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lunedì 8 luglio 2024

La terza Sfigata va a fare shopping


 Una gita sul Po di Gerardo Carmine Gargiulo è una canzone del 1981 
che racconta di come ci si possa  che divertire anche con poco, senza grandiosi effetti speciali

Le Terze che quest’anno abbiamo portato all’esame sono state segnate con molta forza dalla pandemia: la loro Quarta Elementare è culminata con quattro mesi trascorsi in clausura a casa; è seguito poi un anno a frequenza molto altalenante  in cui ci si considerava molto fortunati anche solo a far scuola fuori di casa, figurarsi se era possibile anche solo pensare a portarli in giro.

La prima media non iniziò con auspici particolarmente favorevoli, e infatti la Prima Sfigata si guadagnò il suo soprannome entrando in quarantena già al quinto giorno di scuola. A quel preludio non particolarmente felice seguì  uno snervante susseguirsi di normative sempre più stravaganti dove quarantene, mascherine e tamponi facevano la parte del leone e l’insegnante di turno solo occasionalmente riusciva a ritagliarsi qualche angolino dove impostare un pochina di didattica.

Tuttavia nel corso dei mesi le cose andarono progressivamente migliorando e a fine anno gli alunni riuscirono a fare qualche piccola sortita esterna; la Prima Sfigata per esempio fece una recita all’aperto, in una bellissima giornata di sole, preludio di un’estate davvero infernale, e perfino una piccola sortita a Firenze a sentir parlare di Comuni e Corporazioni* e visitare piazza della Signoria e la Loggia del Porcellino.  Addirittura ci fermammo a mangiare i nostri gelati sulle scalinate della Loggia del Lanzi, sentendoci dei veri cosmopoliti.


Col passare dei mesi e con grandissimi scricchiolii l’economia internazionale si rimise in moto, con una serie di conseguenze impreviste: per esempio una bella inflazione galoppante legata anche all'improvviso impennata dei prezzi dei combustibili fossili; il fatto poi che a metà inverno la Russia non avesse trovato nulla di più intelligente da fare per passarsi il tempo che invadere l’Ucraina non migliorò in alcun modo la situazione, tanto che ci ritrovammo costretti a rinunciare a un’uscita collettiva in una delle più antiche foreste d’Europa, a pochi chilometri da St. Mary Mead, perché la ditta di trasporti aveva chiesto una cifra davvero improponibile.

L’anno scolastico successivo quindi le Seconde si ritrovarono incastrate in un meccanismo piuttosto perverso perché, con la scusa che la benzina era aumentata, anche i prezzi restavano vieppiù improponibili, e per giunta il Comune - che per forza di cose aveva meno fondi a disposizione e un servizio di bus scolastici che doveva gestire a prezzi abbordabili - cominciò a tirare fuori le più strane restrizioni per quegli stessi pulmini gratuiti che un tipo ci offriva quasi rimproverandoci se non approfittavamo abbastanza della sua generosità.

Così i consigli di classe cominciarono a considerare con occhi diversi la programmazione delle uscite: se per una visita all’Acquedotto servivano 20 o 25 euro di pullman, magari si poteva invitare un tecnico della Publiacqua che ci faceva vedere un po’ di slide e un video. Non era proprio la stessa cosa ma…

Inoltre, i treni non erano aumentati di molto, e St. Mary Mead dispone di una stazione ferroviaria sulla linea dei regionali Firenze-Roma. A Firenze si arriva in meno di mezz’ora, e ci sono tre stazioni** che offrono possibilità piuttosto varie; in particolare, la stazione di Santa Maria Novella, che è già essa stessa un monumento di grande levatura (per tacere del convento da cui prende il nome con tanto di ciclo di affreschi di Giotto su Francesco d’Assisi) apre su una zona che contiene una delle massime concentrazioni mondiali di Grandi Monumenti; vantaggi di avere una città d’arte proprio nel cortile di casa.

Qualcuno potrebbe domandarsi “Ma non li portavate a Firenze, prima della pandemia?”.

Sì e no: almeno una gitarella nel centro storico di Firenze, vuoi per qualche attività a Palazzo Vecchio, vuoi per vedere qualche mostra o addirittura con l’ignobile scusa della casa di Dante (decisamente falsa) l’han fatta tutte le classi, ma era comunque noto che a Firenze i ragazzi andavano spesso: a fare shopping con le famiglie o gli amici, al cinema, o anche solo a fare un po’ di struscio in via del Corso. La pandemia però  ha dato una notevole accelerata agli acquisti in rete e le famiglie prediligono i centri commerciali ma soprattutto si sono fatte molto più preoccupose. Oddio, cinque teneri adolescenti di tredici anni potranno reggere l’impatto col centro storico fiorentino alle quattro del pomeriggio? E se poi il lupo se li mangia e gli alieni li rapiscono, noi come facciamo senza di loro? 

Quanto al cinema poi è noto che basta aspettare, tanto su Netflix arriva tutto in tempi brevi.

Tutto ciò mi perplime assai, ma  non è che posso farci molto. Dopo aver portato la Terza Sfigata al Teatro Comunale a vedere uno spettacolo sulla Turandot e al Chiostro degli Innocenti a vedere la mostra di Mucha mi sono però accorta che avere questi eventi fissati a mezza mattinata era di ostacolo per i giri di acquisti perché appunto a mezza mattinata i negozi aprivano, con l’unica eccezione di Starbuck’s; così, dopo essermi consultata con loro, abbiamo stabilito di fare una uscita dedicata (ehm) a Firenze capitale. Anzi, meglio: Firenze capitale nel centro storico. Niente di complicato, in effetti: piazza del Duomo (che ha una ricca facciata ottocentesca in perfetto stile “amai di più il medioevo che non vissi”), poi giù lungo via Roma e il Corso, con vetrine assolutamente internazionali e recentissime per arrivare al cuore, ovvero piazza della Repubblica già piazza Vittorio Emanuele II, vecchia sede dell’illustre ghetto ebraico spolverato via per far posto appunto alla piazza, con una visita alla palazzina della Rinascente, primo esempio italiano di un moderno grande magazzino e che a Firenze ha avuto una storia piuttosto intricata; la visita sarebbe stata completata da una sosta sulla terrazza-bar da cui si vede un panorama invero notevole. Infine giretto intorno alla piazza e sotto i portici: l’assai letterario bar delle Giubbe Rosse, le vecchie Poste, il teatro poi cinema Gambrinus e un po’ di negozi moderni tra cui un enorme store Apple che non ho mai avuto il coraggio nemmeno di accostare***. Infine, esaurita la parte didattica con le sue brevi marchette, gli alunni avrebbero potuto dedicarsi ai negozi che preferivano.


Il progetto, all’apparenza tutt’altro che ambizioso, si è rivelato assai più complesso del previsto nell’organizzazione.

Prima di tutto trovare una data. Io e il Sostegno che mi appoggiava in questo raffinato intervento didattico ci siamo accordate per Venerdì, dove entrambe avevamo ore solo su quella classe e quindi non era necessario sostituirci, e su un Venerdì di Marzo, quando avremmo dovuto essere al riparo da gelate e simili, perché il bello di una passeggiata nel centro storico di Firenze consiste anche nel godersi la fresca brezza, i raggi del sole che indorano i monumenti e una sfogliatina o una pizzetta da sbocconcellare su qualche panca o gradinata senza rischiare la morte bianca.

Detto fatto, dopo un Febbraio assai mite e soleggiato è arrivato un Marzo gelido ed estremamente piovoso. Non solo, sono iniziate anche le Altre Uscite: perché se i ragazzi stanno a deprimersi nei campi di concentramento italiani o a divertirsi (si spera) al Museo della Matematica, non possono nello stesso momento passeggiare pigramente nel centro storico di Firenze.

