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martedì 30 giugno 2026

Lucchetti dotati di un forte senso di autonomia

"Locket" in inglese, sta sia per "medaglione" che per "lucchetto".
Questo creò qualche problema ai tempi delle traduzioni di quinto e sesto volume
della saga di Harry Potter, anche se lo Slytherin's locket di Salazar
(poi arrivato fino a Regulus Black e infine a Harry)
è sempre stato solo e soltanto un medaglione.

La didattica DADA, che alla scuola di St. Mary Mead applichiamo in una versione particolarmente diluita, consiste in pratica nel permettere alle classi di spostarsi tra le varie aule in autonomia e nell'assegnargli un totem chiamato armadietto che a conti fatti si è rivelato di assai modesta funzionalità.

Ogni armadietto è munito di un lucchetto e di una chiave. Col tempo si è scoperto che, per una specifica perversione del modello degli armadietti scelti dal nostro Comune, non tutti i lucchetti andavano bene;  più avanti è risultato che trovare un lucchetto adeguato per quei cazzo di armadietti era impresa al limite dell'impossibile: perché alcuni lucchetti erano troppo grandi e altri troppo piccoli (alla fine una collega ha postato una foto con tanto di dimensioni adatte) e soprattutto perché al mondo esistono tantissimi tipi di lucchetti, ma solo un piccolo gruppo di essi riesce a svolgere per i nostri ineffabili armadietti la funzione per cui di solito si compra un lucchetto, ovvero chiudere qualcosa.
Infatti i lucchetti troppo grandi non permettono la chiusura dell'armadietto e quelli troppo piccoli lo lasciano in pratica aperto, e il problema si estende anche a una parte di quelli di media taglia; e se quando l'armadietto non si chiude perché il lucchetto è troppo grande se non altro ti rendi conto del problema, con quelli troppo piccoli ti sembra di aver chiuso a perfezione lo sportello, solo che chiunque passi di lì può aprirlo semplicemente girando la maniglietta.
Non abbiamo dato pubblicità alla cosa, ma la notizia si è comunque diffusa come fuoco nell'erba secca e un forse nemmeno troppo esiguo gruppo di alunni ha deciso di essere molto interessato al contenuto degli armadietti altrui non chiusi e quindi ben presto sono state segnalate sparizioni di soldi e oggetti vari - astucci, in particolare.
Alla media di St. Mary Mead*  l'astuccio altrui è una preda ritenuta assai ghiotta, non tanto per onesto desiderio di impossessarsi di ciò che contiene, quanto per il sottile e perverso piacere di spostarlo, riporlo in armadietti diversi da quelli del legittimo proprietario, nasconderlo, giocarci ad Astuccio Rilanciato o a AstuccioBall, piazzarlo in luoghi del tutto inopportuni eccetera; e davvero non mi spiego cosa ci sia di divertente a fare ciò mentre al contrario comprendo senza difficoltà l'estremo disappunto dei legittimi proprietari dell'astuccio che si vedono obbligati ad organizzare battute di caccia, questue e a frugare nei cestini della carta straccia e dei rifiuti indifferenziati alla ricerca del perduto bene.
Talvolta poi la perversione si spinge al punto di far sparire o spostare in altri armadietti anche quaderni e libri, mettendo in difficoltà anche i più integerrimi alunni che si ritrovavano improvvisamente privi dei compiti da mostrare all'insegnante. Anzi, proprio gli alunni notoriamente integerrimi erano le prede più succose e ambite, in un clima che definire morboso sarebbe termine davvero troppo leggero.
Dunque la scuola sembrava invasa da una orda di ragazzini sadici il cui scopo primario era quello di mettere in difficoltà o a disagio i compagni. Il fenomeno non è del tutto insolito (beh, alla media di St. Mary Mead un po' insolito era, per la verità) ma si è rivelato assai difficile da gestire. 
Se in tanti avevamo forti sospetti su chi fossero i pervertiti autori di cotali deplorevoli gesti, costoro mostravano una notevole capacità di sgusciare via senza farsi notare e solo occasionalmente qualche alunno riusciva se non altro a intravederli nella Zona Armadietti e qualche insegnante notava che taluno di questi sospetti stava più spesso al piano degli armadietti oggetto dei malestri di quanto comportasse il suo orario, che non di rado li avrebbe voluti a un piano diverso o in una diversa zona della scuola.
Che si fa in questi casi? Non esiste un Manuale Applicativo Per Quando la Nuova, Innovatissima Didattica Dada Crea Guai, così ci siamo arrangiati con circolari, avvisi vari, una sorveglianza più capillare (con la collaborazione dei custodi) e una certa pressione sui Presunti Colpevoli, con una generosa distribuzione di note a pioggia con i più vari pretesti. Gli episodi si sono ridotti ma non scomparsi, se non verso la fine dell'anno - probabilmente perché a causa delle infinite uscite didattiche, laboratori speciali, camminate ecologiche, gare sportive e via dicendo che investono come gramigna le ultime settimane di scuola, la presenza di tutte le classi all'interno dell'edificio era diventata assai rara, e soprattutto perché molte famiglie hanno chiesto e ottenuto che i ragazzi oggetto di tante attenzioni smettessero di usare gli armadietti e si cammellassero gli zaini su e giù per la scuola; che, ammettiamolo, oltre ad una discreta scocciatura per alunni e insegnanti che si ritrovavano la classe infestata dagli zaini esattamente come nella più tradizionale delle didattiche, mandava a ramengo quel po' di DADA che effettivamente veniva fatta.
In tutto ciò, in quel di Febbraio, si è verificato un nuovo e vieppiù misteroso fenomeno detto "del lucchetto vagante".
Detto fenomeno consisteva nella sparizione (più probabilmente sottrazione) del lucchetto che alla fine della mattinata era spesso lasciato aperto. Tali lucchetti spesso sparivano per un giorno o due per poi ricomparire a qualche altro armadietto, dopo aver svolto coscienziosamente la loro funzione di creare disturbo e disagio al legittimo proprietario, talvolta non ricomparivano affatto e abbiamo perfino avuto il caso di un lucchetto che è ricomparso, chiuso, in una classe. La mia, guarda caso. Attaccato alla griglia sotto il piano del banco ove l'alunno ripone solitamente quaderni e libri che non usa sul momento.
E' comparso una mattina, né alcuno è stato in grado di identificarlo come suo. 
La notizia del Lucchetto Misterioso ha fatto il giro della scuola e ogni tanto arrivava qualche alunno che chiedeva di vederlo, ma dopo averlo esaminato con cura inevitabilmente andava via scuotendo la testa e dichiarando che no, non era il suo. 
E non è mai stato possibile attribuirgli un proprietario - che pure un tempo deve ben aver avuto, perché i lucchetti non sono usi abbandonare di loro iniziativa i negozi di ferramenta e bricolage per scegliersi una nuova dimora, autochiudendosi dopo averne trovata una di suo gusto e facendo scomparire la chiave in qualche dimensione parallela.
Di solito, almeno, non funziona così.
Di solito. Ma vai a sapere?

e magari anche in molte altre scuole medie, solo che io da vent'anni quasi ininterrotti sono lì e quella sola ormai conosco



giovedì 7 marzo 2024

Un imprevisto Comune (ovvero Quando gli Amici Diventano Nemici)

Il comune di St. Mary Mead sta esercitandosi con l'incantesimo di sparizione, a quel che sembra, e qua spariscono le aule da un giorno all'altro. 
Qualche giorno fa, tranquilli e fiduciosi, siamo andati con le tre Seconde al Comune di St. Mary Mead (che come tutti i comuni è responsabile della manutenzione degli edifici delle scuole dell'infanzia, elementari e medie presenti nel suo territorio) per incontrarci con un magistrato di alto rango adesso in pensione, che per due ore circa ci ha intrattenuto sull'importanza della nostra Costituzione e sulle Costituzioni in generale, rispondendo anche alle domande che i ragazzi gli hanno fatto sul suo lavoro e, ovviamente, sulla Costituzione italiana.
Sindaca e assessora dell'istruzione han fatto un breve discorsetto introduttivo spiegando come è importante che le istituzioni si incontrino e incontrino i fanciulli in fiore per parlargli delle istituzioni e soprattutto della Costituzione, e in verità sembravano piuttosto soddisfatte di tale incontro e si sono rivolti a noi con grande cortesia.
Però, gente mia, se non volevate fare l'incontro bastava dirlo, l'avremmo organizzato a scuola. Anche a noi fa piacere incontrare le istituzioni del territorio, ma se avete altro da fare potevate anche rifiutare accampando un  qualsivoglia pretesto. Non era necessario subire per poi vendicarsi come avete fatto.

