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sabato 24 gennaio 2009

Meglio fare e pentere o non fare e pentere?


Prima che il saggio e lungimiramte Tremonti ci togliesse dall'errore, noi della scuola media usavamo preparare ogni quadrimestre i giudizi* mediante una griglia di formule con più variazioni dalla quale spuntavamo le voci che ci interessavano.
Ogni scuola aveva la sua griglia. Alcune erano piuttosto buone, altre così-e-così, altre ancora decisamente bruttine, ma quelle della Grande Scuola a cui fa capo la scuoletta di St. Mary Mead era senz'altro la più brutta che mi fosse passata tra le mani. Ogni quadrimestre tutti deprecavano e si ripromettevano di rivedere, presentare progetti al Collegio etc. etc. e al quadrimestre successivo nessuno aveva mosso un dito e la griglia era brutta come prima e più di prima e il coordinatore di turno faceva un paziente lavoro di restyling per ognuno dei giudizi - e meno male che le nostre classi sono piccole (non sempre tanto piccole, a dire il vero).
Poi era arrivata la fatidica legge che rimetteva i voti e, alle medie, toglieva ogni tipo di giudizi. Tutto ciò, in un colpo solo, ci toglieva sia l'obbligo di lamentarci delle griglie che la fatica di riscrivere i giudizi, e financo il senso di colpa per non avere preparato una griglia migliore. Almeno così sembrava.
Poi una mattina, tre settimane buone prima degli scrutini, arrivo a scuola e la custode mi consegna un fascio di fogli - ovvero il tradizionale mucchietto di griglie che spetta ad ogni coordinatore.
"Non ho un caminetto a casa, non mi servono" provo a scantonare.
La custode si scusa "Ce l'ha detto il VicePreside di consegnarvele".
Chiamo il cane col collare-spia - Scusa, ma il nostro glorioso parlamento non ha votato una legge che aboliva i giudizi alle secondarie di primo grado?".
Mi spiega che la Commissione incaricata di prepararci le tabelle per il passaggio dai giudizi ai voti aveva pensato di usare questo quadrimestre per una transizione morbida che...
Dalle brume della memoria riemerge il vago ricordo della richiesta del collegio di Settembre di di fare una commissione per i criteri di valutazione nel passaggio da giudizi a voti; dato che nei quattro mesi successivi non se ne era più saputo nulla avevo dato per scontato che l'idea fosse nata e morta lì, anche perché tutte le altre commissioni nominate a tal scopo nelle varie scuole del regno avevano riferito i frutti del loro lavoro entro la prima metà di Ottobre - e del resto si suppone che qualsiasi insegnante, per quanto imbranato, dopo quattro mesi abbia imparato in qualche modo ad arrangiarsi e i criteri di valutazione ormai in qualche modo se li sia fatti.
Insorgo:
-Ma la Commissione non ci ha mandato a dire assolutamente nulla!
-Presenterà i suoi lavori al prossimo Collegio dei Docenti.
-Questa storia dei giudizi però va anche votata.
-Sì, certo, la voteremo.
Il VicePreside sembrava molto tranquillo, a riguardo.
Ora, siamo d'accordo che qualsiasi insegnante per diventare e restare tale ha dovuto accantonare ogni paura del ridicolo; ugualmente, l'idea di essere l'unica scuola d'Italia che presenta i giudizi globali ai genitori non mi ispirava più di tanto. Ancor più mi sembrava cretina l'idea di stampare le griglie con venti giorni di anticipo, dando per scontato che tutto il corpo docente fosse d'accordo con quest'idea balzana pur senza averlo minimamente consultato - senza contare che gli anni scorsi le griglie arrivavano tre, quattro giorni prima nonostante i coordinatori le richiedessero a gran voce da tempo.
Passano i giorni e scopro che tutti i colleghi di St. Mary Mead, e del paesello vicino, e dell'altro paesello e pure qualcuno della sede centrale sono nettamente contrari a mettere i giudizi globali nella scheda.
Arriviamo al Collegio lancia in resta, con le armature scintillanti e gli elmi adeguatamente ornati di ali, meglio di Brunilde e Giovanna d'Arco e Bradamante.
Iniziano i lavori. Dietro i nostri alti e possenti scudi sonnecchiamo durante la lunga discussione sull'utilizzo del 5 in condotta, dove vengono letti ampi stralci del Decreto Applicativo che ovviamente non coincidono con la tabella tutt'altro che irragionevole elaborata dalla nostra lentissima Commissione. A quanto ho capito prevale l'idea di "interpretare" a modo nostro il Decreto. Tra le brume del sonno, voto a favore.
Si passa poi a discutere l'idea di mettere i giudizi globali sulla scheda.
Il VicePreside sostiene che mettendo i giudizi nelle schede facciamo un favore ai genitori, che abbiamo avuto a nostro fianco nella lotta contro gli sciagurati provvedimenti del ministro Gelmini (ed è verissimo che i genitori ci hanno sostenuto, ma un genitore addolorato perché sulla scheda non c'è il giudizio in didattichese stretto... certo, tutto può essere, ma non lo trovo un quadro dei più probabili).
Il NuovoPreside sostiene che lui preferisce mettere i giudizi, ma senza tirare fuori un motivo vero e proprio, tanto che finiamo col sospettare che l'idea sia in realtà partita dal VicePreside.**
La votazione porta nove voti favorevoli alla mozione del NuovoPreside, sette astenuti e ottanta e passa voti contrari. Per un attimo sembra che si stia preparando anche un lancio di bucce di banana e di torsoli di cavolo sugli incauti proponenti, poi la protesta rientra.
Una pettinata alle ali sull'elmo e le quasi ottanta valchirie più qualche occasionale Sigfrido si avviano verso casa con fare trionfante. Noi siamo persone serie e pragmatiche, applichiamo la legge, senza indulgere in sterili rimpianti e senza cogliere il peggio del nuovo accomunandolo col peggio del vecchio. Ecchediamine!
Poi, quattro giorni dopo, dal Ministero arriva una nuova circolare (la malefica Circolare 10) che si rimangia in parte le precedenti e ci spiega che "sia per la scuola primaria che per la scuola secondaria di I grado, i docenti possono comunque autonomamente prevedere che i voti in decimi siano accompagnati anche da giudizi sintetici o analitici. Possono altresì fare riferimento ad eventuali indicatori di apprendimento."
In conclusione, i giudizi avremmo potuto metterli.
Certo, non si capisce che senso avrebbe avuto metterli. A meno che non si tratti di conservare il preesistente il più possibile in attesa che le cose, dopo essere del tutto cambiate, tornino come prima, onde creare meno traumi all'utenza. Perché la possibilità che dopo che tutto è cambiato tutto ritorni come prima si va facendo abbastanza concreta.
Così questo pomeriggio, lucidando il mio scudo e spalmando l'apposito unguento impermeabilizzante sulle penne dell'elmo alato, ricordavo il vecchio dilemma: meglio fare e pentere, o non fare e pentere?
Chissà, forse anche al Ministero qualcuno sta cercando di venirne a capo.
*ovviamente cantando "Giudizio / giudizio / consorte mio, giudizio" secondo le immortali note di Mozart
**anche perché immaginare il Nuovo Preside che ha un'idea... mah... certo, tutto può essere, però...

