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venerdì 29 dicembre 2023

In ciabatte nel locale (di nuovo sull'abbigliamento decoroso da indossare a scuola)

La questione di come debbano vestirsi gli alunni per venire a scuola è assai antica e ogni anno che passa mi ritrovo a prenderla sempre meno sul serio.
Sonvi infatti taluni che ritengono che le fanciulle debbano portare solo vestiti inadatti a suscitare il più vago desiderio carnale nei loro compagni di classe onde non distrarli dalle nostre belle lezioni con pensieri impuri - ma a me sembra che chiunque dei miei alunn* sarebbe capacissimo di distrarsi anche se intorno a lui vi fossero solo fanciull* vestit* di sacco, e dunque tanto vale.
Essevi pure altri che deprecano abbigliamenti che scoprono troppa carne, anche se la carne che scoprono è quella dei piedi in estate, e le ciabatte vengono grandemente censurate come esempio di deplorevole straccuraggine. Non io, che depreco invece con forza che in certi periodi la temperatura delle aule sia troppo alta, e quella sì che distrae, e parecchio.
Altri deprecano i vestiti troppo costosi - non io, che non conosco una firma che sia una e distinguo solo tra vestiti che mi piacciono e indosserei pure io volentieri (pochissimi) e tutti gli altri, che sopporto con cristiana rassegnazione nonostante cristiana non sia.
Di fatto l'unica cosa che mi interessa dell'abbigliamento dei miei alunni sia che li metta a proprio agio e li lasci liberi di concentrarsi (se proprio non hanno niente di meglio da fare) sul processo di apprendimento. Anzi, ho finito per sviluppare una teoria, che mi guardo bene dall'esternare ai colleghi per non essere presa a sassate, secondo la quale un abbigliamento informale abbia in sé una valenza educativa perché a scuola non si viene per essere in un dato modo, ma per essere sé stessi o comunque proiettare l'immagine che in quel momento ci sembra la nostra e ci aiuta a crescere.
I miei colleghi sembrano convinti che la scuola sia un posto da rispettare; io invece coltivo la stravagante opinione che sia la scuola a dover rispettare i ragazzi consentendogli di essere il più possibile liberi in un momento in cui sono occupati nel lavoro tanto complesso quanto delicato di formarsi. Insomma, per me la scuola è un laboratorio alchemico che deve lavorare con tutti gli elementi che ha a disposizione, e se c'è l'atmosfera giusta il processo avverrà.
Ognuno ha le sue illusioni, la mia è questa; di fatto, so benissimo che il processo avviene nonostante tutto e sperare di poterlo guidare è pura follia perché ci sono troppi elementi in gioco.

Tuttavia mi rendo conto che negli ultimi anni sono cambiate molte cose, soprattutto a causa della pandemia che ha dato una bella scossa a tutti, e non solo in senso positivo.
Molti insegnanti si sono lamentati durante la Didattica a Distanza che taluni alunni assistessero alle lezioni in pigiama e perfino (orrore!) facendo colazione. Io non lo trovavo poi molto strano perché erano a casa, e l'unico vero motivo per cui durabnte la lezione non facevo colazione nemmeno prendendo il caffè era che tutte le mie energie ed entrambe le mani erano impegnate nel duro lavoro. Quando invece seguivo le riunioni on line mangiavo eccome, coccolavo i gatti, e facevo un bel po' di altre cosette - non per questo non seguivo, esattamente come il fatto di stare spolverando o stirando o cucinando non mi impedisce affatto di ascoltare una qualche conferenza o concerto alla radio o su YouTube, che anzi mi intrattiene più o meno piacevolmente allietando quei momenti di lavoro meccanico che sono un po' una palla.
Comunque sia mi rendo conto che associare la scuola al pigiama può essere pericoloso; d'altra parte quella disgraziata esperienza ha finito col portare la scuola nelle case, e anche per altri versi le case nelle scuole. Pigiami e caffellatte compresi.

Una mattina Pisola mi dice trionfante "Prof, oggi sono venuta a scuola in pigiama!".
Occupata a compilare il Malefico Registro Elettronico le lancio uno sguardo distratto. Indossava una felpa con pantaloni a ciliege (o forse erano orsacchiotti?).
"Oh?" commento svagata "Hai un pigiama molto carino, complimenti".
Era davvero un pigiama? Non ne ho la minima idea. Signori, era una felpa in pendant con i pantaloni. Forse un attento esame mi avrebbe disvelato l'arcano. Forse. Anch'io ho una felpa a renne e stelle, comprata per dieci euro a un banchetto e che porto come giubbino in casa quando fa fresco, come giubbino a scuola e altrove quando comincia a non fare più molto fresco e il piumino diventa pesante, e che talvolta ho usato anche come giacca da pigiama - e non credo di essere l'unica creatura a fare ciò.
Sono passati vari mesi, ho indossato la passata con le renne per le due settimane prima delle vacanze di Natale (levandomela solo quando sono venuti dall'Associazione Deportati a parlarci dei campi di sterminio) finché un giorno Bagheera mi ha chiesto se anche gli alunni potevano portare addobbi natalizi tra i capelli sotto Natale.
"Certo che sì" ho assicurato "L'ultimo giorno di scuola vale tutto". E in effetti l'ultimo giorno dell'anno scolastico e quello prima delle vacanze di Natale a scuola si vede di tutto e di più, e non soltanto a St. Mary Mead, dove ricordo che un anno abbiamo avuto anche dei re. Del resto, quando a scuola ci andavo come alunna, usava andare in costume l'ultimo giorno di Carnevale (a Natale vestivamo normali, ma penso dipendesse soprattutto dal fatto che non c'erano berretti con le stelline né passate con le corna di renna e nemmeno orecchini a forma  di addobbi natalizi, di cui ho un vasto assortimento accumulato negli ultimi quindici anni e che sfoggio a partire dal 1 Dicembre). Quello adesso non si fa più, ma negli anni Carnevale è molto cambiata ed è ormai riservata esclusivamente ai bambini più piccoli.
Mi raccontano una strana storia dell'ultimo giorno di scuola dell'anno scorso, quando la prof. Spini, all'epoca VicePreside, mandò via i ragazzi che erano venuti in ciabatte impedendogli di entrare.
Sarà vero? Mi suona strano, perché rifiutare l'ingresso di un minore a scuola è una di quelle responsabilità che nessun insegnante si prende a cuor leggero. L'unica possibilità di verificare sarebbe chiederlo direttamente alla prof. Spini, e se me ne ricordo un giorno lo farò; l'anno scorso l'ultimo giorno di scuola non ero in servizio alla prima ora ma ricordo che le poche ore della giornata scolastica furono passate all'aperto, dove le ciabatte non erano poi così fuor di luogo - e vista la temperatura di quel giorno, nessuno poteva ragionevolmente prevedere che le avremmo passate a bollire all'interno dell'edificio.

