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venerdì 27 dicembre 2024

Natale a St. Mary Mead 1 - Complottando con le custodi


Due anni fa, mentre ero in una di quelle lussuose erboristerie-profumerie e dispensatrici di aromi in cui si sono trasformate le un tempo scialbe farmacie, cercando un po' di regalini-toppa per amici e parenti, intravidi una graziosa confezioncella che conteneva tre raffinati tubetti di crema per mani impreziosite da tre raffinate profumazioni. Il pensiero mi corse alle Tre Custodi di St. Mary Mead.
Ci sono cose che quasi nessuno dice sulla scuola - per esempio che la qualità del servizio è strettamente legata alla qualità dei custodi, prima di tutto come esseri umani: ogni giorno anche nella più paciosa delle scuolette di provincia si producono non meno di trenta emergenze di misura ed entità del tutto imprevedibili, e i primi ad affrontarle sono appunto i custodi. La loro importanza è vieppiù testimoniata dalla banale constatazione che  pochi custodi che fanno sciopero riescono a bloccare facilmente una scuola semplicemente non andando ad aprire il portone.
A St. Mary Mead le custodi delle medie sono ormai da anni un terzetto mirabilmente assortito che moltiplica pani e pesci, divide le acque e le riunisce, striglia i funzionari del comune non di rado conseguendo lusinghieri risultati, placa gli inquieti, racconforta gli afflitti, soccorre i feriti, veste gli ignudi e insomma rientra nella celebre formula il possibile lo stiamo  già facendo, per l'impossibile c'è da aspettare un po' di tempo ma facciamo anche quello, e per miracoli ci stiamo attrezzando.
Insomma mi dissi  "e perché no?" mi feci confezionare un bel pacchettino sbrilluccicoso e l'ultimo giorno di scuola passai nel loro gabbiotto e lasciai il minuscolo regalino condito con qualche paroletta gentile. 
Fui ringraziata molto al di là di quel che il simbolico gesto richiedeva e per tutto l'anno scolastico fui oggetto di un trattamento davvero lusinghiero - ancora più lusinghiero del solito, intendo, perché sempre e comunque le tre signore erano caratterizzate da una notevole gentilezza a chiunque si rivolgessero, preside, insegnante o alunno che fosse (un po' meno con i funzionari del Comune,specie alla quinta chiamata che non aveva portato frutti).
L'anno scorso quindi mi attrezzai meglio e alla Profumeria Inglese provvidi tre pacchetti separati e un pochino più impegnativi, ma davvero niente di che. Dimostrarono vieppiù sorpresa e perfino una certa dose di confusione dicendomi che però loro non mi avevano preparato nulla. Le rimbrottai con bel garbo spiegando che un regalino di quel tipo si fa per il piacere di farlo, non per averne in cambio qualcosa e in cuor mio cominciai a pensare che forse la faccenda si stava spingendo troppo in là, nemmeno le avessi omaggiate con bracciali d'oro e perle.
La faccenda, in effetti, non era affatto finita perché al ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale fui omaggiata a mia volta di una mantellina molto leggera a scacchi bianchi e neri - un dono che si rivelò molto pratico, soprattutto quando in Aprile il riscaldamento fu spento e la pioggia imperversava: piumini e soprabiti sono ingombranti ma una mantellina leggera bianca e nera non crea intralcio alcuno e, va anche aggiunto, sta bene su qualsiasi colore.
Ma veniamo al terzo e ultimo atto: dieci giorni prima delle vacanze le custodi mi chiamano, che venga da loro in gran segreto durante una delle mie ore buche perché hanno una cosa da darmi ma non vogliono farlo davanti a tutti perché altrimenti le chiacchiere sarebbero arrivate fino in cielo. 
Naturalmente proprio appena sono scesa - nel momento che avevo accuratamente scelto come quello potenzialmente più tranquillo ovvero un buon quarto d'ora dopo la fine dell'intervallo, a lezioni ormai ben avviate - non meno di cinque o sei inderogabili questioni si sono affollate intorno alle malcapitate: alunni malandati che chiedevano di telefonare a casa o provarsi la febbre, fotocopie inderogabili eccetera. Alla fine siamo sgusciate con fare furtivo nel cosiddetto Ambulatorio, che contiene sì una barella e una vetrinetta per i medicinali ma anche un bel frigo e una dispensa oltre al secondo forno a microonde della scuola.
"Sentite, se mi avete portato fin qui per cercare di associarmi alll'attentato per far esplodere il ponte di St. Mary Mead, ci tengo ad avvisarmi che disapprovo per principio ogni forma di lotta armata" ho preferito avvisarle.
"Peccato, prof, ci speravamo tanto".
In realtà si sono limitata a consegnarmi una busta rossa precisando che "se non andava bene potevo cambiarlo, ma comunque era una cosa che andava consegnato un po' prima di Natale".
Il ragionamento era molto sensato: infatti un maglione rosso scarlatto con sopra una sagoma di pelo bianco a forma di gatto (con tanto di corna da renna di strass rosso) che sconfina in un albero di Natale con tanto di lucine colorate è senz'altro una roba che si può portare soltanto, a voler stare molto larghi, dal primo Dicembre al 7 Gennaio e dunque, consegnandomelo l'ultimo giorno di scuola, mi avrebbero tagliato fuori da una buona metà di questa ristretta forbice.
Molto commossa ho ringraziato e tosto ho infilato il regalo - che in verità si è rivelato molto utile stante che quella mattina a scuola faceva un gran freddo perché quasi tutti i termosifoni erano spenti, in spregio al fatto che le colline e dietro ancora i monti che circondavano la valle ove la nostra scuoletta fa bella mostra di sé erano innevate - evento decisamente insolito nel nostro microclima. 
Il maglione mi andava come un guanto ed era anche piuttosto caldo.
Sin dal primo giorno il maglione ha raccolto vasti consensi da chiunque lo vedesse, commessi del supermercato inclusi; del resto è molto natalizio, è allegro, ma soprattutto è assolutamente demenziale in ogni suo dettaglio: dove mai si è visto un gatto bianco a forma di albero di Natale con cornette rosse da renna e ornato di lumini colorati che dorme beatamente?
Da nessuna parte, si spera, e forse è meglio non indagare su cosa avevano fumato e bevuto gli stilisti di Piazza Italia che han confezionato quella roba del tutto priva di gusto che porto con tanta soddisfazione e che fa tanto squittire di entusiasmo chiunque lo veda.
E d'altra parte una roba simile, se non la regalavano a me, a chi avrebbero potuto darla? Mi sembra di vedere la scena "Sono qui a Piazza Italia, c'è una roba che secondo me sta chiamando a gran voce la prof. Murasaki. Vi mando la foto, ditemi cosa ne pensate" "Non c'è dubbio che questo è il regalo giusto, prendilo subito e domani ti daremo la nostra quota".
Caso mai qualcuno si stesse domandando se la spilla a forma di albero di Natale che sta tra le corna rosse di renna fosse inclusa nel pezzo no, quella è una mia aggiunta personale. Trovo che dia un tocco di classe a tutto l'insieme, e poi si intona bene con gli orecchini a forma di palline di Natale che uso in questi giorni.

sabato 26 agosto 2023

Tra Wagner e Schroedinger: vivo, morto o X?

No, il post non parla né di Schroedinger né della teoria delle stringhe. Parla di Prigozhin. Volevate una foto di Prigozhin, per caso? Bene, andatevela a cercare, io mi tengo il gatto quantistico.
Tempo fa feci un post dedicato in parte all'incoronazione di Carlo Magno e in parte all'assalto di Capitol Hill. Concludevo dicendo che, in un caso come nell'altro, non sapevamo con esattezza cosa era frullato in testa ai partecipanti e difficilmente l'avremmo saputo mai.
Con mio gran piacere il tempo mi ha dato torto, e una apposita commissione di inchiesta che ha lavorato duramente per ricostruire gli eventi per poi accertare che Donald Trump aveva scientemente organizzato un colpo di stato.
Tutto ciò mi ha reso molto fiduciosa nella capacità umana di ricostruire i fatti con l'aiuto di accurate indagini, e quindi ho deciso di dedicare un post alle circostanze piuttosto misteriose che han portato alla (forse temporanea) uscita di scena di Evgenij Prigozhin. Chissà, magari un giorno anche questi miei dubbi saranno chiariti - anche se in effetti ne dubito, perché stavolta la matassa è davvero difficile da sbrogliare.
Farò dunque quel che posso per esporre le mie molte perplessità, ma non garantisco del risultato. Comunque ci provo.

