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venerdì 4 luglio 2025

4 Luglio - Indipendence Day

Un bel gattino patriottico festeggia il Quattro Luglio

Il 4 Luglio 1776, nella Convenzione di Philadelphia, venne letto e sottoscritto un documento  decisamente innovativo, noto come The unanimous  Declaration of the thirteen united States of  America ispirato ai più puri principi dell'illuminismo, in cui le tredici colonie inglesi in suolo americano dichiararono, appunto, la loro ferma intenzione a indipendentarsi dal regno di Inghilterra e di vivere d'ora in poi come meglio gli aggradiva.
Erano altri tempi: oggi la pubblica lettura di cotal documento sarebbe ripresa dalle emittenti televisive e trasmessa quasi in tempo reale a tutto il mondo, e nel giro di mezz'ora il sovrano inglese di turno e il capo del governo inglese sarebbero stati sollecitati da orde di giornalisti in cerca di reazioni e dichiarazioni di intenti. 
All'epoca però il mondo era diverso: non c'erano televisioni, né telefono né telegrafo e le notizie viaggiavano con tempi più lunghi. Immagino che passassero intere settimane prima che la notizia varcasse l'oceano e che da Londra cominciassero a riflettere su come reagire all'assai impertinente annuncio.
Tale documento dichiarava, con sobria e altera sicurezza:  
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.
Entrava così nel linguaggio politico ufficiale un concetto nuovo: la felicità come diritto di tutti gli uomini, da perseguire in una ricerca individuale, anche cercando un governo che la favorisse e non più da aspettare come gentil concessione di un sovrano incaricato di governarli  da Dio in persona; e poi c'era il concetto dei diritti inalienabili, che anche quello era piuttosto innovativo.
Le idee dell'illuminismo per essere applicate in Europa, dove pure erano state faticosamente elaborate, dovettero prima varcare l'oceano. Le tredici ex-colonie (ex per volontà loro, non perché la cosiddetta madrepatria lo avesse benignamente concesso) si diedero una agenda politica del tutto innovativa e, con qualche inciampo e difficoltà, riuscirono a portare la nave in porto nel giro di qualche anno.
In Europa commemoriamo soprattutto il 14 Luglio di ventitré anni dopo, ma senza voler togliere niente all'eroico popolo parigino, e soprattutto alla bella e ardita  Mademoiselle Oscàr, l'attacco di malumore di una folla esasperata parla meno al mio cuore di un gruppo di gentiluomini che leggono un testo davvero rivoluzionario per l'epoca fondando uno stato diverso da tutti gli altri esistenti all'epoca senza chiedere il permesso a nessuno.,

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e oggi la gloriosa Costituzione degli Stati Uniti d'America mostra vistose crepe, mentre gli USA stanno diventando, nemmeno molto lentamente, una democratura, col consenso di buona parte della popolazione.  Il tempo ci dirà se il processo si mostrerà irreversibile, almeno a tempi brevi, o se la prima repubblica moderna riuscirà a riprendersi la gloria passata. Nell'attesa, voglio commemorare un giorno che è stato davvero speciale nella storia.

