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martedì 6 settembre 2016

Commissione Curriculum (quando l'insegnante si dà malato o si nasconde sotto il tavolo)

Pinturicchio - Penelope (che ogni giorno fa e disfa la tela) e i corteggiatori

Ogni pochi anni, pensando forse che non abbiamo nulla con cui passare il tempo, il MIUR manda a tutte le scuole del regno la richiesta di aggiornare i suoi curriculum per materie. 
Chiamasi curriculum o curricolo un insulso documento in cui si indicano per ogni materia gli obbiettivi formativi e le modalità con cui si conseguono i suddetti, e forse anche qualche altra roba; e siccome c'è quella strana bestia che si chiama "autonomia della scuola" ogni scuola deve indicare i suoi propri personali obbiettivi e le sue proprie modalità, nel caso decidesse, poniamo, di insegnare inglese analizzando a fondo la grammatica turca o di fare geografia con particolare riferimento al calcolo integrale.
Tutto ciò è sommamente noioso e, almeno per elementari e medie, anche parecchio inutile in quanto ogni scuola ha grosso modo le stesse pretese delle altre scuole, e quand'anche ne avesse di diverse il curriculese è lingua talmente vaga ed eterea da non consentire prese di posizione particolari - senza contare che, se pur è vero che ogni insegnante lavora a modo suo, ogni scuola cambia e ricambia gli insegnanti a getto continuo e dunque nessun docente si sognerebbe di impastoiare con troppi dettagli l'autonomia didattica di chi verrà dopo di lui - senza contare che le direttive del Ministero sono le stesse per tutti, e anch'esse molto vaghe.
Così la scuola nomina una Commissione Curriculum ove si imbucano i rarissimi docenti che nutrono un sia pur minimo e larvato interesse alla questione e nessun presta il benché minimo interesse a quel che fanno fin quando non producono un qualche documento per il quale il Dirigente Scolastico li ringrazia pubblicamente in Collegio, e tutti i colleghi riconoscenti si associano al ringraziamento.
Ma un anno, a Hogsmeade, la Preside decise che tutte noi di Lettere, volenti o nolenti, eravamo parte della Commissione Curriculum. 
Vivaddio era già stato fatto quello di Italiano e restavano solo Storia e Geografia.
Eravamo cinque insegnanti molto diverse per età, formazione, interessi, indole, metodo di lavoro e visione della vita; in verità le uniche cose che ci accomunavano erano una certa cortesia formale e una ferma determinazione a fare il nostro lavoro al meglio delle nostre capacità - oltre a un totale e profondissimo disinteresse verso la compilazione di qualsivoglia curriculum, orizzontale, verticale o trasversale che fosse. 
La nostra prima preoccupazione fu scovare un modello di curriculum fatto da qualcun altro, e a questo scopo la prof. Caramella frugò in rete, dopo di che considerò completata la sua parte e nessuna di noi pretese da lei nient'altro.
Io mi offrii come dattilografa. Scrivevo veloce, assicurai - e quando mi videro all'opera tutte convennero che ero quella che scriveva più veloce nel gruppo. 
La Decana non aveva un gran rapporto con il computer, e si offrì di dettare. Un altra, più esperta in giochetti grafici, preparò le colonne e gli ovali del testo in cui scrivere. La quinta sfogliò ripetutamente le indicazioni del Ministero e trovò qualcosa da copiare.
Nel corso di questo avvincente lavoro ci capitò di trovare qualcosina che andava semplificato o corretto, e furono fatti alcuni minimi aggiustamenti, ma non esito a dire che si trattava di un lavoro alquanto scialbo. In un ultimo fuggevole guizzo di vitalità salvammo il tutto sulla chiavetta e lo consegnammo alla Preside.
Più avanti costei ci rimproverò dicendo che il nostro curriculum non metteva bene in rilievo i nuclei fondanti della materia.

