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venerdì 4 luglio 2025

4 Luglio - Indipendence Day

Un bel gattino patriottico festeggia il Quattro Luglio

Il 4 Luglio 1776, nella Convenzione di Philadelphia, venne letto e sottoscritto un documento  decisamente innovativo, noto come The unanimous  Declaration of the thirteen united States of  America ispirato ai più puri principi dell'illuminismo, in cui le tredici colonie inglesi in suolo americano dichiararono, appunto, la loro ferma intenzione a indipendentarsi dal regno di Inghilterra e di vivere d'ora in poi come meglio gli aggradiva.
Erano altri tempi: oggi la pubblica lettura di cotal documento sarebbe ripresa dalle emittenti televisive e trasmessa quasi in tempo reale a tutto il mondo, e nel giro di mezz'ora il sovrano inglese di turno e il capo del governo inglese sarebbero stati sollecitati da orde di giornalisti in cerca di reazioni e dichiarazioni di intenti. 
All'epoca però il mondo era diverso: non c'erano televisioni, né telefono né telegrafo e le notizie viaggiavano con tempi più lunghi. Immagino che passassero intere settimane prima che la notizia varcasse l'oceano e che da Londra cominciassero a riflettere su come reagire all'assai impertinente annuncio.
Tale documento dichiarava, con sobria e altera sicurezza:  
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.
Entrava così nel linguaggio politico ufficiale un concetto nuovo: la felicità come diritto di tutti gli uomini, da perseguire in una ricerca individuale, anche cercando un governo che la favorisse e non più da aspettare come gentil concessione di un sovrano incaricato di governarli  da Dio in persona; e poi c'era il concetto dei diritti inalienabili, che anche quello era piuttosto innovativo.
Le idee dell'illuminismo per essere applicate in Europa, dove pure erano state faticosamente elaborate, dovettero prima varcare l'oceano. Le tredici ex-colonie (ex per volontà loro, non perché la cosiddetta madrepatria lo avesse benignamente concesso) si diedero una agenda politica del tutto innovativa e, con qualche inciampo e difficoltà, riuscirono a portare la nave in porto nel giro di qualche anno.
In Europa commemoriamo soprattutto il 14 Luglio di ventitré anni dopo, ma senza voler togliere niente all'eroico popolo parigino, e soprattutto alla bella e ardita  Mademoiselle Oscàr, l'attacco di malumore di una folla esasperata parla meno al mio cuore di un gruppo di gentiluomini che leggono un testo davvero rivoluzionario per l'epoca fondando uno stato diverso da tutti gli altri esistenti all'epoca senza chiedere il permesso a nessuno.,

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e oggi la gloriosa Costituzione degli Stati Uniti d'America mostra vistose crepe, mentre gli USA stanno diventando, nemmeno molto lentamente, una democratura, col consenso di buona parte della popolazione.  Il tempo ci dirà se il processo si mostrerà irreversibile, almeno a tempi brevi, o se la prima repubblica moderna riuscirà a riprendersi la gloria passata. Nell'attesa, voglio commemorare un giorno che è stato davvero speciale nella storia.

sabato 24 agosto 2024

Gatti di guerra (24 Agosto, 33° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina)

Questo bel micio si chiama Syrsky, dal nome dell'attuale capo delle forze armate ucraine
Oggi è l'anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina. Disgraziatamente è anche il trentesimo complemese dell'invasione russa, sempre in Ucraina - una festa piuttosto agrodolce, quindi.
Essere arrivati al trentesimo mese di questa sciaguratissima guerra è senz'altro deplorevole. Tuttavia, il fatto che dopo trenta mesi i russi non abbiano ancora cavato il tradizionale ragno dal buco in una guerra che all'inizio sembrava destinata a durare solo pochi giorni è a modo suo una buona cosa. La propaganda si è davvero sprecata, in questi trenta mesi, sia da una parte che dall'altra, ma il calendario non fa propaganda e si limita a segnare il tempo che passa, e non c'è dubbio che una invasione che dopo trenta mesi avanza a passo di lumaca, e a volte anche a passo di granchio perdendo i territori malamente acquistati indica che chi l'ha decisa non ha avuto una buona idea.

Appena la guerra scoppiò, uno dei miei primi pensieri fu per i gatti ucraini: i gatti, i gatti, che qualcuno pensi ai gatti!
In realtà, e con mio grande sollievo, parecchi si sono preoccupati dei gatti ucraini (e anche dei cani, naturalmente) e primi tra tutti i loro umani ucraini.
Tuttavia la situazione è stata, ed è tuttora, drammatica: molte famiglie hanno dovuto abbandonare i loro compagni a quattro zampe perché le leggi europee sul trasferimento degli animali d'affezione sono restrittive e prevedono quarantene e controlli sanitari. Qualcuno ha potuto affidarli ad amici, qualcuno li ha dovuti abbandonare agli aereoporti, ed è davvero triste pensare alla sofferenza degli uni e degli altri. Tuttavia alcuni paesi confinanti (Polonia e Ungheria, per esempio) hanno votato leggi che facilitavano il viaggio degli animali al seguito degli umani. Si sono poi mossi enti internazionali che tutelano gli animali, alcuni sono stati adottati all'estero eccetera - e la rete di solidarietà degli animalisti ucraini è stata molto efficiente.
Tuttavia il problema non è di quelli che si risolvono facilmente: umani morti non possono accudire animali vivi, e in certi luoghi la guerra è stata molto devastante. Non sorprenderà sapere che adesso in certe zone dell'Ucraina ci sono quantità immani di randagi che dal giorno alla notte sono passati dal confort di una famiglia che li amava allo squallore di una casa bombardata. Animali traumatizzati, feriti, e spesso anche molto affamati.
Per lungo tempo ho vagato nella rete alla ricerca di qualche società animalista ucraina a cui mandare un po' di soldi. La risposta per me è arrivata l'anno scorso attraverso un demenziale giochino che si chiama Animal's Restaurant, che si trova su parecchi social. Si tratta di allestire un ristorante gestito da gatti e che nutre in vario modo le più varie tipologie di animali, spiritelli e qua e là anche qualche umano. Lì c'era la pubblicità della Rolda, un ente rumeno situato vicino al confine con l'Ucraina che si dedica ormai da più di due anni anche agli animali vittime della guerra e tra l'altro confeziona dei video pubblicitari veramente ben fatti. Ci ne sono anche molte altre associazioni, ma io mi sono fermata lì perché più di tanto non posso fare.

Ho scoperto in seguito però che i gatti stanno avendo un ruolo abbastanza importante in questa guerra: i soldati ucraini hanno infatti adottato molti gatti, che tengono con loro nelle trincee. Gli ucraini sono sempre stati molto consapevoli dei poteri equilibratori dei gatti e del sostegno psicologico che possono arrecare, e insomma soldati e gatti randagi hanno trovato conforto gli uni negli altri, senza contare che le trincee tendono a riempirsi di topi e a questo problema i gatti possono portare un aiuto ben più che simbolico. 


Inoltre i gatti sono degli eccellenti testimonial e la loro presenza aiuta la raccolta fondi. Tutto questo è stato oggetto di vari 
articoli e di reportage fotografici.


