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lunedì 2 agosto 2021

Invalsi 2021 - Sono arrivati i sorprendenti risultati delle Prove di quest'anno

Un funzionario invalsi bruca tranquillo nel prato

Il 14 Luglio sono usciti i risultati delle prove Invalsi per l'anno scolastico 2020-2021.
A sorpresa (a giudicare dal grande scandalo collettivo) cotali risultati si sono rivelati non esattamente favorevoli alle nostre truppe. E subito i Tuttologi dell'Estate si sono scatenati deprecando tutto ciò, stracciandosi le vesti e ululando alla luna e ivi fu pianto e stridor di denti su tutti i giornali, con grandi critiche rivolte alla scuola tutta e lamentando questa e quest'altra sua Enorme Carenza.
E qui sorge spontanea la domanda: Cosa si aspettavano? Dopo un anno e mezzo di lamentazioni collettive di alunni, insegnanti, genitori e via dicendo che ululavano alla luna per colpa della Didattica a Distanza e delle sue Deplorevoli e Inevitabili Conseguenze?

Ebbene sì, strano ma vero qualche conseguenza negativa dopo un anno e mezzo di Didattica a Distanza c'è stata.
Ma proviamo a guardare nel dettaglio.
Le Elementari, dette anche talvolta Primarie, tutto sommato hanno fornito prove abbastanza simili a quelle di due anni fa.
Le Medie, dette anche Secondarie (e se proprio vogliamo sono Secondarie di Primo Grado) han perso cinque punti per Italiano e Matematica rispetto a due anni fa. Inglese no, soltanto due.
Le Superiori, dette anche Secondarie (ma sono Secondarie di Secondo Grado, nel gergo specialistico) invece han perso 9 punti per Italiano e Matematica e 3 per Inglese, e quindi sono andate davvero molto peggio del solito (salvo Inglese).
Se, come osservava la gentile commentatrice Nicoletta forse proprio perché il campione non è omogeneo (si riferiva al fatto che nelle varie regioni il tempo della DaD non era stato uguale) fare queste prove è interessante, per capire come e quanto la dad abbia inciso sull'apprendimento allora possiamo dire che la Didattica a Distanza sull'apprendimento ci incide abbastanza. E infatti la differenza è proprio la Didattica a Distanza: rispetto a due anni fa gli insegnanti sono grosso modo gli stessi MA quest'anno le Elementari hanno lavorato per gran parte in presenza, pur se con qualche alto e basso a seconda delle zone, le Medie sono andate avanti a strattoni ma una buona parte dell'anno in buona parte d'Italia per loro è stata in presenza; alle Superiori invece, a parte una piccola ouverture e un epilogo finale a presenza alternata, la gran parte dell'anno è stata a distanza. Dunque la DaD incide sull'apprendimento tra il 5 e il 9 per cento in media, in misura abbastanza proporzionale alla sua durata.
E' un dato interessante, senza dubbio. Ottenuto a caro prezzo (le Invalsi costano, oltre a essere un discreto impazzamento per organizzarle, specie in tempo di pandemia) ma alla fine è l'unico che abbiamo perché dal Ministero non ci hanno mai mandato a chiedere nulla e tutto quel che sappiamo sui risultati della DaD lo dobbiamo a chiacchiere più o meno estemporanee di gente che conosceva solo il suo orticello e a qualche indagine della Fondazione Agnelli che comunque ha lavorato su un campione (scelto con gran cura, sono convinta, ma qui è davvero un caso dove ognuno ha la sua storia da raccontare).

E qui sorge spontanea una domanda - soltanto a me, sembra, perché non mi risulta che nessuno abbia indagato:
Perché Inglese ne ha risentito molto meno di Italiano e Matematica?
Dal momento che gli alunni sono gli stessi, e gli insegnanti di Lingue son fatti della stessa materia di cui siamo fatti noialtri docenti, la differenza può stare solo nella natura della materia o nella metodologia didattica. Sinceramente, mi piacerebbe saperne qualcosa di più, e davvero non ho niente in contrario a farmi spiegare da qualche collega di Inglese come fare meglio il mio mestiere.
In compenso mi sento decisamente acida verso i tanti che deprecano la deplorevole incapacità degli italici insegnanti nella Didattica a Distanza: prima di tutto perché non c'è stato un cane che fosse uno che è venuto a farci assistenza spirituale e soprattutto materiale indicandoci una metodologia concreta e dandoci istruzioni (a parte gli sventurati Referenti Informatici, che peraltro sono pure loro insegnanti della scuola italiana); ma ancor di più perché, a quel che mi risulta, gli insegnanti di Inglese - che sono insegnanti della scuola italiana a tutti gli effetti - non sembrano al contrario essersela cavata per niente male.

Ma le sorprese non finiscono qui: infatti scopriamo che (questa sì che è una novità) al Sud hanno fatto molto peggio che al Nord.
Eppure sappiamo tutti che le regioni del Sud si distinguono per un tenore di vita assai elevato rispetto ai loro connazionali, e notoriamente godono di una assai migliore qualità di servizi: più computer, più laboratori informatici, abitazioni più comode, in generale un benessere economico e sociale ben più alto e collegamenti informatici nettamente superiori ai nostri. Davvero questo gran divario in negativo non si spiega.
Qualcuno sa come ha funzionato la distribuzione dei dispositivi agli alunni in condizioni di digital divide nelle regioni del Sud, e quali e quanti dispositivi sono stati distribuiti?
Così, per curiosità.
Perché una cosa che abbiamo imparato in questi 18 mesi è che la DaD è molto, molto classista.
E vogliamo parlare del numero dei componenti delle famiglie?
No, personalmente non ne voglio parlare; ma corre voce che i figli unici con la DaD se la siano passata meglio. Quando siamo in tre a fare lezione, più magari un genitore, l'appartamento dovrebbe avere ALMENO cinque stanze (gli altri che non fan lezione dovrebbero pur avere un posto dove stare, mica li puoi sbattere nell'androne. Specie d'inverno) - ma se per disgrazia non ce l'ha non puoi costruirgliela sul momento, e allora tutti saranno in difficoltà.

Come scrivevo più sopra, i Tuttologi si sono scatenati spiegando che le scuole dovrebbero essere più grandi e comode, che si potrebbero fare lezioni all'aperto (ad avercelo, un aperto dove stare), che gli insegnanti andrebbero formati meglio eccetera eccetera. Tutti temi freschi e nuovi che porteranno senz'altro a grossi esiti concreti.

In attesa di questi esiti, vorrei fare una piccola considerazione estemporanea sulle Prove Invalsi, che nel corso di questi anni Invalsi hanno cambiato più volte pelle: Prima sono state obbligatorie e facevano media con il voto della materia (e per un certo periodo anche con il voto dell'esame, almeno alle medie), ma abbiamo avuto anche tutta una serie di formule intermedie.
Al momento dice che non contano più, e corre voce che anzi i ragazzi possano decidere di non farle. Corre anche voce che, soprattutto alle superiori, molte le abbiano fatte senza impegno, tirando via a rispondere come capitava. E questa voce corre perché diversi alunni lo hanno ammesso senza remore, spiegando che la fine dell'anno è stata piuttosto turbinosa e piena di verifiche e dunque in molti han preferito concentrarsi su quelle verifiche che sfociavano in un voto, invece che sulle Prove Invalsi che, dal punto di vista dell'ammissione, lasciavano il tempo che trovavano.
Può darsi che eticamente questo non sia un atteggiamento valido (può darsi. Forse. Chissà) ma la scuola italiana è decisamente votocentrica nella sua impostazione, e di questo è bene che i funzionari Invalsi tengano conto, mentre si appendono i festoni di rose alle lunghe corna di cui madre natura li ha dotati* 
Davvero, sono passati più di dieci anni da quando abbiamo le Prove Invalsi, e sarebbe ora che dette Prove decidessero cosa vogliono fare da grandi e mantenessero stabile questa decisione.
Sono prove amatoriali?
Sono prove valide a tutti gli effetti come verifiche?
Sono prove dell'esame?
Sono prove iniziatiche?
Sono prove i cui risultati saranno inseriti nel casellario giudiziario?
Sono prove che danno punti-patente?
Sono prove che permettono di accedere a sconti e facilitazioni nei bar e nelle discoteche?
Va bene tutto, ma che si decidano una buona volta. 

