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martedì 7 aprile 2026

Compito di realtà, ovvero le armi dell'Ottocento (a scuola)

La Seconda Rigenerata ascolta la lezione sulle armi

L'anno scorso, in piena età comunale, Long John si offrì di portare a scuola la sua balestra.
Accettai più che volentieri e così una bella mattina la balestra (una perfetta riproduzione) entrò in classe. Long John spiegò nei dettagli come funzionava, la fece girare, tutti ammirarono e insomma passammo un'ora molto piacevole a parlare di balestre e tecniche di combattimento bassomedievale; poi Long John riprese la sua balestra, la rimise nella custodia e la riportò a casa. Gli misi un bel voto (di cui in verità non si era parlato, ma visto che aveva passato un'ora a chiacchierare al posto mio, e per giunta su cose che non avrei saputo raccontare, mi sembrava giusto retribuirlo in qualche modo) spiegando nel dettaglio come se lo era meritato e dimenticai l'accadimento già queil pomeriggio, non so perché.
Quest'anno, a Febbraio, quando ormai eravamo arrivati alla Guerra dei Trent'anni, Long John si è offerto di portare archibugio e baionetta. Sembrava un'idea interessante, ma mi sorse in cuore un filo di sospetto: armi da fuoco? In classe? Si poteva?
Così mi consultai con la VicePreside e la Responsabile di Plesso, e le vidi parimenti perplesse. Sulla faccia avevano scritto a chiare lettere "Per l'amor di Dio, ci mancano altro che le armi da fuoco in classe!" ma cercarono di moderarsi. Non uscì però dalle loro bocche alcuna parola che valesse a rendere appena appena domestica la mia richiesta.
Già mentre parlavo stavo misurando in cuor mio la vastità della mia scempiaggine:  nessuna creatura vivente, salvo forse la madre di un bambino di due settimane, è più apprensiva e tremebonda e timorosa di un insegnante. Certamente potevo scavalcarle e chiedere il permesso al Preside, ma niente mi lasciava pensare che avrei avuto altra risposta che un bel NO. Quando accennai l'episodio della balestra, che all'epoca avevo trovato del tutto innocente, sgranarono assai gli occhi.
A onor del vero, nonostante gli occhioni sgranati non uscì un vero "NO!", ma certo non vedevo speranza che arrivasse un "sì", almeno sul momento. Di fatto, ci separammo senza una risposta precisa.
Riferii tutto ciò senza alcun infingimento a Long John, che non capiva il motivo di tante smanie e tante smorfie, ma è un ragazzo riflessivo, e la settimana dopo mi spiegò che aveva elaborato un piano: un Giovedì, quando c'erano sia Storia che Musica, sarebbe venuto come sempre con la sua enorme custodia che però, invece della consueta, enorme tastiera, avrebbe contenuto l'archibugio.
L'idea era senza dubbio buona. Fissammo così un giorno e quando provai ad accennare la cosa a Musica, la prof. Trovatelli mi rassicurò subito che sapeva tutto e aveva già assicurato a Long John la sua completa disponibilità e il più totale appoggio, anche perché tutta la faccenda la divertiva non poco - e insomma fa piacere scoprire che perfino dentro una scuola è possibile trovare qualcuno con un po' di sangue nelle vene.
Così quel Giovedì nella scuola media di Saint Mary Mead entrò una enorme custodia che navigò come tutti i Giovedì dal Laboratorio di Scienze all'Aula di Inglese per poi approdare prima al Laboratorio di Musica (dove si sapeva però che non avrebbe suonato nota alcuna) e infine alla specifica Aula di Lettere che era feudo quasi esclusivo della prof. Murasaki.
Lì venne aperta svelando una lunga scatola foderata di velluto bordeaux che a sua volta conteneva una specie di fucile, con struttura in legno e lunga canna di...ferro?  no, immagino che fosse acciaio, poi una roba più corta con impugnatura piuttosto decorata e una baionetta (non affilata ormai da tempo immemorabile).
È partita così la lezione che, con qualche intermezzo di carattere piuttosto ludico, si è mangiata le ultime due ore. Parlare di evoluzione delle armi da fuoco fino alla metà dell'Ottocento, raccontare come venivano schierati gli uomini che le usavano, descrivere il complesso rituale della Ricarica e l'evoluzione dei proiettili, far girare i vari pezzi di mano in mano, rispondere alle decine di domande lascando garbatamente che, per amor di bandiera, la prof cercasse di dire ogni tanto qualcosa (mai specifica sulle armi, giuro che non ci ho nemmeno provato - perché siamo d'accordo che il Vero Insegnante non Teme il Ridicolo, ma nemmeno se lo va a cercare col lanternino se proprio non è del tutto indispensabile) ha fatto sì che le due ore volassero via e Long John ha anche lasciato cadere qualche dettaglio da cui si evinceva che nella sua famiglia collezionare armi antiche e moderne era assai consueto.
Lui comunque ci ha portato sì le armi, ma con la debita prudenza: niente proiettili, e i grilletti delle due armi erano limati e quindi non adoperabili. Allo stesso modo, l'anno prima, balestra sì ma senza dardi.
Naturalmente anche stavolta Long John è stato debitamente remunerato con un bel voto, anche se la descrizione del motivo è stata un po' più generica di quella dell'anno scorso.

domenica 29 giugno 2025

Guerra o pace?

