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domenica 18 giugno 2023

Di topi che ballano e di gatti industriosi (ultimo giorno di scuola)

Nell'ultimo giorno di scuola i topi ballano anche quando il gatto c'è ancora
Anni fa una qualche persona provvista di un po' di buon senso stabilì che l'ultimo giorno di scuola al Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso ci sarebbe stata la Giornata Breve sia nell'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale che nell'ultimo giorno dell'anno scolastico.
Tale modesto ma utilissimo provvedimento era già regola quando frequentavo le scuole medie in versione alunna, almeno nella provincia di Firenze; quando approdai alle medie di St. Mary Mead scoprii invece che in quei giorni usava fare l'orario pieno, il che ne faceva d'ufficio i giorni più faticosi di tutto l'anno scolastico per gli insegnanti - perché quando un numero di ragazzi tra i dieci e i quindici anni che va dai 150 ai 200 vien lasciato a pascolare per cinque ore senza alcun freno, che cosa mai potrebbe andare storto?
Per nostra buona sorte a St. Mary Mead i ragazzi spesso si comportano in modo piuttosto ragionevole anche quando pascolano - ma spesso non significa sempre, e dunque talvolta succedevano eventi leggermente incresciosi, anche perché era ben salda la convinzione, per i nostri alunni ma anche in generale per molti alunni di molte altre scuole del Regno che nell'ultimo giorno di scuola si facevano i mitici gavettoni, ovvero palloni pieni d'acqua da tirare addosso ai compagni.
Cotale uso potrebbe sembrare tutto sommato innocuo, e anzi era dichiarato apertamente come lecito in talune sennatissime scuole dove ho avuto il piacere di lavorare a Firenze; e tuttavia, nella nostra tranquilla scuoletta di provincia si era col tempo radicata una variante invero assai incresciosa di tale passatempo, ovvero i gavettoni impreziositi da farina e altro - il che tra l'altro si traduiceva in un deplorevole spreco di risorse alimentari, perché la farina andrebbe usata solo per farne cialde, pan di Spagna, focaccine et similia, non certo per sporcare i vestiti dei compagni di scuola, o almeno così la vedo io (e qualcuno mi ha addirittura parlato di uova, ma spero che si tratti di una tipica esagerazione afferente al genere Questi Terribili Giovani d'Oggi).
Vietare i gavettoni in una scuola dove gli alunni sono convinti che i gavettoni siano uno dei diritti imprescindibili sanciti dalla Carta dello Stuidente non è però una cosa facile. Si è cominciato con circolari assai seriose - che hanno avuto un successo analogo a quello delle grida contro i bravi per poi proseguire con forti ammonimenti da parte degli insegnanti e infine con la chiusura del rubinetto centrale dell'acqua nelle ultime ore - un provvedimento, questo, che secondo me è del tutto illegale ma siccome nessuno ne chiederà conto a me ho deciso, una volta tanto nella vita, di non impuntarmi sulla questione.
E insomma col passare degli anni gli alunni han quasi rinunciato a fare gavettoni e financo ad arrivare a scuola l'ultimo giorno con zaini strapieni di bottiglie ricolme d'acqua.
La cosa si è vieppiù smorzata con la riduzione a tre ore della mattinata scolastica - in effetti tre ore di pascolo si riescono a reggere abbastanza bene e il tutto si limita a una grande bolgia in cortile dove gli alunni giocano e scherzano, temperata dal fatto che qualche insegnante tiene in classe o in qualche laboratorio gli alunni per fare non so quale attività di riordino.
Quest'anno l'ultimo giorno di scuola cadeva di Venerdì, quando avevo terza e quarta ora con la Prima Difficile e le ultime due ore con la Seconda Sfigata. Insomma, per me si è trattato di passare un'ora in cortile pascolando un po' con i ragazzi della mia Prima e parecchio conversando del più e del meno con varie maestranze della Seconda - un modesto atto di presenza e niente più.
Con mia grande delusione mancavano del tutto invece gli enormi vassoi di patatine e dolcetti che da sempre le classi portano per le cosiddette Feste di Classe - che sono, in effetti, una sorta di movimento migratorio in cui vari sciamo di alunni si recano in visita gli uni dagli altri, seminando briciole di patatine per ogni dove.
Niente patatine, dunque, e un po' di conversazione amena con allievi e colleghi. Una roba piuttosto tranquilla, nel complesso.
Alle un dici la campana è suonata e i ragazzi sono sciamati via in modo tutto sommato abbastanza ordinato. E gli insegnanti si sono ritrovati nella loro stanza a scambiarsi saluti e auguri...
...per poi avviarsi verso le Elementari dove si tenevano gli scrutini di fine anno delle Terze, dopo un lussuoso intervallo di ben quindici minuti.
Non io. Io sono rimasta a riordinare il cassetto e a dare gli ultimi tocchi al Registro perché quest'anno non ho Terze da portare all'esame.
In compenso il giorno dopo ho goduto una esperienza che non avevo più provato dai tempi del mio primo anno si scuola: gli Scrutini di Sabato. Disposti in modo piuttosto perfido, perché mi sono ritrovata a fare la prima classe del pomeriggio, all'una, e l'ultima e la penultima, tra le quattro e le sei - una degna conclusione per un anno che, a conti fatti, si è rivelato piuttosto faticosa - senza contare che, mentre di solito agli scrutini tutti arrivano carichi di dolci, salatini, bevande varie (rigorosamente analcoliche) e talvolta perfino gelati, stavolta a nessuno è venuti in mente di portare nemmeno un pacchetto di semi di zucca, e dunque gli scrutini si sono svolti nel più rigoroso digiuno.
Praticamente un fine anno scolastico degno di un circolo dietetico.

domenica 13 giugno 2021

Che belle le vacanze! (ultimo giorno di scuola)


 


Quest'anno l'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, in un occasionale soprassalto di buon senso, ha optato per una lectio brevis, ovvero alle medie usciamo alle undici e alle elementari alle dodici.
Il mio orario dunque prevede soltanto due ore con la Terza Brillante, e per tacito accordo, una volta fatto l'ultimo appello dell'anno e controllate le eventuali ultime giustificazioni e risposto alle eventualissime ultime domande sull'esame, sapevamo tutti che dopo saremmo andati in cortile dove chi voleva avrebbe giocato a palla e chi non voleva avrebbe fatto quel che altrimenti meglio gli sembrava, salvo l'osservanza dovuta al codice civile e penale.
Non devo essere stata l'unica a stabilire cotal silenzioso contratto con la scolaresca, perché mentre veleggio in corridoio intravedo un fanciullo coronato, una strega e pure un unicorno.
Il quale unicorno è di tipo moderno: non un lussuoso equino dalle movenze aggraziate e rigorosamente bianco, bensì una roba molto arcobalenata con un sacco di fiorellini. Anche se, a ben guardare, qualche fiorellino non mancava nemmeno nei bei tempi andati:


