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sabato 24 agosto 2024

Gatti di guerra (24 Agosto, 33° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina)

Questo bel micio si chiama Syrsky, dal nome dell'attuale capo delle forze armate ucraine
Oggi è l'anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina. Disgraziatamente è anche il trentesimo complemese dell'invasione russa, sempre in Ucraina - una festa piuttosto agrodolce, quindi.
Essere arrivati al trentesimo mese di questa sciaguratissima guerra è senz'altro deplorevole. Tuttavia, il fatto che dopo trenta mesi i russi non abbiano ancora cavato il tradizionale ragno dal buco in una guerra che all'inizio sembrava destinata a durare solo pochi giorni è a modo suo una buona cosa. La propaganda si è davvero sprecata, in questi trenta mesi, sia da una parte che dall'altra, ma il calendario non fa propaganda e si limita a segnare il tempo che passa, e non c'è dubbio che una invasione che dopo trenta mesi avanza a passo di lumaca, e a volte anche a passo di granchio perdendo i territori malamente acquistati indica che chi l'ha decisa non ha avuto una buona idea.

Appena la guerra scoppiò, uno dei miei primi pensieri fu per i gatti ucraini: i gatti, i gatti, che qualcuno pensi ai gatti!
In realtà, e con mio grande sollievo, parecchi si sono preoccupati dei gatti ucraini (e anche dei cani, naturalmente) e primi tra tutti i loro umani ucraini.
Tuttavia la situazione è stata, ed è tuttora, drammatica: molte famiglie hanno dovuto abbandonare i loro compagni a quattro zampe perché le leggi europee sul trasferimento degli animali d'affezione sono restrittive e prevedono quarantene e controlli sanitari. Qualcuno ha potuto affidarli ad amici, qualcuno li ha dovuti abbandonare agli aereoporti, ed è davvero triste pensare alla sofferenza degli uni e degli altri. Tuttavia alcuni paesi confinanti (Polonia e Ungheria, per esempio) hanno votato leggi che facilitavano il viaggio degli animali al seguito degli umani. Si sono poi mossi enti internazionali che tutelano gli animali, alcuni sono stati adottati all'estero eccetera - e la rete di solidarietà degli animalisti ucraini è stata molto efficiente.
Tuttavia il problema non è di quelli che si risolvono facilmente: umani morti non possono accudire animali vivi, e in certi luoghi la guerra è stata molto devastante. Non sorprenderà sapere che adesso in certe zone dell'Ucraina ci sono quantità immani di randagi che dal giorno alla notte sono passati dal confort di una famiglia che li amava allo squallore di una casa bombardata. Animali traumatizzati, feriti, e spesso anche molto affamati.
Per lungo tempo ho vagato nella rete alla ricerca di qualche società animalista ucraina a cui mandare un po' di soldi. La risposta per me è arrivata l'anno scorso attraverso un demenziale giochino che si chiama Animal's Restaurant, che si trova su parecchi social. Si tratta di allestire un ristorante gestito da gatti e che nutre in vario modo le più varie tipologie di animali, spiritelli e qua e là anche qualche umano. Lì c'era la pubblicità della Rolda, un ente rumeno situato vicino al confine con l'Ucraina che si dedica ormai da più di due anni anche agli animali vittime della guerra e tra l'altro confeziona dei video pubblicitari veramente ben fatti. Ci ne sono anche molte altre associazioni, ma io mi sono fermata lì perché più di tanto non posso fare.

Ho scoperto in seguito però che i gatti stanno avendo un ruolo abbastanza importante in questa guerra: i soldati ucraini hanno infatti adottato molti gatti, che tengono con loro nelle trincee. Gli ucraini sono sempre stati molto consapevoli dei poteri equilibratori dei gatti e del sostegno psicologico che possono arrecare, e insomma soldati e gatti randagi hanno trovato conforto gli uni negli altri, senza contare che le trincee tendono a riempirsi di topi e a questo problema i gatti possono portare un aiuto ben più che simbolico. 


Inoltre i gatti sono degli eccellenti testimonial e la loro presenza aiuta la raccolta fondi. Tutto questo è stato oggetto di vari 
articoli e di reportage fotografici.


Qualche gatto è anche diventato piuttosto famoso: è il caso del gatto Syrsky, che apre il post in una immagine molto patriottica.
E sì, pare che anche le truppe russe abbiano accolto gatti. Mi sembra il minimo, visto che questo pasticcio lo hanno combinato loro.

sabato 17 agosto 2024

17 Agosto 2024 - Giornata Mondiale della Valorizzazione del Gatto Nero

Cosa c'è di più bello di un gatto nero?
Due gatte nere, per esempio.
Eccole qui, in una bella foto del 2015.
Quella più piccola (che da allora è cresciuta parecchio) è Arisu, che sarebbe la versione giapponese del nome di Alice. Per inciso, è anche la protagonista di Proteggi la mia terra. Una gattina vivace, molto affettuosa ma piuttosto apprensiva. Quando la raccolsero al gattile era una trovatella incidentata e probabilmente molto traumatizzata, che non si è mai azzardata a uscire di casa. Adesso è una bella gattona nera che nell'ultimo anno è diventata sempre più simile a Ninphadora
Ninphadora è quella che dorme arrotolata dentro il drago dell'IKEA. Amava molto trasformarsi in una pozzanghera nera con gli occhi dorati ed era un carattere molto solare e avventuroso. Per più di venti anni è stata una specie di sorella adottiva. Usciva molto volentieri, ma non si è mai allontanata molto da casa, dove anche nella bella stagione rientrava almeno un paio di volte al giorno. Ha mantenuto una bella forma aggraziata, una notevole agilità e un bel dinamismo fino all'ultimo giorno. La veterinaria, dove l'avevo portata per il regolare tagliando che spetta ai gatti quando passano una certa età, mi aveva detto che in autunno sarebbe stato bene iniziare una terapia di sostegno per il cuore. Ma non c'è stato un altro autunno per lei: un giorno si è addormentata.
E' stata la mia amica per tanti anni e non si può davvero dire che abbia avuto una morte precoce. Questo mi ha dato un certo conforto, ma la scomparsa di un gatto che ti è stato vicino per tanti anni è un colpo particolarmente duro.
Entrambe hanno sempre avuto un pelo fittissimo e vellutato e la tendenza a dormire con me sul letto.
Una mi aspetta sul ponte dell'Arcobaleno, l'altra confido che mi starà vicina ancora per molti anni.
A loro dedico questo post per la Giornata Mondiale per la Valorizzazione del Gatto Nero.