Poi c’è stata Pasqua, dove ho avuto la brillante pensata di prendermi una brutta influenza. Poi le Prive Invalsi. Poi di nuovo le piogge, che ad Aprile e inizio Maggio  non erano più gelide, ma in compenso si erano fatte assai torrenziali, e sempre concentrate nel fine settimana che com’è noto comincia di Venerdì.

È seguito poi il problema del Terzo Accompagnatore: perché Matematica, che all’inizio aveva appoggiato il progetto, si era poi defilata accampando preoccupazioni familiari all'apparenza piuttosto serie (ma che non le hanno impedito di fare il suo orario completo senza chiedere particolari permessi). 

Ho pubblicato un accorato appello sulla Classroom del Consiglio di Classe - un sistema che di solito funziona molto bene anche senza essere accorati, ma che stavolta non ha sortito gli effetti sperati, vuoi perché alla fine dell’anno ne avevamo troppe da fare, oppure perché qualcuno sospettava una certa frivolezza di fondo nel progetto, non so.

Sta di fatto che Spagnolo mi ha spiegato che non poteva, Inglese mi ha praticamente morsicata dicendo che, insomma, la classe doveva sostenere un esame e alcuni pure le prove della certificazione Trinity (anche se pochi giorni prima la stessa classe era uscita tutto il giorno con lei  per andare all’Hard Rock Cafè) e Sostegno2 mi ha scodellato la motivazione più balorda del mazzo: le famiglie avevano già sostenuto troppe spese per tutte le uscite e i viaggi precedenti, e una gita a Firenze costava almeno 8 euro e lei non se la sentiva di proporla alle famiglie ma si offriva di accompagnarci in una ecologica camminata a costo zero nei dintorni di St. Mary Mead. 

L’intero ragionamento presentava svariate falle: tanto per cominciare lei non doveva proporre proprio niente perché l’idea era mia, senza contare che nonostante la sua sfigatezza quella specifica Terza non presentava situazioni economiche troppo critiche, ma soprattutto perché la gita si sarebbe autofinanziata in buona parte con gli avanzi di due uscite precedenti amorevolmente conservati nella cassaforte della scuola - a dirla tutta ai ragazzi è stato chiesto un pingue contributo di due euro e dieci centesimi, calcolato con cura appunto perché non restassero resti di sorta visto che eravamo ormai in fondo alla terza. Ho provato a spiegarglielo ma non ho avuto risposta e non mi è parso il caso di approfondire l’argomento a voce, in parte perché mi sentivo pericolosamente incline a mandarla a Fanculo a gran voce - cosa che ci tenevo ad evitare perché, infine, se un collega non vuole accompagnarti in una uscita, validi o meno che siano i suoi motivi, è liberissimo di non farlo.

Così sono andata con fare assai sdilinquevole dal Preside chiedendogli se per caso non era disposto a rinunciare al Terzo Accompagnatore, visto che la classe era piuttosto gestibile nelle uscite e anche l’alunno col sostegno era assai autosufficiente e in grado di badarsi da solo. 

Il Preside mi ha però ricordato che a fine Maggio il centro storico di Firenze è una bolgia in piena regola (che è verissimo) ma mi ha suggerito di andare a batter cassa a nome suo al nuovo insegnante di Potenziamento - un baldo e gentile giovane che era nell’anno di prova (e dunque si dava per scontato che fosse particolarmente incline a fare favori su richiesta, seppur indiretta, del Dirigente Scolastico che detto anno di prova stava per convalidarglielo); detto per inciso, il collega ha accettato di buon grado e senza farsi minimamente pregare, con un semplice “Sì, certo”.

A questo punto restava ancora da organizzare la gita, ma è stata di gran lunga la parte più semplice: prima di tutto ho comunicato la data a chi si occupa delle sostituzioni, e la data in questione era poi la stessa della prima uscita, ovvero il 30 Maggio, e tutto ciò mi è sembrato di ottimo auspicio; poi ho stampato le autorizzazioni da firmare, e ho comunicato la faraonica cifra che dovevano portare; come sempre con questa classe sono arrivati prima i soldi che le agognate firme anche se io continuavo a ripetere, come ho fatto con grande monotonia per tutto l’anno “Non preoccupatevi dei soldi, potete portarmeli con comodo tanto so dove trovarvi. Senza l'autorizzazione però ricordate che non posso portarvi fuori dalla scuola  e resterete qui a fare la calza”. E naturalmente le ultime autorizzazioni sono arrivate la mattina stessa, con i ragazzi che raggiungevano la stazione ferroviaria di St. Mary Mead sventolando l’agognato tagliando.

Una volta tanto, in onore del lieto evento, il treno è stato di una puntualità esemplare e poco prima delle nove siamo sbarcati alla stazione di Santa Maria Novella, che a quell’ora non era nemmeno troppo affollata.

Li ho avvisati che avrei approfittato dell’attesa delle 10.00 quando sarebbero aperti i negozi per fare due piccoli interventi didattici, indispensabili come pretesti per l’uscita. 

La prima tappa è stata piazza del Duomo, dove gli ho raccontato la storia della facciata della cattedrale di Santa Maria del Fiore, improvvisata appunto in onore di Firenze Capitale perché fino a quel momento quella che era stata per circa tre secoli una delle città più importanti del mondo non aveva mai trovato la voglia e l'occasione per fare una facciata un po’ adorna alla sua cattedrale. Gli ho anche raccontato che un tempo quella piazza era percorsa dal traffico, normale, banalissimo e ordinarissimo traffico che sfrecciava allegramente non solo intorno alla piazza,ma perfino tra cattedrale e Battistero fino alla metà degli anni 70, e che un tempo e fino all’inizio del dopoguerra ci passavano allegramente anche i tram, sui cui residui di rotaie da bambina ho avuto più volte il piacere di inciampare. Mentre parlavo mi sentivo molto nonnina che racconta di un tempo lontano lontano, eppure la distanza era molto più nella mentalità che nella cronologia: quando venne fatta la primissima zona blu, piccina picciò, nel centro storico era il 1990, il muro di Berlino era già caduto e le strida dei negozianti del centro e dei fiorentini tutti sfinirono il cielo da quanto erano alte. Oh, l’inducibile trauma di non poter andare più assolutamente dappertutto con la santa automobile! Orrore, orrore indicibile. E poi naturalmente se ne sono fatti tutti una ragione.

 

Da piazza del Duomo abbiamo bordeggiato lungo via Roma e via del Corso, tradizionali strusci ottocenteschi che avevano rimpiazzato viuzze assai strette con larghe strade che consentivano il passaggio di carrozze e carrozzelle che il volgo poteva ammirare dal basso in alto mentre transitavano, poi la fermata in gelateria per una seconda colazione. Secondo interventi didattico su piazza della Repubblica e i vari cambiamenti da lei subiti, e a quel punto i negozi stavano alzando i bandoni e siamo entrati alla Rinascente, in una palazzina che ha cambiato pelle più volte e che per molto tempo aveva ospitato grandi magazzini di varie marche (quando per “grandi magazzini” si intendevano soprattutto negozi economici) per poi riprendere il marchio originale, insieme alle marche assai ricercate e ai prezzi francamente del tutto inabbordabili alle tasche dei comuni mortali. I commessi ci guardavano con curiosità tutt’altro che disgiunta da un non sempre benevolo disprezzo, e nei loro occhi era scritto a chiare lettere “Ma che diamine ci fa qui una scolaresca delle medie?” (antropologia, signori, pura antropologia. Ai nostri occhi siete tutti bestie rare come noi per voi).

