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mercoledì 3 febbraio 2021

Scrutini - L'amore per la simmetria

 

Durante gli scorsi scrutini di fine anno, in un gran rutilare di otto, nove e financo qualche dieci per la Terza Brillante, nel bel mezzo della pagella particolarmente brillante di una brava Corvonero, il mio otto a storia risultava il voto più basso.
A dire il vero in quell'occasione e con quella classe mi ero decisamente sdata, vuoi perché durante la Didattica a Distanza la classe aveva molto collaborato, ma anche perché i risultati erano stati ottimi. La Corvonero però aveva riportato una media leggermente sotto all'otto e nel complesso, anche se aveva fatto cose assai belle, ne aveva fatte un po' meno di altri. Nel suo otto però dal mio punto di vista non c'era nulla di punitivo: aveva lavorato da otto, e otto le davo.
La Preside Caramell però, davanti alla fila di nove dove il mio otto risultava il voto più basso, disse "Direi che possiamo alzare quest'otto a nove".
Il collegamento non era dei migliori, così chi non parlava teneva il microfono spento, e siccome il collegamento non era dei migliori quando lo si riapriva ci metteva qualche secondo a funzionare. Quando mi ripartì l'audio Jorge stava già diligentemente alzando il voto.
"E' d'accordo, Murasaki?" insisté la Preside.
"No" dissi io, ribollendo in cuor mio di indignazione. Non diedi argomenti né tantomeno mi scusai, in base al principio che quel che non dici difficilmente può essere manipolato in presenza di testimoni, ma ero prontissima a tirare fuori un discorsetto sul fatto che se il Consiglio votava per cambiare il voto, allora il voto sarebbe cambiato ma chiedevo la messa a verbale della cosa. Comunque, vuoi la fretta che c'è sempre in questi casi perché la Preside Caramell adora darci tempi strettissimi per gli scrutini per poi tirare via perché non c'è tempo davanti a un qualsiasi accenno non dico di discussione ma di riflessione collettiva, vuoi perché la mia risposta non conteneva ombra di esitazione, l'otto rimase.
L'episodio mi lasciò sgradevolmente sorpresa. Veniva in coda a un tentativo degli scrutini precedenti  da parte della prof. Therral di farmi alzare un voto discordante dagli altri (più basso, guarda caso), ma un collega che interviene per cambiare un voto mi sembrava cosa meno grave e l'avevo liquidato nell'ambito delle stravaganze - e poi non avevo nessuna voglia di litigare con l'ottima prof. Therral cui mi lega una salda stima e la comune esperienza in trincea di un anno con Cristaccecami. 
Che una Dirigente cercasse di manovrare i voti, era cosa a cui avevo assistito molto raramente, ma di solito era per aggirare possibili bocciature. Il Gran Problema dell'Otto che non è Nove, ecco, davvero mi sfuggiva. La Corvonero era brava, era ben possibile che il suo rapporto con Storia (tutt'altro che critico, visto che aveva otto) migliorasse, ma alfine, se Storia più di tanto non la entusiasmava e non si era profusa in effetti speciali come altri, non erano un po' affari suoi? Non ha l'alunno il diritto di accentrare i suoi sforzi verso le materie che più lo interessano, una volta raggiunto un livello ben più che rispettabile? 

Quest'anno, stessa situazione per la Prima Manipolatrice: una filata di otto dove i miei due sette spiccavano.... spiccavano? Boh, a me non sembrava ci fosse niente di strano in un diligente alunno che, in una collezione di otto, ci aveva pure due sette, tanto più che in quella classe di sette ne avevo dati una pioggia: dal mio punto di vista sono attestati quasi tutti sul un livello più che dignitoso ma non tanto alto da arrivare all'otto. Niente di male, per carità: una scheda dove il voto più basso è sette non mi sembra proprio motivo valido di rammarico per alcuno.
Di nuovo però la Preside Caramell è intervenuta chiedendo se potevo alzare i due sette. Stavolta i microfoni erano aperti e il collegamento ottimo, perciò il mio "No" è risuonato chiaramente già alla prima richiesta.
Chiaramente, se richiesta mi sarei profusa in argomentazioni e pezze d'appoggio senza far problemi: il tempo in cui esporre le mie motivazioni davanti a un pubblico ristretto mi costava un po' di sforzo per me è finito intorno ai quindici anni. Comunque, la Preside non ci ha provato. Non ci prova con nessuno, lascia solo che la gente si perda in discorsi e giustificazioni riuscendo ad apparire confusa e fallace anche quando il voto è stato assegnato con la più impeccabile delle procedure e motivazioni.

Premesso che disapprovo sempre e comunque e per principio il Dirigente che chiede di cambiare i voti, mentre al massimo dovrebbe invitare il Consiglio a un attimo di riflessione esponendo qualche cazzo di motivo per la richiesta, mi rendo conto però che in questo specifico caso, con la Preside Caramell non è giusto irritarsi: ella infatti non interviene per il piacere di intromettersi o per evitare bocciature, lo fa principalmente per rispettare il nobile principio di simmetria e di ordine, e ha avuto la fortuna di trovare insegnanti amanti della simmetria come lei.
Hai quasi tutti otto? Meglio se sono tutti, così la media viene rotonda.
Hai quasi tutti nove? Meglio se togliamo il bruscolino dalla media. Eccetera.
Perché un buono scrutinio è anche e soprattutto una raffinata opera di design.
In effetti, da brava dama hejan, dovrei apprezzare questo raffinato senso delle sfumature.
Di fatto, lo trovo piuttosto offensivo verso l'alunno, che in questo modo mi sembra privato del diritto di avere interessi specifici e forzato in uno stampo.
(Perché la Preside è un po' strana, ma anch'io non scherzo)

martedì 4 febbraio 2020

Scrutini, ovvero Gli Implacabili Insegnanti di St. Mary Mead

Un implacabile insegnante agli scrutini di fine quadrimestre
(per rappresentare quelli di fine anno serve un modello più morbido)

Da qualche tempo medito sul deplorevole lassismo della scuola italiana. Sia chiaro che non sono di quelli che rimpiangono le scuole medie di un tempo, quando i ragazzi che ne uscivano  avevano una preparazione assai completa, pari a quella di chi oggi esce da un liceo di buon livello secondo Luca Ricolfi - ma lui non parla della scuola prima del 68, si rifà direttamente alla scuola media non unificata, quando la frequentavano pochi e scelti alunni di buona famiglia e qualche occasionale figlio di operai particolarmente brillante, come avvenne al mio signor padre che venne lì indirizzato dai suoi insegnanti dell'Avviamento, dove andavano le classi basse; quando andavano a scuola dopo le elementari, intendo.
Tuttavia la tesi sostenuta da Ricolfi sulla distruzione della scuola italiana perseguita negli ultimi anni, così come l'ha presentata insieme al suo libro a Radio Radicale mi ha fatto molto riflettere, anche se tornare a quella specifica scuola media, oltre che impossibile, mi sembra tutt'altro che raccomandabile.

