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venerdì 16 febbraio 2018

Le relazioni pericolose - Pierre-Ambroise-François Choderlas de Laclos

Non avevo mai comprato questo libro, che pure mi piace molto, perché cpmunque lo avevano i miei... nella vecchia edizione della BUR grigia, quella rilegata in cartoncino. E tuttavia gli anni mi hanno insegnato che, per quanto gloriose e ben curate come edizioni, commenti e simili, le edizioni della BUR grigia sono tutt'altro che eterne. Insomma, alla fine ho deciso di investire una fettina del bonus di aggiornamento per mettermi in casa questo bel classico, e dopo attento studio sui cataloghi editoriali ho scelto l'edizione Feltrinelli in virtù di una copertina molto pertinente tratta da un quadro di Fragonard che si intitola, guarda caso, La lettera d'amore. Un libro con una copertina pertinente al contenuto è roba molto rara in Italia, e Fragonard è assai contemporaneo agli eventi narrati. Prezzo 9 euro, più che conveniente. Naturalmente qualsiasi altra edizione può andare bene, purché si ricordi che il romanzo circola anche con altri titoli, ad esempio, nella BUR, I legami pericolosi, che è traduzione più letterale e con cui l'ho letto la prima volta. Inconvenienti dei classici, e Charlotte Bronte ne sa qualcosa.
Aggiungo che da questo romanzo sono stati tratti, soprattutto negli anni 80, numerosi film e sceneggiati dai più vari titoli che vantano splendidi costumi e cast di grande livello ma da cui ho avuto cura di tenermi accuratamente lontana - per bieco e probabilmente infondato pregiudizio, ma soprattutto perché nessun film, per sua intrinseca natura, può permettersi di mantenere il taglio originale del romanzo, che è un romanzo epistolare estremamente epistolare, dove cioè la storia viene appunto portata avanti dalle lettere. La caratteristica, per quel che ne so, è relativamente insolita: la maggior parte dei romanzi epistolari infatti racconta una storia, appunto, attraverso le lettere, con qualche puntello qua e là del "curatore" che spiega quel che le lettere non raccontano. Ma qui le lettere bastano a loro stesse, e il curatore si limita a qualche notarella molto occasionale per spiegare come mai manca questa o quest'altra lettera e cose del genere, e le lettere non solo sono parte integrante dell'intreccio, ma riescono a raccontare assolutamente tutto, lasciando abilmente intuire anche al più cretino dei lettori quel po' che non viene detto esplicitamente. Formalmente, insomma, si tratta di un lavoro perfetto, e proprio questa perfezione formale è uno dei motivi per cui ammiro incondizionatamente qjuesto romanzo.

Siamo nel tardo Settecento, nell'alta società francese, probabilmente tra 1768 e 1769 e l'azione si svolge in meno di sei mesi. 
La trama all'apparenza non è delle più originali: un po' per divertimento, un po' per scommessa e un po' per vendetta una coppia di amici in grandissima confidenza (ex amanti, con l'intenzione di tornare insieme almeno per un po' una volta terminate le  tresche on cui sono affaccendati al momento), rispettivamente un visconte e una marchesa, si accingono a portare avanti due separate imprese: la seduzione di una bella signora con gran fama di virtù, ovvero la presidentessa di Tourvel e, diciamo, "l'iniziazione" di una fanciullina freschissima di collegio delle monache, uscita da lì per andare a sposarsi. Lo sposo per lei scelto dalla di lei virtuosa madre ha a suo tempo fatto degli sgarbi a entrambi gli amici, quindi farlo cornuto in anticipo sarebbe una graziosa idea, giusto?
Traviare una fanciullina per dispetto e sedurre una donna di virtù col preciso scopo di piantarla subito dopo sono vicende abbastanza tipiche degli intrecci romanzeschi francesi - o lo sono diventati solo dopo questo romanzo? Non saprei. Le seduzioni a freddo comunque abbondano nella letteratura del periodo, e non sono nemmeno rari i casi in cui, nel corso della seduzione a freddo, il seduttore si innamora perdutamente, anche se raramente i risultati sono così disastrosi.
A questo punto ho già introdotto quasi tutti i personaggi principali, tranne uno: il cavaliere Danceny, che si innamora assai rapidamente della fanciullina, che si chiama Cécile, suonando l'arpa con lei sotto gli occhi della madre. Lui è un bravo e ingenuo ragazzo. Non che non cerchi di sedurre la fanciullina, per carità, ma sarebbe in realtà anche disponibile a prendersela con onore sposandosela - anzi, è perfino probabile che sin dall'inizio le sue intenzioni siano quelle.
Abbiamo quindi due donne di singolare ingenuità e di buoni sentimenti, una donna decisamente malvagia e una donna virtuosa (la madre di Cécile) che, da brava madre, si mostra singolarmente stordita; più un giovane di buoni sentimenti e un uomo malvagio che si ritroverà poi rovinato dall'amore per una donna buona, secondo il delizioso paradosso così caro ad Agatha Christie, più un terzo uomo sullo sfondo che è una discreta carogna pure lui, e che la marchesa riuscirà inizialmente a raggirare, ma che finirà riabilitato agli occhi del bel mondo pur essendoci in realtà ben poco da riabilitare. Sullo sfondo c'è anche una confidente, che è anche la zia del visconte, qualche altro personaggio di cui raramente ci si scomoda a dire il nome più alcuni fantasmi il più notevole dei quali è il presidente di Tourvel, provvidamente assente per tutto il tempo dell'azione per trattare importanti affari altrove, e di cui non ci viene detto niente di niente, anche se ufficialmente all'inizio della storia la presidentessa lo ama devotamente. E' buona, non dimentichiamolo, e lui è suo marito - ma il loro è stato un matrimonio combinato.

