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venerdì 24 ottobre 2014

Come NON vedere un film (unplugged)

Una bella ciotola di popcorn è un piacevole accompagnamento a un film.
(Se c'è un film da vedere, naturalmente)

Poniamo il caso (non del tutto infrequente, in effetti) di un qualsivoglia insegnante della scuola media di St. Mary Mead che abbia l'incauta idea di far vedere un film ai suoi alunni, vuoi in appoggio al programma di storia o di geografia, vuoi per introdurre una qualche tematica sociale o culturale, o anche solo per festeggiare un qualche evento o ricorrenza.
Per fare ciò costei (costui, in qualche raro caso) dispone di una vasta gamma di possibilità virtuali.
Prima di tutto c'è l'Aula Magna, detta anche Aula Multimediale, munita di tende nere, dove un proiettore ormai logorato dal tempo proietta pallide immagini di scarse dimensioni. Cotali immagini sono accompagnate da un sonoro assai discutibile, vuoi perché l'aula ha un acustica decisamente pessima, vuoi anche perché le casse sono posizionate in modo più che strampalato perché hanno i cavi corti.
La cosa si può in qualche modo ovviare mettendo i sottotitoli al film (che però non sempre corrispondono esattamente al dialogo) ma la parte musicale resta inevitabilmente penalizzata. Anche la parte visiva, in effetti: ho visto film che avevano ricevuto l'Oscar per la fotografia trasformati in pallide larve.
Non essendoci più lettori né per le videocassette né per i DVD, viene usato un computer; che, come tutti i computer della scuola di St. Mary Mead è diversamente funzionante. 
Com'è noto, in tutti i computer appena decorosi basta inserire il DVD del film nell'apposita fessura, aspettare che il DVD compaia sullo schermo e cliccarci sopra e il film partirà, facendoti vedere il menù. 
Qui invece il computer ti chiede con che programma desideri vedere il film, perché ce ne sono almeno due, con due diversi sistemi di avvio, e ogni volta devi pregare per ricordarti qual è il programma giusto, perché non tutti leggono tutto, anche quando si usano DVD legalissimi e legittimi, acquistati in negozi forniti di regolari licenze e in possesso di tutti i bollini SIAE necessari. Un vero strazio.
In compenso entrambi i programmi si incaponiscono a chiederti con grande insistenza se "vuoi copiare il film?". Copiare il film, per quanto ho capito, è molto più facile che limitarsi a vederlo, per quanto nessuno sia mai riuscito a spiegarsi questa ansia da parte del computer di copiarli.

Esiste poi una postazione per i film nell'aula di sostegno, dove un grosso televisore semipiatto di un paio di generazioni fa permette di vedere e sentire piuttosto bene. Non ci sono molte sedie, ma gli alunni possono portarsi dietro quelle della loro classe.
Non ci sono nemmeno le tende nere, perciò va montato il catafalco, ovvero un grosso pannello di tela nera che oscura parzialmente le finestre.
Tutto bene, dunque? No, perché non c'è telecomando. Nel caso che il DVD sia un po' capriccioso e decida di partire con una lingua a noi straniera (alcuni lo fanno) non c'è modo di convincerlo a passare a un banalissimo ITALIANO.

Abbiamo poi la postazione in biblioteca: schermo piatto di medie dimensioni, tende doppie, sotto bianche e sopra nere, lettore per VHS e DVD.
Peccato che il lettore DVD, oltre ad avere un telecomando decisamente lunatico, abbia anche seri problemi per la riproduzione del suono. Quando va bene si sente parlare piuttosto piano, mentre la musica va fortissimo. Quando va peggio si sente benissimo la musica ma nessuno parla.
La prof. Quadrella ha provato a rimediare portando un suo vecchio lettore per DVD, ma è risultato che quel lettore è, appunto, vecchio: perciò legge senza problemi film di qualche anno fa, ma con i nuovi ha parecchi problemi e si pianta spesso e volentieri.

Abbiamo infine tre LIM, in tre classi diverse.
Per vedere un film in una classe, se non ci assiste una nebbia eccezionalmente fitta o almeno un cielo assai nuvoloso, è del tutto indispensabile montare il catafalco - operazione complessa in una classe piena di banchi e con tre radiatori posizionati proprio sotto le finestre.
Dopo aver fatto sloggiare la legittima classe con blandizie varie e accordi sottobanco con i professori di quell'ora, dopo aver perigliosamente montato il catafalco, dopo che tutti gli studenti si sono sistemati in modo da vedere bene...
A quel punto possiamo, a scelta:
- scoprire che il computer della LIM quel giorno è di malumore e non vuole avviarsi
- avviare il computer che parte tranquillo, per poi scoprire che le casse non funzionano
- scoprire che la LIM in quei giorni è molto lunatica e non vuole funzionare a dovere.

Questo è il motivo per cui, con la Seconda cui faccio Approfondimento, e a cui dovrei far vedere una scelta di film e documentari in appoggio al programma di Storia (la Seconda in questione, infatti, è molto appassionata di storia e ha gradito molto l'idea di vedere film e documentari storici. Ed è bene che abbia gradito l'idea, perché per il momento ci siamo appunto limitati all'idea) non è ancora riuscita, in cinque ore di Approfondimento, a vedere Braveheart. Che d'accordo, è un film bello lungo, ma se riesci ad avviarlo in tre ore finisce. 
Noi per ora abbiamo a malapena doppiato il capo delle prime due ore.

Sono in corso manovre sotterranee per l'acquisto di soppiatto di un lettore di DVD con alcuni avanzi di soldi raccolti per le uscite dell'anno scorso.
Magari per Natale ci riusciamo e riuscirò a far vedere alla mia Terza Nightmare Before Christmas?

Tutto può essere.

Nel frattempo il mio stato Beech negativo non accenna a migliorare, e la Seconda appassionata di storia, nonostante abbia gradito assai i frammenti di Braveheart che è riuscita ad intravedere e intrasentire, si sente un po' perseguitata dalla sorte.

venerdì 1 marzo 2013

Il voto non è soltanto un numero


La collega della Prima Pacioccosa, dove faccio l'Approfondimento delle Materie Letterarie, mi aveva chiesto di avviare un po' di Educazione Civica, approfittando del fatto che ci sarebbero state le elezioni politiche, quelle del Presidente della Repubblica e perfino il conclave. In base al principio di cieca sottomissione che da sempre regola le mie ore di Approfondimento non avevo battuto ciglio, ma in cuor mio avevo pensato che, bah, una prima, parlargli di elezioni... insomma, non era un po' prestino? Di solito sono argomenti che si toccano in seconda o in terza.
Tuttavia, dopo che dalle urne è uscito quel che è uscito, mi sono detta che, stante che l'argomento era destinato a perseguitarci tutti per qualche mese, tanto valeva addentare il topo per la coda.

Tornata da scuola dopo il ponte elettorale, inizio la mattinata con un'ora nella Prima d'Ogni Grazia Adorna; che, effettivamente, in più di una occasione ha mostrato una certa sensibilità su questioni sociali, ma insomma non ho fatto letteralmente in tempo a firmare il registro che è partito il fuoco di fila delle domande sulle elezioni prossime venture "così facciamo un altro ponte elettorale".