Prigozhin era (o è?) il capo della compagnia mercenaria Wagner al servizio di Vladimir Putin, attualmente capo di stato della Russia. La compagnia Wagner ha operato con molto vigore durante la guerra in Ucraina finché, due mesi fa, dopo aver esternato varie volte il suo vivace disappunto per il modo, a suo dire assai inefficace, con cui cotal guerra era condotta, una mattina ha avviato quella che poi ha definito "marcia della giustizia" partendo con tutta la sua compagnia verso Mosca in quello che è stato definito un tentativo di colpo di stato. Durante questa marcia non è stato attaccato dall'esercito e la popolazione russa non è insorta contro di lui. Arrivato a duecento chilometri da Mosca però Prigozhin ha stabilito che non ne avrebbe fatto di niente perché voleva evitare un bagno di sangue.
L'evento a tutt'oggi non risulta particolarmente chiaro nel suo svolgimento ed è stato variamente interpretato da chiunque seguisse sia pur distrattamente le vicende del conflitto. Le due principali scuole di pensiero sono:
- Prigozhin ha tentato un colpo di stato e non gli è riuscito
- Prigozhin era d'accordo con Putin e il suo tentativo era volto a costringere a uscire allo scoperto chi non era fedele a Putin
La seconda possibilità sosteneva che Putin da questo evento era uscito rafforzato.
Rafforzato o meno che fosse l'attuale capo di stato della Russia, nei confronti di Prigozhin non sono stati presi particolari provvedimenti, secondo alcuni perché il suddetto Prigozhin aveva il potere di ricattare il suddetto capo di stato della Russia, secondo altri perché i due avevano agito in comunanza di intenti.
Durante questi due mesi a quel che ci risulta Prigozhin è andato e venuto per il mondo come più gli comodava ed è stato avvistato in Russia, in Bielorussia e anche in Africa, dove la Wagner svolge numerosi incarichi per conto del governo russo; si trattava comunque sempre di voci, vaghe testimonianze, video di incerta ambientazione. L'impressione generale comunque era che il signor Prigozhin stesse vivendo un momento piuttosto complicato.
Due giorni fa il signor Prigozhin ha preso un aereo insieme ad altre nove persone, alcune delle quali erano figure molto importanti all'interno della compagnia Wagner, e se n'è andato per i fatti suoi.
L'aereo è precipitato. Tutti quelli che erano a bordo sono morti carbonizzati.
C'era anche un altro aereo, e non sappiamo cos'ha fatto e chi c'era a bordo - ma quell'aereo non è precipitato. Immagino che prima o poi detto aereo sia atterrato, ma nessuno se n'è occupato - o meglio, nessuno ci ha mandato a dire niente in proposito.
Da allora le domande fioriscono come bouganville e l'insieme è piuttosto misterioso.

Sappiamo che la dichiarazione della morte di Prigozhin è arrivata quasi in tempo reale. Sappiamo anche che è morto perché così han dichiarato dalla Russia dopo avergli fatto l'esame del DNA. Qualcuno della Wagner ha identificato anche altre persone.
Chiaramente nessuno sa come si è svolto questo fantomatico esame del DNA e nessuno ha visto i risultati di questa presunta analisi. Figurarsi.
Non risulta che l'aereo sia stato colpito da un missile. Da come si sono sparsi i frammenti, dagli USA mandano a dire che sembra che l'aereo sia stato sabotato dall'interno infilandoci una bomba, che è esplosa durante il viaggio.
L'ipotesi più gettonata al momento è che dal governo russo qualcuno abbia sabotato l'aereo per far morire Prigozhin come punizione per il tentato colpo di stato.
I russi comunque non hanno rivendicato l'attentato e Putin ha fatto oggi un discorsetto vagamente encomiastico sul suo fido e defunto capo della compagnia Wagner.
Ci sono un po' di domande che frullano in molte teste, e la prima è come sia venuto in mente a Prigozhin di muoversi portandosi dietro tutto lo staff della Wagner - e questo perché magari il signor Prigozhin non era esattamente la persona che tutti noi vorremmo avere come amico del cuore né brillava per soverchia simpatia da quanto si può evincere da certi racconti che circolano su di lui, ma non risultava essere un povero sprovveduto - ed è notoriamente buona norma per lo staff di una compagnia di non muoversi compattamente tutti insieme, onde non lasciare in mutande la compagnia in questione in caso di incidente o di attentato.
La seconda e ben più intrigante domanda è se Prigozhin era effettivamente su quell'aereo e se dunque è davvero morto.

Per Prigozhin come per qualsiasi altra creatura vivente vale in genere il discorso che "o sei vivo o sei morto". Esistono comunque alcune eccezioni, di creature che sono contemporaneamente vive e morte. Senza scomodare vampiri e zombie, il caso più conosciuto è quello del gatto di Schroedinger, del cui esperimento ho parlato diverso tempo fa. Ricordo altresì a chi legge che il gatto di Schroedinger, che è contemporaneamente vivo e morto nonché protagonista di moltissimi eccellenti meme che imperversano in rete, è un gatto puramente virtuale, perché  Schroedinger era una persona per bene e non maltrattava i felini - questo per me è un punto molto importante da chiarire.
Occorre poi ricordare che, se è vero che la maggior parte delle persone famose anche a livello politico una volta morta se ne sta nella sua bara, viene pianta e commemorata e poi è sepolta e la cosa finisce lì, il mito di Colui-Che-Non-E'-Morto anche se tutti credono che lo sia vanta molti e molti precedenti, talvolta anche molto improbabili: ad esempio c'è il caso di Elvis Presley, morto in circostanze non particolarmente misteriose, regolarmente sepolto alla luce del sole ma tutt'oggi ancora avvistato da più parti e ritenuto da alcuni ancora vivo. 
Il caso comunque è molto più frequente per le figure politiche di spicco e sin dall'antichità abbiamo casi di comandanti e capi guerrieri più o meno morti e all'occorrenza sostituiti da gente che si proclamava essere il presunto morto. 
Questo fenomeno ha portato alla nascita di molte leggende, tra cui quella del re che dormiva in una montagna incantata e si sarebbe risvegliato molto tempo dopo per aiutare il suo popolo (re Artù, Merlino e altri) fino alla fiaba della Bella Addormentata che conosce molte varianti; ci sono poi molti casi di rivolte popolari guidate da questo o quest'altro capo che "era ritornato" - e probabilmente è uno dei motivi per cui spesso i dittatori sconfitti e i capi di rivolte popolari vengono esposti alle popolazioni dopo essere stati giustiziati, con la speranza di toigliere ogni dubbio sulla loro effettiva e reale defuntità.
Ad ogni modo non esiste regime che possa impedire alla gente di sognare, temere o comunque credere fermamente che qualcuno morto sia ancora in vita e che possa ritornare da un momento all'altro a svolgere un ruolo assai attivo nella vita politica. 
Insomma, al momento Prigozhin è sia vivo che morto, almeno in senso virtuale.
Proviamo dunque ad elencare tutte le possibilità, premettendo che, come è stato osservato ormai più volte, Prigozhin è già morto due volte e solo dopo qualche giorno è stato rivelato che era ancora vivo e vegeto. Di queste due volte che è morto, una volta è stato in un incidente aereo. Aggiungo che negli ultimi tempi dalla Russia sono abbondate le voci che davano X, Y e pure W per morti per poi vedere sia X che Y che W che parlavano tranquillamente in televisione.
1 - Prigozhin è morto. Tutti ci credono e la cosa è (letteralmente) morta lì. 
(mi sembra la più improbabile, perché le notizie che vengono dalla Russia non sono ritenute molto attendibili e a questo punto non so come la cosa potrebbe essere dimostrata eliminando ogni sospetto, dato che ormai le prove sono altamente inquinate).
2 - Prigozhin è morto ma molti non ci credono. 
(in tempi di complottismo spinto, questa mi sembra di gran lunga l'ipotesi più probabile).
D'altra parte, se è morto non dovrebbe più ricomparire. Molti crederanno comunque fino all'ultimo giorno della loro vita che sia ancora vivo, molti aspetteranno che ricompaia e può darsi che questa convinzione e questa attesa finiscano per avere forti ripercussioni sulle loro scelte di vita e di schieramento.
3 - Prigozhin è vivo e Putin lo ha aiutato a scappare all'estero a rifarsi una vita. Putin ha ottenuto così di levarselo dai piedi mentre Prigozhin ha ottenuto la possibilità di morire di vecchiaia nel suo letto.
4 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato abilmente il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato di cosiddetti amici, e provvede a eliminarlo una volta per tutte ma in gran segreto.
(anche questo mi sembra improbabile: da qualche tempo il governo russo combina dei gran pasticci e secondo me la cosa verrebbe presto scoperta)
5 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato dai cosiddetti amici, cerca di eliminarlo in gran segreto ma la cosa si viene a sapere e ha ripercussioni di vario tipo.
6 - Prigozhin è vivo: Putin ha organizzato la sua uscita di scena e lo ha convinto a rifugiarsi altrove ottenendo così di levarselo dai piedi. Il presunto morto potrebbe però cambiare idea e tornare, oppure ha sempre avuto in mente di tornare e ha solo finto di accettare il patto con Putin.
7 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura ingannando abilmente il governo russo, si è rifugiato presso amici fidati e ha deciso che vuol morire di vecchiaia nel suo letto, quindi non tornerà.
8 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura, ingannando  il governo russo. Adesso è nascosto presso amici fidati e sta organizzando il suo rientro in scena.
9 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura ingannando il governo russo. La compagnia Wagner lo sa benissimo anche perché ha partecipato all'organizzazione dell'incidente e adesso si prepara a tornare in scena sotto la sua guida.