Quanto ai Tuttologi, per fortuna quest'anno siamo stati assistiti da una pregevole vittoria dell'Italia agli Europei di calcio e da olimpiadi dove gli atleti italiani hanno conseguito risultati davvero ottimi, e quindi si sono calmati quasi subito.
I risultati dell'Invalsi di quest'anno comunque restano quello che sono, che i Tuttologi se ne occupino o meno; e limitarsi a criticare per un giorno o due gli insegnanti e la qualità degli edifici non porterà ad alcun miglioramento dei risultati per l'anno prossimo, temo.

*(com'è noto infatti essi tutti sono, senza esclusione alcuna, dei grandissimi cornuti, come ho ripetuto più e più volte in questo onorato blog).

lunedì 20 luglio 2020

I Tuttologi dell'Estate - La supercazzola scorre potente in questa ministra

È mia personale opinione che l'attuale Ministra dell'Istruzione non si segnali per capacità organizzativa.
E ciò mi irrita. Molto.

In teoria molto teorica, una Ministra dell'Istruzione che parla di scuola non andrebbe annoverata tra i Tuttologi bensì tra gli Addetti ai Lavori. L'attuale ministra Azzolina però, pur avendo effettivamente lavorato nella scuola in qualità di insegnante mostra un evidente disinteresse a gestire la scuola italiana nel suo complesso, anche se è sempre disponibile a descrivere la scuola come dovrebbe essere, la scuola del futuro, la scuola com'è nel Multiverso eccetera - e dunque rientra a tutti gli effetti nella vasta categoria dei Tuttologi, come dimostra l'intervista che vado adesso a spulciare.
Detta intervista, datata 17 Luglio 2020, è presa dal sito dell'Huffington Post ed è stata gestita da Fabio Luppino, giornalista di lungo corso che non vanta particolari competenze sul comparto scolastico ma che non ha mostrato veruna tendenza ad atteggiarsi a Tuttologo. È una intervista molto soft, senza nessun tentativo di mettere la ministra all'angolo - vuoi per cavalleria, vuoi per scelta editoriale, vuoi perché tanto basta lasciarla parlare, e commentare sarebbe come portare acqua al mare, vuoi per una infinità di altri motivi tutti rispettabili.
In compenso il tasso di supercazzola esibito dalla ministra è davvero notevole.
Andiamo a cominciare.

Al momento, e secondo le disposizioni attuali, qualcuno ha calcolato che la superficie delle aule è inferiore a quella richiesta per un rientro a scuola in sicurezza. In risposta all'accusa di  mettere un milione di bambini fuori dalla scuola a settembre (col solito amore per i numeri vaghi che accomuna la politica di tanti partiti al giorno d'oggi. Ma guarda te, proprio un milione. Immagino si ritenga che l'elettore medio fatichi a comprendere una cifra meno rotonda, sia pure approssimata al migliaio, come potrebbe essere 863.000 o 1.080.000); la ministra risponde che chi dice questo probabilmente non ama né i musei, né i teatri, né i cinema che per lei invece rappresentano luoghi di cultura. Quindi, portare gli studenti anche lì, al di là dell'aula scolastica, è un modo per avvicinare tantissimi ragazzi, anche con poche possibilità economiche, nei luoghi dove si fa cultura.
Nel suo genere è una risposta fantastica, tanto che non si sa nemmeno bene da che parte cominciare per commentarla - anche perché non è una risposta ma un perfetto esempio di gnégnégné dove invece di rispondere si spara in modo del tutto gratuito su chi ha posto una questione; e quand'anche la persona in questione fosse effettivamente un troglodita nemico di cinema, teatri e musei, che accidente c'entra? È stato segnalato un problema, e questo problema non sparirà nel nulla solo perché chi l'ha segnalato è un essere incolto, becero e magari tifa pure per la squadra sbagliata. 
Abbiamo troppi alunni rispetto ai metri quadri calpestabili necessari, vogliamo parlarne?
Evidentemente no. Meglio esaltare la potenza salvifica di cinema, teatri e musei; peccato che la funzione culturale di queste nobili strutture non c'entri una beneamata minchia col problema posto.
È verissimo che nei cinema e nei teatri (che non di rado possono sovrapporsi tra loro, e infatti molti cinema sono nati dal riadattamento di teatri e molti teatri ospitano all'occorrenza proiezioni cinematografiche) si fa cultura, proiettando film, rappresentando spettacoli e, a volte, ospitando dibattiti e conferenze; molte volte infatti si sono viste ampie scolaresche allietare con la loro bella e fresca presenza tali luoghi di cultura, ivi recandosi per vedere film, guardare spettacoli o partecipare a dibattiti, cerimonie e congressi e talvolta anche a proporre film, spettacoli e interventi da loro preparati. Sono belle esperienze, spesso assai fruttuose sul piano didattico e che di solito lasciano bei ricordi in chi ci partecipa, allievo o insegnante che sia; e certo aiutano anche gli alunni provenienti da contesti culturalmente non troppo fertili a familiarizzarsi con questi ambienti  - e già che ci sono aggiungo pure che le poltroncine di cotali locali quasi sempre si rivelano ben più comode delle sedie che usualmente si adoperano a scuola. 
Ma questi ambienti, per quanto ci si possa far cultura, non sono stati progettati per farci scuola, senza contare che possono ospitare solo una classe per volta, non è che puoi mettere la 2A a destra a fare scienze e la 2B a sinistra a fare inglese; oppure puoi anche mettercele, ma è probabile che sul piano didattico non se ne ricavi un granché.
Un po' diverso mi sembra il discorso dei musei, dove è assai utile portare le scolaresche per acculturarle su temi particolari, ma che non sono certo nati per ospitare classi a tempi lunghi per farci lezione e hanno il sistema di riscaldamento e di illuminazione studiato in funzione non già di una scolaresca ospite fissa, bensì della visibilità del materiale esposto e di una sua adeguata preservazione: tasso di umidità dell'aria, temperature delle lampade puntate sulle bacheche... percorsi di sicurezza in caso di incendio...
L'ha mai visto un museo, la ministra? Lo sa come funziona?
Voglio sperare che sì, ma qualche dubbio viene.
La supercazzola però va al di là di questo, perché dove sta scritto che gli alunni rimasti fuori dalla scuola siano necessariamente poveri e disagiati culturalmente? Una superficie è una superficie, un numero è un numero. Se la scuola X si trova settanta alunni di troppo per la metratura di cui dispone non vuol dire che ci sono tre classi di troppo, ma che alcune (o tutte le) classi hanno ognuna l'eccedenza di un gruppetto di alunni. Come scegliamo quelli da mandare al museo, col sorteggio? Guardiamo l'ISEE o il titolo di studio delle famiglie per mandare a teatro i ragazzi di famiglia meno abbiente o meno acculturata? Facciamo un questionario alle famiglie per sapere quanta dimestichezza hanno con musei, cinema e teatri per avvicinare a questi ambienti gli alunni meno usi a frequentarne?
Tutte domande senza risposta. Ma non sta a noi comuni cittadini preoccuparci, perché al ministero stiamo lavorando dalla mattina alla sera per riportare tutti a scuola a settembre - cosa che, quand'anche fosse vera, è motivo di forte inquietudine per tanti di noi.