mercoledì 12 luglio 2023

Educazione civica - Meno male che Argo c'è

Penelope lavora con pazienza alla tela che tosto disferà.
Allo stesso modo, e con risultati assai simili, l'insegnante delle medie di St. Mary Mead compila il registro Argo.
Sono ormai passati tre anni dall'introduzione di quella  materia che, ormai da un ventennio, il Ministero decide periodicamente di reintrodurre  dopo un piccolo restyling e che attualmente porta il nome, non nuovissimo in verità, di Educazione Civica.
La legge era stata fatta un po' con i piedi ma alla prova dei fatti si è dimostrata piuttosto praticabile; perciò a St. Mary Mead ci siamo organizzati, abbiamo fatto il nostro bravo curriculum e abbiamo continuato a svolgere il nostro onesto lavoro su ecologia, informatica e istituzioni e regolamenti vari. 
Dopo attenta riflessione posso dire che l'insieme presenta anche degli aspetti positivi: per esempio quando ho voglia di occuparmi un po' dei massimi sistemi invece che della solita routine lo faccio senza alcun tipo di rimorso, con la scusa che "comunque dobbiamo fare le nostre trentatrè ore di Civica, giusto?". Per Geografia i temi ambientali e sociali non mancano di certo, per storia c'è lo studio dei vari sistemi di governo e legislativi con annessi e connessi, i flussi migratori, il colonialismo, lo sviluppo dei vari diritti eccetera. Per Italiano, ci sono autentiche valanghe di testi, anche ad altissimo valore letterario, che trattano temi sociali di vario tipo.  Ma tutte le materie hanno infinite possibilità: i regolamenti sportivi per Fisica, le statistiche per Matematica, la sostenibilità per Tecnologia... Insomma, il problema è soprattutto quello di darci un taglio a un certo punto e andare avanti col programma, non certo quello di trovare argomenti per riempire le trentatré ore che la legge ci richiede..
Di fatto ne facciamo parecchie di più, e alla fine dell'anno vengono fuori dei numeri che vanno dalle 50 alle 90 ore per classe.
Tutto bene dunque?
Ebbene no, non proprio tutto bene. La colpa però non è del Ministero o della legge; o almeno, non del tutto.
Le ore esclusivamente di Educazione Civica infatti sono rarissime: se, poniamo, Spagnolo decide di dedicarsi alla famiglia reale con relativa parte istituzionale (lezioni piuttosto utili perché, oltre a un po' di cronaca e di storia includono anche i nomi delle parentele e qualche termine legale e istituzionale, ovvero lingua spagnola) la lezione è di Spagnolo, il programma è di Spagnolo e nel registro elettronico...
I primi due anni abbiamo chiesto invano ad Argo di fornirci della materia di Edicazione Civica, e in mancanza di quello ci arrangiavamo tenendo una tabellina con gli argomenti e le date delle lezioni che allegavamo poi alla relazione finale.
Quest'anno, finalmente, il nostro amato registro Argo si è degnato di aggiungere Educazione Civica alle materie.
La procedura però non è delle più pratiche: l'insegnante di Spagnolo segna la lezione di Spagnolo, poi segna in contemporanea anche l'ora di Educazione Civica, e riscrive l'argomento della lezione, e se poi fa una verifica sull'argomento deve segnare la prova per Educazione Civica e anche i voti inserendoli per Spagnolo e per Civica - insomma, lavoro doppio. Che è una colossale scocciatura e porta via il suo tempo. Diciamoci la verità, con il registro su carta sarebbe stato più comodo.
Succede così che spesso l'insegnante segni le ore e voti per la sua materia e poi dica tra sé "Oggi non ho tempo, la duplicherò in un altro momento". E succede assai spesso che "l'altro momento" non arrivi mai e anzi che l'insegnante si dimentichi completamente che deve rifarlo. E davvero la cosa è più che scusabile perché Argo è assai lento e farraginoso da compilare, e se poi le ore le devi segnare due volte e due volte i compiti scritti con relativi voti, e due volte pure le interrogazioni, il rimpianto per le ore sprecate ad aprire e chiudere e rientrare e ri-rientrare si trasforma facilmente nel classico lamento "Ma queste ore che spreco a fare e disfare la tela, chi me le restituirà mai?". Ahimé, nessuno, perché è cosa nota che il tempo sprecato non torna più indietro.
Consapevole di questo, ho aperto la solita tabella degli anni precedenti sulla piattaforma dicendo ai colleghi "Compilatela lo stesso, così a fine anno saprete già quando avete fatto le ore, e per me quando faccio la relazione di fine anno sarà più semplice scrivere la parte su Civica". Mi è venuto in mente di dare sì strampalato consiglio, all'apparenza farraginoso, perché c'erano stati diversi problemi anche negli anni precedenti.
Risultato quasi inevitabile: la tabellina l'ho compilata solo io e un altro collega.
Arrivata dunque a fine anno ho fatto sì come prevedeva la trafila: ho chiesto le ore di Civica al registro... e ne sono arrivate quaranta. 
"Che strano" mi sono detta "Avrei giurato che ne avessimo fatte di più". Chiacchierando, infatti, era venuto fuori che era stato fatto questo, quest'altro e quest'altro ancora; ma lì invece risultavano soltanto le mie ore e quelle di Fisica, più  un paio di cosucce sparse qua e là - guarda caso, proprio le ore che risultavano anche dalla tabella della piattaforma.
Così ho scritto una letterina garbata ai colleghi dicendo "Ma non è che per caso qualcuno di voi, qualche volta, si è dimenticato di?".
Gran parte dei colleghi si è cosparso il capo di cenere e ha promesso di rimediare al più presto, ma alla fine dell'anno gli impegni sono tanti e qualcuno più distratto non ricordava nemmeno quando le aveva fatte, queste ore, e non era così sicuro delle verifiche. Già che ci siamo aggiungo che, se trascrivere due volte le lezioni è una gran palla, trascriverle dopo essersi scorsi il registro di tutto l'anno è una palla inenarrabile - e siccome alla fine dell'anno scolastico le cose da sistemare a livello di scartoffie sono veramente parecchie, sospetto che qualcuno abbia fatto un lavoro decisamente incompleto soprattutto a livello dei voti. In particolare Arte, che di ore di Civica so che ne ha fatte una valanga, trovandosi con nove classi da riguardare ha rimandato fino all'ultimo e nella mia classe risulta non aver fatto quasi niente. Anche così comunque è risultato un carnet di 68 ore, per quanto incompleto. Il fatto però che su 68 ore ci siano solo quattro voti di Civica per quadrimestre per alunno è, ammettiamolo, un tantino sospetto.
Ultimo ma non del tutto insignificante: da sempre da noi circola la stravagante teoria che il voto di Civica dovrebbe essere compatibile con la valutazione di condotta, e regolarmente agli scrutini qualcuno cerca di abbassare o alzare i voti in tal senso.
Ora, finché si tratta di alzare posso anche far finta di niente, ma abbassare un voto di materia per una motivazione così campata in aria e che non trova nessun riscontro in nessun punto della legge mi ha sempre molto contrariato - tanto più che quegli eventuali voti alti non sono piovuti dal cielo, ma glieli abbiamo dati noi, e se glieli abbiamo dati vuol dire che corrispondono a una prova positiva. Pòle un alunno indisciplinato, scortese o scorretto verso i compagni avere dei voti alti in questo o in quello? E se non pòle, dove sta scritto che non pòle? Per quale motivo un ragazzo indisciplinato, scortese o scorretto con i compagni non potrebbe avere una buona conoscenza delle istituzioni o una raffinata coscienza ecologica? Chi ci dice che non sarà proprio l'alunno indisciplinato e scortese che un giorno inventerà qualche meraviglioso sistema di ricavare energia pulitissima a costo infimo o, sviluppando la sua personalità, non condurrà mirabili battaglie per i diritti umani, animali e vegetali proprio in virtù di un grande interesse che ha sentito insorgere alle medie davanti alle nostre mirabili lezioni?
A questo nessuno mi fornisce mai una risposta; ma soprattutto nessuno mi indica mai il punto della legge che ci obbligherebbe a far coincidere civica con la valutazione della condotta.
Un caso interessante di autovincolo imposto da pregiudizi e stereotipi, mi sembra.

