Il mio blog preferito

Visualizzazione post con etichetta Elementare Buon Senso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elementare Buon Senso. Mostra tutti i post

domenica 8 febbraio 2026

Il placido Don e il bel Danubio blu (un fiume è un fiume è un fiume)

Questo è il placido Don a Rostov

Dopo la malattia il mio orario di è infine stabilizzato con una classe dove coordino e faccio le tre materie di Lettere e due classi in cui faccio Storia e Geografia - ritrovandomi così ogni anno una prima, una seconda e una terza. Una volta preso l'avvio l'ho trovata una soluzione molto gradevole che mi permette di ripassare con regolarità il programma delle tre materie e di utilizzare qualsiasi spunto arrivi dall'esterno (e invero ne arrivano ben più di quanto sarebbe auspicabile).
La Prima che mi è capitata in sorte quest'anno è molto più curiosa e competitiva delle ultime classi che mi sono passate tra le mani negli ultimi anni, con una certa tendenza al perfezionismo che mi guardo bene dal contrariare.

Da qualche anno ho preso l'abitudine di far presentare alle classi qualche carrellata di elementi: per esempio ogni alunno delle Prime si vede affidato un fiume dell'Europa, di cui deve fornire alcuni dati: lunghezza, portata, se è navigabile, se attraversa capitali, che tipo di foce ha - cose così, all'apparenza piuttosto innocue.
Finora i risultati sono stati piuttosto incerti, per non dire disastrosi.
Stavolta no, è andato tutto liscio. Mi hanno fatto delle graziosissime presentazioni dei vari mari, seguendo coscienziosamente le istruzioni e quasi nessuno ha dovuto rifare il lavoro.
Ancora meglio è andata con i fiumi: cartina con il percorso, una bella veduta del fiume, i dati ben allineati nelle slide, qualcuno si è anche slanciato in effetti speciali, usando spontaneamente il mitico canva con tanto di sfondini pisseri forniti dalla AI.
Così ho alzato le pretese, e ho chiesto anche da dove veniva il nome. No, in realtà dovevano dare il nome nelle varie lingue, quando il fiume attraversava più di uno stato, ma qualcuno si è spinto a cercare l'origine del nome.
E lì ho fatto una curiosa scoperta - o più esattamente l'hanno fatta loro: "Don", nome proprio di fiume piuttosto lungo, deriva dalla radice "danu", che vuol dire "fiume".
Ma non basta: anche il Danubio è un fiume. Ha diversi nomi in diverse lingue, ma vengono tutti dalla radice "danu". Sì, sempre quella. Sorpresa! Anche il Danubio è un "fiume". 
E chi l'avrebbe mai detto?

ed ecco il Danubio in uno dei suoi più riusciti primi piani

Dopo aver preso tanto in giro i colonizzatori europei che, quando davano un nome a un qualche elemento geografico in America ricorrevano a patetiche espressioni del tipo "montagne rocciose" (ma no?) "fiume grande" (ma davvero?) "grande prateria" (wow, oggi la fantasia si spreca proprio!) "valle verde" eccetera, scopro che anche a casa loro spesso non han saputo fare di meglio e che i lunghi corsi d'acqua spesso venivano chiamati, pensa un po', "fiumi". 
Ma c'è di meglio: nella grande pianura centrale dell'Europa abbiamo pure due omonimi. E non solo, come ho scoperto in seguito da una piccola ricerca, la radice "danu" è all'origine anche del Dnieper (detto da noi anche "Dnipro") o "Nipro" e pure del Dnestr che sulle nostre carte è chiamato talvolta anche "Nestro" o "Nistro".
Risulta insomma che in Europa abbiamo un sacco di "fiumi".
Non so spiegare bene il motivo, ma tutto ciò mi ha messo molto di buon umore.
Naturalmente ho ricompensato i due filologi in erba con dei bei voti sontuosi, e così dopo anche loro erano di ottimo umore.

venerdì 31 ottobre 2025

Il pozzo nero (un racconto per Hallloween)

Non sono riuscita a trovare un meme carino sui pozzi neri - eppure il tema secondo me offriva diverse possibilità. Rimedio con dei gattini neri, non molto pertinenti ma carini

Quando arrivo, di prima mattina, la scuola è invasa da strani individui con strane attrezzature che vagamo con aria incerta.
"Sono gli operai del Comune" mi spiega la prof. Therral, anche quest'anno Responsabile di Plesso "Sono venuti per vuotare i pozzi neri".
"Oh?" casco dalle nuvole.
"Sì, i water hanno cominciato a traboccare, al piano di sotto. Sono quasi due mesi che avvisiamo il comune che la situazione è ormai piuttosto piena, ma hanno continuato a rimandare. Ci hanno detto che per qualche giorno potremo usare solo i bagni dei piani alti".
"Perché per qualche giorno?" chiedo interdetta: per quel minimo di esperienza concreta che ne ho avuto, le ditte di autospurgo mi risultano formate da persone laboriose ed efficienti che sanno benissimo quanto i clienti apprezzino in loro la velocità con cui riescono a limitare i tempi della loro presenza e le tracce olfattive che il loro lavoro inevitabilmente reca seco "Siamo una scuoletta da duecento alunni, quanto ci vorrà a svuotarci i pozzi neri?".
"Il problema è che devono cercarli, perché non sanno dove sono".
"Basterà guardare sul progetto, immagino".
"Dice che non riescono a trovarlo. Non sanno più dov'è".
Perché  il lettore possa seguire appieno la totale follia della questione, fornisco qualche elemento storico sulla scuola media di St. Mary Mead.
Quando la legge del 1963 rese la scuola media obbligatoria per tutti, molti paesi decisero di dotarsi di apposita scuola media da far frequentare ai fanciulli del luogo. In qualche caso vennero riadattati edifici destinati ad altri usi*. 
Non fu questo il caso di St. Mary Mead che, preso un pezzo di terreno confinante con quello della scuola elementare, gettò le fondamenta per una scuola media progettata proprio per essere una scuola media e la costruì in base alle leggi che all'epoca regolavano gli edifici delle scuole medie. Dal giorno della sua inaugurazione fino ad oggi detto edificio e è sempre stato usato  solo e soltanto in funzione di scuola media, con tanto di cucine per la mensa interna, ampio laboratorio di arte e di musica, piccolo teatro per le recite, palestra e altre amenità. 
In seguito la legislazione  cambiò più volte, soprattutto per quel che riguardava le norme di sicurezza, e piú volte vennero cambiati caldaia e bagni, fu smantellata la cucina, vennero avviati laboratori di lingue e di scienze, rifatti alcuni pavimenti, messi in opera pannelli solari e insomma l'edificio non rimase lì immobile mentre la storia gli scorreva accanto, ma anzi il Comune provvide più volte a cambiarlo, rinfrescarlo, adattarlo eccetera, tutto alla luce del sole e in modo assai onesto per quanto ne sappiamo. Inoltre cotale edificio è dotato di un largo ingresso su una delle vie principali del paese che testimonia che a St. Mary Mead c'è una scuola media - e insomma niente fa pensare che mai, in alcun momento della sua edificante esistenza, la scuola media di St. Mary Mead abbia recato in sé qualcosa di clandestino - e d'altra parte chiunque abbia passato una settimana della sua vita in un paesello del genere di St. Mary Mead sa benissimo che ivi niente può essere fatto, vuoi di lecito o vuoi di illecito, che non sia notissimo ad ogni abitante compresi i piccolissimi che ancora non sanno parlare. Per quale motivo dunque i piani di un edificio non esattamente illegale come una scuola media debbano essere rimpiattati non si riesce a capire se non sospettando una grandissima incapacità da parte di chi gestisce la documentazione del comune in questione.
E mentre tutto noi meditiamo sull'infinità vastità dell'imbecillità umana gli operai del Comune se ne vanno via a coda bassa e con aria infelice e a noi non resta che salire in classe per spiegare la situazione (invero assai fluida) in cui ci troviamo.

