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martedì 17 dicembre 2019

Come imprimer lo sacro amor per la lettura ne' cuori de' fanciulli


Spesso vagando per la rete mi imbatto in consigli e suggerimenti che si propongono di aiutare i genitori e gli insegnanti di ogni ordine e grado nella difficile missione di avviare le nuove generazioni verso l'amore per la lettura; un po' per motivi professionali e molto per curiosità li leggo sempre con attenzione e talvolta con una certa perplessità: a tutt'oggi e nonostante sia lettrice assai entusiasta non sono poi così convinta che i giovani debbano amare la lettura, vuoi perché credo che, per sua stessa definizione, l'amore sia sentimento assai anarchico e vada un po' dove gli pare, vuoi perché mi sembra evidente che, anche senza amare la lettura, si possa vivere benissimo e con grande soddisfazione.
Ritengo invece del tutto indispensabile (e le indicazioni ministeriali concordano con me) che i giovani in questione imparino a venire a capo di un testo scritto senza difficoltà, e sono fermamente convinta che, se non acquistano questa capacità, la felicità o anche lo scorrer sereno della loro vita futura potrebbe incontrare grossi ostacoli.
Si tratta comunque di distinzioni del menga: indipendentemente dal fatto che amino o schifino la lettura come passatempo, alla scuola di base, che è quella in cui lavoro io, i ragazzi devono leggere, e parecchio, per amore o per forza (meglio se per amore, naturalmente).

Tutti questi autori di nobili consigli comunque convergono su un punto, e cioè che la lettura per diletto non vada imposta né debba essere vissuta come obbligo cui adempiere nel tempo libero, e soprattutto che deve essere fine a sé stessa, non oggetto di faticosi compiti, sunti, schede eccetera; e su questo principio base sono assai d'accordo, anche perché di fatto ognuno ama quel che gli pare e solo quello. Insomma, in classe si fa quel che dico io (leggendo parecchio, con una scusa o con l'altra) ma fuori di classe e una volta eseguiti i compiti assegnati, i fanciulletti devono essere liberi di leggere o non leggere come meglio li aggrada.
Nella mia funzione di bibliotecaria dunque cerco di adempiere a entrambe le finalità mettendo a disposizione dei nostri pregiati alunni nella biblioteca letture di ogni genere e tipo e anche letture senza parole, variate e gradevoli, spesso ben provviste di illustrazioni eccetera.

Quest'anno, alla riapertura della biblioteca scolastica della scuola media di St. Mary Mead mi sono trovata però davanti a scene piuttosto curiose. I ragazzi delle prime sono entrati nella biblioteca, hanno ascoltato le mie sommarie spiegazioni su com'era organizzata la suddetta biblioteca e infine hanno proceduto a un esame della medesima, piluccando qua e là. 
Poi hanno cominciato ad avvicinarmi con strane domande.
"Posso non prendere un libro?"
Sì, certo, puoi. Questa è una biblioteca, non una tagliola, se non trovi niente che ti ispira non prendi niente e amen.
"E se poi il libro non mi piace?".
Se non ti piace lo riporti a scuola e ti scegli qualcos'altro, oppure lasci perdere e non prendi un bel niente. Questa è una biblioteca, non una tagliola.
"Questo libro mi interessa, ma ho paura che non mi piaccia tutto"
Non vedo il problema: leggi quello che ti interessa e lascia perdere il resto.
"Ma posso farlo?"
Certo che sì, non vedo il problema.
"Posso prendere Geronimo Stilton?"
Certo che sì, abbiamo messo i Geronimo Stilton appunto perché chi vuole li legga.
"Posso prendere in prestito un fumetto?"
Ehm, sì; in effetti li abbiamo messi sugli scaffali appunto con questa speranza.
(Va detto sono molto fiera della mia sezione a fumetti, perché essa non esiste: i fumetti sono sparsi a seconda dei generi e degli argomenti, per meglio evidenziare il fatto che essi sono letture come tutte le altre.
"Il fumetto è un medium, cioè un mezzo espressivo, e serve a sviluppare argomenti di ogni genere" spiego sempre con grande fermezza a chi mi chiede dov'è la sezione fumetti (e anche a chi non me lo chiede affatto). Sto persino pensando di smantellare la sezione Disney, e solo il fatto che certi volumi di storie non saprei davvero dove infilarli nella bislacca classificazione che ho adottato mi ferma, per il momento).
"Ma dopo dobbiamo portare il riassunto?"
Assolutamente no: questa è una biblioteca, non una tagliola.
Piano piano ha cominciato a svilupparsi nel mio pur fiducioso cuoricino il forte sospetto che, laggiù nelle scuole elementari, i maestri indulgessero a pratiche perverse seviziando dolorosamente i poveri libri della biblioteca scolastica, tanto che mi ero perfino ripromessa di meditare seriamente sulla possibilità di affrontare l'argomento con gli insegnanti in questione - una variante diplomatica del "Scusate, ma davvero fate di queste stronzate quando date in prestito a questi poveri innocenti i libri della vostra biblioteca, fargli fare la scheda, spiegare che devono leggere tutto eccetera? Guardate che non siamo più nell'età della pietra e il povero lettore ha i suoi diritti, garantiti dalla Costituzione, e soprattutto continuando così quei poveri bambini avranno i crampi allo stomaco alla sola vista di un libro!". 

Poi un bel giorno la prof. Therral è arrivata in biblioteca con la Seconda Invasata al seguito. Tutti hanno fatto la confusione che fa ogni classe quando li portano tutti insieme in biblioteca, e tutti hanno preso il loro libro. Alla fine, in mezzo al mucchio di macerie che è di rigore in questi casi* la professoressa ha detto ad alta voce "Bene  ragazzi, per la settimana prossima ognuno di voi esporrà il libro ai compagni e preparerete la scheda".
In cuor mio ho sgranato gli occhioni. Ma come? E i Diritti del Lettore? E lo svincolo da ogni obbligo quando si legge? E...
Comunque non ho aperto bocca: in classe l'insegnante è sovrano e si gestisce la programmazione come meglio crede. Ma, certo, è chiaro che così il discorso dell'approccio ludico alla lettura va a farsi benedire.
Due settimane dopo ero per l'appunto in quella classe.
"Quando ci porta in biblioteca?"
Li ho portati due giorni dopo, utilizzando in tal modo un'ora di supplenza.
Bravi e buoni, si sono presi quasi tutti il loro libretto e poi si sono messi tranquillamente a leggere. Intorno a loro, il casino era molto blando. Alcuni sfogliavano la Storia d'Italia a fumetti, altri spulciavano la sezione della mitologia; qualcuno leggeva qualcosa insieme a qualcun altro. Siamo ritornati in classe in modo quasi disciplinato (che con quella classe è evento abbastanza insolito).
A quanto sembra, il loro rapporto con la lettura non è dei più schifidi.
Succede spesso, con le classi della prof. Therral.