La nostra unicorna, per la precisione, aveva un mantello bianco, un corno arcobaleno e una ghirlandetta di fiori colorati; e naturalmente camminava su due gambe e non su quattro.
In classe faccio l'appello: una roba decisamente più lunga del solito perché gli alunni vanno e vengono, chiacchierano tra loro e insomma non è facile capire chi c'è e chi non c'è senza scorrere la lista uno per uno, e tuttavia qualcuno manca e l'appello dunque va in qualche modo fatto; e appena l'appello è faticosamente  terminato, ecco che arrivano anche i due assenti. Barrata l'ultima giustificazione - che in verità era stata portata due giorni fa, ma c'è sempre qualche collega che incassa le giustificazioni, le firma ma non le inserisce nel registro - ci avviamo schiamazzando lungo il corridoio verso l'uscita. Cioè, loro schiamazzano, e io non faccio nulla per dissuaderli.
In corridoio ritrovo il re -  diventato nel frattempo regina con un rapido passaggio di corona - l'unicorna col mantello e la strega, oltre a uno strano individuo vestito di pizzo nero con boa di struzzo (che detta così sembra una roba molto trasgressiva, ma tenendo conto che l'individuo portava cotal mise sopra jeans e maglietta bianca, la trasgressione era piuttosto annacquata). Grandi saluti, qualcuno mi chiede di restare con unicorni e reali. "Ma certo, ci raggiungerete più tardi" rispondo fregandomene del dovere di sorveglianza. Siamo a classi aperte, qualcuno sorveglierà.
Il cortile è relativamente tranquillo, solo una classe che gioca a pallavolo. Solita caccia alle palle, qualcuno chiacchiera all'ombra, un gruppo di ragazze colora non so che cosa e faccio un po' di salottino con loro.
Arriva la classe dei travestiti, che scopro contare anche un paio di fatine, un gatto con tanto di coda, un diavoletto, qualche ragazz* con pizzi e  paillettes, e se non ho capito male c'è pure un marziano, anzi una marziana. Nel frattempo la regina è tornato re.
"Ma non è Carnevale" prova a prenderle in giro qualcuno.
"E perché mai? Carnevale è uno stato d'animo" ribatto io, per il puro piacere di contraddirlo, pur consapevole che lui ha detto una cosa vera e io una stupidaggine.
Dopo un po' l'Unicorna lascia perdere il mantello bianco, che è di pile e le fa caldo; niente di strano, visto che la temperatura comincia a salire. I gruppi che giocano a palla sotto il sole non mostrano invece il minimo segno di cedimento. 
Alla terza ora si cominciano a temere i mitici Gavettoni di Fine Anno, e chi suggerisce di chiudere l'acqua, chi blocca i ragazzi che arrivano esibendo con fierezza grandi bottiglie d'acqua, chi assicura di avere dato rigorose istruzioni per fermare l'orribile scempio... tutto ciò comunque non mi riguarda, perché il mio orario della mattina è terminato. Saluto unicorni, colleghi, streghe, alunni e quant'altro e rientro dentro la scuola...
...dove passo due ore a stilare i compiti per l'estate della Prima Rabbiosa. Perché io per principio non do mai compiti per le vacanze, tranne nei rari casi in cui decido di darne.
Un po' di firme ai verbali degli scrutini, un po' di ripulitura del cassetto, un saluto ai custodi (che rivedrò comunque già il giorno seguente) ed eccomi pronta per il più sacro dei rituali di Fine Anno Scolastico, ovvero la gita in biblioteca a ritirare i libri prenotati: le mie prime letture vacanziere.
Perché sono in vacanza, finalmente: il più lunatico e irascibile anno scolastico della mia vita è ormai ufficialmente terminato e davanti a me si snoda la striscia dell'estate, lunga e riposante. Il sole mi accarezza la pelle, una piacevole brezza mi rinfresca.
Vacanze, che belle le vacanze. Quest'anno mi sento perfino più vacanziera del solito. Un bel falafel per festeggiare e finalmente a casa!

...dove alle tre e venti accendo il computer ed entro nella piattaforma, ché c'è la plenaria che apre l'esame. E dopo la plenaria ci sono ventun elaborati caldi caldi da valutare durante il fine settimana.

Quest'anno scolastico è finito, finalmente. Ma non del tutto, e non per tutti.

mercoledì 10 giugno 2020

Possiamo definirlo un happy ending? (ultimo giorno di scuola)

La prof. Murasaki, impegnata nella Didattica a Distanza

L'ultimo giorno di scuola dell'anno scorso era stato abbastanza strano nella sua sonnacchiosa tranquillità; ma il destino aveva in serbo altre frecce, stavolta da condividere con l'intero corpo docenti della repubblica italiana.
Mercoledì ho (avevo) una sola ora di lezione, alle tre di pomeriggio. In effetti mi sono messa quasi tutte le lezioni di pomeriggio, in base al principio che ai ragazzi le lezioni di mattina presto non piacciono molto e a me nemmeno - e siccome la Dirigente aveva suggerito di farle possibilmente di mattina non avevo trovato molta concorrenza.
Così il mio ultimo giorno di scuola è iniziato senza sveglia, come ormai da mesi. Un caffé tranquillo guardando il temporale in azione, uno sguardo pacioso alla corrispondenza... e poi giù a correggere le verifiche finali. Perché io sono una Vera Insegnante, e negli ultimissimi giorni ho avvertito l'inderogabile e insopprimibile esigenza di fare delle Ultimissime Verifiche, onde mandare di traverso a quei poveretti affidati alle mie solerti cure financo la coda di un anno così complicato alla fine del quale erano decisamente sullo stanco-distrutto. A onor del vero me ne sono pentita dieci minuti dopo avergliela data, e ho perfino meditato di rimangiarmele, ma poi le ho lasciate dov'erano e gli è toccato farle. Niente di male, tutto sommato, se non fosse che esattamente tutti gli altri insegnanti avevano avvertito la mia stessa inderogabile e insopprimibile esigenza, come sempre avviene negli ultimi giorni dell'anno scolastico (salvo poi starcene tutti quanti a coccodrillare sull'immane quantità di pacchi di verifiche da correggere negli ultimissimi giorni di scuola, nemmeno ce l'avesse ordinato il medico come pratica salvavita).
Le prove più complicate, naturalmente, erano state assegnate alla Seconda Brillante, gioiello tra tutte le classi, che con la Didattica a Distanza ha continuato a studiare come prima e più di prima, incurante del fatto di essere una Seconda e quindi tenuta per contratto ad avere almeno un vistoso calo di rendimento nel corso dell'anno, meglio se due; la qual Seconda Brillante ha comunque deciso di vincermi di cortesia facendole bene e quindi correggerle è stato affare piuttosto veloce*. 
Dopo ho ricontrollato per l'ennesima volta i voti, cambiato per la quarantesima volta qualcosina su cui ero incerta. Infine ho frugato con cura nel guardaroba a caccia di un vestito che non fosse troppo leggero né troppo pesante (una strana ricerca da fare il 10 di Giugno, quando di solito qualsiasi cosa estiva va benissimo) e di una mise collana+orecchini che non fosse troppo estiva ma nemmeno sembrasse invernale, e con mirabile coerenza ho finito per puntare su un paio di orecchini di madreperla azzurra a forma di conchiglia e collana estivissima di ceramica. Infine, ben bardata e sorridente ho acceso il computer... scoprendo che il microfono era andato in sciopero, vai a capire perché. 
Le cuffie comprate per l'ospedale hanno in qualche modo rimediato, e a due minuti alle tre gli allievi della Seconda Brillante quasi al completo (uno aveva una visita medica) sono piombati in casa mia, molto giocosi e sfarfallosi. 
Le mie gatte sono venute a farci compagnia, poi abbiamo fatto la sfilata dei vari gatti e cani della classe, fino a quel momento vagamente intravisti ma stavolta presentati in pompa magna, con grandissimo sdilinquimento da parte mia. Un ragazzo mi ha anche presentato il suo animale domestico preferito, che era il fratello gemello, qualche genitore è passato a salutare cantandomi le lodi del loro cane, qualcuno ha presentato un paio di battute assolutamente idiote raccattate su TikTok, io ho risposto con un paio di battute altrettanto idiote, vecchia memoria dell'ultimo anno del liceo**, poi siamo passati agli indovinelli e ai programmi per l'estate. Purtroppo mancavano le patatine, i cornetti al mais e i gavettoni, ma si sa che la Didattica a Distanza ha i suoi limiti, come noi insegnanti non manchiamo mai di ricordare a quegli storditi del Ministero dell'Istruzione ormai da più di tre mesi.
Alla fine gli ho fatto un breve fervorino spiegando che erano stati tutti molto buoni&bravi nel corso dei nostri mesi telematici e come unico compito delle vacanze gli ho dato di ascoltare quando gli capitava i notiziari che parlavano di paesi extraeuropei, per vedere di entrare in quell'ordine di idee; poi io e il Sostegno ci siamo defilati lasciandoli da soli a salutarsi in libertà. A scuola si sono sempre molto raccomandati che non li lasciassimo mai da soli in rete nemmeno per un secondo perché potevano avviare pericolose azioni di bullismo e di molestie, ma l'atmosfera mi sembrava sull'amichevole andante, e poi volendo possono molestarsi a volontà anche su What'sUp. Quanto alle gatte, erano scappate in giardino già da un pezzo. Ogni tanto passavo a sbirciare discretamente - a telecamera chiusa - e quando ho trovato la classe deserta, una quarantina di minuti dopo, ho chiuso l'incontro.

