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venerdì 30 agosto 2024

Con Valditara arriverà / all'alba quella sazietà (parte terza)

Il ministro Valditara contro i dinosauri: una sfida ancora aperta
Durante l'estate il ministro Valditara si è mantenuto piuttosto attivo. Dedico l'ultimo post di questa miniserie (qui e qui i primi due episodi) a un piccolo riepilogo di questo suo attivismo  con una sorpresina finale.
Per prima c'è stata a Maggio l'avvincente polemica sui dinosauri seguita a una dichiarazione relativa appunto ai dinosauri, che secondo il Ministro in terza elementare venivano studiati troppo ed erano un argomento inutile.
E qui si potrebbe aprire, come in effetti si è aperta, una piccola ma nutrita polemica su cosa sia effettivamente inutile nei programmi di scuola. Al di là della maggiore o minore utilità effettiva del conoscere le varie specie di dinosauri, su cui naturalmente ognuno è libero di avere le sue opinioni magari suffragate da ampie conoscenze in materia, e tenendo conto che a scuola tutto è utile oppure niente è utile a seconda del contesto e del modo con cui viene fatto, c'è da dire che i programmi di scuola sono morti e sepolti da gran tempo e sono stati sostituiti da ben più efficaci linee guida ministeriali che lasciano ampio margine di manovra al docente che, nel caso improbabilissimo ma pur sempre possibile che si ritrovi in una classe dove dei dinosauri non gliene frega niente a nessuno, può sempre destreggiarsi e bordeggiare coltivando altri argomenti più consoni agli interessi della sua utenza; ma soprattutto che i dinosauri di solito piacciono da matti all'utenza in questione, e questo da solo è un buon motivo per dedicarcisi perché quando la classe è interessata è facilissimo avviare ampie ed interessanti programmazioni che insegnano modalità di lavoro, di ricerca e di analisi critica e consentono millemila agganci ai più vari rami dello scibile umano e bestiale e dell'espressione artistica (provare per credere).

A Luglio è poi ritornata la Gran Questione dei cellulari, e il Ministro dell'Istruzione e del Merito ha partorito una circolare che ha rovesciato su di noi gran quantità di acqua fresca (molto gradita in questo periodo dell'anno) ove si spiegavano i grandi effetti negativi causati da un uso prematuro del cellulare e in somma il cellulare in classe non si potrà più usare nemmeno per scopi didattici. Non ho idea di quanto e come verrà applicata la circolare, che consente comunque l'uso di tablet e computer*, della scuola o privati. Qualche cellulare comunque per forza di cose è destinato a contaminare con la sua immonda presenza il sacrario scolastico perché alcuni alunni li usano per questioni sanitarie** o per programmazione individuale.

Infine il 7 Agosto, a sorpresa, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha scodellato, non richiesto da alcuno, delle nuove linee guida per Educazione Civica, dove sarebbe tra l'altro evidenziata l'importanza di promuovere la formazione alla coscienza di una comune identità italiana come parte della civiltà europea e occidentale nella sua storia e, di conseguenza, viene evidenziato il nesso tra senso civico e sentimento di appartenenza alla comunità nazionale definita Patria, concetto espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione. 
Ammetto di aver trovato urticanti queste linee guida dalla prima all'ultima parola, e se qualcuno spera seriamente di sentirmi parlare in classe di Patria, con tanto di lettera maiuscola, bene, liberissimo lui di aspettare e ancor più libera io di ignorare le sue aspettative. Non devo tuttavia essere l'unica ad aver provato una certa qual irritazione davanti all'improvvido documento perché il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha solertemente emesso il parere consultivo che era tenuto ad esprimere cenciando senza pietà le linee guida dalla prima all'ultima riga, criticandone modi, tempi, lessico, criteri di fondo, mentalità di base (piuttosto antiquata) e deprecando che in tanto profluvio di parole non ci fosse mezza riga sulla di parità di genere e gli interventi contro le violenze di genere***.
Così da una parte abbiamo delle linee guida che lasciano ampio spazio di manovra ai docenti, e dall'altra un parere consultivo che volendo il Ministero dell'Istruzione e del Merito può tranquillamente ignorare (come ha fatto già altre volte). 
Ignoro quali saranno gli sviluppi e anche se ci sarà il solito dibattito che spesso infuria in questi casi. 
Io però ammetto senza remore che del ministro Valditara sono ormai da gran tempo più che sazia.

*il problema che si pone è che, mentre un cellulare ce l'hanno praticamente tutti, il tablet non è sempre in tutte le famiglie. La circolare quindi secondo me è classista, oltre a ledere le prerogative dell'insegnante. Vedremo come si evolverà la cosa, perché al momento non mi sembra che nessuno si sia preoccupato di questo aspetto della questione. D'altra parte si sa che i ministri vanno e vengono, e alla fine una circolare non è una legge.
**ebbene sì, questioni sanitarie. Per esempio gli alunni diabetici ormai si misurano la glicemia con apposita app, ma immagino che ci siano altri tipi di terapie che funzionano per via elettronica.
***Tema, questo, che almeno a St. Mary Mead è particolarmente sentito ed era alla base di numerosi interventi e laboratori anche prima dell'ennesima introduzione dell'Educazione Civica a scuola.

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da 
Notre Dame de Paris

lunedì 19 agosto 2024

Con Valditara tu potrai / i musulmani fustigar (parte seconda: lo strano caso della scuola di Pioltello)

Com'è noto i Saraceni un tempo erano detti anche Mori
(da Kimono Cats on Cups)

In questo secondo post della miniserie dedicata al mio amato ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (qui c'è il primo) andrò a raccontare di come costui abbia deciso di intervenire contro lo strapotere della religione islamica nel nostro patrio suolo e, già che c'era, anche contro l'autonomia delle scuole.
Inizierò con la prima di due precisazioni, entrambe indispensabili per seguire la vicenda in tutte le sue implicazioni, e parlerò per prima cosa di messer Ramadan, causa involontaria e assai pretestuosa di tutta la vicenda.
Si tratta di una festa religiosa assai importante per il calendario islamico e dura 29 o 30 giorni, a seconda dell'anno, in un periodo scelto in base alle fasi lunari. Come tutte le feste del ciclo lunare (ad esempio la nostra Pasqua, collegata alla Quaresima e al Carnevale) è una festa mobile. Al contrario però della Pasqua cristiana, che è inserita in una forbice di tempo tra Marzo e Aprile e lì rimane sempre, il Ramadan può cadere in qualsiasi periodo dell'anno perché l'anno musulmano è più corto di una decina di giorni rispetto all'anno solare.
Durante il periodo del Ramadan chi lo osserva non può mangiare né bere durante l'arco della giornata e solo dal tramonto in poi si può rifocillare. Si tratta quindi di un periodo piuttosto debilitante sul piano fisico e sono previste una gran quantità di esenzioni per chi è in età di crescita, malato, anziano eccetera. La fine di questo periodo penitenziale prevede una grande festa che coinvolge tutti i fedeli, compresi quelli che il Ramadan non l'hanno potuto fare.
Tutto ciò non dovrebbe riguardare in alcun modo le scuole, almeno fino alla terza media compresa, perché bambini e giovinetti fanno parte delle categorie esentate dall'obbligo del digiuno diurno. In realtà qualche strascico arriva anche a noi perché abbiamo sempre qualche caso di ragazzini entusiasti che cercano comunque di praticarlo, il che gli complica abbastanza la vita soprattutto al momento degli allenamenti sportivi. Per quanto ne so, comunque, dopo qualche giorno i più lasciano perdere (con grande sollievo degli allenatori e, suppongo, anche delle famiglie).