Non posso fare a meno però di pensare che siamo andati decisamente un po' oltre: d'accordissimo che la scuola dell'obbligo deve essere inclusiva e accogliere e formare tutti, dal disagiato al disadattato al giovane immigrato appena sceso dal barcone al dislessico al disabile. È cosa buona e giusta (è veramente cosa buona e giusta) nostro dovere e fonte di salvezza e di benessere per tutti che sia così.
Tuttavia per conseguire tali nobili e giusti scopi e finalità servono una congrua quantità di soldi e personale variamente specializzato che affianchi gli insegnanti di turno; in Italia però si è preferito saltare questa tappa* e guardare accigliati gli insegnanti di turno che non riescono a conseguire ottimi risultati con tutti gli alunni. 
Siccome nessuna categoria professionale al mondo è disponibile a sentirsi in colpa financo per l'effetto serra quanto quella degli insegnanti, il metodo si è rivelato singolarmente efficace. Niente minacce, non servono - basta mandare a dire garbatamente che il Provveditorato non approva le bocciature attraverso il Dirigente Scolastico di turno, e a volte non è necessario nemmeno quello.
Ogni insegnante conosce il curioso fenomeno per cui, dopo aver passato settimane e mesi a lamentarsi di una data classe che non studia, non sa e non si impegna, improvvisamente agli scrutini la classe, a guardare i voti, risulta composta di alunni bravi e coscienziosi - e, tutto sommato, ogni insegnante contribuisce a quel curioso fenomeno.
Quest'anno ho quattro classi: una piuttosto brillante (non eccezionalmente, per il momento, anche se potrebbe diventarlo più avanti, ma brillante sì); una Terza di cui un buon terzo non è a rischio di abbandono scolastico, bensì assolutamente certa di non riuscire nemmeno a cominciare qualcosa per poi abbandonarlo una volta uscita dalla nostra scuola - salvo miracoli, che naturalmente possono sempre verificarsi (e a volte, nonostante tutto, davvero si verificano); una Prima che non mi convince neanche un po' - ma naturalmente non possiamo vessare una prima allo scrutinio del primo quadrimestre, e di questo sono saldamente convinta, a torto o a ragione, senza contare che, ognuno a modo suo, lavorano - e la Seconda Invasata, che a mio avviso, con qualche blanda fustigazione, potrebbe svasarsi e fare ottime cose. Sono classi che conosco superficialmente, visto che ci passo poco tempo (un po' di più quella brillante, dove faccio anche storia) ma dopo quattro mesi ho ben realizzato che la Seconda Invasata studia poco e male, impegnata com'è nelle sue beghe interne.
Geografia è una materia domestica, si può fare in tanti modi, anche molto creativi. Il mio obbiettivo comunque è una buona esposizione: la capacità di fare una bella chiacchierata su un argomento infarcendola di tutte le cose che non sono sul libro ma che conoscono dalla vita di tutti i giorni e anche dalle altre materie.
Gli Invasati all'inizio hanno visibilmente tirato a campare cercando di convincermi ad abbassare l'asticella. Dopo una bella seminata di cinque e di quattro hanno cominciato a darsi un po' da fare. Un po' di esercizi stravaganti ma divertenti li hanno in parte riportati a un ordine di idee un minimo studiereccio, tuttavia ancora non ci siamo, proprio no.
Così ho distribuito una valanga di sei, una manciata di sette e un otto - che non era un otto pieno, ma confido che lo diventerà. Mi sono sentita molto generosa, specie mentre trasformavo in sei un paio di cinque e mezzo pensando "gli farà bene avere almeno qualche sufficienza, povera stella, sennò si deprime e davvero non fa più nulla" e sentendomi la settima reincarnazione di Camillo de Lellis (santo particolarmente noto per la sua grandissima misericordia verso gli infermi) mi sono avviata verso gli scrutini assai compiaciuta di me e della mia sconfinata bontà. Perché io credo fermamente nell'utilità di un voto un po' ritoccato per aiutare chi si sente sperso e incompreso ma che sta cominciando a impegnarsi anche se tutto è ancora molto difficile per lui, e credo che Geografia sia particolarmente adatta per confortare questo tipo di infelicità, così come credo che un voto leggermente ribassato sia di grande sprone per chi non ha ancora imparato a vendersi bene ma sa di poterlo fare.

Dagli ululati dei colleghi da me collezionati nei Consigli e nelle conversazioni informali in corridoio immaginavo di trovarmi davanti a un cimitero dove i miei voti avrebbero brillato per soverchia generosità e mi ero anche preparata un discorsetto dove avrei fieramente affermato che, voti alla mano, veri cinque io non ne avevo - anche se in cuor mio ero perfettamente consapevole che, quando da parte della creaturina scrutinata c'è un po' di impegno, i voti volendo si possono anche un po' pilotare, per esempio allestendo prove semplici e ben guidate; e in verità, in questi quattro mesi, in quella classe mi sono sentita spesso una balia che imbocca pazientemente, un cucchiaino per volta. 
I voti della classe brillante, per intendersi, non sono affatto pilotati né c'era stato alcun motivo di farlo. E sono decisamente più alti. O mirabile potenza dello studio continuativo!
Ma ho scoperto, davanti al tabellone dei voti, che non avevo capito niente della vita e che in realtà si trattava di una classe dal profitto decisamente brillante.
Ora, non ci sarebbe niente di male se, semplicemente, la classe Invasata avesse stabilito che di Geografia non gli importava un accidente e la avessero schifata riservando tutte le loro energie a ben più meritevoli materie e insegnanti. Mi sarei dovuta fare magari un esame di coscienza, o ingoiare il triste rospo del fatto che non gli piacevo meditando su come rendermi più gradita. E del resto sono l'ultima arrivata, faccio due ore, che trascurino la mia materia ci può stare. Ma allora perché gli altri ululavano sul loro profitto, se con loro erano tutti sette e otto e pure parecchi nove?
E anche: io il voto lo do soprattutto sull'esposizione. Se questi benedetti figlioli espongono Storia (che è pure molto più difficile) da sette e da otto, perché quando sono con me fanno fatica pure a leggermi i confini sulla carta geografica? Lì non importa spremersi le meningi, basta guardare.
Sta di fatto che spesso e volentieri il mio sei buonista era l'unico malinconico sei in mezzo a uno sfolgorio di sette e di otto. Unica eccezione, i voti di Musica, che era arrivato armato di ben tre crudelissimi cinque ma se n'è rimangiati due senza alcuna pressione. E addirittura, in un paio di casi, sono stata garbatamente rampognata da Italiano (no, non dalla Preside Caramell) con una velatissima esortazione ad alzarli a sette, ma ho lasciato la velatissima esortazione ben avvolta nel suo velo. Intorno a me era tutta una gara al rialzo. Ho taciuto pudicamente, ma, gente mia, quando preparate i voti per gli scrutini a cosa pensate, per sbagliarne tanti?
Evvabbé, forse sono io che non gli piaccio, o forse è Geografia, oppure entrambe le cose. Perché, a quanto pare, vanno maluccio solo con me.
Quanto ai due poveri infelici e incompresi, a quanto pare gli altri li sanno comprendere meglio di me. Buon per loro (per gli incompresi, intendo).

Non oso immaginare cosa succederà con la Terza alla deriva, dove ho messo ben tre cinque, e uno è pure un quattro travestito.

Nota a posteriori:
Ho fatto lo scrutinio della Terza Alla Deriva, col gruppo di insegnanti con cui sono abituata a lavorare: i miei voti sono risultati perfettamente in linea con quelli degli altri e i cinque e perfino un quattro sono fioccati copiosi. Sono stata contenta di scoprire che gli anni della malattia non mi hanno incattivito e che continuo a dare i voti che ho sempre dato. Era solo il contesto ad essere cambiato.

