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giovedì 3 settembre 2009

Come un nikuman nella sua pentola...



I nikuman sono delle specie di gnocchi di pasta con ripieno di carne, tipici della cucina cinese ma molto amati anche dai giapponesi, che cuociono a vapore in un'apposita pentola a tre strati.
Ne ho già parlato all'incirca un anno fa, in occasione delle convocazioni per le supplenze annuali. Quest'anno abbiamo cambiato scuola e il provvido CSU ci ha selezionato un edificio forse ancor più caldo di quello dell'anno scorso, ma di sicuro molto più piccolo. In teoria eravamo molti meno dell'anno scorso, ma a guardarci non si sarebbe detto - forse l'effetto sardina in scatola contribuiva, non so.
In compenso non mi spiego come mai, se le cattedre da assegnarci erano molte meno e io avevo risalito qualche posizione, i tempi sono stati all'incirca gli stessi. Tra l'altro non abbiamo avuto nemmeno cattedre che apparivano e scomparivano - almeno sembra, per adesso.
A St. Mary Mead quest'anno c'era una sola cattedra, che è sparita abbastanza presto. Così ho ripiegato su Hogsmeade, un altro paesello di provincia facilmente raggiungibile da casa mia. Questo mi priverà di molti piacevoli colleghi e del mio amato NuovoPreside (che aveva sì chiesto il trasferimento, ma per fortuna degli altri non l'ha ottenuto) ma tanto ormai la classe che avevo l'ho portata in terza e quindi non ho lasciato niente di incompiuto.

lunedì 13 luglio 2009

Direi proprio che qua si esagera


Nel disegno: una precaria-silfide (supplenze brevi e occasionali):
le silfidi, per tradizione, sono creature molto sottili ed eteree

Ho appreso oggi di essere una precaria "pesante".
No, non una precaria "pensante", proprio una precaria "pesante".
Apro Tuttoscuola per la mia consueta navigatina (dovrei dire piuttosto "via crucis", considerando quel che c'è scritto in questi mesi sui siti che si occupano di scuola) e scopro che esistono i "precari pesanti" (meno deleteri dell'acqua pesante, mi auguro):

I precari pesanti con un lavoro che dura quasi un anno e a settembre ricominciano a sperare e ad attendere sono quei 209 mila (per l'esattezza 208.987) che però quest'anno corrono il rischio, in tanti, di attendere e sperare inutilmente, perché di posti disponibili se ne prevedono tanti, ma tanti di meno.

La trovo un'illazione assolutamente gratuita e non capisco cosa gli sia venuto in mente.
Che ne sanno loro del mio peso? Come si permettono? E da quando in qua gli incarichi annuali fanno ingrassare?
Garantisco che passare dalle supplenze brevi a quelle annuale non ha comportato per me alcun aumento di peso. Quella ero e quella sono rimasta. Il mio peso è esattamente lo stesso di dieci anni fa, quando facevo l'archivista!

domenica 7 settembre 2008

Perversioni dell'orario, ovvero Gerarchia Tra Insegnanti


E' noto che la gerarchia ha le sue esigenze, cui ha dovuto sottostare perfino il mio amatissimo maggiore Char di Gundam - che pure, garantisco, era uno che sapeva come far filare le cose a modo suo.

Nei miei cinque anni di supplenze brevi ho avuto orari di tutti i tipi senza farci grande caso - in pratica mi davano un orario, io mi ci attenevo com'era mio dovere e questo era quanto. Naturalmente avevo osservato che alcuni orari erano più comodi di altri, ma pensavo che fosse tutto dovuto al fattore caso, anche perché ai miei occhi comporre un orario che funzioni per sette sezioni su tre plessi con una quindicina di insegnanti che insegna in due scuole diverse più quattro part-time, due permessi di allattamento e una 150 ore di cui tenere conto mi sembrava un'opera talmente complessa e prodigiosa che ogni volta mi meravigliavo sinceramente che un comune mortale riuscisse a venirne a capo senza ricorrere per disperazione alla magia nera. E continuo a pensarla così anche ora che mi sono accorta di come i fattori di cui deve tenere conto il mago alchimista delegato all'orario includono anche, come non bastasse, la gerarchia sociale all'interno della scuola.
In pratica, non tutti gli insegnanti sono uguali, almeno in alcune scuole: la scala gerarchica vede alle posizioni più alte gli insegnanti con maggior servizio e che svolgono l'orario completo all'interno dello stesso plesso, gli insegnanti maschi di Lettere e Matematica e gli insegnanti di ruolo maggiormente vicini al posto di lavoro (quest'ultimo vale soprattutto per le scuole di paese, dove le prime ore a disposizione di Lunedì vengono regolarmente date alla supplente annuale che viene dalla Grande Metropoli a 40 km. di distanza e non alla titolare che abita a trenta metri da scuola).
Ma anche nelle scuole dove, all'incirca, tutti gli insegnanti vengono considerati esseri umani e perfino alla giovane supplente di terza fascia vengono riconosciuti i diritti civili di base, ebbene, anche in quelle scuole gli insegnanti hanno idee chiarissime su quel che è in e quel che è out.