Sostegno1, che aveva avuto un passato biennale di commessa proprio lì, a uno dei reparti profumi, ci spiegava intanto le varie regole che il personale doveva osservare e salutava un paio di antiche conoscenze. E, sì, in questa parte dell’uscita gli alunni maschi si sono discretamente annoiati - ma mai come quando siamo infine entrati in quello che per le alunne femmine era uno dei pilastri portanti, ovvero l’enorme negozio di Victoria’s Secret, dove le commesse erano perfino più spocchiose che alla Rinascente nonostante il fatto che le fanciulline gli versassero oboli assai consistenti.

Mai costoro avranno il mio scalpomi sono detta guardandole a mia volta con infinita spocchia. Ma proprio lì ho visto il regalo perfetto che da settimane stavo cercando per una cara amica, e quindi il mio scalpo l’hanno avuto eccome, anche se ho profittato di una offerta speciale davvero buona e che scadeva giusto in quei giorni.

È un regaloho spiegato mentre pagavo Mi fareste un incarto carino, per favore?che in qualunque profumeria, ordinaria o di lusso che sia, è un po' come chiedere all’oceano Pacifico se per favore potrebbe essere almeno un po’ bagnato. Ma non da Victoria’s Secret, dove han distrattamente arrotolato un paio di fogli di carta velina bianca intorno ai flaconi di acque profumate per poi sbattere il tutto in un sacchetto di carta chiuso con comunissimi punti metallici da ufficio. Pfui.

Guardando le vetrine siamo poi approdati davanti a quella di Moleskine, dove buona parte della classe si è incantata a guardare i quaderni di Harry Potter e la prof. Murasaki ha stabilito di punto in bianco ma in modo irreversibile che non avrebbe potuto sopravvivere oltre senza comprare, per il suo diario, il quaderno con Ramosus. Detto fatto è entrata con la classe al seguito, che le è stata di grande aiuto per consigliarla nella scelta del decoro per il nastro elasticizzato che chiudeva il quaderno (dopo attenta ponderazione abbiamo optato per una stella di strass). Anche lì i prezzi erano decisamente sopra le righe***** ma i commessi erano decisamente più piacevoli e gentili nei modi anche se in effetti l’unico acquisto è stato il mio.

C’è stata poi una lunga tappa da Feltrinelli, dove la classe è defluita in rivoli nei più vari reparti mentre noi professori li badavano da lontano con occhio apparentemente assai distratto. Lì i commessi non ci hanno badato né tanto né poco (se non per controllare, immagino, che nessuno rubasse libri) salvo rispondere a eventuali domande, e anche lì è stata acquistata una bella quantità di roba.

A quel punto, prima di entrare in stazione si imponeva una bella tappa con relativa terza colazione (detta anche pranzo, perché ormai era quasi l’una) da McDonald's - è cosa nota infatti che spendere soldi mette sempre una gran fame.

Un treno abbastanza tranquillo ha infine accolto le nostre stanche ossa e le nostre grosse borse di acquisti. E tutti eravamo paciosi e assai soddisfatti della vita tranne il cortese collega che, poveretto, stava incubando un virus assai debilitante e infatti aveva l'aria piuttosto malinconica, e quando l'ho saputo ho trovato la cosa molto ingiusta visto che aveva fatto davvero una buona azione e avrebbe meritato miglior ricompensa.


eventi assai importanti per tutti noi, tanto che trovai normale dedicare un post a ognuna di queste attività decisamente scialbette e ordinarie

** ce ne  sono una mezza dozzina, in realtà, ma le tre principali sono nella parte più storica

*** il fatto che questo intervento, chiamato all’epoca di “riqualificazione “ e “risanamento” venga oggi definito “lo sventramento di piazza della Repubblica” è ai miei occhi l’aspetto più suggestivo di tutta la vicenda

**** trovandomi assai più a mio agio in un negozio sui viali di circonvallazione dove non mi guardano troppo vistosamente dall'alto basso e sono anzi piuttosto cortesi

***** da notare il raffinato quanto sagace giuoco di parole: perché proprio un quaderno a righe ho comprato

venerdì 4 agosto 2023

Cronaca di una mattinata davvero inquieta in tempo di pandemia

La Prima Sfigata si conquistò il suo soprannome per essere stata la prima, primissima classe ad essere andata in quarantena, già nella prima settimana di scuola. Tuttavia in seguito consolidò la sua fama per altri accadimenti, il più appariscente dei quali mi accingo adesso a narrare.
Spoiler: buona parte di quel che successe in quell'epica mattinata è appunto da imputare alla pandemia e al particolare stato d'animo in cui tutti versavamo.

Era una tranquilla mattinata di Novembre. Dal momento che la Prima Sfigata aveva mostrato una serie di notevoli incertezze nell'uso dei tempi dei verbi, avevo deciso di ricorrere a un metodo particolarmente innovativo, ovvero una serie di interrogazioni a tappeto sui verbi. Lo scopo era di innestare un meccanismo automatico dovuto alla continua ripetizione e aiutata dal fatto che una parte della classe i verbi li conosceva benissimo e avrebbe quindi risposto in grande scioltezza. Chiamavo gli alunni uno ad uno, assegnavo un verbo e chiedevo di coniugare una serie di tempi. 
E se l'alunno non sapeva farlo? Bene, tutti avevano la grammatica aperta sulle coniugazioni dei verbi. L'alunno sbirciava e poi declinava, in base al buon vecchio criterio che sbagliando si impara, ma facendo giusto si impara di più.
Anche così comunque ogni tanto emergevano delle criticità. A quel punto ci fermavamo e riflettevamo sulla questione. Il primo round andò piuttosto male, il secondo round decisamente meglio e mi ripromettevo qualche soddisfazione dal terzo e, speravo, ultimo.
La giornata non era partita sotto i migliori auspici: appena finito l'appello Peggy era approdata alla cattedra spiegandomi che quella mattina era venuta a scuola anche se si sentiva un po' strana. Adesso però era convinta di stare proprio male. Poteva andare a telefonare a casa che la venissero a prendere?
Si capisce che poteva. La mandai a telefonare, la segnai in uscita eccetera. Peggy sparì quasi subito e tornò due o tre giorni dopo, munita di certificato di tampone negativo. Perché sì, poteva capitare di stare male anche senza avere il Covid. Di fatto anche prima della pandemia la gente si ammalava.
Le prime interrogazioni andarono discretamente. Ma quando chiamai Eola la ragazza, dopo un attimo di silenzio, si alzò, corse verso la cattedra e disse piangendo "Professoressa, mi sento malissimo".
A scanso di equivoci: sia Peggy che Eola padroneggiavano i verbi con notevole disinvoltura. Nemmeno per un istante fui sfiorata dall'ombra del sospetto che avessero accusato malesseri per scansare l'interrogazione, né che quell'interrogazione fosse per loro qualcosa di stressante. Così esortai Eola ad andare giù dalle custodi che avrebbero provveduto a lei. Eola uscì.
Da notare che in circostanze normali, ovvero non pandemiche, quando qualcuno si sente male fa parte del galateo istituzionale, almeno alle medie di St. Mary Mead, mandarlo giù con un amico al seguito. Ma, appunto, eravamo in tempo di pandemia e non feci niente del genere (e feci malissimo, come risultò poi).
Qualcuno commentò che quel giorno proprio non era cosa, e le interrogazioni ripresero. MA un quarto d'ora dopo bussò la custode, alquanto preoccupata. Eola stava male, non riusciva più a muovere il braccio destro e anzi non lo sentiva più e piangeva. Avevano provato a chiamare i genitori ma non rispondeva nessuno.
Tra i tanti sintomi del Covid la sparizione della sensibilità agli arti non mi risultava, ma un braccio destro che fa male può essere sintomo di pessime cose, che di solito a dodici anni non infestano la vita ad alcuno MA ci sono sempre delle eccezioni e insomma...
Dissi di chiamare la guardia medica e di avvisare la Preside, se riuscivano a raggiungerla: è uso non chiamare mai la guardia medica senza aver avvisato la famiglia, ma se la famiglia non risponde? Poi frugai tra i numeri di telefono e trovai anche quello del nonno: magari, chiamare anche lui...
A quel punto la classe era decisamente stressata, e Violetta accusò malesseri. 
Violetta versa in particolari condizioni sanitarie e può sentirsi male da un momento all'altro, soprattutto in caso di stress - e di stress, in quel momento, ne avevamo da dare e da serbare, quindi nessuno si preoccupò particolarmente di Violetta, che uscì di classe e si regolò sì come richiedeva il suo protocollo medico per poi rientrare un po' ristabilita.
E tutto ciò mi ricordava sempre più la filastrocca dei Dieci piccoli indiani.
La custode passò ad avvisarmi che la Preside in quel momento non era raggiungibile, ma il nonno stava venendo e la guardia medica era stata contattata. 
Più avanti venne ad avvisarmi che sia il nonno che la guardia medica erano arrivati, e scesi giù lasciandola a sorvegliare la classe, mentre una serie di pensieri uno più lugubre dell'altro mi rutilavano in testa.
Quando arrivai la guardia medica mi spiegò che si trattava... di un attacco di panico.
Lui e il nonno si consultarono e stabilirono che non era il caso di portare Eola all'ospedale più vicino per un controllo perché in quei giorni i pronto soccorso di tutta Italia erano intasati e rischiavi di passarci un tempo interminabile prima che qualcuno ti considerasse. Ovviamente un attacco di panico sarebbe passato in coda a qualsiasi altro caso più grave, e ancor più ovviamente passare delle ore circondata dall'atmosfera elettrica di un pronto soccorso intasato, con tanto di luci accese a pieno carico e senza nessuno che ti badasse non era esattamente la cura migliore per un attacco di panico che per giunta era il primo e quindi spaventava il doppio.

