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domenica 9 agosto 2015

L'epica questione dell'uscita, ovvero su come i giovinetti oggi siano forse eccessivamente protetti

Terminate le lezioni di scuola, le scolaresche di St. Mary Mead affrontano il periglioso cammino che li porterà a casa

Capita spesso di sentire lamentare il fatto che le giovani generazioni vengano tenute eccessivamente nella bambagia e siano protetti con troppa cura dalle insidie e i traumi della vita, col rischio di crescere senza sviluppare alcuna autonomia. Tale preoccupazione non è a mio avviso del tutto ingiustificata e anche la scuola sta contribuendo in tal senso, come passerò a illustrare con una breve novelletta che narra fatti realmente avvenuti.

L'uscita di cui andrò a parlare non è quella didattica, dove si portano gli alunni a vedere musei e monumenti o a partecipare ai Giochi della Vallata, bensì l'inevitabile uscita dalla scuola che ogni alunno è pur costretto a fare alla fine delle lezioni, sempreché non voglia passare la notte nell'edificio scolastico con grande incomodo suo, della famiglia e di tutto il personale docente e non docente.

Ordunque, nei miei primi anni di insegnamento funzionava che, al suono della campanella, i ragazzi uscivano. A volte il regolamento delle scuole ci chiedeva di accompagnarli fino al portone o financo al cancello, a volte bastava un "Buona giornata, ragazzi" e restavi in classe a rimettere a posto i libri nella borsa. Nulla di che.
Anche il primo anno in cui ho insegnato a St. Mary Mead vigeva questa sana e rispettabile consuetudine.
Il secondo anno, al termine del primo Collegio Docenti, il Vecchio Preside chiacchierò del più e del meno per un paio d'ore MA proprio alla fine dell'incontro fece scivolare con noncagance che a partire da quell'anno gli alunni andavano consegnati ai genitori "come si fa alle elementari".
Il Collegio, ormai in piena fase di cazzeggio-da-fine-lavori si fece di colpo attentissimo e insorse come una sola tigre. E quando mai, e perché, e che diavolo stava succedendo, e assolutamente no!
Il VecchioPreside ci congedò in fretta e furia e scappò. Molti capannelli di rivolta si riunirono, poi la palla fu lasciata allo stuolo di vicepresidi di cui la scuola all'epoca era dotata e tutti tornammo a casa, ribollendo sommessamente.

Il Vecchio Preside fu assediato, tampinato, perseguitato e tormentato in tutti i modi, ma non voleva sentir ragioni. Alla fine però, dopo che anche i genitori, convocati in apposita riunione, avevano apertamente dichiarato il loro scontento, ripiegò sull'inizialmente respinta proposta della liberatoria
Cotal liberatoria è un foglietto di carta dove il genitore scrive che autorizza la sua prole a tornarsene a casa da sola. Inizialmente il Vecchio Preside ci aveva spiegato che quel tipo di foglietti (di cui molte scuole medie si dotano all'inizio dell'anno) erano perfettamente inutili. Ciò risultò essere vero: lunghe analisi e spogli legislativi, una riunione appositamente convocata con i sindacati e consulti con avvocati vari ci trasformarono tutti in esperti legulei sull'argomento. Scoprimmo così che le tanto rinomate "liberatorie" non liberavano in realtà alcuno da veruna responsabilità, e che un genitore che si ritrovasse il figlio danneggiato durante il ritorno a casa dalla scuola poteva far causa (e, sembra, perfino vincerla) per quante liberatorie avesse firmato. Scoprimmo che la legge in realtà non era chiara (la legge non è mai chiara, quando si tratta di scuola). Scoprimmo infine che il discrimine erano i quattordici anni: gli ante-quattordicenni  infatti andavano badati come rose di serra, mentre i post quattordicenni potevano girare in motorino, avere rapporti sessuali e tornare a casa da soli da scuola (l'accostamento di queste tre cose lasciò tutti un po' perplessi, ricordo; anche perché tutti noi, alle medie, tornavamo a casa senza accompagnatore ma all'epoca non guidavamo motorini né, a parte casi non troppo frequenti, ci intrattenevamo in rapporti sessuali - e del resto, secondo la legge, non avendo compiuto i quattordici anni non avevamo diritto di fare né l'una né l'altra cosa). 
Quel che non riuscimmo invece a capire, per quanto ci provassimo, fu che tarantola avesse morso il nostro Vecchio Preside, che fino a quel momento si era distinto per un certo rude e pragmatico buon senso: si vociferava di un incidente in un qualche comune dei dintorni nel quale un ragazzo che era stato investito da un pullman della scuola sul piazzale della scuola e per la sua morte erano stati condannati autista, preside e insegnante - ma erano voci talmente vaghe che non sembrava fosse da farci più affidamento che sulla storia dei coccodrilli che escono fuori dallo scarico della doccia. Il Vecchio Preside si rifiutò di dare spiegazioni, disse che la legge era così e basta.
A dire il vero la legge non era proprio così: perché c'era da considerare che l'orario dei docenti era vincolato e nessuno di noi era tenuto a regalare allo Stato quei minuti in più di babysitteraggio. A quei tempi a St. Mary Mead la scuola era sempre aperta fino alle 18.00 e a volte fino alle 22.00 e gli insegnanti vivevano e si accampavano a scuola per preparare le più strane e varie attività, ma nessuno di noi sentiva in sé la benché minima disponibilità ad aspettare due minuti i genitori all'uscita: per chi stava lontano c'erano i pulmini, per chi stava vicino c'erano i piedi e da sempre i ragazzi andavano a scuola e tornavano da scuola in gruppetti più o meno chiassosi. Se poi qualcuno voleva venire di persona a prendere la prole, padronissimo, ma la scuola che c'entrava?
"Certo, un tempo c'erano meno pericoli" mormorava qualcuno "Per esempio i pedofili...".
Ma in verità a St. Mary Mead, per quel che si sapeva, i pedofili scarseggiavano e il traffico era assai contenuto, certo più contenuto di quello che a suo tempo io e miei compagni affrontavamo nelle vie fiorentine per ritornare alla nostra magione, senza avere mai subito danno alcuno (in compenso qualche pedofilo c'era anche allorta, e infatti i nostri genitori ci raccomandavano sempre di non accettare caramelle da sconosciuti).
Tornando ancora più indietro nel tempo, quando i grembiulini erano bianchi e i fanciulli non erano ancora stati rovinati dall'educazione permissiva, i primi alunni di mia madre, quando insegnava alle elementari in campagna, agli inizi degli anni '50, si facevano a volte anche un paio di chilometri a piedi tra i boschi, in totale assenza di pulmini - e mia madre ammise più volte che trovava la cosa piuttosto rischiosa. D'altra parte, cos'altro potevano fare le famiglie a quei tempi se non mandarli da soli e sperare che non succedesse niente (e di solito, in effetti, non succedeva niente)?

