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domenica 18 giugno 2017

Primo giorno di esami (quando Essi ci guardano)

La prof. Murasaki insieme ad alcuni alunni dolci e sottomessi della Terza Effervescente

Gli ultimi scampoli del Tempo Prolungato di St. Mary Mead mi hanno regalato una classe dove faccio Storia e Geografia ma non Italiano, e così per la seconda volta nella vita sto godendo il piacere - piuttosto raro per un insegnante di Lettere - di fare l'esame di Terza in pantofole, senza temi da preparare o correggere, senza medie da aggiustare e senza altro da fare che quel che mi viene detto. 
Quest'anno mi hanno detto di sorvegliare la classe al Tema, il mitico Primo Scritto dell'Esame. In piena forma, moderatamente pasciuta e con un vestito nuovo - a ogni mercatino che vedo compro un vestito nuovo - decorato con rutilanti fiori estivi, faccio dunque il mio dovere di assistente, mentre la prof. Ghirlandai prepara le fotocopie.
Appello, raccolta dei cellulari, piccole istruzioni, orari. Scopro che in mia assenza con i punti Coop è stato comprato (tra l'altro) un dizionario Treccani modernissimo e pure moderatamente illustrato e provvedo a inglobarlo, insieme a un dizionario dei sinonimi e contrari. Distribuisco coppie di fogli timbrati e firmati, mi raccomando che nessuno adoperi per scrivere altra carta che quella fornita dalla scuola, mi procuro una piccola scorta di penne - non già, come avverrebbe in qualsiasi altra scuola, dall'armadio della cancelleria, bensì dal Banco delle Custodi, dove le suddette raccolgono tutto ciò che i ragazzi dimenticano sui banchi.

E' noto che, almeno per i primi dieci minuti di esame, tutte le classi sono quiete e spaventate. Ma la Terza Effervescente sarà forse spaventata, di sicuro non quieta. Oh no, tessoro mio, proprio no. Un alveare nell'ora di massima attività è senz'altro più quieto di loro.
Esistono professori che sanno imporre il silenzio al loro semplice entrare in classe. Né io né la Ghirlandai possiamo vantarci di rientrare in quella categoria. La quantità di volte in cui dobbiamo chiedere il silenzio a gran voce (che, se vogliamo, è pure una bella contraddizione) è del tutto simile a quella in cui glielo abbiamo chiesto nelle lezioni normali. Se gli viene un dubbio, un commento, un esternazione lo proclamano a gran voce. 
Tuttavia infine si zittiscono. No, non perché siamo infine riusciti a domarli: semplicemente, il tema non si scriverà da solo e loro lo sanno benissimo, così si sono messi a lavorare. Perché vogliono fare un bel tema e un bell'esame.

Conosco le tracce di quei temi: due giorni prima le colleghe di Lettere, riunite per il Gran Parto delle Tre Terne per gli esami, mi hanno mostrato con legittima soddisfazione il risultato del loro lavoro. Sono tre terne molto rispettabili, ma naturalmente quella estratta è la più scarsina delle tre (succede sempre così, almeno da noi). Con grande sollievo di tutti però quest'anno a Crifosso hanno fatto per conto loro e nessuno ha mosso un dito per impedirglielo - e soprattutto nessuno ha rimpianto di non averglielo impedito, dopo aver letto le loro terne.

Come tutte le insegnanti di Lettere, io e la Ghirlandai facciamo l'esame due anni su tre, e tutti gli altri insegnanti lo fanno ogni santo anno. Eppure non mi è mai capitato di compilare il verbale del primo scritto col collega di turno senza che entrambi cadessimo in gran confusione ad ogni riga, quasi ci venissero richieste informazioni nuovissime e mai date prima. Nossignori, è il solito modulo dalla notte dei tempi, da quando insegno ho compilato solo quello - ma per qualche motivo si rifiuta di entrarci in testa, e come sempre vaghiamo da una classe all'altra in cerca di lumi che non sono mai molto illuminanti. 
"Che nome ha questa classe?" "Mi pare abbia un numero" "A chi lo chiedo?" "Forse alle custodi?" "Dice che non c'è numero, che mettiamo il nome della classe che ospita" "E' vero, anche l'anno scorso abbiamo fatto così" (e anche due anni prima, e tre, e quattro, eccetera).