Attacco di panico. Quelle tre parolette magiche restituirono al cielo il suo azzurro e fecero splendere il sole. Senza dubbio gli attacchi di panico sono cose spiacevolissime e da non sottovalutare, ma han di buono che non sono Covid né portano a paralisi o complicazioni cardiocircolatorie. Eola doveva solo aspettare che l'attacco passasse e non ci sarebbero state conseguenze irreversibili. 
Mai attacco di panico fu guardato con tanta simpatia. Io e le custodi lo amavamo.
Quel sant'uomo del nonno aveva prontamente abbracciato la nipote e la stava confortando. Eola continuava a piangere, ma in modo molto più tenue e sollevato.
Il nonno ci informò che sua figlia, che era poi la madre di Eola, "dopo essere diventata signorina"* aveva avuto per diverso tempo attacchi di panico assai frequenti. L'uomo si era dunque fatto una certa esperienza e, lui almeno, non era spaventato. Preziosa circostanza, in verità. Confortò Eola, confortò tutti noi, informò i genitori, che nel frattempo erano diventati raggiungibili e si portò via la povera impanicata, che nel frattempo era andata alquanto calmandosi.
Dimagrita di circa dieci chili ma molto racconfortata risalii in classe e informai la custode della lieta novella prima di rimandarla in libertà.
Ormai eravamo verso la metà della seconda ora.
"Prof, che si fa, continuiamo con grammatica?".
"Nossignori. Prendete i vostri palloni, le vostre merende e qualsiasi altro genere di conforto desideriate e andiamo giù in cortile a farci tutti quanti un lungo, lungo intervallo".
In cortile raggiunsi Violetta, che sembrava perfettamente ristabilita e mi assicurò che andava tutto bene, e fui poi raggiunta da Carl Palmer che lamentava un forte mal di testa. Lo mandai a telefonare a casa perché si facesse venire a prendere, se così preferiva, e già che c'ero chiesi se c'era qualcun altro che non stava bene. Mi assicurarono che no, stavano benissimo, grazie - e a guardarli saltare come tanti camosci la cosa risultava piuttosto credibile. Mentre stavano scavallando arrivò la Preside, che potei così aggiornare con il lieto fine della dolorosa vicenda. 

In serata feci una navigatina in rete per informarmi un po' sugli attacchi di panico. Non ne ho mai sofferto né mai avuto a che fare con persone che ne soffrissero e insomma ne sapevo men che zero.
Scoprii così che avrei dovuto regolarmi in tutt'altro modo, parlando a Eola e confortandola, abbassando le luci in classe eccetera. Invece la povera Eola si era dovuta muovere da sola e pure fare due rampe di scale, con la vista che si abbassava e il braccio che andava desensibilizzandosi. A ripensarci mi vengono i brividi.
Ecco, in circostanze normali avrebbe avuto almeno qualcuno accanto a sostenerla e confortarla.
La mattina dopo feci un breve sermoncino spiegando che gli attacchi di panico erano una cosa molto spiacevole e che potevano capitare a tutti in qualsiasi momento, e la prima cosa da fare quando qualcuno vicino a noi ne veniva afflitto era, appunto, non farsi prendere dal panico a nostra volta e cercare di confortarlo ma senza farlo muovere finché non si era calmato, abbassare le luci eccetera. Insomma, come per qualsiasi malanno, la prima regola era non peggiorare la situazione: primum, non nocere. Glielo scrissi anche alla lavagna.
Da allora la Prima Sfigata, che tra poco diventerà la Terza Sfigata, ha fatto serenamente il suo miglio e attacchi di panico non ce ne sono più stati. Tuttavia in cuor mio mi domando: la crisi di Eola sarebbe stata così forte se non fossimo stati in tempo di pandemia? Di sicuro, se non fossimo stati in tempo di pandemia e di distanziamento, sarebbe stata gestita molto meglio da tutti noi, e in particolar modo dalle custodi, che nel loro lungo servizio han visto di tutto e di più e molto probabilmente avrebbero capito ben prima cosa stava succedendo, almeno a grandi linee.

* "diventare signorina" è ormai espressione quasi antiquaria, ma qualche decennio fa era il modo con cui tra persone educate si indicava che una ragazza aveva avuto la prima mestruazione.

mercoledì 2 agosto 2023

La nuova, innovativissima didattica DADA - Considerazioni dopo il primo anno

Agli scolari, nel complesso, la didattica DADA non è dispiaciuta
Il primo anno della nuova, innovativissima didattica DADA è ormai alle spalle, così ho pensato di fare un piccolo bilancio delle mie personali impressioni, elencando aspetti positivi e negativi in ordine di comparsa (nella mia mente) senza preoccuparmi di tenerli separati. Dopotutto, vantaggi e svantaggi si sono presentati insieme.

