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sabato 17 dicembre 2022

La Terribile Influenza

"Che bello, finalmente un anno normale" ci siamo detti a Settembre contemplando soddisfatti le nostre classi senza mascherine. 
Certo, parlare di annus normalis a scuola è un po' come parlare di tigri vegetariane - magari da qualche parte qualcuna ce n'è, ma niente di rilevante sul piano statistico. Tutti comunque eravamo assai desiderosi di vivere qualche mese concentrandosi su questioni puramente didattiche, del tipo "Come interrogo Childerico, che ci ha le crisi di ansia da prestazione?" oppure "Se riprovassimo a mettere i ragazzi in gruppo a fare i cartelloni?". La più desiderosa di concentrarsi sul piano didattico era la nostra VicePreside, che dopo due anni infernali in cui l'unico compito cui riusciva a dedicarsi erano le sostituzioni - da improvvisarsi magari Domenica sera alle nove dopo la telefonata dell'ennesimo insegnante entrato in quarantena - ambiva a dedicarsi in fine a qualcosa di più pertinente al suo lavoro, e nessuno di noi mette in dubbio che il suo sia un desiderio più che legittimo.
Del resto quest'anno siamo ricolmi di insegnanti di sostegno, abbiamo pure un po' di potenziamento e ormai il Covid l'avevamo preso tutti a parte un gruppetto sparuto*
Tuttavia a Novembre è arrivata una  nuova ondata di Covid - una piccola ondatina riservata solo agli insegnanti delle medie di St. Mary Mead, che hanno anzi pensato, non avendo meglio da fare per passare il tempo, di prendersi una curiosa accoppiata: Covid e influenza, prima l'uno e poi l'altra o viceversa. 
Ora, è noto che il Covid qualche volta è una sciocchezza e qualche volta no; quest'anno a Novembre chi lo prendeva sceglieva di far parte della categoria "non è una sciocchezza" e stava a casa a tempi biblici. Ma l'influenza è stata perfino peggio.
E' una influenza luuunga, debilitante e perfida ben più delle solite influenze. E arriva da un minuto all'altro.
Il Giovedì dell'ultima settimana di Novembre mi sono alzata, vestita e diretta a scuola. Sono entrata sorridente e ben disposta verso il mondo. Quattro ore dopo, al termine della mia tutt'altro che improponibile giornata lavorativa, mi sentivo terribilmente stanca e le ginocchia mi facevano un gran male. Sono strisciata a casa, crollata sul letto e mi sono addormentata.
La mattina seguente, dopo aver guardato con disgusto la macchinetta del caffè che di solito colma di gioia il mio risveglio, mi sono resa conto che non solo andare a scuola non sarebbe stata una buona idea, ma che non sarei riuscita nemmeno a vestirmi. Ho telefonato, avvisato che non stavo bene e mi sono rimessa a dormire.

Dopo tre giorni di letargo e di febbre alta che andava e veniva sono se non altro riuscita a svegliarmi quanto bastava per parlare col medico e informarmi su dove facevano i tamponi nella mia zona. Avevo una gran tosse, un raffreddore fluviale ma anche una stranissima inappetenza che avevo provato soltanto ai tempi della malattia. Non è che mi mancasse il cibo: avevo grande abbondanza di verdura e carne fresca, cruda e cotta, volendo avevo a disposizione anche pesce e dolcetti natalizi, frutta di quattro varietà e pochi minuti di cottura mi avrebbero fornito numerose tipologie di primi piatti - ma il mio disinteresse per il cibo sconfinava col disgusto.
Possibile che la mia Perfida Malattia fosse tornata?
Boh, in teoria era possibile; ma che c'entravano la tosse, il raffreddore, la febbre e i dolori alle ginocchia? Quelli non erano sintomi che potevo collegare a una nuova defaillance delle mie budella.
Forse era Covid. E' noto che il Covid può avere sintomi di tutti i tipi, escluso il gomito del tennista e il ginocchio della lavandaia, e in effetti io non avevo né l'uno né l'altro.
Tuttavia, con mia grande sorpresa, prima il test casalingo cui mi ero sottoposta e poi il tampone ufficiale han dichiarato senza possibilità di dubbio che non avevo contratto il Coronavirus, anche se il tampone ufficiale è stato fatto in condizioni scomode, sotto una micidiale e gelidissima pioggerellina e in uno dei pochi momenti freddi di un inverno che per il momento si pò definire, almeno dalle mie parti, piuttosto mite - e questo non ha contribuito ad ammansire né la mia tosse né tantomeno il mio fluviale raffreddore.
Il Giovedì seguente, armata di un attestato di negatività al Covid e fiduciosa dopo una giornata quasi normale in cui avevo banchettato a tagliatelle al burro e parmigiano (pochine, però) sono tornata a scuola. Troppo presto? Vai a sapere. Il giorno prima ero stata piuttosto bene e poi mi ero stufata di stare a casa sotto le coperte, per quanto le gatte siano state delle bravissime infermiere e mi abbiano badato con grande sollecitudine. Come dire, a quel punto ero stufa perfino di loro.

Così sono iniziate le mie tre settimane di convalescenza. Non è che funzionassi male, a parte la tosse e una certa tendenza alla denutrizione - soltanto, verso mezzogiorno ero irrimediabilmente cotta. In compenso dormivo benissimo, e se non altro riuscivo a leggere (quando non dormivo, intendo).
Aggiungo che le ferrovie regionali han dato un loro valido contributo con un paio di guasti importanti sulla linea che mi han tenuto ben tre volte a candire al freddo e all'umido per tempi lunghetti, distratta da improbabili messaggi che ci promettevano treni in partenza per poi spiegare che detti treni erano stati soppressi.
A scuola comunque la mia presenza era assai gradita perché tutti si stavano irrimediabilmente influenzando (in compenso nessuno prendeva più il Covid, che era già qualcosa), e di conseguenza la VicePreside continuava vieppiù a impazzire per fare le sostituzioni, mentre gli insegnanti di sostegno si lamentavano dicendo che ogni tanto gli sarebbe anche garbato tornare a fare lezione al proprio alunno, così, giusto per vivere un'esperienza diversa.
E questo è il motivo per cui il mio amato blog è rimasto a prendere polvere per quasi un mese. Non che mi mancassero gli argomenti, ma accendere il computer fisso era davvero troppo stancante, e addirittura sono riuscita a fare l'albero soltanto il 10 Dicembre e solo con grandissima fatica. Fortuna che c'era il mio caro tablet, con cui riuscivo tutti i giorni a farmi una navigatina di circa quindici minuti (passati per lo più a leggere la posta della scuola).
Ieri è stata una giornata quasi normale, tanto che tornata a casa sono perfino riuscita a correggere qualcosina.
Vediamo se si riparte (ai commenti però rispondo domani, non posso strapazzarmi troppo).

* di cui tuttora faccio parte, incrociando le dita.

venerdì 13 marzo 2020

Le avventure di Murasaki nel multiforme paese delle videolezioni (di cui non ho niente da dire, e allora si parla d'altro)


Ci sono scuole e ci sono insegnanti che hanno semplicemente acceso skype o qualche grandiosa piattaforma e sono andati avanti come se niente fosse. Costoro riempiono blog e social descrivendo la loro frustrazione per non avere più con i ragazzi la stessa empatia che avevano nelle lezioni in presenza, e qualcuno lamenta che i suoi alunni,  fino al giorno prima autentici lupi di rete, si siano improvvisamente trasformati in una schiera di analfabeti digitali lamentando computer inadeguati, problemi col collegamento in rete, cellulari antiquati e contratti in scadenza.
Li leggo con profonda irritazione e grandissima invidia. Non scenderò nei dettagli, mi limiterò a dire che al momento siamo ben lungi dalla fase in cui potremo lamentarci della riottosità dei nostri alunni, e che anzi ci farebbe gran piacere poterlo fare.
Oggi sono entrata nello scheletro della nostra piattaforma, dove una parte della Terza si è iscritta, e dopo avere un po' combattuto sono riuscita a caricarci un piccolo file di istruzioni per dei compiti e due carte geografiche della Cina.