Mezz'ora dopo si è scatenata l'ennesima tempesta da bicchier d'acqua legata alla compilazione dei giudizi della Prima Asserpentata, mangiandosi una buona parte del restante pomeriggio.
L'anno scolastico infatti non è ancora finito. Evviva l'Anno Scolastico.

* e immagino che tanto splendore in Seconda ce lo faranno scontare in Terza, visto che la Natura ha le sue esigenze; ma insomma morderemo quel serpente quando arriverà.

** naturalmente ne ho collezionate molte anche dopo, ma al momento mi son venute in mente quelle.

giovedì 13 giugno 2019

Pace, calma e tranquillità (ultimo giorno di scuola)

Ritratto della prof. Murasaki l'ultimo giorno di scuola del più strampalato anno scolastico della sua carriera
(almeno, si spera che sarà il più strampalato) 
Con scarsissimo buon senso il calendario di quest'anno prevedeva la fine delle lezioni di Lunedì, onde garantire agli insegnanti una utenza ancora perfettamente inquadrata nella vita scolastica e ancora non minimamente proiettata verso le vacanze. E nelle altre scuole non so come se la siano cavata, ma da noi qualcuno ha avuto una vera e autentica idea geniale: gran finale dei grandiosi tornei sportivi della scolaresca delle medie al palazzetto dello sport di St. Mary Mead, e mattinata che chiude alle undici.
Lunedì il mio orario prevede che entri alla seconda ora.
"Ci raggiungi al palazzetto, Murasaki?"
"Io non sono su nessuna classe, e nessuno mi ha parlato di nessun palazzetto. Vado a scuola e questo è quanto".
Così sono arrivata, nemmeno molto puntuale, poco dopo le nove. La scuola era silenziosa, silenziosa e deserta. Pareva la quiete dopo la tempesta.
Ho firmato, riordinato qualche pendenza della Mostra del Libro e poco dopo è arrivato il libraio a riprendersi i libri invenduti. La sera prima ero passata a lasciare l'incasso con tanto di lista degli omaggi. Avevano controllato i conti e andavano bene, anzi c'era un misterioso di più di ben trenta centesimi. Li ho infilati nella scatolina dei Fondi Neri, che uso quando vado per mercatini e trovo a buon prezzo libri altrimenti introvabili.
Due chiacchiere col libraio, poi tolgo i teli dai tavoli e li ripiego.
Raccatto gli omaggi e salgo in biblioteca a catalogarli.
Mezz'ora dopo rientrano torme di scolari ruggenti che imperversano su e giù per la scuola per un po'. Poi suona la campana della terza ora. Nuovo ruggito, e i ragazzi escono - senza gavettoni, a quel che ho capito, perché quando sono rientrati a scuola hanno trovato i rubinetti bloccati. Sospetto che la cosa sia illegale ma non è affar mio, e so che nessuno me ne chiederà conto.
Finita la catalogazione scendo e chiacchiero con i colleghi per qualche minuto. Sistemo un po' di scartoffie, saluto tutti, tutti mi salutano e poi, paciosa e tranquilla, torno a casa.
Anzi no, non torno subito a casa: decido di ricompensarmi con un bel pranzetto al ristorante asiatico di Lungacque, che è ottimo e a pranzo fa l'all you can eat a un prezzo veramente stracciato.
Entro nel ristorante asiatico, che di solito Lunedì è un posto assai tranquillo e silenzioso... e ci trovo torme si scolaresche urlanti che lo riempiono fino all'inverosimile.
E qualcuno viene anche da St.Mary Mead.
"Ciao, prof!" "Salve, prof!".
Mi imbucano in un tavolino molto appartato - nei limiti del possibile, si capisce.

Evidentemente non sono stata l'unica ad avere l'idea di festeggiare con un gustoso pranzetto cino-giapponese la fine dell'anno scolastico...

mercoledì 14 giugno 2017

Quattro elefanti si dondolavano lungo il filo di una ragnatela (ultimo giorno di scuola)