Primo elemento positivo: il Cambiamento
Per motivi del tutto estranei alla nostra volontà la DADA ha inaugurato il Ritorno alla Normalità dopo la malefica pandemia. Si è innestata dunque in un momento di Cambiamento, ed ha apportato essa stessa a sua volta un notevole elemento di Cambiamento.
Il Cambiamento è cosa buona e giusta in un ambiente statico, tradizionalista e insieme in perenne fermento com'è la scuola. In questo caso il Cambiamento è arrivato dopo tre anni di Scuola-Galera. ovvero esattamente quello che nella scuola moderna tutti dovremmo cercare con tutte le nostre forze di evitare a qualunque costo. E invece, in spregio totale ai più elementari principi di base della moderna didattica, in questi tre anni la principale preoccupazione di tutti noi insegnanti non è stata quella consueta di porgere nel migliore dei modi possibili i contenuti delle varie materie ai nostri amati alunni, bensì quello di svolgere un implacabile ruolo di poliziotti, tenendo il più possibile i poverini buoni, fermi, con la mascherina addosso e soprattutto ben staccati gli uni dagli altri, isolandoli vieppiù dall'umano consorzio al primo vago accenno di malessere, cercando di adattarci alle varie quarantene nostre e loro, insomma isolandoli da quella fratellanza tra coetanei che è sempre stata il fattore più importante della scuola sin da quando la scuola esiste (le prime testimonianze le troviamo nei testi babilonesi ed egiziani). Uno strazio inenarrabile, completamente contro natura per noi e per loro.
Con l'arrivo della Didattica DADA i ragazzi invece sono stati esortati a muoversi, e soprattutto a muoversi in autonomia, senza più guardiani che ne sorvegliavano ogni movimento, recuperando così un po' di quella libertà che ne aveva sempre caratterizzato i movimenti. Ciò ha costituito un piacevole elemento di novità. Insomma, è cominciato un nuovo corso. 
Ci si può muovere, hallelujah! 
Ci si muove in gruppo, hallelujah doppio, carpiato e rinforzato!

Secondo elemento positivo: il cambio dell'ora
che spesso porta con sé una punta di ansia: la classe, si sa, non deve mai essere lasciata scoperta senza sorveglianza, quindi per uscire dovevi aspettare che arrivasse il collega a darti il cambio, e nel frattempo restava forse scoperta quella dove dovevi andare, mentre i colleghi che dovevano sostituirti spesso dovevano percorrere tutta la scuola per raggiungere l'aula dov'eri, poi c'eri tu che dovevi a tua volta percorrere tutta la scuola, e insomma a volte era una procedura lunga anche se tutti facevamo del nostro meglio. Ogni tanto si presentava perfino il caso dello scambio, dove Inglese doveva darti il cambio in 1A e tu dovevi darlo a lui in 1B, e magari le due classi erano pure a piani diversi e aspettare il cambio era del tutto inutile perché nessuno di voi due aveva il dono dell'ubiquità e solo ricorrendo alle custodi si riusciva a fare il cambio senza lasciare scoperta la classe.
Con la DADA fai uscire la classe, che se ne va dove deve andare, e poi restia ad aspettare la classe successiva oppure te ne vai per i fatti tuoi mentre le varie classi vagano per i corridoi e si accalcano intorno agli armadietti. L'insieme, devo dire, è piuttosto rilassante anche se non sempre ordinatissimo e silenzioso - ma chissenefrega. 
Inoltre quei pochi minuti di stacco hanno in sé un valore aggiunto perché aiutano appunto a staccare, ed è una buona cosa sia per noi che per i ragazzi.

Primo elemento negativo: gli armadietti
La scelta degli armadietti, così allegri e colorati, si è rivelata un punto davvero debole. Quelli scelti ahimé si sono rivelati dei veri aggeggi, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di incastrarsi, staccarsi dai cardini, rifiutarsi di aprirsi e di chiudersi e insomma fare tutto tranne che adempiere alla loro funzione di armadietti. 
Dopo averli tanto bramati e desiderati durante l'anno scorso, alla fine gran parte della scolaresca ha deciso di non servirsene oppure li usa, in modo molto contenuto, all'inizio e alla fine della mattinata. Così abbiamo classi che vagano per la scuola cammellandosi dietro zaini, cartelle da disegno e di tecnologia, borsa per ginnastica più eventuale attrezzatura per la piscina e magari anche piumini e giacchetti vari che poi ingombrano le aule. Non è il massimo della comodità per nessuno, e soprattutto per gli alunni. Quindi il primo consiglio che darei al personale di una scuola che decide di passare alla DADA è scegliete con cura gli armadietti e diffidate dei prezzi troppo bassi, e anche degli armadietti che richiedono un lucchetto. Davvero non è da credersi quanto degli armadietti che chiudono male o non chiudono affatto riescano a complicare la vita.

Terzo elemento positivo: i ragazzi si muovono di più
Sgranchirsi un minimo spostandosi da una classe all'altra e magari anche da un piano all'altro due-tre volte per mattinata per un ragazzo in piena crescita è un piccolo ma consistente aiuto. Farlo sciamando con i compagni è ancora meglio. Meglio ancora sarebbe farlo senza doversi portare la casa dietro, ma insomma si sa che nella vita non si può sempre avere tutto.

Secondo elemento negativo: le campanelle
Da due anni le campanelle suonano più basse del solito, col risultato che nella seconda parte del corridoio, anche a porte aperte, non si sentono proprio. Questo non è colpa della DADA ma del comune di St. Mary Mead, che nonostante i ripetuti avvisi non le ha ancora alzate di volume (o forse non ci è riuscito). Risultato: le classi in fondo al corridoio spesso si muovono in ritardo. Un orologio in ogni aula aiuterebbe a limitare i danni, e infatti c'è - ma buona parte di questi orologi non funziona...
Come per gli armadietti, anche qui si tratta di un lato negativo dovuto a criticità specifiche della scuola, però si rivela con più forza in presenza della didattica DADA che richiede spostamenti di massa in tempi ragionevoli.

Terzo elemento negativo: l'orda dei bufali
Alcune classi sembrano del tutto incapaci di non seminare carte e cartacce e briciole tutto intorno. Talvolta l'insegnante scopre con orrore solo dopo che la classe è uscita che l'aula si è trasformata in una via di mezzo tra un trogolo da maiali e un campo di battaglia, e non di rado la classe che arriva dopo si trova a dover iniziare la lezione prendendo scopa e strofinaccio per fare un po' di pulizia.
La soluzione sarebbe chiamare a pulire la classe che c'era prima, ma per vari e talvolta misteriosi motivi non si riesce a capire che classe c'era prima, oppure tutti giurano che han lasciato una classe impeccabile.
E' stata rispolverata perciò una iniziativa che in anni precedenti aveva dato ottimi frutti, ovvero nominare appositi guardiani che sorvegliassero i compagni e assegnare un punteggio a base di croci e cuoricini a seconda delle circostanze. Con la didattica DADA però il sistema funziona poco e male appunto perché nella stessa aula si avvicendano classi diverse, e in più c'è l'incognita dell'intervallo, che l'insegnante passa in corridoio a fare sorveglianza e in cui dunque non può sorvegliare quel che succede nell'aula - e capita perfino che se una classe durante l'intervallo rimane vuota venga presa d'assalto da qualche gruppo particolarmente amante dello sbriciolamento selvaggio e della scia di cartacce.
Il problema non si presenta di facile soluzione, ma tutti confidiamo che con la dipartita della Terza Capricciosa l'anno prossimo la situazione possa migliorare.