Qualche gatto è anche diventato piuttosto famoso: è il caso del gatto Syrsky, che apre il post in una immagine molto patriottica.
E sì, pare che anche le truppe russe abbiano accolto gatti. Mi sembra il minimo, visto che questo pasticcio lo hanno combinato loro.

sabato 24 febbraio 2024

La guerra in Ucraina - Due anni dopo

Gli ucraini, a due come a quattro zampe, non hanno problemi di autostima

Due anni fa, all'alba, l'esercito russo entrò nella repubblica di Ucraina e diede inizio alla Operazione Militare Speciale; nelle intenzioni doveva essere una rapida scorreria che nel giro di poche settimane avrebbe portato l'Ucraina a cambiare il suo governo con uno più gradito alla Russia che avrebbe prontamente accettato una sorta di annessione o federazione con il paese invasore nell'indifferenza del resto del mondo - dopotutto il colpo gli era già riuscito nel 2014 con l'invasione della Crimea e degli oblast del Donbas. 
Le cose tuttavia non andarono come previsto: c'erano stati dei grossi errori di progettazione e una eccessiva fiducia nelle informazioni ricevute, in base alle quali gli ucraini sarebbero stati non solo disponibili, ma perfino contenti di riunirsi ai loro fratelli russi; sta di fatto che il governo presieduto da Zelensky, che al momento della tentata invasione non godeva di un appoggio entusiasta da parte degli ucraini, reagì con notevole vivacità avviando una reazione decisamente inaspettata con l'appoggio di tutta la popolazione, diventando improvvisamente apprezzatissimo. Un giorno, quando questa tristissima vicenda sarà conclusa e gli archivi verranno aperti, si capirà se la cosiddetta intelligence russa aveva effettivamente sbagliato di brutto, se era stata ingannata da sottili giochi sotterranei, se il capo del governo russo si fosse autoconvinto che le cose sarebbero andate come voleva lui in barba a tutti i segnali contrari o se semplicemente gli ucraini, che come tutti i popoli slavi reagiscono con estrema irritazione ai tentativi di invasione (cosa, questa, che i russi dovrebbero sapere meglio di chiunque altro, tanto più che la versione ufficiale del loro governo sostiene che gli ucraini come popolo semplicemente non esistono e sono anzi russi a tutti gli effetti) stabilirono come un sol uomo/donna/altrigeneriascelta che proprio di diventare ufficialmente russi non ne volevano sapere; è anche possibile, peraltro, che sia intervenuta una miscela di tutti questi ingredienti e magari di altri ancora.
Se l'intelligence russa aveva perso colpi, va apertamente riconosciuto che la propaganda russa invece aveva lavorato ottimamente, almeno in Italia, aiutata anche dalla completa e totale ignoranza della storia dell'Europa orientale in cui versa da sempre il popolo italiano, non solo per sua colpa perché i manuali di storia della scuola dell'obbligo ci informano abbastanza dettagliatamente su Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, qualcosina ci raccontano su Portogallo, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Danimarca ma sul resto tacciono assai pudicamente. A partire dalla costa orientale del mar Adriatico, anche in Europa ci sono i leoni - e siamo d'accordo che non si può sapere tutto di tutti, ma qualcosa in merito, davvero, andrebbe fatto. A parziale testimonianza di ciò posso citare un mio post dove, parecchi anni fa, raccontai il mio doloroso sconcerto scoprendo per puro caso l'esistenza del Granducato di Lituania. Wikipedia, che oggi conta una voce piuttosto corposa sull'argomento, all'epoca non mi fu di alcun aiuto, e le mie ricerche nelle biblioteche locali mi portarono alla desolante constatazione che in Italia sul Granducato di Lituania era stato tradotto poco o niente. Infine mi arresi, sperando che un giorno sarei riuscita a completare tale enorme voragine nelle mie conoscenze. Guarda caso, il Granducato di Lituania comprendeva anche l'Ucraina; ma io, come tanti della mie età, sono cresciuta in un mondo dove la Russia si era ingoiata l'Ucraina tutta intera con la stessa disinvoltura con cui io ingoio tartine e pasticcini mignon ai ricevimenti.
Insomma, niente di strano che da noi la propaganda russa abbia avuto vita facile quando ha proposto la stravagante teoria che entrando in Ucraina i russi andavano solo a riprendersi quel che era loro e che anzi la Russia era stata vilmente maltrattata, calpestata e oppressa dall'Ucraina.
Quel che però sta risultando in questi due anni con sempre maggiore chiarezza è che anche i russi hanno idee molto vaghe sulla storia dell'Europa dell'Est, perché da sempre nelle loro scuole si studia una versione della storia decisamente addomesticata - dove per esempio l'Ucraina è solo un casuale incidente di percorso (una versione che circola è addirittura che l'errore è stato fatto nientemeno che da Stalin in persona - un tipo un po' drastico, se vogliamo, ma davvero non mi risulta che la distrazione rientrasse nei suoi tratti caratteristici.
Ad ogni modo per la cultura occidentale un paese convinto di esistere da svariati decenni e molto convinto di esistere esiste e si deve tener conto di questa sua convinzione che basta da sola a farne una entità distinta (caso classico, l'Italia; con buona pace di quel ministro austriaco che la definiva un'espressione geografica, cosa di cui gli portiamo ancora rancore a distanza di due secoli); in generale ci arrangiamo con accordi federali, autonomie e bi e trilinguismo ufficiale, anche perché se non lo facciamo si finisce a bombe e terrorismo. Nell'Europa occidentale ormai siamo dei veri esperti in materia, perché con le frontiere a rotelle che abbiamo avuto per tanto tempo, e con quell'abitudine cretina di scambiarci e riscambiarci territori di confine alla fine di ognuna delle nostre numerosissime guerre, ormai le minoranze etniche abbondano per ogni dove, e infine sterminarle tutte sarebbe davvero disdicevole. Vogliamo ricordarci la politica di annessione fascista che ha portato alle foibe e a quarant'anni di terrorismo nel Sud Tirolo? (No, personalmente non voglio ricordarmene: la trovo una pagina piuttosto disdicevole della storia italiana).
E' cosa nota che la propaganda russa da noi funziona bene ed è assai diffusa, in rete e fuori. Chi come me sta in rete ci parecchio tempo, anche per lavoro,  la nota di più, perché è davvero molto capillare - basta pensare che un blog di nicchia come il mio ha ricevuto svariati commenti filoputiniani ai post che ho dedicato all'argomento (compresa una imperdonabile esortazione a "pensare piuttosto ai gattini" che sarei pronta a lavare col sangue perché ai gattini mi sembra di dedicare davvero parecchio tempo e parecchi post, proprio non si può dire che sotto questo aspetto non mi dia da fare) e perfino un paio di richieste di pubblicazione di improbabili post sul traffico di organi umani e di bambini gestito dagli ucraini. 
Ovunque qualcuno si azzardi a criticare l'invasione russa stormi di bot arrivano di volata ammanendo a tutti le più assurde sciocchezze, ed è un vero peccato perché c'è perfino gente che si scomoda a rispondere ed è triste che oltre a subire tutta quella spazzatura qualcuno si senta in dovere di perder tempo a rispondere.
D'altra parte la rete è un luogo molto vasto, che oltre ai bot della propaganda russa contiene anche un sacco di esperti che smantellano con metodo e criterio gran parte dei temi della propaganda in questione, e al giorno d'oggi in Italia abbiamo grande abbondanza di russi (spesso dissidenti col loro governo in modo più o meno aoerto) ma anche ucraini, polacchi, lituani e quant'altro che con la Russia hanno un discreto dente avvelenato per varie vicende storiche. 
In qualità di storica sono davvero contenta che in tanti si dedichino a questo lavoro perché ho imparato tantissime cose di economia, storia, diffusione della propaganda in guerra eccetera, e sono tutte cose che per la scuola mi sono state e mi saranno molto utili; sul piano dell'informazione tuttavia questo prezioso lavoro non risulta molto efficace perché fatica a uscire dalla bolla formata da quelli che cercano informazioni approfondite. Fuori dalla rete invece la propaganda russa è meno capillare ma più efficace, perché la cerchia (nemmeno troppo ristretta, ma comunque minoritaria) di chi segue la guerra passo passo finisce appunto per informarsi in rete, come è successo a me, mentre la gran parte della popolazione che non ha il tempo e l'interesse a smontare e rimontare una notizia per dieci volte prende il primo piatto che gli passano, convinta che sia buono. 

