) ma su questo Verdi tenne duro e, vivaddio, Oscar rimase un soprano leggero.
Entrambe le opere si prestavano dunque a un approfondimento sull'importanza politica della musica durante il Risorgimento****, con tanto di ascolto di Va' pensiero e riflessione sul fatto che i re non si potevano uccidere mentre i governatori e i duchi magari sì; tuttavia, considerati attentamente gli intrecci e la brochure introduttiva della compagnia che aveva organizzato lo spettacolo, trovai che nel caso di Rigoletto si puntava abbastanza sul tema della reclusione di Gilda e della protettività piuttosto esasperata di suo padre Rigoletto - un tema decisamente attuale in un'epoca in cui bambini e adolescenti sono stressati da un forte eccesso di sorveglianza che si ingegnano in ogni modo per aggirare, non di rado con considerevole successo*****.

Questi spettacoli richiedono spesso un lavoro preparatorio in classe. Nel caso del Rigoletto  però si trattava solo di raccontare la trama ai ragazzi e di fargli fare un po' di ascolti di brani celebri - in questo caso di quattro dei moltissimi brani celebri dell'opera. La selezione puntava più sul duca di Mantova che su Rigoletto, e la versione richiesta era una delle moltissime dove il duca era Pavarotti, ovvero probabilmente il miglior duca di Mantova di tutti i tempi, assolutamente mirabile per la disinvoltura con cui maneggia l'altissima tessitura di un personaggio che della disinvoltura fa il suo punto di forza: dopo le prime note di Questa o quella anche il più sprovveduto studentello delle medie è perfettamente in grado di inquadrare il duca - uomo di sentimento e uso a impegnarsi con grande leggerezza, molto fiducioso sia nell'inevitabile effetto del suo fascino che nella sua gran fortuna - entrambe caratteristiche che non mancheranno di assisterlo facendolo uscire del tutto illeso da una trama assai ricca di sventure per tutti gli altri protagonisti. 
Benissimo per gli ascolti, dunque... ma la trama?
Raccontare un'opera lirica è sempre piuttosto complicato, specie se l'opera è di Verdi. Raccontarla a un gruppo di fanciulletti quasi del tutto ignari delle perversioni degli intrecci ottocenteschi, peggio che mai. Dopo averci pensato su decido di fare come gli organizzatori dello spettacolo e di puntare sul Duca di Mantova, che è una sorta di motore immobile della vicenda circondato da un nugolo di vespe impazzite che ronzano senza sosta per tre atti.
Così ho trasformato l'opera in una costellazione che ho disegnato alla lavagna: al centro Lui, poi gli altri.
Prima caratteristica: tutte le protagoniste lo amano, perfino Maddalena che si suppone abbia sviluppato un certo pelo sullo stomaco a forza di attirare uomini a casa perché il fratello Sparafucile abbia modo di ammazzarli a suo agio: anche con lei bastano due paroline dolci e ben cantate e già prega il fratello perché questa volta ammazzi il committente, invece della vittima designata******.
E già mentre disegnavo alla lavagna la costellazione mi accorgo di una cosa che non avevo mai notato: il Duca viene perfettamente descritto già nei primi dieci minuti dell'opera. Inizia chiacchierando con un cortigiano di una bella ragazza che sta cercando di farsi (ed è Gilda, la figlia di Rigoletto), subito dopo va a corteggiare la contessa di Ceprano sotto lo sguardo piuttosto risentito del marito, spiega poi a piena voce che questa o quella per lui pari sono e definisce la costanza come un tiranna del cuore morbo crudele predicando invece le gioie del libero amore. Subito dopo veniamo a sapere che ha anche un'amante più o meno ufficiale lì a corte. 
Nel secondo atto apprendiamo che ci ha pure una una legittima consorte che, molto saggiamente, quando gli vuol parlare manda prima un paggio ad avvisarlo, e infine nel terzo atto scopriamo che nei pochi giorni coperti dalla vicenda ha anche messo gli occhi su Maddalena. A tutte (tranne che alla moglie, che del resto non compare mai in scena) canta bellissime canzoni d'amore appassionate e tutte abboccano come carpe - compresa Maddalena che, a giudicare da quel che sappiamo di lei, un po' di mondo l'ha pur visto.
In più, durante le due ore e qualcosa che dura l'opera, lo vediamo sempre maravigliosamente involto in pasticci sentimentali ma mai, nemmeno per un minuto, intento ad occuparsi di alcunché che riguardi la gestione del suo ducato*******.

Più variegati i sentimenti che nutrono i personaggi maschili nei suoi confronti:  Rigoletto in parte lo ammira, in parte lo invidia e un po' lo detesta (insomma in un certo senso lo ama anche lui), i cortigiani notte e giorno sembrano ossessionati dalle sue tresche e mai cessano di leccarlo e di raccontargli pettegolezzi e di reggergli il candeliere, poi c'è Sparafucile che, vivaddio, di lui se ne frega e vuole soltanto contentarlo... ma comunque accetta per una volta di deviare dalla (sua) retta via e di risparmiarlo, e infine il duca di Monterone, padre molto contrariato dell'amante ufficiale, che non lo ama affatto ma si rassegna al fatto che, alla faccia della maledizione che gli ha lanciato, il Duca sia destinato a vita lunga e felice. 
E il Duca, si ama? Parrebbe proprio di sì: sembra assai convinto di essere molto, molto ganzo e niente di quanto succede nell'opera gli fa cambiare minimamente idea. Nel suo caso, l'arco narrativo proprio non esiste, e alla fine dell'opera è esattamente come quando lo abbiamo incontrato all'inizio del primo atto: lo sentiamo cantare il ritornello de la donna è mobile mentre ritorna a palazzo, beatamente ignaro di essere scampato alla morte - e non resta che concludere che Monterone ha ragione e che il Duca ha una fortuna sfacciata. 
Gilda non si fa problemi e ama tutti: suo padre, il Duca... nemmeno porta rancore a Maddalena, anzi stabilisce che, se perfino Maddalena, che è una donnaccia, prega per la vita del Duca, tanto più lei, Gilda, è tenuta ad aiutarlo. E lo aiuta. Con risultati che magari possono non sembrare pienamente positivi allo spettatore, ma lei ragiona in modo diverso e alla fine riesce a rimanere fedele al suo sogno - e a realizzare il sogno di quasi qualunque personaggio di Verdi, ovvero morire.
La classe esamina il campo di forze alla lavagna e discute. Naturalmente ben presto viene fuori la Grande Domanda che prima di loro si sono fatti intere generazioni di melomani: ma non è che Rigoletto si è messo nei pasticci da solo? 
"Se invece di tenere Gilda reclusa l'avesse lasciata libera di fare una vita normale, probabilmente lei e il Duca non si sarebbero incontrati mai".
"Possibile" convengo io "Ma avrebbe comunque incontrato qualcuno che le sarebbe stato dietro, magari il garzone di un calzolaio o un apprendista o roba del genere".
"E allora? Chiunque sarebbe stato meglio del Duca. Magari col garzone del macellaio sarebbe stata benissimo e avrebbe avuto una vita felice".
L'obiezione è molto valida, ma non so come spiegargli che Rigoletto non voleva solo evitare che Gilda si innamorasse del Duca di Mantova, voleva evitare che si innamorasse di chiunque. Non doveva contaminarsi (ma Gilda non è comunque tipo da farsi contaminare, muore innocente così come innocente è nata e vissuta).
Son cose difficili da spiegare a dei ragazzi di dodici anni, che comunque anche così hanno colto il centro della questione: in quelle condizioni, Gilda diventata una preda predestinata del Duca, e Rigoletto cercando di evitarlo ha manovrato in modo da rendere un incontro col Duca quasi inevitabile. 
Così, dopo aver convenuto con tutti loro che cercare a tutti i costi di evitare qualcosa è un ottimo modo per sbatterci contro le corna, passo agli ascolti, non senza avergli ricordato che parlare con i genitori è sempre importante******** che è poi la chiave dell'interpretazione dello spettacolo che vedranno di lì a un paio di giorni.

