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domenica 14 luglio 2024

Manuale della perfetta coordinatrice - L'arte involontaria della moral suasion

Il consiglio di Classe della Terza Sfigata.
Kimono Cats on Cups
è una deliziosa pagina su Facebook che ho scoperto di recente.
Credo che la userò spesso per il blog.
Ho amato follemente la Terza Sfigata sin dal nostro primo giorno di scuola. 

All’inizio era più sindrome di Stoccolma che reale affetto: nonostante la presentazione disastrosa che ci avevano fatto gli insegnanti delle elementari, il ragazzo che ci era stato presentato come assai violento NON mi tirava addosso banchi né sedie gridando frasi inconsulte, il gruppo dei presunti cerebrolesi non sembrava del tutto incapace di una qualche attività cerebrale, la gran mole di dislessici leggeva maluccio (ma non malissimo) e con esitazione e scriveva così-così ma comunque scriveva, e pure volentieri, anzi sembrava molto desiderosa di migliorare; l’atmosfera in classe era nel complesso buona e ascoltavano volentieri  una buona storia - cosa, questa, che ci permise di sbarcare abbastanza onorevolmente la prima quarantena con l’aiuto dei racconti di Kipling.

Di fatto, il presunto Tiratore di Sedie non solo non ha mai tirato addosso proprio niente né a me né ad alcuno dei colleghi, ma nemmeno ha mai usato una sia pur minima violenza verso alcuno dei suoi compagni, nemmeno quando era arrabbiato con loro o con l’universo mondo (il che avveniva abbastanza spesso).  Era talvolta polemico e ombroso, spesso suscettibile e anche permaloso in sommo grado, ma niente che non si potesse risolvere con un po' di pazienza.

Stabilito dunque che in classe non sarebbe scorso il sangue, il mio affetto prese una tinta più spontanea: erano 21 ragazzi casinisti e turbolenti, non particolarmente amanti dello studio, dotati di una certa vena narrativa, piuttosto fisici - non a caso quasi tutti avevano sogni sportivi nel cassetto - ma non privi di una certa vena intellettuale. Insomma in quella classe c’era dentro di tutto e davvero non si rischiava di annoiarsi.


Sul piano didattico tuttavia non ci hanno dato molte soddisfazioni. Sì, c’era un bel gruppetto di bravi e anche un quartetto di molto, molto bravi - ma si trattava di quel tipo di ragazzi che riusciranno sempre ad essere molto bravi, indipendentemente dagli insegnanti che si ritrovano: studiosi e coscienziosi ma all’occorrenza anche creativi, disponibili a far tesoro di qualsiasi spunto o approfondimento, pronti ad appassionarsi a qualsiasi ramo dello scibile universale presente, passato e futuro e anche attenti all'attualità.

C’era poi un gruppetto di quelli a cui abbiamo Aperto Le Porte e che grazie ai nostri accorti interventi han migliorato l’autostima e sviluppato capacità che non sospettavano nemmeno lontanamente di avere - e sono quelli più gratificanti per noi insegnanti. Poi sì, c’era anche un bel gruppo della specie Alunnus Ordinarius, di quelli insomma che navigano a vista, ti stanno talvolta a sentire un po’ per cortesia e un po’ perché quel giorno non han di meglio da fare e tirano a campare come meglio possono puntando strenuamente ad un cinque che la bontà degli insegnanti, unita a un gran desiderio di non avere grane, porta regolarmente a sei.