Mi trovo costretta a disilluderli: vista la situazione, le prossime elezioni non potrebbero svolgersi prima di Giugno, quando il ponte elettorale non risulterebbe per loro di alcuna utilità. Gli conviene invece fare il tifo perché parta un governo, anche provvisorio, ma che probabilmente andrebbe in crisi in autunno, permettendo loro un bel ponte elettorale verso la fine di Ottobre.
Chiedono spiegazioni e mi addentro nelle varie procedure, elezione dei presidenti delle camere, la questione del semestre bianco, come funziona il Porcellum, perché viene chiamato così...
Dopo che mi hanno spolpata ben bene per non meno di tre quarti d'ora, ottengo alla fine di fare due piccole interrogazioni di geografia. In compenso mi promettono che studieranno le tre pagine sull'erosione dell'acqua anche senza un ulteriore ripasso in classe.
Lascio la classe considerando in cuor mio che, forse, l'idea della mia collega non è poi così sballata e che magari quel corsettino di procedure costituzionali dovrei avviarlo anche nella Prima d'Ogni Grazia Adorna, in quanto non sembra del tutto impossibile che i ragazzi siano disponibili ad interessarsi dell'argomento.

L'ora successiva la passo con la Seconda Effervescente, dove vengo letteralmente presa d'assalto per sapere se e come ho votato. Da lì si innesta un'interessante discussione sul fatto che votare conviene sempre, perché comunque non ci sarà mai il caso in cui nessuno voterà: "almeno i candidati comunque andranno a votare, giusto?" osserva Bradamante. Vengono poi trattate le questioni del "votare chi meno ti dispiace", della segretezza del voto, della formazione del futuro governo e infine dei poteri e delle competenze del Presidente della Repubblica. L'idea del Presidente della Repubblica che scade come i latticini li colpisce assai.

"Non a caso infatti si parla di semestre bianco" spiego benevola. Giusto, convengono, anche il latte e molti formaggi sono bianchi.
E finalmente riesco a fare un po' di lezione - guarda caso sulla questione dei tre poteri (siamo ormai all'illuminismo). Misteriosamente, questa classe adora educazione civica: dopo un successo travolgente quanto inatteso, riscosso grazie ad un paio di lezioni sullo stalking* che la classe si è letteralmente mandata a memoria accalcandosi per essere interrogata, davo per scontato che le tre lezioni con relativi appunti dedicate alla progressiva costruzione della Costituzione Inglese raffreddassero alquanto gli entusiasmi; così non è stato, con mia grande sorpresa. 
E dunque anche loro godranno di un ricco approfondimento su elezioni, insediamento delle camere eccetera, come tutte le seconde che mi passano tra le mani. Contrariamente alla maggior parte delle seconde che ha subito questo trattamento, però, si stanno accostando con entusiasmo davvero imprevisto a tale allettante (???) prospettiva.

E infine tocca alla Prima Pacioccosa per la sua ora di Approfondimento settimanale. Entrando in classe mi riconfermo nelle mie perplessità: sono ancora così bambini, forse perfino più della Prima d'Ogni Grazia Adorna...

Introduco timidamente l'argomento: istituzioni italiane, siamo una repubblica parlamentare, bicamerale...
Ma già arrivati alle due camere scatta il fuoco di fila delle domande. Per motivi a me ignoti, la classe sembra soprattutto interessata alla questione dei voti validi e non validi: cosa invalida una scheda,  se una scheda bianca può essere invalidata eccetera. Li istruisco con tutto quel che so in materia e il suono  della campanella arriva a salvarmi giusto quando sono riuscita infine a riposizionarmi sulla data di nascita della Repubblica Italiana.

In conclusione, St. Mary Mead è popolata da una folta schiera di giovinetti il cui principale interesse del momento sembra legato a quelle procedure di democrazia diretta e indiretta con cui gli stati moderni scelgono i loro rappresentanti. 

Non mi è chiaro come ciò sia possibile, ma siccome il cliente ha sempre ragione, ebbene, sarà mia cura fornirgli il cibo che mi richiedono e nella quantità che dimostrano di voler ricevere: non sia mai detto che la loro ancora implume giovinezza veda trascurata la legittima sete di conoscenza dei loro futuri diritti e doveri di cittadini.

*perché mi era venuto in mente, in pieno studio della storia cinquecentesca, di parlare dello stalking? 
Ebbene sì, erano giunte notizie di episodi che...

giovedì 30 settembre 2010

Un nuovo alunno: l'Assenteista


Dopo lunga discussione, in Collegio Docenti era stato deciso di rivedere la questione dell'Approfondimento, sul quale quest'anno la Maristella si era degnata di mandare qualche parola, appunto, di approfondimento, ben rimpiattata nella circolare sugli organici di fatto.
Era quindi stato convenuto di accoppiare l'ora di Approfondimento a Geografia, che così ritornava alle due ore di un tempo. Addirittura, tutti sono convinti che questo suggerimento sia venuto da me, anche se io non mi ricordo assolutamente di averlo dato. Ho evitato di smentire perché, in effetti, chiunque abbia avuto questa idea ha trovato una assai decorosa quadratura al cerchio.
C'è stata quindi una certa razionalizzazione delle cattedre e così, tornata a Hogsmeade, ho avuto il piacere non solo di ritrovare la Seconda dei Tordi, ormai diventata Terza, ma anche una cattedra a misura di essere umano, con dieci ore in terza e otto in seconda, entrambe le classi sullo stesso corridoio e in quel corridoio ci sono solo quelle due classi (perché la prima di quella sezione quest'anno non esiste) insieme alle aule di informatica, di scienze e di sostegno. Insomma, invece di schizzare da un capo all'altro della scuola come una pallina di flipper impazzita, quest'anno regno su un corridoio intero e già dal primo giorno di scuola conoscevo il nome di tutti i miei allievi e loro conoscevano me - praticamente mi considero in vacanza premio, anche se in cuor mio temo l'invidia degli dei.