Per me non è cambiato molto rispetto all'anno scorso in questo periodo, se non che vedo meno gente. Passo le mie giornate a leggere e a navigare col tablet. Rispetto all'anno scorso sono più autonoma - per esempio posso andare a fare la spesa da sola e salgo senza problemi sulla scaletta per pulire la parte alta delle librerie. Posso stirare, se voglio (per ora non voglio). In compenso nessuno mi viene a trovare mentre l'anno scorso venivano tutti a controllare come stavo e a portarmi fiori e dolcetti (senza pasta di mandorle perché non potevo ancora mangiarla). E nessun medico mi chiama per chiedere notizie della mia salute: hanno tutti ben altro a cui pensare.
Come l'anno scorso passo del tempo a riflettere su tutte le cose che vorrei fare quando sarà passato questo periodo: andare al cinema, a teatro, a trovare gli amici, al ristorante cinese e indiano, a guardare vetrine e fare acquisti.
Ascolto rispettabili trasmissioni sull'economia e i conflitti internazionali - insomma, mi sto dedicando all'autoformazione e all'aggiornamento.
Il fatto di essere già passata per un periodo del genere in tempi ancora piuttosto vicini mi dà un curioso senso di déjà vu ma mi permette anche di riadattarmi con molta maggior facilità.
Come l'anno scorso a tratti medito e rifletto sull'insegnamento ed elaboro nuove strategie e tecniche - che tutte, inevitabilmente, prevedono una classe ciarliera con cui confrontarmi.
Ho anche elaborato una serie di compiti altamente creativi con delle istruzioni piuttosto complicate.
Insomma, li ho messi a fare l'autoapprendimento.
Io mi autoformo e loro autoapprendono.
Al momento mi sembra l'unica cosa sensata da fare. E anche loro, povere stelle, dovranno pur passare il tempo in qualche modo, giusto?

Oggi è il giorno in cui avrebbe dovuto finire la Mostra del Libro della scuola. 
Avevo scelto la data con molta cura, in una settimana in cui tutte le classi sarebbero state presenti tutte le mattine - praticamente l'ultima dell'anno senza gite, tornei sportivi ed escursioni varie. E mi ero già portata molto avanti con l'organizzazione già ai primi di Febbraio, appena prima che la tempesta si annunciasse: avevo preso accordi con la libreria e la Segreteria, discusso con le custodi dove mettere i tavoli e fatto stampare i manifesti, che come sempre erano venuti molto bene.
Adesso l'idea di una Mostra del Libro sembra assolutamente lunare. Tutta quella gente ammassata intorno ai tavoli, e toccherebbero persino i libri!
Impensabile.

venerdì 23 agosto 2019

Hic manebimus optime (post con l'annuncio ufficiale della mia guarigione)

Come ricorda un vecchio proverbio, il Ferragosto è la porta dell'inverno. Quest'anno, va detto, si è trattato di una porta su un inverno insolitamente estivo.
Nel frattempo, da brava convalescente, sono andata in letargo. Ho letto, scritto il diario (quello mio personale, su carta), testato una nuova legatoria che ha aperto vicino a casa mia che fa prezzi mooolto migliori di quelle fiorentine e mangiato una quantità immane di verdure crude e crudissime, per rifarmi da due anni di astinenza forzata. Ho anche fatto una serie di prove: ristorante cinese, giapponese e indiano, pesce fritto, MacDonald, kebab, gelati di tutti i tipi... attualmente sto svuotando i banchi degli ortolani acquistando giganteschi grappoli di uva dopo essermi ingozzata di albicocche per quasi due mesi. E tutto è andato giù liscio e festoso.
Ho meditato molto sui massimi sistemi e su come organizzare la mia casa e il mio guardaroba. Ahimé, non ho ancora rimesso in ordine i miei orecchini. Ma sono molto pigra in queste settimane e rimettere in ordine gli orecchini, come ognun sa, è un lavoro molto faticoso.
Ho quasi completato l'ultimo tagliando, mi manca solo l'ultima visita medica.
Guardo al mondo e alla vita con un ottimismo nuovo e molto piacere. In questo felice momento ho ridimensionato drasticamente tante cose che un tempo avrei classificato come serie preoccupazioni.
La nostra pazza crisi di governo, per esempio...



Come diceva Osho (quello vero) è importante vivere accentrati sul presente.
Anche perché, col presente attuale, non si rischia nemmeno di annoiarsi perché ogni minuto si porta dietro la sua novità. E ad ogni novità anch'io come tutti spalanco gli occhi, con la stessa innocenza e lo stesso stupore di un bambino appena nato.
E mi dico che, davvero, sono completamente guarita se la mia interiorità riesce a contemplare tutto ciò senza rivoltarsi come un guanto.

giovedì 11 luglio 2019

Murasaki va a caccia (di libri, solo di libri, che le balene dormano pure sonni tranquilli per quel che mi riguarda)

Durante le Mostre del Libro capitava che qualche genitore ben intenzionato, al momento di prendere il resto, lasciasse qualche spicciolo. Già arrivata al terzo genitore munifico ho pescato una deliziosa scatolina tolkieniana, che aveva contenuto i miei orecchini à la Arwen (un ottimo acquisto, detto per inciso, anche se sul momento li avevo trovati un po' cari) e l'avevo trasformata in salvadanaio. Più avanti mi è venuto in mente di mettere, sempre alle Mostre, qualche doppione in vendita a prezzi stracciati e la scatolina si è vieppiù arricchita. Così ho trasferito parte del suo contenuto in uno di quei sacchetti di velo da confetti di cui non si sa mai che fare ma che dispiace buttare via e ho trasferito detto sacchetto nella mia borsa. 
A che scopo? No, niente pizze con gli amici e niente caffé alla macchinetta della scuola: pochi euro, nelle mani di una esperta cacciatrice di libri possono trasformarsi in un tesoro prezioso. Mi capita spesso infatti di fermarmi ai banchetti di libri usati nelle varie sagre di paese o nei mercatini di beneficienza, dove talvolta a prezzi minimi si possono trovare autentici tesori, e soprattutto quei libri che ormai sono fuori catalogo e non trovi più in vendita né per oro né per argento. Tra i miei migliori affari vanto un Signore degli Anelli che mi incaponii, per puro spirito di giustizia, a pagare ben quattro euro anche se insistevano a cedermelo per due e un Dio del Fiume in edizione non economica a un euro (quello però lo pagai di tasca mia perché era un mercatino di beneficienza del gattile e sono sempre disponibile a lasciare un piccolo obolo per i mici abbandonati).
Quest'anno le offerte e le vendite sottobanco sono state piuttosto abbondanti e per la prima volta ho cominciato a meditare qualche acquisto su maremagnum dove si trovano a volte perfino le Brutte storie o le Brutte scienze della Salani che spesso e volentieri in libreria sono esaurite; finché una sera, girellando per la sagra locale di Lungacque, mi imbattei nel mercatino dei doppioni che la biblioteca comunale faceva a scopo di autofinanziamento - insomma, tra colleghi ci si capisce. Mentre spulciavo in fretta e furia perché non ero da sola e avevo piantato gli amici come carciofi in mezzo alla strada dello struscio del paese, la bibliotecaria mi offrì nientemeno che la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi al folle prezzo di un euro a volume. Chiaramente non la feci nemmeno finire di parlare e accettai con entusiasmo. Siccome però la Storia d'Italia a a fumetti, per quanto bella e ben fatta, non è esattamente un peso piuma, i bibliotecari presero i soldi e mi dissero di ripassare quando volevo in biblioteca a ritirarla.
Qualche giorno dopo però, quando passai, mi confessarono che il mio pregiato acquisto sembrava essersi volatilizzato. Mi restituirono i soldi con molte scuse e io soffrii in silenzio, perché nel frattempo avevo cercato per curiosità le quotazioni in rete e mi ero molto rallegrata di essere riuscita a trovarla praticamente in regalo perché, oltre che difficile da reperire in versione completa a tre volumi*, la Storia d'Italia a fumetti è cara assaettata.