Così, visto che eravamo in argomento, una volta di più ricordo ai miei amati alunni che la legge, in materia di abbigliamento, è molto lasca quando non si fa un lavoro che richieda una divisa - per esempio negli ospedali o nella polizia.
"Ma ci hanno detto che il regolamento di scuola dice..."
"Non so cosa dica il regolamento della scuola, ma personalmente sospetto che qualsiasi regolamento di scuola sull'abbigliamento possa essere impugnato al TAR con esito praticamente sicuro, e per questo motivo i proclami sull'abbigliamento a scuola abbondano, ma non si arriva mai a nulla di fatto".
"Ma per esempio: perché non possiamo venire a scuola in pigiama?"
"In teoria credo che si possa"  azzardo domandandomi in cuor mio che accidente di tarantola possa mordere qualcuno per spingerlo a sì curiosa scelta per l'outfit.
"Pisola l'ha fatto" ricorda qualcuno.
Pisola il giorno di questa insolita conversazione però non era presente a scuola, e dunque non poteva né confermare né negare.
"Ha detto che era in pigiama" ho ammesso "Ma lo era davvero? Alla fine, era una felpa con i pantaloni che facevano pendant. Siamo sicuri che fosse un pigiama? Come faccio a distinguere con sicurezza quella tenuta da un pigiama?".
So che c'è la questione dei bottoni, mi pare che nel caso di un pigiama siano a destra (o a sinistra?). Ma, di nuovo, molti pigiami non hanno bottoni di sorta, e molte felpe nemmeno.
I ragazzi si guardano intorno. In classe le felpe abbondano, per lo più di toni scuri, ma ne abbiamo anche di decorate a vivaci disegni.
"In effetti" ammette qualcuno "Oggi i vestiti sono tutti uguali".
Non è esatto: i vestiti oggi sono diversissimi; ma il concetto di base era valido: la maggior parte dell'abbigliamento, soprattutto di quello per ragazzi, naviga in una zona grigia. Anche in modo all'apparenza insospettabile: molte delle alunne dell'attuale Terza Sfigata vengono a scuola con un toppino che scopre parte della pancia - e che è fatto con un tessuto che ai miei occhi è quello delle camiciole. Sì, proprio quelle che si portano sotto i vestiti. O che si portavano, chissà.
"Quindi, meglio non farsi troppe domande" taglio corto prima di fargli tirare fuori il libro di Storia.
E nell'attimo prima di avvisarli di andare alla pagina della Guerra di Secessione mi vengono in mente le mie scarpe.
Per molti anni mi sono gloriata di portare le uniche scarpe di cuoio della classe, e talvolta anche del Consiglio di Classe; e tuttavia tre anni fa ho scovato un paio di "scarpe" assai comode con la suola di gomma, l'interno imbottito di pelo artificiale, senza tacco e scamosciate all'esterno. Le porto, grosso modo, tra Novembre e Marzo e ne ho anche una versione da casa, che porto molto più di rado perché in casa di solito d'inverno fa più caldo che fuori.
E' un modello che va parecchio, in questi anni, e ce ne sono di tantissime qualità e colori.
Di fatto, sono delle pantofole alte.
E sì, le ho comprate in qualità di scarpe. Intendo dire, nella vetrina erano posizionate tra le scarpe, il vasto assortimento di pantofole di cui disponeva il negozio era posizionate nella vetrina accanto.
Ci vado anche a scuola?
Ma certo che ci vado a scuola, le ho comprate soprattutto per quello.
E non solo nessuno ci ha trovato niente da ridire, ma anzi parecchie colleghe me le hanno assai lodate trovandole carinissime.

Ad ogni modo faccio abbastanza spesso un approfondimento di storia dedicato al cambio dell'abbigliamento durante la rivoluzione francese, quando gli uomini improvvisamente cominciarono a vestirsi solo con pochi e scuri colori e, per un breve periodo, i vestiti da donna erano più semplici e comodi di quelli degli uomini. I tempi di Lord Brummel, per intendersi.
Il quale Lord Brummell di sicuro avrebbe disapprovato con tutte le sue forze l'idea di venire a scuola in pigiama, e forse anche di venire alla scuola pubblica inclusiva.

domenica 30 gennaio 2022

Dormire, forse sognare (cronache inquiete di un periodo inquieto)

Ogni insegnante in questi giorni vorrebbe essere così. E forse ogni essere umano, anche.

Il rientro dopo le vacanze di Natale è sempre un momento delicato, ci dicono. Soprattutto quando avviene di Lunedì. Soprattutto quando mancano tre settimane alla fine del quadrimestre. Soprattutto quando la pandemia imperversa per ogni dove. Soprattutto quando si hanno un sacco di colleghi in quarantena perché hanno il padre, i figli, il marito, l'amante o tutto il giro di parenti e congiunti al completo positivi e loro stessi medesimi sono positivi.
Soprattutto quando tutte queste invidiabili circostanze si presentano insieme, maravigliosamente intrecciate in un dedalo inestricabile.

In mezzo a tutte le circostanze soprelencate, del tutto imprevedibili e ingestibili a livello individuale anche dai docenti più previdenti e coscienziosi (perché il virus arriva come e quando gli pare, e per strano che sia non presenta preavvisi né manda prenotazioni, e del resto che si trattasse di un virus assai screanzato s'era già avuta contezza da millemila piccoli e grandi indizi) ve n'è una che, unica fra tutte, era prevedibile e prevista. Nascosta come una peonia tra le rose, è tuttavia facile da isolare.
La fine del quadrimestre.
Sì, proprio lei. 
Stavolta il Covid non c'entra: tutti gli anni in questo periodo* il quadrimestre finisce, e ci sono da fare le medie dei voti, i prescrutini e gli scrutini. E già anche in circostanze normali gran parte degli insegnanti ha ogni anno la precisa impressione che costoro, ovvero i prescrutini e gli scrutini, siano stati inventati due sere prima da qualche buontempone in vena di scherzi di pessimo gusto e se li sente piombare addosso come ladri nella notte.
Stavolta però davvero in tanti stiamo cascando dal pero con un fragoroso STUMP!.
E ci guardiamo indietro balbettando smarriti "Ma io non credevo... non sapevo... non pensavo... e accidenti a me, cosa ho fatto negli ultimi due mesi? Dove sono spariti i miei voti e le mie verifiche?".
Già, cosa abbiamo fatto negli ultimi due mesi?
Essenzialmente abbiamo cercato di sopravvivere, tutti.
E un giorno si arriva in classe e mancano metà alunni perché sono in quarantena con la febbre alta / a vaccinarsi / a fare il tampone / ammalati di qualcosa che non sia il Covid, e allora si rimanda la verifica. Il giorno dopo l'orario è ridotto perché mancano i colleghi, e guarda caso le nostre ore sono tra quelle eliminate. Due giorni dopo in quarantena, a sorpresa, siamo entrati noi e dunque di nuovo niente verifica. 
Nel frattempo non è stato possibile interrogare né Asdrubale, né Cornelia né tantomeno Scipione o Drusilla perché sono andati a fare il tampone e/o il vaccino, la scuola non aveva linea oppure il microfono non gli funzionava - e sì, saranno tutte scuse, ma chissà perché quando piove i ragazzi in DaD si scusano molto più spesso che nei giorni di bel tempo, e comunque la linea continua a saltare anche a noi. Magari nel centro di Milano l'interrogazione in rete viene bene, e ne siamo tutti contentissimi per chi insegna o studia lì, ma da noi in provincia interrogare in rete non è proprio il massimo anche se a volte non si può fare diversamente.