Elemento neutro: le dimenticanze
Succede quando, lasciando un'aula per raggiungerne un'altra, qualcuno dimentica qualcosa. Qualche volta arriva un Raccoglitore Ufficiale che saluta dicendo "Scusate, avete trovato per caso due diari, una penna, una calcolatrice e due libri di letteratura?" per andarsene poi via carico di bottino. Altre volte abbiamo un Volenteroso Postino: "Prof, la 2 C ha dimenticato due giacche, le scarpe da ginnastica e un astuccio. Posso andare a portarglieli?" e va via con la sua carriola di avanzi.
Lo inserisco come elemento neutro perché non crea un gran disturbo ma soprattutto perché è inutile sperare in un mondo perfetto dove nessuno dimentica mai niente. Tuttavia col tempo ci si rende conto che alcuni alunni sono veramente un po' distratti, e vale allora forse la pena di rampognarli nella speranza che comincino a dimenticare solo due o tre giorni alla settimana e magari, col tempo, anche soltanto uno.
Va detto poi che tutto ciò aumenta per gli alunni le possibilità di movimento e non è dunque una cosa negativa di per sé.
Gli insegnati dimenticano mai qualcosa?
Oh sì, e in quantità industriale. Ma questo fa parte del

Quarto elemento negativo (solo per gli insegnanti di Lettere): chi siamo, donde veniamo e soprattutto dove dovremmo andare?
Inglese, Spagnolo, Tecnologia e tante altre materie hanno una loro specifica aula.
Lettere invece ha tentato una soluzione che sin dai primi giorni si è rivelata piuttosto cretina: Lettere si snoda sul corridoio del piano superiore, cinque aule per cinque insegnanti di Lettere. Le aule non sono state assegnate ai singoli insegnanti, bensì alle materie: tre aule per Italiano, una per Storia, una per Geografia. La VicePreside disse "Bene, distribuitevi l'orario in modo da fare Storia nell'aula di Storia eccetera.
La cosa si è rivelata impossibile perché spesso abbiamo due insegnanti di Lettere che fanno Storia nella stessa ora e cose del genere. Il risultato è che l'insegnante cambia aula più volte per ogni mattinata e non ha un posto specifico dove mettere le sue cose, se non nell'armadietto che diventa così la raccolta di materiali vari di tutte le insegnanti di Lettere. In più c'è il grave inconveniente che l'insegnante in questione deve ricordarsi un orario piuttosto complicato e vaga da una classe all'altra non di rado confondendosi, almeno nei primi mesi, e spesso deve andare in altre aule a prendere il materiale dell'attività cominciatra uno o due giorni prima in un'altra aula.
E' stata avanzata la proposta di assegnare la singola aula al singolo insegnante, e questa proposta mi piace molto perché fin dall'inizio speravo di personalizzarmi l'aula a piacer mio. Vedremo se l'idea va in porto.
Tutto ciò toglierà un po' di senso alle citazioni scritte alle pareti, ma buona parte di quelle citazioni non mi avevano mai convinto molto, e dunque me ne farò una ragione.

Quinto elemento (parzialmente) negativo: "Tenete sempre la destra quando vi muovete!"
La regola, in apparenza assai facile da seguire, ha lo scopo di impedire che le classi si aggroviglino ed ostacolino tra loro. In realtà è stato un aspetto che ho molto curato, tanto che il mio rituale grido "Tenete la destra!" è diventato famoso in tutta la scuola. Tuttavia, grida oggi e grida domani, nel corso dell'anno le mie classi si sono abituate a procedere sulla destra senza invadere corridoi e scale bensì formando una colonna decorosamente ordinata. Temo però di non poter dire altrettanto delle altre classi. Tuttavia sono molto fiduciosa sul fatto che il progressivo ritorno alla normalità restituirà col tempo una certa abitudine ai gruppi di muoversi con criterio invece di dilagare come acqua fuoriuscita dagli argini.

Terzo elemento positivo: la Mostra del Libro
Non so spiegarmi bene i motivi, sta di fatto che quest'anno la Mostra del Libro è filata molto più facilmente del solito e soprattutto me la sono potuta fare da sola senza disturbare nessuno; probabilmente questo dipende soprattutto dall'orario con le ore accoppiate, ma insomma tutto ha funzionato bene senza che dovessi chiedere aiuto o sostituzioni a nessuno salvo un paio di intervalli alla collega di sostegno che è in classe con me.

Quarto elemento positivo: gli intervalli in cortile
Questo non è un frutto della DADA bensì della pandemia. Per noi di Lettere è particolarmente fruttuoso perché per portare le classi in cortile dobbiamo fare un sacco di scale (che migliora la nostra circolazione e la nostra tenuta fisica in generale) e permette agli alunni di muoversi. A ciò si aggiungono varie gite nell'aula dell'Agorà, che è nel sotterraneo ma sbocca sul cortile. Insomma scale, scale e ancora scale. 

Anche se ho elencato cinque elementi negativi contro quattro positivi sono convinta che gli aspetti positivi prevalgano perché più importanti, mentre i cinque negativi possono facilmente essere migliorati - salvo gli armadietti, che ormai ci sono e ce li dobbiamo ciucciare così.
Nel caso che qualcuno si stia chiedendo se la didattica DADA consiste solo negli spostamenti, non posso che rispondere che sì, dal momento che le aule sono ancora strutturate nel modo consueto, file di alunni che guardano verso l'insegnante che sta in cattedra o al massimo gira tra i banchi cercando, non sempre con successo, di non inciampare in zaini e cartelline varie.
Corre voce che la DADA sia soprattutto laboratoriale ma nessuno ci ha dato particolari spiegazioni in merito, e d'altra parte a St. Mary Mead abbiamo gran copia di laboratori e cerchiamo di fare lezioni abbastanza variegate. Così, a tastoni, perché ripeto che nessuno ci ha spiegato niente in proposito.

giovedì 6 luglio 2023

Mostra del Libro - Il Ritorno

                     