giovedì 8 agosto 2024

8 Agosto - Giornata Mondiale del Gatto

Il piccolo Oleksandr mentre affronta coraggiosamente un drago dell'Ikea.
Il 2023 è stato un anno piuttosto pesante sul piano felino: ai primi di Gennaio ci ha lasciato la bella Azzurra, per un problema di cuore e a fine Ottobre l'amatissima Ninphadora ha mancato di qualche settimana il suo ventunesimo compleanno. A pochi giorni di distanza ci ha lasciato anche la tricolore Fiammetta, penultima eredità paterna.
L'inverno e la primavera sono passati avvolti nella cupa atmosfera del lutto. 
La mia dotazione felina comprendeva ormai solo una gatta anziana e ormai piuttosto malridotta (Griselda, altra eredità paterna) e la vivace ma paurosissima Astrifiammante - che tra l'altro non erano mai andate molto d'accordo tra loro. In cuor mio è cresciuta con l'andar dei mesi la disponibilità ad accogliere qualche nuovo amicio, ma non ho chiesto in giro perché so che i gatti arrivano quando devono arrivare.
Poco prima della fine della scuola Peggy mi ha informato che una delle sue gatte si era riprodotta, e magari mi avrebbe fatto piacere un piccolo rimpiazzo?*
Ho accettato prontamente, chiedendo però che il micetto avesse compiuto le dieci settimane di rigore e fosse svezzato.
Nessuna difficoltà: la famiglia di Peggy lavorava per una splendida villa storica e la cucciolata era cresciuta un po' in casa e un po' fuori, libera a suo piacere. Dopo aver distribuito tanti gattini agli alunni di mia madre, riceverne uno da una mia alunna, e per giunta una alunna della mia amatissima Terza Sfigata mi sembrava un giusto contrappasso. Peggy mi ha mandato un catalogo fotografico e ho scelto il bianco-e-grigio perché erano secoli che non avevo più un gatto grigio, o più esattamente una gatta grigia.
Questo però non era una gatta: era un maschio.
In cinquant'anni di vita gattara, per una strana serie di circostanze ho sempre avuto solo e soltanto gatte femmine. Non è stata una scelta, e si capisce che non ho niente contro i gatti maschi. In realtà fu proprio un gatto maschio, dei vicini, che mi convertì al culto di San Gatto - un bel gattone soriano che mise incinta la mia prima gatta e che era simpaticissimo. Purtroppo sparì dopo la stagione degli amori e non vide mai i suoi graziosissimi figli. I vicini lo rimpiansero a lungo, noi anche.

E così a metà Luglio è arrivato questo grazioso scricciolo, che promette di diventare molto alto e molto lungo e che in effetti già dopo tre settimane è quasi raddoppiato in lunghezza. Le due gatte han fatto un po' di scene, ma neanche tanto: con i cuccioli non ci si azzuffa, e in realtà han cominciato a giocarci.
Passati i primi giorni di ambientazione casalinga ho cominciato a portarmelo dietro quando la mattina vado a prendere il caffè in giardino, così può esplorare in sicurezza il suo futuro territorio e fare conoscenza con gli altri gatti del condominio, che vengono a cercarlo, si sdraiano in mezzo al prato ostentando di ignorarlo e lo guardano scocciati quando lui comincia a rincorrergli la coda. 
Più avanti uscirà da solo, ma ancora mi sembra troppo piccolo per mandarlo alla ventura.
C'era da trovargli un nome. naturalmente. All'inizio ho pensato di chiamarlo Aleksej, poi mi sono detta che forse, viste le circostanze e l'aria intrepida, un nome ucraino sarebbe stato più adatto, e così già quando è arrivato avevo quasi deciso di chiamarlo Oleksandr. Il nome è diventato definitivo quasi subito perché non ho mai visto un gatto che fosse più Oleksandr di lui.
In più è un gatto incredibilmente sciarposo, che ama spalmarsi con singolare grazia per dormire nei posti più impensati.
Buona Giornata Mondiale del Gatto a tutti i gatti del mondo, e come sempre non dimentichiamo di festeggiare anche i diversamente gatti, che abbianio due o quattro zampe.

* ebbene sì, la classe sapeva che ero a corto di gatti. Un casuale accenno di una collega aveva scatenato un interrogatorio in piena regola e sono venuti a farmi le condoglianze perfino alunni di classi che non avevo.