Ci dicono che da quest'anno abbiamo una nuova giornata internazionale dedicata al gatto, e si festeggia il 24 Giugno
Ultimo collegio docenti dell'anno. Difficile descrivere la situazione termica senza ricorrere alle solite banali metafore a base di pentole a vapore, bollitori e saune; ma questo è un blog senza pretese letterarie e basta farsi capire: diciamo che nella vallata ove St. Mary Mead si distende con grazia sinuosa la temperatura è alta, l'umidità è notevole e il sole del tardo pomeriggio che brilla in un bel cielo azzurro e senza nubi contribuisce assai al disagio collettivo, validamente aiutato dall'edificio anni 60 del tutto privo di isolamenti termici, con l'unico pallido soccorso di una modesta ventola al soffitto. Qualche saggio insegnante si è comunque munito di un ventaglio. Non io, che notoriamente nel blasone di famiglia non ho una volpe. 
Ventaglio o meno, tutti comunque grondiamo dignitosamente augurandoci che il tormento sia breve.
Il primo, avvincente argomento all'ordine del giorno è la confezione del diario scolastico della scuola. Arte infatti si è messa in testa di far preparare agli alunni di elementari e medie un diario di scuola con apposita copertina che ospiti disegni degli alunni, ma a fine anno si è accorta che non avrebbe fatto in tempo, anche perché soltanto qualche settimana fa si è accorta che sarebbe stato opportuno preparare due diversi diari, uno per le elementari e uno per le medie. 
Il tema dei disegni, che nell'anno appena trascorso verteva sul rispetto (nobile concetto, invero, ma che ai miei occhi sprovveduti appariva piuttosto arduo da trasporre in un immagini) sarà per l'anno la gentilezza - e se disgraziatamente è vero che quest'anno entrambi i concetti, rispetto e gentilezza, si erano deplorevolmente segnalati tra gli alunni di St. Mary Mead per una carenza davvero notevole, in cuor mio ho sempre sisoettsto che a volte Arte si lasci prendere la mano da una certa qual tendenza ad indottrinare i ragazzi spiegandogli che devono essere buoni invece che cattivi e altri insegnamenti di cotal genere, che in verità non trovo eccessivamente convincenti nemmeno ora che ho raggiunto la cosiddetta età matura, ma che ricordo altresì che da ragazzina mi innescavano una colossale orticaria.
Mi sono allora voltata verso la mia vicina, la stimabile prof. Therral, e ho borbottato qualcosa sul fatto che non mi pareva bello rovesciare una colata di buoni sentimenti sugli alunni e ancor meno annegarci dentro anche gli sventurati colleghi. La prof. Therral ha convenuto che sì, forse, in effetti, l'argomento avrebbe potuto essere adeguatamente esposto in un quarto circa del tempo, dal momento che già l'anno prima il Collegio aveva autorizzato il  confezionamento di quella gran palla di diario.
Vivaddio tutto ha una fine, perfino i discorsi di Arte, e alla fine il Diario Della Scuola esce dalle nostre vite (almeno fino all'anno prossimo); poi alcune Figure di Sistema (che nonostante la terrificante definizione sono esseri umani) si alternano riferendo sobriamente in merito all'Erasmus, alla gestione dei fondi del Piano Nazionale, all'inserimento di varie tipologie di alunni, alla gestione di determinati ambienti della scuola; finché tocca alla referente di Educazione Civica, che pacatamente accenna a un paio di modifiche da fare nel curriculum, ringrazia i colleghi per quel che han fatto durante l'anno, si raccomanda che collaborino con idee e suggerimenti...
...e poi spiega che per l'anno prossimo suggeriva come tema di lavoro comune nientemeno che LA PACE, aggiungendo al tutto qualche breve e innocua parola sulla necessità di farci tutti costruttori di pace e simili - ma, davvero, lo giuro, erano davvero pochissime parole, il minimo del minimo sindacale.
E come dall'esterno vedo un pensiero prendere forma con estrema chiarezza dentro di me, e la mia mano che si alza.
Vengo invitata a parlare.
"Scusate, da quattro anni a questa parte abbiamo una nuova guerra all'anno. Non sarebbe forse più opportuno parlare di guerra?".
"Di guerra e di pace" prova a mediare una savia collega. Invano.
"No, proprio di guerra, con tutte le sue implicazioni. La guerra non è assenza di pace, è una roba completamente diversa. I ragazzi non hanno la minima idea di come funziona, e nemmeno noi la conosciamo bene. Ma è un tema importante da affrontare".
La Referente di Educazione Civica resta interdetta, ma sul momento pare a corto di argomenti per ribattere alcunché (come tutti noi, del resto, e anch'io mi domando da dove è saltato fuori quel mio improvviso sprazzo di vitalità).
"Bene, hai chiesto dei suggerimenti e questo è senza dubbio un suggerimento" osserva una collega con un certo sarcasmo nella voce. E così vengo ufficialmente ringraziata del suggerimento. E dopo si passa ai discorsi di addio delle pensionande, che quest'anno sono una vera infinità. 
Tra un  applauso e l'altro, in cuor mio  medito sugli argomenti di cui parlare: la legge marziale, le restrizioni di movimento, i problemi degli stranieri, magari con cittadinanza doppia. La propaganda. Le misure di sicurezza. I bombardamenti sulle città...
Spero che mi passi presto. Sono in vacanza, ormai, ed è chiaro che di vacanze ho estrema necessità.

giovedì 2 gennaio 2025

Haeretica - La tortuosissima saga dell'attorcigliata burocrazia scolastica - 1 - La via più breve tra due punti è l'arabesco

