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domenica 28 maggio 2023

Come fu che le scuole medie di St. Mary Mead e Crifosso andarono al cinema

Benozzo Gozzoli - Processione dei Re Magi

Vengo ordunque a narrar qua lo grandissimo evento della mirabile uscita del comprensivo tutto di St. Mary Mead- Crifosso per andare al cinema , che si è felicemente conclusa lasciandoci tutti vivi e in buona salute, che è stato risultato assai maggiore di quanto li più ottimisti infra di noi ardissino isperare.
E magari chi passa di qui dirà "Eh, quante storie, tutti i giorni un sacco di gente va al cinema e non gli succede niente di male, tutt'al più si annoia un po'. Questi insegnanti la fanno davvero troppo lunga".
E magari chi lo dicesse avrebbe pure ragione. E tuttavia io sono davvero ammirata dell'ardimentoso coraggio di colei che ha permesso in compimento  di sì complessa impresa e di tutti coloro che han collaborato.
E andiamo ordunque a narrare lo gran prodigio di valore compiuto da tutti noi docenti.
Come ho già raccontato, tutte le classi delle medie di St. Mary Mead e di Crifosso stan seguendo un corso di cinematografia.
Una volta fatta la lezione di storia del cinema, la tappa successiva è stata una visita guidata all'ex teatro-cinema di St. Mary Mead, da tempo in via di restauro.
Dopodiché, vivaddio, era prevista anche la visione di un film. E a qualcuno è venuta la brillante idea, visto che a St. Mary Mead abbiamo solo un cinema ancora in via di restauro (e a Crifosso manco quello) di portare la popolazione di entrambe le scuole medie a una matinée al vicino comune di Pietraforata, che di cinema ne ha addirittura due, e in perfetto funzionamento. E se vi sembra facile da fare non so che dire, accomodatevi pure e buon lavoro.
Si trattava dunque di spostare non solo i 180 alunni delle nove classi del Comprensivo di St. Mary Mead, ma anche gli altrettanto 180 della media di Crifosso, che da St. Mary Mead dista circa una decina di chilometri, per fortuna collegati tra loro da una efficiente linea ferroviaria.
Portare fuori i ragazzi è sempre un'avventura, e dopo tre anni di clausura da COVID siamo diventati tutti orrendamente ansiosi e preoccuposa; inoltre la collega che ha organizzato il tutto è di gran lunga la più ansiosa e preoccuposa di tutti. Per giunta è anche singolarmente incapace di organizzare alcunché senza fare sempre e comunque un immane casino (l'unica persona che conosco ancor più incapace sono io, che però, consapevole di questo mio limite oggettivo, mi guardo bene dall'organizzare alcunché). Non metto in dubbio che la questione fosse complessa, ma in cuor mio sospetto che si potesse fare anche con una decina di circolari in meno; ancor più sospetto che se Trenitalia si fosse degnato di mandare la prenotazione qualche giorno prima, e non la sera avanti, ovvero all'ultimo minuto nonostante la prenotazione sia stata fatta con immane anticipo, il fegato della mia collega se ne sarebbe assai avvantaggiato.
Portare fuori una classe è ritenuto affare di poco conto ("Domani vado con la Seconda B al Museo delle scienze ma si è ammalato Musica, potresti venire tu invece?" "Volentieri, tanto faccio solo due ore e mi sostituiscono senza problemi. A che ora andiamo via?"). 
Portare fuori due o tre classi è già più complicato perché A deve sostituire B mentre C sostituirà se stesso con abile triplo salto carpiato, ma insomma si fa.
Portare fuori tutte le classi, se da una parte semplifica molto la questione delle sostituzioni (siamo tutti fuori quindi nessuno va sostituito) si trasforma in una transumanza assai complessa, tanto che mi sono seriamente domandata come facevano a muoversi le orde barbariche - che si misuravano in decine di migliaia -ai tempi delle invasioni. Probabilmente si preoccupavano meno della sicurezza, immagino, e certo i problemi del traffico automobilistico li impensierivano meno.
Muoversi in 360 alunni più una buona ventina di docenti comunque è affar serio, e così per vedere un film di 94 minuti, proiettato in un paesello a quindici chilometri e quindici minuti di treno di distanza, abbiamo impiegato quasi tutta una mattina di sei ore.
Prima di tutto le partenze scaglionate: ogni cinque minuti partiva una nuova classe e prendeva tosto la strada in discesa che portava alla stazione, con tutto il corredo di insegnanti che si preoccupavano che i ragazzi non scendessero dagli strettissimi marciapiedi di St. Mary Mead, dove per fortuna i marciapiedi sono stretti, ma il traffico automobilistico è davvero modesto; di conseguenza ci abbiamo messo circa un'ora per radunarci alla stazione, che da scuola dista dai cinque ai dieci minuti a passo lento o lentissimo.
Arrivato il treno sono state individuate le carrozze con la prenotazione - che tutto sommato servivano, perché anche se la mattina i treni da St. Mary Mead a Pietraforata sono quasi vuoti, 380 tra ragazzi e insegnanti imprevisti sono un bel boccone per qualsiasi treno regionale.
Alla prima fermata sale anche Crifosso, alla seconda scendiamo. Un quarto d'ora circa di treno, e siamo intorno alle 9.30. Facciamo tappa in un parchetto per la colazione, qualcuno decide di sperimentare il sushi-bar proprio lì davanti, qualcuno va a caccia di souvenir e insomma tutti si comportano come una scolaresca in gita, con l'unico inconveniente che siamo ben nove scolaresche in gita. 
Alle 10.30 sbarchiamo infine al cinema. Ci disponiamo faticosamente tra platea e gallerie, tenendo i gruppi compatti il più possibile (con scarsi risultati: mi ritrovo in mezzo a una fila di perfetti sconosciuti e intravedo i miei nelle file davanti).
Arrivano  il sindaco o l'assessore, insomma l'autorità preposta, e il critico cinematografico e parlano per circa mezz'ora. Il critico dice anche delle cose interessanti, ma non ho mai capito perché ha parlato prima e non dopo. So che è abitudine in questi casi spiegare alla gente cosa vedranno, anche se non ho mai capito bene perché non spiegano invece, caso mai, cosa hanno visto per poi rispondere a eventuali domande. D'altra parte fanno sempre così anche con gli adulti, non è una cosa riservata solo ai fanciulli in fiore.
Film, intervallo e poi saluti. Assai faticosamente le classi vengono radunate e poco dopo mezzogiorno siamo fuori dal cinema e ci dirigiamo avventurosamente (a Pietraforata i marciapiedi sono di grandezza normale, ma per contro il traffico è decisamente sostenuto trattandosi di un paesotto di rispettabilissime dimensioni) e raggiungiamo la piazza centrale del paese, dove facciamo la seconda colazione. 
I ragazzi pascolano allegramente, fraternizzando (o litigando) tra istituti, e io realizzo improvvisamente che è rarissimo che i due plessi al completo si incontrino, mentre gli insegnanti si vedono assai più spesso. Come sempre in questi casi c'è un gran viavai di acquisti di ulteriori dolcetti e souvenir e panini e pizzette. La giornata è bella e molti si mettono a giocare usando i souvenir. Niente incidenti né discussioni serie, comunque. O non più del solito.
Alle 12.50 prendiamo il treno che ci riporterà a Crifosso prima e a St.Mary Mead dopo - e scopriamo che per il ritorno la prenotazione non c'è nonostante ci sia stata promessa e garantita. 380 passeggeri in più sono un bel boccone per qualsiasi treno regionale, con l'aggravante che dopo le 13.00 la linea in questione non è affatto vuota e insomma quasi tutti ci facciamo il tragitto in piedi. Niente di drammatico, per carità, ma a quel punto non capisco a cosa sia servito che la collega si sia dovuta preoccupare di prenotare, se a conti fatti la questione è stata risolta da Trenitalia non prenotando alcunché perché tanto non c'era posto.
Alle 12.58 Crifosso sbarca, alleggerendo abbastanza il treno, e alle 13.05 sbarchiamo anche noi. Pochi minuti ed eccoci in classe a chiacchierare del più e del meno, ovvero del film, che è piaciuto parecchio (ma mai quanto l'uscita collettiva e l'acquisto di souvenir, immagino).
E insomma, come dicevo ne siamo usciti tutti vivi e in buona salute e abbiamo pure fatto alcune piccole ma simpatiche passeggiate. Una mattinata mo,lto faticosa per noi insegnanti, ma nel complesso spesa assai bene.