mercoledì 3 maggio 2023

Impreviste opportunità didattiche offerte dalla guerra in Ucraina

anche questo micio ucraino ama molto il suo paese (e disapprova la guerra)
Con la Seconda Sfigata è ormai venuto il tempo di affrontare l'Europa dell'Est a Geografia. 
Quest'anno l'ho lasciata per ultima perché ero abbastanza fiduciosa che la situazione in Ucraina si sarebbe evoluta, ma al momento non si è evoluto un accidente e insomma in qualche modo l'Ucraina andava fatta. Ho deciso dunque di dedicarle una lezione un po' diversa, impostata sul tema sul tema "come fu che anche in un libro ben fatto e assai aggiornato in un breve lasso di tempo si è trasformato in un reperto buono al più per un museo di archeologia".
Per la cronaca il libro in questione è Pianeta in gioco 2030, tanto ben fatto e aggiornato quanto sfortunato: e infatti anche l'anno scorso avevo fatto una lezione sullo stesso argomento nella Terza Asserpentata, dedicata all'Afghanistan che, durante l'estate, a volumi ormai stampati e prenotati, aveva cambiato denominazione, governo e parecchio altro trasformandosi in Repubblica Islamica.
Quest'anno però, ho visto, il disastro era ben più grave e articolato: in fondo l'Afghanistan non aveva cambiato confini, e la sue condizioni erano parecchio ma parecchio disastrate anche prima del ritiro delle truppe americane e dell'arrivo del governo talebano.
Nel caso dell'Ucraina invece sia il nome del paese che la forma istituzionale (repubblica semipresidenziale) sono rimasti intatti, ma quasi tutto il resto è cambiato, a partire dalla colonnetta riassuntiva che ogni manuale propone all'inizio di uno stato.
Prima voce: superficie del paese. Spiego che l'ONU continua a riconoscere quella indicata nel libro, sta di fatto che il governo ucraino non ha dal 2014 possibilità di intervenire in Crimea (e questo il libro lo dice, mettendo anche un bel box dedicato alla questione) ma che adesso anche una lunga striscia sulla costa e parte del territorio del Dombas sono state invase dall'esercito russo, e che per giunta la Russia si è ufficialmente annesso l'intero Dombas, compresa la parte che non è ancora sotto il suo controllo e insomma la situazione territoriale dell'Ucraina è decisamente confusa ma di sicuro l'estensione del paese al momento è più bassa di quella indicata. Arrivati alla Crimea con la storia dell'invasione degli omini verdi la classe ha, del tutto legittimamente, cominciato a rumoreggiare, tanto più che gli ho pure chiesto come compito di trovare una carta con la situazione aggiornata (e i poverini non sanno in che razza di pasticcio li ho messi, perché la rete pullula e brulica di mappe di tutti i tipi, forme e qualità, e una infinità di commentatori sostengono che la loro mappa è migliore delle altre. Va da sé che prenderò senza batter ciglio qualsiasi cosa decidano di rifilarmi perché non sono in grado di stabilire qual è quella giusta, e anche se ci riuscissi di giorno in giorno le cose cambiano, anche se di poco).
Peggio che peggio per in numero degli abitanti: il libro rimanda probabilmente all'ultimo censimento ucraino, ma anche lasciando stare il movimento migratorio piuttosto consistente, non solo c'è stata un grosso esodo all'inizio della guerra, ma poi c'è stato pure il controesodo e in tanti sono ritornati, soprattutto uomini ma non solo. Quindi, c'è chi dice che da 42 milioni sono passati a 30, chi dice che sono 35, chi dice che si sa un accidente. In tutti i casi era già in corso una contrazione demografica da diversi anni.
La capitale però è rimasta quella?
Sì e no, perché mentre prima tutti la chiamavano Kiev, alla russa, adesso i commentatori e i cronisti più filologici la chiamano col suo nome ucraino, cioè Kijv.
E la lingua? Ah, anche la lingua è una roba complicata: fino a quindici mesi fa c'erano quelli che parlavano in ucraino e i russofoni, che detto così sembrano uno di quegli strumenti a tubo che andavano tanto di moda negli anni 60 ma in realtà sono più che altro ucraini che parlano russo. Questi ultimi però sono in netto calo perché dopo l'invasione tanti han deciso che il russo non gli piaceva più e parlano ucraino, non sempre benissimo, e lo stesso presidente dell'Ucraina, che era anche lui uno di quegli strumenti a tubo, dal giorno dell'invasione parla solo in ucraino (e sembra che abbia pure un accento russo piuttosto forte). Prima dell'invasione invece capitava spesso di sentire conversazioni dove ognuno parlava in russo o in ucraino come più gli comodava e la cosa non creava problemi a nessuno perché tutti capivano entrambe le lingue - una forma di bilinguismo piuttosto insolito, in effetti.
In compenso il nome del presidente dell'Ucraina lo sanno tutti, ma proprio tutti. E anche questo è un bel cambiamento, perché fino a due anni fa poche cose erano più lontane dall'interesse di un alunno delle medie del nome del presidente ucraino in carica.
La moneta e la forma di governo, vivaddìo, son rimaste uguali, ma quando si arriva al PIL procapite tutti conveniamo che con tutta probabilità in questi quindici mesi si è  decisamente abbassato.
L'ISU, un misterioso indice di benessere nazionale con cui da anni i manuali di geografia ci martirizzano tutti quanti, non era brillantissimo nemmeno due anni fa, e la tabellina mette l'Ucraina all'88° posto - un po' bassino per un paese europeo, ma è probabile che la qualità della vita in Ucraina negli ultimi 15 mesi si sia decisamente abbassata e che quell'88° posto si sia pure quello parecchio abbassato.
Si passa poi alla parte fisica, tenendo conto che, se sono cambiati i confini, son cambiati anche fiumi, laghi e città. Il clima comunque dovrebbe essere rimasto quello: similmediterraneo sulle coste del mar Nero - che al momento riguardano Odessa e poco più - e continentale di tipo freddino all'interno. 
La cronologia poi si ferma al 2014, anno dell'annessione russa della Crimea e dell'Euromaidan, che il libro spiega piuttosto dettagliatamente, e c'è anche un accenno ai tatari, che erano in origine gli abitanti indigeni di quella bella penisola, oltre a una cartina che indica le zone contese di Crimea e Dombas.
Si passa infine all'economia, che si presenta problematica. Vengono citate le principali coltivazioni (e qui passo a un breve riepilogo della questione dell'esportazione di cereali e semi di girasole, che al momento rappresentano l'unica parte sopravvissuta della fu economia ucraina), poi un piccolo aggiornamento della questione energetica: il settore nucleare al momento se la passa male perché la grossa centrale atomica di Zaporizia, oltre a contare attualmente il massimo numero dàbile di grafie e pronunce, è anche stata occupata dai russi sin dai primi giorni di guerra, senza contare che ci sono stati numerosi attacchi al sistema elettrico, e che sulla rete di gasdotti che dalla Russia portava il gas verso l'Europa si sono presentate un discreto numero di criticità.
Il settore siderurgico, che era molto fiorente, è andato abbastanza in crisi dopo l'occupazione e spegnimento (pare) delle grandiose acciaierie dell'Azovstahl, andate distrutte dopo una lunga resistenza insieme alla città di Mariupol che aveva la sfortuna di ospitarle.
Altrettanto in crisi, stabiliamo, deve essere il settore turistico, fino a poco tempo fa decisamente produttivo, e anche le vie di comunicazione presentano diversi problemi a causa dei vari bombardamenti. In effetti, l'intero settore terziario non sta vivendo un momento particolarmente buono.
Il box su Chernobyl invece mantiene una certa attualità, anche perché i ragazzi si sentono raccontare la storia della centrale nucleare esplosa praticamente sin da quando sono nati. Decido quindi di non soffernarmici più di tanto, anche perché il tempo passa e l'ora sta finendo.
Non ha molto senso studiare un paese in queste condizioni, e nemmeno farci su qualche interrogazione, così per compito gli chiedo di fare una lista di dieci punti dove il libro di testo non è più attuale, e di dieci in cui è ancora valido.
Dopo di che una pausa di dieci minuti in cortile prima di passare a Dante mi sembra d'obbligo.

lunedì 24 aprile 2023

Lunedì film - Cromwell (film per le medie)


Mentre vagavo per YouTube a caccia di qualche video per insaporire la Rivoluzione Inglese, che io amo molto ma che non sempre entusiasma i miei amati allievi (in particolar modo le classi che, come la Seconda Sfigata, non coltivano in cuor loro un grande amore per i conflitti istituzionali e i conflitti in generale) mi sono imbattuta in un paio di video molto ben fatti che presentavano il processo a Carlo I. I costumi erano perfetti, gli attori recitavano benissimo...
"Un documentario fatto molto bene" ho convenuto in cuor mio "Chissà se riesco a trovarlo completo. Un'ora di buon documentario è proprio quel che mi serve".
In realtà, come scopro ben presto, non di un'ora si tratta bensì di due abbondanti, e non è un "documentario fatto davvero bene" bensì un film, che fino a quel momento non avevo mai sentito nominare - ma si sa che la mia ignoranza in campo cinematografico non teme confronti.