In effetti non credo che mettesse in evidenza alcunché, ma non sono mai riuscita a capire cosa cavolo potesse essere il nucleo fondante di una materia scolastica - un concetto che la Preside amava moltissimo, tanto da tirarlo in ballo appena possibile, credo anche a sproposito. 
La parola fondante però nella mia mente si associava indelebilmente alla parola fondente, che a sua volta mi riportava alla mente le caramelle fondenti - quei deliziosi zuccherini insaporiti con due gocce di sciroppo di frutta che sia io che i miei dentisti abbiamo tanto amato - e mentre la Preside straparlava di nuclei fondanti la mia mente contemplava sognante l'immagine degli zuccherini bianchi che saltellavano da un capo all'altro della griglia del curriculum.
Per nostra buona sorte, le ore della commissione a quel punto erano esaurite per quell'anno. 
Riprenderete il lavoro l'anno prossimo, ci disse la Preside. Certamente, rispondemmo tutte - ma tutte poi l'anno dopo scegliemmo altre sedi, salvo la Decana che andò direttamente in pensione per limiti di età.

A St. Mary Mead per ben due anni non si parlò di curricoli, ma dopo la nostra metamorfosi in Istituto Comprensivo essi tornarono fuori, come conigli malefici da un cilindro stregato, e alle prime riunioni dell'anno scolastico eccoci lì, dieci insegnanti di Lettere di St. Mary Mead e di Crifosso, rinchiusi in una stanza e obbligati a fare il curricolo di italiano per la scuola media - e non è che le riunioni di Lettere, nella mia scuola, siano mai state molto produttive.
Che dire? Al confronto le bolge infernali sono luoghi tranquilli dove ci si può intrattenere in lieti e ameni conversari.
Il primo anno, dopo una riunione di quattro ore in cui più volte fu sfiorato l'omicidio plurimo, partorimmo un curricolum sinteticissimo di cui eravamo molto soddisfatti, che non piacque alla Nostra Preside perché era troppo sintetico. Contemporaneamente, i colleghi di Matematica videro disprezzare, perché troppo lungo, il curriculum di cui erano a loro volta molto soddisfatti (e che probabilmente avevano realizzato in ragionevole e composta armonia).
L'anno scorso dunque a badare ai curricola c'erano un gruppo di offesissimi insegnanti di Matematica e un gruppo di sfavatissimi insegnanti di Lettere, e tanto per cambiare il primo giorno non compicciammo alcunché.
Il secondo giorno però la rappresentante di Crifosso delle RSU ci spiegò che non dovevamo fare il curriculum per materie e la DS, per legge, non poteva chiedercelo - poteva chiederci solo un curriculum verticale da fare con gli altri ordini di scuola del Comprensivo. Con entusiasmo le credemmo sulla fiducia e passammo a occuparci di altro, ovvero delle malefiche competenze.

Quest'anno abbiamo la Preside Reggente, che ci ha chiesto di fare appunto il curriculum verticale. Con la morte nel cuore abbiamo acconsentito, non potendo fare diversamente, e già ponevamo mano alla scatola degli analgesici che ci sarebbe stata di aiuto per curare l'inevitabile mal di testa che presto ci avrebbe tormentati quando la Preside Reggente ci ha spiegato come si sarebbero svolti i lavori: i dieci micidiali insegnanti di Lettere sarebbero stati diluiti in ben quattro gruppi (italiano, storia, geografia e educazione civica) e sapientemente mescolati con gli insegnanti di elementari e materne.
Ne sono risultati quattro gruppi efficienti e produttivi che nel giro di due riunioni di tre ore l'una han prodotto i curricoli richiesti, e tutto ciò mi ha edificato e commosso - anche perché nel mio cuore alberga la speranza che dopo, almeno per qualche anno, di curriculi non si parlerà più.
Inoltre ho imparato una serie di coserelle interessanti - ad esempio che alle elementari per grammatica non fanno necessariamente tutte le parti del discorso, e accennano solamente all'esistenza dei pronomi, degli avverbi... e del passivo e del riflessivo nei verbi perché i ragazzi non sono ancora capaci.
Sono stata fortemente tentata di avviare una discussione in merito, soprattutto per i pronomi, ma ho poi deciso di tacermi perché ignoro se questa curiosa abitudine è diffusa nelle scuole elementari o è una mattana specifica della nostra scuola e se le indicazioni ministeriali per le elementari effettivamente autorizzano una roba del genere, che a me sembra un emerita cazzata; ma penso che prima o poi mi informerò e cercherò di esaminare meglio la questione. 
Se non altro però, ora che lo so, mi spiego meglio tutta una serie di difficoltà che le prime medie che mi sono passate tra le mani da quando sono a St. Mary Mead incontrano regolarmente sin dal primo testo che gli chiedo di scrivere.