Contrariamente a quel che succede di solito, alla fine della seconda ora nessuno consegna, nemmeno quelli che non si sono mai distinti per soverchio amore della scrittura. Qualcuno va in bagno, qualcuno cambia penna, qualcuno chiede un nuovo foglio, ma tutti continuano a scrivere furiosamente come se li pagassero a cottimo. Di ritorno da una breve spedizione a caccia di penne di riserva (si è creata una deplorevole carenza di penne blu, anche perché ne avevo presa una sola, visto che di solito vanno molto più di moda quelle che scrivono in nero) vedo che nelle altre due classi ci sono dei gran vuoti, ma da noi il primo Effervescente se ne va giusto allo scoccare della terza ora.
Poi cominciano le consegne. Tra una scartoffia e l'altra facciamo in tempo a leggere il tema di Lord Brummell - il più dolce, educato e raffinato alunno che mai sia stato dato vedere in una classe, che mai si è rivolto ad alcuno di noi con tono men che rispettoso e gentile. Quasi quattro colonne, scritte in italiano impeccabile, in cui il consueto Primo Tema, dedicato al triennio di scuola che si va concludendo è svolto in modo argomentativo, criticando aspramente la struttura autoritaria della scuola in generale e di St. Mary Mead in particolare, ma chiudendo con un abile svolazzo retorico in cui osserva che è stato anche grazie a questa scuola che ha potuto fare un tema così.
L'idea che a qualcuno la paciosa scuola di St. Mary Mead - che perfino io trovo quasi accettabile nei suoi regolamenti, al punto di averla scelta come scuola del cuore - sembri così autoritaria e piena di regolamenti mi sorprende; ma ancor più mi sorprende che tanto anarchico spirito irredentista abbia potuto covare sotto un comportamento sempre tanto attento al rispetto delle regole e a una cortesia che si direbbe innata; non c'è dubbio che dentro quell'apparente (o reale?) modello di Perfezione Studentesca covi un autentico rivoluzionario, e non sarò io a dolermene. 
La prof. Ghirlandai comunque non si mostra molto sorpresa, e accenna vagamente a temi precedenti in cui aveva avuto un vago sentore di - ma apprezza molto la forma, e la capisco: su quel tema non dovrà mettere penna, ma non saranno molti i temi di quella classe in cui succederà: la Terza Effervescente è studiosa, interessata alle questioni sociali e molto vivace, ma la precisione nell'italiano scritto e parlato non è stata mai il suo principale punto di forza.

giovedì 18 luglio 2013

Quando Essi Ci Guardano - Incontro con l'assessore


Nel Collegio Docenti di metà Maggio, la nostra amata Preside ci scodella di punto in bianco* la notizia che di lì a pochi giorni le prime medie incontreranno un assessore. Per quel poco che siamo riusciti a capire attraverso caute domande, lo fanno anche le quinte elementari. Corre voce però che le quinte elementari abbiano avviato regolamentare progetto e lavorato vari mesi intorno alla questione.

Sempre difficile decidere come regolarsi in questi casi. Proviamo a suggerire che, così all'impronta, forse sarebbe meglio mandare le seconde, meglio ancora le terze, che ormai di istituzioni sentono parlare da un po'; ma nessuno ci fila, né tanto né poco.
Prendo seriamente in considerazione la possibilità di mandare la Prima d'Ogni Grazia Adorna, cresciuta per un anno a hobbit, anelli magici, mele d'oro e frutta candita, a fare da tappezzeria senza spendere nemmeno uno dei pochi preziosi minuti di lezione rimastimi per preparare l'incontro. Ma per quanto la Preside sia stata inopportuna, resta il fatto che questa è la classica opportunità che potrebbe non ripresentarsi mai più per loro - in fondo un sacco di scolaresche nascono vivono e muoiono senza fare alcun incontro con alcun assessore. Inoltre St. Mary Mead è quel tipo di paese piccolo ma partecipativo che ha un rapporto piuttosto stretto con i suoi rappresentanti.

Per farla breve butto alle ortiche una delle ultime lezioni di grammatica e provo a vedere se riusciamo a preparare qualche domanda, come ci è stato chiesto.
Prima di tutto controllo se conoscono la struttura delle istituzioni del territorio (stato, regioni, province, comuni, frazioni). La sanno, o almeno la intuiscono d'istinto. Un po' di spiegazioni se ne vanno per le frazioni**. Hanno anche abbastanza chiaro il rapporto tra elezioni, partiti politici e assessori.
Un po' meno sanno sulle cose di cui si occupa un Comune - il che mi sembra abbastanza scusabile.
Le domande prendono forma abbastanza in fretta e sono per lo più del tipo "Come mai a St. Mary Mead non c'è questo e non c'è quello?". In particolare si lamenta l'assenza di un cinema, o teatro-cinema, e di svariate attrezzature per la scuola. Arrivati a quota quindici li fermo: "Basta così, siete tre classi, il tempo per le domande dovrebbe essere di un'ora, non credo che riuscirete nemmeno a farle tutte".