martedì 14 dicembre 2021

Diario di Natale - 12 - I film di Natale


Come ho già scritto da qualche parte di questo demenziale diario, ci sono i film che escono per Natale e i film su Natale.
I primi sono di solito grossi kolossal costati cifre abominevoli ai loro produttori, pubblicizzati con mesi di anticipo e fatti uscire sotto le feste, quando il mondo intero decide di andare al cinema - film che costano infiniti infarti ai produttori e contengono enormi quote di rischio, perché se non piacciono alla follia rischiano di far fallire intere case di produzione. Di solito sono estremamente godibili, fatti per piacere a tutti - il che contiene però in nuce l'enorme rischio di non piacere quasi a nessuno - e vengono ricordati per generazioni.
I secondi sono una roba melensa e sentimentale e fanno cascare i denti (e spesso anche le palle, a chi ne ha) solo a leggere la trama. Un tempo erano rivolti soprattutto ai bambini, ma ormai da decenni c'è un filone di storie d'amore che risponde perfettamente alla descrizione scritta due righe fa, ma hanno anche la pretesa di avere sprazzi comici. Si racconta che a volte in effetti questa pretesa sia fondata, ma non saprei dire se è vero o meno perché mi sono sempre ben guardata dal vederne uno, per quanto ami molto sia il Natale che le storie d'amore.
Mi sono sempre ben guardata dal vederne uno, scrivevo, ma non è del tutto esatto perché alla fine uno l'ho visto e non me ne sono troppo pentita - vabbé, diciamola tutta: in effetti mi è anche piaciuto. Sto perfino meditando di rivederlo quest'anno.
Uscito nel 2003, Love Actually - L'amore davvero è una specie di quintessenza del film d'amore di Natale: rigorosamente ambientato a Natale (inizia cinque settimane prima, ovvero in un periodo che è a un passo dall'albero di Natale e dalle renne) il film contiene 10 storie 10, nove delle quali d'amore, e pure un po' di sottotrame. Non solo, inizia con la memorabile sessione di registrazione di un brano per Natale che in realtà è una quasi-cover: si tratta infatti nientemeno che di un rifacimento in chiave natalizia del celebre brano dei Wet Wet Wet Love is all around
colonna sonora del famoso Quattro matrimoni e un funerale (1995) nonché a sua volta cover di un brano inciso da The Troggs nel 1967.
La session di registrazione è memorabile perché il cantante, vagamente schifato di quel che sta facendo, si ritrova a cantare il testo rimaneggiato in chiave natalizia e sbaglia continuamente perché, come tutti, nelle orecchie ha la versione precedente:
Il film parte così, per poi avviare le varie storie, non tutte originali, non tutte liete, ma tutte con un tocco molto particolare. Del resto, è un film inglese e gli inglesi hanno una capacità davvero notevole nel fermare la colata di zucchero un attimo prima che travolga ogni barlume di decenza.
E, a proposito di decenza: la canzone in realtà ottiene un grande successo anche perché il testo, molto zuccherino, viene poi presentato in televisione in una versione... vogliamo dire garbatamente allusiva?
Anche se, ripensandoci, forse questo è solo il video originale e non la scena del film dove la canzone viene effettivamente cantata.
Comunque sia il personaggio del cantante disilluso e rovinato da una serie di trascorsi con la droga in cerca di un rilancio (che puntualmente ottiene) con una canzone di Natale riadattata è la spezia magica che tiene insieme tutto il film e gli evita l'eccesso di zucchero; le nove storie nove invece seguono quasi tutte le regole del filone e quaglieranno rigorosamente nella notte di Natale.
Sono storie ben assortite: c'è il giovane premier che il giorno del suo insediamento a Downing Street viene preso in pieno da un colpo di fulmine, la coppia perfetta che si sfascia improvvisamente ma lui, innocente come una colomba, troverà ben presto una nuova felicità, la coppia perfetta con l'innamorato in incognito al seguito, il vedovo inconsolabile che si consolerà aiutando anche il suo giovanissimo figlio ad avviare il suo primo legame, la coppia sfiorata dalla nera ala del tradimento (ma lei saprà perdonare), la coppia che si conosce lavorando sui set di fil porno (no, non come tecnici delle luci)... ecco, sì, non tutte le storie sono perfettamente ortodosse, forse, e qua e là emergono alcune decine di tocchi di stravaganza che tengono molto bene l'insieme.
E c'è anche la famosissima scena della dichiarazione mediante cartelli
che io, nella mia suprema e assoluta ignoranza cinematografica, ho conosciuto solo dalla pubblicità di una qualche compagnia telefonica che la evocava senza alcun pudore.
C'è anche un grande cast di attori, naturalmente. Personalmente conosco solo Alan Rickman, Hugh Grant, Colin Firth e Emma Thompson, anche perché sono quelli che hanno recitato in Ragione e sentimento (e, alcuni, anche nei film di Harry Potter) oltre a Martin Freeman, ma sospetto che ci sia diversa altra gente piuttosto famosa.
Bene, dovendo (dovendo? E quando mai qualcuno mi ci ha obbligato?) dedicare un post di questo Blogmas al cinema, questo è l'unico film a sfondo natalizio che non consiglierei solo al mio peggior nemico ma anche a qualche amico - o meglio, solo a loro perché nemici non credo di averne. Oltre, naturalmente, alla Carica dei 101 che comunque, anche se si svolge in gran parte nei giorni appena precedenti a Natale, di Natale non parla molto, e forse anche per questo è un film eccellente.