sabato 17 febbraio 2024

17 Febbraio - Giornata Nazionale del Gatto 2024


Per festeggiare doverosamente la Giornata Nazionale del Gatto, che è una festa tutta italiana, ho pensato di soffermarmi sul ricco rapporto che lega ormai da tempo gatti e libri. Sospetto di averne già parlato almeno una volta, ma l'argomento è così vasto che qualcosa di nuovo da dire si trova sempre, e ancor più facilmente si trovano nuove immagini sul tema.
Quella che apre il post in realtà è la copertina di un libro. Non lo conosco e non saprei nemmeno come procurarmelo, ma ho lasciato i dati perché chi vuole possa cercarlo.
E già che ci sono potrei osservare che da qualche tempo, nella vastissima letteratura dedicata ai gatti, i titoli di gatti che salvano i libri, amano i libri e quant'altro ormai sono piuttosto abbondanti e anche in Italia ormai è facile trovarne, anche di produzione indigena.
Il tema affrontato da questo libro è, presumibilmente, quello del gatto che adorna di sua bella presenza una libreria. Non è difficile trovarne anche in Real Life e chiunque gestisca una libreria e abbia la buona sorte di ritrovarsi un gatto amichevole e di carattere ospitale è ben lieto di lasciarlo vagare per il negozio, perché i clienti apprezzano. Di solito il micio, che probabilmente ha a disposizione nel suo alloggio poltrone, divani e tappeti in quantità, ama sdraiarsi su qualche pila di libri, con gran sollucchero dell'aspirante cliente che, anche se ha a disposizione un folto gruppo di gatti a casa e in giardino, è ben lieto di trovarne uno anche quando va a comprarsi qualcosa da leggere o da regalare ad amici e parenti - magari di argomento gattoso.
Per esempio:
Ricordo con particolare piacere una fumetteria che ospitava due amabili gatti soriani che si lasciavano liberamente coccolare da chiunque passasse da lì e che in tal modo finivano spesso per fidelizzare i clienti, aumentando con ciò gli introiti della libreria in questione e dunque anche il suo benessere. 
Ad un certo punto uno dei due gattoni scomparve e molti clienti si informavano regolarmente dal libraio affranto se era stato ritrovato o si avevano sue notizie. Quando il gatto venne infine ritrovato (il poverino era rimasto chiuso in una cantina per svariati giorni ed era stato ritrovato assai smagrito) i clienti si unirono al tripudio degli umani e si congratularono col micio coccolandolo vieppiù.
Molti altri negozi sono adornati da questi amabili felini - nei negozi specializzati in articoli per animali sono quasi un must e svolgono una piacevole azione di marketing; ma ce ne sono anche nei negozi di mobili, dove collaudano divani e materassi, nei negozi di ferramenta e via dicendo. Ricordo un adorabile persiano che amava dormire nella vetrina di un antiquario e veniva regolarmente omaggiato da chi passava per strada.
Ma torniamo ai gatti e al loro rapporto con i libri.
E' noto che i gatti lasciano impronte nel nostro cuore, ma non è raro che lascino segni della loro presenza anche sui nostri libri, e molti gattari si ritrovano ogni tanto libri malconci, perché anche i gatti sono lettori e a volte i libri li divorano, o almeno mordono con gran gusto:
I gatti sarebbero assai a loro agio anche in biblioteca. Purtroppo, per varie ragioni (piuttosto insulse, secondo me) è molto raro trovarne liberi di girare tra gli scaffali, se si tratta di biblioteche pubbliche.
Fa eccezione Bruno il Bibliotecario, un gatto che che ci diletta su Facebook con le sue avventure nella gestione della biblioteca pubblica di Rocca Vibrissa. Qui c'è il santino che ha dedicato a San Valentino, data in cui si festeggia anche san Bruno della Pazienza, patrono di tutti gli infaticabili e pazientissimi bibliotecari cui tanto siamo debitori noi lettori:
Ben diversa è la situazione nelle biblioteche di casa: lì infatti i mici possono stare in assoluta libertà.
Non tutti possiedono una biblioteca così affascinante, ma i gatti sono disposti a collaborare anche con collezioni più modeste, che adornano sempre con la loro adorabile pucciosità (io comunque tengo anche qualche cuscino negli scaffali più bassi).
E' infatti noto a tutti noi che una casa senza libri e gatti è soltanto un domicilio:
Auguri a tutti i gatti, a  tutti i libri e, 
naturalmente, anche a chiunque passi di qua.

giovedì 17 agosto 2023

17 Agosto 2023 - Giornata mondiale della Valorizzazione del Gatto Nero

Questo bel quadro è di Charles Wysocki, pittore americano (1928-2002)
Per il giorno dedicato in tutto il mondo alla valorizzazione del gatto nero ho pensato oggi di soffermarmi su una particolare tipologia di gatto nero: infatti è noto che il gatto nero è, appunto, nero, ma tutti sappiamo che alcuni non sono completamente neri in quanto hanno un fiocchetto bianco sulla gola, talvolta appena accennato, talvolta piuttosto consistente, come nel caso di questo bel quadro. 
Questa variante del gatto nero ha anche una sottovariante, che è quella dove il gatto nero ha il fiocco bianco ma anche una specie di triangolino bianco in fondo alla pancia, talvolta curiosamente simile a un tanga.
Aggiungo anche che c'è una teoria che ritiene che il fiocchetto bianco sulla gola sia in realtà il bottone da pigiare perché il micio faccia le fusa.
In realtà, come sappiamo tutti, a un gatto nero non serve alcun pulsante di avviamento perché spesso si tratta di un gatto molto dolcioso e le fusa le fa volentieri anche senza pigiare alcun tasto di avviamento.
Visto che in questi giorni ho parlato abbastanza di anime e manga ho pensato di ricordare i gatti di Sailormoon
Com'è noto, in Giappone il gatto è animale assai apprezzato, ma mentre abbiamo gran copia di bellissime stampe e quadretti vari con splendidi gatti e gattini di ogni colore e taglia, i manga non offrono granché sotto questo aspetto. Fa eccezione Sailormoon, che sul piano felino ha davvero parecchio da offrire.
Non conosco molto bene la storia ma so che la protagonista, che in realtà è una principessa della Luna o qualcosa del genere, ha con sé una gatta nera di nome Luna che le fa da guida e la consiglia. Nera, sì, ma con una piccola mezzaluna (che sospetto sia dorata e non bianca) sulla fronte, e con grandi poteri. Qui la vediamo mentre consulta un libro, suppongo pèer aiutare la sua umana.
Gradualmente il clan di SailorMoon si allarga, finendo per coinvolgere l'intero sistema solare. Per prima credo che arrivi SailorVenus, che ha con sé un gatto bianco, maschio. Siccome la Luna è figura femminile per eccellenza, non esistono divinità maschili legate a lei, almeno nel pantheon mediterraneo. In realtà nella cultura nordica la Luna è maschile (mentre il Sole è femminile) ma Naoko Takeuchi non volle andare tanto lontano e optò per il nome Artemis (sì, in italiano diventa Artemide. Dea dai grandi poteri, ma non esattamente maschile).
Dall'amore di Luna e Artemis nacque poi una gattina grigia di nome Diana. Qui c'è tutta la famiglia, tutti con la loro mezzaluna dorata sulla fronte.
Naoko Takeuchi era brava a disegnare gatti, ma quando il manga diventò un anime, peraltro di ottima fattura, i gatti non vennero granché bene.

Abbiamo invece un delizioso gattino nero (parlante, si capisce) in Kiki, consegne a domicilio del maestro Miyazaki, che è stato disegnato un paio di anni prima dell'arrivo di Sailormoon.
Come si può facilmenter evincere dal fotogramma i i riprodotto, Jiji passa gran parte del suo tempo a meravigliarsi delle stranezze degli esseri umani.