La Seconda dei Tordi si è trasformata in una classe quasi tranquilla, non so come e non so quando. Vorrei anche aggiungere che sono diventati tutti studiosissimi ma non ritengo giusto mentire sul blog, anche se sono sotto anonimato e nessuno può controllare.
Abbiamo anche i Quattro Ripetenti arrivati dalla terza dell'anno scorso (conoscevo anche loro, si capisce): quattro creature fondamentalmente tranquille, che non fanno nulla di particolare, anzi nel complesso si potrebbe dire che non fanno nulla punto e basta - nemmeno disturbano, a parte un certo chiacchiericcio di base. Fa uno strano effetto vederle in mezzo alla ventina e passa di pile elettriche che formano la base della classe - può darsi però che la loro inerzia assorba una parte dell'irrequietudine di base degli altri, un po' come fanno le barre di grafite nei reattori atomici.
Un processo inverso sta avvenendo per la Nuova Seconda, che l'anno scorso era una classe tranquilla, tanto tranquilla da riuscire a neutralizzare perfino un paio di elementi davvero destabilizzanti; quest'anno, vuoi per i nuovi arrivi, vuoi per una crisi di crescita che paradossalmente ne accentua i lati più infantili (mi sono ripromessa di comprare una di quelle collane di caramelle a forma di ciuccio appena capito in un Autogrill per offrirgliele quando eseguono alcune delle loro performance favorite), vuoi per un'imprevedibile congiunzione astrale, si sta elettrizzando niente male. Rimane comunque una classe in buona parte convinta che studiare faccia parte delle consuete attività previste per uno scolaro e non sia da considerarsi qualcosa cui dedicarsi solo in circostanze eccezionali, ad esempio il 30 Febbraio e il 31 Aprile.
Della Nuova Seconda fa parte anche l'Assenteista. Non ha commesso suicidio, non è emigrato verso altri lidi e a quanto pare suo padre ha deciso di risparmiarlo e di risparmiarsi la galera a vita per omicidio senza attenuanti, nonostante la sua seconda bocciatura. Continua ad assentarsi assai spesso, naturalmente (è già stata fatta la prima telefonata dell'anno alla famiglia) ma anche lui, come i suoi ex compagni è molto, molto più tranquillo, e anche lui come loro mostra strane tracce di sottomissione. Adesso, per un crudele scherzo della sorte, si trova ingabbiato in una classe molto più infantile, anche a livello fisico, di quella che aveva l'anno scorso ma, dopo avermi mostrato una certa ostilità il primo giorno, ha messo su un atteggiamento tra il paziente e il rassegnato. Sta' a vedere che magari proverà perfino a studiare un po' di matematica...

Comunque non conviene allargarsi troppo con le aspettative: l'anno è soltanto agli inizi.

mercoledì 2 giugno 2010

Haeretica - Contro Lo Studio Della Storia della Letteratura Alla Scuola Media



Per qualche motivo che ho sempre faticato a comprendere, molti insegnanti di Lettere delle scuole medie sembrano prendere assai sul serio lo Studio della Letteratura Italiana. Li vedi spiegare ai genitori ai Consigli di Classe, in tono assai compunto, che sono indietro con letteratura ma è per questo e quest'altro motivo e si rimetteranno senz'altro in pari entro Pasqua, li senti informarsi con i colleghi se sono avanti o dietro a loro con il programma, li trovi seriamente preoccupati perché "forse Svevo riescono a farlo ma Pirandello no", o che sospirano perché "ho fatto la verifica a sorpresa su Seicento e Arcadia e i ragazzi non avevano studiato nulla, il voto più alto è quattro" - e qualche volta finisci per sentirti pure un'insegnante trascurata perché i tuoi allievi non sanno un accidente sull'ermetismo, la scapigliatura o la donna angelo - e tanto meno sull'Arcadia e la letteratura italiana del Seicento* mentre tu, sciagurata perdigiorno, stai lì a baloccarti con Dickens, Asimov, Pratchett, Kafka o quant'altro la tua rutilante fantasia possa averti suggerito nelle ultime settimane (e la tua rutilante fantasia è sempre piena di consigli in merito; non solo, ma all'idea di trovare un angolino di tempo per parlare della Scapigliatura o dell'Arcadia la tua fantasia, da rutilante, si fa addirittura incandescente sfornando decine di decine di alternative).
Ogni volta, in cuor tuo, ti domandi come mai costoro, se tanto pazzamente amano la letteratura italiana, non se ne vanno alle superiori, possibilmente al triennio dove l'insegnamento della letteratura è curriculare; ma ancor più ti domandi perché, se davvero costoro amano la letteratura italiana, tollerino di farla in cotali condizioni.

Ma proviamo ordunque ad andare per ordine.
Lo studio della storia della letteratura italiana alla scuola secondaria di primo grado NON è obbligatorio né curriculare; da qualche parte una qualche ordinanza ministeriale o programmazione o quel che è invita gli insegnanti a "far leggere brani dei grandi scrittori italiani" in classe, e questo è quanto**.
I grandi scrittori di lingua italiana, ai miei occhi, presentano un sacco di problemi: alcuni li trovo di una noia allucinante, altri mi sembrano del tutto inadatti ad un virgulto tra i dodici e i quattordici anni, altri scrivono in un italiano arcaico ancora incomprensibile per il virgulto di cui sopra, di molti infine non mi so spiegare la reputazione di cui godono né il peso che vien loro attribuito; detto questo, ci sono autori da cui non si può prescindere (vedi Dante che, almeno qui in Toscana, le classi aspettano fremendo e scalpitando), autori in traduzione (Boccaccio, Ariosto), singoli pezzi che piacciono sempre (S'io fossi foco di Cecco Angiolieri), autori che stanno nella programmazione come topi nel formaggio (Ungaretti con le poesie da trincea, Quasimodo con le poesie di guerra, Verga con Rosso Malpelo e Libertà) e testi che piacciono troppo all'insegnante (nel mio caso, Il cantico delle creature di Francesco d'Assisi). Ma far leggere i brani, anche molti brani, non vuol dire fare storia della letteratura: se qualche parola (qualche) sul verismo può valere la pena di spenderla al momento di leggere Verga, l'Arcadia e il romanzo storico e la donna angelo mi sembrano del tutto rinunciabili, anche perché nelle letterature delle medie se ne parla con una superficialità e una cialtronaggine davvero insopportabili.
Può darsi che esista una buona storia della letteratura italiana fatta per le medie e adatta a mandibole della prima adolescenza, quando, per ovvi motivi, i ragazzi sono del tutto digiuni di letteraturese e critichese e tutta la Letteratura Canonica è assolutamente nuova per loro - una letteratura che introduca le principali tematiche, le colleghi con le principali questioni storiche etc. Se esiste, o meglio se esistesse, immagino che fare un po' storia della letteratura del nostro paese alle medie potrebbe anche, con alcune classi particolarmente propense, avere un qualche senso e fornirgli un po' di preparazione di base che potrebbe anche tornargli utile alle superiori.
Ma, in fiduciosa attesa che qualcuno mi indichi questa fenice dalle piume d'oro, quel che vedo io sono degli autentici musei degli orrori nati tagliando, incollando e raffazzonando le peggiori storie delle letterature delle superiori - dico peggiori, ma magari prima del lavoro di taglia e incolla costoro erano libri rispettabilissimi, chissà.

Il lettore più sensibile avrà forse intuito che non vado proprio pazza per la storia della letteratura e della critica; tuttavia, le molte volte in cui ho dovuto affrontarne lo studio, sporadico o sistematico, l'ho fatto agevolmente prendendo un qualsiasi manuale delle superiori. Quello che avevo al liceo ad esempio non era eccezionale, ma mi forniva tutto il necessario e i vari insegnanti inserirono le aggiunte che reputavano opportune; ma anche le letterature consigliate all'università per gli esami, o semplicemente quelle raccattate dagli amici quando dovetti preparare il concorso, si sono sempre rivelate utili e adeguate quanto bastava; di sicuro qualcuna era meglio di qualcun'altra, ma tutte erano di livello accettabile e mi fornivano il servizio che gli richiedevo: una sintesi chiara e dettagliata dell'evolversi della nostra italica letteratura, con qualche aggancio alla letteratura straniera e abbondanza di testi e di commenti storici, linguistici, metrici, filologici etc.