Con garbo, l'intervistatore si informa su una questione di cui il paese comincia a mormorare, ovvero il fatto che le classi in entrata, formate quest'anno in piena pandemia, sono affollate come quelle degli anni precedenti: Le scuole hanno già costituito le classi, secondo la legge vigente, la Gelmini, che obbliga a non scendere sotto i 27 alunni, in tempo di Covid un vero problema. Lei ha detto ai sindacati che si può derogare. Già da quest'anno? si informa l'intervistatore.
Ovviamente la risposta esatta è "No": le classi quest'anno sono state giù formate e i pazienti genitori stan già acquistando i libri di testo che serviranno ai loro figli. Le classi ci sono e così come sono ormai ce le dobbiamo tenere. E anche se fa sinceramente piacere, (perché è cosa buona e giusta che le parti sociali dialoghino tra loro) che la ministra abbia detto ai sindacati, che di formazione classi non si sono mai occupati a memoria d'uomo, che dai numeri della legge si può derogare, è un vero peccato che non le sia venuto in mente di parlarne anche con i provveditorati due o tre mesi fa, perché per quest'anno le classi saranno non numerose quanto gli anni scorsi, bensì più numerose, come ci informa una persona informata dei fatti, a causa di una riduzione degli organici avvenuta un po' di soppiatto e che al Ministero nessuno si è preoccupato di intralciare.
Ma questo la ministra non lo racconta, bensì molto scivolosamente afferma:
Nel decreto Rilancio c'è un'enorme novità, sfuggita quasi a tutti, su questo punto. Sulle classi più numerose possiamo iniziare, compatibilmente con gli spazi, a derogare. Non possiamo eliminare le classi pollaio in un mese e mezzo, ma è l'inizio di un processo. Quando arriveranno i soldi del Recovery Fund li utilizzeremo anche per quest'obiettivo, senza contare che da quel giorno nei fiumi scorrerà latte, le fontane daranno vino, dalle travi del soffitto goccioleranno burro e miele eccetera, praticamente l'età dell'oro. In un futuro indefinito, naturalmente - l'età dell'oro della scuola inizia sempre in un futuro indefinito.
Quale sia mai questa enorme novità sfuggita quasi a tutti non saprei dire; e a quel che sembra non lo saprebbe dire nemmeno la ministra, che infatti non lo dice. Ma se è pur vero che eliminare le cosiddette classi pollaio in un mese e mezzo è ormai difficile, quattro mesi fa i mesi sarebbero stati cinque e mezzo senza contare che negli scorsi mesi decreti emergenziali ne abbiamo pur visti parecchi, e qualcosa sulla scuola avrebbe pur potuto passare. Se fosse stato proposto, certo.

Veniamo a una ulteriore supercazzola sulla riapertura: a domande assai precise si risponde vagamente Non ci sarà più un lockdown generalizzato come quello che c'è stato, siamo molto più pronti. Nelle linee guida riportiamo quel che il ministro della Salute ha detto che si deve fare se si dovessero verificare contagi nelle scuole. Ci vuole senso della responsabilità da parte di tutti, a partire dalla misurazione della temperatura a casa. Se un bambino ha 37,5 non lo mettiamo sugli autobus, non lo facciamo uscire di casa, non mettiamo in pericolo gli altri.
E ci fa piacere sapere che siamo molto più pronti, ma misurare la temperatura ai bambini non sono sicura che sia una grande garanzia - anche perché il lockdown passato non è stato causato da torme immani di bambini che giravano con la febbre, mi sembra di ricordare, ma è pur possibile che una parte di responsabilità ce l'abbiano invece avuta stormi di bambini asintomatici che circolavano liberamente, all'apparenza sani come lasche.

I banchi singoli che permetteranno il distanziamento nelle aule arriveranno in tempo per la riapertura? si informa l'intervistatore.
Personalmente non mi spiego la storia dei banchi singoli: da quando insegno, nelle classi  ho visto solo e soltanto banchi singoli; quadrati, rettangolari e anche a tronco di trapezio da disporre in esagono, ma sempre rigorosamente singoli. Magari la provincia di Firenze è una felice isola di individualisti, non so.
Per l'arrivo di questi indispensabili banchi comunque la ministra ripone grande fiducia nell'intervento del mitico Arcuri, detto "Il Signore delle Mascherine e dei Respiratori Mancanti" e si lamenta ma anche qui solo polemiche. Prima ci portano a esempio la bella scuola dei paesi scandinavi, poi quando proviamo a rendere più bella la scuola in Italia solo chiacchiere. I nuovi banchi serviranno a costruire una scuola innovativa.
Come possano dei semplici banchi (singoli oppure a due e financo tre piazze, ma pur sempre banchi) costruire una scuola innovativa non riesco davvero a immaginare, tanto più che dove lavoro io i banchi singoli abbondano, e anche se nel nostro piccolo cerchiamo con tanto impegno e tanta buona volontà di fare, tutti, del nostro meglio e di aggiornarci il più possibile, non mi pare che la scuola di St. Mary Mead sia poi così incredibilmente innovativa. Boh?
Sono comunque molto contenta che la scuola dove lavoro abbia già dei banchi singoli, perché anch'io sono tra quelli che considerano molto improbabile che l'intervento di Arcuri ci rechi gran sollievo, parendomi che costui non abbia dato prova molto brillante di capacità direttive e organizzative nell'ultimo anno. Ma è pur possibile, a questo proposito, che una certa ostilità di fondo mi faccia velo: ho infatti digerito molto male la supercazzola che Arcuri ha sfoderato sui liberisti che criticano dal divano sorseggiando cocktail quando gli venne fatto osservare che calmierare il prezzo delle mascherine non necessariamente pareva destinato a risolvere il problema della reperibilità delle mascherine in questione.

Infine la ministra parla di scuola. Prima la scuola in generale:
la scuola viene usata per prendere consenso elettorale e se restiamo così non cambierà mai nulla. E invece è una cosa serissima. Siccome oggi la scuola parla alla metà delle famiglie del Paese, a 8 milioni di studenti, a un milione e 250mila circa di lavoratori, questo fa sì che ci sia un'attenzione forte, ma che in passato non c'è stata.
In effetti è vero che la scuola è usata da chi è a caccia di consensi elettorali (basta pensare all'eterna promessa di pingui aumenti che gli insegnanti ricevono da tutti i partiti ad ogni campagna elettorale a carattere nazionale; promessa di cui i partiti in questione si dimenticano regolarmente una volta chiuse le urne e a cui, immagino, nemmeno i più giovani e sprovveduti tra i docenti danno il minimo credito) né so immaginare, visto i numeri su cui viaggia, che possa andare diversamente. Ma per l'appunto questi numeri di oggi sono ben più modesti di quelli di qualche decennio fa, quando eravamo in pieno boom demografico, e il fenomeno non è certo nuovo. In questi mesi si è parlato parecchio di scuola soprattutto perché praticamente tutti, da un giorno all'altro, se la sono letteralmente ritrovata in casa o han deplorato assai di non averla a casa e insomma ha smesso per un po' di essere quel posto esterno dove spedivi la prole per un certo numero di ore e la cui esistenza era data per scontata (come in effetti dovrebbe essere). E se è vero che la classe politica l'ha talvolta trascurata, ancora più vero è che spesso se n'è occupata fin troppo; ma non è questo il caso del presente governo che davvero nessuno potrà accusare di avere dedicato eccessiva attenzione alla scuola, salvo citarla a sproposito in estemporanei interventi nei social, nelle trasmissioni televisive e sui giornali.