*normalmente ci vuole almeno mezz'ora per risistemare la biblioteca, dopo il passaggio di una classe. Ma non batto ciglio e, riordinando il tutto, smoccolo solo molto moderatamente.

giovedì 11 luglio 2019

Murasaki va a caccia (di libri, solo di libri, che le balene dormano pure sonni tranquilli per quel che mi riguarda)

Durante le Mostre del Libro capitava che qualche genitore ben intenzionato, al momento di prendere il resto, lasciasse qualche spicciolo. Già arrivata al terzo genitore munifico ho pescato una deliziosa scatolina tolkieniana, che aveva contenuto i miei orecchini à la Arwen (un ottimo acquisto, detto per inciso, anche se sul momento li avevo trovati un po' cari) e l'avevo trasformata in salvadanaio. Più avanti mi è venuto in mente di mettere, sempre alle Mostre, qualche doppione in vendita a prezzi stracciati e la scatolina si è vieppiù arricchita. Così ho trasferito parte del suo contenuto in uno di quei sacchetti di velo da confetti di cui non si sa mai che fare ma che dispiace buttare via e ho trasferito detto sacchetto nella mia borsa. 
A che scopo? No, niente pizze con gli amici e niente caffé alla macchinetta della scuola: pochi euro, nelle mani di una esperta cacciatrice di libri possono trasformarsi in un tesoro prezioso. Mi capita spesso infatti di fermarmi ai banchetti di libri usati nelle varie sagre di paese o nei mercatini di beneficienza, dove talvolta a prezzi minimi si possono trovare autentici tesori, e soprattutto quei libri che ormai sono fuori catalogo e non trovi più in vendita né per oro né per argento. Tra i miei migliori affari vanto un Signore degli Anelli che mi incaponii, per puro spirito di giustizia, a pagare ben quattro euro anche se insistevano a cedermelo per due e un Dio del Fiume in edizione non economica a un euro (quello però lo pagai di tasca mia perché era un mercatino di beneficienza del gattile e sono sempre disponibile a lasciare un piccolo obolo per i mici abbandonati).
Quest'anno le offerte e le vendite sottobanco sono state piuttosto abbondanti e per la prima volta ho cominciato a meditare qualche acquisto su maremagnum dove si trovano a volte perfino le Brutte storie o le Brutte scienze della Salani che spesso e volentieri in libreria sono esaurite; finché una sera, girellando per la sagra locale di Lungacque, mi imbattei nel mercatino dei doppioni che la biblioteca comunale faceva a scopo di autofinanziamento - insomma, tra colleghi ci si capisce. Mentre spulciavo in fretta e furia perché non ero da sola e avevo piantato gli amici come carciofi in mezzo alla strada dello struscio del paese, la bibliotecaria mi offrì nientemeno che la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi al folle prezzo di un euro a volume. Chiaramente non la feci nemmeno finire di parlare e accettai con entusiasmo. Siccome però la Storia d'Italia a a fumetti, per quanto bella e ben fatta, non è esattamente un peso piuma, i bibliotecari presero i soldi e mi dissero di ripassare quando volevo in biblioteca a ritirarla.
Qualche giorno dopo però, quando passai, mi confessarono che il mio pregiato acquisto sembrava essersi volatilizzato. Mi restituirono i soldi con molte scuse e io soffrii in silenzio, perché nel frattempo avevo cercato per curiosità le quotazioni in rete e mi ero molto rallegrata di essere riuscita a trovarla praticamente in regalo perché, oltre che difficile da reperire in versione completa a tre volumi*, la Storia d'Italia a fumetti è cara assaettata.

Fino a quel momento non avevo mai dedicato un solo pensiero alla Storia d'Italia a fumetti per la biblioteca scolastica - anzi, ne avevo completamente dimenticata l'esistenza, anche se quando era uscita naturalmente ne avevo sentito parlare fino alla saturazione più completa; ma adesso mi sembrava che qualsiasi biblioteca scolastica priva della Storia d'Italia a fumetti fosse solo una miserabile ciofeca di biblioteca, indegna della sia pur minima considerazione. Non sto quindi a descrivere il mio entusiasmo e la folle gioia quando, spulciando non senza frutto nella sezione libri di uno di quei negozietti di conto vendita che oggi si trovano un po' dappertutto, trovai per l'appunto una versione completa della pregiata pubblicazione, per di più fornita di cofanetto.
D'accordo, costava trenta euro e non tre, ma era pur sempre un ottimo affare e lo stato di conservazione era perfetto. C'era da dire però che un acquisto di trenta euro per il piccolo fondo di cui disponevo era una grossa spesa e non rientrava nella serie "pesca miracolosa per pochi spiccioli". Insomma, per come la vedevo secondo me la scuola poteva benissimo frugarsi in tasca e tirarli fuori lei, i trenta euro, mentre io di mio ci mettevo la mia superiore abilità di cacciatrice, maturata in decine di anni di esperienza negli appostamenti a qualsivoglia luogo in cui si vendessero libri sottoprezzo.
Sapevo benissimo che ogni spesa andava autorizzata dalla Dirigente e tutto questo genere di cose, ma la Dirigente era ormai in vacanza (oltre che praticamente in pensione) e sarebbe tornata di lì a due settimane, alla Segreteria le richieste di acquisto vanno badate come figli prematuri ancora in incubatrice se non addirittura come gattini orfani di pochi giorni, di quelli che devi dargli il latte col contagocce ogni due ore circa, tant'è vero che l'ultima richiesta di acquisti che avevo fatto era sparita nel nulla per un anno mentre  languivo nelle corsie d'ospedale, e ammetto che la cosa non mi ha favorevolmente impressionato.
Così la mattina dopo ero in Segreteria, con la mia ricevutina in mano e il sorriso dell'innocenza stampato sul viso, e con il tono più candido del mio repertorio ho raccontato del meraviglioso acquisto di cui chiedevo il rimborso.
La DSGA, ovvero la Segretaria in capo, è saltata in aria come un tappo di spumante, prima ricordandomi che così non si faceva e spiegandomi come esattamente avrei dovuto fare, e io ho ascoltato la sfuriata col capo chino e mi sono scusata molto facendo un timido tentativo per spiegarle la particolarità del caso. Ma lei ha poi proseguito con alte lamentele per le persecuzioni cui era sottoposta, per i revisori che le stavano addosso pronti a rifarsela con lei, che non voleva rimetterci per colpa nostra, che non era nemmeno una DSGA ma stava facendo il concorso, che tutti la tormentavano, che...  
Giù alla terza frase accorata ogni ombra, non dico di pentimento perché non ero minimamente pentita e avrei rifatto ciò che avevo fatto senza un attimo di esitazione, ma di solidarietà e umana comprensione da lavoratrice a lavoratrice, era completamente scomparsa dal mio cuore e ho staccato l'audio come faccio sempre quando mi ritrovo in qualche situazione sommamente noiosa; verso la settima frase anzi ho cominciato a maturare un sempre più consistente rancore e a sentirmi ben contenta di avere fatto qualcosa in grado di contrariare tanto una così esasperante e noiosa individua.
Infine, approfittando di un attimo di pausa (perché nella vita talvolta è necessario respirare) le ho spiegato con bel garbo come l'occasione che mi si era presentata fosse irripetibile e che in quel tipo di negozi non usa lasciare acconti e tenere un acquisto in sospeso (anche se non sono sicura che sia vero) e il rischio di veder sparire il pregiato oggetto era troppo alto perché me la sentissi di tentare la sorte, e anzi qualora si fosse nuovamente presentata una sì miracolosa occasione (il che purtroppo è praticamente impossibile) non avrei esitato a comportarmi nello stesso modo**. Come speravo, l'indignazione l'ha quasi lasciata senza parole.
Alla fine mi ha fatto fare una richiesta scritta e l'ho accontentata, scrivendola nel più inappuntabile dei gerghi legal-scuolesi e ci siamo lasciate, lei un po' stremata dopo la lunga sceneggiata e io abbastanza di malumore.
Tornata in biblioteca, mentre riordinavo e pulivo gli scaffali, in purissimo spirito di volontariato perché nessuno pretendeva da me che lavorassi anche nella prima settimana di Luglio, mi sono detta che comunque, avendo io fatto alla scuola non un danno bensì un favore dettato esclusivamente da purissimo zelo professionale di cui nessuno saprà mai nulla se non gli occasionali lettori del mio blog di nicchia, tutto sommato la sfuriata avrebbe anche potuto risparmiarsela.
D'altra parte non sono certo la prima insegnante che viene aspramente rampognata per aver fatto qualcosa in più del suo dovere, e certamente non sarò l'ultima.
Ma ormai la Storia d'Italia a fumetti è lì, e certo non scapperà. E questo mi riempie di soddisfazione professionale.
Una domanda tuttavia si impone: che cosa ci fa Gimli figlio di Gloin, in purissima versione Peter Jackson, sulla copertina del primo volume della Storia, visto che tale Storia è stata data alle stampe circa un quarto di secolo prima che il buon Jackson facesse il primo provino all'ottimo John Rhys-Davies?

