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martedì 6 settembre 2016

Commissione Curriculum (quando l'insegnante si dà malato o si nasconde sotto il tavolo)

Pinturicchio - Penelope (che ogni giorno fa e disfa la tela) e i corteggiatori

Ogni pochi anni, pensando forse che non abbiamo nulla con cui passare il tempo, il MIUR manda a tutte le scuole del regno la richiesta di aggiornare i suoi curriculum per materie. 
Chiamasi curriculum o curricolo un insulso documento in cui si indicano per ogni materia gli obbiettivi formativi e le modalità con cui si conseguono i suddetti, e forse anche qualche altra roba; e siccome c'è quella strana bestia che si chiama "autonomia della scuola" ogni scuola deve indicare i suoi propri personali obbiettivi e le sue proprie modalità, nel caso decidesse, poniamo, di insegnare inglese analizzando a fondo la grammatica turca o di fare geografia con particolare riferimento al calcolo integrale.
Tutto ciò è sommamente noioso e, almeno per elementari e medie, anche parecchio inutile in quanto ogni scuola ha grosso modo le stesse pretese delle altre scuole, e quand'anche ne avesse di diverse il curriculese è lingua talmente vaga ed eterea da non consentire prese di posizione particolari - senza contare che, se pur è vero che ogni insegnante lavora a modo suo, ogni scuola cambia e ricambia gli insegnanti a getto continuo e dunque nessun docente si sognerebbe di impastoiare con troppi dettagli l'autonomia didattica di chi verrà dopo di lui - senza contare che le direttive del Ministero sono le stesse per tutti, e anch'esse molto vaghe.
Così la scuola nomina una Commissione Curriculum ove si imbucano i rarissimi docenti che nutrono un sia pur minimo e larvato interesse alla questione e nessun presta il benché minimo interesse a quel che fanno fin quando non producono un qualche documento per il quale il Dirigente Scolastico li ringrazia pubblicamente in Collegio, e tutti i colleghi riconoscenti si associano al ringraziamento.
Ma un anno, a Hogsmeade, la Preside decise che tutte noi di Lettere, volenti o nolenti, eravamo parte della Commissione Curriculum. 
Vivaddio era già stato fatto quello di Italiano e restavano solo Storia e Geografia.
Eravamo cinque insegnanti molto diverse per età, formazione, interessi, indole, metodo di lavoro e visione della vita; in verità le uniche cose che ci accomunavano erano una certa cortesia formale e una ferma determinazione a fare il nostro lavoro al meglio delle nostre capacità - oltre a un totale e profondissimo disinteresse verso la compilazione di qualsivoglia curriculum, orizzontale, verticale o trasversale che fosse. 
La nostra prima preoccupazione fu scovare un modello di curriculum fatto da qualcun altro, e a questo scopo la prof. Caramella frugò in rete, dopo di che considerò completata la sua parte e nessuna di noi pretese da lei nient'altro.
Io mi offrii come dattilografa. Scrivevo veloce, assicurai - e quando mi videro all'opera tutte convennero che ero quella che scriveva più veloce nel gruppo. 
La Decana non aveva un gran rapporto con il computer, e si offrì di dettare. Un altra, più esperta in giochetti grafici, preparò le colonne e gli ovali del testo in cui scrivere. La quinta sfogliò ripetutamente le indicazioni del Ministero e trovò qualcosa da copiare.
Nel corso di questo avvincente lavoro ci capitò di trovare qualcosina che andava semplificato o corretto, e furono fatti alcuni minimi aggiustamenti, ma non esito a dire che si trattava di un lavoro alquanto scialbo. In un ultimo fuggevole guizzo di vitalità salvammo il tutto sulla chiavetta e lo consegnammo alla Preside.
Più avanti costei ci rimproverò dicendo che il nostro curriculum non metteva bene in rilievo i nuclei fondanti della materia.

In effetti non credo che mettesse in evidenza alcunché, ma non sono mai riuscita a capire cosa cavolo potesse essere il nucleo fondante di una materia scolastica - un concetto che la Preside amava moltissimo, tanto da tirarlo in ballo appena possibile, credo anche a sproposito. 
La parola fondante però nella mia mente si associava indelebilmente alla parola fondente, che a sua volta mi riportava alla mente le caramelle fondenti - quei deliziosi zuccherini insaporiti con due gocce di sciroppo di frutta che sia io che i miei dentisti abbiamo tanto amato - e mentre la Preside straparlava di nuclei fondanti la mia mente contemplava sognante l'immagine degli zuccherini bianchi che saltellavano da un capo all'altro della griglia del curriculum.
Per nostra buona sorte, le ore della commissione a quel punto erano esaurite per quell'anno. 
Riprenderete il lavoro l'anno prossimo, ci disse la Preside. Certamente, rispondemmo tutte - ma tutte poi l'anno dopo scegliemmo altre sedi, salvo la Decana che andò direttamente in pensione per limiti di età.

A St. Mary Mead per ben due anni non si parlò di curricoli, ma dopo la nostra metamorfosi in Istituto Comprensivo essi tornarono fuori, come conigli malefici da un cilindro stregato, e alle prime riunioni dell'anno scolastico eccoci lì, dieci insegnanti di Lettere di St. Mary Mead e di Crifosso, rinchiusi in una stanza e obbligati a fare il curricolo di italiano per la scuola media - e non è che le riunioni di Lettere, nella mia scuola, siano mai state molto produttive.
Che dire? Al confronto le bolge infernali sono luoghi tranquilli dove ci si può intrattenere in lieti e ameni conversari.
Il primo anno, dopo una riunione di quattro ore in cui più volte fu sfiorato l'omicidio plurimo, partorimmo un curricolum sinteticissimo di cui eravamo molto soddisfatti, che non piacque alla Nostra Preside perché era troppo sintetico. Contemporaneamente, i colleghi di Matematica videro disprezzare, perché troppo lungo, il curriculum di cui erano a loro volta molto soddisfatti (e che probabilmente avevano realizzato in ragionevole e composta armonia).
L'anno scorso dunque a badare ai curricola c'erano un gruppo di offesissimi insegnanti di Matematica e un gruppo di sfavatissimi insegnanti di Lettere, e tanto per cambiare il primo giorno non compicciammo alcunché.
Il secondo giorno però la rappresentante di Crifosso delle RSU ci spiegò che non dovevamo fare il curriculum per materie e la DS, per legge, non poteva chiedercelo - poteva chiederci solo un curriculum verticale da fare con gli altri ordini di scuola del Comprensivo. Con entusiasmo le credemmo sulla fiducia e passammo a occuparci di altro, ovvero delle malefiche competenze.