Il gatto nero è da sempre il gatto magico per eccellenza, e può servire come guida spirituale se sei una principessa della Luna venuta a compiere una importante missione sulla terra, ma anche se sei un comune mortale.
Perciò valorizzare il Gatto Nero è cosa buona e giusta e non mancherò mai di ripeterlo.
Auguri come sempre a tutti i gatti, neri  o altrimenti colorati, ai diversamente gatti e a chiunque passi di qua.

martedì 8 agosto 2023

8 Agosto 2023 - Giornata Mondiale del Gatto

Spiace non poter citare l'autore di questa bella immagine, ma ne ignoro il nome.
Sarò naturalmente ben lieta di rimediare se qualcuno mi fornirà i dati.
Nel frattempo mi congratulo con lui, oppure con lei, chiunque sia.
Lo stesso vale per le altre immagini del post.

Visto che oggi il mondo intero festeggia Sua Maestà il Gatto, com'è suo dovere e com'è vero scandalo che non avvenga tutti i giorni, ho pensato di dedicare questo post al rapporto tra libri e gatti. No, non i gatti in letteratura, ma proprio i gatti e i libri intesi come oggetti fisici. 
L'immagine che apre il post appartiene ad un ricco filone che omaggia questi graziosi amanti dei libri, anche se tende forse a inzuccherare un pochino la realtà. Talvolta infatti il rapporto è meno idilliaco di come sembra qui, e se è notoriamente vero che i gatti lasciano impronte nel nostro cuore, chi tiene in casa una libreria e dei gatti sa che costoro lasciano impronte, talvolta molto visibili, anche sui libri, sotto forma di morsi, graffi e simili. Tuttavia, i gatti sanno sempre come farsi perdonare questi piccoli inconvenienti.

Qualche volta i gatti amano dormire nelle librerie, sopra i libri
e niente è più piacevole di allungare una mano verso uno scaffale pieno di libri e trovarlo occupato anche da una creatura dolce, giocosa e fusaiola.
Ma altre volte i gatti amano riposare dietro le file di libri (e questo da solo è un motivo che dovrebbe spingere ad evitare di tenere libri in doppia fila. L'altro motivo, ahimé, è che non avendo sempre sotto gli occhi tutto ciò di cui si dispone, può capitare di scoprire di aver comprato più copie dello stesso libro).
Dicevamo dunque dei gatti dietro i libri. Molto carini, ed è graziosissimo  vedere due orecchie a punta spuntare da dietro i volumi.
Un po' meno graziosissimo, forse, è dover riporre con pazienza i libri crollati a terra qualche tempo dopo: i gatti amanti dei sonnellini dietro i libri talvolta escono dalla scaffalatura rifacendo esattamente lo stesso percorso che han fatto in entrata, senza smuovere un sol foglio, ma più spesso buttano giù i volumi con due zampate per poi scendere per la via più facile - il mio scaffale di romanzi russi avrebbe parecchio da raccontare sull'argomento.

I gatti sanno leggere? 
Non è scientificamente provato, tuttavia si sa di casi di gatti che cercano di affrettare la voltatura delle pagine o che protestano se la pagina è voltata troppo in fretta dal lettore umano. Comunque un altro filone di immagini che si trova facilmente riguarda gatti e umani che leggono insieme:
Tuttavia ve ne sono parecchie, per lo più foto, dove il gatto legge il libro per conto suo (che in effetti è più comodo perché se la lettura è un piacere che raddoppia quando è condiviso, poter tenere il proprio ritmo è comunque comodo):
Altre volte il micio di casa collabora con il suo umano impedendogli la lettura. Ciò è molto gentile da parte sua quando il libro in questione è un libro di studio.
Questa foto mi ha ricordato di come la bellissima Giselle collaborava al mio esame di maturità distogliendomi dallo studio di Lucrezio in tarda serata, come ho già raccontato nel mio post sull'esame di maturità. Questa foto descrive meglio la circostanza perché il gatto impedizionista è grigio come Giselle, e il libro di cui ostacola la lettura è in versi proprio come il De Rerum Natura (che è comunque un bellissimo testo, checché ne pensasse Giselle):
A chiusura del post, ricordo che un gatto può essere anche un eccellente fermalibro
e talvolta, se gli gira, anche un segnalibro particolarmente puccioso:
I gatti sanno dunque tenerci compagnia anche in quella affascinante attività che è la lettura, perciò è vieppiù nostro dovere onorarli e festeggiarli ringraziandoli per la bella compagnia che ci offrono.
Auguri a tutti i gatti, in questo e in tutti i giorni che verranno. E naturalmente l'augurio vale anche per tutti i diversamente gatti, indipendentemente dal numero delle zampe.

