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mercoledì 26 luglio 2023

Haeretica - Sulla posizione sociale e contrattuale di Penelope e sui buchi di trama dell'Odissea

John William Gosward Il favorito (1901)
In rete l'immagine è associata a Penelope, non si sa perché.
Però c'è un delizioso gattino rosso, dunque perché no?

Nonostante l'Odissea abbia la fama di un poema ricco di avventure assai varie, due terzi del poema sono dedicati a raccontare di come Ulisse riuscì a liberare casa sua da un paio di centinaia di cavallette umane dette Proci* che mangiavano a sue spese. Nessuno però si preoccupa di spiegarci come sia stato possibile che si fosse creata quella curiosa situazione che sembra sfuggire ad ogni logica.
Partiamo dall'inizio: una mattina Ulisse, con scarso entusiasmo, lasciò la reggia di Itaca con dentro la giovane sposa Penelope, cui era legato da profondo affetto, e un bambino ancora molto piccolo, tal Telemaco. A Itaca vivevano anche i genitori di Ulisse: la madre Anticlea e il padre Laerte.
La partenza di Ulisse creò dunque un vuoto di potere: il bambino era piccolissimo, la madre ci aveva il notevole inconveniente di essere donna e quindi il potere non lo gestiva e Laerte... boh, Laerte era senz'altro stato il re di Itaca a suo tempo, ma forse in un qualche momento, magari in occasione del matrimonio, aveva passato il trono al figlio. Sta di fatto che nell'Iliade, se non ricordo male, il re di Itaca era Ulisse, ma nell'Odissea lo troviamo che si è ritirato a vita privata in un suo podere e non si immischia più nelle vicende di corte.
Passano gli anni, parecchi. Per prendere Troia ce ne vogliono dieci, poi tutti i greci cercano di tornare a casa, con alterne fortune. Per Ulisse il ritorno però si presenta sin dall'inizio piuttosto complicato e, dopo una serie di traversine, si ritrova incastrato dalla ninfa Calipso che se lo tiene per sette anni nonostante lui non apprezzi granché. Quando finalmente gli dei ci mettono una buona parola Ulisse è lontano da casa da circa vent'anni e da tempo è scomparso da tutti i radar, tanto che quando Telemaco va in giro a cercarne notizie trova ottima accoglienza, tutti si profondono in grandi elogi di Ulisse ma non riesce a raccattare una notizia che sia una.
Penelope dunque è presumibilmente vedova e a un certo punto (dopo sedici anni, quindi quattro anni prima del ritorno di Ulisse) la reggia di Itaca viene praticamente invasa da un paio di centinaia di cavallette umane sotto forma di pretendenti - i famosissimi Proci, oggetto di giochi di parole di dubbio gusto da parte di intere generazioni di studenti. 
Penelope non vuol saperne di risposarsi ma non è in condizioni di opporre un netto rifiuto: perché è una donna, perché a Itaca c'è un vuoto di potere, perché... Ad ogni modo i Proci danno per scontato che l'assenso alle nozze debba darlo lei. Ma si dà per scontato che un assenso lo debba dare per forza, perché a Itaca c'è un vuoto di potere.
Ora, il punto è che in teoria a Itaca non c'è nessun vuoto di potere: il piccolo Telemaco che prendeva ancora il latte quando il padre è partito, dopo vent'anni è cresciuto (la stessa Atena lo esorta infatti a darsi una mossa nel primo libro, in uno dei discorsi più confusi di tutta la letteratura greca - e meno male che è la dea della politica e dell'ingegno, oltre che della guerra).
A venti anni perfino secondo la nostra cultura si viene considerati adulti, almeno secondo la legge**: si vota, si è eleggibili per svariate cariche, si svolgono lavori di una certa responsabilità eccetera. Se il padre di mestiere fa il re ed è considerato morto a vent'anni si diventa re, se non è sicuro che il padre sia morto si diventa quantomeno reggenti.
A Itaca però la sovrana è - sarebbe - Penelope: nel suo primo colloquio con lei, quando è ancora travestito da povero mendicante, Ulisse la chiama appunto re e la loda per la fertilità dell'isola e i suoi numerosi armenti. 
Che c'entrano gli armenti col potere reale? C'entrano parecchio, all'epoca il re era anche il garante della fertilità. Ma un re, da sempre, deve fare anche qualcosa oltre a emanare buone vibrazioni, e ci si aspetta che governi. Penelope invece passa le giornate nei suoi appartamenti e quando scende e dice qualcosa alle cavallette il figlio di solito la rimprovera e dice che deve stare nelle sue stanze a badare alle cose da donna.
E lui, a cosa bada?
A lamentarsi dei Proci.
In conclusione a Itaca abbiamo un ex re, un potenziale re perfettamente in grado di prendere il posto del padre e pure una regina, forse vedova e forse no. I capi di stato a disposizione mi sembrano più che sufficienti a garantire un saldo governo all'isola, specie considerando che la madre non mostra in alcun momento un pur minimo desiderio di far le scarpe al figlio.
A proposito: perché la madre dovrebbe risposarsi?
Non per dare un erede alla corona, visto che l'erede c'è già ed ha pure una età accettabile per fargli fare il re.
Non perché desidera sposarsi. Per carità, dopo vent'anni di attesa il desiderio di rifarsi una vita sarebbe più che comprensibile, ma per tutti i 24 libri del poema risulta che Penelope vorrebbe sì un marito, ma solo nel senso che rivorrebbe indietro quello che aveva già.
In tutti i casi è una donna greca, più o meno, e quindi quel che vuole per il suo letto non è generalmente oggetto di interesse per nessuno. La donna greca era sotto tutela perenne, per quel che se ne sa. Per l'appunto però non stiamo parlando di una donna greca del V secolo a.C., dove un pochino almeno conosciamo il sistema legislativo. Stiamo parlando di una donna del XII secolo a.C. (forse, pare, sembrerebbe) di cui viene narrata la storia in un poema forse scritto nel IX secolo a.C. che però potrebbe essere anche l'VIII, sempre a.C. Sulle leggi dell'epoca (o meglio, delle epoche) si sa proprio pochino, e di diritto matrimoniale men che meno, e nemmeno sappiamo se la donna era davvero sempre sotto tutela perenne.
Comunque, le donne sotto tutela perenne erano e sono guidate in generale da un uomo della famiglia: il padre, il marito o il fratello, oppure il figlio.
Del padre di Penelope nell'Odissea si dice soltanto che esiste e gode buona salute. Dei fratelli sappiamo da altre fonti che sono tre, pure loro in buona salute. 
Però la donna greca ai tempi di Omero veniva comprata: il marito pagava cospicua dote e se la portava via. Si suppone che da quel momento fosse roba sua e che padre e fratelli naturali perdessero i diritti su di lei. Forse.
In realtà Atena, nel suo confuso discorso a Telemaco, gli dice che se lui, Telemaco, pensa che la madre dovrebbe riprendere marito, deve rimandarla ai genitori che decideranno la dote e le cercheranno un nuovo marito - che a quel punto non dovrebbe impicciarsi più di tanto della corona di Itaca, si suppone. 
Telemaco vuole che la madre si risposi? Sì e no. Penelope, sempre nel colloquio con Ulisse travestito, gli racconta che a suo tempo avesse chiesto esplicitamente alla madre di non risposarsi, ma che in seguito ha cambiato idea e adesso sarebbe contento che la madre si risposasse, così i Proci si leverebbero dai piedi e la smetterebbero di banchettare a loro spese. Il ragazzo però si dimostra piuttosto sprovveduto se pensa che davvero i Proci se ne andrebbero, una volta che Penelope se ne fosse scelto uno: è chiarissimo che costoro trovano la situazione troppo comoda, e in effetti si sono organizzati molto bene: pranzo e cena a palazzo,  e dopo cena si ritirano con le ancelle per divertirsi un po'. In effetti alle ancelle i Proci piacciono molto di più che a Penelope, e qualcuna ha perfino avviato delle relazioni stabili.

