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venerdì 14 agosto 2026

Il signor Lecoq - Emile Gaboriau (si spera senza spoiler)

 

In realtà, anche se l'ho classificato con l'etichetta "libri introvabili" (e su carta lo è) lo si trova facilmente sul nobile sito LiberLiber, dove è scaricabile in modo del tutto gratuito e legale perché il romanzo conta più di 150 anni e i diritti d'autore sono scaduti ormai da tempo e quelli di traduzione pure. Su carta però è davvero difficile da trovare, anche in biblioteca.
Fino a una cinquantina di anni fa però era assai più facile da reperire: c'era la vecchia versione della BUR grigia con il titolo Il signor Lecoq, e la versione dell'editore Casini col titolo L'onore del nome e ci sono anche delle versioni dove si intitola Il dramma d'Orcival (quella  più recente è stampata dal Club degli Editori nel 1974). Quando ero ragazzina insomma si trovava con relativa facilità, e infatti proprio nei primi anni 70 mi comprai in una libreria Remainder la versione della BUR grigia, che tra tanti pregi non ha mai incluso una gran solidità - e infatti dopo questa rilettura mi sa che lo dovrò far rilegare.

Si tratta di uno dei primi gialli. Com'è noto tra noi appassionati la narrativa poliziesca è nata in un qualche momento dell'Ottocento e conta diversi padri. Per quanto ho capito, i primi racconti del filone li ha scritti nientemeno che Edgar Allan Poe, e per l'occasione ha creato anche la figura del primo investigatore, tale Auguste Dupin che non lo faceva per lavoro ma per curiosità e risolveva attraverso deduzioni gli enigmi che la polizia gli portava quando non sapeva più che pesci pigliare.
Negli anni 60 dell'Ottocento abbiamo poi una fioritura di romanzi di qua e di là dalla Manica: Wilkie Collins pubblicò la Pietra di luna nel 1868 (qualcuno mette tra i precursori anche La donna in bianco del 1859), Dickens nel 1870 iniziò a pubblicare Il mistero di Edwin Drood, che con grande rimpianto dei lettori rimase incompleto per cause di forza maggiore e senza che l'autore avesse lasciato appunti sulla soluzione. Nel 1887 arrivò poi Uno studio in rosso che per protagonista aveva nientemeno che Sherlock Holmes e a quel punto si smise di parlare di precursori e il filone prese il via con tutte le caratteristiche ormai ben definite. Monsieur Lecoq comunque entra in scena con un gruppo di romanzi pubblicati tra il 1866 e il 1869, prima dei precursori inglesi.
Lecoq non è un consulente della polizia o simili, è proprio un poliziotto - di tendenza i giallisti francesi più che abili investigatori privati che passano il loro tempo a perculare la polizia rivedendogli in continuazione le bucce mettono a investigare poliziotti di mestiere. Tuttavia, essendo giovane e brillante, Lecoq si ritrova oggetto di invidie e macchinazioni di colleghi che lo vedono un po' troppo brillante per i loro gusti, e quindi qualche poliziotto da perculare si trova anche nei suoi libri.
A questo punto dovrei parlare del romanzo ma non è per niente facile. Prima però devo dare una nota strutturale.
Il romanzo si divide in due parti, almeno nella versione BUR (in quella di LiberLiber le parti sono quattro e hanno ognuna un titolo, come tutti i capitoli). La prima parte si intitola "L'inchiesta" e racconta le complesse peripezie di Lecoq, giovinetto di belle speranze e un po' inviso ai colleghi che cerca di venire a capo di una trama invero assai aggrovigliata. E ci è quasi riuscito quando...
...quando Gaborieu avvia un fluviale flashback che si intitola appunto "L'onore del nome" che è lungo più del doppio della parte sull'inchiesta e spiega cosa è avvenuto in passato perché si arrivi alla complessa e assai violenta scena che Lecoq cercherà... cerca... ha cercato... insomma, su cui Lecoq e il giudice che lo appoggia indagano nella prima parte.