* che da qualche anno chiedono cifre abominevoli, e anche il comune di St. Mary Mead si è fatto assai più tirchio
** il quale dramma in verità aveva avuto a sua volta notevoli guai, tanto che era stato direttamente vietato. Hugo non la prese benissimo, e ci scrisse su una dissertazione lunga e fitta di argomenti secondo me più che validi.
*** chiamansi così i ruoli di giovani maschi cantati da contralti o soprani - per esempio Cherubino nelle Nozze di Figaro.
**** ma del resto, quando mai la musica non ha avuto una forte rilevanza politica? Davvero non c'era motivo che proprio il Risorgimento italiano facesse eccezione.
***** e qui si potrebbe discutere a lungo sul diritto del prigioniero a tentare la fuga e sulla singolare incapacità degli adulti di organizzare una sorveglianza ragionevole ma non troppo appariscente, che del resto è un tema tuttora molto attuale.
****** proposta cui Sparafucile ribatte indignato "Che diavol dicesti? Un ladro son forse? Son forse un bandito?" e se è pur vero che Sparafucile non è un ladro, purtuttavia per un uomo che uccide su commissione "bandito" non è una definizione del tutto fuori luogo.
******* al contrario del governatore di Boston del Ballo in maschera che, per quanto indubbiamente innamorato, è sempre occupatissimo con questioni politiche e amministrative.
******** e per la verità Gilda ci prova in diverse occasioni, ma Rigoletto è il classico personaggio che, almeno con sua figlia, non risponde mai alle domande che la poverina gli fa.

domenica 25 gennaio 2026

"Due etti di Groenlandia. Tagliata sottile, mi raccomando"


Per noi docenti di Geografia la Groenlandia è davvero una strana bestia.
Ci spiegano che si tratta dell'isola più grande del mondo.
"Ehm... e l'Australia?" chiediamo timidamente.
Ah no, l'Australia non è un'isola.
"Ma, veramente ci ha sempre dato questa impressione" proviamo a ribattere, sempre più timidamente.
No, l'Australia non è un'isola bensì una massa continentale.
E vacci a ragionare, se ti riesce.
Inoltre è un'isola che afferisce all'America. Geograficamente parlando, certo.
Su questo ci si mette tutti d'accordo con facilità. La vedi, laggiü, ë abbastanza vicina all'America (intesa come Canada, certo).
E' americana ma fa parte dell'Europa, perché appartiene... è un dominio... è... 
Insomma, a un qualche titolo fa parte della Danimarca. Del regno di Danimarca.
E con questa scusa finisce che spesso nei manuali delle medie non se ne parla quando si studia l'Europa (infatti essa fa parte dell'America) e nemmeno quando si parla dell'America perché è una roba danese.
Una delle mie classi più agguerrite a un certo punto decise di capirci qualcosa, e come sempre in questi casi andammo su Wikipedia.
Dove spiegavano con dovizia di dettagli che la Groenlandia era una repubblica, con il sovrano di Danimarca come capo di stato. E si autogovernava. A questo punto cedemmo tutti le armi e stabilimmo che va bene, per quanto ci riguardava la Groenlandia poteva essere quel che gli pareva e amen.*
Comunque, a forza di autogovernarsi, un bel giorno decise di uscire dalla UE tramite apposito referendum, ma in seguito considerò la possibilità di rientrarci per poi lasciar perdere.
Insomma, non è un territorio dei piü facili da comprendere, stante che la Danimarca è invece nella UE dalla notte dei tempi anche se non usa l'euro come moneta.