Quest'anno abbiamo la Preside Reggente, che ci ha chiesto di fare appunto il curriculum verticale. Con la morte nel cuore abbiamo acconsentito, non potendo fare diversamente, e già ponevamo mano alla scatola degli analgesici che ci sarebbe stata di aiuto per curare l'inevitabile mal di testa che presto ci avrebbe tormentati quando la Preside Reggente ci ha spiegato come si sarebbero svolti i lavori: i dieci micidiali insegnanti di Lettere sarebbero stati diluiti in ben quattro gruppi (italiano, storia, geografia e educazione civica) e sapientemente mescolati con gli insegnanti di elementari e materne.
Ne sono risultati quattro gruppi efficienti e produttivi che nel giro di due riunioni di tre ore l'una han prodotto i curricoli richiesti, e tutto ciò mi ha edificato e commosso - anche perché nel mio cuore alberga la speranza che dopo, almeno per qualche anno, di curriculi non si parlerà più.
Inoltre ho imparato una serie di coserelle interessanti - ad esempio che alle elementari per grammatica non fanno necessariamente tutte le parti del discorso, e accennano solamente all'esistenza dei pronomi, degli avverbi... e del passivo e del riflessivo nei verbi perché i ragazzi non sono ancora capaci.
Sono stata fortemente tentata di avviare una discussione in merito, soprattutto per i pronomi, ma ho poi deciso di tacermi perché ignoro se questa curiosa abitudine è diffusa nelle scuole elementari o è una mattana specifica della nostra scuola e se le indicazioni ministeriali per le elementari effettivamente autorizzano una roba del genere, che a me sembra un emerita cazzata; ma penso che prima o poi mi informerò e cercherò di esaminare meglio la questione. 
Se non altro però, ora che lo so, mi spiego meglio tutta una serie di difficoltà che le prime medie che mi sono passate tra le mani da quando sono a St. Mary Mead incontrano regolarmente sin dal primo testo che gli chiedo di scrivere.

Resta da capire perché la Nostra Preside ha diretto per quattro anni un Istituto Comprensivo tenendo rigorosamente separate le commissioni tra i vari ordini di scuola e ci sia voluta una Reggente che viene dalle scuole superiori e che si occupa di noi nei ritagli di tempo, per partorire la geniale idea di mescolarci per fare i documenti relativi alla scuola. 
Immagino che sia per la la solita questione che qualcuno usa il cervello e qualcuno, essendone piuttosto sprovvisto, non lo fa. O almeno, non mi vengono in mente altri motivi.

lunedì 20 giugno 2016

Brevi e banali considerazioni sulla farraginosità della vita nell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, nel mondo scolastico, nell'Italia tutta, e già che ci siamo anche nell'orbe terracqueo

Tiziano - Sisifo

Qualche giorno fa i referenti di plesso delle varie biblioteche dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead sono stati convocati da Maestra Tina per esaminare la possibilità di partecipare ad un grandioso concorso indetto dal Ministero per le biblioteche multimediali. In pratica il Ministero darebbe dei fondi, la scuola cercherebbe di raccattare qualche altro soldo dalle sue casse, dal Comune, dal Comitato Genitori e da eventuali altri offerente sul territorio, e con questi soldi dovremmo fare una bella biblioteca multimediale.
"Può partecipare solo un plesso per ogni scuola" ci ha spiegato Maestra Tina.
"Ho letto il bando" ho detto quando è stato il mio turno di parlare"E mi è pure piaciuto. Sono anche convinta che avere una biblioteca multimediale sarebbe una vera ganzata. Però questi vogliono, giustamente, una biblioteca multimediale un tantino collegata in rete, e il nostro collegamento in rete fa veramente pena".
Maestra Tina mi spiega che presto arriveranno i finanziamenti del PON e con quelli dovremmo avere una bella banda larga. Probabilmente.
E' più di un anno che ci spiegano che presto arriveranno i soldi del PON e avremo la banda larga. Sono tre anni che giurano che presto avremo la banda larga; ma tuttora l'unica banda funzionante nel paese di St. Mary Mead è la banda militare.

Nell'Istituto Comprensivo  abbiamo tre plessi dove il collegamento funziona bene: la media di Crifosso, dove sono tanto ganzi ma non hanno biblioteca; la scuola materna di Altrove - ma in una scuola materna la biblioteca multimediale sembra un po' fuor di luogo - e infine la scuola elementare di St. Mary Mead, dove la bibliotecaria mostra una certa allergia all'idea di una biblioteca multimediale perché "i ragazzi passano già fin troppo tempo attaccati ai loro cellulari", senza contare che non ci sono grandi spazi a parte quello della biblioteca ordinaria.
Vabbe', ognuno ha le sue idee; ma, idee a parte, non c'è dubbio che una biblioteca multimediale starebbe meglio in una scuola media.
"Volendo, noi lo spazio lo avremmo" dico "C'è l'Aula Magna, che è bella grande. Anzi, proprio in questi giorni stavo considerando che gli scaffali della biblioteca sono un po' pieni, e non c'è posto là dentro per metterne altri. L'Aula Magna ha un sacco di pareti. La facciamo tinteggiare, ci mettiamo un po' di attrezzature nuove e facciamo un locale simpatico e gradevole, con una bella postazione video e tutto il resto. Resta il problema del collegamento".
Maestra Tina mi suggerisce di parlarne con gli altri insegnanti.
Vado a scuola e ne parlo.
Prima obbiezione, della prof. Therral "Veramente stavamo pensando di farne l'aula video".
"Ma non la facevate nella ex Aula di Spagnolo?".
"Non si può, c'è troppo rimbombo".

Due parole sull'Aula Video: sotto Natale la scuola di St. Mary Mead ha fatto una grandiosa lotteria per raccogliere fondi con cui fornire la scuola - finalmente! - di una postazione video ben funzionante. Con i pingui ricavati di questa grandiosa lotteria sono state comprate... due LIM, con le quali al momento non si riescono a vedere i film perché i computer che ci hanno dato non reggono il programma che le nuove LIM richiedono. Giuro.
Con i residui dei fondi della lotteria si sarebbe poi dovuto comprare un nuovo proiettore, di cui ancora non si è vista traccia. 
Il prof. Jorge dal canto suo sostiene che "l'aula video è pronta". Quando gli feci osservare che nell'aula video ormai pronta mancavano piccoli dettagli quali lo schermo e le tende scure, mi rispose che lo schermo non serviva, perché per proiettare i film si poteva usare al posto dello schermo il muro - che nelle aule di St. Mary Mead è rigorosamente a due colori, e in quella specifica aula piuttosto sbrecciato e sporco.
"Anch'io proietto i film sul muro, nel laboratorio di musica" aggiunge il prof. Jorge. 
Lo so. Una volta sono entrata nel laboratorio di musica, mentre proiettavano un film, e ricordo con chiarezza di aver pensato che, piuttosto di far vedere un film in quelle condizioni avrei preferito far lezione con le tavole di marmo e gli scalpelli, nel più tradizionale e giurassico dei modi.
Non so perché, nel mondo della scuola, nonostante si dica che siamo nel pieno della  cultura dell'immagine, nessuno sembri mai considerare che un FILM è un qualcosa che punta soprattutto sull'immagine e sul suono, e se si vede male e si sente peggio difficilmente i giovanissimi spettatori (che a casa dispongono spesso di televisori interstellari e sono abituati a grandiosi schermi ben dolbyzzati nelle sale) riusciranno a trarre dal film in questione tutto il succo che registi, costumisti, tecnici vari, sceneggiatori musicisti e attori han provato a metterci.