Queste ipotesi non hanno la stessa possibilità di essere verificate. Più esattamente le prime quattro, che non prevedono un rientro in scena del presunto defunto, sono destinate a restare probabilità fino alla fine dei secoli, anche se qualche prova della 3 e della 4 potrebbe riemergere tra qualche tempo (o tra molti decenni).
Le ipotesi dalla 5 alla 9, qualora fossero vere, verrebbero dimostrate alla prova dei fatti dalla ricomparsa del presunto defunto nel giro di relativamente poco tempo.
Quanto a me, non ho la minima idea di quale sia quella giusta e siccome chi ne sa più di me non ha alcun interesse a illuminarmi né a parlarne in giro, non mi resta che deprecare di non avere a disposizione le uniche due persone che sarebbero in grado di dedurre cosa è davvero successo, in quanto entrambi sono personaggi letterari, e dunque impossibilitati a interfacciarsi con noi comuni mortali; e sì, sto parlando di Miss Marple, che ne verrebbe a capo grazie alla sua conoscenza dell'animo umano che è sempre lo stesso indipendentemente dal tempo che passa, e di Sherlock Holmes - che tra l'altro in tema di scomparse e ricomparse dopo essere stato erroneamente creduto morto vanta una esperienza di prima mano.
Purtroppo il momento scelto dall'organizzatore di questa strana vicenda - che sia il capo di stato della Russia o il capo della Wagner poco importa, ai miei fini - mi impedisce di sfruttare questo affascinante intreccio a fini didattici. Se costui avesse aspettato anche solo un mese infatti avrei potuto sottoporre l'argomento allo studio della mia futura Terza, prendendo spunto per un bel tema di quelli del tipo immagina di essere (un personaggio molto famoso che ha deciso di eliminare le sue tracce per rifarsi una vita del tutto diversa) oppure hai appena scoperto una trappola preparata dai tuoi nemici. Che cosa fai?
Di solito questo tipo di tracce piacciono molto.

lunedì 10 luglio 2023

Lunedì film - Marie Antoinette (film per le medie)

Arrivati alla rivoluzione francese, considerata fin da quando avvenne un punto di svolta della storia occidentale, c'è sempre una certa difficoltà nel far capire ai giovinetti tredicenni l'enorme balzo che rappresentò, soprattutto per i francesi, e qual incredibile novità fosse per la cosiddetta gente comune il fatto che re e nobili erano fatti della stessa pasta di tutti loro. A rendere assurda, eretica e perfino ridicola questa possibilità c'era non solo la legislazione dell'ancien régime ma tutto quell'incredibile apparato montato a Versailles. Il ragazzino che non si è letto millemila romanzi storici  e testi dell'epoca, e magari non si è nemmeno visto Lady Oscar  fatica a comprendere l'enormità del salto e la frattura che detto salto creò in tutta l'Europa. Marie Antoinette aiuta parecchio a colmare questo vuoto, oltre ad essere un film molto gradevole alla vista.
Il film, uscito nel 2006 per la regia di Sofia Coppola, racconta il tempo della permanenza di Maria Antonietta a Versailles: si parte con un paio di scene alla corte austriaca, poi il viaggio e il passaggio della frontiera: la futura delfina deve entrare in Francia nuda e senza portarsi dietro assolutamente nulla dal suo paese di origine, né vestiti, né servitù e nemmeno il suo amato cagnolino. Naturalmente il passaggio del confine avviene dentro una simpatica casetta nei boschi e la futura regina di Francia viene subito rivestita (con abiti francesi, certo) e dopo qualche mese il cagnolino le verrà rispedito, ma insomma il messaggio è molto chiaro: da quel momento Maria Antonietta appartiene alla Francia - una presa di possesso piuttosto brutale e va detto che in pieno illuminismo la cosa sembra piuttosto anacronistica.
L'impressione della povera ragazza è di essere capitata in una gabbia di matti: il folle rituale del risveglio, che il film racconta in tutti i complicatissimi dettagli,  i pasti consumati in pubblico con la coppia circondati da enormi ed elaboratissime piramidi di cibo, dove il giovane Luigi XVI mostra chiaramente di essere spaesato quanto la sua consorte.
I dolci hanno una bella parte nella scenografia, e la prima immagine del film che è circolata è questa, molto famosa:
un vero trionfo di bianco, rosa e zucchero, estremamente rococò.
La principessa sopporta con pazienza, cerca di cogliere gli aspetti positivi e col tempo impara a ritagliarsi i suoi spazi, con una certa complicità sotterranea del giovane marito al quale, per quel che se ne sa, ha sempre avuto in grande uggia il cerimoniale di Versailles anche se non ha mai cercato di fare qualcosa per ridimensionarlo.
Anche la misteriosa storia della consumazione del matrimonio è affrontata con gran cura e abbondanza di dettagli, e se ci sono degli aspetti che restano piuttosto oscuri non è colpa del film, ma del fatto che a tutt'oggi la faccenda non è granché chiara.
E' noto che per diversi anni la delfina,  poi regina di Francia, rimase vergine. Tutte le biografie affrontano la questione con gran sfoggio di dettagli, ma di fatto non si capisce bene cosa è successo. Luigi XVI non aveva nessuna avversione per la sua giovane sposa, anzi sin dall'inizio le mostrò molto affetto. Era in grado di fare il suo real dovere (e infatti lo fece), la regina era assolutamente disponibile a fare la sua parte (e infatti la fece, scodellandogli poi ben quattro figli, due dei quali morti in tenera età) e ha sempre avuto un rapporto molto affettuoso col re, e in aggiunta era molto attraente. 
Sta di fatto che per diversi anni Luigi non batté chiodo. Pare che non ci fossero problemi tecnici (Sua Maestà, per intendersi, reagiva correttamente), ma il colpo non partiva. Abbiamo un intero carteggio tra Austria e Francia dove la questione veniva discussa nei dettagli e la povera Maria Antonietta veniva regolarmente rimproverata dalla madre di non essere abbastanza affettuosa col suo sposo. A un certo punto intervenne addirittura l'Arciduca, che oltre a mandare lunghe lettere di consigli prese una carrozza e venne ad esaminare la questione di persona. Non è chiaro se si limitò a dare dei consigli tecnici  al re o se ci fu un qualche piccolo intervento chirurgico - è un classico caso in cui tutti gli storici hanno la verità in tasca ma non la spiegano al lettore che pure sarebbe disponibile ad ascoltarla - e non è nemmeno molto chiaro perché nessuno alla corte di Francia cercò di  sistemare la questione; c'è chi dice che la Francia preferiva non farsi troppo coinvolgere in una alleanza con l'Austria e fin quando il matrimonio non era consumato lo si sarebbe potuto sciogliere; va detto però che in Francia nessuno, a quel che so, mosse un dito per sciogliere il matrimonio, e anzi molti a suo tempo avevano mosso ben più di un dito per avviare l'alleanza. A corte però in tanti spettegolavano sulla presunta sterilità della principessa austriaca, e si sa che l'ambiente di Versailles a definirlo tossico gli fai un complimento.
Alla fine comunque la coppia fece il suo dovere e arrivarono prima una principessina, poi un principe erede al trono. Maria Antonietta si dimostrò un madre molto affettuosa e anche un po' borghese, perché badava molto ai suoi figli, secondo la moda che in quegli anni andava affermandosi e vige tuttora: fai un figlio, e poi gli dedichi un sacco di tempo se sei una donna. Nel caso di Maria Antonietta comunque fu una scelta, anche un po' criticata, perché in Francia le grandi dame lasciavano volentieri la gestione dei figli alla servitù.
Un giusto spazio viene poi dedicato anche al conte di Fersen. 
Siccome costui, oltre ad essere assai noto per la sua bellezza era anche un modello di discrezione, a tutt'oggi non c'è niente di sicuro sulla sua relazione con la regina e le circa 750.000 prove indiziarie che abbiamo in proposito non vengono dal suo ermetico diario né dalle sue lettere né da alcuna chiacchiera imprudente o vanteria da lui fatta. 
Di lui, come della regina, abbiamo molti ritratti, ma sospetto che non gli rendano giustizia - di tendenza, i ritratti di quegli anni mi è sempre sembrato che non rendessero giustizia a nessuno.
Molto meglio la versione che ne dà il manga Lady Oscar di Ryoko Ikeda dove entrambi hanno un ruolo piuttosto importante, sia come personaggi che come coppia. L'immagine che segue è presa dall'anime, dove il character design è stato curato dal bravissimo Shingo Araki
Nel film, esattamente come nel manga, la relazione viene data per certa, mentre non viene indicato se il re ne sapesse qualcosa. E se Fersen sulla questione è stato di una discrezione esemplare, Luigi XVI non è stato da meno perché non diede mai segno di sapere qualcosa in merito, e men che meno di essersene adombrato. Di fatto Fersen andava e veniva per la corte di Versailles come più gli comodava, ed era sempre accolto come un caro amico. Di sicuro la real coppia si fidava di lui, tanto che in seguito lo incaricò di organizzare il tentativo di fuga verso l'Austria (dove Fersen non diede prova di soverchio buon senso e i reali di Francia vennero fermati alla frontiera. Storia tristissima).