L'anno scorso, quando ho scritto il post sul primo (e, speravo, unico) anniversario di questa guerra la situazione era molto diversa e in tanti eravamo assai fiduciosi&edificati per la vivace resistenza ucraina e pronti a un lieto fine con gli invasori che tornavano a casa scornati e il governo russo che ci pareva assai vicino a subire un brusco cambiamento. Adesso invece circola una vulgata che dice che nel corso di quest'anno non è successo niente e che la guerra è in stallo; in realtà quello che non è successo è che la controffensiva di primavera risolvesse la questione in modo definitivo, ma gli avvenimenti non sono mancati, da entrambe le parti. 
Incredibile ma vero, il governo russo è ancora lì al suo posto, anche se ci sono stati diversi attentati di vario tipo e numerosi generali, oligarchi e funzionari han dimostrato una spiccata tendenza a volare giù dalla finestra. Questo, però, è un dato che non siamo in grado di interpretare perché a tutt'oggi conosciamo benissimo la propaganda russa, anche nei suoi tratti più divertenti - per esempio il video che ci prometteva un crollo economico che ci avrebbe portato a mangiare, in un gelido appartamento, i nostri animali da compagnia per rimediare una zuppa di Natale con un po' di carne, che non riesco più a trovare in rete - ma di cosa succeda davvero nelle alte sfere russe sappiamo e capiamo pochissimo, intelligence comprese.
Abbiamo anche assistito attoniti al più stravagante tentativo di colpo di stato che mai mi sia stato dato di vedere, ovvero la ribellione della Compagnia Wagner che si è diretta verso Mosca nel plauso generale per poi cambiare idea a mezza strada dicendo "Scusate, s'è scherzato" - almeno agli occhi di noi comuni mortali è sembrato che la cosa sia andata così, ma immagino ci siano qualche centinaio di risvolti che ci sono completamente sfuggiti. Sta di fatto che l'intero staff della Wagner qualche settimana dopo prese un aereo e che questo aereo precipitò in malo modo, ma tu guarda i casi della vita.
C'è stato poi il crollo dell'enorme diga di Nova Kakhovka che ha allagato una immane porzione di territorio ucraino, costretto non so quanta gente a sfollare e devastato l'ecosistema della zona procurando danni inenarrabili, e che sembra sia stata bombardata involontariamente per colpa di un incauto ufficiale russo piuttosto bevuto - ma anche lì, vai a sapere. Sta di fatto che nei primi giorni la propaganda russa cercò di rifilarci la versione che erano stati gli ucraini a distruggerla "perché gli conveniva", ma senza scendere nei dettagli di questa fantomatica convenienza. Ricordo che un giorno chiesi al troll di turno "Ma che convenienza avrebbero gli ucraini ad allagarsi mezzo paese?" e l'unica risposta che ottenni fu uno stentato "Ma via, è così evidente!". Ammettiamolo, era in effetti una tesi difficile da sostenere con degli argomenti concreti.
Abbiamo poi avuto la Saga del Mar Nero, cominciata nei primissimi giorni di guerra con la conquista dell'isola dei Serpenti (quattro scogli in croce, mi dicono) che in qualche modo controllava gran parte del mar Nero. Difenderla non era facile, e infatti già pochi mesi dopo gli ucraini se la ripresero - a quel punto ricordo che i russi spiegarono che in realtà l'Isola dei Serpenti non serviva a nulla, il che forse è vero e forse no; sta di fatto che l'anno scorso la flotta russa del mar Nero è stata progressivamente affondata, ma non in regolamentari battaglie navali perché gli ucraini una flotta militare non ce l'hanno. Tutto ciò ha comunque risolto il problema delle esportazioni ucraine, che sono riprese serenamente con il consueto ritmo dopo che per tutto il primo anno di guerra il tema del grano ucraino lasciato a marcire nei silos aveva imperversato per i giornali insieme alla minaccia di terribili carestie nel pianeta, quasi che l'Ucraina fosse l'unico paese dove il biondo cereale riusciva a crescere. Naturalmente le navi non trasportano solo grano ma anche molte altre derrate, e naturalmente la cosa ha degli effetti che oltrepassano di gran lunga il tema delle esportazioni, ma in effetti non se ne parla molto.
C'è stata e c'è ancora la telenovela delle munizioni, di cui entrambi i paesi ormai scarseggiano (comprensibile, visto il ritmo con cui le hanno sparate) e lì pare sia colpa dell'Europa che non ne produce abbastanza per l'Ucraina, e anche questa è una questione importante di cui si parla moltissimo, ma senza che il comune mortale riesca a capirci molto - per limiti nostri, suppongo.
Nelle ultime settimane abbiamo poi avuto la Gran Crisi del Congresso USA che sta bloccando un consistente finanziamento per l'Ucraina in nome di una strana questione interna legata ai migranti dal Messico e indirettamente anche alle future elezioni presidenziali. Ogni settimana ci mandano a dire che la situazione si sta sbloccando e i due partiti principali del Congresso sono in grandi trattative,  ma ce lo mandano a dire ormai da tre mesi e quindi qualche dubbio al cosiddetto uomo della strada viene. 
Giusto negli ultimissimi giorni abbiamo anche avuto la morte di Aleksej Naval'nyj, dissidente russo di lungo corso che giusto qualche settimana prima era stato deportato dalla scomodissima prigione dove era detenuto dopo una condanna basata su imputazioni abbastanza fumose, e trasportato in gran segreto in ghiacciaia al circolo polare artico. La faccenda è avvenuta in gran segreto e il governo russo ha fatto onestamente tutto quanto era in suo potere per insospettire anche il più distratto e fiducioso degli individui bofonchiando qualcosa di una morte naturale per arresto cardiaco - e davvero mi piacerebbe sapere quale morte al mondo non è avvenuta per arresto cardiaco - impedendo ai familiari di vedere o riavere il cadavere e arrestando numerose persone colpevoli del grave reato di portare fiori in piazza davanti a qualche foto del defunto, e non si capisce come mai elargire fiori a un morto possa essere un reato - roba che nemmeno Antigone nella tragedia omonima.
Secondo la vulgata questa è stata una prova di forza minacciosa da parte del governo; e che ci sia un tono di minaccia in tutto ciò mi sembra fuor di dubbio, ma a me un pasticcio simile sembra soprattutto una gran prova di debolezza e ci vedo dietro parecchia inquietudine per non dire paura. Naturalmente la propaganda ha avuto gran cura di spiegarci che il defunto non era assolutamente noto in Russia, che nessuno se lo filava se non in Occidente eccetera - e infatti è noto che davanti alla morte di qualsiasi sconosciuto tutti noi andiamo in piazza a portare fiori davanti alla sua foto, in pieno inverno che nemmeno possiamo cavarcela cogliendo un paio di rose dal giardino. BAH.
Il secondo anniversario della guerra ci trova dunque in piena impasse. Le guerre sono cose scomode, che fanno fare tardi a cena e che complicano la vita. Le guerre lunghe poi sono un vero strazio, e questa mi era sembrata lunga già al secondo giorno e figurarsi adesso.
La versione vulgata in questi giorni è che la Russia sta vincendo. Il punto è che secondo quelli che lo sostengono la Russia stava vincendo sin dal primo giorno, ma una invasione dove, passata la prima settimana, l'invasione si è praticamente fermata non mi sembra si possa definire questo gran trionfo, comunque la si voglia rigirare.
Appare sempre più chiaro però che la Russia è una padrona decisamente scomoda oltre che incapace, e non solo non meraviglia che gli ucraini continuino a versare il loro sangue per allontanare da sé una tale iattura ma anzi getta una cupa ombra sulle frontiere europee: la Russia è una pessima padrona, ma è anche una vicina molto minacciosa oltre che del tutto irragionevole e questa è sempre stata una guerra che ci riguarda tutti, volenti o nolenti.
Tutto ciò era risultato chiaro sin dalle prime settimane - direi dal terzo giorno, quando il primo missile russo per un errore (un errore? Chissà...) varcò i confini e cadde in territorio polacco. Da allora ci sono stati almeno altri due incidenti di questo tipo, e anche se ufficialmente si tratta, appunto, di incidenti, in molti siamo sempre stati piuttosto perplessi a riguardo.
Nel frattempo anche i cani e gatti ucraini soffrono a causa dei bombardamenti, dei crolli degli edifici e della perdita dei loro umani. Questo pensiero mi ha fatto sempre molto soffrire ma finalmente ho trovato un'associazione che se ne occupa e fa dei video pubblicitari talmente belli e ben fatti che merita comunque di essere aiutata, secondo me. Il fatto di potere in qualche modo contribuire ad aiutarli mi è di un qualche conforto. E poi, naturalmente, pago le tasse che contribuiscono a mandare in Ucraina aiuti umanitari ma anche visori e puntatori notturni e altri tipi di aiuti anch'essi strettamente militari. La vedo come una forma di investimento per il futuro - perché, davvero, vorrei un futuro in cui la Russia si desse una calmata e cercasse sul serio di diventare una grande potenza, non abborracciando improbabili invasioni ma distinguendosi per tecnologia, benessere e ricerca scientifica ed esportando non solo materie prime ma anche film, musica, manufatti di alto livello, strumenti scientifici e quant'altro e lasciandoci tutti ammirati e un po' invidiosi per il suo alto valore produttivo, tecnologico e culturale.
Tuttavia sono anche una storica, e una delle prime cose che si imparano studiando storia è che cominciare una guerra è cosa facile e veloce, ma terminarla è sempre terribilmente lungo e complicato, soprattutto con le guerre moderne - motivo per cui sarebbe molto più comodo evitare di cominciarle.
Da comune cittadina invece ho sempre saputo che la propaganda di guerra è stucchevole e irritante - anche se quella russa, davvero, ha passato il segno sin dai primissimi giorni e non accenna in alcun modo a migliorare.

martedì 7 febbraio 2023

La maledizione di St. Mary Mead parte 2 (imprevista)

Questa volta ci metto anche il sonoro: Leonard Warren, nientemeno, e una figurina d'antan, forse Liebig.