In realtà la storia è a lieto fine, perché verso la metà della seconda ora, mentre con la Seconda ci stiamo dilettando nella contemplazione delle  varie danze macabre e trionfi della morte che dopo il passaggio della prima ondata della peste del Trecento** diventarono un tema assai ricorrente per la pittura arriva la custode ad annunciare che la situazione dei bagni è tornata normale. A quanto sembra, qualcuno deve essere riuscito a trovare il nascondiglio segreto ove erano occultati i segretissimi progetti della scuola - probabilmente un normalissimo faldone, e neanche escludo che sopra ci fosse scritto qualcosa di assolutamente esplicito sul suo contenuto, del tipo "planimetrie della scuola media".

* per esempio io frequentai a Firenze una scuola che aveva sede in un ex-Istituto per Ciechi che non era stato fatto oggetto di particolari controlli e che,mentre facevo la terza media, fu oggetto per qualche mese di lavori di ristrutturazione piuttosto emergenziali onde evitare che ci cascasse in testa.
** la più famosa è la prima, ma ne seguirono diverse altre, per quanto più contenute

domenica 12 gennaio 2025

La tortuosissima saga dell'attorcigliata burocrazia scolastica - 2 - Il Gran Consiglio (orientativo)

Un povero micio sperso nell'albero di Natale. I suoi occhi perplessi e le sue orecchie allargate tradiscono la Grande Domanda "E mo' come esco da qui?"

Il Consiglio Orientativo per gli alunni della Terza media è una vecchia istituzione, tanto che c'era già cinquant'anni fa, quando le medie le facevo da alunna. Con me lo risolsero con la formula riservata a quelli bravi può frequentare qualsiasi tipo di scuola. Voleva dire, immagino, che potevo andare sia al classico che allo scientifico visto che scrivevo molto bene e con la matematica me la cavavo onorevolmente*; a nessuno venne in mente che avrei potuto trarre un qualche frutto da tecnici o professionali, riservati notoriamente alle scartine. 
Per quanto riguarda l'orientamento, ricordo che si risolse in un garbato appello della nostra insegnante di Lettere che ci ricordò che non esistevano solo i licei - un concetto certamente valido di per sé, ma la nostra era una scuola popolata per lo più da figli di laureati più che convinti che solo il liceo forma la mente, e soprattutto nessuno ci aveva mai detto alcunché su queste insulse scuole che non erano licei e perciò apparivano del tutto indegne della nostra bella presenza.
Immagino che oggi ci penserebbero un po' di più prima di mandarmi al classico a scatola chiusa - almeno, confido che mi avrebbero mi avrebbero per lo meno fatto qualche questionario e presentato un po' di scuole alternative, perché l'orientamento ormai viene affrontato piuttosto seriamente e lo spettro del Consiglio Orientativo incombe maestoso su tutta quella parte dell'anno scolastico della Terza che precede Natale.

Come funziona adesso la formulazione del Consiglio Orientativo?
Il Consiglio (di Classe) si riunisce, sfoglia la lista degli alunni e stabilisce quale scuola gli alunni in questione dovrebbero frequentare a parer loro. Naturalmente prima viene chiesto più volte agli alunni in questione dove vorrebbero andare e cosa vorrebbero fare, se n'è parlato con le famiglie - anzi non è raro che le famiglie in questione si consultino con gli insegnanti valutando in lungo e in largo la questione - e insomma, dietro c'è un certo lavoro di preparazione che è cominciato già in Seconda. Nel frattempo i ragazzi seguono il corso di orientamento, vanno a visitare scuole, si consultano tra loro e con fratelli e amici, discutono in famiglia eccetera. Ma alla fine il Consiglio si ritrova alle prese con la lista dei nomi e una gran serie di punti interrogativi in testa e i punti interrogativi vengono discussi con pazienza. E non voglio dire che sia complicato come eleggere il presidente della repubblica, ma insomma non è cosa che venga presa alla leggera. 
Ordunque il Consiglio, sennato o meno che sia, viene alfine formulato e a quel punto si tratta solo di consegnarlo alle famiglie che ne faranno quel che meglio credono - perché appunto di consiglio si tratta; e se è vero che ci sono sempre in ogni classe famiglie dure come le pigne verdi che rifiutano di ascoltare la voce della ragione e del buon senso, nella gran parte dei casi c'è sincera collaborazione con gli insegnanti, perché certo nessuna delle parti in causa desidera che l'uccellino, colomba, falchetto o aquilotto che sia condotto nel nido sbagliato o lasciato implume e indifeso in balìa degli animali da preda.

Quando ho cominciato a insegnare, sull'orlo del Duemila, il Consiglio Orientativo era una strisciolina di carta da compilare che veniva poi consegnata dal Coordinatore alle famiglie nel corso del Gran Ricevimento di Natale. Anzi, non di rado il Coordinatore disponeva di qualche gentil collega che compilava le striscioline per lui - insomma, il confezionamento materiale del Consiglio era di gran lunga la parte più semplice della faccenda.
A quei tempi, poverini noi, non avevamo ancora la gran fortuna di avere il registro elettronico Argo.

Adesso invece lo abbiamo. 
Non solo, abbiamo anche una nuova VicePreside, che è una perfetta incarnazione dello Spirito della Complicazione Butocratica. Costei ha arricchito il nostro lessico - per esempio abbiamo imparato che le recite o le mostre al termine dei vari laboratori non sono, appunto "recite" o "mostre", bensì "restituzioni"* - e cavare da lei una risposta semplice a una domanda semplice, del tipo "Vuoi un panino con il prosciutto?" "No" è probabilmente impossibile (va detto però che io ci sto provando da soli sei anni, anche perché prima costei lavorava altrove). A lei dobbiamo una fioritura di moduli piuttosto contorti e una lunga serie di comunicazioni, scritte o vocali ricche di periodi in sospeso e di oscuro significato. Non sono rari i casi in cui, verso il quarto inciso e la sesta subordinata ho letteralmente urlato in mezzo alla strada "Soggetto, predicato e complemento oggetto!" rovinandomi così la reputazione presso la popolazione indigena di St. Mary Mead, che dopo quasi vent'anni che insegno lì ormai sa benissimo chi sono e cosa faccio di mestiere.