Torniamo all'Aula Magna.
"Non è un ostacolo, se l'Aula Magna ospita una bella e funzionante postazione Video, anzi" ho spiegato "Una biblioteca multimediale è composta anche da film, filmati, documentari eccetera."
"Ma ci vogliono le sedie nuove, e il Comune ha detto che non ha soldi".
(Sulle sedie presenti attualmente in Aula Magna non voglio soffermarmi per questioni di decenza e di pudore, ma non c'è dubbio alcuno che, sì, ci vogliono delle sedie nuove).
"Magari con i soldi del concorso possiamo anche prenderci le sedie".
"Massì, in effetti ci può star tutto, in quella stanza" ha convenuto la prof Therral.
"Ad ogni modo, non appena la commissione giudicatrice del concorso vedrà gli estremi del nostro contratto per il collegamento in rete si metterà a ridere e passeranno direttamente a e esaminare la domanda successiva".

E dunque a tutt'oggi non abbiamo un Aula Video né sappiamo quando la avremo, abbiamo un gruppo di LIM scarsamente funzionali e che richiederebbero un po' di manutenzione, non abbiamo un collegamento in rete degno di questo nome e la nostra biblioteca, ben lungi dall'essere multimediale, ha un computer che non entra in rete e che soffre del grave problema di uno spinotto che non entra bene e che prima o poi non entrerà affatto privandoci così del collegamento elettrico e smettendo con ciò di funzionare. Per giunta nella suddetta biblioteca, che funziona anche molto fortunosamente come aula video, non abbiamo più le tende chiare ma solo quelle scure perché una mattina passò qualcuno del Comune e disse "Ma come, simili schifide tende chiare non possono stare qui, ce ne vogliono di molto migliori!" prese le suddette tende e sparì. Otto mesi fa.

Di chi è la colpa di questa situazione degna sì di un film, ma dell'orrore?
Del MIUR, che ad anni alterni fa partire grandi programmi di ristrutturazione e informatizzazione e modernizzazione per poi tagliare i fondi lasciando tutto a mezzo? ( La storia delle biblioteche multimediali la lanciò Berlinguer, all'alba del terzo millennio. Con un po' di continuità nei finanziamenti adesso avremmo splendide biblioteche multimediali a tutti gli usci).
Del Comune di St. Mary Mead, a cui da anni e anni chiediamo una fornitura di tende nuove ed efficienti e che ogni tanto ce le manda, le tende nuove, e ha una singolare capacità di sceglierle sempre sbagliate? E che ci prende le tende vecchie e un po' lacere dall'aula video ma non le rimpiazza con alcunché? Ma che nel frattempo ha speso un sacco di soldi per installare delle finestre malfunzionanti e delle porte che continuano a perdere le maniglie come prima?
Della Nostra Preside che ha imposto un registro elettronico in una scuola dove il collegamento in rete funzionava poco e male, e non s'è ancora capito che tarantola l'avesse morsa?
Del Comitato Genitori, che ci ha rifilato due LIM e due computer che non vanno d'accordo tra di loro, e comunque noi volevamo un proiettore?
Della prof. Therral che non è saltata alla gola di chi le ha proposto le LIM, forse anche perché ha tre figli piccoli e non desidera passare i più begli anni della sua giovinezza nelle scomodissime prigioni italiane, e comunque di mestiere insegna Lettere e dunque quando si tratta di computer prende per buono quel che chiunque le dice? 
Del prof. Jorge che non si impunta mai perchè qualcosa, qualsiasi cosa, una cosa qualunque, anche pescata a caso nel mucchio delle nostre mille informatiche velleità, sia fatta bene e a modino e si sorprende assai quando i colleghi pretendono che i computer di scuola funzionino come quelli di casa loro, o addirittura meglio?
Di tutti noi insegnanti, che continuiamo a portare pazienza invece di prendere qualcuno, uno qualunque pescato a caso nel mucchio, fosse anche innocente come una colomba, e riempirlo di botte fino a farne polpettine da ragù?
Di una congiunzione astrale particolarmente infelice?
Dell'attuale governo, che deve essere particolarmente ladro considerando quanto piove in questi giorni?
Della natura matrigna e dell'infelicità della condizione umana?

Quanto alla biblioteca multimediale, ecco: se al MIUR ne vogliono vedere una, sarà bene che diano i soldi a qualche altra scuola.

giovedì 26 maggio 2016

La sganascevole e ridicolissima farsa del Registro Elettronico - 3 - Vegliate, perché non saprete né il giorno né l'ora


In una bella mattina di tarda primavera, appena entrata in Sala Insegnanti venni informata che di lì a una settimana il Grandioso Registro Elettronico sarebbe stato visibile anche a genitori e alunni.

"Così, all'improvviso?" chiesi sorpresa "A un mese dalla fine dell'anno scolastico?"
Ebbene sì, giusto a un mese dalla fine dell'anno scolastico. Il giorno dei colloqui generali, i coordinatori avrebbero distribuito le password ai genitori. In effetti tutto ciò avveniva appunto perché i genitori ce lo chiedevano (una volta tanto nessuno ha tirato in ballo l'Europa).
In effetti corre voce che da più di un anno i genitori ce lo chiedessero, ma nessuno se li era mai filati più di tanto. Da qualche settimana però era improvvisamente cambiata la Dirigenza: la Nostra Preside si era avviata verso altri e più prestigiosi lidi, e al suo posto era subentrata una Reggenza. La quale Reggenza, informata che fu dell'esistenza di un Registro Elettronico, alla prima richiesta in tal senso decise di togliergli quell'aura di leggenda che lo ammantava e di farne un banale, concreto ma utilizzabile Registro Elettronico, che a scuola avrebbe comunque continuato a funzionare ogni tanto e sarebbe stato aggiornato soprattutto da casa dei docenti o dalla Sala Insegnanti, ove era l'unico computer della scuola dotato di una connessione quasi sempre funzionante - perché alla scuola di St. Mary Mead il collegamento in rete continua ad essere un optional che assai raramente ci onora della sua presenza.

La notizia non suscitò un particolare scalpore - anche perché, scoprii in seguito, era rimasta confinata ai pochi eletti che quella mattina, per questioni di orario, stavano in Sala Insegnanti a cazzeggiare in attesa di entrare in classe. Né alla Reggente né alla VicePreside (e neppure alla responsabile di plesso) venne in mente di fare un qualche tipo di circolare che informasse tutti gli insegnanti e, perché no, magari, anche gli alunni e i genitori. A dire il vero qualche alunno lo sapeva: i miei, cui mi ero precipitata a comunicare la lieta novella.
Fu così che, il giorno del ricevimento, molti insegnanti scoprirono che avrebbero dovuto consegnare le password, e sgranarono gli occhioni assai stupiti.
"D'accordo" disse la prof. Quadrella "Gli diamo la password. Ma loro dov'è che firmano per dichiarare che l'hanno ricevuta?".