* con la scusa che i soldi non ci sono. E allora se non ci sono i soldi ponetevi dei traguardi meno ambiziosi!

mercoledì 13 giugno 2018

La rilassante fine dell'anno scolastico della prof. Murasaki (parte prima)

Murasaki e i suoi colleghi in versione castori, mentre svolgono gli adempimenti di fine anno 

Il certificato dell'ospedale scadeva il 28 Maggio e io ero ancora debole come uno straccetto centrifugato senza pietà, ma anche stufa sin nelle barbe di starmene a letto a leggere e a coltivare la mia raffinata vita interiore. Soprattutto, sospettavo che debole come uno straccetto sarei rimasta ancora a lungo se non mi davo una mossa.
Così ho spiegato al medico che volevo tornare a scuola, punto e basta.
"Ma non le converrebbe, visto che l'anno scolastico sta finendo..."
"NO"
"Beh, se non ci sono riunioni troppo lunghe o faticose e proprio lo desidera, forse si potrebbe..."
Ho sorvolato pudicamente su quel che è di solito la fine dell'anno scolastico. Per la verità avevo messo in conto solo gli scrutini e... ehm... qualche piccolo adempimento con la mia Terza. Niente di che, solo due prove scritte di italiano e un compito di storia da correggere a tamburo battente, la seconda guerra mondiale da finire con un piccolo aggancio alla Guerra Fredda, l'India e relativa indipendenza e le proposizioni causali, finali e temporali. Ma insomma, se li scrutinavo dovevo pur avere una qualche idea sul loro livello, giusto? Senza contare che in mia assenza la supplente aveva sì interrogato, ma ahimé, come fanno spesso le supplenti alle prime armi aveva interrogato principalmente i più bravi, che di voti disponevano già in buon numero. Mi erano poi arrivate voci (non so quanto fondate) che la classe avrebbe preferito avere me a fargli l'esame, e da brava insegnante di Lettere territoriale queste voci le avevo prontamente prese per oro colato*.
La cruda verità, lo ammetto senza remore, è che per me il Grande Esame Finale ha un valore abbastanza simile a quello che ha per i ragazzi: una sorta di Sigillo Rituale che chiude una fase importante, e non volevo perdermelo.

Così Martedì 29 sono tornata a scuola, cercando di ignorare gli sguardi compassionevoli di colleghi e custodi nei cui occhi c'era scritto a chiare lettere "Ma restare ancora un po' a casa a riposarti no, visto che è chiaro che tieni l'anima coi denti?".
Il primo giorno ho retto bene - del resto erano solo due ore.
Il secondo giorno è stato più faticoso, ma alla quarta ora le prime facevano la Caccia al Tesoro e le colleghe mi hanno fatto restare in Sala Insegnanti (dove mi sono prontamente spalmata sul mio amico divano dove sempre più di frequente stazionavo prima del crollo di Aprile).
Giovedì l'ho sbarcato con il primo dei tre scritti - una prova di comprensione del testo che prevedeva un buon tre quarti d'ora di lettura da parte mia, e verso la metà mi sono seriamente domandata se ce l'avrei fatta a leggere a voce alta tutto il testo. Ma ce l'ho fatta.
Venerdì ero decisamente stanchina, ma mi confortava il pensiero di un bel fine settimana di tutto riposo; quand'ecco apparire Matematica con due bei pacchi di fogli.
"Ci sono i Giudizi di fine anno e le Competenze da inserire sul registro elettronico. Li abbiamo fatti ai prescrutini, quando tu ancora non c'eri".
"(GULP) ehm... d'accordo, ma non potevate darmeli la settimana scorsa quando ero a casa, così li inserivo un po' per giorno?"
"No, non potevamo perché in Segreteria ancora non avevano sistemato il portale in modo da poterli inserire. Perciò li abbiamo fatti a mano, e i giudizi vanno anche abbastanza sistemati perché sembra che la griglia non funzioni molto bene".
Stabilito che ero tornata a scuola perché l'avevo voluto io e non perché qualcuno mi ci avesse obbligato, ho preso docilmente i due pacchi di fogli.
Alla sesta e ultima ora di Venerdì avevo la Terza Delirante, dove faccio solo due ore di Geografia. In verità ero un po' preoccupata perché lì il programma era praticamente finito e avevo solo una piccola interrogazione da fare, e alla sesta ora tenere buona la Terza Delirante non era affare di poco conto. Ma è stata la stessa medesima Terza Delirante a trarmi d'impaccio, perché nel secondo intervallo due di loro si sono fatti beccare da Arte mentre sfogliavano allegramente il suo album personale di disegni pescato allegramente dalla sua borsa personale che aveva lasciato chiusa in classe - dal che era seguito un grande incidente diplomatico con relativa chiamata alle famiglie.
"Scusatemi" ho chiesto appena entrata in classe "Ma come vi è saltato in mente di fare una cosa del genere?".
"Mah, così, eravamo curiosi di vedere cosa disegnava l'insegnante..."
"Bene. Anch'io sono molto curiosa di sapere che cosa fa Serendipity** a casa nella sua vita privata. Vi sembrerebbe giusto da parte mia che per saperlo andassi a casa sua a frugare nelle sue cose? O non trovereste invece sensato da parte mia che mi facessi la tradizionale teglia di cavoli miei, tenendomi la mia curiosità e provando a conviverci?"
Sono poi passata a spiegargli che, come gli insegnanti non avevano diritto a frugare nelle cose degli alunni, altrettanto gli alunni non avevano il diritto di aprire le borse degli insegnanti. I due colpevoli in verità avevano l'aria abbastanza contrita (anche perché erano quasi due ore che sentivano gente che batteva e ribatteva su quel tasto), così è rimasto tempo più che sufficiente anche per fare l'interrogazione prevista, che non è nemmeno andata male.
Una voltata portata giù la classe all'uscita ho aspettato che varcassero il cancello, come da regolamento, poi mi sono voltata verso la VicePreside e ho scosso la testa segnando il pollice verso - dal mio punto di vista segnalando così che ritenevo la Terza Demenziale un caso senza speranza. Ma lei premurosa è acciorsa subito al mio fianco "Ti senti male?".
Una volta chiarito l'equivoco sono passata dal bagno, e ho visto che la poverina non aveva torto: sembravo proprio la morte in vacanza e vedendomi scuotere la testa e agitare il pollice verso dedurne che mi dichiarassi a pezzi ci stava tutto. Non c'era motivo che mi scomodassi a rimproverare i ragazzi, bastava che li obbligassi a guardarmi e l'effetto memento mori era garantito.
Beh, un po' stanca ero (parecchio stanca, diciamo la verità) ma non mi sentivo particolarmente a terra. Comunque, appena arrivata a casa, mi sono spalmata sul letto e ho dormito per un buon mezzo pomeriggio e poi attaccato un audiolibro.

La mattina dopo è cominciato il mio bel fine settimana di riposo. Una volta corrette le verifiche (dove ho avuto modo di constatare che la mia adorata Terza aveva mantenuto in mia assenza gli stessi errori di ortografia e di sintassi, lo stesso strenuo disprezzo per la punteggiatura e la stessa tendenza a sorvolare sui dettagli con cui l'avevo lasciata agli inizi di Aprile) mi sono infine dedicata ai cosiddetti Giudizi Globali, ovvero una pratica con cui la legge sulla Buona Scuola ha riesumato l'uso pre-Gelmini di formulare per ogni quadrimestre un giudizio complessivo sul progresso didattico dell'alunno, il suo metodo di studio, la sua preparazione complessiva e altre informazioni non irrilevanti. Il Consiglio di Classe li compila aiutandosi con una griglia di formule, poi il coordinatore li riscrive. A suo tempo venivano copiati a mano sulle schede il giorno degli scrutini dagli insegnanti, un po' per uno. Non voglio dire che fossero la parte che preferivo del mio lavoro, ma non mi è dispiaciuto vederli ritornare perché è un modo piuttosto onesto per fare una specie di riepilogo collettivo sul singolo alunno.
La griglia su cui ha lavorato il Consiglio era piuttosto buona; in compenso chi aveva impostato l'editing su Argo doveva essere ubriaco o afflitto da febbre terzana perché impostando la versione precompilata veniva fuori una roba improponibile e pure sgrammaticata; così, armata di tanta pazienza e dedizione ho passato una buona parte del pomeriggio a fare editing su un testo scritto a caratteri minuscoli tirandone fuori se non altro dei discorsi non del tutto incompatibili con un italiano corretto. 