Non tutte le complicanze dei moduli con cui noi e le famiglie degli alunni combattiamo tutti i giorni sono colpa sua, naturalmente: lo spirito della Brutale Semplificazione scorre assai debole nel corpo insegnanti, altrimenti non starei a fare questa serie di post. Tuttavia, nel caso del modulo del Consiglio Orientativo l'autrice è proprio lei. 
Ed ecco, in spregio ad ogni elementare norma di riserbo istituzionale, una fedele riproduzione del prezioso schema per il Consiglio Orientativo

ISTITUTO COMPRENSIVO di St. MARY MEAD

CONSIGLIO ORIENTATIVO

A.S. 2024/2025



Il Consiglio di classe tenuto conto di:


- strategie di apprendimento, abilità di studio e metodo di lavoro acquisiti

- attitudini e inclinazioni evidenziate

- interessi e motivazioni espressi

- competenze acquisite

- progressi di apprendimento e di sviluppo cognitivo e relazionale personale, evidenziati nel corso degli studi 

- attività di recupero e/o potenziamento in corso


ritiene che per l’alunno/a _____________________________________  della classe ___________ possano meglio rispondere alle esigenze personali di crescita, sviluppo e maturazione la tipologia di scuola sotto indicata: 


Difficile immaginare un modo più farraginoso di introdurre un consiglio orientativo: il malcapitato alunno di cui ci si ricorda di dire il nome solo dopo la lunga sbrodolata ha acquisito strategie di apprendimento, abilità di studio e metodo di lavoro  - e già qui ci sarebbe parecchio da discutere: ci siamo occupati di farlo lavorare? Cosa si intende esattamente per "lavoro", nell'ambito di una scuola media? Li abbiamo mandato a raccogliere le olive? (Sì, ogni tanto lo abbiamo fatto, ma dubito che in tutto il corpo docenti della nostra scuola ci sia qualcuno in grado di insegnare granché a riguardo: qualcuno di noi magari a Novembre va nel podere di famiglia a raccogliere olive per la spremitura con qualche parente, ma lo fa in modo assai amatoriale; stesso discorso vale per la coltivazione dell'orto della scuola e per le scaffalature dipinte nel laboratorio artigianale). 
Poi la creaturina ha anche acquisito "competenze", ma ci ricordiamo di dirlo solo due righe dopo.
Nel frattempo gli alunni, bontà loro, hanno anche espresso ed evidenziato attitudini, inclinazioni, interessi e motivazioni. Dal canto nostro, ci siamo anche occupati di recuperarli e potenziarli.
Si potrebbe dire in modo più elegante e meni ripetitivo?
Certo che si potrebbe, e anzi davvero si dovrebbe: che schifo di italiano dimostriamo di avergli insegnato, scrivendo in questo modo?
Ecco, il vero problema secondo me è proprio l'italiano, inteso come uso corretto della lingua: il Consiglio infatti, dopo tutto questo gran prendere atto... ritiene che per l'alunno POSSANO a meglio rispondere LA TIPOLOGIA di scuola sotto indicata.
La concordanza tra soggetto e verbo (ovvero: se il soggetto è singolare il verbo ha da essere al singolare, se il soggetto è al plurale altrettanto al plurale dovrà essere il verbo) viene di solito  insegnata già alle elementari, di sicuro alle medie lo ripetiamo... no, la VicePreside non insegna Lettere, ma ha ovviamente compiuto studi superiori se è arrivata in cattedra. Lo stesso vale per chiunque abbia visto o intravisto quello sciaguratissimo testo, e nella commissione dell'orientamento almeno una insegnante di Lettere c'è di sicuro.
D'accordo, l'errore di grammatica si può correggere in corsa, e così abbiamo fatto. Detto questo il documento è sgradevole, e anche quel nome nascosto all'interno di una frase così arzigogolata secondo me è un grosso errore di comunicazione.

Ad ogni modo mettiamoci nei panni degli sventurati genitori: dopo un lungo periodo circonvoluto e che non hanno (si spera) degnato di uno sguardo, arriva finalmente 'sto cazzo di Consiglio Orientativo, che a Delfi per trasmettere il responso di Apollo la facevano meno lunga?
Ebbene no, almeno non subito. A meno che tuo figlio non sia stato ritenuto meritevole di fare un liceo.
Mi guarderò bene dal ripetere la tabella che inseriamo nel nostro modulo, anche perché sarebbe un vero spreco di spazio, e mi limiterò a una breve descrizione: essa comprende un elenco di tutte le possibili opzioni - no, non tutte le possibili opzioni per il singolo e specifico alunno, ma proprio per tutti gli scolari della Repubblica Italiana. 
Naturalmente per prima viene citata l'Istruzione Liceale, poi c'è quella tecnica, quella professionale e infine l'Istruzione e formazione professionale, ovvero i corsi triennali, e per quelli non è specificato niente, ché sia chiaro che si tratta di un generico ghetto dove i genitori pescheranno a casaccio. Insomma tutte le possibilità vengono presentate nel più tradizionale degli ordini gerarchici.
Ora, io figli non ne ho, non ho studiato psicologia e di marketing so davvero pochissimo; e tuttavia mi sorge il sospetto che per il genitore di turno non sia propriamente gratificante dover scorrere tutto l'elenco, lungo l'equivalente di tre paginate su carta, per scoprire infine che l'amata prole è relegata nel ghetto dopo tutti gli altri ordini possibili. Inoltre, non riesco proprio a immaginare che chi viene consigliato di far fare a suo figlio, poniamo, un rispettabile tecnico agricolo, sia poi così interessato a conoscere tutte le altre possibilità a disposizione che ormai, volente o nolente, ha imparato a conoscere nei tre mesi dedicati all'orientamento.
Il fortunato compilatore comunque deve pure lui scorrerle tutti gli ordini di istruzione, alla caccia della crocetta che gli indica cosa consigliamo e che magari può pure sfuggire a una prima lettura. Confesso comunque che l'anno scorso, oltre a correggere l'errore del verbo al plurale e dell'istituto al singolare ho allargato il carattere, messo il grassetto e pure un bel colore rosso che spicca in mezzo a tutta la trafila.

Una volta compilati i moduli poi il file va trasformato in un PDF, e il PDF va caricato sul registro Argo - il quale registro Argo ha un modo tutto suo e perversissimo di raccogliere i file, perché per ognuno va aperta una cartella, da inserire in una particolare area, con una serie di manovre non prive di una loro complessità, e infine condiviso nella classe, ma facendo attenzione che lo possano leggere solo i diretti interessati. Per una classe di una ventina di alunni se ne va una buona oretta.
E' mai possibile che non esista un sistema più rapido per trasmettere alle famiglie il frutto delle nostre fatiche orientative? Viene da pensare che sì, sia possibile.

