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domenica 29 giugno 2025

Guerra o pace?

Ci dicono che da quest'anno abbiamo una nuova giornata internazionale dedicata al gatto, e si festeggia il 24 Giugno
Ultimo collegio docenti dell'anno. Difficile descrivere la situazione termica senza ricorrere alle solite banali metafore a base di pentole a vapore, bollitori e saune; ma questo è un blog senza pretese letterarie e basta farsi capire: diciamo che nella vallata ove St. Mary Mead si distende con grazia sinuosa la temperatura è alta, l'umidità è notevole e il sole del tardo pomeriggio che brilla in un bel cielo azzurro e senza nubi contribuisce assai al disagio collettivo, validamente aiutato dall'edificio anni 60 del tutto privo di isolamenti termici, con l'unico pallido soccorso di una modesta ventola al soffitto. Qualche saggio insegnante si è comunque munito di un ventaglio. Non io, che notoriamente nel blasone di famiglia non ho una volpe. 
Ventaglio o meno, tutti comunque grondiamo dignitosamente augurandoci che il tormento sia breve.
Il primo, avvincente argomento all'ordine del giorno è la confezione del diario scolastico della scuola. Arte infatti si è messa in testa di far preparare agli alunni di elementari e medie un diario di scuola con apposita copertina che ospiti disegni degli alunni, ma a fine anno si è accorta che non avrebbe fatto in tempo, anche perché soltanto qualche settimana fa si è accorta che sarebbe stato opportuno preparare due diversi diari, uno per le elementari e uno per le medie. 
Il tema dei disegni, che nell'anno appena trascorso verteva sul rispetto (nobile concetto, invero, ma che ai miei occhi sprovveduti appariva piuttosto arduo da trasporre in un immagini) sarà per l'anno la gentilezza - e se disgraziatamente è vero che quest'anno entrambi i concetti, rispetto e gentilezza, si erano deplorevolmente segnalati tra gli alunni di St. Mary Mead per una carenza davvero notevole, in cuor mio ho sempre sisoettsto che a volte Arte si lasci prendere la mano da una certa qual tendenza ad indottrinare i ragazzi spiegandogli che devono essere buoni invece che cattivi e altri insegnamenti di cotal genere, che in verità non trovo eccessivamente convincenti nemmeno ora che ho raggiunto la cosiddetta età matura, ma che ricordo altresì che da ragazzina mi innescavano una colossale orticaria.
Mi sono allora voltata verso la mia vicina, la stimabile prof. Therral, e ho borbottato qualcosa sul fatto che non mi pareva bello rovesciare una colata di buoni sentimenti sugli alunni e ancor meno annegarci dentro anche gli sventurati colleghi. La prof. Therral ha convenuto che sì, forse, in effetti, l'argomento avrebbe potuto essere adeguatamente esposto in un quarto circa del tempo, dal momento che già l'anno prima il Collegio aveva autorizzato il  confezionamento di quella gran palla di diario.
Vivaddio tutto ha una fine, perfino i discorsi di Arte, e alla fine il Diario Della Scuola esce dalle nostre vite (almeno fino all'anno prossimo); poi alcune Figure di Sistema (che nonostante la terrificante definizione sono esseri umani) si alternano riferendo sobriamente in merito all'Erasmus, alla gestione dei fondi del Piano Nazionale, all'inserimento di varie tipologie di alunni, alla gestione di determinati ambienti della scuola; finché tocca alla referente di Educazione Civica, che pacatamente accenna a un paio di modifiche da fare nel curriculum, ringrazia i colleghi per quel che han fatto durante l'anno, si raccomanda che collaborino con idee e suggerimenti...
...e poi spiega che per l'anno prossimo suggeriva come tema di lavoro comune nientemeno che LA PACE, aggiungendo al tutto qualche breve e innocua parola sulla necessità di farci tutti costruttori di pace e simili - ma, davvero, lo giuro, erano davvero pochissime parole, il minimo del minimo sindacale.
E come dall'esterno vedo un pensiero prendere forma con estrema chiarezza dentro di me, e la mia mano che si alza.
Vengo invitata a parlare.
"Scusate, da quattro anni a questa parte abbiamo una nuova guerra all'anno. Non sarebbe forse più opportuno parlare di guerra?".
"Di guerra e di pace" prova a mediare una savia collega. Invano.
"No, proprio di guerra, con tutte le sue implicazioni. La guerra non è assenza di pace, è una roba completamente diversa. I ragazzi non hanno la minima idea di come funziona, e nemmeno noi la conosciamo bene. Ma è un tema importante da affrontare".
La Referente di Educazione Civica resta interdetta, ma sul momento pare a corto di argomenti per ribattere alcunché (come tutti noi, del resto, e anch'io mi domando da dove è saltato fuori quel mio improvviso sprazzo di vitalità).
"Bene, hai chiesto dei suggerimenti e questo è senza dubbio un suggerimento" osserva una collega con un certo sarcasmo nella voce. E così vengo ufficialmente ringraziata del suggerimento. E dopo si passa ai discorsi di addio delle pensionande, che quest'anno sono una vera infinità. 
Tra un  applauso e l'altro, in cuor mio  medito sugli argomenti di cui parlare: la legge marziale, le restrizioni di movimento, i problemi degli stranieri, magari con cittadinanza doppia. La propaganda. Le misure di sicurezza. I bombardamenti sulle città...
Spero che mi passi presto. Sono in vacanza, ormai, ed è chiaro che di vacanze ho estrema necessità.

lunedì 20 dicembre 2021

Diario di Natale - 18 - Natale a scuola, ovvero dei lavoretti di Natale

Giovani studenti cantano canzoni piene di buoni sentimenti. Perché è Natale.

Tutto è cominciato in modo innocuo, con una pacata osservazione fatta all'inizio del mese da Tecnologia mentre parlava con Arte.
"Sai, con la stampante in 3D abbiamo fatto un po' di decorazioni di Natale con le classi, magari potremmo appenderle all'albero".
L'albero. Il nostro piccolo e rispettabile albero che ogni anno viene allestito amorevolmente dalle custodi e ben ornato con rispettabilissime decorazioni del tipo consueto: nastri argentati, palline, quella roba lì. Un albero molto convenzionale. E io amo molto gli alberi convenzionali.
"Ottimo. Anzi, sai che ti dico? Facciano l'albero delle discipline, con decorazioni fatte da noi, con materiale riciclato! Anzi, io ho giusto un albero abbastanza grande che potrebbe andare benissimo" -  decide Arte, che è di quelli che non sono contenti se non scovano ogni giorno quaranta cose complicatissime da fare.
E infatti costei non si è limitata a sedersi in un angolo pensando compiaciuta "Ma che idea ganza ho avuto". No, ne ha anche parlato in giro. E  prima di tutto ha convinto una collega a portare a scuola il suo albero di Natale di scorta.
"Ma che ci fa quell'albero senza decori nell'ingresso?" osserva Fisica schifato "E' deprimente. A me poi gli alberi di Natale non piacciono. Li trovo deprimenti anche quando sono addobbati".
Tutti (tranne me) convengono che un albero di Natale è una roba assai deprimente, sia addobbato che non. Nessuno sembra ricordarsi che abbiamo sempre avuto un albero di Natale nell'ingresso, come quasi tutte le scuole del regno (e che tutti ne tengono uno a casa, che a Natale addobbano sì come consuetudine impone).
Macché, sembrano il Club dei Nemici dell'Albero di Natale.
Comunque, l'Albero delle Discipline, deprimente o meno che sia, è arrivato. Occorre però addobbarlo.
"Mi sembra difficile farlo per le altre discipline. Tu e Tecnologia in questo siete facilitate, ma noi di Lettere..." ho mormorato io. Che tra l'altro disapprovo le decorazioni fatte con materiale di riciclo. La decorazione di Natale ha da essere decorazione di Natale, punto. E si compra nei negozi.
Un po' di consumismo, eccheddiamine!
"Ma no, potreste partecipare anche voi, magari con delle frasi, o dei versi... Per esempio io ho dei ritagli di pelle circolari di pelle bianca, su cui con certi pennarelli si può scrivere benissimo...". Mi fa vedere le dimensioni dei ritagli di pelle circolari.
"Mhhh... mi sembrano un po' grandi per un albero. Potremmo farne un festone da appendere" pausa meditative "Per esempio potremmo metterci dei desideri legati all'Agenda 2030, come lettere a Babbo Natale...".
Da notare che Arte non ha speso una sola parola per convincermi. Ho fatto tutto da sola.
Perché anch'io sono una insegnante, e non cerco di meglio che complicarmi la vita. Soprattutto sotto Natale.