Esiste poi un filone italiano del film di Natale - no, non sto parlando dei cinepanettoni, opere meritorie anche se forse non sempre di gusto finissimo - ma del classico film di Natale dove famiglie e amici si accoltellano, non sempre e non solo in senso metaforico.
Personalmente non li gradisco, ma nel 1990 uscì 
un film (tratto da un lavoro teatrale di Benvenuti di grande e meritato successo) che accomuna i due generi e in più offre una ricostruzione antropologicamente mirabile dei pranzi di Natale in famiglia in area fiorentina. Il trailer mi convinse ad andare in sala (a quei tempi, pensate, si andava al cinema senza limitazioni di posti né prenotazioni. Addirittura a volte c'era chi i film se li guardava in piedi perché non trovava posto) e non me ne pentii, anche perché mi permise di prendere atto che i pranzi di Natale della mia famiglia si inserivano nel ramo di una illustre tradizione artistica e culturale, piazzate e litigi inclusi, anzi soprattutto quelli.
Di questo mirabile capolavoro, dove tutta la scuola dei comici e caratteristi toscani di quegli anni offre mirabile prova di sé, pellicola più agra che dolce, con una vena di humor nero che serpeggia al suo interno ma che tutto sommato si può definire a lieto fine, si possono trovare ampie tracce su YouTube:
ma il singolo pezzetto non gli rende giustizia perché tutto è troppo ben intrecciato per poterlo dividere a clip - e anzi sotto questo aspetto rappresenta l'antitesi di Love, actually; conviene dunque cercarlo in qualche biblioteca o chiederlo a un amico cinefilo e guardarlo tutto intero, approfittandone per riflettere su come sono strani gli usi e costumi delle tribù umane, e tenendo conto che è un film che dice molto sui pranzi in famiglia ma, pur svolgendosi a Natale, non aiuta molto a entrare nello Spirito di Natale, qualunque cosa sia:
blogmas 2021 creato da lacreativeroom.com

domenica 9 maggio 2021

Biancaneve, o il Bacio che non c'è (a meno che qualcuno non lo aggiunga, certo)

 

Non vi dico la fatica a trovare una immagine decente di Biancaneve che non sia di Disney.
Questa, per la cronaca, è di Franz Jüttner

Recentemente è stata montata una strana polemica contro tanto universalmente deprecato (non da me) politically correct in merito a taluna che si dice avrebbe sostenuto che il bacio che risveglia Biancaneve dalla morte non può essere considerato Vero Amore ma assurgerebbe al grado di imposizione essendo stato dato senza il previo consenso della fanciulla che lo riceve.
Da quanto ho capito cotal polemica è stata montata ad arte dalla Disney che ha finalmente riaperto Disneyland a Parigi dopo un anno e mezzo di interruzione causa Covid, e che desiderava dare un po' di risalto all'evento. Gli italici giornali ci si sono precipitati a pesce e da qualche giorno è un gran fiorire di polemiche (e di meme) contro il pollitically correct che impedisce ogni libera espressione dell'animo umano e di gente di ogni razza e qualità che difende a spada tratta il principe, ma anche commenti assai più sensati come quello di Viaggi Ermeneutici di cui questo post nasce come commento.
Tutto ciò mi ha colpito e indotto a molte riflessioni, alcune delle quali ho provato a esporre su un social. Mi hanno mangiato per pane, signorilmente ho deciso di non ribattere e dunque dette riflessioni le passo sul mio blog, dove i commenti non sono mai stati in numero così rilevante da rischiare di farmi perdere il sonno e la pace quand'anche si rivelassero assai critici (ma qualora fossero anche molto critici me li terrò così come sono).

Punto primo: il bacio nell'originale dei fratelli Grimm non c'è, se l'è inventato la Disney. La quale Disney ha anche avuto cura di innescare una polemica da cui esce vincitrice: il bacio infatti viene dato dal Principe, ma il principe non è un perfetto sconosciuto, in quanto Biancaneve nel cartone animato l'ha già incontrato dal vivo e ci ha flirtato quanto basta da fargli ragionevolmente presupporre che un bacio sarebbe stato ben accolto.
Esattamente la stessa cosa succede nel film della Bella Addormentata (dove il bacio che risveglia la principessa viene esplicitamente ordinato dalle fate Flora, Fauna e Serena, ma comunque tra i due c'è già stato un incontro ricco di apprezzamento da entrambe le parti). In entrambi i casi dunque l'accusa è destinata a cadere, e la Disney molto accortamente ha fatto mettere sotto accusa una persona in grado di difendersi validamente.
Punto secondo: il bacio andrebbe dunque considerato come una cura. In particolari casi di emergenza le cure si somministrano anche senza consenso, se chi viene curato non è in condizione di dare alcun assenso. In questo caso particolare, addirittura, tale cura è l'unico modo per ottenere un consenso futuro: il sonno della principessa Aurora non può spezzarsi altro che per un bacio, e quanto alla povera Biancaneve è addirittura morta (all'apparenza - diciamo che è in animazione sospesa, o qualcosa del genere) e quindi il consenso non lo può proprio dare perché i morti usualmente non possono consentire ad alcunché.
Inutile quindi preoccuparsi di difendere il principe perché l'accusa è destinata a cadere in qualsiasi tribunale.