Niente di tutto ciò viene nemmeno lontanamente offerto da una letteratura delle scuole medie. Lì, i testi sono scelti secondo un canone di cui nessuno ricorda più l'origine, e con scarsissima attenzione al resto dei programmi della scuola - in generale il criterio seguito è quello de "il brano più famoso", in qualche caso "il brano più comprensibile": ad esempio i Sepolcri di Foscolo sono assai famosi, ma - orrore! - lunghi, oltre che piuttosto complessi. A ciò molte antologie rimediano non già abbandonando i Sepolcri alle cure degli insegnanti delle superiori, ma riportando la prima ventina di versi - che, staccato dal resto del poema si riducono a un "Una volta morto, chissenefrega di come mi seppelliscono?" - che non è esattamente una sintesi efficace e completa del poemetto Dei Sepolcri inteso nel suo complesso.

Il caso dei Sepolcri non è isolato; ma i testi tagliati, accorciati e mutilati lo sono ancora il meno (anche se ai miei occhi costituiscono già un peccato mortale): il problema più grave è la parte redatta dall'antologista, composta essenzialmente da
1) luoghi comuni letterari non spiegati
2) leggende metropolitane letterarie non spiegate
3) frasi fatte non spiegate
4) cazzate non spiegate.
Tanto per fare un esempio: dire che la poesia romantica rifugge dagli stilemi petrarcheschi non è molto chiaro per il ragazzo che potrebbe non avere fatto Petrarca e di sicuro non ha toccato né intravisto i petrarchisti - senza la tenace esistenza dei quali è un po' difficile comprendere come mai, nel 1800, ci si desidera liberare di un poeta che, poveraccio, stava ormai sottoterra da quattro secoli senza dar noia a nessuno (tra l'altro: perché nessuno desiderava liberarsi dagli stilemi ariosteschi o tassici? E soprattutto: cosa diamine sono gli stilemi?).

E il romanzo storico? Improvvisamente compare il romanzo storico, vengono date una serie di caratteristiche del suddetto e si passa a parlare... dei Promessi Sposi e del Gattopardo - che hanno caratteristiche assai diverse, distano cento e passa anni tra loro e per giunta sono romanzi storici piuttosto anomali nell'ambito europeo. Beh, almeno sui Promessi Sposi a volte si fa un discorso abbastanza articolato, ma il Gattopardo di solito si limita ad essere citato... per confrontarlo con i Viceré, il tutto senza far leggere una singola riga di nessuno dei due. E siamo d'accordo che tutto sommato si sopravvive anche senza leggere né l'uno né l'altro, ma allora si può anche non parlarne che si fa prima.

Poi arriva Ungaretti.
Ungaretti è un ermetico, si sa (si sa?). Perfino gli autori di antologie delle medie però sembrano consapevoli che "è un ermetico" non vuol dire molto per un ragazzo di tredici anni. Allora glielo spiegano, cos'è un ermetico - e lo spiegano in modo assai emetico: chi lo collega a Hermes Trimegisto e chi a Hermes semplicemente (che sono due personaggi un tantinello diversi e di solito i ragazzi ricordano ben poco del secondo e non sanno un accidente del primo). In ogni caso gli antologisti si ricordano di spiegare alla creatura che Hermes o Hermes Trimegisto si ricollegano al senso oscuro della poesia, al gusto del significato nascosto - poi arrivano le poesie da trincea di Ungaretti che sono quanto di più chiaro si possa immaginare sia come testo che come significato che come messaggio e proprio non si capisce che caspita c'entrano gli scritti iniziatici ellenisti e le divinità psicopompe (se non ricordo male, infatti, né gli uni né le altre c'entrano un bel niente).
Anche Montale è ermetico, ci dicono. però poi si distacca dall'ermetismo "seguendo un suo percorso autonomo" (che non ti spiegano dove porta). E anche se lo stesso Montale sostiene "Codesto solo possiamo dirti / Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo", non per questo mi sembra bello ricondurre la sua ricca interiorità al semplice fatto di non essere più un ermetico (che tra l'altro non si è ancora capito cosa vuol dire).

Tutte queste considerazioni e molte altre si sono imposte con forza al mio sentire quando, in occasione delle ultime ore dell'anno di Approfondimento, i ragazzi di terza hanno invocato da me lumi, aiuti e comprensione umana per le loro traversie con Letteratura e ho avuto il dubbio piacere di risentirgli numerose paginate di considerazioni letterarie mandate più o meno a memoria e malamente rielaborata anche dai più bravi (e alcuni sono bravi davvero).
Il che mi ha convinto una volta di più che un insegnante ben preparato e convinto può, in circostanze favorevoli, far apprezzare da una classe su cui ha un buon influsso praticamente qualsiasi testo e qualsiasi autore, non importa se adatto o meno adatto - ma che se proprio costui insegnante si impunta per fare anche storia della letteratura, allora si deve armare di fotocopie e blocco per appunti, sporcarsi le mani e scendere in un'infinita infinità di dettagli, altrimenti anche la migliore classe finirà per ripetere, in modo più o meno fluente, un'enorme quantità di sciocchezze desunte dall'orrendo libro di storia della letteratura per le medie.
Per gli autori dei quali, mi auguro, il fuoco pennace brucerà in eterno - o almeno per un periodo molto, molto lungo.

*del resto, a dirla tutta, NEMMENO IO so assolutamente nulla sulla letteratura italiana del Seicento e le mie conoscenze sull'Arcadia non basterebbe a riempire un cucchiaino da saliera.
** Ne ho perso memoria e cognizione ma ricordo benissimo di averla letta, qualche tempo fa. Esiste. Da qualche parte esiste. Sono sicura che esiste.

venerdì 7 maggio 2010

Ebreo volante (in pericolo costante)


Un cittadino italiano di lignaggio ebraico si reca a fare la spesa nel 1939

Nella Terza Vuota approfondisco storia, e se non fosse che io stessa medesima ogni settimana gli ammannisco un'ora di storia mi verrebbe fatto di dubitare che là dentro la parola "storia" sia mai entrata.
E invece no, siamo in due a provarci; e in due non abbiamo mai cavato un ragno dal buco, per quel che ci è dato ricordare.
La collega mi fa vedere sconfortata le verifiche scritte, dove campeggia una lunga sfilza di quattro "Non so perché, ma questo fatto che gli ebrei con le leggi razziali erano esclusi dai pubblici uffici proprio non gli è arrivato." Sospira.
Sospiro anch'io e le prometto di riprovarci. Né io né lei abbiamo particolare fiducia nel mio intervento - e nemmeno nei suoi, se per questo.

