Il mio blog preferito

Visualizzazione post con etichetta fantasmi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fantasmi. Mostra tutti i post

venerdì 28 ottobre 2022

Racconti di fantasmi - Montague Rhode James (con supplemento tolkieniano)

Durante gli anni 80 la casa editrice Theoria si dedicò senza risparmio a tradurre e pubblicare un gran numero di classici inglesi, anche molto famosi, di cui a malapena in Italia si era vista traccia. Tra i pregiati frutti di cotale lodevole impegno ci fu anche questo volume, che comprai a scatola chiusa visto che si trattava di un autore vittoriano e i vittoriani per i fantasmi hanno notoriamente un certo tocco, o per meglio dire hanno canonizzato il genere. E poi a me le storie di fantasmi piacciono molto.
I racconti di fantasmi contiene tutta la produzione fantasmatica di M. R. James, che è divisa in cinque diverse raccolte: I racconti di fantasmi di un antiquarioAltri racconti di fantasmi di un antiquario, Uno spettro scarno e altre storie, Avvertimento ai curiosi, Ultimi racconti e in appendice c'è anche un testo intitolato Storie che ho tentato di scrivere che contiene appunto una serie di tracce che non hanno mai decollato.
Al momento il volume completo è disponibile nell'edizione Newton, e costa anche molto poco. Non so però se si tratta della stessa versione. Circolano poi in libreria una certa quantità di selezioni e qualche edizione della prima raccolta I racconti di fantasmi di un antiquario. Non so perché quella è stata ristampata e le altre no, visto che qualitativamente non mi sembra migliore delle altre né molto diversa. Misteri dell'editoria.

Montague Rhode James era uno scrittore inglese, e dunque non c'entra niente con Henry James, che gli è quasi contemporaneo e ha scritto pure lui un sacco di racconti di fantasmi, anche se con un tratto molto diverso. Per continuare poi a parlare di scrittori americani ce n'è uno, non sprovvisto di una certa qualche fama nel campo dei racconti dell'orrore e della letteratura fantastica in generale, che invece da M.R. James ha tratto spunti e ispirazione, e ha sempre dichiarato di apprezzarlo molto: H. P. Lovecraft.
In sintesi, M.R. James rientra (in Italia) nel club degli Illustri Sconosciuti ma ha lasciato la sua bella traccia anche nella letteratura contemporanea.

