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giovedì 22 maggio 2014
Abbiamo un ministro (oh sì, noi abbiamo lei, non abbiamo essa?)
Da qualche mese abbiamo un nuovo ministro dell'istruzione.
Ha esordito auspicando la chiamata diretta degli insegnanti da parte del preside.
E non è stato un grande inizio. Perché, al di là dei pro e dei contro di cotale idea, c'è il fatto che con la legislazione attuale non è possibile - il che spiega perché ogni tanto qualche ministro si alza la mattina, parla di chiamata diretta del preside, poi si chiude in un dignitoso silenzio e la cosa finisce lì.
In questo caso il ministro ha poi detto che in realtà non aveva detto, il che non ha migliorato molto la situazione perché c'era pure la registrazione. Solo dopo questa ulteriore sortita è sopravvenuto il dignitoso silenzio di rito.
Poi sono seguite alcune vaghe dichiarazioni sul reclutamento docenti - tema senz'altro spinoso, ma di cui, si è potuto comodamente evincere, il ministro non è granché informato.E anche queste son cose già viste e riviste con tanti altri ministri prima di lui (però non i risulta una legge che vieta ai ministri di servirsi del loro numeroso staff per farsi scrivere i discorsi. E allora, se ha tutta quella gente intorno, perché non l'adopera?).
Due giorni fa una nuova sortita, sulla proposta di ridurre da cinque a quattro gli anni del liceo: perché, invece di ridurre il liceo, non mandiamo a scuola i ragazzi un anno prima? Due anni di scuola materna invece di tre e il gioco è fatto.
D'accordo, abbiamo già avuto ministri che non sapevano nulla di scuola. Non è che questo abbia fatto molto bene alla scuola, ma li abbiamo avuti.
Abbiamo anche avuto molti ministri che sparavano discorsi a caso in campagna elettorale, e immagino sia questo il caso.
Però, ministro, si rende conto che se mandiamo a scuola le creature un anno prima, cinque anni invece di sei, dobbiamo rifare tutti i programmi? Cinque anni non sono sei, dieci non sono undici. Non è possibile alzarsi una mattina e trasformarli tutti in anticipatari. Anzi, è possibile, possibilissimo; ma vien fuori un disastro.
Al confronto tagliare il liceo di un anno risulta una modifica facile, agevole e di nessunissima difficoltà.
D'accordo, mancano pochi giorni alle europee (dove il ministro Giannini è candidata, e raccomando caldamente chi può di votarla, perché sembra che abbia dichiarato che, in caso di elezione, rinuncerà probabilmente al ministero per fare l'eurodeputata, e si suppone che l'Unione Europea, anche in un momento grigio come quello che sta traversando, abbia forze adeguate per renderla innocua).
D'accordo, in campagna elettorale si spara. D'accordo, quando si spara non si può perder tempo a prendere la mira e controllare la traiettoria del proiettile e quisquilie simili.
Ma, ministro, un conto è promettere per l'ennesima volta di premiare gli insegnanti meritevoli e di rinnovare il contratto ormai in vacanza alle Maldive dalla notte dei tempi, e un altro conto è suggerire di riorganizzare tutti gli ordini scolastici da capo a pié per la terza volta in una decina di anni.
E sappiamo tutti che è una frase buttata là tanto per dire qualcosa, ma, ministro, per favore, un po' di criterio, anche di quello comprato ai saldi di fine stagione...
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