Abbiamo quindi un sacco di dolci, di pettegolezzi, di intrighi di corte e anche una bella storia d'amore. Non abbiamo invece la Rivoluzione, che in effetti fu un evento che si svolse al di fuori della corte. Il film si chiude proprio nel momento in cui il popolo, scalata la collina di Versailles, entra nella reggia. Sappiamo che da lì la famiglia reale venne portata a Parigi, dove venne confinata nelle Tuileries, con la scusa che "il popolo voleva vicino il suo re" - e gli ultimi minuti del film mostrano molto bene il terrore di quella notte. 
Il resto della rivoluzione, gli anni di prigionia, il processo e la decapitazione restano fuori, e la trovo una scelta molto felice.
Il film è molto ben fatto storicamente e c'è una gran cura nei dettagli. Costumi, acconciature, dolci, ambienti, arredi, dorature, il palazzo e il parco di Versailles, tutti recitano splendidamente e ricostruiscono a meraviglia un'epoca tanto pazza quanto dispendiosa. Anche gli attori fanno molto bene la loro parte e dopo avere visto Kirsten Dunst interpretare Maria Antonietta diventa quasi impossibile immaginarsi una Maria Antonietta diversa.
Come ho già detto, il film scorre molto bene nonostante la lunghezza di due ore e offre ai ragazzi materia per un sacco di domande: ma non erano scomode quelle acconciature? Perché fare quelle piramidi di cibo che nemmeno un elefante tenuto a digiuno riuscirebbe a mangiare? Ma i reali non si sentivano un po' osservati? Ma sul serio dopo la prima notte di nozze facevano il bollettino con il risultato? Ma è vera la storia con Fersen? Ma il re lo sapeva?
Il tutto offre quindi l'occasione per una lezione supplementare sotto forma di risposte e dettagli aggiuntivi.  Fra film e domande dunque va via parecchio tempo, ma si tratta comunque di un buon investimento.

domenica 31 luglio 2022

Le generazioni X, Y e Z e le tematiche LGBT+ (post sostanzialmente inutile)

Fino a pochi anni fa per mostrare di essere persona educata&aggiornata un generico atteggiamento di disponibilità verso gay e lesbiche era più che sufficiente - insomma, bastava evitare termini tipo malattia e perversione, non raccontare in pubblico barzellette sull'argomento (che sono tra l'altro di una pesantezza indicibile) e auspicare un generico futuro di comprensione e tolleranza.
Negli ultimi anni la questione però si è molto complicata: prima sono arrivate le comunità LGBT, e fin lì passi ché son solo quattro lettere e una volta che ci si è abituati allo scioglilingua la sigla vien giù bene; ma questa sigla ormai indica tali e tante variabili e possibilità che davvero, signora mia, non se ne viene più a capo -  in particolare il settore transgender è un vero campo minato che comprende una quantità terrifica di sfumature in continuo e perenne aumento. Personalmente sono rimasta abbastanza indietro e dispero di venirne a capo perché ogni volta che mi sembra di essere infine arrivata a capirci qualcosa, ecco che arrivano nuove casistiche e possibilità di cui tenere conto.
Per  mia fortuna lavoro in un settore molto conservativo, ovvero la scuola, ma appena metto il naso fuor di lì mi ritrovo retrocessa a relitto disinformato dell'età della pietra e vorrei tanto che ci fosse una sigla che si potesse tradurre con "mi sta bene tutto, ma proprio tutto, ditemi voi come volete essere chiamati e io vi chiamerò così". 
Ma in fondo sono una Boomer  e che sia rimasta indietro fa parte del naturale corso delle cose. 
Tuttavia, temo di dover dire, i miei colleghi di generazione X, Y e Z non sono messi molto meglio di me e non è a loro che posso rivolgermi per districarmi dalle domande più spinose, anzi ho spesso l'impressione che siano nelle peste perfino peggio di me, e non solo a livello di nomenclatura.
A questo proposito racconterò due fatterelli piuttosto insignificanti, a uno dei quali non ho nemmeno assistito, e raccontarli non porterà ad alcun costrutto: li racconto solo perché mi va, e comincio appunto da quello che conosco solo per via indiretta.
Una mattina la Prima Sfigata mi racconta che Spagnolo - una bella ragazza che ha passato da poco la trentina - per spiegargli l'albero genealogico della casa reale e da lì i vari nomi che si danno alle varie tipologie di parenti appunto in spagnolo, li aveva accoppiati in matrimonio. La Prima Sfigata però ha un piccolo gender gap, nel senso che ci sono due maschi in più rispetto alle femmine, e quindi due ragazzi si trovavano senza la loro legittima consorte.
Qualcuno suggerì il rimedio più ovvio, che credo sarebbe stato accettato senza proteste anche quando le medie le facevo io, negli anni 70, ovvero "Facciamo sposare due maschi" - e i due maschi si stavano appunto accingendo di buon grado a ritrovarsi uniti in matrimonio (cosa peraltro legalizzata in Spagna sin dal lontano 2005) ma l'insegnante aveva bruscamente escluso tale possibilità borbottando qualcosa del tipo "meglio morti".
Richiesta di un parere svicolai dicendo che mi sembrava una posizione un po' troppo drastica e provvidi prontamente a cambiare argomento, evitando con cura in seguito di chiarire la faccenda con Spagnolo, in base alla regola che è sempre meglio non fare domande perché a volte c'è il rischio che ti rispondano. In cuor mio però pensai che, se proprio l'argomento per la mia collega era così spinoso e il suo punto di vista tanto unpolitically correct, sarebbe magari stato più accorto da parte sua consultare l'elenco degli alunni e controllare che maschi e femmine fossero in numero pari decidendo prima come regolarsi.

Il secondo fatterello rientra senz'altro nella categoria spetteguless. Due anni fa, quando ci presentarono gli alunni delle future prime, una delle insegnanti delle elementari parlando di uno di loro ci spiegò, in modo assai contorto, che costui aveva degli atteggiamenti gentili, quasi femminili, e che quindi c'era la possibilità che fosse gay; ci consigliarono dunque di tenere d'occhio la situazione perché avrebbe potuto ritrovarsi ad essere oggetto di bullismo per questo.
Lo sventurato finì nella Seconda Capricciosa, dove chiunque che non sia una iena idrofoba corre in effetti forte rischio di essere bullizzato, indipendentemente dalle sue preferenze sessuali. Il ragazzo si distinse tuttavia non tanto per eventuali atteggiamenti femminili (qualsiasi cosa si possa intendere per "atteggiamento femminile") quando per una forte tendenza ad evitare lo scontro; si tratta insomma di un esponente della categoria "armonizzatori". Com'è noto armonizzare la Seconda Capricciosa sarebbe affare complicato anche per un buddha, ma il ragazzo finora è riuscito se non altro ad evitare di scornarsi con o recare ingiuria a chiunque, e credo sia stato preso ad esempio da un paio di alunni emotivamente normali che han finito per imitarlo, con buoni risultati.
Comunque sia, con tutto quello che c'è da dire e da deprecare sulla Seconda Capricciosa e sulle sue notevoli gesta, ho notato che ad ogni Consiglio di Classe si riesce sempre a trovare un angolino di tempo per discutere la possibilità che l'alunno in questione sia o non sia gay, con suddivisione del Consiglio in tre diverse scuole di pensiero che sostengono che lo è, che non lo è e infine che, essendo ancora nella fase latente non lo sappia ancora - teoria, quest'ultima, che mi sembra abbastanza improponibile ma vai a sapere. Ad ogni modo il giovinetto ha dei buoni rapporti anche con le ragazze e questo, misteriosamente, sembra un argomento a favore sia della prima che della seconda possibilità, stante che la possibilità che sia semplicemente una persona che tende ad andare d'accordo con tutti praticando la parità di genere non è stata finora presa nemmeno in considerazione altro che da me, che in questi cantucci di discussione evito financo di ricordare che esisto, in base al principio che l'orientamento sessuale degli alunni è questione di cui ai Consigli di Classe non ci si dovrebbe impicciare. Tuttavia, se esponessi cotale mia balzana teoria contribuirei alla discussione, e non voglio farlo, e così me ne resto in dignitoso silenzio mentre in testa mi frulla la Grande Domanda "Ma non è che sono solo e soltanto affari suoi?".
In quel Consiglio sono la Decana, e ne consegue che tutti gli altri componenti (alcuni dei quali sono cambiati dall'all'anno scorso ma non sono stati sostituiti da insegnanti meno impiccioni)) fanno parte delle generazioni X, Y e Z - tutta gente che dovrebbe quindi in teoria avere ampiamente superato l'idea che essere o non essere gay debba necessariamente costituire un problema o faccia qualche differenza, salvo nel momento in cui ti cerchi un partner.