I racconti sono stati scritti tra il 1893 e il 1930, mi sembra di capire al ritmo di uno all'anno, e M.R. James li scriveva per leggerli a Natale intorno al fuoco* ad amici e studenti dei college dove insegnava. Non ha mai scritto altro che storie di fantasmi per quanto riguarda la narrativa, ma è stato un illustre e stimato medievista e ha partorito un congruo numero di saggi di storia e letteratura. Gli archivi erano il suo pane e molti dei protagonisti o narratori delle sue storie sono studiosi, giovani o meno giovani, e spesso impegnati in varie ed erudite ricerche.
Il volume contiene 33 storie (più l'ultima), più o meno intercambiabili tra loro e con una certa aria di famiglia all'interno. Non si tratta però di storie ripetitive - il che ha del prodigioso, avendo avuto sempre cura l'autore di mantenersi in un canone con regole molto precise. Tutti questi racconti (a parte forse un paio) lasciano al lettore un senso di sottile angoscia e di inquietudine e una forte tendenza a guardare con sospetto anche gli oggetti apparentemente più innocui tra quelli che ci circondano**. Sono, di fatto, racconti dell'orrore e il concetto di ghost è inteso in una accezione decisamente ampia: non incontriamo solo persone vissute molti o pochi anni fa che portano rancore per i più vari e magari giustificabili motivi, ma tutta una schiera di alberi sospetti, gatti neri (due, e di fatto non fanno niente tranne esistere. Detto e non concesso che davvero esistano), fogli che si scrivono da soli, finestre che riescono ad essere aperte nonostante tutto, capelli insidiosi, tappezzerie decisamente pericolose, ragni oversize molto demoniaci, cespugli poco raccomandabili, cavalli discutibili, gradini pericolosi, case di bambole animate, stampe che narrano storie agghiaccianti, entità vendicative, ombre che sfidano ogni legge dell'ottica, tappeti e guide che se ne vanno per i fatti loro eccetera, e ci sono anche vicoli e strade che davvero è meglio non percorrere e persone che spariscono e non vengono mai più ritrovate, oltre a un quantitativo di scheletri più o meno completi davvero notevole.
Normalmente le storie cominciano in atmosfera molto serena, e spesso e volentieri il protagonista è un molto rispettabile studioso appassionato di ricerche storiche che, appunto nel corso di una ricerca storica, finisce per trovare molto di più di quel che stava cercando, vuoi che si tratti di oggetti o di manoscritti; talvolta si limita a riferire qualche storia del tempo passato di cui è venuto più o meno casualmente a conoscenza, talvolta si ritrova decisamente inguaiato e non sempre riesce a cavarsela. Quasi sempre comunque abbiamo un iniziale momento di pace idilliaca, magari accompagnato a qualche bellissimo paesaggio inglese - ma, scopriamo, niente sulla faccia della terra è più insidioso di un bellissimo paesaggio inglese, in particolar modo durante i lunghi pomeriggi d'estate o nelle belle sere di primavera.
Alla fine dei racconti il lettore non ha mai le idee davvero chiare su cosa sia successo davvero, ma quasi sempre ha la vaga impressione di aver capito l'insieme - salvo poi incontrare notevoli difficoltà quando cerca di rimettere insieme i tasselli perché, gira e rigira, manca sempre qualcosa. E' infatti teoria apertamente dichiarata di M.R. James che il lettore non deve capire tutto - immagino perché una precisa ricostruzione dei fatti sia a modo suo rassicurante e non lascia quindi al lettore quel sottile senso di angoscia di cui quasi sempre si va a caccia quando si legge un racconto dell'orrore.

Infine una notarella letterario-filologica-culturale: a quel che sembra nella cultura anglosassone i ragni sono portatori del Male e in qualche modo collegati con le streghe. Mi rendo conto che non è di quelle scoperte che sconvolgono la vita, ma in effetti non ci ero mai arrivata, anche perché nella cultura mediterranea i ragni sono magari non amatissimi quando te li ritrovi in casa, ma guardati senza troppa ostilità e talvolta perfino considerati di buon auspicio e portatori di futuri guadagni, senza contare la tradizione mitologica che li vuole discendenti da una figura della Grande Dea, Aracne, trasformata appunto in ragno dopo aver perso una sfida nell'arte della tessitura con Atena. Da notare che la sfida fu persa non perché Aracne non tessesse a meraviglia, ma perché si divertì a tessere tutta una serie di sciocchezze fatte dagli dei.
Comunque sia era una bella ragazza, con un nome che la collega all'Arianna di Teseo che alla fine venne invece trasformata in una corona di stelle, abile tessitrice e vittima di un maleficio di Atena - insomma, una storia tra donne.
Sta di fatto che i racconti dell'orrore anglosassoni pullulano di ragni, in particolar modo quando entra in scena una strega, e si tratta di ragni chiaramente inviati dal demonio, senza contare che una cartolina di Halloween non è degna di questo nome senza qualche ragno. Tutto ciò ai miei occhi illumina di nuova luce (...beh, luce per modo di dire, visto che i ragni a quanto sembra sono solerti servitori del tenebrosissimo dimonio) i ragni di Tolkien, tutti discendenti da una Grande Madre, Ungoliant, che aiutò nientemeno che a seccare gli Alberi della Luce a Varda (il tutto senza dimenticare l'Aragog di Harry Potter, che comunque è maschio e in realtà è solo una creatura interessante, secondo i personalissimi parametri di Hagrid).
Colpevolmente, le antologie scolastiche raramente si occupano di M.R. James (e, se dobbiamo dire la cruda verità, sono parecchio avari anche quando si tratta di H.P. Lovecraft, che è un vero scandalo). Visto che i diritti editoriali di entrambi sono ampiamente scaduti immagino che il problema consista nella lunghezza, anche se in entrambi i casi si tratta di una lunghezza molto relativa e molto adatta ai tempi della scuola - a meno che il vero problema non stia nel fatto che fanno abbastanza paura; io comunque li ho elargiti spesso ai miei alunni, e sempre con grande successo. Mi sento di raccomandare in particolare Una storia dei tempi di scuola, ambientata in un college e che praticamente qualsiasi Seconda o Terza che mi sia passata tra le mani ha avuto il piacere di apprezzare, ma anche Cuori strappati e La mezzatinta hanno riscosso i loro bravi successi e quest'anno potrei provarci pure con La casa di bambola animata che contiene tra l'altro anche una garbata parodia del tema del traghettatore vincolato al suo traghetto ma che cerca di liberarsene.

