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venerdì 16 agosto 2024

Con Valditara troverai / la scuola in tutti i suoi viavai (parte prima)

L'attuale Ministro dell'Istruzione (e del Merito) è molto meno bello di questo pesce d'Aprile, ma non c'è dubbio alcuno che egli sia un perfetto Pesce d'Aprile.
Lui e le sue circolari.

Da dove viene il ministro Valditara?
Dalla Lega*.
Per quale motivo gli è stato assegnato un ministero?
Son misteri. Per ogni governo c'è sempre un piccolo (quando va bene) gruppo di persone cui viene assegnato un ministero per questioni di quote-partito, di amicizie influenti o vai a sapere. 
Qualche volta poi il vero motivo è che il ministro, per quanto sconosciuto ai più, vanta una ammirevole competenza in quello specifico dicastero.
Sembrerebbe di capire che il ministro Valditara non rientri in questa categoria di illustri sconosciuti, perché di scuola sembra sapere o capire veramente il giusto. Oppure fa finta, non so: perché alla fine nel ramo dell'Istruzione lavorano più di 900.000 docenti, e più di 700.000 sono di lungo corso. Possibile che non uno solo di loro sia in rapporti di amicizia e parentela col ministro e non possa intervenire ad evitargli certi interventi davvero fuor di luogo?
Senza contare che detto Ministro lavora al Ministero, dove senza dubbio qualcuno che sa qualcosa di legislazione scolastica c'è. Ma non tra i suoi consiglieri di fiducia, par di capire. 

E dunque, l''attuale ministro è stato messo nel dicastero dell'Istruzione (e del Merito, anche se in merito all'istruzione le sue competenze sono piuttosto esigue) con qualche oscura motivazione, oppure perché gli andava comunque assegnato un ministero e non sembrava il caso, visto il periodo che stiamo attraversando, di dargli gli Esteri o le Forze Armate. L'Istruzione in fondo è un ministero innocuo, e all'apparenza non c'è spazio per fare grossi danni se non ti metti in testa di fare  (o al governo decidono che devi fare) qualche Grande Riforma.
Stai lì, prometti di fare grandi cose, ogni tanto dici qualche sciocchezza oppure riempi qualche vasca di acqua calda e questo è quanto. 
Il ministro Valditara ha deciso di puntare sulle sciocchezze, più che sulle vasche di acqua calda; e siccome è un uomo di coscienza e non vuole mangiare alle nostre spalle limitandosi a scaldare la poltrona, di sciocchezze ne ha collezionate già parecchie. Ho deciso quindi di premiare questo suo attivismo dedicandogli non uno, bensì ben tre post - con la speranza che la mia sensibilissima coscienza non mi costringa a dedicargliene altri, ché ci sarebbero anche argomenti più interessanti di cui vorrei occuparmi.
In questa primo post quindi ripercorrerò quelle poche sue uscite che sono arrivate fino alle mie distratte orecchie, prima che si lanciasse nella Crociata Contro l'Istituzione della Festa del Ramadan.

A pochi giorni dal suo insediamento il ministro decise di mettersi in mostra affrontando un tema fresco e nuovo, ovvero quello dell'uso dei cellulari in classe, e a tal scopo  provvide ad emanare apposita circolare; di cotal circolare a dire il vero non si avvertiva soverchia necessità, dato che si limitava a ripetere quanto detto sin dal 1998, e cioè che non era consentito agli studenti l'uso del cellulare per cazzi propri durante le ore di scuola. E grazie tante.
Visto che era a ripetere il già detto, in quella circolare si aggiungeva che L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”. Insomma l'uso del cellulare in classe è vietato tranne quando è consentito. E, di nuovo, grazie tante. 

La storia in realtà ha anche un seguito, perché il Nostro, in non so quale trasmissione televisiva, qualche tempo fa dichiarò che l'uso del cellulare in classe sarebbe stato vietato anche se usato a fini didattici, e il divieto esteso anche ai tablet; tutto ciò serviva principalmente a fare scena perché in classe l'insegnante si muove in libertà, anche se col limite inderogabile del codice civile e penale e naturalmente il vincolo della Costituzione, ma se decide di coltivare fagioli o incenso, di fare collage e mosaici, di parlare di demografia o di traffico internazionale di droga e quant'altro, purché lo faccia a fini didattici è nel suo pieno diritto - e infatti spesso lo fa. E' raro che gli insegnanti di geografia coltivino fagioli a scuola e che Scienze Motorie metta le sue classi a lavorare con pietre, riso o pezzetti di carta colorati per fare mosaici, ma mai dire mai. Per tacere del fatto che ci sono da tempo classi 2.0 dove l'uso del tablet non solo è consentito ma pure obbligatorio, e anzi i tablet in questione sono pagati proprio dal Ministero.
Incurante (o forse ignaro) di ciò in una nota ufficiale del 24 Febbraio 2024 il Ministro ha mandato a dire  che nelle linee guida in via di pubblicazione l'uso del cellulare in classe viene sconsigliato anche se è per fini didattici. Di più non si poteva fare e alla fine lo sconsiglio, anche se personalmente lo trovo abbastanza fuor di luogo (chi sei tu, per dirmi cosa devo fare in classe?) è, appunto, uno sconsiglio e niente di più**.

A Dicembre del 2022 c'era poi stata una sortita sull'umiliazione come fattore indispensabile di crescita che aveva suscitato un certo, comprensibile, disappunto: tutti sappiamo che l'umiliazione è talvolta inevitabile nelle alterne circostanze della vita e può talvolta produrre effetti positivi, se corroborata da adeguata riflessione ed introspezione; l'idea però di utilizzarla deliberatamente a scopi educativi evoca istantaneamente ricordi legati al buon vecchio olio di ricino e insomma non è stata percepita come un consiglio dei più opportuni; ci fu un certo brusìo di sottofondo e il Nostro quasi subito circostanziò, precisò, fece capire che era stato frainteso eccetera. Vivaddio, non mi risulta si sia impegnato a mettere nelle linee guida una esortazione agli insegnanti a usare in classe l'umiliazione a scopo didattico (ma, anche lì, mai dire mai).
Ci sono state diverse di queste tempeste da bicchier d'acqua, alcune della quali proprio da bicchier d'acqua non erano, e di solito sono sempre finite con il Nostro che spiegava, circostanziava e assicurava di essere stato frainteso. Il mondo della scuola comunque non le ha gradite e nelle Sale Insegnanti serpeggia verso di lui una certa qual irritazione da cui anch'io non posso dirmi del tutto esente.