Di Domenica mi sono invece dedicata alle Competenze, ovvero quelle valutazioni dall'aria un po' misteriosa dove spieghiamo come funzionano i ragazzi sul piano dell'identità sociale, del rapporto con gli altri, dello spirito di iniziativa e di una infinità di altre cose. Rispetto a due anni fa sono diventate una roba quasi comprensibile e si sono anche ridotte di numero; in compenso richiedono un rituale piuttosto complesso: prima le calcoli in lettere (da A, la maggiore, a D) poi nel programma devi inserire un numero (A=1, B=2 eccetera) e ti corrisponde un aggettivo (4=di base, 3=iniziale eccetera) e insomma cambi tipo di codice un gran numero di volte e se ti distrai o devi interromperti per qualche motivo ti ci vuole un po' per rientrare nel meccanismo. Così anche lì se n'è andato mezzo pomeriggio. 
Il rimanente della giornata è stato dedicato a rivedere i programmi e soprattutto scrivere le relazioni di fine anno. Così, al termine del mio fine settimana di Corroborante Riposo, tornare a scuola a fare lezione mi è sembrato piuttosto riposante.

*se tra chi passa di qua c'è qualche lettore di Nero Wolfe, forse ricorderà quella scena in cui, dopo essere stato costretto ad allontanarsi per qualche settimana da casa cercava di convincere almeno sé stesso che le orchidee avevano sentito la sua mancanza...
**per l'esempio ho volutamente scelto uno dei pochissimi alunni di quella classe che in tre anni aveva sempre dato prova di atteggiamento equilibrato e ragionevole e che quindi avrebbe accettato senza scomporsi di fare da cavia per l'esempio.

mercoledì 6 marzo 2013

Il Misterioso Tabù della Prima Media (post inconcludente)


E' noto che, tra la fine della quinta elementare e l'inizio della prima media, i voti dei virgulti a noi affidati subiscono un misterioso quanto inevitabile tracollo di un paio di punti circa. 
La cosa viene data per scontata ma a ben guardare tanto scontata non dovrebbe essere. D'accordo, si cambiano insegnanti e si cambia anche ordine di scuola, però il virgulto resta sé stesso medesimo, e proprio non si capisce perché venga reputato indispensabile come primo atto di accoglienza  fargli un bagno nell'umiltà con relativa asciugatura col cilicio e stazionamento sul granturco, invece di un bagno nell'acqua di rose e successivo massaggio corroborante con oli profumati di pregiate essenze. Insomma, non sarebbe forse opportuno partire da voti analoghi a quelli che la creatura soleva ricevere, onde non traumatizzarlo?

In realtà la cosa avviene in modo del tutto spontaneo, e non c'è alcuna intenzione programmatica da parte di noi insegnanti delle medie di mortificare le nuove leve. Esistono però alcuni Principi Basilari di ignota origine che per molti di noi sono scolpiti nelle più sacre rune sulle rocce più inattaccabili. Uno di questi è "Non dare mai il massimo dei voti in prima media".
Tale principio viene spesso rimbalzato come cosa ovvia in Sala Professori e addirittura si parla a volte di sancirlo come regola inderogabile, ma nessuno ha mai saputo spiegarmene  i motivi con argomenti dall'apparenza sensata.
D'accordo, quando arrivano in prima gli allievi sono ovviamente ad un livello diverso e più basso di quello che poi raggiungeranno in terza (o almeno si spera) ma non è che in prima diamo i voti sulla base delle prestazioni di fine terza (o almeno si spera): in prima valutiamo prestazioni di prima, dunque si suppone che anche per le prestazioni di prima ci sia un massimo, e che in teoria qualcuno a questo massimo possa avvicinarsi molto o addirittura raggiungerlo.

Detto  questo però  la carne è debole e il cervello influenzabile, e insomma spesso ci sembra che, per quanto faccia, l'implume creaturina di prima resti pur sempre scarsa: chi è all'inizio di un percorso, per forza di cose, lavora peggio di chi quel percorso lo sta terminando - e di fatto non ci rendiamo conto delle meraviglie che il giovane Crodegango sta facendo adesso perché non lo abbiamo seguito fin da quando tracciava le sue prime e incerte A e B e non ci siamo ancora minimamente abituati ai suoi errori e alle sue idiosincrasie. Alle elementari invece hanno avuto cinque anni di tempo per conoscere dettagliatamente gli uni e le altre e, giunti in quinta, sapevano tenere nel giusto conto i suoi progressi e i suoi successi.
Qualcosa del genere succede anche alle medie, quando nel secondo quadrimestre della terza improvvisamente i voti cominciano a lievitare. D'accordo, molto spesso in terza si sale un gradino e ci sono dei miglioramenti oggettivi nel corso dell'anno, ma talvolta insorge in me un filo di sospetto che in cotali miglioramenti giochi anche un occhio insegnantesco diventato improvvisamente più benevolo: quando vedo ragazzi che nel giro degli ultimi due mesi passano quasi improvvisamente dalla media dell'otto a quella intorno al dieci (magari anche con la mia collaborazione) talvolta mi sorgono dei dubbi, che tuttavia non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di esternare apertamente; anzi, se richiesta esplicitamente di arrotondare, arrotondo senza fare storie, non sia mai che per colpa di un miserabile puntiglio mi ritrovi a precludere  il nove o il dieci a qualche elemento meritevole.

In prima nessuno parla mai di arrotondare, se non per trasformare un quattro o un cinque in un sei onde non impelagarsi in una bocciatura che il Consiglio non ritiene utile né opportuna. Niente crociate per la media del nove, niente alzate di scudi perché l'unico sette della pagella diventi un otto.

Tutto ciò ci viene spontaneo, non fa parte di nessun principio dichiarato o codificato. Altra cosa però mi sembra la Ferma Decisione Di Non Mettere Mai Per Principio un dieci a un primino, nemmeno in condotta.
"In prima non conosciamo i ragazzi, soprattutto al primo quadrimestre" è stata la curiosa spiegazione che mi ha dato Artistica qualche settimana fa "Non sappiamo se uno sta buono perché magari è ancora intimorito".
Ora, a me sembra che conoscere davvero un alunno sia evento abbastanza raro e opinabile, in prima come in terza o in qualunque altra classe, e che se anche lo conosciamo davvero nel momento XY, già una settimana dopo può darsi che costui sia diventato molto diverso: il principio eracliteo dell'uomo e del fiume in continuo cambiamento secondo me risulta particolarmente valido negli anni delle medie, perché in quei tre anni i ragazzi cambiano pelle e carattere e maschere una quantità impressionante di volte e dunque tanto varrebbe limitarsi a fotografare la situazione in un determinato momento e amen, invece di pretendere di scrutare i cuori e le reni.