Niente di quanto ho raccontato ha valore statistico, e come ho detto la scuola è ambiente assai conservatore. Tuttavia niente dovrebbe impedire, anche se sei conservatore, di metterti un tappo in bocca al momento opportuno.
Credo. Forse. Mi sembra.

giovedì 30 giugno 2016

Il paese è piccolo e la gente mormora (Ultimo Collegio dell'anno)


E' cosa nota che tutti gli insegnanti delle medie, davanti alle loro prime, scuotono la testa e dicono vagamente schifati "Ma cosa avete fatto, alle elementari?".
Cioè, non proprio tutti. Ad esempio, gli insegnanti di un Istituto Comprensivo imparano a trattenere prudenti nel cuore molte parole, seguendo l'illustre precedente di Penelope, e per esternare appieno il loro pensiero aspettano solitamente di essere in Sala Insegnanti, circondati esclusivamente da colleghi che possano convenire con loro scuotendo tristemente la testa e aggiungendo accorati "E ogni anno è peggio. Io davvero non so dove andremo a finire, di questo passo".

Non tutti e non sempre, però.
"Murasaki" mi ha chiesto un giorno la prof. Therral "Sei stata tu a dire ai genitori delle prime che alle elementari non gli hanno insegnato niente e che le prime di quest'anno sono un disastro?".
Ho sgranato gli occhioni "Non mi esprimerei mai così" ho assicurato "E comunque quest'anno non ho avuto nemmeno occasione di pensarlo: queste onorate mura han visto ben di peggio delle prime dell'attuale mandata".
"Allora deve averlo detto la Nuova Arrivata" ha stabilito la prof. Therral "Mi informerò meglio".
Non capivo questa gran necessità di informarsi meglio, ma è noto che in queste polemiche  la prof. Therral pascola assai volentieri. In questo caso ha pascolato con ottimi risultati, perché ha ricostruito l'intera vicenda, che stasera ci ha scodellato durante il tragitto di ritorno dal Collegio Docenti di fine anno.
Atto primo: la signora Banderas, madre di una primina di St. Mary Mead usa a prendere voti piuittiosto alti a Italiano, va a lamentarsi con la prof. Nuova Arrivata perché sua figlia quest'anno prende voti molto più bassi dell'anno scorso, quando era in quinta.
La Nuova Arrivata le spiega (a lei e forse anche ad altri genitori, non ho capito bene) che i ragazzi non sanno nulla, non sono stati preparati  alle elementari - dove, appunto, non gli hanno insegnato nulla - che si vede benissimo che non sono abituati a scrivere e che ben altri risultati ottengono i ragazzi della Frazioncina, dove le maestre hanno ben operato e gli hanno fatto fare un tema a settimana.
E tutto ciò potrebbe benissimo servire per il capitolo Come NON rivolgersi a un genitore in un ipotetico manuale per gli insegnanti delle medie, non fosse che per il fatto che tutte le fucine di Zandru non riuscirebbero a riparare un uovo rotto e che sul latte versato non si piange ma, in caso, si lecca (come ci insegnano i gatti) e che insomma tornare indietro non si può e dunque tanto vale guardare avanti - e, soprattutto, perché siamo in un paese piccolo, dove i genitori sono assai inclini alla mormorazione e gli insegnanti di ogni ordine e grado pure.

Atto secondo: quanto alla signora Banderas, più che mormorare strilla come una banshee, e infatti nel breve tempo di un sospiro eccola lì, dall' Insegnante Elementale, responsabile di tanto orrore didattico e che al momento ha in cura il suo secondogenito. 
Non solo le spiattella tutto quel che le è stato detto, ma le ordina - ora che le sono stati infine disvelati i suoi limiti - a provvedere quanto prima a cambiare metodo di lavoro, onde non fare ulteriori danni.
Elementale è tutto sommato una donna di gentil temperamento, ma alla fine si trova costretta ad esortare la signora Banderas a darsi una calmata e a levarsi dalla testa che la programmazione della classe spetti a lei. Dopo una notte insonne però chiama la prof. Therral (funzione strumentale della Continuità, ovvero punto di raccordo tra elementari e medie, ufficialmente in cerca di chiarimenti, in realtà per lamentarsi moltissimo dell'accaduto (e come darle torto?).

Atto terzo: in data odierna, al Collegio Docenti di fine anno (un insolito Collegio Docenti dove, complice la presenza della Preside Reggente che sembra consapevole che un Collegio Docenti è un posto dove non è fuor di luogo che gli insegnanti parlino) stavano venendo fuori un po' di scheletri dall'armadio, di vari pesi e misure. La maestra Elementale ha profittato dell'occasione per prendere la parola e deprecare accoratamente che gli insegnanti delle medie offendessero con i genitori le insegnanti delle elementari.
Gran parte del gruppo delle medie di St. Mary Mead si è guardato assai sorpreso. Chi, come, dove, quando, noi?  
E perché non dare anche noi il nostro contributo alla Gran Parata degli Scheletri?

Così la prof. Casini si è alzata e a sua volta ha deprecato il fatto che non venisse permesso agli insegnanti delle medie di dire la propria opinione, perché quando la dicevano essa opinione non era tenuta in alcun conto e anzi maltrattata, vilipesa e calpestata (il che tra l'altro è abbastanza vero).
E' seguita un accesa discussione che, sono lieta di dire, è rimasta confinata a loro due e a Maestra Tina che cercava di placare le acque.


La Preside Reggente ha lasciato andare avanti per un po' le cose, piuttosto divertita; poi ha tagliato corto spiegando l'importanza del confronto tra insegnanti dei vari ordini di scuola e del trovarsi insieme per parlare, ed è passata al punto successivo dell'ordine del giorno. Il gruppo delle elementari comunque mormorava alquanto (né era del tutto privo di motivi per farlo).
Quanto alla Nuova Arrivata, sono sicura che non avesse la minima idea che l'affaire fosse partito da lei - o almeno, ha continuato a chiacchierare con Spagnolo dei fatti loro senza degnare della minima attenzione le due contendenti; e probabilmente anche lei non aveva tutti i torti perché, conoscendo la signora Banderas, vera artista nell'arte di trasformare un topolino in una montagna dell'Himalaya, ritengo più che probabile che costei abbia generosamente ritoccato le osservazioni che la Nuova Arrivata può aver fatto in merito al lavoro delle insegnanti elementari e ci abbia anche messo parecchio del suo.

La storia è talmente comune che potrei essermela inventata con materiali di riciclo: genitori come la signora Banderas si trovano a tutti gli usci di tutte le scuole e anche altrove (e sono sempre una disperazione, dovunque passino) e da sempre gli insegnanti di ogni ordine e grado sparlano dei colleghi con grande libertà, oltre a calcare assai la mano nelle loro critiche nel vano tentativo di convincere i genitori che qualche problema con la materia X o Y c'è e andrebbe affrontato con prontezza, perseveranza e una certa dose di studio da parte della loro prole.
Quanto a Maestra Elementale non ho elementi per farmi un opinione specifica; ma anch'io ho alcuni suoi alunni nel carnet, e non ci ho trovato niente di aberrante. Immagino si impegni a fare onestamente il suo lavoro, come quasi tutti alla scuola di St. Mary Mead.