Resta da capire perché la Nostra Preside ha diretto per quattro anni un Istituto Comprensivo tenendo rigorosamente separate le commissioni tra i vari ordini di scuola e ci sia voluta una Reggente che viene dalle scuole superiori e che si occupa di noi nei ritagli di tempo, per partorire la geniale idea di mescolarci per fare i documenti relativi alla scuola. 
Immagino che sia per la la solita questione che qualcuno usa il cervello e qualcuno, essendone piuttosto sprovvisto, non lo fa. O almeno, non mi vengono in mente altri motivi.

giovedì 30 giugno 2016

Il paese è piccolo e la gente mormora (Ultimo Collegio dell'anno)


E' cosa nota che tutti gli insegnanti delle medie, davanti alle loro prime, scuotono la testa e dicono vagamente schifati "Ma cosa avete fatto, alle elementari?".
Cioè, non proprio tutti. Ad esempio, gli insegnanti di un Istituto Comprensivo imparano a trattenere prudenti nel cuore molte parole, seguendo l'illustre precedente di Penelope, e per esternare appieno il loro pensiero aspettano solitamente di essere in Sala Insegnanti, circondati esclusivamente da colleghi che possano convenire con loro scuotendo tristemente la testa e aggiungendo accorati "E ogni anno è peggio. Io davvero non so dove andremo a finire, di questo passo".

Non tutti e non sempre, però.
"Murasaki" mi ha chiesto un giorno la prof. Therral "Sei stata tu a dire ai genitori delle prime che alle elementari non gli hanno insegnato niente e che le prime di quest'anno sono un disastro?".
Ho sgranato gli occhioni "Non mi esprimerei mai così" ho assicurato "E comunque quest'anno non ho avuto nemmeno occasione di pensarlo: queste onorate mura han visto ben di peggio delle prime dell'attuale mandata".
"Allora deve averlo detto la Nuova Arrivata" ha stabilito la prof. Therral "Mi informerò meglio".
Non capivo questa gran necessità di informarsi meglio, ma è noto che in queste polemiche  la prof. Therral pascola assai volentieri. In questo caso ha pascolato con ottimi risultati, perché ha ricostruito l'intera vicenda, che stasera ci ha scodellato durante il tragitto di ritorno dal Collegio Docenti di fine anno.
Atto primo: la signora Banderas, madre di una primina di St. Mary Mead usa a prendere voti piuittiosto alti a Italiano, va a lamentarsi con la prof. Nuova Arrivata perché sua figlia quest'anno prende voti molto più bassi dell'anno scorso, quando era in quinta.
La Nuova Arrivata le spiega (a lei e forse anche ad altri genitori, non ho capito bene) che i ragazzi non sanno nulla, non sono stati preparati  alle elementari - dove, appunto, non gli hanno insegnato nulla - che si vede benissimo che non sono abituati a scrivere e che ben altri risultati ottengono i ragazzi della Frazioncina, dove le maestre hanno ben operato e gli hanno fatto fare un tema a settimana.
E tutto ciò potrebbe benissimo servire per il capitolo Come NON rivolgersi a un genitore in un ipotetico manuale per gli insegnanti delle medie, non fosse che per il fatto che tutte le fucine di Zandru non riuscirebbero a riparare un uovo rotto e che sul latte versato non si piange ma, in caso, si lecca (come ci insegnano i gatti) e che insomma tornare indietro non si può e dunque tanto vale guardare avanti - e, soprattutto, perché siamo in un paese piccolo, dove i genitori sono assai inclini alla mormorazione e gli insegnanti di ogni ordine e grado pure.