La mattina dopo l'apparentemente felice incontro incrocio di nuovo l'assessora, venuta in visita alla scuola perché... non so il perché, magari se glielo chiedevo qualcosa si inventava.
Due ore dopo sono arrivati dei Tecnici dal Comune per Controlli Non Meglio Definiti. Ingenui e sprovveduti come siamo, li abbiamo accolti con bel garbo né il nostro cuore ha nutrito alcun sospetto nei loro confronti.
La mattina dopo però la scuola era in gran tumulto: infatti i Tecnici avevano stabilito che c'erano gravi falle e lacune nella sicurezza di un gruppo di aule in colonna, che hanno prontamente chiuso perché ivi andavano fatti lavori inderogabilmente improcrastinabili onde metterle tosto in sicurezza. Ai primi di Marzo.
Il problema è che alla media di St. Mary Mead, come in tutte le scuole del mondo, le aule durante l'anno scolastico ci servono. Molto banalmente, ci teniamo dentro vari gruppi di alunni e ci ingegniamo di impartirgli lezioni di vario tipo e materia.
Capita, in una scuola. Strano ma vero, però capita.

A quanto sembra dunque i Grandiosi Lavori fatti nel secondo anno di pandemia allo scopo di dotare la nostra scuoletta di un magnifico cappotto antisismico, in un gran rutilare di trapanature e smartellamenti (senza contare i corridoi allagati e l'acqua che ruscellava sulle pareti ogni volta che il cielo ci elargiva una pioggia appena un po' sostenuta), erano stati eseguiti in  maniera non del tutto ottimale; altrimenti non si spiega come mai un edificio che, per carità, non si è mai distinto per soverchia bellezza ma alla fine svolgeva piuttosto onorevolmente la sua funzione si sia rivelato all'improvviso così fallace e pericolante.
Da un giorno all'altro tre aule, il laboratorio di musica e pure l'aula di sostegno si sono trovati impossibilitati a svolgere il loro compito; e siccome tenere i ragazzi all'aperto non ci sembrava cosa, ad ogni ora torme di scolari vagano per la scuola infrattandosi nelle aule rimaste libere, secondo un piano improvvisato sul momento; e la prima domanda che numerosi colleghi si pongono ogni mattina è "Dove devo andare, e quando, ma soprattutto quale parte della  mia attrezzatura devo portarmi dietro?". 
Il problema è stato particolarmente acuto per gli insegnanti di Sostegno, che fino a qualche giorno fa disponevano di una enorme aula attrezzata con le più strane carabattole*, e che in mancanza di meglio han trasbordato parte delle carabattole in questione nell'Aula Magna; e siccome anche gli altri insegnanti hanno adottato lo stesso espediente, l'Aula Magna si è trasformata in una sorta di capannone di quelli usati per raccogliere di tutto accatastandolo senza criterio.
Anche le aule che al momento non sono state toccate dai lavori soffrono dello stesso problema, perché le ore vuote in cui l'insegnante se ne stava tranquillo a organizzarsi in  pace la sua programmazione sono adesso invase dai colleghi che si sono visti deprivati della loro aula. E dunque per lo più migrano, o meglio migravano, nella Sala Professori. Dove...

I lavori al momento non toccano la mia aula e questo, oltre ad essere una gran fortuna per la scuola tutta perché lasciata a me stessa so che vagherei nel più inconcludente dei modi settimana dopo settimana, in barba a tutti gli schemi e le tabelle orarie di questo mondo, per quanto accurate possano essere. 
In cuor mio mi sento molto fortunata a sapere ancora senza incerezze dove devo andare a far lezione. 
E tuttavia...

E tuttavia questa settimana il Comune, non parendogli di aver fatto abbastanza per destabilizzarci, ha avuto una nuova e ancor più brillante idea,  decidendo di porre rimedio a un piccolo inconveniente che da circa due anni provocava varie gore di umidità in Sala Insegnanti; per rimediare a cotale inconveniente, che per due anni non sembrava aver scosso nessuno laggiù al Comune, è stato dunque ritenuto indispensabile e improcrastinabile ricorrere a nuovi lavori di smuramento. Non era davvero possibile aspettare Luglio, quando la scuola sarebbe stata vuota. Proprio no, tesssoro.
La Sala Insegnanti è, o per meglio dire era una stanza grande e con un certo confort domestico dato da un forno a microonde, una macchinetta da caffè, grandi tavoli, due scrivanie, due armadietti, una grossa scaffalatura a vetri, due scaffalature aperte, una cassettiera e tanta e tanta altra roba che eravamo abituati a dare per scontata, compresa una quantità sbalorditiva di piante e piantine assai rigogliose che le nostre solerti custodi trattano come figlie spostandole ora al sole, ora all'ombra oppure all'aperto, a seconda di come richiesto dalle varie condizioni metereologiche.
Adesso quel gradevole e accogliente locale è pure quello una malinconica collezione di roba ammucchiata malamente per far posto agli operai, che sono arrivati, portandosi al seguito secchi di vernice e materiali vari e un bel paio di pontili, che hanno montato...
...per poi smontarli un'ora dopo borbottando qualcosa di vago sul fatto che, probabilmente, a Pasqua.
Nessuno ha fatto domande perché tutti temiamo assai di ricevere risposte, ma tutti abbiamo pensato la stessa cosa, e cioè che le vacanze scolastiche di Pasqua contano solo tre giorni in più del normale ponte di Pasqua - in cui si suppone che anche gli operai festeggeranno in famiglia, e dunque il tempo a disposizione con la scuola chiusa si riduce a tre giorni...
...o meglio si sarebbe ridotto a tre giorni. Ma tutto ciò non conta più perché stamani i pontili sono ricomparsi e stavolta sono stati anche usati, e mezzo soffitto della stanza è ormai atterrato in falde sul pavimento. Le piantine, vivaddio, sono state messe in salvo. Almeno loro, poverine.
Messi alle strette, gli operai hanno detto che "dovrebbero terminare tutto entro Giugno", e non è una risposta che ci abbia molto confortato.
Non paghi di ciò, alcuni degli operai han deciso di dare alcuni ritocchi anche all'ingresso, dove la Mostra del Libro (che però tende ad essere ormai la Mostra del Libro Impolverato) brilla nella sua bella evidenza su sei grossi tavoli. Fortuna che i ragazzi non si formalizzano, e sfortuna che io, che sorveglio la Mostra come un falco, mi formalizzi invece, e parecchio.

"La situazione si sta evolvendo, in modo necessariamente favorevole alle nostre truppe" ho spiegato entrando in Seconda. E visto che mi guardavano con aria molto stupita non sapendo niente della resa del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale (non siamo ancora arrivati nemmeno alla guerra dei Trent'Anni) gli ho raccontato tutta la storia del discorso dell'imperatore via radio ai suoi sudditi, cominciando col lancio delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki fino alla raccomandazione dell'imperatore a trattare in modo amichevole i nemici collaborando con loro. L'ho sempre trovata una storia molto bella e istruttiva, anche perché si chiude con quello che, considerando le possibili alternative, è a tutti gli effetti un lieto fine. Raccontandola mi sono rasserenata e i ragazzi hanno ascoltato con curiosità e interesse perché per loro era tutta roba nuova. 
E pazienza per i calcinacci in Sala Insegnanti, dopotutto a questo mondo c'è ben di peggio.