venerdì 24 febbraio 2023

Siedi sulla sponda e aspetta, vedrai passare di tutto

Come tutti gli ucraini, anche i gatti di laggiù hanno un forte senso patriottico

Alle 4.07 di stamani, 24 Febbraio 2023, la guerra in Ucraina ha compiuto un anno.
E' stata sin dall'inizio una guerra complicata e terribilmente faticosa anche per chi come me la seguiva dalla poltrona, rigorosamente su YouTube perché i consueti notiziari mi sembravano vuoti e scarsamente informati.
L'ho seguita e la seguo con estrema dedizione, sciroppandomi le cartine militari e un sacco di live dei più vari canali, perfino uno filorusso, che rappresenta con estrema fedeltà la narrazione della guerra che il governo russo cerca di portare avanti, e dunque in certi casi può risultare interessante.
Ho evitato con cura di farmi una cultura sulle armi perché mi sembrava una causa senza speranza: di fatto, riesco a malapena a distinguere un carro armato da un paracarri, ma se anche decidessi di approfondire la mia cultura e uscissi dal limbo in cui il Leopard è un bell'animal con la pellicc maculat, cosa cambierebbe? Non è che aspettano me per decidere le strategie di guerra, e davvero fanno benissimo a non farlo. 
Tuttavia perfino una persona della mia totale ignoranza può trovare spunti di interesse, nel seguirne le alterne vicende armamentali (chissà se si dice così; ma ne dubito). 
E' una guerra combattuta tra due stati che un tempo han fatto parte dello stesso esercito e usato le stesse armi. L'Armata Rossa aveva un grandissimo arsenale, e fino a una certa data (inizio anni 80?) si trattava di roba davvero efficiente, tenuta con gran cura perché da un momento all'altro c'era la possibilità di dover combattere contro la NATO. Poi, piano piano, molte cose sono state abbandonate, stoccate, cannibalizzate, abbandonate - ché le armi costano parecchio quando le compri, ma costa anche tenerle in efficienza, e questo lo capisci anche con una laurea in latino medievale. Così abbiamo visto riemergere dai cimiteri dell'Armata armi degli anni 80, poi 70, poi 60... gli esperti di storia militare ci sono andati in sollucchero, come un medievista se trovano la tomba di un re longobardo appena scoperta.
E poi c'è l'altra caratteristica delle armi vecchie: funzionano solo con proiettili di vecchio tipo. E tutti i paesi dell'ex-Patto di Varsavia a frugare in cantina per vedere se trovavano qualche cassa di proiettili da dare all'esercito ucraino che, poverello, era rimasto a corto quasi subito, e a tirare fuori reperti museali e a rimetterli in forza per passarli ai vicini sotto attacco, mentre i soldati ucraini andavano all'estero a imparare a usare le armi nuove promesse dagli occidentali. E i meccanici russi e ucraini che si davano all'archeologia cercando di rendere efficiente questo e quello e a dare la caccia ai pezzi di ricambio. 
Fantasmi, fantasmi ovunque. Una guerra del XXI secolo combattuta con armi del XX più o meno restaurate, con modalità dell'inizio del XX secolo e qua e là spuntavano puntatori elettronici che andavano in qualche modo adattati alle vecchie armi... la Storia ha strani modi di vendicarsi.
Quasi subito si è cominciato a parlare moltissimo di logistica, una strana parola che conoscevo a malapena e che sta a indicare tutto ciò che riguarda l'organizzazione militare, dai rifornimenti all'addestramento degli uomini alla manutenzione e riparazione delle armi. Ho dunque imparato che sul piano logistico i russi funzionano malissimo e nemmeno gli ucraini erano dei fulmini di guerra ma si sono dimostrati disponibilissimi a fare i compiti a casa. Bravi ragazzi.
Naturalmente sono favorevolissima all'invio delle armi e dispostissima ad applaudire financo l'attuale Presidente del Consiglio se le manda*. Brava ragazza.
E di punto in bianco mi sono ritrovata nell'insolita parte di guerrafondaia militarista nonché filoamericana. La cosa non mi ha creato alcun problema sociale perché nel mio piccolo universo la mia posizione è talmente condivisa che nemmeno ne parliamo, e l'attuale presidente russo non è affatto ben visto (e non voglio nemmen provare a ridire come ne parlano gli alunni, con cui per vari motivi storici e geografici mi ritrovo a sfiorare l'argomento non meno di una volta a settimana). 
Lo strano è che ho sempre condiviso l'atteggiamento un po' snobistico del "sì, gli americani sono antipatici e imperialisti" pur possedendo solo strumenti informatici Apple, ascoltando di buon grado musica americana e guardando con gran piacere film e telefilm americani oltre a pascolare volentieri da McDonald. 
E sono sempre stata molto pacifista e contraria alle spese militari. Mettete dei fiori nei vostri cannoni, date alla pace una possibilità eccetera eccetera.
E ho odiato con tutte le mie forze le due guerre del Golfo (sì, anche quella con l'autorizzazione ONU. Davvero, non mi ha affatto convinta). All'epoca della seconda anzi venivo regolarmente insultata - non tanto io singolarmente in qualità di  Murasaki, ma quanto anonima partecipante tra chi deprecava queste guerre di aggressione e veniva definito perciò pacifinto perché sì, è vero che le guerre sono un male ma non quelle dove il governo decide di mandarci. A capo del governo ai tempi della guerra del 2002 c'era un tale (che ci ha pure fatto partecipare alla guerra in Afghanistan anche se, come ho scoperto in seguito, nessuno ce l'aveva chiesto e che in fin dei conti non è poi finita in modo così onorevole né per noi né per nessun altro) che non godeva delle mie simpatie, e sui suoi giornali e nelle sue televisioni veniva spesso esposta la curiosa tesi che sì, la pace, la pace, ma chi era contrario alla seconda guerra in Iraq lo era perché mancava di fibra morale. Io ero molto fiera di mancare di fibra morale, e avrei tanto voluto stare con i francesi e i tedeschi, che quella guerra si limitarono a guardarla da lontano rifiutando decisamente di averci a che fare. Ma sto divagando.
Insomma, sono guerrafondaia e pazienza, ma non riesco a capire perché sia deplorevole aiutare chi è stato attaccato, soprattutto se si trova a un passo dai confini di casa mia, che di fatto è l'Unione Europea.
E anche i polacchi mi sono sempre stati abbastanza sull'anima, ma ho molto apprezzato quella loro decisa tendenza a dar via anche le mutande per mandare soldi (e armi) all'Ucraina e frugare nelle cantine a caccia di residuati bellici.