A questo  punto comincia la caccia al film. Non son adusa a rifilare ai mie amati alunni film che non ho visto dalla prima all'ultima scena titoli di coda compresi, ma Cromwell mi sembra del tutto affidabile ed ero disposta a farglielo vedere a scatola chiusa: i film storici inglesi sono sempre molto affidabili e quello è addirittura del 1970, quando erano particolarmente seri.
Purtroppo stavolta né la biblioteca comunale di Lungacque, usualmente fornitissima di film un po' vintage, né quella di St. Mary Mead riescono a soccorrermi; così mi rivolgo alla nostra fidatissima Scaricatrice Seriale.
Ahimé, anche lei dopo qualche tentativo con le sue banche-film di fiducia getta la spugna: del film sembra non esserci traccia. Del resto, è vero che la mia ignoranza in campo cinematografico non ha confini, ma il fatto che non l'abbia mai nemmeno sentito nominare mi porta a sospettare che in Italia non sia mai stato diffusissimo.
Sconsolata, e quasi rassegnata a limitarmi a quel paio di spezzoni che si trovano sul tubo, faccio un piccolo, silenzioso tentativo: non che voglia attentarmi a fare qualcosa di avventuroso come scaricare un film - una cosa che mi appare molto complicata, tanto che non ho mai nemmeno provato a scaricare nemmeno mezzo video da un minuto; ma la fortuna arride agli incapaci, e forse qualche piattaforma gentile l'ha messo in visione... chissà... tentar non nuoce...
Ebbene sì, dopo qualche tentativo lo trovo. Eccolo lì, visibile in modo del tutto legale. Provo a controllare, ma sembra proprio che non ci sia frode né inganno: è lì e chi vuole se lo guarda. E sembra proprio carino.

L'insidia c'era, naturalmente, come si è visto alla prova dei fatti: pubblicità circa ogni sei minuti, e non vi dico il trauma di passare nel giro di mezzo secondo da un Seicento inglese molto ben ricostruito a un turbinìo di luci stroboscopiche che invitano ad iscriversi alla loro stupida piattaforma con gran dispiego di musiche a effetto. Ogni sei minuti, per 140 minuti di film che in questo modo diventavano 165 circa, anche se la seconda pubblicità di solito ti permettevano di saltarla. Una roba piuttosto esasperante anche se i ragazzi l'han presa a ridere e alla fine ogni volta accoglievano la pubblicità con grida di incitamento e applausi, con uno spirito di cui sono sicura che Oliver Cromwell avrebbe deprecato la frivolezza.
Nonostante questo ignobile trattamento, il film è riuscito lo stesso a farsi valere.
Il film non è dedicato alla vita di Cromwell, ma copre quasi soltanto il periodo della guerra civile inglese per arrivare infine alla decisione di Cromwell di prendere la guida del paese, decisione che nel film prende molto a malincuore*. Dunque non si parla affatto del Cromwell dittatore ma solo del Cromwell costituzionalista e del contrasto tra re Carlo I, assolutamente immerso nella sua funzione di monarca assoluto, e la volontà del Parlamento, rappresentante del paese e a sua volta rappresentato soprattutto da un Cromwell molto determinato, di guidarsi da solo. Il messaggio non viene ripetuto con particolare enfasi, ma in qualche modo riesce a passare in ogni singolo fotogramma, perché gli inglesi sanno tirarsela in modo davvero eccellente ed efficace e conoscono molto bene l'arte della propaganda.

I costumi e gli ambienti sono molto curati. E' un film scuro; non cupo, ma scuro e molto sobrio: tutti vestono in vari toni di marrone e verde scuro e vivono in case tappezzate di legno di quercia (per tacere, naturalmente, della sede del Parlamento);  gli unici abiti colorati si vedono alla corte del re, e soprattutto addosso alla regina straniera. Il paesaggio inglese fornisce sfondi altrettanto sobri, con vallate verde scuro e cieli e acque più grigi che azzurri - di sicuro non fa venire in mente i quadri di Tiepolo. 
Non viene fatto niente per ammorbidire l'insieme: per due ore si parla di politica, di istituzioni e poi ancora di politica, con qualche moderata concessione alla guerra. 
E' un film rigorosamente al maschile e non avrebbe nessuna speranza di passare il test di Bechdel: Mrs. Cromwell ha per sé due minuscole scene dove si mostra affettuosa col marito ma del tutto disponibile a restare nell'ombra, pochissimo di più è concesso alla regina d'Inghilterra, che in effetti si mostra un po' più esigente e intenzionata a guidare il marito - missione impossibile perché Carlo I è disposto a farsi guidare solo dal suo cervello, con i risultati che ben conosciamo.
Alec Guinness ci offre un Carlo I di cui a volte si sospetta persino che abbia un'anima ma che risulta in tutta evidenza non dotato di senno sovrabbondante, e che per tutto il tempo sarà meravigliosamente inconsapevole di quel che sta succedendo. Impossibile immaginarselo in modo diverso, dopo aver visto il film - anche perché è stato fatto un gran lavoro sulla sua immagine che sembra uscita direttamente da un ritratto.
Il film, che non può contare né su una trama avvincente, né sulla suspense (perché tutti sanno come andrà a finire la vicenda) è scritto, organizzato e diretto così bene che le due ore e venti passano senza cedimenti. Le scene del processo (e dell'esecuzione) sono superlative.
La ricostruzione storica delle vicende, pur con qualche aggiustamento, è molto rispettabile. E' stato segnalato per diversi premi e si è portato a casa anche un Oscar per i costumi.
Funziona per le seconde medie?
Dipende dalla seconda media, certo. Non è un film difficile da seguire, non richiede una particolare capacità di concentrazione e l'argomento è esposto con grande chiarezza ma in modo brillante - dopotutto, si tratta di un classico scontro Male contro Bene, col vantaggio però che il Male non riesce granché simpatico, questo no, ma non devi nemmeno fare la fatica di detestarlo: è solo un povero diavolo che si ritrova nel posto sbagliato, al momento sbagliato e affronta il tutto nel modo sbagliato, ma lo fa senza cattiveria. Cromwell invece, che fa la parte del Bene,  è eroico senza ostentazione, sobrio, leale e dotato di solidi principi morali: non dovendoci avere a che fare nella vita di tutti i giorni puoi permetterti di apprezzarlo senza riserve.
In sintesi: un film davvero ben fatto e storicamente molto valido, che una classe anche solo mediamente disponibile verso la storia può guardare volentieri - con il solo, inevitabile problema delle proteste quando i cavalli si fanno male  (il che in battaglia ogni tanto purtroppo può succedere), e che offre dunque una buona occasione per soffermarsi sull'importanza degli effetti speciali, che nel 1970 funzionavano già abbastanza bene in questo campo.