Con questo post commemoro il Venerdì del Libro ed auguro buone letture e un tenebroso Halloween a chiunque passi di qua.

*del resto, i racconti di fantasmi per gli inglesi sono un genere natalizio per eccellenza e non a caso il Racconto di Natale per eccellenza è appunto una storia di fantasmi.
** al tema è anzi dedicato uno degli ultimi racconti La malignità degli oggetti inanimati.

venerdì 1 novembre 2019

La voce delle ombre - Frances Hardinge


Un Venerdì del libro che cade proprio il primo di Novembre merita senz'altro una storia di fantasmi, e questa è piuttosto speciale.
Mi ci sono imbattuta per puro caso vagando per la biblioteca in cerca di qualcosa che non sono poi riuscita a trovare, e sono rimasta affascinata dalla copertina - dalla foto non si vede, ma le foglie sono metallizzate e l'insieme è davvero accattivante.
Qual prodigio ha mai  spinto Mondadori a mettere una bella copertina a uno dei suoi libri? E per di più, a un libro tendenzialmente indirizzato ai Giovani Lettori?
Risposta: il fatto che era la copertina originale. Magari c'era un obbligo contrattuale o qualcosa del genere, chissà. Del resto, anche se è molto bella, non c'entra molto col contenuto, quindi Mondadori non poteva proprio farsela sfuggire.
Mi dava l'impressione di una storia di fantasmi di quelle un po' dolciose e consolatorie, come piacciono a me, e infatti l'ho presa proprio perché volevo leggere una storia di fantasmi in quel modo lì.
Le prime pagine mi hanno convinto che avevo fatto una sciocchezza: c'era la solita madre insopportabile che non dice nulla a sua figlia di chi è, da dove viene eccetera e la sottopone cupamente a durissime prove. Ho spento la luce un po' schifata e mi sono addormentata ben decisa a piantarla lì.
Il giorno dopo mi sono detta che boh, magari più avanti migliorava? E poi quattro pagine, obbiettivamente, sono un po' poco per valutare un libro che ne conta più di trecento (belle fitte, non è di quei tipici young adult con dieci righe a pagina dove fai cento pagine in tre quarti d'ora e nel frattempo sorvegli il sugo che cuoce).
Comunque quando l'ho ripreso in mano ero preparata a schifarlo ancora, ma volevo un campione di lettura un po' più consistente. Quindi ho ripreso la lettura armandomi di pazienza e pronta a lanciare commenti sarcastici ogni tre righe.
Ma mi sono completamente dimenticata di farlo perché ero troppo assorbita dalla lettura.