Richiesti di un parere sul proprio lavoro, se si interrogheranno cento insegnanti si avranno almeno ottanta risposte diverse*: chi loderà il gran piacere che gli viene dal rapporto con le giovani e fresche energie del futuro, chi deprecherà la mancanza di principi dei giovani d'oggi, chi lamenterà il problema delle strutture fatiscenti, chi deprecherà l'eccesso di uso delle cosiddette nuove tecnologie e chi criticherà la difficoltà di uso delle medesime, qualcuno si dispiacerà delle criticità dei rapporti con le famiglie, altri piangeranno sulla mancanza di fondi e così via; quasi tutti però alzeranno un gran lamento sull'eccesso di burocratizzazione della scuola.
È, questa, una lamentela fondata? 
Ritengo di poter affermare senza tema di smentita che lo è.
Ci sono dei colpevoli?
Ovviamente sì, ci sono: la scartoffia non esiste in natura. In natura abbiamo coppie monogame, unioni plurisessuali, partenogenesi, genitori che sopprimono la prole, partner che si sopprimono, animali metamorfici e tanti altri fenomeni strani e meravigliosi, ma non risulta attestato in alcun modo il caso di un modulo che si autogeneri o si autoproduca dal niente. La scartoffia esiste solo e soltanto qualora qualcuno la fabbrichi e ne imponga l'uso ad altri esseri. È una perversione prettamente umana, e per forza di cose nasce solo dopo l'invenzione della scrittura e della burocrazia, ovvero un ceto appositamente addestrato a gestire documentazione su carta, pergamena o argilla.
La scartoffia esiste perché gli esseri umani l'hanno inventata, e nemmeno il modulo più insignificante è nato di sua spontanea volontà senza intervento umano. Dietro ogni richiesta, presentazione, attestazione ci sono sempre uno o più esseri umani che si sono seduti da qualche parte a riflettere scervellandosi sul Gran Problema "Come posso complicare ancora un po' questa procedura?" - e quasi sempre trovano ispirazione grazie al benevolo intervento di una Forza Superiore che lo pervade o a un/una collega che premuros* lo soccorre.
E dunque passo alle scartoffie legate all'insegnamento - che a ben guardare sono tante, e che un tempo non c'erano. Non parlo di ieri o dell'anno scorso, ma di quando ero bambina. Ai genitori arrivava un voto, più o meno preventivato, un qualche tipo di giudizio a fine ciclo e una sobria comunicazione che attestava se l'alunno era stato promosso o bocciato. 
Bei tempi? 
Non ne sono molto sicura. Come ho già raccontato sono una figlia d'arte e a quanto mi è sembrato di capire non è che quando lei ha cominciato a insegnare si condividesse molto, né con i genitori né con i colleghi, tantomeno con gli alunni, e il Preside era un'entità piuttosto intrusiva. Il singolo insegnante poteva in cuor suo riflettere sull'essere umano X o Y che gli era stato dato in balìa, e magari anche parlarne con qualche collega con cui era particolarmente in armonia confrontandosi e cercando magari di sgusciare l'ostrica per cavarne fuori la saporita polpa, ma era un procedimento affidato soprattutto alla buona volontà del singolo - che non avendo molte occasioni per confrontarsi magari prendeva delle belle cantonate. Sì, vale anche per le elementari. E non è che siccome insegni tu sia automaticamente un genio della psicologia.
La cosiddetta burocrazia scolastica è nata negli anni 70 del secolo scorso, quando  i Decreti Delegati applicarono un principio non esplicitamente scritto ma tuttavia implicito nella Costituzione: la scuola  è libera, e libero è l'insegnamento ma gli alunni sono liberi cittadini e come tali vanno trattati. E dunque sia loro sia chi ne è responsabile (ovvero  i genitori) vanno tenuti al corrente del processo di apprendimento e domesticazione in corso. 
Ai docenti vengono dunque richieste poche ma essenziali cose:
- una programmazione che spieghi cosa l'insegnante si propone di fare nel corso dell'anno riguardo alla sua materia
- una relazione che illustri poi il cazzo che è effettivamente riuscit* a fare**
- un giudizio cumulativo compilato secondo una griglia che vale per tutta la scuola e che sintetizzi come procede il percorso di apprendimento e domesticazione di cui sopra, compilato a metà anno e a fine anno per ogni alunno dal Consiglio riunito al gran completo***; poi un voto per ogni alunno in ogni materia a metà e a fine anno più un voto per Educazione Civica, che è una materia trasversale. In caso di profitto non sufficiente si tratta di indicare cosa c'è che non va e cosa l'alunn* dovrebbe fare, e in caso di bocciatura c'è una formula un po' complessa da scrivere sul verbale dello scrutinio dove in sintesi viene precisato che il Consiglio ha provato a evitare l'increscioso passo ma non ci è riuscito.
Tutto qui?
No, non proprio: per l'eventuale alunno certificato ci sono un paio di riunioni supplementari alll'anno dove sono coinvolti anche i genitori e lo staff esterno che si occupa dell'alunno, più un piano individualizzato (di cui talvolta ma non sempre  si occupa soprattutto l'insegnante di Sostegno); e infine ci sono i PDP per gli alunni DSA, stranieri o che abbiano altro tipo di problemi, e detti PDP sono di numero e soprattutto di complessità di compilazione variabile.
In teoria si tratta quindi di una mole non eccessiva di documentazione che racchiude in sé sempre e comunque una certa dose di utilità. Non è insomma come scrivere 500 volte "non devo più raccontare bugie" scrivendolo col (proprio) sangue****.
E tuttavia queste scartoffie sono spesso e volentieri un vero inno all'assurdo e una perfetta esemplificazione del rendere il facile assai difficile attraverso l'inutile.
Tutto ciò tuttavia è da imputare non tanto alla cattiva sorte o alla perversità del Ministero dell'Istruzione (non sempre almeno) ma principalmente all'italico genio. Non scordiamoci che siamo l'unico paese (almeno spero) del globo che, invece di timbrare il biglietto prima di salire sul treno o quando è sul tram preferisce obliterare il titolo di viaggio
Che titolo e che viaggio? 
Mistero insondabile. 
Addirittura, siccome qualsiasi turista davanti alla richiesta di obliterare eccetera esplicitata nella sua lingua manderebbe, giustamente, tutti quanti a Fanculo, gli avvisi in lingua straniera (inglese sempre, talvolta anche francese, tedesco e spagnolo) invitano con grande sobrietà gli stranieri a timbrare il biglietto.
Ma noi siamo fatti così, dobbiamo obliterare il titolo di viaggio. E' una cosa che ci viene spontanea perché siamo un popolo dalla grande cultura e dall'eloquio raffinato, e riteniamo nostro preciso dovere quando affrontiamo un tema di una qualche serietà, complicare il facile rendendolo difficile attraverso l'inutile. Vidimiamo la scheda elettorale (invece di votare) obliteriamo il titolo di viaggio (invece di timbrare il biglietto) ed evinciamo questo e quello dal testo di una circolare; meglio ancora, pretendiamo che i genitori dei nostri alunni evincano*****; anche gli stranieri, anche i genitori che si sono fermati alla licenza elementare.
Tutto ciò presenta alcuni inconvenienti, e conto di illustrarli nei prossimi post della serie.

* è una statistica generale: qualora si interrogassero cento insegnanti di lettere i pareri si alzerebbero di numero, secondo una forbice che va dai 130 ai 150 pareri tutti diversissimi tra loro. Se invece si provassero a sondare cento insegnanti di Matematica otterremmo un numero di opinioni che oscilla tra le cinquanta e le sessanta.
** entrambi i documenti sono stati mirabilmente sintetizzati da una amica e collega, il primo nella formula "si farà icché si póle" e il secondo in "e s'é fatto icché s'è potuto", entrambe formule assai mirabili per sobrietà, senso della misura e sincerità.
*** Durante il quale Consiglio quasi inevitabilmente salta fuori che l'alunn* è una specie di Giano bifronte: angelico, pestifero, dolce, razionale, ragionevole, capriccioso, lamentoso, brillante o disperatamente stupido a seconda del momento, della materia e della compagnia che si ritrova intorno, per tacere degli sbalzi di umore tipici della crescita.
**** Cfr. Harry Potter e l'Ordine della Fenice.
***** ed essi devono evincere, mai eperdere; questo perché siamo una scuola positiva ed evitiamo di sottolineare sconfitte o perdite.