Atto secondo: quanto alla signora Banderas, più che mormorare strilla come una banshee, e infatti nel breve tempo di un sospiro eccola lì, dall' Insegnante Elementale, responsabile di tanto orrore didattico e che al momento ha in cura il suo secondogenito. 
Non solo le spiattella tutto quel che le è stato detto, ma le ordina - ora che le sono stati infine disvelati i suoi limiti - a provvedere quanto prima a cambiare metodo di lavoro, onde non fare ulteriori danni.
Elementale è tutto sommato una donna di gentil temperamento, ma alla fine si trova costretta ad esortare la signora Banderas a darsi una calmata e a levarsi dalla testa che la programmazione della classe spetti a lei. Dopo una notte insonne però chiama la prof. Therral (funzione strumentale della Continuità, ovvero punto di raccordo tra elementari e medie, ufficialmente in cerca di chiarimenti, in realtà per lamentarsi moltissimo dell'accaduto (e come darle torto?).

Atto terzo: in data odierna, al Collegio Docenti di fine anno (un insolito Collegio Docenti dove, complice la presenza della Preside Reggente che sembra consapevole che un Collegio Docenti è un posto dove non è fuor di luogo che gli insegnanti parlino) stavano venendo fuori un po' di scheletri dall'armadio, di vari pesi e misure. La maestra Elementale ha profittato dell'occasione per prendere la parola e deprecare accoratamente che gli insegnanti delle medie offendessero con i genitori le insegnanti delle elementari.
Gran parte del gruppo delle medie di St. Mary Mead si è guardato assai sorpreso. Chi, come, dove, quando, noi?  
E perché non dare anche noi il nostro contributo alla Gran Parata degli Scheletri?

Così la prof. Casini si è alzata e a sua volta ha deprecato il fatto che non venisse permesso agli insegnanti delle medie di dire la propria opinione, perché quando la dicevano essa opinione non era tenuta in alcun conto e anzi maltrattata, vilipesa e calpestata (il che tra l'altro è abbastanza vero).
E' seguita un accesa discussione che, sono lieta di dire, è rimasta confinata a loro due e a Maestra Tina che cercava di placare le acque.


La Preside Reggente ha lasciato andare avanti per un po' le cose, piuttosto divertita; poi ha tagliato corto spiegando l'importanza del confronto tra insegnanti dei vari ordini di scuola e del trovarsi insieme per parlare, ed è passata al punto successivo dell'ordine del giorno. Il gruppo delle elementari comunque mormorava alquanto (né era del tutto privo di motivi per farlo).
Quanto alla Nuova Arrivata, sono sicura che non avesse la minima idea che l'affaire fosse partito da lei - o almeno, ha continuato a chiacchierare con Spagnolo dei fatti loro senza degnare della minima attenzione le due contendenti; e probabilmente anche lei non aveva tutti i torti perché, conoscendo la signora Banderas, vera artista nell'arte di trasformare un topolino in una montagna dell'Himalaya, ritengo più che probabile che costei abbia generosamente ritoccato le osservazioni che la Nuova Arrivata può aver fatto in merito al lavoro delle insegnanti elementari e ci abbia anche messo parecchio del suo.

La storia è talmente comune che potrei essermela inventata con materiali di riciclo: genitori come la signora Banderas si trovano a tutti gli usci di tutte le scuole e anche altrove (e sono sempre una disperazione, dovunque passino) e da sempre gli insegnanti di ogni ordine e grado sparlano dei colleghi con grande libertà, oltre a calcare assai la mano nelle loro critiche nel vano tentativo di convincere i genitori che qualche problema con la materia X o Y c'è e andrebbe affrontato con prontezza, perseveranza e una certa dose di studio da parte della loro prole.
Quanto a Maestra Elementale non ho elementi per farmi un opinione specifica; ma anch'io ho alcuni suoi alunni nel carnet, e non ci ho trovato niente di aberrante. Immagino si impegni a fare onestamente il suo lavoro, come quasi tutti alla scuola di St. Mary Mead.