Qualche anno fa, credo nel 2019, Trump, anche allora presidente USA, durante una visita di stato chiese al re di Danimarca di vendergliela, così, come fosse un prosciutto. La risposta del re di Danimarca mi piacque assai: disse che questa storia di vendere territori era ormai fuori dal tempo e non si poteva più fare, e aggiunse che la Groenlandia non apparteneva alla Danimarca, ma ai groenlandesi. 
Di questa storia non si ricorda nessuno, o almeno non l'ho vista citare in queste settimane in cui di Groenlandia si è parlato davvero parecchio. Per me però è un ricordo vivissimo - era mattina presto e prendevo il caffè guardando le notizie sull'ANSA e non so davvero come avrei potuto inventarmelo.
Sta di fatto che da allora nessuna Terza passata tra le mie mani ha potuto esentarsi dall'ascoltare il racconto, un po' perché mi è sempre piaciuto molto dir male di Trump (che in questa storia ci faceva, come sempre, una figura miserrima da vecchio rincoglionito ma molto arrogante) e un po' per parlare bene del re di Danimarca, che invece ci faceva un'ottima figura di accortissimo sovrano costituzionale - ma anche per ricordare quel tempo assurdo dell'umanità in cui era normale comprare e vendere territori come fossero salumi. Per fortuna quel tempo era ormai lontano, e meno male. 
Quanto alla corona danese, scoprii poi che non era così immacolata e che nei confronti della Groenlandia aveva numerosi scheletri nell'armadio, anche se negli ultimi tempi aveva cercato di porvi rimedio.
Nella Groenlandia dunque abitano i groenlandesi (cui la Groenlandia appartiene) e siccome si tratta di un'isola molto grande ma non particolarmente ospitale, ce ne sono meno di 60.000, che si sostengono soprattutto con la pesca e l'esportazione del pescato - e il motivo per cui sono usciti dalla UE e non ci sono ancora rientrati è legato appunto alla pesca perché le normative UE non gli concedevano molto pesce da pescare. Tra l'altro, pescando in gran libertà, han finito per ridurre ai minimi termini i gamberi e adesso la loro pesca è severamente limitata, sperando che i gamberi colgano l'occasione per riprodursi un po'. 
Anche con la libertà di pesca però i groenlandesi non nuotano nell'oro, e il governo danese li sostiene con appositi fondi. Loro comunque anche così non sono molto soddisfatti e hanno un grosso tasso di alcolismo e un tasso di suicidi piuttosto alto.

Un anno fa, quando Trump si insediò come presidente USA, dopo essere stato nuovamente eletto a dispetto di ogni buon senso,  tra le molte cose assurde che disse c'era anche la stravagante teoria che la Groenlandia doveva appartenere agli Stati Uniti, che il Canada anche e lo stesso valeva per Panama, e che in più il Golfo del Messico doveva cambiare nome in Golfo d'America;  per un paio di mesi la rete pullulò di meme assolutamente deliziosi dove sontuosi orsi bianchi e miriadi di pinguini** perculavano Costui in lungo e in largo, ma in generale si pensò che tutte quelle sciocchezze sarebbero rimaste sciocchezze e niente più.
Così non fu, e la questione del Canada come 51° stato USA e della Groenlandia che doveva tornare agli USA, quasi che ne avesse mai fatto davvero parte, continuarono a riaffiorare in modo inquietante fin quando, all'inizio di quello che sembra destinato a passare alla storia come annus horribilis, tra una surreale operazione di prelievo in Venezuela e un Iran in rivolta cui venivano promessi "aiuti" non meglio definiti, Costui decise di occuparsi anche della Groenlandia, prima minacciando di occuparla, poi offrendosi di nuovo di comprarla e infine stabilendo che, costasse quel che costasse, la Groenlandia era assolutamente indispensabile per gli USA per salvarli... dai cinesi. I quali cinesi finirono per ribattere, piuttosto scocciati, che gli USA dovevano piantarla di tirarli in ballo per giustificare le loro smanie imperialiste. Peraltro, i cinesi in questione, avevano a suo tempo stretto un accordo commerciale con la Groenlandia (alla luce del sole e in modo assai legale) per le estrazioni minerarie, ma avevano finito ben presto per lasciar perdere perché le estrazioni minerarie in Groenlandia sono piuttosto complicate e insomma non valeva la pena perderci tempo e soldi. Perché in Groenlandia è un po' freddino e estrarre minerali laggiù è ancora piuttosto complicato, e per quanto il riscaldamento globale avanzi a grandi passi, laggiù continua ancora a fare piuttosto freddo.
Per una settimana si è visto e sentito di tutto, compreso Trump che offriva ai groenlandesi un non meglio definito bonus tra i 10.000 e i 100.000 dollari a persona*** e il governo groenlandese rispondeva no, grazie con toni via via sempre meno cortesi, così come sempre meno cortesi sono state le risposte della UE, del re di Danimarca e del governo danese.
Poi è calato un misericordioso silenzio (che si dispera sia duraturo, perché Trump ha una certa tendenza all'ostinazione, e si ostina in modo tutto particolare quandio le idee che ha sono particolarmente assurde) e da qualche giorno ci si occupa soprattutto della strana tendenza di certi corpi paramilitari a sparare alla gente per strada quando gliene punge vaghezza.
I meme sulla questione sono tornati, ma adesso li fa anche Trump sul suo account social, e i suoi sono particolarmente balordi e fanno sì ridere, ma per i motivi sbagliati.
E siamo tutti piuttosto preoccupati, in particolare i groenlandesi.

* da allora la voce di Wikipedia è un po' cambiata, e ho notato che non si parla più di repubblica
** che notoriamente in Groenlandia non ci sono se non ce li porti, perché di solito se ne stanno nell'Antartide. Ma questi son dettagli.
*** che non è poi questo granché considerando prima di tutto che a promettere si fa presto, ma soprattutto che lo welfare USA va riducendosi di guiorno in giorno e tanto per fare un esempio non comprende l'assistenza medica.

lunedì 19 agosto 2024

Con Valditara tu potrai / i musulmani fustigar (parte seconda: lo strano caso della scuola di Pioltello)

Com'è noto i Saraceni un tempo erano detti anche Mori
(da Kimono Cats on Cups)

In questo secondo post della miniserie dedicata al mio amato ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (qui c'è il primo) andrò a raccontare di come costui abbia deciso di intervenire contro lo strapotere della religione islamica nel nostro patrio suolo e, già che c'era, anche contro l'autonomia delle scuole.
Inizierò con la prima di due precisazioni, entrambe indispensabili per seguire la vicenda in tutte le sue implicazioni, e parlerò per prima cosa di messer Ramadan, causa involontaria e assai pretestuosa di tutta la vicenda.
Si tratta di una festa religiosa assai importante per il calendario islamico e dura 29 o 30 giorni, a seconda dell'anno, in un periodo scelto in base alle fasi lunari. Come tutte le feste del ciclo lunare (ad esempio la nostra Pasqua, collegata alla Quaresima e al Carnevale) è una festa mobile. Al contrario però della Pasqua cristiana, che è inserita in una forbice di tempo tra Marzo e Aprile e lì rimane sempre, il Ramadan può cadere in qualsiasi periodo dell'anno perché l'anno musulmano è più corto di una decina di giorni rispetto all'anno solare.
Durante il periodo del Ramadan chi lo osserva non può mangiare né bere durante l'arco della giornata e solo dal tramonto in poi si può rifocillare. Si tratta quindi di un periodo piuttosto debilitante sul piano fisico e sono previste una gran quantità di esenzioni per chi è in età di crescita, malato, anziano eccetera. La fine di questo periodo penitenziale prevede una grande festa che coinvolge tutti i fedeli, compresi quelli che il Ramadan non l'hanno potuto fare.
Tutto ciò non dovrebbe riguardare in alcun modo le scuole, almeno fino alla terza media compresa, perché bambini e giovinetti fanno parte delle categorie esentate dall'obbligo del digiuno diurno. In realtà qualche strascico arriva anche a noi perché abbiamo sempre qualche caso di ragazzini entusiasti che cercano comunque di praticarlo, il che gli complica abbastanza la vita soprattutto al momento degli allenamenti sportivi. Per quanto ne so, comunque, dopo qualche giorno i più lasciano perdere (con grande sollievo degli allenatori e, suppongo, anche delle famiglie).

