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mercoledì 28 aprile 2021

La nuova, innovativissima didattica DADA - 4 - Ed eccoci al corso di formazione

Ascoltando la formazione sulla didattica DADA

Passata la fase del "Cominceremo con la didattica DADA a Settembre 2020, anche se in forma un po' ridotta" abbiamo poi avuto, in ordine di successione "Cominceremo a Novembre" (con i lavori in corso e l'acqua corrente nelle aule), "Il DADA partirà dopo le vacanze di Natale", "Il DADA partirà in primavera" per poi giungere a "Il progetto DADA inizierà a Settembre 2021". 
Nel frattempo ha smesso di piovere in classe, le muffe sono state rimbiancate e sono arrivate enormi quantità di coloratissimi armadietti e di cassettiere basse su rotelle, la disposizione delle aule è cambiata almeno tre volte (sulla carta); si è anche parlato di colori e scritte (nelle aule) ma i numeri del Covid, pur se tra alti e bassi, non sembrano promettere a tempi brevi vistosi miglioramenti. Non sappiamo quindi se effettivamente a metà Settembre partirà alcunché.
Ad ogni modo è partita la formazione per la didattica DADA e ben tre incontri-DADA ci sono piovuti addosso, con scarso entusiasmo da parte nostra.

Non so se in circostanze normali (ovvero in presenza) cotali incontri darebbero stati accolti con maggiore entusiasmo: la presenza porta in sé una sorta di magnetismo, e in certe circostanze stimola anche le virtù della pazienza e della sopportazione rassegnata, senza contare che puoi consolarti chiacchierando con qualche collega o trovare conforto nello scambio di occhiate significative con chi senti in consonanza col tuo pensiero e i tuoi sentimenti, mentre per contro in questi incontri telematici le parole si rivelano più forti (o più vuote, a seconda dei casi), ma lasciano anche un maggiore senso di solitudine dopo.
Una cosa comunque mi sento di dare per sicura: al termine di questi tre incontri sulla didattica DADA ne so esattamente quanto prima, cioè niente - anche se esperte addette ai lavori me ne hanno parlato per complessive sei ore, accompagnandosi con slide ricche di effetti speciali, citazioni di illustri spiriti e profonde riflessioni - e soprattutto tante, tante e ancora tante parole-chiave.

Il primo incontro, tenuto da una coach e counselor* di scuola gestaltica** si intitolava "Il modello DADA: l'innovazione dell'"Eppur si muove" con cenni di DADAlogica". La coach si è rivelata una donna di notevole bellezza con una bella voce suadente, e ci tengo a precisare che io amo le belle voci suadenti. Non abbastanza, a quanto pare.
Le 90 slide che corredavano l'incontro erano piene di immagini gradevoli e colorate.Parlavano della fragilità che abbiamo scoperto in noi durante la pandemia, dell'importanza della creatività, del coraggio delle scelte, dell'importanza dell'ascolto e del dialogo ed erano decorate con immagini di pesciolini in boccia, di ombrelli colorati, di cieli azzurri e tante altre cose, di quelle che si trovano assai facilmente nelle pagine introspettive di Facebook (molte infatti le ho riconosciute); inoltre la relatrice ci ha fatto partecipi di un nuovissimo concetto didattico altamente innovativo: le nozioni si fissano nel cervello insieme alle emozioni, e insomma si ricorda più volentieri qualcosa che si è imparato con piacere. Queste sì che son scoperte.
Dopo l'esposizione di cotanta scoperta ho chiuso la telecamera e mi sono dedicata a pulire la cucina, a dare il cencio per terra e infine a scuotere via l'origano da un grosso mazzetto, ma le slide le ho viste quasi tutte perché restavo sempre intorno al computer - non sia mai che all'improvviso la coach e counselor non si mettesse finalmente a parlare di qualcosa.
Così non è stato, ma alla fine della lezione ci ha spiegato attraverso l'esempio che è importante dare ai ragazzi dei piccoli intervalli di pausa di tre minuti per permettergli di cambiare posizione e mettersi comodi, e ci ha dato appunto tre minuti per rilassarci. 
"Vedete com'è meglio essere rilassati?". Tutti ne abbiamo convenuto senza farci pregare. In sottofondo, la buonanima di Catalano ci ricordava che era meglio essere comodi in una situazione piacevole piuttosto che scomodi in una situazione sgradevole.
Alla fine l'abbiamo ringraziata molto e qualcuno si è spinto a dirle che quell'incontro ci aveva aperto nuove prospettive e rigenerato interiormente. Qualcuno, anzi, sembra che lo pensasse sul serio, perché poi l'ha ripetuto ai colleghi. Ma non alla media di St. Mary Mead, dove la mattina dopo, in Sala Insegnanti, il sarcasmo scorreva potente e in tanti facevano il conto di quante lavatrici avessero stirato (vincitrice la prof. Spini con quattro, ma secondo me mentiva).

Il secondo incontro si intitolava "Metodologie didattiche e competenze trasversali: soft skills e metodologie didattiche innovative". Evviva, finalmente si andava sul concreto! Dopotutto capita spesso che la prima puntata di un corso di formazione sia piuttosto vuota.
E infatti la relatrice si è presentata come una persona che da anni fa DADA e ci ha promesso di parlare nel dettaglio della questione nella sua concretezza.
Ha iniziato facendoci vedere un sacco di belle slide sulla scuola finlandese, con ampi spazi, grandi vetrate e alunni gioiosamente intenti ad un costruttivo lavoro di apprendimento: bei giardini, bellissimi campi sportivi, belle biblioteche...
Guardavo e pensavo agli spazi della scuola di St. Mary Mead. Poi la relatrice ci ha spiegato che uno dei principi essenziali della didattica DADA è il concetto di tempo che va oltrepassato e rielaborato. Si è dimenticata però di spiegarci come ciò possa avvenire in una scuola dove ogni insegnante fa diciotto ore in un tempo scuola di trenta, per tacere del fatto che quelle diciotto ore sono tutte incastrate tra loro.
Giratempo? Corridoi interdimensionali? Ristoranti al termine dell'universo?
A telecamera aperta, ho aperto un po' di finestre sullo schermo e mi sono messa a trascrivere voti sul registro elettronico, ripulire la casella della posta e preparare il materiale da mettere sulla Classroom per le prossime lezioni di storia. Nel frattempo la relatrice ci informava sull'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'interazione mentre io riflettevo su una slide piuttosto inquietante: un gruppo di ragazzi che si spostava lungo il corridoio cammellandosi dietro zaini, piumoni e cartelline.
"Uno dei problemi della Dada è che i ragazzi cambiano in fretta e ordinatamente di aula, ma quando arrivano scoprono spesso che hanno dimenticato qualcosa".
Beh, questo lo sa chiunque faccia lezione in un laboratorio o provi a portare la classe in Aula Magna, Biblioteca o quant'altro. Del resto, anch'io sono di quelli che non dimenticano le mani solo e soltanto perché le hanno attaccate ai polsi. Ma se poi a ogni ora pretendi di fargli fare il trasloco al gran completo, come dire...
"E infatti con la Dada è meglio fare le ore a coppie, così si riducono gli spostamenti".
E dunque il vantaggio della didattica Dada è che le classi si spostano, ma conviene farli spostare il meno possibile.
Non sono stata l'unica colpita dall'immagine dei ragazzi-cammelli, e infatti una delle colleghe addette all'organizzazione della didattica DADA ha scritto alla relatrice la sera stessa per chiedere il perché di tanto cammellamento.
La risposta è stata strana: è meglio se i ragazzi lasciano le cose a scuola, nelle singole classi. Sì, anche i libri. Tanto a casa possono studiare sulla versione digitale. E poi per la didattica DADA tutti comprano sempre tanti armadietti, ma gli armadietti non servono, servirebbero piuttosto gli attaccapanni.
Difficile non pensare agli innumerevoli armadietti per ragazzi che ingombrano da settimane i corridoi, ormai del tutto privi di attaccapanni.
"Gli attaccapanni non servono, di solito: i ragazzi portano le giacche in classe" mi spiega qualcuno.
Vero, ma al momento la classe non la cambiano a tutte l'ore.
Ma soprattutto: se l'idea di base della didattica DADA è permettere ai ragazzi di farsi una passeggiata piacevole nei corridoi ogni tanto (idea che mi trova in assoluta sintonia) quanto sarà piacevole questa passeggiata se si devono portar dietro armi e bagagli?