In conclusione, adesso abbiamo un ennesimo attrito tra scuole elementari e scuole medie, che era davvero l'ultima cosa che ci serviva. Che sia venuto alla luce è probabilmente un bene, ma dubito molto che agli occhi di Elementale la Nuova arrivata sia l'unica colpevole ed anzi darei per certo che ai suoi occhi tutto il gruppo che ha insegnato Lettere alle prime sia responsabile della sua denigrazione, me compresa
D'altra parte io posso stare attenta a quel che dico, ma contro persone come la signora Banderas non basta custodire nel cuore la parola, e l'unica efficace modo per impedirle di fare danni sarebbe annegarla in una cisterna o simili - cosa che, però, rischierebbe di provocare altri e anche più gravi problemi (ma forse no, se ci procuriamo un buon alibi).

lunedì 27 giugno 2016

Bonus per insegnanti meritevoli: come individuare chi sono (e siam d'accordo che il Vero Insegnante Non Teme Il Ridicolo, ma insomma c'è un limite a tutto)

Per quel che sono riuscita a capire, questo bel quadro è di Alessandra Steiner.
Se qualcuno sa qualcosa di più sarò ben felice di correggermi.

Uno dei punti più controversi della legge 107 sulla buona scuola è la parte che riguarda la ricompensa offerta agli Insegnati Meritevoli, detta anche Bonus - non tanto, credo, perché qualcuno trovi sbagliato in sé il fatto che l'Insegnante Meritevole venga ricompensato con una gratifica supplementare, quanto perché stabilire quali siano questi Insegnanti Meritevoli è affare abbastanza complesso.
Valutare il lavoro di un insegnante infatti è questione assai scivolosa non solo perché, al momento della valutazione, è del tutto impossibile sapere le ricadute che nel futuro avrà il lavoro svolto dal presunto Meritevole, ma anche e soprattutto perché l'insegnante non lavora su materia inerte, come fanno i pizzaioli o i vetrai, dove salvo caso di incantesimi o maledizioni demoniache l'impasto della pizza e la pasta di vetro se ne stanno buone buone a farsi lavorare e a parità di impasto e di lavorazione una pizza o un bicchiere saranno uguali alla pizza o al bicchiere precedente e a quello successivo: gli insegnanti infatti infliggono il loro lavoro a creature dotate di libero arbitrio e di umore variabile a secondo del giorno e dell'ora, nonché tutte diverse tra di loro (e infatti lo stesso insegnante può sortire riuscite diversissime con due diverse classi, anche perché non è mai davvero lo stesso insegnante e in presenza di gruppi diversi reagisce in maniera diversa); e dunque, se valutare un insegnante che lavora male è cosa delicata ma tutto sommato fattibile, stabilire che X e Y lavorano meglio di Z è faccenda invero assai spinosa.

Per conseguire il suo delicato scopo, a questo riguardo la legge 107 stabilisce  una complessa procedura che comprende la nomina di un comitato di valutazione che elabora dei criteri di valutazione in base ai quali il Dirigente Scolastico a sua volta valuterà i docenti della sua scuola.
Su questi criteri di valutazione si sono incartati in tanti: come si fa a stabilire dei criteri di valutazione oggettivi per un lavoro che viene spesso fatto a porte chiuse ed è composto di millemila azioni diverse?
Come lo misuri, un bravo insegnante?     