* dal momento che ogni alunno sostenuto funziona a modo suo, e dunque necessita di sue specifiche carabattole necessarie per sostenerlo 

mercoledì 2 agosto 2023

La nuova, innovativissima didattica DADA - Considerazioni dopo il primo anno

Agli scolari, nel complesso, la didattica DADA non è dispiaciuta
Il primo anno della nuova, innovativissima didattica DADA è ormai alle spalle, così ho pensato di fare un piccolo bilancio delle mie personali impressioni, elencando aspetti positivi e negativi in ordine di comparsa (nella mia mente) senza preoccuparmi di tenerli separati. Dopotutto, vantaggi e svantaggi si sono presentati insieme.

Primo elemento positivo: il Cambiamento
Per motivi del tutto estranei alla nostra volontà la DADA ha inaugurato il Ritorno alla Normalità dopo la malefica pandemia. Si è innestata dunque in un momento di Cambiamento, ed ha apportato essa stessa a sua volta un notevole elemento di Cambiamento.
Il Cambiamento è cosa buona e giusta in un ambiente statico, tradizionalista e insieme in perenne fermento com'è la scuola. In questo caso il Cambiamento è arrivato dopo tre anni di Scuola-Galera. ovvero esattamente quello che nella scuola moderna tutti dovremmo cercare con tutte le nostre forze di evitare a qualunque costo. E invece, in spregio totale ai più elementari principi di base della moderna didattica, in questi tre anni la principale preoccupazione di tutti noi insegnanti non è stata quella consueta di porgere nel migliore dei modi possibili i contenuti delle varie materie ai nostri amati alunni, bensì quello di svolgere un implacabile ruolo di poliziotti, tenendo il più possibile i poverini buoni, fermi, con la mascherina addosso e soprattutto ben staccati gli uni dagli altri, isolandoli vieppiù dall'umano consorzio al primo vago accenno di malessere, cercando di adattarci alle varie quarantene nostre e loro, insomma isolandoli da quella fratellanza tra coetanei che è sempre stata il fattore più importante della scuola sin da quando la scuola esiste (le prime testimonianze le troviamo nei testi babilonesi ed egiziani). Uno strazio inenarrabile, completamente contro natura per noi e per loro.
Con l'arrivo della Didattica DADA i ragazzi invece sono stati esortati a muoversi, e soprattutto a muoversi in autonomia, senza più guardiani che ne sorvegliavano ogni movimento, recuperando così un po' di quella libertà che ne aveva sempre caratterizzato i movimenti. Ciò ha costituito un piacevole elemento di novità. Insomma, è cominciato un nuovo corso. 
Ci si può muovere, hallelujah! 
Ci si muove in gruppo, hallelujah doppio, carpiato e rinforzato!

Secondo elemento positivo: il cambio dell'ora
che spesso porta con sé una punta di ansia: la classe, si sa, non deve mai essere lasciata scoperta senza sorveglianza, quindi per uscire dovevi aspettare che arrivasse il collega a darti il cambio, e nel frattempo restava forse scoperta quella dove dovevi andare, mentre i colleghi che dovevano sostituirti spesso dovevano percorrere tutta la scuola per raggiungere l'aula dov'eri, poi c'eri tu che dovevi a tua volta percorrere tutta la scuola, e insomma a volte era una procedura lunga anche se tutti facevamo del nostro meglio. Ogni tanto si presentava perfino il caso dello scambio, dove Inglese doveva darti il cambio in 1A e tu dovevi darlo a lui in 1B, e magari le due classi erano pure a piani diversi e aspettare il cambio era del tutto inutile perché nessuno di voi due aveva il dono dell'ubiquità e solo ricorrendo alle custodi si riusciva a fare il cambio senza lasciare scoperta la classe.
Con la DADA fai uscire la classe, che se ne va dove deve andare, e poi restia ad aspettare la classe successiva oppure te ne vai per i fatti tuoi mentre le varie classi vagano per i corridoi e si accalcano intorno agli armadietti. L'insieme, devo dire, è piuttosto rilassante anche se non sempre ordinatissimo e silenzioso - ma chissenefrega. 
Inoltre quei pochi minuti di stacco hanno in sé un valore aggiunto perché aiutano appunto a staccare, ed è una buona cosa sia per noi che per i ragazzi.

Primo elemento negativo: gli armadietti
La scelta degli armadietti, così allegri e colorati, si è rivelata un punto davvero debole. Quelli scelti ahimé si sono rivelati dei veri aggeggi, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di incastrarsi, staccarsi dai cardini, rifiutarsi di aprirsi e di chiudersi e insomma fare tutto tranne che adempiere alla loro funzione di armadietti. 
Dopo averli tanto bramati e desiderati durante l'anno scorso, alla fine gran parte della scolaresca ha deciso di non servirsene oppure li usa, in modo molto contenuto, all'inizio e alla fine della mattinata. Così abbiamo classi che vagano per la scuola cammellandosi dietro zaini, cartelle da disegno e di tecnologia, borsa per ginnastica più eventuale attrezzatura per la piscina e magari anche piumini e giacchetti vari che poi ingombrano le aule. Non è il massimo della comodità per nessuno, e soprattutto per gli alunni. Quindi il primo consiglio che darei al personale di una scuola che decide di passare alla DADA è scegliete con cura gli armadietti e diffidate dei prezzi troppo bassi, e anche degli armadietti che richiedono un lucchetto. Davvero non è da credersi quanto degli armadietti che chiudono male o non chiudono affatto riescano a complicare la vita.

Terzo elemento positivo: i ragazzi si muovono di più
Sgranchirsi un minimo spostandosi da una classe all'altra e magari anche da un piano all'altro due-tre volte per mattinata per un ragazzo in piena crescita è un piccolo ma consistente aiuto. Farlo sciamando con i compagni è ancora meglio. Meglio ancora sarebbe farlo senza doversi portare la casa dietro, ma insomma si sa che nella vita non si può sempre avere tutto.

Secondo elemento negativo: le campanelle
Da due anni le campanelle suonano più basse del solito, col risultato che nella seconda parte del corridoio, anche a porte aperte, non si sentono proprio. Questo non è colpa della DADA ma del comune di St. Mary Mead, che nonostante i ripetuti avvisi non le ha ancora alzate di volume (o forse non ci è riuscito). Risultato: le classi in fondo al corridoio spesso si muovono in ritardo. Un orologio in ogni aula aiuterebbe a limitare i danni, e infatti c'è - ma buona parte di questi orologi non funziona...
Come per gli armadietti, anche qui si tratta di un lato negativo dovuto a criticità specifiche della scuola, però si rivela con più forza in presenza della didattica DADA che richiede spostamenti di massa in tempi ragionevoli.

Terzo elemento negativo: l'orda dei bufali
Alcune classi sembrano del tutto incapaci di non seminare carte e cartacce e briciole tutto intorno. Talvolta l'insegnante scopre con orrore solo dopo che la classe è uscita che l'aula si è trasformata in una via di mezzo tra un trogolo da maiali e un campo di battaglia, e non di rado la classe che arriva dopo si trova a dover iniziare la lezione prendendo scopa e strofinaccio per fare un po' di pulizia.
La soluzione sarebbe chiamare a pulire la classe che c'era prima, ma per vari e talvolta misteriosi motivi non si riesce a capire che classe c'era prima, oppure tutti giurano che han lasciato una classe impeccabile.
E' stata rispolverata perciò una iniziativa che in anni precedenti aveva dato ottimi frutti, ovvero nominare appositi guardiani che sorvegliassero i compagni e assegnare un punteggio a base di croci e cuoricini a seconda delle circostanze. Con la didattica DADA però il sistema funziona poco e male appunto perché nella stessa aula si avvicendano classi diverse, e in più c'è l'incognita dell'intervallo, che l'insegnante passa in corridoio a fare sorveglianza e in cui dunque non può sorvegliare quel che succede nell'aula - e capita perfino che se una classe durante l'intervallo rimane vuota venga presa d'assalto da qualche gruppo particolarmente amante dello sbriciolamento selvaggio e della scia di cartacce.
Il problema non si presenta di facile soluzione, ma tutti confidiamo che con la dipartita della Terza Capricciosa l'anno prossimo la situazione possa migliorare.