Avevamo così il Ragazzo Che Non Tirava Le Sedie Addosso Alla Gente che non sapeva l'inglese, e che nonostante gli strenui tentativi della prof. Bipolar, che pure non è di quelle che si arrendono al primo insuccesso continuava imperterrito a non sapere un accidente di inglese, anche se verso la fine dell'anno pare che si fosse notato qualche accenno di vita su Marte; e il Monaco di Monza, che da sempre aveva stabilito che Matematica non faceva per lui e dunque della Matematica se ne era sempre fregato alla grande nonostante avessimo più volte tentato di sensibilizzare i genitori sulla questione suggerendo garbatamente qualche lezione privata o che almeno cominciasse ad ascoltare quel che si diceva a lezione; e la Madrelingua Inglese che parlava e scriveva un inglese ricco e raffinato ma se ne fregava alla grande di Spagnolo e infine Pisola, un caso molto particolare che all'occorrenza, quando il disastro sembrava davvero imminente, si dimostrava in grado di recuperare qualsiasi materia, ma che in generale soffriva di noia acuta per quasi tutto quel che facevamo a scuola - si era anche parlato di fermarla in Seconda, o meglio ne avevano parlato alcuni; io comunque avevo applicato un silenzioso ostruzionismo, nel senso che non avevo mai portato l'argomento in primo piano ai Consigli contando che nessun altro lo avrebbe fatto al posto mio (di fatto nelle mie materie andava abbastanza bene ma soprattutto secondo me quella classe era un organismo complicato, e toglierle un pezzo non mi sembrava una manovra vincente).

D'altra parte non avevo niente in contrario che qualcuno, se al Consiglio pareva il caso, ripetesse la Terza. Ho sempre disapprovato la scuola di pensiero del "Lo bocceranno alle superiori, lì non vanno tanto per il sottile": secondo me, fermo restando che chiunque ha il diritto di bocciare quante volte vuole, quando escono dalle medie i ragazzi dovrebbero essere in grado di raccattare una onesta sufficienza alle superiori senza stressarsi troppo. Ma sono opinioni personali.


Siamo così arrivati al Prescrutinio, dove vengono letti e discussi i giudizi finali. In apertura di consiglio dissi che prima di tutto era il caso di discutere se ammettere tutti all'esame e, laddove ci fossero delle insufficienze (e sapevo che c'erano, perché per tutto l'anno c'erano state grandissime lamentele soprattutto per Matematica, Inglese e Spagnolo dove lo spettro del Quattro era stato evocato più volte aggiungendo che c'erano dei Quattro che avrebbero dovuto essere direttamente degli Zero) era il caso di discutere se lasciarle per l'ammissione, e regolare i giudizi in modo che gli alunni fossero ben consapevoli che almeno all'esame dovevano seriamente impegnarsi.

Mi era sembrato un discorsino equilibrato da scodellare, che immaginavo degna apertura di un franco e aperto confronto sulle singole situazioni; e non sospettavo nemmeno minimamente lo sbalordimento che avrebbe provocato.

Insufficienze? Ma come facevano a dire se c'erano delle insufficienze, a tre settimane dalla fine dell'anno scolastico? Non era una cosa che si potesse ancora valutare, e non pensavano, e non credevano, e non si capacitavano...

Lettere? Lettere per comunicare alle famiglie che c'erano delle insufficienze? Ma, chissà, magari non, magari se, ma forse non era il caso... E poi, via, l'ammissione, per non ammettere un alunno all'esame ci volevano almeno cinque o sei insufficienze gravi...

Ho evocato in cuor mio la famosa Preghiera dell'Insegnante* e ho iniziato a lavorare pazientemente ai fianchi il Consiglio ricordando che la legge autorizza la bocciatura anche con una sola insufficienza. Ellamiseria, da tre anni vi lamentate di metà della classe, e nemmeno a torto, possibile che improvvisamente siano diventati tutti almeno sul cinque e mezzo e chissà che improvvisamente anche quei pochi cinque e mezzo diventino sei? C'erano dei quattro nelle schede del primo quadrimestre, e da Febbraio è stata tutta una lamentela sul fatto che non studiavano e non si impegnavano e non facevano e non dicevano e nemmeno scrivevano lettera o testamento... vogliamo prendere un po' di misure preventive per assicurarci che almeno si impegnino a prepararci un orale decente?

Dopo lunga e paziente opera di scardassamento riesco ad ottenere ben mezza dozzina di insufficienze, con relativa lettera di avviso alle famiglie. Sono uscita però dal Consiglio con una strana sensazione.