Non so se davvero la sera prima ero troppo stanca, o se l'inizio è effettivamente un po' consueto - consueto per un certo tipo di romanzo, perché in effetti che una madre, per quanto di carattere cupo, curi gli incubi della figlia dodicenne portandola la notte al cimitero e rinchiudendola in uno stanzino buio dove i fantasmi cercheranno di inghiottirsela non è il più consueto degli inizi in un  romanzo maistream, e forse non è comunissimo nemmeno nelle storie di fantasmi. Quel che mio ha irritato (e che irritava moltissimo anche la protagonista, che ha tutta la mia comprensione per questo) era che la madre rifiutasse di dare spiegazioni: non era nemmeno un espediente per tirare in lungo la trama - prima di tutto perché la trama non è affatto tirata in lungo, e poi perché ad ogni modo buona parte delle spiegazioni arriva abbastanza presto, e non averle date prima non influisce molto sulla trama.
Ma andiamo a raccontarla un po', questa trama, almeno a grandissime linee: la storia si svolge ai tempi della guerra civile inglese e re Carlo II, che compare di striscio in un paio di circostanze, ci fa la figura da imbecille che gli compete. Viene anche spiegata un po' l'atmosfera di quegli anni, che rende comprensibile quella pazza medaglia coniata dai rivoluzionari con la scritta "combattiamo per il re contro il re"*. 
La protagonista, dall'insolito nome di Makepeace, cresce in un villaggio di puritani ma poi si ritrova in un castello di sostenitori del re, e vede quindi entrambi i lati della questione ma soprattutto sente entrambe le versioni delle due propagande diverse, finendo per impararne tutto ciò che merita di essere imparato in merito, come dimostra nella sua scelta finale, tanto ragionevole quanto accorta.
Si può ben immaginare l'accoglienza che ha ricevuto in quel villaggio sua madre, mandata da ragazzina a servizio di una famiglia aristocratica e poi ritornata incinta e senza l'anello al dito. Comunque nessuno la rinnega e la scaccia, anzi le offrono un grazioso ripostiglio per dormire, lei e la sua piccola figlia della colpa, purché faccia da serva a tutta la famiglia aggratis.
Da ragazzina Makepeace comincia ad avere degli incubi terribili. Dopo diverse notti in cui si è svegliata gridando la madre adotta quella curiosa terapia che ho descritto più sopra,  che in realtà funziona perché la ragazza impara a sviluppare delle difese contro i fantasmi che cercano di insinuarsi in lei per possederla. In seguito ad un incidente la madre muore, e Makepeace per salvarsi fugge lontano. È l'inizio di una lunga avventura, decisamente cupa, che la porterà a conoscere (molto profondamente) la sua famiglia d'origine e i numerosi e terribili segreti in cui suo malgrado è coinvolta, oltre a un buon numero di fantasmi con cui costruisce un legame, come dire, molto intimo (no, niente sesso. Non se ne accenna nemmeno di lontano).

Abbiamo quindi una giovane eroina. Vanno di moda, oggi, le giovani eroine che affrontano i pericoli con carattere deciso, ma di solito lo fanno in una realtà magari piuttosto eroica ma non molto terrifica. Questo invece, più che un romanzo di fantasmi (non dolcioso) è un vero e proprio romanzo dell'orrore dove il sentimento predominante della protagonista nonché del lettore è l'angoscia. Niente intermezzi romantici, nemmeno accennati, niente fan service, niente concessioni al fragile stomaco dei giovani lettori. E in effetti, anche se si tratta di un romanzo di formazione (e che formazione!) con una giovane protagonista, non c'è motivo di pensare che il lettore debba per forza essere giovane. I temi trattati sono importanti, anche se gestiti in modo, come dire, piuttosto rude: si parla di identità personale, di anima (di molte anime, in effetti), della vita e della morte - com'è giusto in una storia di fantasmi - ma anche di politica, ingiustizie sociali e compromessi, oltre che naturalmente della libertà.
Lo stile non è leggero, la narrazione non è consolante, del leggendario humor inglese non si trova traccia. Di solito queste caratteristiche ai miei occhi sono difetti, ma questo libro va benissimo così com'è e sono molto contenta di averlo letto. In particolare, l'autrice è molto brava a gestire le atmosfere cupe.
Ottimo per qualsiasi età anche se non amate il genere. Del tutto sconsigliato invece se cercate una storia gradevole e fresca o un romanzo di conversazione.