Tornata a scuola dopo il fine settimana mi informo di come si è poi evoluta la gran tragedia.
Tutto risolto, mi assicura la prof Ghirlandai: la prof. Quadrella ha prontamente recuperato dal suo ricco archivio Il viaggio di Fanny e l'ha riversati su chiavetta. Adesso il film è in Aula Magna, sullo schermo in bella vista.
In Aula Magna è infatti montato l'unico Megaschermo di nuovissima generazione riservato al corridoio di Lettere. 
Il grande vantaggio del Megaschermo di nuovissima generazione è che ci si vede molto, molto meglio che sulle ormai sbiadite LIM che già al primo raggio di sole trasformano i più sontuosi film in una malinconica sfilata di ectoplasmi. 
Ad ogni modo di sole se ne vede poco e in più l'aula dove sono quel giorno con la Seconda Sfigata ha una dotazione di orripilanti tende marrone scuro che il venditore ci ha rifilato come "verde oliva" che certo non son belle, ma bloccano anche il sole di Agosto; cosî ci guardiamo Arrivederci, ragazzi che, come è stato osservato nei commenti, non si può proprio definire un film a lieto fine ma è comunque molto bello e scorre senza intoppi: la rete non cade, la LIM non entra in depressione e tutto va nel migliore dei modi cinematograficamente possibili. Alla fine facciamo un po' di chiacchiere e di approfondimenti del tipo non particolarmente allegro che il film ispira e così finisce la mattinata.
Il giorno dopo la Prima Brava invoca a gran voce di vedere Il viaggio di Fanny. 
"Non c'è problema" assicuro "purché l'Aula Magna sua libera"
L'Aula Magna è felicemente libera e con grande fiducia la occupiamo, i ragazzi si sistemano nelle postazioni preferite mentre io accendo computer e schermo per poi...
...per poi restare lì a guardare piuttosto spersa il grande schermo dove non c'è traccia di nessun viaggio di nessunissima Fanny, mentre le note finali del Rigoletto mi risuonano in mente. Intanto la prof. Ghirlandai si è appena avviata verso casa, l'ho salutata giusto prima di entrare in classe.
Maledizione o non maledizione, comunque, c'è un limite a tutto. Lascio la custode a badare alla classe e mi fiondo al piano di sotto per telefonare appunto alla prof. Ghirlandai: quell'accidente di film andrà pure visto, in un modo o nell'altro.
La prof. Ghirlandai ammette in tutta onestà e senza infingimenti di essersi proposta bensì di caricare il file sullo schermo, ma di essersi poi dimenticata di farlo.
Con un angolino della mente prendo atto che, come c'è il presente storico che narra al presente cose avvenute in un passato anche molto lontano, tipo Cesare che attraversa il Rubicone duemila e passa anni fa, allo stesso modo esiste il passato futuribile con cui si danno per già fatte cose che è in effetti nostri fermo proposito eseguire quanto prima - ma per il resto ascolto attentamente le istruzioni della prof. Ghirlandai: nel suo cassetto, sotto il primo strato di carte, nell'angolo a sinistra in basso, c'è una scatolina argentata con dentro la chiavetta dove c'è il film (se la maledizione di St. Mary Mead non lo ha formattato, si capisce)...
La parte più complicata naturalmente è sdipanare il cassetto (i cassetti degli insegnanti sono davvero un universo a parte) ma sono stata molto aiutata dal fatto che la scatolina argentata era davvero nell'angolo in basso a sinistra. Il resto comunque è scivolato via senza problemi e non solo sono riuscita a far vedere il film alla classe, ma perfino a caricarlo in bella vista sullo schermo per le altre due prime.
Comunque è evidente che la maledizione di St. Mary Mead al momento si è magari assopita, ma è tutt'alltro che domata.

domenica 29 gennaio 2023

La maledizione di St.Mary Mead

Un po' più originale della solita copertina con la prima legge di Murphy.
E poi ieri l'avremmo cantata tutti davvero molto volentieri, a scuola. 

La Giornata della Memoria non passa mai inosservata alla media di St. Mary Mead: le Terze vanno in pellegrinaggio alla tomba di una celebre famiglia ebrea, Prime e Seconde guardano appositi film, ad Arte si fanno disegni in tema eccetera; insomma, se ci sono i Negazionisti (della Shoah) davvero non è colpa nostra.
La scelta dei film per le Prime e le Seconde in questi anni di pandemia si è fatta più delicata: mentre fino a tre anni fa sbattevamo senza ritegno la pellicola più cruda che ci passava tra le mani (e infatti io tendevo a lasciare l'incombenza ai colleghi perché cotali film mi impressionano alquanto) in questi anni di pandemia abbiamo preferito storie più soft in considerazione del fatto che primini e secondini sono, appunto, più facilmente traumatizzabili.
E dunque la prof. Spini arrivò qualche giorno fa offrendo per le Prime Il viaggio di Fanny, che ci garantiva essere adattissimo. Quanto a me, volevo approfittarne per vedere finalmente un film che avevo sempre desiderato vedere ma su cui non ero mai riuscita a mettere le mani, ovvero Arrivederci ragazzi, di cui tutti avevano sempre detto un gran bene.
Il mio progetto si era ben presto arenato perché la nostra Scaricatrice Seriale non era riuscita a procurarselo nonostante vari tentativi e ricerche. Così avevo deciso di ripiegare anch'io sul Viaggio di Fanny, che godeva pure della caratteristica, molto rara per questa categoria di film, di un lieto fine.
Le Prime dunque avrebbero visto Il viaggio di Fanny proprio nella Giornata della Memoria, riunite insieme nell'Aula Magna - un lusso che negli anni scorsi non era nemmeno lontanamente proponibile: intere decine di ragazzi a distanza ravvicinata riuniti insieme, figurarsi!
Adesso però si poteva fare senza paura, e alla terza ora ho raccolto i miei pulcini e li ho portati in Aula Magna. Un po' di tempo per la distribuzione dei posti, disinnescando qualche gruppetto potenzialmente pericoloso, una breve presentazione della prof. Ghirlandai ed ecco che il film parte e per i primi quaranta minuti va tutto bene. Poi...