Ad ogni modo ci riprovo.
"Quando furono fatte le leggi razziali?" chiedo alla classe.
"Nel 1933 da Hitler".
"Intendevo quelle italiane".
"Nel 1923" propone qualcuno. Poi passano a darmi varie date che oscillano tra il 1923 e il 1943. Molto faticosamente riesco a convincerli che la data giusta è il 1938 e che l'alleanza con Hitler ha qualcosa a che vedere con questo improvviso desiderio di difendere la pura razza italica.
"E cosa dicono queste leggi razziali?" domando poi.
Incertezza. Dubbio. Panico. Poi qualcuno mi spiega che vietavano i matrimoni misti. Per difendere la purezza della razza.
"Giusto. E poi?"
"Gli ebrei non potevano attraversare le strade" ricorda qualcuno trionfalmente.
"E non potevano neppure camminare sui marciapiedi" aggiunge qualcun altro.
Davanti al mio evidente stupore qualcuno garantisce "E' vero, prof, è scritto sul libro".
Chiedo dove, ma misteriosamente nessuno riesce a indicarmi il punto, anche se tutti sono convinti che l'assai stravagante complicazione di non poter camminare per strada né sui marciapiedi sia stata effettivamente messa su carta da qualche italico legislatore (e d'accordo che in effetti anche impedirgli di sposarsi con chi gli pareva o di andare alle scuole pubbliche era un divieto idiota, ma se non altro era fisicamente possibile rispettarlo per i disgraziati che lo subivano).

Per quanto venga cercato, il brano in cui il libro spiega che tutti gli italiani di nascita ebraica dovevano improvvisarsi volatili quando uscivano di casa non si trova. In compenso salta fuori un bel box, che occupa due terzi di una pagina, dove vengono citati gran copia di telegrammi che vietano il rinnovo delle licenze agli ebrei, il divieto per gli ebrei di insegnare nelle scuole pubbliche o di lavorare nei pubblici uffici etc. etc. Come a dire, il povero manuale ci aveva anche provato, a spiegare come stavano le cose.

Resta da capire per quale misterioso itinerario mentale più di mezza classe si era convinta (mi correggo: probabilmente è tuttora convinta, perché dubito che le mie spiegazioni gli abbiano schiarito le idee più di tanto) che i cittadini italiani di nascita ebraica mantenessero il diritto a lavorare nella scuola, nell'anagrafe e magari in polizia ma non quello di camminare.

Si accettano ipotesi.

lunedì 3 maggio 2010

La Seconda Caotica



La classe della Seconda Caotica è in fondo al corridoio. Due metri prima della porta incrocio la titolare di Lettere, appena uscita.
"Abbiamo fatto il complemento oggetto, magari puoi fargli fare un po' d'esercizio".
Faccio un cenno di assenso e la saluto. Non le chiedo se hanno capito: tutti capiscono il complemento oggetto senza problemi, ma un po' di blandi esercizi di ripasso certo non hanno mai fatto male a nessuno.
Un metro prima della porta un paio di ragazzini mi prendono d'assalto: "Prof, non abbiamo capito il complemento oggetto, ce lo rispiega?".
Non hanno capito il complemento oggetto? Come caspita si fa a non capire il complemento oggetto?!?
"D'accordo, ora vediamo. Rientrate in classe".
I due rientrano, percorro il metro successivo fino alla porta. Lì una ragazzina mi guarda con aria assai patetica "Prof, può rispiegarci il complemento oggetto?"
"Ma certo. Adesso però vai a posto".
Saluto i ragazzi, gli dico di mettersi pure a sedere (a Hogsmeade il regolamento prevede che la classe si alzi in piedi all'ingresso dell'insegnante - il che avviene senza problemi perché, appena suona la campana di fine ora, tutti schizzano in piedi come tante molle).
Si alzano due mani.
Ne indico una "Dimmi".
"Prof, ci hanno appena spiegato il complemento oggetto, io però non l'ho capito bene. Ce lo può rispiegare?".
L'altra mano alzata annuisce con convinzione.
"Ma certo. Aprite la grammatica".
Arrivo alla cattedra (dove un ragazzo si è appostato per chiedermi di rispiegar loro il complemento oggetto), apro il registro di classe, firmo, apro il registro personale per segnare gli assenti... ma c'è ombra. Intorno alla cattedra si sono assiepati in tre - ovviamente, per chiedermi di spiegare loro il complemento oggetto. Li mando a posto con la promessa di accontentarli. Nel frattempo la classe non ha interrotto per un solo secondo l'usuale confusione che sempre la caratterizza. Siccome oggi non ho voglia di fare il consueto Bercio da Inizio Lezione, sfodero un bel sorriso e li guardo.
Non funziona subito, ma dopo qualche minuto tutti si chetano. Così inizio a parlare:
"Mi è stato chiesto...".
Due ragazzi mi interrompono per chiedermi se gli rispiego il complemento oggetto.

A questo punto è chiaro perché buona parte di loro non ha capito (o meglio è convinta di non aver capito) il complemento oggetto. In effetti è già tanto se hanno capito che la lezione di oggi verteva sul complemento oggetto: se non ascolti almeno un po' l'insegnante, non capire casa ha detto può succedere anche ai migliori.
Ma nella Seconda Caotica la questione è ancora più complessa.
Perché, stabilito infine che, a quel che sembra e a dispetto di ogni consuetudine, non hanno capito il complemento oggetto, occorre cercare di andare un po' più a fondo nella questione.
"Vediamo. Non avete capito cos'è un complemento oggetto?".
Deciso scuotere di teste e brusio. No, quello l'abbiamo capito.
"Non vi è chiara la definizione di complemento oggetto?"
Di nuovo le teste si scuotono. Un gruppetto, accavallandosi, mi ripete la definizione.
"Pensate di avere difficoltà a riconoscere un complemento oggetto?".
Questa volta le teste si scuotono con decisione: assolutamente no.
A questo punto la prof. Murasaki è avvolta in un enorme punto interrogativo: se hanno capito cos'è un complemento oggetto, se hanno capito la definizione di complemento oggetto e per giunta sono convinti di riconoscere un complemento oggetto senza problemi, che accidenti vogliono da me?
"...posso sapere allora cosa non avete capito?".
Dopo lungo accavallarsi e parlare tutti insieme e contraddirsi a vicenda, con un paio di urli miei per cercare di convincerli a parlare in non più di due-tre per volta, finalmente emerge ciò che non hanno capito; cioè, dunque...
"La professoressa ci ha detto che il complemento oggetto c'è quando c'è un verbo transitivo attivo".
"Beh, è vero" sono costretta a confermare. Non l'avevo mai pensata in questi termini ma senza dubbio sì, per avere un complemento oggetto ci vuole un verbo transitivo in forma attiva.
Provo a rispiegarglielo ma non trovo particolare resistenza. D'altra parte hanno ripassato i verbi da poco e ricordano sia cos'è un verbo transitivo sia che cosa è un verbo attivo.
Mi dilungo un po' sulla questione. Non può fargli male, non sto dicendo cose false o ingannevoli...
Placati dal mio ripetere e sviscerare il mantra, la classe si acqueta.
Il vero e serio problema del complemento oggetto viene fuori solo verso metà della lezione, ed è una questione seria, cioè: gli attributi e le apposizioni dei complementi oggetti vanno analizzate insieme o separatamente?
Grave dilemma, ne convengo, di quelli che tolgono il sonno. Ma lì proprio non sono in grado di aiutarli: so che la maggior parte degli insegnanti li fa analizzare separatamente, io glieli lascio analizzare insieme, se così preferiscono, ma cosa faccia la titolare proprio non saprei. Ci torno a casa insieme in treno tre volte la settimana, ma non è il tipo di argomenti di cui si parla, di solito.
Così gli suggerisco di chiedere alla loro insegnante (che di sicuro gliel'ha già detto e ridetto, ma, certo, se non la stanno a sentire...).
Poi passo a dettargli qualche frasetta col complemento oggetto, prima molto facili, poi un po' più complesse.
Non mostrano difficoltà alcuna, anche se sentire cosa dice l'interrogato mentre gli altri ronzano, suggeriscono, si danno addosso o si occupano dei casi loro è un po' difficile.
D'altra parte sono stanchi, ormai: è la sesta ora.
Ecco, io li vedo alla sesta ora, ma tutti mi assicurano che per loro è sempre la sesta ora.
Non sarà quindi difficile comprendere come mai, nonostante sia composta quasi completamente di elementi tutt'altro che stupidi e nonostante non sia dominata dalla feroce determinazione a non studiare che caratterizza la mia classe, questa seconda sia - di gran lunga - la più indietro nel programma, per tutte le materie e con tutti gli insegnanti.