Fino a quel momento non avevo mai dedicato un solo pensiero alla Storia d'Italia a fumetti per la biblioteca scolastica - anzi, ne avevo completamente dimenticata l'esistenza, anche se quando era uscita naturalmente ne avevo sentito parlare fino alla saturazione più completa; ma adesso mi sembrava che qualsiasi biblioteca scolastica priva della Storia d'Italia a fumetti fosse solo una miserabile ciofeca di biblioteca, indegna della sia pur minima considerazione. Non sto quindi a descrivere il mio entusiasmo e la folle gioia quando, spulciando non senza frutto nella sezione libri di uno di quei negozietti di conto vendita che oggi si trovano un po' dappertutto, trovai per l'appunto una versione completa della pregiata pubblicazione, per di più fornita di cofanetto.
D'accordo, costava trenta euro e non tre, ma era pur sempre un ottimo affare e lo stato di conservazione era perfetto. C'era da dire però che un acquisto di trenta euro per il piccolo fondo di cui disponevo era una grossa spesa e non rientrava nella serie "pesca miracolosa per pochi spiccioli". Insomma, per come la vedevo secondo me la scuola poteva benissimo frugarsi in tasca e tirarli fuori lei, i trenta euro, mentre io di mio ci mettevo la mia superiore abilità di cacciatrice, maturata in decine di anni di esperienza negli appostamenti a qualsivoglia luogo in cui si vendessero libri sottoprezzo.
Sapevo benissimo che ogni spesa andava autorizzata dalla Dirigente e tutto questo genere di cose, ma la Dirigente era ormai in vacanza (oltre che praticamente in pensione) e sarebbe tornata di lì a due settimane, alla Segreteria le richieste di acquisto vanno badate come figli prematuri ancora in incubatrice se non addirittura come gattini orfani di pochi giorni, di quelli che devi dargli il latte col contagocce ogni due ore circa, tant'è vero che l'ultima richiesta di acquisti che avevo fatto era sparita nel nulla per un anno mentre  languivo nelle corsie d'ospedale, e ammetto che la cosa non mi ha favorevolmente impressionato.
Così la mattina dopo ero in Segreteria, con la mia ricevutina in mano e il sorriso dell'innocenza stampato sul viso, e con il tono più candido del mio repertorio ho raccontato del meraviglioso acquisto di cui chiedevo il rimborso.
La DSGA, ovvero la Segretaria in capo, è saltata in aria come un tappo di spumante, prima ricordandomi che così non si faceva e spiegandomi come esattamente avrei dovuto fare, e io ho ascoltato la sfuriata col capo chino e mi sono scusata molto facendo un timido tentativo per spiegarle la particolarità del caso. Ma lei ha poi proseguito con alte lamentele per le persecuzioni cui era sottoposta, per i revisori che le stavano addosso pronti a rifarsela con lei, che non voleva rimetterci per colpa nostra, che non era nemmeno una DSGA ma stava facendo il concorso, che tutti la tormentavano, che...  
Giù alla terza frase accorata ogni ombra, non dico di pentimento perché non ero minimamente pentita e avrei rifatto ciò che avevo fatto senza un attimo di esitazione, ma di solidarietà e umana comprensione da lavoratrice a lavoratrice, era completamente scomparsa dal mio cuore e ho staccato l'audio come faccio sempre quando mi ritrovo in qualche situazione sommamente noiosa; verso la settima frase anzi ho cominciato a maturare un sempre più consistente rancore e a sentirmi ben contenta di avere fatto qualcosa in grado di contrariare tanto una così esasperante e noiosa individua.
Infine, approfittando di un attimo di pausa (perché nella vita talvolta è necessario respirare) le ho spiegato con bel garbo come l'occasione che mi si era presentata fosse irripetibile e che in quel tipo di negozi non usa lasciare acconti e tenere un acquisto in sospeso (anche se non sono sicura che sia vero) e il rischio di veder sparire il pregiato oggetto era troppo alto perché me la sentissi di tentare la sorte, e anzi qualora si fosse nuovamente presentata una sì miracolosa occasione (il che purtroppo è praticamente impossibile) non avrei esitato a comportarmi nello stesso modo**. Come speravo, l'indignazione l'ha quasi lasciata senza parole.
Alla fine mi ha fatto fare una richiesta scritta e l'ho accontentata, scrivendola nel più inappuntabile dei gerghi legal-scuolesi e ci siamo lasciate, lei un po' stremata dopo la lunga sceneggiata e io abbastanza di malumore.
Tornata in biblioteca, mentre riordinavo e pulivo gli scaffali, in purissimo spirito di volontariato perché nessuno pretendeva da me che lavorassi anche nella prima settimana di Luglio, mi sono detta che comunque, avendo io fatto alla scuola non un danno bensì un favore dettato esclusivamente da purissimo zelo professionale di cui nessuno saprà mai nulla se non gli occasionali lettori del mio blog di nicchia, tutto sommato la sfuriata avrebbe anche potuto risparmiarsela.
D'altra parte non sono certo la prima insegnante che viene aspramente rampognata per aver fatto qualcosa in più del suo dovere, e certamente non sarò l'ultima.
Ma ormai la Storia d'Italia a fumetti è lì, e certo non scapperà. E questo mi riempie di soddisfazione professionale.
Una domanda tuttavia si impone: che cosa ci fa Gimli figlio di Gloin, in purissima versione Peter Jackson, sulla copertina del primo volume della Storia, visto che tale Storia è stata data alle stampe circa un quarto di secolo prima che il buon Jackson facesse il primo provino all'ottimo John Rhys-Davies?

*in realtà esiste anche un quarto volume che riguarda il dopoguerra, ma secondo me era fatto troppo a caldo per costituire una lettura valida - insomma rischiava di risultare non imparziale e nello stesso tempo non aggiornato. Comunque il problema non si è posto e anche all'usato in rete c'erano solo i primi tre volumi, o più esattamente, quando ho guardato io, il primo e il terzo.
**qualora nel sacchetto avessi a disposizione fondi sufficienti per non rischiare di rimetterci di tasca mia, ma questo non l'ho precisato.

mercoledì 8 maggio 2019

Ritorno a dosi omeopatiche e scoperte archeologiche (post meditativo)

