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domenica 24 aprile 2016

Boschi della Terra di Mezzo - 2 - La Vecchia Foresta

La Frattalta segna il confine tra Terra di Buck e Vecchia Foresta - o almeno, ci prova

"Molte sono le storie narrate sulla Vecchia Foresta" ricorda Elrond al Consiglio "Tutto ciò che ne rimane costituisce soltanto le propaggini degli antichi Confini a nord. Vi fu un tempo in cui uno scoiattolo poteva, saltellando da un albero all'altro, giungere da quella che oggi è la Contea fino al Dunland ad ovest di Isengard. Viaggiai un tempo attraverso quelle contrade e conobbi cose strane e selvagge".
La Vecchia Foresta è dunque solo la traccia fortunosamente sopravvissuta di un enorme bosco che comprendeva anche la foresta di Fangorn. E' anche il primo luogo misterioso e incantato che incontriamo nel romanzo, e quanto a cose strane e selvagge è davvero ben fornita.
Si trova a est della Contea, più esattamente a ridosso della parte meno provinciale e tradizionalista della Contea: la terra di Buck, abitata dagli hobbit del ramo più strano, quelli che vivono sulla parte sbagliata del fiume.
Il confine tra la Terra di Buck e la Vecchia Foresta è segnata da una siepe molto alta, la Frattalta, e l'unico varco è chiuso da un cancello di ferro e foderato da un muro di mattoni. La Vecchia Foresta è considerata un posto tutt'altro che raccomandabile, anche se gli abitanti della terra di Buck ostentano indifferenza e ci vanno talvolta, quando gli gira. Solo che non gli gira poi molto spesso, par di capire.

Come mai è stata costruita la Frattalta?
Per proteggersi dagli alberi. Secondo il racconto di Marry questi alberi "molto tempo fa attaccarono la Siepe: avanzarono, e le si piantarono molto vicino, curvandosi dall'altra parte. Ma gli Hobbit vennero, tagliarono centinaia di alberi, facendone un gran falò in mezzo alla Foresta; poi bruciarono tutto il terreno compreso in una lunga fascia ad est della Siepe. Dopo questa sconfitta gli alberi rinunciarono ad attaccare, ma divennero nemici dichiarati. Esiste ancora, nel punto in cui fu fatto il falò, un vasto spiazzo completamente nudo".
In realtà, spiega Merry, nella Vecchia Foresta si può andare in giro tranquillamente, a patto di andarci di giorno e non allontanarsi troppo dalla Siepe; perché "la Foresta è strana: tutto in lei è molto più vivo, più conscio di ciò che succede intorno". 

Spiega poi che "gli alberi non amano gli estranei: ti osservano e ti scrutano. Generalmente si accontentato di guardarti, finché è ancora giorno, e non fanno gran che. Può darsi che rare volte i più ostili abbassino un ramo o caccino fuori una radice, o ti afferrino con una liana. Ma di notte avvengono le cose più allarmanti, o perlomeno così raccontano".

Insomma, come ammette apertamente Merry, siamo in presenza di alberi consapevoli di quel che fanno e che sono apertamente ostili agli hobbit. Dopo l'episodio del falò la cosa sarebbe anche comprensibile, ma... perché all'inizio gli alberi hanno attaccato la Contea? Gli hobbit non sembrano gente da inimicarsi senza motivo una foresta, o da comportarsi male con lei. Qualsiasi boschetto bennato e costumato, viene da pensare, dovrebbe essere contento di avere gli hobbit ai suoi confini e trattarli in modo gentile e amichevole.
Ma la Vecchia Foresta non è solo strana, è proprio stronza sin nelle barbe.

Frodo sceglie di attraversare la Vecchia Foresta per depistare i Cavalieri Neri, ammettendo che si tratta di una misura estrema davanti a una situazione estrema. E di per sé sarebbe anche una buona idea se (ma questo Frodo non può saperlo) i Cavalieri Neri non avessero allertato sia la Vecchia Foresta che i vicini Tumulilande, e se non fossero comunque pronti ad accoglierli non appena gli hobbit risbucano, dopo qualche giorno decisamente avventuroso, nella Terra di Brea. Per fortuna la Vecchia Foresta (e i Tumuli) non sono completamente indipendenti e anche altre presenze sono state allertate (probabilmente dagli elfi di Gildor): Tom Bombadil e la sua compagna Baccadoro.
Beatamente ignari di tutto ciò gli hobbit raggiungono il bosco con una certa apprensione, e il bosco non si mostra particolarmente accogliente sin dal suo primo apparire:
"Guardando di fronte, riuscivano a vedere soltanto tronchi d'albero di infinite varietà e dimensioni: dritti o curvi, contorti, inclinati, tozzi o slanciati, lisci e lisi o ruvidi e nodosi; ma tutti erano grigi o verdi, ricoperti di muschio, licheni o altre piante parassite viscide o ispide".


Lode Claes - The Old Forest

Nel bosco l'atmosfera è ostile e opprimente sin dall'inizio, e peggiora sempre più. Pipino è il primo a cedere e supplica gli alberi di lasciarlo passare, Frodo si rimprovera per la malcauta idea che gli è venuta. La foresta non reagisce, ma aumenta la sua ostilità.
Il progetto originario era di attraversare la Foresta scansando il fiume Sinuosalice, di cui si dice che sia "il luogo più strano e misterioso dell'intero bosco, addirittura il nucleo da quale proviene e si sviluppa tutto il mistero" e da cui si innalza una specie di vapore o di fumo bianco.