Alla terza lezione del corso abbiamo di nuovo la coach e counselor. Il titolo della lezione è "Principi generali, comunicazione efficace e ascolto attivo: l'incontro e l'accoglienza".
Rassegnata, monto l'asse da stiro e metto l'acqua nel ferro.
Per due ore sentiamo parlare dell'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'accoglienza. Una delle slide raffigura un arco, che non ricordo se rappresenta l'insegnante o il momento dell'incontro; la coach si premura di spiegarci l'arco dev'essere solido e ben basato - che è senz'altro un concetto valido, perché un arco che rischia di sbriciolartisi addosso è decisamente pericoloso.
Altre due ore della mia vita se ne vanno, mentre impilo ordinatamente lenzuola, asciugamani e strofinacci da cucina e le varie gatte perfezionano le operazioni di stiratura godendosi il tepore della biancheria scaldata dal ferro.
Nel frattempo, tra un arco e un paesaggio e una citazione colta, la coach ci spiega l'importanza del com-prendere (nel senso di prendere insieme) e della co-costruzione, ovvero la costruzione fatta con l'Altro.

Ci saranno ulteriori incontri, ma dubito che parlerò ancora di questo corso sul blog - a meno che, per un qualche miracolo, arrivi una qualche lezione con dentro un po' di didattica normale, ovvero che dia per scontato che l'insegnante sia almeno vagamente consapevole dell'opportunità di instaurare una relazione virtuosa con l'alunno - stante che di dialogo, ascolto, inclusione e simili le linee guida ministeriali ci parlano ormai da vent'anni, per quanto in termini un pelino più concreti e senza slide con gli ombrelli colorati e i pesciolini in boccia - insomma, che parli un po' di scuola.
Il che è teoricamente possibile, certo - ma in tutti noi alberga il fiero sospetto che la tanto decantata e innovativa didattica DADA si riassuma nel teorema Casini, ovvero una volta chiusa la porta della mia aula decorata e con i banchini componibili, mi par di capire che diano per scontato che faccia la solita lezione che faccio adesso". E dunque

After all is said and done / It was right for you to run


*giuro, si è presentata così. Sulla prima slide.
**pare che sia una scuola che si basa sulla percezione e l'esperienza. Quale scuola non lo fa, mi domando.

mercoledì 28 ottobre 2015

All'idea di quel metallo, ovvero l'Assegno di aggiornamento

Murasaki in fase di aggiornamento: chiar di luna, letture del buon tempo andato e raffinata musica in 
sottofondo (il lettore di CD purtroppo non è inquadrato nel dipinto)

All'inizio era una vaga voce: ci daranno un bonus per l'aggiornamento.
Mah, sì, vabbé, un bonus per l'aggiornamento. Niente di entusiasmante.
Con gli anni e con l'avvicendarsi dei lavori (per tacere dell'abominevole SSIS) mi sono fatta una piccola esperienza sui corsi di aggiornamento, e in me si è sviluppata la convinzione che l'aggiornamento te l'ha da pagare il datore di lavoro, perché se te lo paga allora vuol dire che è un aggiornamento che ti serve (o almeno lui è convinto che ti serva). Quando lo paga qualcun altro, o pretendono che te lo paghi tu, tira aria di fregatura.

Poi giunse notizia di una tessera che dava diritto a un tot per "aggiornamento o libri".
Anche questo mi entusiasmava relativamente: i libri ormai ho preso l'abitudine di prenderli in biblioteca e solo dopo, eventualmente, comprarli. Ne ho comprati tanti, e comincio ad avere problemi di spazio.

Più avanti si parlò di un rimborso per software, hardware e libri, anche liquidi.
E non sembrava così malvagio, nel complesso.

Infine hanno annunciato un accredito di 500 euro direttamente sul conto.
E tutto ciò mi lasciava piuttosto indifferente perché si sa che per la scuola annunciano sempre un sacco di cose e poi non ne fanno di niente.

Invece, strano ma vero, l'accredito è arrivato davvero, in tempi insolitamente brevi; ed era realmente di 500 euro. Inoltre, insieme all'accredito, era arrivata anche una circolare piuttosto comprensibile che spiegava che il bonus andava speso in biglietti di musei, del cinema e del teatro e libri e corsi di aggiornamenti oltre ad hardware e software - anche se non ho ancora capito se i film li posso anche comprare, oltre che andarli a vedere in sala, e se posso legittimamente comprarmi anche dei CD musicali - in effetti non l'ho capito perché sulla circolare non era scritto.

Sono cominciate le lamentele.
"Ma così sembra che ci facciano l'elemosina!" si è lamentato qualcuno.
Io però vengo da una dura scuola e ho imparato da tempo a non disprezzare le elemosine, specie quando sono a tre cifre.
"Si sono accorti che il nostro stipendio non basta anche per pagarci cinema e teatro e libri. Non facevano prima ad aumentarcelo?".
Non ho assolutamente nulla contro gli aumenti di stipendio, anche consistenti. Ma visto che di aumenti di stipendio per gli insegnanti si continua a non parlare se non in termini assai fumosi e analoghi alla promessa del ritorno del re (che sia Artù, Carlomagno, Aragorn erede di Isildur o anche il re di Ankh-Morpork su Mondo Disco, sempre e solo di re leggendario si tratta), sono disposta a prendere intanto un aumento di stipendio indiretto - e comunque nessuno ha chiesto il mio parere, mi hanno accreditato quei soldi sul conto e amen.
E mi chiedono di spenderli tutti entro il 31 Agosto dell'anno prossimo, con relative pezze d'appoggio che dimostrino che non li ho usati per pagare la bolletta del gas altrimenti, se non li spendo tutti, l'anno prossimo me ne daranno meno.
Non vogliono che li risparmiamo come formichine, vogliono che ci diamo una mossa e andiamo al cinema, a teatro e ai musei e in libreria e a fare corsi a pagamento e che ci compriamo tablet e aggeggi vari per essere ben informatizzati. E vogliono essere sicuri che li useremo per acculturarci e dilettarci. Insomma, vogliono dare una botta di vita al terziario.
Non sembra un idea malvagia, a ben pensarci, e non negherò certo il mio contributo a questa nobile causa; né mi dispiace l'idea che gli insegnanti abbiano diritto ad un gettone supplementare per un certo tipo di superfluo che per la nostra categoria (ma per chiunque, in effetti) è necessario quanto l'aria da respirare e il pane da mangiare.