Qualche riga dopo, Atena poi spiega a Telemaco che dovrebbe trovare un marito alla madre, una volta che abbia la certezza che il padre è morto, e questa è l'unica parte del suo discorso che abbia un po' di senso.
I Proci però non vanno a corteggiare Telemaco dicendo "Dai tua madre a me". Vanno da Penelope. Che non vuole sposarsi e li tiene a bada con vari pretesti e con la sua famosa tela. Quindi forse Atena sta farneticando.
A un certo punto del poema Penelope dice che ai suoi tempi chi voleva sposare una donna portava doni alla famiglia e alla donna stessa, per ingraziarsi tutti quanti, e non stava a ingozzarsi a spese della futura sposa. I Proci ammettono che quel che è giusto è giusto e le portano dei doni, ma non per questo smettono di mangiare a palazzo. 
Nessuno troverebbe da ridire se un bravo figlio, desideroso di compiacere la madre che vorrebbe un po' di compagnia dopo aver dormito per diciannove anni in letto vuoto, si impegnasse ad accontentarla. Ma, ripeto, i Proci non vanno a stressare Telemaco, bensì stressano Penelope. Di Telemaco tollerano a mala pena l'esistenza in vita, e anzi all'inizio del poema entrano nell'ordine di idee di levarselo dai piedi, dimostrando con ciò di essere gli unici ad avere almeno un briciolo di buon senso: eliminato il figlio, si tratta solo di forzare Penelope a sposarsi per prendere possesso del regno.
Dunque Telemaco non è considerato l'erede del padre. Forse che a Itaca è mal visto?
Niente affatto. A Itaca tutti si lamentano dei Proci che mangiano a sbafo e tutti garantiscono a Telemaco il loro appoggio. Se c'è una fronda filoprocese, Omero si è dimenticato di farcene cenno. 
In compenso nessun Proco offre a Telemaco una qualche sorella da sposare, che potrebbe essere un buon sistema per impossessarsi del regno di Itaca.
Telemaco potrebbe risolvere la situazione con l'aiuto dei capi di Itaca, che si riuniscono pure in parlamento quando li chiama. Oppure, volendo, potrebbe andare dal padre di Penelope e chiedere un aiutino per liberare il palazzo dalle cavallette umane. Oppure mettersi d'accordo con loro, visto che Penelope assicura, sempre nel solito colloquio con Ulisse travestito, che i suoi di lei genitori la stressano perché si risposi. Oppure lo potrebbe chiedere ad Atena, quando se la trova davanti che gli fa la predica.
Non fa né l'una né l'altra cosa. In effetti non fa nulla se non andare in giro a cercare notizie del padre (che a sua volta è l'unico suggerimento che Atena è stata buona a dargli, pur sapendo benissimo che Ulisse è ancora vivo e addirittura sulla strada del ritorno).
D'accordo, siamo tutti consapevoli che i poemi cosiddetti omerici sono stati fatti con la tecnica del copia&incolla e quindi presentano qua e là un po' di incongruenze, ma secondo me qua si esagera.