Tuttavia, come dicevo, nella fiaba raccolta dai fratelli Grimm il bacio non c'è: i nani han messo Biancaneve (con molto garbo e delicatezza, par di capire) in una teca di cristallo. Molti anni dopo la sua morte, un principe passa di lì per caso, i nani gli raccontano la triste storia e il principe rimane così addolorato e così ammirato dalla bellezza della fanciulla che i nani, dopo aver rifiutato sdegnosamente di vendergli la teca con la fanciulla, finiscono per regalargliela. 
I portatori del principe però hanno meno garbo dei nani nel trasportare la teca e durante uno scossone il pezzo di mela, della cui esistenza i nani non erano venuti a conoscenza, cade dalla bocca di Biancaneve che immediatamente ritorna in vita. In una versione successiva, invece, un servo assai stufo di dover badare alla teca le dà un calcio che ottiene lo stesso risultato. In entrambi i casi comunque il principe si comporta da vero gentiluomo, offre subito il suo cuore e una legittima unione e viene accettato assai prontamente, e così tutto finisce bene (salvo per la matrigna che viene messa a ballare con scarpe arroventate finché muore - ma insomma, tocca dire che se l'è cercata).
Dunque il bacio, come ho scritto già sopra, ce l'ha messo la Disney per rendere più romantico il finale. I fatti le hanno dato ragione perché la "vera" storia di Biancaneve ormai la conosciamo in pochi appassionati dei libri di fiabe, mentre il film a cartoni animati lo conoscono anche gli ornitorinchi dell'Australia orientale - che com'è noto vanno pochissimo al cinema.

E tuttavia l'argomento non si esaurisce qui, e secondo me chi ha lanciato la polemica ha la sua parte di ragioni.
Principesse svegliate con un bacio: le conosciamo?
Ebbene sì, ce ne sono diverse. Si tratta di principesse incantate, che dormono un sonno profondo molto simile alla morte nei loro castelli incantati - e qualche volta sono proprio morte. Abbiamo anche dei principi sotto incantesimo che dormono il sonno della morte - i principi però di solito li cerca la loro sposa, consumando scarpe di ferro a forza di camminare e bastoni di ferro per appoggiarsi nel lungo cammino, e il problema sta proprio nello svegliare il consorte, quando alla fine arrivano a destinazione (ma dopo i canonici tre tentativi ci riescono sempre).
I principi invece non sono già sposati. Abbiamo Orfeo che scende agli inferi per riprendersi la sposa, e quasi ci riesce, ma è un caso isolato per quel che ne so. Tolkien ha inventato la storia di Luthien, che riesce a convincere i Valar (anche lei con la forza del canto) a renderle il marito, e stavolta va a finire bene. D'altra parte, le mogli sembrano più capaci di forzare le leggi di natura dei mariti.

Ma torniamo ai principi. Numerosi principi han vagato in castelli incantatai fino ad arrivare in una sala dove la principessa dorme. In questi casi di solito la principessa addormentata non è la vicenda principale, ma solo una delle tante prove che il principe incontra.
Il principe la bacia, di solito non perché sa di doverlo fare, ma semplicemente perché gli va. E la principessa si risveglia.
La bacia? Sì, spesso si dice che la bacia. Funziona un po' come i somari che buttano monete d'oro dal naso quando starnutiscono. Esistono però versioni di queste fiabe dove l'asino non starnutiva, bensì adempiva ad altra funzione naturale.
Nello stesso modo esistono versioni dove il principe non si limita a baciare, e quando lascia la principessa per proseguire la trama principale della storia (una queste, di solito) ripromettendosi di ritornare dalla principessa quando avrà trovato quel che sta cercando per salvare padre, madre, sorella, regno o quant'altro - ecco che una nuova vita comincia a fiorire nel grembo della principessa (che non ha certo dato il suo consenso, per quel che se ne sa).
Ad un certo punto della storia (dopo il bacio, dopo il parto, in un momento fra questi due avvenimenti) la principessa si sveglia, e di solito lancia un bando per cercare il padre di suo figlio, oppure gli prepara una strada lastricata d'oro per quando tornerà. E alla fine della storia il principe torna sempre, e riceve ottima accoglienza.
Il consenso iniziale la principessa non l'ha dato, ma a quanto pare non conta.
Le fiabe dunque sono sessiste?
Non saprei. Personalmente credo di no. Si tratta comunque di un mondo alternativo dove la logica degli avvenimenti funziona secondo trame che ricordano molto la mitologia. Qui abbiamo un rito di nascita, o rinascita. 
Il campo dà il suo consenso alla semina?
Il campo è contento di essere seminato?
Non lo so, andrebbe chiesto al campo - anche se, nel momento in cui si fa una domanda al campo e il campo ti risponde, forse ci sono molti e validi motivi per preoccuparsi per la propria salute mentale.
Oppure è una storia di morte e resurrezione? C'entra il passaggio agli inferi?
C'entra che in certi periodi sembrava perfettamente normale, quando vedevi una bella fanciulla addormentata, metterla incinta senza pensarci su?

Di nuovo, non lo so. Il mondo delle fiabe comunque è piuttosto particolare, e per quanto possa essere incantato non sembra niente affatto incantevole. Vogliamo parlare del diritto di famiglia nelle fiabe? Di come si comportano i re? Del rispetto delle sacre leggi dell'ospitalità? Dei processi e delle inchieste? Dei rapporti tra fratelli? Delle garanzie dovute agli orfani? Delle tutele per gli animali? Del prezzo incredibile delle rose colte nei cespugli dei giardini incantati?
Chi prende una fiaba per passarla ai tempi moderni lo fa a suo rischio e pericolo, e conviene che faccia molta attenzione. La Disney, sotto questo aspetto, si è tutelata piuttosto bene ma anche lei ha dovuto pagare pegno alle usanze dei tempi in cui ha girato i vari film. Si tratta, in ogni caso, di materiale incandescente che affronta temi molto complessi, e che va molto al di là della normale vita quotidiana.
Poi, certo, ognuno può lanciarsi nelle polemiche più assurde e buon pro gli faccia. Ma a quel punto ci vorrebbe l'onestà di ammettere che si ha molto tempo da perdere e nessun modo migliore per impiegarlo, e lasciare in pace il politically correct che a me sembra una cosa molto rispettabile. 

giovedì 29 marzo 2018

Murasaki va al cinema


Visto che ogni tanto ho la sfrontatezza di parlare di film nonostante vada al cinema una media di tre-quattro volte l'anno negli anni di punta ho pensato di rispondere a un grazioso questionario sull'argomento proposto da Kukuviza che a sua volta l'ha preso da qui che permette di costruire una carta d'identità abbastanza completa dello spettatore di turno.
E andiamo a cominciare:

1. Il personaggio cinematografico che vorrei essere?
Ci ho pensato e ripensato ma mi viene in mente solo la principessa Organa.