Nel frattempo, l'anno scorso avevo passato al setaccio la libreria di casa eliminando un po' di libri che facevano solo da zavorra, comprato dei nuovi scaffali e avviato una ristrutturazione del tutto, così adesso un po' di posto ce l'ho e posso procurarmene altro con poca spesa. Ai musei mi hanno sempre visto poco, ma ho una certa abitudine a frequentare concerti e ogni tanto vado al cinema. Mi piacerebbe anche un computer nuovo, ma alla Macintosh hanno alzato tutto il listino e insomma siamo ben al di sopra dei 500 euro. In compenso il tablet ce l'ho già, e mi funziona anche da lettore, quindi posso anche comprarmi i libri liquidi.

Così una mattina mi sono detta: orsù, vediamo: come potrei spendere questi soldi, adesso che non devo più raccattarli con pazienza dallo stipendio di ogni mese ma che dispongo di una cifra da usare solo per questo?
E all'idea di quel metallo (portentoso e onnipossente) l'ispirazione è arrivata.


Prima di tutto ho fatto un giro per la biblioteca di casa, individuando un gruppetto di libri assai malridotti che mi ero ripromessa di rimpiazzare. Poi ho pensato a un regalino per la biblioteca di scuola - un pensierino e niente di più. E il Beowulf di Tolkien, che ha un bellissimo drago in copertina - così mi ritroverò con ben due Beowulf dopo più di quarant'anni in cui non ne avevo nessuno perché in italiano non ve n'era alcuno; e ho già fatto il primo ordine nella mia libreria preferita di Lungacque. E l'edizione completa delle fiabe dei fratelli Grimm, che è l'unica raccolta nazionale europea che mi manca.
Pensa che ti penso, mi è tornato in mente Saxo Grammatico, autore di un bel compendio di leggende vichinghe. In italiano non c'è, ma avrei potuto prendermi una traduzione in inglese e, naturalmente, anche il testo in latino...
Così ho scoperto che l'edizione più reperibile in latino constava di due volumi del prezzo di circa 260 euro cadauno. E pazienza, Saxo Grammatico aspetterà ancora per un po'.
In compenso mi sono ricordata anche della Storia dei Franchi di Gregorio di Tours, che a suo tempo non comprai perché era cara assaettata. Da allora è stata rivista (si era molto discusso sulla traduzione) ed è uscita nella nuova edizione, sempre cara ma molto meno di Saxo Grammatico: con soli 126 euro dovrei riuscire a portarmela a casa.
Per quella comunque aspetterò l'estate, quando rifarò i conti dopo aver dato un mio piccolo contributo al Maggio Musicale Fiorentino.
Ad ogni modo, anche senza scomodare Saxo Grammatico in latino e in inglese, ho messo su una lista di desiderata che basta e avanza a coprire abbondantemente il bonus di quest'anno e intacca anche quello dell'anno prossimo, il tutto senza avere minimamente considerato il settore di storia, dove un giro in libreria dovrebbe fornirmi senza troppa difficoltà qualche idea. In effetti, sembra che il rischio di non spendere tutta la cifra non  sia molto alto, per me.

Essi hanno creato un mostro, e forse era proprio quello che essi volevano.
(No, niente corsi a pagamento, per adesso. Continuo a restare fedele alla mia teoria. E poi ho già il corso delle Life Skills dove mi danno perfino un lussuoso gettone di rimborso di trenta euro).

*ho poi scoperto che in italiano c'era stato, nei soliti Millenni Einaudi, ma è ormai esaurito e introvabile persino nelle librerie del Maremagnum. Averlo saputo dieci anni fa, che c'era...

giovedì 26 giugno 2014

Progetto Lenford, ovvero il Corso di Formazione che credevi di avere scelto

La più bella storia di tutti i tempi sugli stereotipi di genere è senz'altro Ranma 1/2 di Rumiko Takahashi. 
Per una bella sfilarata di luoghi comuni sull'argomento, invece, basta andare qua


Un anno fa la prof.  Therral, all'epoca responsabile della Legalità* mi chiamò per farmi vedere un avviso di progetto della Regione contro il bullismo omofobico.
"Visto che sei interessata a questi temi potresti farlo" mi disse.
Lo guardai e lo riguardai "Per essere interessata lo sono" garantii "Però non capisco di che si tratta".
"Nemmeno io l'ho capito bene" ammise la prof. Therral.
La prof. Therral non è una sciocca, e ha comunque conseguito una laurea in Lettere più  un abilitazione SSIS tramite corso biennale. Quanto a me, non mi ritengo certo fornita di senno sovrabbondante, ma ho anch'io la mia laurea in Lettere e ben due abilitazioni, con la SSIS e con il concorso. Due lauree e tre abilitazioni comunque non ci sono bastate per  venire a capo di quel paio di cartelle scritte in corpo 12. Chi è del ramo sa che la cosa è tutt'altro che insolita, quando si tratta di progetti presentati alla scuola.
Dopo una seconda e una terza rilettura ci convincemmo trattarsi di un corso per docenti "Loro ti formano, e così diventi il punto di riferimento per la scuola se ci sono episodi di bullismo omofobico o se decidiamo di trattare tematiche legate all'omosessualità".
"Perché no?" dissi io. A St. Mary Mead non c'era mai stato l'ombra di un episodio di bullismo omofobico ma mai dire mai, e poi l'argomento mi interessava "Se la Preside lo firma lo faccio volentieri". Sarebbe stato il mio primo corso di formazione, e non c'era dubbio che sull'argomento andassi formata perché ne sapevo ben poco.
La Preside firmò di buon grado e il modulo fu spedito. 
A Settembre poi mi telefonarono per sapere se confermavo la mia adesione. La confermai, e mi dissero che mi avrebbero contattato loro.
Poi l'anno scolastico cominciò e dimenticai il tutto, anche perché nessuno mi chiamò.

Passarono i mesi e la Seconda d'Ogni Grazia Adorna si rivelò improvvisamente d'Ogni Scheletro Ingombra: tra le ragazze si aprirono misteriose fratture, tre di loro formarono un Malefico Trio che era al centro di ogni pettegolezzo del paese e di molte insufficienze, e una mattina la madre di Cuorcontento (che da qualche tempo si mostrava assai poco contento e molto spento) mi spiegò che parte della classe aveva avviato la simpatica abitudine di chiamare "frocio" suo figlio, anche mediante coretti,  e che il ragazzo ne risentiva fortemente.