E infatti, se a volte abbiamo cardi che si trasformano in rose, succede anche che graziosissime roselline modello senza-spine si trasformino nel corso del triennio in cardi spinosissimi e del tutto disinteressati allo studio - per poi, magari, trasformarsi ancora in peonie o orchidee durante le superiori o all'università. Insomma, si sa una sega di quello che può essere il loro percorso esistenziale, anche se non ci piace ammetterlo: ci sono Bravi Bambini che all'improvviso si stufano di essere tali, Alunni Disinteressati che improvvisamente sviluppano una fame cosmica di conoscenza e via dicendo.
Tuttavia, secondo molti insegnanti, il percorso di un alunno deve essere per forza in linea ascensionale, registrando solo progressi e miglioramenti, anche se ogni giorno la cruda realtà dei fatti ci pone davanti a esseri umani che seguono un percorso tutt'altro che lineare e uniforme. Infatti l'altra grande obiezione è "E se poi peggiora in seconda?".
D'accordo, molti peggiorano in seconda, a volte senza nemmeno registrare grandiose rimonte in terza. Però limare i voti in prima in previsione di un possibile calo in seconda non mi sembra molto serio, e non solo perché sono contraria per principio ai processi alle intenzioni.

Al termine di questa tirata inconcludente e senza costrutto, che non so bene nemmeno io perché ho cominciato, mi sono comunque fatta un esame di coscienza e ho seminato qualche nove e un paio di dieci in singole prove particolarmente ben riuscite alla Prima d'Ogni Grazia Adorna.

lunedì 4 marzo 2013

I piaceri dello scrutinio informatizzato


I primi scrutini informatizzati li ho visti all'alba del terzo millennio, quando avevo appena avviato i primi e timidi passi nel rutilante mondo dell'insegnamento: dall'alto del suo portatile il Dirigente dirigeva (era un tipo dirigista assai), formando i giudizi da un'apposita griglia; le schede erano però scritte a mano, prova ne sia che le sbagliai non avendo nessuno pensato a darmi le formule che usavano in quella scuola per le valutazioni. Al mio primo "Sufficiente da consolidare" mi spiegarono che no, lì in quella scuola si usava "Sufficiente con lacune". Gli risposi di attaccarsi al treno perché io non ero un'indovina (testuale), e la prossima volta che avessero avuto una supplente a scrivere le valutazioni glielo facessero avere un po' prima, il formulario. Da allora, prima di compilare le schede ebbi sempre cura di informarmi sugli usi e costumi locali - e naturalmente, dopo di allora, trovai sempre scuole dove gli usi e costumi locali erano "fai te, qui non abbiamo un formulario, ognuno si regola come meglio crede".

Negli anni ho alternato scrutini manuali a scrutini semi-informatizzati e ho finito col farmi l'idea che lo scrutinio manuale sia più rapido, sicuro ed efficiente, anche perché le penne a sfera sono molto meno umorali e dispettose di stampanti e programmi vari.
Tuttavia i programmi con cui mi ero ritrovata a combattere erano sempre interni alla scuola, e se non altro non c'era da fare i conti con le alzate di ingegno di Sua Maestà la Rete. Ogni volta comunque, al termine della seduta, qualcuno ricordava con nostalgia il tempo dei calamai, dei pennini, del succo di more usato come inchiostro e delle belle oche bianche da spennare, e assai raramente quel qualcuno non aveva il mio aperto appoggio.

Quest'anno l'Istituto Comprensivo ha deciso di fare il Grande Passo e di portarci in rete. E' venuto un tecnico, che ci ha fatto alcune domande assai strane, poi sono arrivate le istruzioni e, naturalmente, la chiave per cambiare e personalizzare la password.
Le istruzioni erano assai farraginose e, come sempre con questi programmi, non c'era niente di intuibile - ad esempio non ho proprio capito perché dovessi entrare nell'area "Curriculum". Curriculum de che? Non certo il mio, ma non mi sembra molto sensato attribuire alla classe un generico "curriculum" per il suo insieme: i voti sono individuali, in teoria potrebbe esserlo anche la programmazione...

Comunque, una volta seguite le istruzioni bizantine, sono infine arrivata nelle mie materie e ho trovato un foglio in tre colonne. Su una c'era scritto ASS, e se non altro si intuiva abbastanza facilmente che era quella dove andavano inserite le ore di assenza. Poi c'erano due colonne, chiamate Valutazioni e Giudizi sintetici.
Chiaramente, è troppo complicato scrivere la banale parola voti, che tra l'altro suona molto più scialba dei rutilanti Valutazioni e Giudizi sintetici; e in verità, la prima volta che mi sono trovata davanti a questa triplice colonna, il mio giudizio sull'ideatore di quella demenziale interfaccia, che in effetti somigliava più che altro ad un interculo, non aveva nulla di sintetico ma anzi si estendeva in molte e belle parole e in raffinate e ardite costruzioni sintattiche in cui esponevo con fare un po' barocco le mete turistiche che costui avrebbe dovuto a mio avviso frequentare e le attività ricreative cui avrebbe potuto dedicarsi con profitto, da solo o in numerosa compagnia.
Ma, una volta esauriti questi piacevoli giochetti retorici, restava il fatto che era mezzanotte passata e io ero sola davanti a queste due colonne senza uno straccio di istruzione. Alla fine ho scelto una delle due colonne e ho scritto i voti in lettere. Uscita dal programma, guardando la tabella riepilogativa ho scoperto  di avere sbagliato entrambe le scelte perché nello schema di riepilogo compaiono solo le assenze.
Grazie a un paio di tentativi, al terzo finalmente scopro che i voti andavano messi in numeri nella colonna delle valutazioni (caso mai i giudizi non fossero valutazioni, bensì tanti Stanislao Moulinskj in qualche loro riuscitissimo travestimento). Così ho cancellato i voti scritti in lettere, risistemato tutto e, dopo quaranta minuti di lavoro del tutto superfluo sono infine andata a dormire  cullata dalla serena tranquillità del dovere compiuto e albergando nel mio cuore l'assoluta sicurezza che il progettatore dell'interculo grafico è senz'altro un parente degli ideatori del software Anagrafe con cui, in tempi lontani, assai faticosamente schedavo archivi per il Ministero dei Beni Culturali; e infatti proprio per il software Anagrafe un mio amico, dopo averlo esaminato, aveva elaborato la teoria che cotal programma non disponesse di un interfaccia, tutt'al più di un interculo.

Il giorno dopo ci ritroviamo in sede per lo scrutinio. Comincia la Seconda e tutto procede bene fino al momento della Stampa Finale di verbale e cartellone dei voti... quando la stampante si rifiuta di stampare e il programma si rifiuta di sigillare le operazioni dopo il via libera della Preside.
Dopo tre o quattro tentativi la Preside scompare nei meandri della Segreteria, tentando invano di contattare il centro elaborazione dati.
Restiamo soli soletti a guardare  il tabellone della Seconda sullo schermo. Artistica passa con un vassoio di dolcetti con i pinoli, molto buoni ma che vengono mangiati con un certo nervosismo: abbiamo ancora cinque classi da scrutinare, e molti di noi ambirebbero a rivedere le loro case per l'ora di cena.
Dopo mezz'ora appare la Segretaria che riferisce che hanno provato a chiamare la sede centrale, su nel Nord Italia, dove alla fine qualcuno ha confessato che il programma era andato in tilt su scala nazionale, perché quel giorno mezza Italia era a fare scrutini (cosa tutto sommato prevedibile, conoscendo i calendari dell'anno scolastico italiano). Ma naturalmente avrebbero sistemato tutto al più presto - e grazie tante, s'è mai visto un centro dati che promette di risistemare tutto con comodo, se e quando gliene pungerà vaghezza?
"Vuol dire che faremo a mano, come si è sempre fatto" sospira qualcuno. Peccato che, quando gli scrutini vengono fatti a mano, di solito si arriva con tutta una serie di documenti già preparati e che, a quel punto, avremmp dovuto rifarci dallo scrivere i voti uno per uno.