Tuttavia la ministra sembra convinta di avere fatto meraviglie - ed è davvero un bene che ne sia convinta lei, perché in parecchi tendono a pensarla diversamente.
In realtà stiamo facendo cose meravigliose per la scuola italiana, a partire dalla digitalizzazione delle graduatorie provinciali che danno anche ai giovani la possibilità di iniziare il percorso dell'insegnamento, giovani sempre maltrattati.
Per carità, che i giovani insegnanti siano vessati e maltrattati e umiliati e offesi mi sembra davvero fuor di dubbio e sarebbe davvero ora che gli allestissero un percorso decente e soprattutto stabile di avvio alla professione - ma, onestamente, non mi sembra che la causa dei maltrattamenti fosse la mancanza di digitalizzazione delle graduatorie; se è pur vero che, all'inizio degli anni 90, compilai a mano e a mano consegnai la mia prima domanda per le supplenze, nel corso degli anni le cose sono assai cambiate e l'ultima domanda che ho fatto prima di entrare in ruolo, una decina di anni fa, la sbrigai al computer e dal computer qualche settimana potei controllare la mia posizione - ma oggi credo che arrivi direttamente l'avviso sul telefono.
E allora di cosa sta parlando la ministra?
Hanno cambiato sistema informatico, tutto qui. Lo annunciano con grandissima pompa sul sito del Ministero, col tono di chi ha appena appena aperto il canale di Panama o fatto il primo passo sulla Luna. Par di capire che tutto ciò segni anche la fine del rito barbarico noto come Convocazione per le supplenze annuali - e davvero questa sarebbe una bella cosa, ma non è che siamo passati nel giro di una settimana dalla tavoletta spalmata di cera al riconoscimento facciale. 
E dal profondo del mio animo fortemente prevenuto avanzo pure qualche dubbio che il merito sia dell'attuale ministra e non di procedure di rinnovamento partite qualche anno fa. Ammetto comunque di non avere prove che appoggino sì nero sospetto.
Avete digitalizzato le strutture scolastiche? si informa quietamente l'intervistatore.
Nessuno lo aveva fatto prima assicura la Ministra. Che mi sembra davvero confidare troppo nella mancanza di memoria di chi legge.
Il Piano Nazionale Scuola digitale venne annunciato con trombe e tamburi nella legge della Buona Scuola del 2015 e, a dispetto di tutto e di tutti, è stato perseguito con una certa determinazione nel corso degli anni, conseguendo qualche buon risultato e parecchi risultati ampiamente migliorabili. Tuttavia nemmeno quello partì dal nulla e già da tempo anche il mondo della scuola cercava faticosamente di digitalizzarsi: per esempio i registri elettronici circolavano già da qualche anno (la scuola media di St. Mary Mead per esempio si lanciò nell'avventura già nel 2014, come da me narrato in numerosissimi post, ma non fu certo la prima). 
Con tutto ciò la digitalizzazione nella scuola è ancora molto in divenire, come è stato ampiamente dimostrato nel corso del lockdown, e non saprei proprio dire in che modo la ministra Azzolina possa allegarsene meriti e demeriti: innumerevoli genitori impazziti negli ultimi anni nel vano tentativo di iscrivere la loro prole alla scuola pubblica per via telematica per poi approdare nelle segreterie delle scuole a firmar carte possono testimoniare che la digitalizzazione della burocrazia scolastica è un processo ormai avviato da tempo, anche se non sempre efficientissimo.

In ultimo, una chiosa assai graziosa.
La DaD (didattica a distanza) da settembre sarà usata solo al bisogno. Ma ci sarà e non è contemplata da nessun contratto. Non sarebbe il caso, dopo i ringraziamenti di questi mesi ai docenti, di normarla? suggerisce l'intervistatore, in perfetta versione Serpente nell'Eden.
Stiamo, intanto, scrivendo le linee guida sulla didattica a distanza per colmare il vuoto che c'era. Poi si penserà al contratto nazionale risponde serafica la ministra.
Qualcuno magari potrebbe osservare che le linee guida sarebbe stato interessante e forse perfino utile averle durante il lockdown, quando gli insegnanti hanno coniugato intensamente il verbo "arrangiarsi", e che ormai un po' di linee guida ce le siamo date per conto nostro applicando il metodo sperimentale, visto che altro non potevamo fare. Ma a me sembra ancor più pertinente domandarmi come funziona il cervello di chi prepara delle linee guida per qualcosa che non è ancora normato per contratto, mostrandosi nel contempo del tutto ignaro dei problemi che potrebbe comportare rimettere le mani su un contratto scaduto ormai nella notte dei tempi e che ostinatamente nessuno si preoccupa di rinnovare per tutta una serie di motivi prima di tutto finanziari.
E qui smetto di sparare sulla Croce Rossa.

lunedì 6 luglio 2020

I Tuttologi dell'Estate - La Didattica a Distanza è stata un disastro?

Il mio intuito femminile mi porta a supporre che quest'anno la sezione I tuttologi dell'estate sarà abbastanza nutrita, anche se forse meno sarcastica del solito; perché su certe questioni stavolta siamo tutti un po' tuttologi, trovandoci ad affrontare circostanze assai insolite dove andiamo abbastanza a tastoni, potendo far conto solo sul nostro buonsenso (e beato chi ce l'ha).
Così stamani, mentre spulciavo qualche pagina di informazione, mi sono imbattuta in un articolo di Alessandro Barbano* sulle (ovviamente drammatiche*) attuali condizioni della scuola italiana.