Un fulmine scoppiato due passi davanti a me mi avrebbe senz'altro fatto meno impressione.
La Seconda d'Ogni Grazia Adorna, nientemeno! La mia classe di bravi bambini, i cigni della scuola, la delizia del genere umano!
Una volta ingoiato il rospo informai i colleghi e avviai una serie di colloqui individuali per capire cosa diavolo stesse succedendo.
I colloqui si rivelarono altrettanto sconvolgenti della traumatica scoperta. Anni prima mi ero ritrovata ad affrontare uno strano racket di merendine, ma era stato tutto più semplice perché era un caso in cui il Torto e la Ragione si potevano facilmente separare con un bel taglio netto e la frattura si era saldata nel giro di poche settimane.
Stavolta la questione era più complessa, era coinvolta una metà della classe e non tutti ammisero il fatto. Alcuni genitori deprecarono l'accanimento crudele dei professori per una sciocchezza simile, mentre altri caddero con doloroso stupore dal pero assicurando che la loro prole, alle elementari, era stata a sua volta oggetto di bullismo e, visto quanto ne aveva sofferto, mai nemmeno nei loro incubi peggiori avrebbero mai immaginato che la creatura avrebbe mai bullato alcun essere vivente**; molti dei bullatori spiegarono che "era uno scherzo e lui non aveva mai detto che la cosa gli dava noia, per cui non pensavano che gli importasse" (in effetti era quasi tutta gente che si conosceva dalla nascita, che uno di loro potesse capire cosa passava per la testa di un altro era del tutto improbabile, certo)... insomma, mi vidi sfilare davanti il più colossale carico di  situazioni da manuale in cui mi sia mai ritrovata in quindici anni di onesto insegnamento, e non avevo la minima idea di come venirne a capo senza fare troppi danni.

Cuorcontento è effettivamente gay? Ecco, fermo restando che sono affari suoi e non deve renderne conto a nessuno, Cuorcontento sembrava ancora in quella fase in cui non ci si pone il problema ("né carne né pesce" lo definì efficacemente Inglese) e ogni tanto mi domandavo, per puro esercizio di masochismo, se una persecuzione del genere è più dolorosa se si è o non si è gay. Probabilmente messa così la questione non ha senso perché il vero problema per lui è stato che chi lo prendeva in giro era suo amico - o meglio, fino a poco prima si era mostrato tale.
La storia si chiuse formalmente con una settimana di intervallo fatto in classe e cinque esclusi dalla gita di fine anno - per noi di St. Mary Mead sono state punizioni davvero esemplari. E, per quel che mi è stato dato vedere, nonostante tutti alla fine si siano scusati, la crisi non è rientrata, e temo che fosse già insanabile quando Cuorcontento ha deciso di parlarne infine con sua madre. Se il Consiglio ha agito bene, male o così-così non saprei dire, eravamo tutti come pulcini nella stoppa e personalmente, a torto o a ragione, l'ho vissuta sin dall'inizio come una cosa senza rimedio: Cuorcontento nella Seconda d'Ogni Scheletro Ingombra non sarebbe stato a suo agio mai più. Ma forse la stessa Seconda d'Ogni Scheletro Ingombra non sarà mai più a suo agio con sé stessa.
Durante i vari colloqui in cui cercavo di sdipanare la matassa avevo colto diverse cose inquietanti. Per esempio alla domanda "Come vi è venuto in mente di chiamarlo così?" la prima risposta delle bulle era stata "Perché sta sempre con le femmine" e la seconda "Perché con lui si può parlare di tutto, come se fosse una ragazza".

Ad un certo punto mi ricordai del magnifico Corso di Formazione dove avrebbero dovuto insegnarmi a gestire cotali spinose situazioni, ripescai il numero di telefono che mi era stato lasciato a Settembre e chiamai. Che ne era del corso?
Venni così a sapere che ero stata dimenticata, ma si mostrarono ansiosi di rimediare e mi diedero un altro numero di telefono che chiamai prontamente.
Scoprii così che mi ero impelagata nientemeno che nel temutissimo Progetto Lenford sugli stereotipi di genere e le discriminazioni, che già tante (e surreali) polemiche aveva scatenato a Lungacque al suo apparire. Per giunta non ne avevo mai parlato ai genitori quando avevo presentato le attività in programmazione, convinta com'ero che si trattasse di un  corso per me. Ed eravamo ormai alla fine dell'anno (quest'anno eravamo a fine anno scolastico già a fine Aprile, tra ponti vari e scadenze elettorali) quando tutti difendono le loro ultime ore di lezione con la spada sguainata.
Che fare?

Si capisce che accettai con profonda riconoscenza quel dono insperato della sorte: ben otto ore con un tecnico esterno a parlare di stereotipi, per quella classe che negli stereotipi ci sguazzava e ci annegava, erano assolutamente irrinunciabili. E, visto che infine anch'io avevo una programmazione da completare, presi il piattino e andai senza ritegno a mendicare in giro, ottenendo due ore da Scienze e una da Musica e garantendomi così almeno di fare un tema, un compito di grammatica e una comprensione del testo di fine anno. Poi raccontai ai ragazzi com'erano andate le cose e dettai un avviso ai genitori sul fatto che a fine anno era comparso all'improvviso un nuovo Progetto Regionale contro la Discriminazione. A St. Mary Mead però le famiglie sono quasi tutte chiesine, ma non palmine - e ottenni quindi senza colpo ferire una bella serie completa di firme sgombre di qualsivoglia commento o perplessità. Del resto ce n'era ben donde, perché il percorso del progetto era calibrato in modo assai ragionevole.

Resta il fatto che l'unico corso di formazione da me volontariamente scelto per quest'anno non me l'hanno fatto, anche perché non era pensato per i docenti bensì per gli alunni - e che se quando presentano un progetto cercassero di farsi un po' capire, secondo me non sarebbe poi questo gran male.

*misteriosa funzione impostaci dalla Nostra Preside il cui senso e scopo non è mai stato chiaro ad alcuno di noi,  ma che riguardava soprattutto organizzazioni di uscite didattiche alla Prefettura e simili. Quest'anno è misericordiosamente scomparsa.
**in realtà il caso è relativamente comune ma per loro, che di figli ne avevano solo uno, non c'era proprio nulla di comune, in quella storia

martedì 27 maggio 2014

Autobiografia: il corso di aggiornamento che non sapevi di aver scelto


Visti i buoni risultati dell'anno scorso, all'inizio dell'anno scolastico ho firmato volentieri per la seconda tranche del Progetto Multiculturale, tanto più che il tema sarebbe stato  l'autobiografia e quindi ci sarebbe stata anche una ricaduta sull'italiano scritto e sulla scrittura in generale. 
Quel che non sapevo era che il progetto comprendeva anche una squisita caramella in regalo, ovvero un corso sull'autobiografia per gli insegnanti. No, non solo per lavorare con l'autobiografia in classe: un corso di autobiografia per noi, in qualità di esseri umani. Solo un primo approccio, certo, ma comunque assai interessante.
E così, quando sono arrivata alla Riunione Preliminare Per La Programmazione col solo scopo di fare onorevolmente atto di presenza e informarmi vagamente di quel che sarebbe successo nelle dodici ore in cui avrei passato lo Scettro di Docente a una perfetta estranea, ho trovato un gruppo misto di insegnanti e operatrici della cooperativa incaricata e tutti insieme abbiamo ascoltato una docente della Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari che, dopo aver evocato il grande potere dello scrivere e del raccontare ci ha, appunto, messe a scrivere di noi. Se non ricordo male, il primo compito era presentarci attraverso un oggetto che ci descrivesse. Dopo breve meditazione, ho parlato del mio amato computer.
Scaduto il tempo della scrittura, la docente ha fatto leggere chi era disposto a condividere. Abbiamo così scoperto che, nei gruppi di autobiografia, vigevano precise regole chiamate "Patto autobiografico": si scrive nella lingua preferita, nessuno passa a correggere, nessuno può commentare perché c'è la sospensione del giudizio (se non ci fosse, lo scrivente non si sentirebbe libero di scrivere quel che gli pare), e si condivide solo se e quando ci va di farlo.
Il fatto di non poter correggere ha naturalmente mandato in crisi noi insegnanti.
"E non si può nemmeno mettere il voto?" abbiamo chiesto preoccupate (ma come, pensavo io, nemmeno le H, nemmeno gli accenti? Oddio!).
La docente ci guardava con una certa compassione, poi ha detto che, vabbé, ognuno vedesse per conto proprio. Per mandare giù l'amaro boccone mi sono detta che in fondo occasioni per correggere non me ne mancavano, potevo pur starmene buonina senza penna verde in mano* per una volta.
E i diari fatti scrivere per la scuola? Non potevamo correggere nemmeno quelli???
Di nuovo la docente ci ha detto di fare un po' come credevamo; così ho stabilito che sui diari avrei continuato a correggere e mettere voti. In fondo, i ragazzi lo sanno che sono compiti per la scuola, giusto? (Non avessero a sperare di poter scrivere qualche riga in pace senza vedersi segnalare il benché minimo errore. Io sono di quelli che devono quasi tagliarsi le mani per non correggerli anche su Facebook, in pieno litigio con gli amici).
La sospensione del giudizio invece non era un problema, perché il contenuto non lo commento mai. Beh, quasi mai. E quand'anche, non certo per criticarlo. Di solito. Forse.

