Il terzo volume della serie di Anna dai Capelli Rossi gode stranamente di una copertina accettabile, anche se il titolo non c'entra nulla con l'originale Anne of the Island e in tutto il romanzo non c'è l'ombra di un baule tranne, forse, quello che Anne prepara nei primi capitoli.
Perché questa volta Anne parte davvero, e inizia una nuova vita lasciando la sua casa di Green Gables. Ci tornerà, naturalmente, ma in vacanza, quasi da ospite: da quel momento la sua vita sarà altrove - anche se poi l'avvenimento più importante del romanzo avverrà proprio lì.
Per quattro anni dunque Anne fa la studentessa fuorisede - che a Richmond, Canada, sembra meno esasperante di quel che è a Firenze. Resta il fatto che il primo anno se lo passa in una sistemazione non proprio imperdibile, che si affaccia su un cimitero - pittoresco quant'altri mai, ma insomma un cimitero.
Molto meglio andrà l'anno seguente, quando una deliziosissima casetta con immancabile giardino scoperta per caso durante una passeggiata le viene affittata da alcune simpatiche signore desiderose di lasciarla in mani adeguate per andarsene in giro per il mondo (e lo gireranno, con grande accortezza, esattamente per il tempo che servirà ad Anne per laurearsi). Lì, con tre compagne di corso (Stella e Priscilla, vecchie amiche di Avonlea, più la nuova arrivata Phil, una ragazza brillante, imprevedibile e pronta a sostenere con fermezza le sue convinzioni per poi rimangiarsele senza alcuna esitazione quando le sembra che non vadano più bene, con una classe davvero impagabile e un magnifico senso dell'umorismo), ben tre gatti e una chaperon (la zia di una delle compagne, dal folle nome di Jamesina, che non so se in lingua originale suona proprio così) avvieranno una piacevolissima convivenza. I gatti gatteggeranno da par loro, la zia dispenserà saggi ma non sempre convenzionali consigli e le quattro ragazze faranno una splendida vita che i fuorisede di Firenze possono solo sognarsi la notte.
In sottofondo all'inizio, e poi con sempre più forza ci sarà il tema dell'amore e ognuna delle ragazze avrà il suo personale angolo romance, non privo di sorprese.
Gilbert, naturalmente. Dopo essere stato a candire con pazienza per due anni, Gilbert si dichiara. Anna non rimane sorpresa, ma ha da tempo stabilito a tavolino che l'Amore non è lui e lo rifiuta, in una scena che ricorda molto, molto da vicino una delle più celebri pagine della letteratura young adult (che all'epoca si chiamava più banalmente "narrativa per ragazze"), ovvero quella in cui Jo rifiuta di sposare Laurie.
Molto simili nella struttura, le due scene poggiano su basi completamente diverse. So che sul mancato matrimonio di Jo e Laurie si sono versati fiumi di inchiostro e di deprecazione, ma personalmente ho sempre trovato che Jo facesse, per quanto a malincuore, l'unica cosa sensata da fare - e se poi invece del bel giovane brillante e ricco preferisce sposarsi un professore un po' bigio e avanti negli anni, beh, il fatto è che a lei quel professore bigio piace. Le lettrici potranno non trovarlo entusiasmante, ma Jo ne sembra soddisfattissima e io credo fermamente che in questo genere di faccende il lettore debba lasciar decidere al personaggio quel che più gli aggrada, così come sono convintissima che la coppia Amy-Laurie funzioni nel migliore dei modi.
Anne dunque rifiuta Gilbert, non per incompatibilità di carattere o di interessi, ma in nome di un Amore Ideale che ancora non ha incontrato ma che sogna sin da bambina. Più avanti nel libro troverà qualcosa di abbastanza ideale, tale Royal Garner, bello e di buona famiglia, assai romantico all'apparenza ma che al lettore appare subito un tantino soporifero. L'idillio tra i due procede felicemente, la famiglia di lui non è proprio pazza di gioia ma alla fine si adatta e tutto sembrerebbe andare nel migliore dei modi - salvo il piccolo dettaglio che al momento della formale richiesta di matrimonio da parte di Royal, Anne si accorge che non lo vuole, o comunque non lo vuole abbastanza. E una volta compiuto il Gran Rifiuto finalmente si rende conto di amare Gilbert, cosa che qualsiasi lettore avrebbe potuto dirle svariate centinaia di pagine prima e che un discreto numero di personaggi ha in effetti detto e ridetto, talvolta anche con una certa insistenza.
Il romanzo si chiude dunque sull'idillio finalmente cominciato nella generale soddisfazione. Altri personaggi (non Royal, naturalmente) si godono le loro personali situazioni, le proprietarie della casetta idilliaca ritornano dal loro giro del mondo, i tre gatti restano con Jamesina. In sottofondo, verso metà del romanzo, una scena narrata quasi in sottotono racconta il comune dolore dell'umanità: è un personaggio minore, che abbiamo intravisto a spizzichi, ma che si ritrova ad affrontare un destino particolarmente crudele - perché la morte fa parte della vita, e ci sono domande a cui nemmeno la fede può davvero rispondere e allora l'unica scelta possibile è farsi capaci e accettare le cose per quel che sono, per quanto possano sembrare ingiuste.
In una curiosa alternanza di dolce e forte, questo romanzo chiude la storia della formazione di Anne. Il tempo degli studi è definitivamente finito... e adesso tocca al resto.
Caldamente consigliato, come i primi due, adatto a tutte le stagioni e a tutte le circostanze.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice Halloween a chiunque passi di qua.