Il vero inizio della pandemia per me è stato quando la Preside mi spiegò con bel garbo che no, di Mostre del Libro non era il caso di parlare per il momento, e io mi ritrovai con tre bellissimi post ormai del tutto inutilizzabili.
Siccome l'ottimismo non mi ha mai fatto difetto, e tra tutti non ci rendevamo minimamente conto della tegola che ci era cascata in testa, arrotolai i poster e li riposi con cura nei grandi armadi della Sala Insegnanti avvisando le custodi che non li buttassero via.
"Quando questa storia sarà passata basterà incollare le nuove date sui poster" spiegai loro.
Le custodi convennero che era una buona idea e garantirono che mai e poi mai li avrebbero toccati.
Così fu, e per più di due anni i poster rimasero a riposare nel loro cantuccio. Siccome il cantuccio era in Sala Insegnanti li avevo sempre sotto gli occhi e potevo controllarli quando volevo, mi bastava lanciare uno sguardo distratto in quel punto.
Passò il primo anno e il mio ottimismo subì colpi notevoli. I poster però erano sempre lì.
Passò il secondo anno e i poster erano sempre lì, tuttavia la stessa idea di fare una Mostra del Libro mi sembrava ormai argomento buono tutt'al più per un racconto fantastico, di quelli che ci si scambiano davanti al caminetto quando si sbucciano le castagne arrostite.
Venne il terzo anno, e in primavera le cose cominciarono a migliorare. I poster stavano sempre lì  e nel mio fiducioso cuoricino ricominciava ad albergare la speranza.
Quest'anno, a Settembre, eravamo tutti assai rimpannucciati. Alla mia timida proposta di fare la Mostra del Libro mi fu risposto con un trionfante "Certo che sì!" e così compilai il mio solito schema di progetto, sezione "Arricchimento dell'Offerta Formativa", che il Consiglio di Istituto approvò senza batter ciglio.
A fine Febbraio dunque entrai nell'ordine di idee di organizzare il tutto.
La trafila in realtà era piuttosto semplice e con gli anni era diventata una confortevole routine.
Contattare la libreria, far telefonare alla cooperativa che ci presta i tavoli, prendere i poster...
Ed ecco che, improvvisamente, scopro che i poster non sono più lì.
Sia io che le custodi abbiamo fatto una accurata ricerca e controllato il controllabile ma, niente: improvvisamente i poster sono scomparsi.
In quell'occasione ho scoperto che il celebre detto La scuola è come la casa: nasconde ma non ruba reca con sé il corollario ma quando nasconde, nasconde davvero bene.
A tutt'oggi di quei poster non si trova traccia. Immagino che prima o poi salteranno fuori, probabilmente il giorno prima di una nuova pandemia o in qualche altra circostanza che li renderà del tutto inutilizzabili*.
A quel punto si imponevano dei nuovi poster e pure dei nuovi volantini, anche se ormai la piattaforma e l'uso generalizzato della posta elettronica rendeva questi ultimi abbastanza inutili.
Bastava forse ritoccare qualche file dei poster degli anni precedenti?
Ebbene no, non bastava - perché durante il lockdown il computer della Sala Insegnanti che custodiva quei file era irreversibilmente morto: quando lo abbiamo riacceso al nostro rientro nella scuola, semplicemente, non ha dato segni di vita.
Sic transit.
"In fondo è meglio riaprire questo nuovo corso con un poster nuovo" han provato a consolarmi.
Ad ogni modo, se mi andava bene c'era da fare un poster nuovo, e se non mi andava bene il poster nuovo era lo stesso da fare.
A sorpresa, ho scoperto che con il programma della piattaforma preparare poster e volantini era di una facilità commovente anche per una analfabeta grafica come me, e dunque l'unica difficoltà era trovare una bella immagine - che per me di solito non è affatto una difficoltà.
Dopo una breve navigatina ho proposto ai colleghi la scelta tra un bel drago azzurro in biblioteca, il solito libro magico che si apre mostrando paesaggi insoliti che si sprigionano in un volar di scintille e l'immagine che apre questo poster, e che è poi quella che è stata scelta. Qualcuno ha notato che il mappamondo che si apre davanti al ragazzo che legge non è il mappamondo che conosciamo (cosa a cui non avevo fatto minimamente caso), in compenso nessuno ha colto il raffinato messaggio implicito: leggere è (anche) una cosa da ragazzi, intesi come maschi. Di fatto, nelle ultime generazioni (intendo dagli anni 80 in poi) la lettura è diventata sempre più un affare da donne, e personalmente deploro abbastanza questa tendenza. Lungi da me criticare le scelte individuali, ma un piccolo messaggio subliminale, forse?
Così i poster sono stati stampati e affissi, la cinquantina di volantini** rigorosamente a gatti anche, i tavoli sono stati montati e addobbati come di consueto dalle custodi e la libreria di Lungacque ha portato gran copia di eccellenti libri di assai varia tipologia, che ha distribuito sui tavoli aiutata da alcuni alunni accuratamente scelti da noi insegnanti di Lettere. 
E la Mostra fu.
I risultati sono stati ottimi: molti libri sono stati venduti, tanto che la libreria ha dovuto tornare due volte con vari rinforzi librari e l'incasso è stato decisamente alto anche tenendo conto del tasso di inflazione che ci ha allietato negli ultimi due anni; grazie a tale pingue incasso abbiamo così potuto prendere una fornitura di omaggi davvero lussuosa . La Mostra è stata assai apprezzata anche da genitori e colleghi, io mi sono come sempre stancata ma anche divertita molto e mi sono pure fatta un po' di aggiornamento aggratisse.
E per me la pandemia è ufficialmente finita il giorno in cui ho compilato la mia prima ricevuta di vendita.
Ad maiora, semper!

in effetti avevo sperato di vederli risbucare dall'universo parallelo in cui erano finiti dopo aver fatto stampare i nuovi poster, ma non è successo nemmeno quello. Magari sono davvero spariti per sempre?
**prima della pandemia ne stampavamo circa trecento, di cui gran parte venivano distribuiti nelle classi, e sparivano quasi tutti. Quest'anno non sono statio quasi toccati. Un buon risparmio di carta, decisamente.
Chissà...