Il Sabato libero è quanto di più IN ci possa essere, e averlo, almeno ogni tanto, dopo un tot di anni di servizio, è considerato alla stregua di un diritto sindacale. Al secondo posto viene il Lunedì libero. Anche l'orario "senza buchi" (ovvero senza ore vuote all'interno della mattinata) è considerato prestigioso.

La lista di ciò che è out è piuttosto lunga e comprende: le ore di pomeriggio, le mense, le ore di Sabato e di Lunedì (soprattutto le ultime di Sabato e le prime di Lunedì) i pomeriggi ("pensa, sono qui da quindici anni e mi han dato due pomeriggi!" sospira l'insegnante esulcerato. Inutile fargli osservare che quel che fa di pomeriggio non lo fa di mattina) il giorno libero nel giorno in cui usualmente si fanno gli organi collegiali e soprattutto le ore di buco.
Per gli insegnanti di Lettere inoltre sono out le ore di storia e geografia rispetto a quelle, ben più nobili e formative, del nobile e formativo italiano. Molto prestigiosi sono considerati anche i laboratori di latino, spesso oggetto di faide e contrasti.

Tutto questo l'ho imparato nel mio primo anno di supplenza annuale, quando mi ritrovai in un colpo solo le prime ore di Lunedì a disposizione, le ultime di Sabato in classe, cinque ore di Sabato, il giorno libero nel giorno riservato agli organi collegiali, una mensa, un pomeriggio e mezzo, tre ore in classe di pomeriggio e sei ore di buco. La mattina in cui l'orario definitivo venne consegnato, mentre stavo a fotocopiare le prove d'ingresso (un lavoro lungo e laborioso, che richiedeva una pazienza infinita perché quel giorno la fotocopiatrice era alquanto lunatica) vidi arrivare una tal processione di colleghe veterane a chiedermi se ero contenta dell'orario e che se ne andavano deluse dopo che avevo risposto con un automatico "Mi sembra piuttosto buono" che, alla sesta richiesta in tal senso, perfino nella mia anima assai ingenua nacque il sospetto che sperassero di sentirmi molto lamentare per poi poter deprecare l'impertinenza dei nuovi arrivati che pretendono sempre di avere la porzione migliore. 
D'altra parte non potevano sapere che per me entrare un giorno alle 13.00 e uno alle 11.00 rappresentavano autentiche delizie e che preferivo il giorno libero infrasettimana. Insomma, a quanto capii mi avevano trattato bene contro le loro intenzioni.

Ovvio che per chi ha bambini piccoli o genitori malati un orario compatto e ben strutturato può fare un'enorme differenza, così come il Sabato libero; e il suddetto Sabato libero fa comodo nella bella stagione se hai una seconda casa al mare o in montagna. Detto questo, io che non ho figli né case al mare e nemmeno desiderio di averne mi ritrovo ad avere idee decisamente alternative, direi fricchettone, sui vantaggi di un orario.
Mi piace andare al lavoro il Sabato mattina alle otto, quando impieghi una metà scarsa del tempo necessario perché il traffico è ridotto ai minimi storici. Mi piace restare a letto in un giorno libero infrasettimana mentre tutte le sveglie del condominio e di casa trillano e io mi giro dall'altra parte augurando buon lavoro a tutti. Mi piace andare ai collegi e ai consigli di classe fresca, riposata e adeguatamente agguerrita, e pazienza se è il mio giorno libero, vuol dire che avrò un pomeriggio libero in più durante la settimana. Mi piacciono anche i buchi nell'orario: non dico un groviera come ho visto a volte, ma cinque-sei ore di buco durante la settimana fan comodo per tenere in ordine i registri, preparare le fotocopie, fare qualche telefonata, chiacchierare con i colleghi, ricevere i genitori e adempire alle infinite procedure burocratiche necessarie per portare i ragazzi a qualche isolato di distanza a vedere un film o qualche mostra. Con un po' di fortuna, qualche volta ci rientra perfino un po' di correzione, che mi sembra davvero il massimo.
La prima ora del Lunedì non mi piace, ma nessuna prima ora può piacermi, per definizione, perché il mio cuore SA, con ogni sua fibra, che alzarsi prima delle undici o di mezzogiorno è una condizione umana al limite dell'insostenibilità. Detto questo, ho imparato col tempo e gli sbadigli che le prime ore per insegnare valgono doppio, soprattutto con le prime medie, e se in cuor mio impreco, ufficialmente mi rallegro di ogni prima ora.