La seconda premessa riguarda il calendario dell'anno scolastico in Italia, che è deciso in massima parte dalle Regioni; ogni scuola però ha un gruppetto di giorni di vacanza supplementari da distribuire come meglio crede e che di solito usa per consentire ponti o allungarne la durata, anticipare le vacanze di Natale, prolungare quelle di Pasqua eccetera, ma niente impedisce di piazzare per esempio un paio di giorni dopo la chiusa del quadrimestre, oppure per la Festa della Donna o qualsiasi altro giorno, o anche di piazzare i giorni tutti insieme per consentire a chi vuole di andare a farsi una settimana bianca senza perdere troppe lezioni. Roba così, piuttosto concreta.  
Il Collegio Docenti, in Maggio, vota la proposta di collocazione dei giorni di vacanza per l'anno successivo, con relative motivazioni didattiche, poi la palla passa al Consiglio d'Istituto (che di solito conferma senza batter ciglio) e infine il calendario viene pubblicato con apposita circolare. Il tutto avviene alla luce del sole e nel più pieno rispetto delle leggi di dio e degli uomini.

E veniamo infine al Grande Scandalo di Pioltello, che tanto starnazzìo ha causato e tante piume e penne ha fatto volare.
L'anno scorso l'Istituto Comprensivo* Iqbal Masih di Pioltello, piccolo comune dell'hinterland milanese che ha una discreta fetta di alunni di origine straniera, ha deciso di collocare uno di questi giorni in data 10 Aprile, in occasione della festa di fine Ramadan di quest'anno, quando buona parte della suddetta utenza di origine straniera se ne restava a casa con la famiglia a festeggiare. Tale sennato provvedimento puntava ad evitare di ritrovarsi le classi mezze vuote, che per gli insegnanti è sempre una gran scocciatura perché non sai mai bene cosa far fare a chi c'è. Del resto è anche possibile che in quell'occasione restasse a casa anche buona parte dell'utenza che con la religione islamica non aveva niente a che fare, perché "tanto a scuola in quel giorno non si faceva niente di che". Chiunque insegni, e anche parecchie persone che a insegnare non ci pensano nemmeno ma non sono state deprivate del buon senso da una genetica sfavorevole, converrà che si trattava di una buona idea - una sensatissima applicazione del motto chi schivare non può la propria noja /l'accetti di buon grado: un giorno di vacanza fa sempre piacere a tutti, ovunque sia collocato, né venivano lesi i diritti di alcuno.
Qualcuno** però deve aver pensato che quello era un eccellente pretesto per riproporre per l'ennesima volta il tema, carissimo alla Lega, dell'islamizzazione forzata imposta dagli immigrati a danno della religione cristiana, caposaldo dell'italica identità, ad uno stato debole e incapace di difendersi, e insomma quest'anno, stabilito che il tema di fantomatiche famiglie musulmane che cercavano di vietare il prosciutto a mensa a tutti gli alunni ormai appariva un po' logoro, il Qualcuno in questione ha mandato una segnalazione in proposito al ministro Valditara, che appunto della Lega fa parte, e che è stato ben lieto di cogliere al balzo la ghiotta possibilità di deprecare la deriva buonista della scuola verso gli immigrati.
Il grave caso è stato portato all'onore della stampa verso la metà di Marzo. Per primo è intervenuto il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture*** che ne ha parlato come di una scelta inaccettabile, contro i valori, l'identità e le tradizioni del nostro paese perché non è questo il modello di Italia e di Europa che vogliamo. Scopriamo così che i giorni di vacanza a disposizione del Consiglio di Istituto di una qualsivoglia scuola italiana devono essere accettati anche dal Ministro dei Trasporti, che evidentemente ha un dicastero dalle competenze assai vaste.
Il Ministro dell'Istruzione e del Merito****, invece di suggerire al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture di farsi una bella teglia di cavoli suoi invece di provare a intervenire nelle legittime scelte delle scuole, ha chiesto agli uffici competenti del ministero di verificare le motivazioni di carattere didattico che hanno portato a deliberare la deroga al calendario scolastico regionale e la loro compatibilità con l'ordinamento perché le scuole non possono stabilire nuove festività in modo diretto o indiretto ed era dunque suo dovere far rispettare la legge, la legalità, le regole (che forse gli sarebbe più facile far rispettare se ne avesse una idea almeno approssimativa), e a questo scopo ha stabilito di ordinare una ispezione alla scuola per controllare che tutto fosse in regola - che considerata l'assoluta inesistenza del problema, personalmente ho trovato una di quelle robe da lavare col sangue (molto sangue, aggiungo).
Tosto si sono scatenati gli opinionisti, in un rutilare di scioccherie degne davvero di miglior causa. Havvi chi ha stabilito solennemente che la cosa era molto grave perché le scuole non potevano istituire feste di loro iniziativa (che è senza dubbio vero, ma nessuno aveva istituito proprio niente), altri han proclamato che le scuole non dovevano avere una percentuale di stranieri troppo alta al loro interno, e non si capiva bene se  le scuole in questione dovevano provvedere a sopprimere gli stranieri in sovrappiù o accantonarli in qualche scatolone (a parte il dettaglio che buona parte di quegli "stranieri" erano nati o almeno cresciuti in Italia e quindi sono stranieri per modo di dire) e qualche volpe ha perfino rispolverato l'idea di una legge che metteva un tetto al numero di stranieri che potevano essere accettati in una classe - insomma, il solito ciarpame che circola sempre in questi casi.