"Non c'è problema" disse la VicePreside "I coordinatori hanno l'elenco delle classi, li fanno firmare lì".
"Sì, ma firmare che cosa?" chiese la prof. Quadrella "Qui non c'è scritto niente di niente, c'è solo il nome e lo spazio per la firma".
"Boh, fategli scrivere accanto 'ricevo password'" suggerì bonaria la VicePreside.
"Ma non c'è lo spazio!".
La VicePreside, che non è abituata a porsi grandi problemi (il che non sempre è solo e soltanto un pregio) si strinse nelle spalle.
Quanto a me, presi il foglio e scrissi a lato "Dichiaro di ricevere la password per il registro elettronico" con tanto di data. E fu così che i genitori della mia classe rilasciarono non una ma ben due firme, perché al contrario della VicePreside, su queste cose io sono un po' piantagrane e voglio tutte le carte in ordine. Del resto, nel più ci sta il meno. Giusto?

Comunque non tutti i genitori reagirono nel modo previsto. Qualcuno sorrise e disse "Era ora, così è tutto molto più comodo". Altri chiesero se alla password erano allegate le istruzioni (e io non lo sapevo, non avendo aperto le buste con la password, e mi limitai a dire che pensavo di sì), altri non fecero commenti e presero la busta. Una madre invece fece un salto inorridito, nemmeno le avessi offerto un aspide ben carico di veleno ed esclamò "Non la voglio! Non so nulla di queste cose!".
"Ma suo figlio porta regolarmente a scuola il computer per fare i compiti" osservai timidamente "non dovrebbe essere difficile per lui. Le spiegherà come fare".
"Devo proprio prenderla?"
"Preferirei di sì, signora. Comunque nessuno vi obbliga ad usarla".
Sospirando, la madre firmò e prese la temibile busta.
Immagino che non fosse tra quei genitori che erano andati a reclamare perché volevano l'accesso al Grandioso Registro Elettronico.

(to be continued)

venerdì 1 aprile 2016

La Grandiosa Lotteria alla Scuola Media di St. Mary Mead, ovvero Quando Come Fai Sbagli


La storia ha inizio in una bigia giornata di Novembre quando, durante il ritorno in treno dopo la mattinata passata a scuola, la prof. Quadrella lamentava accoratamente che in tutta la scuola non si trovasse una postazione che consentisse al docente di turno di far decorosamente vedere un film alla sua classe.
Con lei c'erano la prof. Therral e il professore Integralista di Religione, che hanno unito le loro rimostranze alle sue. Alla fine, sazi di lamentele, han cominciato a pensare dove e come procurarsi i fondi per allestire una vera e funzionale aula video, e nel giro di pochi minuti si erano accordati per organizzare una lotteria per la scuola. Si sono spartiti i compiti, ed ecco che la mattina dopo, previa un rapidissimo colloquio con la Preside che aveva dato il suo benestare, la Lotteria ha cominciato ad assumere consistenza. Il terzo giorno alcuni commercianti di St. Mary Mead, opportunamente sollecitati, avevano offerto dei premi e ogni classe era stata dotata di un congruo numero di blocchetti di tagliandi con i numeri da vendere.
Personalmente ritengo che non faccia parte dei compiti di un insegnante gestire vendite a scopo benefico né organizzare raccolte fondi (mentre lavoro sempre con gran piacere alla Mostra del Libro, che mi sembra assai più consona al mio insegnantesco ruolo) ma, dal momento che nessuno mi aveva chiesto di industriarmi in alcun modo per la Lotteria, mi sono limitata a non comprare biglietti e a lasciare nelle mie ore qualche minuto ai ragazzi per organizzare i loro rendiconti e raccogliere i soldi - oltre a elargire qualche generico e assai meritato complimento alla prof. Therral per la velocità e l'accortezza con cui aveva organizzato il tutto.

La sera del quarto giorno, quando ormai le vendite fervevano e i blocchetti di numeri andavano e venivano in gran copia, la prof. Therral ha ricevuto una telefonata da parte del Presidente del Comitato Genitori (di cui ignorava financo l'esistenza, come quasi tutti noi del resto) che si lamentava di come detto Comitato non fosse stato coinvolto e di come perciò si fosse sentito scavalcato.
Repressa la fortissima tentazione di mandare il Presidente del fantomatico Comitato diritto filato a Fanculo, la prof. Therral è ricorsa a blande parolette con cui ha cercato di calmare l'irritato Presidente e di scusarsi del grave delitto di aver tentato di fare qualcosa per risolvere un problema oggettivo al quale il BarbaComitato non aveva mai minimamente mostrato di interessarsi*. Più avanti è venuta a sapere per vie traverse (in un paese per vie traverse si vengono sempre a sapere valanghe di cose che talvolta sarebbe più decoroso che restassero occulte) di come la Preside, parimenti redarguita dal Presidente del Comitato dei Genitori, fosse sgusciata come un anguilla dichiarando con grande mendacità che lei di questa storia della Lotteria non era stata minimamente informata. Tutto ciò, comprensibilmente, non ha fatto piacere alla prof. Therral, che in somma delle somme dalla Lotteria non aveva alcuna speranza né intenzione di ricavare un singolo centesimo per suo uso personale, ma solo un consistente aggravio di lavoro, il tutto in un periodo in cui, nei ritagli di tempo, stava pure gestendo un trasloco.
Ad ogni modo è stato deciso di sospendere la vendita dei biglietti e di aspettare i Consigli di Classe Con Genitori, di lì a pochi giorni, per presentare l'iniziativa ai genitori in questione (i quali genitori, peraltro, da qualche giorno stavano comprando biglietti in quantità e sollecitando parenti e amici a fare altrettanto).
Così l'iniziativa è stata fermata (teoricamente), e allora il Comitato dei Genitori ha fatto sapere che non intendeva fermarla, e allora l'iniziativa è ripresa. La Preside non ha più dato segni di vita e ha lasciato che la Natura facesse il suo corso, in parte convinta a ciò anche dall'accorta mediazione della VicePreside.
Nel frattempo i ragazzi continuavano imperterriti a vendere biglietti (e tenendo conto che siamo una scuola che a malapena arriva a 200 alunni, ne hanno venduta una quantità invero assai ragguardevole).
Infine c'è stato il sorteggio dei premi, le varie ceste hanno smesso di ingombrare la Sala Insegnanti e la prof. Therral ha fatto il bilancio definitivo, talmente lusinghiero da consentire l'acquisto di due LIM e relativi computer oltre all'allestimento della Postazione Video**, grazie a una piccola giunta offerta dalla scuola.