2. Genere che amo e genere che odio?
Amo soprattutto le commedie, storie ambientate in paesi che non conosco, storici, e i film delle opere di Shakespeare (ma non so se quest'ultimo si può proprio definire un genere).
Reggo poco e male i thriller, le storie che hanno per protagonisti dei Veri Uomini e i film troppo drammatici.

3. Film in lingua originale o doppiati?

Doppiati, salvo rarissime eccezioni. Sottotitoli per quelli musicali.

4. L'ultimo film che ho comprato?

Quando c'era Marnie, animazione giapponese - anche perché, se non me lo compravo, davvero non so che speranza avrei avuto di riuscire a rivederlo visto che lo conosciamo davvero in pochi eletti.

5. Sono mai andato al cinema da sola?

Certo che sì.

6. Cosa ne penso dei Blu-Ray?

Ne penso poco, perché temo di non aver ancora capito che roba sono. 

7. Che rapporto ho con il 3D?   

Se c'è lo subisco pazientemente. Non ci vedo 'sta gran differenza con i film normali.

8. Cosa rende un film uno dei miei preferiti?


Molto banalmente, la felice combinazione di una bella storia con una bella sceneggiatura - ma immagino che anche la regia e gli attori abbiano il loro peso.

9. Preferisco vedere i film da solo o in compagnia?

Fa lo stesso. L'unico problema è che quando il film parte tendo a concentrarmi solo su quello, e quando hai intorno una o più classi dovresti concentrarti su di loro e controllare che non disturbino e riescano a seguire adeguatamente la storia - cosa che mi riesce molto più facile se il film lo conosco già abbastanza bene.

10. Ultimo film che ho visto?

Mr. Ove, storia di un anziano svedese che si riconcilia con la vita grazie all'amicizia con una condomina iraniana. Un bel film consolante, e c'è dentro anche un bel gatto che sono riusciti a far recitare molto bene.

11. Un film che mi ha fatto riflettere?

Sono in grado di estrarre profondissime riflessioni assolutamente da qualsiasi film, cartone animato o sceneggiato per quanto apparentemente idiota, ed è una caratteristica di cui vado molto fiera anche se non la pubblicizzo. 

12. Un film che mi ha fatto ridere?

L'ultima follia di Mel Brooks. E tanti altri, naturalmente.

13. Un film che mi ha fatto piangere?
La gabbianella e il gatto: sono assolutamente incapace di guardarlo, da sola o in compagnia, senza sciogliermi in lacrime soprattutto quando mamma gabbiana muore e Zorba convince la gabbianella a volare anche per loro, che sono gatti e non potranno volare mai. Mi sono sciolta in lacrime anche al Ritorno del Re, ma era un periodo in cui giravo con le lacrime in tasca - tuttavia certe scene mi fanno piangere sempre e comunque, soprattutto il discorso di Aragorn alle truppe prima della battaglia del Cancello Nero. E l'Aleksander Nevskij, probabilmente anche per l'effetto della colonna sonora ma anche per il pensiero dei milioni di russi che morirono nella seconda guerra mondiale perché "il sacro suolo della Russia non venisse calpestato". Da notare che il film venne girato qualche anno prima - ma credo che in qualche modo Eisenstein avesse previsto quel che sarebbe successo dopo - non la guerra, ché quello era relativamente facile, ma proprio i milioni di morti che sarebbero arrivati.

14. Un film orribile?
Quei disperati che puzzano di sangue, di sudore e di morte, frutto acerbo di una arena estiva quando ero bambina (mio pasre adorava gli western, ma questo non piacque proprio a nessuno di noi): sempre odiato le storie senza speranza dove i protagonisti si limitano a patire. Poi Maria's lovers, che scatenò in me e nell'amica che mi accompagnava il più totale senso del ridicolo: passammo due terzi del tempo a ridere pazzamente. Gli altri spettatori avrebbero tanto voluto ucciderci. 

15. Un film che non ho visto perché mi sono addormentato?
Mai addormentata guardando un film. A scuola poi non sarebbe proprio possibile...

16. Un film che non ho visto perché stavo facendo le "cosacce"?

Naa, c'è un tempo per tutto. Se guardo un film guardo il film.

17. Il film più lungo che ho visto? 
Direi Via col vento.

18. Il film che mi ha deluso?

L'impero colpisce ancora che secondo me aveva una sceneggiatura da plotone di esecuzione. La trama mi stava anche bene, ma non capivo (e non ho mai capito) perché quei bravi personaggi così simpatici si fossero trasformati in perfetti idioti.

19. Un film che so a memoria?
Il primo Hobbit lo so a memoria in inglese e probabilmente anche in italiano. Anche  Jesus Christ Superstar, ma lì sarebbe più esatto dire che conosco le canzoni a memoria. Del resto le ho talmente ascoltate che anche i miei le riconoscevano nel giro di dieci note...

20. Un film che ho visto al cinema perché mi ci hanno trascinato

Piuma, che fa parte del filone delle adolescenti incinta - un filone che mi dà l'orticaria. Ma ci sono persone a cui non posso dire di no quando mi invitano...

21. Il film più bello tratto da un libro?

Ragione e sentimento e Harry Potter e la Camera dei Segreti, che secondo me sono meglio del libro originale. A suo tempo mi sorpresero anche Passaggio in India e Camera con vista, che sono a tutti gli effetti equivalenti al libro - nel senso che guardare il film o leggere il libro è praticamente la stessa cosa. Poi Lo Hobbit, anche se lì la valutazione è più complessa perché il lavoro da fare era veramente più complicato: mi è piaciuto alla follia, ma libro e film restano due entità molto diverse tra loro.
Aggiungo i film tratti dai drammi di Shakespeare: mi rendo conto che partono da una sceneggiatura piuttosto forte di partenza, ma è praticamente impossibile che un film da Shakespeare venga male e lascia sempre qualcosa. Qualcuno è venuto meglio di altri, naturalmente, ma sarebbe davvero difficile fare una classifica.

22. Il film più datato che ho visto?

Un film non è mai datato, al massimo diventa un prezioso reperto storico che aiuta a capire meglio la mentalità del periodo in cui è stato girato!