Nel gran tumulto della Sala Insegnanti la prof. Marzapane sintetizzò più volte la questione con la formula Se continuiamo a badarli in questo modo questi ragazzi ci diventano scemi! e la trovai una sintesi tanto efficace quanto sensata.
Alla fine comunque il Vecchio Preside per sopravvivere dovette ripiegare sulla liberatoria e così ogni classe raccolse il suo bel mazzetto di liberatorie, che conservò nell'apposito raccoglitore delle autorizzazioni, caso mai un giorno ci fosse servita un po' di carta per fare il branzino in cartoccio. Ogni classe si vide anche recapitare una circolare che conteneva una spassosa raccolta di consigli su come tornare a casa in sicurezza, con richiesta ai coordinatori di leggerla ad alta voce con opportuni commenti.
Beh, quanto ai commenti, io e la classe dei Baronetti Inglesi non ci facemmo mancare nulla; del resto, accorati inviti a rispettare i semafori e a tenersi lontani dai pozzi in un paesello dove non c'era un semaforo che fosse uno, e di pozzi men che meno, quale altra accoglienza potevano avere?
(Da notare che il Vecchio Preside era nato e cresciuto a St. Mary Mead e veniva regolarmente a trovare i suoi genitori che ivi abitavano, e dunque era perfettamente a conoscenza della totale assenza di semafori e pozzi nel paese. La circolare comunque valeva anche per gli altri plessi - dove magari c'erano semafori, anche se probabilmente i pozzi incustoditi non dovevano essere poi molto numerosi).

L'anno seguente arrivò il Nuovo Preside, che nel corso dell'anno non si distinse né per buon senso né per alcuna attitudine dirigenziale, ma che sulla questione delle uscite dopo le lezioni diede senz'altro il peggio di sé (e aveva molto da dare).
Esordì anche lui spiegando che i ragazzi andavano consegnati ai genitori, che le liberatorie non le voleva perché non avevano valore legale eccetera. Il problema fu che persistette in cotal deplorevole atteggiamento ben dopo tutte le doverose levate di scudi di insegnanti e genitori; e in effetti una cosa andava riconosciuta, a quell'uomo: non era di quei dirigenti che se ne fregava di quel che dicevano gli insegnanti ma si appiattiva a pelle d'orso davanti ai genitori; nossignori, lui, con grande equanimità, se ne sbatteva alla grande delle richieste dei genitori esattamente quanto di quelle dei docenti. Restava il fatto che per i genitori si trattava di una questione di sopravvivenza, e assai compattamente questi signori dimostrarono che, se lui se ne fregava di loro, loro dal conto proprio erano in grado di fregarsene altrettanto di quel che diceva lui.
Vennero coinvolti uno stuolo di avvocati e consulenti legali e non so che altro. Alla fine il Nuovo Preside sembrò cedere e accettare, in cambio della firma e sottoscrizione di una complicatissima liberatoria, il sospirato ritorno a casa dei ragazzi. Così pareva, così aveva capito il VicePreside.
Così però non risultò ai primi Consigli di Classe, dove il Nuovo Preside si rimangiò tutto e fece una grandissima piazzata sia ai genitori che al VicePreside. Gli sventurati insegnanti che erano presenti assicurano essersi trattato di scena mirabile, nel senso di "degna di essere vista". Cosa invece pensassero i genitori invece non lo so né voglio saperlo, ma sospetto che non fosse nulla di lusinghiero verso le istituzioni scolastiche.
Nel frattempo, di settimana in settimana il momento in cui tutti noi avremmo dovuto consegnare ad uno ad uno i picoli e implumi (e offesissimi: "Cosa crede il Preside che non siam buoni a tornare a casa da soli?!?") boccioli ai genitori veniva posticipato, presumibilmente in attesa di un accordo (perché serviva un accordo, se lui aveva sempre dichiarato che non era questione di trovare un accordo, bensì era così e basta? Non lo so, star dietro ai ragionamenti di quello strano essere era davvero difficile e l'unico che ci riusciva, ma solo talvolta, era il VicePreside, che tra l'altro si stava stufando di prendersi scenate sia da lui che da noi che dai genitori).

