Spesso vagando per la rete mi imbatto in consigli e suggerimenti che si propongono di aiutare i genitori e gli insegnanti di ogni ordine e grado nella difficile missione di avviare le nuove generazioni verso l'amore per la lettura; un po' per motivi professionali e molto per curiosità li leggo sempre con attenzione e talvolta con una certa perplessità: a tutt'oggi e nonostante sia lettrice assai entusiasta non sono poi così convinta che i giovani debbano amare la lettura, vuoi perché credo che, per sua stessa definizione, l'amore sia sentimento assai anarchico e vada un po' dove gli pare, vuoi perché mi sembra evidente che, anche senza amare la lettura, si possa vivere benissimo e con grande soddisfazione.
Ritengo invece del tutto indispensabile (e le indicazioni ministeriali concordano con me) che i giovani in questione imparino a venire a capo di un testo scritto senza difficoltà, e sono fermamente convinta che, se non acquistano questa capacità, la felicità o anche lo scorrer sereno della loro vita futura potrebbe incontrare grossi ostacoli.
Si tratta comunque di distinzioni del menga: indipendentemente dal fatto che amino o schifino la lettura come passatempo, alla scuola di base, che è quella in cui lavoro io, i ragazzi devono leggere, e parecchio, per amore o per forza (meglio se per amore, naturalmente).
Tutti questi autori di nobili consigli comunque convergono su un punto, e cioè che la lettura per diletto non vada imposta né debba essere vissuta come obbligo cui adempiere nel tempo libero, e soprattutto che deve essere fine a sé stessa, non oggetto di faticosi compiti, sunti, schede eccetera; e su questo principio base sono assai d'accordo, anche perché di fatto ognuno ama quel che gli pare e solo quello. Insomma, in classe si fa quel che dico io (leggendo parecchio, con una scusa o con l'altra) ma fuori di classe e una volta eseguiti i compiti assegnati, i fanciulletti devono essere liberi di leggere o non leggere come meglio li aggrada.
Nella mia funzione di bibliotecaria dunque cerco di adempiere a entrambe le finalità mettendo a disposizione dei nostri pregiati alunni nella biblioteca letture di ogni genere e tipo e anche letture senza parole, variate e gradevoli, spesso ben provviste di illustrazioni eccetera.
Quest'anno, alla riapertura della biblioteca scolastica della scuola media di St. Mary Mead mi sono trovata però davanti a scene piuttosto curiose. I ragazzi delle prime sono entrati nella biblioteca, hanno ascoltato le mie sommarie spiegazioni su com'era organizzata la suddetta biblioteca e infine hanno proceduto a un esame della medesima, piluccando qua e là.
Poi hanno cominciato ad avvicinarmi con strane domande.
"Posso non prendere un libro?"
Sì, certo, puoi. Questa è una biblioteca, non una tagliola, se non trovi niente che ti ispira non prendi niente e amen.
"E se poi il libro non mi piace?".
Se non ti piace lo riporti a scuola e ti scegli qualcos'altro, oppure lasci perdere e non prendi un bel niente. Questa è una biblioteca, non una tagliola.
"Questo libro mi interessa, ma ho paura che non mi piaccia tutto"
Non vedo il problema: leggi quello che ti interessa e lascia perdere il resto.
"Ma posso farlo?"
Certo che sì, non vedo il problema.
"Posso prendere Geronimo Stilton?"
Certo che sì, abbiamo messo i Geronimo Stilton appunto perché chi vuole li legga.
"Posso prendere in prestito un fumetto?"
Ehm, sì; in effetti li abbiamo messi sugli scaffali appunto con questa speranza.
(Va detto sono molto fiera della mia sezione a fumetti, perché essa non esiste: i fumetti sono sparsi a seconda dei generi e degli argomenti, per meglio evidenziare il fatto che essi sono letture come tutte le altre.
"Il fumetto è un medium, cioè un mezzo espressivo, e serve a sviluppare argomenti di ogni genere" spiego sempre con grande fermezza a chi mi chiede dov'è la sezione fumetti (e anche a chi non me lo chiede affatto). Sto persino pensando di smantellare la sezione Disney, e solo il fatto che certi volumi di storie non saprei davvero dove infilarli nella bislacca classificazione che ho adottato mi ferma, per il momento).
"Ma dopo dobbiamo portare il riassunto?"
Assolutamente no: questa è una biblioteca, non una tagliola.
Piano piano ha cominciato a svilupparsi nel mio pur fiducioso cuoricino il forte sospetto che, laggiù nelle scuole elementari, i maestri indulgessero a pratiche perverse seviziando dolorosamente i poveri libri della biblioteca scolastica, tanto che mi ero perfino ripromessa di meditare seriamente sulla possibilità di affrontare l'argomento con gli insegnanti in questione - una variante diplomatica del "Scusate, ma davvero fate di queste stronzate quando date in prestito a questi poveri innocenti i libri della vostra biblioteca, fargli fare la scheda, spiegare che devono leggere tutto eccetera? Guardate che non siamo più nell'età della pietra e il povero lettore ha i suoi diritti, garantiti dalla Costituzione, e soprattutto continuando così quei poveri bambini avranno i crampi allo stomaco alla sola vista di un libro!".
Poi un bel giorno la prof. Therral è arrivata in biblioteca con la Seconda Invasata al seguito. Tutti hanno fatto la confusione che fa ogni classe quando li portano tutti insieme in biblioteca, e tutti hanno preso il loro libro. Alla fine, in mezzo al mucchio di macerie che è di rigore in questi casi* la professoressa ha detto ad alta voce "Bene ragazzi, per la settimana prossima ognuno di voi esporrà il libro ai compagni e preparerete la scheda".
In cuor mio ho sgranato gli occhioni. Ma come? E i Diritti del Lettore? E lo svincolo da ogni obbligo quando si legge? E...
Comunque non ho aperto bocca: in classe l'insegnante è sovrano e si gestisce la programmazione come meglio crede. Ma, certo, è chiaro che così il discorso dell'approccio ludico alla lettura va a farsi benedire.
Due settimane dopo ero per l'appunto in quella classe.
"Quando ci porta in biblioteca?"
Li ho portati due giorni dopo, utilizzando in tal modo un'ora di supplenza.
Bravi e buoni, si sono presi quasi tutti il loro libretto e poi si sono messi tranquillamente a leggere. Intorno a loro, il casino era molto blando. Alcuni sfogliavano la Storia d'Italia a fumetti, altri spulciavano la sezione della mitologia; qualcuno leggeva qualcosa insieme a qualcun altro. Siamo ritornati in classe in modo quasi disciplinato (che con quella classe è evento abbastanza insolito).
A quanto sembra, il loro rapporto con la lettura non è dei più schifidi.
Succede spesso, con le classi della prof. Therral.
*normalmente ci vuole almeno mezz'ora per risistemare la biblioteca, dopo il passaggio di una classe. Ma non batto ciglio e, riordinando il tutto, smoccolo solo molto moderatamente.