*in realtà esiste anche un quarto volume che riguarda il dopoguerra, ma secondo me era fatto troppo a caldo per costituire una lettura valida - insomma rischiava di risultare non imparziale e nello stesso tempo non aggiornato. Comunque il problema non si è posto e anche all'usato in rete c'erano solo i primi tre volumi, o più esattamente, quando ho guardato io, il primo e il terzo.
**qualora nel sacchetto avessi a disposizione fondi sufficienti per non rischiare di rimetterci di tasca mia, ma questo non l'ho precisato.

lunedì 3 giugno 2019

Documenti fantastici e dove NON trovarli

Per risolvere misteri grandi non basta un investigatore grande: ci vuole un grande investigatore
Alla fine dello scorso anno scolastico avevo lasciato in Segreteria una bella richiesta di libri per la biblioteca di scuola. Inoltre, dall'ospedale, a Maggio mi era stato richiesto di scegliere cinque romanzi da una lista di dieci perché il Libronauta ce li offriva aggratisse - e io, previa complessa consultazione telefonica con le colleghe di Lettere, avevo fornito la lista. A Ottobre, poi, durante  uno dei miei rari soggiorni a casa, mi erano stati chiesti una ventina di titoli da richiedere, e sarebbero stati pagati da una qualche associazione partigiana perché la scuola aveva partecipato ad un concorso legato ai valori della Resistenza. Frugando tra le liste di desiderata che conservato sparpagliate qua e là, grazie una collega che si era infilata in biblioteca tra le mie carte e con l'aiuto di qualche ricerca in rete e delle solite colleghe di Lettere avevo fornito anche quella lista in circa tre giorni. Inoltre, a Maggio dell'anno scorso avevo lasciato, sempre in Segreteria, la richiesta di partecipazione al Giralibro, che in cambio di quella letterina di poche righe ci manda tutti gli anni una ventina di titoli di un certo pregio.
Al mio rientro ai primi di Maggio mi aspettavo dunque di trovare, oltre a un certo casino in biblioteca, svariati pacchi di libri in paziente attesa di catalogazione e un bel pacco pieno di fermalibri e cancelleria varia, come giusto premio per la mia incrollabile dedizione alla nobile causa bibliotecaria che né le vicissitudini mediche né le difficoltà logistiche avevano potuto piegare.
Invece ho trovato un pacco solo: quello con gli omaggi degli editori per #ioleggoperché e i libri acquistati dai genitori.
Come mai proprio quello?
Perché in #iopleggoperché la Segreteria non interviene in alcun modo, e gli organizzatori trattano  soltanto con i bibliotecari. Sanno loro perché.

Così, già il primo giorno del mio epico ritorno, recuperate le varie liste di richieste e di promesse, sono scesa nella Segreteria in questione e, dopo i doverosi mirallegri, e la trovo bene professoressa,  e che piacere rivederla e analoghe frasi di circostanza ho chiesto dov'era scomparsa tutta la roba che mi aspettavo di trovare.
Grandi cascamenti dalle nuvole, non sanno, non ricordano, non c'erano... (beh, una davvero non c'era perché è arrivata a Settembre, e "di tutto questo non sapeva niente". Non ho avuto alcuna difficoltà a crederle, considerando come lavorano lì dentro).
Eh, una richiesta fatta a Giugno... è difficile ritrovarla... anche la lettera per il Giralibro...
Sono rimasta calma e sorridente e sono andata a tirare Maestra Tina per la coda. Lei può tutto, non so come mai. E non so nemmeno perché simpatizza con me e con la biblioteca delle medie, ma è l'unico filo affidabile che posso tirare.
E come sempre Maestra Tina ha fatto il miracolo e tutte le lettere sono rispuntate - anche perché una gliel'ho portata io.
Ma in cuor mio mi domando: come accidenti è possibile che sia "difficile" trovare traccia di qualcosa spedito l'anno scorso? Un registro del protocollo ce l'hanno, visto che mi avevano mandato la fotocopia corredata appunto di numero di protocollo di una di quelle lettere.
Possibile che non abbiano un titolario per classificare la corrispondenza? Mi sembra incredibile, ma è l'unica spiegazione visto che già altre volte si sono mostrati in difficoltà nel ritrovare carte di vario tipo, e non certo solo con me.
Comunque, anche senza titolario ufficiale, anche con una classificazione fatta a occhio e con lo spannometro, i documenti di una scuola dovrebbero ritrovarsi con una certa facilità; dopotutto siamo  sì un comprensivo con vari plessi, ma a quel che ho capito passiamo di poco i mille alunni, e le categorie in cui dividere la corrispondenza di una scuola come la mia non sono poi infinite. Non siamo un Istituto Superiore con settecentotrenta indirizzi diversi, tre lingue e via dicendo. Siamo due materne, due elementari e due medie.
Torno alla scuola media e mi metto a fare colazione. Intorno a me tutti si interrogano sulle solite grandi questioni: chi siamo? Donde veniamo? Qual è il nostro codice fiscale? E, soprattutto: rispetto all'anno scorso le competenze degli alunni sono cambiate? Perché ormai i prescrutini incombono e sarebbe il caso di lavorarci un po' su...
"Qualcuno ha chiamato la Segreteria?"
"Io l'ho chiamata" sospira la VicePreside. Ha l'aria Triste&Stanca. Ce l'ha sempre, quando riferisce le sue conversazioni con la Segreteria "Hanno detto che non lo sanno e chiederanno alla Preside. Ci faranno sapere".
"Se non ne sanno niente vuol dire che dal Ministero non è arrivato niente di nuovo, nel qual caso basterà che mandino quelle dell'anno scorso".
"Seee, se sanno dove trovare il modulo..."
In quel momento capisco che i miei problemi sono solo una goccia nel profondo fossato che circonda la scuola di St. Mary Mead.
"Qualcuno ha conservato una copia del modello dell'anno scorso?"
Tutti scuotono la testa melanconici. Qualcuno mi guarda con aria speranzosa.
"No, io butto sempre via tutto quando ho finito di inserirlo" assicuro "ma ricordo di aver visto il file sul computer". 
Ricordo anche di essermi domandata "A che ci serve tenere il file ora che gli scrutini sono finiti?" ma non lo dico. Adesso lo so, a cosa serve.
Non è necessario essere stati archivisti per quattro anni per conservare le copie dei documenti più strani. Basta essere in questa scuola da qualche tempo, e avere imparato come (non) funziona la nostra Segreteria.
E infatti il modulo delle competenze salta fuori.
E, col tempo, sono saltati fuori anche i libri che avevo ordinato.
Quanto al Giralibro... ho chiamato facendo un pianto greco che non finiva più, e la mia malattia, e l'ospedale, e la richiesta che era scomparsa... e alla fine mi hanno riammesso almeno per quest'anno, anche se la domanda era ormai scaduta.
Perché siamo in Italia e, per quanto le leggi siano strampalate, a volte basta un pianto greco per risolvere tutto. 
A volte.

venerdì 24 maggio 2019

Questa biblioteca non è una libreria! (ma dovrebbe diventarlo)

Per dieci mesi, durante la mia assenza, la biblioteca della scuola media di St. Mary Mead è rimasta allo stato brado non avendo chi la badava, la coccolava e le portava il caffellatte con i biscottini tutte le mattine e la tisana di equiseto, malva e melissa tutte le sere per calmarle i nervi; ogni tanto qualche classe o qualche insegnante ci si avventurava e qualche anima buona a volte perfino registrava i prestiti avvenuti (ma non sempre il programma si degnava di prendere atto della cosa, perché sta diventando piuttosto lunatico). Non con le nuove prime, naturalmente, perché Jorge si è dimenticato di inserirle e chiedergli di farlo adesso, a fine anno, quando come tutti ha trecento diverse cose per la testa delle quali duecentonovantadue vanno badate in contemporanea, sarebbe veramente fuor di luogo. 
Oltre a prendere libri in prestito molti li hanno pure riportati, lasciandoli in pile sempre più alte sul tavolino a ciò preposto. Strano ma vero, a nessuno è venuto in mente di rimetterli nella loro legittima collocazione nonostante essa collocazione sia disposta secondo uno schema assai logico e chiaro e illustrata con chiarezza in due grossi tabelloni che avevo appeso alle pareti della stanza.
No, non è vero che a nessuno è venuto in mente. A giudicare dalla spaventosa quantità di libri fuori posto (a Giugno avevo risistemato tutto in perfetto ordine) in parecchi ci hanno provato, con tanta lodevole buona volontà e risultati assai scadenti.