* e solo mosso dalla consapevolezza dell'incapacità del Parlamento a guidarsi da solo.

martedì 18 aprile 2023

Gioia, bella scintilla divina figlia dell'Elisio


Di solito le istituzioni dell'Unione Europea si fanno all'inizio della Seconda, prima di cominciare l'infinita serie di stati del nostro continente, e tolto il dente non ci si pensa più; oppure non si fanno per niente perché sono piuttosto complicate, o meglio piuttosto difficili da definire: di fatto la UE è una sorta di ircocervo la cui essenza non è ben chiara a nessuno, nemmeno a chi la sta costruendo: non è una federazione né una confederazione, ha un parlamento ma non una vera magistratura che obblighi a rispettare le sue leggi, ha una presidenza che non può dare ordini, ha una moneta ma non un esercito, non ha una costituzione ma solo dei principi fondanti, e a ben guardare non ha nemmeno una bandiera o un inno perché, come ho letto una volta da qualche parte*, la bandiera blu con le dodici stelline è una bandiera che un gruppo di dodici stati aveva convenuto di usare ma che non era stata consacrata da tutti i partecipanti e lo stesso vale per l'inno - una roba provvisoria, insomma, come il Canto degli italiani che venne messo a far l'inno italiano in via del tutto provvisoria e dopo 70 anni di provvisorietà nel 2017 il Parlamento si decise infine a ratificarlo, così da un giorno all'altro, senza un vero perché.
Tuttavia negli ultimi anni la UE si è data parecchio da fare e la nostra scuola passa la vita a fare PON finanziati dalla UE, quindi quest'anno ho deciso almeno di tentare di spiegare ai poveretti che mi son stati dati in balìa, e ai quali delle tematiche istituzionali e costituzionali non potrebbe fregar di meno, come mai l'Europa si occupa di tutto ma sempre in uno strano limbo da dove quel che fa conta relativamente poco in apparenza, ma che di fatto ha importanza soprattutto perché è una zona piuttosto ricca e vive sotto l'ombrello protettivo degli USA (che non sempre sembrano contenti di quel che fanno a Bruxelles ma questi son dettagli).
Per un curioso concorso di circostanze** in questo momento stiamo facendo l'Illuminismo, e dopo avergli parlato della divisione dei Tre Poteri e del fatto che nella dichiarazione d'indipendenza, che dell'Illuminismo è figlia in tutto e per tutto, si esordisce spiegando con grande nonchalance che è verità universalmente riconosciuta che gli uomini han diritto a perseguire la loro felicità, improvvisamente mi sono accorta che il momento delle istituzioni della UE era alfine arrivato - e sono partita come un carrarmato, convinta che di tutto ciò continuava a fregargliene il giusto, ma che erano comunque in grado di rendersi conto almeno in parte di quel che andavo strologando.
E dunque ho parlato e straparlato di tortura e pena di morte e abolizione dei dazi e zona di Shengen e tutto questo genere di cose; perché, con buona pace di tutti i cattolici che han deprecato di come nella costituzione (poi abortita) della UE non si parlava delle "nostre radici giudaico-cristiane", le radici europee sono decisamente più complesse di così, e oltre alle indiscutibili radici marxiste, musulmane e greco-romane, abbiamo anche un bel po' di radici illuministe (e massoniche), e a ben guardare forse sono quelle più visibili: libertà di circolazione per le merci e per le persone, diritti inalienabili, pene rieducative eccetera eccetera.
Al termine di tanto spiegare e dettar di schemi sono ritornata sulla terra e ho parlato infine della bandiera con le dodici stelline e dell'inno europeo.
Come sempre in questi casi sono partita dal testo dell'Inno alla gioia di Schiller, che ho fatto leggere*, e poi ho fatto ascoltare la musica. Stavolta però ho fatto un esperimento piuttosto ardito e ho messo non soltanto il ritornello tanto caro alle nostre orecchie**** ma tutto il quarto tempo della nona sinfonia con direzione di von Karajan nel celebre ciclo delle nove sinfonie che tanto ha imperversato nelle nostre televisioni. A quel video sono molto legata, non tanto perché con quell'edizione per la prima volta da ragazzina ascoltai la Nona di Beethoven, ma soprattutto perché Karajan, travolto dalla sua stessa direzione, cantava a squarciagola, confidando che il coro dei Berliner al massimo della sua potenza avrebbe completamente coperto la sua voce - senza contare che tiene un ritmo assolutamente dionisiaco che permette di sorvolare sul volume decisamente alto che conferirebbe una nota quasi minacciosa a tanto gioire*****.
Bene, ha funzionato, davvero******: la classe si è lasciata trasportare da quella gigantesca onda sonora e alla fine erano così soddisfatti che si sono persino dimenticati di chiedermi la consueta pausa (ma io li ho portati fuori comunque).
E' un caso che sia Beethoven che Schiller che Franklin che redasse la dichiarazione d'indipendenza che evocava il diritto degli uomini alla felicità fossero massoni?
Non credo proprio.

* non era ByoBlu e nemmeno il Bollettino dell'Associazione Amici del Bicchiere, bensì una raccolta di interventi su un congresso dell'UE e pubblicati dalla medesima.
** ovvero il fatto che a Storia siamo decisamente indietro col programma, come mi succede sempre, sempre e ancora sempre
*** sì, in una rispettabile traduzione italiana. E sospetto fieramente di essere l'unica insegnante italiana che fa tutta questa manfrina. Parto dal concetto che, se stresso tutte le mie sventurate classi con una analisi quasi parola per parola dell'inno d'Italia, tanto vale che gli faccia leggere un po' di Schiller - che come poeta era meglio di Mameli, secondo me.
**** e che l'anno prossimo impareranno a massacrare sul flauto di plastica, sì come usa da sempre fare il prof. Jorge.
***** il rischio dell'inno alla gioia cantato e suonato da una orchestra e da un coro molto più pesanti di quelle di cui disponeva Beethoven, è infatti che il senso generale sembri un "e guai a voi se non vi azzardate a non gioire!"
****** altrimenti non ci farei su un post e mi limiterei a infilare in dignitoso silenzio l'evento nella fitta cartelletta "Esperimenti non riusciti" che ogni insegnante conserva nel suo archivio, e che è sempre assai gonfia.

sabato 30 luglio 2022

La generazione Alpha e le tematiche LGBT+ (cronache di classe)