Due giorni dopo arrivo in classe dopo l'Incontro.
"Allora, com'è andata?" chiedo festosa.
"...'nsomma....".
Hanno il muso. Si sono sentiti scarsamente considerati e piuttosto meleggiati.
Mi spiegano che l'assessore gli ha fatto un discorsetto, ha guardato i video fatti dalla scuola ma ha piuttosto latitato sulle domande.
"Ha risposto soltanto alle nostre. Le altre due prime avevano due belle liste di domande, gliele ha fatte leggere ma non ha risposto. Anche a noi ha risposto solo alle prime sette. Anzi, non ha quasi risposto. Anche quando ci rispondeva non è che ci diceva molto. Parlava un po', e spostava il discorso. A volte ci diceva che non c'erano soldi, a volte era chiaro che non sapeva che dire. A volte non ci stava a sentire perché parlava con gli altri".
Nel complesso, è stato per loro un incontro deludente: la Prima d'Ogni Grazia Adorna è composta da ragazzi gentili e ben educati, ma non meno polemici e suscettibili dei loro coetanei.

L'occasione di incontro con l'assessore non era inevitabile. Non c'erano feste nazionali, ricorrenze europee, giornate mondiali dell'Armadillo Candito o del Cormorano Verde a imporla. Si poteva comodamente non fare, nessuno ne avrebbe sofferto e non per questo i ragazzi si sarebbero vista preclusa la possibilità di un proficuo e fecondo contatto con le Istituzioni.
MA, signori del Comune,
se proprio volete incaponirvi a fare certe cose,
allora, cazzo, fatele per bene. 
QUELLI sono i vostri elettori. Tra sei anni ve li troverete nella cabina con la matita copiativa in mano. E si ricorderanno che li avete fatti andare in Comune per cazzeggiarci un po' senza ascoltarli.
Era un'ottima occasione. Dovevate corteggiarli, blandirli, inzuccherarli, farli sentire partecipi e importanti. Dargli l'aria di prenderli totalmente e completamente sul serio. E non girare intorno alle domande. Dovevate trasmettergli l'idea che VOI siete persone pragmatiche e accorte, perfettamente consapevoli di quel che fate, dotati di grandi orizzonti ahimé tarpati dalla triste realtà dei tagli agli enti pubblici.
Insomma, avreste dovuto fare i politici.

*com'è abituata a fare. Credo che per lei il concetto di "programmazione" sia legato esclusivamente ai palinsesti televisivi (o forse anche radiofonici).
**del resto, qualsiasi insegnante di matematica può confermatlo: le frazioni possono rivelarsi un argomento critico, che necessita di spiegazioni molto accurate...

sabato 30 giugno 2012

Quando Essi Ci Guardano - Oyster



Oyster è un ragazzo alto e sottile, piuttosto carino, con due grandi grandi grandi occhioni scuri, un sorriso garbatamente enigmatico e la voce bassa e vellutata. 
Non urla mai, raramente ride, spesso sorride.  Chiacchiera con moderazione durante le lezioni. Segue sempre. Studia sempre, anche. Si rivolge ai professori con garbo e proprietà. E' molto bravo. E' sempre stato molto bravo, con tutti gli insegnanti. Scrive in un italiano adulto. Fa sempre i compiti a casa ed è molto raro che li tira via. Capisce sempre la spiegazione, anche quando Cristaccecami urla per tutto il tempo. Sa tutto il programma. Ricorda anche il programma degli anni passati. Ha un cervello di pregio e non ha remore ad usarlo. Fa domande interessanti. E' sempre stato correttissimo e amichevole con tutti i compagni.
Insomma, quasi un allievo ideale - dico "quasi" perché, a modo suo, è leggermente frustrante: non sembra che abbia molto da imparare da te, però non te lo fa pesare. Di sicuro è un allievo riposante. 
Sua madre si lamenta che studia pochissimo, e questo non le va bene: la signora sostiene che voti alti come i suoi andrebbero guadagnati con sacrificio, ma lui sacrifici non ne fa. 
"Eccheccazzo vuoi dalla vita, si può sapere?" si domanda l'insegnante  di turno, perplesso "Se prendere nove gli vien facile, buon per lui!". Ma poi trova un giro di parole per rallegrarsi con la signora che il ragazzo abbia un metodo di studio tanto efficace e la lascia dire: la madre di Oyster è un po' un impiastro, lo sappiamo tutti.
La madre di Oyster probabilmente soffre di avere un figlio così impenetrabile, che a casa non si lamenta mai e non racconta mai nulla. Non è un problema insolito, con un adolescente, ma non è che possiamo farci molto. Soprattutto non vogliamo farci molto. E' vero, il ragazzo è imperscrutabile e non si mette facilmente in piazza. Ma forse non è esatto definirlo "imperscrutabile": più che altro è una persona che tende a non far pesare i suoi stati d'animo sugli altri. D'accordo, a quattordici anni è raro (in effetti, è raro a tutte le età) ma più che un difetto mi sembra un pregio, e di quelli rari.