venerdì 5 gennaio 2024

Leggere, forte! - 3 - Un libro per tutti, tutti per un libro

Quest'anno la Terza Sfigata dispone di un Consiglio di Classe davvero sontuoso: oltre ai consueti insegnanti delle consuete materie contiamo infatti ben due insegnantesse di sostegno, e altrettante di Potenziamento*: una di loro lavora con Tecnologia e Arte e fa l'ora di Alternativa, mentre l'altra è la professoressa Ghirlandai, stimata collega di Lettere che quindi lavora con me, le rare volte che ne ha l'effettiva opportunità.
Inoltre i due Sostegni sono una di Lettere e l'altra di Inglese, senza contare che quella di Inglese, non so quando e dove ma comunque in tempi recenti, ha fatto un corso assai specialistico sul mitico progetto Leggere, forte! 
Come ho già raccontato, il progetto Leggere, forte!, nato per le elementari e poi esteso alle medie, ha lo scopo di promuovere la lettura collettiva ai ragazzi dell'intero Consiglio.
Dopo le esperienze piuttosto positive dell'anno scorso, quando in verità avevo letto quasi sempre io sola, ho pensato di tentare una versione più collettiva: fra tredici docenti tredici era ben possibile che qualcuno fosse disponibile a collaborare. Così, già al primo Consiglio di Classe dell'anno, provai a proporre la questione con bel garbo: l'esperienza era piaciuta ai ragazzi, c'era qualcuno disponibile, fermo restando che la partecipazione doveva essere del tutto volontaria perché ogni docente è padrone di disporre come meglio crede delle sue ore e nessuno si doveva sentire obbligato, e naturalmente capivo bene che soprattutto per chi aveva poche ore poteva essere un problema e bla e bla e bla.
Hanno accettato tutti, come un solo insegnante.
Magnifico!
Adesso si trattava solo di trovare il libro giusto: doveva essere un libro non troppo lungo né troppo corto, che si sapeva già per certo che piacesse ai ragazzi e che non avesse illustrazioni e... qualcuno offriva dei suggerimenti?
Ne ho raccolti diversi, che ho ponderato con attenzione. Mi aveva particolarmente colpito quello della prof. Regale di Potenziamento che mi descrisse la gran fascinazione che aveva esercitato su una classe il romanzo autobiografico di Liliana Segre Fino a quando la mia stella brillerà.
Ammetto che avevo sperato in una storia a base di draghi, ma là dentro la vera esperta di letteratura draghesca sono io, e anche se coltivo da tempo il sogno di leggere a qualche Terza A me le guardie di Pratchett mi rendevo conto che era un po' lunghetto e prenderlo come primo esperimento di letteratura collettiva poteva non rivelarsi una grande idea, anche perché alla maggior parte del mio Consiglio i draghi non interessano né tanto né poco.
Il libro di Segre presentava invece un sacco di buoni argomenti a suo favore: prima di tutto affrontava la spinosa questione dei campi di concentramento, che è solita piombare in Terza fra capo e collo alla fine di Gennaio, ovvero in un momento in cui a Storia stiamo a pasticciare con le guerre in trincea e insomma tragedie di qua, tragedie di là e tragedie pure in mezzo e d'accordo che ai ragazzi di quell'età piacciono le emozioni forti, ma si finisce per fare confusione, secondo me, e d'altra parte a tutti farebbe gran piacere che l'Armata Rossa fosse riuscita ad aprire i cancelli di Auschwitz a metà Aprile dell'anno prima, ma insomma ognuno fa quel che può e loro nell'Aprile del 1944 erano impegnati da tutt'altra parte.
Invece in quel modo i ragazzi sarebbero già stati preparati ad affrontare la questione, che non rischiava di confondere nessuno perché sul momento noi stavamo a parlare di Carbonari e Restaurazione, e confondere tutto ciò con i campi di concentramento non era davvero possibile.
Inoltre il libro di Segre non è troppo lungo né troppo corto, si spolpa in poche settimane ed è diviso in tanti comodi capitoletti perfettamente segmentabili in sessioni di venti-trenta minuti; e soprattutto non parla solo dei campi di sterminio, ma descrive molto bene il processo con cui una bambina ricca e fortunata, cresciuta tra tutti i comfort dell'epoca (abbastanza lontana dal nostro mondo per presentare un certo fascino storico) si ritrova gradualmente trasformata in una nemica della razza italiana da votare allo sterminio nonché i problemi dei sopravvissuti a rientrare nel mondo "normale", e andava bene spezzarlo in piccole tranche perché in dosi massicce sarebbe risultato troppo pesante da digerire ad un giovine stomaco - meglio usare una più insinuante omeopatia, che entra con bel garbo nelle fibre dell'organismo per restarci, per tacere dei vantaggi dell'identificazione che inevitabilmente i suoi quasi coetanei avrebbero provato per lei.

Una volta scelto il testo, con l'orario di classe alla mano, costruii una perfetta scansione dove ogni giorno per quattro settimane i ragazzi avrebbero avuto la loro pastura e ogni insegnante aveva un numero di letture proporzionato alle sue ore*, sostegni compresi. Per me, in qualità di insegnante di Storia, tenni i capitoli più drammatici, quelli dentro Auschwitz, condivisi con il Sostegno di Lettere, ancora agli inizi della carriera ma che un giorno probabilmente non lontano insegnerà anche lei Storia. La lettura conclusiva sarebbe stata il giorno prima del ponte dell'Immacolata.
Ho così imparato il vero motivo per cui Leggere, forte! è un pprogetto che funziona meglio alle elementari: lì molto banalmente, il Consiglio di Classe è composto da tre o quattro insegnanti e dunque il numero di inconvenienti è necessariamente ridotto, salvo casi singolarmente sfortunati. Insomma, per lo stesso motivo per cui è più difficile organizzare le nozze della regina d'Inghilterra che una cena con quattro amici.
Primo Inconveniente: Arte era lì che voleva e non voleva e le tremava un poco il cor perché in quei giorni era impegnata in non so quale progetto e non sapeva come avrebbe reagito la classe... L'ho dovuta lisciare un po', spiegandole che avevo deciso di assegnare proprio a lei quei capitoli perché erano una introduzione un po' incantata sui ricordi dell'Infanzia Perfetta***. Alla fine l'ho commossa e il giorno dopo ha letto.
Secondo Inconveniente: avevo tre copie del libro, prese alla biblioteche comunali. Di due edizioni diverse, ma di formato molto simile. Al terzo giorno Sostegno Inglese mi ha spiegato che le pagine non coincidevano e che lei non sapeva cosa doveva leggergli la mattina dopo. Le mie istruzioni non citavano i capitoli, davano solo il numero delle pagine.
Così ho riscritto tutto, con i titoli dei capitoli, deprecando la mia idiozia: nemmeno non avessi mai preso in mano un libro e non sapessi che con le varie edizioni cambia anche la numerazione delle pagine.
Terzo Inconveniente: arriva il prof. Jorge "Ho visto il file che ci hai mandato, sono contento di partecipare al progetto. Soltanto volevo sapere: chi devo far leggere?".
Pace all'anima sua, siamo stati per almeno mezz'ora in Consiglio a spiegare che il progetto consiste nel far leggere gli insegnanti, e l'esperta ha spiegato nel dettaglio come andavano distribuite le quote di lettura. E tu dov'eri?
E' cosa nota in effetti che ai Consigli Jorge non sempre ascolta, e con gli anni il problema si è accentuato. Ma benedetto te, hai pure accettato quando ho chiamato il tuo nome, e senza far storie o chiedere niente. Ti sembra serio alla tua età accettare le cose senza chiedere di che si tratta?
"Ehm. Dovresti leggere tu" ho spiegato, consapevole che lo stavo sprofondando in un doloroso stupore. Pare che poi non abbia letto nemmeno male.
Quarto e Quinto inconveniente: in quelle settimane abbiamo avuto uno sciopero, cui hanno partecipato anche i custodi e dunque nessuno è entrato a scuola, e pure la matinée al cinema, tutta la scuola media di St. Mary Mead e tutta la scuola di Crifosso, come l'anno scorso. Le letture di quei giorni hanno dovuto essere ridistribuite in corsa.
Sesto Inconveniente: ben due colleghe si sono ammalate in giorno della lettura e han dovuto essere sostituite ancora più in corsa (per fortuna abbiamo due insegnanti di Sostegno).
Settimo inconveniente: Tecnologia arriva spiegandomi che la classe aveva insistito per avere altri capitoli, e lei glieli aveva letti. 
Averne, di inconvenienti così. Con grande soddisfazione ho ristrutturato i giorni seguenti. E' successo anche altre due volte, e ogni volta i lettori sono stati molto lusingati e io ben lieta di ristrutturare il piano.
Ottavo Inconveniente: mentre preparavano gli zaini per uscire Marian ha chiesto "Come mai oggi non abbiamo letto?".
"Perché toccava a me e me ne sono platealmente dimenticata" ho confessato sentendomi eccezionalmente idiota. Ecco cosa succede a preoccuparsi troppo delle letture degli altri: si finisce per saltare il proprio turno. Pensare che giusto il giorno prima ero rimasta nell'aula qualche minuto di più appunto per provare la lettura e avevo messo amorevolmente il libro nell'armadio, col suo ben segnalibro.
Ho rimediato la mattina dopo e siccome per tre giorni di fila si leggeva nelle mie ore è bastato spezzare la sequenza dei capitoli e ricomporla allungandola un po'.
Nono Inconveniente: la mattina in cui la prof. Ghirlandai doveva leggere non è venuta in classe perché impegnata in una sostituzione. Così ho letto al posto suo, ma mi è dispiaciuto, e anche a lei.
Decimo  (e ultimo) Inconveniente: si presenta la prof. Spini col capo coperto di cenere per confessarmi che anche lei si era dimenticata di leggere, persa in non so quale avvincente esperimento di Scienze e promettendomi che sarebbe stata due ore sui ceci per penitenza, ma potevo per favore leggere io nelle mie ore per quel giorno?
Siccome l'orario ci favoriva, è bastato scambiarci i turni per quel giorno e il successivo.
Undecimo Inconveniente: vivaddio si è dimenticato di arrivare. Avrà avuto un impegno.