Poi, finito il primo file, si trattava di avviare il secondo. Peccato che il file in questione sembrasse completamente svanito nel nulla. Dopo qualche tentativo di recuperarlo in rete abbiamo infine stabilito che, anche se siamo abituati tutti quanti a fare l'impossibile, per i miracoli non siamo ancora attrezzati e i ragazzi vengono riaccompagnati in classe, tra molti mugugni e lamentele cui non troviamo altra risposta che un generico, per quanto sincero "Ci dispiace".
Appena entrata li lascio lamentare un po'. A dire il vero sono soprattutto storditi perché il film li aveva assai presi e avrebbero assai gradito continuare a vederlo. Anch'io, per la verità.
Vado alla lavagna. "Ragazzi, conoscete la prima legge di Murphy?" chiedo.
Non la conoscono. Così gliela scrivo: Se qualcosa può andare storto, lo farà
Poi spiego: "Vedete, il vero problema è che ci siamo dimenticate, tutte noi, della maledizione dei film che pesa da sempre su St. Mary Mead".
E passo a raccontargli di come, da sempre, veder un fil a St. Mary Mead è sempre pericoloso, soprattutto nell'Aula Magna. Non soltanto lì, certo, in generale vedere un fil nella nostra scuola è sempre pericoloso, perché salta sempre fuori qualche intralcio imprevedibile: DVD che han sempre fatto il loro dovere e improvvisamente funzionano solo per la traccia in inglese, DVD che decidono di rompersi proprio quel giorno, file che non funzionano o che spariscono all'improvviso, come è successo stamani, l'audio che proprio quel giorno decide di non funzionare, film sulla piattaforma proprio il giorno che non c'è la rete... ogni volta un impiccio diverso, ma sempre del tutto imprevedibile.
"Un tempo in quell'aula c'era un impianto un po' complicato, e per quanto chi andava a vedere il film avesse sempre avuto gran cura di preparare tutto per tempo succedeva sempre qualcosa. In queste condizioni ho fatto ben due cineforum, nei primi anni, e alla fine ho imparato che l'unica tecnica che funzionava quasi sempre, soprattutto in classe con la LIM,  era non dire a nessuno che quel giorno c'era il film e farlo partire di soppiatto. Stavolta non l'abbiamo fatto, anche e soprattutto perché sono passati quasi tre anni dall'ultima volta che abbiamo visto un film in quell'aula a classi aperte, e ci eravamo dimenticati della maledizione".
Le povere creature mi guardano sempre più perplesse, ma evitano di contraddirmi. Non reagiscono in modo scomposto nemmeno quando accenno alla possibilità, che dovrebbe pure essere presa in esame una buona volta, di chiamare qualche alto prelato ad esorcizzare la scuola. Poi passiamo a fare un pochino di geografia e gli faccio vedere un video di tema quasi altrettanto allegro, ovvero la catastrofe del Vajont. In effetti, era uno degli argomenti che avrei affrontato quel giorno se non ci fosse stato il film.

L'ora dopo sono nella Seconda Sfigata, che da giorni invoca a gran voce un film sulla Shoah per commemorare la Giornata della Memoria.
"Lo vedremo Lunedì" spiego "Avevo già deciso comunque di fare così, ma ammetto che ormai non è più una scelta, bensì un caso in cui si deve accettare di piegarsi alle circostanze avverse".
Pentasilea alza la mano "Prof, io ho un film carinissimo. L'ho visto qualche anno fa ed è su una piattaforma dove ho l'account. Si intitola Il viaggio di Fanny".
Come succede in certi cartoni animati, mi arresto a metà di un gesto. Scambio uno sguardo con l'insegnante di Sostegno.
"Cioè, mi stai dicendo che hai un account per Il viaggio di Fanny?" chiedo con un filo di voce.
E che dunque sarebbe bastato chiamarla in Aula Magna per continuare serenamente a vedere il nostro bel film, tutti quanti...
Pentasilea è beatamente ignara della tragedia avvenuta poco prima e conferma che sì, ha l'account per vedere il film sì desiato dalle prime (e anche da noi insegnanti).
Di nuovo guardo il Sostegno "Forse sarebbe il caso di avvisare la prof. Ghirlandai, quanto meno per risparmiarle altre ricerche" mormoro.
Sostegno ne conviene e sparisce per qualche minuto; nel frattempo ringrazio Pentasilea e la deludo ripetendole per l'ennesima volta che no, noi quel giorno non vedremo alcun film.
In compenso, durante il fine settimana la Scaricatrice Seriale mi chiama per annunciarmi che ha trovato Arrivederci ragazzi.
E si spera, domani, di poter adempiere tutti quanti il nostro dovere civico di onorare la Giornata della Memoria.

venerdì 5 marzo 2021

Buon compleanno, Covid! (come fu che tutto ebbe inizio per me)

Un anno fa la pandemia imperversava già da qualche settimana ma io non me ne curavo né tanto né poco. Ah, i soliti titoli di scatola, il solito allarmismo, il solito isterismo che da sempre caratterizza il nostro paese. Finirà come ai tempi della Sars, tanto rumor per nulla. 
Col Covid, devo dire, non ne ho mai azzeccata una che fosse una.
Chiusura delle scuole? Assurdo, quando mai hanno chiuso le scuole per malattia? Ma come si fa a prendere sul serio certe voci? E che senso aveva assaltare i supermercati? (ecco, qui avevo ragione io. Ma fin lì ci arrivava qualsiasi idiota, va pur detto).
L'unica cosa che mi preoccupava seriamente era la chiusura temporanea "per poca richiesta" dell'eccellente ristorante sushi che c'era a St. Mary Mead: ben ricordavo che ai tempi dell'aviaria tanti validi ristoranti cinesi a Firenze avevano chiuso per mai più riaprire.Cosa credeva di rimediare la gente, non andando al ristorante sushi? (ecco, in questo almeno ho avuto ragione: il sushi era del tutto innocente. Comunque il ristorante c'è ancora. Riaprì a Maggio, mi ci strafogai con gran gioia - e adesso è di nuovo chiuso e fa solo asporto. Ma resiste. Spero).
E invece chiusero le scuole per davvero.
"Ottimo" mi dissi "Una settimana di vacanza è proprio quel che mi ci voleva".
Ma continuavo a non capire perché fare tanto chiasso. E nonostante fossi contenta della settimana di vacanza, ero preoccupata. Oh no, non per il Covid, bensì per lo svolgimento del programma. 
Disgraziati, ci chiudono le scuole e io ci ho da fare la rivoluzione francese, e poi c'era la Terza abbastanza indietro (con me come con tutte le materie. Non era una Terza delle  migliori, va detto, e tutti noi ci arrangiavamo a fare quel che si poteva).
Non ero la sola insegnante immersa in questo ordine di idee.
La mattina del 5 Marzo di un anno fa, lungi dal fare scorte al supermercato o cercare di appropriarmi delle ultime mascherine (mascherine? Ma l'OMS dice che non servono. Ne saprà ben qualcosa, l'OMS! Basta con tutti questi esperti di epidemie laureati all'Università della Vita!) andai in libreria per ordinare un paio di libri.
E lì incrociai niente meno che una classe intera di ragazzi.
Visto che la situazione mi sembrava un po' affollata aspettai fuori, buonina buonina - non tanto per paura del contagio, quanto perché i commessi mi sembravano abbastanza impegnati anche così. 
Quando la situazione si fu un po' sfoltita entrai, e mentre discutevo con la commessa delle mie ordinazioni incrociai l'insegnante che li aveva portati lì - una vecchia compagna di scuola, che lavorava al liceo di Lungacque e che non aveva trovato di meglio che fissare con la sua classe in libreria per fargli prendere non so quale libro che aveva ordinato. Ecco sì, ricordo che anche all'epoca non mi sembrò poi questa gran pensata. Dopotutto, si erano raccomandati di non affollarsi. Comunque non dissi niente in proposito.
Scambiammo due chiacchiere mentre lei assegnava i compiti per la settimana; "Tanto una settimana passa presto" disse tranquilla. La trovai piuttosto previdente anche se aveva accalcato la classe in quella piccola libreria, e mi confortai pensando che non ero l'unica fissata con il programma da portare avanti a tutti i costi, vivi o morti. Ma, del resto, lei era una insegnante - e io pure. Cosa c'è nell'intero universo, per un insegnante, di più importante dell'imperativo categorico di Non Restare Mai Indietro Col Programma?
I suoi libri furono smistati ai ragazzi, i miei libri furono ordinati (ma arrivarono solo tre mesi dopo, quando le librerie riaprirono. Cioè, arrivarono molto prima ma rimasero al calduccio sullo scaffale delle consegne da ritirare, nella quiete della libreria chiusa).
Poi telefonai alla scuola: già che eravamo in vacanza, pensavo, potevo approfottarne per finire la catalogazione della biblioteca, con calma, senza che nessuno mi disturbasse. Ma mi dissero che potevamo passare solo, eventualmente, a prendere qualcosa perché altrimenti "non eravamo graditi" - usarono proprio queste parole,  citando direttamente la Preside. Quanto a loro, le custodi, erano occupatissime a "sanificare".
"Eccheccazzo ci sarà da sanificare?" pensai. Ma anche in quel caso non dissi nulla perché loro stavano solo eseguendo gli ordini, povere stelle.
E tornai a casa, riordinai un po' e mi misi a letto a leggere non so quale romanzo. Ah che bello, stare tranquilla a leggere invece di andare a scuola!
Il giorno dopo mi contattò la VicePreside per spiegarmi come attivare le lezioni in rete.
"Boh, per una settimana?" mi dissi perplessa, e quando una collega mi chiamò dicendo che c'era chi parlava di tenere chiuso fino a Pasqua lo trovai un vero delirio. Ma che razza di idioti, non si rendevano conto che dovevamo andare avanti col programma?
Comunque era chiaro che una cosa del genere non sarebbe stata mai e poi mai possibile. Comunque, dal momento che avevamo la piattaforma, tanto valeva usarla.
"Dategli i compiti, dategli dei compiti purchessia" ululavano strane voci in sottofondo.
Io di compiti ne diedi pochi, e solo dopo qualche giorno, ma se potessi tornare indietro ne darei meno e di diversi: quelli erano compiti che prevedevano di rivederci tutti in diretta di lì a pochi giorni, come ero assolutamente sicura che sarebbe successo anche se ormai le settimane di chiusura erano diventate due.
Quando la piattaforma si aprì sotto i miei occhi mi dissi "Interessante. Sembra un bel giocattolino". E infatti cominciai a giocarci, spedendo domande ai ragazzi. La prima fu una immagine di trifogli e lepricani e pentola con l'arcobaleno: dovevamo fare l'Irlanda. E in tanti mi risposero che era San Patrizio, giorno  della festa nazionale dell'Irlanda.
Lo trovai divertente e anche un po' faticoso, perché mi dovevo segnare tutti quelli che avevano risposto. Ma ormai era, appunto, il 17 Marzo, e il giorno dopo ero a correggere alfabetieri sull'arcipelago inglese, un po' inviati sulla mia casella privata, un po' sulla casella della piattaforma, un po' sulla piattaforma vera e propria. Ossignore, che casino! 
Sorpresa delle sorprese, gli alfabetieri della Seconda Brillante erano molto migliori di quelli della Seconda Invasata. E chi l'avrebbe mai detto?
Nelle mie intenzioni l'alfabetiere avrebbe dovuto essere fatto a gruppi in classe. Mi ripromettevo grandi soddisfazioni da quegli alfabetieri. Un bel compito fatto col libro, chissà come si sarebbero divertiti! Gli piacevano un sacco, gli alfabetieri, ci giocavano anche in classe nelle ore libere. Un bel compito a gruppi, per socializzare.
E invece ognuno se lo fece a casa sua. Chissà che palle, povere creature.