23. Miglior colonna sonora?

Aleksander Nevskij o come diavolo si scrive. L'ascolto molto volentieri anche a parte, senza film. E Jesus Christ Superstar, naturalmente. E visto che ci ho messo quello aggiungo un altro paio di film tratti da opere: il Flauto magico di Bergman, anche se è in svedese, e il Barbiere di Siviglia diretto da Abbado di Jean-Pierre Bonnelle.

24. Migliore saga cinematografica? 

Ne ho viste ben poche. Stabilito che non riesco a considerare Lo Hobbit una trilogia perché lo vedo come un film in tre parti, al massimo posso citare la prima trilogia di Star Wars.

25. Miglior remake?  
Mai visto un remake e il suo originale. Mi sfugge proprio il senso dell'operazione, tra l'altro. 

venerdì 9 ottobre 2015

L'imperscrutabile arte del Cineforum

(spaventare i ragazzi con un film è più facile di quel che si crede)

Quando arrivai a St. Mary Mead tutte le nove classi erano a tempo prolungato e ogni settimana, per due ore, si aprivano per i Laboratori, laddove ogni studente andava nel laboratorio da lui più o meno liberamente scelto: Cineforum, Latino, Storia, Giochi Matematici, Teatro e altri, a seconda dell'annata e dei docenti disponibili.
Il Cineforum era assegnato d'ufficio ai nuovi arrivati e alla Cleptomane in base alla (discutibile) teoria per fare un Cineforum non servono competenze specifiche e che qualsiasi grullo è buono a far guardare un po' di film ai ragazzi  senza fare grossi danni; e fu così che al mio primo anno là dentro mi ritrovai a gestire il Cineforum per le classi prime.
Certo, c'era il piccolo inconveniente che al cinema ci andavo due volte l'anno quando ci andavo spesso, senza contare che non sapevo un accidente di come funzionavano i film né sui rapporti tra cinema e adolescenti (anche se, in quel caso specifico, le prime ospitavano soprattutto preadolescenti); ma non osai accennare a questi insignificanti dettagli, primo perché non volevo fare la parte della nuova arrivata che non le andava bene niente, e secondo perché l'alternativa era fare il laboratorio di teatro - di cui sapevo infinitamente meno che di cinema.

In realtà avevo una minima esperienza precedente perché, nella mia prima supplenza lunga, ero capitata nel bel mezzo di un cineforum femminista, gestito proprio dall'insegnante che sostituivo: le colleghe mi consegnarono la tessera di  un videonoleggio, i soldi per ritirare i due film ancora da far vedere (scelti a inizio anno dopo gran ponderazione) e il modello della relazione che gli alunni dovevano scodellare e io dovevo correggere; capitai insomma nel bel mezzo di un progetto accuratamente organizzato e feci la mia parte senza grandi difficoltà. 
Lì a St. Mary Mead, invece, di organizzato non c'era un bel nulla, anche perché eravamo a inizio anno e si dava per scontato che (GULP!) organizzassi io, guadagnandomi così la pagnotta che lo stato mi passava ad ogni fine mese.
Così cercai di capire come funzionava di solito il Cineforum da quelle parti, ma non venni a capo di niente: la Decana Amichevole, che l'aveva fatto diverse volte, mi assicurò che aveva tantissimo materiale e me lo promise; costei era una carissima e gentilissima persona che aveva sempre tantissimo materiale su tutto, ma era difficile se non impossibile mantenere con lei una conversazione per più di due minuti sullo stesso argomento senza finire inevitabilmente a
parlare dei Massimi Sistemi, e quand'anche fossi infine riuscita infine a mettere le mani su quel tantissimo materiale, esso materiale sarebbe risultato caotico e del tutto incomprensibile per me, visto che io e lei lavoravamo in modo molto diverso. Gli altri colleghi presenti quell'anno non si erano mai occupati del Cineforum, e quindi ancor meno potevano essermi di qualche aiuto.
Inoltre finii per scoprire che nessuno là dentro* riteneva che il laboratorio di cineforum richiedesse un qualche tipo specifico di organizzazione.
"Ma i film dove li prendo?" chiedevo.
Non certo dalla scuola, perché la scuola non aveva un film che fosse uno (pur gestendo tre cineforum di durata annuale ormai da un buon decennio).
La Decana Amichevole mi spiegò che i colleghi avevano tutti tantissimi film. Il che era vero fino ad un certo punto, e in ogni caso anche chi davvero aveva tantissimi film, strano ma vero, si era comprato i film che interessavano a lui/lei,  poco o nulla curandosi degli interessi cinematografici dei giovani virgulti.

Una delle VicePresidi, quando andai a chiedere lumi su eventuali convenzioni della scuola con videonoleggi o simili, si mostrò molto sorpresa di cotal mia balzana idea e lasciò capire che considerava mio precipuo dovere arrangiarmi con quel che il convento aveva a disposizione, perché la scuola non poteva comprare venti film in DVD solo per me. Quando provai a farle notare che c'era un sacco di roba che non era ancora stata riversata su DVD e che quindi si sarebbe dovuto fare un certo uso delle videocassette (del resto all'epoca avevamo ben due ottimi lettori di VHS, in ben due diverse postazioni contro un singolo computer che con i DVD aveva un rapporto decisamente capriccioso) mi guardò   schifata e disse che i film al giorno d'oggi si guardavano solo in DVD.
Stufa di perdere tempo la lasciai dire e mi rivolsi direttamente al Vecchio Preside.
Costui (oltre a fornirmi una bella copia rigorosamente piratata de La città incantata di Miyazaki) mi rassicurò che andassi pure dove credevo, la scuola avrebbe pagato la tessera e il noleggio di ciò che a me sarebbe sembrato opportuno. Preparassi la lista, cercassi i film e redigessi un preventivo, ché poi i soldi sarebbero arrivati. E così fu.

Lasciata dunque completamente a me stessa, decisi di darmi un tema e di fare una specie di rassegna ad argomento visto che, appunto, di cinema non sapevo niente e di tecnica cinematografica men che meno. Si trattava insomma di vedere un po' di film e poi parlarne, per poi fare compilare l'immancabile scheda. Un giorno si guardava il film, suggerì il preside, la settimana dopo se ne parlava.
Parlarne? Per un ora e quaranta? Con una raccolta di primini scelti tra i più irrequieti della scuola e nelle ultime ore del pomeriggio?
Ci pensai su e adottai una tecnica mista: breve introduzione, prima parte del film, la settimana dopo fine del film e scheda. Tra l'altro i laboratori erano di due ore, ma nel pomeriggio le ore erano di cinquanta minuti. Una volta sistemati i ragazzi e fatto partire il film (e non sempre tutto partiva subito alla prima, oh no tessoro, proprio no) restavano ottanta minuti scarsi, mentre i film normalmente andavano dai 90 minuti in su. Chiacchierare un po' su un film era un conto, impostare cento minuti di dibattito mi sembrava decisamente più azzardato.