I docenti della scuola Iqbal Masih non sono rimasti a farsi crescere l'erba sotto i piedi e hanno scritto lettere di protesta e rilasciato dichiarazioni ai giornali e alle televisioni eccetera chiedendo tra l'altro un aiuto al Presidente della Repubblica***** - che non si è fatto pregare più di tanto per intervenire e pochi giorni dopo ha mandato una lettera alla scuola esprimendo "vicinanza e calore" e tutto questo genere di cose.
L'implacabile ispezione aveva rilevato irregolarità nella formulazione della delibera con cui era stato stabilito il giorno di vacanza - qualcosa, immagino, a quel punto dovevano pur trovare, a costo di rivoltare la scuola come un calzino. La delibera è stata corretta, immagino con l'aggiunta di un paio di virgole e la riformulazione di una frase, e il giorno di vacanza confermato perché, onestamente, non c'era proprio modo di impedirlo con la legislazione attualmente in vigore. L'ineffabile ministro dell'Istruzione e del Merito si era detto soddisfatto perché erano state corrette le irregolarità della delibera e così si potevano chiudere le polemiche da lui definite velleitarie e pretestuose (ma va'?) - e anche lui, immagino, a quel punto qualcosa doveva pur dire, anche se forse un dignitoso silenzio poteva essere una scelta non priva di valore dopo tutte le sciocchezze dette in precedenza.
Come sempre in queste occasioni la Chiesa ha seguito la vicenda con garbo e discrezione, commentandola con savie parole atte a placare gli animi e osservando per inciso che i musulmani festeggiavano volentieri Pasqua e Natale godendosi le apposite vacanze e dunque non c'era niente di male se le scuole tenevano conto anche delle loro feste; il problema però era che gli animi non avevano alcun desiderio di farsi placare, e dunque le polemiche sono continuate per qualche settimana, anche grazie ad interventi piuttosto improvvidi del ministro ed hanno anzi conosciuto un tentativo di ripresa assai drammaticheggiato quando durante il ponte mancato del 1 maggio, dove alcuni ritenevano che sarebbe stato più opportuno collocare il giorno di vacanza, il tasso di assenze degli alunni è stato piuttosto alto (cosa piuttosto normale, in effetti).
Quanto al ministro, qualche giorno dopo ha lanciato una nuova crociata contro lo studio dei dinosauri a scuola che non ha però riscontrato lo stesso successo, forse perché non risulta da alcuna fonte a noi nota che i dinosauri in questione fossero musulmani.
La Lega ha dunque conseguito il suo scopo, che era chiaramente quello di lamentarsi sempre e comunque dell'esistenza dei musulmani in Italia, lamentela da portarsi avanti sempre e comunque a costo di sputare sulle leggi italiane e sulle scuole italiane che le applicano ma ciò nonostante e alla faccia loro la legge sull'autonomia delle scuole è stata rispettata.

La scuola è usa a queste tempeste da bicchier d'acqua che la scuotono con una certa regolarità e che si placano dopo qualche settimana. Io però sono rimasta molto irritata nel vedere così calpesta e derisa l'autonomia dei singoli istituti per i capricci di un paio di ministri intemperanti.

* chiamasi Istituto Comprensivo un curioso agglomerato di scuole dell'infanzia, elementari e medie che da qualche anno va molto di moda. Anche qui, tutta roba normata da apposite leggi.
** qualcuno della Lega, viene da sospettare
*** cosa c'entrano i trasporti con le vacanze votate dal Consiglio di Istituto della scuola di Pioltello? Non molto, sembrerebbe. Tuttavia il Ministro dei Trasporti dell'attuale governo ama molto avviare crociate contro lo strapotere islamico.
**** che, guarda un po' le coincidenze, è anche lui della Lega.
***** il quale presidente aveva conferito poco tempo prima una onorificenza ad una di queste insegnanti per l'impegno mostrato durante la pandemia

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris

venerdì 16 agosto 2024

Con Valditara troverai / la scuola in tutti i suoi viavai (parte prima)

L'attuale Ministro dell'Istruzione (e del Merito) è molto meno bello di questo pesce d'Aprile, ma non c'è dubbio alcuno che egli sia un perfetto Pesce d'Aprile.
Lui e le sue circolari.

Da dove viene il ministro Valditara?
Dalla Lega*.
Per quale motivo gli è stato assegnato un ministero?
Son misteri. Per ogni governo c'è sempre un piccolo (quando va bene) gruppo di persone cui viene assegnato un ministero per questioni di quote-partito, di amicizie influenti o vai a sapere. 
Qualche volta poi il vero motivo è che il ministro, per quanto sconosciuto ai più, vanta una ammirevole competenza in quello specifico dicastero.
Sembrerebbe di capire che il ministro Valditara non rientri in questa categoria di illustri sconosciuti, perché di scuola sembra sapere o capire veramente il giusto. Oppure fa finta, non so: perché alla fine nel ramo dell'Istruzione lavorano più di 900.000 docenti, e più di 700.000 sono di lungo corso. Possibile che non uno solo di loro sia in rapporti di amicizia e parentela col ministro e non possa intervenire ad evitargli certi interventi davvero fuor di luogo?
Senza contare che detto Ministro lavora al Ministero, dove senza dubbio qualcuno che sa qualcosa di legislazione scolastica c'è. Ma non tra i suoi consiglieri di fiducia, par di capire. 

E dunque, l''attuale ministro è stato messo nel dicastero dell'Istruzione (e del Merito, anche se in merito all'istruzione le sue competenze sono piuttosto esigue) con qualche oscura motivazione, oppure perché gli andava comunque assegnato un ministero e non sembrava il caso, visto il periodo che stiamo attraversando, di dargli gli Esteri o le Forze Armate. L'Istruzione in fondo è un ministero innocuo, e all'apparenza non c'è spazio per fare grossi danni se non ti metti in testa di fare  (o al governo decidono che devi fare) qualche Grande Riforma.
Stai lì, prometti di fare grandi cose, ogni tanto dici qualche sciocchezza oppure riempi qualche vasca di acqua calda e questo è quanto. 
Il ministro Valditara ha deciso di puntare sulle sciocchezze, più che sulle vasche di acqua calda; e siccome è un uomo di coscienza e non vuole mangiare alle nostre spalle limitandosi a scaldare la poltrona, di sciocchezze ne ha collezionate già parecchie. Ho deciso quindi di premiare questo suo attivismo dedicandogli non uno, bensì ben tre post - con la speranza che la mia sensibilissima coscienza non mi costringa a dedicargliene altri, ché ci sarebbero anche argomenti più interessanti di cui vorrei occuparmi.
In questa primo post quindi ripercorrerò quelle poche sue uscite che sono arrivate fino alle mie distratte orecchie, prima che si lanciasse nella Crociata Contro l'Istituzione della Festa del Ramadan.