Entro in Prima e chiedo "Vi piacerebbe fare un lavoretto di Natale?". 
Mi aspetto una serie di espressioni quanto meno perplesse. Ormai sono cresciuti.. 
Invece vengo travolta da un entusiasmo assoluto.
"Evvabbé" mi dico "L'importante è contentare il cliente".
Intorno a me fervono i preparativi per piccoli solidi in cartoncino (Matematica),  piccole sagomine di Dante con su scritti versi del suddetto Dante (Lettere), piccole carte pergamenate con su scritte poesie (sempre Lettere) e non so quali altre cretinate. Qualche insegnante ha optato per delle noci - assolutamente naturali, niente da dire, con una retina dorata intorno e un laccio dorato per appenderle, e dentro un qualche pensiero edificante. Molto filologico, e pure natalizio, ho pensato intascandone una (che ho appeso al mio personale albero a casa).
"Manca Educazione Civica" osserva qualcuno. 
"No, non mancherà" garantisco io di malumore, quasi mi ci avessero costretto a forza.
Passo due ore a spiegare ai miei malcapitati alunni l'Agenda 2030, tralasciando i temi più ostili alle loro giovani orecchie. Non troppo a sorpresa la questione della salute è accolta con vivo interesse e affianca i consueti e gettonatissimi temi legati alla vita sulla terra e nell'acqua, la parità di genere e la lotta alla fame e alla povertà. Anche l'istruzione di qualità e la lotta al cambiamento climatico trovano i loro fan.
"Pensateci un po' su durante il fine settimana, e immaginate di chiedere qualcosa a Babbo Natale, oppure esprimete un desiderio. Dovete essere molto sintetici perché avrete poco spazio per scrivere".
Segue una breve discussione con Arte che per l'occasione cerca di essere taccagna: "Non me ne frega nulla se non hanno i pennarelli colorati per scrivere ma hanno quello nero in dotazione. E' Natale e io voglio dei pennarelli rossi e verdi. Li paghi la scuola. Bianco e nero per Natale non va!".
Siamo a fine anno e il bilancio è in chiusura, sono state chiuse prima di tutto le minute spese, ma in qualche modo i pennarelli saltano fuori. Del resto, due pennarelli rossi e due verdi adatti a scrivere sulla pelle costano sei euro in tutto.
Poi Arte mi porta anche una serie di pelucchi rossi ricavati da non so quale aggeggio in via di disfacimento. La prof. Casini fa all'uncinetto una luna argentata per la Leggenda dell'Albero di Natale.
Siamo una manica di idioti, mi dico sconsolata, e io sono idiota né più né meno degli altri.
Del resto è Natale, e io a Natale divento particolarmente idiota - perfino più del solito, intendo.

Lunedì mattina la Prima compone le frasi. Correggo, scarnifico, faccio fare la seconda e la terza versione. L'unica cosa che mi consola è la speranza di ricavarne un post per il Blogmas perché mi sembra importante che nel mio diario di Natale ci sia qualcosa che in qualche modo si colleghi alla scuola - dopotutto questo è un blog dedicato alla scuola, anche se in questi giorni proprio non si direbbe.
"Prof, posso parlare dell'omofobia? Io sono molto contraria". 
"Parlare contro l'omofobia è cosa buona e giusta" assicuro.
"Che cos'è l'omofobia?" chiede qualcuno.
Ed eccomi a spiegare in poche parole l'omofobia.
"Ma con che argomento la collego?"
"Numero 16, Pace e Giustizia".
Martedì mattina i ragazzi fanno la Gran Decorazione. L'organizzazione procede bene, qualcuno mette anche piccoli disegnini o cornicine. I pelucchi vengono coscienziosamente annodati. I ragazzi si divertono molto e questo mi è di gran conforto.
Alla fine contemplo il risultato. 
Abbiamo una ardente critica dell'omofobia perché "l'amore diverso non è poi tanto diverso". Tre richieste per la parità di genere, una delle quali di un maschio che sostiene che non è giusto che le donne abbiano meno diritti degli uomini (che mi sembra una buona sintesi).
Qualcuno si preoccupa per i delfini e le foche, un altro osserva che "non è bello vedere la gente morire di fame", altri ritengono che sia importante lottare contro la povertà perché se girano più soldi il mondo funziona meglio, qualcuno si commuove per i cuccioli maltrattati, taluni hanno a cuore la sorte dei boschi e delle foreste, altri sostengono che non è giusto che alcuni siano troppo poveri e altri troppo ricchi o che qualcuno sia preso in giro perché è povero.
Vado a prendere un po' di spago (nuovo, non riciclato) dai custodi e appendo il festone di pelle bianca con decorazioni rosse e verdi mentre la classe è a lezione di Musica.
Una sfilata di buoni sentimenti molto politically correct. Fa un bell'effetto ed è tutta roba scritta da loro. In cuor mio penso che è molto più significativa di qualche verso di Dante scritto su sagome di Dante in cartoncino, ma non lo direi nemmeno sotto tortura.
I miei due preferiti, quello sull'omofobia e quello su chi ha troppo e chi troppo poco, li appendo invece all'Albero delle Materie. 
E questa è di gran lunga la cosa più idiota che ho fatto da quando insegno, ma in fondo fare cose idiote non mi è mai dispiaciuto, e dunque...
blogmas 2021 creato da lacreativeroom.com

giovedì 17 giugno 2021

Cronache dagli Esami che quest'anno son di nuovo Esami - La consegna dell'Elaborato

la prof. Murasaki davanti al computer, in ansiosa attesa dell'arrivo degli Elaborati
(Il disegno è di Monokubo)