La seconda premessa riguarda il calendario dell'anno scolastico in Italia, che è deciso in massima parte dalle Regioni; ogni scuola però ha un gruppetto di giorni di vacanza supplementari da distribuire come meglio crede e che di solito usa per consentire ponti o allungarne la durata, anticipare le vacanze di Natale, prolungare quelle di Pasqua eccetera, ma niente impedisce di piazzare per esempio un paio di giorni dopo la chiusa del quadrimestre, oppure per la Festa della Donna o qualsiasi altro giorno, o anche di piazzare i giorni tutti insieme per consentire a chi vuole di andare a farsi una settimana bianca senza perdere troppe lezioni. Roba così, piuttosto concreta.  
Il Collegio Docenti, in Maggio, vota la proposta di collocazione dei giorni di vacanza per l'anno successivo, con relative motivazioni didattiche, poi la palla passa al Consiglio d'Istituto (che di solito conferma senza batter ciglio) e infine il calendario viene pubblicato con apposita circolare. Il tutto avviene alla luce del sole e nel più pieno rispetto delle leggi di dio e degli uomini.

E veniamo infine al Grande Scandalo di Pioltello, che tanto starnazzìo ha causato e tante piume e penne ha fatto volare.
L'anno scorso l'Istituto Comprensivo* Iqbal Masih di Pioltello, piccolo comune dell'hinterland milanese che ha una discreta fetta di alunni di origine straniera, ha deciso di collocare uno di questi giorni in data 10 Aprile, in occasione della festa di fine Ramadan di quest'anno, quando buona parte della suddetta utenza di origine straniera se ne restava a casa con la famiglia a festeggiare. Tale sennato provvedimento puntava ad evitare di ritrovarsi le classi mezze vuote, che per gli insegnanti è sempre una gran scocciatura perché non sai mai bene cosa far fare a chi c'è. Del resto è anche possibile che in quell'occasione restasse a casa anche buona parte dell'utenza che con la religione islamica non aveva niente a che fare, perché "tanto a scuola in quel giorno non si faceva niente di che". Chiunque insegni, e anche parecchie persone che a insegnare non ci pensano nemmeno ma non sono state deprivate del buon senso da una genetica sfavorevole, converrà che si trattava di una buona idea - una sensatissima applicazione del motto chi schivare non può la propria noja /l'accetti di buon grado: un giorno di vacanza fa sempre piacere a tutti, ovunque sia collocato, né venivano lesi i diritti di alcuno.
Qualcuno** però deve aver pensato che quello era un eccellente pretesto per riproporre per l'ennesima volta il tema, carissimo alla Lega, dell'islamizzazione forzata imposta dagli immigrati a danno della religione cristiana, caposaldo dell'italica identità, ad uno stato debole e incapace di difendersi, e insomma quest'anno, stabilito che il tema di fantomatiche famiglie musulmane che cercavano di vietare il prosciutto a mensa a tutti gli alunni ormai appariva un po' logoro, il Qualcuno in questione ha mandato una segnalazione in proposito al ministro Valditara, che appunto della Lega fa parte, e che è stato ben lieto di cogliere al balzo la ghiotta possibilità di deprecare la deriva buonista della scuola verso gli immigrati.
Il grave caso è stato portato all'onore della stampa verso la metà di Marzo. Per primo è intervenuto il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture*** che ne ha parlato come di una scelta inaccettabile, contro i valori, l'identità e le tradizioni del nostro paese perché non è questo il modello di Italia e di Europa che vogliamo. Scopriamo così che i giorni di vacanza a disposizione del Consiglio di Istituto di una qualsivoglia scuola italiana devono essere accettati anche dal Ministro dei Trasporti, che evidentemente ha un dicastero dalle competenze assai vaste.
Il Ministro dell'Istruzione e del Merito****, invece di suggerire al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture di farsi una bella teglia di cavoli suoi invece di provare a intervenire nelle legittime scelte delle scuole, ha chiesto agli uffici competenti del ministero di verificare le motivazioni di carattere didattico che hanno portato a deliberare la deroga al calendario scolastico regionale e la loro compatibilità con l'ordinamento perché le scuole non possono stabilire nuove festività in modo diretto o indiretto ed era dunque suo dovere far rispettare la legge, la legalità, le regole (che forse gli sarebbe più facile far rispettare se ne avesse una idea almeno approssimativa), e a questo scopo ha stabilito di ordinare una ispezione alla scuola per controllare che tutto fosse in regola - che considerata l'assoluta inesistenza del problema, personalmente ho trovato una di quelle robe da lavare col sangue (molto sangue, aggiungo).
Tosto si sono scatenati gli opinionisti, in un rutilare di scioccherie degne davvero di miglior causa. Havvi chi ha stabilito solennemente che la cosa era molto grave perché le scuole non potevano istituire feste di loro iniziativa (che è senza dubbio vero, ma nessuno aveva istituito proprio niente), altri han proclamato che le scuole non dovevano avere una percentuale di stranieri troppo alta al loro interno, e non si capiva bene se  le scuole in questione dovevano provvedere a sopprimere gli stranieri in sovrappiù o accantonarli in qualche scatolone (a parte il dettaglio che buona parte di quegli "stranieri" erano nati o almeno cresciuti in Italia e quindi sono stranieri per modo di dire) e qualche volpe ha perfino rispolverato l'idea di una legge che metteva un tetto al numero di stranieri che potevano essere accettati in una classe - insomma, il solito ciarpame che circola sempre in questi casi.

I docenti della scuola Iqbal Masih non sono rimasti a farsi crescere l'erba sotto i piedi e hanno scritto lettere di protesta e rilasciato dichiarazioni ai giornali e alle televisioni eccetera chiedendo tra l'altro un aiuto al Presidente della Repubblica***** - che non si è fatto pregare più di tanto per intervenire e pochi giorni dopo ha mandato una lettera alla scuola esprimendo "vicinanza e calore" e tutto questo genere di cose.
L'implacabile ispezione aveva rilevato irregolarità nella formulazione della delibera con cui era stato stabilito il giorno di vacanza - qualcosa, immagino, a quel punto dovevano pur trovare, a costo di rivoltare la scuola come un calzino. La delibera è stata corretta, immagino con l'aggiunta di un paio di virgole e la riformulazione di una frase, e il giorno di vacanza confermato perché, onestamente, non c'era proprio modo di impedirlo con la legislazione attualmente in vigore. L'ineffabile ministro dell'Istruzione e del Merito si era detto soddisfatto perché erano state corrette le irregolarità della delibera e così si potevano chiudere le polemiche da lui definite velleitarie e pretestuose (ma va'?) - e anche lui, immagino, a quel punto qualcosa doveva pur dire, anche se forse un dignitoso silenzio poteva essere una scelta non priva di valore dopo tutte le sciocchezze dette in precedenza.
Come sempre in queste occasioni la Chiesa ha seguito la vicenda con garbo e discrezione, commentandola con savie parole atte a placare gli animi e osservando per inciso che i musulmani festeggiavano volentieri Pasqua e Natale godendosi le apposite vacanze e dunque non c'era niente di male se le scuole tenevano conto anche delle loro feste; il problema però era che gli animi non avevano alcun desiderio di farsi placare, e dunque le polemiche sono continuate per qualche settimana, anche grazie ad interventi piuttosto improvvidi del ministro ed hanno anzi conosciuto un tentativo di ripresa assai drammaticheggiato quando durante il ponte mancato del 1 maggio, dove alcuni ritenevano che sarebbe stato più opportuno collocare il giorno di vacanza, il tasso di assenze degli alunni è stato piuttosto alto (cosa piuttosto normale, in effetti).
Quanto al ministro, qualche giorno dopo ha lanciato una nuova crociata contro lo studio dei dinosauri a scuola che non ha però riscontrato lo stesso successo, forse perché non risulta da alcuna fonte a noi nota che i dinosauri in questione fossero musulmani.
La Lega ha dunque conseguito il suo scopo, che era chiaramente quello di lamentarsi sempre e comunque dell'esistenza dei musulmani in Italia, lamentela da portarsi avanti sempre e comunque a costo di sputare sulle leggi italiane e sulle scuole italiane che le applicano ma ciò nonostante e alla faccia loro la legge sull'autonomia delle scuole è stata rispettata.