Quest'anno comunque il Ministero dell'Istruzione (e del Merito) ha deciso di prendere in mano la situazione e di elaborare un proprio e personale modulo che valesse per tutte le scuole italiane. 
L'ho trovata una bella iniziativa perché, quand'anche il modulo fosse un vero cimitero di errori ortografici e sintattici, o costruito in modo da trasformare la ricerca del Consiglio Orientativo in una sorta di caccia al tesoro, in tutti i casi la colpa di tutto ciò sarebbe da imputare appunto al Ministero, e nessun disdoro ne verrebbe a noi poveri insegnanti né alla nostra specifica scuola.
Unico inconveniente: il modulo è arrivato quando i Consigli erano già stati pazientemente compilati e dunque il coordinatore di turno ha dovuto rifarli tutti, dal primo all'ultimo, seguendo lo schema del Ministero.
Non io, per mia buona sorte. E mi piacerebbe poter esprimere un giudizio e cenciare anche il modulo ministeriale ma Argo ha deciso che non posso vederlo, nemmeno a titolo di semplice curiosità, perché quest'anno non coordino una Terza.
Che ci sarebbe di male a vedere il modulo, anche se non devo compilarlo? Loro mica lo sanno che mi sono messa in  testa di coprire di insulti tutta la modulistica scolastica usando allo scopo il mio blog.
Ma, niente, non posso vederlo. Immagino che chiederò comunque in gran segreto a qualche collega di farmelo vedere: dopotutto, un modulo ministeriale non dovrebbe essere protetto dal segreto professionale.

il liceo linguistico ancora non esisteva, e dubito che mi ci sarei fatta onore, visto che mi arrangiavo con una certa difficoltà anche in inglese; di fatto non avevo alcun talento per le lingue, come si vide chiaramente quando affrontai il greco, e anche in latino non mi ero certo coperta di gloria.

** probabilmente il concetto di base dietro quest'insolito uso del vocabolo sta ad intendere che, dopo aver accumulato nuove competenze, abilità e percezioni nel corso delle attività didattiche, le RESTITUISCE agli sventurati genitori e parenti che verranno ad assistere al frutto delle loro fatiche; almeno, ho finito per farmi questa idea ma ho evitato con ogni cura di approfondire la questione con la diretta interessata, perché se si fa una domanda c'è sempre in agguato dietro l'angolo il pericolo di ricevere una risposta. Lunga e contorta.

domenica 3 marzo 2024

Two monster is better than one (maybe)

L'immagine del poster della mostra del libro di St. Mary Mead di quest'anno.
Ufficialmente la Mostra del Libro ogni anno segue una routine ormai ben consolidata e organizzarla è cosa rapida e semplice - o almeno così ho scritto, forse in preda ai fumi dell'alcool, nel progetto di quest'anno, per indicare che non chiedevo la retribuzione per le ore dell'organizzazione.
Nella realtà però salta sempre fuori qualche intralcio all'ultimo momento (tranne nel 2020, dove in effetti tutto filò liscio, salvo che poi la mostra non si fece perché le scuole stavano chiudendo. Ma questi son dettagli).
Quest'anno scodellare i poster è stato invero assai complicato perché avevo deciso di provare con una nuova tipografia - che in effetti ha fatto un lavoro eccellente.
Avuti i poster sono andata prima di tutto a consegnarne come sempre uno alle scuole elementari. Lì mi faccio fare anche un po' di stampe in formato A3 da appendere nelle aule con l'unica fotocopiatrice a colori del Comprensivo - veramente ne è stata promessa una anche a noi, da più di un anno, ma non se n'è vista ancora traccia.
Consegno il poster a Maestra Tina che come sempre mi fa i complimenti per lo squisito gusto con cui è stata scelta l'immagine, ci consultiamo con i custodi (che come sempre mi fanno i complimenti per lo squisito gusto eccetera) per decidere dove appenderlo; in Segreteria, dopo avermi fatto come sempre  i complimenti per lo squisito gusto eccetera, mi producono le fotocopie a colori- Infine incrocio il Preside che si congratula con me per lo squisito gusto eccetera e io, dopo aver risposto con il mio tono più modesto ai complimenti di tutti, munita di una gran coda da pavone a ruota fissa nonostante tutte le mie pretese di modestia e minimalismo, vado verso le classi quarte e quinte per consegnare anche a loro i miniposter da mettere in classe. E' infatti consuetudine che, in nome della continuità, le classi quarte e quinte vengano in visita di cortesia al grande evento: i bambini pascolano assai, squittiscono molto e di solito prenotano gran copia di libri che solleticano la loro curiosità, e tutto ciò mi rallieta assai, non soltanto perché fa lievitare l'incasso ma soprattutto perché vedere gruppi di fanciulletti che pascolano gioiosi tra i libri mi piace assai, così come mi piace vedere un gatto che si crogiola al sole o un gruppo di farfalle intorno a un cespuglio in fiore che impollinano furiosamente: sono begli spettacoli di benessere che rallietano il cuore.
Le insegnanti mi accolgono di buon grado, mi fanno appendere il miniposter e promettono visite. MA mentre mi avvio soddisfatta verso l'uscita incrocio una maestra con l'aria assai rimproverosa.
Dunque facciamo la Mostra del Libro?
Ebbene sì, facciamo la Mostra del Libro, ammetto perplessa. Non è una gran novità: salvo negli anni della pandemia abbiamo sempre fatto la Mostra del Libro, ormai da tempo immemorabile*.
Ma lei è la responsabile delle biblioteche dell'Istituto e non lo sapeva.
Mi astengo dal dire che non è una cosa necessariamente collegata alle biblioteche dell'Istituto** e aspetto di capire dove vuole andare a parare.
"Volevamo farne una anche noi" mi spiega sempre più rimproverosa.
"Ottima idea, qui a St. Mary Mead non c'è una libreria e per i ragazzi è bene avere due possibilità..."
"Se ce lo dicevi subito ci organizzavamo per farla nello stesso momento".
Tiro un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo e spiego "Ma no, è molto meglio farle separate, tutto insieme si rischia di cannibalizzare l'utenza..."
"Ma se comprano i libri da voi non li comprano dopo alla nostra Mostra!".
"Al contrario, se fate la mostra a Maggio avranno già letto i libri acquistati ora e saranno pronti a comprarne altri, anzi potrete dargli dei consigli per le vacanze..."
Specie se sono rimasti soddisfatti da quel che hanno scelto, aggiungo in cuor mio. Ma se han scelto tra un buon numero di possibilità, è probabile che siano riusciti a contentarsi, e non è che i genitori di St. Mary Mead siano particolarmente taccagni sotto questo aspetto. 
Tra l'altro, stando a quel che ci dicono le indagini di mercato, in Italia ai bambini piace leggere. E' durante l'adolescenza che li perdiamo.
E' evidente però che il mio ragionamento non la convince; ancora più evidente è che è soprattutto offesa per il mio atto di lesa maestà. Che poi, ripensandoci, se io non le ho detto che avevamo intenzione di fare la Mostra del Libro per metterci d'accordo sulla data, nemmeno lei ne ha parlato a noi. E siamo ormai a Marzo.
E ripensandoci vieppiù, qualche anno fa fu fatta una doppia Mostra del Libro, loro a Dicembre, noi a Marzo, e nessuno ci trovò niente di strano ma ognuno se la fece per conto suo. Che mi sembra pure giusto perché elementari e medie hanno gusti completamente diversi.
"Quindi non siamo obbligati a venire in visita" conclude la Maestra Rancorosa.
"Naturalmente nessuno è obbligato a fare proprio niente" confermo, vagamente esasperata. 
In effetti l'idea di portare le elementari in gita turistica alla Mostra del Libro delle medie era venuta a Maestra Tina qualche anno fa, quando passò da noi per puro caso e apprezzò la squadernata di libri che c'erano. Nei primi anni non era venuto in mente a nessuno di farlo.