Ultimo giorno di scuola. Stavolta la professoressa Murasaki, stanca ma in ottima forma fisica, ha preparato tutto e stampato tutto per tempo. 
Perché la professoressa Murasaki non dà compiti per l'estate se la classe si è adoperata per fare ragionevolmente il programma, ma se dopo tre mesi passati sui pronomi in prima media, più altri due mesi passati su pronomi e aggettivi con la Supplente (che chissà perché ha insistito proprio su quella parte del programma; pòle essere che dipenda dal fatto che tuttora nei testi scritti dalla Seconda Amichevole se appena c'è una subordinatina si fatichi seriamente a capire chi fa che cosa? Non ne ho parlato con lei, resta il fatto che nel compito di analisi logica parecchi hanno risolto la questione scrivendo sotto i pronomi "pronome" senza analizzarli e nessuno si è degnato di riconoscere i pronomi relativi scrivendoci sotto "congiunzione" e risolvendo così il problema, anche se c'erano ben tre che soggetti e pure un che complemento oggetto), se, dicevo anzi scrivevo, i pronomi sono ancora una zona incognita della nostra bella lingua, allora si impone una cura di riparazione - anche perché corre voce che creino parecchi problemi anche in inglese e in spagnolo.
Restituisco i compiti di analisi logica, li rampogno garbatamente, gli consegno una bella sfilata di esercizi e ben tre diverse spiegazioni attinte da tre diverse grammatiche della differenza tra che congiunzione e che pronome, per la serie La vecchia guardia muore ma non si arrende. 
Poi consegno anche le ormai arcaiche verifiche di storia, che avrei dovuto correggere durante le vacanze di Natale e che invece avevo corretto appena in tempo per gli scrutini, e consegno pure i temi fatti due giorni prima delle vacanze suddette, che riguardavano la loro identità personale, di cui gli chiedevo di tracciare un accurata mappa e che avevano fatto con molto entusiasmo. Dopo tre mesi era inutile riportarglieli, ma adesso hanno una graziosa aria vintage che li ha divertiti assai - se c'è un periodo in cui alle medie si cambia particolarmente, è proprio nella seconda parte della seconda media (non che nel resto del triennio restino uguali, si capisce).
Suona la campanella e vado nella Seconda Non Eccessivamente Perfezionista, dove avevo lasciato in sospeso due interrogazioni di cui non mi ricordavo affatto. Dopo che le ho concluse con esito più che positivo scopro con piacere che aggiustando i voti per lo scrutinio (che l'altra Seconda sa benissimo essere già avvenuto, mentre la Seconda Non  Eccessivamente Perfezionista ne sembra beatamente ignara) avevo previsto anche l'esito delle interrogazioni che non  ricordavo di dover fare. Ne concludo che la mia memoria, assai brillante prima dell'operazione, perde tuttora colpi ma ciò nonostante le valutazioni finali continuano a venirmi bene (almeno, a me sembra che mi vengano bene).
Niente compiti per la Seconda Non Eccessivamente Perfezionista, nemmeno l'ombra di un compito formale: perché gli alunni Non Eccessivamente Perfezionisti di quella Seconda  cialtroneggiano assai e di compiti ne farebbero comunque ben pochi, mentre altri hanno assai rispettabilmente lavorato e fatto tutto quel che pretendevo da loro e dunque è inutile e ingiusto dargli dei compiti per l'estate. 
Accenno però che l'anno prossimo lavoreremo in modo molto diverso perché gestiremo stati un tantinello più grandi - e gliene indico qualcuno.
Suona la campana per l'intervallo. Apro la porta per farli uscire e uscire a mia volta in corridoio, e mi trovo davanti la Terza Effervescente in versione trenino che percorre il corridoio cantando a squarciagola il celebre mantra sugli elefanti che si dondolavano lungo il filo di una ragnatela e ritenendo la cosa interessante vanno a chiamare altri elefanti, per poi trovare il tutto un po' pesante e mandare via gli altri elefanti ad uno ad uno; canzoncina assai giocosa, che ho cantato a squarciagola a suo tempo (sì, è una di quelle canzoni senza tempo che viene trasmessa di decennio in decennio dalle vecchie alle nuove generazioni) ma che fino a quel momento avevo associato più alle gite scolastiche che ai rituali di Addio alla Scuola Media - ma in effetti non ci sta niente male.
Ho appena finito di sgranare gli occhioni che il trenino ripassa, sempre a passo assai serrato, e gli elefanti chiaramente sono cresciuti di numero.
Facendo un paio di vasche in corridoio incrocio la prof. Spini, che mi apre il suo cuore: "Tutti gli anni l'ultimo giorno è sempre un incrociare le dita e sperare che non succeda niente di grave".
"Secondo me, se il massimo che combinano è un trenino dove si canta la canzone degli elefanti e della ragnatela, grosse tragedie in arrivo non dovrebbero esserci" provo a confortarla.
Sono frasi sempre pericolose da dire ma in effetti i fatti finiscono per dar ragione al mio incrollabile ottimismo e no, nella Terza Effervescente non succede nulla di grave, o meglio nulla di pregiudizievole per la salute e il benessere fisico dei nostri amati alunni. Nemmeno la loro linea dovrebbe subire grossi danni, perché entro nella loro aula e mi prendo una generosa tangente in patatine fritte - le mie prime patatine fritte dell'anno, e vanno giù tranquille senza far danni.
Alla fine dell'intervallo, piuttosto caotico in verità, striscio verso la Sala Insegnanti dove mi rilasso un po'.
Quando entro, alla quarta ora, nella Terza Effervescente, trovo diversi fanciulli in lacrime.
"Perché piangete?" chiedo come un idiota.
Già, perché mai gli alunni di una Terza dovrebbero piangere l'ultimo giorno di scuola? Davvero non si è mai visto un fenomeno così insolito dall'alba del mondo in poi. Vabbé, immagino che anche questo sia uno strascico dell'operazione (...speriamo...). Ma c'è anche da dire, a mia parzialissima discolpa, che mentre facevano il trenino sembravano tutti di ottimo umore. 
Ma che fenomeno curioso, un adolescente che sembra di ottimo umore e invece è triste! Anche questo, un caso che non si è mai verificato a memoria d'uomo, e meno male che finalmente arrivo io a registrarlo. Pensa se non c'ero per notarlo, l'umanità non avrebbe mai saputo che si verificano eventi così insoliti.
Mi viene comunque fatto osservare in tono polemico che non è proprio una domanda astutissima, e che alcune persone possono essere anche sensibili, eh.
"Ma Roderico e Matilde non si sono mai molto interessati a quel che succedeva qua dentro" ribatto, dimostrando così che a una singolare intelligenza e fine comprensione dell'animo umano unisco anche un tatto davvero notevole. Forse dovrei candidarmi per il Premio Talleyrand? O entrare direttamente nella carriera diplomatica? 
Magari potrei occuparmi di una zona calda, tipo la Siria: chissà che bell'aiuto fornirei a quelle povere popolazioni al momento così in angustia.
Mi viene spiegato che chissà, magari, non è detto che quel che uno mostra coincida completamente con quel che quel qualcuno sente.
Nel mio piccolo cervellino si affaccia faticosamente la considerazione che sì, in effetti Roderico e Matilde non si sono mai molto interessati alle lezioni che gli propinavamo, ma che questo in effetti non gli impediva in alcun modo di essere profondamente legati ai loro pur studiosissimi compagni.
"Prof, ci porta fuori?".
"Sì, mi sembra un ottima idea".
Certamente meglio che stare a conversare con me, visto quel che gli ho scodellato finora.
Nel cortile della scuola, chi vuol piangere piange in libertà e viene adeguatamente consolato (non da me, per sua fortuna), altri si mostrano assai propensi a fare due chiacchiere con me nell'unica, piccola zona d'ombra e un bel gruppo gioca a calcio sparando pallonate a cento chilometri all'ora come hanno sempre fatto nell'intervallo della mensa sin dalla prima (centrandomi più di una volta, devo dire, ma per fortuna risparmiando le vetrate).
All'ultima ora rientro nella Seconda Amichevole, dove i banchi sono stati spostati contro la parete. Accetto di portarli fuori e prometto di non interessarmi minimamente dei bottiglioni d'acqua che possano avere con loro nei bagni, ma li avviso che l'acqua dei bagni è stata chiusa. 
Si lamentano che non è giusto e concordo apertamente con loro. Non mi spingo però a dirgli cosa penso davvero, e cioè che più che non essere giusto la trovo una cazzata di alto livello. Tra l'altro è una splendida giornata, il sole picchia alla grande, in cortile si potrebbero cucinare il pollo al mattone e le uova alla piastra senza problema alcuno, non capisco l'utilità dello sforzo profuso dalla Dirigenza nella Nobile Missione di Evitare i Gavettoni (ormai tornati di sola e limpida acqua: il tempo della farina e delle uova sembra ormai del tutto tramontato).
In quel momento si affaccia un ragazzo della classe accanto a braccia piene: "Scusate, ci sono rimasti quattro pacchi di patatine e ci chiedevamo se vi interessavano...".
"Ma certo che ci interessano, e vi ringraziamo di cuore" assicuro. Sono quattro pacchi di dimensione monstre. Li distribuisco tra quattro volonterosi e tutti insieme scendiamo, nel cortile che non è certo diventato più fresco nel frattempo.
Le patatine spariscono in meno di un quarto d'ora, ma non per questo i ragazzi sembrano annoiarsi. La confusione va raggiungendo livelli da inquinamento acustico ma nessun insegnante sembra preoccuparsene molto, nemmeno la prof. Spini.
La campana libera tutti: con un immane ruggito le classi corrono verso i pulmini e finalmente si scambiano i doverosi gavettoni. Quando in fine i pulmini sono partiti col loro carico urlante, lasciando un piazzale piacevolmente umido, mi domando perché è stato impedito a tutti i costi che quell'ottima acqua venisse usata per rinfrescare il cortile della scuola, che invero raggiunge temperature da forno crematorio.
Poi torno a casa, dove mi aspetta un piacevole pomeriggio di relax e un ancor più piacevole fine settimana di bagordi.
Il virus, molto rispettoso degli orari lavorativi, si dispiegherà in tutta la sua possanza soltanto nella tarda serata di Domenica.

L'Anno scolastico è finito, evviva l'Anno Scolastico.

domenica 12 giugno 2016

Piovino, pioverello, sole e pioggia (ultimo giorno di scuola)

Raining cats and dogs

Ci sono anni benedetti in cui l'estate tarda ad arrivare e le scuole a Maggio non si trasformano in forni crematori. In queste felici annate l'ultimo giorno di scuola riesce a mantenere una certa parvenza di dignità persino quando la suprema idiozia della Dirigenza si incaponisce, senza un perché al mondo, per fare cinque ore di scuola cinque pur avendo già chiuso gli scrutini da qualche giorno.