Dunque ci voleva un tema, ma quella era la cosa più facile per me, di gran lunga. Decisi di dedicare il cineforum di quell'anno ai mostri. Non era necessario scomodare draghi e vampiri, chiunque di noi può facilmente diventare un mostro, ovvero una creatura insolita e degna di essere mostrata a dito, e anzi cercare mostri insoliti e imprevedibili fu l'aspetto più divertente della faccenda. Il mio capolavoro fu la scelta di Footloose, dove il ragazzo che arriva nella cittadina ultraconservatrice e pretende di ascoltare liberamente un po' di rock appare senz'altro un mostro al Consiglio dei Decani.
Per compilare la lista mi affidai ai consigli delle Brigate Takahashi, dove ero praticamente l'unica analfabeta cinematografica. Nel giro di pochi giorni e di animate discussioni riuscii a comporre una lista che sarebbe bastata per tre cineforum come minimo: mostri buoni e mostri cattivi, mostri dall'apparenza normale, mostri tradizionali, mostri gentili, mostri alieni... Scartati i film troppo paurosi e quelli troppo da adulti (per esempio i Mostri di Dino Risi, che richiedevano almeno una platea di terza) il campo rimaneva decisamente fornito. Evitai con cura film troppo recenti in base al principio che a scuola ci si va per imparare quel che non si sa, e non per rivedere quel che già si conosce benissimo; e purtroppo ne scartai alcuni perché proprio non si riusciva a trovarli da nessuna parte. Tra questi, orribile a dirsi, c'era anche Frankestein Junior; e tuttora mi vergogno assai di aver fatto un cineforum di otto mesi sui mostri senza quell'intramontabile capolavoro, ma ahimé, in quel momento era irreperibile e all'epoca scaricare film dalla rete era ancora arte piuttosto sconosciuta, almeno per noi. Riuscii invece a reperire Freaks, in una biblioteca all'altro capo di Firenze, e ne approfittai per vedere diverse cose che a suo tempo mi ero lasciata sfuggire, come Highlander e Edward Manidiforbice (che mi piacque immensamente). Non riuscii a trovare il cartone animato dello Hobbit né il film di Buffy, l'ammazzavampiri ma trovai facilmente Nighmare before Christmas che proiettai, appunto, l'ultimo pomeriggio prima delle vacanze di Natale con licenza speciale di sgranocchiare patatine, pop corn e altro cibo da cinema (io stessa mi munii di abbondanti snack). Purtroppo, fargli capire che si trattava di una piccola licenza prenatalizia e che non era mia intenzione trasformare il cineforum in una gigantesca Sagra della Patatina e della Tortilla si rivelò impresa piuttosto dura, ma sono inconvenienti che capitano.
Quanto alle schede di recienzione di film che trovai spulciando in giro, mi sembrarono assolutamente balorde, né più né meno delle schede per le recienzioni del Libro del Mese, e a mio avviso soltanto un navigatissimo lupo di cinema esperto di semiotica e strutturalismo sarebbe stato in grado di venirne a capo. Finii per impostare una specie di questionario di gradimento dove i ragazzi indicavano i personaggi, i passaggi e le frasi che più gli erano piaciuti, azzardavano una sintesi in cinque righe, individuavano le tematiche principali, esprimevano una valutazione su vari aspetti del fila, più un controllo a voce per assicurarmi che avessero capito la storia e chiacchiere in libertà per confrontare impressioni e teorie. 
La lista originale prevedeva una bella sezione dedicata a Dracula e Frankestein con tanto di studio sull'evoluzione del personaggio; sta di fatto che Nosferatu del 1922 passò senza colpo ferire, ma quando si arrivò al remake di Herzog, mentre io nel mio cantuccio cercavo di non addormentarmi e mi domandavo perché mai stessi imponendo un sì soporifero spettacolo ai miei amati alunni, essi alunni ammisero francamente di essere piuttosto spaventati e alcuni dichiararono di essersi già spaventati con l'originale del 1922, nonostante gli effetti speciali in cartongesso e la l'accelerazione che le vecchie pellicole subiscono col passare del tempo. Fu così che il cineforum si orientò in prevalenza sulle commedie a base di mostri e su mostri assolutamente light, mentre io mi immergevo in lunghe riflessioni sui giovanissimi d'oggi che all'apparenza pasteggiano a horror senza alcun problema ma, chissà... Del resto anch'io alla loro età ero piuttosto impressionabile, e tutto sommato lo sono ancora.
Invece Freaks, che a fine anno proposi con un certo batticuore, fu molto apprezzato nonostante un problema tecnico ci obbligasse a guardarlo in inglese con sottotitoli in italiano.
Naturalmente quindici dodicenni non fanno primavera e non bastano certo a fornire valutazioni generazionali, ma in cuor mio si insinuò il sospetto che per i ragazzi il problema non sia mai il mostro, che anzi è gradito e apprezzato e interessa molto, quanto la paura dell'eventuale mostro cattivo.

Oggi sarebbe tutto molto più facile, in virtù di due parole magiche: YouTube e Biblioteche. Molti film sono su YouTube, completi e legalissimamente visionabili da chiunque, e molti film sono in DVD nelle biblioteche pubbliche, a disposizione di tutti completamente aggratis e se spieghi che è per una scuola ti allungano pure il tempo del prestito. All'epoca nelle biblioteche pubbliche c'era molto meno e alla scuola di St. Mary Mead non esisteva internet, in alcuna sua forma - ma non era un gran danno perché comunque su YouTube i video duravano pochi minuti.

Da allora vado al cinema molto più spesso - a volte perfino sei volte all'anno - e cerco di tenermi informata. Così ho deciso di accodarmi come altri blogger al Lunedì film di Iome e di avviare una piccola rassegna di titoli più o meno adatti alle scuole medie, visto che con gli anni mi sono fatta una certa esperienza.