Elemento neutro: le dimenticanze
Succede quando, lasciando un'aula per raggiungerne un'altra, qualcuno dimentica qualcosa. Qualche volta arriva un Raccoglitore Ufficiale che saluta dicendo "Scusate, avete trovato per caso due diari, una penna, una calcolatrice e due libri di letteratura?" per andarsene poi via carico di bottino. Altre volte abbiamo un Volenteroso Postino: "Prof, la 2 C ha dimenticato due giacche, le scarpe da ginnastica e un astuccio. Posso andare a portarglieli?" e va via con la sua carriola di avanzi.
Lo inserisco come elemento neutro perché non crea un gran disturbo ma soprattutto perché è inutile sperare in un mondo perfetto dove nessuno dimentica mai niente. Tuttavia col tempo ci si rende conto che alcuni alunni sono veramente un po' distratti, e vale allora forse la pena di rampognarli nella speranza che comincino a dimenticare solo due o tre giorni alla settimana e magari, col tempo, anche soltanto uno.
Va detto poi che tutto ciò aumenta per gli alunni le possibilità di movimento e non è dunque una cosa negativa di per sé.
Gli insegnati dimenticano mai qualcosa?
Oh sì, e in quantità industriale. Ma questo fa parte del

Quarto elemento negativo (solo per gli insegnanti di Lettere): chi siamo, donde veniamo e soprattutto dove dovremmo andare?
Inglese, Spagnolo, Tecnologia e tante altre materie hanno una loro specifica aula.
Lettere invece ha tentato una soluzione che sin dai primi giorni si è rivelata piuttosto cretina: Lettere si snoda sul corridoio del piano superiore, cinque aule per cinque insegnanti di Lettere. Le aule non sono state assegnate ai singoli insegnanti, bensì alle materie: tre aule per Italiano, una per Storia, una per Geografia. La VicePreside disse "Bene, distribuitevi l'orario in modo da fare Storia nell'aula di Storia eccetera.
La cosa si è rivelata impossibile perché spesso abbiamo due insegnanti di Lettere che fanno Storia nella stessa ora e cose del genere. Il risultato è che l'insegnante cambia aula più volte per ogni mattinata e non ha un posto specifico dove mettere le sue cose, se non nell'armadietto che diventa così la raccolta di materiali vari di tutte le insegnanti di Lettere. In più c'è il grave inconveniente che l'insegnante in questione deve ricordarsi un orario piuttosto complicato e vaga da una classe all'altra non di rado confondendosi, almeno nei primi mesi, e spesso deve andare in altre aule a prendere il materiale dell'attività cominciatra uno o due giorni prima in un'altra aula.
E' stata avanzata la proposta di assegnare la singola aula al singolo insegnante, e questa proposta mi piace molto perché fin dall'inizio speravo di personalizzarmi l'aula a piacer mio. Vedremo se l'idea va in porto.
Tutto ciò toglierà un po' di senso alle citazioni scritte alle pareti, ma buona parte di quelle citazioni non mi avevano mai convinto molto, e dunque me ne farò una ragione.

Quinto elemento (parzialmente) negativo: "Tenete sempre la destra quando vi muovete!"
La regola, in apparenza assai facile da seguire, ha lo scopo di impedire che le classi si aggroviglino ed ostacolino tra loro. In realtà è stato un aspetto che ho molto curato, tanto che il mio rituale grido "Tenete la destra!" è diventato famoso in tutta la scuola. Tuttavia, grida oggi e grida domani, nel corso dell'anno le mie classi si sono abituate a procedere sulla destra senza invadere corridoi e scale bensì formando una colonna decorosamente ordinata. Temo però di non poter dire altrettanto delle altre classi. Tuttavia sono molto fiduciosa sul fatto che il progressivo ritorno alla normalità restituirà col tempo una certa abitudine ai gruppi di muoversi con criterio invece di dilagare come acqua fuoriuscita dagli argini.

Terzo elemento positivo: la Mostra del Libro
Non so spiegarmi bene i motivi, sta di fatto che quest'anno la Mostra del Libro è filata molto più facilmente del solito e soprattutto me la sono potuta fare da sola senza disturbare nessuno; probabilmente questo dipende soprattutto dall'orario con le ore accoppiate, ma insomma tutto ha funzionato bene senza che dovessi chiedere aiuto o sostituzioni a nessuno salvo un paio di intervalli alla collega di sostegno che è in classe con me.

Quarto elemento positivo: gli intervalli in cortile
Questo non è un frutto della DADA bensì della pandemia. Per noi di Lettere è particolarmente fruttuoso perché per portare le classi in cortile dobbiamo fare un sacco di scale (che migliora la nostra circolazione e la nostra tenuta fisica in generale) e permette agli alunni di muoversi. A ciò si aggiungono varie gite nell'aula dell'Agorà, che è nel sotterraneo ma sbocca sul cortile. Insomma scale, scale e ancora scale. 

Anche se ho elencato cinque elementi negativi contro quattro positivi sono convinta che gli aspetti positivi prevalgano perché più importanti, mentre i cinque negativi possono facilmente essere migliorati - salvo gli armadietti, che ormai ci sono e ce li dobbiamo ciucciare così.
Nel caso che qualcuno si stia chiedendo se la didattica DADA consiste solo negli spostamenti, non posso che rispondere che sì, dal momento che le aule sono ancora strutturate nel modo consueto, file di alunni che guardano verso l'insegnante che sta in cattedra o al massimo gira tra i banchi cercando, non sempre con successo, di non inciampare in zaini e cartelline varie.
Corre voce che la DADA sia soprattutto laboratoriale ma nessuno ci ha dato particolari spiegazioni in merito, e d'altra parte a St. Mary Mead abbiamo gran copia di laboratori e cerchiamo di fare lezioni abbastanza variegate. Così, a tastoni, perché ripeto che nessuno ci ha spiegato niente in proposito.

sabato 19 novembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 10 - Appunti di viaggio

Le nostre aule non sono esattamente così.
Oh no, esse non lo sono.