I pasticcini con i pinoli vengono accantonati, perché tutti conveniamo che è meglio lasciarne un po' per chi farà tardi. Dopo le solite evocazioni di penne d'oca, inchiostro fatto col succo di more eccetera eccetera eccetera finalmente riappare la Preside con i moduli stampati: il santo programma in qualche modo è ripartito.
Con un'ora di ritardo ripartiamo anche noi, e meno male che la Prima è una classe che scorre veloce (peccato che la Terza e l'altra sezione di veloce non avranno un bel nulla, per quanto ne sappiamo).
Firmo quel che devo firmare e abbandono la nave con malcelato sollievo.
Non parlo di oche perché, in cuor mio, sospetto che il vero nodo della questione non siano le penne d'oca, ma le oche addette alla programmazione informatica (senza offesa per quei nobili volatili, si capisce).

venerdì 11 giugno 2010

Il giorno dopo lo scrutinio

Capita ordunque che, dopo gli scrutini, un'insegnante possa talvolta trovarsi leggermente alterato perché non condivide appieno il voto di taluni suoi colleghi davanti a taluni casi didattici, e capita che trovi un filino incoerente il fatto che costoro, che tutto l'anno hanno guiaiolato e rumoreggiato sul fatto che una data classe fosse indisciplinata e non studiosa, poi trovino normale promuovere ragazzi con cinque o sei insufficienze.
E che diventi a strisce arancioni e nere quando sente i colleghi che continuano a dire al momento di passare qualcuno con sei sufficienze "Ma allora dobbiamo arrotondarne un paio perché sei insufficienze sono troppe" in nome di una qualche disposizione ufficiosa della scuola dice che sopra le quattro insufficienze si boccia - ignorando platealmente il fatto che il consiglio è sovrano come dice la legge dello Stato, che mai e poi mai può essere scavalcata da una delibera del Collegio. Eccheccazzo, se davvero pensi che cinque insufficienze siano troppe non passarlo, se ti sembra sia il caso di passarlo attieniti alla legge e fregatene se il paese è piccolo e la gente mormora.
E può anche capitare che all'insegnante in questione venga l'orticaria perché l'insopportabile e melenso insegnante di religione, che vede metà della classe per un'ora a settimana e conosce solo due voti (distinto e ottimo) perché "la preside gli ha detto così", e arriva sempre con un quarto d'ora di ritardo in qualunque classe ma spedisce fuori allo stato brado i ragazzi di alternativa se tu arrivi un po' in ritardo perché sei in presidenza a conferire per qualche valido motivo, lamentosamente attacchi il lamento che "poverino qua e poverino là ma come facciamo a fermarlo", anche se hai provato 765 volte a spiegargli che la bocciatura non è punitiva ma fatta nell'interesse della creatura, che al momento sembra assai inadeguata a seguire la terza media.
E capita pure che all'insegnante a strisce arancioni e nere venga l'idrofobia in forma grave se il Sostegno vota per promuovere qualcuno spiegando candidamente che questo qualcuno "è tanto amico del suo allievo e così l'anno prossimo possono fare gruppetto", trasformando così in certificati due ragazzi uno dei quali, semplicemente, ha stabilito che la matematica non esiste ma a parte questo non ha nulla di certificabile.
E avviene pur talvolta che venga stabilito che "tanto il tale non avrebbe comunque fatto un gran percorso scolastico, se anche fa male le medie che cambia?" decidendo così il futuro di una creatura in trasformazione e inchiodandolo ad vitam alle tendenze mostrate quando aveva tredici anni.
E che detto insegnante non riesca a capire perché l'intero consiglio dia i voti in condotta basandosi su come i ragazzi si rivolgono agli insegnanti ma senza tenere in alcun conto quelli che si deridono, perculano e offendono anche durante la lezione tra di loro - oh no, questo non ha importanza, basta che si alzino in piedi quando l'insegnante entra in classe.
Capita infine che le venga un travaso di bile supplementare quando la preside si diverte a perculare a sua volta Albione perché ha i voti bassi - finché Albione spiega, un filino alterata, che lei ha "somministrato" all'inizio dell'anno la prova d'ingresso che la scuola aveva stabilito, ha calcolato i punteggi secondo le modalità indicate dalla scuola e le sono risultati voti dal 2 al 5 nessuno escluso e che quindi, insomma, la scuola vedesse di trovare il modo di far pace con il proprio cervello.

Capita, sì, capita.
Come cantavano giustamente i Pooh, capita quando capita.
Poi ti passa.
Perché, magari, chissà, hanno ragione loro.
O comunque per l'alunno la scelta migliore, chissà, potrebbe essere quella che è stata presa contro la tua opinione.
Forse.
E comunque vada i risultati a lungo termine tu non li vedrai.
Per fortuna, viene da pensare.

mercoledì 8 luglio 2009

Diritto di Informazione e Facoltà di Fraintendimento



Come ho già sommariamente raccontato, agli scrutini di ammissione di esame il Nuovo Preside (presumo dopo l'assunzione, spero inconsapevole,  di grosse quantità di sostanze proibite dalla legge) ha stabilito, in base ad un ragionamento di cui non si capivano né le premesse né lo svolgimento, che non sarebbero state distribuite ai genitori le schede di ammissione perché l'unica cosa di cui i genitori in questione avevano il diritto di essere informati era, appunto, se la prole era stata o no ammessa all'esame. Se proprio cotali genitori desideravano placare la loro insaziabile curiosità in proposito, dovevano fare richiesta scritta alla Dirigenza (dove avrebbero comunque ricevuto una scheda che non recava alcuna indicazione dei voti alzati dal consiglio...).
Corre voce che, nelle altre terze, abbia anche esortato gli insegnanti a non dire niente di questo agli allievi e anzi a non comunicare loro nemmeno i voti delle proprie materie; ma se l'ha fatto deve essere stato in un momento in cui gli insegnanti erano distratti, perché nessuno ne ha tenuto gran conto.

Dopo ponderata riflessione e ampio digrignar di denti, la mattina dopo ho dettato ai miei amati allievi una comunicazione per le famiglie in cui spiegavo che la Dirigenza aveva deciso eccetera eccetera e che chi avesse voluto conoscere i voti di ammissione doveva farne richiesta scritta alla sede centrale della scuola (a più di venti chilometri da lì).
Breve sommossa. I ragazzi sostenevano che "non era giusto". Mi sono detta assolutamente d'accordo con loro e mi sono raccomandata che portassero la nota firmata dopo il ponte elettorale.
La mia neanche segreta speranza era che una torma di genitori inferociti si precipitasse dal Nuovo Preside e ne facesse il dovuto scempio. Ma non avevo considerato che i genitori della mia classe sono persone gentili, ragionevoli e, come i loro figli, conoscono a perfezione la legge del minimo sforzo.

Ritornata dal ponte elettorale tutti mi mostrano i loro diari firmati. Poi mi chiedono "Quando ci legge i voti?".
E così scopro che tutti, genitori e figli, avevano tradotto la mia acidissima (ma assai chiara) nota con una promessa di pubblica lettura dei voti - di tutti i voti di tutte le materie.
Perché non è vero che i nostri alunni non ci stanno a sentire: spesso ci stanno a sentire, eccome, ma decidono di fraintenderci per questioni di comodità, e nello stesso modo si regolano i loro genitori.
Mi consulto brevemente con i colleghi. Matematica approva, Inglese mi incoraggia.
Torno in classe con la griglia dei voti stampata. Guarda caso, erano i voti di prima degli scrutini, con le insufficienze ancora da alzare.
"Ehm, bene, adesso vi chiamo in ordine alfabetico e venite alla cattedra.."
"Via, ce li legga e amen" taglia corto Cuorcontento "Tanto. mezzo secondo dopo che ce li ha detti li avremo già fatti vedere a tutti!".
Mi guardo intorno un po' perplessa. Sono abituata a comunicare i voti alla fine dell'anno (i miei voti, intendo) ma di solito è una cerimonia abbastanza riservata, che non prevede l'uso del megafono.
"Ma io non credo che..."
Con la massima decisione, tutti, mi assicurano che invece è bene che io creda.