Col tempo e l'esperienza ogni insegnante impara ad affrontare con nonchalance i singoli inconvenienti - classe decimata per malattia, cambi di orario, laboratorio che quel giorno non si può usare, stampanti che han finito la cartuccia, colleghi malati all'improvviso da sostituire. Di solito però imprevisti e intralci, che pure sono pane quotidiano per ogni docente di qualsivoglia ordine, grado e materia, non si presentano a blocchi di dieci al giorno ogni giorno della settimana per settimane di fila.
Al termine della complicata mattina si arriva a casa con l'impressione di essere un panno appena centrifugato col programma normale anche se sul nostro cartellino c'è scritto che siamo indumenti delicati. Ci accasciamo in poltrona e mettiamo a scaldare il pranzo pensando "Adesso un piccolo riposino, poi si prepara tutto per domani e dopo si lavora su quei due pacchi di compiti che languiscono sul tavolo da quattro giorni. Una rapida cenetta e poi si comincia a lavorare sui giudizi, ché così arriviamo al prescrutinio ben preparati".
Nel migliore dei casi, il riposino qualche volta si riesce a farlo (purché non si abbiano figli in età scolare, e non perché i poverini vengano a disturbare con importune richieste di aiuto per i compiti o simili, quanto perché nelle loro chat è tutto un fiorire di allarmi e controallarmi su insegnanti in quarantena, compagni in quarantena, genitori parenti amici e amanti dei ragazzi in quarantena, laddove nei bei tempi andati si mandavano le foto porno e i vocali con la parodia dei loro insegnanti). 
Qualche volta si riesce anche a preparare il materiale per il giorno dopo, e talvolta perfino ad addentare qualche compito. Ma prima o poi entra in scena la chat di WhatsApp con tutto il suo carico di quarantene, vaccini, tamponi e malanni vari. Non avere WhatsApp in quei casi non è di nessun aiuto perché comunque tutto ciò si riverbera inevitabilmente sulla casella postale della piattaforma.
"Buonasera, siamo i genitori di Agilulfo. Purtroppo sua sorella è risultata positiva e siamo tutti in quarantena, inoltre Agilulfo ha la febbre e il mal di testa e da tutto il pomeriggio sta tossendo". "Buonasera, vi scrivo per avvisarvi che la prof. NorthSouth è risultata positiva al tampone in casa. Domani farà quello in farmacia, ma starà a casa e va sostituita. Murasaki, sei disponibile a fare due ore in più per sostituirla?" "Buongiorno prof, sono Amalasunta. Ho fatto il tampone e sono ancora positiva, quindi per altri dieci giorni devo stare a casa".
Eccetera eccetera.
La Preparazione dei Giudizi va a Ramengo, ridente città di mare, dove si spera prenderà il sole e si divertirà giocando a palla sulla spiaggia con le Preparazioni dei Giudizi delle altre classi, la correzione dei compiti è sospesa mentre l'insegnante, tra una mail e l'altra o tra una telefonata e l'altra si domanda "E che cavolo gli faccio, per altre due ore, a quei poveri ragazzi?" e ripesca la lezione sugli oceani prevista per la settimana seguente  e non ancora pronta perché "tantoc'ètempo".
E insomma, sono giorni complicati. E tutti siamo indietro per la chiusura del quadrimestre. 
Che, guarda caso, è domani.

Ci dicono che l'ondata sta passando. Un po' per volta. 
Ma intanto ci sentiamo tutti sotto assedio e meditiamo dolorosamente su quei due colpi di tosse che ci sono improvvisamente usciti dalla gola.

* di norma il 31 Gennaio. E tuttavia un anno, misteriosamente, finì il 28 Gennaio, e ce lo dissero quando già avevamo fatto medie e scrutini. Ma non ci spiegarono mai il perché, o almeno non ce lo spiegò il Preside che avevamo all'epoca.

martedì 25 gennaio 2022

Manuale del Perfetto Insegnante - Tecniche di sopravvivenza per Educazione Civica, ovvero Quando Ci Piace Vincere Facile

Non c'entra niente col post, ma è molto meglio della foto di un disastro ambientale! 
Cari colleghi,
siete stanchi&stressati, il carico di lavoro vi schiaccia, non riuscite a preparare in modo adeguato le vostre lezioni?
Ecco per voi una soluzione facile e molto pratica, che vi aiuterà per Geografia, Scienze, Tecnologia e in più vi fornirà qualche utilissimo voto per Educazione Civica, ché magari avete fatto un sacco di lezioni, magari sono pure state apprezzate, ma alla fine non avete in mano un voto che sia uno, perché siete stati tutto il tempo a discutere e approfondire ma niente interrogazioni vere.

Tutto iniziò in un grigio pomeriggio autunnale, mentre riflettevo sull'opportunità di preparare un approfondimento per la Terza sul disastro di Fukushima - e anche qualcosa sulle isole di plastica, visto che stavo per affrontare il tema degli Oceani.
Mentre vagavo pigramente per la rete mi accorsi che tutto quel che sapevo sulle isole di plastica negli oceani me lo avevano raccontato i miei alunni anno dopo anno - ed erano sempre assai documentati sulla questione, che ai loro occhi è di estremo interesse.
Io, lo confesso, delle isole di plastica nell'oceano un po' me ne frego. Certo, mi rendo conto che non è una bella cosa il fatto che ci siano, però non ci perdo il sonno. Loro invece...
Improvvisamente venni assalita da una Grande Illuminazione: visto che i ragazzi van matti per le questioni ambientali, perché non farle raccontare a loro?
In questo modo univo molti vantaggi:
1) Il mio lavoro si sarebbe limitato a scegliere da un vasto assortimento i disastri ambientali più appetibili e palatabili al giovane pubblico.
2) Il suono della mia voce, tanto bella quanto armoniosa* avrebbe riecheggiato un po' meno nell'aula. Un po' di varietà sonora, finalmente!
3) In Terza c'è l'esame, quindi lavorare su qualche piccola presentazione gli fa solo bene (e infatti gliene ho fatte fare diverse). Anche fare un po' di esercizio di esposizione in pubblico. Ancor più, un po' di esercizio di ricerca di materiale. Tra l'altro sulla ricerca autonoma del materiale in rete ci lavoriamo sin dall'inizio della pandemia, con risultati molto più lusinghieri di quelli conseguiti dalla Seconda Capricciosa, e assai maggior partecipazione emotiva da parte loro, che sono una classe normale con reazioni normali.
4) Non c'era da fare nessun controllo sulla reperibilità di materiale attendibile in italiano: ce n'era senz'altro da dare e da serbare e tutti i siti delle associazioni internazionali ecologiche ne fornivano a bizzeffe
5) Venti disastri diventava un po' stressante, forse; meglio dieci, da fare a coppie, col vantaggio supplementare di abituarli un po' a lavorare insieme - perché, siamo sinceri, in questi due anni lavoro di gruppo se n'è fatto pochino.

Dieci disastri dotati di un certo appeal si trovavano con uno schiocco di dita.
In un paio d'ore scarse di lavoro ho selezionato dieci Grandi Disastri causati dall'Intervento Umano sapientemente distribuiti su tutti i continenti extraeuropei: sbiancamento della barriera corallina in Australia, scioglimento dei poli, deforestazione nell'Amazzonia, Bhopal in India, isole di plastica nell'oceano, desertificazione del Sahel eccetera. E visto che il dibattito sull'utilizzo del nucleare sta riaffiorando ho messo anche Chernobyl (la Russia la faccio sempre in Terza, appunto per consentire a chi vuole di portarla all'esame e quest'anno, visto che eravamo rimasti indietro, si è aggiunto un rapidissimo sorvolo anche su Ucraina e Bielorussia)... 
Disastri ambientali, disastri ambientali ovunque.
Un altro quarto d'ora per preparare le coppie e assegnare gli argomenti.
"Siccome ci vorrà qualche lezione per esporre tutta questa roba, in questo modo nelle due settimane prima di Natale, quando tutti vi fanno fare mucchi e pacchi di verifiche scritte non dovrete lavorare per Geografia" ho spiegato con l'aria di chi porta in tavola un vino particolarmente pregiato.
Non ci sono state critiche né lamentele, e tutti han lavorato come castori. 