In preparazione della partenza della nuova, innovativissima didattica DADA sono state più volte richieste ai dipartimenti per materie lunghe liste di desiderata per arredare le nuove, innovativissime aule DADA. 
Tali liste sono state coscienziosamente compilate non meno di tre volte da tutti noi, e noi di Lettere ci siamo distinte per l'assoluta modestia e banalità di quel che avevamo chiesto: un tavolo che potesse servire da cattedra, una scaffalatura aperta e/o un armadietto, un po' di cancelleria, qualche banale sussidio eccetera. Perché sì, ci hanno spiegato che la nuova, innovativissima didattica DADA prevede grandiose novità didattiche, ma alla fine nessuno ci ha detto quali, a parte la pressante necessità di un approccio laboratoriale alle materie - che alla fine vuol dire tutto e nulla, e comunque quanto a laboratori la media di St. Mary Mead non è messa niente male, anche se Lettere rimane senz'altro il settore più tradizionalista. 
D'altra parte a Lettere fare un laboratorio non è complicato, bastano i soliti carta-e-penna e magari qualche libro.
Invece un armadietto nuovo o una bella scaffalatura aperta son cose che servono parecchio. Non sarannpo didatticamente molto innovative, ma servono: per esempio ci puoi tenere dentro i libri e la cancelleria, il cartoncino per i tabelloni eccetera.
Gli armadietti delle classi di St. Mary Mead, di cui è difficile dire se sono chiusi o aperti - perché un tempo, certamente, erano chiusi ma ormai gran parte degli sportelli è partita per un luogo dal quale non si ritorna - hanno prima di tutto il difetto della vecchiaia. E per carità, con l'età che ormai mi ritrovo sono la prima a dire che l'anzianità non è un difetto ma solo un modo di essere, e che quel che si perde in freschezza e ingenuità si compensa con l'esperienza e una sorta di similsaggezza che si forma per accumulo con gli anni dopo aver visto tante circostanze diverse e aver più o meno imparato a gestirle: resta il fatto che da ragazza avevo ben altro scatto quando mi muovevo, la mia pelle era più fresca e i miei eventuali malanni apparivano per sparire quasi subito senza lasciar traccia.
Allo stesso modo i nostri armadietti, che un tempo avevano certo il pregio... mah, va detto che anche da nuovi erano l'insulsaggine fatta armadietto: due ante, una chiave che serviva principalmente a tenere fermi gli sportelli quando li chiudevamo  e qualche palchetto all'interno, il tutto confezionato in legno chiaro e con un design spartano e spigoloso. Comunque da nuovi servivano a contenere la roba che ci mettevi e chiudendo le due ante la proteggevi anche dalla polvere.
Adesso l'esterno è slabbrato e scheggiato, i palchetti pericolanti, i cardini un po' capricciosi e le chiusure abbastanza avventurose. Contengono meno, reggono poco e hanno un tono piuttosto depresso. Vorrei vedere voi, dopo venti o trenta anni di lavoro, aperti e chiusi infinite volte tutti i giorni e continuamente riempiti delle più varie robe. Voglio dire, a una certa età e dopo tanti anni di duro lavoro, il pensionamento è un diritto.
Insomma i poverini tengono l'anima con i denti e non hanno affatto un tono  innovativo, anche perché sono stanchi sin nelle barbe.

Altrettanto può dirsi delle cattedre, con qualche aggravante in aggiunta.
Per quel poco che ho capito, nella didattica DADA le cattedre non dovrebbero proprio esserci, anzi è stata la prima cosa che ci han spiegato. Particolarmente cattedre come le nostre: classiche cattedre in formica e ferro con due cassetti a lato
ma quella della foto è una cattedra sciccosa al confronto delle nostre, anche perché se non altro è nuova e ha il piano di un bel verde, mentre noi abbiamo i ripiani di quel colore verdognolo pallido e malato che usava... sì, una quarantina di anni fa. E probabilmente quei cassetti si aprono e si chiudono senza difficoltà. Scorrono, insomma. I nostri... vabbé, forse non è stata una buona idea parlare delle cattedre, basti dire che fanno abbastanza pena. Insomma abbiamo cattedre, che sono del tipo più insulso e convenzionale, vagamente minacciose, e che sono molto malridotte (e anche da nuove temo che fossero brutte senza rimedio). Metterle in mezzo alla classe come prevede un certo tipo di concezione più moderna delle aule non ha molto senso, ma di fatto una cattedra brutta, vecchia e malandata non ha comunque molto senso in un paese che non è reduce da una guerra e non è uscito da un bombardamento a tappeto giusto una settimana fa.
Al momento però le nostre classi non hanno alcun tipo di arredamento innovativo, e dunque tanto vale tenersi le cattedre sbrecciate dal momento che l'insegnante deve pur stare da qualche parte e disporre di un piano d'appoggio; e a quel punto posizionarle in fondo alla classe con tutti i posti rivolti verso l'insegnante è una scelta magarti non molto innovativa, ma ha se non altro il pregio di una lunga tradizione che peraltro nessuno si sarebbe disperato ad accantonare. 
Quanto detto per lo stato di conservazione delle cattedre vale anche per i banchi e le sedie degli alunni, con l'aggravante che le nuove generazioni sono diventate via via più alte e insomma in Terza certi formati di banchi sono, come dire, un po' incongrui (volendo, anche un pochino offensivi).

In conclusione: abbiamo pareti decorate con improbabili citazioni latine e italiane e disegni vari fatti da apposita decoratrice, gradinate ingentilite da canzoni contro la mafia, segnalazioni rutilanti che portano al viale della Conoscenza  e al Piazzale dell'Introspezione, pouf colorati che cerchiamo di tenere lontani dagli alunni sennò ce li rovinano, una Agorà in formato mignon ma con un parquet di legno fragile, degli armadietti per gli alunni nuovissimi e coloratissimi ma autosmontanti; e poi armadietti e cattedre antidiluviane, classi disposte nel più arrangiato dei modi, banchi di non meno di sette formati diversi e sedie idem.
Nel mio cuore alberga l'impressione che le spese per la nuova, innovativissima didattica DADA siano state gestite con una certa qual mancanza di buon senso e con scarso interesse verso il benessere fisico degli alunni.

sabato 8 ottobre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 9 - L'incredibile avventura dello scolaro che si chiuse in un armadio

Gatti e armadi: un rapporto complesso
(comunque nel post non si parla di questo)

La nuova, innovativissima didattica DADA è infine partita, e dopo tanta autocoscienza sul sentirsi interiormente insegnanti DADA pur lavorando in ambienti assai convenzionali ci si sta infine concentrando sull'esteriorità della DADA (ovvero negli sciami di ragazzini che vagano rumorosamente da un punto all'altro della scuola) e sugli ormai mitici armadietti, ai quali ho deciso di dedicare questo post.
Costoro armadietti, in verità, avevano già mostrato qualche criticità quando erano stati sperimentati nelle ultime settimane dello scorso anno scolastico.
Punto primo: i lucchetti per chiuderli. I lucchetti di cui sopra non devono essere né troppo grandi  né troppo piccoli: nel primo caso non bloccano lo sportello, nel secondo impediscono di chiuderlo. La generica raccomandazione fatta a voce di portare un lucchetto da bicicletta di medie dimensioni non è stata sufficiente, in quanto i lucchetti da biciclette più consueti hanno vari formati e nessuno di noi aveva pensato a documentarsi sul formato giusto (ci avrebbe potuto, in effetti, pensare la ditta produttrice. E magari l'ha anche fatto, chissà, però nessuno ci ha fornito informazioni in proposito). E dunque nella prima settimana c'è stato un immenso rifrullo di lucchetti e qualcuno degli alunni ha messo su un piccolo assortimento di cotali utili oggetti, che prima o poi probabilmente gli farà comodo perché nella vita un lucchetto in più può sempre servire.
Secondo punto: la raccomandazione, sempre fatta a voce, è stata portate a scuola una chiave e l'altra tenetela di scorta a casa. Tuttavia non sorprenderà troppo forse il fatto che molti alunni girano tuttora con la coppia di chiavi e soprattutto che svariati alunni siano riusciti a chiudere nell'armadietto una o più delle chiavi. Di conseguenza appositi impiegati del comune sono già venuti almeno tre volte a scardinare armadietti e tagliare lucchetti.
E tutto ciò non è strano trattandosi di ragazzi in cui il senso dell'autonomia in questi ultimi tre anni è stato falciato senza pietà e che viaggiano portati dalla piena più totale. Sotto questo aspetto anzi trovo che la didattica DADA sarà molto utile perché li aiuterà a svegliarsi (almeno, si spera).
Punto terzo: gli armadietti presentano alcune criticità nel funzionamento, come ho detto io in tono assai forbito, ovvero sono dei grandissimi troiai come ha tradotto il prof. Curlock con l'efficace sintesi che spesso lo contraddistingue. Infatti la chiusura tende ad incastrarsi e ogni tanto* l'alunno di turno non riesce a chiudere l'armadietto perché la chiusura si blocca. Allora l'alunno chiama l'insegnante che a volte ne viene a capo e a volte no, e l'insegnante che non ne riesce a venire a capo corre a cercare soccorso dalle custodi, che prima o poi ne vengono sempre a capo, ma non subito e non senza molti e numerosi tentativi; e tutto ciò complica abbastanza le lezioni perché, infine, nell'armadietto ci sono anche libri e quaderni.
Punto quarto: gli armadietti tendono a scardinarsi lasciando l'alunno di turno con lo sportello in mano, così, senza un perché. Dopo qualche tentativo di solito si riesce a infilare di nuovo lo sportello sui cardini, ma davvero non è sempre cosa agevole e che riesce alla prima, e le dimensioni un po' perverse degli armadietti non aiutano.
Infine c'è un altro punto assai prevedibile, ovvero la tendenza della popolazione studentesca a giocarci, con gli armadietti - che sono piuttosto piccoli, in verità, ma non tanto che qualche alunno non riesca ad infilarcisi dentro, per fortuna finora senza provare a chiudercisi dentro - che sarebbe operazione piuttosto pericolosa, vista la tendenza di quegli strani armadietti a chiudersi, e magari pure a bloccarsi, anche quando non è stato usato il lucchetto.
Insomma possiamo serenamente affermare che gli armadietti di cui sopra presentano grandi margini di miglioramento; molto, molto grandi.