Inizia l'articolo lamentando che lo stop alle lezioni ha messo fuori gioco anche il vituperato Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo che sarebbe poi l'Invalsi.
In altri Paesi, però, sono andati a guardare che cosa hanno prodotto 14 settimane di lezioni perdute. E hanno testato una caduta dell’apprendimento variabile tra il 35 e il 50 per cento rispetto alla generazione di un anno fa: in parole semplici vuol dire che i ragazzi entrati nel tunnel del coronavirus sanno la metà dei loro fratelli maggiori.
E già qui ci sarebbero diverse osservazioni da fare; prima di tutto perché non tutti i paesi hanno avuto 14 settimane di scuole chiuse: qualcuno ne ha avute di più, parecchi di meno, qualcuno non ha chiuso affatto, non nello stesso modo, nello stesso tempo e in base allo lo stesso calendario scolastico. In certi paesi, tra l'altro, l'anno scolastico non è affatto finito quindi chi ha già riaperto ha ancora i lavori in corso. Inoltre le perdite in termini di apprendimento saranno più facili da calcolare tra qualche tempo - anche perché gli alunni certe cose non le hanno imparate, magari, ma può essere che ne abbiano imparate altre, variato il metodo di studio, lavorato su tematiche diverse eccetera.
Ma soprattutto:   il 35-50 per cento di caduta dell'apprendimento riguarderà comunque il tempo in cui le scuole sono state chiuse, non tutta la preparazione complessiva accumulata dall'alunno nel corso degli anni - o almeno, si spera, perché in caso contrario cio dev'essere stato qualcosa di terribilmente sbagliato nella salita degli apprendimenti, che ha portato a sì disastrosa caduta - qualcosa di il Covid-19 è del tutto innocente e che coinvolge l'intero sistema scolastico., e insomma l'handicap di proporzioni immani, che peserò sul loro percorso di studi futuro, sulle occasioni di lavoro e sull'economia avrà evidentemente altre, sciaguratissime cause. 
D'altra parte è indubbio che la circostanza non agita più di tanto la navigazione tormentata del gabinetto Conte due e che al momento nessuno al Ministero mostra di essersi granché interrogato su come sono effettivamente andate le cose. Lo ammetto, almeno un questionariuccio di fine anno me lo sarei aspettato - qualche domandina scialba del tipo "Come valuteresti questa esperienza da 1 a 10?" Quanto ti sei sentita adeguata? Elenca fra questi dieci i fattori che ti sono stati di intralcio"; insomma, il solito buon vecchio questionario che non si nega a nessuno che abbia acquistato un frigorifero.
Son tutte cose domande che ci siamo fatte tra noi, nei gruppi di sostegno improvvisati in cui si erano trasformati d'incanto i gruppi scolastici di What'sUp; ma al Ministero si sono limitati a farci un paio di complimenti a scatola chiusa e rallegrarsi che la scuola non si sia fermata, quasi avessero fatto qualcosa per ottenere questo risultato, buono o cattivo che sia. 
Ed è giusto deprecare che i partiti che si avviano ad approvare il quarto scostamento di bilancio, per un totale di cento miliardi di euro caricati in debito sulle spalle delle generazioni future, non hanno battuto ciglio quando venivano stanziati tre miliardi per Alitalia e solo uno per la ripresa delle lezioni. Tuttavia è bene ricordare che non di solo pane vive l'uomo, ma anche di savie disposizioni e di buona organizzazione. 
E a questo proposito possiamo forse lamentarci perché la scuola non ha riaperto a Maggio 
(e almeno al Sud credo che gli estremi per farlo ci fossero) ma NON che non si sono riaperte a Giugno - anche perché in verità almeno le superiori si sono riaperte - e soprattutto a Luglio. Perché perfino un Tuttologo dovrebbe capire che le scuole a Luglio più stan chiuse e meglio è per tutti, e soprattutto per chi dovrebbe frequentarle, e questo fin quando le scuole non verranno infine costruite in modo diverso o almeno dotate di un buon impianto di condizionamento (che a dire il vero farebbe gran comodo già dalla seconda metà di Maggio).
Buon uomo, entri in una qualsiasi scuola che non sia a Bressanone o a Merano il 7 di Luglio e capirà subito che la vera causa della chiusura estiva delle scuole non è che nessuno dei partiti di maggioranza, e di opposizione, oserebbe chiedere ai sindacati degli insegnanti l'esecuzione del contratto, che sulla carta prevede un solo mese di ferie e undici di attività, ma che la prassi ha trasformato in un liberi tutti a metà giugno (che in realtà è un 30 Giugno per le scuole fino alle medie e morde fette consistenti di Luglio e di Agosto per le scuole superiori, bensì il comprensibile desiderio dei dirigenti scolastici di evitare pubbliche denunce per maltrattamento di minori e ancor più pubblici malori. 
Sono secoli che ad ogni estate arriva qualche bello spirito a chiedere "Perché le scuole sono chiuse d'Agosto?" e sì, con l'aiuto di un decoroso impianto di aria condizionata (che del resto sarebbe utilissimo già a metà Maggio) a scuola a scuola si potrebbe andare sia di Luglio che di Agosto, ma ahimé, la vita è crudele e le ditte che forniscono questi utili impianti sono assai venali e pretendono - gli avidi!n - di essere pagati; senza contare che nessun impianto si installa da solo e se i tempi dei lavori pubblici sono notoriamente biblici, quando entra in scena la scuola si allungano vieppiù. 
Ci provò anni fa il ministro Francesco Profumo a sollevare il problema di recuperare le ore perdute a luglio. Rischiò il linciaggio sindacale.
Macché linciaggio sindacale, si saranno limitati a ridergli dietro o a compatirlo. La cosa si smontò in fretta, come si smonta sempre in fretta. Certo, se le scuole fossero fatte in modo diverso...
Ma se le scuole fossero fatte in modo diverso, per esempio con aule più grandi e meno affollate, i presidi adesso non starebbero tanto a lamentarsi, nonostante abbiano l'autonomia scolastica
E allora via con le proteste. Del sindacato dei presidi anzitutto. Che dopo aver invocato per anni l’autonomia, messi di fronte all’autonomia dell’emergenza hanno preteso che “il governo ci dica che cosa dobbiamo fare”. Ma il governo, almeno su questo, ha detto ciò che doveva dire: chiamate i sindaci, coinvolgete le imprese, fate accordi con le aziende di trasporto pubblico e privato, fatevi dare aule capienti, possibilmente gratis perché i soldi sono pochi, e rispettare la distanza di un metro tra bocca e bocca. 
Peccato però che tocchi solidarizzare con i presidi, ai quali il governo ha detto ciò che doveva dire ma si è dimenticato di dargli la capacità di moltiplicare gli spazi e soprattutto fornire scuole provviste di Stanze delle Necessità, come hanno a Hogwarts; e pur promettendo grandiosi arrivi di nuovi docenti ha ulteriormente ridotto gli organici, costringendo le scuole a fare classi di 30 e 35 alunni. 
Il resto lo hanno fatto i partiti, di maggioranza e di opposizione, uniti nel bocciare il concorso di merito timidamente avanzato dalla ministra per assumere 32 mila precari, in nome di un’infornata collettiva, intermediata dai sindacati e di sicuro dividendo elettorale.
E qui, con la morte nel cuore, tocca di nuovo dar ragione ai partiti di maggioranza, e opposizione: perché l'infornata collettiva non è quel che si dice una grande idea, ma se non altro si fa in fretta, mentre il concorso richiede tempi lunghi e porterebbe risultati solo, forse forsissimo, per l'anno scolastico 2021/2022 se non più avanti. Anche se non sono affatto convinta che l'infornata arriverò per l'inizio del prossimo anno scolastico. 

Il ministero ancora non sa cosa sia accaduto in quei lunghi mesi di lezione al computer. C'è un'indagine in corso ma i dati sono sconosciuti. Un'altra l'ha fatta la Fondazione Agnelli, scoprendo che il 20 per cento degli studenti è rimasto tagliato fuori. Perché non aveva il device, o piuttosto la connessione. Erano i più deboli, figli delle famiglie disagiate, soprattutto al Sud. Il loro analfabetismo funzionale è aumentato. E i 70 milioni stanziati per il potenziamento tecnologico erano briciole. 
A dire il vero, il reddito di famiglia c'entra meno di quel che usa ripetere. C'entra di più, caso mai, il livello culturale e il tipo di lavoro delle famiglie in questione. Ma più di tutto c'entra la qualità della connessione, lo stare in città o in campagna, in pianura o in montagna, e nemmeno la fibra è stata una garanzia, come mi spiegava una madre abbastanza amareggiata. Anche stare a Nord o al Sud. E c'entrano anche le famiglie numerose, dove non tutti hanno un computer ma magari i tre figli hanno lezione alla stessa ora e i genitori lavorano on line. Checché si racconti, non sono stati tagliati fuori solo i più fragili, i più poveri, i più meridionali. Ognuno ha la sua storia e la sua residenza, la rete ha retto male il colpo, tanti piccoli paeselli hanno la loro piccola storia da raccontare. Un quinto degli alunni è stato tagliato fuori, ma c'è anche una bella fetta che è stata tagliata fuori un po' o abbastanza e ha avuto i suoi bravi problemi, anche tra gli insegnanti. Ed è verissimo che i dati dell'indagine in corso sono ancora sconosciuti. Di certo a me nessuno ha chiesto niente, e sì che sarei tantissimo disposta a raccontare.