A pochi giorni dal suo insediamento il ministro decise di mettersi in mostra affrontando un tema fresco e nuovo, ovvero quello dell'uso dei cellulari in classe, e a tal scopo  provvide ad emanare apposita circolare; di cotal circolare a dire il vero non si avvertiva soverchia necessità, dato che si limitava a ripetere quanto detto sin dal 1998, e cioè che non era consentito agli studenti l'uso del cellulare per cazzi propri durante le ore di scuola. E grazie tante.
Visto che era a ripetere il già detto, in quella circolare si aggiungeva che L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”. Insomma l'uso del cellulare in classe è vietato tranne quando è consentito. E, di nuovo, grazie tante. 

La storia in realtà ha anche un seguito, perché il Nostro, in non so quale trasmissione televisiva, qualche tempo fa dichiarò che l'uso del cellulare in classe sarebbe stato vietato anche se usato a fini didattici, e il divieto esteso anche ai tablet; tutto ciò serviva principalmente a fare scena perché in classe l'insegnante si muove in libertà, anche se col limite inderogabile del codice civile e penale e naturalmente il vincolo della Costituzione, ma se decide di coltivare fagioli o incenso, di fare collage e mosaici, di parlare di demografia o di traffico internazionale di droga e quant'altro, purché lo faccia a fini didattici è nel suo pieno diritto - e infatti spesso lo fa. E' raro che gli insegnanti di geografia coltivino fagioli a scuola e che Scienze Motorie metta le sue classi a lavorare con pietre, riso o pezzetti di carta colorati per fare mosaici, ma mai dire mai. Per tacere del fatto che ci sono da tempo classi 2.0 dove l'uso del tablet non solo è consentito ma pure obbligatorio, e anzi i tablet in questione sono pagati proprio dal Ministero.
Incurante (o forse ignaro) di ciò in una nota ufficiale del 24 Febbraio 2024 il Ministro ha mandato a dire  che nelle linee guida in via di pubblicazione l'uso del cellulare in classe viene sconsigliato anche se è per fini didattici. Di più non si poteva fare e alla fine lo sconsiglio, anche se personalmente lo trovo abbastanza fuor di luogo (chi sei tu, per dirmi cosa devo fare in classe?) è, appunto, uno sconsiglio e niente di più**.

A Dicembre del 2022 c'era poi stata una sortita sull'umiliazione come fattore indispensabile di crescita che aveva suscitato un certo, comprensibile, disappunto: tutti sappiamo che l'umiliazione è talvolta inevitabile nelle alterne circostanze della vita e può talvolta produrre effetti positivi, se corroborata da adeguata riflessione ed introspezione; l'idea però di utilizzarla deliberatamente a scopi educativi evoca istantaneamente ricordi legati al buon vecchio olio di ricino e insomma non è stata percepita come un consiglio dei più opportuni; ci fu un certo brusìo di sottofondo e il Nostro quasi subito circostanziò, precisò, fece capire che era stato frainteso eccetera. Vivaddio, non mi risulta si sia impegnato a mettere nelle linee guida una esortazione agli insegnanti a usare in classe l'umiliazione a scopo didattico (ma, anche lì, mai dire mai).
Ci sono state diverse di queste tempeste da bicchier d'acqua, alcune della quali proprio da bicchier d'acqua non erano, e di solito sono sempre finite con il Nostro che spiegava, circostanziava e assicurava di essere stato frainteso. Il mondo della scuola comunque non le ha gradite e nelle Sale Insegnanti serpeggia verso di lui una certa qual irritazione da cui anch'io non posso dirmi del tutto esente.

Questo Natale infine è ritornato un tormentone ricorrente, ovvero la Scomparsa del Presepe dalle Italiche Scuole. Uno dei partiti di governo ha infatti presentato un disegno di legge intitolato niente meno che al Rispetto e tutela delle tradizioni religiose italiane che a quel che è trapelato del testo sembra un triste monito per tutti noi sugli effetti dovuti a un eccessivo uso di bevande ad alto contenuto alcolico.
Partiamo dalla presentazione della legge:
Alla garanzia costituzionale di libertà di religione e di culto non corrispondono né la facoltà, né tantomeno il dovere di ricusazione dei simboli religiosi, storici e culturali, i quali sono espressione valoriale della tradizione identitaria del popolo italiano. Consentire la trasformazione delle sacre festività cristiane in altra anonima tipologia di celebrazione costituirebbe una discriminazione nei confronti degli alunni e delle rispettive famiglie praticanti la religione maggioritaria oltre che un attentato ai valori e alla tradizione più profonda del nostro popolo. Si rende dunque necessario un intervento legislativo che impedisca a taluni dirigenti di istituzioni scolastiche, universitarie di cancellare o chiamare in altro modo le celebrazioni e tradizioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana.
Sarebbe interessante capire di che accidenti stanno parlando, dal momento che non risulta che alcun Dirigente Scolastico abbia mai cercato di cambiar nome alle feste di Natale e di Pasqua. Si racconta bensì come in alcuni ambienti stia vagamente affermandosi una certa tendenza a parlare di generiche "feste" e perfino di "Stagione delle feste" in zona Natale, con l'intento di non vincolare alla parte religiosa di cotali feste chi religioso non è, ma nella scuola questa tendenza non ha ancora dato particolari segni, e mi sembra che qui in Italia abbia attecchito in modo davvero marginale anche fuori dal mondo della scuola.
Ma torniamo al disegno di legge, che nell'articolo 2 dice che negli istituti di istruzione pubblici è fatto divieto di impedire iniziative promosse da genitori, studenti o dai competenti organi scolastici, volte a proseguire attività legate alle tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana, come l'allestimento del presepe, recite e altre manifestazioni ad essi collegate al fine di ricordarne il loro profondo significato di umanità e il rapporto che le lega all'identità nazionale italiana e per impedire tutto ciò il Ministero dell'Istruzione stabilirà apposite sanzioni.
Tutto ciò non ha alcun senso: se le iniziative in tal senso saranno promosse dai competenti organi scolastici non si capisce davvero perché i suddetti competenti organi scolastici dovrebbero prima avviarle e poi impedirne il regolare svolgimento, al solo e unico scopo di complicarsi vieppiù l'esistenza, mentre se sono avviate da genitori o studenti, potranno svolgersi solo dopo apposita approvazione dei competenti organi di cui sopra (ovvero Consigli di Istituto, Collegi Docenti e Consigli di Classe) che, dopo averle approvate, vieppiù non si capisce perché dovrebbero impedirle. Anche se ogni tanto** qualche politico diffonde la leggenda di Dirigenti Scolastici che vietano l'allestimento di presepi, per quel che mi risulta si tratta sempre e comunque di leggende metropolitane che vengono sempre e regolarmente smentite.
Di fatto, copo la tempesta di Dicembre del disegno di legge non si è più saputo niente - sperando caldamente che non riemerga stile torrente carsico verso la fine del Novembre prossimo venturo. 
Come spesso succede in questi casi, la Chiesa romana cattolica e apostolica ha portato le uniche parole sensate sulla deplorevole vicenda, non per bocca di qualche sacerdote alternativo ma facendo parlare il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e noto per essere persona abbastanza allineata al pensiero cattolico più ortodosso, che ha parlato di inclusione, rispetto delle altre credenze e ha sintetizzato il tutto spiegando che il presepe non si può imporre per legge, rischia di diventare antipaticoricordando garbatamente come l'approccio alla religione cattolica in Italia sta cambiando (ovvero che l'identità nazionale italiana non è più così strettamente collegata alla religione cattolica).