Quest'anno il Ministero dell'Istruzione, pace all'anima sua, si è mosso con un certo anticipo rispetto all'anno scorso e, stabilito che a fine inverno eravamo ancora in mezzo al guado e nessuno poteva ragionevolmente prevedere di che morte si sarebbe andati a morire (non solo in senso metaforico) di lì a Giugno, ha fatto una Ordinanza Ministeriale che prevedeva sì un esame in presenza (con possibilità di trasformarlo in esame da remoto qualora le circostanze lo consigliassero) ma senza scritti e col solito tormentone dell'elaborato, che se non altro quest'anno è stato definito con un po' più di precisione rispetto all'anno scorso.  
E dunque niente scritti.
E sì, d'accordo, adesso siamo buoni tutti a dire che gli scritti si potevano benissimo fare perché la scuola era vuota e quindi gli alunni di ogni classe avrebbero potuto agevolmente occupare due e financo tre aule in totale sicurezza (specie dopo che per tutto l'anno ne avevano occupata una sola, e ufficialmente sempre in perfette condizioni di sicurezza)- ma posso anche capire che nessuno se la sia sentita di rischiare. Resta il fatto che, in assenza di una prova scritta, talune classi e taluni alunni corre voce si siano alquanto rilassati a Matematica e a Lingue, e pure a Grammatica Italiana.
Che ci vuoi fare? Sono i casi della vita.
Comunque, due giorni dopo l'arrivo dell'Ordinanza la scuola ha partorito la circolare, che in sintesi riproponeva ampi passi scelti dell'Ordinanza, e ce l'ha trasmessa.
E nella Circolare era scritto chiaramente che la Tematica dell'elaborato consentiva l'impiego di conoscenze, abilità e competenze acquisite sia nell'ambito del percorso di studi, sia in contesti di vita personale, in una logica di integrazione tra gli apprendimenti ovvero la possibilità per gli alunni di trattare nell'Elaborato della loro vita e dei loro interessi, come del resto si è sempre fatto, almeno da quando insegno.
Dopo di che si sono visti insegnanti lamentarsi perché "Ahimé, Eriberto vuol portare il ciclismo e non c'è niente in letteratura italiana che parli di ciclismo, e la Preside ai Consigli di Classe è stata tassativa nel dire che negli elaborati possono portare solo cose fatte in classe" e "Hedwig porta il Calcio come tematica ma le ho detto che per Scienze Motorie non può parlarne perché non lo facciamo in classe, e allora dice che parlerà dello stretching", il tutto non solo rendendo grande onore alla flessibilità mentale della nostra categoria, ma dimostrando pure di non saper leggere quel che gli viene scritto né ascoltare quel che gli viene detto, visto che l'attuale DS ci avrà anche i suoi limiti, come tutti, ma non l'abbiamo mai vista contraddire le sue medesime circolari, e quanto al tema dell'inclusività certo non ha fallato per mancanza di disponibilità, vuoi con pensieri e parole e vuoi con atti.

E dunque, stabilito che nell'Elaborato i ragazzi possono occuparsi di quel che più gli interessa e infilarci tutto ciò di cui li punge vaghezza, ed essendo noi stati esortati apertamente a suggerirgli, caso mai gliene venissero a mancare, soluzioni creative e spregiudicate per infilare nella tematica le varie materie, la palla passava a loro.
Da brava coordinatrice ho dunque aperto una classroom dedicata agli esami della Terza Brillante, con brani scelti della circolare, uno spazio sia per le Tematiche, con tanto di scadenza di consegna (il 7 Maggio) sia per gli elaborati, anche lì con scadenza di consegna (il 7 Giugno). E le scadenze non me le sono cavate dalla testa, bensì erano prese pari pari dall'Ordinanza.
E qui sono cominciati i problemi: come ho più volte sviolinato, la Terza Brillante è una classe seria, brava, industriosa, con tanto di aureola sulla testa. Però, alla fine, è una classe di esseri umani. E quale Essere Umano a scuola va in anticipo sulle consegne?
Sì, qualcuno c'è. Non all'esame, per quanto mi risulta. E comunque son casi piuttosto rari.
Passavano le settimane e tutte le volte che li vedevo chiedevo "Come va con le vostre tematiche?" ma non è che ne veniva fuori granché. 
Così un bel giorno li ho presi (metaforicamente) per le orecchie e ho detto "Sputa fuori la tua tematica, caro, ché davvero è tempo di farlo" e tutti hanno cominciato a farfugliare qualcosa di indistinto, e insomma pian piano le tematiche sono arrivate. Non proprio per il 7 Maggio, ma insomma verso il 10 tutti avevano almeno spedito un titolo, e due terzi mi avevano anche mandato quel che chiamo "l'albero", ovvero i collegamenti con le varie materie.
Ai tempi dell'esame normale, quello in presenza, cosa dire al colloquio dell'esame per me era una questione che riguardava principalmente loro, e non me. Ci sono coordinatori molto pressanti che insistono per sapere tutto prima, ma io mi sono sempre limitata a qualche domanda distratta e a dire che se volevano che dessi un occhiata a eventuali testi ero lì disponibilissima. Qualcuno me li mandava, qualcuno no, e per me non era un problema. Altri insistevano per sapere tutto, e ho avuto notizia anche di chi faceva incontri pomeridiani per risentire i percorsi e addirittura i colloqui, che era un bel lavoraccio. Io ho sempre preferito non immischiarmi, non intervenire, non interferire, non condizionare, non influenzare, limitandomi a rispondere se interrogata. Altrettanto facevo con gli insegnanti della classe che coordinavo: ognuno gestisse la sua materia come meglio credeva.
"E se poi facevano male?".
Gli servirà come utile insegnamento per il futuro, sostenevo.
"E se poi non viene un lavoro coordinato?".
"La legge non ci chiede un lavoro coordinato, per il colloquio. La legge dice che anche argomenti collegati in modo estemporaneo, ad esempio dal fatto che interessano all'alunno, vanno benissimo, rispondevo io.
Arrivata all'esame, non mi preoccupavo tanto della mia reputazione ma del loro risultato: per la prima volta potevano lavorare in autonomia, e io mi limitavo a guardare il risultato, col sacchetto di pop corn in mano da sgranocchiare.
Tra l'altro, gli esami delle medie sono senza rete: una volta ammessi, gli alunni passano quasi in automatico, e caso mai non passassero sarebbe perché han dimostrato di non aver cavato un ragno dal buco in tre anni, non certo perché il colloquio orale non era ben coordinato.

Quest'anno però mi sono dovuta impicciare ben di più, e pure assistere in diretta alle risposte dei colleghi sulla classroom. Era le Legge che me lo chiedeva, e alla Legge si deve obbedire. Inoltre, per quanto i ragazzi fossero vieppiù senza rete, stavano facendo da cavie a qualcosa di abbastanza nuovo.
E il problema, infatti era  che, essendo il tutto abbastanza nuovo, noi stessi insegnanti ci si orizzontava alla meno peggio. E che sarà del cieco se si piglia per guida un altro cieco? Il capitombolo nel burrone era dietro l'angolo ma in qualche modo tutti dovevamo attivamente coniugare il verbo "arrangiarci".
Comunque diciamo che a metà Giugno, dopo una risciacquata in piena regola, gli alberi c'erano tutti al gran completo.
Mi aspettavo, a quel punto, un lento stillicidio di elaborati, frammenti di elaborato, pezzetti di elaborato. Certo, ogni tanto qualche alunno mi scriveva chiedendo se mi andava bene questo o quest'altro e sottoponendomi testi, ma solo per le mie materie.
Arrivata al 3 Giugno ho cominciato a guardare male la classroom. Nel pomeriggio ho scritto un avviso ricordando che la scadenza del 7 Giugno non se l'era inventata la scuola, ma era proprio scritta nell'ordinanza ministeriale. Insomma, dura lex sed lex.
La mattina del 4 Giugno ho detto (più o meno) che si sbrigassero a mandare quei cazzi di elaborati una volta per tutte. Ed era Venerdì.
Sabato mattina ho mandato un garbato avviso. 
E poi sono rimasta col computer aperto e la classroom in bella vista, e ogni poco passavo a controllare.
E hanno cominciato ad arrivare gli elaborati. Uno, due, tre... Domenica sera (6 Giugno) erano un bel gruppetto. La mattina del 7 ho guardato la posta e ce n'erano altri. Nel pomeriggio, stessa trafila. Alle undici, quando ho spento il computer, ne mancavano però DUE.
A tutti, via via che arrivava l'elaborato, mandavo una letterina di ricevuta con le iconcine dello champagne stappato, del brindisi, dei fuochi artificiali e dei festeggiamenti, dopo aver controllato se c'era tutto. Perché durante l'anno, a volte, era capitato che spedissero ma che non arrivasse niente, o arrivasse metà roba.
E infatti  anche stavolta una povera fanciulla durante il trasferimento ha visto le sue belle slide preparate con gran cura arrivare completamente scomposte, finché qualcuno non le ha suggerito di spedire con un altro dispositivo. Dopodiché ho potuto mandare anche a lei debita ricevuta, insieme all'invito a mangiarsi una grossa fetta di torta perché esperienze di quel tipo sono sempre molto stressanti.