La scuola è usa a queste tempeste da bicchier d'acqua che la scuotono con una certa regolarità e che si placano dopo qualche settimana. Io però sono rimasta molto irritata nel vedere così calpesta e derisa l'autonomia dei singoli istituti per i capricci di un paio di ministri intemperanti.

* chiamasi Istituto Comprensivo un curioso agglomerato di scuole dell'infanzia, elementari e medie che da qualche anno va molto di moda. Anche qui, tutta roba normata da apposite leggi.
** qualcuno della Lega, viene da sospettare
*** cosa c'entrano i trasporti con le vacanze votate dal Consiglio di Istituto della scuola di Pioltello? Non molto, sembrerebbe. Tuttavia il Ministro dei Trasporti dell'attuale governo ama molto avviare crociate contro lo strapotere islamico.
**** che, guarda un po' le coincidenze, è anche lui della Lega.
***** il quale presidente aveva conferito poco tempo prima una onorificenza ad una di queste insegnanti per l'impegno mostrato durante la pandemia

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris

venerdì 16 agosto 2024

Con Valditara troverai / la scuola in tutti i suoi viavai (parte prima)

L'attuale Ministro dell'Istruzione (e del Merito) è molto meno bello di questo pesce d'Aprile, ma non c'è dubbio alcuno che egli sia un perfetto Pesce d'Aprile.
Lui e le sue circolari.

Da dove viene il ministro Valditara?
Dalla Lega*.
Per quale motivo gli è stato assegnato un ministero?
Son misteri. Per ogni governo c'è sempre un piccolo (quando va bene) gruppo di persone cui viene assegnato un ministero per questioni di quote-partito, di amicizie influenti o vai a sapere. 
Qualche volta poi il vero motivo è che il ministro, per quanto sconosciuto ai più, vanta una ammirevole competenza in quello specifico dicastero.
Sembrerebbe di capire che il ministro Valditara non rientri in questa categoria di illustri sconosciuti, perché di scuola sembra sapere o capire veramente il giusto. Oppure fa finta, non so: perché alla fine nel ramo dell'Istruzione lavorano più di 900.000 docenti, e più di 700.000 sono di lungo corso. Possibile che non uno solo di loro sia in rapporti di amicizia e parentela col ministro e non possa intervenire ad evitargli certi interventi davvero fuor di luogo?
Senza contare che detto Ministro lavora al Ministero, dove senza dubbio qualcuno che sa qualcosa di legislazione scolastica c'è. Ma non tra i suoi consiglieri di fiducia, par di capire. 

E dunque, l''attuale ministro è stato messo nel dicastero dell'Istruzione (e del Merito, anche se in merito all'istruzione le sue competenze sono piuttosto esigue) con qualche oscura motivazione, oppure perché gli andava comunque assegnato un ministero e non sembrava il caso, visto il periodo che stiamo attraversando, di dargli gli Esteri o le Forze Armate. L'Istruzione in fondo è un ministero innocuo, e all'apparenza non c'è spazio per fare grossi danni se non ti metti in testa di fare  (o al governo decidono che devi fare) qualche Grande Riforma.
Stai lì, prometti di fare grandi cose, ogni tanto dici qualche sciocchezza oppure riempi qualche vasca di acqua calda e questo è quanto. 
Il ministro Valditara ha deciso di puntare sulle sciocchezze, più che sulle vasche di acqua calda; e siccome è un uomo di coscienza e non vuole mangiare alle nostre spalle limitandosi a scaldare la poltrona, di sciocchezze ne ha collezionate già parecchie. Ho deciso quindi di premiare questo suo attivismo dedicandogli non uno, bensì ben tre post - con la speranza che la mia sensibilissima coscienza non mi costringa a dedicargliene altri, ché ci sarebbero anche argomenti più interessanti di cui vorrei occuparmi.
In questa primo post quindi ripercorrerò quelle poche sue uscite che sono arrivate fino alle mie distratte orecchie, prima che si lanciasse nella Crociata Contro l'Istituzione della Festa del Ramadan.

A pochi giorni dal suo insediamento il ministro decise di mettersi in mostra affrontando un tema fresco e nuovo, ovvero quello dell'uso dei cellulari in classe, e a tal scopo  provvide ad emanare apposita circolare; di cotal circolare a dire il vero non si avvertiva soverchia necessità, dato che si limitava a ripetere quanto detto sin dal 1998, e cioè che non era consentito agli studenti l'uso del cellulare per cazzi propri durante le ore di scuola. E grazie tante.
Visto che era a ripetere il già detto, in quella circolare si aggiungeva che L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”. Insomma l'uso del cellulare in classe è vietato tranne quando è consentito. E, di nuovo, grazie tante. 

La storia in realtà ha anche un seguito, perché il Nostro, in non so quale trasmissione televisiva, qualche tempo fa dichiarò che l'uso del cellulare in classe sarebbe stato vietato anche se usato a fini didattici, e il divieto esteso anche ai tablet; tutto ciò serviva principalmente a fare scena perché in classe l'insegnante si muove in libertà, anche se col limite inderogabile del codice civile e penale e naturalmente il vincolo della Costituzione, ma se decide di coltivare fagioli o incenso, di fare collage e mosaici, di parlare di demografia o di traffico internazionale di droga e quant'altro, purché lo faccia a fini didattici è nel suo pieno diritto - e infatti spesso lo fa. E' raro che gli insegnanti di geografia coltivino fagioli a scuola e che Scienze Motorie metta le sue classi a lavorare con pietre, riso o pezzetti di carta colorati per fare mosaici, ma mai dire mai. Per tacere del fatto che ci sono da tempo classi 2.0 dove l'uso del tablet non solo è consentito ma pure obbligatorio, e anzi i tablet in questione sono pagati proprio dal Ministero.
Incurante (o forse ignaro) di ciò in una nota ufficiale del 24 Febbraio 2024 il Ministro ha mandato a dire  che nelle linee guida in via di pubblicazione l'uso del cellulare in classe viene sconsigliato anche se è per fini didattici. Di più non si poteva fare e alla fine lo sconsiglio, anche se personalmente lo trovo abbastanza fuor di luogo (chi sei tu, per dirmi cosa devo fare in classe?) è, appunto, uno sconsiglio e niente di più**.

A Dicembre del 2022 c'era poi stata una sortita sull'umiliazione come fattore indispensabile di crescita che aveva suscitato un certo, comprensibile, disappunto: tutti sappiamo che l'umiliazione è talvolta inevitabile nelle alterne circostanze della vita e può talvolta produrre effetti positivi, se corroborata da adeguata riflessione ed introspezione; l'idea però di utilizzarla deliberatamente a scopi educativi evoca istantaneamente ricordi legati al buon vecchio olio di ricino e insomma non è stata percepita come un consiglio dei più opportuni; ci fu un certo brusìo di sottofondo e il Nostro quasi subito circostanziò, precisò, fece capire che era stato frainteso eccetera. Vivaddio, non mi risulta si sia impegnato a mettere nelle linee guida una esortazione agli insegnanti a usare in classe l'umiliazione a scopo didattico (ma, anche lì, mai dire mai).
Ci sono state diverse di queste tempeste da bicchier d'acqua, alcune della quali proprio da bicchier d'acqua non erano, e di solito sono sempre finite con il Nostro che spiegava, circostanziava e assicurava di essere stato frainteso. Il mondo della scuola comunque non le ha gradite e nelle Sale Insegnanti serpeggia verso di lui una certa qual irritazione da cui anch'io non posso dirmi del tutto esente.