Riordinare una piccola biblioteca (meno di duemila volumi, per il momento) non è un lavoro complicato. Mentre andavo su e giù come una spoletta sull'ordito provavo a riflettere.
Come mai in quella scuola nessuno viene a capo della disposizione dei libri nella biblioteca? A me sembra semplicissimo e assolutamente logico, ma se nessuno riesce a rimettere al suo posto un libro è chiaro che qualcosa là dentro non va.
Passi per i ragazzi - anche se quell'ordinamento è stato studiato apposta per loro - ma gli insegnanti?
C'è un catalogo per autori e uno per titoli, che assai raramente mi risulta essere stato consultato da qualcuno. Ma in biblioteca, come in libreria, si va anche per trovare qualcosa che non sappiamo di voler leggere. E sia le biblioteche comunali che le librerie, ai miei occhi, sono disposte proprio come la piccola biblioteca scolastica della scuola media di St. Mary Mead: scaffali aperti, cartellini indicatori e utenti che vagano qua e là spulciando quel che gli interessa.
Allora qual è il problema?
Forse è proprio nel mio ordinamento logico, che magari tanto logico non è.
E vado nad illustrarlo.
Ci sono delle sezioni dedicate a matematica, scienze e tecnologia. Piccoline, ma ci sono, e sono in crescita. E c'è una sezione di storia, nemmeno tanto piccolina ma, garantisco, di gran lunga insufficiente.
Poi c'è una piccola sezione di fumetti, anche quella in crescita e una sezione mignon per la poesia. Una piccola sezione di libri in lingua originale, anche.
Poi c'è il calderone dei classici, libri scritti prima del 1950, uno scaffale dedicato alle raccolte di fiabe.
Una buona metà della biblioteca però è dedicata ai libri scritti negli ultimi settanta anni, e naturalmente i ragazzi vanno a pescare soprattutto lì.
All'epoca in cui eravamo in tre a organizzare la disposizione dei libri fu deciso di dividerli per "generi". Non da me, che lasciata a me stessa li avrei divisi come faccio da sempre per paese per poi mettere gli autori in ordine cronologico. Ma all'epoca stetti zitta perché dividere per generi mi sembrò una buona idea. Tuttora sono convinta che lo sia stata. O meglio, che lo sarebbe stata se la divisione per generi fosse stata applicata con criterio.
Il problema è che i "generi" non sono così facili da individuare.
Abbiamo elaborato dieci generi diversi.
Prima di tutto la letteratura fantasy e fantastica, e lì non ci sono (quasi) problemi, e infatti è uno degli scatoloni da cui i ragazzi pescano più volentieri.
Poi c'è Avventura, e va già meno bene. Dove la mettiamo La gabbianella e il gatto? Ci sono gli animali parlanti, ma è una storia di avventura, anche. Se mettiamo nel fantasy tutti i libri con qualche elemento fantastico quasi tutto diventa fantasy, nella letteratura per ragazzi. Tra l'altro, c'è anche il piccolo particolare che buona parte del fantasy è letteratura di avventura (e di formazione).
Seguono i gialli, che sono la terza sezione; ma sia i gialli scritti per ragazzi che molti dei gialli scritti per adulti hanno spesso e volentieri dei tratti avventurosi. Comunque lì un certo criterio di fondo si trova: ove c'è investigazione, fosse pure sul colore delle cartine da caramelle, ivi c'è un giallo.
Poi c'è la sciagurata sezione diari, lettere e autobiografie che ho accettato in un attacco di idiozia ma che temo ormai sia troppo tardi per cambiare. Il difetto principale di questa sezione, che è rimasta molto piccola, è che diari, lettere e autobiografie non sono generi, sono forme. Nella forma del diario ci puoi raccontare tranquillamente storie di mistero, dell'orrore, di avventura e via dicendo. E anche fantasy, si capisce.
Segue la sezione dedicata alla mitologia. Un tempo comprendeva anche le fiabe, ma poi le ho tolte per questioni logistiche (= non ci stavano tutte) - e anche perché spesso ci sono delle raccolte originali che andrebbero in realtà tra i classici. Ma se comincio a mettere Perrault e i fratelli Grimm tra i classici e le Fiabe italiane di Calvino nella mitologia i ragazzi ci diventano scemi e finisce che non trovano più nemmeno l'acqua in Arno.
Le sezioni successive sono fantascienza e horror, che al giorno d'oggi sono generi piuttosto scivolosi: la fantascienza comprende ormai anche le distopie; beh, le comprendeva anche prima, ma la fantascienza scritta per ragazzi di solito si basava soprattutto su astronavi, alieni in visita sulla Terra eccetera; senza contare poi che libri come Extraterrestre alla pari sono fantascienza all'incirca quanto una torta alla panna. L'horror, anche quello, un tempo ci aveva i suoi tratti ben definiti e di tendenza doveva far paura e finire male, racconti di fantasmi compresi. Ma ormai abbiamo vampiri affettuosi, fantasmi amichevoli, licantropi che si mettono insieme con la compagna di banco, mutaforma giocherelloni... insomma, a parte i Piccoli Brividichi vuole un po' di autentica letteratura da paura conviene che punti verso i classici (dove comunque manca Lovercraft, il che è una vera vergogna).
L'ottava sezione è quella dei romanzi storici, dove probabilmente ho fatto una bella sciocchezza a non separare sezioni distinte per i vari periodi limitandomi all'ordine alfabetico per autori - ma, se non altro, quella è una sciocchezza che si può rimediare in un pomeriggio, basta armarsi di pazienza e aggiungere un numero alla collocazione. Certo, anche lì c'è il non trascurabile dettaglio che buona parte di quei romanzi sono di avventura, di formazione o entrambe le cose, ma è un problema che il romanzo storico si porta indietro dagli anni della sua nascita: qualcuno se la sentirebbe di negare che I tre moschettieri  o Ivanhoe non siano a tutti gli effetti romanzi di avventura? E vogliamo parlare della categoria dei gialli storici, che oggi vanno assai di moda? Dovevo o non dovevo metterci le indagini di  fratello Cadfael o sarebbe stato meglio lasciarle tra i gialli?
Si arriva infine alla vera zona tossica: storie di formazione e storie di adolescenti. Ogni volta che le riguardo mi domando cosa mi è preso quando ho accettato sì balordo suggerimento. Insomma, eravamo tre insegnanti di Lettere, maneggiavamo libri da una vita, ci eravamo lette e rilette sterminate quantità di libri per ragazzi, nessuna delle tre aveva un problema con l'alcool... come è stato partorito quel mostro singolare? Che dio se c'è abbia pietà di noi, in quella biblioteca praticamente TUTTO il settore moderno è costituito da storie di adolescenti, che  non possono essere altro che storie di formazione visto che l'adolescenza è, per l'appunto, l'età in cui i giovinetti prendono forma!
Insomma, queste due sezioni comprendono in sé tutti quei libri che per un qualsiasi caso sono finiti in quella biblioteca, scritti negli ultimi settant'anni, che non sono fantasy né fantascienza né storici né scritti in forma di diario né polizieschi... e che non abbiamo messo nel settore "avventura" per chissà quale bislacca ragione.
Cosa distingue le "storie di adolescenti" dalle "storie di formazione"? Ce l'avevamo, un qualche criterio, quando abbiamo partorito questa duplice polpetta avvelenata?
Mettiamola così: se per un qualche caso il protagonista è adulto il libro viene sbattuto nelle "storie di formazione"; altrettanto dicasi per le storie che vanno a finire male. Tuttavia ci sono anche vicende tutt'altro che tragiche, mentre le non meglio definite "storie di adolescenti" possono essere assai drammatiche e tutt'altro che a lieto fine. Di fatto, le due sezioni sono quasi intercambiabili e alla fine la scelta di mettere un libro nell'una o nell'altra è legata soprattutto all'umore e al capriccio del giorno della bibliotecaria, che magari il giorno o il mese dopo cambia idea e corregge la catalogazione... per poi convincersi il mese ancora successivo che la sua prima intuizione era quella giusta.
Naturalmente esistono delle pubblicazioni dedicate alle biblioteche scolastiche, e in un lampo di stakanovismo me ne sono perfino procurate un po'. Come tutte e pubblicazioni del settore biblioteconomia (e archivistica) si trattava di roba di una pesantezza senza pari dove in un gran profluvio di Massimi Sistemi e di seghe minimali, in un gergo che non esito a definire barbaro* si parla soprattutto di come attrezzare una bella biblioteca scolastica (specialmente per le scuole elementari, superiori o financo materne; perché le scuole medie, è risaputo, non esistono) ricca di tecnologie avanzatissime (ai tempi della pubblicazione; ma già cinque anni dopo a leggerle sembra di andare per dinosauri) e fornita di un Bravo Bibliotecario professionista, non di roba gestita con mezzi minimali da insegnanti che ci lavorano solo nei ritagli di tempo come è da gran tempo la maggio parte delle biblioteche scolastiche. D'altra parte una biblioteca è anche una espressione d'ambiente e quel che va bene per una biblioteca scolastica di Milano non è detto che funzioni anche per quella di St. Mary Mead, senza contare che i ragazzi, che pur mi ostino a dire che sotto molti aspetti sono assai simili a quelli che mi ritrovavo come compagni quando le medie le frequentavo da allieva cambiano molto rapidamente gusti e inclinazioni, com'è sempre stato e com'è giusto e anche salutare che sia.
Ma, soprattutto, io sono una bibliotecaria-fai-da-te e, tra quei quattro gatti che insegnano nella mia scuola** sotto questo aspetto mi ritrovo piuttosto sola e non ho alcuna decana cui chiedere informazioni, consigli o anche solo appoggio morale - per tacere del fatto che ho passato gli ultimi due anni a farmi una cultura su malattie e cure nel settore gastroenterologico, che con i libri c'entra davvero il giusto.