E quello fu l'inizio di tutto.
Non un grande inizio, ma chi se lo poteva immaginare che le scuole non avrebbero riaperto fino a Settembre?
In realtà molti se lo immaginavano già.
Non io, che col Covid non ho mai azzeccato una previsione che fosse una.

martedì 18 agosto 2020

Dodici anni non passano invano (anniversario del blog)

L'immagine è di Monokubo

Esattamente a quest'ora, dodici anni fa, pubblicavo il primo post di questo blog.
Non ho avuto difficoltà a scegliermi un nome-di-rete: già dopo qualche mese in cui avevo coraggiosamente deciso di usare il mio nome anagrafico mi ero rassegnata, vista la cospicua quantità di omonime in cui mi imbattevo ovunque, a scegliermi uno pseudonimo; giapponese, giacché frequentavo soprattutto gruppi dedicati all'animazione e ai fumetti giapponesi. Non me la sentivo di scegliermi qualche protagonista di manga perché erano tutte molto giovani, così ripiegai su un nome più letterario.
Fu una scelta molto felice e tutti i miei account, tranne quello su Facebook dove c'erano tutti i miei scolari, vanno sotto il nome di Murasaki, e da subito mi sentii intrinsecamente assai Murasaki.
Ai tempi della mia illustre omonima tutte le scrittrici giapponesi tenevano un diario che però era diverso dai diari che normalmente teniamo oggi: contenevano riflessioni, poesie, scene di vita immaginaria e solo molto occasionalmente cronache di vita quotidiana. Lo sappiamo perché qualcuno di questi diari è arrivato fino a noi (forse anche quello di Murasaki, ma non sono sicura. In italiano comunque non c'è).
Mi posi un paio di limiti: non scrivere niente di cui non fossi disposta a rispondere al mondo intero, e non inventare niente: se volevo inventare qualcosa potevo pur sempre scrivere un romanzo, o un racconto; e se il mio anonimato, per uno dei tanti casi della vita, fosse saltato i protagonisti di quel che raccontavo non dovevano sentirsi ingiuriati senza motivo.
Questo non significa che tutto quel che ho raccontato sia successo esattamente nel modo con cui l'ho raccontato: talvolta sono cose non avvenute a me, talvolta ho fuso alcuni dei protagonisti o ritoccato i tempi. Ci sono riuscita abbastanza bene, perché talvolta rileggendo post di qualche anno fa mi domandavo quando mai fosse successo quel che narravo e solo dopo un po' di riflessione dalla mia memoria spuntavano le precise circostanze. Tenderei quindi a ritenere abbastanza improbabile che qualcuno, capitato qui per caso, mi possa riconoscere.
Il terzo limite era implicito: mai e poi mai dovevo spiattellare in giro gli affari privati dei miei amati alunni o delle loro famiglie. Tutto ciò era imposto non tanto dal mio legittimo desiderio di anonimato, quanto da un elementare senso di decenza professionale.
Mi restavano comunque un bel po' di roba da raccontare, e l'ho raccontata.

In dodici anni sono successe tante cose. Molte classi si sono avvicendate, molti alunni mi hanno rallietato, molte cose ho imparato.
La mia vita non è cambiata molto nel complesso, ma la lunga malattia che ho attraversato ha cambiato in qualche modo il mio carattere e mi ha fatto vedere tutto in una prospettiva diversa, e sto ancora cercando di capire come.
La scuola invece non è cambiata molto, ma è un mondo molto particolare che cambia ogni giorno e anche lì sto ancora cercando di capire come. Ha comunque affrontato diverse tempeste, come le succede spesso.
Non saprei dire se le classi o i ragazzi sono cambiati: il campione che mi passa sotto gli occhi è statisticamente irrilevante e ognuna di queste classi e ognuno di questi ragazzi è una entità a sé stante. Cerco di osservare con attenzione e di capire, ma non ho mai l'impressione di avere osservato e capito tutto, e quindi non saprei trarre grandi conclusioni. Non mi interessano i cambi generazionali, mi interessa la classe che ho davanti agli occhi e i singoli alunni che devo in qualche modo badare. Poi, certo, come me anche loro vivono nel mondo, qui e ora.
Insegnare è un lavoro stancante, ma molto vario. I problemi sono diversi ogni anno e ogni giorno e le soluzioni variano. Quest'estate, dopo la tempesta della Didattica a Distanza, ho riguardato il mio archivio di tracce per i temi, verifiche, esercizi eccetera e mi sono resa conto che ormai da tempo non lo uso più. Ho buttato via un bel po' di carta e ho tenuto solo poche cose, che probabilmente porterò a scuola. Voglio viaggiare leggera e improvvisare di giorno in giorno e di settimana in settimana. In fondo, è quel che ho sempre fatto: con le supplenze brevi si impara a improvvisare e io le ho fatte per cinque anni.
Sono molto contenta di avere aperto questo blog; non soltanto per il piacere dello scambio e dei suggerimenti e degli aiuti che i miei pazienti lettori mi hanno dato, ma anche perché scrivendo sono stata costretta a farmi un sacco di domande e accorgermi che non sempre avevo le risposte. Inoltre mettere insieme i punti principali per raccontare qualcosa mi obbligava a cercare di capire meglio cosa era successo. Molte sono le cose che ho capito meglio cercando di raccontarle.
E molte sono le scene di vita quotidiana che ho scritto e che se non avessi scritto avrei completamente dimenticato - e sarebbe stato un peccato, perché sono la parte più divertente di questo lavoro (e della vita, in effetti).
Giusto in questi giorni, per meglio aiutarmi a festeggiare, i signori Blogspot hanno cambiato la parte interna del blog. Loro sono convinti di aver migliorato, immagino, ma per me è piuttosto complicato superare gli automatismi accumulati in dodici anni, perciò li sto maledicendo assai in cuor mio mentre arranco per preparare i post. Tra l'altro sono anche terribilmente abitudinaria, quindi il trauma è notevole.