L'idea era di far arrivare le lettere alle famiglie prima del ricevimento generale ove si sperava che gli insegnanti delle varie materie chiarissero bene la questione. Misteriosamente però le lettere sono partite solo diversi giorni dopo il ricevimento in questione - dove peraltro le famiglie dei Casi Critici si sono mostrate assai latitanti. Unica eccezione, la madre del Mancato Lanciatore di Sedie, che con me ha sempre parlato più volentieri che con gli altri insegnanti (probabilmente perché nonostante gli abbia dispensato generosamente quattro e cinque ove se ne presentasse necessità, insufficienze sulla scheda per le mie materie non ce n'erano mai state né vi sarebbe stato motivo per metterne); a lei riuscii a fare un discorsetto assai esplicito che in qualche modo deve essere stato recepito quel tanto che bastava per produrre qualche risultato.

Due giorni prima degli scrutini ho esaminato con cura i voti di ammissione, e le sorprese davvero non sono mancate: magicamente i cinque e financo i quattro si erano trasformati quasi tutti in sei e la Terza Sfigata è stata ammessa con solo tre magre insufficienze, di quelle che in tutta onestà non potevano nemmeno lontanamente mettere in discussione l'ammissione visto il quadro complessivo. A quanto pareva, il mio franco e aperto discorsetto ha avuto come unico effetto quello di far manovrare accortamente i miei colleghi in modo da poter alzare i voti.

Ho così scoperto che, contrariamente a quanto ho sempre pensato, sono in realtà una abile diplomatica, soprattutto quando non cerco di esserlo.

E insomma è proprio vero che questo è un lavoro dove non si finisce mai di imparare.


* "Signore, dammi la pazienza. Ti chiedo la pazienza e non la forza perché se mi dai la forza faccio una strage"


giovedì 29 gennaio 2015

Consiglio di Classe col botto

(non lo sapevo, ma il Muro del Suono ha una sua apparenza fisica)

Prescrutini paciosi per la Prima Effervescente.
"Come vanno le programmazioni?".
"Tutto bene".
"E come funziona la classe?". 
"Funziona bene, a parte la Poverella".
"Eh, ma la Poverella, si sa".
"Vabbe', allora passiamo alle proposte per il voto di condotta".
"Massì, passiamo alle proposte del voto di condotta".
E stavamo appunto paciosamente questionando se a Ermengarda andava messo otto o nove (per la cronaca, stava prevalendo il nove).
Poi un tremito, un forte tremito. Le finestre si scuotono bruscamente. I vetri sembrano voler schizzare verso l'alto. E un boato. Forte.
"Il terremoto?!?"
"Accidenti che scossa!"
"Scappiamo?"
"SCAPPIAMO!".

Otto anguille guizzano a tutta velocità fuori dalla scuola. Il tragitto è molto breve, ma lo compiamo davvero a tempo di primato.
Fuori però non trema niente, tranne Inglese che ha lasciato dentro la giacca.
La Custode, che è scappata perfino più in fretta di noi, ha già raccolto informazioni.
"Prof, sembra un esplosione, più che un terremoto".
L'unica esplosione che ho sentito in vita mia è stata quella della notte dei Georgofili, nel 1993, ma era molto diversa. Comunque per me esplosione = attentato, e un attentato a St. Mary Mead mi suona abbastanza improbabile.
"Sarà stata la caldaia?" suggerisce Fisica guardando con sospetto il fumo bianco-grigio che esce dal comignolo della scuola.
"Mah, non si direbbe".
"Veniva da giù" osserva la Custode "Dove c'è la ferrovia".
Le fa eco un treno che, poco più sotto, si snoda tranquillo.
La Palmina armeggia col cellulare. Da qualche tempo controlla spesso le scosse di terremoto, perché giura di sentirne moltissime anche se leggere (dopo le scosse di Dicembre tutti abbiamo imparato che esistono siti internet che segnalano tutte le scosse di tutta Italia).
"Qui non dice niente" assicura "Segnala solo una piccola scossa stamani, ma da tutt'altra parte".
Qualcuno chiama qualcun altro che lavora in non so quale ufficio per la sicurezza: siamo a St. Mary Mead, dove tutti hanno cognati o amici carissimi che lavorano proprio lì, dovunque sia il che ti serve.
Dall'alto vediamo i bambini delle elementari, prontamente fatti uscire, che scorazzano giocosi. Più che un terremoto o un attentato sembra un idillio, di quelli di Teocrito.
"Se ci dicessero che non è un terremoto io rientrerei a fare i Consigli" osserva Inglese leggermente livida per il freddo "Tanto, se non li facciamo oggi ci tocca farli in un altro giorno".
"Vai a prendere la giacca, intanto, altrimenti non farai più nessun Consiglio!".
Inglese prova a seguire il suggerimento ma si ferma ben prima della soglia "Non ce la faccio" confessa.
Qualcuno va a prenderle la giacca e ne approfitta anche per recuperare due cellulari e una borsa.
Infine Tecnologia smette di parlare al telefono. 
"All'Ufficio dicono che non è stato né un terremoto né un esplosione, ma un aereo che ha rotto il muro del suono*".
"Un CHE?".
"Un aereo che ha rotto il muro del suono".
Ci guardiamo straniti.
"Si, sembra che faccia proprio così quando un aereo rompe il muro del suono".
"Beh, questo non ha rotto soltanto il muro del suono" stabilisce Inglese irritata.
Tutti ne conveniamo.