*senza offesa per i barbari, naturalmente: è solo un modo di dire che io per prima disapprovo,. dall'alto del mio passato di medievista
**Miaow!

mercoledì 8 maggio 2019

Ritorno a dosi omeopatiche e scoperte archeologiche (post meditativo)

Tutti gli anni, ai primi di Maggio, a St. Mary Mead c'è un giorno di mercato speciale con banchetti diversi dal solito, e  tutti gli anni la prof.Murasaki, che in questa stagione di solito viene a scuola in moto(rino) si ritrova ingarbugliata in un dedalo di sensi unici invertiti e divieti di transito nei punti più impensati che rendono una vera impresa raggiungere la scuola. Tutti gli anni la cosa per lei sarebbe molto facilmente  rimediabile parcheggiando alla stazione e affrontando la camminata di circa 400 metri che la separa dall'edificio della scuola media, ma tutti gli anni la detta prof. Murasaki casca dal pero come se mai tal mercato-fiera si fosse verificato in precedenza, e quando se ne accorge anche raggiungere il parcheggio della stazione è impresa ormai disperata, per cui tanto vale aggrovigliarsi nelle tre-quatto strade che formano l'impianto centrale del paese di St. Mary Mead finché in qualche modo misterioso la scuola appare.
E così ho fatto anche stamani, imprecando la ria sorte che ha voluto che il mio rientro dopo dieci mesi di assenza coincidesse con il mercato-fiera e approdando infine a scuola con dieci minuti secchi di ritardo che nessuno ha avuto il cuore di rimproverarmi, grazie alla bontà d'animo che ispira tutti nei miei confronti in questo periodo (all'uscita però, mentre giravo in lungo e in largo tutto il mercatino per fare shopping, imprecavo assai meno). 
La scuola era tranquilla, quasi silenziosa, e nessuno aveva niente di particolare da farmi fare.
Ho firmato il registro, scoperto che c'erano ben due scioperi in arrivo più una assemblea sindacale, guardato un po' di carte sul tavolo e accettato con bel garbo di fare una sostituzione di qui a due giorni, mi sono fatta fare una fotocopia del mio orario e mi sono infine accinta ad andare in biblioteca.
Prima però ho deciso di rimettere in ordine lo scaffale dei dizionari, che giacevano piuttosto affastellati - e sepolti tra i dizionari di inglese ho scoperto una pila di volumetti... sui parchi e le riserve in Toscana.
Nessuno ne sapeva nulla. 
Li ho esaminati. Erano bei volumetti, e l'editore Giunti li aveva prezzati sette e nove euro cadauno, che non risultava nemmeno un prezzo del tutto iniquo. Erano accurati, con bellissime illustrazioni e descrizioni accurate delle oasi protette e degli usi e costumi delle creature che li abitavano, piante o animali che fossero. 
Potevano essere un regalo per le scuole dalla Regione, un premio ottenuto in un qualche concorso, o il risultato di qualche iniziativa altamente didattica : molte e misteriose sono le vie con cui una pubblicazione arriva a scuola - ma era chiaro che nessun alunno né alcun docente li aveva mai degnati di una pur fuggevole attenzione, perché erano belli e intatti in quel modo che caratterizza solo le pubblicazioni intonse.
Così ho provato a chiedere alle custodi e ho così scoperto che quella roba - in effetti pubblicata nel 2006 e 2007 - era arrivata a St.Mary Mead poco prima di me. Alle custodi fu venne detto Di "metterle lì" e loro l'avevano messe lì, ovvero in un angolo ben riparato di un grosso armadio dove sta l'archivio delle carte della scuola, e dove mai sono arrivate le mie operazioni di riordino e dissepoltura. Da lì erano state poi spostate per far posto a non so quali fascicoli di carte, ed era stato detto loro di "lasciarli sugli scaffali".
Perché proprio sullo scaffale che dalla notte dei tempi era riservato ai dizionari di inglese?
Forse perché aveva qualche angolo vuoto (il grossi dei dizionari di inglese, comprensibilmente, nel corso dell'anno scolastico si trova nelle classi).

Mentre li sfogliavo meditavo. Erano chiaramente libretti nati con delle pretese. Erano stati fatti, progettati ed eseguiti con cura. Un classico "sussidio scolastico". Poi erano arrivati alla scuola di St. Mary Mead e il loro destino era stato un malinconico letargo in un angolo buio di un armadio assai scarsamente frequentato. Potevano essere usati per Scienze o per Geografia, e pure per educazione civica - o almeno per decidere dove portare le classi in gita scolastica. Con un po' di buona volontà, perché erano un buon numero ma non sufficienti per una classe, nemmeno per le classi di St. Mary Mead che a volte sono davvero poco numerose.
Adesso che li ho trovati ne catalogherò una copia per la biblioteca dei ragazzi e una copia la metterò nella sezione locale della biblioteca per gli insegnanti.
Non è il primo caso che incontro di Cadavere da Progetto Didattico che lo Stato ci offre e che viene prontamente accantonato senza nemmeno guardarlo. Del resto, può essere molto utile a un insegnante che imposta un certo tipo di programmazione, ma può risultare abbastanza inutile per tutti gli altri che lavorano in altro modo (e di certo non può risultare di alcuna utilità per chi nemmeno sa che esiste). 
Come quella bella serie di DVD sugli etruschi che arrivarono quando già i programmi di storia delle medie partivano dalla caduta dell'impero romano da tre o quattro anni, e comunque all'epoca non avevamo nemmeno mezza LIM, anzi nemmeno sapevamo che le LIM esistevano.
Beh, certo, l'intenzione di chi li ha mandati era buona, ma forse l'arrivo andava un po' concordato.