Al contrario dei polacchi, i russi invece mi sono sempre piaciuti molto: ho un piccolo scaffale di classici russi, ho fatto una bella ricerca sulla rivoluzione russa per l'esame di terza media, tengo Il Maestro e Margherita sull'altarino, adoro l'inno russo (in versione comunista, dove citano Lenin), il mio film preferito è russo e a Natale in casa lo Schiaccianoci imperversa per settimane e settimane, senza contare che adoro il balletto classico. Mi dispiace molto che i russi si siano cacciati in questo pasticcio e vorrei tanto che la loro mattanza finisse - dopotutto, gli ucraini hanno almeno la soddisfazione di morire per difendere casa loro, mentre i poveri ragazzi russi mandati in guerra con l'equivalente delle nostre scarpe di cartone nemmeno quello, e ne muoiono anche di più. Chi attacca muore molto di più, ho scoperto - è proprio una legge matematica, e a ripensarci è anche abbastanza ovvio, però io non lo sapevo.
In questo anno, a forza di spulciare video ho imparato una immane quantità di cose che non sapevo.
Parecchia geografia, per esempio, e non solo io - è una vera sorpresa vedere i ragazzi di prima media alla scoperta della carta geografica d'Europa che si mostrano consapevolissimi dell'importanza del Dnipr/Nepr/Nipro e della Crimea, e chissà che non abbiano sentito nominare perfino la Transnistria. 
Inoltre ho scoperto (cosa ovvia, a pensarci) che eravamo abituati a sentire i nomi geografici dell'Ucraina nella loro versione russa. Bolzano non è Bolzano, è Bozen, Fiume sarebbe in realtà Viums, Caporetto si chiama Kobarid. E Kiev in realtà sarebbe Kijv (oppure Kyiv? In effetti sono entrambe traslitterazioni dal cirillico ucraino), e un sacco di altri posti hanno un nome impronunciabile in russo e un altro nome, a volte molto diverso ma altrettanto impronunciabile, in ucraino. I commentatori ci diventano pazzi.
E adesso so anche che esiste una chiesa ortodossa autocefala** ucraina e perfino - una scoperta fresca di questo Natale, che solo la febbre dell'influenza mi ha permesso di digerire senza conseguenze - che nella chiesa ortodossa ucraina il Natale si festeggia secondo il calendario cattolico/protestante appunto per differenziarsi dai russi che lo festeggiano nei giorni riservati al calendario ortodosso più classico; e qualcuno poi ci ha spiegato pure che in realtà negli anni del comunismo il Natale non si festeggiava affatto, solo un po' di straforo, e che dunque anche il Natale ortodosso era in un certo senso una novità. Alla fine di tutta quella storia mi sono ritrovata a pensare che il cattolicesimo romano ci avrà pure qualche limite, ma che già nel IV secolo aveva scelto come data per il Natale il 25 Dicembre e si è sempre attenuto a quella data per tutti i secoli dei secoli successivi, amen. Un po' di coerenza, vivaddio!
Ho anche imparato po' di storia sulla nascita della Russia, e parecchia storia recente e recentissima dell'Europa dell'Est, di cui i nostri manuali si occupano veramente col contagocce, oltre a parecchie notizie su come è montato il conflitto; volente o nolente mi sono trovata ad ascoltare infinite versioni sulla questione del Dombas (cui, ho scoperto con una certa fierezza, il manuale adottato fresco di pacca l'anno scorso aveva dedicato una paginetta più che dignitosa) e ho avuto un sacco di chiarimenti sulla misteriosa occupazione della Crimea di qualche anno fa, che è stata uno dei molti punti di partenza di questa storia, e che all'epoca avevo seguito con interesse e partecipazione, ma era stata ingoiata nel nulla con una rapidità sbalorditiva, almeno in Italia.
In effetti avvisaglie che Qualcuno, a Mosca, aveva idee strane del giusto spazio vitale che spettava alla Russia ce n'erano state da dare e da serbare. Rispetto agli anni 30 del secolo scorso però diplomatici, politici e militari avevano il grosso vantaggio di aver studiato su manuali di storia che raccontavano come si era arrivati alla seconda guerra mondiale, e alla fine qualche campanello era scattato sicché la situazione non li aveva trovati del tutto impreparati***.
Ho imparato anche un sacco di cose su come funziona un esercito. Nella mente di tanti di noi gli eserciti sono quelle robe che vanno a fare la guerra, con alterne fortune; adesso so qualcosa su come vengono riforniti, sui problemi che dà riparare un carro armato e che gli ufficiali e i sottoufficiali hanno funzioni importantissime che vanno al di là di puntare la baionetta sulle schiene dei soldati in trincea per spedirli all'attacco, tanto che la loro mancanza crea serissimi problemi, e so anche che l'esercito ucraino, che ai tempi dell'occupazione in Crimea era poco più che una raccolta di scalzacani, aveva passato una capillare riforma ad opera della NATO, che lo aveva organizzato all'occidentale (con ottimi risultati, a quel che sembra) mentre quello russo aveva avviato una riforma che aveva però abortito per ritornare all'organizzazione precedente, e questo aveva creato invece un sacco di problemi.
Un anno è passato e io mi sono tanto tanto aggiornata. Nel frattempo la guerra sembra essere svoltata, un passetto per volta. L'attacco russo ha sortito una serie di reazioni alchemiche di portata invero ammirevole: la NATO, che da parecchi anni vivacchiava con una certa aria di disarmo (dopotutto, era nata soprattutto per tenere testa all'URSS ai tempi della guerra fredda, ma ormai da tempo non esisteva più né la guerra fredda né tanto meno l'URSS; almeno, così sembrava) si è improvvisamente rinvigorita mettendo foglie e fiori e ricevendo richieste di annessione da due paesi che  suo tempo si erano fatti un vanto di non allinearsi con nessuno dei due blocchi; l'Unione Europea, che grazie alla pandemia aveva dimostrato una certa vitalità e una qualche consapevolezza di esistere, ha reagito con ammirevole rapidità e una coerenza di cui davvero non si era vista la minima traccia ai tempi delle guerre dell'Iugoslavia. 
Quanto all'Ucraina, paese all'apparenza diviso, del tipo "se metti insieme due ucraini avrai tre opinioni su tutto", ha improvvisamente scoperto una compattezza mai mostrata prima e adesso è piena di russofoni che durante l'anno han deciso che la loro lingua era l'ucraino e soltanto l'ucraino e al diavolo il russo (primo tra tutti il presidente Zelensky, di cui la maggior parte di noi non aveva mai sentito nemmeno parlare e che ormai è diventato un soggetto di conversazione comune quanto i più celebri calciatori). Insomma l'Europa sta cambiando pelle, ed è un processo affascinante ai miei occhi.
Tutto ciò avrebbe magari potuto maturare lo stesso, magari con tempi e forme diverse, ma ormai è andata così. Di sicuro, e questa è l'unico aspetto che trovo positivo di tutta questa vicenda (a parte l'innegabile importanza del mio aggiornamento) non una sola di queste conseguenze era stata minimamente prevista da colui che ha scatenato il conflitto, ed è stata per lui motivo di profonda irritazione.
E meno male, almeno questo.