Per farla breve rientriamo, un po' infreddoliti, e proponiamo rapidamente voti di condotta per tutti. Inizia poi il Consiglio successivo, mentre scrivo un rapido verbale: "Intorno alle ore 15.30 la seduta è bruscamente interrotta per una violenta scossa dovuta a un aereo che ha rotto il muro del suono. La seduta è ripresa dopo un quarto d'ora".
Sono sempre molto precisa, quando scrivo i verbali.

*L'aereo, o forse gli aerei, stavano inseguendo un aereo sospetto che sembra essersi poi rivelato per niente sospetto. Una piccola ricerca mi ha permesso di scoprire che negli anni 40 del secolo scorso la rottura del muro del suono da parte di un aereo era evento relativamente comune, mentre poi è andato scomparendo. Questo spiega anche perché nessuno di noi lo ha minimamente riconosciuto.

martedì 1 luglio 2014

Manuale del Perfetto Insegnante - Sugli insegnanti che chiacchierano


Una premessa è indispensabile, prima di affrontare sì delicato argomento: non stiamo qui questionando sull'insegnante che, dalla cattedra, parla del più e del meno con la sua classe a fini più o meno strettamente didattici nell'orario di servizio - ad esempio allo scopo di instaurare un clima amichevole con gli alunni, o di introdurre una tematica di attualità: costui o costei stanno solo facendo il loro lavoro. 
Né si intende per "insegnante che chiacchiera" colui o colei che, nelle ore buche, ciarla liberamente con colleghi, custodi o chiunque altro sia a tiro, vuoi dei fatti suoi, vuoi di politica, moda, scienze o qualsivoglia altro soggetto - perché ognuno ha pieno dritto di occupare come più gli piace il suo tempo libero.
Stiamo qui parlando invece di quegli insegnanti che, durante gli organi collegiali o l'esame di stato, indulgono con i colleghi a loquacissime considerazioni sulle più varie tematiche, quasi sempre senza curarsi di moderare il tono della voce e creando con ciò un cospicuo rumore di sottofondo (nonché un altrettanto cospicua irritazione all'alunno sotto esame, alla cui mente torneranno in modo del tutto spontaneo le infinite volte in cui è stato richiamato con la speciosa motivazione che lui, l'alunno, chiacchierava - mentre invece stava solo scambiando a bassa voce col compagno di banco alcune imprescindibili constatazioni che non gli impedivano in alcun modo di seguire il filo della lezione).