Molti si domandano spesso come fa lo Stato italiano ad avere il deficit che ha, e ne conclude che i politici non fanno altro che rubare.
Senza voler dubitare della tendenza di molti politici a rubare, ecco, a volte penso che una delle risposte possa essere in quelle massicce donazioni di volumetti e DVD scarsamente ponderate. Certamente non sono state loro a darci il terzo debito pubblico del mondo, ma hanno pur sempre svolto una loro piccola ma indispensabile parte in tutto ciò.

lunedì 14 gennaio 2019

Passatempi all'ospedale, ovvero "Qual è la vostra perversione?"

L'ospedale di Careggi è considerato una eccellenza a livello nazionale.
Tuttavia la biblioteca per i pazienti non è a questo livello.

Come tanti altri reparti ospedalieri, anche quello che mi ospita ha un paio di scaffali dedicati ai libri che i degenti o i loro amici lasciano in libera lettura. Sono lì, disposti alla rinfusa e  senza etichettatura: chi vuole va e lascia, chi vuole va e prende per leggere. 
Sono capitata per caso in quella stanza uno dei primi giorni, durante un giretto casuale fatto al solo scopo di muovermi un po'. Ci sono ritornata qualche giorno dopo, ho scorso distrattamente i titoli e ho arraffato un paio di titoli (tra i quali un Nero Wolfe che non avevo e che tornerà a casa con me).
Poi ci sono ritornata tre giorni fa in cerca di nuove letture e mi sono soffermata a guardare quel groviglio libresco in doppia fila. Senza che nemmeno me ne rendessi conto le mie mani hanno raggruppato la decina di libri di Danielle Steel e l'hanno riposti in un palchetto a parte.
Ho continuato a guardare.
Basterebbe fare una rozza divisione per argomenti, mi  dico: gialli, sport, umoristica, narrativa italiana e straniera.... spostando ciò che non era narrativa nello scaffale vicino, che era già strutturato in quel senso...
La mattina dopo, armata di guanti di lattice, mi sono fatta staccare la flebo e sono tornata là dentro.
Ho iniziato così quello che senz'altro potrà essere contato come il lavoro più inutile della mia vita; ma che ci posso fare se riordinare libri mi rilassa? È sempre stato così e sempre così sarà.
Appunto la cosa per rallegrare chi passa di qua - infatti, davvero non so perché, chiunque me lo sente raccontare scoppia a ridere pazzamente e non la smette più.
Aggiungo che i medici l'hanno trovato un buon segno: secondo loro, se mi occupo di qualcosa che va oltre la stretta sopravvivenza e ritorno alle mie consuete perversioni* è segno che il mio quadro clinico è in netto miglioramento. 
Personalmente sono d'accordo, e se da una parte mentre traffico con i libri mi sento decisamente idiota, dall'altra c'è il senso di conforto che mi dà il rientrare finalmente nella mia pelle.

*naturalmente non si sono espressi così, è solo una mia libera traduzione delle loro parole

giovedì 5 luglio 2018

L'Angelo della Sala Insegnanti (sono me)

(l'immagine di questa splendida torta ai mirtilli viene dalla pagina Facebook di Foto che soddisferanno il vostro senso dell'ordine)

Sin dai primi tempi in cui ebbi il piacere di frequentarla, l'ampia e luminosa e accogliente Sala Insegnanti della scuola media di St. Mary Mead si presentò ai miei occhi come spaventosamente ingombra di cartame. Tavoli e tavolini e scrivanie e cassetti e scaffali e rastrelliere e qualsivoglia contenitore o piano d'appoggio ne traboccava, letteralmente.
Sono una persona disordinata e pure un po' trascurata, un po' di ciarpame intorno non mi ha mai dato noia; da studentessa ho vissuto in un brodo primordiale di appunti mescolati e libri spersi per ogni dove, niente in me si è mai segnalato per soverchia organizzazione apparente, ma il mio era il classico disordine dove, io almeno, trovavo tutto. Invece in quella sala non si trovava mai nulla. Mi domandavo come facevano i colleghi a tollerarlo. Io ne soffrivo un po', anche se i miei pochi libri e le mie poche carte, regolarmente spurgate del superfluo, vivevano tranquille e sempre a mia disposizione nell'unico cassetto che ero riuscita a ricavarmi - decorosamente ampio, per fortuna - tanto che tra i colleghi finii per farmi la reputazione di persona ordinatissima, cosa che non mancava di far sganasciare la mia famiglia e chi mi conosceva bene.
Ordinata io?!? 
Ebbene sì, sul lavoro lo ero abbastanza. Rispetto all'insegnante medio anzi ero praticamente un prodigio. 
Con tutto ciò, il casino che c'era in quella stanza non l'avevo mai visto in nessuna delle venti  scuole dove avevo fatto le mie supplenze, brevi o lunghine che fossero.