E così i voti segretissimi vengono da me pubblicamente letti e dai ragazzi prontamente trascritti sul diario, inclusi quelli di Belsorriso che non è stato ammesso all'esame.
All'anima delle Informazioni Riservate.

martedì 9 giugno 2009

Troia, qual fosti un dì!


Così canta il coro di troiane all'inizio dell'Ermione di Rossini, quando le sconsolate donne, ormai in esilio, rimpiangono la grandezza della loro città caduta.
E così parimenti cantano in questi giorni molti insegnanti delle medie (pardon, delle scuole secondarie di primo grado; ma volendo, forse, possiamo anche definirci una primaria di secondo grado) sull'orlo di scrutini vissuti pericolosamente, tra leggi monche di decreti applicativi, Tar sovraccarichi di lavoro,  circolari che arrivano come ladri nella notte e note protocollari che...
Ecco, appunto, l'ultima nota protocollare del nostro ineffabile Ministero. Datata 8 Giugno.
Abbiamo avuto un decreto applicativo sul voto di condotta che è arrivato mentre erano in corso gli scrutini del primo quadrimestre. E' durato poco, lo spazio di un mattino, perché era stato concepito al solo e unico scopo di scassare le balle a chi stava facendo gli scrutini.
Abbiamo poi avuto un decreto sulla valutazione che è rimasto per settimane a picco sulle nostre teste ma - ZAC! - proprio all'ultimo momento si è saputo che scherzavano e no, per quest'anno non era valido perché non ce la facevano con i tempi, ed è rimasto in vigore il Decreto che ci avevano detto sarebbe durato lo spazio di un mattino.
L'8 Giugno, al Ministero, qualcuno si è improvvisamente ricordato che c'era il problema del sei in rosso.
Ovviamente non ci sarebbe stato alcun problema di sei rossi, azzurri o viola a strisce verdi se qualche settimana fa da Roma ci avessero mandato istruzioni. Adesso invece si è dato il caso che qualche Collegio dei Docenti abbia deciso di segnalare i voti portati alla sufficienza dal Consiglio di Classe scrivendoli con inchiostro rosso - e immagino si sia perfino dato il caso di qualcuno che quei voti in rosso li ha già scritti sulle schede. 
Ma ecco che arrivano le istruzioni dal Ministero, sotto forma della Nota Protocollare 6051   scritta, ci spiegano, "in risposta ai quesiti pervenuti allA scrivente" (che sarebbe poi il Direttore Generale Mario Dutto, evidentemente sottopostosi negli ultimi tempi a qualche operazione; o forse, chissà, caduto nelle sorgenti incantate di Jusenko come Ranma). Le quali spiegazioni dicono che ogni scuola, essendoci l'autonomia, farà come crede per segnalare che certi voti sono stati alzati dal Consiglio, ma che "è del tutto improprio il riferimento al "sei rosso", dicitura utilizzata solo in passato nella scuola secondaria di secondo grado e collegata al recupero del "debito scolastico" perché "tale previsione non corrisponde all'attuale quadro normativo" in quanto "nella scuola secondaria di primo grado l'ammissione all'anno successivo e all'esame di Stato non è infatti condizionata" e i fanciulli vengono ammessi all'anno successivo o all'esame aggratisse e senza balzelli da pagare.

Cara signora Dutto, capisco che il suo recente cambio di sesso l'abbia impegnata in un sacco di cose importanti; ma poteva ben dire al Ministro di svegliarsi prima, mi sembra. Quel che il Ministero sta facendo a noi sventurati insegnanti non solo è molto disdicevole, ma ha configurazione di un reato: perché si tratta di mobbing, a voler chiamare le cose col loro nome.
(Quanto alla Grandissima Presa di Culo, per quanto irritante, non so se può rientrare tra le circostanze attenuanti che si invocano nel caso degli omicidi violenti. Ma può essere che sì, secondo me.)

giovedì 4 giugno 2009

Tiger Tiger (dopo gli scrutini)





L'ultima brillante trovata del NuovoPreside è consistita nel comunicarci, durante gli scrutini, che non ci saranno schede, di nessun tipo, da consegnare ai genitori, in quanto gli scrutini si fanno per ammettere gli alunni all'esame e non per valutarli. Quindi, i voti con cui li ammettiamo non sono affar loro. Questo dopo averci assicurato in sede di Collegio che avremmo scritto sulla scheda la formula "voto alzato dal Consiglio".
I genitori che vogliono vedere i voti dei figli (certa gente è di un impiccionaggine incredibile e pretende perfino di sapere con che voti sono stati ammessi all'esame, come se la cosa li riguardasse in qualche modo) andranno a chiederlo in Presidenza, a venti chilometri da St. Mary Mead - ignoro se col cappello in mano, dopo aver presentato supplica, con un offerta rituale di miele e fior di farina o in che altro modo.
Ci ha detto anche il motivo: al momento dell'esame noi dobbiamo fare tabula rasa di tutto quel che sappiamo dell'allievo e considerare solo il suo lavoro all'esame. Quindi, i voti di ammissione non esistono più.
Come gli apostoli,  mi domando "Chi ha peccato, noi o i nostri padri, per doverci trovare tra i piedi un essere di tal fatta?".
Escludo di avere commesso peccati all'altezza di tale punizione.
La prima volta che vedo mio padre, due schiaffi non glieli leva nessuno.

(Per farmi passare i nervi: un brano dei Duran Duran che corrisponde nel titolo, ma non nella melodia, al mio stato d'animo).

mercoledì 4 febbraio 2009

Ab scrutatio dicitur scrutinio


Prima fase degli scrutini: dovevamo andare nella Sede Centrale a riempire con i nostri voti un Grande Tabellone, qualche giorno prima degli scrutini.
Faccio il conto, scopro che per una fortunata coincidenza di orari la cosa mi è difficile e non ci vado, anche perché nessuno mi ha spiegato il come e il perché e soprattutto come mai non posso spedire i voti via fax.
Seconda fase: NON arriva uno straccio di circolare su nulla. Possiamo portare o no i registri in sede?
Chiamo il VicePreside. "Non potete, bensì dovete portare i vostri registri. Se no come fate a fare gli scrutini?"
"Io veramente di solito li faccio senza registro. Comunque, se li dobbiamo portare, mandateci due righe di autorizzazione".
"Ma no, l'autorizzazione è implicita".
Mi suona un campanello, non so perché "No" assicuro "Per il trasporto fuori dalla scuola ci vuole sempre l'autorizzazione del DS".
Dice che sì, ora sente il Preside. E, ormai lo sappiamo, quando dice "ora sento il Preside", su qualsiasi questione cala un silenzio di tomba.
In assenza di autorizzazioni andiamo via senza registri. E del resto, se abbiamo già inserito i voti (procedura non legalissima, sospetto)...
La mia classe è la quarta. La prima (gli sventurati della IA, che già hanno avuto il piacere di sciropparsi il Nuovo Preside in consiglio di classe) restano dentro quasi un'ora: scopriamo poi che gli ha ripetuto le istruzioni su cosa e come fare e soprattutto che ha cambiato idea almeno cinque volte sulla spinosa questione "Ma come cavolo si fa a mettere i voti al Disabile grave?"
A noi va molto meglio: il giocattolo lo sta stancando e chiacchiera poco. Cambia idea solo una o due volte in corso d'opera sul nostro Disabile Ancor Più Grave, anche se cerca di scaricare la decisione su uno degli insegnanti di sostegno (il meno competente dei tre, si capisce). Tira anche un po' in lungo rispondendo a un paio di domande mie.
Vengono letti i voti (compresi i miei, aggiunti all'ultimo momento); vengono letti i voti di condotta. Mi viene dato il registro dei verbali dicendo che farò il verbale con comodo nei prossimi giorni (?), e così per la prima volta nella mia onorata carriera esco dagli scrutini senza verbale già scritto e firmato ma con il registro dei verbali in borsa (che è ancora a casa mia perché ieri ho dimenticato di portarlo a scuola).
Scendo in segreteria per le Operazioni di Controllo: controlliamo se la stampa dei voti e i voti sul computer coincidono (e come potrebbero non coincidere, visto che uno è la stampa dell'altro?!?).
Comunque eseguo il controllo, passo a salutare i colleghi e torno a casa. Col registro dei verbali sottobraccio.
Le schede le stampano in segreteria, e noi a tutt'oggi non sappiamo come sono fatte.
Immagino che lo scopriremo, prima o poi.