Spesso, invero,  una consistente parte del tempo didattico è speso dal docente nel riprendere Tizio e Caio e Sempronio che parlano disinvoltamente dei fatti loro da un capo all'altro della classe ignorando bellamente l'argomento trattato dal docente, con grave nocumento della loro futura preparazione nella materia e grave incomodo della classe tutta, che deve sforzarsi di filtrare la voce dell'insegnante attraverso il chiacchiericcio di fondo; ed è noto come tale deplorevole comportamento, oltre che dannoso sul piano dell'apprendimento didattico, venga sovente interpretato da parte del docente come grave mancanza di rispetto nei suoi confronti e nei confronti del Ruolo Istituzionale da lui ricorperto. Cotale interpretazione dei fatti è però, nella maggior parte dei casi, destituita di ogni fondamento, in quanto l'allievo in quelle circostanze è solitamente ignaro di creare disturbo - talvolta, in verità, sembra ignaro anche della presenza del docente in cattedra, ed è dunque vieppiù improbabile che ponga tra i suoi scopi primari quello di mancare di riguardo a qualcuno della cui esistenza in vita si è semplicemente scordato.

Per gli adulti, naturalmente, è diverso. 
Costoro, gli adulti, sono sempre consapevoli di quel che fanno e delle persone che hanno intorno, e con gli anni e l'esperienza hanno imparato a dominare e gestire i loro istinti e soprattutto il loro comportamento. Non saranno certo degli adulti, quelli che chiacchierano a vento in vela del tutto ignari di quanto avviene intorno a loro. Giusto?
E dunque:quali mai docenti potrebbero, trovandosi in gruppo o in assemblea o addirittura in sede d'esame, mancare sì gravemente di riguardo verso i colleghi, il Dirigente Scolastico o addirittura i propri alunni e sprofondare nel vizio della Chiacchiera Incurante?

Risposta: tutti.
(Con l'unica eccezione di te che stai leggendo, naturalmente).

Qualsiasi insegnante lo confermerà: i Consigli di Classe somigliano spesso ad un meeting di oche intente a squaqquaraqquare variamente, i Collegi Docenti paiono assai simili ad un adunata pre-migratoria di anatre, in quella rumorosissima fase ante decollo in cui viene deciso l'ordine della formazione di volo; e quanto agli esami... ahimé, gli esami, che dire degli esami?
Ma no, nessuno ci obbliga a parlare degli esami. E dunque non ne parleremo. Si sa che qualsiasi docente, quando si stanno svolgendo gli esami, siede sempre composto e in dignitoso silenzio, e ancor più naturalmente lo farà il Presidente della Commissione d'Esame. Potranno forse talvolta esserci deplorevoli eccezioni, ma nessuno ci obbliga a parlarne e dunque non ne parleremo.

Tuttavia qualsiasi insegnante ammetterà apertamente che esiste un problema con i meeting di oche e i raduni di anatre, e in occasione dei suddetti meeting e raduni di volatili spesso gran parte dei docenti di cui sopra si duole di cotal comportamento da parte dei suoi colleghi, non cessando né di ammonirli a fare silenzio né di deplorare ad alta voce il fatto che dei rispettabili insegnanti siano del tutto incapaci di sedere a  congresso in silenzio - davvero peggio che i bambini piccini.

Le teorie tese a spiegare sì curioso fenomeno abbondano: v'è chi sostiene che nel fondo del cuore di ogni docente dorma tuttora un fanciullino di pascoliana memoria, ovvero un ragazzino sempre pronto a chiacchierare con il compagno di banco, in particolar modo quando il numero e la disposizione dei presenti gli garantisce un certo anonimato; altri reputano invece che il docente sia talmente uso a non essere ascoltato dagli alunni da essersi col tempo convinto di non avere in alcun modo un timbro di voce tale da creare disturbo; secondo alcuni, infine, la gran parte dei docenti perde sin dai primi anni di insegnamento l'abitudine all'ascolto e dunque non fa gran caso al fatto che altri stanno parlando in modo pertinente all'argomento della riunione. A tal proposito è stato anzi spesso notato come i docenti più giovani e dotati di minor pratica di insegnamento sono anche quelli che più facilmente tendono a tacere quando gli altri parlano in queste riunioni, e talvolta sembrano addirittura ascoltare coloro che stanno parlando dal banco centrale (che facciano bene o male operando in tal senso, resta da vedere).