La mattina dell'8 ho visto che erano arrivati anche gli ultimi due elaborati MA che l'ultimissimo, spedito alle due e mezzo di notte (!) era composto da... quattro slide.
Panico, telefonata alla responsabile digitale, mail all'infelice alunno... che mi ha scritto affranto che aveva fatto l'elaborato sul computer di suo padre ma che adesso la piattaforma non lo voleva.
Il poverino ha quindi passato una giornata infernale a tentare e ritentare, finché alla fine la piattaforma si è decisa ad accettare il suo lavoro dopo una serie di manovre piuttosto complicate.

Ecco, questa parte dell'esame non mi è proprio piaciuta, perché qualche problema è inevitabile che salti fuori quando più di venti esseri umani devono inderogabilmente spedire qualcosa: quasi sempre la piattaforma, il registro, la casella postale, il collegamento o la banda fanno i capricci, e qualche sfigato che finisce invocando un trapianto di fegato perché il suo suo ormai se l'è mangiato tutto c'è sempre - e la povera coordinatrice soffre con lui/lei (e le famiglie pure, immagino).
E quando l'ultimo allegato dell'ultimo alunno è infine arrivato, seppur diviso in quattordici piccoli file, mi sono sentita molto sollevata e mi è parso di aver concluso un lavoro assai faticoso - anche se io, in effetti, non avevo fatto altro che guardare il computer con gli occhi ansiosi come il gattone del bel disegno di Monokubo che apre questo post.
Ah, da non credere quanto è faticoso preoccuparsi senza costrutto.

domenica 30 maggio 2021

Scartoffie di fine anno - L' Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica e le sue complesse conseguenze



Quando l'Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica entrò nelle vite di noi insegnanti giurai solennemente davanti alla luna che avrei usato tutte le mie (poche) capacità per limitare con ogni cura e diligenza qualsiasi aggravio di impegno cotale riforma pretendesse apportare nella mia vita lavorativa, e di non spostare di un capellesimo di millimetro le mie programmazioni in suo onore, in quanto la ritenevo una Riforma Falsa e Mendace che nulla di nuovo apportava alla scuola se non qualche scartoffia.
A tutt'oggi ritengo di aver adempiuto con sufficiente zelo a questo nobile proponimento, con una sola eccezione che passerò a raccontare in fondo al post.
Non altrettanto posso dire dei miei amati colleghi, e mi giungono tristi notizie in merito anche da altre scuole: per incredibile che sia, in tanti stan prendendo sul serio questa bieca operazione di cosmesi superficiale, non solo, ma in tantissimi si sono ingegnati per adempiere agli obblighi di legge nel più complicato dei modi possibili.
Anche a St. Mary Mead, nel nostro piccolo, ci siamo ingegnati in tal senso.

Ordunque, in principio era il Registro su Carta: in un anno scolastico dove le autorità mediche si raccomandavano di limitare l'uso delle scartoffie su carta, la prima geniale pensata fu che ogni classe avrebbe avuto un Registro Su Carta (cioè due fogli in croce fotocopiati) da conservare nel Librone delle Carte della Classe, dove ogni insegnante avrebbe coscienziosamente appuntato le sue ore di Educazione Civica specificando per ognuna di queste ore la data, l'argomento, l'Area Tematica cui detto Argomento afferiva e il numero di ore impiegato per sviluppare cotale Argomento, con Eventuale Verifica, scritta o orale che fosse.
Detto così suona lungo, ma in realtà è affare molto veloce e si fa in circa 40 secondi; di fatto non mi sembrò poi una pensata così balorda.

Tosto dunque, già il primo giorno, mi segnai nella Terza Brillante due ore per la Tematica 1 (Costituzione, istituzioni e regolamenti vari nonché Regole di Vita Quotidiana) per illustrare una presentazione a slide che la scuola aveva pazientemente composto per spiegare le nuove  regole legate alla pandemia in corso - una bella chiacchierata tra amici, in pratica. Poi segnai qaueste ore con la dicitura Educazione Civica anche nel registro elettronico - ma tanto, nel registro elettronico, dovevo comunque spiegare che caspita facevo nelle mie ore, giusto?
La settimana seguente segnai altrettante due ore per la spiegazione del meccanismo elettorale che porta all'elezione del presidente degli Stati Uniti, e su ciò assegnai apposito compito che venne coscienziosamente svolto dai ragazzi e che corressi trascrivendone poi con cura i voti sul registro elettronico.
Dopodiché  mi addentrai nelle complesse tematiche dell'Italia postunitaria, del colonialismo nella seconda metà dell'Ottocento, nello studio di oceani, Artide e Antartide eccetera, e quindi per diverse settimane non feci più alcunché legato ad Educazione Civica.
Nel frattempo i miei colleghi del Consiglio di Classe si affannavano a parlare del patrimonio culturale italiano e internazionale e delle leggi che lo tutelavano, delle fonti di energia alternativa, delle città sostenibili, del lavoro minorile, delle fake news e di tante altre belle cose che, indubbiamente, afferivano ad Educazione Civica, sì come tanti altri argomenti che ormai da tempo formavano le nostre programmazioni. Tuttavia  il registro di Educazione Civica continuava a contenere solo le mie quattro ore, sole solette in un gran deserto.
"Scusate carissimi, ma visto che state facendo tante belle cose di Educazione Civica, perché non le segnate anche sul registro della classe?" chiesi alfine a metà Novembre dopo che, avendo preso il registro per segnarci un approfondimento sulla vita sott'acqua e relative problematiche chiesto dai ragazzi dopo la lezione sugli oceani, trovai appunto questo gran vuoto.
"No no, noi le segniamo. Io le segno sempre" - mi assicurarono in tanti.
"Veramente in Terza non hai segnato un accidente, ma mi sembra che le città sostenibili siano assolutamente un tema che rientra nella seconda area".
"Ah sì, forse è vero, me ne sono dimenticata. Ma tanto a fine quadrimestre le recuperiamo dal registro".