Non per questo a St. Mary Mead sono tutte rose e fiori: il giorno prima la nuova e lussuosa stampante della Sala Insegnanti si era piantata da un momento all'altro, con la scusa che aveva finito l'inchiostro della cartuccia, così non avevo potuto stampare le mie tre liste tre di consigli di lettura per le mie tre classi. Tuttavia si raccontava che in tarda mattinata la cartuccia avesse dato ancora qualche pallido segno di vita e così, forte del mio consueto ottimismo assai prossimo all'idiozia, mi sono presentata a scuola con un po' di anticipo, pronta però anche ad un arrembaggio nell'Aula di Informatica.
Invece la cartuccia della Sala Insegnanti viveva ancora, e le stampe sono venute perfino decenti. Inoltre la fotocopiatrice - in questi giorni assai lunatica - ha sfornato le fotocopie senza troppe storie.
Al mio arrivo a scuola il cielo era nero inchiostro, ma quando sono arrivata all'aula dove avrei fatto la mia ultima ora di Approfondimento per quest'anno le nuvole davano qualche segno di volersi aprire.
Faccio l'appello, sistemo le giustificazioni (il giorno prima l'intera St. Mary Mead, a causa di un improvvido colpo di fulmine, era rimasta senza collegamento in rete) poi l'inevitabile richiesta "Prof, ci porta fuori?".
Consulto il cielo. "Direi che oggi ogni lasciata è persa" dichiaro "Tentiamo, finché si può".
Fuori ci accoglie un pallido raggio di sole anemico. I ragazzi si mettono a giocare a palla, io mi siedo sulla panca umida - cosa che probabilmente non fa molto bene al Raffreddore di Prima Classe che mi sta divorando da Domenica, ma siccome continuo ad avere la febbre l'idea di stare in piedi per tre quarti d'ora è davvero improponibile.
Comunque i ragazzi giocano serenamente nel cortile ancora deserto, e qualche minuto prima dello scadere dell'ora li riporto in classe - sottraendoli così alle prime gocce di pioggia e ad alcuni minacciosi tuoni che promettono sfracelli.

Quando entro nella Prima Zuzzurlona piove a catinelle (ma sarà solo uno scroscio passeggero). Si fanno due chiacchiere, consegno la mia prima lista, scopro di aver messo due volte la Freccia Nera e nemmeno una volta il mio amato Mulino dei dodici corvi (cose che succedono quando ti impunti per lavorare anche se hai la febbre); poi rendo anche due pacchi di compiti che avevo conservato per l'occasione. Discorsetto di conclusione, esortazione a leggere romanzi storici durante l'estate e anche in seguito, ché sono tanto carini e aiutano tanto a ricordarsi certa gente strana che saltella per il manuale, poi arriva l'intervallo.

E' il turno della Prima Amichevole, ovvero quella classe dove ho fatto italiano per tutto l'anno, insistendo tanto su pronomi e verbi, per poi scoprire che parecchi non riconoscevano un infinito presente (giuro). Nuova lista di consigli di lettura e ultimo giro in biblioteca per prendere qualcosa, chi voleva (volevano quasi tutti). Nel frattempo il cielo si è schiarito, il sole quasi splende ma intanto l'ora è finita e così torno in biblioteca dove comincio a fare un po' di ordine nell'immane casino che si è accumulato negli ultimi dieci giorni.

Ultima ora nella Seconda Effervescente, con l'ultima lista dei consigli e un piccolo discorsetto introduttivo al programma dell'anno prossimo, dove tutti noi cercheremo di colpevolizzarli per i mali presenti del pianeta e le stragi delle due guerre mondiali, di cui i poveretti sono innocenti come agnellini pur mo' nati; poi è tempo di tornare fuori. 
"Prof, possiamo fare i gavettoni?"
"No, voi non potete fare i gavettoni. Ma se li farete non è detto che cercherò di impedirvelo".
Nel frattempo il cielo si è di nuovo rannuvolato.
Fuori ci aspetta mezza scuola, con gran copia di bottiglie ma sembra che quest'anno qualcuno sia riuscito a bloccare le cannelle per cui, dopo un gran rutilare di schizzi che dura per qualche minuto, la cosa si ferma. Faccio un giro del cortile per vedere come butta e sequestro ad Attila un paio di grosse bottiglie di Coca Cola con cui si stava avvicinando in modo sospetto a un gruppo di compagne "Questa non va bene perché macchia".
"Ma prof, io volevo bere!".
"Non c'è problema, tengo le bottiglie e chi vuole bere lo fa in mia presenza".
Così  mi ritrovo nell'inconsueto ruolo di vivandiera a passare la bottiglia a chi viene a bere. Una volta finita la prima grossa bottiglia mi ritrovo anche nel non inconsueto per me ruolo dell'idiota, perché quando apro la seconda riesco a farmi una doccia niente male. Preoccupata che la Coca Cola mi stinga il vestito raccatto una bottiglia di acqua rimasta ancora mezza piena e me la rovescio sul vestito per sciacquare via la Coca Cola (e anche quello probabilmente non fa bene al mio micidiale raffreddore). Nel frattempo il cielo si rannuvola e tuona, ma non cade una goccia d'acqua. E' senz'altro l'ultimo giorno di scuola più asciutto che abbia mai passato a St. Mary Mead (anche se, certo, se poi uno si rovescia l'acqua addosso...).
Suona l'ultima campana e le classi franano verso l'uscita. Butto nel cestino le bottiglie di Coca Cola ormai vuote e salgo in Sala Insegnanti. Febbre e raffreddore a parte, non è andata male.
Torno a Lungacque dove, dopo una rapida sortita alla biblioteca comunale, mi procuro il necessario per una minestra di verdura molto leggera. 
Perché, onestamente, cosa c'è di meglio il 10 Giugno che farsi una minestra di verdura molto leggera da mangiare prima di infilarsi a letto con qualche buon libro da alternare a piacevoli sonnellini pomeridiani mentre sale la febbre e fuori continua a tuonare anche se di fatto piove ben poco?

martedì 17 giugno 2014

Escono dalle fottute pareti! (ultimo giorno di scuola)

Non c'entra nulla con il post, ma adottare un gattino in questo periodo è un gesto nobile e patriottico 
(anche adottare un gatto adulto, si capisce)

Dando prova di un minimo di buon senso, quest'anno la Dirigenza ha messo la lectio brevis per l'ultimo giorno di scuola. "Brevis" per modo di dire, perché laddove ai miei tempi (quando la scuola era seria e rigorosa) l'ultimo giorno di scuola durava due ore, oggi che la scuola è lassista e permissiva ne dura ben quattro
Se poi si aggiunge che gli scrutini, in barba a quel che dice la legge, sono stati già fatti, tutti, il Grande Quesito Esistenziale "E che cazzo si fa in queste quattro ore, ché fa pure un caldo cane' si pone un po' per tutti noi docenti.
Con la Terza Effervescente a dire il vero le cose vanno assai lisce: parte della classe è al laboratorio di informatica a cercare di far quagliare le slide del Grande Progetto Interdisciplinare cui hanno lavorato per tutto l'anno e che il programma della LIM non  riesce a leggere*, parte resta con me a chiacchierare del più, del meno e soprattutto dell'esame.

Con la Seconda Tuttora d'Ogni Scheletro Ingombra invece le cose si presentano più complesse: tanto per cominciare con loro ho tre ore filate, senza contare che da sempre quella classe è convinta che i Gavettoni di Fine Anno siano un diritto costituzionale. 
E infatti appena entro i miei tutt'altro che infallibili occhi individuano gran copia di bottiglie di plastica già riempite all'uopo.
Naturalmente faccio finta di niente, in base al principio che "ciò che il docente non vede non può essere motivo di sanzione né di discussione". E prendo tempo. 