* ogni tanto un accidente, succede circa due volte al giorno quando va bene

giovedì 29 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 8 - I viali che portano all'agorà

Bella, dolce... forse un po' troppo zuccherina?

Con un po' di difficoltà e qualche defaillance organizzativa la Nuova, Innovativissima Didattica DADA si è infine messa in moto ed è mia ferma intenzione descrivere in tutti i dettagli come la stiamo vivendo alla scuola media di St. Mary Mead. 
Questo primo post è dedicato all'allestimento esterno. No, non le aule, le attrezzature, la disposizione dei locali e la scansione dei tempi, ma proprio alla confezione esterna che un paio di colleghi hanno preparato, e che personalmente trovo leggermente stucca. 
Ammetto senz'altro di guardarla con occhi adulti; tuttavia ho ricordi abbastanza precisi di come vivevo certe cose da adolescente, e in particolare mi irritavo quando gli adulti davano l'impressione di considerarmi una specie di plastilina che bastava manipolare nel modo giusto per fare diventare come volevano loro ignorando totalmente la possibilità che il loro prezioso percorso non ci convincesse più di tanto e che quindi potessimo autonomamente decidere di sbattercene alla grande dei loro Preziosi Consigli, arrivando addirittura a dileggiarli alla grande. E no, non ero la sola a vedere le cose in siffatta maniera. Ricordo inoltre che la retorica ci metteva spesso in gran sospetto, anche quando magari era una retorica che di fondo aveva una sua validità.

In occasione della Grande Partenza l'ingresso della scuola è stato disseminato di cartelli illustrati con un forte tocco new age, ricchi di spiegazioni ma anche di mani intrecciate, abbracci solidali, arcobaleni colorati & simili. Non mi è chiaro se gli alunni li hanno guardati o addirittura letti - sospetto di no, e quanto a me sono riuscita a leggerli quanto bastava per tirare giù due appunti solo in previsione di questo post, perché già alle prime parole il caramello che mi si depositava addosso in spessi strati mi toglieva il respiro e la Murasaki dodicenne che non è mai morta rideva selvaggiamente.
Il primo cartello, in prossimità dell'entrata, spiega:
La scuola valorizzerà gli ambienti "speciali", spazi di relazione emotiva ed espressiva: l'agorà, le arti espressive, gli spazi inclusione, lo spazio dedicato alla musica: tutti ambienti di relazione collaborativa in cui docenti e alunni si sentiranno a proprio agio.
Empatia, inclusione, accoglienza, ascolto, collaborazione, rispetto: sono i valori su cui questa scuola sta puntando e su cui abbiamo costruito il nostro manifesto e il nostro programma decorativo.
La scuola ti parla
Esso si fonda sulle parole e sulla libertà di espressione.
Pareti parlanti, aule di arte espressiva, laboratori teatrali, spazi di lettura anche in outdoor, aule dell'identità personale e territoriale e l'agorà, da sempre spazio per eccellenza del confronto, del dibattito, luogo di democrazia e di libertà.

A questo punto mi sento in dovere di spiegare cosa è l'agorà, dopo aver ricordato che prende il nome dalla piazza centrale delle città dell'antica Grecia dove si riunivano i cittadini per fare politica: si tratta di una simpatica stanza riallestita per l'occasione con un bel parquet in legno e un paio di livelli di gradinata anche loro in legno più uno schermo di nuova generazione, arredata con alcuni simpatici puf colorati a forma di cilindro e parallelepipedo, come quelli della foto:
Un posto gradevole, in effetti.
La usiamo (con cautela, per il problema degli assembramenti) dall'anno scorso, per le sedute del Consiglio dei Ragazzi, il corso di teatro e a volte anche per singole classi che ci vanno a far lezione. 
L'unico problema è che fin dall'inizio si è instaurata la Sindrome del Salotto buono: i ragazzi possono sì sedersi sui puf, ma non non ci devono saltellare (sennò li rovinano), e devono stare seduti fermi sulla gradinata e muoversi con attenzione perché il pavimento si riga (di fatto sono già saltate un paio di listarelle - presumo perché attaccate male, dato che i lavori sono stati fatti abbastanza al risparmio - e abbiamo dovuto chiamare chi di dovere a risistemarle). 
Ora, i ragazzi hanno il gran problema, da sempre, di essere vivi e non imbalsamati, e se gli dai dei puf mi sembra ovvio che ci saltellino. Chiunque su un puf è tentato di saltellare, e di fatto sono stati fatti con questo preciso scopo. Se non vuoi che saltellino con i puf, gli dai delle sedie normali, dove saltellare è fuori questione, ma se gli dai dei puf a scopo ricreativo devi lasciare che si ricreino, e se poi, un giorno (non poi così prossimo, sospetto, perché non sono poi oggetti così fragili) i puf si rovineranno, ebbene, si ricompreranno; altrimenti vale appunto la regola del Salotto Buono, che sta lì per decorazione e nemmeno la famiglia ci si deve sedere se non quando ci sono gli ospiti - che personalmente non trovo un gran messaggio educativo, perché di fatto sta ad indicare che vuoi una stanza carina e decorata di puf per darti un tono da scuola alternativa ma l'importante è che i ragazzi non li usino che sennò li consumano.
L'agorà poi è carina ma piccola: una classe non troppo numerosa ci sta abbastanza comoda, ma non ci puoi fare nemmeno una riunione verticale del Dipartimento di Lettere senza mettere diversi insegnanti seduti per terra (per l'esame però è stata comodissima, perché è anche l'unica stanza della scuola con l'aria condizionata, e dunque quest'anno abbiamo fatto un esame e non una ordalia a trentacinque gradi).
Quanto agli spazi di lettura outdoor (ovvero all'aria aperta) al momento non esistono: un tempo il cortile aveva un tavolo con due panche, come quelle che si vedono nei giardini pubblici di ogni città, ma l'anno scorso una delle panche si è rotta e han tolto tutto, non senza prometterci uno splendido gazebo per fare lezione all'aperto di cui, a distanza di un anno, non vi è ancora la minima traccia: chi vuol leggere all'aperto può farlo in piedi, stile Sentinelle, oppure seduto sui gradini della scala di sicurezza; ma non mi è chiaro quando potrebbe farlo, visto che fuori ci andiamo solo in gruppo e di solito i ragazzi preferiscono stare insieme a chiacchierare, e soprattutto a giocare a palla.
E va bene, si sa che quando si presenta una iniziativa si cerca di ingrandirla un po' e di darle un tono solenne.