Premesso che dal Registro Argo io personalmente ho grande difficoltà a recuperare alcunché, senza dubbio per demerito mio, mi sfuggiva a quel punto l'utilità del registro su carta. Decisi comunque di cucinarmi una teglia di cavoli miei - ma non senza aver dato una scorsa ai registri delle altre classi, che languivano in uno stato di parziale o totale abbandono né più né meno di quello della classe che coordinavo, proprio come sospettavo.

Naturalmente a fine quadrimestre fu pianto e stridor di denti. Tuttavia qualcuno se ne uscì con una trovata assai ragionevole e ogni Classroom dei Consigli di Classe venne dotata di una elegante tabella su cinque colonne dove ognuno poteva segnare le sue ore. Cosa che venne fatta all'ultimo minuto e con grandi lamentele - e non trovavo, e non pensavo, e non ricordavo, e non ho segnato e ho dovuto riguardare tutto il registro elettronico.
E vabbé, mi dissi, anche l'asino quando è cascato da qualche parte impara a non ricascarci.

Così non è stato, naturalmente. Finiti gli scrutini del primo quadrimestre le tabelline han continuato a languire in un deplorevole stato di abbandono, con un paio di solerti eccezioni. Ho spedito qualche giorno fa un garbato invito a darsi una mossa dalla Classroom e un paio di colleghi mi hanno spedito due orrendi pastoni monoblocco che contenevano anche le ore del primo quadrimestre raggruppate in modo che definire cialtronesco è fargli un complimento davvero immeritato.
"Boh, saranno affari loro" mi sono detta scuotendo le spalle. La coordinatrice non è mica una balia, né è responsabile in alcun modo delle negligenze altrui. Che peraltro nessuno avrebbe mai controllato né censurato quand'anche fosse capitato di dover rendere pubblico tale sciamannato registro.
Ma quei due pastoni mi disturbavano. Le altre classi dove insegnavo avevano registri ben ordinati, perché proprio la classe che io coordinavo doveva ospitare quelle due orrende mappazze?
Ebbene sì, l'ho fatto. Ho preso il registro elettronico e dal primo giorno di scuola mi sono segnata le ore dei colleghi con le date (che solo occasionalmente corrispondevano a quelle segnate sul registro) per poi trascriverle in bell'ordine rigorosamente cronologico inserendole al punto giusto. Due palle da non dirsi.
Se fossi stata obbligata a farlo le mie strida avrebbero stancato il cielo. In effetti, il vero motivo per cui mi sono sentita forzata a farlo è proprio che nessuno mi ci obbligava.
A mia totale e completa vergogna aggiungerò che anche senza i due mappazzoni il monte ore richiesto per Educazione Civica era già stato ampiamente raggiunto e pure superato.

E il solenne giuramento alla luna?
No, non c'entra nulla: se madre natura e i cromosomi ereditati dai mei due stimati genitori mi han dotato di una raffinata sensibilità cronologica e di scarso senno il Ministero dell'Istruzione non ci ha colpe e non posso prendermela con lui - fin lì almeno ci arrivo anche io.

Ho almeno rampognato i colleghi?
No. Hanno l'incarico annuale, e forse l'anno prossimo non ci saranno più (che sarebbe un peccato, peraltro, perché sono bravi e coscienziosi sul lavoro vero). Se ci saranno, farò una garbatissima esortazione a inizio dell'anno nuovo. Molto, molto garbata. Perché, comunque, se sono scema non è colpa loro.

venerdì 19 marzo 2021

Il nuovo supplente dice le parolacce!

Ho trovato quest'immagine cercando "scandalized cat"

E dunque il Supplente di Matematica per la Collega Incinta è stato trovato in fretta. Un ragazzino (che in realtà ha più di trent'anni) con un aria da uccellino di nidio che mai se n'è visto di uguale, biondo e roseo, tutto perbenino e ben vestito, che ha continuato a dare del lei ai colleghi più anziani finché qualcuno non si è deciso a spiegargli che noi davamo del tu a lui non perché era un giovinetto, ma perché tra insegnanti ci si dà sempre del tu, indipendentemente dall'età, dalla posizione in graduatoria e dagli anni di servizio accumulati.
Oltre che giovane e un po' inesperto costui è anche capitato in una scuola dove la squadra di Matematica lavora in perfetta sintonia e secondo criteri abbastanza insoliti ma didatticamente assai moderni e laboratoriali, senza libro di Scienze e con tutta una serie di modalità un po' diverse dal solito. 
Inoltre c'era il problema dei BES, dei PDP, dei DSA e tutta la giungla delle sigle - per cui ogni classe richiede una serie di aggiustamenti e di gradazioni per gli scritti e per gli orali. La Decana di Sostegno lo aveva appiccicato al muro non appena arrivato per fargli una specie di lavaggio del cervello, ma a quanto pare non è bastato e sono sorte grandissime lamentazioni da parte dei Genitori della Terza Invasata - tutta gente, va detto, abituata a lamentarsi sempre e comunque di tutto e di tutti.
E allora ci sono stati gran colloqui di spiegazione e orientamento da parte di tutte le docenti di Matematica e anche della futura madre, da casa sua, ma ancora sembra che il meccanismo sia alquanto da perfezionare.
E poi ci sono le classi: se la Terza Brillante si è stretta nelle spalle dicendo "Altro giro, altra corsa" e ha continuato a lavorare come faceva prima e come, nel complesso, ha sempre fatto, e si è ben guardata dal mostrarsi indisciplinata (smettendo pure, per l'occasione, di smontare banchi), la Terza Invasata naturalmente si è mostrata ingestibile, rumorosa e indisciplinata come ha sempre fatto con tutti gli insegnanti tranne, guarda caso, con la titolare di Matematica e futura madre che ha sempre avuto un magico tocco che le permette di gestire con garbo, dolcezza e decorosi risultati tutte le classi; quanto alla Prima attualmente allo Sbando, naturalmente si è mostrata assai sbandata e sbadata, facendo assai confusione in quel suo tipico modo che porta inevitabilmente all'esasperazione chiunque abbia la (s)ventura di insegnare in quella classe.
"Non è colpa del fatto che sei giovane e non sai tenerli" abbiamo provato a consolarlo "In quelle due classi abbiamo tutti parecchi problemi". 
E' stato comunque deciso di dargli un po' di compresenze, cosa che quest'anno è possibile grazie al misterioso ma finalmente presente Personale Covid che, non avendo niente di specifico da fare, fa un po' di tutto a seconda dei casi - e meno male che son tutte persone pazienti & accomodanti.
E tra di noi abbiamo un pochino mormorato, ma con tanta tanta cautela e a mezza voce. Perché, infine, non è che sei nuovo al mestiere automaticamente non sai gestire una classe, e d'altra parte se avesse piantato di tirare bidoni ai vari appuntamenti telefonici che le decane si preoccupavano di fissargli per spiegargli la rava e la fava dei singoli casi, delle famiglie e dei livelli di apprendimento, magari le cose sarebbero potute anche andare un pochino meglio.