Ahimé, quell'anno la Vecchia Guardia andò in pensione, e l'anno successivo l'orario venne improntato a rigorosi criteri di equità... e infatti mi risultò molto meno comodo.
Cose che capitano.

mercoledì 27 agosto 2008

Chi parla male del Provveditorato di Firenze non lo conosce (infatti, se lo conoscesse ne parlerebbe molto peggio)



A volte le convocazioni sono davvero irritanti


Ha cambiato nome non so più quante volte, e tutte le volte il nome sottindeva che quello strano carrozzone fosse lì non tanto per far danni, ma per servire la collettività: CSA, ovvero Centro Servizi Amministrativi, e adesso USP, Ufficio Servizi per la Provincia - ma per noi insegnanti rimane il Provveditorato; anche perché gli unici "servizi" che gli si possono ragionevolmente associare sono quelli igienici (che di solito però funzionano meglio).
Il nome cambia, ma il personale rimane lo stesso: e anche quando cambia viene selezionato in base a criteri molto rigidi dove l'arroganza, l'incompetenza, la maleducazione, il palese menefreghismo del codice civile e penale e la disorganizzazione costituiscono da sempre i veri requisiti essenziali.
Tali loro doti risaltano al meglio durante quella sorta di ordalia che passa sotto il nome di "Convocazione annuale per il conferimento di incarichi a tempo determinato", ovvero le Supplenze Annuali, in modo particolare per la cosiddetta Area Umanistica.

I vari interessati (qualche centinaio di persone) vengono convocati nella Palestra della scuola Marco Polo, edificio che sul finire di Agosto risulta molto simile a una di quelle pentole usate dai cinesi per cuocere i nikuman a vapore. Passano le ore e il caldo umido aumenta.
Siamo stati convocati per le nove, ma verso le undici avvisano che "la 43 non dovrebbe cominciare prima delle due e quindi chi vuole può andare a fare colazione".
Ovviamente nessuno si muove.
Venti minuti dopo qualcuno si decide a sbilanciarsi un minimo: "La 43 non verrò aperta prima delle due, potete andare. Se dovessimo finire le altre graduatorie prima delle due vi aspetteremo per cominciare".
Mentre usciamo, qualcuno si domanda perché non ci hanno convocati direttamente alle due. E' almeno il terzo anno che sento ripetere (e che mi pongo anch'io) questa domanda. L'unica risposta possibile è "Perché siamo troppo carogne per cercare di risparmiarvi un incomodo".

Approfitto della pausa per fare un salto in profumeria, a caccia di rimmel; ne trovo uno verde salvia e uno azzurro: mi trucco poco, ma un tocco di colore quando vado a scuola mi piace; poi vado in fumetteria dove prendo le ultime uscite di Nana e Inuyasha e soprattutto il secondo cofanetto di Gundam, che rappresenta il mio secondo regalo di compleanno - perché quando fai gli anni intorno a Ferragosto, con tutti i negozi chiusi, i regali sei costretta a farteli con un po' di ritardo. Infine un enorme grappolo d'uva, per uno spuntino idratante; si rivela una buona idea perché, scoprirò poi, ho la febbre; altina, anche.

Ritorno alla pentola per nikuman, dove inganno il tempo chiacchierando con le colleghe passate e future. Avevano ragione quando dicevano che non avrebbero aperto la 43 prima delle due, avevano proprio ragione. Infatti l'hanno aperta alle 17.30.

Come sempre esordiscono con la formula "Sono apparse delle nuove cattedre"; ogni anno, all'atto delle convocazioni, appaiono e scompaiono cattedre che nemmeno fossimo ad Hogwarts. Dico, una cattedra non è una sciocchezza, come minimo c'è attaccata una classe, di solito due, talvolta tre (parlo di Lettere alle medie, per altre materie le classi possono essere anche nove); non è roba che puoi far scivolare in tasca e uscire dal supermercato fischiettando, come fa a saltare fuori solo all'ultimo momento?
Mistero.
Ma le cattedre non si limitano ad apparire, talvolta scompaiono. Stavolta è scomparsa una cattedra in un paesino ai confini della provincia e al suo posto appaiono un gruppetto di cattedre molto appetibili, una delle quali addirittura a Firenze, che naturalmente viene subito presa.
Vengono assegnate una trentina di cattedre, poi quella di Firenze viene nuovamente assegnata.
Rumori, boati, strepiti e urla. Al banco delle assegnazioni fanno finta di niente, poi dicono che le cattedre di Firenze non erano una bensì due. Cioè, gli pare che siano due. Gli hanno detto che sono due. Glielo hanno detto? Gli pare, sì, che lo abbiano detto... dunque, cioè, no, ricontrolliamo... Sì, sono due. O forse è una sola?

Passa una buona mezz'ora di telefonate incrociate al Provveditorato, e alla fine risulta che la cattedra è una sola, e che quindi può essere assegnata una sola volta. Vengono disfatte e poi rifatte un po' di nomine e si continua. Sperando in bene, perché l'anno scorso furono assegnate ben cinque cattedre fantasma e dovettero fare una nuova convocazione.

Riesco a mettere le mani sull'unica cattedra di tutta la provincia che mi interessa, quella a St. Mary Mead (un grazioso paesino di campagna) e scappo via verso le sette di sera.
La giornata è completamente bruciata. Striscio fino a casa, dove una buona cena racconforta il mio stomaco. Un malefico mal di testa mi perseguita nonostante la doccia fredda e la tisana rinfrescante.

Comunque, anche per quest'anno sono sopravvissuta.