E' iniziato così il nostro corso. Doveva essere di due incontri, poi ne abbiamo chiesto un altro e un altro ancora, fino ad arrivare a sei più tavola rotonda finale, scivolando via via in una dimensione intermedia tra la nostra autobiografia e i lavori in corso nei laboratori in classe, visti dalla parte delle insegnanti e delle operatrici, e tutto ciò è stato assai formativo e utile, e pure divertente.
Da anni inseguivo il fantasma dell'autobiografia a scuola. In entrambi gli anni della SSIS ci era stata promessa una lezione dall'allettante titolo L'autobiografia come cura di sé e per ben due anni in quelle occasioni si era parlato di tutt'altro, ed era pure un tutt'altro assai noioso.
Piuttosto irritata da ciò, dedicai la mia tesina per l'area trasversale** proprio alla scrittura autobiografica, introducendola con una bellissima citazione di Orfeo presa da una tavoletta aurea edita da Colli ne La sapienza greca. Qualcuno ebbe pure il coraggio civico di lamentarsi che la citazione iniziale non era pertinente e lo lasciai dire ma 
1) era pertinente eccome, e solo un idiota completo e totale poteva non accorgersene 

2) una citazione da La sapienza greca di Colli è pertinente sempre e comunque, anche in un manuale per la guida degli autobus. 
E poi quella era troppo bella:

                                   Troverai alla destra delle case di Ade
                                   una fonte, e accanto ad essa 
                                   un bianco cipresso diritto:
                                   a questa fonte non accostarti neppure da presso.
                                   E più avanti troverai la fredda acqua 
                                   che scorre dalla palude di Mnemosine:
                                   e sopra stanno i custodi,
                                   che ti chiederanno perché sei arrivato.
                                   Ma a essi racconta bene tutta la verità.
                                   Di' loro: sono figlio di terra e di cielo stellante;
                                   Il mio nome è Asterio. Sono riarso di sete:
                                   ma lasciatemi bere alla fonte.

Si trattava comunque di un lavoro fatto da autodidatta nei ritagli di tempo, e chiaramente era quel che era. Comunque nessuno poteva accusarmi di averlo copiato da Internet (e infatti nessuno lo fece).

Il nostro laboratorio invece era fatto da una professionista, che ci ha spiegato per il lungo e per il largo l'importanza di dar voce al ricordo, rivivere le esperienze cruciali riordinandole e cercando di dargli un senso attraverso la scrittura, scavando dentro di noi e riportando alla luce tutto quel che avevamo sempre desiderato narrare (ma senza mai avere avuto il coraggio di farlo). A tal proposito si è anche parlato dell'importanza di tenere un diario come insegnanti; e così ho scoperto perché tengo questo blog - che ha anche una parte autobiografica - e perché ho dedicato un paio di volumi del mio diario a specifici periodi del mio insegnantesco percorso. 

Un laboratorio di autobiografia in seconda media è un esperienza molto interessante, ho scoperto. L'autobiografia collettiva, che sia o meno condivisa con i compagni di corso, aiuta a cementare le classi e nello stesso tempo porta alla luce le crepe che serpeggiando al suo interno - e la seconda cosa è forse persino più importante della prima, almeno in una classe di Bravi Bambini Che Si Vogliono Tutti Tanto Bene com'era la Seconda all'epoca ancora Di Ogni Grazia Adorna. Sembra poi che in Terza funzioni in modo diverso - cosa più che credibile, e sono pronta a farne la prova in ogni momento se solo me ne offriranno la possibilità.
La mia Seconda comunque ha fatto un salto di qualità nella scrittura: le frasi sono improvvisamente andate a posto e tutti sono diventati molto più consapevoli di quel che scrivevano e molto più capaci di esprimersi. E' quel che intendo quando parlo, davanti allo sguardo perplesso dei colleghi, di "aprire i canali della scrittura". Parlo di canali energetici, come quelli della circolazione o della kundalini - e mi par di vederli, i rivoletti di scrittura che scorrono giù dai polsi degli alunni per incunearsi tra l'erba, portati dalla corrente verso il fiume e poi verso il mare. Sotto quest'aspetto anzi la citazione di Orfeo è molto chiara: i nostri ricordi, cioè la nostra vita e la nostra stessa essenza, vivono nella palude di Mnemosine, la Memoria. Da quella palude però, se appena si riesce a incanalarla, nasce una fresca fonte dal grande potere. La memoria è un grande serbatoio, sempre pieno (è già pieno quando usciamo dal grembo materno, credo) ma trovare la strada per far sgorgare la fonte ci dà energia e fiducia, ci restituisce la forza del nostro passato... e allenta la pressione.

Gli esercizi (almeno tre per ogni incontro) non avevano in apparenza niente di sistematico. Mi è capitato di incrociare insegnanti che avevano fatto scrivere l'autobiografia agli scolari - una bella roba molto ordinata, che partiva dall'albero genealogico, poi la nascita, l'infanzia con i primi ricordi eccetera. Molto utile per una ricostruzione storica, magari, ma i ragazzi non ci entusiasmavano molto. Il ricordo è anarchico, gli avvenimenti della nostra vita si dispongono sui piani temporali secondo un ordine imprevedibile. Aiutare aiuta a ricordare - immagino sia la prima cosa che insegnano agli psicoterapeuti: se vuoi scavare a fondo devi lavorare con la superficie.
Così i ragazzi sono stati saggiati, assaggiati, spelluzzicati, carotati. Ricordi lontani, ricordi di famiglia, ricordi del presente (quando si sono descritti attraverso un mazzo di carte illustrate), ricordi del futuro (quando si sono descritti tra vent'anni attraverso immagini ritagliate dalle riviste, ed è stata l'attività preferita per molti) scrivendo poi una lettera ad amici che non vedevano da tempo, ricordi di quando sono riusciti a dire "No", poesie dove ogni verso aveva un numero stabilito di parole per descrivere i loro compagni (e sono venute singolarmente bene).
L'ultimo giorno abbiamo fatto un cartellone con un sole. Ognuno di noi, su un raggio, ha scritto una frase dal diario - quella che più volevamo condividere. Io ho scritto un fermo proponimento ad essere meno pedante e convenzionale; perché la cosa che più mi ha colpito, scorrendo il diario fatto in classe durante il corso, è che su quel quaderno appariva una persona molto più pedante di quel che mi illudevo di essere.
Adesso il sole è appeso in classe, come ricordo (pronto ad essere evocato in future autobiografie, immagino. Del resto, è quel che sto facendo in questo momento):