Guardandola in modo costruttivo, possiamo senz'altro affermare che, se è vero che occorre avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante, la Seconda Caotica ha tutto il potenziale per generare una costellazione intera, di quelle belle fitte.
Con tutta la comprensione per chi ci lavora più di un'ora a settimana.

martedì 27 aprile 2010

Approfondimento delle Materie Letterarie



Oltre che da Donna Summer le gioie del profondo sono state cantate anche da Vivaldi: ascoltare per credere

Tra le molte e notevoli perversioni della sedicente Riforma Gelmini, la più stravagante è senza dubbio quella del misterioso Approfondimento delle Materie Letterarie, una misteriosa entità che è improvvisamente comparsa nell'orario di Lettere della scuola media. Al Ministero dell'Istruzione non più pubblica (MIUR, per gli amici) infatti hanno deciso di falciare le ore di Lettere da undici a nove, onde assegnare ad ogni insegnante di Lettere due classi e non più una e mezza come usava finora, MA qualche misteriosa mano all'interno del MIUR suddetto ha fatto scivolare un'ora supplemengtare di Lettere, appunto l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie, portando così il totale delle ore di Lettere di ogni classe da nove a dieci.
Abbiamo quindi insegnanti di Lettere con cattedre di diciotto ore, e cattedre di Lettere di nove + una ore. E se dividere diciotto per nove è un'esercizio abbastanza semplice, dividere diciotto per dieci è abbastanza complesso. Si aggiunga che questa misteriosa ora di Approfondimento è, appunto, rimasta misteriosa, perché dal MIUR nessuno ha mandato a dire una parola su cosa accidenti fosse e come andava gestita; e considerando la chiarezza delle indicazioni che arrivano da qualche tempo dal Ministero in questione, alla fine forse è andata meglio così.
Ogni scuola ha provato a sbucciare la patata bollente a modo suoi. Qualche scuola, ingannata da accenni falsi   e tendenziosi sparsi abilmente qua e là da Ministro e funzionari nelle interviste (ma mai in documenti ufficiali) riguardo a una mai meglio definita "Cittadinanza e Costituzione" (mentre esiste tuttora Educazione Civica, ma non ha un monte ore specifico, ed è ufficialmente una materia trasversale dai tempi della Riforma Moratti) ha pensato di dedicargli l'ora di Approfondimento, assegnandogli un programma specifico. Altre ne hanno fatto un'ora di lettura, anche lì con una programmazione specifica, oppure hanno spezzato le cattedre (di solito accorpando Approfondimento a Geografia). 
Hogsmeade ha seguito invece la tendenza più comune: tutte le ore di Approfondimento convogliate su un unico, sventurato insegnante, ma senza indicazione alcuna su cosa accidenti fare, nell'ora in questione.
La fortunata vincitrice delle ore di Approfondimento ad Hogsmeade sono io: visto che la scuola è formata da nove classi ho dunque il piacere di avere una classe con dieci ore (che è una bella comodità) e otto classi dove faccio un'ora a settimana (che è una bella scomodità per tutti, alunni compresi).

Ho chiesto cosa avrei dovuto farci, in quelle otto ore di Approfondimento. Mi hanno spiegato con gran solennità che avrei dovuto svolgere la programmazione relativa ai laboratori pomeridiani (dedicati, rispettivamente: per le Prime all'Educazione Ambientale, per le Seconde all'Educazione Alimentare e per le Terze a Educazione Civica). Ho provato a obbiettare ma si sono mostrati irremovibili, ho provato a chiedere chiarimenti ma si sono mostrati sguscianti come anguille. E insomma il primo giorno di scuola mi sono trovata nuda e cruda (a parte un elegante abito di seta e un giacchino di shantung che non rivestivano alcuna valenza didattica) davanti alle mie prime due ore di Approfondimento, e le ho sbarcate con il discorso di insediamento di Obama alla Casa Bianca per la Terza e con un testo da scrivere di getto sul loro primo giorno di scuola media per la Prima.
Visto che di chiarimenti continuavano a non arrivarne ho preso accordi con i singoli colleghi. Loro chiedevano e io provvedevo. Esercizi di recupero, correzione di esercizi di grammatica, lezioni supplementari di Storia e Geografia, interrogazioni a tappeto, verifiche - quello che volevano. In fondo, un'ora supplementare fa sempre comodo. Magari un'ora in più svolta dal titolare della cattedra avrebbe fatto ancora più comodo, ma insomma quello passava il convento. 
L'unica cosa che nessuno mi ha chiesto era di fare lezione di letteratura - con mio gran piacere, perché  mi risulta contro natura fare storia della letteratura alle medie, mentre un'ora passata a inanellare esercizi sull'uso dei pronomi mi rilassa e mi fa sentire utile. E' una cosa che so fare bene, o almeno così mi sembra.