Ma poi i ragazzi han cominciato a mormorare, anzi a protestare a gran voce, perché dice le parolacce in classe. E li insulta.
"Le solite esagerazioni" ha provato a suggerire qualcuno; e invero sia la Terza Invasata che la Prima allo Sbando hanno una notevole tendenza a far di un sassolino una montagna da Karakoram. Così Inglese ha provato ad indagare cautamente con la Terza Brillante - che ha ammesso che in effetti il linguaggio usato da Colui è un po' grezzo, anche se pare che, almeno loro, non siano stati insultati.
Ma, come dire, non insultare la Terza Brillante non è esattamente un gran titolo di merito, nemmeno considerando che talvolta smontano i banchi. Davvero.
Sembra comunque che Colui si rompa spesso il cazzo, che non abbia fatto mistero che le due classi incriminate gli rompono i coglioni e, sempre in tema di organi riproduttivi maschili, più di una volta i fanciulli appunto coglioni siano stati definiti.
Tanto per fare qualche esempio. Insomma non si tratta di qualche singola rondine isolata che non fa primavera ma di uno stormo assai consistente e foriero della bella stagione (nonché di un mucchio di grane).
Nemmeno il tempo di riflettere se era il caso di affrontare con lui la questione o di domandarsi come gli venisse in mente di usare cotal linguaggio in classe, che sono arrivate le lamentele dei genitori, e uno dei genitori in questione era genitore di una creatura assolutamente attendibile e tutt'altro che incline a trasformare sassolini in poderosi picchi scoscesi.
Così la prof. Therral, coordinatrice sia degli Invasati che degli Sbandati, si è ritrovata il non invidiabile compito di spiegare a Colui che da un insegnante ci si aspetta un linguaggio almeno vagamente decoroso. E ci auguriamo che questo basti a fermare la valanga delle comprensibili rimostranze dei familiari - anche se non è affatto detto, perché il paese è piccolo e la gente chiacchiera assai.
Tuttavia due domande destinate a restare senza risposta ci frullano in testa, anzi tre.
La prima, naturalmente, è come accidenti venga anche solo in mente ad un adulto nato alla fine degli anni 80 e provvisto di un livello di istruzione medio-alto di rivolgersi a dei giovinetti affidati alle sue cure con un linguaggio men che decoroso.
La seconda è come mai cotal adulto mai e poi mai abbia usato una di codeste parole in nostra presenza - e sì non tutte noi usiamo un linguaggio eccezionalmente castigato, specie quest'anno in cui ci ritroviamo ad essere alquanto acidetti, in ispecie quando citiamo circolari, leggi, delibere e consimili. 
In effetti, quando parla con noi costui sembra appena uscito da un raduno della parrocchia (o meglio dall'immagine che si tende ad avere di un raduno della parrocchia anche quando non se ne frequentano affatto).
La terza è come mai Costui non se la sente di fare alle Terze qualche lezione sull'apparato riproduttivo, la contraccezione e le malattie sessualmente trasmissibili perché teme che i ragazzi non prenderebbero sul serio tali argomenti e avrebbero un atteggiamento immaturo (cosa che in verità di solito non succede, ma quand'anche, son ragazzi e la cosa sarebbe pur sempre scusabile visto che si tratta di argomenti un po' particolari). Insomma, dopo aver parlato in lungo e in largo del suo cazzo e di come facilmente esso si rompe, trova sconveniente parlare del cazzo in generale, nella sua specificità anatomica. 
E insegna Scienze (e pure Educazione Civica, almeno in teoria).

Invero, il cuore umano è davvero un groviglio assai misterioso.


domenica 28 febbraio 2021

Palle illegali e insegnanti incoerenti

I nostri alunni non giocano con palle di pelliccia (e nemmeno di pelle di pollo)

Com'è ampiamente noto a chiunque sia stato in cattedra per più di dieci minuti, gli italici alunni, soprattutto se afferenti al sesso maschile, nutrono un amore assoluto e totale per le palle da gioco. E com'è parimenti noto a chiunque abbia avuto la ventura di frequentare un Collegio Docenti a St. Mary Mead per più di dieci minuti, scrivere nel regolamento della scuola che gli alunni non devono giocare a palla - no, no e ancora no! - sembra essere l'unico collante didattico che salda i docenti tutti.
Tuttavia, al momento di rapportarsi con i ragazzi in questione, l'atteggiamento dei suddetti insegnanti si fa decisamente lasco, a parte qualche generico "Non si può giocare a calcio in corridoio" detto nemmeno a voce troppo alta, e che suscita più o meno gli stessi effetti di un indigeno dell'Amazzonia che dica "Sono contrario alla pioggia": la pioggia continua a cadere, senza filarselo nimmanco di striscio.
In questa condizione a poco serve l'intervento del singolo insegnante: quand'anche costui o costei decidesse di intervenire, basta che si allontani di mezzo metro dall'area incriminata perché il gioco riprenda con rinnovato vigore, per tacere del fatto che vedendo l'altra classe che a due metri di distanza gioca a calcio sotto lo sguardo benevolo del docente di turno, uno si sente pure leggerissimamente ridicolo a insistere nel vietare la stessa cosa alla classe che in quel momento ha in sorveglianza.
E dunque, cosa può fare il singolo insegnante (o, se per questo, il singolo custode)?
Le alternative a disposizione sono 1) fare finta di nulla e diventare improvvisamente ciechi e sordi e 2) partire in crociata contro i mulini a vento, ed entrambe hanno i loro inconvenienti: nel primo caso ci si rivela incoerenti e si toglie credibilità ai regolamenti scolastici, ma nel secondo... ah, scegliendo la seconda strada non solo il nostro indice di gradimento presso gli alunni cala vertiginosamente, ma in più ci ritroviamo guardati dall'utenza con un misto di disprezzo e di delusione e, ah, come sopportare lo Sguardo Deluso dell'Innocenza Tradita?

La vicenda affonda le sue radici lontano nel tempo, quando ancora c'era l'intervallo lungo del Tempo Prolungato. All'epoca gli alunni potevano giocare, sì, ma solo con palle morbide e solo con le mani - e già la questione delle palle morbide presupponeva nell'insegnante adibito alla sorveglianza dei giovinetti una comoetenza che spesso era ben lungi dal possedere: palle morbide, ma non solo quelle di spugna o di pelouche (mai usate, del resto) ma anche palloni dal calcio di un certo tipo, e quale fosse esattamente questo tipo non mi è stato mai dato sapere. Di fatto, i ragazzi giocavano con le mani, con i piedi e con qualsiasi altra parte della loro pregiata anatomia, sotto lo sguardo distaccato dei docenti addetti in quel momento alla sorveglianza.

Che succede se non li fai giocare?
Essi vengono così privati del Giusto Sfogo dell'Energia Compressa datagli da sei ore trascorse fermi come salacche al banco. Oltre ad essere deprivati e frustrati, sono comprensibilmente più elettrici e irrequieti e difficili da gestire.
Che succede se li fai giocare?
Essi sfogano l'energia accumulata, e siccome detta energia è davvero molta, specie con le Terze, il rischio di una gamba rotta si presenta spesso drammaticamente concreto (ma mai realizzato nella mia scuola, a quanto ne so. Non perché gli estremi per una gamba rotta manchino, ma perché San Culo finoira ci ha protetti con le sue benevoli mele).
Siccome in corridoio le palle di tutti i tipi sono vietate, vengono confezionate ad hoc delle palle, diciamo così, alternative, che spesso chiamare "palle" risulta decisamente incongruo.
Le due soluzioni più praticate sono: leggerissime palle formate con fogli accartocciati e tenute in una forma vagamente sferica con lo schotch, oppure palline o semplicemente gettoni da polo confezionati usando la carta stagnola che avvolge le merende. Non rischiano certo di far male a nessuno, loro - il problema è la vitalità selvaggia dei ragazzi che sulla diversamente palla si scatenano con una foga degna davvero di miglior causa, e invero piuttosto rischiosa per sé e per gli altri.
L'altro problema, dal mio punto di vista, è questo desiderio imprescindibile di giocare a palla a tutti i costi, a costo di contentarsi di una palla simbolica, una palla virtuale, una palla piatta eccetera. Trovo questa fissazione vagamente malsana, ma è un problema mio, e non impedirei mai un gioco solo perché a me sembra insulso. Se il Sacro Valore della SimilPalla mi sfugge, lo catalogo tra i miei molti limiti e ci convivo con serenità, perché ritengo che le preferenze personali siano sacre e inviolabili: le mie come quelle degli altri.