*Giuro che non me la sono inventata. Caso mai se l'è inventata Kantororovicz nel saggio I due corpi del re, ma non credo.

venerdì 28 ottobre 2016

Kristina Ohlsson - I bambini di cristallo


In prossimità di Halloween voglio partecipare al Venerdì del Libro di Homemademamma con una bella storia di fantasmi, o meglio qualcosa che ci assomiglia davvero molto. 
Ufficialmente questo romanzo (breve) appartiene al filone di letteratura per ragazzi, ma io me lo sono letto con gran piacere e mi sento di raccomandarlo a tutti gli amanti del genere. E' una bella storia, ben costruita e ben raccontata, e contiene buona parte degli elementi più classici della storia di fantasmi - trasportati senza problemi ai giorni nostri, perché i topi letterari più classici viaggiano nel tempo senza problemi.
Siamo all'inizio dell'estate, in una qualche parte della Svezia, ai giorni nostri o quasi (scarseggiano i cellulari e Internet contiene solo le notizie più recenti, mentre le riviste sono solo archiviate su microfilm) in un paese situato molto vicino ad una cittadina; e giusto da quella cittadina arrivano una coppia composta di madre e figlia in cerca di una casa da acquistare.
Veramente la figlia non cercherebbe un bel nulla, perché stava comodissima a casa sua; ma la madre, dopo la morte piuttosto improvvisa del marito per malattia, ha deciso di cambiare casa e zona per lasciarsi indietro un po' di ricordi. Entrambi i punti di vista sono perfettamente comprensibili, ma noi seguiamo soprattutto quello di Billie, la figlia.
La casa è piccola e piuttosto carina, ma viene venduta ammobiliata e i mobili sono vecchiotti; per giunta chi si occupa della vendita - non un vero agente immobiliare, piuttosto una persona che fa un favore ai vecchi proprietari, andati via abbastanza all'improvviso - si contraddice più di una volta, imbastendo un racconto che a Billie suona sospetto. 
La madre non nota niente di insolito e acquista la casa - che, si capisce, ha un prezzo molto, molto conveniente...

Una volta trasferite, Billie comincia a notare diverse cose strane: non solo il grande zampettare degli uccelli sul tetto (di cui erano state avvisate) ma anche fenomeni piuttosto inspiegabili, come il misterioso battere alla finestra di notte, un lampadario che oscilla anche quando non c'è vento eccetera. La madre attribuisce il tutto a una certa malafede di Billie, dovuta al fatto che ha lasciato malvolentieri la vecchia casa nella cittadina, ma il lettore sa che Billie è assolutamente sincera.
Inoltre, dovunque vada la ragazzina trova gente che, appena saputo dove abita, cambia espressione, mostra grande stupore e inizia discorsi che poi non conclude; tra questi, immancabile, la classica vecchia vestita di nero che profetizza grandi disgrazie per chi abita in quella casa, che ha cambiato davvero parecchi proprietari.
Aiutata da due amici Billie comincia a cercare informazioni sulla misteriosa casa, fino ad approdare in biblioteca, dove un meraviglioso bibliotecario si prende a cuore la loro causa e gli spiega come procurarsi notizie.
Arriva la prima soluzione, che sarà poi ribaltata da un colpo di scena finale. I fantasmi ci sono, no, non sono fantasmi... o forse sì? Il libro si chiude lasciando nuovamente insospettiti sia il lettore sia Billie.