Dodici anni sono passati, e spero di passarne qui almeno altri dodici.
Nel frattempo ringrazio tutti quelli che sono passati di qua, silenziosi o loquaci che siano stati.
E ringrazio anche i due fidi e amatissimi computer che mi hanno tenuto compagnia in questa avventura.
Konnichi wa - sorvolando sul fatto che si tratta di un saluto che andrebbe fatto entro le undici del mattino (e infatti è sbagliato ora, come era sbagliato quando l'ho usato aprendo il blog. E pazienza).

giovedì 25 aprile 2019

25 Aprile ovvero il giorno del Maiale Cremisi

"Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale" proclama Porco Rosso

Quando ero bambina il 25 Aprile per me era un giorno di vacanza. 
Evviva, non si va a scuola!
Perché non si va a scuola?
Boh, c'è una di quelle feste di storia.
Prima o seconda guerra mondiale?
Mah, mi pare seconda...

Non ci facevamo 'ste gran domande, anche se gli adulti un po' ci tampinavano per raccontarci di che si trattava. 
Ce lo raccontavano ogni anno, noi ascoltavamo con educazione e poi lo dimenticavamo pochi giorni dopo.* Gli adulti invece sembravano prendere la cosa molto più sul serio. Per loro non era storia, erano ricordi, nemmeno troppo lontani. Eravamo alla fine degli anni 60, inizio dei 70. Intorno a noi abbondavano le commemorazioni, i ricordi commossi eccetera. 

Più avanti per me le cose cambiarono, e il 25 Aprile diventò il giorno del compleanno della mia amica del cuore. Regalo da scegliere con cura, torta con candeline eccetera. Sua madre che diceva "Per me è stato davvero il giorno della liberazione" perché la sua gravidanza era durata quasi dieci mesi, e comprensibilmente l'ultimo mese era stato decisamente sul faticoso (a quei tempi non si precipitavano a farti il cesareo al primo giorno di ritardo, e del resto non so perché avrebbero dovuto: la mia amica nacque forte e sana, solo si era presa il suo tempo per fare le cose per bene).

Adesso le cose sono cambiate: l'amica l'ho persa di vista da più di vent'anni, anche se tutti i 25 Aprile ripenso a lei.
In compenso quando arriva il 25 Aprile tutti intorno a me litigano. Non soltanto i politici, che passi. No, un sacco di gente molto più giovane parla e straparla del 25 Aprile e l'ha trasformato in una saga fantasy imbottendolo di leggende metropolitane.
La generazione dei miei padri l'ha vissuto, e se lo ricorda bene anche se è in via di estinzione; e anche se dopo settanta e più anni nessuno ricorda mai bene niente, perché sopra i suoi ricordi si è stratificato di tutto e di più.
La mia generazione l'ha vissuta come una cosa che non mordeva: era finita la guerra, quindi tutti erano contenti. Comprensibile, perché gli ultimi due anni erano stati davvero un bel casino. La guerra era finita e amen. 
Festeggiamo la fine della guerra? 
Massì, certo che la festeggiamo. Ci mancherebbe.
La generazione successiva ne ha fatto una roba stranissima su cui ogni anno ci si deve necessariamente accapigliare. E non è cominciato quest'anno, no, è cominciato quando Alleanza Nazionale, nata sulle ceneri del Movimento Sociale Italiano a sua volta nato dalle ceneri del disciolto partito fascista salì al governo nel 1994. Com'è comprensibile, sulla fine della seconda guerra mondiale aveva idee leggermente diverse da quelle di altri partiti. E voleva il revisionismo. Che non era, come pensavo ingenuamente agli inizi, una giusta rivisitazione della storia ad acque calme per rifare il punto della situazione, ma qualcosa di più profondo. Molto più profondo.

I partigiani erano cattivi, cattivissimi!
Beh, sì, effettivamente alcuni partigiani non avevano l'aureola.
I partigiani erano solo comunisti / i partigiani non erano affatto comunisti (una a scelta tra le due)
Beh no, veramente i partigiani erano un po' di tutto... alcuni erano perfino monarchici...
E i ragazzi di Salò non erano cattivi!
No, certo, non erano cattivi. Non tutti, almeno. Però avevano preso qualche abbagl...
E i comunisti erano peggio dei fascisti!
Mah, forse, in Russia... ma che cazzo c'entra? 
Anche in Jugoslavia! I partigiani comunisti erano cattivissimi!
Beh, può darsi, ma, di nuovo, che cazzo c'entra con noi?
E poi ci sono state le foibe!
Vero, le foibe non sono state una bella cosa...
Di cui non si parla nei libri di storia delle scuole!
Giusto, rimediamo subito.
E il 25 Aprile l'Italia fu sconfitta!
Eh, sssì, effettivamente dalla seconda guerra mondiale l'Italia uscì sconfitta ma...
Non c'è nessun motivo di festeggiare una sconfitta!
Via, adesso non esageriamo!
eccetera eccetera eccetera.

Da allora il 25 Aprile è diventato un gran tormento, soprattutto per chi ha fatto la stupidaggine di studiarsi un po' di storia; e ogni anno si sentono dire nuove scempiaggini in proposito, soprattutto da politici a caccia di polemiche e di visibilità.
Come per tutti i paesi che hanno fatto una guerra civile, il giorno della fine della guerra  risulta amaro per molti anche se poi dà quasi sempre frutti di notevole dolcezza (siamo sinceri, già il fatto che smettano di spararti addosso segna comunque un certo miglioramento nella qualità della vita).

Gli storici amano con passione la fine della seconda guerra mondiale in Italia e l'inizio della ricostruzione: è una torta a strati dove ogni strato riserva sorprese ancora a settanta e passa anni di distanza, e i documenti sono così abbondanti (soprattutto quelli individuali: epistolari, diari, libri di memorie) da farti quasi morire schiacciato dal gran peso; ma è un dolce peso, come lo era la mia amica per sua madre nelle ultime settimane prima della sua nascita. Purtroppo la manica di invasati che ogni anno parla del 25 Aprile come se fosse stato due mesi fa - inventandosi rancori personali e ingiustizie subite dal dì della sua nascita, rimproverando nel contempo gli ebrei sopravvissuti perché continuano a lagnarsi dei campi di sterminio che non erano esattamente degli alberghi a cinque stelle e si ostinano a insistere che, LORO, durante la seconda guerra mondiale han subito un po' di torti (robetta da poco: qualche deportazione, un po' di morti in famiglia, ecchessaràmai) - crea un tal rumore di fondo da disturbarli nel loro lavoro. Il che è un peccato, perché gli ultimi anni della seconda guerra mondiale in Italia sono stati una vera seccatura per chi li ha vissuti, ma per chi li guarda da lontano, da una tranquilla sala di studio in archivio, sono un soggetto fascinosissimo.
Sarebbe davvero bello che si inaugurasse un nuovo movimento di Resistenza - contro la stupidità, stavolta. Magari a colpi di torsoli di frutta e di verdura o di sguaiatissime risate - perché c'è pur un limite alle sciocchezze che un povero cittadino rispettoso della legge  e della storiografia ha il dovere di sopportare senza ribattere.