I risultati sono stati ottimi: per cinque lezioni mi sono limitata a piazzarmi lontano dalla LIM ed ascoltare e guardare pregevoli ricerche, regolarmente corredate, oltre che da foto impressionanti, anche da altrettanto impressionanti grafici e previsioni per il futuro, proiezioni economiche inquietanti eccetera, e ho imparato un sacco di cose - non necessariamente piacevoli da ascoltare, ma comunque interessanti. Dopo tutto, la vita non è solo un letto di rose.
Qualche volta sono anche intervenuta, con alcuni disastri che conoscevo meglio o che hanno origini più antiche e di cui ho narrato come sono stati vissuti dall'attenzione pubblica negli scorsi decenni. Ho anche fatto un accorato discorso sull'energia nucleare** con un ricco amarcord dei tempi di Chernobyl e successivi referendum.
Alla fine dell'ultima lezione, quella sulla foresta amazzonica, ho osservato blandamente "Direi che ho fatto un affare: ho imparato un sacco di cose, mi sono riposata e voi alla fine non vi siete annoiati più del solito a preparare queste cose".
Hanno ammesso senza remore che non si erano affatto annoiati.
E niente, a volte non c'è motivo di complicarsi la vita.

* è un complimento che mi è stato fatto più volte, anche da persone che non dovevano chiedermi favori né prestiti o altro.
** né pro né contro. Mi sono limitata a spiegare che sul nucleare tutti abbiamo la verità in tasca ma si tratta di un argomento decisamente complesso e quindi li ho esortati, prima di intascare la loro verità personale, di provare a informarsi con cura e da fonti attendibili, partendo dal concetto che non era un argomento facile da spiegare né da comprendere, anche per gli addetti ai lavori.

domenica 14 novembre 2021

Effetti imprevisti ed imprevedibili della pandemia (non c'è cosa da stupire / né giurar che non sia vero)

La prof.Murasaki mentre legge la posta
La pandemia, com'è noto, ha infierito crudelmente sui nostri ragazzi. Sono aumentati i casi di depressione, disturbi alimentari, disagio di vario tipo eccetera eccetera.
E qualcuno, magari di temperamento più quieto e disciplinato, in cuor suo ha sofferto più di tanti senza darlo a vedere.
Senza contare che la Quarantena preventiva è un vero tormento, che ti piomba addosso senza nessun avviso preventivo: Sabato magari sei andato con tutta la famiglia dallo zio Romualdo a mangiare il suo celebre Risotto con i Funghi, preparato per l'occasione con gli splendidi porcini trovati in un boschetto propizio dove ogni tanto va a fare la spesa, e tutti insieme a brindare e a giocare a tombola felici.
E due giorni dopo ti ritrovi murato in camera, anche se schiatti di salute e non hai nemmeno un leggerissimo raffreddore.

Così capita anche di ricevere lettere di questo tipo (per la verità è la prima, e spero tanto che sia l'ultima perché davvero non se ne può più):
Buongiorno professoressa, 
Le volevo chiedere, visto che devo restare a casa, posso avere dei compiti in più per passare il tempo?
Grazie.
Buon fine settimana.

Cioè, rendiamoci conto.
(Sì, gli ho mandato un po' di compiti creativi. Ma povera creatura!)

martedì 21 settembre 2021

Principio sì giolivo ben conduce

E dunque siamo tornati a scuola. In presenza.

Che bello essere in presenza!
Che bello avere di nuovo una prima da imboccare cucchiaino su cucchiaino cercando di non traumatizzarla troppo nel Terribile Passaggio da Elementari a Medie, per poi accorgersi che non solo non li abbiamo affatto traumatizzati, ma si sono fatti più viziati di un gatto viziato.

I primi giorni quindi siamo tutti molto soft e amichevoli. 
Ci informiamo su cosa sanno, cosa hanno fatto, cos'hanno letto eccetera.
Si chiacchiera un po'. Gli spieghi come funzionano i libri di testo - quelli che metà classe non ha ancora; nel senso che a tutti mancano alcuni libri, ma non a tutti mancano gli stessi.
Tanto si sa, un po' per volta i libri arrivano.
Primo giorno, secondo giorno, terzo giorno con Prova d'Ingresso di Grammatica.
Perché l'anno scorso il Dipartimento aveva deciso compatto che ognuno la prova d'ingresso la faceva a modo suo, se e come voleva, ma quest'anno lo stesso Dipartimento, formato dalle stesse identiche persone, ha parimenti deciso (un po' meno compatto perché a me le prove d'ingresso non piacciono, ma trovandomi in minoranza schiacciante me ne sono stata zitta e buona) che ognuno fa le prove d'ingresso a modo suo, ma ne deve fare tre: una di grammatica, una di comprensione del testo, una con una storia basata su un'immagine.
E Lunedì mi accingevo appunto a fare la seconda prova d'ingresso, quella con l'immagine (nel mio caso, un dipinto di Monokubo).

E invece non abbiamo fatto proprio niente, perché la classe era andata in quarantena.
La prima classe positiva dell'anno, al terzo giorno.
La prima classe in DaD, al quinto giorno (ieri, non ho capito bene perché, non abbiamo fatto nulla perché l'autorizzazione non era ancora arrivata).

Non se la sono sbrigata male. C'erano tutti, proprio tutti. Parlavano e rispondevano. Due o tre sono entrati e usciti un paio di volte, ma roba da poco.
E non sembravano nemmeno troppo straniti, al contrario di me che comunque cercavo di darmi un contegno.

Ma la prima positiva dell'anno seguiva anche un corso di danza, per cui abbiamo potenziali positive in parecchie classi.
E per l'occasione ho anche scoperto che St. Mary Mead durante l'estate ha avuto diversi casi.
Praticamente, siamo diventati la Wuhan d'Italia.
Proprio noi, che nei due anni trascorsi abbiamo brillato per scarsità quasi totale di positivi.

Didattica a Distanza al quinto giorno.
L'anno scolastico si prospetta interessante, davvero.

lunedì 2 agosto 2021

Invalsi 2021 - Sono arrivati i sorprendenti risultati delle Prove di quest'anno

Un funzionario invalsi bruca tranquillo nel prato

Il 14 Luglio sono usciti i risultati delle prove Invalsi per l'anno scolastico 2020-2021.
A sorpresa (a giudicare dal grande scandalo collettivo) cotali risultati si sono rivelati non esattamente favorevoli alle nostre truppe. E subito i Tuttologi dell'Estate si sono scatenati deprecando tutto ciò, stracciandosi le vesti e ululando alla luna e ivi fu pianto e stridor di denti su tutti i giornali, con grandi critiche rivolte alla scuola tutta e lamentando questa e quest'altra sua Enorme Carenza.
E qui sorge spontanea la domanda: Cosa si aspettavano? Dopo un anno e mezzo di lamentazioni collettive di alunni, insegnanti, genitori e via dicendo che ululavano alla luna per colpa della Didattica a Distanza e delle sue Deplorevoli e Inevitabili Conseguenze?