Dietro ai suoi grandi, grandi, grandi occhi scuri Oyster ci guarda e ci giudica, e probabilmente il giudizio non è dei più positivi, ma nessuno ha elementi oggettivi per lamentarsi di una sua mancanza di rispetto nei nostri confronti. Quanto a me, Oyster mi piace moltissimo e se mi guarda dall'alto in basso, bene, saranno affari suoi (in realtà io ho una simpatia istintiva per gli alunni che mi guardano dall'alto in basso: trovo che il senso critico sia sempre una bella dote, a dodici anni come a cento). Ho sempre sospettato di stargli simpatica, ed è un sospetto che ho avuto cura di non approfondire perché, appunto, neanch'io so cosa pensa davvero dietro a quei grandi, grandi, grandi occhi scuri e vellutati.
Qualcuno, davanti a quei grandi, grandi, grandi occhi scuri e imperscrutabili che guardano senza commentare si sente a disagio. Ci sono, e ci sono stati, dei piccoli tentativi di biasimare la cosa, in Consiglio. Quando abbiamo discusso se dargli dieci in condotta Sostegno C ha detto che era "subdolo". Richiesta di chiarimenti ha spiegato che, secondo lei, era disciplinato ma non per moto spontaneo dell'anima - in pratica, il comportamento era impeccabile ma non si sapeva bene quel che pensava. Ho tirato fuori la mia consueta citazione biblica (è il Signore che scruta i cuori e le reni, a noi non è dato di fare altrettanto) e il dieci in condotta è passato.

All'esame, come tutti, ha fatto il tema sui ricordi del triennio scolastico, e tra l'altro ha parlato della Cleptomane scrivendo, una volta tanto con chiarezza ineludibile, cosa ne pensava e chiamando le cose col loro nome. Ha raccontato che era "una cleptomane menefreghista", che non faceva mai lezione ma si limitava ad assegnare le pagine da studiare senza spiegarle, che rubava un po' di tutto, tanto che alla fine dell'anno non c'era nessuno in classe cui non mancasse qualcosa, e che durante gli intervalli con lei qualcuno doveva rimanere sempre in classe a sorvegliarla. Ha anche riferito una scena spassosa in cui, in una delle rare occasioni in cui si era attentata a fare una lezione di Civica, aveva spiegato che rubare era un reato. La classe era scoppiata in una risata irrefrenabile e lei era diventata tutta rossa e poi era uscita dall'aula (e vabbeh, ma allora te le cerchi col lanternino. Trova un altro reato, accidenti a te, ce ne son tanti...).
Se da una parte mi sono sganasciata dal ridere leggendo il tema, ne ho fatta una fotocopia di straforo e ne ho letti ampi stralci ai colleghi che avevano combattuto a suo tempo con la Cleptomane ed erano in grado di apprezzarlo (qualcuno sosteneva che, solo per quel tema, avremmo dovuto trovare il modo di dargli undici. Ce la siamo cavata con un più modesto dieci, peraltro doveroso considerando la sua media e tutto il resto), dall'altra sono pur consapevole che quel tema è solo la punta dell'iceberg. Sapevamo che i ragazzi sapevano, ma non ci era mai apparso in sì luminosa evidenza fino a che punto fosse chiara la consapevolezza;  o, per meglio dire, avevamo sempre fatto in modo di non appurarlo. In pratica: siamo stati menefreghisti anche noi, pur se non cleptomani, e non abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo - cosa di cui i ragazzi si sono accorti benissimo e che non hanno apprezzato. E mi metto anch'io nel mucchio, anche se in quegli anni non c'ero, perché so che se ci fossi stata avrei fatto come i colleghi.

ESSI ci guardano, ci giudicano, ci valutano.
E di solito ne hanno ben donde.