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mercoledì 14 febbraio 2018

Eterna malattia

Negli ultimi mesi, mentre navigavo tra un sintomo strascicato e l'altro, un giorno mangiando male, un giorno mal dormendo, un altro digerendo a stento e l'altro ancora sentendomi sfinita per l'immane sforzo richiestomi dal mangiare, dal dormire e dal digerire, il tutto unito all'immane fatica di recarmi a fare il mio onesto lavoro - unica cosa che riesce a tenere uniti i fili ancora sfilacciati della mia grama esistenza - mi tornava con insistenza alla mente una delle più orride canzoni mai sentite a Sanremo, ovvero "Eterna malattia", cantata (male) da tale Bertin Osborne, di cui mi guarderò bene dal postare il link - mi auguro anzi di essere l'unica sventurata che ancora se la ricorda, in virtù di una tenace memoria che non sempre è un vantaggio. Tale canzone sviluppava il tema assai consueto dell'amore come dolce malattia che fa male e che fa bene, con una singolare rozzezza sia nella musica che nelle parole.
Quanto alla mia personale eterna malattia, piuttosto scevra da complicazioni romantiche, mi rende ancora assai sensibile a qualsiasi malanno circoli per il mondo; ma va pur detto che quest'anno l'influenza è assai perversa e ha mietuto vittime nelle sue forme più strane anche tra persone che invero godono abitualmente di buona salute, e la forma con cui è approdata fino a me è una curiosa infiammazione che, partendo dalla gola, ha interessato il trigemino e pure un braccio che si è mirabilmente gonfiato costringendomi a mettermi per la terza volta quest'anno in malattia. Eccheppalle.
Tuttavia gli sfiammanti stanno sfiammando anche zone insospettabili, e improvvisamente mangiare è tornata una attività piuttosto piacevole. Così, tra una tachipirina e un deflogistico passo le giornate a dormire, e le nottate anche, facendo sogni decisamente strani ma non privi di una loro piacevolezza, e ho pure ripreso a leggere.
Siccome è San Valentino però ho pensato di mettere qui due delle mie canzoni d'amore preferite, dedicate alla grande potenza di questo nobile sentimento invece che al suo aspetto medico: la canzone di Fenton nel Falstaff


splendida e inarrivabile descrizione dell'amore tra ragazzi, e la grandiosa The Power of Love che su di me ha sempre un magico effetto rigenerante, come una doccia sotto una cascata (almeno immagino, perché io una doccia sotto una cascata purtroppo non ho mai avuto il piacere di farla).

Oltre che una malattia, l'amore è la più grande cura di ogni male secondo me, e davanti al suo potere i malanni scompaiono per lasciare il posto a un ben più grandioso ordine di idee e di sentimenti.
Con i migliori auguri a tutti quelli che passano da qua - e un pochino anche a me, che vorrei tanto diventare meno lamentosa.

sabato 7 marzo 2015

Cita-un-libro - #ioleggoperché - 4

La settimana volge al termine, dopo che molta acqua e neve è passata sotto i ponti e, qua in Toscana, molto vento è passato sui tetti e sopra e sotto agli alberi. Ma stasera è una serata tranquilla ed è venuto il momento di tirare le fila.
Alla terza sessione hanno partecipato 
(mi auguro con tutto il cuore di non aver saltato nessuno perché davvero non so come potrei scusarmi in quel caso - anche se naturalmente, dopo aver passato anni a leggere vite di eremiti e penitenti, qualche idea pensandoci bene riuscirei a farmela venire)
e lo so che si dice sempre così, ma davvero non è stato facile scegliere e per due giorni sono andata elaborando ben cinque diverse terzine variamente rimaneggiate a seconda del tema, della curiosità che mi ispiravano, della preferenza per gli autori citati, dell'originalità e dell'interesse per gli argomenti trattati.
Alla fine, per il terzo posto, è stata la curiosità che mi ha guidato verso la  citazione scelta da Bridigala: tanti elementi raccolti con cura in un unica frase e l'entrata in scena del primo cadavere scodellata in fondo, quasi per caso. E adesso si era impiccato. Perché, quando, dove, ha lasciato un biglietto? Fa venire voglia di sentire il seguito della storia - o almeno, a me l'ha fatta venire.
Il secondo posto lo assegno a Il gonnellino di Eta Beta per il fascino della scena, con quei bambini che si addormentano con gentilezza per non disturbare e gli ascoltatori che, in qualche caso, perfino capiscono chi sta parlando. Non solo la scena è descritta bene ma ha una sua bellezza, riposante ma piena di energia.
La prima posizione però l'ho scelta guidata dal mio cuore di dama hejan: la crudeltà di Aprile, un mese così luminoso e drammaticamente vivo contrapposta all'azione protettiva e riparatrice dell'inverno, con la sua neve così piena di gentile oblio, che copre e livella e smorza.
Ed è ad Aliceland che passo il testimone dopo aver ricordato il regolamento attualmente in vigore per la quarta sessione, che è preso dal blog della povna, ideatrice del gioco:

1. La domenica, tra le 0.00 e le 23.59 si va sul wall di #ioleggoperché, si sceglie un post-it di citazione e si pubblica sul proprio blog, inserendo nel post il link al portale di #ioleggoperché;
2. Si segnala la pubblicazione sul post del giudice;
3. Durante la settimana si partecipa, se si vuole, alla discussione che (auspicabilmente) da quelle citazioni sarà indotta;
4. Il sabato sera o la domenica successiva, a scelta, il giudice, insieme alla nuova citazione, pubblicherà la classifica delle prime tre citazioni, motivandole;
5. Il giudice stesso passerà dal blog della citazione vincitrice a lasciare il testimone; per far ricominciare il gioco;
6. Il nuovo giudice pubblicherà la sua citazione e il suo post, assegnando eventualmente un tema per le nuove citazioni settimanali;
7. I giocatori possono anche decidere di non seguire il tema: saranno ugualmente partecipanti a Cita-un-libro, ma non potranno concorrere alla vittoria della settimana.

Ed ecco la prima citazione della quarta sessione di Cita-un-libro (gioco collegato a Io leggo perché e alla suo social wall dove chiunque può mettere le sue citazioni preferite) ovvero la mia, svincolata per diritto di giudice dal tema che Aliceland sceglierà (o non sceglierà).
Questa settimana ho scelto un passo dal bellissimo libretto del Falstaff scritto da Arrigo Boito, che traduce fedelmente un passo de Le allegre comari di Windsor  di Shakespeare che a sua volta fa riferimento ad una delle Metamorfosi di Ovidio (ma il mito di Europa è citato anche da molti scrittori greci); insomma, una citazione al cubo che coinvolge Italia, Inghilterra, Impero Romano e Grecia (più Creta, che al tempo era uno stato a sé). Molto musicale, soprattutto.


Falstaff, vestito da Nero Cacciatore (una figura demoniaca legata ad una leggenda ripresa dalla tradizione celtica) aspetta Alice Ford nella notte, piuttosto spaventato. Lo conforta il ricordo di Giove che, pure lui, per conquistare l'amore di Europa si trasformò in toro e come Falstaff accettò di portare corna: dunque portare corna e travestirsi da (o trasformarsi in) bestia per sedurre una bella donna non è indecoroso nemmeno per un cavaliere inglese, se perfino il più grande degli dei l'ha fatto.
(Qui una bella versione cantata, dove Falstaff è il compianto Fischer-Dieskau).

domenica 31 agosto 2008

Una modesta proposta per un nuovo inno d'Italia



Corre voce che l'europarlamentare Borghezio abbia suggerito di cambiare l'inno d'Italia: a sentir lui la musica di Novaro ha un effetto deprimente e suggerisce perciò di rimpiazzarlo con Funiculì-Funiculà, canzone tanto bella quanto popolare composta nel 1880 da Peppino Turco e Luigi Penza in occasione del varo della prima funicolare vesuviana. 

Ora, io l'attuale Inno d'Italia lo rispetto, ma non mi ha mai entusiasmata più di tanto. Lo trovo un testo comodissimo per spiegare il Risorgimento e pure il Romanticismo ai ragazzi ma, ripeto, non mi emtusiasma.
Funiculì-Funicolà invece mi è sempre piaciuta moltissimo (soprattutto da quando un amico sotto esame di dottorato me ne improvvisò una traduzione in tedesco); quindi non sarei particolarmente contraria.
Però in questo momento il vero inno d'Italia, il pezzo più adatto a rappresentarla nella presente situazione mi sembra la fuga finale del Falstaff.
Musica di Verdi, testo di Boito, ovvero due glorie nazionali, derivazione del soggetto da Shakespeare, che cosi' diamo al tutto anche un tocco europeista. Certo, non e' un pezzo facilissimo da eseguire, ma con il tempo e la pazienza qualsiasi buon coro puo' venirne a capo.
Inoltre Verdi l'ha scritta da vecchio (decisamente vecchio, sopra gli 80, e anche Boito non era piu' un ragazzino); dunque e' adattissima a rappresentare  un paese in via di invecchiamento come il nostro.

Tutto nel mondo e' burla
L'uomo è nato burlone 
La fede in cor gli ciurla
Gli ciurla la ragione.
Tutti gabbati| Irride
L'un l'altro ogni mortal.
Ma ride bene chi ride 
La risata final.



con un particolare saluto al Consiglio dei Ministri in carica, che due giorni fa ci ha sostituito i giudizi con i voti... a due settimane dall'inizio dell'anno scolastico e con i registri già stampati.