Ebbene sì, strano ma vero qualche conseguenza negativa dopo un anno e mezzo di Didattica a Distanza c'è stata.
Ma proviamo a guardare nel dettaglio.
Le Elementari, dette anche talvolta Primarie, tutto sommato hanno fornito prove abbastanza simili a quelle di due anni fa.
Le Medie, dette anche Secondarie (e se proprio vogliamo sono Secondarie di Primo Grado) han perso cinque punti per Italiano e Matematica rispetto a due anni fa. Inglese no, soltanto due.
Le Superiori, dette anche Secondarie (ma sono Secondarie di Secondo Grado, nel gergo specialistico) invece han perso 9 punti per Italiano e Matematica e 3 per Inglese, e quindi sono andate davvero molto peggio del solito (salvo Inglese).
Se, come osservava la gentile commentatrice Nicoletta forse proprio perché il campione non è omogeneo (si riferiva al fatto che nelle varie regioni il tempo della DaD non era stato uguale) fare queste prove è interessante, per capire come e quanto la dad abbia inciso sull'apprendimento allora possiamo dire che la Didattica a Distanza sull'apprendimento ci incide abbastanza. E infatti la differenza è proprio la Didattica a Distanza: rispetto a due anni fa gli insegnanti sono grosso modo gli stessi MA quest'anno le Elementari hanno lavorato per gran parte in presenza, pur se con qualche alto e basso a seconda delle zone, le Medie sono andate avanti a strattoni ma una buona parte dell'anno in buona parte d'Italia per loro è stata in presenza; alle Superiori invece, a parte una piccola ouverture e un epilogo finale a presenza alternata, la gran parte dell'anno è stata a distanza. Dunque la DaD incide sull'apprendimento tra il 5 e il 9 per cento in media, in misura abbastanza proporzionale alla sua durata.
E' un dato interessante, senza dubbio. Ottenuto a caro prezzo (le Invalsi costano, oltre a essere un discreto impazzamento per organizzarle, specie in tempo di pandemia) ma alla fine è l'unico che abbiamo perché dal Ministero non ci hanno mai mandato a chiedere nulla e tutto quel che sappiamo sui risultati della DaD lo dobbiamo a chiacchiere più o meno estemporanee di gente che conosceva solo il suo orticello e a qualche indagine della Fondazione Agnelli che comunque ha lavorato su un campione (scelto con gran cura, sono convinta, ma qui è davvero un caso dove ognuno ha la sua storia da raccontare).

E qui sorge spontanea una domanda - soltanto a me, sembra, perché non mi risulta che nessuno abbia indagato:
Perché Inglese ne ha risentito molto meno di Italiano e Matematica?
Dal momento che gli alunni sono gli stessi, e gli insegnanti di Lingue son fatti della stessa materia di cui siamo fatti noialtri docenti, la differenza può stare solo nella natura della materia o nella metodologia didattica. Sinceramente, mi piacerebbe saperne qualcosa di più, e davvero non ho niente in contrario a farmi spiegare da qualche collega di Inglese come fare meglio il mio mestiere.
In compenso mi sento decisamente acida verso i tanti che deprecano la deplorevole incapacità degli italici insegnanti nella Didattica a Distanza: prima di tutto perché non c'è stato un cane che fosse uno che è venuto a farci assistenza spirituale e soprattutto materiale indicandoci una metodologia concreta e dandoci istruzioni (a parte gli sventurati Referenti Informatici, che peraltro sono pure loro insegnanti della scuola italiana); ma ancor di più perché, a quel che mi risulta, gli insegnanti di Inglese - che sono insegnanti della scuola italiana a tutti gli effetti - non sembrano al contrario essersela cavata per niente male.

Ma le sorprese non finiscono qui: infatti scopriamo che (questa sì che è una novità) al Sud hanno fatto molto peggio che al Nord.
Eppure sappiamo tutti che le regioni del Sud si distinguono per un tenore di vita assai elevato rispetto ai loro connazionali, e notoriamente godono di una assai migliore qualità di servizi: più computer, più laboratori informatici, abitazioni più comode, in generale un benessere economico e sociale ben più alto e collegamenti informatici nettamente superiori ai nostri. Davvero questo gran divario in negativo non si spiega.
Qualcuno sa come ha funzionato la distribuzione dei dispositivi agli alunni in condizioni di digital divide nelle regioni del Sud, e quali e quanti dispositivi sono stati distribuiti?
Così, per curiosità.
Perché una cosa che abbiamo imparato in questi 18 mesi è che la DaD è molto, molto classista.
E vogliamo parlare del numero dei componenti delle famiglie?
No, personalmente non ne voglio parlare; ma corre voce che i figli unici con la DaD se la siano passata meglio. Quando siamo in tre a fare lezione, più magari un genitore, l'appartamento dovrebbe avere ALMENO cinque stanze (gli altri che non fan lezione dovrebbero pur avere un posto dove stare, mica li puoi sbattere nell'androne. Specie d'inverno) - ma se per disgrazia non ce l'ha non puoi costruirgliela sul momento, e allora tutti saranno in difficoltà.

Come scrivevo più sopra, i Tuttologi si sono scatenati spiegando che le scuole dovrebbero essere più grandi e comode, che si potrebbero fare lezioni all'aperto (ad avercelo, un aperto dove stare), che gli insegnanti andrebbero formati meglio eccetera eccetera. Tutti temi freschi e nuovi che porteranno senz'altro a grossi esiti concreti.

In attesa di questi esiti, vorrei fare una piccola considerazione estemporanea sulle Prove Invalsi, che nel corso di questi anni Invalsi hanno cambiato più volte pelle: Prima sono state obbligatorie e facevano media con il voto della materia (e per un certo periodo anche con il voto dell'esame, almeno alle medie), ma abbiamo avuto anche tutta una serie di formule intermedie.
Al momento dice che non contano più, e corre voce che anzi i ragazzi possano decidere di non farle. Corre anche voce che, soprattutto alle superiori, molte le abbiano fatte senza impegno, tirando via a rispondere come capitava. E questa voce corre perché diversi alunni lo hanno ammesso senza remore, spiegando che la fine dell'anno è stata piuttosto turbinosa e piena di verifiche e dunque in molti han preferito concentrarsi su quelle verifiche che sfociavano in un voto, invece che sulle Prove Invalsi che, dal punto di vista dell'ammissione, lasciavano il tempo che trovavano.
Può darsi che eticamente questo non sia un atteggiamento valido (può darsi. Forse. Chissà) ma la scuola italiana è decisamente votocentrica nella sua impostazione, e di questo è bene che i funzionari Invalsi tengano conto, mentre si appendono i festoni di rose alle lunghe corna di cui madre natura li ha dotati* 
Davvero, sono passati più di dieci anni da quando abbiamo le Prove Invalsi, e sarebbe ora che dette Prove decidessero cosa vogliono fare da grandi e mantenessero stabile questa decisione.
Sono prove amatoriali?
Sono prove valide a tutti gli effetti come verifiche?
Sono prove dell'esame?
Sono prove iniziatiche?
Sono prove i cui risultati saranno inseriti nel casellario giudiziario?
Sono prove che danno punti-patente?
Sono prove che permettono di accedere a sconti e facilitazioni nei bar e nelle discoteche?
Va bene tutto, ma che si decidano una buona volta. 

Quanto ai Tuttologi, per fortuna quest'anno siamo stati assistiti da una pregevole vittoria dell'Italia agli Europei di calcio e da olimpiadi dove gli atleti italiani hanno conseguito risultati davvero ottimi, e quindi si sono calmati quasi subito.
I risultati dell'Invalsi di quest'anno comunque restano quello che sono, che i Tuttologi se ne occupino o meno; e limitarsi a criticare per un giorno o due gli insegnanti e la qualità degli edifici non porterà ad alcun miglioramento dei risultati per l'anno prossimo, temo.