lunedì 1 maggio 2023

Di climi e biomi e di lavori edilizi fatti male

Parlando di stagioni, un bel gatto primaverile è di rigore
L'anno scolastico volge ormai alla fine e non ho ancora parlato delle mie nuove classi - che tanto nuove ormai non sono più.
Sono due prime. Piccole. Non tanto perché il numero di alunni è piuttosto ridotto, ma proprio perché sono interiormente piccoli - in pratica, sono ancora molto vicini all'infanzia.
E no, non rientro nella categoria degli insegnanti che si lamentano perché ci arrivano sempre più piccoli, ogni anno di più. Fino a due anni fa non ho mai notato differenze degne di nota tra le varie annate. Ma queste sono le mandate figlie del Covid e la loro crescita è un po' rallentata, o almeno io la vedo così.
Dirò di più: ci sono arrivati ancora più piccoli della mandata dell'anno scorso. Voglio dire: siamo a fine Aprile e ancora ci disegnano i cuori sulla lavagna quando arriviamo. Tutte e tre le sezioni. Le rarissime volte in cui l'ho visto accadere nei tempi pre-Covid, i cuori e le scritte "We love prof. TalDeiTali" sparivano ben prima della fine di Ottobre.
Mi sono capitate in sorte una Prima Molto Problematica e una Prima Seria*. La Prima Seria contiene un bel gruppo di appassionati di Storia ma la Geografia non gli dispiace per niente, mentre  la Prima Molto Problematica non stravede per la Storia (anche se la regge abbastanza bene) ma in compenso va pazza per la Geografia, e quando si fa Geografia anche gli elementi più spinosi si appassionano molto. Siccome appunto Storia e Geografia gli faccio, mi ci trovo piuttosto bene. 
Aggiungo anche che li ho trovati molto ben preparati nelle mie materie, fermo restando che scrivono davvero da cani.
Così ho piacevolmente navigato tra monti, fiumi, laghi, depressioni e tante altre belle cose, con i ragazzi che sgomitavano per andare a leggere la grande carta alla parete, laddove normalmente ce li devo mandare col mitra spianato; finché non siamo arrivata ai climi, che spesso si rivelano un po' ostici e ci vuole un po' a fargli capire che ci sono pochi elementi di base da incrociare con una specie di sistema matematico, del tipo che se l'estate è lunga e torrida l'inverno sarà breve e mite, e se siamo in zona artica le precipitazioni saranno prevalentemente a carattere nevoso, per non parlare della fatica che fanno a volte per entrare nell'ordine di idee che il clima atlantico si trova (rullo di tamburi e grido di stupore) guarda un po' tu, sulle coste atlantiche, l'avreste mai detto? 
Stavolta no, niente problemi, e sapevano tutti benissimo quali erano i paesi sulla costa atlantica, purché avessero una carta dell'Europa sotto gli occhi, anche fisica, e talvolta persino senza guardare la carta.
Ma poi, illustrando la solita tabellina con gli schemi, mi è venuta un'idea, di una originalità ai limiti dell'eresia: facciamo dei cartelloni con i climi! E che nessuno osi dire che non mi do allo sperimentalismo più sfrenato!
Ebbene sì, io e i cartelloni non siamo andati mai molto d'accordo, o per meglio dire riconosco che sono cose simpatiche, ma non mi viene mai in mente di farli. Stavolta sì, mi è venuto in mente, così, dal nulla. Evidentemente in qualche modo me l'hanno chiesto loro. Come credo di avere già scritto qualche volta, io non ho un metodo particolare: navigo a vista e in qualche modo percepisco i messaggi impliciti o inconsci che la classe mi manda. Evidentemente, la Prima Molto Problematica mi ha inviato il desiderio di fare un lavoretto manuale con il gioco a incastro. E mi sono convinta, a torto o a ragione, che me l'abbiano mandato appunto perché sono ancora piccoli, e non hanno ancora raggiunto la fase del "Siamo grandi per questo genere di cose".
Comunque abbiamo proceduto: li ho messi a ritagliare triangoli di cartoncino colorato, con colori separati per precipitazioni, estati, inverni, flora, alberi, colture, poi insieme abbiamo deciso cosa scrivere (io facevo la domanda del tipo "Come sono le precipitazioni nel clima atlantico?" loro rispondevano "Abbondanti!" e dopo che avevo approvato la risposta appositi scrivani la scrivevano con pennarelli colorati sull'apposito triangolo. Naturalmente i triangoli non erano sempre gli stessi per ogni cartellone: nel clima polare non c'erano colture, il clima mediterraneo aveva un triangolo dedicato solo agli alberi da frutto, per il clima artico c'erano sia la tundra che la taiga eccetera. Però è venuto fuori un lavoro molto colorato e piuttosto carino, e naturalmente la classe ha fatto un tal casino mentre ritagliava e scriveva i titoli che a un certo punto mi sono spaventata e, per calmare le acque, ho fermato tutto e ho mandato due di loro a prendere ramazza e pattumiera per ripulire la classe, che sembrava ormai un gigantesco cestino della carta straccia - e dopo questa pausa tutti han ripreso il lavoro con molta maggiore calma.
Alla lezione successiva han colorato i titoli dei vari climi sui cartelloni, anch'essi colorati, un colore diverso per ogni clima, e insieme abbiamo discusso su cosa mettere per il clima mediterraneo soprattutto a livello di flora: un triangolo per la macchia mediterranea, uno per le colture, uno per gli alberi da frutto, uno per i boschi, rettili, anfibi e serpenti nella fauna eccetera. Infine, quando la prima mezz'ora era ormai passata, ho mandato a prendere martello e chiodini per attaccare i cartelloni alla parete - perché, per uno stranissimo caso, le due ore di Geografia con la Prima Molto Problematica le faccio proprio nell'aula che teoricamente secondo il progetto DADA è di Geografia, e anzi quelle due ore sono le uniche della settimana che passo in quell'aula. Dunque, i cartelloni col clima ci sarebbero stati benissimo.
Discutiamo dove appenderli, poi lascio il gruppetto dei più scalmanati e indocili e rissosi e permalosi a gestire la faccenda - cosa che fanno mostrando eccellenti capacità organizzative e pratiche e producendo un volume di rumore davvero ridotto. Chiaramente, martellano, ma anche quello lo fanno con singolare garbo e precisione - del resto i chiodi sono lunghi e sottili e a martellarli troppo forte si piegherebbero, cosa che han capito senza che nemmeno dovessi scomodarmi a dirglielo.
Mentre martellano con pazienza il resto della classe chiacchiera, tra loro o con me, e fa finta di fare un paio di esercizietti sui climi che ho assegnato giusto per salvare la faccia. E sto giusto rallegrandomi con il Sostegno per l'eccellente lavoro che i quattro rissaioli stan facendo quando, a due terzi abbondanti del lavoro di appendimento arriva una gentilissima collega di compresenza spiegando che nell'aula di sotto, che è quella di Spagnolo, stan facendo una verifica, che sentono molto rumore e se potremmo smettere? 
Spiego che il lavoro è quasi completato e che presto tutto tornerà silenzioso.
Sì, d'accordo, avrei dovuto fermare tutto. Ma i lavori procedevano talmente bene, e mancava così poco...
Nel giro di una decina di minuti l'ultimo cartellone è appeso; mi congratulo con loro, prometto una gratifica sotto forma di voto e intanto il gruppetto rimette a posto le sedie dove sono saliti per appendere i cartelloni, imbustano i chiodini rimasti, vanno a riportare il tutto ai custodi eccetera, tutto in modo piuttosto ordinato.
Una volta che tutti sono tornati e si sono rimessi a sedere mi metto a spiegare come si svolgeranno le prossime lezioni (ho in mente una ricerca collettiva per l'Italia) e mentre stiamo paciosamente a parlare arriva l'insegnate di Spagnolo in versione Tigre Ircana e ci tratta malissimo: che avevamo fatto un rumore orribile, che giù la Terza che stava facendo la verifica si è molto lamentata, che aveva anche mandato due colleghe a chiedere di fare meno rumore, che avevamo spostato banchi per tutta l'ora e non so che altro.
I ragazzi la guardano perplessi: non era stato spostato alcun banco, solo tre sedie per salirci sopra, ma una volta spostate le avevano lasciate ferme...
Sono abbastanza perplessa anch'io. Tra l'altro è un anno che facciamo lezione là dentro a quell'ora, e la Prima Molto Problematica non è quel che si dice una classe silenziosa, di cui ci si domanda se sono in classe o meno quando ci si accosta alla porta dal corridoio. No, decisamente essa non lo è. Davvero.
Azzardo un po' di scuse ma Spagnolo è veramente imbufalita e dopo avermi vieppiù cenciata se ne va avvolta in una nera nube di collera e di indignazione.
Così il quarto d'ora seguente se ne va a cercare di calmare i ragazzi, che sono a loro volta molto indignati e addirittura mi assicurano "Comunque, prof, noi saremo sempre con lei". 
Li ringrazio ma spiego che non è necessario, che dopo tutto non è successo niente di grave, e alla fine arriva misericordiosa la campana dei pullmini a portarmi via mezza classe.
Scendo in Sala Insegnanti un po' preoccupata: non ho problemi ad accapigliarmi con i colleghi, ma stavolta mi sento abbastanza dalla parte del torto e immagino che lo strappo andrà ricucito, anche perché con quella collega sono usa a rapporti assai amichevoli. 
Cioccolatini propiziatori? Un bel discorsetto di scuse? Ma mi sono scusata già due volte in classe, ottenendo solo di imbufalire vieppiù la collega. Magari riprendere l'argomento Lunedì mattina, sperando di trovarla meno furibonda? Mandarle una mail molto garbata durante il fine settimana?
In Sala Professori Spagnolo non c'è. Ma mi raggiunge in bagno mentre mi lavo le mani, e il discorsetto di scuse lo fa lei. Mi assicura però che nell'aula sotto quella di Geografia si sentiva un tal rumore che aveva pensato che fossero arrivati i muratori, e il rimbombo, e il rumore...
Proviamo a esaminare il caso. Le garantisco che sono in quella scuola da più di dieci anni e non era mai successo che il rumore del piano di sopra se attaccavano qualche chiodo avesse mai creato gran fastidio. Alla fine, a torto o a ragione, stabiliamo che la colpa è degli ultimi lavori fatti tre anni fa, nel secondo anno di pandemia. Probabilmente la parete di cartongesso che è stata messa in fondo ai piani ha creato un qualche tipo di effetto sonoro che si ripercuote al piano di sotto. Altra spiegazione non sembra possibile.
Così lo scisma è rientrato e sono stata perdonata, ma credo che passerà davvero molto, molto tempo prima che mi venga in mente di fare di nuovo dei cartelloni.
Quanto alla gratifica: otto politico per tutti, e mezzo punto in più per il team degli inchiodatori: han lavorato tutti con molto impegno, e le loro medie se ne avvantaggeranno.

* seria, non seriosa. Sono allegri e coccolosi ma si impegnano con molta serietà per fare un buon lavoro, da bambini diligenti quali sono.