Questo Natale infine è ritornato un tormentone ricorrente, ovvero la Scomparsa del Presepe dalle Italiche Scuole. Uno dei partiti di governo ha infatti presentato un disegno di legge intitolato niente meno che al Rispetto e tutela delle tradizioni religiose italiane che a quel che è trapelato del testo sembra un triste monito per tutti noi sugli effetti dovuti a un eccessivo uso di bevande ad alto contenuto alcolico.
Partiamo dalla presentazione della legge:
Alla garanzia costituzionale di libertà di religione e di culto non corrispondono né la facoltà, né tantomeno il dovere di ricusazione dei simboli religiosi, storici e culturali, i quali sono espressione valoriale della tradizione identitaria del popolo italiano. Consentire la trasformazione delle sacre festività cristiane in altra anonima tipologia di celebrazione costituirebbe una discriminazione nei confronti degli alunni e delle rispettive famiglie praticanti la religione maggioritaria oltre che un attentato ai valori e alla tradizione più profonda del nostro popolo. Si rende dunque necessario un intervento legislativo che impedisca a taluni dirigenti di istituzioni scolastiche, universitarie di cancellare o chiamare in altro modo le celebrazioni e tradizioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana.
Sarebbe interessante capire di che accidenti stanno parlando, dal momento che non risulta che alcun Dirigente Scolastico abbia mai cercato di cambiar nome alle feste di Natale e di Pasqua. Si racconta bensì come in alcuni ambienti stia vagamente affermandosi una certa tendenza a parlare di generiche "feste" e perfino di "Stagione delle feste" in zona Natale, con l'intento di non vincolare alla parte religiosa di cotali feste chi religioso non è, ma nella scuola questa tendenza non ha ancora dato particolari segni, e mi sembra che qui in Italia abbia attecchito in modo davvero marginale anche fuori dal mondo della scuola.
Ma torniamo al disegno di legge, che nell'articolo 2 dice che negli istituti di istruzione pubblici è fatto divieto di impedire iniziative promosse da genitori, studenti o dai competenti organi scolastici, volte a proseguire attività legate alle tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana, come l'allestimento del presepe, recite e altre manifestazioni ad essi collegate al fine di ricordarne il loro profondo significato di umanità e il rapporto che le lega all'identità nazionale italiana e per impedire tutto ciò il Ministero dell'Istruzione stabilirà apposite sanzioni.
Tutto ciò non ha alcun senso: se le iniziative in tal senso saranno promosse dai competenti organi scolastici non si capisce davvero perché i suddetti competenti organi scolastici dovrebbero prima avviarle e poi impedirne il regolare svolgimento, al solo e unico scopo di complicarsi vieppiù l'esistenza, mentre se sono avviate da genitori o studenti, potranno svolgersi solo dopo apposita approvazione dei competenti organi di cui sopra (ovvero Consigli di Istituto, Collegi Docenti e Consigli di Classe) che, dopo averle approvate, vieppiù non si capisce perché dovrebbero impedirle. Anche se ogni tanto** qualche politico diffonde la leggenda di Dirigenti Scolastici che vietano l'allestimento di presepi, per quel che mi risulta si tratta sempre e comunque di leggende metropolitane che vengono sempre e regolarmente smentite.
Di fatto, copo la tempesta di Dicembre del disegno di legge non si è più saputo niente - sperando caldamente che non riemerga stile torrente carsico verso la fine del Novembre prossimo venturo. 
Come spesso succede in questi casi, la Chiesa romana cattolica e apostolica ha portato le uniche parole sensate sulla deplorevole vicenda, non per bocca di qualche sacerdote alternativo ma facendo parlare il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e noto per essere persona abbastanza allineata al pensiero cattolico più ortodosso, che ha parlato di inclusione, rispetto delle altre credenze e ha sintetizzato il tutto spiegando che il presepe non si può imporre per legge, rischia di diventare antipaticoricordando garbatamente come l'approccio alla religione cattolica in Italia sta cambiando (ovvero che l'identità nazionale italiana non è più così strettamente collegata alla religione cattolica).

Non parendo che la questione del Natale a scuola fosse stata trattata con sufficiente spazio, il ministro Valditara ha ritenuto opportuno mandare il 21 Dicembre dal sito del Ministero una lettera a tutto il personale scolastico che era una vera sviolinata sullo spirito del Natale, l'importanza dello spirito del Natale e l'effetto positivo e fecondo del vero spirito di Natale nel costruire un mondo migliore; e per carità, non metto in dubbio la bontà dell'intenzione, ma confesso di aver trovato l'epistola piuttosto pallificante: alla fine, puoi chiamarlo Spirito del Natale, oppure buonismo, oppure buona volontà, ma di fatto non è una cosa strettamente collegata al Natale e puoi ben praticarla anche se per te Natale è solo un nome proprio di persona.

Tuttavia dopo il Natale (abbastanza dopo, quest'anno) è arrivato il Ramadan (continua...)

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris

anche perché non riesco a immaginare quale mai altro partito, per quanto male in arnese, avrebbe voluto prenderselo.
In realtà, come spiega Pellegrina in un lungo ed esaustivo commento, il percorso politico di Valditara è stato più complesso di quel che credevo, e soprattutto l'uomo si è già occupato più volte di scuola.
** ma su questo tema c'è stato un seguito, che sarà il tema del terzo post della miniserie.
*** ovvero una o due volte all'anno, guarda caso in corrispondenza delle feste di Natale e di Pasqua.

domenica 23 agosto 2020

L'Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica

Pallade Atena è dea della Saggezza e della Giustizia.
Questa statua si trova a Vienna, davanti al parlamento austriaco e non davanti al Ministero dell'Istruzione a Roma.
Chissà perché.

Avviso per gli sventurati lettori: il post è lungo e anche molto soporifero.
In chiusura però c'è una sintesi.

L'Educazione Civica è, giuridicamente parlando, l'opposto delle province: mentre queste ultime sono state più volte abolite negli scorsi anni pur esistendo ancora*, l'Educazione Civica è stata molte volte istituita dalla pubblica istruzione pur esistendo in modo molto vago e indefinito sin dalla fondazione della repubblica (e probabilmente anche da prima) come ho già avuto occasione di narrare.
L'ultimo strampalato tentativo per infilare l'Educazione Civica (che già c'era) nei programmi di scuola risale alla legge 20 Agosto 2019 entrata in vigore il 5 Settembre dello stesso anno. La sua applicazione era stata rimandata però all'anno scolastico 2020-2021 perché nel frattempo il nuovo anno scolastico era ormai iniziato e ancora mancavano le linee guida per applicarla.
Siccome in primavera al Ministero dell'Istruzione, come ognun sa, non avevano granché da fare essendo la situazione del tutto ordinaria e tranquilla nonché scevra della benché minima problematica, qualcuno laggiù ha pensato bene di dedicarsi alla stesura delle linee guida, che sono state pubblicate il 23 Giugno di quest'anno e definite dal Ministero un documento agile e di facile consultazione. Piuttosto vuoto, aggiungerei - anche perché, in effetti, si limita a complicare un po' qualcosa che già c'era.
La Ministra l'ha poi descritto come un documento snello, che i dirigenti scolastici potranno consultare e attuare facilmente.
Andiamo dunque a esaminarlo nel dettaglio, questo documento agile e snello che i Dirigenti Scolastici potran consultare e applicare facilmente. 
Ma prima è opportuno soffermarsi sulla legge che ha prodotto il documento agile e snello, ovvero la legge 20 Agosto 2019, n. 92 dedicata all'Introduzione (nei programmi di scuola) dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica 
Tale legge inizia spiegando che l'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e che sviluppa nelle istituzioni scolastiche conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell'Unione Europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona. (art. 1) Invero, un programma assai vasto.
Con queste ampie finalità viene dunque istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. (art. 2)
Di che cazzo stiamo parlando?
Onestamente non saprei. Il concetto di profilo sociale mi sfugge, e nemmeno Google è riuscito a schiarirmi le idee. So cos'è un profilo sui social ma non credo sia esattamente la stessa cosa. 
Un profilo economico invece mi sembra vagamente comprensibile: per esempio se qualcuno (lo stato, poniamo, oppure un istituto di sondaggi) conoscesse i movimenti del mio conto in banca, le mie dichiarazioni dei redditi, le mie proprietà immobiliari, la mia posizione lavorativa e qualcosina sulla mia famiglia di origine (e relative possibili eredità in arrivo) e sul la situazione economica del mio partner potrebbe tracciare il mio profilo economico inquadrandomi in una serie di categorie economiche - ma cosa c'entrerebbe tutto ciò con l'educazione civica? Proprio nulla, sospetto. E un profilo economico della società?
O un profilo ambientale? Peggio che andar di notte.
Un profilo giuridico della società invece si capisce molto meglio, purché si parli di una società commerciale - ma non mi sembra un argomento di educazione civica.