Fondate o meno che siano queste teorie, resta indubbio che ogni insegnante, in cattedra o fuori, mostri una fortissima tendenza a zittire anche in malo modo chi intorno a lui sta chiacchierando - da qui i ripetuti inviti rivolti ai colleghi perché facciano infine silenzio, inviti che sortiscono usualmente l'unico scopo di indispettire chi stava parlando e trova assai deplorevole essere ammonito in siffatto modo, quasi fosse un ragazzetto importuno e non un adulto in grado di discernere quando parlare e quando tacere, e di stressare quella ridotta fetta di persone rimasta in silenzio non già perché non avesse nulla di pertinente da dire sull'argomento della riunione, ma solo perché i residui di un educazione di stampo antiquato lo portano a non parlare se non quando arriva il suo turno, in base alle regole che vincolano l'assemblea.

Ma qual è infine la tecnica in grado di tenere zitta un assemblea o gruppo di anatre starnazzanti insegnanti? 
La stessa, in verità, che regola tutte le assemblee o gruppi di discussione del mondo, di qualsivoglia categoria od ordine professionale, ovvero quella basata sulla pratica individuale in cui ogni partecipante all'assemblea si preoccupa di mantenere zitta una e soltanto una persona, ovvero sé stesso, e segue con pazienza gli interventi degli altri presenti, che senza dubbio non racchiudono in sé nemmeno un quarto dell'intelligenza e della logica che promana da ciascuno dei suoi interventi, ma che infine sono pronunciati da persone che hanno pur diritto a parlare all'interno dell'assemblea visto che ne fanno parte a tutti gli effetti. Qualora i componenti del gruppo o dell'assemblea non decidano di attenersi a questa regola, tale regola non è applicabile dall'esterno se non con l'utilizzo di armi da fuoco di grosso calidro, o almeno di un randello nocchieruto ben maneggiato da mani esperte.

(Per quel che riguarda l'indecoroso comportamento degli alunni, sempre tesi ad una perenne e invasiva chiacchiera, ebbene, è risaputo che i giovani d'oggi sono indisciplinati e non più abituati, per colpa di genitori troppo amichevoli, a mostrare il dovuto rispetto verso chi sta sopra di loro nella scala gerarchica. E' giusto quindi, da parte dei docenti rimproverarli aspramente e sanzionarli anche ripetutamente per tale loro sconsiderato e irrispettoso atteggiamento).

giovedì 29 novembre 2012

Genitori in graticola

La Seconda Effervescente in uno dei suoi momenti più composti e tranquilli

Passa un giorno e passa l'altro, e alla fine il Consiglio ha dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti: la Seconda Effervescente, che l'anno scorso era una classe bella e vivace e affamata, se pure un po' faticosa da tenere, quest'anno gira a vuoto, assai più presa dalle sue aggrovigliatissime meccaniche interne che da questioni terrene quali le guerre di Carlo V e il teorema di Pitagora. 
Le lezioni sono punteggiate da un profluvio di commenti, scambi di battute, botte e risposte, discussioni che finiscono per impegnare gruppi di cinque-sei studenti, domande accavallate e ripetute più volte; e va pur ammesso che, dopo la trentesima interruzione in quindici minuti, cotali lezioni diventano pappine insipide e assai frammentate anche da parte di quei docenti che in condizioni normali si distinguono per brillantezza di eloquio e saldezza nell'impostazione strutturale degli argomenti.
D'altra parte, schifide o memorabili che siano le nostre spiegazioni, i ragazzi le ascoltano assai distrattamente e, una volta a casa, non degnano di grande attenzione nemmeno quanto è scritto sui libri.
In sintesi: la classe lavora poco e male (detto e non concesso che lavori) e il profitto è in forte calo.

Tutto ciò ha costituito la portata principale dell'Incontro con i Genitori, durante il Consiglio di Classe. La scena era delle più classiche: il Consiglio schierato in fila compatta da una parte del lungo tavolo, i genitori schierati in un più blando semicerchio ad ascoltare, impegnatissimi ad avere un'aria adeguatamente contrita & insieme costruttiva, e  ben attenti a non farci capire che il loro principale desiderio era in realtà di mandarci a Fanculo.