Già dopo le prime settimane, quelle in cui non ci si azzarda nemmeno a sfiorare altro che l'eventuale registro delle firme per paura di sbagliare qualcosa, avviai qualche cauto tentativo di sfoltimento buttando via ogni tanto un po' delle carte che ingombravano il tavolo principale, dopo che avevo osservato che erano lì da giorni e giorni e giorni senza che nessuno le avesse minimamente toccate.
Mi dedicavo a questa delicata operazione solo quando mi capitava di essere completamente sola lì dentro. E' un complesso della complottista che mi è rimasto appiccicato anche oggi che lavoro ormai alla luce del sole sgombrando carriolate intere di roba.
Con l'andare degli anni gli interventi si approfondirono: aprii i cassetti delle scrivanie, buttando via infinite copie di circolari di dieci anni prima e di autorizzazioni a gite e simili che datavano al secondo millennio e addirittura ai primi anni '90.
Svuotai alcuni cassetti strapieni, appartenuti in epoca remota a insegnanti ormai in pensione da anni e liberando così un po' di posto per i nuovi arrivi.
Feci una scatola per i cataloghi editoriali, togliendo quelli vecchi e riempiendoli con i cataloghi in corso, via via che arrivavano. Li mettevo anche in ordine alfabetico di editore, ma non ho mai visto nessuno che provasse almeno vagamente a rispettare quell'ordine o che si preoccupasse di rimettere nella scatola il catalogo dopo averlo consultato: imparai a ripescarli dagli strani posti dove erano finiti e a rimetterli nella scatola.
Riempii la scatola destinata ai cataloghi di chi offriva gite solo con il materiale di chi offriva gite (lavoro del tutto inutile: mai e poi mai che abbiamo scelto una gita basandoci su quel tipo di materiale).
Liberai la rastrelliera delle riviste dai bollettini parrocchiali ancora incellofanati che nessuno guardava mai, limitandomi a tenere l'ultimo numero (che nessuno consultava mai. Adesso hanno smesso di arrivare).
Buttavo via i comunicati sindacali più vecchi di tre mesi.
Ogni tanto rimettevo le circolari in ordine cronologico nell'apposito contenitore - c'era in tal senso una certa confusione perché qualcuno li metteva in ordine cronologico e qualcuno con la più recente in alto, e col tempo riuscii a convincere i colleghi che il sistema più usato era proprio quello di mettere più in vista la circolare più recente, ma che comunque era necessario darsi un tipo di ordinamento e rispettarlo, altrimenti non avremmo ritrovato mai nulla (un concetto, questo, che per le custodi e solo per loro era perfettamente chiaro sin dalla notte dei tempi).
Avviai i lavori di sgombero di un armadio che ufficialmente conteneva materiale del laboratorio di scienze, ma in pratica era strapieno di tutto, da vecchi caroselli di diapositive in bianco e nero sui vulcani a modellini di solidi geometrici in compensato a cavi elettrici abbandonati. Non ho ancora finito di liberarlo, anche se non dispero di consegnarlo al Sostegnop entro la fine dell'anno.
Più avanti avviai i lavori per la biblioteca, in occasione dei quali riuscii a liberare molti scaffali, che provvidi a riempire con i libri scolastici che ci lasciavano ogni anno i rappresentanti. Feci una paziente opera di scrematura, naturalmente, e soprattutto eliminai una quantità immane di doppioni. Adesso i libri scolastici sono divisi per materie (indicati da appositi cartellini) e uno scaffale è riservato ai libri al momento adottati dalla scuola, che possono servire ad alunni squattrinati o a colleghi appena arrivati.
Quest'ultimo è un lavoro particolarmente delicato, che va sorvegliato con cura e risistemato con una certa regolarità. Da brava bibliotecaria mi irrito profondamente quando passo nella biblioteca (quella dove ci stanno i romanzi, per intendersi, e dove gli alunni vanno a pescare libri in prestito) e scopro che, dopo il passaggio di una classe, gli scaffali sono pieni di libri fuori posto, riposti a casaccio e addirittura messi capovolti e alla rovescia. Naturalmente un apposito cartello supplica i gentili utenti di lasciare sul tavolo i libri consultati invece di rimetterli a posto, ma mai cartello fu più ignorato nella storia della segnaletica.
E tuttavia son ragazzini, giovani e implumi, disabituati al contatto con i libri, non esperti di ordinamento delle biblioteche. Son giovani e hanno ancora tanto da imparare, mi dico mentre smoccolando faccio il giro degli scaffali e ricolloco i piccoli libri smarriti al posto giusto.
Ma che cosa devo pensare dei loro insegnanti, tutti reduci da studi di livello superiore e assai usi a maneggiare libri, quando trovo gli scaffali, particolarmente quelli delle materie letterarie, confusi e rimescolati oltre ogni dire, con l'ordine alfabetico per titoli completamente ignorato.... e un sacco di libri rimessi alla rovescia o capovolti? Cioè, è davvero così indispensabile e aiuta a risparmiare così tanto tempo mescolare in un groviglio inestricabile sette antologie, per tacere dell'infilarci qua e là un fascicoletto di storia o un bel libro di geografia?
A giudicare dai risultati, così sembrerebbe.
Sta di fatto che quest'anno a malapena sono riuscita ad occuparmi lo stretto indispensabile della biblioteca vera e propria, ma ai libri in Sala Insegnanti non ho badato né tanto né poco, perché ero fin troppo occupata a tenere l'anima coi denti; addirittura, dato che ero all'ospedale,  ho praticamente scavalcato tutta la fase del passaggio dei rappresentanti limitandomi a scorrere qualche libro per le adozioni dell'anno prossimo, mentre gli altri anni tenevo d'occhio i pacchi nemmeno scartati e provvedevo ad accantonarli in un punto isolato dove non ingombrassero; quest'anno invece, in assenza della mia rapace sorveglianza, questi volumi sono stati infilati alla rinfusa in qualsiasi posto libero si presentasse all'occhio di chi desiderava levarseli dai piedi.
Arrivata a Giugno ho cominciato a lavorare il nemico ai fianchi. Complice la partenza di ben due professori che sono andati in pensione, ho colto l'occasione per una bella sfoltitura di una serie di cadaveri inglesi dei tempi della guerra fredda e una vigorosa scrematura dei libri di Scienze Motorie, più la consueta eliminazione dei doppioni e un piccolo scarto di vecchi manualetti per le prove Invalsi (ormai cambiate). Ma soprattutto ho provveduto a una cauta scrematura dei libri di Religione, il cui titolare si stava pericolosamente allargando arrivando ormai a coprire ben tre palchetti. E' bastato eliminare qualche vecchio doppione ancora incartato e tutto è tornato a dimensioni più contenute.
Adesso quattro pile di libri vecchi e nuovi dell'altezza di circa un metro fanno bella mostra di sé dietro al gabbiotto dei custodi, che provvederanno a smaltirli con calma nei giorni della raccolta differenziata della carta e io sono stanca & stremata oltre ogni dire perché non si tratta di un lavoro leggero, soprattutto nelle mie attuali condizioni di salute.

La mia aureola è dunque ripresa a brillare del consueto color dell'oro: l'angelo della Sala Insegnanti veglia sui suoi diletti colleghi perché lavorino in condizioni comode e trovino facilmente quel che gli serve, e perché la Sala Insegnanti sia un posto non troppo ingombro.
Ripeto: quattro pile di libri di circa un metro l'una, più una vera infinità di cartacce d'anteguerra cestinate con determinazione e impegno.
La Sala Insegnanti, dopo questo trattamento, è naturalmente un luogo tutt'altro che vuoto, anzi niente lascia immaginare che sia stato sottratto anche un solo frammento di carta.
E il futuro armadio per Sostegno non è ancora libero. Ma forse quando tornerò a scuola, gli ultimi giorni di Agosto, porterò alfine a termine sì grande impresa. Inoltre sto seriamente meditando di inscatolare una vasta serie di libri e alcune enciclopedie ormai arcaiche (sì, è un lavoro che ho già fatto a suo tempo, ma con la mano troppo leggera, a quel che sembra, visto che a quegli scaffali non ci va mai nessuno né alcun collega in questi ultimi quattro anni li ha mai minimamente consultati).

E qui sorgono spontanee due domande ai miei occhi senza risposta:
- Primo: chi faceva questo lavoro quando non c'ero io? Perché qualcuno l'avrà fatto, almeno con i doppioni dei rappresentanti. Ma non ho mai visto nessuno che ci badava, anzi nessuno in mia presenza sembra nemmeno essersi mai posto il problema.
- Secondo: possibile che ai miei colleghi, tutti i miei colleghi, quell'immane affastellìo di carte inutili non abbia mai dato noia, e che io sia l'unica che preferisce lavorare avendo a portata di mano solo e soltanto quel che gli serve? Oppure la mia è una semplice deformazione professionale da archivista?