Dunque viene istituito un insegnamento trasversale che non si capisce di cosa parla.
Per fortuna, riguardo all'insegnamento trasversale lo scuolese un po' ci assiste: perché già dai tempi del ministero Moratti Educazione Civica diventò una materia trasversale, fatta cioè da tutti gli insegnanti. Come idea è pure valida: non c'è materia che non si agganci a questioni etiche e giuridiche, sia che si parli di correttezza nello sport o di norme igieniche o di colonialismo. 
Ma cosa c'entrano i profili? Boh.
A questo punto ci vengono indicati i contenuti infilando in un unico calderone tripartito Costituzione italiana ed europea, organismi internazionali, inno nazionale, Agenda 2030 (sì, quella di Greta), educazione digitale, legislazione con particolare riguardo al diritto del lavoro, educazione ambientale, lotta alle mafie, tutela del patrimonio culturale, educazione stradale, educazione alla salute, volontariato, cittadinanza attiva; tutto ciò è finalizzato ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura. (art. 3)
Seguono qualche dettaglio sulle conoscenze della Costituzione e una ben più dettagliata descrizione di cosa si intende per educazione digitale  - un programma invero assai vasto, anzi vastissimo! (artt. 4 e 5).
Siccome quest'ultima parte di insegnamento richiede competenze specifiche di cui molti di noi insegnanti non disponiamo, ci si occupa poi della formazione dei docenti, e a questo scopo viene stanziato un pingue finanziamento annuale di ben 4 milioni di euro, all'incirca un po' meno di cinque euro per insegnante (calcolando 835.000 insegnanti in base ai dati forniti dal MIUR per l'anno scolastico appena trascorso). A occhio mi sembrano pochini, ma magari trattandosi di grandi numeri e di corsi collettivi sono bastevoli, e poi ci si può organizzare istituendo reti di scuole e simili.
Sta di fatto che, nell'anno appena trascorso che, mi pregio di ricordare, si è svolto in presenza per tre quinti della sua durata, per la formazione in tal senso di noi insegnanti non è stato speso nemmeno un centesimo bucato. Di nuovo, boh?
Seguono qualche cenno di organizzazione territoriale, l'istituzione di un Albo di Buone Pratiche e di un concorso annuale per premiare i risultati migliori e il buon proponimento di fare una relazione biennale alla Camera dei Deputati sui risultati conseguito con questa legge...
Fino ad arrivare all'articolo 13, l'ultimo, dove con nonchalance si informa che per l'attuazione di tutto quanto sopra progettato e istituito le amministrazioni scolastiche useranno le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, applicando dunque quel che è stato definito il metodo dell'ultimo biscotto, quello che si fa con i ritagli di pasta rimasti prima di infornare la teglia. 

Dunque: niente nuovi insegnanti, perché il fantomatico monte ore (33, che è pure un bel numero, ricco di rimandi religiosi e letterari) destinato alla nuova fantomatica materia viene appunto diviso in maniera trasversale tra gli insegnanti già esistenti.
Che non prendono un soldo in più.
Del resto, perché dovrebbero? L'orario resta lo stesso, in quelle ore qualcosa avrebbero comunque dovuto fare, giusto?
Giustissimo, e infatti il monte ore istituito con questa legge già da gran tempo, almeno nella scuola dell'obbligo, viene riempito di contenuti collegati a educazione civica:  laboratori, cerimonie, uscite didattiche, gite scolastiche su razzismo, multicultura, stereotipi, Shoah; lettura e commento di articoli della Costituzione; lezioni dedicate all'inno d'Italia e la lotta alle mafie; corsi di esperti esterni sulla gestione delle emozioni, l'educazione all'affettività, il cyberbullismo,; cartelloni e attività varie sulle bufale in rete, l'agenda del 2030, la biodiversità, le fonti energetiche rinnovabili, l'inquinamento, l'importanza di mangiare frutta e verdure fresche, il rapporto con gli animali... non per 33 ore, ad occhio direi che almeno una sessantina di ore all'anno se ne vanno in quel modo per ogni classe. Ma forse sono di più.
Con la nuova legge però non si tratta solo di svolgerle, queste ore dedicate a questi numerosissimi temi. C'è anche da mettere un voto. Trasversale. E per mettere il voto ci vuole del tempo.
La legge prevede l'istituzione di un Coordinatore per ogni classe** che deve raccogliere voti e informazioni su come si è svolta la materia e poi fa la media per calcolare il voto, poi il Consiglio di Classe lo aggiusta, eventualmente. In molti casi andrò fatta una votazione, immagino.
La presenza del voto sulla scheda, immagino, è stata decisa per motivi di immagine: c'è un voto in più, dunque c'è una materia in più. In realtà non c'è una materia in più, ci sono un gruppo di tematiche che concorrono a fornire un voto. Ma l'insieme mi lascia piuttosto perplessa,  perché le ore dedicate a quelle tematiche fanno tutte parte di altre materie di cui influenzano il voto. Per intendersi, se qualcuno piglia 4 alla verifica sull'inno d'Italia, questo influenzerà anche il suo voto, certamente a Storia e forse anche a Italiano, se gli faccio anche quello.
Secondo dubbio: una volta esaurite le ore, le tematiche restano. Se io dedico le mie tre ore in quota Geografia a parlare dello scioglimento dei poli o della desertificazione, non mi resta niente per l'inquinamento delle acque o le elezioni del presidente degli Stati Uniti. Chiaramente non cambio la programmazione, ma una parte delle ore dedicate alle tematiche ambientali contribuisce alla formazione del voto di Geografia e l'altra parte al voto di educazione civica? Non esiste. Il gruppo di ore influirà su entrambe le materie, inevitabilmente.
Immagino però che non siamo in molti a farci questo tipo di seghe - almeno, lo spero.

Ma veniamo alfine allo snello ed agile documento, che consta di sette pagine distribuite su su tre allegati. Mentre la legge ha un testo tutto sommato chiaro e comprensibile, il documento agile e snello indulge ad uno strano fraseggio nel corso dell'Allegato A.
La Legge***, ponendo a fondamento dell'educazione civica la conoscenza della Costituzione Italiana, la riconosce non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E meno male che è arrivata la Legge per fare tutto ciò, altrimenti tutti noi avremmo pensato che la Costituzione è solo un pezzo di carta buono al più per improvvisare un ventaglietto nelle giornate più calde.
Le Istituzioni scolastiche sono chiamate, pertanto, ad aggiornare i curriculi di istituto e l'attività di programmazione didattica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, al fine di sviluppare "la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società". Resta però da capire cosa sia un profilo sociale, e come se ne possa parlare in una programmazione: ma immagino che i cinque quarti della scuola prenderanno la strampalata frase di cui sopra e la infileranno pari pari nelle apposite scartoffie senza stare a farsi troppe domande; del resto non avrebbe davvero senso fare diversamente.
Veniamo all'agghiacciante paragrafo intitolato Aspetti contenutistici e metodologie (immagino che "contenuti e metodi" fosse troppo comprensibile per essere usato in un documento agile e snello):
I nuclei tematici dell'insegnamento, e cioè quei contenuti ritenuti essenziali per realizzare le finalità indicate nella Legge, sono già impliciti negli epistemi delle discipline.
E qui sorge spontanea una domanda, almeno per me: che cazzo è l'episteme?
Per fortuna ci sono i dizionari, nonché san Google. E quindi eccomi pronta a illuminare quei pochissimi individui ridotti a tal bassura di ignoranza da non usare colloquialmente nella vita di tutti i giorni la parola "episteme".
Si tratta di un termine filosofico derivato dal greco che sta a indicare la conoscenza comprovata su basi scientifiche.
Ed ecco qui la signora (ma il termine è unisex) Episteme, raffigurata in forma umana nella biblioteca di Celso ad Efeso:
Volendo quindi provare a tradurla in lingua corrente, la curiosa frase starebbe a indicare che i contenuti delle varie materie contengono già dei collegamenti al programma di educazione civica. Beh, forse bastava dirlo, non c'è niente di male a scrivere in italiano. E comunque mi sembra un concetto piuttosto ovvio.
Ma al misterioso redattore dello snello e agile documento l'italiano non doveva piacere granché, oppure aveva fatto una scommessa con qualcuno sul numero di parole balorde che sarebbe riuscito ad infilare nell'agile documento**** perché, elencando i possibili collegamenti per i temi di educazione civica si slancia in ardite metafore e vola verso nuove terre: l'educazione alla legalità e al contrasto delle mafie si innerva non solo della conoscenza del dettato e dei valori costituzionali, ma anche della consapevolezza dei diritti inalienabili dell'uomo e del cittadino, del loro progredire storico, del dibattito filosofico e letterario.
Si innerva, nientemeno. Beh, anch'io mi innervo a leggere certa roba.