Questo Natale infine è ritornato un tormentone ricorrente, ovvero la Scomparsa del Presepe dalle Italiche Scuole. Uno dei partiti di governo ha infatti presentato un disegno di legge intitolato niente meno che al Rispetto e tutela delle tradizioni religiose italiane che a quel che è trapelato del testo sembra un triste monito per tutti noi sugli effetti dovuti a un eccessivo uso di bevande ad alto contenuto alcolico.
Partiamo dalla presentazione della legge:
Alla garanzia costituzionale di libertà di religione e di culto non corrispondono né la facoltà, né tantomeno il dovere di ricusazione dei simboli religiosi, storici e culturali, i quali sono espressione valoriale della tradizione identitaria del popolo italiano. Consentire la trasformazione delle sacre festività cristiane in altra anonima tipologia di celebrazione costituirebbe una discriminazione nei confronti degli alunni e delle rispettive famiglie praticanti la religione maggioritaria oltre che un attentato ai valori e alla tradizione più profonda del nostro popolo. Si rende dunque necessario un intervento legislativo che impedisca a taluni dirigenti di istituzioni scolastiche, universitarie di cancellare o chiamare in altro modo le celebrazioni e tradizioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana.
Sarebbe interessante capire di che accidenti stanno parlando, dal momento che non risulta che alcun Dirigente Scolastico abbia mai cercato di cambiar nome alle feste di Natale e di Pasqua. Si racconta bensì come in alcuni ambienti stia vagamente affermandosi una certa tendenza a parlare di generiche "feste" e perfino di "Stagione delle feste" in zona Natale, con l'intento di non vincolare alla parte religiosa di cotali feste chi religioso non è, ma nella scuola questa tendenza non ha ancora dato particolari segni, e mi sembra che qui in Italia abbia attecchito in modo davvero marginale anche fuori dal mondo della scuola.
Ma torniamo al disegno di legge, che nell'articolo 2 dice che negli istituti di istruzione pubblici è fatto divieto di impedire iniziative promosse da genitori, studenti o dai competenti organi scolastici, volte a proseguire attività legate alle tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana, come l'allestimento del presepe, recite e altre manifestazioni ad essi collegate al fine di ricordarne il loro profondo significato di umanità e il rapporto che le lega all'identità nazionale italiana e per impedire tutto ciò il Ministero dell'Istruzione stabilirà apposite sanzioni.
Tutto ciò non ha alcun senso: se le iniziative in tal senso saranno promosse dai competenti organi scolastici non si capisce davvero perché i suddetti competenti organi scolastici dovrebbero prima avviarle e poi impedirne il regolare svolgimento, al solo e unico scopo di complicarsi vieppiù l'esistenza, mentre se sono avviate da genitori o studenti, potranno svolgersi solo dopo apposita approvazione dei competenti organi di cui sopra (ovvero Consigli di Istituto, Collegi Docenti e Consigli di Classe) che, dopo averle approvate, vieppiù non si capisce perché dovrebbero impedirle. Anche se ogni tanto** qualche politico diffonde la leggenda di Dirigenti Scolastici che vietano l'allestimento di presepi, per quel che mi risulta si tratta sempre e comunque di leggende metropolitane che vengono sempre e regolarmente smentite.
Di fatto, copo la tempesta di Dicembre del disegno di legge non si è più saputo niente - sperando caldamente che non riemerga stile torrente carsico verso la fine del Novembre prossimo venturo. 
Come spesso succede in questi casi, la Chiesa romana cattolica e apostolica ha portato le uniche parole sensate sulla deplorevole vicenda, non per bocca di qualche sacerdote alternativo ma facendo parlare il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e noto per essere persona abbastanza allineata al pensiero cattolico più ortodosso, che ha parlato di inclusione, rispetto delle altre credenze e ha sintetizzato il tutto spiegando che il presepe non si può imporre per legge, rischia di diventare antipaticoricordando garbatamente come l'approccio alla religione cattolica in Italia sta cambiando (ovvero che l'identità nazionale italiana non è più così strettamente collegata alla religione cattolica).

Non parendo che la questione del Natale a scuola fosse stata trattata con sufficiente spazio, il ministro Valditara ha ritenuto opportuno mandare il 21 Dicembre dal sito del Ministero una lettera a tutto il personale scolastico che era una vera sviolinata sullo spirito del Natale, l'importanza dello spirito del Natale e l'effetto positivo e fecondo del vero spirito di Natale nel costruire un mondo migliore; e per carità, non metto in dubbio la bontà dell'intenzione, ma confesso di aver trovato l'epistola piuttosto pallificante: alla fine, puoi chiamarlo Spirito del Natale, oppure buonismo, oppure buona volontà, ma di fatto non è una cosa strettamente collegata al Natale e puoi ben praticarla anche se per te Natale è solo un nome proprio di persona.

Tuttavia dopo il Natale (abbastanza dopo, quest'anno) è arrivato il Ramadan (continua...)

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris

anche perché non riesco a immaginare quale mai altro partito, per quanto male in arnese, avrebbe voluto prenderselo.
In realtà, come spiega Pellegrina in un lungo ed esaustivo commento, il percorso politico di Valditara è stato più complesso di quel che credevo, e soprattutto l'uomo si è già occupato più volte di scuola.
** ma su questo tema c'è stato un seguito, che sarà il tema del terzo post della miniserie.
*** ovvero una o due volte all'anno, guarda caso in corrispondenza delle feste di Natale e di Pasqua.

sabato 9 settembre 2023

Verranno i ladri nella notte, e verranno come ladri nella notte

Questo bel volatile è chiamato "gazza ladra", non so se a torto o a ragione.
A fine anno alla scuola,di St. Mary Mead la professoressa Iron, responsabile delle attrezzature informatiche si aggirava un po' perplessa.
"È difficile ritrovare tutto... Murasaki, per caso sai dov'è finito il computer dell'Aula 9?"
"Spiacente, ma nell'Aula 9 non entro praticamente mai".
"Proverò a fare un controllo con l'inventario".
"Niente paura, la scuola è come la casa: nasconde ma non ruba".
"Il problema però è che quando nasconde, nasconde bene".
Ignoro se poi la collega abbia effettivamente proseguito le ricerche, e tanto meno se ha effettivamente ritrovato il computer che stava nell'aula 9.