Consigliato dai nove anni in su. La protagonista passa dei momenti piuttosto inquieti, ma l'atmosfera, seppure carica di mistero, non è torbida e il racconto evita con cura di spaventare il lettore, se proprio il lettore non è decisissimo a farsi almeno un po' spaventare.
Buon Halloween a tutti e possano le vostre zucche ghignare sinistramente nella notte!

venerdì 14 agosto 2015

Storie di giovani fantasmi - (a cura di) Isaac Asimov

Seconda antologia curata nel 1985 da Isaac Asimov (e da Martin H. Greenberg e Charles C. Waugh, del tutto ingiustamente relegati in una riga del copyright): dopo i giovani maghi arrivano i giovani fantasmi. L'impareggiabile 'povna nel frattempo mi ha anche informato che esitono  pure le Storie di giovani mostri e le Storie di giovani alieni, che al momento però sono fuori stampa - e mi auguro che la sciattissima Mondadori si dia al più presto una mossa in tal senso, perché se le due che holetto sono così carine, suppongo che anche le altre due saranno almeno discrete. 
Anche questa raccolta è un potenziale ottimo libro di narrativa per le scuole medie, più adatto a una seconda che a una prima (del resto le storie di fantasmi di solito si fanno appunto in seconda). Stavolta il titolo è stato tradotto alla lettera, o quasi: Young Ghosts.
Anche qui, il contributo di Asimov si limita all'introduzione, stavolta incentrata sulla teoria  che non è necessario credere ai fantasmi per gustarsi una buona storia di fantasmi - cosa su cui è difficile non concordare.
Il racconto di fantasmi è un genere molto più antico e rispettabile del racconto fantasy . anzi i veri e propri racconti fantasy sono piuttosto rari, mentre la storia di fantasmi nasce per la dimensione-racconto e per giunta ha più di un secolo e mezzo di tradizione alle spalle. Molto presto inoltre si è creata il sottogenere "storia di fantasmi per bambini e ragazzi" che vanta nelle sue file diversi nomi illustri. La scelta per i curatori era quindi contemporaneamente più vasta e più ristretta.
Ai miei occhi poi questa antologia presenta anche il vantaggio di avere un solo racconto in comune con quella curata da Roald Dahl . Inoltre è più breve e presenta solo racconti per giovani stomaci, mentre Dahl ne aveva scelti anche alcuni abbastanza complessi.

Si comincia con uno dei più famosi racconti di Montague Rhode James, Cuori perduti - che rappresenta un interessante ribaltamento della bislacca leggenda secondo cui gli zingari rubano i bambini; abbiamo poi fantasmi che viaggiano nel tempo, fantasmi convinti di essere ancora vivi, fantasmi in trappola, fantasmi-bambini buoni, gentili e operosi, trattenuti a terra non dal peso di vecchie colpe ma dalla forza dell'affetto che ancora nutrono per i vivi, fantasmi che chiedono giustizia, fantasmi giustamente vendicativi, fantasmi di persone non ancora morte, fantasmi che tornano indietro per breve tempo, per aiutare un vivo cui devono riconoscenza e fantasmi enigmatici quanto strampalati. 

La copertina non ha assolutamente nulla a che vedere con il contenuto anche se è piuttosto bella (chissà se esistono racconti su fantasmi di draghi? Scriverne uno potrebbe essere un esperimento interessante).
Non è una lettura lunga: due serate o un pomeriggio di medie dimensioni bastano e avanzano. Oppure può durare dieci giorni, se ci si attiene con saggia misura al criterio di una storia al giorno - che nel caso dei racconti di fantasmi è sempre consigliabile. 
Anche se è stata concepita per giovani stomaci, l'antologia è più che apprezzabile anche per un adulto amante del genere.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro a tutti un felice Ferragosto - e se vi porterete dietro un buon libro, l'eventuale Perfido Temporale Ferragostano non vi impedirà di passare un eccellente fine settimana.

venerdì 31 maggio 2013

Il libro delle storie di fantasmi - (raccolte da) Roald Dahl


Tanti anni fa Dahl ricevette e volentieri si sobbarcò l'incarico di selezionare un cospicuo gruppo di buoni racconti di fantasmi per trarne una serie televisiva. Convinto che sarebbe stato come pescare paglia da un pagliaio, scoprì che i racconti di fantasmi erano in effetti merce assai comune, ma i buoni racconti di fantasmi erano invece assai rari. Si formò comunque una vasta competenza in materia e, visto che la serie televisiva non andò mai in porto, finì per ricavare dalle sue letture un'antologia con 14 delle storie di fantasmi che più gli erano piaciute e che venne pubblicata nel 1983 (da qualche tempo c'è anche in edizione economica).