Tuttavia, per quanto costui voli liricamente esponendo in cinquanta sfumature di episteme i tre temi centrali di educazione civica (costituzione, ambiente e vita in rete), non gli sovviene nemmeno un delicato accenno alle pari opportunità (pur citate sia nella Costituzione che nell'Agenda 2030 e di cui tanto si parla in rete, spesso in toni assai incivili) e nemmeno all'educazione all'affettività. Il codice della strada, i regolamenti comunali, la giurisdizione sul lavoro, perfino i regolamenti delle associazioni bocciofile - ma non sia mai che a scuola raccontiamo qualcosa sui bambini e le cicogne!
Insomma, da tanti voli pindarici non esce né una lista indicativa né una generica dichiarazione di intenti lodevole per brevità. Per fortuna esiste la libertà di insegnamento e per quanto l'agile (e snello) documento insista su certi temi e sorvoli su altri alla fine la scelta è talmente vasta che ogni docente può tranquillamente trovare grande abbondanza di pascolo per il suo mucchietto di ore di Educazione Civica, esattamente come già avviene.
L'educazione civica, pertanto, supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari.
Che vuol dire tutto ciò? Non ne ho idea e me ne vanto, e per quanto è in mio potere nessuno dei miei alunni e delle persone che conosco mi sentirà mai parlare di matrici valoriali trasversali. Ho una dignità da difendere, io.
Comunque, una listarella di argomenti condita con un paio di queste assurde frasi andranno inserite nel documento sull'offerta formativa dell'istituto, ovvero il celebre PTOF - ma sospetto che ci siano già, annidati da qualche parte, perché son tutte cose che già facciamo, quindi basterò spostare un paio di paragrafi e formarci un capitoletto nuovo.

Ma veniamo alla valutazione, ovvero il famigerato voto collettivo.
I criteri di valutazione, ovvero cosa si deve fare per prendere sei, sette, otto eccetera andranno appositamente integrati con qualche frasetta ad hoc. Tutto ciò sarà assai palloso, specie per chi si ritroverò il cerino in mano, ma alla fine se ne dovrebbe venire facilmente a capo. 
I docenti della classe e il Consiglio di Classe (sorpresa! Sono le stesse persone, solo chiamate in modi diversi) possono avvalersi di strumenti condivisi, quali rubriche e griglie di osservazione, che possono essere applicati ai percorsi interdisciplinari, finalizzati a rendere conto del conseguimento da parte degli alunni delle conoscenze e abilità e del progressivo sviluppo delle competenze previste  nella sezione del curriculo dedicata all'educazione civica.
Tuttavia ci si augura che i docenti non facciano niente di così astruso e che nessun Dirigente Scolastico si impunti per avere l'ennesima griglia del tutto inutile in una scuola sprovvista di barbecue. 

Ed eccoci al voto. Scopriamo che per i primi tre anni, questo voto (o giudizio, per le elementari) farà riferimento agli obbiettivi/risultati di apprendimento e alle competenze che i collegi docenti, nella propria autonomia di sperimentazione, avranno individuato e inserito nel curricolo di istituto. Dopo no, dopo si farà riferimento ai traguardi di competenza e agli specifici obbiettivi di apprendimento per la scuola di primo ciclo e per i Licei, e ai risultati di apprendimento per i tecnici e professionali. In pratica, visto che tra la prima e la seconda formula prevista per il primo ciclo non cambia niente, sarebbe molto interessante che l'agile e snello documento spiegasse perché tecnici e professionali non avranno più traguardi di competenze per l'educazione civica, e come mai una materia che è trasversale per eccellenza e addirittura matrice valoriale trasversale sviluppi competenze solo per alcuni ordini di scuole. Tuttavia a questo punto il documento si ricorda di essere snello e agile e non dà nemmeno mezza parola di spiegazione.
Di nuovo, e a rischio di essere monotona: Boh?
Si apprende poi che il voto influisce sulla valutazione del comportamento, il che non mi convince molto e in effetti sembra non convincere nemmeno gli autori del documento agile e snello, perché il testo, dopo un paio di riferimenti normativi, recita si ritiene pertanto che, in sede di valutazione del comportamento dell'alunno da parte del Consiglio di classe, si possa tener conto anche delle competenze conseguite nell'ambito del nuovo insegnamento di educazione civica.
Si ritiene? Si possa anche?
E queste sarebbero delle linee-guida grazie alle quali i Dirigenti (poveri loro!) dovrebbero applicare la legge? Se non lo sapete voi, di cosa possiamo tener conto, a chi dobbiamo rivolgerci per saperlo, all'oracolo di Delfi? Cos'è, un gioco a indovinelli?
Evidentemente il documento, oltre che agile e snello, è anche pensieroso.
E dopo aver pensato, passa a suggerire di mediare col gioco i contenuti di educazione civica nella scuola dell'infanzia. Dobbiamo apprezzare questo suggerimento, senza il quale certamente gli insegnanti delle materne avrebbero dato in mano  ai bambini di tre anni il Codice Civile facendogli leggere le leggi atte a dirimere le contese sui confini e le servitù. 

L'allegato B è invece una nuova e più aggiornata descrizione di quella meravigliosa creatura che è lo Studente Ideale, cui a suo tempo ho già dedicato un post. Si tratta stavolta non soltanto di uno Studente Ideale, ma anche Civicamente Educato, e quindi capace di compiere ulteriori prodigi oltre ai molti che già faceva.
Al termine della Terza media questa splendida creatura comprende i concetti del prendersi cura di sé, della comunità e dell'ambiente e noi tutti poveri insegnanti lo lovviamo tantissimo per questo e andiamo a frotte da lui per imparare. Naturalmente è consapevole che i principi di solidarietà, uguaglianza e rispetto della diversità sono i pilastri che sorreggono la convivenza felice e favoriscono la costruzione di un futuro equo e sostenibile, ma in verità a questo livello di elevazione spirituale è arrivato già da tempo, come spiegavo anni fa nel mio post.
Questa creatura Superiore però va anche oltre perché sa riconoscere le fonti energetiche e promuove un atteggiamento critico e razionale, nonché un utilizzo consapevole delle risorse ambientali. Promuove il rispetto verso gli altri, l'ambiente, la natura. Prende piena consapevolezza dell'identità digitale come valore individuale e collettivo da preservare. È consapevole dei rischi della rete e di come riuscire ad individuarli.
Di fronte a tanto splendore, il fatto che sappia anche gestire correttamente una raccolta differenziata, conosca la Dichiarazione universale dei diritti umani e sappia utilizzare le attrezzature informatiche in modo corretto non appare gran cosa, e quanto a saper distinguere notizie corrette da altre non attendibili confrontando varie fonti, questa da gran tempo è una capacità innata in lui.
Resta da capire in che modo questo prodigio sceso in terra a miracol mostrare abbia imparato tutto ciò - di sicuro non per merito di noi poveri mortali che solo con grandissima presunzione possiamo credere di avere qualcosa da insegnargli.
Naturalmente chi esce dal secondo ciclo di scuola ha conseguito livelli di perfezione ancora maggiori, che vengono esposti nell'allegato C.