Certo, un corso sull'autobiografia non è come le Life Skills: a noi insegnanti non ha portato punteggio né soldi, le ore del corso non ci sono state retribuite né riconosciute, l'attestato finale ci servirà al massimo come souvenir e non abbiamo ricevuto nessun raccoglitore dalla copertina ben disegnata né alcuna merenda a base di dolci e frutta; inoltre, il giorno della tavola rotonda finale eravamo in una bella stanza, ma sottotetto, e faceva un caldo ignobile. In compenso è stato molto interessante, e anche assai formativo - che per un corso di formazione è piuttosto raro.
In sintesi: una gran bella esperienza che darà frutto anche negli anni a venire, e tutte noi abbiamo imparato un sacco di cose. Spero di avere occasione di farne altri.

*sin dalla mia prima supplenza di quindici giorni ho sempre corretto con la stilografica riempita di inchiostro verde
**un curioso miscuglio di legislazione scolastica, pedagogia, didattica ed altre varie ed eventuali dove quasi tutti sembravano convinti che avremmo lavorato alle elementari

mercoledì 30 aprile 2014

Il corso di aggiornamento che cambierà le vostre esistenze - 2


(---> continua)
Nei giorni seguenti le colleghe di St. Mary Mead ogni tanto mi domandano "Ma tu hai già scritto qualcosa per le Life Skills?". Poi smettono, perché la mia risposta è sempre  "Sì, qualche pagina" (segue numero, in progressivo  aumento) mentre loro non han scritto un accidente e si sentono un po' in colpa.

Mi fermo dopo otto pagine a spazio uno, carattere in corpo 12. Praticamente un romanzo, ma siccome non ho capito bene cosa devo metterci ho messo tutto quel che mi passa davanti agli occhi.
In effetti "Dinamiche di relazione" è un campo un po' vasto. Mi concentro sulla Seconda, che conosco meglio - siccome la conosco meglio ho più cose da dire.
Rileggendolo prima di stamparlo lo trovo un testo tanto scialbo quanto inutilmente lungo, oltre che pesantemente condizionato dal mio punto di vista - d'altra parte, visto che io stessa sono parte integrante delle dinamiche di classe e che le dinamiche degli alunni le vedo solo per quel poco che loro acconsentono a farmi vedere, non so come avrei potuto evitarlo. Noto anche che sono ossessionata da Wasp - come tutta la classe, del resto - e che ciò non va bene. Devo trovare una soluzione per quello, mi dico. Da qualche parte del mio inconscio la soluzione si presenta da sola, perché Wasp continua a imperversare come prima ma io ho smesso di farci molto caso e di conseguenza lui si è calmato (in compenso parecchi altri si sono messi a fare cose assai strane, e anche questo ha contribuito a distrarmi. Al momento considero Wasp come una piacevole oasi di relax e di quiete, là dentro).

Le mie colleghe portano cose molto più sintetiche - in particolare la prof. Palmina improvvisa una paginetta sotto i miei occhi, nell'ultima mezz'ora prima del terzo incontro. La ammiro molto, visto che il mio testo tanto fluviale quanto scialbo mi è costato ben più tempo e ha assai minor contenuto.

All'incontro le insegnanti di materne ed elementari discettano alla grande sulle dinamiche più o meno perverse nelle loro classi e su come lavorano per regolarle, mentre noi delle medie ci ammantiamo in un pudico silenzio, tristemente consapevoli di non riuscire a fare nulla di così efficace e raffinato - vuoi perché in un Consiglio di Classe siamo tanti e ognuno la pensa a modo suo, vuoi perché è impresa improba intervenire tra quelle spinose creature che ci vengono date in sorte come allievi.
Dopo tanto raccontare, torniamo infine alle Life Skills, di cui ci viene detto che lavorano su autostima, capacità relazione, problem solving - insomma sulla persona, più o meno. Si tratta, nel presente corso, di utilizzarle per migliorare le relazioni interne della classe perché se la classe sta bene allora lavora meglio - che mi ricorda un po' quella pubblicità dei preservativi "Far bene all'amore fa bene all'amore"; d'altra parte entrambe le cose sono vere.
Il corso consisteva dunque nell'elaborare brevi e incisive attività che lavorassero su autostima, socializzazione, empatia e tutto questo genere di cose e che migliorassero le relazioni interne di una classe o "ne alleviassero le aree di problematicità avviando dei comportamenti virtuosi".
No, naturalmente le attività non ce le avrebbe assegnate lei, altrimenti avrebbe rischiato di limitarci o influenzarci*, dovevamo inventarle noi. L'unico esempio che si degnò di fare fu quello del "saluto di inizio mattina", che ho scoperto essere assai comune alle elementari ma un tantino impraticabile alle medie, non fosse che per le lamentele che alzerebbe chi fa la prima ora e se ne vedrebbe scippare mezza in tal modo**. 
La tenutaria promise inoltre che ci avrebbe mandato via mail gran copia di modelli di schede per redigere il Diario di Bordo dei nostri esperimenti. Quest'ultimo fu per me l'unico aspetto consolante, perché mi ricordava tanto il capitano Kirk.
Diario del capitano, data astrale 1416 punto 7. Il signor Spock mi ha appena confermato che la situazione è estremamente critica...

Nelle settimane successive io, Palmina e Marzapane siamo assai prese a cercare una risposta all'assai inquietante domanda "E mo' che cazzo facciamo come breve e incisiva attività?". Ci ritroviamo un pomeriggio per discuterne, a casa di Marzapane, ma finisce tutto in un gran chiacchierare sulle nostre classi mangiando dolcetti.
Finché un giorno, dopo una lezione particolarmente irritante nella Terza Effervescente, mi venne l'ispirazione per un questionario a base di domande del tipo: 
"Ti è mai capitato nella settimana trascorsa di essere interrotto durante un interrogazione?" 
(risposte: mai, da 1 a 3 volte, fino a 5 volte, più di 5 volte); 
"Ti è mai capitato di interrompere un compagno durante un interrogazione?" (risposte: vedi sopra); 
"Hai mai avuto l'impressione che qualche compagno ti mancasse di rispetto?"; 
"Quanto ti senti a tuo agio da 1 a 10 mentre sei in classe?" 
eccetera.