*(com'è noto infatti essi tutti sono, senza esclusione alcuna, dei grandissimi cornuti, come ho ripetuto più e più volte in questo onorato blog).

mercoledì 14 luglio 2021

Sailormoon torna a scuola, ovvero la Seconda non più troppo Asserpentata


SailorMoon* ci venne presentata dalle elementari come una ragazza dalla frequenza occasionale e di impegno molto relativo, oltre che provvista di una di quelle madri che dopo cinque minuti che ci parli vorresti prendere in classe (o, più ancora, mettere nella classe di qualcun altro) perché il livello di maturità mentale non passa certo i dodici anni**.
Con lei (SailorMoon, non la madre) dovevamo essere inclusivi, accoglienti & pazienti. Non ci costò grande sforzo esserlo, perché la vedevamo davvero di rado.
Vennero le pagelle del primo quadrimestre della Prima, e furono compilate con l'indulgenza che di solito si riserva alle classi prime. Venne il lockdown e Sailormoon sparì dai nostri schermi, letteralmente, pur non avendo alcun tipo di digital divide - in pratica, da casa sua si connettevano che era una meraviglia. Ma lei non voleva, non sapeva, si rifiutava e i genitori, riunitisi per l'occasione "non sapevano come prenderla né come farsi obbedire". D'accordo, quando i ragazzi hanno dodici anni non sempre è facilissimo farsi obbedire, ma in qualche modo vedo che parecchi genitori ci riescono, almeno per le cose essenziali - e d'altra parte la frequenza a scuola sarebbe, come dire, obbligatoria per legge.

Quest'anno nei primi mesi l'abbiamo vista davvero pochissimo, anche perché la madre continuava a farle tamponi su tamponi, sempre con esito negativo. In una delle pochissime lezioni seguite da casa in tempo di zona rossa, SailorMoon riuscì però a mettersi seriamente nei guai: aveva infatti diffuso una ripresa video di una lezione dove l'insegnante di Inglese si ritrovava con in sottofondo non so quale rapper che cantava non so che cosa - niente di decoroso per una insegnante, pare, ma per mia grandissima fortuna io il video non l'ho visto.
Come fecero gli insegnanti a venire informati del video in questione, che era stato diffuso nel gruppo What'sUp della classe? 
Lo scoprirono perché fu la classe a tirarlo fuori e farcelo vedere - segno inequivocabile che SailorMoon, al contrario della sua omonima giapponese, non era affatto amata dai suoi pari, che peraltro guardava molto dall'alto in basso cercando di impressionarli. Del resto la classe era la Ex-Prima Asserpentata, diventata una Seconda altrettanto Asserpentata, quindi è chiaro che l'ambiente era quel che era, e Sailormoon era vista con ostilità, vuoi perché non c'era quasi mai ed era quindi percepita come Corpo Estraneo, vuoi perché non era affatto amichevole con i compagni e i ragazzi si sentivano snobbati (in effetti lo erano, anche se si sa che queste son questioni piuttosto complicate e con tantissimi risvolti).
Il giorno della Gran Scoperta del video la madre intervenne in piena videolezione facendo una gran risciacquata all'insegnante che stava spiegando agli alunni, nemmeno in modo troppo sgarbato, che certe cose non si fanno anche perché infrangono la legge. Detto per inciso, la madre sembrava del tutto ignara che, essendo ancora la ragazza sotto i 14 anni, la responsabilità penale dell'infrazione della legge ricadeva appunto sui genitori.
Sempre in quell'occasione SailorMoon si lamentò che i compagni l'avevano insultata. I compagni si lamentarono che da tempo SailorMoon li insultava. Volarono grandi quantità di pesci non proprio freschissimi e insulti in quantità e, col nostro fine intuito psicologico, ci rendemmo conto che prima di tutto c'era un Problema di Socializzazione, di quelli che non li salta un cavallo.

Si trattava insomma di uno di quei casi in cui una Dirigente Scolastica si domanda seriamente in cosa abbia peccato, lei o i suoi genitori, per ritrovarsi in tal pasticcio. 
Comunque venne mandata una convocazione a entrambi i genitori (di nuovo separati e viventi in due case diverse), ed entrambi i genitori si rifiutarono di ritirare la raccomandata, salvo poi accampare stranissimi pretesti e assicurare che non sapevano, non volevano e insomma non era assolutamente loro intenzione (ah no?).
A quel punto ci fu un grande uso del telefono, da parte della Dirigenza e della sventurata Coordinatrice. Entrambe si sentirono intortare con infinite scempiaggini e balle di vario tipo, ma dopo lunga lavorazione ai fianchi e soprattutto abbondanti comunicazioni che il gran numero di assenze metteva la fanciullina a serio rischio di ripetere l'anno finalmente i genitori approdarono in presidenza, alla presenza di gran parte del Consiglio di Classe. 
Ivi fu grande quantità di discorsi senza capo né coda da parte dei genitori e di accuse reciproche, e i due finirono per mettersi a litigare in nostra presenza, rinfacciandosi grandi carenze educative, chiarendoci così una volta per tutte che la povera SailorMoon partiva davvero penalizzata, vuoi sul piano genetico e vuoi per quello sociale - e insomma, con genitori del genere ognuno fa quel che può, e si dava il caso che lei non avesse comunque voglia di fare granché sul piano scolastico.
La Dirigenza stabilì che la cosa più importante, per il momento, era ottenere la frequenza, augurandosi che in qualche modo la fanciullina si adattasse alla dura realtà che la società in cui viveva le imponeva un po' di formazione. A noi venne raccomandato di puntare inizialmente sulla frequenza, senza insistere sui cosiddetti "contenuti", e venne così stilato un piano per BES che si raccomandava di partire da zero per certe materie: non del tutto a sorpresa infatti il vero problema non era (solo) che la ragazza non studiava, ma che, non avendolo mai fatto né avendo ascoltato gran parte delle lezioni in quanto assente, non sapeva assolutamente da che parte rifarsi  - salvo per italiano; e c'è invero una tipologia particolare di alunne scioperate che però scrivono e parlano correttamente in italiano e non di rado manifestano anche una buona capacità scrittoria e una certa sensibilità letteraria. Lei, in questa tipologia, ci rientrava a pieno titolo.
Mirabile a dirsi, il sistema portò dei frutti. Col tempo Sailormoon si abituò prima a portare i libri (alcuni, inizialmente, poi la maggior parte); e quando si inventò strane storie sul fatto che certi libri non li aveva, la scuola provvide a fornirglieli. Col tempo, addirittura la ragazza cominciò a tirarli fuori al momento della lezione e talvolta a guardarli mentre l'insegnante spiegava. Perché, qualsiasi cosa ne dicano i medici, a volte le cure omeopatiche funzionano, magari con tempi un po' lunghi.

Inglese e Matematica avviarono una specie di alfabetizzazione, con compiti semplificati e legati alle molte cose che Sailormoon non aveva studiato l'anno prima - e in qualche modo arrivò qualche sufficienza. Altre materie trovarono più facilmente un punto d'appoggio anche se ottenere dei disegni da lei non era sempre facilissimo. A Geografia la lavorai ai fianchi con la mia specifica teoria (che non manco mai di sbandierare in classe) che si tratta di una materia che non importa studiare molto e che una buona lettura della carta geografica è sempre un buon punto di partenza - cioè, partii chiedendo che mi leggesse i mari e i confini e la capitale, arrivando col tempo a richieste più specifiche.
Nel frattempo, cosa più importante, la classe andava deserpentizzandosi: i ragazzi avevano preso le misure tra loro, ormai si sapeva che taluni cercavano sempre di offendere qualcuno, chiunque fosse, e altri invece  avevano smesso di dir male dei compagni. In molti inoltre ampliarono il campo dei loro interessi, che in alcuni casi arrivarono a includere financo le complesse istituzioni dell'Unione Europea*** e le guerre nei Balcani****. No, il sesso no, e sembra tuttora una di quelle classi "che a certe cose non ci pensano nemmeno", con qualche lodevole eccezione. E le suddette lodevoli eccezioni erano Sailormoon e le sue amiche. Perché, sì, nel frattempo SailorMoon si era fatta delle amiche. Evviva!