Qualche settimana dopo sono arrivati i tecnici e hanno montato le LIM. 
A quel punto è arrivata dalle elementari Maestra Tina, e si è molto lamentata che il Comitato Genitori fosse entrato nella nostra scuola senza autorizzazione e avesse montato le LIM impicciandosi troppo, e perché si erano impicciati tanto***? Il Comitato Genitori non avrebbe dovuto allargarsi così, ledendo la Sacra Autonomia della scuola, né noi avremmo dovuto permetterglielo.
E' seguita un accanita discussione tra Maestra Tina e la nostra VicePreside, che con grande fermezza ha sostenuto che 1) chi era entrato nella nostra scuola era autorizzato eccome, e 2) se Maestra Tina si fosse fatta una buona teglia di cavoli suoi non sarebbe poi stato questo gran male. In tutto ciò, ovviamente, la Preside non si è immischiata né tanto né poco. In compenso la prof. Therral si è sentita redarguire per l'ennesima volta per la grave colpa di aver fatto qualcosa per la sua scuola e, nonostante non abbia un carattere particolarmente acido, se ne è alquanto risentita e ha promesso e giurato che la prossima volta che le verrà l'incauta idea di organizzare alcunché si siederà in poltrona aspettando che tale malsana idea le passi. 
Vorrei poter aggiungere che ha comunque avuto il sostegno morale e il conforto di tutto il corpo docenti della scuola media di St. Mary Mead ma, ahimé, non posso: più di un insegnante ha osservato che questo avrebbe potuto essere fatto meglio, che quest'altro tanto bene non andava e via dicendo. Mi sono ben guardata dal riferire questo tipo di commenti alla prof. Therral, ma temo di dover ammettere che questa mia discrezione è rimasta un caso abbastanza isolato.

Comunque le LIM ci sono. Non funzionano molto bene, al momento, e nessuno è ancora riuscito a spiegare alla Dirigenza, o almeno al prof. Jorge, che per le LIM servirebbe anche un po' di manutenzione, ma si spera che le cose finiranno per sistemarsi - e soprattutto che prima o poi il proiettore nuovo per la postazione video arrivi.

*il suddetto Comitato è trasversale, nel senso che è costituito da genitori di tutti i plessi dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, dalle materne alle medie, e si occupa soprattutto dell'organizzazione delle feste di fine anno.
**in compenso la postazione video ancora langue - con mio estremo disappunto, visto che il sorteggio delle LIM in questione NON ha favorito la mia classe.
***forse perché di mestiere uno di questi genitori del BarbaComitato vende LIM, e ricorrendo a lui i tempi di installazione si sono notevolmente accorciati.

Questa storia, rigorosamente unplugged, non è un pesce d'Aprile e nessun pesce è stato maltrattato durante la produzione di questo post.

domenica 20 settembre 2015

La sganascevole e ridicolissima farsa del Registro Elettronico - 1

Per il settore informatico, è indispensabile che la nostra scuola si doti al più presto di uno stregone.
O almeno di un esorcista.

E così, anche a St. Mary Mead l'anno scolastico è iniziato.
Le classi si sono presentate, quasi tutti i libri sono arrivati, ogni aula ha le sue tre carte geografiche del mondo, dell'Europa e dell'Italia, tutti gli insegnanti sono presenti  tranne uno spezzone di Matematica, sulle cattedre biancheggiano le fotocopie del registro di classe...

"Fotocopie del registro di classe?!?" 
"Dice che per qualche settimana ancora non si parte col registro elettronico" mi spiega la custode con la rassegnata imperturbabilità che da sempre è uno dei suoi ferri del mestiere.
Spiegazioni ce ne sono tante, ma non sembrano molto  attendibili.
"Non hanno la password per quelli nuovi".
Quelli nuovi sono ben due insegnanti. E mi rendo ben conto che fornire due password a due insegnanti è gran procedura e assai complicata, soprattutto del tutto imprevedibile in una scuola, dove l'arrivo di nuovi insegnanti è evento davvero rarissimo.
"Devono dare le password nuove a tutti, dice che si fa così".
Si farà anche così, ma l'anno scorso tutti (tranne i nuovi arrivati) hanno usato la solita password degli scrutini.
"Ci sono le nuove classi da inserire". 
Omammamia, ben tre classi da inserire, per un totale di sessantacinque alunni! Per giunta tre classi che sono state formate già a Giugno.
Un lavoro davvero lungo, in effetti.
"L'addetta al registro elettronico è andata via, e devono nominare qualcuno con le convocazioni".
"E quando lo nominano?"
"E' arrivato due giorni fa. Però va formato".
"Perché, avevamo una sola persona in grado di gestire 'sto cazzo di registro dalla segreteria?".
Pare che, sì, ce ne fosse una sola; e l'uso del turpiloquio non basterà a risolvere la situazione. 
"Dice che non possono far partire il registro perché non hanno ancora il nome dell'insegnante di Matematica ancora da nominare".
"Ma se non l'hanno ancora nominata non lavora, e la sostituiamo noi. Mi sembra di ricordare che le sostituzioni sono previste, in quel cavolo di registro. Io stessa ne ho fatte un paio, l'anno scorso".
"Ma ci si deve scrivere chi viene sostituito".
"Non possono limitarsi a scrivere "Matematica"?

Tutte domande senza risposta. Non c'è una circolare, né una nota o un bigliettino informale. Al Collegio l'argomento non è stato nemmeno sfiorato. E nessuno ha la benché minima idea di quando partirà il registro elettronico - compresa la Preside, viene da pensare.


"Sono arrivati i registri personali, per chi vuole prenderli" annuncia la custode "Li manda la segreteria".
Visto che le fotocopie del registro di classe sono state fatte per ben quattro settimane (ma quanto ci vorrà ad addestrare un addetto di segreteria alla gestione di un registro elettronico? Non è mica un acceleratore di particelle) mi sembra di intuire che non sarà un problema di pochi giorni. Dopo breve e inconcludente meditazione prendo tutti i registri personali di cui necessito, sempre più perplessa, e li compilo pazientemente.

Non sono una fanatica del registro elettronico e nemmeno ho niente contro il registro elettronico. Quel che non riesco a capire è come mai solo e soltanto la scuola media statale di St. Mary Mead debba fare ogni anno questo immane casino con il registro elettronico, e ancor meno comprendo perché la Nostra Preside, se le interessa tanto il registro elettronico, si rifiuti sistematicamente di organizzarsi in funzione del registro elettronico (ad esempio formando per tempo un numero adeguato di persone in segreteria per gestire il registro elettronico) invece di esporre ogni anno la nostra rispettabile e operosa scuola alle più ignobili figure davanti all'utenza.
In tante scuole usano il registro elettronico, e in tante non lo usano. Ma la nostra è l'unica scuola dove abbiamo contemporaneamente gli inconvenienti del registro elettronico e di quello su carta.