Non parendo che la questione del Natale a scuola fosse stata trattata con sufficiente spazio, il ministro Valditara ha ritenuto opportuno mandare il 21 Dicembre dal sito del Ministero una lettera a tutto il personale scolastico che era una vera sviolinata sullo spirito del Natale, l'importanza dello spirito del Natale e l'effetto positivo e fecondo del vero spirito di Natale nel costruire un mondo migliore; e per carità, non metto in dubbio la bontà dell'intenzione, ma confesso di aver trovato l'epistola piuttosto pallificante: alla fine, puoi chiamarlo Spirito del Natale, oppure buonismo, oppure buona volontà, ma di fatto non è una cosa strettamente collegata al Natale e puoi ben praticarla anche se per te Natale è solo un nome proprio di persona.

Tuttavia dopo il Natale (abbastanza dopo, quest'anno) è arrivato il Ramadan (continua...)

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris

anche perché non riesco a immaginare quale mai altro partito, per quanto male in arnese, avrebbe voluto prenderselo.
In realtà, come spiega Pellegrina in un lungo ed esaustivo commento, il percorso politico di Valditara è stato più complesso di quel che credevo, e soprattutto l'uomo si è già occupato più volte di scuola.
** ma su questo tema c'è stato un seguito, che sarà il tema del terzo post della miniserie.
*** ovvero una o due volte all'anno, guarda caso in corrispondenza delle feste di Natale e di Pasqua.

domenica 28 luglio 2024

Una campagna elettorale ricca di imprevisti (ma con meno gatti del dovuto).

Il signore qui raffigurato è candidato alla vicepresidenza USA.
Per una serie di motivi che vado a spiegare, i gatti non lo apprezzano.