Detto fatto, il Sabato seguente, appena entrata in classe, esordisco "Ho deciso di usarvi come cavie per il mio corso di aggiornamento" e distribuisco i questionari.
Non c'è l'ombra di una discussione: tempo una decina di minuti e mi riconsegnano i questionari compilati, e possiamo così dedicarci ai problemi sociali dell'India.
Bastano una ventina di minuti per schedare le risposte e i risultati non sono sorprendenti: gran parte degli alunni ammette apertamente di essere stato interrotto, di avere interrotto, di essere stato ripreso in tal senso dagli insegnanti molte volte e si ripromette di impegnarsi di più per tenere almeno vagamente pulita l'aula. Nel complesso assicurano di sentirsi a loro agio, ma c'è un gruppetto che soffre abbastanza la situazione e non è contento di stare in una classe così... diciamo così disinibita.
Questa modesta e del tutto artigianale iniziativa suscita il plauso incondizionato di colleghi e genitori, cui vengono letti i risultati durante il Consiglio di Classe.
Con alcune varianti e approfondimenti il questionario viene ripetuto per altre due settimane, dopo che ho comunicato i risultati della settimana precedente. Nel frattempo le interruzioni durante le interrogazioni diminuiscono sensibilmente*** e ogni tanto qualcuno prende la ramazza in mano per spazzare il povero pavimento. Da notare che la classe non si è affatto calmata, semplicemente il pavimento è meno ingombro e le interrogazioni meno snervanti, almeno nelle mie ore. Ed è possibile che tutto ciò non c'entri nulla con i tre piccoli questionari il cui unico e indiscutibile effetto positivo è stato aver alleggerito un po' tre dei loro sabati scolastici... e aver dato a me la ciambella al miele con cui  placare la tenutaria del corso.

Dopo aver spolverizzato con lo zucchero la ciambella**** vado alla quarta lezione dove, con mia grande sorpresa, il mio modesto dolcetto di fabbricazione casalinga viene assai ammirato e apprezzato.
Altre espongono attività ben più valide; in particolare una maestra ci racconta nel dettaglio un complesso lavoro a base di ricci (in cartapesta, mi pare): prima ogni bambino ha costruito e decorato il suo riccio, poi è stata fatta la casa per i ricci, dove dormono a turni, ci sono questioni di precedenza, ci sono state discussioni, la casa è stata ampliata e decorata... L'idea di far fare a ogni bambino il suo avatar per poi avviarci un gioco di ruolo mi sembra bellissima e rimpiango molto che alle medie non ci sia il tempo per fare un attività del genere (certe prime la gradirebbero molto); tuttavia in cuor mio nutro il sospetto che la maestra avrebbe avviato il gioco dei ricci anche senza il grandioso corso delle Life Skills, e stia semplicemente utilizzando a pro del corso il suo consueto lavoro - perché, in verità, alle elementari e pure alle materne sulle relazioni ci lavorano parecchio, e non da ieri mattina, e ogni tratto di quel riccesco lavoro denota pratica ed esperienza, e lo stesso vale per il complesso lavoro sulle emozioni tradotte in disegni, impostato dal gruppo delle materne. 

Alla quinta lezione mi presento con il resoconto di una serie di esperimenti fatti con la Seconda Ancora All'Apparenza di Ogni Grazia Adorna allo scopo di migliorare la loro tecnica di studio della storia, dove ho gran cura di sorvolare con bel garbo sui risultati*****. Palmina e Marzapane invece portano un lavoro dove ogni alunno ne osservava un altro paragonandolo a com'era l'anno precedente e mettendone in rilievo i cambiamenti positivi. Raccontano poi, tra grandi risate collettive, di come al termine di cotal lavoro, teso ad armonizzare meglio la classe, detta classe abbia pesantemente insultato un professore. A mia volta racconto poi quali e quante correnti malefiche imperversassero nella mia Seconda, mentre io mi preoccupavo di migliorare e rifinire il loro metodo di studio della storia. Dopo il nostro sofferto coming out****** anche le altre raccontano i vari travagli traversati dalle loro classi e ne viene fuori una bella seduta di autocoscienza insegnantesca dove le Life Skills di fatto c'entrano il giusto. 

E dunque questa sarebbe la fine del nostro grandioso Corso di Aggiornamento?
Nossignori: dobbiamo ancora presentare un piccolo testo in cui raccontiamo come qualmente la nostra vita professionale sia cambiata grazie all'incontro con le Life Skills.
"Ma allora è una persecuzione!" abbiamo pensato tutte in coro davanti a quel colpo di coda finale.
Tuttavia, almeno nel mio caso, un cambiamento c'è effettivamente stato: mi sono sentita legittimata su certe vaghe considerazioni che ogni tanto affioravano confusamente dal mio inconscio. Senza questo corso non credo che mi sarebbe venuto in mente di assegnare un paio di tutor ai più deboli in storia, chiudere tutti in una stanza grande e provare a fargli studiare tre pagine in mezz'ora con interrogazione immediatamente successiva (anche se, qualora l'idea mi fosse venuta, l'avrei messa in pratica senza esitare); né credo che mi sarebbe venuto in mente di testare gli alunni su come vivono la loro vita in classe (cosa che credo farò a scadenze regolari, d'ora in poi) e, qualora mi fosse venuto in mente, non credo che poi l'avrei fatto. In effetti quest'ultima pensata, al limite tra il banale e l'ovvio, è stata salutata dai colleghi come un uovo di Colombo, lodata e perfino copiata. Non ci vuole un genio per pensarla, ma l'idea non ci aveva mai sfiorati. 
Quindi diciamo che mi sono aperta a nuove prospettive, che è sempre una buona cosa per un insegnante.

In conclusione, e tenendo conto che il corso era gratis e non mi ha preso molto tempo, il bilancio per me risulta positivo.
Se poi il risultato complessivo vale i (parecchi, sembra) soldi che ci sono stati e saranno spesi per pubblicazioni, organizzazione e coinvolgimento delle ASL - sinceramente non lo so, né ho gli strumenti per calcolarlo.

*"And thanks to the prick!" direbbero ad Oxford.
**Grazie a questa simpatica usanza, ogni mattina la classe si dispone in cerchio in mezzo all'aula scambiandosi con bel garbo pensieri e sensazioni. Poi inizia la giornata lavorativa vera e propria. 
***ma NON quelle durante le mie spiegazioni. Assolutamente NO.
****ovvero dopo aver compilato con adeguato sussiego tre schede di diario di bordo relative alla mia nuova attività di sondaggista.
*****che non sono stati nulla di che: mezza classe continua a studiare in modo mnemonico; e siccome  studia molto meno di prima i voti si sono decisamente abbassati. Alle lunghe questo ha però innescato dei comportamenti virtuosi, in quanto molti si sono rimessi a studiare. Forse con nuova consapevolezza, chissà.
******perché anch'io son buona a usare qualche parola di inglese, all'occorrenza. Comunque, la corretta traduzione in italiano di "coming out" è "sputare il rospo".

martedì 29 aprile 2014

Il corso di aggiornamento che cambierà le vostre esistenze - 1

In viaggio verso lidi sconosciuti e incantati

"Murasaki, lo fai un corso d'aggiornamento con me?" mi chiede un nebbioso mattino di Ottobre la prof. Marzapane mentre estraiamo i registri dai cassetti prima della campana di inizio lezioni.
"Su cosa sarebbe il corso?" mi informo con aperta diffidenza.
"Sulle Life Skills".
"Eicchellesono, le Life Skills?"
"E' una roba per la gestione della classe. Si lavora sulle dinamiche tra alunni, cose così. Dice che questo è un corso fatto bene".
Le dinamiche interne della classe sono un mondo assai complesso e misterioso, e qualcosa da imparare c'è sempre. Specie per me.
"OK, mi segni tu?"
"Basta che firmi qui. Ti lascio il foglio nel cassetto?"
"D'accordo, quando ho l'ora buca firmo".
Ho un carattere passivo e sono di indole pigra. Le due cose si compensano, in un certo senso: in quanto pigra è difficile che mi imbarchi spontaneamente in qualcosa, in quanto passiva è difficile che rifiuti le offerte di una persona di cui mi fido. La Marzapane è persona di cui mi fido assai. Ed è così che mi sono iscritta a un corso sulle Life Skills senza la minima idea di cosa fossero le Life Skills. 
D'altra parte i corsi si fanno per imparare quel che non si sa, giusto?