In realtà i suoi genitori non erano molto contenti di questa nuova tendenza della figlia alla sorellanza femminile, specie la madre - che insisteva molto a dire che SailorMars e SailorVenus erano cattive compagnie e rischiavano di traviare la loro figlioletta. Noi del Consiglio la stavamo ad ascoltare con mirabile pazienza e, grazie all'autocontrollo appreso nel corso di lunghi anni di esperienza, riuscivamo perfino a non ridergli in faccia. Onore a noi!
Di fatto, tra le attività di questo trio c'era la preparazione e l'invio di video disinvolti su TikTok, e la Gran Tragedia dei video su TikTok tenne molto occupata la coordinatrice, che si ritrovava fluviali e straziati resoconti della madre affranta. Dopo aver provato invano a suggerire che, magari, se proprio volevano evitare che la figlia postasse video su TikTok (peraltro una pratica abbastanza comune nelle ragazzine di una certa fascia di età) una strada percorribile poteva essere forse quella di moderare l'accesso della fanciulla allo smartphone, alla fine la sventurata  coordinatrice perse le staffe e mandò un vocale piuttosto vibrato dove sosteneva che il problema di SailorMoon non erano i video che faceva, ma il fatto che non studiava. 
La madre non osò contraddirla (ma nemmeno le diede ragione) e continuò comunque a perseguitare la coordinatrice, con cui aveva stabilito un rapporto che chiamare morboso è fargli un complimento  - e a postare video disinibiti su Instagram, con un account visibile a compagni e insegnanti di sua figlia. Perché il cuore umano è invero uno strano groviglio, specie su certi argomenti.
Dunque il SailorTrio si mostrava interessato al sesso. La madre deprecava moltissimo questo aspetto (mentre molti di noi si immergevano in profonde considerazioni legate alla singolare mancanza di memoria mostrata da taluni adulti su certi argomenti) e cercava di convincerci a spezzare queste morbose amicizie travianti. Invano provammo a farle presente che la cosa a scuola non era molto fattibile, ma evitammo con cura di dirle che, al contrario, queste amicizie travianti non ci sembravano molto negative, perché SailorVenus era piuttosto emarginata dalla classe e SailorMars un po' troppo concentrata sui libri di scuola; insomma svicolavamo alla grande, ma personalmente utilizzai le due Cattive Compagnie come tutrici per aiutare SailorMoon a preparare una vera interrogazione di Geografia, che andasse un po' oltre la lettura della carta (e avendo cura naturalmente di scegliere uno stato piuttosto amichevole), e riuscendo in questo modo ad assegnare alla combattente vestita alla marinaretta un voto più che sufficiente che in qualche modo giustificasse l'agognato sei nonostante una preparazione che definire approssimativa sarebbe davvero troppo grande elogio.
Tenendo conto che l'innocua materia di Geografia, usualmente gradita ai fanciulli, era vista da SailorMoon peggio di un un campo minato, ritengo di aver manovrato con una certa abilità; e l'ultimo giorno dell'anno scolastico, mentre chiacchieravamo circondate da unicorni, regine e streghette, le spiegai il raffinato concetto del frequenza, mezza sufficienza, da me rielaborato sulla base del celebre altezza, mezza bellezza e incoraggiandola vivamente a continuare a frequentare, ché così magari avrebbe potuto farsi miracolare anche in Terza, dopo essere stata già miracolata in Prima e in Seconda.
Tuttavia non so se sarà così semplice: per SailorMoon la Terza è una partita davvero tutta da giocare, e di sicuro Geografia è l'ultimo dei suoi problemi. Ma sarebbe davvero carino che, nonostante il martellamento della madre, le entrasse in testa che per una ragazza bella, elegante e interessata al sesso lo studio non è necessariamente da vivere come un campo del tutto incompatibile con questi tre fattori, tutti invero assai positivi per una fanciulletta nell'età dello sviluppo.

* non saprei dire perché le ho dato questo nome: non è una ragazza che si distingua per una particolare abilità nei combattimenti, ha rapporti abbastanza conflittuali con le sue amiche e non è nemmeno bionda. Ma non riesco a pensarla con un altro nome, forse per la lunghezza delle sue pregevoli gambe e per il suo modo di vestire, dove mostra comunque una certa eleganza.

** dietro questo tipo di madri quasi obbligatoriamente c'è un padre che si è dileguato da gran tempo e che sovente ostenta gran dispregio per l'immaturità della signora che a suo tempo aveva scelto come compagna dei suoi giorni - ma di cui, vien da pensare, non si era accorto al momento di avviare con la signora in questione il processo riproduttivo.

*** giuro

****cosa niente affatto strana, visto che ben quattro di loro hanno origini balcaniche

domenica 18 aprile 2021

Ogni giorno la vita ti sorprende (50 sfumature di arancio)