Fare un'ora in otto classi diverse ha i suoi pro e i suoi contro. Adesso conosco tutte le classi, posso discutere con i colleghi in Sala Professori su tutti i casi problematici della scuola (ad ognuno ho messo almeno un rapporto) e tutta la scuola mi conosce. La mattina, quando entro, un'infinità di alunni mi salutano (un onore, questo, cui mi sarei adattata di buon grado a rinunciare, in effetti) e quando ho un'ora di supplenza so sempre cosa fare in ogni classe.
Ho tre enormi registri, ognuno col suo diario delle lezioni e la sua programmazione e i suoi voti. Una gran scocciatura, in effetti. E siccome tutti si sono accorti che la prof. Murasaki non ha niente in contrario a correggere quel che assegna, molti sono stati assai lieti di affidarle gran copia di verifiche di grammatica e di testi scritti di vario tipo. Considerando che ci sono anche gli scritti della classe dove faccio le dieci ore, e che sono sempre stata un'insegnante che fa scrivere parecchio le sue classi, posso senz'altro affermare che quest'anno la benedizione della correzione è scesa su di me con abbondanza.
Ho anche il piacere di essere in tutti i Consigli di Classe e dunque di partecipare agli scrutini di tutte le classi. Inoltre all'ora di ricevimento ho visto arrivare, con mia grande sorpresa, immani quantità di genitori; i più venivano per vedere che bestia era, e soprattutto per cercare di capire cosa diamine fosse l'Approfondimento (e lì non ero in grado di aiutarli più di tanto: perché, se non lo sa il MIUR, che l'Approfondimento l'ha inventato, come potrei saperlo io?), ma molti volevano sentirsi dire che i figli erano bravi o tapinarsi con me perché i figli erano problematici - e in entrambi i casi ho sempre profuso lodi o porto un orecchio fraterno e comprensivo, a seconda delle circostanze; altri invece volevano parlarmi dei casi loro (è incredibile la quantità di genitori che vengono a parlare con gli insegnanti per raccontargli i casi propri) oppure sparlare del legittimo titolare di Lettere perché non sa gestire bene la classe - e siccome, dopo qualche ora passata in quelle classi e con quei figli so benissimo perché il titolare ha problemi a gestire la classe, e so anche che chiunque avrebbe problemi a gestirla, la mia reazione è spesso assai diversa da quella che il genitore sembrerebbe aspettarsi, e include di frequente un uso intenso di frusta e gatto a nove code.

Dovendo tirare le somme, infine, mi sento di affermare che l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie è una di quelle esperienze molto formative di cui ogni insegnante è disponibile a fare a meno.

domenica 11 ottobre 2009

Moderne maniere per lo insegnamento della istoria


Clio, la Musa della Storia, reduce da una visita nella mia attuale scuola
Ai tempi in cui andavo a scuola in qualità di allieva l'unica tecnica riconosciuta per studiare storia era studiarla, sin dalle elementari.
Col tempo sono arrivati gli obbiettivi ridotti o semplificati per ragazzi con difficoltà di apprendimento e stranieri - anche quelli comunque legati a un'interrogazione, per quanto addomesticata, e a un qualche tipo di studio, mnemonico o meno.
Sono arrivate però anche alcune... come dire... tecniche alternative, di cui ho appreso l'esistenza solo di straforo quando sono tornata a scuola dall'altra parte della barricata.
Prima tecnica: lettura del libro in classe.
Che, certamente, ha i suoi lati positivi: ad esempio se hai un libro un po' complesso da usare, oppure scritto in uno storichese troppo stretto. All'inizio di certe prime dall'apparenza un po' debole (che poi magari col tempo diventeranno classi di fulmini di guerra) in tanti ci siamo messi a leggere con la classe. Un po' si legge, un po' si spiega, un po' si amplia, la volta dopo si fa qualche domanda... insomma, un viaggio un po' addolcito verso la meta finale - che è sempre quella dell'interrogazione.
L'altra tecnica è quella della Sottolineatura: l'insegnante ti dice cosa sottolineare o evidenziare.
Beh, forse per le prime una-due lezioni si può anche fare; magari ricordando che la sottolineatura è atto individuale, perché non per tutti sono difficili da ricordare o sconosciute le stesse cose - quindi che sia l'insegnante a dire cosa sottolineare non mi sembra abbia molto senso. Inoltre ogni libro oggi ha parole in neretto, parole in corsivo, richiami ai lati, se ci aggiungi anche sottolineature e evidenziazioni finisce che tutto è evidenziato e quindi niente più salta all'occhio; senza contare l'antico detto sapienziale che ci ricorda come "la quantità delle sottolineature è inversamente proporzionale alla comprensione del testo".
Insomma, l'insegnante legge, poi l'insegnante spiega, poi l'insegnante dice dove sottolineare e quali sono i concetti essenziali.
L'apporto dell'allievo consiste nel trasportare il libro da casa a scuola.
Un po' poco, per una giovane mente in divenire.
Dice "Ah, ma tutto questo è finalizzato a semplificargli lo studio a casa".
Sorvoliamo sul fatto che lo studio non sempre si lascia semplificare, che comunque rischia di diventare un banale esercizio mnemonico e allora tanto vale fargli mandare a memoria le formazioni della Nazionale di calcio degli ultimi mondiali o l'Infinito di Leopardi, che almeno è una bella poesia; ma il punto è che spesso NON si pretende che a casa la creaturina studi storia. Coloro non vengono interrogati. A fine quadrimestre si fa una verifica scritta su un capitolo, magari a casa, e su quello si dà il voto.
In prima, in seconda... sì, e pure in terza.
Di classi abituate a lavorare in questo modo ne ho trovate quattro - una percentuale un po' alta, oso dire.
Il caso più eclatante rimane una terza formata nella sua quasi totalità di stronzi calzati e vestiti - ragazzi capacissimi di avvelenare al minimo tocco un'intera famiglia di crotali, ma molto, molto intelligenti. Non ho idea del motivo per cui la titolare li tenesse a questo regime di farinata e biscottini solubili quando sarebbero stati perfettamente in grado di studiare su manuali delle superiori e in più mangiarci in insalata tutti quanti. Per mia buona sorte la supplenza durò solo dieci giorni, al termine dei quali mi guardai bene dall'interessarmi della loro sorte.
L'anno prima mi ero invece ritrovata a Gennaio in una graziosa seconda, un po' affollata ma simpatica. Chi aveva insegnato prima di me non aveva mai interrogato perché "il programma di storia di seconda era difficile".
Spiegai con garbo che il programma di storia di seconda media era calibrato per i ragazzi della seconda media, e che tutte le altre seconde del regno studiavano quello stesso identico programma, poi chiesi se qualcuno si voleva attentare a ridirmi l'ultimo capitolo. Ci provò la prima della classe, con esiti discreti.
Non vi fu pianto né stridor di denti. Nessuno protestò o si lamentò, tutti si misero a studiare storia e tutti si fecero le loro brave interrogazioni con esiti più che rispettabili. In realtà storia gli piaceva e la studiavano volentieri. Gli piaceva un po' tutto, ricordo, e non solo di Lettere. Una classe molto disponibile.
Poi c'è la mia attuale seconda. Ragazzi vivaci (oh quanto vivaci!) e intelligenti, ma del tutto allergici allo studio. Storia non gli dispiace, ascoltano volentieri le mie rutilanti spiegazioni ricche di effetti speciali, aneddoti avvincenti e risvolti sconosciuti ai più - ma il fatto che la sera prima di una lezione di storia dovrebbero dare una scorsa al testo (piuttosto chiaro e ben fatto) dei paragrafi assegnati del libro ed essere in grado di riferirmelo a grandi linee la mattina seguente non ha ancora attecchito. Se chiamati, una buona parte di loro mi guarda con doloroso stupore, poi prova la solita serie "Non sapevo che fosse da studiare, non sapevo che oggi ci fosse storia, non l'ho scritto sul diario, ho chiamato il tale ma non mi ha detto che c'era da fare questo". Dopo un mese il muro mostra qualche crepa, qualche lieve segno di cedimento, ma ancora nessun crollo strutturale; intanto la collana dei Non Preparati si allunga ad ogni lezione.
Infine c'è una delle Terze dove faccio approfondimento. La titolare mi ha chiesto di dedicarmi a storia perché la classe non sembra riuscire a venirne a capo "Vediamo se sentendola da due campane gli entra meglio in testa".
Così mi rivolgo alla classe con un bel sorriso materno (andiamo molto d'accordo): "Orsù, ragazzi, apritemi il vostro cuore. Qual è il problema? Forse il metodo di spiegazione della professoressa....".
Interviene un dolce fanciulla "La professoressa non ci legge il libro!" si lamenta, col tono del bambino cui hanno appena sventrato a spregio il pelouche preferito.
Brusio di assenso della classe: sì, è quello il problema.
Mostro grande stupore "Ma via, siete in terza, nessuno legge il libro in classe in una terza! Si suppone che siate in grado di farlo da soli. Vi hanno insegnato a leggere in prima elementare, immagino...".
Mi guardano dolorosamente sorpresi. Sviolino su una serie di corde: la loro intelligenza e maturità, la preparazione che ci si aspetterà da loro l'anno prossimo, il fatto che nessuna terza media legge storia in classe (che non è nemmeno vero, purtroppo, ma non mi sembra il momento di servire troppo devotamente la Verità). La classe, un po' più rassegnata, si lascia deviare verso Napoleone, argomento già dissodato in abbondanza dalla titolare.
"Per cosa è famoso soprattutto Napoleone?" chiedo. E' una domanda a più risposte. Sarei propensa a partire dal Codice, ma non è un obbligo.
"Perché è morto su un'isola".
"Ehm. Beh, volendo anche per questo. Ma come mai ci era finito su quell'isola?".
"..."
"Altri motivi per la fama di Napoleone?".
"Perché aveva sposato una donna molto famosa".
"Perché ha conquistato l'Italia".
"Perché è stato il primo ad andare in Russia".
"Perché è stato avvelenato".
"Perché dormiva pochissimo".
Ascoltate le risposte, decido di partire comunque dal Codice (sul libro c'è una bella scheda in merito); nel frattempo mi rallegro in cuor mio di essere solo l'insegnante di Approfondimento, che non è obbligata a mettere voti...