Nel breve periodo in cui sul 25 Aprile e dintorni in Italia stava aleggiando un cauto accenno di buonsenso, all'inizio degli anni 90 e più esattamente nel 1992, mentre la fine della seconda guerra mondiale sembrava avviarsi a diventare storia passata e non più storia contemporanea, il grandissimo Hayao Miyazaki creò e diresse lo splendido film a cartoni animati Kurenai no buta che tradotto significa "il maiale cremisi" e che da noi venne tradotto con Porco Rosso, ambientato in Italia fra le due guerre, in cui racconta le non banali vicende di un eroico asso dell'aviazione italiana che diventò (...scelse di diventare?) un maiale rosso, il tutto continuando a fare il pilota d'aereo, ma non più nell'esercito italiano, perché "piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale", unico film storico (beh, storico... cioè, insomma...) che il regista giapponese ha ambientato nella reale geografia politica europea dell'epoca. Per una serie di misteriosi motivi (politici, viene da pensare) il film però in Italia non arrivò, nonostante nel fandom se ne facesse un gran parlare e tutti gli amanti degli anime smaniassero per vederlo. Nel 2003 fu fatto il doppiaggio ma poi il tutto fu lasciato a candire in un angolo finché i diritti del film non scaddero e in conclusione fino al 2010 il film in Italia non si vide, nemmeno in DVD**. E tutto ciò gli ha impedito di conseguire in questo paese l'universalissimo plauso che gli spettava più che di diritto.

Ma ogni anno su Facebook, mentre in tante pagine imperversano in lungo e in largo polemiche e commemorazioni sul 25 Aprile, negli angolini occupati dagli appassionati di anime, nella fatidica data appare regolarmente qualche foto da Porco Rosso, a volte addirittura senza la didascalia "meglio maiale che fascista", ché tanto è implicita.

Buon 25 Aprile a tutti.

*sto parlando del mio piccolissimo entourage, non sto descrivendo l'universale stato d'animo di una generazione. Io e i quattro gatti che avevo intorno, insomma.
**e FINALMENTE potei farlo vedere alle mie Terze, che assai lo gradirono.

sabato 17 novembre 2018

17 Novembre 2018 - Festa del Gatto Nero (dopo tanto fascismo, un po' di nero elegante ci sta bene)


Per quel che riguarda i gatti neri, e soprattutto le gatte nere, ritengo di essere una autorità, e di sicuro ho molta esperienza: a parte la simpatica Alfonsina, intrepida cacciatrice di pipistrelli e, ahimé, caduta quando contava appena sette anni di vita dal tetto della mansarda presumibilmente proprio mentre cercava di prenderne uno, e la regale Sybilla, adottata da mia madre quando scoprì di aver dato involontaria ospitalità a sua madre e alle sue sorelline* al momento ben due gatte nere ornano casa mia con la loro bella presenza: Ninphadora, che ormai va sui quattordici anni, e la vivacissima Astrifiammante che non ne ha ancora quattro. Non per questo sono convinta di avere particolari competenze sulla specifica psicologia delle gatte nere, perché ognuna di queste gatte era ed è assai diversa per temperamento dalle altre. L'unico tratto comune che hanno mostrato è la tendenza a venire da noi in veste di trovatelle mendicanti - in pratica, ci hanno scelto.
Alfonsina (che originariamente era stata chiamata Alfonso el Sabio, in onore di un re castigliano del XIII secolo, dato che ci era stato assicurato che era un maschio) arrivò in casa mia perché la bella Clodia aveva fatto solo un gattino e aveva molto latte; così andai dal veterinario sotto casa e chiesi se serviva una balia, e serviva. Quando la piccola (all'epoca davvero piccola: pochi giorni di vita) arrivò aveva una certa sindrome abbandonica, ma si riprese bene. Era una grande cacciatrice, molto amante dei pipistrelli (per nostra fortuna né sul tetto della mansarda né nel giardino vivevano topi), che ci portava sempre a casa come trofeo e che noi cercavamo di sottrarle, con alterne fortune - imparai un sacco di cose sull'anatomia dei pipistrelli, in quegli anni. Ed era chiaramente una gatta magica. Si era molto legata al ragazzo che in quegli anni abitava con noi, e morì pochi giorni dopo la sua morte - non sono mai riuscita a credere che fosse un caso. Ci mise una eternità per sviluppare, per poi sfornarci due nidiate di gattini, alcuni neri e alcuni d'argento, di una bellezza favolosa e che davamo via senza nemmeno doverci scomodare a offrirli - ci bastava mostrarli a qualche scelta persona che subito cadeva in deliquio e ci supplicava per pietà che gliene dessimo almeno uno.
Una gattina magica, di taglia mignon, madre terribilmente ansiosa e stressante. Ottima cacciatrice, come ho detto, ma non molto intelligente; assai affettuosa però.

Anche Sybille era una gatta magica (ma quale gatto non lo è?), di carattere conciliante ma non troppo espansiva. Era estremamente la gatta di mia madre e sparì di casa poco tempo dopo la sua morte. Non abbiamo mai saputo cosa le fosse successo - una cosa non rarissima con i gatti, che scompaiano senza lasciare tracce, ma il fatto che sia successo dopo la morte di mia madre mi ha sempre dato da pensare.

Trovai Ninphadora che mi aspettava nel minuscolo giardino del condominio dove abitavo all'epoca, rientrando da quell'ordalia che sono le convocazioni per le supplenze annuali. Anche quell'anno a me non era toccato niente, ma stavolta si erano fermati pochissime posizioni prima di me - il che voleva dire che sarei stata chiamata ben presto per le supplenze brevi. 
Era una gattina molto minuta, molto affamata (ma non denutrita) e molto affettuosa e giocherellona. Salì al quinto piano con me e iniziammo la nostra felice convivenza.
E' una gatta vivace, un po' ombrosa e molto intelligente, e ho spesso sospettato che oltre all'italiano capisca anche l'inglese. Con l'arrivo del tablet le ho anche fatto diverse foto:
Da brava gatta-strega ama molto i draghi, naturalmente - anche quelli imbottiti dell'Ikea:
Mi ha sempre amato di un affetto profondo ma non prepotente e siamo legate da una sintonia che non ho mai sperimentato con nessun altro gatto. E' anche lei una brava cacciatrice, ma cacciava solo in campagna dai miei: con grande gentilezza mi ha sempre risparmiato la sfilata di topi morti, pipistrelli agonizzanti e lucertole scodate. Il suo posto preferito è tra i due guanciali nel letto dove dormo. Va abbastanza d'accordo con Astrifiammante, ma la loro è una pacifica convivenza, più che una vera sorellanza; in compenso la lascia sempre mangiare per prima.

Astrifiammante è l'ultima arrivata, scelta al gattile. O meglio, è stata lei a scegliere me, perché appena mi vide si sdiede nel modo più totale.
"E' un gatto davvero molto affettuoso" osservai "Si vede che vuole essere adottato".
"Ma, veramente è la prima volta che fa così con qualcuno" osservò il volontario perplesso. Non so perché, ma mi venne presentata come maschio, e scoprii che era femmina solo al momento di firmare il modulo per l'adozione, quando me la portarono a casa.
E' una gattina minuta, dai grandi occhi perennemente spalancati con stupore sul mondo misterioso e una singolare capacità di ficcarsi nei guai. Per esempio, quando chiudo una finestra controllo sempre se c'è un gatto sul davanzale. Ciò nonostante...
(Si prega di notare l'aria estremamente rimproverosa: come puoi abbandonarmi così al freddo e al gelo? E in effetti quel giorno era abbastanza freddino; ciò nonostante nelle stanze usa cambiare l'aria ogni tanto, almeno per pochi minuti).
E' anche una perfetta gatta acrobata e ogni tanto combina i suoi bravi disastri. In effetti credo sia l'unico gatto con cui mi sia ritrovata ad alzare la voce per rimproverarla - finendo poi per sentirmi assai in colpa perché è anche una gatta sensibilissima, anche se i sensi di colpa le risultano naturalmente del tutto sconosciuti.
(sembra posizionata in alto, vero? Lo è. Quella libreria è alta sui due metri. Ma Astri è una brava acrobata).

Oggi è la giornata internazionale dedicata alla valorizzazione dei gatti neri. A tutti loro faccio gli auguri, alle gatte nere che vivono con me ho scottato del buon pesce (cosa che in verità faccio abbastanza di frequente, indipendentemente dal calendario e dalle sue ricorrenze) ma non per questo voglio negare gli auguri a quei gatti che neri non sono. Il nero è un colore molto elegante e che sfina, ma essere neri non è condizione indispensabile per un gatto per essere molto elegante e raffinato.
Anche se comunque aiuta.

*madre e sorelline furono naturalmente date in adozione a famiglie integerrime e assai amanti dei gatti