Le regole non scritte dell'alta società francese sono piuttosto rigide: le relazioni fioriscono rigogliose, ma gli uomini sono legittimati ad averle e quasi fa parte dei loro doveri sociali, mentre per le donne non è prevista indulgenza se la cosa si viene a sapere. Anche sciogliere queste relazioni per la donna può rivelarsi pericoloso, perché l'uomo mantiene un potere di ricatto molto alto e la donna deve manovrare con gran cautela per... farsi lasciare, pena il discredito. La disparità tra i sessi è evidentissima (all'anima del doppio standard) e la perfida marchesa la critica aspramente, senza che niente, ma proprio niente, intervenga a far pensare al lettore che le cose non stanno proprio come dice lei e lasciandogli anzi il sospetto che, al di là di una notevole tendenza alla manipolazione degli altri, certi suoi comportamenti siano semplicemente il prodotto di un legittimo desiderio di difendersi. 
Ma la prima e più importante delle regole non scritte, nonostante l'indubbio garbo e la poeticità del linguaggio adoperato per oltre 150 lettere per descrivere anche situazioni decisamente crude, è evitare come la peste il coinvolgimento sentimentale: di amore si parla molto ma è opportuno provarne il meno possibile, e questo punto di vista accomuna libertini e virtuosi, perché è universalmente noto che le passioni sono estremamente pericolose e andrebbero sempre moderate dalla ragione - che è un po' il messaggio di fondo della Nouvelle Heloise di Rousseau (che la vera Heloise avrebbe probabilmente considerato con sincero disgusto) e che è alla base dei ragionamenti assai speciosi con cui la perfida marchesa riesce a convincere la madre di Cécile (quando, presa da un occasionale attacco di buon senso, stava pensando di far sposare la figlia con Danceny, assecondando le inclinazioni della fanciulla) a non farne di niente perché i matrimoni d'amore rischiano di risolversi in delusioni.
Visto in quest'ottica, l'amore che nonostante tutto lega la presidentessa di Tourvel e il perfido visconte si rivela il più anarchico e pericoloso dei sentimenti, e si capisce anche perché il visconte si sforzi di negarlo con tutte le sue forze - in apparenza per paura del ridicolo, o della disapprovazione della perfida marchesa, ma più probabilmente per paura e basta. Rileggendo il romanzo ho anzi tratto la curiosa impressione che la presidentessa, che pure muore di dolore in una crisi di follia che ne fa forse la prima eroina romantica della letteratura occidentale sia l'unica che esca vincitrice dalla storia proprio perché le convenzioni dell'alta società non la coinvolgono più di tanto: vive il suo amore colpevole con rimorso e qualche senso di colpa, ma senza tradire la sua natura e i suoi sentimenti e soprattutto senza negarli: fortemente ama, fortemente soffre, dolorosamente muore ma anche se il visconte ha cercato di manovrarla, non ha mai potuto farle tradire la sua natura né negare i suoi sentimenti. E più di uno osserverà che non sembra una gran vittoria, ma in quel romanzo la presidentessa è l'unica che agisce esclusivamente guidata dai suoi sentimenti, cosa che non vale nemmeno per Danceny che gioca tanto a fare l'innocente, ma alla fine risponde al codice sociale esattamente come tutti visto che inorridisce davanti alle colpe di Cécile ma non si rende conto che sono esattamente le stesse di cui si è macchiato lui. E, sempre a proposito di Danceny e Cécile, possiamo osservare che la vera origine del loro (notevole) dramma, e delle colpe di cui Cécile si macchia, anche per colpa della sua deplorevole ignoranza, sono dovute principalmente dalla preoccupazione della madre di lei di far fare alla figlia "un buon matrimonio" che, a conti fatti, non dà nessuna garanzia di rivelarsi tale anche perché il di lei promesso sposo (un altro dei fantasmi che popolano il libro e che intravediamo in una sola breve lettera) non nutre, comprensibilmente, alcun sentimento verso una ragazza che non ha mai visto e con cui non ha nemmeno scambiato, in un romanzo dove tutti scrivono a tutti, un banale biglietto di auguri per il compleanno.
Come forse si potrà intuire dal riassunto che non ho fatto, non è un romanzo allegro (anche se non manca di un certo humor lugubre qua e là) e finisce male, ma proprio male: perfino i cattivi vengono puniti, in modo piuttosto crudele, e il finale risulta disseminato di macerie, giovinette infelici che si rifugiano in convento eccetera. E' anche un romanzo opprimente, perché già verso la metà il lettore si rende conto che le speranze che qualcosa, qualsiasi cosa, finisca bene sono veramente minime. Tuttavia è un romanzo veramente bello e mi sento di raccomandarne la lettura a chiunque non cerchi una lettura leggera che lo rilassi e gli tiri su il morale.

Con questo lugubre post (dove, come ho già detto e ripetuto, alla fine il bene non ci pensa nemmeno a prevalere) partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture a chiunque passi di qua: fuori è ancora freddo e il tempo del piumone e del kotatsu non è ancora passato, ma una buona lettura d'inverno è sempre indicata.