Ma una mattina verso la metà di Agosto improvvisamente mi sono ricordata che da almeno dieci giorni non aprivo più la posta della scuola.
Niente di strano, dato che sono ufficialmente in ferie, ma visto che in rete comunque ci sono ho preso l'abitudine, anche d'estate, di dare una scorsa ogni tanto. Di solito a vuoto, ma in fondo che mi costa? Cinque secondi a dir tanto.
Stavolta però c'è posta: una mail, che titola "Elenco dei computer mancanti".
"Ah, alla fine Iron l'ha poi fatto il controllo... ma perché proprio a ridosso di Ferragosto? D'accordo che lei abita a St. Mary Mead e a scuola ci arriva a piedi in due minuti ma insomma..." - mi sono detta distrattamente mentre aprivo l'allegato per dare una scorsa ai poveri dispersi.
Ma tosto ho sgranato gli occhioni: all'appello mancavano 17 computer 17. Nientemeno.
Giammai avrei creduto che sì gran vuoto si fosse aperto nelle nostre attrezzature. Certo, contando tutti i PC che nel corso di questi anni si sono rotti magari a diciassette ci si arriva: si sa che in mano nostra si logorano in fretta, e soprattutto nei primi due anni di pandemia con queste sventurate macchine abbiamo fatto davvero di tutto...
Accantonai il problema: qualsiasi cosa mancasse o non mancasse alla media di St. Mary Mead certo non l'avevo presa io, né avevo la minima idea di dove potesse essere finita.
Ma passato il ponte di Ferragosto di nuovo aprii la casella della posta. E di nuovo trovai una mail che titolava "Nuovo elenco di materiale mancante", e dentro c'era una nuova e lunga lista.
E la miseria, ma quanta roba era sparita dalla scuola? E da quando?
Ho scritto a mia volta una piccola mail "Scusa, ma questa roba quando è stata data per presente l'ultima volta?". 
La risposta arriva in tempo quasi reale "E' la lista completa: a Ferragosto sono tornati i ladri".
Tornati? Avevamo avuto dei ladri, alla media di St. Mary Mead, che poi erano addirittura tornati?
E che...
Faceva caldo, ero impegnata a fare tutt'altro e così ho deciso di rimuovere la questione. A Settembre tanto mi avrebbero spiegato tutto.
E infatti a Settembre, quando ci siamo ritrovati non troppo festosamente al primo Collegio dei Docenti - il primo in presenza dopo ben due anni e mezzo - mi han disvelato la cruda realtà: i ladri erano arrivati non due ma ben tre volte e avevano accuratamente ripulito la scuola di tutti i computer portatili pelandoci anche un microfono e una telecamera. E così il primo Collegio è stato fatto senza microfono - che in una grande aula a porte spalancate può essere un problema, soprattutto se il Preside ha una voce chiara, ma di tessitura piuttosto bassa e qualora avesse deciso di esercitare altro mestiere, mai e poi mai avrebbe potuto proporsi come banditore per la pubblica via.
I ladri ci hanno però lasciato le LIM (che senza computer sono utili come la proverbiale bicicletta per il pesce) e gli schermi, che dovrebbero vivere di vita propria ma nessuno si ricorda come attivarli nonostante un tecnico esterno ci abbia istruito in merito non una ma due volte nel corso dell'anno.
Tutto ciò non ci è sembrato un gran presagio per l'inizio dell'anno scolastico, e ci sentivamo tutti piuttosto straniti. 
I nostri portatili, raccattati con i punti delle raccolte dei supermercati, con le collette dei genitori, con i più vari finanziamenti e lasciti e offerte, spariti nel nulla. 
Che poi, intendiamoci, non mi sembra uno di quei bottini con cui i ladri si sono garantiti una lunga e felice esistenza alle Bahamas. Di fatto erano tutti oggetti piuttosto fragili e con la tendenza a piantarsi o a entrare in sciopero da un momento all'altro. Però va pur detto che abbastanza spesso funzionavano, e noi non siamo la NASA, un modello semplice ci bastava. Almeno, in tanti ce lo facevamo bastare - poi c'erano gli insegnanti sciccosi che usavano solo il loro portatile perché ci si trovavano meglio. Ecco, per loro non è cambiato molto, continueranno a fare con quel che avevano, con nostra grandissima invidia.
C'è comunque un parzialissimo lieto fine: giusto ai primi di Settembre è arrivato un gruppetto di sette portatili che ci siamo guadagnati partecipando a non so quale progetto. Non è molto, ma ci garantisce quasi un computer per aula.
Nel caso che qualcuno che passa di qui e legge si stia domandando se con tutta quella batteria informatica non avevamo nemmeno un allarme la risposta è che l'allarme c'era ma è stato aggirato perché i ladri sono entrati da finestre laterali di cui da tempo chiedevano la messa in sicurezza. Adesso il Comune di St. Mary Mead ha avviato grandiosi lavori e promette di trasformare tutta la scuola in una sorta di bunker a tutta prova - peccato però che non sia rimasto molto da rubare, a questo punto (inutile dire che il celebre proverbio che parla di buoi, stalle e chiusure delle medesime è stato citato una quantità di volte davvero spropositata).
Nel frattempo il Comitato Genitori si è attivato, e l'incasso della prima serata alla Festa dell'Unità è stato devoluto tutto al nostro triste caso. Un pensiero carino, senza dubbio.
Altrettanto sta probabilmente succedendo nel comune di Crifosso, la cui scuola è stata parimenti pelata, e in una piccola scuola di Hobbiton, un comune anch'esso molto vicino a noi, dove guarda caso durante l'estate erano stati fatti lavori per migliorare la fibra, proprio come da noi. 
I nostri cuoricini feriti covano sospetti di ogni tipo ma sono sospetti senza l'ombra di una prova concreta.

E niente, si prospetta un anno davvero interessante.

giovedì 7 aprile 2022

La gran cassa della LIM

Com'è noto, i gatti sono anche eccellenti tecnici del suono

Una mattina dalla Prima Sfigata ci colleghiamo come sempre con Odisseo che langue in quarantena, e come sempre ci saluta. Stavolta però invece della solita voce squillante ci arriva solo un indistinto mormorio.
"Alzi il volume, Prof!" mi esortano gli alunni presenti.
Controllo il volume, che è già al massimo, poi controllo le casse, che sono accese al massimo. Poi controllo le casse, che sono regolarmente collegate. Infine allargo le braccia in segno di resa: evidentemente le casse sono andate in default.
Così, per quella mattina Odisseo si limita ad ascoltarci, salvo un paio di occasioni in cui gli faccio fare qualche frase di grammatica che sento solo io.
Provvedo subito ad informare la sventurata Reponsabile tecnica che si mostra un po' incerta: dopotutto, si sa, le casse audio non crescono sugli alberi.
Ma la mattina dopo mi comunica soddisfatta: "Ho già provveduto, ho messo le casse che abbiamo in Aula Magna".
"Ma quella è un'aula comune... se qualcuno vuol guardare un film come fa?".
"Si arrangeranno. Dopotutto, ogni classe ha una LIM".
Che gli altri si arrangino e mi lascino il piatto più ricco mi sta benissimo, e dunque mi taccio.
E quel giorno chiacchieriamo tutti in scioltezza con Odisseo. Ma già nel pomeriggio la Responsabile mi chiama "Purtroppo dobbiamo riprendervi le casse. Sai, l'Aula Magna è un'aula comune, serve un po' a tutti...".
Mi risparmio il "Te l'avevo detto!" che pur mi brucia sulla lingua, mi rassegno con buona grazia non potendo fare diversamente e una volta entrata in classe e collegata avviso Odisseo.
Tuttavia nessuno viene a riprendere le casse né quel giorno né il giorno dopo - vengono invece due mattine dopo in un momento molto critico, mentre ho appena avviato l'interrogazione di un ragazzo che ha battuto l'osso sacro ed è piuttosto dolorante (siamo o non siamo la Prima Sfigata?) e che ho quindi sistemato su un tappetino da palestra nell'unica zona libera della classe.
Lo smontaggio delle casse richiede una buona ventina di minuti e comprende anche una parte dove io e la Responsabile dobbiamo sollevare la LIM mentre qualcun altro sfila i cavi da dietro - una roba piuttosto inquietante perché l'aggeggo è tanto pesante quanto fragile.
Finita la complessa manovra saluto Odisseo "A questo punto dovrai di nuovo limitarti ad ascoltare".
"Pazienza, Prof" risuona la sua voce squillante dalla LIM.
Lo guardiamo straniti
"Ma tu stai parlando!" lo rimprovero.
"Le stavo solo rispondendo" si scusa Odisseo.
"Voglio dire: ti sentiamo benissimo!"
"In realtà lo sentiamo meglio di prima" osserva qualcuno; ed è vero.
La LIM della Prima Sfigata è in effetti un modello piuttosto nuovo; e a quel che sembra non le servono le casse, gestisce il sonoro in modo autonomo - ma nessuno se n'era accorto finora. Era una LIM, alla LIM servono le casse, e dunque con un certo impazzamento due casse di scarsa affidabilità sono state montate senza che nessuno si preoccupasse di controllare se con quel modello le casse servivano.
E' noto che nessuno guarda mai i libretti di istruzione della roba informatica. Io per prima, si capisce - anche perché sono scritti piccolissimi e in modo del tutto incomprensibile.
Ne concludo che le casse han fatto bene a rompersi, perché adesso abbiamo un impiccio in meno in classe.