Ho ripreso i miei manifesti mignon a colori e sono tornata alla scuola media immersa nelle più varie riflessioni ma con un fondo di depressione in cuore. 
La gente è complicata, e le maestre del nostro Comprensivo lo sono in modo tutto particolare: sempre pronte a offendersi per le cose più strane, ma anche piuttosto miopi secondo me.
E, sempre secondo me, non hanno un rapporto molto buono con i libri. La Maestra Rancorosa, per lo meno.

* a scuola il tempo immemorabile va intorno ai dieci anni, dopo si passa direttamente alle ere geologiche.
** e nemmeno sapevo che c'era una responsabile delle biblioteche di istituto. Anche perché ohni tanto la tolgono, e se la rimettono dovrebbero almeno segnalarci che c'è.

domenica 21 gennaio 2024

Vantaggi di una didattica che si apre al territorio (con qualche piccolo svantaggio collaterale)

La giornata è di ventiquattro ore, la settimana di sette giorni.
Qualsiasi cosa possa dirne la fisica quantistica.

Tutti gli anni, ma proprio tutti, alla media di St. Mary Mead arriva la stagione delle uscite e delle attività integrative: le classi sciamano in massa verso Firenze per visitare giardini, mostre, musei e monumenti, oppure dilagano per tutta la provincia per fare trekking e visitare pure lì parchi, mostre, musei e monumenti, mentre nella scuola esperti nelle più varie discipline vengono ad elargirci il loro sapere, il tutto nell'ambito di progetti dai nomi creativi e a volte anche un tantino demenziali, tipo LavoriAMO la terra che sta ad indicare l'onesta e rispettabile lavorazione dell'argilla, si suppone fatta con particolare amore - per tacere delle varie gare sportive dei Giochi della Vallata e di sicuro sto dimenticando qualcosa.
Organizzare le sostituzioni diventa un incubo, riuscire a infilare un innocua prova scritta di inglese  in un giorno in cui siano presenti sia la classe che l'insegnante di Inglese è un gioco a incastro, torme di alunni vagano da un capo all'altro della scuola impegnati nelle più strane attività e tutti gli insegnanti deprecano e si lamentano: ci sono troppi progetti, ce li hanno imposti dall'alto, non è possibile che non ci sia più una mattinata tranquilla, ma a cosa servono tutti questi progetti, non è giusto, dovevamo opporci, dobbiamo difendere il nostro tempo-scuola, ma l'anno prossimo sapremo farci valere, perché davvero non si può campare così, com'è possibile che ci piova addosso tutta questa roba e noi non ne sapevamo niente?

Ma proviamo a tornare indietro nel tempo, per esempio all'inizio dell'anno scolastico.
"Io faccio solo i Giochi della Vallata, il corso di nuoto e il torneo di minibasket. Poi, naturalmente, c'è il corso di educazione stradale e quello di Primo Soccorso" espone Scienze Motorie col suo fare modesto&elegante.
"Io quest'anno non volevo fare granché, solo il corso di cibernetica, le decorazioni di Natale con la stampante 3D e una visitina al Museo delle Scienze" spiega Tecnologia con fare dimesso.
"Potrei fare il murales" mormora Arte sovrappensiero "Poi c'è la mostra di Tiziano, la visita al laboratorio delle Belle Arti e magari qualcosina per la Giornata contro la Violenza sulle Donne" per poi farfugliare vagamente qualcosa sulla rielaborazione del simbolo della pace (che quest'anno, ahimé, si presenta particolarmente attuale).
"Noi di lingue niente, solo una visita di esperti di cultura spagnola, le solite certificazioni Trinity e Dole per le Terze, una visitina all'Hard Rock Cafè dove ci fanno un concertino... sì, forse anche un lavoro per Halloween e per il Dia de los muertos".
"Noi li portiamo a Roma al Senato, poi un giro della Firenze medievale, e un'attività a Palazzo Vecchio... C'è anche quell'attore che recita Boccaccio, ci fa preparare uno spettacolo. Poi naturalmente ci sono i Cento Canti di Dante, andiamo a farli a Santa Croce ma prima viene un attore a scuola a prepararli..."
"Noi abbiamo chiesto al Comune di St. Mary Mead di ripristinare i Viaggi della Memoria, ci faranno sapere..."
"Io li porto al Museo delle Pietre Dure"
"Io al Planetario, poi c'è il Museo della Matematica"
"C'è l'Open Lab al Polo Universitario di Sesto Fiorentino"
"Una visita alla Sinagoga di Firenze"
"Stanno restaurando il Duomo, possiamo salire sulle impalcature a guardare gli affreschi da vicino"
"C'è uno spettacolo tratto dai racconti della Resistenza"
"La Mostra del Libro, naturalmente"
"Quest'anno volevamo fare l'orto sotto la supervisione di un esperto della Forestale"
"Un lavoro sull'adolescenza, c'è la cooperativa Nuvole Bianche che fa delle cose molto interessanti".
"Il laboratorio sugli alberi, ci fanno fare anche le poesie haiku".
"Vengono i Carabinieri per la Legalità".
"C'è una ragazza molto brava che fa delle letture di Calvino".
"Il laboratorio sulle favole".
"Ah, io quest'anno niente, faccio solo il corso in dieci lezioni sul Viaggio"
"Noi partecipiamo al concorso Chi sono? Dove sono? E qual è il mio codice fiscale?,si fa un lavoro sull'identità personale e si preparano dei disegni"
eccetera eccetera eccetera.
Poi prepariamo l'elenco delle attività e lo consegniamo in Segreteria. Nel frattempo...
"C'è un gruppo che lavora sulla Pet Therapy. E' piuttosto caro, ma ci fanno sei lezioni. Lo accendiamo?"
Si alza un unanime coro di gioiosi squittii: "Wow, la Pet Therapy a scuola! Meraviglioso, non possiamo sopravvivere un giorno di più senza la Pet Therapy!"
"C'è la mostra sul razzismo"
"Ci hanno segnalato un magistrato in pensione che fa interventi sulla Costituzione".
"Magnifico!".
"Il Comune ci ha offerto di assistere a una seduta del Consiglio Comunale".
"Splendido!".
"L'associazione 'Viva le nutrie' si offre di venire a parlare della bonifica dei fiumi".
"Io! Io! Lo voglio io!". "Anch'io!".
"Conosco un negozio artigianale dove mostrano come si fabbrica la carta".
"Ganzissimo!".
"C'è la Spezieria di Castelnuovo che è diventata un museo, ci fanno anche vedere come lavoravano la cera".
"Grandioso!".
Potrei continuare per molte pagine ma mi fermo qui per pietà verso chi legge.