Inizio con una piccola predica sul fatto che il loro modo di studiare storia ancora proprio non va. Come compito per le vacanze, le due insufficienze conclamate hanno l'incarico di ristudiare la Rivoluzione Francese da capo a pié e ripeterla nel più chiaro dei modi ai compagni, che così si risparmieranno di ripassarla. In seguito prometto a Wasp degli esercizi molto personalizzati di analisi logica, e Wasp promette che li farà**. 
Poi distribuisco la lista con i consigli di lettura. Come l'anno scorso, per ogni titolo ci sono apposite lettere che indicano se il libro è disponibile in libreria, nella biblioteca del paese o nel circuito delle biblioteche comunali della provincia. Quest'anno però ci sono anche due nuove letterine: la B indica che il libro è disponibile nella biblioteca della scuola***, mentre la P indica che quel titolo riguarda il programma della Terza prossima ventura - e leggerli potrebbe essere un modo per ammorbidirsi un po' il lavoro. Tra i libri ornati dalla P spicca la trilogia di Hunger Games, in cui qualcuno ha già affondato i denti - e direi che la questione del Nord e del Sud del mondo è spiegata proprio benino, lì.
Come l'anno scorso, mi chiedono se possono fare i gavettoni, quando li porterò in cortile (perché è chiaro che prima o poi in cortile ce li dovrò portare).
Come l'anno scorso gli spiego che non ha senso chiedermi di autorizzare una pratica che la Dirigenza della scuola considera illecita, ma che non è impossibile che alla fine della mattinata tale pratica diventi improvvisamente accettata al di fuori delle mura scolastiche.
Arrivano le patatine e i dolcetti. I ragazzi mangiano e chiacchierano mentre io finisco di compilare i registri.
Mi sforzo di non notare che molte piccole bottiglie vengono riempite d'acqua - d'altronde, fa un caldo cane. E tuttavia, quando vedo un tubo di Pringles sigillato con la massima cura e un palloncino di un delicato color violetto ma che dà segno di essere assai pesante sono costretta a un garbato ma deciso sequestro. Temporaneo, assicuro. Prima della campana di fine lezione li restituirò.
Finito di mangiare, di bere (e di riempire le bottiglie che a suo tempo contenevano aranciata) chiedo che vadano a prendere la scopa per spazzare con cura e gli stracci per asciugare i banchi un po' bagnati (e capirai, con tutte quelle bottiglie in giro...). Tornano con la scopa ma senza stracci perché "ci han detto le custodi che tanto dopo passano loro".
(Quest'anno il nostro parco custodi è veramente in odore di santità).

Mentre alcuni puliscono, altri passano dai vicini dell'altra Seconda in visita di cortesia. Lì hanno anche delle torte, così la fermata si trasforma in un ulteriore spuntino. Non faccio nulla per accelerare le pratiche, e nemmeno la collega dell'altra seconda fa niente in proposito.

Un salto in biblioteca per qualche ultimo prestito (con caaaalma) e infine tutti giù in cortile. Ormai manca poco più di un ora. Ho portato con me l'ex-tubo di Pringles e il palloncino lilla, che appoggio con nonchalance sul davanzale di una finestra, vicino ai loro zaini. Wasp è riuscito ad arrabbiarsi con qualcuno, non so perché, e si rintana in un angolo per piangere da solo. L'Onesto Iago va a consolarlo.
Io e gli altri insegnanti ci rifugiamo al tavolo all'ombra. I gavettoni sono stati severamente vietati, mi spiegano, anche se è stato lasciato capire che nell'ultimo quarto d'ora, forse...
La Terza Effervescente è seduta in cerchio, intenta a discutere di qualcosa e a scrivere. Vederli così tranquilli è un esperienza insolita.
Infine ci raggiungono e ci leggono un garbato discorsetto in cui assicurano che ci sono profondamente riconoscenti per quanto abbiamo fatto per loro e che il ricordo dei nostri insegnamenti e dei nostri consigli rimarrà sempre impresso nei loro cuori.
Li ringraziamo con calore, poi restiamo a riflettere come mai da qualche anno i discorsi di ringraziamento delle terze si assomigliano tutti, e come mai da qualche anno tutte le terze si sentono obbligate a farcelo, il discorso di ringraziamento. Tra l'altro viene anche spontaneo notare che di consigli non ne abbiamo mai dati molti, a parte quello di stare zitti e di ascoltarci - e magari è vero che resterà impresso per sempre nei loro cuori, ma certo non si può dire che nel corso dei tre anni ne abbiano fatto gran conto (mentre è vero che gli insegnamenti, a modo loro, li hanno pure ascoltati, viste le medie di ammissione). Forse si è diffusa una moda, e c'è qualche pagina su Facebook con la traccia degli argomenti da trattare, in questo tipo di discorsi? Comunque somigliano moltissimo a quelle strane pappine che usavano negli anni 50 (scritte dai genitori) e che si trovano in certi romanzi dell'epoca. Di sicuro quando andavo a scuola io non usavano più, anche se alla De Divinis avevamo fatto il regalo (un cofanetto di quartetti di Beethoven, mi sembra). E di sicuro il loro discorso è stato scritto mentre stavano in cerchio sull'erba, anche se forse si erano portati una traccia da casa.
Comunque per me è il primo Discorso di Ringraziamento (né la classe dei Baronetti Inglesi né la Classe dei Tordi né quella di Cristaccecami han mai fatto niente del genere, vivaddio) e se risulterà anche l'ultimo del mio insegnantesco percorso, me ne riterrò più che soddisfatta.
Continuo a siglare i registri, con la tentazione sempre più forte di scrivere qua e là "Scemo chi legge" (quelli dell'anno scorso stanno tuttora a prendere polvere in un grosso scatolone in un angolo della nostra scuola, senza che alcun dirigente li abbia minimamente considerati). Giusto quando ho tirato l'ultima riga e messo l'ultima firma per siglare noto che un folto gruppo di fanciulli è venuto a lasciarci in custodia cellulari, orologi e portafogli.
E qualcuno deve aver dato il segnale, o comunque tutti hanno fatto finta di vederlo, il segnale; perché improvvisamente il cortile si inonda d'acqua e un immane quantità di bottiglie spunta fuori dai luoghi più impensati mentre tutti scappano e si rincorrono con grandi getti d'acqua - acqua, acqua ovunque, e non una goccia da bere (io, almeno, non mi fiderei). 
"Certo, non dovrebbero, così, senza controllo" osserva Inglese con molto distacco. Ma si guarda bene dal cercare di controllarli, ovviamente.
"Ma non avevate deciso di chiudere la valvola del rubinetto sul retro?" osservo svagata guardando il fiume di ragazzi bagnati fradici che arriva con le bottiglie vuote al rubinetto in questione e ne riparte con le bottiglie piene.
"No, c'è un punto troppo duro e non è possibile bloccarlo" spiega altrettanto svagata la VicePreside, che non è portata a drammatizzare queste cose.
Metto i registri al sicuro nella borsa e la borsa sotto il tavolo, ma nessuno schizzo giunge ad innaffiare la nostra blandissima riprovazione.
Qualche ragazzo gocciolante arriva a recuperare cellulari, orologi e portafogli, poi l'onda si dirige verso il cancello d'uscita, in fremente attesa dell'Ultima Campana. Che infine suona,
Un fiume di ragazzi scorre verso i motoscafi, volevo dire i pulmini, e il loro corso non è funestato da gavettoni di acqua mista a farina né dall'infernale miscela che comprende anche le uova (forse anche grazie alla presenza di un paio di vigili opportunamente allertati dalla VicePreside)****. Dietro di loro, sul greto ancora umido, lasciano una distesa di bottiglie vuote e malridotte, un giubbetto e un paio di occhiali da sole. Raccattiamo questi ultimi prima di risalire la corrente, verso la Sala Insegnanti, dove ci congratuliamo tra noi perché "quest'anno è andata abbastanza bene".