martedì 15 settembre 2009

Taglio del Nastro 2009 - Anno nuovo, scuola nuova.


Taglio del nastro al chiar di luna, con sveglia alle sei per prendere il treno della prima ora.
Nuovo treno, nuova scuola e nuove classi: il primo round sarà con la mia futura classe, ma dopo mi aspettano due di questi misteriori Approfondimenti sui quali, dopo avermi fumosamente introdotto fumosi progetti, nessuno ha più dato spiegazioni di sorta; né io ne chiederò ad alcuno, dopo aver dichiarato in lungo e in largo ai colleghi di Lettere la mia più totale disponibilità a fare qualsiasi cosa su loro richiesta, incluso dare il cencio per terra.
Il primo giorno di scuola metto sempre il vestito buono - stavolta un rutilante abito di seta con fantasia e colori vagamente ispirati alle ruote di pavone completato da giacca di seta cangiante.
Certamente qui non sono l'unica, e certamente questa non è una scuola dove la sciatteria degli insegnanti trasmette ai ragazzi messaggi di disinteresse e menefreghismo: stanno tutti tirati a quattro spilli, scintillanti e firmati da capo a pié. Non è inconsueto, nelle scuole di provincia.
Niente registri, e il boccone di tre classi nuove in un sol giorno mi ha spinto a interrompere la consueta routine che mi porta a entrare in classe senza borsa ma con libri e registri in una splendida (e un po' logora) tracolla decorata con un bel gatto. Stamani non ho libri, non ho registri... mi limito a portare le fotocopie del discorso di Obama agli studenti in una custodia azzurra.
"Si sa niente dei registri?" si informa qualcuno.
"Quelli di classe sono arrivati. Gli altri saranno ordinati in giornata".
Ci dichiariamo tutti commossi per avere almeno di che firmare e segnare le assenze.
Una decana avvicina il nostro gruppo degli incarichi annuali "Siete emozionate all'idea di incontrare i ragazzi?" ci chiede. Non è una domanda ironica.
Sì, rispondo in assoluta sincerità. Preferisco sorvolare sul fatto che la mia emozione dominante è la paura - ma apprezzo di sentire tradurre in parole quel che serpeggia nella Sala Professori.
E' una bella sala, larga e spaziosa, con molta luce. Vorrei soltanto che la bacheca non avesse una foto in primo piano di Brunetta (che, insomma, comunque abbia fatto carriera, non l'ha fatta con la bellezza o il fascino personale) e la scritta "Lui ti sorveglia!".
Passa la Preside, anche lei infiocchettata, a salutarci. La arpiono per una questione di fotocopie. Mi promette che avrò tutte le fotocopie che mi servono, e ciò mi racconforta molto (sono sempre affamatissima di fotocopie).

La prima ora se ne va in convenevoli con la mia classe principale - una classe invero piuttosto effervescente dove sarà opportuno rivedere al più presto la disposizione dei posti. Gli chiedo di consegnarmi i compiti delle vacanze. Mi guardano con dolorosa sorpresa: ma li vuole proprio?
Lascio scivolare con garbo che sono tendenzialmente contraria ai compiti delle vacanze, ma naturalmente laddove siano stati dati vanno corretti, se no che senso ha farli? E poi così vedrò come lavorano...
Arriva qualche libretto, con qualche vaga scusa "Sa, non ho fatto proprio tutto...". Prometto garbatamente di sorvolare.
La seconda ora scivola serenamente con una terza deliziosa che assai malvolentieri consegno alla sua legittima insegnante di Lettere. Il discorso di Obama ci ha tenuto buona compagnia, insieme a qualche excursus sulla conquista dei diritti dei neri negli USA.
Il discorso di Obama è bello e si presta bene a farsi leggere in classe, ma due volte in una mattina mi sembra troppo. Così esorto i ragazzi di prima (un po' frastornati dopo l'emozionante debutto) a tirare fuori carta e penna, chiudere gli occhi lasciando andare i pensieri e scrivermi il primo ricordo che gli viene in mente. Tutto andrebbe bene se non entrassero prima la custode con una circolare e poi la Preside a salutare la classe.
Diciamo che non ne viene fuori quell'esercizio rilassante e un po' catartico che avevo inteso farne, comunque i ricordi arrivano. Mi sdilinquisco davanti al foglio del ragazzo marocchino, che ha una quadrettatura particolarissima (provo a informarmi dove l'ha comprato ma, ahimé, l'ha proprio comprato in Marocco). Peccato che il caro ragazzo quella quadrettatura particolare la riempia con una scrittura microscopica, ma pazienza.
Scoprirò poi a casa che metà classe parla di scuadre, scuali e perfino di squola.
Credo che il prossimo approfondimento con loro sarà sul c/q. Non è un intervento invasivo, e alla titolare può solo far comodo.