* "pretendenti", nelle traduzioni più moderne e letterali - e grazie a queste nuove tradizioni i giochi di parole son finiti come d'incanto

**la mamma che prepara la colazione in tre portate al figlio trentenne non conta: una volta ben coccolato, il figlio esce di casa e va a dirigere aziende, organizzare festival del cinema, elaborare sistemi informatici su scala nazionale eccetera. Le coccole familiari sono una cosa, la posizione nella società è un'altra
 

venerdì 21 gennaio 2022

La bandiera greca e lo scudo di Achille, ovvero annotazioni storiche non sempre molto attendibili (post tanto erudito quanto insulso)


Purtroppo non ho la minima idea di chi abbia fatto questo bel disegno, né quando né come

Terminata con la Seconda Capricciosa la regione balcanica, comprese Grecia e Macedonia del Nord, ho assegnato un compitino sulle bandiere dei sette stati della ex-Jugoslavia e della Grecia, alla quale la Macedonia del Nord è variamente collegata per motivi storici. C'erano delle coppie di stati tra cui scegliere e in molti hanno scelto appunto l'accoppiata Grecia-Macedonia del Nord.
Niente di imprevisto emerge sulla bandiera della Macedonia del Nord: lo stato è nato nel 1992 dopo una scissione abbastanza pacifica, la bandiera è stata ufficialmente adottata nel 1995 e c'è anche una storia interessante sul numero dei raggi del sole rosso che raffigura. Quando siamo arrivati alla Grecia però la questione si è rivelata molto più variegata.
Il mondo delle bandiere è complicato di per sé, e capita spesso di vedere spiegazioni diversissime sul significato di colori e simboli anche per bandiere relativamente recenti - ad esempio per la ruota al centro della bandiera indiana ci sono non meno di tre interpretazioni diverse che convivono, almeno loro, abbastanza pacificamente e non si escludono a vicenda.

Anche la bandiera greca offre non meno di due interpretazioni per ogni suo elemento, fatta salva la croce in alto a sinistra che indica la chiesa ortodossa, che ai tempi della dominazione musulmana gestiva scuole clandestine di greco permettendo così di mantenere il tutt'altro che insignificante patrimonio linguistico&culturale della tradizione greca.