*avere la medesima versione dei programmi su tutti i computer della scuola (o almeno, semplicemente, lo stesso programma) sembrerebbe il minimo del minimo sindacale; ma alla scuola media di St. Mary Mead siamo ben lontani anche da questo livello minimale.
**il che è pur sempre possibile, si capisce (per principio io credo a tutto, miracoli compresi). Comunque al momento i suddetti esercizi stanno al calduccio all'interno della sua scheda, che la famiglia non è ancora venuta a ritirare perchè quel pomeriggio stesso sono tutti partiti felicemente per il Marocco.
***perché ormai la nostra scuola ha una biblioteca, per quanto piccola e ancora scarsamente attrezzata
****negli anni passati pare che dai comuni limitrofi siano appunto venuti taluni giovani dai pessimi costumi, che evidentemente ignoravano che con farina e uova si fanno i dolci, e non i gavettoni

giovedì 13 giugno 2013

L'anno è finito, andate in pace (ultimo giorno di scuola)

La scuola di St. Mary Mead l'ultimo giorno di lezione (nelle intenzioni degli alunni)

Per l'Ultimo Giorno di Scuola quest'anno, almeno nelle prime, i nostri amati allievi sembravano più orientati su legittime festicciole in classe che verso i consueti gavettoni; e naturalmente tutti noi insegnanti abbiamo prontamente autorizzato ogni festeggiamento possibile, ma in cuor nostro sapevamo tutti che gli stomaci umani hanno ahimé dei limiti, e che perfino per dei giovinetti dagli undici ai quattordici anni mangiare cinque ore di fila è arduo. Una volta spolverate le torte e dato fondo a biscotti e patatine viene voglia di fare qualcos'altro - per esempio dei gavettoni.
Comunque per la prima ora mi ritenevo al sicuro e anzi avevo saltato la colazione onde dare un piccolo aiuto nel momento (arriva sempre) in cui le pur valide mascelle dei ragazzi avessero avuto un attimo di stanca.
Ma nella Seconda dell'Approfondimento non c'era niente da mangiare, né una patatina né una caramella. Così, consegnati gli ultimi quaderni, mi accingevo ad accogliere l'onesta proposta di andare fuori a frescheggiare quando è entrata la prof. Palmina con i compiti per le vacanze.
E che compiti! Due paginate fitte di istruzioni con una serie di esercizi e testi uno più soporifero dell'altro, almeno ai miei occhi. E una raccomandazione "Pensate che c'è perfino chi i compiti delle vacanze non li considera obbligatori e non li fa!" col tono di "Non ci crederete, ma c'è perfino chi pensa che due più due fa cinque".
Ma come diamine avremo fatto noi, ai miei tempi, senza compiti per le vacanze, mi domando non per la prima volta. E sì che ci spiegano sempre che a quei tempi la Scuola era Seria. Ma, per seria che fosse,  le vacanze duravano quasi quattro mesi e di compiti non ce ne davano - e ci tengo a chiarire che chi è convinto in cuor suo che i compiti per l'estate non sono obbligatori ha tutta la mia comprensione.
La nostra uscita fuori si riduce insomma a una ventina di minuti scarsa. No, niente palloni, proclamo. Ci sono solo venti minuti e per la campanella devono essere già in classe, che c'è Matematica che rende le ultime verifiche.
Cinque minuti dopo ci raggiunge la Prima d'Ogni Grazia Adorna, munita di abbondanti palloni (loro staranno fuori più di un'ora). E allora vada per i palloni, e amen.
Ad ogni modo, al suono della campanella la Seconda è disciplinatamente ai banchi, in attesa degli ultimi compiti di Matematica. Saluto e raggiungo l'aula della Seconda Effervescente, dove c'è un caldo torrido e pure il catafalco in posizione: infatti stavano vedendo Timeline sulla LIM.
Mi rassegno alla sauna, restituisco le verifiche sull'Inno d'Italia, mi congratulo con loro per l'ottimo risultato, poi li lascio a vedere il film e mi rimpiatto buona buona in fondo all'aula, in un banco vuoto,  lavorando ai registri mentre loro guardano il film, che non sembra nemmeno male - tanto che mi riprometto di prenderlo in biblioteca, durante l'estate. 
Anche lì, né una caramella né un singolo pop corn.
Finalmente arriva l'ora di buco, in cui mi precipito a stampare e fotocopiare la mia bella bibliografia - mi è costata molte ore di lavoro ma ne vado assolutamente fiera: un cocktail con dentro classici, sempreverdi, capolavori, romanzi storici e perfino un po' di attualità. Faranno come credono, ma spero con tutto il cuore che leggano Gaiman*. 
Un'altra mezz'ora passata a combattere con i registri, poi è il momento di raggiungere la Prima d'Ogni Grazia Adorna, con cui chiuderò la lunga mattinata. Lì, finalmente, un'accoglienza rispettabile: torte, biscotti, pacchi di patatine e pop corn per ogni dove e ragazzi visibilmente stremati a forza di mangiare e del tutto elettrici che per prima cosa mi chiedono "Prof, possiamo fare i gavettoni?".
La richiesta mi sconcerta: non ho difficoltà a comprendere chi fa i gavettoni nonostante il divieto degli insegnanti, comprendo anche i rari esemplari che non ne fanno, ma quelli che pretendono di farli con la benedizione esplicita del docente sfuggono alla mia capacità di comprensione.
E ancor di più sfugge a tale mia (evidentemente inadeguata) capacità Musica, che gli ha appunto permesso di farli nel cortile alla seconda ora. Comunque...
Prima una bella fetta di cheesecake, poi una buona dose di dolce al mascarpone e cioccolato (assicurano di avermeli lasciati apposta); un paio di biscottini svedesi, di quelli che forse c'è qualcos'altro oltre al burro ma è in dose minima (in realtà Ingrid giura che sono fatti con l'olio. Comunque sono ottimi), patatine, aranciata, i miei adorati pop corn...  e gran spiegamento di lacrime e fazzoletti perché han salutato probabilmente per l'ultima volta Matematica.
Mentre mi strafogo li lascio piangere e cantare lodi di Matematica, che lodo a mia volta. Dopo che i fazzoletti han fatto il loro dovere (e che io sono passata ai salatini) gli passo la bibliografia con tutte le istruzioni del caso, prima fra tutte di non farne di niente se non gli va, e avvisando che Harry Potter manca solo perché è dato per sottinteso e che si suppone che sappiano che esiste Harry Potter anche senza che venga l'insegnante di lettere a dirglielo,** ma si tratta comunque di lettura caldamente consigliata a tutti.
Finite le istruzioni e le richieste di chiarimenti sono tornati quasi normali. 
L'aula invece è piuttosto vissuta. "Adesso qualcuno va a farsi dare una granata..." esordisco.
Mi guardano sbalorditi. "Una... granata?"
Un folle dubbio mi attraversa la mente.
"Certo, per pulire".
"Prof, ma cosa intende per granata?"
Il folle dubbio si fa più consistente "Una scopa. Una di quelle robe con un manico e una spazzola in basso per spazzare".
Racconfortati dal fatto che la loro insegnante non li stata esortando a distruggere la scuola a colpi di bombe a mano tutti si mettono a far ordine: chi spazza, chi toglie con lo spray le tracce di crema dai banchi, chi imballa amorevolmente avanzi, piatti e bicchieri puliti avanzati e mi chiede che farne (mando tutti dai custodi: i biscottini svedesi e l'avanzo di dolce al mascarpone ci saranno di gran conforto Lunedì, quando noi insegnanti saremo di nuovo a scuola per gli scrutini), chi decide che sono la destinataria ideale di un mezzo pacco di caramelle avanzate nonostante il mio suggerimento di lasciarle nell'armadio per l'anno prossimo...
Lindi e ordinati, con le loro bottigliette vuote, scendono fiduciosi verso il cortile (siamo addivenuti ad un compromesso: possono fare i gavettoni ma solo fra loro e riempiendo una sola volta le bottiglie). Lì  scoprono che i rubinetti dei bagni della palestra sono chiusi, come in cuor mio sospettavo.
Li autorizzo ad andare su a riempire le bottiglie. Il problema è che in cortile ci sono altre due classi, cui è stato rigorosamente vietato di fare i gavettoni. Cerco di placare i colleghi assicurandoli che è solo per qualche minuto, ma l'esempio è contagioso, e parecchi delle altre classi salgono con fare noncurante ai bagni dei piani alti per riempire le bottiglie; addirittura, il perfido Wasp le ha già riempite almeno tre volte!
In cuor mio non lo trovo così grave, comunque faccio coscienziosamente il mio dovere e alla quarta volta che scende con le  bottiglie piene Wasp mi trova sulla porta; con un sorriso dolcissimo gliele sequestro, le vuoto e le accartoccio. Wasp protesta un po' con scarsa convinzione, poi va a giocare a pallone con gli altri. Lo spogliatoio dei maschi è praticamente allagato, ma questo è un must di ogni fine anno.
La Terza della prof. Quadrella comunque non tira gavettoni né cerca di farlo e neppure gioca a palla: le ragazze piangono disperatamente, i ragazzi le prendono in giro ma sembrano assai provati a loro volta.
Ahimé, la nostra classe, la nostra bella classe. Ahimé, le nostre medie, le nostre amate medie. I nostri amati compagni. I nostri adorati professori, oh, come faremo senza di loro?
La prof. Quadrella, oltre a un'infinità di baci e di abbracci, ha ricevuto anche una di quelle lettere d'addio traboccanti di affetto e complimenti che allungano di vent'anni buoni la vita degli insegnanti. Ostenta un atteggiamento sportivo ed esorta la ragazze a non pendersela tanto, ma in cuor suo gongola assai. Io e la Ghirlandai osserviamo con finto distacco che sì, anche noi abbiamo avuto delle terze, e ci andavamo pure abbastanza d'accordo, ma tante smancerie a noi non le hanno mai fatte. In realtà tutti troviamo la scena piuttosto divertente (compresi i salici piangenti, credo).
Infine la campanella suona. Dagli zaini spuntano miracolosamente nuove bottiglie piene, e schizzi degni delle fontane di Versailles allietano gli alunni appena varcato il cancello.
Con un sospiro di sollievo i docenti risalgono verso la fresca, rilassante e quasi silenziosa Sala Professori.
L'anno scolastico è morto, evviva l'anno scolastico!