Tra i tanti generi letterari la storia di fantasmi è particolarmente scivolosa da definire, e anche se molti dei grandi nomi della letteratura non solo inglese vi si sono cimentati, spesso non sono stati loro a sortire gli effetti migliori.
Un fantasma, nel caso più consueto, è un morto che continua a interagire con i vivi perché ha ancora qualche conto in sospeso: a volte vuole vendicarsi, a volte aspetta la redenzione, a volte vuole ringraziare o proteggere qualcuno oppure non riesce ancora ad andarsene, e queste sono solo alcune delle possibilità. Una storia di fantasmi non è necessariamente paurosa, più spesso è solo molto, molto inquietante, ma può anche essere consolatoria o perfino divertente. Inoltre, come osserva Dahl nell'introduzione, spesso nelle storie di fantasmi il fantasma non c'è e, come teorizza un altra autorità in materia (M.R. James, che non è presente nell'antologia) non è bene che al lettore sia spiegato tutto; insomma si tratta di parlare di qualcosa che non compare ma c'è, raccontando una storia che deve essere capita, ma non del tutto: comprensibile che non tutti gli autori siano riusciti a venirne a capo in maniera soddisfacente.

I 14 racconti scelti da Dahl sono tutti ottimi e offrono una panoramica molto variegata del genere e un vasto campionario di fantasmi. Le omissioni non vengono spiegate (oltre a M.R. James ad esempio mancano anche il fantasma di Canterville ed Henry James) ma tra gli autori ci sono scrittori famosi la cui fama non è legata esclusivamente a questo tipo di storie. Viene coperto tutto l'arco cronologico che va dal periodo vittoriano agli anni 80 del secolo scorso e naturalmente non ci sono solo racconti inglesi. Abbiamo fantasmi al telefono, fantasmi di bambini, fantasmi di gruppo, fantasmi che sembrano persone normalissime, insomma di ogni indole e genere e con ogni tipo di retroterra.
E' un libro perfetto da tenere sul comodino per leggersi una storia ogni tanto, con l'unico difetto che purtroppo dopo quattordici di questi ognitanto il volume sarà finito.
Interessante anche l'introduzione, in cui Dahl racconta la nascita dell'antologia ma soprattutto parla di letteratura, non solo fantasmatica.
Consigliato per tutti, dai dodici anni in su (anche se un paio delle storie possono restare un po' ostiche a un adolescente).

Con questo libro partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, con l'augurio che questo fine settimana offra qualche scorcio di primavera onde potersi dare alla lettura anche sotto gli alberi o in un parco, e non solo a casa, con accanto la solita tisana per cercare di mettere in fuga i sintomi del raffreddore che in questa primavera assai anomala perseguitano tanti di noi.



sabato 5 settembre 2009

La mia nuova scuola (con fantasmi annessi)