A quel che sembra, la legge sulle unioni civili del 2016, per quanto all'epoca giudicata slavata, scialba e priva di nerbo sulla questione del matrimonio, ha innestato una specie di circolo virtuoso (anche perché nella normale conversazione le suddette unioni civili vengono classificate come "matrimoni", scavalcando così la pavidità dei legislatori).
Il fatto che lo zio Ermenegildo non si limitasse più a far coppia fissa col suo amico Egdeberto e che la cugina Marfisa si fosse civilmente unita davanti a tutto il parentame e agli amici con la sua ex compagna di banco Teodolinda ha reso tutto l'insieme molto più normale, e la generazione Alpha, ovvero i fanciulli nati dal 2010 in poi, han visto considerate legittime queste unioni sin da piccolissimi, oltre ad essere cresciuti da generazioni che tutto sommato nel fatto che  Teodolinda e Marfisa si volessero bene non trovava niente di strano. 
E insomma, quando la Prima Sfigata è entrata nella mia vita mi sono accorta che, mentre io languivo all'ospedale o impazzivo tra lockdown e quarantene varie, il mondo era abbastanza cambiato.
Il primo sospetto è arrivato quando, scrivendo i desideri legati all'Agenda 2030 per l'albero di Natale, Violetta dichiara che vuole scriverne uno contro l'omofobia perché è una cosa che la irrita molto.
"Cos'è l'omofobia?" chiede qualcuno.
"Quando tratti male o prendi in giro qualcuno perché ama persone del suo sesso" provo a sintetizzare.
"Tipo uomini che gli piacciono gli uomini?".
"Per esempio".
"Ah no, certo, non va bene trattare male gli altri per questo".
Fine della lezione sull'omofobia.
Passano le settimane e in una mattina del breve squarcio di primavera che abbiamo avuto a Marzo, durante l'intervallo, mentre alcuni primini si arrampicavano sull'albero in cortile arrivano Rachele e Teodora.
"Prof, le volevamo chiedere una cosa".
Chiedo di che si tratta.
"Ecco, noi volevamo sposarci. Lo farebbe lei?".
In cuor mio sgrano gli occhioni.
"Volentieri, ma dovete portarmi due testimoni, altrimenti la cerimonia non è valida" rispondo compunta (mi piaccio molto, quando faccio questi discorsi assurdi).
I testimoni arrivano pochi minuti e un litigio dopo.
Arrivano anche un gruppetto di ragazze come pubblico, e una reca in mano un mazzolino di fiori spontanei raccolti nel similpraticello e lo porge a una delle spose.
Faccio sistemare le spose davanti a me, e le testimoni a destra e a sinistra della coppia. Perché di matrimoni io me ne intendo; e infatti so che ci vuole anche un discorso.
"Prima di cominciare: vi ho visto discutere, prima. Voi state per fare un passo molto importante, anche se non irreversibile. Perché il vostro matrimonio sia valido è essenziale che entrambe siate convinte di quel che fate e disposte a condividere un progetto di vita insieme".
Mi assicurano che sì, sono convinte.
Così faccio la domanda formale "Vuoi tu Rachele prendere la qui presente" eccetera, colleziono i due sì di prammatica e le dichiaro moglie e moglie, mentre con la coda dell'occhio continuo a sorvegliare il gruppo degli arrampicati sull'albero, che stan tranquilli a fare merenda. Poi chiedo ai testimoni se hanno sentito, e anche loro rispondono di sì.
Le due spose ringraziano e se ne vanno.
Del seguito del matrimonio non ho saputo più nulla, e nemmeno del perché gli è venuta sì balzana idea.
Ad ogni modo la classe è piuttosto informata, perché il giorno della nostra unica gita, quando si sono comprati le bandierine LGBT, mi han spiegato che, appunto, erano bandierine LGBT e non della pace, perché quelle della pace avevano un colore in più (o in meno? Non ricordo).

Il che non toglie che durante l'anno nella Terza Asserpentata i maschi si siano ripetutamente insultati con insulti apertamente omofobi, e pure piuttosto scortesi, improvvisando anche alcune piccole risse a seguito di ciò. Loro però non sono generazione Alpha, bensì generazione Z, o almeno così mi sembra di aver capito.

domenica 24 luglio 2022

Di usi creativi per gli assorbenti (la Seconda Capricciosa colpisce ancora)

Schema del ciclo mestruale, eccellente per farci su una lezione di  Geografia

Tra le numerose problematiche sorte con la Seconda Capricciosa c'è stato (e forse ci sarà ancora) un uso assai creativo dei bagni riservati al sesso maschile.
Il problema presentava numerose e varie sfaccettature: c'era per esempio la porta d'ingresso che regolarmente veniva tolta dai cardini per poi essere abbandonata in vari punti del corridoio. C'era una forte tendenza all'allagamento (alcuni elementi della classe avevano infatti maturato una certa confidenza con l'idraulica), un uso della carta igienica che molti artisti contemporanei avrebbero apprezzato sul piano decorativo e la curiosa tendenza a usare il gel sanificante per spalmarlo sulle pareti - anche su quelle in muratura. Tutto ciò si andava a sommare ad un uso abbastanza improprio dei sanitari e insomma per i custodi pulire il bagno dei maschi del secondo piano richiedeva sempre un tempo extra - esattamente quello di cui i custodi quest'anno avevano minore disponibilità, impegnati com'erano in continuazione nelle più varie sanificazioni.
Tutti noi avevamo notevoli sospetti sugli autori di quelle gesta, ma in assenza di apparecchiature per l'analisi del DNA non siamo mai riusciti a raccogliere prove sufficienti. Un certo miglioramento della situazione si ebbe istituendo l'uso di mandare i soggetti più sospetti in bagno solo se accompagnati da qualche custode, ma non riuscimmo mai raccattare prove bastanti per inchiodare nessuno alle sue responsabilità.
Altre cose invece vennero, se non inchiodate, comunque attaccate alla porta non del bagno ma della classe, e passo ora a narrare l'insolito caso.
Verso la fine dell'anno scoprimmo poi un uso ancor più insolito e creativo di quei locali.

In un lieto giorno di Maggio sostituii la collega di Arte, quel giorno in malattia, per accompagnare la Prima Sfigata nelle ultime due ore giù in cortile e nei dintorni, dove dovevano fare disegni e rilievi per progettare non so che cosa. Prima di scendere Orlando passò dal bagno e, quando ci raggiunse lungo le scale mi raccontò di aver visto un gruppetto di ragazzi della Seconda Capricciosa pasticciare con un assorbente. Ci scrivevano su, mi spiegò.
Sgranai gli occhioni "Ma, veramente non direi che...".
"Infatti. Anch'io quando li ho visti mi sono detto 'Cosa ci fa un assorbente nel bagno dei maschi?'.
Si trattava senza alcun dubbio di una domanda pertinente. Comunque mi appuntai mentalmente la cosa per indagare in seguito.
Le indagini non furono lunghe né complesse: fu sufficiente aprire la casella postale dove subito dopo la fine delle lezioni Spagnolo aveva spedito una mail a tutti i colleghi del Consiglio della Seconda Capricciosa ove raccontava che entrando in classe aveva trovato un assorbente appeso alla porta. Aveva anche saputo a chi apparteneva l'assorbente in questione, ma non era riuscita a farsi dire chi l'aveva appeso, e tantomeno perché. La fortunata proprietaria era Venusia, che da qualche tempo ogni mattina si trovava depredata di un diverso oggettino che teneva nel capace astuccio - il quale oggettino del giorno, qualche volta rispuntava e qualche volta no (di solito rispuntava se minacciavi un rapporto di classe, ma non sempre).
Come ho già scritto, la Seconda Capricciosa, dopo aver dato diversi problemi con la disciplina ai tempi in cui era una Prima Capricciosa, ne ha dati vieppiù in Seconda. Al furto di assorbenti però non eravamo ancora mai arrivati, e all'appenditura del suddetto alla porta della classe nemmeno - in effetti, in quasi 25 anni di onorato servizio, a una roba simile non mi ero ancora ritrovata.
In effetti non ci si era mai ritrovata nemmeno la prof. Therral, che la mattina dopo ci annunciò che aveva chiamato la Preside perché venisse a fare quattro chiacchiere con la classe. L'idea non detta ma assai condivisa era di chiedere una piccola sospensione, ma naturalmente dovevamo prima di tutto chiarire chi sospendere.
A questo punto ripresi da parte Orlando e gli chiesi se era in grado di fare i nomi del gruppo che giocava con l'assorbente. 
"I nomi non li so, ma se li vedo li posso indicare" rispose Orlando molto serenamente.
In cuor mio ammirai molto il suo coraggio (anche nella paciosa scuola media si St. Mary Mead ci vuole come minimo il forcipe per estrarre da un primino  una testimonianza che accusa ragazzi più grandi, sia pure in privato con adulti  e sotto giuramento di segretezza e assicurazione di un programma di protezione). 
Dissi a Orlando di aspettare in corridoio e bussai alla porta della Seconda Capricciosa dove la Preside e la prof. Therral erano immersi in una conversazione inconcludente con la classe.
"Scusate, non so se può servire ma avrei un testimone che ha assistito alla scena nel bagno, mentre scrivevano, e può riconoscere i ragazzi".
Seguì un silenzio assai stranito. Poi la Preside uscì con me e raggiunse Orlando, che le narrò la vicenda nei suoi curiosi dettagli.
La Preside mandò via me e Orlando e rientrò in classe, e a quel punto, quando assicurò che i nomi li conosceva (il che non era ancora esatto, ma fa niente) i ladri di assorbenti confessarono.
Misteriosamente la cosa finì senza nemmeno una nota sul registro di classe "per carità di patria", spiegò la preside (e a quel punto risultò chiaro a tutti noi che chiamarla non era stata una buona idea); tantomeno furono avvisati i genitori. Venne però detto ai colpevoli che non dovevano farlo più - un provvedimento utile, insomma, e soprattutto concreto.