E arriva inevitabilmente il giorno in cui la lezione-concerto, la pet therapy e l'intervento dei Carabinieri sulla legalità si intrecciano in un groviglio all'apparenza inestricabile e trasformano la verifica di inglese in una sorta di Mission Impossible.
A quel punto ricomincia il lamento "Ma tutti questi progetti, perché li facciamo?"
"Ce li hanno imposti dall'alto. Non se n'è mai parlato, a adesso arrivano quelli con il laboratorio degli alberi e la gita nel bosco. Chi li ha chiamati?".
Li abbiamo chiamati noi, solo e soltanto noi. Di nostro libero genio, talvolta pure dopo un minuzioso lavoro di ricerca e di spulciatura.
Che, sia chiaro, nessuno ci ha imposto. Esistono infatti anche alcuni esponenti della categoria "No, io non faccio nulla". Tuttavia, anche se in effetti non organizzano nulla anch'essi svolgono un prezioso lavoro di accompagnamento nelle uscite e di sostituzione degli assenti.
Insomma, nessuno è innocente. 

sabato 30 settembre 2023

La prof. Murasaki avanza trionfalmente tra due ali di alunni plaudenti (feat. Primo Giorno di Scuola)

Il mio trionfale Primo Giorno di scuola. Peccato non essermi presentata a cavallo.
Aiutata da un orario con dei tratti piuttosto insoliti* il mio primo giorno di scuola è consistito in una singola ora, che era anche l'ultima - insomma la quinta, perché i primissimi giorni siamo partiti con cinque ore. Sono comunque arrivata prima perché avevo svariate decine di cose da fare e così ho vagato sin dalla prima ora per i corridoi, incrociando svariati gruppetti di allievi.
"Bentornata, prof!
"Che bello rivederla, prof!"
E fin qui, che i tuoi alunni siano contenti di rivederti fa senz'altro piacere e non è poi una cosa tanto insolita, nell'atmosfera un po' festosa del primo giorno. Ma:
"Buongiorno, lei è la prof. Murasaki?"
"Ehm, sì"
"Siamo davvero contenti di conoscerla!"
"Mi fa davvero piacere, ma io non vi..."
"Sì, non siamo suoi alunni ma abbiamo sentito parlare tanto bene di lei".
"Oh?"
"Un applauso per la prof. Murasaki!"
E così mi sono ritrovata a passare in mezzo a due file di alunni che mi applaudivano. 
Piccolo particolare: molti non mi avevano mai avuto come insegnante, nemmeno per una sostituzione volante.
D'accordo, il mondo è pieno di prese di giro e la scuola ne trabocca in modo particolare; ma, a parte il fatto che sembravano convinti, che senso avrebbe avuto? E che senso aveva invece applaudire una insegnante che non conosci?
Poi sono entrata in classe, la Terza Sfigata mi ha raggiunto e anche loro mi han fatto gran festa e pure abbracciato, ma a quel punto la cosa era quasi normale: abbiamo un buon rapporto, mi hanno avuto per dieci ore a settimana per due anni, che ci sia un certo feeling ci può anche stare.
Ho intascato il tutto e sono tornata a casa di ottimo umore pur con qualche perplessità interiore.
E comunque fa piacere che i tuoi alunni dicano bene di te ai loro amici.

Stabilito che ho un gran carisma e suscito un entusiasmo degno dei più famosi cantanti, il secondo giorno di scuola è apparso un barlume di spiegazione. Mentre stavo in classe a riordinare sono entrate tre ragazze che non sono mie alunne ma che per tutto l'anno passato mi avevano sempre salutato con grande slancio. Mi han chiesto com'era andata l'estate, io l'ho chiesto a loro eccetera. Poi la conversazione ha deviato su Dotto, uno dei ragazzi della Terza Non Troppo Sfigata. Una ragazza ne ha indicata un'altra e mi ha spiegato che era innamorata di Dotto, appunto.
"Mi raccomando, prof, non lo dica a nessuno".
"No, non lo dirò a nessuno" ho assicurato "Io non vado a raccontare in giro i fatti degli altri, e altrettanto dovresti fare tu. Capisco che possa sembrarvi un punto di vista antiquato, ma secondo me certe cose le dovrebbero raccontare solo i diretti interessati".
Il mio punto di vista gli appare insolito, ma dopo breve discussione convengono che sembra ragionevole.
"Pensa che dovrei dirglielo?" mi chiede l'innamorata.
"Potrebbe essere una buona idea, io però non so in che termini siete. E' una decisione che puoi prendere solo tu. Sia chiaro comunque che apprezzo la scelta".
Dotto si presenta bene, in effetti, e non è la prima volta che sento dire che qualche ragazza gli sta dietro. In effetti tutta la Terza Sfigata si presenta assai bene all'occhio, e non sarò io a non trovarli simpatici, visto che li amo teneramente dal primo all'ultimo.
Mi ringraziano del parere e se ne vanno.

Ci metto due giorni a collegare il primo episodio con il secondo. In effetti era già successo che alunne a me abbastanza ignoti mi chiedessero notizie dell'uno e dell'altro dei fanciulli della Terza Sfigata. 
Che bella cosa l'amore, che finisce per illuminare di una luce radiosa perfino noi insegnanti!
E i ragazzi che mi applaudivano e mi hanno pure stretto la mano?
Come ho già detto, la Terza Sfigata si presenta davvero bene, e la cosa riguarda sia i ragazzi che le ragazze. I maschi sotto questo aspetto entrano meno facilmente in confidenza ma...
Potrebbe rivelarsi davvero un anno interessante.