Ammetto di aver trovato il tutto molto più faticoso di quando avevo letto da sola, ma la classe ha partecipato con grande interesse, ci ha tempestato di domande e ha vissuto il tutto con grande piacere. Che bello quando il cliente è soddisfatto.
Così ho deciso che l'esperimento andava ripetuto, anche se stavolta non era necessario che leggessimo proprio tutti; e prontamente Tecnologia è arrivata con un altro libro che le sembrava molto adatto (e secondo me lo è), ma è di una tipologia completamente diversa e...
Febbraio ci aspetta con nuove esperienze.

* una strana roba nata ai tempi del governo Renzi per cui ci sono dei docenti aggiuntivi che aiutano gli insegnanti curriculari, in teoria curando specifici progetti. Sembra una buona idea, vero? Peccato che vengano regolarmente usati per le supplenze, soprattutto quelle che arrivano all'improvviso la mattina alle otto, e che quindi i loro progetti vengano condotti a pezzi e bocconi.
** come mi aveva spiegato la collega che aveva fatto il corso su Leggere, forte!
*** che poi era la pura verità: la prof. Olivieri ha una voce leggera, vagamente sognante e lei stessa sembra uscita da un quadro di Botticelli.

lunedì 18 dicembre 2023

Natale a scuola

La prof. Murasaki in versione natalizia
Due anni fa al pranzo di Natale le due padrone di casa avevano un delizioso berretto di Natale, di quelli rossi con il bordo bianco ornato di stelline e un soffice ponpon. Le guardai con assoluta invidia, tanto che alla fine un cugino riuscì a scovare in un angolo della casa un berretto non altrettanto carino ma almeno un po' glitter, che tenni trionfalmente in testa per tutto il pranzo per poi restituirlo a malincuore ai legittimi proprietari prima di andarmene.
Decisi tosto di procurarmene uno per il successivo Natale, con il proposito di portarlo a scuola l'ultima settimana. Ma, ahimé, tutti i negozianti cui mi rivolsi speranzosa mi giurarono di avere avuto sì tonnellate di berretti di Natale di varia foggia, ma di averli anche venduti tutti.
Così mi ripromisi di provvedermi per tempo l'anno successivo.
Ahimé, l'anno scorso tutto il periodo prenatalizio fu fagocitato da una lunga e dolorosa influenza e riuscii a malapena a trascinarmi alla farmacia di St. Mary Mead per raccattare quei pochi regali che speravo di fare, e che vennero malamente distribuiti durante le feste tra una ricaduta e l'altra. Un vero strazio. Quanto al pranzo di Natale, se io avevo l'influenza, i miei ospitali parenti avevano addirittura il Covid, e quindi lo passammo in dignitosa solitudine e, nel mio caso, pasteggiando malinconicamente a tisane perché per l'occasione il mio leggendario appetito se n'era andato a ramengo, tanto da farmi addirittura pensare a una ricaduta della mia lunga malattia.
Quest'anno le cose sono andate molto meglio e sono riuscita a fare ben tre giri di shopping, comprando non soltanto regali per amici, parenti e conoscenti ma anche una serie di regalini variamente demenziali per me - una cosa, questa, cui ho sempre tenuto particolarmente. Dei berretti di Natale mi ero completamente dimenticata ma girando da Flying Tiger ho trovato una graziosa passata da renna con le corna:
Probabilmente, cercando bene, è possibile trovare accessori ancor più demenziali; io, comunque, mi sono contentata così e ho provveduto prontamente ad acquistarle l'8 Dicembre, scalpitando in cuor mio per tutta la settimana perché l'atmosfera natalizia nella scuola non mi sembrava ancora abbastanza adeguata.
Nel frattempo le custodi hanno montato un bell'albero nell'ingresso e un albero più piccolo al piano di sopra, e la stampante a 3D del laboratorio di informatica ha sfornato una graziosa serie di stelle rosse che hanno ingentilito le pareti davanti all'Aula Magna, oggi chiamata Polivalente perché lì dentro ci facciamo di tutto.
Così Lunedì scorso ho infilato la mia passata e atteso la Terza Sfigata, che non ha mancato di apprezzare. 
Per tutta la settimana ho girato per i corridoi e interrogato e restituito compiti e pure fatto un paio di partacce, ma sempre con la mia passata con le corna non troppo saldamente infilata sulla testa (è un po' scivolosa, ho scoperto). Qualche alunna di altra classe mi ha chiesto se avevo messo quella passata perché avevo le corna. Ho risposto che la portavo perché ero ricolma di spirito natalizio, e che per una renna avere le corna era cosa normale e per la quale davvero non c'era motivo di formalizzarsi. Le ho viste un po' perplesse, ma se uno fa una domanda idiota, mi sembra, non può pretendere di ricevere una risposta intelligente - detto e non concesso che io sia in grado di elargire risposte intelligenti anche in periodo non natalizio, il che è davvero tutto da dimostrare.
Stamani, mentre stavo per uscire di classe (regolarmente munita di corna) per sorvegliare i corridoi durante l'intervallo nella zona a me assegnata, è arrivata una custode.
"Professoressa!" ha chiamato.
Alzando gli occhi ho visto che portava un berretto di Natale di un bel rosso, con le stelline luminose sulla fascia bianca di similpelliccia.
"Una foto, una foto!" ho squittito "Facciamoci una foto insieme. Chi ci fa una foto?".
"No, professoressa, venga giù che le faccio vedere una cosa".
Con un codazzo di alunne al seguito (armate di cellulare per fare le foto) abbiamo sceso le scale, per poi incrociare le due custodi, anche loro munite di berretto rosso.
"Una foto, una foto tutte insieme!" chiedevano a gran voce le ragazze.
Bene, fare la foto non è stato semplice né veloce perché una delle custodi è stata chiamata su per fare non so cosa e l'altra ha dovuto allontanarsi lungo il corridoio, mentre io e le ragazze aspettavamo. Ma alla fine eccoci lì, in fila, munite di sorrisi sgargianti, e ci è stata fatta la foto. Tre foto, in effetti: una seconda per sicurezza, e una mia personale con una delle allieve - e va sinceramente riconosciuto che sono venuta proprio malino in tutte e tre. Fa niente, in foto vengo sempre male.
Natale sta arrivando, evviva il Natale.

giovedì 29 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 8 - I viali che portano all'agorà

Bella, dolce... forse un po' troppo zuccherina?