*Naturalmente approvavo anche Draghi quando l'ha fatto, ma questo non è strano perché io, di tendenza, approvo Draghi anche solo per il modo con cui respira.
** giuro, si chiama proprio così
***anche perché i servizi segreti americani si erano dati ad analizzare la questione con una cura e uno scrupolo ben diverso da quello che, due anni fa, avevano dedicato alla partenza dall'Afghanistan, dove erano sembrati davvero portati dalla piena.

venerdì 17 febbraio 2023

17 Febbraio 2023 - Giornata Nazionale del Gatto / Il canto di Acchiappacoda - Tad Williams

                     

Per la Festa Nazionale di Sua Maestà il Gatto, che in questo blog è sempre stato assai onorato, ho deciso quest'anno di presentare un libro. Non un normale libro sui gatti, di quelli che oggi riempiono le librerie con titoli del tipo Il gatto che moltiplicava i pani e i pesci oppure Il gatto che salvò la banca d'Inghilterra e che alla fine parlano soprattutto di gatti che si interfacciano con gli esseri umani (spesso con eccellenti risultati, peraltro) ma un libro che ritengo il libro più gattoso che mai sia stato scritto, e dove gli esseri umani occupano un ruolo davvero marginale pur comportandosi in modo molto rispettoso con i gatti protagonisti.

Ci sono libri che per un certo periodo godono di grande fortuna per poi sparire nel nulla, e in Italia Il canto di Acchiappacoda è uno di questi.
Tad Williams è un rispettabile (per quanto, forse, non del tutto imperdibile) autore di fantasy e fantascienza, Sul finire degli anni 80 Mondadori tradusse la sua Trilogia delle Tre Spade e poco più. Tuttavia il suo primo romanzo è stato proprio Il canto di Acchiappacoda, pubblicato negli USA nel 1985 e tradotto da noi l'anno dopo. Il romanzo, autoconclusivo, rientra nel filone della fantasy con animali, che era stato inaugurato qualche anno prima da La collina dei conigli di Richard Adams - che è un libro ancora assai stimato e si trova ancora il libreria, ma devo ammettere che non mi entusiasmò, anche se mi precipitai a comprarlo perché lo vendevano con la solita fascetta che prometteva atmosfere tolkieniane e all'epoca avevo una fame cosmica.
Il fantasy di animali è proprio quel che promette il nome: un romanzo a struttura fantasy con animali per protagonisti, che hanno una loro mitologia, un loro folklore, a volte dei re (non i gatti, naturalmente, e chiedo scusa per l'ovvietà della precisazione), una loro lingua eccetera,  con tanto di profezie, predestinati, spiriti malvagi da sconfiggere e così via. 
Se la mitologia dei conigli mi entusiasmò molto tiepidamente, quella dei gatti mi convinse subito. Anche il linguaggio assai solenne tipico del fantasy di quegli anni, dove tutti sembravano convinti di dover ripercorrere passo per passo le orme di Tolkien, nelle graziose fauci dei gatti mi sembrava adattissimo. E chi meglio di un gatto può salvare il mondo?
Risposta scontata: molti gatti.
Altro dettaglio non secondario: in quegli anni i gatti erano naturalmente molto apprezzati, ma niente a che vedere col culto di cui godono oggi. Anche i gadget a gatti erano piuttosto rari e richiedevano un po' di ricerche, addirittura c'erano negozi specializzati - laddove oggi fatichi abbastanza a trovare gadget dove i gatti siano del tutto assenti. E tuttavia in quegli anni Il canto di Acchiappacoda era continuamente ristampato ed esaurito, mentre oggi non se ne trova più traccia. Scomparve in un qualche punto degli anni 90. Si trova comunque molto facilmente nelle biblioteche, e naturalmente all'usato.