Ad ogni modo, ad ogni intervallo spuntano le NonPalle e ad ogni intervallo i ragazzi giocano come se non ci fosse un domani e solo molto occasionalmente qualcuno cerca di impedirglielo, peraltro senza grossi risultati. Ogni tanto, inevitabilmente, qualche VicePreside in vena di Sfoggio d'Autorità fa una sfuriata sul fatto che non si dovrebbe giocare a palla (per poi far giocare con le SimilPalle le sue classi come prima e più di prima, senza vedere ombra di contraddizione in ciò).
La mia delicata coscienza di dama hejan mi porta a vivere la situazione in grande conflitto interiore. Il problema non è la mia opinione personale - cioè che durante gli intervalli i ragazzi dovrebbero essere lasciati liberi di giocare a quel che gli pare e sia quel che sia: sono perfettamente in grado di far applicare una regola che non mi convince, perché in fine sono una fedele e disciplinata servitrice dello stato e  dunque pago regolarmente anche le tasse che non mi convincono e adempio coscienziosamente  a formalità burocratiche a mio avviso perfettamente inutili senza nemmeno pormi il problema; ma qui la questione è più sottile perché c'è una regola e quasi nessuno la applica quasi mai ma tutti si lamentano che non viene applicata; e non serve nemmeno dire "Spiegatemi se va applicata o no, a me va bene tutto" perché tutti, come un sol* docente e custode mi rispondono che sì, va applicata, ma poi loro per primi non la applicano (talvolta me la spiegano proprio così) e il giorno dopo li ritrovi che fanno una sfuriata ai ragazzi che giocano a palla mentre in fondo al corridoio c'è una classe che gioca a palla, arrivando all'estremo della VicePreside di cui sopra che dice "No, non si dovrebbe, ma come si fa?" (che è un punto di vista che capisco anche) salvo poi, appunto, fare una occasionale sfuriata a chi gioca a palla (e qui fatico seriamente a capire).

D'accordo, la mia delicata sensibilità e le questioni di lana caprina e non sarà questo a rovinare una generazione eccetera. 
Ma, non so come mai, nessuno sembra rendersi conto che i ragazzi tutto questa serie di contraddizioni incrociate e carpiate le capiscono benissimo, approfittano delle maglie larghe per fare ciò che sanno essere vietato ma che di fatto quasi nessuno ostacola quasi mai e in cuor loro ci giudicano incoerenti, ipocriti e inaffidabili.
Giustamente, aggiungo.

(magari non è la mia canzone preferita, ma a modo suo è un simbolo)

mercoledì 3 febbraio 2021

Scrutini - L'amore per la simmetria

 

Durante gli scorsi scrutini di fine anno, in un gran rutilare di otto, nove e financo qualche dieci per la Terza Brillante, nel bel mezzo della pagella particolarmente brillante di una brava Corvonero, il mio otto a storia risultava il voto più basso.
A dire il vero in quell'occasione e con quella classe mi ero decisamente sdata, vuoi perché durante la Didattica a Distanza la classe aveva molto collaborato, ma anche perché i risultati erano stati ottimi. La Corvonero però aveva riportato una media leggermente sotto all'otto e nel complesso, anche se aveva fatto cose assai belle, ne aveva fatte un po' meno di altri. Nel suo otto però dal mio punto di vista non c'era nulla di punitivo: aveva lavorato da otto, e otto le davo.
La Preside Caramell però, davanti alla fila di nove dove il mio otto risultava il voto più basso, disse "Direi che possiamo alzare quest'otto a nove".
Il collegamento non era dei migliori, così chi non parlava teneva il microfono spento, e siccome il collegamento non era dei migliori quando lo si riapriva ci metteva qualche secondo a funzionare. Quando mi ripartì l'audio Jorge stava già diligentemente alzando il voto.
"E' d'accordo, Murasaki?" insisté la Preside.
"No" dissi io, ribollendo in cuor mio di indignazione. Non diedi argomenti né tantomeno mi scusai, in base al principio che quel che non dici difficilmente può essere manipolato in presenza di testimoni, ma ero prontissima a tirare fuori un discorsetto sul fatto che se il Consiglio votava per cambiare il voto, allora il voto sarebbe cambiato ma chiedevo la messa a verbale della cosa. Comunque, vuoi la fretta che c'è sempre in questi casi perché la Preside Caramell adora darci tempi strettissimi per gli scrutini per poi tirare via perché non c'è tempo davanti a un qualsiasi accenno non dico di discussione ma di riflessione collettiva, vuoi perché la mia risposta non conteneva ombra di esitazione, l'otto rimase.
L'episodio mi lasciò sgradevolmente sorpresa. Veniva in coda a un tentativo degli scrutini precedenti  da parte della prof. Therral di farmi alzare un voto discordante dagli altri (più basso, guarda caso), ma un collega che interviene per cambiare un voto mi sembrava cosa meno grave e l'avevo liquidato nell'ambito delle stravaganze - e poi non avevo nessuna voglia di litigare con l'ottima prof. Therral cui mi lega una salda stima e la comune esperienza in trincea di un anno con Cristaccecami. 
Che una Dirigente cercasse di manovrare i voti, era cosa a cui avevo assistito molto raramente, ma di solito era per aggirare possibili bocciature. Il Gran Problema dell'Otto che non è Nove, ecco, davvero mi sfuggiva. La Corvonero era brava, era ben possibile che il suo rapporto con Storia (tutt'altro che critico, visto che aveva otto) migliorasse, ma alfine, se Storia più di tanto non la entusiasmava e non si era profusa in effetti speciali come altri, non erano un po' affari suoi? Non ha l'alunno il diritto di accentrare i suoi sforzi verso le materie che più lo interessano, una volta raggiunto un livello ben più che rispettabile? 

Quest'anno, stessa situazione per la Prima Manipolatrice: una filata di otto dove i miei due sette spiccavano.... spiccavano? Boh, a me non sembrava ci fosse niente di strano in un diligente alunno che, in una collezione di otto, ci aveva pure due sette, tanto più che in quella classe di sette ne avevo dati una pioggia: dal mio punto di vista sono attestati quasi tutti sul un livello più che dignitoso ma non tanto alto da arrivare all'otto. Niente di male, per carità: una scheda dove il voto più basso è sette non mi sembra proprio motivo valido di rammarico per alcuno.
Di nuovo però la Preside Caramell è intervenuta chiedendo se potevo alzare i due sette. Stavolta i microfoni erano aperti e il collegamento ottimo, perciò il mio "No" è risuonato chiaramente già alla prima richiesta.
Chiaramente, se richiesta mi sarei profusa in argomentazioni e pezze d'appoggio senza far problemi: il tempo in cui esporre le mie motivazioni davanti a un pubblico ristretto mi costava un po' di sforzo per me è finito intorno ai quindici anni. Comunque, la Preside non ci ha provato. Non ci prova con nessuno, lascia solo che la gente si perda in discorsi e giustificazioni riuscendo ad apparire confusa e fallace anche quando il voto è stato assegnato con la più impeccabile delle procedure e motivazioni.