Con un po' di difficoltà e qualche defaillance organizzativa la Nuova, Innovativissima Didattica DADA si è infine messa in moto ed è mia ferma intenzione descrivere in tutti i dettagli come la stiamo vivendo alla scuola media di St. Mary Mead. 
Questo primo post è dedicato all'allestimento esterno. No, non le aule, le attrezzature, la disposizione dei locali e la scansione dei tempi, ma proprio alla confezione esterna che un paio di colleghi hanno preparato, e che personalmente trovo leggermente stucca. 
Ammetto senz'altro di guardarla con occhi adulti; tuttavia ho ricordi abbastanza precisi di come vivevo certe cose da adolescente, e in particolare mi irritavo quando gli adulti davano l'impressione di considerarmi una specie di plastilina che bastava manipolare nel modo giusto per fare diventare come volevano loro ignorando totalmente la possibilità che il loro prezioso percorso non ci convincesse più di tanto e che quindi potessimo autonomamente decidere di sbattercene alla grande dei loro Preziosi Consigli, arrivando addirittura a dileggiarli alla grande. E no, non ero la sola a vedere le cose in siffatta maniera. Ricordo inoltre che la retorica ci metteva spesso in gran sospetto, anche quando magari era una retorica che di fondo aveva una sua validità.

In occasione della Grande Partenza l'ingresso della scuola è stato disseminato di cartelli illustrati con un forte tocco new age, ricchi di spiegazioni ma anche di mani intrecciate, abbracci solidali, arcobaleni colorati & simili. Non mi è chiaro se gli alunni li hanno guardati o addirittura letti - sospetto di no, e quanto a me sono riuscita a leggerli quanto bastava per tirare giù due appunti solo in previsione di questo post, perché già alle prime parole il caramello che mi si depositava addosso in spessi strati mi toglieva il respiro e la Murasaki dodicenne che non è mai morta rideva selvaggiamente.
Il primo cartello, in prossimità dell'entrata, spiega:
La scuola valorizzerà gli ambienti "speciali", spazi di relazione emotiva ed espressiva: l'agorà, le arti espressive, gli spazi inclusione, lo spazio dedicato alla musica: tutti ambienti di relazione collaborativa in cui docenti e alunni si sentiranno a proprio agio.
Empatia, inclusione, accoglienza, ascolto, collaborazione, rispetto: sono i valori su cui questa scuola sta puntando e su cui abbiamo costruito il nostro manifesto e il nostro programma decorativo.
La scuola ti parla
Esso si fonda sulle parole e sulla libertà di espressione.
Pareti parlanti, aule di arte espressiva, laboratori teatrali, spazi di lettura anche in outdoor, aule dell'identità personale e territoriale e l'agorà, da sempre spazio per eccellenza del confronto, del dibattito, luogo di democrazia e di libertà.

A questo punto mi sento in dovere di spiegare cosa è l'agorà, dopo aver ricordato che prende il nome dalla piazza centrale delle città dell'antica Grecia dove si riunivano i cittadini per fare politica: si tratta di una simpatica stanza riallestita per l'occasione con un bel parquet in legno e un paio di livelli di gradinata anche loro in legno più uno schermo di nuova generazione, arredata con alcuni simpatici puf colorati a forma di cilindro e parallelepipedo, come quelli della foto:
Un posto gradevole, in effetti.
La usiamo (con cautela, per il problema degli assembramenti) dall'anno scorso, per le sedute del Consiglio dei Ragazzi, il corso di teatro e a volte anche per singole classi che ci vanno a far lezione. 
L'unico problema è che fin dall'inizio si è instaurata la Sindrome del Salotto buono: i ragazzi possono sì sedersi sui puf, ma non non ci devono saltellare (sennò li rovinano), e devono stare seduti fermi sulla gradinata e muoversi con attenzione perché il pavimento si riga (di fatto sono già saltate un paio di listarelle - presumo perché attaccate male, dato che i lavori sono stati fatti abbastanza al risparmio - e abbiamo dovuto chiamare chi di dovere a risistemarle). 
Ora, i ragazzi hanno il gran problema, da sempre, di essere vivi e non imbalsamati, e se gli dai dei puf mi sembra ovvio che ci saltellino. Chiunque su un puf è tentato di saltellare, e di fatto sono stati fatti con questo preciso scopo. Se non vuoi che saltellino con i puf, gli dai delle sedie normali, dove saltellare è fuori questione, ma se gli dai dei puf a scopo ricreativo devi lasciare che si ricreino, e se poi, un giorno (non poi così prossimo, sospetto, perché non sono poi oggetti così fragili) i puf si rovineranno, ebbene, si ricompreranno; altrimenti vale appunto la regola del Salotto Buono, che sta lì per decorazione e nemmeno la famiglia ci si deve sedere se non quando ci sono gli ospiti - che personalmente non trovo un gran messaggio educativo, perché di fatto sta ad indicare che vuoi una stanza carina e decorata di puf per darti un tono da scuola alternativa ma l'importante è che i ragazzi non li usino che sennò li consumano.
L'agorà poi è carina ma piccola: una classe non troppo numerosa ci sta abbastanza comoda, ma non ci puoi fare nemmeno una riunione verticale del Dipartimento di Lettere senza mettere diversi insegnanti seduti per terra (per l'esame però è stata comodissima, perché è anche l'unica stanza della scuola con l'aria condizionata, e dunque quest'anno abbiamo fatto un esame e non una ordalia a trentacinque gradi).
Quanto agli spazi di lettura outdoor (ovvero all'aria aperta) al momento non esistono: un tempo il cortile aveva un tavolo con due panche, come quelle che si vedono nei giardini pubblici di ogni città, ma l'anno scorso una delle panche si è rotta e han tolto tutto, non senza prometterci uno splendido gazebo per fare lezione all'aperto di cui, a distanza di un anno, non vi è ancora la minima traccia: chi vuol leggere all'aperto può farlo in piedi, stile Sentinelle, oppure seduto sui gradini della scala di sicurezza; ma non mi è chiaro quando potrebbe farlo, visto che fuori ci andiamo solo in gruppo e di solito i ragazzi preferiscono stare insieme a chiacchierare, e soprattutto a giocare a palla.
E va bene, si sa che quando si presenta una iniziativa si cerca di ingrandirla un po' e di darle un tono solenne.