* come sempre non ho chiesto niente, semplicemente è venuto così

mercoledì 2 agosto 2023

La nuova, innovativissima didattica DADA - Considerazioni dopo il primo anno

Agli scolari, nel complesso, la didattica DADA non è dispiaciuta
Il primo anno della nuova, innovativissima didattica DADA è ormai alle spalle, così ho pensato di fare un piccolo bilancio delle mie personali impressioni, elencando aspetti positivi e negativi in ordine di comparsa (nella mia mente) senza preoccuparmi di tenerli separati. Dopotutto, vantaggi e svantaggi si sono presentati insieme.

Primo elemento positivo: il Cambiamento
Per motivi del tutto estranei alla nostra volontà la DADA ha inaugurato il Ritorno alla Normalità dopo la malefica pandemia. Si è innestata dunque in un momento di Cambiamento, ed ha apportato essa stessa a sua volta un notevole elemento di Cambiamento.
Il Cambiamento è cosa buona e giusta in un ambiente statico, tradizionalista e insieme in perenne fermento com'è la scuola. In questo caso il Cambiamento è arrivato dopo tre anni di Scuola-Galera. ovvero esattamente quello che nella scuola moderna tutti dovremmo cercare con tutte le nostre forze di evitare a qualunque costo. E invece, in spregio totale ai più elementari principi di base della moderna didattica, in questi tre anni la principale preoccupazione di tutti noi insegnanti non è stata quella consueta di porgere nel migliore dei modi possibili i contenuti delle varie materie ai nostri amati alunni, bensì quello di svolgere un implacabile ruolo di poliziotti, tenendo il più possibile i poverini buoni, fermi, con la mascherina addosso e soprattutto ben staccati gli uni dagli altri, isolandoli vieppiù dall'umano consorzio al primo vago accenno di malessere, cercando di adattarci alle varie quarantene nostre e loro, insomma isolandoli da quella fratellanza tra coetanei che è sempre stata il fattore più importante della scuola sin da quando la scuola esiste (le prime testimonianze le troviamo nei testi babilonesi ed egiziani). Uno strazio inenarrabile, completamente contro natura per noi e per loro.
Con l'arrivo della Didattica DADA i ragazzi invece sono stati esortati a muoversi, e soprattutto a muoversi in autonomia, senza più guardiani che ne sorvegliavano ogni movimento, recuperando così un po' di quella libertà che ne aveva sempre caratterizzato i movimenti. Ciò ha costituito un piacevole elemento di novità. Insomma, è cominciato un nuovo corso. 
Ci si può muovere, hallelujah! 
Ci si muove in gruppo, hallelujah doppio, carpiato e rinforzato!

Secondo elemento positivo: il cambio dell'ora
che spesso porta con sé una punta di ansia: la classe, si sa, non deve mai essere lasciata scoperta senza sorveglianza, quindi per uscire dovevi aspettare che arrivasse il collega a darti il cambio, e nel frattempo restava forse scoperta quella dove dovevi andare, mentre i colleghi che dovevano sostituirti spesso dovevano percorrere tutta la scuola per raggiungere l'aula dov'eri, poi c'eri tu che dovevi a tua volta percorrere tutta la scuola, e insomma a volte era una procedura lunga anche se tutti facevamo del nostro meglio. Ogni tanto si presentava perfino il caso dello scambio, dove Inglese doveva darti il cambio in 1A e tu dovevi darlo a lui in 1B, e magari le due classi erano pure a piani diversi e aspettare il cambio era del tutto inutile perché nessuno di voi due aveva il dono dell'ubiquità e solo ricorrendo alle custodi si riusciva a fare il cambio senza lasciare scoperta la classe.
Con la DADA fai uscire la classe, che se ne va dove deve andare, e poi restia ad aspettare la classe successiva oppure te ne vai per i fatti tuoi mentre le varie classi vagano per i corridoi e si accalcano intorno agli armadietti. L'insieme, devo dire, è piuttosto rilassante anche se non sempre ordinatissimo e silenzioso - ma chissenefrega. 
Inoltre quei pochi minuti di stacco hanno in sé un valore aggiunto perché aiutano appunto a staccare, ed è una buona cosa sia per noi che per i ragazzi.

Primo elemento negativo: gli armadietti
La scelta degli armadietti, così allegri e colorati, si è rivelata un punto davvero debole. Quelli scelti ahimé si sono rivelati dei veri aggeggi, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di incastrarsi, staccarsi dai cardini, rifiutarsi di aprirsi e di chiudersi e insomma fare tutto tranne che adempiere alla loro funzione di armadietti. 
Dopo averli tanto bramati e desiderati durante l'anno scorso, alla fine gran parte della scolaresca ha deciso di non servirsene oppure li usa, in modo molto contenuto, all'inizio e alla fine della mattinata. Così abbiamo classi che vagano per la scuola cammellandosi dietro zaini, cartelle da disegno e di tecnologia, borsa per ginnastica più eventuale attrezzatura per la piscina e magari anche piumini e giacchetti vari che poi ingombrano le aule. Non è il massimo della comodità per nessuno, e soprattutto per gli alunni. Quindi il primo consiglio che darei al personale di una scuola che decide di passare alla DADA è scegliete con cura gli armadietti e diffidate dei prezzi troppo bassi, e anche degli armadietti che richiedono un lucchetto. Davvero non è da credersi quanto degli armadietti che chiudono male o non chiudono affatto riescano a complicare la vita.

Terzo elemento positivo: i ragazzi si muovono di più
Sgranchirsi un minimo spostandosi da una classe all'altra e magari anche da un piano all'altro due-tre volte per mattinata per un ragazzo in piena crescita è un piccolo ma consistente aiuto. Farlo sciamando con i compagni è ancora meglio. Meglio ancora sarebbe farlo senza doversi portare la casa dietro, ma insomma si sa che nella vita non si può sempre avere tutto.

Secondo elemento negativo: le campanelle
Da due anni le campanelle suonano più basse del solito, col risultato che nella seconda parte del corridoio, anche a porte aperte, non si sentono proprio. Questo non è colpa della DADA ma del comune di St. Mary Mead, che nonostante i ripetuti avvisi non le ha ancora alzate di volume (o forse non ci è riuscito). Risultato: le classi in fondo al corridoio spesso si muovono in ritardo. Un orologio in ogni aula aiuterebbe a limitare i danni, e infatti c'è - ma buona parte di questi orologi non funziona...
Come per gli armadietti, anche qui si tratta di un lato negativo dovuto a criticità specifiche della scuola, però si rivela con più forza in presenza della didattica DADA che richiede spostamenti di massa in tempi ragionevoli.