*Nessuno dei presenti, intendo; ma magari chi erta emigrato verso altre scuole a suo tempo lo aveva  organizzato eccome. Purtroppo però non era lì a parlarmene. 

sabato 17 maggio 2014

Hortodoxa - 17 Maggio 2014 - Giornata mondiale contro l'omofobia



Molte cose accomunano Albus Silente, grande mago e preside di Hogwarts, e Gandalf il Grigio Pellegrino: la lunga barba bianca, il cappello a punta, la comune discendenza letteraria da Merlino, il fatto di essere due grandi e autorevoli punti di riferimento per i protagonisti delle storie in cui compaiono, le lunghe vesti, i grandi poteri magici, l'importanza che entrambi danno al libero arbitrio e alla misericordia, una morte in corso d'opera e soprattutto il fatto di essere sempre molto, molto misteriosi e criptici in quel che dicono e di saperne molto di più, di quel che sta succedendo, di tutti gli altri protagonisti.
In molte cose differiscono: Silente è un umano e Gandalf un Maia; Silente ha un look elegante con ampie concessioni alla stravaganza, Gandalf è piuttosto trasandato; Silente ha un carattere ingannevolmente amabile, Gandalf è irascibile; Silente è più manipolatorio (anche se i fatti finiscono per dargli ragione) e Gandalf NON PUO' esserlo per statuto. Silente muore e questo è quanto, Gandalf risorge.

Entrambi, pur non vivendo uno straccio di storia d'amore né etero né gay nel corso dei romanzi in cui compaiono (anche perché l'età sembrerebbe mettere entrambi fuori da questo tipo di giochi) sono diventati testimonial gay, ognuno con una strada piuttosto insolita: nel caso di Silente, l'autrice ha fatto coming out per lui, suscitando un moderato vespaio dovuto soprattutto alla meraviglia*, l'altro il coming out l'aveva fatto per bocca dell'attore** che l'ha interpretato, nel 1988, ed è un coming out molto indiretto perché all'epoca sir Ian Murray McKellen non aveva ancora interpretato Gandalf né sapeva che l'avrebbe fatto. Tuttavia il suo aspetto solenne e maestoso in veste gandalfiana ben si presta a molti e giocosi richiami in merito.



E non è detto che il Professore avrebbe apprezzato tutto ciò, ma si sa:
La via prosegue senza fine, lontano dall'uscio da cui parte.

Con la speranza che gli ampi poteri magici di questi due signori aiutino a disperdere le cupe nubi di omofobia, transfobia e prevenzione, lasciando a tutti la libertà di essere serenamente quel che sono.




*vabbé, qualcuno si è anche scandalizzato e strappato i capelli, ma è roba di poco conto.
**e sì, c'è stato qualche tolkieniano che ha trovato da ridire. Ma sorvoliamo pietosamente.

venerdì 19 giugno 2009

Censura - 1


Durante un piacevolissimo spuntino tra colleghe* la prof. Quadrella mi chiede: "Ma tu, al Cineforum, gli lasci vedere le scene di sesso o le censuri?".
"Scene di sesso? Censura?" chiedo interdetta.
"Per esempio, quando si capisce che due vanno a letto, gliele lasci guardare? Perché con me i ragazzi si sono lamentati dicendo che sono l'unica a non fargliele vedere".
"Ehm... di solito scelgo dei film che non contengono scene di sesso molto esplicite" svicolo. In realtà non ricordo di essermi mai nemmeno posta il problema.
"Per esempio, in Titanic, quando vanno nella macchina. Io quella gliel'ho tagliata".
Tramecolo. Non ho mai visto Titanic né conto di vederlo in futuro (non ho alcun desiderio di vedere annegare il mio amato Di Caprio) ma a quanto mi è parso di capire dalle descrizioni la scena in macchina non ha niente di particolarmente hard ed è uno dei punti chiave del film. (Ad ogni modo, nessuno ci obbliga a fargli vedere proprio Titanic. Il mondo è pieno zeppo di film, la scelta non manca).
"Fa parte della storia, come fai a tagliargliela?"
"Ma, sai... ho preferito..."
La prof. Quadrella non è un'idiota, anzi, fino a pochi minuti prima l'avrei definita una persona assennata e accorta.
"No, non taglio nulla. Se un film contiene una scena che non mi sembra adatta a loro non gli faccio vedere il film, punto. Sono contraria ai tagli. Trovo che snaturino l'opera."
Trovo anche che un atteggiamento come quello della collega sia perfetto per ingenerare curiosità morbose anche negli adolescenti più equilibrati e integerrimi, oltre ad essere piuttosto offensivo: la gente tromba, ogni tanto, per loro non è questa grande novità. Del resto, perché dovrebbe esserlo? Sono arrivati su questa terra appunto in quel modo.
"Anche i testi li faccio sempre leggere in versione integrale, se l'antologia li taglia faccio le fotocopie dal libro vero. Trovo che i tagli danneggino la struttura e il ritmo".
La collega rimane colpita dal mio punto di vista.
"Io mi preoccupo più delle scene di violenza" osserva la De Angelis "Anche perché fanno molta impressione soprattutto a me".
"Spesso però hanno un loro significato, all'interno del film" osservo. Mentre parlo ripenso al Labirinto del Fauno, un film che mi è piaciuto molto ma dove la violenza è resa in modo molto... efficace, tanto da turbare decisamente il mio sonno per un paio di notti.
Diciamo che non è un film che presenterei a tutte le classi, ecco. Però descrive molto bene sia la guerra civile spagnola (che non fu un affare da signorine) sia la violenza racchiusa nel passaggio dell'adolescenza femminile. Molto sangue, molto rosso...
Posso non fargli vedere il film (in effetti al momento me ne sono guardata bene). Se però metto il DVD nel lettore, il film va visto TUTTO, senza sconti, perché quando il regista ci ha messo certe scene sapeva benissimo perché lo faceva.
"In terza comunque gli facciamo vedere dei documentari piuttosto salati" osserva qualcuno. Ne conveniamo tutte: tra foibe, campi di sterminio, bombardamenti vari e filmati sugli effetti delle bombe atomiche ci può stare anche l'inizio del Soldato Ryan - che, in fine, è una valida ricostruzione storica dello sbarco in Normandia, che non fu una passeggiata.

Ad ogni modo, al di là dell'unità intrinseca di un'opera, secondo me tagliare le scene dove "si capisce" che due vanno a letto insieme è solo una grandissima cazzata - anche se mai e poi mai mi esprimerei sì crudamente con la collega Quadrella.

*ebbene sì, si trattava in realtà di una vera abbuffata che comprendeva prosciutto e melone, insalata di riso con gamberoni e vongole, involtini di bresaola con caprino, pesce finto e insalata russa con maionese fatta in casa dalle sante mani di chi ci ospitava e macedonia con gelato. Tutto squisito e assai abbondante.