giovedì 29 gennaio 2009

Anarchia, anarchia, per carina che tu sia...



La prima sezione che fa i prescrutini è la mia.
La prima scoperta del giorno... è che non c'è Ordine del Giorno, C'è quello dell'anno scorso, ma non facciamo i giudizi e dunque, una volta passati due minuti a raccontarci che la programmazione si svolge regolarmente, non ci sarebbe altro da dire.
Telefonata al VicePreside (perché il Nuovo Preside è ammalato, forse per tutti gli accidenti che riceve da qualche mese a questa parte da tutti noi).
Ma sì che c'è l'Ordine del Giorno, dice. In Collegio il Preside ha detto come cambiarlo.
Sì, l'avrà anche detto, ma non ci avete mandato una circolare in merito. Perché dovremmo fare l'Ordine del Giorno in base a due parole dette in Collegio?
Ma quel che si dice in Collegio vale come fosse una circolare.
Sì, magari se ci aveste mandato un verbale. Ma qua non s'è visto nemmeno il verbale di quelli di Settembre.
Il VicePreside farfuglia qualcosa.
Chi ha telefonato ritorna con un paio di istruzioni confuse.
Va bene, tanto dobbiamo parlare dei ragazzi e decidere i voti di condotta.
No, dice che secondo il Preside di voti non dobbiamo parlare. Solo di quelli dei laboratori.
Ma è grullo?
Nessuno dà una risposta, o meglio tutti diamo la stessa risposta in cuor nostro.
E passiamo a parlare dei vari voti. Il tale ha cinque insufficienze, e due sono gravi. Il talaltro sta rimediando qualcosa. Si fa il conto dei cinque, poi dei quattro, decidiamo a chi mandare le Tradizionali Lettere da Antebocciatura che così proprio non va.
(Ci sono i Bravi? Certo che sì, qualcuno anzi in netta ascesa. Ma di loro ai Consigli si parla sempre pochissimo).
Arriviamo al Teppista (che quest'anno si è molto ammansito). Qualcuno osserva che porta il berretto in classe. Brusio, no, il berretto no, non dovrebbe...
Attenzione, dico, il nostro regolamento non prevede nulla per i berretti. Posso dirgli di levarlo perché lo chiede il Consiglio di Classe, ma tenete conto che se lo leva lo fa per farci un favore e se lo porta non è per mancanza di rispetto, ma perché questa classe con me è sempre stata abituata a bardarsi come meglio credeva.
Di nuovo brusio, ma no, nessuno gli ha chiesto di levarlo, io sì, un giorno che si lamentava per il caldo, ma lui ha detto di no...
-Qualcuno sa perché lo porta? - chiedo.
Lo porta per tenersi a posto i capelli, che tiene tutti lisci con una lunga frangia sugli occhi. (Secondo me gli stanno male sia i capelli che il berretto, ma ovviamente non gliel'ho mai detto, anche perché le ragazze sembrano pensarla diversamente. E dunque, contenti loro...)
Il berretto del Teppista esce temporaneamente di scena.

Si passa ai voti di condotta.
Si parte da nove perché il dieci, via, dar il dieci in condotta è quasi offensivo.
Sì, certo, niente dieci.
La mia è una classe tranquilla e piuttosto operosa, molto assidua nella frequenza. Nove è il voto base. Otto per chi non fa sempre i compiti e ha qualche impreparato. Otto per chi a volte disturba la lezione. Sette per chi fa entrambe le cose.
Faccio osservare che, forse, a St, Mary Mead siamo un po' viziati. Da quel che leggo in rete, sette viene dato a chi ha ricevuto provvedimenti disciplinari. Da me il massimo sono un paio di note alle famiglie perché sono stati trovati impreparati e un rapporto fatto a tre ragazzi per una storia di palloni presi alle femmine durante l'intervallo e non più restituiti. I due sette sono un po' polemici con compagni e professori, un po' lamentosi, ma...
Qualcuno, davanti al nove di Armageddon, osserva che però Armageddon chiacchiera.
Sì, mi convinco, stiamo effettivamente esagerando.
Chiacchiera anche la Cerbiatta, osservo. Diamo otto anche a lei?
Armageddon si ritrova autorizzato a tenersi il suo nove. Siccome l'ho visto diverse volte a mediare conflitti, trovo che sia un nove anche più meritato di quello della Cerbiatta (che è comunque un'allieva esemplare).
Arrivati al Teppista qualcuno osserva che è un ragazzo a rischio, e poi quel berretto...
Qualcun altro nota che comunque, rispetto all'anno scorso, fa il doppio dei compiti e studia il doppio delle materie, e ormai è più regolare della Tale e del Talaltro.
Possiamo dare il sette anche a lui, dico, ma vorrei una motivazione un po' più articolata del fatto che tiene un orribile berretto in classe. Qualcuno ha qualche motivo per lamentarsi di lui?
Brusio. Beh, all'inizio dell'anno si era un po' allargato con un paio di insegnanti nuovi, ma poi è diventato molto più serio. Non chiacchiera neanche molto.
Sì, ma è un ragazzo a rischio.
Più che altro è a rischio suo fratello, osserva Matematica (che abita a St. Mary Mead).
Non possiamo mettergli sette solo perché frequenta suo fratello (con cui abita) e sospettiamo che sia a rischio, osservo.
Tutti ne convengono.
Vengono registrati i notevoli progressi fatti dalle due lumache di classe, ormai non troppo lumacose. Uno di loro (sospetto di disgrafia) di recente, chiamato alla lavagna, ha disegnato una piramide che sembrava davvero una piramide. Tutti ci congratuliamo sinceramente con Matematica per il lieto evento; anche Tecnologia sorride soddisfatta, convinta (credo a ragione) che una parte del merito sia anche sua.
Qualche chiacchiera finale, poi il Consiglio si scioglie.
Il giorno dopo il VicePreside ci spiega che abbiamo un problema: non dovevamo parlare dei voti.
Non li abbiamo fatti mettere a verbale, assicuriamo.
Non ho ancora capito questo problema dei voti, così segreti che non dobbiamo parlarne. Non mi risulta da nessuna parte. Provo a chiedere chiarimenti.
"E' il Preside che non vuole" mi spiega il VicePreside.
E come mai il Preside non vuole?
"Non lo so".

A volte ho l'impressione che quest'anno, in questa scuola, noi insegnanti siamo un po' abbandonati a noi stessi.