martedì 26 ottobre 2021

Non v'è cosa che dia più tormento / del ricomincio del ricevimento

Come ad ogni autunno, ecco che ritorna la stagione del ricevimento - un Orrido Evento che non si sa se è guardato con maggior spavento dai genitori o dagli insegnanti da quando si svolge on line.
Quest'anno, devo dire a mio grandissimo disonore, l'ho approcciato con una certa serenità: dopotutto la Classroom del Ricevimento (con immancabile banner che evoca un salottino decorato da gatti) l'avevo già preparata l'anno prima, e ormai mi consideravo esperta in materia.
E così molto per tempo ho aperto apposita scheda sul registro Argo, mostrando benevolmente ai nuovi colleghi come fare altrettanto, e invitato la mia nuova classe e predisposto tutto, da brava veterana. E con incosciente ottimismo mi sono approcciata stasera alla piattaforma dove mi aspettavano tre colloqui: il primo con un caso piuttosto critico della mia nuova prima, al quale avevo riservato ben venti minuti, gli altri due per due bravi alunni della Terza.
E all'ora stabilita entro serenamente nella Classroom a gattini e aspetto. Ma non arriva nessuno.
In un lampo di ispirazione vado a controllare se tutti gli inviti sono stati ricevuti e no, il Caso Critico non aveva accettato l'invito, vai a sapere perché.
Allora prendo in mano il telefono e chiamo la madre. Che mi spiega che non ha ricevuto alcun invito e di conseguenza non riesce a entrare nella Classroom a gattini.
Pasticciamo un po', poi lei mi suggerisce di invitarla in un evento a parte. Ma nell'evento a parte lei non riesce a entrare perché le dicono che sta già partecipando a un incontro. Pasticciamo un altro po' e alfine la madre arriva, con un buon contatto e una immagine decisamente ballerina.Ma insomma parliamo.
E poi torno a controllare e scopro che nel frattempo, non si sa come, si è iscritta nella Classroom. Misteri della rete.
A questo punto aspetto il secondo colloquio, ma chissà perché non arriva nessuno. Finché mi accorgo, con orrore, di essere rimasta nell'Evento a Parte, mentre i genitori del secondo colloquio mi aspettavano nella Classroom circondati da gattini.
Per fortuna ci ho una tale sviolinata da fargli, sul loro pregiatissimo figlio, che alla fine del ritardo non gliene può fregar di meno.
Il terzo colloquio, molto banalmente, si svolge nella Classroom con i gattini e tutti arriviamo puntuali e sorridenti per poi scambiare due chiacchiere amichevoli sull'alunna di turno - una cara e brava ragazza che non ha mai creato problemi e giustamente non ne crea nemmeno ai colloqui in rete ai quali non partecipa.
Infine chiudo, ormai stremata.

Siamo solo al primo ricevimento, ce ne sono altri trenta in arrivo.
Non ce la posso fare.
(Murasaki piange accasciata sul divano del salotto a gattini della Classroom).

martedì 29 giugno 2021

Cronache dagli Esami che quest'anno son di nuovo Esami - The Art of the Elaborato


Gli insegnanti di St. Mary Mead incombono minacciosi sull'Elaborato del povero alunno indifeso.
L'immagine è di Monokubo.

Ordunque, andava preparato l'Elaborato - oggetto abbastanza misterioso agli occhi di tutti noi, ma in realtà non troppo diverso dal percorso-su-slide che già da diversi anni alcuni esaminandi ci ammanivano al momento del colloquio orale.
Inoltre, dopo un anno e mezzo di didattica mista e a distanza, il rapporto dei nostri amati alunni con i mezzi informatici si era fatto decisamente più confidenziale (e quello di noi docenti anche).
Quanto a me, sin dall'anno scorso avevo allenato la Seconda Brillante - diventata poi Terza ancor più Brillante - a cercare immagini significative su vari temi corredandole di didascalie che dovevano sempre comprendere data e luogo, nonché ad eseguire piccole ricerche da esporre che venivano sempre più spesso scodellate alla classe sotto forma di presentazioni. I concetti su cui avevo insistito erano soprattutto
- non mettere troppe parole nelle slide e non sovraccaricarle
- scegliere con cura le immagini
- lavorare senza ritegno di effetti speciali, che solleticano lo spettatore: dissolvenze, animazioni eccetera.
Più di tanto non potevo dire perché più di tanto non so. Ma la piattaforma GoogleMeet ha un ottimo programma di presentazioni e su quello ho imparato a lavorare, sgrezzandomi con l'esercizio, ché fino a 18 mesi fa non avevo mai fatto una singola presentazione né avevo sentito alcun desiderio di farne.
Così ci eravamo tutti allenati presentando la Belle Epoque, i punti più salienti di geografia fisica dell'Africa, qualche stato sparso eccetera.
Altri colleghi, ben più qualificati ed esperti di me sul piano informatico, avevano lavorato a loro volta. Ai ragazzi era stata spiegata l'importanza di mettere le fonti - un aspetto, va detto a mio disonore, che non mi aveva nemmeno sfiorato - come caricare il quadro da analizzare per Arte (con apposite freccette o box dove inserire i punti essenziali dell'analisi in questione), come svolgere l'analisi testuale per Italiano eccetera. Tecnologia aveva anche speso qualche lezione per spiegare come comporre le slide, evitare di deformare le immagini o di sovrapporle al testo e altre utilissime cose.
Col tempo i risultati erano arrivati: a metà dell'anno avevo spezzato tre stati dell'Africa assegnandone un pezzetto a ognuno ed erano venuti fuori dei lavori abbastanza diseguali - a volte troppo lunghi, a volte pasticciati, a volte buoni. Quando ci ho riprovato a fine anno con il Brasile, con la scusa (neanche troppo campata in aria) che tanto io del Brasile sapevo solo quel che c'era sul libro, il risultato è stato addirittura sontuoso: due ore sono scivolate via come acqua di fonte ammirando fascinose presentazioni delle principali città del Brasile, del Rio delle Amazzoni, della danza e della musica brasiliane, delle favelas e non parliamo dello sport in Brasile: loro han lavorato come ciuchi e io sono stata piacevolmente intrattenuta imparando un sacco di cose (l'aggiornamento di un docente si fa in tanti modi, si sa).

E' sorta poi tra noi insegnanti la Gran Questione della Lunghezza del mitico Elaborato: che, come suggerisce il buon senso, non avrebbe dovuto essere troppo lungo né troppo corto: e dunque noi coordinatrici avremmo dovuto stabilire dei limiti in un senso e nell'altro e indicarli sulla Classroom "come era stato fatto l'anno scorso".
Io per la verità non mi ricordavo niente del genere per l'anno scorso, e nel corso degli anni ho sviluppato una certa qual allergia a questi tentativi di uniformità che poi nessuno si fila - senza contare che l'Elaborato Troppo Lungo lo avrebbero fatto solo quelli che puntavano al 10 e che secondo me avevano tutti i diritti di esibire ogni loro virtù a costo di stressarci con un elaborato "troppo lungo" - e si dava il caso che nella Terza Brillante i potenziali 10 fossero un buon numero. Così ho  tagliato corto ricordando ai colleghi che la circolare d'istituto non indicava limiti di lunghezza ma che ogni insegnante era libero di dare tutti i limiti che voleva per la sua materia, mentre io non avrei  indicato un bel nulla sulle dimensioni richieste per l'elaborato. E che sarebbe stata mai, qualche slide in più da guardare?
(Su questo ho avuto poi svariate occasioni di riflettere, mentre appunto guardavo gli elaborati della Terza Brillante, che certo non si sono segnalati per eccesso di brevità).