sabato 16 dicembre 2017

Di letture per maschietti e di letture per femminucce

Natale si avvicina e il computer fa i dispetti

In questi giorni caotici, inciamposi, aggrovigliati e vieppiù complicati ad ogni sorger del sole da nuove mattane delle attrezzature informatiche di casa, Kukuviza, amabile lurker mai finora comparsa su questi schermi e a me sconosciutissima, ma tenutaria di un blog chiamato CineCivetta che si occupa (strano ma vero) in prevalenza di cinema, mi ha insignita con parole davvero lusinghiere del premio Boomstick Award 2017 insieme ad altri sei stimabili blogger a me altrettanto sconosciuti.
Così, invece di correggere le verifiche sull'Inno di Mameli o dare gli ultimi tocchi (le ultime decine di tocchi, intendo) all'albero di Natale e addobbare la casa, mi sono messa a navigare tra i giocattolini nuovi spiluccando qua e là. E quasi subito, nel blog di tale Pennablu ho trovato un post dedicato alla Grande Domanda: Perché gli uomini non leggono?, arricchito per giunta da ben 124 commenti non uno dei quali mi ha convinto. Del resto, anche se molti commentatori sono uomini, fanno parte della categoria di uomini che leggono parecchio, e dunque sono tra i meno adatti a capire il fenomeno.
E son qui che medito, e tanto ho meditato che ci faccio sopra un post - del tutto privo di risposte alla Grande Domanda, peraltro. Ma d'altra parte l'argomento mi sta a cuore non solo come insegnante di Lettere, ma anche come bibliotecaria.
Prima considerazione: nel post vengono esaminate le statistiche italiane degli ultimi anni. Dunque la domanda, formulata più esattamente, sarebbe "Perché al momento le donne italiane leggono molto più degli uomini?". Non so come funziona all'estero. Ad ogni modo io insegno in Italia e anche la piccola biblioteca scolastica che sto costruendo riguarda soprattutto lettori italiani, o lettori stranieri che conoscono bene l'italiano. Magari in Turchia o in Germania le cose sono diversissime, vai a sapere.
Seconda considerazione: per leggere occorre prima di tutto saper leggere. Questa, in Italia, è una conquista piuttosto recente. Guardare le statistiche sull'analfabetismo quando l'Italia era appena nata è un esercizio agghiacciante, soprattutto considerando che i paesi a noi vicini erano decisamente più avanzati sotto questo aspetto.
Il percorso di alfabetizzazione degli italiani è stato lungo e doloroso, e tuttora è ben lungi dall'essere concluso (molti parlano di analfabetismo di ritorno, ma personalmente sospetto che in Italia siamo ancora a quello di andata). Per le donne l'istruzione è arrivata in ritardo rispetto agli uomini: di tendenza se non c'erano soldi per far studiare tutti studiavano solo i maschi e le femmine si fermavano molto prima.
Naturalmente le donne delle classi alte hanno sempre studiato, a partire dal Quattro-Cinquecento, anche se di solito lo facevano a casa (più spesso nel palazzo di famiglia) e più avanti in convento. E ancor più naturalmente ai seminari per preti avevano accesso solo i giovinetti: le giovinette povere, per quanto brave e meritevoli, restavano a sguazzare nella loro ignoranza.
Ma nonostante questo grosso distacco di partenza, oggi le donne leggono molto più degli uomini, in Italia - cosa facilmente verificabile nel più empirico dei modi in tram, in metropolitana, in treno, nei bar o sulle panchine dei giardini pubblici o anche iscrivendosi a un qualsiasi circolo di lettura.
Cosa leggono le donne? 
Secondo la vulgata leggono soprattutto romanzi.
La cosa ha antiche radici: il romanzo, anche nelle sue forme più antiche (ad esempio i monogatari della letteratura hejan del X-XI secolo, di cui sono una delle massime esponenti) è nato per essere letto da donne. Il romanzo come lo conosciamo oggi - una storia borghese destinata a culminare in uno o più matrimoni o unioni stabili, oppure in tragiche morti causate dall'amore, anche se magari parla anche di moltissime altre cose - curiosamente è nato proprio nel momento in cui l'istruzione femminile ha cominciato a diffondersi, verso la fine del Settecento. La cameriera con un romanzo in tasca da leggere nei momenti liberi (da cui Stendhal sperava con ragione di essere letto) è figlia appunto di quella società, e anzi il fatto che le ragazze leggessero tanti romanzi era vista con una certa preoccupazione dagli educatori, che avrebbero preferito vedergli in mano qualche raccolta di sermoni (ma speravano invano). Comunque i romanzi erano letti anche dagli uomini, che del resto in gran parte li scrivevano pure.

In realtà le donne non leggono solo romanzi: leggono anche libri di storia, di letteratura, autobiografie al femminile, biografie varie, testi di psicologia più o meno spicciola e di antropologia, racconti di viaggi. Storie, insomma. E libri di studio legati ai loro corsi universitari, naturalmente - che guarda caso di solito sono a indirizzo storico-letterario.
Quante donne conosciamo che tengono in casa scaffalate di libri sull'evoluzione, la biologia, la composizione dell'atomo e delle stelle, la chimica e la diffusione del suono?
Beh, probabilmente non conosciamo nemmeno tanti uomini che nel tempo libero si istruiscono su questi argomenti, e di solito alle spalle c'è un bel corso di studi su queste affascinanti tematiche e un deciso interesse che si è palesato sin dalla più tenera età.

I 124 commenti sembravano ignorare completamente la questione del genere e dei condizionamenti femminili. A torto o a ragione?
Sta di fatto che, al momento, la lettura sembra "una roba da ragazze". Ma non tutta la lettura: principalmente la narrativa.
Per natura e per convinzione non sono molto portata a credere che gli uomini siano "più concreti", "più fisici" o "più interessati allo sport", e anche la teoria sulle due parti del cervello (con le donne più portate all'empatia e all'immaginazione) mi ha sempre convinto molto poco: senza una tendenza assai spiccata all'empatia e all'immaginazione l'umanità sarebbe ancora nelle caverne a mangiare vermi crudi, e la gran parte della letteratura, anche narrativa, è stata scritta da uomini e promossa da agenti letterari uomini nonché pubblicata da editori uomini e letta da uomini - anche perché per molto tempo sono stati solo gli uomini ad occuparsene, e perfino ai giorni nostri J.K. Rowling ha preferito pubblicare sotto un nome che poteva essere maschile; d'altra parte il condizionamento che spinge le femminucce, fin dalla più tenera età, a concentrarsi sulla sfera affettiva piuttosto che su quella scientifica è talmente forte e permea talmente la nostra cultura che non viene nemmeno notato - ma sappiamo tutti che quando arriva il momento della scelta della scuola superiore le fanciulline volano a stormi verso gli studi umanistici e linguistici mentre i fanciullini prediligono gli studi informatici e meccanici - e a quel punto il destino è già segnato.

E veniamo alla mia piccola biblioteca scolastica. 
Un bel giorno, ai tempi del primo #ioleggoperché, qualcuno scrisse che l'iniziativa era troppo sbilanciata verso la narrativa, ma che molti leggevano anche altre cose
Quell'osservazione dall'apparenza tanto banale mi colpì profondamente, come una totale novità.
Mi feci un severo esame di coscienza, guardai la biblioteca e conclusi che così non andava: ci volevano anche le altre cose, oltre a una ragionata selezione di testi letterari.
Così comincia a cercare le altre cose: testi di divulgazione scientifica, prima di tutto, libri di giochi matematici, biologia, fumetti, nonché quei libri misti a metà tra fumetti e racconti che adesso vanno tanto di moda. Spulciai cataloghi editoriali, spronai i librai della Mostra del Libro, feci lunghi sopralluoghi in libreria, chiesi bibliografie ai colleghi di tutte le materie. Col tempo e la pazienza e i pochi soldi a disposizione ho messo su un rispettabile scaffale scientifico, avviato uno tecnico eccetera eccetera. Sta pure arrivando qualche fumetto e qualche libro disegnato, qualche piccolo testo di economia e stilo regolarmente lunghe liste di desiderata da procurarmi in un modo o nell'altro.
Quel po' che sono riuscita a comprare va via come il pane... ma lo prendono solo i maschi. Le grandi frequentatrici della biblioteca sono soprattutto femmine, che escono regolarmente dalla stanza con tre o quattro libri per volta, fanno il passaparola, commentano e discutono, si consigliano tra loro; ma non ho ancora avuto il piacere di vedere nessuna di loro uscire dalla stanza con un testo delle Brutte Scienze o le vicende romanzate di Einstain e le sue avventure con i quanti. Mai. E non perché li prendano quando c'è l'altra bibliotecaria, perché il programmino che gestisce il prestito mi permette di vedere quando voglio chi ha preso che cosa.

Non dico nulla, si capisce: la biblioteca è un servizio  e il lettore ha sempre ragione, come ogni cliente che si rispetti. Altri insegnanti di Lettere intervengono sulle scelte, io sinceramente preferirei farmi tagliare la lingua. Del resto sono sempre stata una lettrice forte, in teoria onnivora, ma ricordo benissimo che mai e poi mai mi sarebbe passato per l'anticamera del cervello a quell'età di leggere altro che narrativa - e anche dopo, dei pochi libri scientifici che ho letto sono debitrice soprattutto alle amiche e colleghe che avevano fatto studi scientifici. D'altra parte il mio è stato un percorso di studi umanistici, culminato con una bella laurea in storia della letteratura - in latino medievale, d'accordo, ma pur sempre letteratura.
C'è stato un condizionamento su di me?
Pòle essere, ma è stato un condizionamento che ho finito per assorbire con tutte le fibre del mio essere. Beh, diciamo che in ogni caso c'era comunque una certa propensione di base. Almeno credo.

Concludendo: le donne italiane leggono di più, e leggono soprattutto narrativa. D'altra parte tutto intorno a loro (=noi) dichiara che la narrativa è roba da donne, e gli uomini che se ne impicciano troppo sono quantomeno un po' originali - anche se a qualcuno di loro non importa né tanto né poco essere definito originale e legge comunque quel che gli pare senza curarsi di quel che pensano gli altri.
Alla base di tutto questo c'è un condizionamento?
Si accettano ipotesi, casomai qualcuno desiderasse prendersi a cuore la questione.