*e ora che ho letto Coraline lo spero ancora di più
**e infatti in classe c'è anche una potteriana, che mi ha fatto un tema assai interessante sui vari tipi di incantesimi

sabato 9 giugno 2012

Didattica del gelato (ultimo giorno di scuola)


Pare, sembra, dice, assicurano, che uno degli ultimi giorni di scuola, lavorando sui soliti e tormentosi tempi verbali da usare correttamente nelle subordinate, io abbia detto "e se riuscite a fare questo esercizio andiamo tutti a mangiare il gelato". Giuro di non ricordare niente del genere, ma la Rumena Rampante garantisce di sì. E ad un certo punto ha detto "L'esercizio l'abbiamo fatto bene. Allora, ci porta fuori a mangiare il gelato?".
La Rumena Rampante è la mia Supercocca di quest'anno, e rifiutarle alcunché mi sembra sempre contro natura. Così farfuglio qualcosa, un po' confusa. La classe mi guarda interessata: l'idea del gelato appare assai gustosa a tutti. Rifarfuglio qualcosa sul fatto che serviva l'autorizzazione dei genitori, per uscire dalla scuola. Come un sol alunno, tutti tirano fuori i diari.

Fu così che dettai una richiesta di autorizzazione alle famiglie per una lezione esterna di "didattica del gelato" (usai proprio questa precisa espressione). Ovviamente, il giorno dopo TUTTI avevano l'avviso firmato, Cristaccecami compreso. Matematica mi raggiunse implorando di poter partecipare anche lei all'evento didattico e con buona grazia le accordai la concessione di farsi due ore di orario extra e pure aggratisse, così mi garantivo anche il secondo accompagnatore senza colpo ferire. Informai la Vicepreside che borbottò qualcosa del tipo "bene, una terza in meno, faranno meno gavettoni". Subito dopo arrivò l'insegnante di una seconda chiedendo se l'ultimo giorno potevo lasciargli l'aula e la LIM per far vedere un filmato alla sua classe. Insomma, mai si vide un gelato accolto da sì gran plauso universale. Pensare che nemmeno mi ricordavo di averlo promesso.

Alla terza ora dell'ultimo giorno di scuola riunii la classe, compreso Cristaccecami che a quell'ora era pure scoperto, e insieme percorremmo i duecento metri che ci separavano dalla pasticceria del paese. Mangiammo il gelato nella piazzetta, passammo da casa di Oyster per prendere un paio di palloni e finimmo verso il parco del paese, un posticino simpatico e tranquillo dove, secondo le migliori tradizioni, i maschi si misero a giocare a pallone (incluso Cristaccecami che quel giorno sembrava un agnellino travestito da orsacchiotto di pelouche) e le femmine si radunarono intorno a un tavolo di legno con panche per pettinarsi, chiacchierare e ascoltare musica con gli Ipod. Sempre secondo le migliori tradizioni Matematica, più dinamica e sportiva di me, giocava con i maschi mentre io chiacchieravo blandamente con le femmine su vacanze, Justin Bieber, musica, campi scout, tagli di capelli e altre profonde tematiche. Non una parola fu spesa per esami o voti. Relax allo stato puro.
Dopo un'altra ora di idillio raccattammo felpe, borsine e borsette e palloni (oltre che qualche forcina) e, accompagnati da un Cristaccecami che in quelle due ore non aveva detto nemmeno un piccolo, singolo e isolato "vaffanculo", siamo tornati a scuola dove tutti sapevamo (ma noi insegnanti facevamo accortamente finta di non sapere, non avendocelo detto nessuno che dovevamo saperlo per forza) che ognuno di loro aveva due o tre bottiglioni d'acqua nello zaino per i gavettoni di fine mattinata, vanificando così le speranze della Vicepreside.

A scuola abbiamo trovato, nell'ordine:
- l'Educatore che entrava in servizio alla quarta ora su Cristaccecami,  comprensibilmente scocciata perché nessuno le aveva detto dove eravamo né le aveva dato il cellulare cui contattarci (avevamo lasciato detto l'una e l'altra cosa ai custodi, che per l'occasione hanno avuto una delle loro pochissime defaillance)
- il modellino di buco nero, amorevolmente preparato da uno dei ragazzi per l'esame, distrutto dalla classe ospite, riunita in cerchio intorno a due furibonde insegnanti che volevano sapere il chi e il come e  il quando e il perché e strozzarli tutti uno per uno con le loro proprie medesime budella perché andare nelle classi degli altri a rompergli la roba proprio non era cosa.

Vabbe', comunque è stata lo stesso una bella esperienza rilassante, ha sostituito la Cena di Fine Anno (che nessuno della classe ha mostrato la minima tendenza a organizzare, nonostante le garbate esortazioni di Matematica) e alla fine la Vicepreside ha effettivamente ottenuto una classe di gavettoni in meno, perché la Seconda Ospite, avendo rifiutato ostinatamente di dire il colpevole, si è vista aprire gli zaini e sequestrare le bottiglie d'acqua ad una a una.
E l'anno scolastico è finito.