Ieri mattina, col Gruppo Vacanze Precari di Lungacque, sono andata a prendere servizio nella scuola di Hogsmeade.
Tale scuola si articola anch'essa su tre comuni, come quella di St. Mary Mead. E in uno di questi comuni abbiamo - nientemeno - una classe fantasma.
Non sono sicura di avere ben capito i termini della questione (dopotutto, una classe fantasma non si trova tutti i giorni) ma sembra che due anni fa si sia formata una classe troppo piccola per avere diritto ad esistere, così l'hanno accorpata nominalmente ad una classe del plesso principale, con il tacito assenso delle autorità.
Non so come abbiano fatto a procurarle degli insegnanti e tantomeno capisco perché fare le cose di nascosto - sta di fatto che una delle mie colleghe avrà il piacere di far loro, di soppiatto, un tot di ore che le verranno pagate "a progetto". Più avanti mi farò spiegare dalla collega se i ragazzi girano avvolti in bianche lenzuola trascinando catene arrugginite e se lei per entrare in quella classe dovrà adornarsi a sua volta in cotal guisa (il tutto sperando che la classe fantasma non si riconosca dalla sua fantomatica preparazione).
L'orario è strutturato su sei unità orarie, con dei recuperi - e questo è abbastanza normale. Un po' meno normale è che le unità orarie siano di 52, 53 e 57 minuti, con due intervalli uno di dieci e uno di nove minuti. Sono consapevole che dividere il viaggio del luminoso cocchio del Sole in ventiquattro unità ognuna composta di sessanta minuti è solo una convenzione inventata dagli uomini, esattamente come regalare dei confetti bianchi il giorno del proprio matrimonio, e che se esiste un sistema a base sessagesimale può benissimo esisterne uno a base cinquantasettesimale; ma, insomma, mi sento un po' perplessa.
Le segretarie sono state gentilissime. Anche la preside* e le colleghe, ma per i miei gusti parlano un po' troppo didattichese. Capisco che lo fanno anche per impressionare i nuovi arrivati, ma una riunione di venti minuti e passa per illustrarci il POF... o meglio, non il POF bensì la struttura del POF, diviso in otto volumetti ognuno con una rilegatura diversa... uno con il regolamento d'Istituto, poi i vari regolamenti dei plessi, poi il POF vero e proprio, poi il regolamento disciplinare, poi non so che altro perché a quel punto ero già persa in un limbo mio personale che non manca mai di accogliermi in questi casi. Da notare che il POF viene stampato solo occasionalmente, onde non mandare la scuola in bancarotta, ma è sul sito della scuola medesima - ma, in questo momento, non accessibile (non ho capito perché). In pratica, l'unico modo per leggerlo sarebbe rubare quello della preside.
Siccome c'era stata questa essenziale riunione, dopo è rimasto poco tempo per parlare di cose banali quali l'assegnazione delle classi e dunque sappiamo solo chi farà seconde e terze e chi farà una prima e le nove ore di Approfondimento Didattico (sì, sono io la fortunata) ma non in quale sezione. All'uscita del colloquio con la Preside gli addetti all'orario ci sono piombati addosso come falchi, e resisi conto che non sappiamo ancora con precisione DOVE saremo "perché la Preside doveva ancora pensarci" hanno lanciato lunghi ululati. Posso capirli, perché fare l'orario è sempre un'impresa epica.
C'è un rientro al mese (che è un peccato perché mi avevano garantito che la mensa è ottima); ma il peggio è che questo rientro mensile è dedicato a tre vaghi progetti incentrati sugli originalissimi temi del Riutilizzo, della Multiculturalità e del Volontariato. Ora, io non ho niente contro i rientri pomeridiani, però diffido moltissimo delle ore pomeridiane quando fai mangiare i ragazzi alle due e dopo li piazzi a seguire improbabili Progetti Sui Massimi Sistemi.
Peggio ancora, questi nobili progetti andrebbero sviluppati anche durante l'ora di Approfondimento. Ho provato a suggerire che, molto banalmente, le insegnanti di Lettere delle varie classi potrebbero darmi qualche consegna, del tipo "falli leggere", "risentigli i verbi irregolari" e roba del genere - ma si sono precipitate a dirmi che nonono, non è un'ora di recupero (cosa ci sia di male poi a fare recupero proprio non lo so. Che poi se proprio non c'è niente da recuperare si può sempre potenziarli, no?) ma è un'ora in cui si cerca di sviluppare le Quattro Abilità, in accordo con l'insegnante di Lettere.... il tutto in un didattichese molto stretto ma prolisso come solo il didattichese sa essere; e infatti quest'ora di Approfondimento avrà "un momento valutativo importante nonché integrativo della valutazione di Lettere".

Vabbe', l'importante è capirsi.

*ho poi saputo che costei è nota anche come Lady Mappa perché ad ogni incontro o discussione si presenta con la sua brava mappa cognitiva e/o concettuale.