Tutti gli anni, ai primi di Maggio, a St. Mary Mead c'è un giorno di mercato speciale con banchetti diversi dal solito, e  tutti gli anni la prof.Murasaki, che in questa stagione di solito viene a scuola in moto(rino) si ritrova ingarbugliata in un dedalo di sensi unici invertiti e divieti di transito nei punti più impensati che rendono una vera impresa raggiungere la scuola. Tutti gli anni la cosa per lei sarebbe molto facilmente  rimediabile parcheggiando alla stazione e affrontando la camminata di circa 400 metri che la separa dall'edificio della scuola media, ma tutti gli anni la detta prof. Murasaki casca dal pero come se mai tal mercato-fiera si fosse verificato in precedenza, e quando se ne accorge anche raggiungere il parcheggio della stazione è impresa ormai disperata, per cui tanto vale aggrovigliarsi nelle tre-quatto strade che formano l'impianto centrale del paese di St. Mary Mead finché in qualche modo misterioso la scuola appare.
E così ho fatto anche stamani, imprecando la ria sorte che ha voluto che il mio rientro dopo dieci mesi di assenza coincidesse con il mercato-fiera e approdando infine a scuola con dieci minuti secchi di ritardo che nessuno ha avuto il cuore di rimproverarmi, grazie alla bontà d'animo che ispira tutti nei miei confronti in questo periodo (all'uscita però, mentre giravo in lungo e in largo tutto il mercatino per fare shopping, imprecavo assai meno). 
La scuola era tranquilla, quasi silenziosa, e nessuno aveva niente di particolare da farmi fare.
Ho firmato il registro, scoperto che c'erano ben due scioperi in arrivo più una assemblea sindacale, guardato un po' di carte sul tavolo e accettato con bel garbo di fare una sostituzione di qui a due giorni, mi sono fatta fare una fotocopia del mio orario e mi sono infine accinta ad andare in biblioteca.
Prima però ho deciso di rimettere in ordine lo scaffale dei dizionari, che giacevano piuttosto affastellati - e sepolti tra i dizionari di inglese ho scoperto una pila di volumetti... sui parchi e le riserve in Toscana.
Nessuno ne sapeva nulla. 
Li ho esaminati. Erano bei volumetti, e l'editore Giunti li aveva prezzati sette e nove euro cadauno, che non risultava nemmeno un prezzo del tutto iniquo. Erano accurati, con bellissime illustrazioni e descrizioni accurate delle oasi protette e degli usi e costumi delle creature che li abitavano, piante o animali che fossero. 
Potevano essere un regalo per le scuole dalla Regione, un premio ottenuto in un qualche concorso, o il risultato di qualche iniziativa altamente didattica : molte e misteriose sono le vie con cui una pubblicazione arriva a scuola - ma era chiaro che nessun alunno né alcun docente li aveva mai degnati di una pur fuggevole attenzione, perché erano belli e intatti in quel modo che caratterizza solo le pubblicazioni intonse.
Così ho provato a chiedere alle custodi e ho così scoperto che quella roba - in effetti pubblicata nel 2006 e 2007 - era arrivata a St.Mary Mead poco prima di me. Alle custodi fu venne detto Di "metterle lì" e loro l'avevano messe lì, ovvero in un angolo ben riparato di un grosso armadio dove sta l'archivio delle carte della scuola, e dove mai sono arrivate le mie operazioni di riordino e dissepoltura. Da lì erano state poi spostate per far posto a non so quali fascicoli di carte, ed era stato detto loro di "lasciarli sugli scaffali".
Perché proprio sullo scaffale che dalla notte dei tempi era riservato ai dizionari di inglese?
Forse perché aveva qualche angolo vuoto (il grossi dei dizionari di inglese, comprensibilmente, nel corso dell'anno scolastico si trova nelle classi).

Mentre li sfogliavo meditavo. Erano chiaramente libretti nati con delle pretese. Erano stati fatti, progettati ed eseguiti con cura. Un classico "sussidio scolastico". Poi erano arrivati alla scuola di St. Mary Mead e il loro destino era stato un malinconico letargo in un angolo buio di un armadio assai scarsamente frequentato. Potevano essere usati per Scienze o per Geografia, e pure per educazione civica - o almeno per decidere dove portare le classi in gita scolastica. Con un po' di buona volontà, perché erano un buon numero ma non sufficienti per una classe, nemmeno per le classi di St. Mary Mead che a volte sono davvero poco numerose.
Adesso che li ho trovati ne catalogherò una copia per la biblioteca dei ragazzi e una copia la metterò nella sezione locale della biblioteca per gli insegnanti.
Non è il primo caso che incontro di Cadavere da Progetto Didattico che lo Stato ci offre e che viene prontamente accantonato senza nemmeno guardarlo. Del resto, può essere molto utile a un insegnante che imposta un certo tipo di programmazione, ma può risultare abbastanza inutile per tutti gli altri che lavorano in altro modo (e di certo non può risultare di alcuna utilità per chi nemmeno sa che esiste). 
Come quella bella serie di DVD sugli etruschi che arrivarono quando già i programmi di storia delle medie partivano dalla caduta dell'impero romano da tre o quattro anni, e comunque all'epoca non avevamo nemmeno mezza LIM, anzi nemmeno sapevamo che le LIM esistevano.
Beh, certo, l'intenzione di chi li ha mandati era buona, ma forse l'arrivo andava un po' concordato.

Molti si domandano spesso come fa lo Stato italiano ad avere il deficit che ha, e ne conclude che i politici non fanno altro che rubare.
Senza voler dubitare della tendenza di molti politici a rubare, ecco, a volte penso che una delle risposte possa essere in quelle massicce donazioni di volumetti e DVD scarsamente ponderate. Certamente non sono state loro a darci il terzo debito pubblico del mondo, ma hanno pur sempre svolto una loro piccola ma indispensabile parte in tutto ciò.

giovedì 2 maggio 2019

Murasaki torna a scuola per prova (post a bassissimo contenuto scolastico)


Passato il primo periodo in cui si comincia pallidamente a riaversi la convalescenza diventa un affare piuttosto faticoso, soprattutto quando si riparte da una base molto, molto bassa. Il primo giorno che mi sono vestita normalmente invece di buttarmi addosso una vestaglia sulla camicia da notte infilarmi le calze è stata impresa lunga e laboriosa. Il primo giorno che sono uscita semplicemente per fare un giro a piedi (per qualche settimana mi ero limitata ad andare, appunto in camicia da notte e vestaglia, a portare la spazzatura ai cassonetti del condominio, in un gran tubare di mirallegri dei vicini che mi vedevano finalmente riaffiorare alla luce del sole) barcollavo come un ubriaca e facevo dei gran giri per evitare anche il minimo gradino. Il primo giorno che ho salito il gradino per entrare nella corriera che mi doveva portare in paese mi sono dovuto aggrappare ai pali della corriera medesima e sono pure stata aiutata da un gentile passeggero. La prima volta che ho preso un treno ho ringraziato la mia buona sorte che fosse un treno che arrivava al livello del marciapiede, e non sto a dire che impresa è stata fare le prime rampe di scale.
Pian piano gli orizzonti si sono allargati e ho cominciato a fare le prime spesucce di pane e latte al negozio a 500 metri dal condominio, sono arrivata in paese a piedi, sono andata in biblioteca a cambiare i libri, ho fatto il mio primo pranzo al ristorante sushi (wow!).
Negli ultimi giorni ho affrontato tre prove molto ambiziose. La prima è stata andare alla Mostra dell'Artigianato a Firenze (che è una delle attività più faticose che ci siano), poi ho accompagnato Dolcezze e famiglia a visitare Santa Croce e relativo chiosco più il Museo del Bargello (e anche il turismo è davvero faticoso!) con relativa pausa pizza e oggi infine sono tornata a scuola - perché l'ultimo certificato scade Domenica, ma uno vorrà pur provare se riesce a fare tutto il complicato tragitto, giusto?
In realtà quest'ultima prova è stata di gran lunga la più leggera perché, complice una rara giornata di bel tempo, ho fatto il tragitto in moto, ben avvolta in uno spesso piumino - che il due di Maggio, magari, non è la tenuta più consueta, ma d'altra parte questa è una primavera di quelle che fa quel che vuole, cambiando idea anche quattro volte al giorno. 
Ho così potuto finalmente vedere il mio supplente - o, per meglio dire, colui che quest'anno ha fatto tutto il lavoro che lo Stato aveva assegnato a me e continuerà a farlo fino alla fine dell'anno, salutare i colleghi... e rientrare nella Biblioteca della scuola, che durante la mia assenza è diventata una stanza decisamente disordinata perché i ragazzi hanno continuato a prendere libri in prestito, com'era giusto, ma nessuno ha pensato a rimetterli a posto; e così so già come passerò la mattinata di Lunedì.
Durante la mia assenza naturalmente molte cose sono cambiate, in particolare in Sala Insegnanti: i due divani sono stati disposti in modo nuovo e più pratico,  è stata acquistata una macchinetta per fare il caffè con le cialde e l'armadio che avevo quasi vuotato con grande dedizione e pazienza ha un intero palchetto occupato da tazze, cialde, cucchiaini e altre indispensabili attrezzature. E' sempre bello accorgersi che qualcosa che hai fatto è servito a qualcuno, e dopotutto a Sostegno rimangono altri quattro palchetti.
Prima di tornare a casa ho pure fissato l'appuntamento dal parrucchiere: i miei poveri capelli, che durante l'estate se n'erano andati quasi tutti, hanno infatti ricominciato a spuntare e poi a crescere ognuno per conto suo*, col risultato che adesso ho un grazioso look da ananasso, e in parecchi mi hanno esortato a darci un bel taglio per permettergli di ricrescere in modo più assennato anche se meno originale; e dopotutto sono d'accordo anch'io che le creste punk hanno sì i loro lati positivi, ma stan bene solo ai ragazzini.
Ma non è detto che sarà l'unico cambiamento: strane nubi vanno infatti assemblandosi minacciose nel quieto cielo di St. Mary Mead...
Ma di ciò parlerò più chiaramente solo quando tutti noi avremo cominciato a capirci qualcosa, o meglio quando finalmente ci sarà qualcosa da capire - insomma, quando il Comune si sarà infine dato una svegliata.