Qualcuno sostiene che la Nostra Preside abbia voluto a tutti i costi il registro elettronico per questioni di immagine.
Se davvero è così, forse dovremmo quotarci e regalarle un buon manuale sulla cura dell'immagine, perché mi sembra che abbia le idee abbastanza confuse in materia.
Soprattutto, non ha mai sentito i frizzi e lazzi che alunni e famiglie dedicano e hanno dedicato al nostro Grandioso Registro Elettronico.

domenica 9 agosto 2015

L'epica questione dell'uscita, ovvero su come i giovinetti oggi siano forse eccessivamente protetti

Terminate le lezioni di scuola, le scolaresche di St. Mary Mead affrontano il periglioso cammino che li porterà a casa

Capita spesso di sentire lamentare il fatto che le giovani generazioni vengano tenute eccessivamente nella bambagia e siano protetti con troppa cura dalle insidie e i traumi della vita, col rischio di crescere senza sviluppare alcuna autonomia. Tale preoccupazione non è a mio avviso del tutto ingiustificata e anche la scuola sta contribuendo in tal senso, come passerò a illustrare con una breve novelletta che narra fatti realmente avvenuti.

L'uscita di cui andrò a parlare non è quella didattica, dove si portano gli alunni a vedere musei e monumenti o a partecipare ai Giochi della Vallata, bensì l'inevitabile uscita dalla scuola che ogni alunno è pur costretto a fare alla fine delle lezioni, sempreché non voglia passare la notte nell'edificio scolastico con grande incomodo suo, della famiglia e di tutto il personale docente e non docente.

Ordunque, nei miei primi anni di insegnamento funzionava che, al suono della campanella, i ragazzi uscivano. A volte il regolamento delle scuole ci chiedeva di accompagnarli fino al portone o financo al cancello, a volte bastava un "Buona giornata, ragazzi" e restavi in classe a rimettere a posto i libri nella borsa. Nulla di che.
Anche il primo anno in cui ho insegnato a St. Mary Mead vigeva questa sana e rispettabile consuetudine.
Il secondo anno, al termine del primo Collegio Docenti, il Vecchio Preside chiacchierò del più e del meno per un paio d'ore MA proprio alla fine dell'incontro fece scivolare con noncagance che a partire da quell'anno gli alunni andavano consegnati ai genitori "come si fa alle elementari".
Il Collegio, ormai in piena fase di cazzeggio-da-fine-lavori si fece di colpo attentissimo e insorse come una sola tigre. E quando mai, e perché, e che diavolo stava succedendo, e assolutamente no!
Il VecchioPreside ci congedò in fretta e furia e scappò. Molti capannelli di rivolta si riunirono, poi la palla fu lasciata allo stuolo di vicepresidi di cui la scuola all'epoca era dotata e tutti tornammo a casa, ribollendo sommessamente.

Il Vecchio Preside fu assediato, tampinato, perseguitato e tormentato in tutti i modi, ma non voleva sentir ragioni. Alla fine però, dopo che anche i genitori, convocati in apposita riunione, avevano apertamente dichiarato il loro scontento, ripiegò sull'inizialmente respinta proposta della liberatoria
Cotal liberatoria è un foglietto di carta dove il genitore scrive che autorizza la sua prole a tornarsene a casa da sola. Inizialmente il Vecchio Preside ci aveva spiegato che quel tipo di foglietti (di cui molte scuole medie si dotano all'inizio dell'anno) erano perfettamente inutili. Ciò risultò essere vero: lunghe analisi e spogli legislativi, una riunione appositamente convocata con i sindacati e consulti con avvocati vari ci trasformarono tutti in esperti legulei sull'argomento. Scoprimmo così che le tanto rinomate "liberatorie" non liberavano in realtà alcuno da veruna responsabilità, e che un genitore che si ritrovasse il figlio danneggiato durante il ritorno a casa dalla scuola poteva far causa (e, sembra, perfino vincerla) per quante liberatorie avesse firmato. Scoprimmo che la legge in realtà non era chiara (la legge non è mai chiara, quando si tratta di scuola). Scoprimmo infine che il discrimine erano i quattordici anni: gli ante-quattordicenni  infatti andavano badati come rose di serra, mentre i post quattordicenni potevano girare in motorino, avere rapporti sessuali e tornare a casa da soli da scuola (l'accostamento di queste tre cose lasciò tutti un po' perplessi, ricordo; anche perché tutti noi, alle medie, tornavamo a casa senza accompagnatore ma all'epoca non guidavamo motorini né, a parte casi non troppo frequenti, ci intrattenevamo in rapporti sessuali - e del resto, secondo la legge, non avendo compiuto i quattordici anni non avevamo diritto di fare né l'una né l'altra cosa). 
Quel che non riuscimmo invece a capire, per quanto ci provassimo, fu che tarantola avesse morso il nostro Vecchio Preside, che fino a quel momento si era distinto per un certo rude e pragmatico buon senso: si vociferava di un incidente in un qualche comune dei dintorni nel quale un ragazzo che era stato investito da un pullman della scuola sul piazzale della scuola e per la sua morte erano stati condannati autista, preside e insegnante - ma erano voci talmente vaghe che non sembrava fosse da farci più affidamento che sulla storia dei coccodrilli che escono fuori dallo scarico della doccia. Il Vecchio Preside si rifiutò di dare spiegazioni, disse che la legge era così e basta.
A dire il vero la legge non era proprio così: perché c'era da considerare che l'orario dei docenti era vincolato e nessuno di noi era tenuto a regalare allo Stato quei minuti in più di babysitteraggio. A quei tempi a St. Mary Mead la scuola era sempre aperta fino alle 18.00 e a volte fino alle 22.00 e gli insegnanti vivevano e si accampavano a scuola per preparare le più strane e varie attività, ma nessuno di noi sentiva in sé la benché minima disponibilità ad aspettare due minuti i genitori all'uscita: per chi stava lontano c'erano i pulmini, per chi stava vicino c'erano i piedi e da sempre i ragazzi andavano a scuola e tornavano da scuola in gruppetti più o meno chiassosi. Se poi qualcuno voleva venire di persona a prendere la prole, padronissimo, ma la scuola che c'entrava?
"Certo, un tempo c'erano meno pericoli" mormorava qualcuno "Per esempio i pedofili...".
Ma in verità a St. Mary Mead, per quel che si sapeva, i pedofili scarseggiavano e il traffico era assai contenuto, certo più contenuto di quello che a suo tempo io e miei compagni affrontavamo nelle vie fiorentine per ritornare alla nostra magione, senza avere mai subito danno alcuno (in compenso qualche pedofilo c'era anche allorta, e infatti i nostri genitori ci raccomandavano sempre di non accettare caramelle da sconosciuti).
Tornando ancora più indietro nel tempo, quando i grembiulini erano bianchi e i fanciulli non erano ancora stati rovinati dall'educazione permissiva, i primi alunni di mia madre, quando insegnava alle elementari in campagna, agli inizi degli anni '50, si facevano a volte anche un paio di chilometri a piedi tra i boschi, in totale assenza di pulmini - e mia madre ammise più volte che trovava la cosa piuttosto rischiosa. D'altra parte, cos'altro potevano fare le famiglie a quei tempi se non mandarli da soli e sperare che non succedesse niente (e di solito, in effetti, non succedeva niente)?