Altri cartelli sono dedicati alla topografia e toponomastica della nostra scuola, e mai avrei pensato che un edificio di sì modeste dimensioni ne avesse una così ricca e complessa.
Adesso ogni locale e svolta e corridoio adesso ha un nome. E che nome!
L'ingresso è l'area dell'identità, della condivisione e della libera espressione, nientemeno, e si chiama Piazzale dell'empatia.Vasto programma, invero, e non mi è chiaro cosa c'entra l'identità, di cui dubito si diventi più consapevoli soltanto entrando lì dentro.
Da lì puoi avviarti per il Viale del Sapere Scientifico, che è poi il corridoio dove ci sono le aule di Matematica, Scienze e Lingue (che in realtà sono materie letterarie non scientifiche, solo che al secondo piano Lettere aveva già preso tutto), ma anche l'Aula di Sostegno, un tempo chiamata Aula Relax perché ci potevano andare un po' tutti durante l'intervallo o se avevano finito in anticipo una verifica scritta, appunto a leggere o a giocare, ma che adesso è nota come Spazio della relatività e dell'inclusione; e passi per l'inclusione ma cosa diamine c'entri la relatività non sono riuscita a capirlo (e nemmeno l'ho chiesto, anche perché avevo paura che mi rispondessero); ma in fondo, nel Viale del Sapere Scientifico, un'aula dedicata alla relatività ha pure un suo perché.
Ci sono poi due aule prosaicamente chiamate tra noi Aule Jolly ma che ufficialmente sono chiamate lo Spazio Aperto e lo Spazio del Confronto: servono principalmente ad accogliere le classi dove c'è un alunno stampellato ma, in assenza di alunni infortunati, possono essere usate da Fisica e da Religione.
Sull'aula di Religione c'è una storia che a me è sembrata molto triste: infatti nel primo progetto Religione doveva condividere l'aula di Storia con noi di Lettere. Poi ci hanno spiegato che Religione non l'ha voluta, mentre Religione sostiene che non gliel'hanno voluta dare, e adesso è molto scontento di dover comprimere le classi in una simil-aula che, non essendo nata per fare l'aula, è molto più piccola delle altre aule. So (perché l'ho sentito con le mie sdegnate orecchie) che qualcuno ha detto "Ma è proprio necessario che Religione abbia un'aula? Dopotutto non è una vera materia, non ha nemmeno il voto sulla scheda". 
Non sono una gran sostenitrice dell'Insegnamento della Religione Cattolica, ma al momento la legge la prevede e sì, sembra proprio che sia considerata una materia. E comunque esiste e non capisco perché non debba avere una vera aula, sia pure in condivisione con noi di Lettere, visto che ad ogni modo esistono i ragazzi che la fanno.

Saliamo al primo piano, dove sbuchiamo dalla scala nel Piazzale dell'Identità, nel caso che gli alunni non si siano identificati a sufficienza all'entrata. Da lì si può svoltare verso il Largo della non meglio definita Sostenibilità Creativa (ove si trovano le porte da cui si entra nell'aula di Tecnologia e nel Laboratorio Informatico), oppure entrare nell'Aula Polivalente (che un tempo era l'Aula Magna) o infine incamminarsi nel corridoio denominato Corso delle humanae litterae, ovvero le aule di Lettere che per l'occasione sono indicate in latino, ovvero una lingua che alle medie non si fa.
Scendendo invece nel livello più basso troviamo il Crocevia delle Scienze, ovvero l'ingresso del laboratorio di Scienze, ma anche il Vicolo Linguistico-Artistico-Espressivo (aula e laboratorio di Arte, e più avanti la Strettoia del Fumetto e l'agorà).
La Strettoia del Fumetto merita qualche parola di spiegazione: davanti all'Agorà sono stati infatti piazzati un po' di sedili e uno scaffale con qualche fumetto pescato assai a caso. Il punto è che fa abbastanza scena vedere i fumetti a disposizione, ma se non decidi di portarci la classe non serva a niente, perché i ragazzi non sono liberi di girare a piacer loro se non durante l'intervallo, che essendo di dieci minuti non lascia poi questo gran tempo per la lettura; e non puoi nemmeno portarci una classe a leggere fumetti a piacer suo perché, anche sorvolando sul fatto che i fumetti sono stati scelti a casaccio e sono solo una piccola parte dei fumetti presenti in biblioteca, purtroppo se la chiamano Strettoia del Fumetto e non Piazza del Fumetto c'è il suo motivo, e nemmeno una delle nostre classi più piccole può stare lì con un qualche agio, qualora qualcuno decida di portarla a svagarsi leggendo un po' di fumetti, che di per sé non sarebbe nemmeno una idea malvagia. 
Ognuna di queste aule ha poi un nome, che mi assicurano essere stato scelto attraverso una scelta condivisa con i ragazzi. Solo che non sono riuscita a capire quando l'hanno fatta, questa scelta condivisa, perché non ricordo di essere stata minimamente coinvolta. Sta di fatto che i ragazzi hanno dimostrato una singolare originalità e dunque abbiamo un'aula dedicata a Dante, una a Boccaccio, una a Virgilio e via dicendo, culminando nell'aula polivalente che è stata dedicata a Morin - e non riesco proprio a capire come sia venuto in mente ai ragazzi di dargli questo nome, visto che mai e poi mai mi è capitato di sentirgli nominare costui. Un po' più credibile mi sembra l'aula dedicata a Margherita Hack, di cui i ragazzi hanno senz'altro sentito parlare visto che da noi è personaggio assai apprezzato.
So di essere ricolma di pregiudizi e di prevenzioni, ma ho come il sospetto che tutto ciò cali leggermente dall'alto, e ciò mi irrita.
I ragazzi, devo ammettere, sembrano però fregarsene alla grande e non ho rilevato alcuna traccia di scontento in loro per tutto ciò - semplicemente, lo sorvolano a volo d'uccello e non sembrano averlo nemmeno notato.
Ma magari fanno così soltanto quando sono con me.

martedì 27 settembre 2022

Il periglioso viaggio di noi Argonauti di St. Mary Mead

Questo bel quadro dedicato alla nave Argo è di Constantine Volanakis e risale alla fine del secolo scorso