Quest'anno, a Novembre, si vota per la presidenza degli Stati Uniti d'America.
Si tratta di una elezione molto importante ma anche lunga: la campagna elettorale dura un anno e prevede un rituale molto complicato che in tanti seguono con grandissimo interesse sin dai suoi primi passi.
Quest'anno, per la verità, si presentava come una roba piuttosto deprimente e che non scaldava molto i cuori. Entrambi i candidati sono personaggi abbastanza noti perché hanno già ricoperto il ruolo di Presidente, e nessuno dei due è particolarmente giovane. Uno di loro poi è un personaggio piuttosto stravagante e umorale e si era particolarmente distinto il 6 Gennaio del 2021 appoggiando un tentativo di colpo di stato a suo favore, mentre l'altro era ritenuto da molti un po' soporifero.
Per quanto soporifero però aveva numerosi sostenitori che ritenevano avesse fatto bene la sua parte negli ultimi quattro anni. Tuttavia qualche settimana fa, nel corso del primo confronto in televisione, ha dato l'impressione che l'età stesse presentando un conto piuttosto salato.
Abbiamo così assistito all'insolita circostanza di un partito che discuteva apertamente se il suo candidato doveva o no fare il cosiddetto "passo indietro", rinunciando alla candidatura - che in effetti non era ancora stata ufficializzata.
Nel bel mezzo della discussione, resa più complicata dal fatto che cambiare un candidato uscito vincitore alle primarie non era facile come cambiarsi la cravatta per sceglierne una più intonata alla camicia e da una certa difficoltà a trovare un degno sostituto visto che le primarie in questione erano state ben poco combattute**, durante un comizio un ragazzo ha sparato addosso al candidato più umorale, riuscendo quasi a centrarlo ma, a conti fatti, limitandosi a graffiarlo a un orecchio, con grandissimo spargimento di sangue ma infliggendo pochissimo danno fisico al suo bersaglio umano. Il candidato non si è fatto prendere dal panico e ha brillantemente reagito, tra le acclamazioni dei suoi sostenitori. 
In tanti stabilirono che di conseguenza avrebbe vinto le elezioni - era ormai scritto nelle stelle - mentre altri discutevano se tutto quanto era o non era stato un abile complotto per attirare su di sé l'attenzione. Volendo si può pensare di tutto naturalmente, ma, come dire, visti certi precedenti di cui purtroppo gli USA sono pieni, e considerate le circostanze, la cosa davvero non appare molto credibile.
Per motivi che sfuggono alla mia debole mente, già dal primo giorno dopo l'attentato il partito del candidato umorale ricevette enormi donazioni a finanziamento della campagna elettorale, mentre l'altro candidato vide altrettanto improvvisamente ridurre il fiume delle donazioni per la sua campagna, che da fiume diventò un rigagnolo di scarsa entità. E tutto ciò fu motivo per ampie riflessioni da parte di tutti.
Pochi giorni dopo l'attentato il partito del candidato più umorale fece la sua brava convention e lo nominò ufficialmente candidato alla presidenza. In quell'occasione costui scelse anche il suo vicepresidente: un ragazzo piuttosto giovane, con un passato politicamente piuttosto variegato che dopo aver avversato con gran convinzione il candidato umorale, da un giorno all'altro era diventato un suo accanito sostenitore.
Pochi giorni dopo l'altro candidato, quello a cui nessuno ha sparato, non trovò di meglio da fare che prendersi il Covid, che ormai è anche una cosa abbastanza fuori moda.
Ad ogni modo il Grande Vecchio approfittò della malattia per riflettere sulla situazione, si consultò, meditò e poi pubblicò una lettera su un social*** spiegando che si ritirava dalla competizione e proponeva di candidare invece la sua vicepresidente.
Costei era per molti una perfetta sconosciuta che in questi quattro anni non ha avuto molte occasione per mettersi in mostra. Infatti l'incarico di vicepresidente negli USA è una specie di incarico-caucciù dove a volte fai la calza per quattro anni mentre in altri casi lavori parecchio. Dipende dalle circostanze e dalle scelte del presidente - di fatto l'unico vicepresidente di cui ricordo il nome è Bush padre, che per otto anni fece da vicepresidente a Reagan e che veniva nominato molto spesso nei notiziari perché era andato di qua e di là e aveva fatto e aveva detto. In realtà ci dicono che anche il candidato che si è da poco ritirato, e che aveva fatto da vicepresidente a Obama, era stato scelto perché era un abile politico di lungo corso e avrebbe potuto consigliare Obama su come gestire il Congresso, che conosceva meglio delle sue tasche; sta di fatto che lavorò molto ma all'estero non era particolarmente noto, o per meglio dire in tanti abbiamo saputo della sua esistenza in vita solo quando decise di candidarsi alla presidenza, cinque anni fa.
Comunque sia la vicepresidente in questione (la prima, nella storia degli USA) rientra a pieno titolo nella categoria dei vicepresidenti che han passato il tempo a fare la calza, ma tutti, appena sentirono il suo nome, che fino al giorno prima era oggetto di scarsissimo entusiasmo, scoprirono di amarla follemente e le donazioni ricominciarono ad arrivare: un fiume di soldi ma formato da tantissime piccole donazioni (pochi dollari, per intendersi) e ognuna di quelle donazioni corrispondeva evidentemente a una ferma intenzione di voto. 
Qualcuno allora cominciò a considerare che il candidato vecchio e intontito aveva fatto una scelta piuttosto interessante perché costei presentava un profilo completamente diverso: il vecchio candidato è anziano, maschio, bianco e moderato oltre che politico di lungo corso, mentre la nuova candidata ha vent'anni meno, è femmina e niente affatto bianca pur non essendo nemmeno nera: si tratta infatti di un interessante incrocio pluricontinentale di madre indiana e di padre giamaicano, con una carriera che si è svolta soprattutto nella magistratura e non è nemmeno troppo moderata. Insomma, una novità vera, non semplicemente un nome diverso.
Col fatto di avere solo sessant'anni, ancora da compiere, inoltre la signora in questione ha istantaneamente invecchiato l'altro candidato, quello umorale, che a conti fatti ha solo tre anni e mezzo meno del candidato vecchio, e non è che li porti poi tanto tanto bene.
Com'era prevedibile i sondaggisti, al grido di "Piatto ricco, mi ci ficco", han cominciato a sfornare sondaggi come se piovesse e ogni mattina possiamo leggere di un sondaggio che dà regolarmente una distanza da uno a tre punti di un candidato sull'altra (o di una candidata sull'altro, a scelta); il che lascia il tempo che trova perché tre punti rientrano nella percentuale di errore di qualsiasi sondaggio - fermo restando che sui sondaggi per le elezioni dei presidenti USA mi sono fatta una ben precisa idea ai tempi in cui la favoritissima Hillary Clinton perse contro il candidato umorale.
Il candidato umorale comunque è rimasto assai spiazzato e al momento, a parte coprire di insulti la concorrente non ha saputo dire granché. In compenso il suo vice... ecco, il suo vice ha tirato fuori, o meglio rispolverato una vecchia definizione che aveva usato quattro anni fa, quando la signora in questione era candidata come vicepresidente. Spiegò che si trattava di "una gattara infelice e senza figli", sostenendo poi che siccome era infelice voleva rendere infelici anche gli altri.
Non sono riuscita a capire se ha di nuovo detto quell'infelice frase o se i giornalisti sono andati a ripescarla. Sta di fatto che la frase è lì, e ha fatto il giro del mondo, scatenando le ire di molte donne e, sospetto, anche di molti gatti. Personalmente trovo che sia stato un grosso errore di strategia, perché mettersi contro il Cat Power non è sciocchezza da poco di questi tempi. Non dico che basti a bucare irrimediabilmente una campagna elettorale, ma in cuor mio lo sospetto.
La Grande Ragnatela infatti  si è già mossa e su Facebook abbiamo un gruppo dedicato appunto alle gattare che sostengono Harries:_
E anche i gatti sono scesi in campo, grazie a Allan Janus:
Una cosa però mi ha colpita: Internet non presenta alcuna prova che la signora in questione sia particolarmente gattara: non ho trovato foto in cui si abbia vicino un gatto né notizie che rivelino che a casa sua tenga almeno un soriano.
Vedremo.

Nel frattempo, se volete fare una donazione, di qualsiasi tipo, abbiamo anche  l'indirizzo del candidato alla vicepresidenza e quindi potete spedirla senza problemi.

* dove "umorale" è da intendersi come eufemismo per "isterico, irritante, suonato e ipercomplottista". No, non una di queste cose a scelta: tutte quante insieme. 
** in quei giorni si è parlato molto di Michelle LaVaughn Robinson Obama, che a quanto ho capito sarebbe stata molto apprezzata. L'unica che non ha detto mezza parola sull'argomento è in realtà proprio la signora in questione, che non ha mai dimostrato la benché minima inclinazione a imbarcarsi in cotale impresa. Suppongo che due campagne elettorali da First Lady le siano bastate e avanzate.
*** ebbene sì, ormai questo tipo di dichiarazioni si fanno sui social. Resta da capire a cosa serve mantenere un ufficio stampa.