Il rosario dei luoghi comuni si è snodato senza mancare un colpo.
Prima il Coordinatore ha sciorinato un lungo e dettagliato quaderno di doglianze. Poi i genitori hanno espresso il loro rincrescimento. E dopo anche noi abbiamo espresso il nostro rincrescimento.
A questo punto i genitori, non riuscendo bene a capire cosa diamine volevamo da loro hanno cominciato a proporre soluzioni. Rudimentali e inapplicabili, naturalmente; ma occorre considerare che costoro non gestiscono classi, non sanno se non in base a vaghi ricordi cos'è una classe, e di dinamiche interne delle classi non si interessano né tanto né poco; inoltre sono abituati a gestirsi uno/due figli per volta sulla base di rapporti molto diversi da quelli che caratterizzano insegnanti e alunni.

"D'ora in poi segnalateci sempre quando fanno qualcosa che non va, e noi interverremo" suggerisce il primo Padre Ben Intenzionato. Con bel garbo, gli viene fatto  capire che un insegnante vorrebbe fare qualcos'altro, nelle sue ore di lezione frontale, che non sia passarle a  scrivere note e rapporti.
Un altro Genitore Ben Intenzionato suggerisce di rispiegare le regole del corretto comportamento in classe. Gli viene spiegato che i ragazzi le conoscono benissimo, le regole, ma se ne fregano di applicarle. I Genitori ci guardano con aperta disapprovazione: non è possibile che i loro Pregiati Figli se ne freghino delle regole: i loro Pregiati Figli sono magari un po' sventati, ma buoni. Può essere che pecchino per ignoranza, ma non certo per cattiveria.
Provo a spiegargli che non è questione di cattiveria, ma che nel momento in cui entrano in classe, la Classe prende il sopravvento sull'Individuo, e il Bravo Ragazzo, pur desideroso di non deludere o dare dispiacere ai suoi genitori, si scorda financo della loro esistenza dedicando invece ogni sua energia ad inserirsi nel fascinoso vortice magmatico formato dal gruppo dei suoi coetanei, amati, odiati, insopportabili, adorabili e comunque del tutto indispensabili.
Mi guardano male. Non osano prendermi apertamente a sassate, ma vorrebbero. Gli sto spiegando che non hanno più potere assoluto sui loro figli. Peggio ancora, gli sto spiegando una cosa che da qualche parte del loro cuore stanno imparando giorno per giorno. Fosse una completa sciocchezza, gli sarebbe molto più facile scusarmi.
D'altra parte di solito non si cerca di convincere oche e capponi della bellezza intrinseca dei pranzi di Natale - e quand'anche si cercasse, difficilmente si otterrebbero oceani di consenso. Mi prendo le sassate virtuali e mi cheto in bell'ordine, meglio tardi che mai.
Infine, con gran garbo e un lungo giro di parole, un genitore lascia intendere che venire a capo della classe è affar nostro, non loro. Siccome è impossibile dargli torto, nessuno lo contraddice - ma lo guardiamo male pur dietro sorrisi falsi e parole di miele avvelenato.
Eh sì, gestire la Seconda Effervescente sarebbe proprio affar nostro. E lo faremmo anche molto volentieri, se solo ci riuscisse.
Gli spieghiamo che, con l'aria che tira, i voti non saranno dei migliori e dovranno farsene una ragione. Questo rasserena un po' l'atmosfera: un voto basso è qualcosa di facilmente comprensibile anche se non sei un insegnante, e a un voto basso qualsiasi genitore sa come reagire (che poi la reazione produca qualche frutto è tutto da vedersi, ma anche queste sono cose che si sanno).

Dopo una quarantina di minuti di chiacchiere inconcludenti la riunione del Consiglio si scioglie, senza essere addivenuta ad alcunché di concreto. Un gruppo di genitori vagamente immusoniti se ne va, un gruppo di insegnanti vagamente frustrati si predispone al Consiglio successivo.
Anche questo fa parte degli Intramontabili Rituali della Scuola. Certamente si poteva fare di più e meglio, e certamente non ci è riuscito, come già a tanti prima di noi.
La soluzione ce l'hanno i ragazzi della Seconda Effervescente. Con l'augurio che la tirino fuori presto.