Per farla corta, all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso di tenere conto di tre fattori: 
1) gli incarichi legati alla scuola ma svolti fuori dall'orario scolastico che gli insegnanti si accollano volontariamente (per esempio fare il referente di biblioteca, occuparsi dell'orientamento, riscrivere il POF) che sono senz'altro determinabili in modo oggettivo, perché sono incarichi che accetti in pubblico, al cospetto del Collegio dei Docenti, e che lasciano tracce evidenti, anche se non c'entrano un accidente col tuo modo di insegnare e possono al massimo testimoniare una disponibilità da parte tua ad occuparti della gestione della tua scuola (o magari di impicciarti di tutto peggio del prezzemolo): insomma, se hai organizzato, bene o male che sia, quella rogna senza fine che è l'Orientamento delle classi terze, risulterà abbastanza facile determinare che sei stata tu ad occupartene e non il tuo  collega di Inglese.
2) Partecipazioni a progetti, corsi di recupero, concorsi con le classi eccetera.
Se li fai, dimostri una certa buona volontà e il desiderio di fornire un servizio completo agli alunni della tua scuola, e magari anche un po' di spirito di innovazione. Inoltre, anche lì lasci delle tracce oggettive e si vede facilmente se hai fatti sette concorsi, uno solo o nessuno. In qualche caso questo incide anche sul lavoro in classe. Se però partecipare al Premio del Giornalismo o gestire il corso di recupero di fine anno fa di te un insegnante migliore è tutto da vedere - per esempio, il corso di recupero puoi farlo male, appunto perché non sei un buon insegnante.
Ad ogni modo anche lì ci si può arrangiare: basta stabilire se conta la quantità o la qualità (ad esempio quattro concorsi contro un singolo e articolato progetto assai erasmizzante) o un misto di entrambe; con questo criterio si valorizzano gli insegnanti che cercano sempre di fare qualcosa di diverso dalla solita routine e che magari qualche volta scelgono male - ma la routine può stroncare molte classi mentre nessun essere vivente può sapere, di un progetto scolastico, se fa bene o fa male a farlo finché non l'ha fatto. Va detto comunque che di solito le cose un po' diverse piacciono sempre e motivano le classi.

3) C'è infine l'insegnamento propriamente detto, quando stai in classe a spiegare, interrogare, esercitare, intrattenere, rampognare, sedare litigi, placare animi, incoraggiare gli infelici, istruire sull'uso di compasso e livella - e quando sei a casa, a correggere verifiche, preparare lezioni e curare pazientemente il tuo aggiornamento. In questo ramo di difficilissima valutazione sono inclusi anche i rapporti con le famiglie e i colleghi, nientemeno.
E' di gran lunga il ramo più spinoso e complicato. Chi mai può attestare se insegniamo bene o male, se trattiamo nel modo più savio e diplomatico con i genitori dei nostri alunni, se siamo ben aggiornati e competenti nel nostro ramo, se grazie ai nostri accorti insegnamenti i nostri  alunni sono ben istruiti e pronti ad affrontare gli studi o il lavoro degli anni a venire?
Alunni, genitori di alunni, colleghi e perfino la Dirigenza sono in vistoso conflitto di interessi per fornire un parere attendibile, senza contare le simpatie e antipatie individuali che possono ostacolare alquanto un sereno giudizio. Perciò all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso che... quelli più competenti per dirlo sono gli insegnanti stessi medesimi, parlando di loro stessi.