* mio padre un giorno guardandomi mi citò un personaggio di Boccaccio che "non aveva un capello che ben si volesse con l'altro" (citazione a memoria) - ed è davvero una descrizione perfetta!

mercoledì 20 febbraio 2019

Passata è la tempesta?


Dopo una ennesima e interminabile sessione di analisi, ricerche, osservazioni e scansioni di tutti i generi, tipi, forme e qualità, nonché svariati scazzi reciproci e discussioni, il sempre più vasto team di medici* che si occupava del mio complesso caso è alfine addivenuto ad una diagnosi senza punti interrogativi: scartata la possibilità di un malassorbimento del cibo, il problema risultava meccanico - in breve, un tratto della mia interiorità risultava danneggiato, e andava rimosso con un nuovo intervento.
Da lì la strada è stata in discesa: l'intervento è stato eseguito senza problemi né complicanze, il decorso è stato ottimale e, dopo esser stata tenuta a parcheggio a mesi interi  per i vari ospedali del distretto fiorentino, sono infine stata rispedita nel giro di una decina di giorni a casa dove, invece di strisciare come un lombrico anemico, ho finalmente avviato una ripresa in piena regola costellata di abbondanti pasti che digerisco senza apparenti problemi e a una velocità spaventosa, tanto che ho l'impressione di passare le mie giornate a cucinare, chiedere sempre più spesso immani quantità di derrate alimentari agli sventurati amici che si erano offerti di farmi "un po' di spesa" e mangiare senza soluzione di continuità tra un pasto e l'altro.

Naturalmente è ancora presto per bandire ogni dubbio e sciogliere ogni riserva, tuttavia alcuni indizi mi fanno seriamente sospettare di essere infine entrata per davvero in convalescenza - ad esempio, dopo avere tanto scalpitato per tornare a scuola adesso di tornare a scuola me ne frego, com'è giusto e normale che sia, e l'unica attività che mi interessa davvero è stare in ammirata contemplazione della mia convalescenza e bearmi dei miglioramenti che osservo - oltre, naturalmente, a godermi la compagnia delle gatte di casa che hanno accolto con molto favore il mio ritorno.
Vedremo gli sviluppi successivi...

*non scherzo e non esagero: ogni giorno ero visitata da un medico diverso, ma sempre informatissimo sul mio caso.

lunedì 21 gennaio 2019

Insegnanti New Age - Di fiale portentose e di Dolcezze

Aura Soma è un sistema di terapia olistica che cura la nostra aura con i colori, attraverso boccette di oli essenziali e acque colorate che contengono anche cristalli, erbe e altro.
Prima di essere in boccette era in fialette come quella che Galadriel regala a Frodo
E già che siamo in argomento, il sistema è stato elaborato (anche) da una signora che si chiama proprio Galadriel. 
Ad ogni modo adesso non fanno più né le fiale né l'apposito portafiale per portarle al collo, e lavorano su bottigliette bicolor, molto carine anche loro.
La mia amica New Age è riuscita però a procurarsi un po' di fiale in una svendita di scampoli di fine stagione, e per me ha preso quella color magenta, verso cui ho provato subito una fortissima attrazione: il magenta infatti è l'esatto colore del sangue da trasfusioni, e uno dei miei problemi principali è proprio legato all'anemia per mancato assorbimento del ferro.
Insomma, ho preso volentieri la fiala, ma come avrei fatto a indossarla? 

Con singolare spudoratezza mi sono rivolta a Dolcezze di Mamma, che è sempre a caccia di nuove sfide, e le ho mandato una foto della fiala e le sue dimensioni.
Con gentilezza e velocità davvero impagabili Dolcezze ha risposto, ed ecco il risultato della sua arte, davvero notevole secondo me:

La collana di lana, come insisto a chiamarla, è in lana bordeaux e nero-magenta, la stoffa è bordeaux. E adesso ho ben DUE collane portafiala che si intonano magnificamente alla mia fiala magenta - e una buona scelta del colore immagino sia davvero importante nella CROMOterapia. Al momento però uso solo quella di lana, che è stata universalmente ritenuta più invernale.
Ci credo, alla cromoterapia? Non lo so e non mi interessa, ma astucci e fiale sono il risultato del lavoro di due persone che si sono preoccupate per me quanto bastava per procurarmi tutto ciò. Che cosa posso chiedere di più?

lunedì 14 gennaio 2019

Passatempi all'ospedale, ovvero "Qual è la vostra perversione?"

L'ospedale di Careggi è considerato una eccellenza a livello nazionale.
Tuttavia la biblioteca per i pazienti non è a questo livello.