Altri cartelli sono dedicati alla topografia e toponomastica della nostra scuola, e mai avrei pensato che un edificio di sì modeste dimensioni ne avesse una così ricca e complessa.
Adesso ogni locale e svolta e corridoio adesso ha un nome. E che nome!
L'ingresso è l'area dell'identità, della condivisione e della libera espressione, nientemeno, e si chiama Piazzale dell'empatia.Vasto programma, invero, e non mi è chiaro cosa c'entra l'identità, di cui dubito si diventi più consapevoli soltanto entrando lì dentro.
Da lì puoi avviarti per il Viale del Sapere Scientifico, che è poi il corridoio dove ci sono le aule di Matematica, Scienze e Lingue (che in realtà sono materie letterarie non scientifiche, solo che al secondo piano Lettere aveva già preso tutto), ma anche l'Aula di Sostegno, un tempo chiamata Aula Relax perché ci potevano andare un po' tutti durante l'intervallo o se avevano finito in anticipo una verifica scritta, appunto a leggere o a giocare, ma che adesso è nota come Spazio della relatività e dell'inclusione; e passi per l'inclusione ma cosa diamine c'entri la relatività non sono riuscita a capirlo (e nemmeno l'ho chiesto, anche perché avevo paura che mi rispondessero); ma in fondo, nel Viale del Sapere Scientifico, un'aula dedicata alla relatività ha pure un suo perché.
Ci sono poi due aule prosaicamente chiamate tra noi Aule Jolly ma che ufficialmente sono chiamate lo Spazio Aperto e lo Spazio del Confronto: servono principalmente ad accogliere le classi dove c'è un alunno stampellato ma, in assenza di alunni infortunati, possono essere usate da Fisica e da Religione.
Sull'aula di Religione c'è una storia che a me è sembrata molto triste: infatti nel primo progetto Religione doveva condividere l'aula di Storia con noi di Lettere. Poi ci hanno spiegato che Religione non l'ha voluta, mentre Religione sostiene che non gliel'hanno voluta dare, e adesso è molto scontento di dover comprimere le classi in una simil-aula che, non essendo nata per fare l'aula, è molto più piccola delle altre aule. So (perché l'ho sentito con le mie sdegnate orecchie) che qualcuno ha detto "Ma è proprio necessario che Religione abbia un'aula? Dopotutto non è una vera materia, non ha nemmeno il voto sulla scheda". 
Non sono una gran sostenitrice dell'Insegnamento della Religione Cattolica, ma al momento la legge la prevede e sì, sembra proprio che sia considerata una materia. E comunque esiste e non capisco perché non debba avere una vera aula, sia pure in condivisione con noi di Lettere, visto che ad ogni modo esistono i ragazzi che la fanno.

Saliamo al primo piano, dove sbuchiamo dalla scala nel Piazzale dell'Identità, nel caso che gli alunni non si siano identificati a sufficienza all'entrata. Da lì si può svoltare verso il Largo della non meglio definita Sostenibilità Creativa (ove si trovano le porte da cui si entra nell'aula di Tecnologia e nel Laboratorio Informatico), oppure entrare nell'Aula Polivalente (che un tempo era l'Aula Magna) o infine incamminarsi nel corridoio denominato Corso delle humanae litterae, ovvero le aule di Lettere che per l'occasione sono indicate in latino, ovvero una lingua che alle medie non si fa.
Scendendo invece nel livello più basso troviamo il Crocevia delle Scienze, ovvero l'ingresso del laboratorio di Scienze, ma anche il Vicolo Linguistico-Artistico-Espressivo (aula e laboratorio di Arte, e più avanti la Strettoia del Fumetto e l'agorà).
La Strettoia del Fumetto merita qualche parola di spiegazione: davanti all'Agorà sono stati infatti piazzati un po' di sedili e uno scaffale con qualche fumetto pescato assai a caso. Il punto è che fa abbastanza scena vedere i fumetti a disposizione, ma se non decidi di portarci la classe non serva a niente, perché i ragazzi non sono liberi di girare a piacer loro se non durante l'intervallo, che essendo di dieci minuti non lascia poi questo gran tempo per la lettura; e non puoi nemmeno portarci una classe a leggere fumetti a piacer suo perché, anche sorvolando sul fatto che i fumetti sono stati scelti a casaccio e sono solo una piccola parte dei fumetti presenti in biblioteca, purtroppo se la chiamano Strettoia del Fumetto e non Piazza del Fumetto c'è il suo motivo, e nemmeno una delle nostre classi più piccole può stare lì con un qualche agio, qualora qualcuno decida di portarla a svagarsi leggendo un po' di fumetti, che di per sé non sarebbe nemmeno una idea malvagia. 
Ognuna di queste aule ha poi un nome, che mi assicurano essere stato scelto attraverso una scelta condivisa con i ragazzi. Solo che non sono riuscita a capire quando l'hanno fatta, questa scelta condivisa, perché non ricordo di essere stata minimamente coinvolta. Sta di fatto che i ragazzi hanno dimostrato una singolare originalità e dunque abbiamo un'aula dedicata a Dante, una a Boccaccio, una a Virgilio e via dicendo, culminando nell'aula polivalente che è stata dedicata a Morin - e non riesco proprio a capire come sia venuto in mente ai ragazzi di dargli questo nome, visto che mai e poi mai mi è capitato di sentirgli nominare costui. Un po' più credibile mi sembra l'aula dedicata a Margherita Hack, di cui i ragazzi hanno senz'altro sentito parlare visto che da noi è personaggio assai apprezzato.
So di essere ricolma di pregiudizi e di prevenzioni, ma ho come il sospetto che tutto ciò cali leggermente dall'alto, e ciò mi irrita.
I ragazzi, devo ammettere, sembrano però fregarsene alla grande e non ho rilevato alcuna traccia di scontento in loro per tutto ciò - semplicemente, lo sorvolano a volo d'uccello e non sembrano averlo nemmeno notato.
Ma magari fanno così soltanto quando sono con me.

giovedì 15 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 7 - Imbranati si nasce, e io modestamente lo nacqui

Il governo ha rimosso ogni tipo di restrizioni, per la prima volta dopo due anni il primo incontro collegiale è stato un Collegio Docenti e non un malinconico incontro col Responsabile della Sicurezza che ci elencava le infinite cose che era vietatissimo fare, e insomma stamani la Didattica Data è effettivamente partita nella sua compiutezza. O quasi.
In effetti è vero che le classi si sono mosse verso l'aula dell'insegnante e non viceversa, ma lo hanno fatto cammellandosi gli zaini perché ancora i mitici armadietti non sono stati assegnati agli alunni con appositi comodati d'uso. 
Ma questi son dettagli, e stamani non era nemmeno un gran problema perché il primo giorno di scuola, notoriamente, si porta solo il diario, una penna, un quadernuccio e poco più.
Le due settimane che precedono l'inizio della scuola sono state dedicate al mitico Orario: ogni insegnante si è visto assegnare la sua aula. 
Più o meno.
Cioè: l'insegnante di Musica ha la sua aula di Musica, come l'insegnante di Spagnolo e le due insegnanti di Inglese, ma per Lettere la questione è più complicata perché abbiamo quattro aule per cinque insegnanti e mezzo (il mezzo è lo spezzone di Geografia).
Quindi è stato fatto un orario, poi si è cercato di incollarlo alle varie aule, perché chi faceva Italiano lo facesse in una delle due aule di Italiano, chi faceva Geografia la facesse per lo più nell'aula di Geografia eccetera.
La cosa non è semplice perché le ore sono spesso accoppiate e mescolano più materie.
In qualche modo comunque ne siamo venute a capo, con qualche compromesso.
Purtroppo devo essermi persa un passaggio e una qualche nuova versione dell'orario arrivata ieri - cioè, ho ricevuto il nuovo orario ma non ho pensato a controllare se era uguale all'ultima versione.
Così stamani sono arrivata a scuola un po' inquieta, perché avrei conosciuto in un giorno solo e alle prime due ore entrambe le mie nuove prime, ma molto tranquilla sugli spostamenti perché sapevo di avere quattro ore a fila nell'aula di storia, la numero sei.