E per permetterci di farlo, ci hanno pure dato un modulo.
Un bel modulo lungo quattro facciate A4, ma compilabile anche on line, caso mai non ci bastasse lo spazio su carta. Un bel modo per richiedere il bonus, anzi per proporre la nostra candidatura. E al sol guardarlo il cuore ritorna ai bei tempi in cui facevo l'archivista, e nei ricchi depositi dell'Archivio di Stato di Firenze c'erano quelle enormi buste di carteggio con le richieste dei sudditi al Granduca di Toscana... suppliche, si chiamavano. Intendiamoci,  non era che uno dovesse supplicare granché per avere una licenza di caccia o simili, però si chiamavo lo stesso suppliche.
Non sei tu, Dirigente Reggente, che benignamente mi elargisci il Bonus, sono io che te lo chiedo, anzi propongo la mia candidatura.
Il Bonus viene dunque a configurarsi non tanto come un premio concesso dalla Dirigenza, ma come qualcosa che ti arriva solo se ti proponi come candidato.
A tal fine dichiaro: e in un vero diluvio di errori di battitura dove si parla financo di costruzzioni di ambienti di apprendimento, di ricoso a strategie efficaci e innovative nonché di patecipazioni a questo e a quello, mi danno lo spazio per dichiarare tutte le belle cose che ho fatto, e soprattutto per descriverle.
E passi per le commissioni, l'elaborazione dei progetti per rastrellare fondi, i corsi di formazione, le gite di istruzione, i Giochi della Vallata (ma tutte queste cose perché ve le devo ricordare, visto che abbiamo riempito già fogli e tabelle e schemi e quadri per dire che  partecipavamo alla Commissione RAV ma non all'Orientamento, e abbiamo organizzato l'Erasmus+ ma non i Giochi della Vallata? E se mi inventassi di avere fatto il Trinity e il Campionato di Giornalismo? Davvero andrete a controllare tutto, punto per punto?); ma si arriva poi alla cura delle relazioni e cura della classe dove devo citare relazioni positive e collaborazione costruttiva con genitori, colleghi, dirigente e Enti o Soggetti del territorio, nonché relazione positive con i propri alunni; consuetudine nell'uso di interventi didattici con il coinvolgimento degli alunni (e qui andrebbe capito che cazzo di interventi didattici posso fare, senza coinvolgere gli alunni) impegno nella pubblicazione e diffusione di buone pratiche.
"Qui devi scrivere cosa fai in classe" mi ha spiegato qualcuno.
Molto bene: descrivo cosa faccio in classe e spiego che sono buone pratiche, atte a costruire un bel clima didattico. Ma che ne sapete se dico il vero? E come fate a stabilire che le mie buone pratiche sono migliori o peggiori di quelle della prof. Therral o della prof. Spini? Né io né le proff. Therral e Spini siamo in grado di quantificarle e misurarle, ad ogni modo.
Il modulo si configura dunque come una curiosa raccolta di informazioni che la Dirigenza conosce già e dichiarazioni che la Dirigenza non è minimamente in grado di confermare né di smentire.
Si scopre così che a valutare se sono o non sono una Insegnante Meritevole dovrei essere io. Ma se i miei colleghi (e i miei alunni e i genitori dei medesimi) forse sono un po' in situazione di conflitto di interessi nel giudicarmi, che dire di me? Se scrivo quanto sono brava e capace e che bel clima costruttivo costruisco in classe, non sono forse un filino interessata a farlo? E siamo sicurissimi che io sia comunque in grado di valutare con perfetta imparzialità il mio grado di eccellenza come insegnante e il clima costruttivo che riesco a costruire in classe? Sono davvero a conoscenza di cosa succede in classe quando ci sono e insegno? Posso pretendere di valutare il successo delle mie buone pratiche? 
E da quando in qua i dipendenti si valutano da soli per il conseguimento di bonus e gratifiche varie?

Al termine di cotanto accorata lamentela, si impongono comunque alcune domande: che cosa hanno preso, quelli che hanno ideato questo curioso escamotage? Sono disponibili a mettermi in contatto con il loro fornitore? Possono procurarmi, non dico il Bonus, ma un piccolo sconto sulla merce?
Di sicuro si tratta di roba di ottima qualità.

giovedì 26 maggio 2016

La sganascevole e ridicolissima farsa del Registro Elettronico - 3 - Vegliate, perché non saprete né il giorno né l'ora


In una bella mattina di tarda primavera, appena entrata in Sala Insegnanti venni informata che di lì a una settimana il Grandioso Registro Elettronico sarebbe stato visibile anche a genitori e alunni.