Come tanti altri reparti ospedalieri, anche quello che mi ospita ha un paio di scaffali dedicati ai libri che i degenti o i loro amici lasciano in libera lettura. Sono lì, disposti alla rinfusa e  senza etichettatura: chi vuole va e lascia, chi vuole va e prende per leggere. 
Sono capitata per caso in quella stanza uno dei primi giorni, durante un giretto casuale fatto al solo scopo di muovermi un po'. Ci sono ritornata qualche giorno dopo, ho scorso distrattamente i titoli e ho arraffato un paio di titoli (tra i quali un Nero Wolfe che non avevo e che tornerà a casa con me).
Poi ci sono ritornata tre giorni fa in cerca di nuove letture e mi sono soffermata a guardare quel groviglio libresco in doppia fila. Senza che nemmeno me ne rendessi conto le mie mani hanno raggruppato la decina di libri di Danielle Steel e l'hanno riposti in un palchetto a parte.
Ho continuato a guardare.
Basterebbe fare una rozza divisione per argomenti, mi  dico: gialli, sport, umoristica, narrativa italiana e straniera.... spostando ciò che non era narrativa nello scaffale vicino, che era già strutturato in quel senso...
La mattina dopo, armata di guanti di lattice, mi sono fatta staccare la flebo e sono tornata là dentro.
Ho iniziato così quello che senz'altro potrà essere contato come il lavoro più inutile della mia vita; ma che ci posso fare se riordinare libri mi rilassa? È sempre stato così e sempre così sarà.
Appunto la cosa per rallegrare chi passa di qua - infatti, davvero non so perché, chiunque me lo sente raccontare scoppia a ridere pazzamente e non la smette più.
Aggiungo che i medici l'hanno trovato un buon segno: secondo loro, se mi occupo di qualcosa che va oltre la stretta sopravvivenza e ritorno alle mie consuete perversioni* è segno che il mio quadro clinico è in netto miglioramento. 
Personalmente sono d'accordo, e se da una parte mentre traffico con i libri mi sento decisamente idiota, dall'altra c'è il senso di conforto che mi dà il rientrare finalmente nella mia pelle.

*naturalmente non si sono espressi così, è solo una mia libera traduzione delle loro parole

martedì 8 gennaio 2019

Memorie di una acciughina debole e stressata

Le specie di pesce azzurro sono in realtà molto più numerose. Qui ad esempio mancano pesce sciabola, sugarello, tonnetto, tonno, pesce spada, ricciola, cefalo, aringa e altri
La notte dell'Epifania del 2017 qualcosa nel mio - fino a quel momento - fedele ed affidabile metabolismo si spezzò, e l'ernia ombelicale decise di strozzarsi. Non lo sapevo ma era l'inizio di una nuova vita, qualcosa di molto simile alla carta dei Tarocchi col crollo della Torre - quella che Rowling utilizza come base per raccontare la morte di Silente, per intendersi: una brusca fine che porta a un nuovo inizio.
La fase in verità rischiò seriamente di essere solo una brusca fine, ma al termine dell'intervento, che la chirurga definì "importante" agli amici che avevano ansiosamente aspettato per più di due ore, si poteva ragionevolmente supporre che oltre alla brusca fine ci sarebbe stato anche il nuovo inizio.
L'inizio della convalescenza fu un piacere: ogni giorno un pendaglio in meno e una nuova conquista in più: riprendere a bere, stare in piedi, camminare, vedere le flebo via via sostituite da pasticche...
Persi qualche chilo, naturalmente. Molti di più ne persi quando ripresi a mangiare, perché non mangiavo quasi niente: il mio leggendario appetito sembrava avermi abbandonato. Ho un ricordo vagamente allucinato di me che mi sforzavo di mandare giù una matassina di quaranta grammi quaranta di tagliatelline come unica componente del pasto e di un paio di giorni in cui il mio stomaco rifiutò con decisione di avere a che fare con qualsiasi cosa che non fossero cucchiaini di miele (neanche tanti), per non parlare delle crisi di rigetto che mi davano il pane (davvero inconcepibile) e la carne arrosto (inconcepibile perfino al di là dell'inconcepibile).
In queste condizioni non mi meravigliai certo nello scoprire che continuavo a dimagrire: con quattrocento calorie al giorno chiunque dimagrisce, anche facendo una vita molto sedentaria, e le brusche esortazioni dei medici del tipo lei deve mangiare delle belle bistecche! non miglioravano granché la situazione.
Per la prima volta in vita mia avvertii una certa solidarietà con quelle a me estranissime creature  nomate "anoressici" quando si lamentavano che dirgli "devi mangiare" non li aiutava più di tanto  perché non era una questione collegata solo alla loro volontà.
Per la prima volta mi resi conto di quanto irritanti, offensive e arroganti fossero quelle stupidissime pubblicità sulla prova costume. E perché dovrei aver paura della prova costume, anche se peso quanto mi pare? Chi l'ha detto e stabilito che devo dimagrire? COME OSATE intasare la mia rispettabile casella di posta elettronica con la pubblicità dei vostri insulsissimi prodotti e "metodi" che a memoria d'uomo e di donna non hanno mai fatto dimagrire alcuno? E perché siete convinti che l'unico scopo della mia vita sia dimagrire e incrementare le dimensioni del mio pene*? Soprattutto, cosa ne sapete, VOI, di come si dimagrisce, cosa vuol dire dimagrire e com'è complicato a volte tutto il meccanismo?

La rabbia contro i venditori di improbabili creme e tisane dimagranti non mi passò, ma piano piano l'appetito tornò. Non mangiavo proprio come ai vecchi tempi, ma più che abbastanza per mantenermi dignitosamente in vita. Anzi, cominciavo a trovare divertente il fatto di cercare di mettere più olio nell'insalata, più burro e marmellata sul pane, più condimento sulla pasta.
I vestiti smisero di tirarmi, cominciarono a piombarmi addosso in modo fantastico... poi arrivò l'era delle spille da balia per sostenermi le gonne in vita. Mi muovevo con ritrovata agilità, accavallavo le gambe senza problemi, passavo quasi dappertutto...
Non c'erano particolari problemi di guardaroba: un look di tipo molto ammantato come il mio sfidava il tempo e le taglie e anche gli sbalzi di qualche decina di chili. Io però mi sentivo un po' spaesata: cambiare tre o quattro taglie in pochi mesi è traumatico, ho scoperto. Ci sono difficoltà spaziali e di bilanciamento difficili da spiegare (e perfino da capire), come se quel nuovo corpo ti appartenesse solo fino a un certo punto.
Dopo essermi vista come una persona tutto sommato di stazza media, a dispetto di tutte le apparenze fenomeniche, adesso che la mia stazza era rientrata davvero nella media avevo dei problemi abbastanza seri con la mia immagine allo specchio.

Tutte queste sono cose che si superano, naturalmente. Il mio problema fu che continuai a dimagrire a dispetto dei vassoietti di noccioline, delle stecche di croccante alle nocciole e dei pasticcini di mandorle (tre cose che non avrei ancora dovuto mangiare, ma nessuno me lo aveva detto né alcun medico pensò ad assegnarmi un nutrizionista vero nonostante le mie ripetute richieste. In compenso ero circondata da uno sciame di nutrizionisti fai-da-te che niente riusciva a chetare).
In vari modi la situazione crollò, letteralmente, fino ai 48 chili: praticamente ero diventata un mucchietto di ossa con la pelle intorno, ed evitavo con ogni cura gli specchi.  Una acciughina dall'aria molto malinconica e sbattuta. Per accavallare le gambe dovevo aiutarmi sollevandole, e quanto ai passaggi, lì davvero non c'erano problemi: purché ci passasse una lama di coltello ci passavo anch'io. Ma il fondo dell'abisso mi resi conto di averlo toccato solo il giorno in cui mi sorpresi a guardare con un certo interesse lo scaffale dei reggiseni imbottiti - proprio io, che a partire dai tredici anni non avevo mai avuto il minimo problema a riempire qualsiasi scollatura e anzi potevo sfoggiare scolli virtuosissimi con la felice consapevolezza che la bellezza e morbidezza della carne ivi contenuta apparisse chiaramente senza dover ricorrere ad alcun espediente artificiale.
Poi qualcuno si rese infine conto che avevo una sindrome di mal assorbimento del cibo.