Quel che mi sorprende è che a tutt'oggi, a corso ormai concluso, sulle Life Skills non ne so molto di più di quanto ne sapessi in quella nebbiosa mattina di Ottobre.
Ma andiamo per ordine.

Qualche settimana dopo, in una macchina organizzata dalla prof. Marzapane (che per strappare passaggi è assolutamente imbattibile) il gruppo delle partecipanti di St. Mary Mead si è diretto all'Inaugurazione del Corso, in una delle tante artistiche ville che adornano le colline intorno Firenze. L'inaugurazione dura tre ore buone, con tanto di tè a intervallare. E dico subito che il tè risulta ben fornito di ottimi dolcetti e di grandi ceste di prugne e susine di eccellente qualità. 
Dalle ampie finestre del salone della villa dove si tiene l'inaugurazione si intravede uno splendido panorama; ed è davvero un bene che il panorama sia gradevole all'occhio perché la presentazione del corso, per contro, è di una pallosità invero assai ragguardevole.
Svariate personalità ed autorità ci informano di quanto le Life Skills siano belle e utili e importanti e di quanto il corso che ora va ad incominciare sia bello e utile e importante. Perché questo corso, sapete, non è il solito corso: è un corso concreto, che parla di scuola, dei problemi della scuola e dà risposte concrete ai concreti problemi che affliggono gli insegnanti. Il tutto grazie alla Life Skills. 
Dopo un ora e mezzo di questi interventi, comunque, il mio principale problema in quanto insegnante è un sonno micidiale. Non so se le Life Skills potrebbero rimediare a ciò. Forse sì, se davvero sono concrete come ci assicurano. 

Giunge infine il primo intervento concreto che riferisce su un reale e autentico caso di applicazione delle Life Skills, qualsiasi cosa esse siano: e una signora di un Comprensivo di frontiera ci riferisce nel dettaglio di come le abbiano applicate con interessanti risultati: c'erano dei ragazzi più grandi che facevano qualcosa, a scadenza regolare, con ragazzi più piccoli (si chiama peer education, ovvero educazione tra pari). Di ciò veniva tenuto un diario sui tempi, le modalità eccetera. La scheda del diario di cotale attività ci viene illustrata nei minimi dettagli, con tutte le sue qualità tecniche. Non viene spiegato cosa esattamente facessero in quelle attività né quali effetti abbiano avuto. Nessuna di noi mette in dubbio la qualità del lavoro, ma nessuna riesce nemmeno a capirci qualcosa - almeno nel gruppo di St. Mary Mead.
Torniamo al paesello un po' perplesse, ma tanto la settimana prossima cominciano i lavori, quindi andremo più nel concreto.
Ci hanno dato due corpose pubblicazioni, con belle copertine plastificate che raffigurano uccellini sui rami su uno sfondo crepuscolare. Forse usignoli?
Comunque le copertine sono molto belle, e siccome una di queste pubblicazioni è composta da schede in un raccoglitore ad anelli, tutte meditiamo su cosa fare del raccoglitore ad anelli una volta tolte le schede.

Il giorno dopo, che per me è pure il giorno libero, addento le pubblicazioni, ormai incuriosita - chissà che non mi riesca capire cosa sono le Life Skills?

Non mi riesce. Nelle schede del raccoglitore se ne parla come della cura di tutti i malesseri scolastici, vien detto quanto sono importanti e belle e utili, già da tempo applicate in America, e di quanto servano per indurre i ragazzi a corretti stili di vita. E qui resto un po' perplessa perché questa storia che la gente vada "indotta" a corretti stili di vita mi sa parecchio di manipolazione: io sono un insegnante di Lettere, insegno italiano, storia e geografia (nonché educazione civica) e non mi va di indottrinare nessuno.
Mi accorgo presto comunque, di non correre nessun rischio in proposito al momento, perché nelle esperienze descritte non c'è mai niente di specifico. Per esempio si racconta di un campus formativo dallo spocchioso slogan "Dal benessere al miglior essere". 
Meditazione orientale? Psicanalisi? Terapia con i fiori di Bach? Uso di LSD per allargare le percezioni?
Forse: "Studenti e insegnanti delle scuole coinvolte hanno partecipato a un campus di ricerca-azione che ha utilizzato la metodologia sull'apprendimento esperienziale con la mediazione dei linguaggi artistici. Nel corso dei due giorni i partecipanti hanno approfondito la loro formazione relazionale, si sono confrontati su tematiche inerenti il benessere dei giovani e, su queste, hanno prodotto materiale di comunicazione".
E stando a questa vaghissima descrizione che non dice niente su niente, tale campus può essere stato un esperienza validissima, un immane cagata o uno dei tanti stadi intermedi tra questi due estremi. Ma, stante che di questo fantomatico campo noi non sappiamo nulla, che ce ne frega?
Si parla molto di peer education, di problem solving e di decision making e il tutto è più astratto di un quadro di Kandinskij.
Comunque il raccoglitore è bello.
Nel librotto invece si spiega di quanto è importante instillare negli alunni delle classi adeguate capacità di autocoscienza, gestione dello stress, capacità di costruire relazioni interpersonali, problem solving, decision making e qui mi fermo ma la lista è ancora lunga. Nessun cenno di come fare tutto ciò.
Dalle brume riemerge la teoria di mia madre che la bibliografia in un corso è sempre inutile da leggere (teoria che mi guardai bene dal mettere in pratica all'università, però, e mal me ne sarebbe incolto se l'avessi fatto).

La settimana dopo i lavori cominciano. La tenutaria del corso ci spiega che le Life Skills sono utili e importanti, e che ci ha mandato via mail un documento in proposito (lungo e prolisso, aggiungo dopo averlo letto, e che spiega qualmente di quanto siano importanti le Life Skills e di quanto siano utili). Poi ci distribuisce dei foglietti dove ci chiede di indicare il nostro grado di conoscenza delle Life Skills e le nostre aspettative verso questo corso. Scrivo con assoluta sincerità che non so assolutamente nulla delle Life Skills, che sono disponibile a saperne molto di più e che non ho aspettative particolari sul corso, nel senso che sono aperta a tutti gli sviluppi. Siccome sono buona e cara, e pure un tantino disillusa, non aggiungo che mi piacerebbe tanto capire che cazzo ci sono venuta a fare a questo corso. Voglio dire, siamo a quasi quattro ore ore di preliminari su dieci complessive, il corso quando arriva?

Il corso, scopro più avanti, non arriva. O meglio, lo dovremo fare noi.
E siccome è un corso sulle dinamiche di classe, come compito a casa ci viene dato l'incarico di parlare delle dinamiche di relazione che osserviamo riguardo alle nostre classi mediante un diario di bordo. La tenutaria però non ci dice come dovremo tenere cotal diario, perché "non vuole influenzarci".

Sono vieppiù perplessa, ma un po' più sollevata. Se c'è da scrivere un diario posso farcela. Datemi il punto di appoggio di un diario e vi solleverò il mondo.