Al termine delle quattro ore posso onestamente dire di non averne azzeccata una che fosse una.
Ho esordito dimenticando platealmente che chi faceva la prima ora doveva andare a prendere la classe all'entrata. Avevo capito che lo faceva qualcun altro.
Mi era stato detto che lo faceva qualcun altro?
Ma no, assolutamente.
Comunque sono arrivata di corsa a prendere la mia prima Prima, che si guardava intorno con l'aria perplessa dei cuccioli appena abbandonati al casello dell'autostrada, e li ho fatti salire in una fila quasi ordinata per le scale. Perché sono una frana, ma il concetto che si deve salire in fila stando sulla destra mi è entrato in testa sin dall'anno scorso, almeno quello.
Dopo aver toppato ben due classi una collega, con l'aria di chi si domanda perché lo Stato non fornisce un docente di sostegno anche agli insegnanti imbranati, mi ha pazientemente trascinato fino alla mia prima aula (che non era affatto la numero sei, bensì la otto).
Entrata in classe sono riuscita, se non altro, a trovare la cattedra e pure il computer. 
Ho acceso il tutto, introdotto il registro elettronico, fatto il primo appello, spiegato che con me dovevano avere pazienza perché per ricordare i nomi sono un disastro di quelli che mai si sono visti prima, e in qualche modo ci siamo presentati.
All'ora seguente ho scoperto che dovevo cambiare aula e di nuovo una collega paziente eccetera eccetera. E così ho conosciuto la seconda Prima.
All'ora successiva, mentre per il corridoio imperversavano i tipici ululati di un normale intervallo in corridoio di quattro classi in contemporanea (quasi un trauma culturale: quattro classi che berciano in contemporanea, finalmente!) ho avuto una discussione con Spagnolo. La poverina cercava di capire dov'era la classe che doveva prendere, mentre io avevo capito che mi rampognava perché non le avevo portato la classe all'ora precedente e cercavo di spiegarle che non potevo perché dovevo andare dall'altra classe - ma alla fine ho capito cosa voleva da me e sono perfino riuscita a darle la risposta giusta; almeno, lo spero.
Alla terza ora avevo l'ex Prima Sfigata - naturalmente in una diversa aula. Qui però partivo avvantaggiata, perché se non sapevo l'aula almeno conoscevo gli alunni, e quindi mi è bastato cercarli.
E basta, le due ore seguenti sono state quasi riposanti.
Non so cosa combinerò domani e non voglio saperlo, ma una cosa devo dirla, a mia parzialissima discolpa: i corridoi e l'androne pullulavano di cartelli di accoglienza e segnalazioni varie, ma nessuno aveva pensato di stampare un orario col numero dell'aula per i docenti.
Immagino che alla fine imparerò, perché se non altro ho un fondo di memoria passiva che mi aiuta ad assimilare certi automatismi, nel giro di dieci-dodici settimane.

Infine, per completare l'album delle figurine, nel pomeriggio me ne stavo paciosa sul letto con le gatte a guardare un video molto interessante sull'avanzata ucraina, quando improvvisamente mi sono ricordata che già da mezz'ora avrei dovuto essere in videoconferenza per il Collegio Docenti. Mi sono fiondata su Google Meet, dove ho fatto un saluto in cui farfugliavo che quel giorno la rete a casa mia andava veramente malissimo, probabilmente per colpa del temporale (per fortuna il temporale c'era stato davvero).
E basta, dopotutto domani è un altro giorno.

giovedì 30 giugno 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 6 - Sulla condivisione di talune decisioni in Collegio Docenti

Dall'alto di questi palazzi, 40 secoli di didattica innovativa ci guardano

Ormai molti secoli fa, al Collegio Docenti del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso venne votata la sperimentazione della didattica DADA per le medie di St. Mary Mead. All'apparenza fu un voto unanime anche se fatto un po' a tastoni, ma la mattina dopo qualcuno si lamentò perché "le elementari e le materne non si erano astenute".
"Ma in Collegio nessuno di noi ha trovato da ridire sulla proposta, ovviamente le elementari e le materne han pensato che fossimo tutti d'accordo. Perché avrebbero dovuto astenersi?" - risposi.
"Perché non era una cosa che li riguardava".
"Ma la legge prevede che votino anche loro".
"Ugualmente avrebbero dovuto astenersi".
"Magari, se non eri d'accordo, potevi votare contro" finii per osservare.
La risposta fu molto vaga e fumosa, con all'interno un rabbioso "avrebbero dovuto astenersi" perciò decisi di non infierire oltre, anche se in effetti mi ero già accorta che all'interno della nostra scuola c'era una fronda che della DADA non voleva saperne - che è un punto di vista più che legittimo, ma non capivo perché cotale fronda non si fosse espressa dal momento che il Collegio esiste appunto per discutere e dissentire, almeno in teoria. 
Come ho già avuto modo di raccontare la pandemia ha fatto strame di qualsivoglia velleità di didattica innovativa e a tutt'oggi alle medie di St. Mary Mead la nuova, innovativissima didattica DADA, ufficialmente inaugurata con una cerimonia in presenza di giornalisti, sindaco e quant'altro, si riduce al fatto che andiamo nei laboratori per le ore laboratoriali (come si è sempre fatto), abbiamo alcune simpatiche scritte sul muro inneggianti all'inclusività, al dialogo e alla storia come maestra di vita e, dopo un anno di traccheggio ai miei occhi del tutto incomprensibile, abbiamo degli armadietti per i ragazzi molto colorati che hanno sostituito quelli che già c'erano dalla notte dei tempi. La Preside Caramell non ha mai mancato comunque (anche all'ultimo Collegio) di ricordarci che essere DADA è uno stato stato d'animo e dunque noi siamo una scuola DADA in quanto interiormente siamo tutti insegnanti DADA, anche se continuiamo - e continueremo anche l'anno prossimo, a quel che ho capito - a starcene tappati nelle nostre aule salvo quando portiamo le classi in laboratorio. Oooohmmm.
Stabilito questo, al Collegio di fine anno dovevamo votare anche per la sperimentazione della DADA alle medie di Crifosso; sono rimasta sorpresa, perché fino a quel momento avevo sempre sentito dire che "No, a Crifosso no perché non hanno gli spazi necessari"; ma anche alcuni insegnanti delle medie di Crifosso hanno dato segni di vivo stupore e la prof. Senescenti ha chiesto come ciò sarebbe stato possibile. E' seguita una vivace descrizione di muri abbattuti, locali cambiati di destinazione eccetera di cui era evidente che la prof. Senescenti sentiva parlare per la prima volta - e non si tratta esattamente del tipo che fa le sue ore e torna a casa senza nemmeno salutare i colleghi, impicciandoci il meno possibile di ciò che succede intorno a lei. Proprio no.
La prof. Senescenti non ha sollevato obiezioni, ma considerati i precedenti e il modo tutto suo con cui la preside Caramell gestisce la condivisione delle decisioni dell'intero Istituto, ho ritenuto di far cosa opportuna astenendomi dalla votazione, così come diversi colleghi di St. Mary Mead e di elementari e materne. A sorpresa però sono anche arrivati una dozzina di voti contrari. La maggioranza di voti a favore comunque c'era, e dunque Crifosso avrà la sua nuova e innovativissima didattica DADA. La domanda che però non posso fare a meno di pormi è Fino a che punto la voleva?
Siccome anche quest'ultimo Collegio è stato fatto in remoto, nessuno di noi può sapere da parte di chi sono arrivati questi voti. Se, caso mai, fossero arrivati appunto dalle medie di Crifosso, sarebbero almeno la metà del corpo docenti. Ma in effetti, perché a elementari e materne avrebbero dovuto votare contro al fatto che le medie di Crifosso volevano organizzare in modo diverso dal solito (ma comunque rispettoso della legge) il proprio funzionamento interno? Al massimo potevano astenersene, all'insegna del "Fate icché vi pare, ma io non c'entro".
E dunque non so se a Crifosso volevano la DADA o no, anche perché non ho avuto occasione di parlarne con nessuno: alla fine del Collegio, come sempre da due anni e mezzo a questa parte, ho salutato, chiuso il programma e mi sono dedicata ai fatti miei.
Ma mentre mi dedicavo a questi fatti miei, mi frullavano in testa usa serie di considerazioni sugli inconvenienti degli organi collegiali in remoto - anche se, devo ammettere, a St. Mary Mead sono assolutamente l'unica che si pone certe questioni.