Al momento la situazione è in via di miglioramento. Continuo a non avere una diagnosi né una cura specifica, e dall'inizio di Settembre non ho ancora avuto il bene di toccare una cattedra di scuola, ma sono tornata sui sessanta chili - che considero di gran lunga troppo pochi, ne voglio almeno una decina in più, ma insomma ci si può convivere e anche portarci su un po' di biancheria adatta.
Aspetto con fiducia che i medici procedano nel loro lavoro, porto pazienza (anche perché non ho alternative) e guardo con fiducia il futuro. I chili torneranno, si spera, e magari, ora che da acciughina sono passata al grado di sardina, magari riuscirò almeno a diventare sgombro o addirittura tonnetto.

*un classico della mia casella postale, mai capito perché.

giovedì 3 gennaio 2019

Memorie di una signora che è stata a lungo di corporatura tradizionale

Peter Paul Rubens - Venere allo specchio (collezione privata)

Da piccola ero una falsa magra, più avanti mi trasformai in una autentica grassa e più avanti ancora, negli anni più recenti, ero entrata a pieno titolo nel numero degli obesi.
Ad epoche varie hanno corrisposto pesi diversi, con una sorta di aumento progressivo: fino a trent'anni e passa ero una ragazza piacevolmente abbondante, di curve morbide e generose, forse un po' troppo pesa per gli standard dell'epoca ma tutt'altro che improponibile. Un anno di pillola mi piazzò tra le persone francamente grasse (di corporatura tradizionale, per dirla con Precious Ramotswe, che è un personaggio cui mi sento molto vicina) e l'anemia quindici anni dopo mi portò a fare il definitivo salto di qualità oltrepassando il quintale*.
C'era di mezzo qualche problema di metabolismo, naturalmente, mai ben identificato (e questo vale soprattutto per il tempo dalla pillola in poi); c'entrava una forte eredità familiare da parte del ramo paterno. C'entrava forse anche una certa ansia continua che sentivo in famiglia vivendo sotto l'impressione di un esame mai ben superato.
Di sicuro c'era di mezzo un vivace appetito: ho sempre seguito una dieta abbondante che comprendeva un po' di tutto (o meglio molto di tutto) e non ero carente di alcun principio nutritivo, grazie anche al fatto che non ho quasi mai cercato di seguire una dieta, anche se in certi periodi facevo più movimento. Di sicuro non mi sono mai comportata in modo da far pensare che volessi scusarmi di essere grassa, così come non parlavo mai di diete e di sovrappeso. A dirla tutta li trovavo argomenti spaventosamente  noiosi e deplorevoli indizi di limitazione mentale nelle femmine - vivaddio, i maschi ne parlano assai più raramente, anche se sono capacissimi lo stesso di avere una conversazione di una noia allucinante, all'occorrenza.
Sviluppai uno stile di abbigliamento molto personale (che a volte rendeva necessario l'intervento di sarti o di abbigliamento straniero: celebre il mio mantello alla Darth Fender e le mie camicie cinesi a dragoni, ma vorrei ricordare anche le mie lunghe gonne a balze e le sottogonne col bordo di pizzo sangallo, dove la mia nonna paterna si impegnò a lungo. La regola base comunque era che l'insieme doveva risultare sontuoso e andava usata molta più stoffa del necessario.
C'erano dei vantaggi, naturalmente, e imparai a sfruttarli: un bel passo deciso, una presenza con una sua imponenza, e una notevole forza fisica - perché sotto lo strato di lardo c'era un robusto strato di muscoli che mi permetteva di affrontare con disinvoltura sforzi notevoli, e abbondanti riserve che mi rendevano agevole saltare uno o anche due pasti all'occorrenza - un bel viso liscio e ben colorito, pronto al sorriso e spesso assai gradito per questo agli alunni.
Negli ultimi anni c'erano anche degli inconvenienti, naturalmente: ad esempio dover evitare certi passaggi perché, appunto,  non ci sarei passata, o le gambe che non sempre era possibile accavallare. Ma per tutti questi anni in cuor mio non sono mai stata veramente "grassa": per strano che possa sembrare la mia anima era snella, solo un po' tondeggiante ma appena appena, e qualche volta guardandomi allo specchio ero sorpresa (ebbene sì, talvolta spiacevolmente sorpresa). Credo di essermi sempre considerata una persona di corporatura normalissima che al momento era un po' appesantita.

Adesso ricordo quei tempi felici come l'età dell'oro.


*non era colpa dell'anemia, naturalmente, anche se mentre ancora non sapevo di averla mi rendevo conto che mangiavo troppo perfino per i miei standard. Diciamo comunque che le due cose sono piuttosto legate sul piano cronologico.

giovedì 27 dicembre 2018

Haeretica - Le avventure di Lady Murasaki nello stravagante e orrido Mondo dei Nutrizionisti


Va da sé che fare il nutrizionista può essere un lavoro rispettabile come qualsiasi altro: ho la massima stima&considerazione per i nutrizionisti che ho incontrato nelle mie varie peregrinazioni ospedaliere: gente seria, assai disponibile all'ascolto, impegnatissima nel calcolo delle calorie necessarie per permettermi letteralmente di arrivare a fine mese e preoccupata di nutricarmi nei modi più opportuni per le mie balorde condizioni fisiche, mentalmente flessibili, ragionevoli e ben preparati.
Ho anche trovato un nutrizionista all'apparenza assai affidabile e informato su YouTube, dai cui video ho imparato un sacco di cose, soprattutto sulle numerose zone di dubbio, di incertezza e di evoluzione che la disciplina comporta.
Quelli che mi preoccupano e mi inorridiscono sono l'infinità di nutrizionisti fai-da-te che imperversa nella nostra bella penisola e di cui Internet ospita solo la punta dell'iceberg, e forse nemmeno la più pericolosa.
Il punto è che diventiamo un paese di settanta milioni di allenatori della Nazionale solo in tempo di mondiali di calcio, e i nostri settanta milioni di Grandi Economisti sbucano fuori soprattutto in tempo di Documento di Programmazione Finanziaria, in Autunno, mentre i settanta milioni di nutrizionisti non conoscono pause né ferie né stagioni morte: Essi sono sempre fra noi, lo sguardo vagamente lupestre e assai fanatico, poche e non immutabili certezze e una determinazione davvero degna di miglior causa, soprattutto se gli sveli (o non puoi nascondergli di avere) qualche problema legato all'alimentazione, fosse pure un modestissimo diabete da gravidanza.
Immaginatevi una poveretta afflitta da un malassorbimento nutrizionale come me.
Quelli che ti annunciano trionfanti l'uscita di una nuova linea di prodotti senza glutine suggerendomi di adottarla quanto prima.
"Grazie, ma non ho nessun problema legato al glutine"
Ma il glutine è sempre e comunque un fattore di irritazione!
"Ma quando mai?"
Niente, è stato stabilito che la mancanza di glutine non può che migliorare la mia vita.
Poi ci sono quelli che ti spiegano che devi assolutamente prendere latte e formaggi senza lattosio.
"Non ho alcun problema col lattosio. Si sono raccomandati che prenda il latte parzialmente scremato, ma è quello che ho sempre preso comunque".
Ma, ahimé, anche il lattosio è un fattore universalmente riconosciuto come irritante. Non solo, ma ci sono quelli convinti che il latte vada evitato in qualsiasi forma e quelli sicuri che vadano evitati i formaggi in quanto "prodotti artificiali" (e infatti contano poche decine di migliaia di anni di tradizione, nella lavorazione. Eccheccazzo, anche Polifemo faceva il formaggio!).
Poi c'è il povero burro, ingiustamente calunniato da decenni. E siamo d'accordo che, passati i trent'anni, il burro mooolto abbrustolito ti ritorna in mente e in gola a giornate intere, ma un garbato soffritto di burro e olio extravergine di oliva ingentilisce gran copia di piatti e un garbato strato di burro fresco sul pane rallieta di sé miele, marmellata, salmone e sandwich al roastbeef e ai cetrioli.
E che dire di chi ti offre trionfante dolci senza uova, latte né burro né panna né zucchero (non sempre, ammettiamolo, di bontà sopraffina al palato) ma fatti con amido di mais (che se non è zucchero diciamo che ci somiglia assai assai), latte e panna di soia, olio di semi e uno strano impasto burroso di semi di zucca e di girasole tritati?
Non parlerò delle povere uova, autentici frutti del demonio secondo alcuni:
Come PUOI mangiare due uova a colazione? Fanno malissimo e sono piene di colesterolo! 
"Il mio colesterolo è regolarissimo, e comunque le uova non c'entrano un accidente col colesterolo, così come non c'entra l'alimentazione. In compenso la mia albumina fa veramente pena, e si sono raccomandati che mangi molte uova". 
Ma è PERICOLOSO! Le uova andrebbero evitate con tutte le nostre forze! Fanno terribilmente male!
E sorvolerò sulla povera carne rossa (particolarmente sul maiale) che in teoria andrebbe mangiata a dosi omeopatiche (e che mi sta perfino stufando un po', visto che me ne vorrebbero dare a dosi industriali e io, per quanto carnivora, non sono un lupo anche se a volte mi sento una tigre (quanto a umore, non certo per la forza e la vitalità che caratterizzano da sempre questo nobile e striato animale).