Per la formazione sulla didattica a distanza c’erano appena cinque milioni. Nessuno li ha spesi. Nessuno ha pensato bene di chiamare il corpo insegnante a un aggiornamento estivo, in vista di ciò che potrebbe accadere a settembre, o in vista di ciò che la pandemia avrebbe dovuto insegnarci. 
I cinque milioni in questione, scopro dopo qualche ricerca (che forse anche l'autore dell'articolo avrebbe fatto bene a fare) fanno parte del pingue pacchetto di 85 milioni di euro assegnati il 24 Marzo a seguito del DL 17 Marzo per strumenti per la didattica a distanza. Queste risorse sono state  assegnate alle scuole (non ho idea se siano già effettivamente arrivate, ma tutto può essere) in funzione della distribuzione del reddito regionale e tenuto conto della numerositò degli alunni - insomma, un finanziamento a pioggia; e considerato il numero delle scuole in Italia non è stata una di quelle piogge che mettono a rischio i raccolti. Non c'era quindi alcunché da richiedere e il mucchietto degli euro riservato alla formazione dei docenti immagino che, per puro amore di giustizia, sia stato o sarò assegnato agli sventurati Responsabili Digitali delle scuole in questione, che in questa disgraziata occasione si sono fatti un culo al di là dell'umano, se pure non è stato stornato con qualche lacchezzo contabile verso il più consistente mucchietto di euro consacrato all'acquisto di attrezzature informatiche da assegnare in comodato agli studenti disagiati, ovvero quelli che non avevano un computer a disposizione ed erano troppo poveri per comprarsene uno (e per fortuna molti Comuni si sono adoperati in tal senso, e in modo molto più munifico del Ministero, facendo sì ad esempio che, almeno nella mia zona, dopo le vacanze di Pasqua ogni studente avesse a disposizione il suo bravo dispositivo digitale).
Insomma, questi cinque milioni non sono stati richiesti perché arrivavano da soli, tutte le scuole hanno avuto la loro fettina, e con quella fettina al più ci paghi un mazzolin di fiori per il Responsabile Digitale, non certo un corso sulle raffinate modalità con cui insegnare, ai cento o duecento docenti di cui dispone una schola communis, come si sfruttano le raffinate potenzialità della Didattica a Distanza. 
Infatti, come ci ricorda il Tuttologo, una cosa è l'addestramento, un'altra è la didattica a distanza. Una cosa è spiegare Leopardi su Zoom e poi interrogare uno alla volta, secondo il modello frontale della tradizione. Un'altra è dire: ragazzi, facciamo l'antologia leopardiana della quinta A, dividetevi in gruppo, andate a cercare sulla rete le poesie a vostro giudizio più significative e confrontiamoci poi insieme su come raccontare l'evoluzione del pessimismo.
A titolo personale tuttavia, mi auguro che se mai qualcuno mi farà un po' di formazione sulla Didattica a Distanza, mi tiri fuori qualche pensata migliore; ma io lavoro alle medie e di Leopardi in veste di insegnante ho fatto solo Il sabato del Villaggio, Il passero solitario e (in un singolo caso che sortì un notevole successo) A se stesso, quindi non è detto che l'idea sia balorda di per sé, anche se a me lo sembra.
Ma non è nemmeno detto che serva un corso specifico per farmela venire, e magari mi curioserebbe qualcosina di più sui tempi dell'attenzione o roba del genere.
In tutti i casi, al Tuttologo di turno dobbiamo riconoscere che ha centrato almeno un punto: il tema delle problematiche della scuola non è stato particolarmente sentito dall'attuale classe politica e, come spesso succede, quando pur se ne è parlato è stato quasi solo per sfoggiare un campionario di frasi fatte e banalità scelte di cui tutto sommato mi adattavo volentieri a fare a meno.

* costui è un giornalista, non troppo addentro a tematiche scolastiche; al momento è vicedirettore del Mattino e lavora anche per L'Università della Sapienza come insegnante di giornalismo. 

**perché le condizioni della scuola italiana sono drammatiche per definizione, tranne in qualche intervento che ci scriviamo tra noi addetti ai lavori per consolarci un po', visto che non sempre il disastro è così appariscente quanto lo vedono i Tuttologi e considerando che in qualche modo il carrozzone che va sotto il nome di Istruzione Italiana in qualche modo va avanti e non sempre chi lo frequenta ne è del tutto schifato

martedì 4 febbraio 2020

Scrutini, ovvero Gli Implacabili Insegnanti di St. Mary Mead

Un implacabile insegnante agli scrutini di fine quadrimestre
(per rappresentare quelli di fine anno serve un modello più morbido)

Da qualche tempo medito sul deplorevole lassismo della scuola italiana. Sia chiaro che non sono di quelli che rimpiangono le scuole medie di un tempo, quando i ragazzi che ne uscivano  avevano una preparazione assai completa, pari a quella di chi oggi esce da un liceo di buon livello secondo Luca Ricolfi - ma lui non parla della scuola prima del 68, si rifà direttamente alla scuola media non unificata, quando la frequentavano pochi e scelti alunni di buona famiglia e qualche occasionale figlio di operai particolarmente brillante, come avvenne al mio signor padre che venne lì indirizzato dai suoi insegnanti dell'Avviamento, dove andavano le classi basse; quando andavano a scuola dopo le elementari, intendo.
Tuttavia la tesi sostenuta da Ricolfi sulla distruzione della scuola italiana perseguita negli ultimi anni, così come l'ha presentata insieme al suo libro a Radio Radicale mi ha fatto molto riflettere, anche se tornare a quella specifica scuola media, oltre che impossibile, mi sembra tutt'altro che raccomandabile.

Non posso fare a meno però di pensare che siamo andati decisamente un po' oltre: d'accordissimo che la scuola dell'obbligo deve essere inclusiva e accogliere e formare tutti, dal disagiato al disadattato al giovane immigrato appena sceso dal barcone al dislessico al disabile. È cosa buona e giusta (è veramente cosa buona e giusta) nostro dovere e fonte di salvezza e di benessere per tutti che sia così.
Tuttavia per conseguire tali nobili e giusti scopi e finalità servono una congrua quantità di soldi e personale variamente specializzato che affianchi gli insegnanti di turno; in Italia però si è preferito saltare questa tappa* e guardare accigliati gli insegnanti di turno che non riescono a conseguire ottimi risultati con tutti gli alunni. 
Siccome nessuna categoria professionale al mondo è disponibile a sentirsi in colpa financo per l'effetto serra quanto quella degli insegnanti, il metodo si è rivelato singolarmente efficace. Niente minacce, non servono - basta mandare a dire garbatamente che il Provveditorato non approva le bocciature attraverso il Dirigente Scolastico di turno, e a volte non è necessario nemmeno quello.
Ogni insegnante conosce il curioso fenomeno per cui, dopo aver passato settimane e mesi a lamentarsi di una data classe che non studia, non sa e non si impegna, improvvisamente agli scrutini la classe, a guardare i voti, risulta composta di alunni bravi e coscienziosi - e, tutto sommato, ogni insegnante contribuisce a quel curioso fenomeno.
Quest'anno ho quattro classi: una piuttosto brillante (non eccezionalmente, per il momento, anche se potrebbe diventarlo più avanti, ma brillante sì); una Terza di cui un buon terzo non è a rischio di abbandono scolastico, bensì assolutamente certa di non riuscire nemmeno a cominciare qualcosa per poi abbandonarlo una volta uscita dalla nostra scuola - salvo miracoli, che naturalmente possono sempre verificarsi (e a volte, nonostante tutto, davvero si verificano); una Prima che non mi convince neanche un po' - ma naturalmente non possiamo vessare una prima allo scrutinio del primo quadrimestre, e di questo sono saldamente convinta, a torto o a ragione, senza contare che, ognuno a modo suo, lavorano - e la Seconda Invasata, che a mio avviso, con qualche blanda fustigazione, potrebbe svasarsi e fare ottime cose. Sono classi che conosco superficialmente, visto che ci passo poco tempo (un po' di più quella brillante, dove faccio anche storia) ma dopo quattro mesi ho ben realizzato che la Seconda Invasata studia poco e male, impegnata com'è nelle sue beghe interne.
Geografia è una materia domestica, si può fare in tanti modi, anche molto creativi. Il mio obbiettivo comunque è una buona esposizione: la capacità di fare una bella chiacchierata su un argomento infarcendola di tutte le cose che non sono sul libro ma che conoscono dalla vita di tutti i giorni e anche dalle altre materie.
Gli Invasati all'inizio hanno visibilmente tirato a campare cercando di convincermi ad abbassare l'asticella. Dopo una bella seminata di cinque e di quattro hanno cominciato a darsi un po' da fare. Un po' di esercizi stravaganti ma divertenti li hanno in parte riportati a un ordine di idee un minimo studiereccio, tuttavia ancora non ci siamo, proprio no.
Così ho distribuito una valanga di sei, una manciata di sette e un otto - che non era un otto pieno, ma confido che lo diventerà. Mi sono sentita molto generosa, specie mentre trasformavo in sei un paio di cinque e mezzo pensando "gli farà bene avere almeno qualche sufficienza, povera stella, sennò si deprime e davvero non fa più nulla" e sentendomi la settima reincarnazione di Camillo de Lellis (santo particolarmente noto per la sua grandissima misericordia verso gli infermi) mi sono avviata verso gli scrutini assai compiaciuta di me e della mia sconfinata bontà. Perché io credo fermamente nell'utilità di un voto un po' ritoccato per aiutare chi si sente sperso e incompreso ma che sta cominciando a impegnarsi anche se tutto è ancora molto difficile per lui, e credo che Geografia sia particolarmente adatta per confortare questo tipo di infelicità, così come credo che un voto leggermente ribassato sia di grande sprone per chi non ha ancora imparato a vendersi bene ma sa di poterlo fare.