Sintesi: a parte un po' di copia&incolla nei documenti ufficiali e qualche minuto in più da dedicare al nuovo voto nei consigli di classe, la Grandiosa Introduzione di Educazione Civica nella scuola italiana è una scatola vuota, almeno per il primo ciclo di istruzione; tuttavia, se venduta bene, può dare l'impressione di essere qualcosa di nuovo, e al momento la politica adora chiamare vecchie cose con nomi nuovi o riesumati per l'occasione.
È comunque una buona cosa che venga dato un certo rilievo a quella che viene chiamata educazione digitale, di cui davvero in Italia si avverte grandissima necessità. Peccato che al momento gli insegnanti siano abbastanza a digiuno di competenze sull'argomento, e sia piuttosto complicato stabilire come possano insegnare qualcosa che spesso loro per primi gestiscano abbastanza malamente. D'altra parte l'argomento è molto nuovo e soprattutto in continuo, velocissimo cambiamento, e non è facile immaginare chi o come possa impartire loro la formazione necessaria per istruire le giovani leve - si tratta insomma di un campo dove si andrà avanti necessariamente per tentativi e aggiustamenti, ma è chiaro che non basta la buona volontà individuale.
Qualcuno ha osservato che gli argomenti di questa materia sono troppi e nessuna scuola potrà mai lavorare su tutti. Naturalmente è vero ma vale un po' per tutte le materie: si fanno delle scelte e si cerca di farle secondo un certo criterio - che cambia a seconda delle circostanze e delle classi, che non sempre prendono a cuore gli stessi argomenti.
Ho come l'impressione, per esempio, che nel prossimo anno scolastico in molti ci concentreremo soprattutto sull'educazione alla salute, l'importanza del rispetto delle regole e il valore della solidarietà; e non è così sicuro che potremo occuparci di prevenzione del cyberbullismo perché, dopotutto, ognuno a casa sua fa quel che vuole.

* come dimostra il fatto che la sua abolizione era parte dell'ultimo disegno di riforma costituzionale, quello che non è stato approvato col referendum del dicembre 2016.

** e, adesso che ci penso, è la prima volta che la figura di un Coordinatore di classe è istituita per legge. Peccato che non sia prevista fra gli obblighi contrattuali. Come funziona? Viene scelto dal Dirigente? Può rifiutare? Mi viene da pensare che la risposta, almeno alla seconda domanda, sia "sì", ma questa è materia sindacale e ne so poco.

*** No, non quella dettata da dio a Mosè, la legge che fa finta di istituire Educazione civica. Nel documento agile e snello han deciso di chiamarla così, con la maiuscola, e visto che il documento è scritto con grande prosopopea l'effetto suona piuttosto comico.

**** che per sua fortuna è agile e quindi può scappare molto veloce nel non improbabile caso che qualcuno lo insegua armato di bastone nocchieruto.

martedì 28 luglio 2020

Haretica - Scuola e soldi: un rapporto perverso (e fortemente in passivo)


Come ho raccontato qualche tempo fa , da quando insegno, non ho mai speso niente, nemmeno il tradizionale centesimo bucato per la scuola. Gli do il mio lavoro, vedano di farselo bastare.
Adesso che ho un contratto dove pago una cifra fissa al mese per le telefonate faccio talvolta qualche telefonata di lavoro da casa (prima le facevo solo col telefono della scuola, e se c'era da aspettare aspettavo). Quel che dovevo stampare o fotocopiare per la scuola lo facevo a scuola, con la stampante della scuola, l'inchiostro della stampante della scuola e la carta della scuola. Qualsiasi spesa esterna mi trovassi a fare perché la scuola non disponeva di attrezzature adeguate era preventivamente autorizzata e immediatamente seguita da richiesta di rimborso; che poi il rimborso arrivava quando arrivava, a volte dopo mesi, ma alla fine arrivava sempre. 
Qualsiasi minima spesa fatta per la scuola avrebbe pesato sul mio cuore come un macigno e mi avrebbe persino causato dei sensi di colpa. Con tanti gatti affamati in giro, con tante belle cose da fare e da comprare, proprio alla scuola dovevo dare dei soldi? Il lavoro si cerca di farlo bene, ma non deve mai e poi mai costituire una fonte di spesa.

È un punto di vista che a me sembra dettato da semplice buon senso, ma che evito di esternare se non ne vengo richiesta perché mi sono accorta che non è affatto condiviso. Al momento di fare una telefonata di lavoro - al comune, ai colleghi, ai rappresentanti, ai genitori, ai centri di assistenza, ai musei per fissare una gita - la gran parte dei miei colleghi tira fuori il suo cellulare e chiama. Se il numero di fotocopie fissato per la classe è finito, l'insegnante va in cartoleria e paga. Se dalle elementari, dove al momento c'è l'unica fotocopiatrice disponibile a colori, per qualche motivo qualcuno della segreteria stabilisce che non dobbiamo fare fotocopie a colori, l'insegnante esce e va a farle per conto suo. Se serve un cartellone l'insegnante compra il cartoncino e spesso porta i pennarelli colorati da casa. Se serve un dizionario, per esempio di latino, l'insegnante porta da casa il suo, perché la scuola paga il corso di latino, ma non il dizionario (soprattutto se non le viene chiesto).
Io invece pesto i piedi, mi intrufolo negli armadi dove so che riposano strane scorte di cancellerie dimenticate negli anni, vado a mendicare senza alcun ritegno alle elementari o in segreteria (dove hanno sempre tutto), circuisco i custodi addetti alle fotocopie insomma ricorro a qualsiasi bassezza tranne mettere mano al borsellino - e questo è il motivo per cui non sono mai riuscita ad ottenere un cavo di collegamento maschio-femmina il cui prezzo credo fosse di pochi euro (probabilmente però se all'epoca la mia salute non fosse stata così precaria a forza di piazzate e di insistenze sarebbe arrivato anche il cavo, o almeno l'autorizzazione a comprarlo di persona in attesa di rimborso).
Insisto. Tormento. Trovo altre strade. Mi intrufolo. Chiamo la Dirigente. Se necessario ci spendo anche del tempo (ma il tempo speso in quel modo non mi sembra perso) e quel che mi serve prima o poi arriva.
Ci riesco perché sono fornita di determinazione, tempo libero e ostinazione, e perché quel che faccio mi sembra giusto. Mai avuto l'ombra di un senso di colpa in proposito.