In conclusione, adesso abbiamo un ennesimo attrito tra scuole elementari e scuole medie, che era davvero l'ultima cosa che ci serviva. Che sia venuto alla luce è probabilmente un bene, ma dubito molto che agli occhi di Elementale la Nuova arrivata sia l'unica colpevole ed anzi darei per certo che ai suoi occhi tutto il gruppo che ha insegnato Lettere alle prime sia responsabile della sua denigrazione, me compresa
D'altra parte io posso stare attenta a quel che dico, ma contro persone come la signora Banderas non basta custodire nel cuore la parola, e l'unica efficace modo per impedirle di fare danni sarebbe annegarla in una cisterna o simili - cosa che, però, rischierebbe di provocare altri e anche più gravi problemi (ma forse no, se ci procuriamo un buon alibi).

lunedì 20 ottobre 2014

Il paese è piccolo, la gente mormora e io mi sento in uno stato beech ESTREMAMENTE negativo

Beech, ovvero il buon vecchio faggio europeo.
In questo momento è una pianta che sento molto vicina.
E non sono l'unica, a quel che sembra.

Di solito, a St. Mary Mead, i pettegolezzi che hanno per oggetto le scolare della scuola media fioriscono in primavera, come le primule e le violette. Quest'anno però, forse per gli scompensi climatici (siamo ancora tutti in maniche corte, e le piante da fiori ci devono avere un gran mal di testa), forse perché spesso la gente non sa che cazzo fare, siamo in netto anticipo e già ai primi di Ottobre sono sbocciati.
Solitamente cotali pettegolezzi fioriscono dal parrucchiere, che è un po' il salotto del paese. Il fatto che la più scodata tra le pettegole del paese sia una delle insegnanti del luogo che dal parrucchiere sembra viverci non è forse del tutto estraneo a questa frequente fioritura. Tra l'altro, per quel che ho potuto vedere, a queste grandi fioriture segue nel giro di un paio di settimane una clamorosa smentita.

Ad ogni modo l'ultima chiacchiera che circola in libertà è che una delle ragazze di terza sia incinta. Siccome, caso abbastanza insolito, è noto il fatto ma è ignota la potenziale gestante, a scuola si sono aperte le scommesse sulla presunta identità della presunta futura madre. Per quanto io abbia risolutamente rifiutato di interessarmi della questione fino all'improbabile momento in cui l'evento mi venga  riferito da persone in qualche modo coinvolte nella questione, anche a colarmi la cera nelle orecchie non c'è verso di scansare i frequenti capannelli delle colleghe intente a stabilire di chi possa trattarsi, o a deprecare che "queste ragazze si comportino in modo tale che qualcuno possa pensare questo di loro".
Intendiamoci: che qualcuna di queste ragazze abbia già saltato il fosso è ben possibile, anche se a nessuna di loro per il momento è venuto in mente di aggiornarmi nel dettaglio sulla questione. Tuttavia, alla faccia degli infiniti obiettori di coscienza di cui pullula l'italica penisola, vivo in una zona dove per una giovinetta (e financo per un giovinetto) non è del tutto impossibile tenere separati certi fatti da certe conseguenze. Inoltre, nella mia scarsa esperienza in materia, ho notato che di solito la notizia di cotali conseguenze arrivano alle orecchie della collettività quando le cose sono ormai abbastanza avanti e la notizia non è che "forse X, o Y, o magari Z, è incinta" ma che "Z è al quarto mese, ha fatto tutti gli esami e sono regolari. Vi chiediamo di parlare della situazione con i suoi compagni di classe".

D'accordo, il paese è piccolo e non possiamo impedirgli di mormorare - e del resto la libertà di parola è sancita dalla nostra Costituzione. Tuttavia mi sembra che un gruppo di insegnanti maggiorenni e vaccinate potrebbe magari mostrare un certo riserbo e un minimo di contegno, evitando ad esempio di parlarne alla stazione, a portata di orecchio di non meno di tre indigeni, ed evitando di dare come certa quella che al momento è, al massimo, una voce di quarta mano dove la prima delle mani non sembra essere né della diretta interessata né della sua famiglia. E potrebbero, forse - ma qui mi rendo conto di chiedere l'impossibile - evitare di parlarne con quell'aria assai compunta&preoccupata, quasi che cambiare i pannolini dell'improbabile nascituro dovesse toccare a noi.

Inutile dire che il mio blando suggerimento di rimandare la questione a quando ne sapremo qualcosa di più, detto e non concesso che il qualcosa di più arrivi, è caduto totalmente nel vuoto. Del resto, perché sprecare una ghiotta occasione per lamentarsi delle famiglie che trascurano queste ragazze (anche se, a dire il vero, le famiglie di alcune di queste potenziali madri non mi sembrano particolarmente trascurate) nonché dei Giovani d'Oggi che non hanno il Senso Dei Valori, quasi che la presente generazione di adolescenti sia la prima a interessarsi del sesso?

Prima o poi morderò qualcuno, lo sento.

venerdì 18 luglio 2014

Come fu che non passai l'anno di prova (unplugged)

It's a long, long, long tail


Giunse alfine il giorno in cui le nomine in ruolo arrivarono al mio nome; così, in un nebbioso  pomeriggio di Dicembre andai in Provveditorato e firmai per un contratto a tempo indeterminato nella scuola statale. La mia vita comunque non subì particolari cambiamenti e l'anno scolastico proseguì nell'imprevedibile routine che da sempre caratterizza tutti gli anni scolastici degni di questo nome.

Venne Aprile, e il Collegio dei Docenti mi assegnò una Tutor. Venne Maggio e finalmente partì il corso di aggiornamento on line che tutti gli arruolandi dovevano fare.
Poi venne Giugno. Preparai con gran cura la mia Relazione Sull'Anno Di Prova, raccontando nel dettaglio, in base alle istruzioni ricevute,  la mia storia lavorativa e insegnantesca e le vicende di quell'anno scolastico che si avviava alla fine, oltre a trattare un argomento a scelta, che nel mio caso fu l'utilizzo della LIM in classe - con la nemmeno troppo segreta speranza che me ne venisse data una anche per l'anno scolastico prossimo venturo.
Anche la Tutor redasse con gran cura la sua Relazione di Tutoraggio, lanciandosi in uno sperticato elogio del lavoro di insegnante e in un ancor più sperticato elogio delle mie modeste capacità in quel campo - e direi che quando una collega che ha lavorato con te ti loda per la capacità di acquisire una posizione di autorevolezza nei confronti dei ragazzi, senza apparire arbitrariamente autoritaria, grazie anche alla predisposizione ad una naturale empatia con gli allievi ci sono senz'altro gli estremi per sventagliare un ampia ruota da pavone. 

Il Comitato di Valutazione si riunì, lasciando i tutor fuori dalla porta (procedura in verità piuttosto anomala). Quando infine fu il mio turno, ultima tra gli ultimi, nel tardissimo pomeriggio che più che pomeriggio era ormai sera, mi ritrovai con la DS e un gruppo di insegnanti a me del tutto sconosciuti. Nessuno di loro aveva mai lavorato nel plesso dov'ero e nessuno aveva una sia pur vaga idea di chi fossi, non parliamo di come lavorassi da insegnante. Fu comunque una chiacchierata tranquilla dove si parlò un po' di tutto e un po' di niente, dall'ultimo giorno di scuola alla scadente situazione informatica del plesso di St. Mary Mead. La relazione della tutor non venne citata nemmeno di striscio, la mia nemmeno. La Nostra Preside fece un garbato accenno alle competenze che mi ero dimenticata di trascrivere e la lasciai dire: la mia giornata era cominciata undici ore prima, ero stanca e affamata e perfino il mio leggendario spirito polemico stava subendo una battuta d'arresto, senza contare che avevo una bella cenetta cinese che mi aspettava.
Infine tutti mi salutarono amichevolmente e fui mandata in libertà. Raggiunsi la cenetta cinese e mi strafogai  fra congratulazioni varie. E' vero: nessuno del Comitato di Valutazione mi aveva detto esplicitamente che avevo passato l'anno di prova, ma nessuno mi aveva nemmeno lontanamente fatto capire che non lo avevo passato.

Passarono i giorni ed arrivò una raccomandata dalla scuola; e quando la lessi ci misi un bel po' per capire che  mi comunicavano non già che ero trionfalmente entrata in ruolo, bensì che dovevo fare un secondo anno di prova perché il primo non lo avevo passato.
Ora, per chiunque lavori nella scuola e anche per molti che non ci lavorano è cosa nota che l'anno di prova lo passano tutti - ma proprio tutti-tutti-tutti, nessunissimo escluso. L'unica eccezione di cui avevo notizia era un insegnante di cui si narrava che parlasse con il suo cassetto in Sala Professori (per quanto, a ben guardare, non si capisce cosa ci sia di male a parlare con un cassetto: tanti di noi parlano al muro o al vento, perché a un cassetto no?).