Per tutto Marzo abbiamo seguito la preoccupante evoluzione dei numeri del Covid in Toscana.
"Secondo me la prossima settimana ci chiudono" era il normale saluto la mattina, al posto dell'ormai desueto "Buongiorno".
E a dirlo non era (solo) la prof. Casini, celebre per le sue lugubri profezie, ma anche persone di tendenza assai ottimista. Perché, per quanto si possa essere ottimisti, via, facciamoci due conti...
Ogni Venerdì seguivamo con ansia le notizie. E ogni Venerdì ci scoprivamo graziati.
"Ancora arancioni" per noi delle medie vuol dire "ancora in presenza, Prime, Seconde e Terze".
"Crifosso è in zona rossa!" annunciava la prof. Casini con visibile soddisfazione (poi si scopriva che tanto zona rossa non era).
"Stanno per mettere zona rossa anche Hobbiton!" e lì ci cominciavamo sul serio a preoccupare, perché il comune di St. Mary Mead appunto con Hobbiton confina.
Ma ogni settimana finiva bene: perfino quando cominciarono a mettere province rosse anche in Toscana, sul nostro vessillo l'arancia splendeva gloriosa.
Lode a te, Arancia, portatrice di vitamina C e di buon succo rinfrescante!
Infine venne l'ultima settimana prima di Pasqua. Ormai era fatta!
Nessuno ci avrebbe chiuso, ovviamente. Chi mai sarebbe stato così sfigato da ritrovarsi a fare la Didattica a Distanza per tre pulciosissimi giorni, giusto prima delle vacanze di Pasqua?
Noi.
A sorpresa, Venerdì 26 Marzo scoprimmo di essere entrati in Zona Rossa. Tutti, anche le prime. Anche le elementari. 
TUTTI!
Ma scoprimmo anche un altro dettaglio, che fino a quel momento ci eravamo sforzati di rimuovere: i cosiddetti "alunni fragili" avevano diritto a frequentare, se le famiglie lo chiedevano. Noi coordinatori dovevamo individuarli.
Un rapido consulto mi permise di stabilire che l'Alunno Certificato non voleva venire, e che dei due alunni a vario titolo fragili, uno avrebbe preferito la morte civile al ritrovarsi da solo in classe e l'altra era di famiglia paurosa che la metteva spesso in quarantena cautelativa.
Con ciò la questione mi sembrava risolta.
Riaggiustai un po' la programmazione e mi feci i miei tre pulciosissimi giorni di Didattica a Distanza, tra un moccolo e l'altro.
E poi iniziarono le vacanze.
Ma i numeri della Toscana, con mia grande delusione, continuavano ad essere bruttarelli.
E poi, il Venerdì Santo giustamente detto anche Venerdì di Passione, arrivò la convocazione per una riunione che doveva decidere sulle modalità della Didattica Mista, ovvero...
"Io vengo, ma in classe mia non c'è nessuno che vuol venire in presenza".
"Oh no, in classe tua ce n'è un sacco" mi assicurò la VicePreside.
Mi collegai smoccolando vieppiù.
Scoprii così che durante le vacanze la scuola non aveva dormito, al contrario di me, ma anzi aveva deciso di prender pesci, optando per organizzare una "didattica in presenza a piccoli gruppi, a contorno degli alunni fragili, ché così si sentivano meno soli". Si poteva fare, dice. Così era stato chiesto a tutti gli alunni "ordinari" se erano disposti a venire a in presenza a far compagnia ai loro compagni fragili e, guarda un po', ad essere disponibili erano in parecchi.
Boh, perché no? Un po' in presenza e un po' in assenza. 
Evvabbé, facciamo anche questa.
Ma quando mi collegai scoprii che il vero motivo della riunione era decidere le modalità di invito degli alunni.
Che andavano invitati uno per uno in gran segreto per non far capire quali erano gli alunni fragili e...
Spensi la telecamera e il microfono e spiegai a gran voce alle gatte di casa che in tutto il mondo una scuola di rompicazzi come la nostra non s'era ancora vista. Che senso aveva invitare qualcuno in segreto ad entrare pubblicamente alla luce del sole in una scuola dove si sarebbe incontrato con alcuni dei suoi compagni? E dopo aver preso un pubblico pullmino gestito dal Comune, per di più.
"No, è perché alcuni genitori si sono lamentati, anzi dice che alcuni genitori si sono lamentati che così si fanno i gruppi-ghetto e..."
I genitori son bestie strane, e si sa. Potevamo ignorarle, potevamo dirgli apertamente che non scocciassero, grazie, che ne avevamo già fin sopra i capelli anche così, e volendo potevamo pure provare a blandirli con dolci parolette fino a convincerli della saviezza del nostro agire.  Ma in tutti i casi non c'era nessuna speranza né possibilità che i partecipanti a una pubblica lezione potessero restare segreti, almeno tra di loro.
Ad ogni modo venne stabilito un protocollo piuttosto astruso in cui i ragazzi andavano invitati uno per uno e gli andavano detti in gran segreto i giorni in cui avrebbero partecipato - perché, per evitare assembramenti, giustamente c'erano i Giorni delle Seconde e i Giorni delle Terze e molte classi avevano due gruppi che si sarebbero alternati. Le Prime no, le Prime tornavano tutte in presenza, come le elementari.
Tutto ciò mi inquietava assai perché, nonostante goda (del tutto immeritatamente) la fama di persona precisa, in casi del genere riesco solitamente a fare dei pasticci incredibili ed ero dunque  sicura che avrei invitato i gruppi sbagliati per il giorno sbagliato o li avrei mescolati, o entrambe le cose - perché c'erano un calendario segreto con i gruppi, e una lista dei gruppi, altrettanto segreta, ma mi sembrava impossibile per me riuscire a tenerli separati e ordinati  nel modo giusto.

Ad ogni modo il giorno dopo arrivò la circolare, che si limitava a dire che "i coordinatori dovevano avvisare gli alunni" senza specificare niente di assurdo; e così rimediai il tutto mettendo sulla Classroom un bellissimo comunicato pubblico con gli elenchi dei nomi dei due gruppi e le date. Controllai ben tre volte per essere sicura di avere messo tutto giusto, ma essendo una cosa piuttosto semplice non avevo sbagliato nulla, e pubblicai serenamente.
Risultò che la Segreteria aveva mandato la Circolare sbagliata (ma è possibile pure che un occasionale attacco di buon senso avesse alfine soccorso tutti quanti) - ma, sbagliata o no che fosse, la Circolare era il Documento Ufficiale da applicare e io l'avevo applicata.
Ci fu poi una seconda riunione per il Martedì dopo Pasqua, e partecipai anche a quella. Si trattava in quel caso di stabilire le compresenze per tenere a bada i piccoli gruppi mentre l'insegnante faceva lezione (e per certe classi non si trattava affatto di una precauzione inutile, ma dubitavo assai che la Terza Brillante avrebbe dato dei problemi di gestione).
Lavorai con cura per preparare le lezioni - un po' di spiegazione e qualche video accattivante sulla piattaforma, così lo guardavamo noi e lo guardavano a casa.
Sbarcai a scuola Giovedì per scoprire che non c'era il collegamento in rete. Ondata di panico, ma poi il collegamento arrivò e mi feci due ore proprio carine con la Terza Brillante che, essendo scesa dal cielo a miracol mostrare, funziona benissimo sia in presenza che a distanza che in didattica mista. 
Molto meno bene andò invece il giorno dopo con la Seconda: non tanto perché il gruppetto in presenza fosse invero un po' effervescente, ma soprattutto perché il computer quella mattina aveva deciso di aggiornarsi e non ne voleva sapere di fare altro, e allora era stato sostituito con un altro computer, che però si limitava ad accendersi e non dava alcun altro segno di vita. Dopo lunghe ricerche il collega della compresenza riuscì finalmente a mettere le mani su un computer che faceva regolarmente il suo lavoro e i ragazzi, sia a casa che a scuola, chiacchierarono variamente leggendomi i loro bei lavori sul Muro di Berlino e si presero un bel po' di voti alti. Una lezione simpatica, nel complesso, peccato che fosse durata mezz'ora a malapena*.
Il giorno dopo la Seconda era tutta a casa, ma la lezione durò ancora meno: il collegamento infatti funzionava più che bene ma il computer all'inizio non aveva audio e quando provai il vecchio rimedio della nonna "esci e poi rientra" scoprii che stavolta loro mi sentivano, ma io non sentivo loro. Fu così che improvvisai una lezioncina sul Patto di Varsavia dove, quando avevano qualcosa da chiedere, alzavano la mano e poi scrivevano la domanda nella chat
Un modo davvero entusiasmante di fare lezione, non c'è che dire**.

Venerdì rientrai a casa per scoprire che, contro ogni previsione, la Toscana era ritornata di un bel colore arancio. Oh gioia, gaudio e tripudio! Champagne per tutti!
...e poi Sabato mattina scoprii come tutti i mei sventurati colleghi che la Toscana era sì in zona arancione, ma la provincia di Firenze era rimasta rossa.
O tenebra e disperazione!
La settimana successiva comunque fu più leggera, confortata com'era da un piacevole profumo d'arancia. E invero Venerdì sera l'arancione è arrivato, con nostro gran conforto.
(Quanto al Computer  Autoaggiornante, dopo essersi aggiornato per un giorno intero e per una notte, ha infine ripreso a funzionare normalmente).

*,  **(Nel caso che qualcuno si stia domandando che senso ha preoccuparsi tanto della segretezza degli inviti dei gruppi invece di assicurarsi che ci fosse un adeguato numero di computer funzionanti per fare la Didattica a Distanza, e pure quella Mista, non so cosa rispondergli: all'inizio dell'anno il parco computer era piuttosto vasto, ma durante questi mesi alcuni hanno perso colpi e la Responsabile Digitale era sempre impegnata con qualche indispensabilissima circolare della Preside per poter prestare molta attenzione a queste cose)