Perché, una volta arrivati, gli Elaborati andavano valutati. E qui va pur riconosciuto che ci siamo fatti fregare per eccesso di zelo: in effetti non stava scritto da nessuna parte che gli elaborati andassero valutati prima dell'esposizione, anche se va pur detto che una guardatina era comunque opportuno dargliela: in un colloquio orale dell'esame dei vecchi tempi andava benissimo che i docenti arrivassero ignari e  godessero (o sopportassero, a seconda dei casi) l'esposizione della creaturina, per poi valutarne l'effetto complessivo; ma in quel tipo di esame il colloquio era solo una delle tante prove, mentre stavolta comprendeva tutto l'esame. Del resto, l'anno scorso avevamo valutato gli elaborati prima del colloquio, giusto? (Ma l'anno scorso, a ben guardare, non si era trattato di un vero e proprio colloquio, bensì soprattutto di un affascinante dialogo tra sordi e di fatto gli elaborati, belli o brutti che fossero, erano l'esame).
Soprattutto, non ci eravamo posti 'sti gran problemi: le vicepresidi avevano mandato a dire "valutate gli elaborati", poi ci avevano caricato una bella griglia di valutazione - che era poi quella dell'anno scorso - dove dovevamo scrivere un votarello per l'originalità, uno per la coerenza con la tematica assegnata e uno per la chiarezza e correttezza; e d'accordo che si trattava di voci abbastanza generiche, ma insomma in qualche modo ci saremmo arrangiati, esattamente come avevamo fatto l'anno scorso.
C'era da valutare? E noi avremmo valutato.
Così gli insegnanti di St. Mary Mead, reduci da una settimana assai ardua a base di scrutini con tutti gli annessi e connessi del caso (compresa la correzione al volo delle ultimissimissime verifiche che non so perché tutti ci ostiniamo a fare negli ultimissimi giorni, nemmeno ce lo avesse ordinato il medico, semplicemente perché ci viene in mente che lo spazio per una ultimissimissima verifica materialmente c'è, e pazienza se gli alunni stramazzano sul campo), hanno passato un fine settimana incollati al computer, ché gli esami partivano da Lunedì e quanto a me, non sapendo come meglio passare il tempo, ho perfino messo su una specie di diario di bordo con le mie considerazioni personali su ogni singolo elaborato, al quale altri colleghi, come me afflitti dalla stessa cronica mancanza di occupazioni per passare in qualsivoglia modo le giornate, hanno aggiunto a loro volta commenti e considerazioni. Insomma, quando è arrivato il nostro turno avevamo fatto con grande diligenza i compiti e dunque eravamo assai onorevolmente preparati. Con un paio di perplessità.
La prima riguardava alcuni dei Bravi, che avevano presentato un elaborato piuttosto scarno (spiegazione: essi si erano limitati a seguire le nostre raccomandazioni, presentando l'ossatura dell'elaborato di cui poi hanno avuto cura di fornire abbondante polpa al momento dell'orale).
La seconda riguardava altri due dei Bravi, che invece avevano presentato un elaborato alquanto copiato dalla rete - no, non si trattava di un paio di concetti pescati qua e là, ma di testi infilati di peso, riconoscibilissimi perché lo stile cambiava bruscamente. Ma se è vero, come non ho mancato di ricordare ai colleghi, che era normalissimo che attingessero dalla rete le loro informazioni, specie quando trattavano argomenti che sui libri di testo erano svolti in modo troppo sintetico o non erano svolti affatto, altrettanto vero era che un copia&incolla di due pagine di fila e ben farcito di svolazzi retorici, specie per la parte nelle lingue straniere, non era particolarmente gradito. A questo proposito aggiungo che tuttora non so che tarantola abbia morso quei due, visto che erano perfettamente in grado di produrre una brillante sintesi degli articoli citati, almeno di quelli in italiano, e che purtroppo così facendo si sono automaticamente abbassati il voto (che anche così non era comunque molto basso). In pratica, uno si è giocato il 10 e l'altro il 9, in base al nobile principio "chi vuol esser scemo sia".

In compenso, mancavano totalmente quelli che la prof. Casini aveva definito gli orrori, ovvero dei lavori che si segnalassero per manifesta inadeguatezza; tutti, anche quelli più difettosi, erano ampiamente sopra la sufficienza. Così, da Brava Coordinatrice, ho spedito un messaggetto collettivo di auguri per tutti, mi sono adeguatamente curata gli occhi doloranti con un buon collirio sfiammante e ho atteso scalpitando il D-Day  con la stessa ansia che se l'esame l'avessi dovuto fare io, esattamente come mi succede sempre sin dal primo anno che insegno.

giovedì 17 giugno 2021

Cronache dagli Esami che quest'anno son di nuovo Esami - La consegna dell'Elaborato

la prof. Murasaki davanti al computer, in ansiosa attesa dell'arrivo degli Elaborati
(Il disegno è di Monokubo)

Quest'anno il Ministero dell'Istruzione, pace all'anima sua, si è mosso con un certo anticipo rispetto all'anno scorso e, stabilito che a fine inverno eravamo ancora in mezzo al guado e nessuno poteva ragionevolmente prevedere di che morte si sarebbe andati a morire (non solo in senso metaforico) di lì a Giugno, ha fatto una Ordinanza Ministeriale che prevedeva sì un esame in presenza (con possibilità di trasformarlo in esame da remoto qualora le circostanze lo consigliassero) ma senza scritti e col solito tormentone dell'elaborato, che se non altro quest'anno è stato definito con un po' più di precisione rispetto all'anno scorso.  
E dunque niente scritti.
E sì, d'accordo, adesso siamo buoni tutti a dire che gli scritti si potevano benissimo fare perché la scuola era vuota e quindi gli alunni di ogni classe avrebbero potuto agevolmente occupare due e financo tre aule in totale sicurezza (specie dopo che per tutto l'anno ne avevano occupata una sola, e ufficialmente sempre in perfette condizioni di sicurezza)- ma posso anche capire che nessuno se la sia sentita di rischiare. Resta il fatto che, in assenza di una prova scritta, talune classi e taluni alunni corre voce si siano alquanto rilassati a Matematica e a Lingue, e pure a Grammatica Italiana.
Che ci vuoi fare? Sono i casi della vita.
Comunque, due giorni dopo l'arrivo dell'Ordinanza la scuola ha partorito la circolare, che in sintesi riproponeva ampi passi scelti dell'Ordinanza, e ce l'ha trasmessa.
E nella Circolare era scritto chiaramente che la Tematica dell'elaborato consentiva l'impiego di conoscenze, abilità e competenze acquisite sia nell'ambito del percorso di studi, sia in contesti di vita personale, in una logica di integrazione tra gli apprendimenti ovvero la possibilità per gli alunni di trattare nell'Elaborato della loro vita e dei loro interessi, come del resto si è sempre fatto, almeno da quando insegno.
Dopo di che si sono visti insegnanti lamentarsi perché "Ahimé, Eriberto vuol portare il ciclismo e non c'è niente in letteratura italiana che parli di ciclismo, e la Preside ai Consigli di Classe è stata tassativa nel dire che negli elaborati possono portare solo cose fatte in classe" e "Hedwig porta il Calcio come tematica ma le ho detto che per Scienze Motorie non può parlarne perché non lo facciamo in classe, e allora dice che parlerà dello stretching", il tutto non solo rendendo grande onore alla flessibilità mentale della nostra categoria, ma dimostrando pure di non saper leggere quel che gli viene scritto né ascoltare quel che gli viene detto, visto che l'attuale DS ci avrà anche i suoi limiti, come tutti, ma non l'abbiamo mai vista contraddire le sue medesime circolari, e quanto al tema dell'inclusività certo non ha fallato per mancanza di disponibilità, vuoi con pensieri e parole e vuoi con atti.