Cosa mai mi aveva reso meritevole di sì inconsueto trattamento? Per qual motivo proprio io, tra tanta gente che circola in cattedra, dovevo essere l'unica reproba ritenuta inadatta all'insegnamento, con la sola compagnia di una persona probabilmente troppo impegnata a parlare con i cassetti per trovare il tempo e la voglia di stare a sentire le mie querimonie sull'ingiustizia del mondo e della vita?

Nel tentativo di consolarmi, amici e colleghi convennero che era un ingiustizia e mi citarono nomi su nomi di gente improponibile ma che aveva passato l'anno di prova senza alcun problema, a cominciare dalla Cleptomane fino ad un aspirante insegnante di Matematica che aveva notoriamente delle grosse difficoltà con il teorema di Pitagora; ma pur apprezzando sinceramente i loro tentativi, questi racconti mi depressero vieppiù. Che cosa avevamo fatto di male, io e l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti, per essere ritenuti didatticamente inferiori perfino alla Cleptomane?

La risposta arriva presto: St. Mary Mead è un piccolo paese circondato da piccoli paesi e tutti si conoscono. Quasi subito quindi venni a conoscenza dei capi d'accusa che mi erano stati imputati dalla Nostra Preside.
Il primo erano le competenze che mi ero dimenticata di trascrivere.
Il secondo era il Registro degli Esami che non avevo compilato.
Il terzo era una Lettera A Mio Carico del DS.

Sulla questione delle competenze ho già scritto in abbondanza; in ogni caso sostenere che  mi ero dimenticata di trascriverle non deponeva a favore della buona fede della Nostra Preside.
Il Registro degli Esami è un registro ufficiale dove vengono trascritti tutti gli esiti delle prove di esame con relativi giudizi finali e che rimane in possesso della scuola. Viene di solito compilato nel corso degli esami, più raramente durante o dopo gli scrutini, e tutti gli insegnanti, anche quelli che ogni anno sono nella commissione d'esame, tendono a rimuoverne l'esistenza perché è una roba singolarmente noiosa da compilare. Non è scritto da nessuna parte che lo debba compilare il coordinatore* (di solito infatti se ne occupa chi non ha scritti  da correggere) e, soprattutto, è consuetudine che la Segreteria si ricordi di consegnarlo alle Sottocommissioni. Ricordo che, terminati gli scrutini, in compagnia della mia amata collega di Matematica consegnai tutti i vari pacchi di scartoffie appunto in Segreteria e chiesi due volte se "mancava qualcosa". L'addetto mi rassicurò che non mancava niente.
D'altra parte controllare che tutti i documenti fossero stati riempiti non era (solo) compito della Segreteria, ma soprattutto della Presidente di Commissione - la quale però quel giorno era troppo occupata a deplorare che il tale e il talaltro alunno non avessero la competenza in questa e quella materia, per trovare anche il tempo  per fare il suo lavoro (del resto, si sa, siamo esseri umani e non macchine, e a tutti può capitare di dimenticarsi di qualcosa quando siamo troppo occupati a fare il lavoro degli altri invece del nostro).

Ma veniamo infine  alla Lettera a Mio Carico. Non era una vera Lettera di Richiamo, bensì una Contestazione di Addebito, ovvero quella in cui un DS chiede a un'insegnante di giustificarsi per una mancanza.
Caso mai qualcuno si domandasse come potevo non sapere che a mio carico c'era una Contestazione di Addebito, che è documento ufficialissimo, tanto da richiedere una firma di accettazione - la risposta è che, naturalmente, lo sapevo benissimo. Anzi, erano svariati anni che lo sapevo, perché quella Contestazione di Addebito mi era stata mandata dal Nuovo Preside anni prima, per contestarmi la grave mancanza di non essere andata a trascrivere i voti sul tabellone nella sede centrale, un paio di giorni prima degli scrutini. Anzi, oltre a contestarmi tale mancanza, il Nuovo Preside mi tolse anche il coordinamento della Classe dei Baronetti per qualche settimana**.
A tale contestazione di addebito avevo risposto, accortamente guidata dal Sindacato, spiegando come mi fosse stato materialmente impossibile, per questioni di orario che illustravo dettagliatamente, recarmi nella sede centrale (che distava una quindicina di chilometri da St, Mary Mead) in un momento in cui la Segreteria fosse aperta per consegnarmi il tabellone dove inserire i voti e io non fossi in classe; in quei giorni tra l'altro il mio orario era appesantito da una serie di ore di supplenza che facevo sulle ore della collega di Matematica, che era in malattia per  broncopolmonite. Ci si potrebbe forse domandare perché non avessi provato a comunicare a voce cotali miei legittimi impedimenti al Nuovo Preside; la risposta è che ci avevo provato, ma il Nuovo Preside mi aveva riattaccato il telefono mentre parlavo, com'era sua abitudine quando non aveva argomenti per ribattere. Ad ogni modo la mia spiegazione doveva essere stata ritenuta valida, perché la faccenda non aveva avuto seguito di alcun tipo e il coordinamento della classe mi era stato restituito con formale comunicazione scritta.

Correva voce che qualcuno del Comitato di Valutazione avesse obbiettato che non gli sembrava che nessuna delle tre mancanze che mi erano imputate bastasse a giustificare una mancata convalida dell'anno di prova, ma che la Nostra Preside avesse risposto che la valutazione spettava solo e soltanto a lei, e che lei davanti alla lettera di richiamo del Nuovo Preside non se la sentiva di convalidare il mio anno di prova, tanto più che ero entrata di ruolo non a Settembre, come tutti gli altri candidati, ma ad anno scolastico già iniziato***.

In base alla legge, se l'insegnante non passa il primo anno di prova fa un secondo anno di prova. Se non passa nemmeno quello, è da considerarsi licenziato (anche se sembra che il caso sia sia posto una sola volta, da quando c'è la legge sull'anno di prova). Tuttavia una bella navigata in rete mi permise di scoprire alcune cose piuttosto interessanti: per esempio che l'anno di prova era inteso come un periodo in cui la scuola provvedeva a formare l'insegnante in modo di farne un elemento valido per l'insegnamento**** e che quindi in presenza di lacune o comportamenti impropri da parte del candidato la scuola aveva il dovere di intervenire con appositi interventi formativi. Questo era molto interessante, perché nessuno si era minimamente preoccupato di formarmi e nessuno nel Comitato di Valutazione aveva la benché minima idea di cosa combinassi in classe con i malcapitati alunni che mi erano dati in balìa.
Trovai anche, sul sito dell'ANIEF (il sindacato dei DS, per dirla in breve), un qualcuno che si lamentava di presidi cialtroni che, nonostante tutte le esortazioni del sindacato, invalidavano anni di prova senza aver mai mandato all'insegnante nemmeno un singolo richiamo scritto, perché così i candidati respinti vincevano quasi automaticamente il ricorso.

Una visita di cortesia al Sindacato, decisamente, si imponeva,

anche se mi rendevo ben conto che presentarmi a una perfetta sconosciuta spiegando "Mi hanno bocciato all'anno di prova ma io sono buona e brava e non lo meritavo" era un pochino autoreferenziale: che ne sapeva, quella povera donna, se io ero veramente buona e brava o invece raccontavo ai miei malcapitati alunni  che il Nepal era in Africa, la seconda guerra mondiale era iniziata nel 1914 e che acquila si scriveva con il cq, oppure se usavo su di loro il gatto a nove code e la clava?
Comunque era Luglio, tutto intorno a noi era tranquillo, la sindacalista conosceva il suo mestiere e mi fece chiacchierare a lungo. Raccontai tutta la storia, comprese un paio di discussioni che avevo avuto con la Nostra Preside su questioni organizzative e sulle procedure degli scrutini per l'ammissione agli esami; sfoderai infine l'unico argomento oggettivo a mio favore, ovvero la relazione della tutor... che in realtà non era proprio l'unico argomento, agli occhi della sindacalista, perché la Nostra Preside si era fatta negli anni una sua piccola ma consistente reputazione - ad esempio si sapeva che qualche anno prima l'arrivo di una lettera del legale del Sindacato l'aveva ammansita in sommo grado nei confronti di una maestra fatta oggetto fino a quel momento di un trattamento assai discutibile.
L'incontro si concluse con la compilazione della inevitabile raccomandata con ricevuta di ritorno dove chiedevo di consultare le motivazioni che avevano portato alla decisione di non validare il mio anno di prova.

Fatto questo non rimaneva che sedersi a fare la calza e aspettare con pazienza, anche se nel mio cuoricino albergava la speranza che la richiesta venisse ignorata - il che avrebbe messo vieppiù la Dirigenza dalla parte del torto. In effetti l'insieme era così stravagante da rendere concretamente possibile anche quell'eventualità, visto che la Nostra Preside mostrava un atteggiamento assai creativo nei confronti della legislazione vigente (o, per meglio dire, faceva il cazzo che le pareva a seconda di come le tornava più comodo senza farsi troppi problemi).
Passarono i giorni e la ricevuta di ritorno ritornò. Passarono i trenta giorni stabiliti dalla legge e qualche altro giorno di comporto, e le motivazioni non arrivarono. La faccenda, in un suo modo perverso, cominciava ad essere divertente. Io però non ridevo molto e la mia tutor era sempre più simile ad una tigre*****. 