sabato 13 settembre 2008

La semplice arte di scansare il problema


Infine ho trovato la soluzione all'angoscioso dubbio che tanto mi ha infelicitato questo inizio di anno scolastico: cosa scrivo sul registro, voti o giudizi?
Per il momento, e salvo nuove disposizioni del Ministero, scrivo giudizi. Infatti il testo del DL dice: "Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite è espressa in decimi"; dunque, stante l'indiscutibile fatto che al momento questo abominevole DL è legge e qualsiasi buon cittadino deve osservarlo al pari di tutte le leggi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, al momento riguarda le valutazioni di fine anno o e di fine quadrimestre o trimestre, perché altre valutazioni periodiche non mi risulta che ci siano, e tutti gli sgorbi che scrivo nel registro nel corso del quadrimestre sono semplici valutazioni in itinere. Su queste valutazioni non viene detto nulla nel DL, e dunque sono tenuta a continuare a farle come le facevo prima, ovvero con i giudizi. Alla fine del quadrimestre li trasformerò in decimi, specie se nel frattempo qualcuno mi spiega con qualche dettaglio cos'è una valutazione in decimi perché nel DL non è spiegato.

Però, se il DL si occupa di qualcosa che come minimo avverrà a Natale, non sono affatto sicura che ci siano gli estremi di urgenza necessari a giustificare un decreto legge - che dunque, almeno per l'articolo in questione, risulterebbe non costituzionale.

Vado a letto più tranquilla.



giovedì 11 settembre 2008

Che gli racconto domani?