D'accordo, in questo periodo mi sto barcamenando con un regime alimentare davvero un po' particolare e un treno diverso ogni settimana nel tentativo di capire come funziona la mia complessa interiorità, e devo lottare per ogni singola porzione di verdura. Ma almeno sono malata e lo so, non mi impongo strane limitazioni senza motivazioni mediche solo perché qualcuno si è svegliato ieri e ha proclamato che i cavolini di Bruxelles sono il demonio mentre l'insalata belga è il Santo Graal della nutrizione.

(N.B.: nessun alimento è stato maltrattato o vilipeso durante la elaborazione di questo post, tranne il latte di soia che ai miei occhi esiste solo per essere insultato. Sono comunque disposta a scusarmi con lui, ove necessario).

giovedì 20 dicembre 2018

Luma Liebster Award - insomma, un po' di autodomande


Sull'eccellente blog di CineCivetta è apparsa la risposta alla nomina del LumaLiebster Award, ricco di effetti grafici e che consiglio a tutti di andare a leggere: 
In più, in questo periodo la mia civetta preferita sta scodellando un bellissimo calendario dell'Avvento a sfondo cinematografico natalizio, che ugualmente consiglio a tutti di andare a guardarsi.
Detto questo, nessuno mi ha nominato ma le domande mi sono piaciute e così ho deciso di rispondere, per vedere di inaugurare una nuova fase del blog e della mia vita, magari piantandola di allietare tutti con le mie vicissitudini mediche e sperando di riprendere prima o poi di parlare di SCUOLA, che in teoria dovrebbe essere l'argomento portante di questo diario.

1) Ti chiedo di mettere in ordine di preferenza i seguenti nove medium espressivi che butto là in ordine sparso: romanzo, poesia, cinema, fumetto, fotografia, pittura, televisione, musica, illustrazione

Musica, prima di tutto: mi piace tutta, dai canti gregoriani all'hard rock. Poi i romanzi, che raccontano tante belle storie e i fumetti di vario tipo, specie quando raccontano una bella storia ma anche le strisce. Asterix, molti manga, Sandman, un po' di graphic novel, Jeff Hawke... 
Seguono la pittura, l'illustrazione, la televisione e ultimissima la fotografia, di cui farei pure comodamente a meno.

2) Chi è il tuo ideale di donna/uomo (un nome di un personaggio riconoscibile da tutti, il tuo vicino/a di casa non vale)? 

Prima di tutto Char Aznable della Cometa Rossa nelle prime dieci puntate di Gundam


 poi Fritz Arken di Danguard e Capitan Harlock



Anche Richard Armitage e Martin Freeman



3) Se non avessi intrapreso la strada del blogging a quale altro hobby pensi avresti dedicato l'equivalente del tempo?

Lettura, musica, forse qualche passeggiata in più. Nulla di particolare, insomma, rispetto a quel che faccio di solito.

4) Col senno di poi... hai scelto la strada giusta nel tuo percorso di istruzione scolastica (superiori, università, specializzazioni) o cambieresti qualcosa?

Ah, saperlo, saperlo... Mi sono fatta iscrivere come un pacco al liceo classico ma lì ho avuto una fortuna sfacciata con certi insegnanti e i compagni di classe. All'università mi sono laureata in latino medioevale e più avanti diplomata in archivistica. Ho cercato più volte di diventare bibliotecaria, ma non sono mai riuscita a superare un concorso che fosse uno, nonostante la diligenza con cui mi preparavo. Infine mi sono ritrovata in cattedra alla scuola media e con grande sorpresa ho scoperto che era un lavoro adatto a me - insomma, in qualche modo devo aver azzeccato un percorso giusto, visto che funzionavo benino anche come archivista..

Tuttavia c'è una parte di me che sogna tuttora un passato di studi per contabile,  visto che maneggiare i soldi degli altri mi piace, anche se non mi interessa minimamente intascarli.

5) Sei un/una amante della vita sedentaria? Un/una amante della vita nomade? Un sedentario/a costretto/a al nomadismo? O un/una nomade costretto/a alla vita sedentaria?

Amante della vita sedentaria? Io SONO la personificazione vivente della vita sedentarissima! 


6) Domanda strettamente legata alla precedente: Ti senti radicato alla tua terra d'origine o piuttosto un/una apolide?  

"radicata" non rende l'idea, è una parola troppo blanda: io vivo abbarbicata alla mia terra e già accettare per biechi motivi economici di lasciare Firenze per Lungacque (addirittura venti chilometri!) mi ha mandato discretamente in crisi. È uno dei motivi per cui simpatizzo tanto con i migranti, italiani compresi.


7) Sempre sulla stessa onda: Il mio amatissimo Rilke (il poeta) diceva che seppure di origine praghese e di cultura tedesca, la sua patria spirituale era la Russia. Tu ti riconosci una patria spirituale? 

Inghilterra, senza dubbio - e anche la Svezia. Sto soffrendo molto per la Brexit proprio perché la vivo come uno schiaffo e un tradimento.


8) Tendi ad amare di più: La natura? Le cose vecchie/antiche? Le cose moderne? Per la cronaca, si tratta di una divisione in tre tipi di essenze umane (naturale, classica, moderna) appartenente a una particolare scuola psicologica. 

Della natura fondamentalmente me ne frego, anche se appoggio con passione tutte le cause ambientaliste. Le cose moderne non mi dispiacciono affatto e, naturalmente, apprezzo molto anche le cose antiche (e i romanzi storici fatti bene)


9) Ora una domanda facile facile, su qualcosa che pare molto d'attualità: qual è il tuo decennio preferito (da te vissuto direttamente o anche solo per via indiretta)?

Gli anni 80 perché ero giovane e bella e mi piaceva quasi ogni canzone che usciva dalla radio. 


10) Collezioni qualcosa (francobolli, farfalle, cartoline, ecc.)? 

Ho una modesta raccolta di draghi e di immagini di gatti (ma tengo in casa anche due splendide gatte nere ben vive, mentre purtroppo non ho alcun drago). 


11) Hai o hai avuto una tua enciclopedia preferita?

Wikipedia, eccellente per preparare gli approfondimenti di Geografia e anche quelli sulle istituzioni.