A questo punto, con un bel triplo salto carpiato abbandono la descrizione del mio personale rapporto con il denaro sul posto di lavoro (che non è poi 'sto granché, come argomento) e passo ad allargare il campo.
La scuola è un servizio gratuito che lo stato fornisce ai suoi cittadini e ai giovani ospiti sul suo territorio, perché tutti i giovinetti che calpestano l'italico suolo han diritto a un po' di istruzione. Siamo un paese ospitale e animato da sani principi, noi. La nostra Costituzione è chiarissima, sull'argomento: i giovani vanno istruiti.
A spese dello stato. E lo stato siamo noi. 
Qualcuno, a quel che sembra, è più stato degli altri.
Andiamo per ordine. Lo stato, grazie alle nostre tasse, paga gli insegnanti, i custodi, gli addetti alle pulizie (che a volte coincidono con i custodi e a volte no, in un pasticcio che non ho mai ben compreso), gli addetti di segreteria. Fornisce anche edifici a ciò preposti, e cura (un pochino) la manutenzione delle scuole superiori. Delle scuole materne, elementari e medie invece si occupano (un po') i comuni. Ancora lo stato dota tutte le scuole pubbliche di modesti e insufficienti  finanziamenti per la cancelleria, i laboratori, le biblioteche, gli strumenti di corredo. Per la primaria paga anche i libri di testo.
La Comunità Europea finanzia determinati progetti.
Per tutto il resto ci sono i genitori. I tanto deprecati genitori, così cattivi, rompiscatole, arroganti e pretenziosi, che pretendono di insegnarci il mestiere e che si lamentano sempre. Loro, sì.
I genitori pagano i libri di testo, a partire dalla scuola media. Quelli della lista da comprare a inizio anno, ma anche un sacco di altri libretti, libriccini e manualetti e libri di lettura che arrivano nel corso dell'anno, o addirittura a fine anno per le vacanze. E poi biglietti di musei e teatri, il noleggio dei pullman per le uscite (per una scuola di provincia come la nostra, i pullman sono sempre la parte più pesante del costo delle uscite didattiche, e ai pullman dobbiamo ricorrere quasi sempre perché i treni sono utilizzabili solo in casi particolarmente fortunati; comunque i genitori pagano pure i biglietti per quelli, anche per gli insegnanti).  Cancelleria e attrezzature varie. Corsi speciali di latino, musica, inglese e quant'altro. Assistenza per dislessici. Visite per certificare alunni con problemi di apprendimento (ché se aspetti le visite dell'ASL, i tempi sono decisamente lunghetti). E tante altre cosarelle che spuntano come funghi ogni giorno per ogni dove. Pagano, pagano e ancora pagano. "Pagherete caro, pagherete tutto" è il loro motto, scritto sul blasone che ricevono all'uscita dall'ospedale con il nuovo arrivato in braccio.
A St. Mary Mead (ma non siamo gli unici) pagano anche un contributo volontario di svariate decine di euro che qualche volta qualche Dirigente ha avuto lo stomaco di sollecitare - una pratica che il men che possa dire è che disapprovo ferocemente.
"Prof, ma il contributo è volontario, vero? Significa che possiamo anche non pagarlo?" "" è invariabilmente la mia risposta, qualsiasi cosa abbia scritto la Dirigenza nella circolare di sollecito (ne abbiamo avute, e arrossisco ancora a ricordarle).
A seconda delle annate, delle mattane del Ministero e delle varie leggi finanziarie questi soldi volontariamente forniti dalle pazienti famiglie servono per l'indispensabile (tipo carta igienica, per intendersi) oppure per qualcosa di meno brutale: computer nuovi, per esempio.
Altro cespite di entrata: i supermercati. Da qualche tempo alcune ditte o marchi assai diffusi (l'anno scorso c'era anche una marca di benzina, per esempio) offrono in certi periodi dei buoni da consegnare alla scuola. Ogni anno si aggiunge un marchio, e ormai l'ingresso di una scuola pullula di teche per la raccolta dei buoni. Poi qualche insegnante paziente li inserisce in apposito sito, scopre a quanti soldi abbiamo diritto e deposita sul tavolo della Sala Insegnanti i cataloghi di quel che possiamo scegliere. I supermercati eccetera offrono cancelleria, lettori di DVD, stampanti, fotocopiatrici, carta e cartoncini colorati ma anche LIM e computer (non sempre di qualità eccelsa, a quanto ho capito). Il loro contributo si rivela sempre molto prezioso. Ma anche quelli, a dirla tutta, sono soldi che vengono dai genitori: se non ci fosse questa iniziativa il supermercato gli offrirebbe punti, sconti, stoviglie, coperte, abbonamenti a teatro o altri tipi di premi. Di fatto, al supermercato importa il giusto della scuola, quel che davvero gli interessa è che il cliente sia soddisfatto e torni da loro il più spesso possibile, e cambia le sue offerte in base all'umore della clientela. Per esempio un tempo andavano di moda i pozzi in Africa.

Lo Stato dunque ha scelto di defilarsi sempre più, lasciando che gli utenti del servizio Scuola si arrangino come possono, anche con l'aiuto del supermercato, se necessario. Che vuoi che sia pagare qualche rotolo di carta igienica, un po' di detersivi, qualche barattolo di pennarelli, un po' di lavagne cancellabili, le carte geografiche, le uscite per il laboratorio sul razzismo o sulla legalità, le visite al museo dell'arte vetraria o all'accademia delle belle arti? Il Buon Genitore deve essere contento di pagare per l'istruzione dei suoi figli, giusto? Altrimenti è uno Schifo di Genitore.
(E quand'anche lo fosse? La scuola pubblica non è nata anche per compensare il divario di chi ci ha degli Schifi di Genitori, o semplicemente dei Genitori Poveri o che sull'orlo della povertà navigano perigliosamente facendo quadrare il bilancio a suon di aggiustamenti? In ogni caso, i giovinetti han diritto a essere istruiti, indipendentemente da quanto schifo possano fare i loro genitori, che comunque non ha scelto da un catalogo, ma gli sono capitati in sorte).

In un commento due post fa la povna scrive sarebbe ora di fare tutti una enorme ammenda collettiva e pensare che sostituendoci a chi quei materiali doveva fornirli non abbiamo fatto un atto di supplenza civica, ma abbiamo avallato la sostituzione individuale per beneficenza di un diritto sociale. E forse ha ragione e forse no.
Può darsi che il problema sia più profondo di così. 
Perché abbiamo accettato di fare quest'atto di supplenza civica invece di andare non dico a Roma con i forconi (con le punte avvelenate) ma almeno dai sindacati per schiarirgli le idee?
Può esserci che c'entri qualcosa il fatto che la scuola è in mano alle donne? 
Non parlo solo di insegnanti (che telefonano al museo etrusco a spese loro) ma anche, appunto, di genitori: perché la maggior parte dei genitori che gestiscono il rapporto con la scuola sono donne.
La gran parte del cosiddetto lavoro di cura in Italia, come in molti paesi, è in mano alle donne, in particolare quella parte che non è retribuita ma senza la quale il bilancio dello stato e la società tutta andrebbe a rotoli in men che non si dica. 
Si tratta di un lavoro non retribuito, che vive nell'ombra e che è fatto spesso di aggiustamenti, arrangiamenti, espedienti, dove il motto predominante è "intanto risolviamo il problema presente in qualche modo, mettendoci una toppa, dopo penseremo a trovare un rimedio più stabile"; ma quando arriva il "dopo" ci sono altri settecentoventotto problemi minuti di cui occuparsi subito e che non possono aspettare che tu stia ancora a rimuginare sul primo, che bene o male con la toppa che ci hai messo per il momento è stato aggiustato.
Per i genitori la scuola è solo una parte dell'esistenza. Per le insegnanti, anche. Dopo c'è da pensare a tutta la minutaglia che forma il tessuto della vita, perché nessuna di noi ha una moglie che pensi a tutto l'insieme di piccole incombenze che la vita quotidiana ci impone.
La carta igienica, il cartoncino per il tabellone, le fotocopie a colori servono adesso, ma c'è ancora tutto il resto da fare. Paghi la carta igienica, poi telefoni all'idraulico perché il rubinetto perde (adesso), dopo vai a fare i moduli dell'ISEE (adesso) e a cercare il regalo per il nonno Attilio (adesso) e a prendere la figlia in palestra (subito) e a portare il cane a fare il vaccino (prima che il veterinario chiuda). Si mette la toppa e si spera che per il momento basti.
Per il momento infatti basta, ma tra due settimane la carta igienica servirà di nuovo. E di nuovo andrò pagata. E ci sarà un nuovo cartoncino da comprare per farci un tabellone sulla struttura dell'inferno in Dante o sulla mappa dei sentimenti (da distinguersi dalle emozioni). E via e via, fino alla fine dell'anno.

Non ho soluzioni da offrire se non 
1) dismettere, tutte, ogni lavoro di cura non retribuito (tranne quello di cura dei gatti, naturalmente) e lasciare che il mondo si arrangi. Forse il mondo si arrangerò e forse no, ma ci sarebbe molto più tempo libero per tante di noi
e
2) andare a Roma con i forconi (dopo averne avvelenato per bene le punte), profittando del tempo libero in più di cui disponiamo, al grido non di "banchi rotanti!" bensì di "Alabarda spaziale!"
ma soprattutto
3) evitare di sentirsi in colpa anche per l'effetto serra - perché non sempre la colpa delle porcate altrui è nostra "perché glielo permettiamo".