Premesso che disapprovo sempre e comunque e per principio il Dirigente che chiede di cambiare i voti, mentre al massimo dovrebbe invitare il Consiglio a un attimo di riflessione esponendo qualche cazzo di motivo per la richiesta, mi rendo conto però che in questo specifico caso, con la Preside Caramell non è giusto irritarsi: ella infatti non interviene per il piacere di intromettersi o per evitare bocciature, lo fa principalmente per rispettare il nobile principio di simmetria e di ordine, e ha avuto la fortuna di trovare insegnanti amanti della simmetria come lei.
Hai quasi tutti otto? Meglio se sono tutti, così la media viene rotonda.
Hai quasi tutti nove? Meglio se togliamo il bruscolino dalla media. Eccetera.
Perché un buono scrutinio è anche e soprattutto una raffinata opera di design.
In effetti, da brava dama hejan, dovrei apprezzare questo raffinato senso delle sfumature.
Di fatto, lo trovo piuttosto offensivo verso l'alunno, che in questo modo mi sembra privato del diritto di avere interessi specifici e forzato in uno stampo.
(Perché la Preside è un po' strana, ma anch'io non scherzo)

martedì 5 gennaio 2021

Vacanze di Natale (Quando i Tuoi Amati Colleghi Sembrano Marziani)


L'anno scolastico 2020/2021 si è rivelato molto faticoso e disagevole per gli insegnanti della media di St. Mary Mead, tra quarantene, minacce di quarantene, cambi di colore della regione, lavori in corso ufficialmente terminati a fine Novembre ma che il 22 Dicembre imperversavano ancora e la micidiale Educazione Civica che nella nostra scuola è stata organizzata nel più complicato dei modi.
Ma finalmente arrivavano le Vacanze di Natale. Oh gioia, gaudio e tripudio! 
Per queste vacanze mi sono preparata con la massima cura: pochissimi compiti, tutti rigorosamente assegnati per la settimana dopo il rientro a scuola, banner a renne e alberi di Natale per tutti sulla Classroom, attingendo alla mia scorta inesauribile di immagini natalizie di cui faccio gran sfoggio anche sul blog, e una bella immagine altrettanto natalizia per tutte le classi, solo con dei sobrii auguri e senza alcun tipo di messaggio o esortazione.

Certo, naturalmente capita di dare una scorsa ogni tanto alla casella della posta della scuola. Che non sarei obbligata a fare, perché a questo punto sono in vacanza - ma insegnanti si nasce, non si diventa, e poniamo che qualche alunno voglia un chiarimento o un consiglio?
Ammettiamolo, gli alunni delle medie di St. Mary Mead hanno battuto il personale docente di gran lunga per buon senso, accortezza e praticità. 
Infatti han cominciato a dare pallidi cenni di vita dopo Capodanno, mandandomi comunicazione che avevano svolto il piccolo compito assegnato, l'avevano consegnato su Classroom e informandosi 1) se l'avevo ricevuto e 2) se lo leggevo. Entrambe le domande, visti i precedenti, erano più che legittime, ma fortunatamente ho potuto rassicurare tutti. Aspettare almeno Capodanno per mettere mano ai compiti mi sembra pratica assai buona e giusta, specie  quest'anno.
Ma i colleghi, ah, i colleghi...

Si comincia il 22 Dicembre pomeriggio, a scuole ormai chiuse e ad ultima scarica di circolari già arrivata, quando la responsabile di Educazione Civica (perché la scuola di St. Mary Mead ha preso la legge molto sul serio, nominando tra l'altro una specifica Responsabile che a sua volta ha preso molto sul serio il suo incarico) ci avvisa che è stata indetta una riunione tra coordinatori di classe per approvare i descrittori per la valutazione di suddetta materia - e, suppongo, anche per decidere cosa mettere nella prova scritta generale di fine quadrimestre che è stato deciso di svolgere. Tale ineffabile riunione, inizialmente fissata per le 16.00 del 7 Gennaio, si svolgerà invece alle 18.30 perché "la Preside prima non può". 
Due giorni dopo, a scuole ormai chiuse, arriva la richiesta per i coordinatori di caricare su Classroom apposita tabella ove indicare le ore già svolte, che "si possono facilmente ricavare dal registro elettronico".
Siccome verso tutta la questione di Educazione Civica ci ho un dente avvelenato che nemmeno un cobra, e siccome le mie ore le ho segnate sul registro cartaceo che a suo tempo è stato distribuito nelle classi, carico la tabella per il mio Consiglio di Classe ma NON inserisco le ore che ho svolto e che trascriverò il 7 Gennaio quando avrò in mano il registro cartaceo di cui sopra. E in cuor mio mi domando perché ci han dato un registro su carta da compilare se poi dovevamo compilare anche la tabella.
Ma siamo sotto Natale e poi io sono buona e cara e non polemizzo mai - insomma, carico la tabella e mi chiudo in un pudico silenzio.
Il giorno dopo arriva l'invito per la riunione, cui mi guardo bene dal rispondere. 
Passa Natale e tutti sembrano essersi messi tranquillini.

Errore!
Il giorno 28 Dicembre la Coordinatrice della Seconda Asserpentata ci scrive per ricordarci che uno dei serpentelli avrà in Gennaio un intervento piuttosto delicato. Ci raccomanda di essere pazienti con lui se nelle prime settimane di scuola sarà un po' di fuori (e vabbé, mi sembra il minimo) ma soprattutto prevede di organizzare il piano per la Didattica a Distanza mentre è a casa (che in quel caso si chiama Didattica Integrativa e prevede che il singolo alunno in quarantena si colleghi da casa con la classe).
Dopo aver rimesso al loro posto gli occhi che mi erano cascati in mano rispondo che la Didattica Integrativa è nata per i poveri alunni sfavati che sono costretti in quarantena anche se asintomatici, e non per gli alunni effettivamente ammalati,  che giustamente sono autorizzati da apposito certificato medico a fregarsene alla grande della scuola: tutto sommato preferisco rischiare un richiamo sullo Stato di Servizio che prendermi una colossale lavata di capo da Amnesty International.
Non ricevo risposta e ne sono ben lieta.
Ma il giorno dopo - e siamo ormai al 29 Dicembre - arriva una mail dalla VicePreside che ci manda, nientemeno, che lo schema del verbale per i Consigli di Classe di Gennaio - sì, i cosiddetti Prescrutini, che si svolgeranno nell'ultima settimana del mese. 
E va bene, chi ha tempo non aspetti tempo, meglio un giorno prima che un giorno dopo eccetera eccetera. Tuttavia, secondo me, c'è una sottile linea di demarcazione che separa il Giusto Zelo Lavorativo, del tutto doveroso soprattutto in un dipendente dello Stato, dall'Assoluto Masochismo, e a St. Mary Mead questo limite è stato abbondantemente varcato.

Proprio come i gatti, la Didattica a Distanza lascia impronte nel nostro cuore, e a quel che sembra anche nel nostro cervello. E forse sarebbe il caso di cancellarle, perché un conto è una cauta apertura di disponibilità anche in vacanza verso gli alunni, ma ben altro conto è la disponibilità durante le vacanze a occuparsi delle scartoffie (o della Didattica Integrativa fatta a chi sta in ospedale).