E dunque, stabilito che nell'Elaborato i ragazzi possono occuparsi di quel che più gli interessa e infilarci tutto ciò di cui li punge vaghezza, ed essendo noi stati esortati apertamente a suggerirgli, caso mai gliene venissero a mancare, soluzioni creative e spregiudicate per infilare nella tematica le varie materie, la palla passava a loro.
Da brava coordinatrice ho dunque aperto una classroom dedicata agli esami della Terza Brillante, con brani scelti della circolare, uno spazio sia per le Tematiche, con tanto di scadenza di consegna (il 7 Maggio) sia per gli elaborati, anche lì con scadenza di consegna (il 7 Giugno). E le scadenze non me le sono cavate dalla testa, bensì erano prese pari pari dall'Ordinanza.
E qui sono cominciati i problemi: come ho più volte sviolinato, la Terza Brillante è una classe seria, brava, industriosa, con tanto di aureola sulla testa. Però, alla fine, è una classe di esseri umani. E quale Essere Umano a scuola va in anticipo sulle consegne?
Sì, qualcuno c'è. Non all'esame, per quanto mi risulta. E comunque son casi piuttosto rari.
Passavano le settimane e tutte le volte che li vedevo chiedevo "Come va con le vostre tematiche?" ma non è che ne veniva fuori granché. 
Così un bel giorno li ho presi (metaforicamente) per le orecchie e ho detto "Sputa fuori la tua tematica, caro, ché davvero è tempo di farlo" e tutti hanno cominciato a farfugliare qualcosa di indistinto, e insomma pian piano le tematiche sono arrivate. Non proprio per il 7 Maggio, ma insomma verso il 10 tutti avevano almeno spedito un titolo, e due terzi mi avevano anche mandato quel che chiamo "l'albero", ovvero i collegamenti con le varie materie.
Ai tempi dell'esame normale, quello in presenza, cosa dire al colloquio dell'esame per me era una questione che riguardava principalmente loro, e non me. Ci sono coordinatori molto pressanti che insistono per sapere tutto prima, ma io mi sono sempre limitata a qualche domanda distratta e a dire che se volevano che dessi un occhiata a eventuali testi ero lì disponibilissima. Qualcuno me li mandava, qualcuno no, e per me non era un problema. Altri insistevano per sapere tutto, e ho avuto notizia anche di chi faceva incontri pomeridiani per risentire i percorsi e addirittura i colloqui, che era un bel lavoraccio. Io ho sempre preferito non immischiarmi, non intervenire, non interferire, non condizionare, non influenzare, limitandomi a rispondere se interrogata. Altrettanto facevo con gli insegnanti della classe che coordinavo: ognuno gestisse la sua materia come meglio credeva.
"E se poi facevano male?".
Gli servirà come utile insegnamento per il futuro, sostenevo.
"E se poi non viene un lavoro coordinato?".
"La legge non ci chiede un lavoro coordinato, per il colloquio. La legge dice che anche argomenti collegati in modo estemporaneo, ad esempio dal fatto che interessano all'alunno, vanno benissimo, rispondevo io.
Arrivata all'esame, non mi preoccupavo tanto della mia reputazione ma del loro risultato: per la prima volta potevano lavorare in autonomia, e io mi limitavo a guardare il risultato, col sacchetto di pop corn in mano da sgranocchiare.
Tra l'altro, gli esami delle medie sono senza rete: una volta ammessi, gli alunni passano quasi in automatico, e caso mai non passassero sarebbe perché han dimostrato di non aver cavato un ragno dal buco in tre anni, non certo perché il colloquio orale non era ben coordinato.

Quest'anno però mi sono dovuta impicciare ben di più, e pure assistere in diretta alle risposte dei colleghi sulla classroom. Era le Legge che me lo chiedeva, e alla Legge si deve obbedire. Inoltre, per quanto i ragazzi fossero vieppiù senza rete, stavano facendo da cavie a qualcosa di abbastanza nuovo.
E il problema, infatti era  che, essendo il tutto abbastanza nuovo, noi stessi insegnanti ci si orizzontava alla meno peggio. E che sarà del cieco se si piglia per guida un altro cieco? Il capitombolo nel burrone era dietro l'angolo ma in qualche modo tutti dovevamo attivamente coniugare il verbo "arrangiarci".
Comunque diciamo che a metà Giugno, dopo una risciacquata in piena regola, gli alberi c'erano tutti al gran completo.
Mi aspettavo, a quel punto, un lento stillicidio di elaborati, frammenti di elaborato, pezzetti di elaborato. Certo, ogni tanto qualche alunno mi scriveva chiedendo se mi andava bene questo o quest'altro e sottoponendomi testi, ma solo per le mie materie.
Arrivata al 3 Giugno ho cominciato a guardare male la classroom. Nel pomeriggio ho scritto un avviso ricordando che la scadenza del 7 Giugno non se l'era inventata la scuola, ma era proprio scritta nell'ordinanza ministeriale. Insomma, dura lex sed lex.
La mattina del 4 Giugno ho detto (più o meno) che si sbrigassero a mandare quei cazzi di elaborati una volta per tutte. Ed era Venerdì.
Sabato mattina ho mandato un garbato avviso. 
E poi sono rimasta col computer aperto e la classroom in bella vista, e ogni poco passavo a controllare.
E hanno cominciato ad arrivare gli elaborati. Uno, due, tre... Domenica sera (6 Giugno) erano un bel gruppetto. La mattina del 7 ho guardato la posta e ce n'erano altri. Nel pomeriggio, stessa trafila. Alle undici, quando ho spento il computer, ne mancavano però DUE.
A tutti, via via che arrivava l'elaborato, mandavo una letterina di ricevuta con le iconcine dello champagne stappato, del brindisi, dei fuochi artificiali e dei festeggiamenti, dopo aver controllato se c'era tutto. Perché durante l'anno, a volte, era capitato che spedissero ma che non arrivasse niente, o arrivasse metà roba.
E infatti  anche stavolta una povera fanciulla durante il trasferimento ha visto le sue belle slide preparate con gran cura arrivare completamente scomposte, finché qualcuno non le ha suggerito di spedire con un altro dispositivo. Dopodiché ho potuto mandare anche a lei debita ricevuta, insieme all'invito a mangiarsi una grossa fetta di torta perché esperienze di quel tipo sono sempre molto stressanti.

La mattina dell'8 ho visto che erano arrivati anche gli ultimi due elaborati MA che l'ultimissimo, spedito alle due e mezzo di notte (!) era composto da... quattro slide.
Panico, telefonata alla responsabile digitale, mail all'infelice alunno... che mi ha scritto affranto che aveva fatto l'elaborato sul computer di suo padre ma che adesso la piattaforma non lo voleva.
Il poverino ha quindi passato una giornata infernale a tentare e ritentare, finché alla fine la piattaforma si è decisa ad accettare il suo lavoro dopo una serie di manovre piuttosto complicate.

Ecco, questa parte dell'esame non mi è proprio piaciuta, perché qualche problema è inevitabile che salti fuori quando più di venti esseri umani devono inderogabilmente spedire qualcosa: quasi sempre la piattaforma, il registro, la casella postale, il collegamento o la banda fanno i capricci, e qualche sfigato che finisce invocando un trapianto di fegato perché il suo suo ormai se l'è mangiato tutto c'è sempre - e la povera coordinatrice soffre con lui/lei (e le famiglie pure, immagino).
E quando l'ultimo allegato dell'ultimo alunno è infine arrivato, seppur diviso in quattordici piccoli file, mi sono sentita molto sollevata e mi è parso di aver concluso un lavoro assai faticoso - anche se io, in effetti, non avevo fatto altro che guardare il computer con gli occhi ansiosi come il gattone del bel disegno di Monokubo che apre questo post.
Ah, da non credere quanto è faticoso preoccuparsi senza costrutto.

martedì 18 maggio 2021

Le corna dell'Invalsi son come i dolori: fanno male, ma non ne muori


Come ho già ripetuto più volte su questo blog, i funzionari dell'Invalsi sono, tutti, dei grandissimi cornuti.
L'anno scorso, certo, più di tanto le loro corna non han potuto crescere, perché il crudele lockdown ha costretto in casa i loro coniugi che si son visti dunque privati del loro legittimo diritto di adempiere alle leggi di natura cornificandoli, com'è giusto che avvenga verso dei grandissimi cornuti.
Quest'anno invece il lockdown ha allentato la sua ferrea morsa e già dalla scorsa estate i funzionari Invalsi si sono accinti a esibire in pompa magna le loro grandissime corna, organizzando le Prove Invalsi.