Qualcuno ha osservato che tanto valeva mettere il flashback come prima parte. E magari si poteva fare, ma a questo punto nella seconda non potevi certo limitarti a raccontare l'inchiesta, che sarebbe stata di una noia mortale, col lettore che alla quindicesima pagina di un fluviale interrogatorio si affaccia dalla pagina per dare qualche dritta a chi interroga affinché la storia riesca finalmente ad andare avanti.
Invece così il lettore comincia a frugare indietro per capire se A è lo stesso A che compare al terzo capitolo dell'inchiesta, o è suo figlio oppure suo padre e finisce per lasciar perdere e seguire la storia - che in effetti non è delle più semplici e lineari. Per cui eccovi un riassunto molto fedele e chiaro della vicenda: nella prima parte la polizia francese si ingegna a cercar di capire un caso piuttosto complicato dove anche il bravo investigatore Lecoq, che pure inanella una gran serie di scoperte molto importanti che portano ogni volta le indagini molto avanti, non cava un ragno dal buco fin quando non va a consultare una specie di Oracolo dei poliziotti che gli fornisce due dritte assolutamente basilari al termine delle quali il lettore ci capisce meno di prima: abbiamo poi  una complicata vicenda avvenuta venti anni prima che, fino agli ultimi tre capitoli, non si capisce cosa c'entri con le indagini. Alla fine però Lecoq chiarisce tutto e mi pare che rimedi anche una promozione, mentre i colleghi gelosi rosicano com'è giusto che sia.
Di meglio come riassunto non posso proprio fare perché la vicenda è complessa e anche raccontandola a grandi linee dovrei dire tutto l'intreccio con relative indagini, e non mi sembra il caso anche se di tendenza non sono affatto contraria agli spoiler. Al massimo mi attento a dire che l'azione si avvia nel 1816, in quella che in Francia chiamano "la seconda restaurazione" (la prima si svolge dopo la prima resa di Napoleone e prima della sua fuga dall'Elba) e le indagini sono ambientate all'incirca una ventina di anni dopo, ma a dirla tutta l'unica data che ci viene fornita è, appunto, il 1816, per il resto è tutto piuttosto vago. 
Abbiamo comunque molte storie d'amore, un gruppo di personaggi uno più pazzo dell'altro e una serie di raffinatissime questioni etiche - insomma, un perfetto esempio di quello che ancora quando ero ragazzina si chiamava polpettone: grandi passioni, personaggi dalle mostruose capacità e una forte richiesta al lettore della sospensione dell'incredulità.
La tecnica del "prima le indagini, poi l'antefatto e infine la chiusura delle indagini" non mi risulta tra le più comuni ma Conan Doyle la utilizza in tre dei quattro romanzi di Sherlock Holmes, e anche se Holmes all'inizio dello Studio in rosso cencia abbastanza il signor Lecoq, Conan Doyle riprende un buon  numero di quelle scene che nei romanzi polizieschi fino agli anni 50 del secolo scorso sono quasi obbligatorie: accurate analisi di impronte di piedi da cui si deducono le cose più strane, piccolissimi indizi che imperverseranno per decine di pagine diventando sempre più grandi, minuziosi interrogatori di locandieri e albergatori, poliziotti e criminali che si travestono, vetturini e portieri dotati di una memoria prodigiosa, gente che si volatilizza nel nulla eccetera.
Troviamo anche il tema, molto caro a Holmes, di chi guarda senza vedere.
Molte indagini, insomma, ma anche una storia di antefatto piuttosto avvincente e di sicuro molto complessa.
Un romanzo perfetto per una convalescenza, dunque, o per un gruppo di giorni in cui si sa che avremo molto tempo a disposizione - per esempio, una lunga ondata di caldo dove leggere sembra una delle poche attività proponibili. Sconsigliato leggerlo a piccole tappe di una trentina di pagine al giorno.

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