Nel frattempo la sindacalista andò in Provveditorato in esplorazione, e parlò con l'unico ispettore di cui il Provveditorato dispone, che le spiegò che di solito i DS che volevano invalidare un anno di prova andavano da lui in cerca di lumi e conforto prima di compiere il  Doloroso Passo;  la Nostra Preside però non si era mai vista.

L'Avvocato del Sindacato mandò alla scuola una lettera vagamente minatoria (mi spiegò che così era l'uso, e che non mi impressionassi leggendola. E invero un po' mi impressionai nel vedere un linguaggio così aggressivo, ma se lui diceva che si usava fare così... in fondo, che ne sapevo io di procedure forensi?) in cui intimava che le motivazioni saltassero fuori subito e meno seghe, che la Dirigenza era già abbastanza nei guai anche così.
Una mattina mi chiamarono dalla Segreteria dicendo che sì, le motivazioni c'erano, quando volevo potevo andare a vederle a mio comodo, e probabilmente la loro lettera si era incrociata con quella dell'Avvocato. 
Finsi di crederci e fissai un appuntamento con la Segreteria. A quanto riuscii a calcolare in seguito, effettivamente le due lettere si erano incrociate, anche perché le motivazioni erano state comunque preparate una buona decina di giorni dopo la scadenza dei famosi trenta giorni, in quanto la DS era in ferie.
"Non capisco" dissi "La DS può stare in ferie quanto le pare, la segreteria poteva prepararmi le motivazioni in mezz'ora, bastava fare la fotocopia del verbale e cancellare le parti che non mi riguardavano".
"Ah sì, se il verbale fosse stato scritto sarebbe bastato fare quello" osservò qualcuno "Ma se non è stato scritto, o se le motivazioni non c'erano? Ciò che non esiste non può essere fotocopiato".
L'argomento poteva avere un suo peso, mi resi conto quando vidi le fotocopie del verbale: infatti cotal verbale risultava scritto nientemeno che dalla Nostra Preside in persona (procedura abbastanza insolita, visto che di solito chi dirige questo tipo di riunioni nomina un segretario per scrivere il verbale, e che la Nostra Preside non si è mai contraddistinta per essere un tipo da "faccio io, non state a disturbarvi").
Ad ogni modo, su quelle fotocopie c'era parecchio da ridire: erano sì segnati il luogo, il giorno e l'ora, ma non si diceva chi si era riunito e perché, c'era scritto che il Comitato si era sciolto alle 18.30 (ed erano come minimo le 20 quando ero stata mandata in libertà) e insomma c'erano ampi motivi di sospettare che un occhiata al registro originale avrebbe portato a qualche sorpresa. 
Non c'era però motivo di insistere su questo, era più che sufficiente leggere le motivazioni:
"Il Dirigente Scolastico relaziona alla Commissione che la prof. Murasaki non sempre durante l'anno scolastico ha avuto un comportamento consono al suo ruolo docente. Infatti negli adempimenti degli atti che fanno parte della funzione docente (certificazioni, compilazioni registri d'esame, ecc.) è stata inadempiente come risulta anche dalla contestazione d'addebito già avuta per la stessa mancanza nel febbraio dell'anno XX, quando la docente era supplente annuale nella scuola di St. Mary Mead;
inoltre essendo stata tardiva la nomina in ruolo avvenuta nel gennaio dell'anno XY, il Dirigente ritiene necessario prorogare di un altro anno scolastico l'immissione in ruolo al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione date le carenze sopra elencate.
Il Comitato di valutazione, dopo aver ascoltato la relazione della prof. Murasaki, prende atto di quanto riferito dal Dirigente Scolastico e concorda con quanto proposto dal Dirigente".

Più che un ricorso avrei dovuto sporgere una denuncia penale, perché uno scritto di questo tipo rientrava senz'altro nella categoria "Atti osceni in luogo pubblico", e sulla scorta di un discorso così vago e generico non si può nemmeno riportare indietro un  etto di prosciutto al negoziante, figurarsi invalidare un anno di prova. Come la mia tutor, anch'io mi sentivo molto, molto offesa. 
Il Sindacalista Amico Di Una Collega, che aveva seguito la vicenda di lontano,  suggerì di rivolgermi senz'altro a un avvocato esperto di scuola "e se per assurdo l'avvocato le dicesse di non fare ricorso si cerchi un altro avvocato e lo faccia comunque".
L'Avvocato del Sindacato disse che gli estremi per il ricorso c'erano MA che il secondo anno di prova sarebbe finito ben prima che la causa venisse decisa in tribunale, quindi gli sembrava inutile farlo. 
La Sindacalista disse che, al contrario, il ricorso le sembrava un ottima misura preventiva, caso mai la Nostra Preside avesse cercato di adottare qualche misura nei miei confronti. Inoltre, con un ricorso già avviato per il primo anno di prova, se qualcosa fosse andato storto nel secondo si sarebbe potuto procedere in ben altro modo. Insomma, sotto la scure del ricorso si sarebbe data una calmata (i fatti le diedero ragione).
Un sindacalista che passava di lì per caso e aveva fatto qualche fotocopia delle motivazioni (sgranando alquanto gli occhi) disse invece che secondo lui non era una buona idea perché poi con la Nostra Preside dovevo conviverci, durante il secondo anno di prova. 
"Ma non c'è mai" gli spiegai "Non è difficile convivere con qualcuno che non c'è mai".

E così il ricorso al Tribunale del Lavoro fu presentato, e mi costò bolli per ben otto euro. Sommandoli ai soldi spesi per la raccomandata con la richiesta di visionare le motivazioni e quelli della benzina per raggiungere la Segreteria onde vedere le motivazioni suddette, si arriva a una quindicina di euro complessivi di spese. Diciamo che non mi sono dovuta togliere il pane di bocca; ma soprattutto, una volta firmate un paio di carte, non ho più dovuto muovere un dito né tirare i ballo i testimoni che ci eravamo accordati per presentare. Tutto ciò mi fece molto piacere perché sono pigra.

Nel frattempo la Nostra Preside si era presentata all'avvocato che il MIUR ha consacrato appunto ai DS che si trovino impelagati in beghe legali. Il responso di costui non deve essere stato dei più favorevoli, perché mi giunse notizia di un accordo in base al quale il mio ricorso sarebbe stato ritirato una volta passato il nuovo anno di prova (ma, tanto, una volta concluso positivamente il secondo anno di prova, il ricorso sarebbe venuto a decadere automaticamente perché non c'erano più i presupposti per portarlo avanti), dando per implicito che stavolta l'avrei passato senz'altro. Le spese del procedimento sono state a carico della controparte - o meglio, del MIUR, ovvero della collettività che paga le tasse con cui sovvenzionare il MIUR. Il che mi sembra piuttosto ingiusto verso la collettività, ma tant'è.
Dal momento che sono considerata in ruolo a partire dal Dicembre in cui ho firmato il contratto, come trattamento retributivo e pensionistico per me non è cambiato niente, né in meglio né in peggio.

L'anno successivo, assistita dalla stessa tutor (che stavolta fu fatta entrare ad assistere alla discussione) e presentando entrambe quasi le stesse identiche relazioni, feci lo stesso esame, anche se in effetti qualcosa cambiò: stavolta entrai per prima e l'esame fu davvero encomiabile per la sua brevità. Felix brevitatis, mi pare si dica in latino.

Per la cronaca: anche l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti dopo il secondo anno di prova venne confermato di ruolo (e senza aver presentato alcun ricorso).

*che durante le settimane dell'esame viene pomposamente definito Presidente di Sottocommissione
** era del resto una sua abitudine togliere e ridare il coordinamento di una classe a seconda di come gli girava; nel caso dei Baronetti Inglesi, la classe rimase per circa un mese senza coordinatore perché il Nuovo Preside aveva nominato come coordinatore Inglese, ma Inglese, dopo essersi informata nei dettagli sulla vicenda, si era rifiutata di accettare.  
***Il che non c'entrava un accidente, stante che avevo i 180 giorni di servizio richiesti dalla legge.
****CM 267, 10 Settembre 1991; in realtà quello che viene comunemente chiamato "anno di prova" dagli addetti ai lavori, quando venne istituito dalla legge 270/82 venne chiamato appunto anno di formazione.
*****Al di là di un amichevole solidarietà nei miei confronti, era anche assai offesa per la scarsissima considerazione in cui era stato tenuto il suo parere.