Le quali Prove Invalsi ormai da tempo hanno dismesso carta e penna, ormai relegate al ruolo di antiquariato. Le facciamo in rete.
Non è però semplice come riempire un questionario a casa propria.
Punto primo, le Prove Invalsi, divise per ordine di scuola, devono essere svolte in una determinata finestra di tempo.
A St. Mary Mead, in quei giorni, vige la consuetudine di vietare l'uso di Internet a tutte le classi per non rischiare di sovraccaricare la rete della scuola. La cosa ci risulta piuttosto scomoda, perché ogni classe si è abituata a usare la rete molto più di prima. Ma passi.
Il problema vero è sempre lui, il Perfido Covid. Perché adesso una classe non può andare nel laboratorio di informatica a fare le prove. Con le attuali regole di distanziamento ci va al massimo mezza classe per volta, e dunque i giorni raddoppiano. 
Secondo punto: la rete ormai non si usa più solo per far vedere i filmati su YouTube (o i film dalle varie piattaforme), ma anche per collegarsi con gli alunni in quarantena, e pure per permettere alle classi di assistere alle lezioni dei professori in quarantena. 
Proviamo a indovinare: qual è stato il periodo con più alunni e insegnanti in quarantenanella nostra scuola?
Esatto, la Stagione della Finestra.
Inoltre da noi la rete si indebolisce quando il tempo è umido, piovoso o temporaleggiante.
Qual è stata la stagione più piovosa, nella zona di St. Mary Mead? 
Appunto, la Stagione della Finestra.
Rimane, inalterato, il ruolo del Somministratore - che ormai non somministra più prove più o meno complesse, ma solo un piccolo tagliando da far firmare e da ritirare al momento della fine della prova, mentre una figura non prevista dal regolamento ovvero l'Angelo del Computer predispone le macchine avendo cura che il Distanziamento Sociale sia rispettato e pregando in cuor suo che detta macchina faccia il suo dovere e non lo obblighi a costringere (orrore!) un alunno a sedersi vicino a un altro alunno.
Tutti abbiamo pregato molto, nella Stagione della Finestra.

Il vero punto però è un altro, e l'ha esposto una collega mentre stavamo in Sala Insegnanti, l'ultimo giorno delle Prove.
"A cosa gli servono questi dati? Il campione non è omogeneo. Noi a St. Mary Mead abbiamo avuto un anno quasi normale, anche se le terze sono state un paio di mesi a casa, e una un mese più delle altre due. Ma ci sono zone e province dove le medie a casa ci sono state quasi tutto l'anno, altre dove hanno fatto metà e metà. Che accidente sperano di capire, da queste prove?".
In effetti è una bella domanda.
Magari potevano farsela anche all'Invalsi, tra un cornetto e l'altro.

giovedì 1 aprile 2021

Supermappa X! (Primo Aprile: abboccare si può, abboccare si deve)

Tempo di pesci (che spesso abboccano)

Non ho mai nutrito un grande entusiasmo verso le mappe concettuali, e non credo che averle a disposizione avrebbe aiutato granché il mio percorso di formazione.
Di fatto, le trovo inutili: non mi serve farmene una quando studio e guardarle non migliora la mia comprensione di un argomento. La capacità di vedere i collegamenti fra le varie parti di una questione è insita in me e si attiva non appena devo esporre qualcosa di cui ho una pur vaga conoscenza, permettendomi anche di improvvisare - in pratica sono un generatore vivente di mappe concettuali. Se e quando ho dovuto fare uno schema mentre studiavo, esso era sempre e comunque una cronologia: datemi un asse temporale e vi solleverò il mondo.
D'altra parte il mondo è bello perché vario, e i cervelli sono di tanti tipi e funzionano in vari modi - e tutto ciò è stato molto utile per l'evoluzione dell'umanità, che se aspettavano me stavamo ancora nelle caverne a mangiare insetti.
Quando ho cominciato a insegnare ho scoperto che dette mappe esistevano, e la scoperta mi ha lasciato piuttosto perplessa - soprattutto verso quelle che vedevo nei manuali di scuola. In effetti la maggior parte mi sembrava del tutto inutile, ma alcune mi sembravano proprio sbagliate e altre del tutto incomprensibili. Ricordo una triste scena in cui guardavo una mappa concettuale e dicevo "Mah. Come diavolo funziona questa roba? Io non riesco a seguirla" e una collega mi soccorse spiegandomela punto per punto. Ne dedussi che io non la capivo, ma che altri potevano riuscirci con facilità (comunque ho sempre adottato manuali dove le mappe concettuali sembrassero comprensibili a prima vista anche a me).
Ad ogni modo ho cominciato cautamente a farne un moderato uso, quando dovevo spiegare qualche tema piuttosto complesso: proiettavo una mappa accuratamente scelta tra le tante di cui la rete dispone sulla LIM davanti ai ragazzi e ci lavoravo su. Molti colleghi la costruiscono in classe con i ragazzi alla LIM, ma non credo che io ci riuscirei. Qualche volta, in passato, dettavo delle sintesi, ma non è la stessa cosa.
Quando nella mia vita è arrivata la piattaforma ho cominciato a caricarci qualche mappa: faccio una cartellina intitolata "L'argomento XY per tutti!" e ci infilo qualche mappa che ai miei occhi ha un senso e non fa a botte con quel che insegno io, e magari qualche video di sintesi. Alla fine, per chi ci si trova bene, è un buon modo per ripassare in fretta, e per i ragazzi con problemi di apprendimento può essere utile anche per il lavoro di base - e confesso che ho preso quest'abitudine quando ho scoperto che l'insegnante di sostegno, bravissima ma probabilmente non abituata alla Caccia in Rete come me, si limitava a spulciare qualche sito editoriale tra i più menci, quando invece in rete c'è tanta roba bellissima, anche in siti speciali per dislessici, a volte anche costruite con immagini, senza contare che, quando sei in didattica a distanza, mettere i ragazzi a guardarsi una mappa mentre spiego mi sembra didatticamente più utile che tenerli a guardare la mia faccia sfuocata sullo schermo (da St. Mary Mead a Lungacque il collegamento non è dei migliori, mentre la mappa la carico sulla piattaforma e se la guardano ognuno per conto loro dal loro computer e la vedono bene).
Insomma, non amo troppo le mappe concettuali però le frequento.