Con la Seconda Capricciosa quel giorno facevo l'ultima ora, e decisi di fare una lezione alternativa, di Educazione Civica. Il rapporto no, la sospensione no, la chiama dei genitori no; ma almeno una bella ramanzina se la potevano pur prendere.
Così entrai in classe e proiettai l'immagine che apre questo post. Descrissi in modo chiaro e preciso il meccanismo e la funzione del ciclo mestruale: l'utero prepara una culla calda e accogliente per l'embrione. Dopo qualche settimana, se non si è visto arrivare nessun embrione, occorre fare le pulizie di primavera e avviare la preparazione di una nuova culla calda e confortevole perché magari il mese successivo l'embrione potrebbe arrivare e deve trovarsi subito ben sistemato.
"La cultura mediterranea è maschile, e gli uomini hanno sempre avuto una gran paura del ciclo. Molte religioni sostengono che nei giorni del ciclo la donna è impura e non può avvicinarsi a tutta una serie di cose, per esempio al vino che fermenta perché potrebbe danneggiarlo. Il tabù è molto forte ed è rimasto a lungo: anche per i maschi della mia generazione era ancora molto forte, tanto che andavano nel panico più completo anche solo al sentir nominare le mestruazioni. Naturalmente oggi tutto è cambiato e nessun ragazzo normale trova che le mestruazioni siano strane, impure o spaventose e non ha la minima difficoltà a parlarne o a nominarle, sapendo che si tratta di un procedimento valido attuato dalla natura e che anzi indica che la femmina che le ha è in buona salute. Esiste però una cultura, quella degli indiani d'America, che vede la cosa in una chiave completamente diversa: le considera un processo di purificazione e sostiene che la donna mestruata non è impura ma al contrario particolarmente sacra perché si sta purificando*".
Ho poi ricamato a lungo a punto catenella, punto pieno e punto croce spiegando che al giorno d'oggi, nella cultura occidentale, solo un maschio culturalmente molto arretrato poteva trovare qualcosa di pauroso o di sbagliato nelle mestruazioni, tanto da doverlo esorcizzare con qualche rito scaramantico, ma che stante che in quella classe il problema c'era, tanto valeva avvantaggiarsi col programma di anatomia di Terza per vedere se, visto che in classe molti oggetti venivano regolarmente sottratti ai loro legittimi proprietari, almeno gli assorbenti venissero lasciati in pace.

Ho effettuato dunque un cosiddetto Intervento Didattico**, e non ho la minima idea dei risultati che possa aver sortito, anche se i Ladri di Assorbenti a fine lezione avevano le orecchie vistosamente abbassate. Tuttavia il fatto che l'oggetto del contendere fosse stato un assorbente e non un preservativo mi porta a sospettare che la Seconda Capricciosa sembri a tratti piuttosto infantile soprattutto perché ancora lo è.

* Alce nero La sacra pipa.  I sette riti dei Sioux Oglala
** formula usata in didattichese per descrivere una solenne risciacquata.

domenica 1 maggio 2022

Dopo il viburno ucraino, arriva il corbezzolo italiano (un altro post di alta erudizione)

ed ecco a voi il simbolo dell'Italia: il corbezzolo (bellissimo albero, in effetti)

Mentre in Sala Professori stavo pensosamente meditando se la Russia fosse effettivamente da considerarsi una Grande Potenza e non piuttosto uno stato provvisto di una classe governante singolarmente incapace, nella mia fertile mente si è stagliata una Luminosa Idea. E visto che accanto a me sedeva la prof. Ghirlandai, Referente di Educazione Civica le ho chiesto "Ma secondo te, se gli do come compito di mettere quattro stati a confronto sul piano istituzionale ed economico in una tabella, lo posso spacciare anche per una prova di Educazione Civica? Stavo pensando a Russia, Cina, Stati Uniti e poi l'Italia, così quando lo leggono in classe ci chiacchieriamo un po' su".
"Mi sembra davvero in tutto e per tutto una prova di Educazione Civica, e anche molto interessante" mi ha rassicurato lei.
Detto fatto ho buttato giù una tabella molto mista: nome del paese, data di nascita, estensione, numero di abitanti, posizione dell'esercito in graduatoria, reddito pro capite, forma istituzionale, import/export, fonti energetiche, se hanno centrali nucleari e armi atomiche eccetera... sul finire ho messo anche la pianta e l'animale simbolo e pure un qualche sceneggiato, film o simile che ha contribuito a formare la loro immagine di quel paese (quest'ultima voce per l'Italia non c'era).
Richiesti di un parere i ragazzi si sono detti molto interessati, così gli ho assegnato il compito e quando lo hanno riportato ci abbiamo fatto su una chiacchierata di un paio d'ore.
Tra le altre cose ho scoperto che, se il secondo esercito del mondo era considerato la Russia (ma credo che perderà qualche posizione, dopo la non brillantissima prova che ha dato di recente), la Cina avrebbe il terzo, anche se la credevo molto più indietro.
La vera sorpresa però è arrivata con gli animali e le piante. 
Per la Cina le piante sono ibisco rosa e peonia e non il bambù come ero convinta. Come animali nazionali ha non soltanto il panda, ma anche il mio amatissimo drago.
Gli USA hanno naturalmente aquila e quercia.
La Russia ha l'inevitabile orso e la slanciata betulla, albero della taiga per eccellenza.
E l'Italia è simboleggiata dal lupo (o meglio dalla lupa, possibilmente in fase di allattamento) e...
Olivo e quercia, che decorano monete e francobolli?
Nossignori, il corbezzolo.
"Il corbezzolo?!?" ho chiesto indignata "Ma quando mai?".
La classe insorge: proprio il corbezzolo. Andassi pure a vedere, se non ci credevo!
Sono andata infatti a guardare, digitando albero simbolo Italia, e Google mi ha scodellato la pagina sul corbezzolo, simbolo patrio; con occhi grandi come tazze da tè ho letto.
Ivi si racconta di come, nel corso del Risorgimento, il corbezzole fosse salito agli onori patriottici grazie a un passo di Virgilio dove il giovane Pallante, morto in battaglia, viene adagiato su rami di corbezzolo per riportarlo al padre. Poi Pascoli ci mise del suo, dedicando una poesia al nobile albero e vedendolo come raffigurazione della bandiera nazionale: fiori bianchi, frutti (anche) rossi, foglie verdi.
Così, dopo aver scoperto che la bandiera greca si ispira allo scudo di Achille, adesso so anche che il corbezzolo è il nostro albero-simbolo.
Davvero mirabile la fantasia dei patrioti dell'Ottocento, ma ancor più mirabile è l'enorme quantità di cose che si imparano insegnando.