La storia, naturalmente, è una storia di gatti. Si comincia con una breve introduzione mitologica, dove si racconta dei tre Primi Nati della Grande Coppia di gatti Harar e Fela. Perché, via, siamo seri, da cosa mai avrebbe potuto iniziare l'universo se non da una coppia di gatti?
I tre Primi Nati seguono un destino relativamente comune per questo tipo di creature: il più puro e nobile viene ucciso dal fratello cattivo che poi si rifugia nelle tenebre sotterranee perché non può più sopportare la luce. Il fratello di mezzo, il più astuto e fiero, Tangaloor Zampa di Fuoco, viveva invece ancora tra noi ma nessuno sapeva dove.
A Tangaloor Zampa di Fuoco viene rivolta sempre la Preghiera del Gatto quando si trova nei guai:
E' il tuo cacciatore che ti chiama.
Nel bisogno egli cammina
Nel bisogno, ma mai nella paura.
Naturalmente è vero solo in parte: come sappiamo, anche i gatti hanno paura - a volte molta - ma gli piace credere di non averne mai. Fa parte del loro modo di essere.
Finita la brevissima introduzione mitologica eccoci ai giorni nostri, con le avventure di Fritti Acchiappacoda - un bel gattino rosso, con una stella bianca in fronte (non una stella vera, come nella copertina che ho messo all'inizio, ma una normale stella-da-animale, ovvero un punto bianco - ancora molto giovane, mezzo accasato con una umana che gli lascia del cibo nella veranda ma molto più interessato al suo branco di gatti (semiliberi pure loro, oppure accasati) che hanno la loro vita notturna piuttosto indipendente. Funzionava proprio così in quegli anni nel mio quartiere: c'era una ricca rete di giardini comunicanti e la notte si sentivano dei gran concerti*.
Torniamo a Fritti: un giorno si rivolge al capobranco perché quella che stava per diventare la sua ragatta (avevano cantato la sera prima il Rituale accanto al muro, e ricordo benissimo che a quel punto mi misi a ridere come una pazza immaginando il Rituale, ovvero la serie di berci variamente modulati con cui i mici ritengono loro preciso dovere precedere l'accoppiamento, e che rompevano assai spesso il silenzio notturno) era improvvisamente scomparsa. 
Alla fine Fritti parte alla sua ricerca. Il romanzo comincia così ad inanellare una serie di avventure dove Fritti incora vari gatti, sventa varie insidie eccetera finché...
...finchè il lettore si ritrova immerso in un vero romanzo fantasy sempre più cupo e pericoloso: c'è una foresta incantata, o forse dovremmo dire maledetta, dove strani esseri imprigionano i gatti e li obbligano ai lavori forzati in una malefica dittatura. Fritti è un gatto simpatico, coraggioso e astuto ma la situazione è sempre più spaventosa. Ma alla fine, proprio nel momento più drammatico e disperato, con un filo di voce prima esitante e poi sempre più deciso, canta la siua preghiera a Tangaloor Zampe di Fuoco, che mi sono sempre immaginata molto simile alla Kirara che compare in Inuyasha. Eccola in versione trasformata:
(normalmente è una normalissima gattina a due code, molto coccolosa nonostante i suoi dentini davvero aguzzi).
In realtà nel romanzo Tangaloor è qualcosa di molto più potente e grandioso, come scopriamo quando improvvisamente si rivela in risposta al richiamo del suo cacciatore. E sì, ogni tanto era venuto al lettore il sospetto che quel gatto assolutamente inutile all'apparenza che Fritti si era ritrovato vicino fin dall'inizio fosse qualcosa di più di quel che sembrava, o che comunque avrebbe avuto prima o poi un qualche ruolo, ma la scena in cui Tangaloor si svela (e si risveglia) in tutta la sua possanza e grandezza è proprio bella e scalda il cuore.
Il canto di Acchiappacoda è insomma quello che risolve tutta la questione: la potenza del canto, la forza dell'evocazione, la magia... e il romanzo fantasy ha un finale del tutto in linea con i canoni del genere.
Dunque finisce tutto in gloria e Fritti termina la sua ricerca -  per scoprire che la gattina si era semplicemente trasferita con la sua famiglia di umani, e nei mesi in cui Fritti viaggiava in lungo e in largo per cercarla si era anche parecchio imborghesita. I due non faranno coppia e anzi Fritti stabilisce una volta per tutte quel che già in cuor suo sapeva, ovvero che non desidera mettere su casa con degli umani e che da quel momento la sua sarà la vita di un gatto libero. E tornerà dalla bella gatta molto avventurosa che aveva conosciuto durante il viaggio e che l'aveva molto aiutato.
Abbiamo dunque una queste dove si trova tutt'altro che quel che si era cercato (in linea con i romanzi fantasy di quegli anni, che alla fine presentavano sempre una sorpresa - come del resto fanno spesso tuttora - che è anche un romanzo di formazione con una Colossale Redenzione finale: perché, se Tangaloor ha salvato il suo coraggioso cacciatore, il vero salvataggio l'ha fatto il cacciatore restituendo a Tangaloor la sua vera identità.
Oltre a tutto questo però abbiamo una vera infinità di gatti, ognuno con la sua personalità specifica ma sempre assai felina, e un grandioso viaggio nella psiche di Messer Gatto fatta con mano davvero magistrale, e impariamo l'opinione che i gatti hanno su una gran varietà di cose, umani inclusi - ma gli umani restano sempre molto, molto sullo sfondo né sembra che la loro presenza sia poi così indispensabile.
Il libro dovrebbe avere il suo posto nella libreria di ogni gattaro appassionato di fantasy, o forse di ogni gattaro punto e basta, perché è comunque una Guida al Gatto davvero molto esauriente, anche per chi del fantasy tutto sommato se ne frega.
Però secondo me è un gran bel romanzo fantasy e per quel che mi riguarda Tad Williams se la cava molto meglio con i personaggi-gatti che con i personaggi più ordinari, tipo uomini e folletti.

Per presentare il libro all'inizio ho scelto una copertina straniera. Questa, invece, è quella che ho in casa, e la più diffusa. E dopotutto è comunque una bella copertina, con due gatti assai ben disegnati. Da notare la stella bianca che Fritti porta in fronte, molto più evidente nella copertina straniera ma qui raffigurata in modo assai più realistico.
Concludo naturalmente con un doveroso augurio a tutti i gatti, che in nome dell'inclusività comprende anche i diversamente gatti - quelli a due zampe, per esempio, ma in generale tutti, proprio tutti.

*e magari si sentono ancora, ma io sono emigrata a Lungacque e perfino nel mio sterminato condominio c'è gente che si vanta di tenere i suoi gatti chiusi in casa "così non corrono rischi". E forse è anche vero che non corrono rischi, però secondo me si annoiano più di quelli che vanno in giro - ecco, questo sta diventando un punto di vista sul limite dell'eresia. Spero che la moda passi presto.

giovedì 17 novembre 2022

17 Novembre - Festa del Gatto Nero (post inclusivo, nessuno si senta escluso)

Com' è noto ovunque e a tutti, il gatto nero (oggi doverosamente festeggiato, ma in effetti personalmente lo festeggerei ogni giorno) è il più magico tra i gatti:


Anche per questo, oltre che per la sua innata eleganza che lo porta a intonarsi ad ogni sfondo, lo si vede spesso a fare compagnia a maghi e streghe, e anzi spesso li aiuta negli incantesimi, quando pure non si accolla la gran parte di cotal difficile lavoro.
Tutto questo avviene perché il gatto nero è magico, certo, ma anche perché è animale colto per eccellenza (come del resto lo sono tutti i gatti e gran parte dei felini).
Infatti non frequenta soltanto le biblioteche dei più esperti conoscitori di incantesimi, ma è anche presente ovunque vi sia una raccolta di libri degni di un qualche interesse. Questo perché ama tenere compagnia agli umani ben istrutti e saggi, sin da piccolo
ma anche perché lui stesso ama molto i libri e le buone letture,  e infatti notoriamente il posto più adatto al gatto nero non è (solo) vicino alla scopa della sua umana ma anche e soprattutto in libreria, dove si intona benissimo sia alle pubblicazioni di taglio più moderno che ai classici ben rilegati.

Auguri a questi splendidi felini, così ben rilegati in pelliccia nera, e possa il loro benefico influsso arrecare fortuna, benessere  e piacevoli letture a tutti noi; e auguri anche ai gatti diversamente neri e gli umani, in particolar modo a quelli che sanno avere cura dei gatti o dei diversamente gatti e riescono a conquistarsi il loro prezioso affetto.