Withywindle - (di TucksMa)

Ma è difficile scegliersi la strada in un bosco dove gli alberi sono dotati di volontà e soprattutto si spostano a loro piacimento. E così, nonostante tutti i loro sforzi, nel primo pomeriggio i quattro hobbit si ritrovano sulle rive del Sinuosalice, accaldati e assonnati. I passaggi stretti li hanno costretti a scendere dai pony, che vagano allontanandosi da loro, e un grande albero (che scopriremo poi chiamarsi Vecchio Uomo Salice) canta loro fresche canzoni di acqua e di sonno. 

Old Man Willow by Iolanthe

Merry e Pipino - destinati sin dall'inizio ad una particolare intimità con gli alberi, soprattutto con quelli che si muovono - vengono ingoiati nel suo tronco; Frodo viene scaraventato in acqua da una radice ed evita l'annegamento solo grazie a Sam... infine, e quasi per caso, arriva Tom Bombadil - per inciso uno dei personaggi più misteriosi del romanzo - e rimedia rapidamente la situazione facendo una vera sfuriata al Vecchio Uomo Salice:
"dopo aver staccato un ramo che pendeva vicino, colpì ripetutamente il fusto dell'albero. "Lasciali uscire immediatamente, Vecchio Uomo Salice!" disse "Che ti salta in testa? Non dovresti essere sveglio. Mangia la terra! Scava profondo! Sorseggia l'acqua! Dormi subito! Bombadil te lo ordina!""
Con molta malagrazia l'albero obbedisce e scaraventa fuori Merry e Pipino "Poi ambedue le fenditure si richiusero ermeticamente con un rumore secco. Un brivido attraversò la pianta dalle radici all'ultima foglia, seguito dal silenzio più assoluto".
Il Vecchio Uomo Salice è costretto a cedere davanti a un potere troppo più forte del suo, ma non c'è in lui ombra di pentimento. Non avrà mai occasione di vendicare l'affronto subito, ma non c'è dubbio che coltiva rancore, e del resto il rancore è il sentimento dominante in lui*.
Più avanti Tom Bombadil (il più antico, colui che ricorda anche la prima ghianda e la prima goccia di pioggia) spiegherà agli hobbit il punto di vista alberesco:
"Le parole di Tom mettevano a nudo il cuore e i pensieri degli alberi, che erano spesso cupi e bizzarri, pieni di odio per tutto ciò che cammina liberamente sulla terra e che rode, morde, strappa, rompe, sega e brucia: distruttori e usurpatori. Non a caso veniva chiamata Vecchia Foresta, poiché era estremamente antica, l'ultima superstite di immensi boschi dimenticati. In essa vivevano ancora, invecchiando insieme alle brulle colline, i padri dei padri degli alberi, memori del tempo in cui erano ancora loro i signori. Gli innumerevoli anni li avevano riempiti di orgoglio, di profonda saggezza, ma anche di malizia. Ma il più pericoloso di tutti era il Grande Salice: il suo cuore era marcio, ma verde era la sua forza; era astuto, padrone dei venti, e il suo canto e il suo pensiero attraversavano i boschi, seguendo le due rive del fiume. Il suo spirito grigio e assetato traeva vigore e potenza dalla terra in cui si diffondeva con una fitta trama di radici, mentre nell'aria si espandeva come la linfa di infiniti, invisibili rami: ebbe così sotto il suo dominio quasi tutti gli alberi della Foresta, dalla Siepe fino ai remoti Tumulilande".



Tuttavia, come spiegherà Barbalbero molte pagine dopo, si possono trovare foreste e alberi più pericolosi e implacabili del Vecchio Uomo Salice della Vecchia Foresta:
"Esistono alberi nelle valli, ai piedi delle montagne, sani e solidi come colonne, e cattivi da cima a fondo. Sembrerebbe una cosa contagiosa. Vi erano in questo paese alcuni posti assai pericolosi. Vi sono tuttora dei punti assai neri".
"Vuoi dire come la Vecchia Foresta su al Nord?" domandò Marry.
"Sì, sì, qualcosa del genere, ma molto peggio".

Gli hobbit non dovranno mai affrontare da soli il molto peggio. Questo succoso privilegio sarà destinato agli orchetti - che non vi troveranno alcun motivo per rallegrarsene.

La Vecchia Foresta dunque non è un semplice bosco incantato e pieno di prodigi: è un bosco che si muove a suo piacimento, che frusta o strangola o cerca di annegare le presenze che non gradisce, che porta rancore ai bipedi. Ha una sua personalità e molti poteri. Ha una sua storia, molto antica, e ricorda il tempo in cui i bipedi non scocciavano, anzi proprio non c'erano.
Il cattolicissimo Tolkien, quando parla di boschi, sembrerebbe piuttosto animista. Non so se la questione è stata studiata a fondo - gli studiosi cattolici hanno versato fiumi di inchiostro sulla Grazia e la Redenzione in Tolkien, ma per quel poco che so dei boschi non si sono occupati molto.
(Se qualcuno ne sa di più sull'argomento, è pregato di farsi avanti: gli sarò molto riconoscente).

*curiosamente, nei fiori di Bach lo stato negativo di Willow (salice) è proprio il rancore che si cova per le sventure di cui diamo la colpa agli altri, solo agli altri e sempre agli altri, crogiolandoci dentro l'autocommiserazione.