martedì 25 gennaio 2022

Manuale del Perfetto Insegnante - Tecniche di sopravvivenza per Educazione Civica, ovvero Quando Ci Piace Vincere Facile

Non c'entra niente col post, ma è molto meglio della foto di un disastro ambientale! 
Cari colleghi,
siete stanchi&stressati, il carico di lavoro vi schiaccia, non riuscite a preparare in modo adeguato le vostre lezioni?
Ecco per voi una soluzione facile e molto pratica, che vi aiuterà per Geografia, Scienze, Tecnologia e in più vi fornirà qualche utilissimo voto per Educazione Civica, ché magari avete fatto un sacco di lezioni, magari sono pure state apprezzate, ma alla fine non avete in mano un voto che sia uno, perché siete stati tutto il tempo a discutere e approfondire ma niente interrogazioni vere.

Tutto iniziò in un grigio pomeriggio autunnale, mentre riflettevo sull'opportunità di preparare un approfondimento per la Terza sul disastro di Fukushima - e anche qualcosa sulle isole di plastica, visto che stavo per affrontare il tema degli Oceani.
Mentre vagavo pigramente per la rete mi accorsi che tutto quel che sapevo sulle isole di plastica negli oceani me lo avevano raccontato i miei alunni anno dopo anno - ed erano sempre assai documentati sulla questione, che ai loro occhi è di estremo interesse.
Io, lo confesso, delle isole di plastica nell'oceano un po' me ne frego. Certo, mi rendo conto che non è una bella cosa il fatto che ci siano, però non ci perdo il sonno. Loro invece...
Improvvisamente venni assalita da una Grande Illuminazione: visto che i ragazzi van matti per le questioni ambientali, perché non farle raccontare a loro?
In questo modo univo molti vantaggi:
1) Il mio lavoro si sarebbe limitato a scegliere da un vasto assortimento i disastri ambientali più appetibili e palatabili al giovane pubblico.
2) Il suono della mia voce, tanto bella quanto armoniosa* avrebbe riecheggiato un po' meno nell'aula. Un po' di varietà sonora, finalmente!
3) In Terza c'è l'esame, quindi lavorare su qualche piccola presentazione gli fa solo bene (e infatti gliene ho fatte fare diverse). Anche fare un po' di esercizio di esposizione in pubblico. Ancor più, un po' di esercizio di ricerca di materiale. Tra l'altro sulla ricerca autonoma del materiale in rete ci lavoriamo sin dall'inizio della pandemia, con risultati molto più lusinghieri di quelli conseguiti dalla Seconda Capricciosa, e assai maggior partecipazione emotiva da parte loro, che sono una classe normale con reazioni normali.
4) Non c'era da fare nessun controllo sulla reperibilità di materiale attendibile in italiano: ce n'era senz'altro da dare e da serbare e tutti i siti delle associazioni internazionali ecologiche ne fornivano a bizzeffe
5) Venti disastri diventava un po' stressante, forse; meglio dieci, da fare a coppie, col vantaggio supplementare di abituarli un po' a lavorare insieme - perché, siamo sinceri, in questi due anni lavoro di gruppo se n'è fatto pochino.

Dieci disastri dotati di un certo appeal si trovavano con uno schiocco di dita.
In un paio d'ore scarse di lavoro ho selezionato dieci Grandi Disastri causati dall'Intervento Umano sapientemente distribuiti su tutti i continenti extraeuropei: sbiancamento della barriera corallina in Australia, scioglimento dei poli, deforestazione nell'Amazzonia, Bhopal in India, isole di plastica nell'oceano, desertificazione del Sahel eccetera. E visto che il dibattito sull'utilizzo del nucleare sta riaffiorando ho messo anche Chernobyl (la Russia la faccio sempre in Terza, appunto per consentire a chi vuole di portarla all'esame e quest'anno, visto che eravamo rimasti indietro, si è aggiunto un rapidissimo sorvolo anche su Ucraina e Bielorussia)... 
Disastri ambientali, disastri ambientali ovunque.
Un altro quarto d'ora per preparare le coppie e assegnare gli argomenti.
"Siccome ci vorrà qualche lezione per esporre tutta questa roba, in questo modo nelle due settimane prima di Natale, quando tutti vi fanno fare mucchi e pacchi di verifiche scritte non dovrete lavorare per Geografia" ho spiegato con l'aria di chi porta in tavola un vino particolarmente pregiato.
Non ci sono state critiche né lamentele, e tutti han lavorato come castori. 

I risultati sono stati ottimi: per cinque lezioni mi sono limitata a piazzarmi lontano dalla LIM ed ascoltare e guardare pregevoli ricerche, regolarmente corredate, oltre che da foto impressionanti, anche da altrettanto impressionanti grafici e previsioni per il futuro, proiezioni economiche inquietanti eccetera, e ho imparato un sacco di cose - non necessariamente piacevoli da ascoltare, ma comunque interessanti. Dopo tutto, la vita non è solo un letto di rose.
Qualche volta sono anche intervenuta, con alcuni disastri che conoscevo meglio o che hanno origini più antiche e di cui ho narrato come sono stati vissuti dall'attenzione pubblica negli scorsi decenni. Ho anche fatto un accorato discorso sull'energia nucleare** con un ricco amarcord dei tempi di Chernobyl e successivi referendum.
Alla fine dell'ultima lezione, quella sulla foresta amazzonica, ho osservato blandamente "Direi che ho fatto un affare: ho imparato un sacco di cose, mi sono riposata e voi alla fine non vi siete annoiati più del solito a preparare queste cose".
Hanno ammesso senza remore che non si erano affatto annoiati.
E niente, a volte non c'è motivo di complicarsi la vita.

* è un complimento che mi è stato fatto più volte, anche da persone che non dovevano chiedermi favori né prestiti o altro.
** né pro né contro. Mi sono limitata a spiegare che sul nucleare tutti abbiamo la verità in tasca ma si tratta di un argomento decisamente complesso e quindi li ho esortati, prima di intascare la loro verità personale, di provare a informarsi con cura e da fonti attendibili, partendo dal concetto che non era un argomento facile da spiegare né da comprendere, anche per gli addetti ai lavori.