Ma veniamo al dunque. 
Quest'anno, mentre insegnanti e alunni arrancavano in quel gioco demenziale del "oggi ci siamo, domani chissà", sono arrivati un po' di finanziamenti per tecnologizzare le scuole e alcuni produttori di sussidi didattici han prontamente mandato una lista di gadget e offerte speciali.
Pareva che questi soldi andassero spesi di gran fretta (poi è risultato che così non era, ma vien da pensare che forse la legge non era così chiara in proposito perché, con tutti i loro oggettivi limiti, gli insegnanti e gli ATA della scuola di St. Mary Mead sono comunque in grado di leggere l'italiano e di interpretarlo abbastanza correttamente), e il gruppo a ciò preposto si è precipitato a fare le ordinazioni.
Tra i vari gadget offerti c'era un programma per mappe: il SupermappeX di ANASTASIS

      Alcuni Supereroi hanno anche una grande S sulla divisa, per meglio mettere in evidenza la loro Super-iorità

Sembra che costui sia un programma assai agevole da maneggiare e consenta di allegare immagini, link e video; chi l'ha provato è stato preso da sùbito amore per lui e ha dunque deciso di accettare l'offerta speciale proposta da Anastasis: un bel pacchetto di 300 abbonamenti annuali a prezzo assai conveniente. 
Cotali abbonamenti sono scattati dalla fine di Novembre, quando l'offerta è stata accettata, e non dal giorno in cui qualcuno ha attaccato la prima licenza. Ma ci sono altri aspetti interessanti.
Punto primo: in questo periodo chi lavora nella scuola si ritrova abbastanza sommerso dalle cose da fare: quarantene, controquarantene, zone gialle, rosse verdi e a pallini, varianti inglesi, turche e singalesi, protocolli che vanno e che vengono eccetera (oltre a un po' di programmazione qua e là nei ritagli di tempo). Quindi è perfettamente comprensibile che la notizia dei gadget in arrivo sia arrivata a noi comuni insegnanti solo a Febbraio avanzato, e le procedure di assegnazione hanno preso un altro po' di tempo. In conclusione, per me e la Terza Brillante, per cui avevo chiesto il programma, l'assegnazione è arrivata solo la settimana scorsa.  D'altra parte, come ha molto giustamente osservato la Gran Relatrice dell'acquisto dei gadget, la giornata ha solo 24 ore - ed è questo un problema che è fonte di grandi ambasce per tutti noi, da quando è iniziato il presente anno scolastico.
Punto secondo: cosa cavolo se ne fa una scuola di un abbonamento annuale ad anno scolastico già iniziato? Anzi, cosa se ne fa in generale di un abbonamento annuale?
Immagino sia un raffinato sistema per adescarci e poi convincerci a rinnovare gli abbonamenti - ma non è detto che la cosa sia possibile, perché l'offerta era molto conveniente e se l'anno prossimo lo sarà meno, e soprattutto se l'anno prossimo la scuola non avrà i finanziamenti per i gadget digitali, ci ritroveremo un elefante morto, ovvero un pacco di 300 licenze che non sapremo come rinnovare.
Punto terzo: il grandioso SupermappeX funziona solo su GoogleChrome, come tanti altri programmi legati allo Stato. Personalmente non ho nulla contro GoogleChrome, e a scuola lo adopero di buon grado e senza dispiacermene, ma non per questo sono disposta a considerarlo una parte essenziale della mia vita: è un browser come tanti altri - meglio ammanicato di tanti altri, vien da sospettare.
Anni fa, quando fu necessario fare lo SPID per accreditarmi il bonus docenti, scoprii che per portare avanti la pratica era necessario installare GoogleChrome. Per l'esattezza lo scoprii quando mi accorsi che a un certo punto la prima fase della mia registrazione si piantava senza più andare né avanti né indietro, e chiamai il servizio di controllo.
Mangiai per pane il gentil signore che mi rispose e mi spiegò, appunto, che per continuare la pratica dovevo avere GoogleChrome: no, non lo avevo, non volevo installarlo anche se era gratis, non avevo la minima idea di come si installava un programma e non volevo averla: amavo teneramente il mio computer e avevo da tempo imparato dall'esperienza altrui che uno dei modi migliori per traumatizzare un buon computer era giocare al Piccolo Informatico senza avere le competenze per farlo. E poi era il mio computer personale, non doivevo rendere conto a nessuno di cosa volevo o non volevo metterci, e nessuna legge mi imponeva di avere GoogleChrome, mentre al bonus docenti avevo diritto appunto per legge (da notare che di questa inderogabile necessità di avere GoogleChrome di solito l'utente è avvisato a mezza strada, non prima - e io non so che tangenti abbiano pagato alla GoogleChrome per ottenere questi lacchezzi e non lo voglio nemmeno sapere, ma alla fine non riesco proprio a capire perché GoogleChrome debba essere così indispensabile per fare alcunché, visto che mi risulta essere un browser come tutti gli altri e in nessun modo inferiore al mio amato Safari che mi hanno installato sul computer al momento dell'acquisto). Il poveretto finì col fare qualcosa, immagino, perché al tentativo successivo la registrazione andò avanti e fu completata.

Comunque: il grandioso SupermappeX funziona solo se hai GoogleChrome, altrimenti non lo usi, che tu abbia la licenza o no - e dunque io l'ho preso, perché se non lo prendevo non poteva prenderlo nemmeno la mia classe, ma posso (potrei, non l'ho ancora aperto, appunto perché il mio computer GoogleChrome non ce l'ha) usarlo soltanto a scuola dove GoogleChrome c'è.
Comunque anche la mia Terza (è stato consigliato di darlo soltanto alle Terze perché per i più piccoli potrebbe risultare più difficoltoso) potrà usarlo per poco, visto che l'anno scolastico finisce fra tre mesi e dopo la licenza media gli verrà tolto l'account sulla piattaforma a cui la licenza è collegata. La licenza annuale insomma si riduce a una licenza di 90 giorni, e a questo punto speriamo che dia buon frutto. Di fatto, al nostro Istituto Comprensivo non servivano 300 licenze: abbiamo sei terze medie, che non arrivano a 150 alunni. Un po' meglio andrà agli insegnanti stabili, che comunque sono meno di 100 e la maggior parte lavora su elementari e materne.
Più ci penso e più mi sembra una specie di fregatura unita ad un acquisto dettato dalla fretta. Sia chiaro: qua ognuno fa quel che può, e tutto sommato mi sembra che tutti noi stiamo facendo anche troppo, in particolare gli addetti all'acquisto di gadget informatici che ne hanno altre 3.000 da badare in contemporanea. Ma un pacchetto enorme di licenze per un anno, prendere o lasciare... sarà stato anche conveniente, ma forse sarebbe stato più conveniente comprarsi tre o quattro licenze per qualche videogioco di moda e darle come premio ai più meritevoli, da usarle durante l'estate, che ci dicono anche quest'anno si prospetta piuttosto povera di eventi mondani.

Ma c'è un altro dettaglio che mi ha colpito: per 103 euro puoi avere, secondo il catalogo di Anastasis, il programma SuperMappe EVO (EVO per "evoluto"? EVO per Extra Vergine d'Oliva? EVO come periodo storico? Vai a sapere) che non ha alcuna scadenza, non è vincolato ad alcun browser e funziona anche off-line - insomma, è un programma come tutti; e in più avrai anche il SuperMappeX che funziona solo in rete e con GoogleChrome.
Non so, ho come la vaga impressione che la mia scuola abbia preso una fregatura; perché, per quanto conveniente fosse il pacchetto di 300 licenze, qualcosa sarà pur costato e alla fine mi sembra che sarà usato ben poco.

Di chi è la colpa?
Dei colleghi che fanno acquisti a scadenza e li comunicano tre mesi dopo?
Un pochino, forse, ma non oserei mai rinfacciarglielo: se han peccato è perché oppressi dalla fretta e nel tentativo di fare qualcosa di buono per la loro scuola.
Di GoogleChrome, che sembra convinto di dover essere la variante informatica del prezzemolo? Un pochino sì, secondo me.
Dello stato, che elargisce dal giorno alla notte finanziamenti una tantum e senza troppa chiarezza? Ma temo che anche per il Ministero dell'Istruzione quest'anno valga il discorso che ne hanno 300.000 per volta da gestire, e tutte in gran fretta.
Di Anastasis che fa offerte promozionali che di fatto sembrano fregature, ma solo dopo che le hai guardate bene?
Del transito di Saturno?
Della pandemia?
Ah, saperlo, saperlo.