Per molto tempo ho creduto che il nome Argo del nostro registro elettronico prendesse il nome dal gigante Argo Panoptes (ovvero Argo Tuttocchi) che in virtù appunto dei suoi instancabili occhi venne incaricato da Era di sorvegliare occhiutamente la povera Io. Un personaggio piuttosto inquietante, comunque:
Dopo l'avvio di quest'anno scolastico mi sono però convinta che il nome si riferisca alla nave Argo, la prima nave che mai prese il mare. La vera Argo viaggiò a lungo e condusse Giasone e i suoi compagni verso la conquista del vello d'oro e di Medea; la nostra invece, non essendo affatto stata costruita sotto guida degli dei, rischia di schiantarsi ad ogni scoglio.
Quest'anno, dopo molte insistenze da parte dei vicepresidi delle medie dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso, il registro elettronico è stato miracolosamente avviato dal primo giorno, cosa finora mai avvenuta. MA
- sin dal terzo giorno abbiamo visto che era scomparsa tra le materie l'Educazione Civica, e tutti abbiamo grandemente imprecato alla nostra insopportabile Segreteria
- al quarto giorno abbiamo osservato, con vivace disappunto, che non era possibile inserire voti
- al quinto giorno infine abbiamo visto che non si riuscivano ad inserire le entrate in ritardo e le uscite anticipate degli alunni.
Ed era tutto un fiorire di imprecazioni verso la nostra ineffabile Segreteria mentre la VicePreside ci chiedeva di avere pazienza perché l'addetta al registro non andava stressata e avrebbero provveduto loro a portare il pacchetto di richieste tutto insieme perché appunto l'addetta non si stressasse troppo sentendo il coro delle nostre legittime lamentele. Nell'attesa fiorivano i commenti perché, insomma, un registro dove non potevi mettere voti né entrate in ritardo e uscite in anticipo sembrava utile quanto il tradizionale frigorifero al Polo Nord.
Che scandalo, la nostra Segreteria! Che abominio, la nostra Segreteria! Oh, quanto era sommamente incapace, la nostra Segreteria!
Fin quando, chiacchierando con una collega che lavora in altra città scoprii che anche loro avevano gli stessi nostri problemi, ed era assai probabile che il vulnus fosse proprio di Argo e non della nostra Segreteria, che di tutto può essere accusata ma non di cercare di mettere troppo spesso le mani nel registro.
Infatti la Segreteria era innocente come uno stormo di colombe e anzi ha prontamente chiamato Argo perché rimediasse ai suoi mali, e così adesso possiamo mettere i voti e perfino segnalare se qualche ragazzo esce alle 11.00 per farsi gli affari suoi.
La mattina dopo è infatti apparso il tanto temuto riquadro dove Argo annunciava migliorie. 
Per una volta però l'apparizione del riquadro non ci aveva inquietato: era chiaro che Argo aveva risolto i suoi problemi interiori e...
No, non proprio.
Argo ha effettivamente apportato migliorie. Di quelle che nessuno gli chiede. 
Lo abbiamo scoperto già stamani.
Avevo ben due giustificazioni da inserire. Ho preso i foglietti, pigiato il tasto della giustificazione, segnato la data dell'assenza da giustificare...
Ed ecco apparire un riquadro minaccioso:
Sarà giustificato 1 evento senza indicare una motivazione. Vuoi procedere? Sì No
Resto interdetta davanti al riquadro. Finora le giustificazioni non erano mai state classificate come eventi* e non si era mai insistito sulla mancanza di motivazioni. E poi, che motivazioni potevo fornire?
Dopo breve riflessione ho scritto nel riquadro è guarita e ho pigiato il tasto .
Di nuovo è apparso il minaccioso riquadro Sarà giustificato 1 evento con la seguente motivazione "E' guarita". Vuoi procedere?
Così ho scoperto che la motivazione non era indispensabile, e che in effetti ad Argo la motivazione non importava granché, era solo in modo per complicarci ulteriormente la vita.
Ho pigiato e mi sono fermamente ripromessa di non motivare mai più alcunché.
Ho poi detto ai ragazzi, che avevano seguito divertiti tutta la procedura Credo che sarebbe il caso di informarsi su cosa si fumano i tecnici di Argo. Per evitare di fumarla anche noi, intendo. Perché mi sembra roba molto tossica.
I ragazzi si sono detti d'accordo.
I colleghi, in Sala Insegnanti, hanno parimenti apprezzato il mio savio commento.

Spero che ci cambino registro al più presto perché sono davvero stufa.

* la demenziale definizione di evento si applicava soltanto a entrate e uscite fuori orario e a quando l'alunno era a casa in DaD, e già così ci sembrava piuttosto ridicola

lunedì 28 febbraio 2022

La terribile minaccia del Fantaprof

Tre fantaprof si avviano verso la fantascuola

Sabato mattina. Sorseggio pigramente un ottimo caffè navigando paciosa tra i vari blog (in questi mesi sono sempre terribilmente indietro). 
Poi, in un momento di perversione, decido di guardare anche la posta della scuola, giusto per togliermi il pensiero: da qualche tempo infatti il fine settimana in quella casella è molto tranquillo.
A dire il vero una mail c'è, ed è della sera prima.
Il soggetto è "Fanta prof". 
Apro, blandamente incuriosita. 
Abbiamo dei prof fantasmi? Abbiamo dei prof fantascientifici?
Chissà.

A scrivermi è l'insegnante di Spagnolo, e la mail che ha ritenuto opportuno inviarmi è quantomeno insolita.
Racconta in tono assai allarmato che gli alunni della Prima Sfigata stanno giocando al fantaprof. Ha ritirato dei bigliettini e ha scoperto che erano le schedine su noi prof con i vari punteggi. Ho chiesto spiegazioni e hanno ammesso di giocare al fanta prof.

"Maccheccazz!" è stata la mia spontanea reazione mentre il caffè rischiava di andarmi di traverso.
Ma sul serio? Davvero qualcuno mi manda una mail allarmata per raccontarmi che gli alunni fanno le schedine su di noi per darci i punteggi?
Lo fanno tutti. Lo hanno sempre fatto. Lo facevo io, l'han fatto mio padre e mia madre. I nonni no, perché di scuola ne han vista davvero poca, salvo la nonna materna. Ma insomma, è alquanto improbabile che anche lei abbia frequentato dodici anni di scuola senza fare scalette o punteggi o raccolte di frasi memorabili. Qualche classe più disinibita anzi alla fine dell'anno o del ciclo di studi condivide questa preziosa documentazione anche con gli insegnanti (immagino dopo aver dato un po' di ripulita).

La collega, desiderosa di informarmi su sì nuovo fenomeno, mi ha anche mandato un link.
Scopro così che si tratta di una roba più articolata di quella che usava ai miei tempi, con proposte di schede e di punteggi, sull'onda del FantaSanremo (di cui, ammetto, ignoravo del tutto l'esistenza). Numerosi siti sono dedicati non tanto alla questione, quanto a vari modelli di schede.
Ne scorro uno e scopro che il mio punteggio deve essere parecchio al di sotto dello zero assoluto, perché per ogni volta che il prof sbaglia un nome vengono tolti dei punti e io, povera me, ne ho sempre sbagliati a vagoni, tanto che ho preso l'abitudine quando mi presento alle nuove classi di fargli un discorsetto di scuse preventivo pregando per carità che non si offendano.
Misteriosamente, tolgono dei punti anche quando l'insegnante apre una finestra. E qui mi viene da protestare: soprattutto in tempo di pandemia le finestre devono essere aperte a scadenze regolari per cambiare l'aria, ed è un dovere che adempio con molta coscienziosità, vuoi per tutelare la salute di tutti noi, vuoi per evitare che la mancanza di ossigeno renda i miei amati alunni più sonnolenti di quel che già sono per colpa delle mie malefiche lezioni.
Ma insomma facciano un po' come credono, dopotutto il gioco è loro e se lo gestiranno come più gli sembrerà opportuno.

La frase successiva della mail mi racconforta e riapre verso nuove speranze nel genere umano: infatti Spagnolo riferisce di aver parlato della spinosa questione con la prof. Bipolar che, vivaddio, afferma di averne sentito parlare in Terza ma di non averci dato molta importanza. Tre Urrà per Bipolar!

"Penso che parleremo tra noi prof a scuola lunedì" è la minacciosa chiusa della mail.
"Penso che parleremo tra noi di qualcos'altro!" è la mia risposta. Poi cerco di ammorbidirla un po'. Dopotutto, immagino che le intenzioni della collega fossero buone. Quel che mi sconcerta però è che lei è giovane, molto giovane.
Possibile che non abbia mai giocato ai rustici precedenti del FantaProf?

Ma non è finita: in serata arriva anche la mail della collega di Sostegno che mi informa della Gran Questione, che è stata anche presentata sul gruppo di What'sApp. Mi guardo bene dal chiedere come sia stata commentata la faccenda e osservo che, per quanto mi risulta, la cosa non presenti alcun tratto di illegalità, ma medito con sconforto che anche i migliori tra noi possono avere dei curiosi cedimenti. Lei mi era sempre parsa persona di grande buon senso. Ma si sa che ogni tanto anche Omero si assopisce.

E' possibile però che non sia stato detto molto, nella chat del gruppo, perché stamani in Sala Professori davvero si è parlato di altro, e forse un pietoso velo di silenzio coprirà il grave scandalo.