Dagli ululati dei colleghi da me collezionati nei Consigli e nelle conversazioni informali in corridoio immaginavo di trovarmi davanti a un cimitero dove i miei voti avrebbero brillato per soverchia generosità e mi ero anche preparata un discorsetto dove avrei fieramente affermato che, voti alla mano, veri cinque io non ne avevo - anche se in cuor mio ero perfettamente consapevole che, quando da parte della creaturina scrutinata c'è un po' di impegno, i voti volendo si possono anche un po' pilotare, per esempio allestendo prove semplici e ben guidate; e in verità, in questi quattro mesi, in quella classe mi sono sentita spesso una balia che imbocca pazientemente, un cucchiaino per volta. 
I voti della classe brillante, per intendersi, non sono affatto pilotati né c'era stato alcun motivo di farlo. E sono decisamente più alti. O mirabile potenza dello studio continuativo!
Ma ho scoperto, davanti al tabellone dei voti, che non avevo capito niente della vita e che in realtà si trattava di una classe dal profitto decisamente brillante.
Ora, non ci sarebbe niente di male se, semplicemente, la classe Invasata avesse stabilito che di Geografia non gli importava un accidente e la avessero schifata riservando tutte le loro energie a ben più meritevoli materie e insegnanti. Mi sarei dovuta fare magari un esame di coscienza, o ingoiare il triste rospo del fatto che non gli piacevo meditando su come rendermi più gradita. E del resto sono l'ultima arrivata, faccio due ore, che trascurino la mia materia ci può stare. Ma allora perché gli altri ululavano sul loro profitto, se con loro erano tutti sette e otto e pure parecchi nove?
E anche: io il voto lo do soprattutto sull'esposizione. Se questi benedetti figlioli espongono Storia (che è pure molto più difficile) da sette e da otto, perché quando sono con me fanno fatica pure a leggermi i confini sulla carta geografica? Lì non importa spremersi le meningi, basta guardare.
Sta di fatto che spesso e volentieri il mio sei buonista era l'unico malinconico sei in mezzo a uno sfolgorio di sette e di otto. Unica eccezione, i voti di Musica, che era arrivato armato di ben tre crudelissimi cinque ma se n'è rimangiati due senza alcuna pressione. E addirittura, in un paio di casi, sono stata garbatamente rampognata da Italiano (no, non dalla Preside Caramell) con una velatissima esortazione ad alzarli a sette, ma ho lasciato la velatissima esortazione ben avvolta nel suo velo. Intorno a me era tutta una gara al rialzo. Ho taciuto pudicamente, ma, gente mia, quando preparate i voti per gli scrutini a cosa pensate, per sbagliarne tanti?
Evvabbé, forse sono io che non gli piaccio, o forse è Geografia, oppure entrambe le cose. Perché, a quanto pare, vanno maluccio solo con me.
Quanto ai due poveri infelici e incompresi, a quanto pare gli altri li sanno comprendere meglio di me. Buon per loro (per gli incompresi, intendo).

Non oso immaginare cosa succederà con la Terza alla deriva, dove ho messo ben tre cinque, e uno è pure un quattro travestito.

Nota a posteriori:
Ho fatto lo scrutinio della Terza Alla Deriva, col gruppo di insegnanti con cui sono abituata a lavorare: i miei voti sono risultati perfettamente in linea con quelli degli altri e i cinque e perfino un quattro sono fioccati copiosi. Sono stata contenta di scoprire che gli anni della malattia non mi hanno incattivito e che continuo a dare i voti che ho sempre dato. Era solo il contesto ad essere cambiato.

* con la scusa che i soldi non ci sono. E allora se non ci sono i soldi ponetevi dei traguardi meno ambiziosi!

lunedì 6 gennaio 2020

Desideri per l'anno nuovo (il tuttologo sono me) e buona Epifania a tutti


L'anno nuovo ci ha portato una nuova Ministra per l'Istruzione.
Non so niente di lei, e nemmeno voglio saperlo. Il solo pensiero di un/a nuov* ministr* dell'Istruzione mi terrorizza e desidero solo correre uggiolando in qualche angolo oscuro, alzare il ponte levatoio e attizzare il fuoco sotto la pentola dell'olio-da-assedio. 
È così ormai da molti anni, più o meno da quando insegno. Quindi, almeno per il momento, niente di personale. Assolutamente.
Ne ho giù visti passare tanti, di ministri. Quelli che ricordo più volentieri son quelli di cui non ricordo il nome e che all'apparenza non hanno fatto niente di particolare.
La scuola è il mio lavoro e il mio comparto. Non ne ho nel complesso una opinione negativa, ma sospetto che sia un settore complicato da dirigere - altrimenti non si spiega perché tanta brava gente, probabilmente non sempre animata da pessime intenzioni, abbia fatto tanti disastri. Non farò nomi né esempi perché siamo ancora tutti di umore festaiolo e non voglio mandare di traverso il panettone a nessuno.
Tuttavia desidero rivolgere una piccola preghiera, tanto patetica quanto inutile, alla nuova Prescelta, che viene dopo un Prescelto che forse ha fatto bene a piantare tutto lì e a scappare viste le circostanze - o forse no, chissà.
Non sono piccoli punti dove si possa agire senza spese, al contrario della ricetta proposta tempo fa da un esimio Tuttologo, e non costituiscono una panacea che risolverebbe tutti i mali; ma secondo me aiuterebbero.

1) Si potrebbero avere delle scuole migliori?
No, non sul piano didattico, proprio migliori come edifici. Più belle, più spaziose, con aule più grandi,  bei giardini, locali gradevoli, un riscaldamento gestito da un bel termostato,  colori ben scelti. Edifici dove si entri volentieri. 
È mai possibile che quando le nuove leve sono fuori dalla scuola niente sia abbastanza bello per loro e tutto diventi scialbo, squallido e miserabile non appena si accostano al Mondo della Conoscenza?

2) Si potrebbe avere qualche custode in più?
Si va diffondendo la balzana teoria che i custodi sono inutili e basti appaltare a qualche cooperativa con personale malpagato il lavoro di pulizia dei locali. Ma i custodi non sono soltanto quelli che puliscono; fanno un sacco di altre cose e soprattutto sorvegliano. Con l'attuale fissazione maniacale che c'è sulla necessità di sorvegliare le creature anche quando sono al cesso sulla tazza - quando pur ce l'hanno, la tazza, e non è sempre garantito - diminuire i custodi sembra un'idea talmente cretina che non ci son parole per commentarla. La strada per l'intervallo in classe passa anche da lì, dai custodi in sottonumero.

3) Si potrebbe avere un sistema di reclutamento stabile?
Non dico per tutti i secoli dei secoli, ma un VERO sistema di reclutamento che resti fisso com'è per almeno quindici anni, con tappe rigorosamente scandite (poche, possibilmente, e rapide) che non porti inevitabilmente all'ennesima sanatoria dopo che hai tenuto i precari a precariare per cinque o dieci anni e improvvisamente decidi che vadano formati per un paio d'anni prima di entrare come titolari ma poi alla fine ti tocca farli entrare comunque perché sennò i sindacati - giustamente - ti fanno a fettine per poi essiccarti al sole e sbancano il bilancio statale a suon di ricorsi?
Una volta entrata in ruolo mi sono assolutamente disinteressata della questione, e tuttavia orrendi racconti continuano ad arrivare alle mie caste orecchie. Insegnare è un lavoro duro e faticoso anche quando lo fai male, non puoi farlo nei ritagli di tempo e con le poche energie che ti lascia il continuo frullo e rifrullo di Grandiosi Sistemi di Arruolamento che durano un anno e poi cambia tutto e si ricomincia da zero.