Nel gran tumulto della Sala Insegnanti la prof. Marzapane sintetizzò più volte la questione con la formula Se continuiamo a badarli in questo modo questi ragazzi ci diventano scemi! e la trovai una sintesi tanto efficace quanto sensata.
Alla fine comunque il Vecchio Preside per sopravvivere dovette ripiegare sulla liberatoria e così ogni classe raccolse il suo bel mazzetto di liberatorie, che conservò nell'apposito raccoglitore delle autorizzazioni, caso mai un giorno ci fosse servita un po' di carta per fare il branzino in cartoccio. Ogni classe si vide anche recapitare una circolare che conteneva una spassosa raccolta di consigli su come tornare a casa in sicurezza, con richiesta ai coordinatori di leggerla ad alta voce con opportuni commenti.
Beh, quanto ai commenti, io e la classe dei Baronetti Inglesi non ci facemmo mancare nulla; del resto, accorati inviti a rispettare i semafori e a tenersi lontani dai pozzi in un paesello dove non c'era un semaforo che fosse uno, e di pozzi men che meno, quale altra accoglienza potevano avere?
(Da notare che il Vecchio Preside era nato e cresciuto a St. Mary Mead e veniva regolarmente a trovare i suoi genitori che ivi abitavano, e dunque era perfettamente a conoscenza della totale assenza di semafori e pozzi nel paese. La circolare comunque valeva anche per gli altri plessi - dove magari c'erano semafori, anche se probabilmente i pozzi incustoditi non dovevano essere poi molto numerosi).

L'anno seguente arrivò il Nuovo Preside, che nel corso dell'anno non si distinse né per buon senso né per alcuna attitudine dirigenziale, ma che sulla questione delle uscite dopo le lezioni diede senz'altro il peggio di sé (e aveva molto da dare).
Esordì anche lui spiegando che i ragazzi andavano consegnati ai genitori, che le liberatorie non le voleva perché non avevano valore legale eccetera. Il problema fu che persistette in cotal deplorevole atteggiamento ben dopo tutte le doverose levate di scudi di insegnanti e genitori; e in effetti una cosa andava riconosciuta, a quell'uomo: non era di quei dirigenti che se ne fregava di quel che dicevano gli insegnanti ma si appiattiva a pelle d'orso davanti ai genitori; nossignori, lui, con grande equanimità, se ne sbatteva alla grande delle richieste dei genitori esattamente quanto di quelle dei docenti. Restava il fatto che per i genitori si trattava di una questione di sopravvivenza, e assai compattamente questi signori dimostrarono che, se lui se ne fregava di loro, loro dal conto proprio erano in grado di fregarsene altrettanto di quel che diceva lui.
Vennero coinvolti uno stuolo di avvocati e consulenti legali e non so che altro. Alla fine il Nuovo Preside sembrò cedere e accettare, in cambio della firma e sottoscrizione di una complicatissima liberatoria, il sospirato ritorno a casa dei ragazzi. Così pareva, così aveva capito il VicePreside.
Così però non risultò ai primi Consigli di Classe, dove il Nuovo Preside si rimangiò tutto e fece una grandissima piazzata sia ai genitori che al VicePreside. Gli sventurati insegnanti che erano presenti assicurano essersi trattato di scena mirabile, nel senso di "degna di essere vista". Cosa invece pensassero i genitori invece non lo so né voglio saperlo, ma sospetto che non fosse nulla di lusinghiero verso le istituzioni scolastiche.
Nel frattempo, di settimana in settimana il momento in cui tutti noi avremmo dovuto consegnare ad uno ad uno i picoli e implumi (e offesissimi: "Cosa crede il Preside che non siam buoni a tornare a casa da soli?!?") boccioli ai genitori veniva posticipato, presumibilmente in attesa di un accordo (perché serviva un accordo, se lui aveva sempre dichiarato che non era questione di trovare un accordo, bensì era così e basta? Non lo so, star dietro ai ragionamenti di quello strano essere era davvero difficile e l'unico che ci riusciva, ma solo talvolta, era il VicePreside, che tra l'altro si stava stufando di prendersi scenate sia da lui che da noi che dai genitori).

Infine il Nuovo Preside ebbe una pensata che gli sembrò assai astuta, e fece consegnare ai vari VicePreside una lettera scritta a mano e non protocollata, da fotocopiare e mettere nel registro di classe, dov'era scritto:

Ai signori Docenti si raccomanderà il "buon senso" nel disporre le uscite dalla scuola per ragazzi che abitano nelle immediate vicinanze e che percorrono un tratto di strada "sicuro".

seguiva firma.
Quando la lessi risi pazzamente, anche se in verità c'erano tutti gli elementi per piangere per lo sconforto, considerando che quell'uomo riceveva regolare stipendio per fare stronzate del genere.
In pratica, aveva deciso di passare la palla a noi, ed era convinto con quello di essersi tolto da ogni responsabilità, sicuro com'era che in caso di incidente la responsabilità sarebbe ricaduta su di noi.
In realtà, se ci fosse stato un incidente e quel documento fosse saltato fuori gli avrebbe portato problemi piuttosto seri, perché nessun docente aveva alcun  tipo di qualifica o competenza per stabilire se un percorso era "sicuro" o meno, e soprattutto se lo era tutti i giorni e in tutti i momenti in cui gli alunni lo avrebbero percorso; quanto al "buon senso", che è quella cosa che è stata distribuita con grande equanimità perché tutti sono convinti di averne in misura abbondante, non era e non poteva essere un criterio legale. Il sindacalista cui venne portato a leggere si divertì molto non solo all'idea del buon senso, ma ancor di più del buon senso tra virgolette, nuova categoria giuridica in base alla quale valutare la pericolosità o meno di un itinerario.

Ad ogni modo, per quanto la situazione di per sé fosse divertente, io non volevo grane.
Così feci una fotocopia per ogni alunno della classe che coordinavo, con l'incarico di consegnarla alla famiglia, e dettai la seguente nota sul diario:
Il Consiglio di Classe della Terza X non ha competenze adeguate ad esprimere una valutazione sugli itinerari percorsi dagli alunni. Nutre tuttavia la massima fiducia nel buon senso degli alunni e dei genitori e si rimette in tutto e per tutto alle loro decisioni
da riportare il giorno dopo firmata.
Non era un tentativo di scaricarci dalle responsabilità mediante un ennesima liberatoria, ma solo un modo per metterli al corrente della situazione - quanto a capire in che mani eravamo, l'avevano capito tutti già da tempo.

Il giorno dopo tutti avevano la loro nota firmata. Uno dei rappresentanti di classe però alla firma aggiunse Vi ringraziamo per la comprensione, cosa che mi piacque molto e che non mancai di riferire ai colleghi.