Terzo elemento negativo: l'orda dei bufali
Alcune classi sembrano del tutto incapaci di non seminare carte e cartacce e briciole tutto intorno. Talvolta l'insegnante scopre con orrore solo dopo che la classe è uscita che l'aula si è trasformata in una via di mezzo tra un trogolo da maiali e un campo di battaglia, e non di rado la classe che arriva dopo si trova a dover iniziare la lezione prendendo scopa e strofinaccio per fare un po' di pulizia.
La soluzione sarebbe chiamare a pulire la classe che c'era prima, ma per vari e talvolta misteriosi motivi non si riesce a capire che classe c'era prima, oppure tutti giurano che han lasciato una classe impeccabile.
E' stata rispolverata perciò una iniziativa che in anni precedenti aveva dato ottimi frutti, ovvero nominare appositi guardiani che sorvegliassero i compagni e assegnare un punteggio a base di croci e cuoricini a seconda delle circostanze. Con la didattica DADA però il sistema funziona poco e male appunto perché nella stessa aula si avvicendano classi diverse, e in più c'è l'incognita dell'intervallo, che l'insegnante passa in corridoio a fare sorveglianza e in cui dunque non può sorvegliare quel che succede nell'aula - e capita perfino che se una classe durante l'intervallo rimane vuota venga presa d'assalto da qualche gruppo particolarmente amante dello sbriciolamento selvaggio e della scia di cartacce.
Il problema non si presenta di facile soluzione, ma tutti confidiamo che con la dipartita della Terza Capricciosa l'anno prossimo la situazione possa migliorare.

Elemento neutro: le dimenticanze
Succede quando, lasciando un'aula per raggiungerne un'altra, qualcuno dimentica qualcosa. Qualche volta arriva un Raccoglitore Ufficiale che saluta dicendo "Scusate, avete trovato per caso due diari, una penna, una calcolatrice e due libri di letteratura?" per andarsene poi via carico di bottino. Altre volte abbiamo un Volenteroso Postino: "Prof, la 2 C ha dimenticato due giacche, le scarpe da ginnastica e un astuccio. Posso andare a portarglieli?" e va via con la sua carriola di avanzi.
Lo inserisco come elemento neutro perché non crea un gran disturbo ma soprattutto perché è inutile sperare in un mondo perfetto dove nessuno dimentica mai niente. Tuttavia col tempo ci si rende conto che alcuni alunni sono veramente un po' distratti, e vale allora forse la pena di rampognarli nella speranza che comincino a dimenticare solo due o tre giorni alla settimana e magari, col tempo, anche soltanto uno.
Va detto poi che tutto ciò aumenta per gli alunni le possibilità di movimento e non è dunque una cosa negativa di per sé.
Gli insegnati dimenticano mai qualcosa?
Oh sì, e in quantità industriale. Ma questo fa parte del

Quarto elemento negativo (solo per gli insegnanti di Lettere): chi siamo, donde veniamo e soprattutto dove dovremmo andare?
Inglese, Spagnolo, Tecnologia e tante altre materie hanno una loro specifica aula.
Lettere invece ha tentato una soluzione che sin dai primi giorni si è rivelata piuttosto cretina: Lettere si snoda sul corridoio del piano superiore, cinque aule per cinque insegnanti di Lettere. Le aule non sono state assegnate ai singoli insegnanti, bensì alle materie: tre aule per Italiano, una per Storia, una per Geografia. La VicePreside disse "Bene, distribuitevi l'orario in modo da fare Storia nell'aula di Storia eccetera.
La cosa si è rivelata impossibile perché spesso abbiamo due insegnanti di Lettere che fanno Storia nella stessa ora e cose del genere. Il risultato è che l'insegnante cambia aula più volte per ogni mattinata e non ha un posto specifico dove mettere le sue cose, se non nell'armadietto che diventa così la raccolta di materiali vari di tutte le insegnanti di Lettere. In più c'è il grave inconveniente che l'insegnante in questione deve ricordarsi un orario piuttosto complicato e vaga da una classe all'altra non di rado confondendosi, almeno nei primi mesi, e spesso deve andare in altre aule a prendere il materiale dell'attività cominciatra uno o due giorni prima in un'altra aula.
E' stata avanzata la proposta di assegnare la singola aula al singolo insegnante, e questa proposta mi piace molto perché fin dall'inizio speravo di personalizzarmi l'aula a piacer mio. Vedremo se l'idea va in porto.
Tutto ciò toglierà un po' di senso alle citazioni scritte alle pareti, ma buona parte di quelle citazioni non mi avevano mai convinto molto, e dunque me ne farò una ragione.

Quinto elemento (parzialmente) negativo: "Tenete sempre la destra quando vi muovete!"
La regola, in apparenza assai facile da seguire, ha lo scopo di impedire che le classi si aggroviglino ed ostacolino tra loro. In realtà è stato un aspetto che ho molto curato, tanto che il mio rituale grido "Tenete la destra!" è diventato famoso in tutta la scuola. Tuttavia, grida oggi e grida domani, nel corso dell'anno le mie classi si sono abituate a procedere sulla destra senza invadere corridoi e scale bensì formando una colonna decorosamente ordinata. Temo però di non poter dire altrettanto delle altre classi. Tuttavia sono molto fiduciosa sul fatto che il progressivo ritorno alla normalità restituirà col tempo una certa abitudine ai gruppi di muoversi con criterio invece di dilagare come acqua fuoriuscita dagli argini.

Terzo elemento positivo: la Mostra del Libro
Non so spiegarmi bene i motivi, sta di fatto che quest'anno la Mostra del Libro è filata molto più facilmente del solito e soprattutto me la sono potuta fare da sola senza disturbare nessuno; probabilmente questo dipende soprattutto dall'orario con le ore accoppiate, ma insomma tutto ha funzionato bene senza che dovessi chiedere aiuto o sostituzioni a nessuno salvo un paio di intervalli alla collega di sostegno che è in classe con me.

Quarto elemento positivo: gli intervalli in cortile
Questo non è un frutto della DADA bensì della pandemia. Per noi di Lettere è particolarmente fruttuoso perché per portare le classi in cortile dobbiamo fare un sacco di scale (che migliora la nostra circolazione e la nostra tenuta fisica in generale) e permette agli alunni di muoversi. A ciò si aggiungono varie gite nell'aula dell'Agorà, che è nel sotterraneo ma sbocca sul cortile. Insomma scale, scale e ancora scale. 

Anche se ho elencato cinque elementi negativi contro quattro positivi sono convinta che gli aspetti positivi prevalgano perché più importanti, mentre i cinque negativi possono facilmente essere migliorati - salvo gli armadietti, che ormai ci sono e ce li dobbiamo ciucciare così.
Nel caso che qualcuno si stia chiedendo se la didattica DADA consiste solo negli spostamenti, non posso che rispondere che sì, dal momento che le aule sono ancora strutturate nel modo consueto, file di alunni che guardano verso l'insegnante che sta in cattedra o al massimo gira tra i banchi cercando, non sempre con successo, di non inciampare in zaini e cartelline varie.
Corre voce che la DADA sia soprattutto laboratoriale ma nessuno ci ha dato particolari spiegazioni in merito, e d'altra parte a St. Mary Mead abbiamo gran copia di laboratori e cerchiamo di fare lezioni abbastanza variegate. Così, a tastoni, perché ripeto che nessuno ci ha spiegato niente in proposito.