4) Si potrebbe fissare per legge l'incarico di coordinazione di una classe, possibilmente calcolando un  numero di ore realistico e retribuendolo di conseguenza?

5) Si potrebbe fare un sistema di reclutamento per Dirigenti Scolastici che non sforni una percentuale abnorme di pazzi incautamente lasciati a piede libero - magari impartendo ai candidati anche nozioni minime di galateo e di gestione delle risorse (sì, anche e soprattutto quelle umane)?

6) Si potrebbe gestire con un po' più di criterio la trovata dell'alternanza scuola-lavoro, che sulla carta sarebbe una gran bella idea ma che a conti fatti in buona parte dei casi si è ridotta ad una ignobile farsa che in alcun modo aiuta i giovinetti ad appropinquarsi al mondo del lavoro?
Il tempo dei ragazzi è prezioso e non andrebbe sprecato; inoltre non è bello mancargli di rispetto perculandoli per ogni dove (ma va anche detto che qui la colpa non è di solito delle scuole, che dovrebbero limitarsi a scegliere svogliatamente fior da fiore da un bouquet di offerte allettanti e ben confezionate, senza doversi preoccupare di parcheggiare in un qualsivoglia modo i loro iscritti).

7) Si potrebbe vietare per legge di modificare la formula degli esami dell'anno scolastico in corso?
E, soprattutto, si potrebbe perdere la deplorevole abitudine di mantenere la scuola tutta sull'orlo perenne di una crisi di nervi? I ragazzi, povere creature, meriterebbero un po' di riguardo. Non dico gli insegnanti, ma almeno gli alunni.
Insomma, qualcuno vorrebbe pensare ai bambini - anche a quelli un po' cresciutelli che fanno le superiori?

Domani ricomincia la scuola. Evviva la scuola.

giovedì 7 giugno 2018

Tutti in piedi!

La classe saluta rispettosamente la prof. Murasaki al suo ingresso in aula

Com'è noto, negli ultimi giorni la nostra classe politica è finalmente riuscita ad esprimere un governo che ha riscosso la fiducia dal parlamento, e abbiamo quindi un nuovo Ministro dell'Istruzione.
Per il momento, a dire il vero, il governo in questione non sembra ancora molto ansioso di occuparsi di scuola, né personalmente ho alcuna fretta che se ne occupi. Tuttavia altri la pensano diversamente e pochi giorni fa Ernesto Galli Della Loggia ha deciso di elargirgli alcuni buoni consigli su come occuparsi di scuola; del resto, la stagione si presta (siamo appunto alle porte dell'estate) e settanta milioni di tuttologi sulla scuola son lì in scalpitante attesa ancor prima di posizionarsi sotto l'ombrellone. E anche se, per la verità, ero abituata a dare un certo credito alle opinioni di costui (probabilmente perché avevo dimenticato l'unico suo articolo sulla scuola che avevo avuto l'avventura di leggere) occorre sempre tener presente che talvolta anche il buon Omero può dormicchiare, o addirittura sprofondare in un sonno profondo.

Quello che vado a citare è un classico articolo da Tuttologo dell'Estate, di quelli convinti che la soluzione di tutti i mali sia facilmente a portata di mano: pochi e utili consigli che darebbero subito l'idea che qualcosa stia veramente per cambiare nella scuola italiana. Un articolo tenerello, un po' naif, che ricorda irresistibilmente i primi proclami della ministra Gelmini quando sembrava convinta che la soluzione di tutti i problemi della scuola fossero... i grembiulini. No, non quelli massonici, proprio quelli rosa e celesti dei bei tempi andati. In seguito passò ad auspicare divise per gli studenti, poi lasciò perdere (però i tagli ai finanziamenti no, quelli non li lasciò perdere, e ci regalò una disastrosa riforma delle scuole superiori. Ma questi son dettagli).
Il primo, essenziale segnale sarebbe architettonico. Levare i container? Costruire scuole a basso consumo energetico? No, qualcosa di ben più essenziale: rimettere la pedana delle cattedre in modo che la cattedra dove siede l'insegnante sia di poche decine di centimetri sopra il livello al quale siedono gli alunni, perché il rapporto pedagogico non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo.
Il secondo punto riguarda la "reintroduzione" dell'obbligo per ogni classe di ogni ordine e grado di alzarsi in piedi in segno di rispetto (e di buona educazione) all'ingresso nell'aula del docente.
Questo è senz'altro un punto molto interessante (anche se scarsamente applicabile alle materne, dove corre voce che non sia facilissimo convincere un intero gruppo di bambini a fare la stessa cosa nello stesso momento tutti insieme), e non solo perché buona parte dei regolamenti scolastici prevede per l'appunto qualcosa del genere, ma anche e soprattutto perché implica... che l'insegnante non sia padrone in classe sua ma debba attenersi pedissequamente a quel che dice il regolamento. Cosa palesemente impossibile da ottenersi  ma anche assai autoritaria da chiedere. L'insegnante dovrebbe mostrare di essere superiore gerarchicamente ai suoi alunni... e per farlo dovrebbe regolarsi come sembra opportuno a Ernesto Galli Della Loggia, che chiaramente ne sa molto più di chiunque altro.
Buon uomo, è la mia classe. Se mi interessa che si alzino in piedi li farò alzare quando entro (qualche collega lo fa, e anzi ci tiene molto). E se non mi interessa li farò stare seduti (come preferisce qualcun altro per paura di incidenti) oppure lascerò che facciano il cazzo che gli pare perché che si alzino o non si alzino poco mi cale e magari mi interessano di più altre cose. Esiste la libertà didattica, è tutelata da apposito articolo della Costituzione, nessuno può intromettersi su come imposto il rapporto con la classe. Li voglio confidenti? Li voglio formali? Li voglio amichevoli? Li voglio rilassati? Dipende dalla classe, dalla materia, dalla lezione che voglio fare e anche da come mi gira. 
Piccole cose senza importanza, certo. Ancor più piccola è la modifica suggerita al punto 4: Cancellazione di ogni misura legislativa o regolamentare che preveda un qualunque ruolo delle famiglie o delle loro rappresentanze nell'istituzione scolastica, eliminando tutta l'impalcatura dei decreti delegati nel corso di un paio di mesi estivi (perché tutto ciò andrebbe fatto entro il primo Settembre, nientemeno). Facilissimo da attuare, senza dubbio. Ecchissenefrega se tutta la didattica del primo ciclo ruota intorno alla presenza delle famiglie e alla collaborazione tra le famiglie e la scuola?
Dettagli, solo dettagli insignificanti. L'insegnante ha da recuperare il suo ruolo, gli piaccia o no, e deve essere esattamente il ruolo che ha stabilito Ernesto Galli Della Loggia.
Che evidentemente nella legislazione scolastica non è molto ferrato.

Vabbé, a modo suo è un articolo divertente. Chi vuole può leggerlo e farsi quattro risate, ho postato anche il link. Chi ha tempo da passare sotto l'ombrellone può anche mettersi a commentarlo - dopotutto siamo ormai molto vicini all'estate.
Ma mi auguro di tutto cuore che il nuovo ministro si occupi di qualcosa di più serio, se proprio decide di occuparsi di scuola come prevederebbe il suo dicastero, e lasci perdere le esortazioni dei tuttologi perché siamo tutti già abbastanza incasinati, dentro o fuori dalla scuola, senza che ci si metta anche Ernesto Galli Della Loggia.