Da notare che, in base all'ineffabile legge, la scuola è responsabile degli eventuali incidenti durante il ritorno a casa da scuola ma non lo è per eventuali incidenti che avvengano andando a scuola, né si riesce a capire perché, se durante il tragitto di andata la responsabilità è della famiglia, non possa esserlo altrettanto quando i ragazzi percorrono lo stesso tratto di strada nella direzione inversa, da scuola verso casa.
Resta il fatto che le scuole continuano a far firmare liberatorie sempre più elaborate ma tutte parimenti inutili nella vana speranza di tutelarsi, e gli stessi undicenni che sono ufficialmente in grado di venire a scuola a piedi dovrebbero in teoria essere consegnati a un adulto della famiglia per affrontare il ritorno, né a nessuno viene in mente di rimediare il problema alla base, intervenendo sulla legge, e lo spettro della Terribile Richiesta di Indennizzo per Danni incombe ormai fissa sulle scuole, né vi è modo di liberarsene.
E tutto ciò è singolarmente stupido, oltre che lesivo verso gli interessi dei ragazzi, per i quali il Diritto al Ritorno a Casa Autonomo da Scuola andrebbe sancito come diritto primario nelle  varie carte internazionali a tutela dei fanciulli.

giovedì 30 ottobre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 9 - Nel labirinto

L'immagine è di ZivCG e si trova a http://zivcg.deviantart.com/art/Labyrinth-59713145.
Pur dipinta presumibilmente per altri fini, raffigura assai bene gli insegnanti di St. Mary Mead che vagano dentro il Registro Elettronico

E dunque il Registro Elettronico esiste. Pare che in Segreteria si siano raccomandati con chiunque gli passasse a tiro che, per carità, nessuno lo usasse*. E' noto però il mio spirito avventuroso, sì come il mio sprezzo del pericolo; così me ne sono fregata delle raccomandazioni della Segreteria - anche perché mi sono arrivate quando ormai da tre giorni pasticciavo allegramente col giocattolino nuovo.
Del resto, in quella scuola, lo spirito d'avventura e lo sprezzo del pericolo sembrano merce a buon mercato.
Il primo è stato Jorge che, senza curarsi minimamente di avvisarci che alfine il Registro era arrivato, ha cominciato senz'altro a compilarlo. Forse io sono stata la seconda, ma già il giorno dopo anche Arte e la mia collega di Matematica si erano unite. 
Nel giro di due giorni un buon terzo dei docenti della scuola aveva firmato, taluno perfino attentandosi a segnare assenti e presenti;  molti altri avevano invece provato a firmare ma non erano riuscita a collegarsi al sito o a prendere la linea. Io e Jorge restavamo gli unici che avevano inserito anche qualche argomento delle lezioni e, a quel che mi risulta, io ero assolutamente l'unica ad avere inserito financo ben due serie di voti scritti (oltre a qualche interrogazione sparsa). A questa nobile impresa avevo anzi dedicato una congrua parte della Domenica (oltre ad aver corretto gli scritti in questione, che si era rivelata di gran lunga la faccenda più rapida).
Avevo così avuto occasione di notare che il nostro Bellissimo Registro Elettronico aveva una deplorevole quanto costante tendenza a piantarsi come un mulo, cosa che anche tutti gli altri intrepidi avventurieri o aspiranti tali della scuola media di St. Mary Mead avevano potuto constatare a loro volta.
Restava un gruppetto di Oscurantisti che, richiesto, dichiarava con fermezza che nel Registro Elettronico voleva impicciarsi il più tardi possibile, e se ne sarebbe occupato solo dopo precisa e formale richiesta della Dirigenza. Anche loro, tuttavia, ogni tanto accostavano la VicePreside che, saldamente accampata davanti all'unico computer della Sala Insegnanti, cercava di venire  a capo della faccenda - anche lei incurante degli accorati quanto inspiegabili divieti della Segreteria.

E venne il Gran Giorno della Simulazione, Lunedì scorso, quando tutti gli insegnanti delle medie (inclusi quelli di Crifosso che, com'è noto, sono tutti molto ganzi oltre che assai informatizzati) si riunirono intorno al grande schermo della Sala Riunioni delle elementari, in devota attesa delle illuminanti istruzioni del prof. Jorge, che avrebbe spiegato come usare il Bellissimo Registro Elettronico. 
Il primo quarto d'ora se n'è andato cercando di trovare la password per aprire il computer (alle elementari la cambiano spessissimo, e sospetto che abbiano cura in particolar modo di cambiarla cinque minuti che arriviamo noi delle medie). Quando alfine la password è arrivata e lo schermo si è sbloccato... è apparso il nostro amato dinosaurino a pixel, ormai noto a tutti noi nemmeno fosse un nostro fratello di latte. Dopo un bel po' sono arrivati sia la Nostra Preside che il collegamento.
La Nostra Preside ha osservato con un bel sorriso che il collegamento dà dei problemi un po' in tutta St. Mary Mead - ma non ci ha spiegato come mai, in cotali condizioni, sia stato deciso di avviare un registro elettronico che nessuna legge ci obbliga a tenere, né si sia pensato di ovviare ai problemi di collegamento mediante abbonamento telefonico satellitare.
E va pur detto che nessuno glielo ha chiesto, nemmeno io. Anzi, peggio ancora: non so gli altri, ma io non glielo ho chiesto perché sul momento non mi è neppure passato per la testa  di domandarglielo o di domandarmelo.

Alfine il collegamento è arrivato e, nonostante molte e ripetute piantagioni (o piantaggini?) del programma Argo ScuolaNext, ci è stato spiegato nel più esauriente dei modi come firmare, come segnare le assenze e le giustificazioni eccetera eccetera. Assistita dal mio fido tablet, che continuava a piantarsi pure lui a fasi alterne, all'inizio ho seguito con gran devozione tutte le spiegazioni, poi ho lasciato perdere, ho rinfoderato il tablet  e ho cominciato ad annoiarmi in dignitosa discrezione, mentre alcuni colleghi prendevano intensamente appunti, altri seguivano su tablet grazie alle varie reti wireless**, con aria dignitosamente annoiata e altri ancora facevano domande di vario genere e pertinenza.

Il Martedì - giornata lunga per il Tempo Prolungato - anche gli insegnanti più scettici e miscredenti si sono dedicati con grande zelo a saltellare su e giù per i meandri del Bellissimo Registro Elettronico col computer di Sala Insegnanti, rendendomi del tutto impossibile accedere al computer in questione per certe faccende che desideravo svolgere per la biblioteca. Non ho preso nemmeno lontanamente in considerazione la possibilità di disturbarli o interromperli, tanto più che parevano quasi averci preso gusto.

L'inizio ufficiale del Gran Cimento è tra una decina di giorni.
Perché nel frattempo una nuova tempesta si è abbattuta sulla piccola ma solerte scuola media di St. Mary Mead: il Cambio degli Infissi.

*non ho la benché minima idea del perché.
**è noto che la scuola, pur avendo infiniti problemi di collegamento, dispone di non meno di cinque reti wireless tra elementari, medie e segreteria - che talvolta arrivano ai nostri tablet e a volte no, ma non risulta riescano ad arrivare ai computer.