Domani ricomincia il lavoro vero, quello con la classe.
Ci conosciamo ormai da due anni. Hanno avuto solo e soltanto me come insegnante di Lettere, ho avuto solo loro per due anni. Ci conosciamo come le nostre tasche, per quel tanto che si possono conoscere insegnanti e alunni. Sono abituati a domandarmi tutto quel che gli passa per la testa e sanno che alle domande rispondo sempre, tranne a quelle personali.
Sospetto che domattina di domande me ne faranno parecchie. Sull'esame, prima di tutto. Ma forse, prima ancora, sui voti. E lì cascherà l'asino, che nella fattispecie è l'insegnante.

Nessuno ci ha detto cosa fare. Il Ministero non ha mandato la circolare operativa. Il Nuovo Preside non ci ha mandato a dire nemmeno "crepa" (anzi, "crepate", perché siamo oltre cento insegnanti). Il vicepreside, che al momento è convinto di essere anche responsabile di plesso, a domanda diretta e precisa ha detto "Fate voi". I colleghi hanno detto "boh".
Per le prove di ingresso, è stato stabilito, ce la caveremo con un giudizio. Ma io sono in una terza e le prove di ingresso quest'anno non sono tenuta a farle.
E dopo?
Il prossimo collegio docenti è tra dieci giorni, la circolare operativa arriverà, immagino, penso, credo, opino, dopo la conversione del decreto legge; le operazioni di conversione sono cominciate stamani, in commissione parlamentare.
Nel frattempo? Stiamo a fare la calza, il punto croce o che altro?
Ci sono due scuola di pensiero: cominciare subito con i voti, oppure cominciare con i giudizi in attesa di istruzioni ufficiali - che, conoscendo il nostro pollame, potrebbero tranquillamente arrivare a fine Novembre.

"Ecché, cominci subito a dare valutazioni?".
Sì, comincio subito. Il tempo è d'uopo passarlo in qualche modo, e io in classe lo passo chiacchierando del più e del meno, spiegando, facendogli fare esercizi, interrogandoli e mettendoli a scrivere. Faccio prove in itinere, a colazione, a pranzo e a cena. Correggo i compiti che assegno per casa. Sono abituati a vedersi arrivare tonnellate di valutazioni. Non mi sembra una grande idea smettere proprio l'anno dell'esame.
Ma si ritorna alla solita domanda: come li valuto?
Qualcuno ha suggerito di fare la doppia valutazione, con i giudizi e con i numeri. Posso fare così, ma sul registro che ci scrivo?
Non mi sembra serio fare a modo mio, e magari anche i colleghi fanno a modo loro. Non sono per l'omogeneizzazione a tutti i costi, ma, cazzo! siamo una scuola, non un assemblaggio di liberi battitori.

Comunque l'argomento della prima lezione frontale sarà "Leggi e Decreti Legge. Come si presentano, come si approvano etc.". Sotto la voce "Educazione civica".

In God We Trust.

lunedì 1 settembre 2008

E' arrivato il Nuovo Preside



Dopo l'ordalia delle convocazioni, adesso so dove starò per tutto l'anno prossimo.
Ci sono però ancora molte cose che non so: ad esempio, chi saranno i miei colleghi di matematica e inglese, che giorno libero avrò, che laboratorio mi rifileranno - e soprattutto come farò a cavarmela con i voti al posto dei giudizi.
Io nei giudizi ci stavo comoda come un topo nel formaggio, e i voti secondo me non sono affatto la stessa cosa.
Tanto per cominciare, i giudizi erano cinque, e i voti sono dieci. E poi, alcuni numeri mi risultano ostici. Quando ho fatto le medie c'erano ancora i voti, e da noi il 9 era una bestia rarissima e il 10 proprio non esisteva. La mia insegnante di Lettere ha dato un nove in italiano, in tutta la sua carriera (lo so, e lo sapeva tutta la mia classe, perché me lo diede in prima e passò i due anni successivi a rinfacciarmelo).
Questa cosa mi è rimasta appiccicata: ho sempre dato volentieri e con larghezza "ottimo" quando vedevo un lavoro di particolare pregio, ma proprio non riesco a vedermi scrivere "10" nemmeno al migliore dei vari fulmini di guerra che ho incrociato in sette anni di insegnamento. Dovrò spiegarlo, ai ragazzi, che il 10 è un voto virtuale; oppure dovrò cercare di superare questo blocco, non so.