"Così, all'improvviso?" chiesi sorpresa "A un mese dalla fine dell'anno scolastico?"
Ebbene sì, giusto a un mese dalla fine dell'anno scolastico. Il giorno dei colloqui generali, i coordinatori avrebbero distribuito le password ai genitori. In effetti tutto ciò avveniva appunto perché i genitori ce lo chiedevano (una volta tanto nessuno ha tirato in ballo l'Europa).
In effetti corre voce che da più di un anno i genitori ce lo chiedessero, ma nessuno se li era mai filati più di tanto. Da qualche settimana però era improvvisamente cambiata la Dirigenza: la Nostra Preside si era avviata verso altri e più prestigiosi lidi, e al suo posto era subentrata una Reggenza. La quale Reggenza, informata che fu dell'esistenza di un Registro Elettronico, alla prima richiesta in tal senso decise di togliergli quell'aura di leggenda che lo ammantava e di farne un banale, concreto ma utilizzabile Registro Elettronico, che a scuola avrebbe comunque continuato a funzionare ogni tanto e sarebbe stato aggiornato soprattutto da casa dei docenti o dalla Sala Insegnanti, ove era l'unico computer della scuola dotato di una connessione quasi sempre funzionante - perché alla scuola di St. Mary Mead il collegamento in rete continua ad essere un optional che assai raramente ci onora della sua presenza.

La notizia non suscitò un particolare scalpore - anche perché, scoprii in seguito, era rimasta confinata ai pochi eletti che quella mattina, per questioni di orario, stavano in Sala Insegnanti a cazzeggiare in attesa di entrare in classe. Né alla Reggente né alla VicePreside (e neppure alla responsabile di plesso) venne in mente di fare un qualche tipo di circolare che informasse tutti gli insegnanti e, perché no, magari, anche gli alunni e i genitori. A dire il vero qualche alunno lo sapeva: i miei, cui mi ero precipitata a comunicare la lieta novella.
Fu così che, il giorno del ricevimento, molti insegnanti scoprirono che avrebbero dovuto consegnare le password, e sgranarono gli occhioni assai stupiti.
"D'accordo" disse la prof. Quadrella "Gli diamo la password. Ma loro dov'è che firmano per dichiarare che l'hanno ricevuta?".

"Non c'è problema" disse la VicePreside "I coordinatori hanno l'elenco delle classi, li fanno firmare lì".
"Sì, ma firmare che cosa?" chiese la prof. Quadrella "Qui non c'è scritto niente di niente, c'è solo il nome e lo spazio per la firma".
"Boh, fategli scrivere accanto 'ricevo password'" suggerì bonaria la VicePreside.
"Ma non c'è lo spazio!".
La VicePreside, che non è abituata a porsi grandi problemi (il che non sempre è solo e soltanto un pregio) si strinse nelle spalle.
Quanto a me, presi il foglio e scrissi a lato "Dichiaro di ricevere la password per il registro elettronico" con tanto di data. E fu così che i genitori della mia classe rilasciarono non una ma ben due firme, perché al contrario della VicePreside, su queste cose io sono un po' piantagrane e voglio tutte le carte in ordine. Del resto, nel più ci sta il meno. Giusto?

Comunque non tutti i genitori reagirono nel modo previsto. Qualcuno sorrise e disse "Era ora, così è tutto molto più comodo". Altri chiesero se alla password erano allegate le istruzioni (e io non lo sapevo, non avendo aperto le buste con la password, e mi limitai a dire che pensavo di sì), altri non fecero commenti e presero la busta. Una madre invece fece un salto inorridito, nemmeno le avessi offerto un aspide ben carico di veleno ed esclamò "Non la voglio! Non so nulla di queste cose!".
"Ma suo figlio porta regolarmente a scuola il computer per fare i compiti" osservai timidamente "non dovrebbe essere difficile per lui. Le spiegherà come fare".
"Devo proprio prenderla?"
"Preferirei di sì, signora. Comunque nessuno vi obbliga ad usarla".
Sospirando, la madre firmò e prese la temibile busta.
Immagino che non fosse tra quei genitori che erano andati a reclamare perché volevano l'accesso al Grandioso Registro Elettronico.

(to be continued)