Le righe azzurre indicano, a scelta, il cielo azzurro della Grecia o il mare, e non c'è dubbio che da quelle parti entrambi sono decisamente di un azzurro carico. Le righe bianche si collegano alla spuma del mare, alle candide nuvole o anche alla purezza dell'anima greca.
Le nove righe sono nove perché nove sono le sillabe del motto "Libertà o morte", oppure nove sono le lettere della parola greca che sta per "Libertà", ma forse c'è anche un riferimento alle nove Muse.
Fin qui, tutto regolare o quasi. Il problema arriva con la data di nascita della bandiera in questione - che di solito è uno dei pochi dati sicuri di una bandiera.
Stilicone mi spiega che la bandiera è nata nel 1992. Resto un po' perplessa perché mi sembra un po' troppo recente; ma forse è andata come per l'inno d'Italia, diventato ufficiale solo pochi anni fa dopo un periodo di adozione provvisoria durato più di settant'anni?
Ma subito dopo Teodora spiega compunta che è nata invece nel 1974 e Eudossia che è nata nel 1978. La cosa risalta in modo particolare perché i tre sono stati chiamati a fila. Per fortuna un rapido sondaggio tra i molti che han portato la bandiera greca non porta alla luce una quarta data. 
Io però sono piuttosto perplessa: d'accordo, la scelta delle fonti. Ma confesso che, davanti alla data di nascita di una bandiera nemmeno a me sarebbe venuto in mente di cercare una seconda fonte per la conferma, in quanto mi sembra uno di quei dati che si trascinano intatti anche nelle fonti più scalcagnate.
Ancor più perplessa però resto davanti alla notizia che i colori bianco e blu derivano dai colori dello scudo di Achille, poi usati pure da Alessandro Magno.
Che Achille venga preso a modello come eroe storico della Grecia ci può anche stare, e il piccolo dettaglio che dell'unità e indipendenza della Grecia non risulti minimamente essergliene mai fregata una benemerita minchia non è poi molto rilevante, visto che buona parte degli eroi nazionali hanno tratti marcatamente leggendari, a partire dal Balilla citato nel nostro inno nazionale.
Ma lo scudo bianco e azzurro?
Per lo scudo di Achille, in teoria, dovrebbe far fede Omero, che racconta nel dettaglio come nasce il suddetto scudo e l'infinita infinità di roba che ci è rappresentata sopra da Efesto che in esso fece molti ornamenti con i suoi sapienti pensieri; ma  di colori non si parla affatto se non per indicare quelli dei metalli che lo compongono: bronzo, stagno, oro e argento. E a ben guardare, anche se è noto che ai greci classici piacevano i colori accesi, non ricordo un solo brano si letteratura dove si parli di smalti colorati su metallo.
Esprimo le mie perplessità in merito ad una classe che ha chiaramente scritto negli occhi "A noi che ce ne frega? Già siamo andati a cercarci indicazioni sulle stupide bandiere che ci hai chiesto, sul serio ti aspettavi che ci facessimo delle gran domande sull'attendibilità dei dati?". E del resto una delle insolite caratteristiche di quella classe, secondo me, è proprio che manca di ogni tipo di curiosità e non ti fanno mai una domanda assurda nemmen per sbaglio. Chiaramente han messo sul motore di ricerca "bandiera greca" e han pescato la prima pagina che gli è cascata sotto gli occhi copiando distrattamente quel che c'era dentro - e purtroppo per alcuni non si è trattato della sezione Wikipedia sulle bandiere, che per quanto ne so è molto ben fatta. Ma, a dire il vero i primi siti sono delle robe piuttosto rispettabili e per trovare la storia dei colori di Achille, poi usati anche da Alessandro Magno, si deve andare su Travel Diary 19 - un sito probabilmente ricco di preziose informazioni turistiche ma che non mostra vistose pretese di accuratezza storico-filologica, a partire dal nome che si è dato.
Da dove salta fuori allora la storia dello scudo di Achille bianco e azzurro?
L'unico accenno che sono riuscita a trovare in rete riguarda il tentativo di dare una continuità da lontano alla coppia di colori bianco&azzurro, fatto comunque in epoca piuttosto recente:
"Molti studiosi greci hanno cercato di stabilire una continuità sull’utilizzo e sul significato dei colori blu e bianco, nel corso della storia grecaGli usi conosciuti includono un pattern bianco e blu sullo scudo di Achille, il collegamento con i colori della dea Atena, le bandiere dell’esercito di Alessandro Magno e presumibilmente bandiere bianche e blu usate durante il periodo bizantino, stemmi delle dinastie imperiali e delle famiglie nobili, uniformi e ovviamente anche altri utilizzi durante la dominazione ottomana." 

E tutto ciò mi è sembrato davvero interessante, perché il fenomeno della storia che viene continuamente ricreata mi ha sempre affascinato moltissimo.

Triste a dirsi, di tutto questo mi sono ben guardata dal parlare in classe perché sono sicura che nessuno di loro sarebbe stato interessato alla questione.
Ho invece avuto cura di precisare che la bandiera greca è diventata ufficiale nel 1978, dopo essere stata elaborata alla fine della dittatura dei colonnelli (nel 1974) sulla base di bandiere precedenti. Anche di questo non gli importava né tanto né poco, ma mi è sembrato il caso di precisarlo, insieme a una inutilissima ma doverosa esortazione a controllare meglio i dati.
Mettiamola così: io ho imparato un sacco di cose sulla bandiera greca e gli strani modi di ricostruirsi l'identità nazionale e mi sono pure riletta un bel brano di Omero, ma è stata una di quelle divagazioni erudite che non ha avuto alcuna ricaduta sull'insegnamento in classe - contrariamente a quel che succede di solito,  stante che questi dettagli ottengono di solito un gran successo e non di rado vengono ricordati anche ad anni di distanza.