Questa storia di dover tornare ai numeri perché l'attuale ministro dell'economia non riusciva a orizzontarsi con una scala di cinque giudizi mi irrita abbastanza. Lui non li capisce, d'accordo, ma il resto d'Italia non mi sembra aver mai avuto problemi.
Certo, "non sufficiente" era un po' poco per coprire la scala a 0 a quasi-6, ma avevamo imparato a rimediare con qualche piccola aggiunta: "gravemente non sufficiente", oppure (il mio preferito) "non sufficiente con gravi lagune"; in un paio di scuole ho anche provato a proporre "abominevole", ma i consigli di classe non me l'hanno mai accettato.

Di tutto ciò non abbiamo parlato stamani al primo collegio dei docenti dell'anno, perché avevamo in pentola niente meno che l'arrivo del Nuovo Preside, direttamente dal profondo Sud, dove lavorava alle superiori.
Il preside che c'era prima di lui invece era... diciamo "assai ben inserito nel tessuto socio-culturale della zona" (= ammanigliato come pochi) e in vita sua aveva conosciuto solo la scuola media - anzi, probabilmente aveva conosciuto solo quella scuola media, dove aveva fatto anche l'allievo e il professore - una scuola grande, su più plessi, che copre diversi paesi della provincia.
Insomma, passiamo da uno che sapeva tutto di quella scuola e dei ragazzi a uno che non ne potrebbe sapere di meno. Non è detto che sia un male, ma certo l'impatto è stato traumatico per lui e per noi, almeno sul momento.

In un'ora e un quarto di collegio ci ha spiegato:
- che eravamo più donne che uomini (che era senz'altro vero, gli va riconosciuto)
- che alle superiori gli uomini sono di più
- che le donne sono più sensibili degli uomini (immagino quanto ciò abbia lusingato i signori presenti)
- che glielo dice sempre anche sua moglie, che le donne sono più sensibili (la signora avrà i suoi motivi, immagino)
- che oggi i genitori divorziano troppo, e a volte sarebbe bene fare un tentativo per restare insieme (ma non ho capito se dovremmo esortare in tal senso i genitori dei nostri allievi, alle riunioni. Spero di no perché non vorrei uscire dalla scuola coperta di uova, pomodori e ortaggi vari)
- che noi insegnanti siamo soprattutto educatori e dobbiamo dare il buon esempio (non divorziando?)
- che non dobbiamo fumare in classe, né dentro la scuola, e nemmeno in gita scolastica per dare il buon esempio ai ragazzi (sul terzo punto non sono d'accordo, ma per i primi due c'è una legge apposita ormai da anni e non mi risulta che nessuno là dentro si sia mai nemmeno sognato di violarla)
- che è rimasto sorpreso apprendendo che i vari plessi vanno in gita ognuno per conto suo, poi il Preside Uscente gli ha spiegato che siamo in tanti e un corteo di dieci pullman potrebbe risultare scomodo da gestire (e qui i nostri occhi, ormai da tempo grandi come tazze da tè, stavano ormai assumendo le dimensioni di ruote di carro)
- che l'orario era quasi pronto e potevamo lasciare le richieste per il giorno libero al collaboratore, anche se non tutti quelli che chiedevano il Sabato l'avrebbero avuto (su questo concetto, peraltro abbastanza chiaro, si è dilungato parecchio)
- ...che intende ridisegnare le funzioni obbiettivo (e qui, sospetto, sarà tutta da ridere)

A questo punto, vedendo che la riunione stava per venire sciolta, Qualcuno ha chiesto se, già che c'eravamo, non avrebbe potuto dirci che classi ci erano state assegnate.
Ha farfugliato qualcosa sui criteri di assegnazione.
No, ha insistito il Qualcuno, non volevamo conoscere i criteri, volevamo conoscere le classi.
Ha farfugliato qualcosa sul fatto che le assegnazioni non erano ancora state fatte.
Mi scusi, ha insistito il Qualcuno, e allora come fate a fare l'orario?
Ha vieppiù farfugliato e aggiornato la seduta per Giovedì.

Affilando le lingue biforcute, io e le mie sensibilissime colleghe (per tacere dei non altrettanto sensibili colleghi) ci siamo avviate verso l'uscita, pregustando il piacere di criticarlo appena rimasti "in privato" (cioè a gruppetti di cinque-sette serpenti).

La domanda non è se sopravviveremo: anche se non credo che le donne siano necessariamente più sensibili degli uomini, so che la maggior parte delle femmine sa difendere il territorio ove necessario; ma lui, a prima vista, ha dato l'impressione di essere dotato di un singolare talento nel fare casino.