Infine il Nuovo Preside ebbe una pensata che gli sembrò assai astuta, e fece consegnare ai vari VicePreside una lettera scritta a mano e non protocollata, da fotocopiare e mettere nel registro di classe, dov'era scritto:

Ai signori Docenti si raccomanderà il "buon senso" nel disporre le uscite dalla scuola per ragazzi che abitano nelle immediate vicinanze e che percorrono un tratto di strada "sicuro".

seguiva firma.
Quando la lessi risi pazzamente, anche se in verità c'erano tutti gli elementi per piangere per lo sconforto, considerando che quell'uomo riceveva regolare stipendio per fare stronzate del genere.
In pratica, aveva deciso di passare la palla a noi, ed era convinto con quello di essersi tolto da ogni responsabilità, sicuro com'era che in caso di incidente la responsabilità sarebbe ricaduta su di noi.
In realtà, se ci fosse stato un incidente e quel documento fosse saltato fuori gli avrebbe portato problemi piuttosto seri, perché nessun docente aveva alcun  tipo di qualifica o competenza per stabilire se un percorso era "sicuro" o meno, e soprattutto se lo era tutti i giorni e in tutti i momenti in cui gli alunni lo avrebbero percorso; quanto al "buon senso", che è quella cosa che è stata distribuita con grande equanimità perché tutti sono convinti di averne in misura abbondante, non era e non poteva essere un criterio legale. Il sindacalista cui venne portato a leggere si divertì molto non solo all'idea del buon senso, ma ancor di più del buon senso tra virgolette, nuova categoria giuridica in base alla quale valutare la pericolosità o meno di un itinerario.

Ad ogni modo, per quanto la situazione di per sé fosse divertente, io non volevo grane.
Così feci una fotocopia per ogni alunno della classe che coordinavo, con l'incarico di consegnarla alla famiglia, e dettai la seguente nota sul diario:
Il Consiglio di Classe della Terza X non ha competenze adeguate ad esprimere una valutazione sugli itinerari percorsi dagli alunni. Nutre tuttavia la massima fiducia nel buon senso degli alunni e dei genitori e si rimette in tutto e per tutto alle loro decisioni
da riportare il giorno dopo firmata.
Non era un tentativo di scaricarci dalle responsabilità mediante un ennesima liberatoria, ma solo un modo per metterli al corrente della situazione - quanto a capire in che mani eravamo, l'avevano capito tutti già da tempo.

Il giorno dopo tutti avevano la loro nota firmata. Uno dei rappresentanti di classe però alla firma aggiunse Vi ringraziamo per la comprensione, cosa che mi piacque molto e che non mancai di riferire ai colleghi.

Da notare che, in base all'ineffabile legge, la scuola è responsabile degli eventuali incidenti durante il ritorno a casa da scuola ma non lo è per eventuali incidenti che avvengano andando a scuola, né si riesce a capire perché, se durante il tragitto di andata la responsabilità è della famiglia, non possa esserlo altrettanto quando i ragazzi percorrono lo stesso tratto di strada nella direzione inversa, da scuola verso casa.
Resta il fatto che le scuole continuano a far firmare liberatorie sempre più elaborate ma tutte parimenti inutili nella vana speranza di tutelarsi, e gli stessi undicenni che sono ufficialmente in grado di venire a scuola a piedi dovrebbero in teoria essere consegnati a un adulto della famiglia per affrontare il ritorno, né a nessuno viene in mente di rimediare il problema alla base, intervenendo sulla legge, e lo spettro della Terribile Richiesta di Indennizzo per Danni incombe ormai fissa sulle scuole, né vi è modo di liberarsene.
E tutto ciò è singolarmente stupido, oltre che lesivo verso gli interessi dei ragazzi, per i quali il Diritto al Ritorno a Casa Autonomo da Scuola andrebbe sancito come diritto primario nelle  varie carte internazionali a tutela dei fanciulli.

mercoledì 8 luglio 2009

Diritto di Informazione e Facoltà di Fraintendimento



Come ho già sommariamente raccontato, agli scrutini di ammissione di esame il Nuovo Preside (presumo dopo l'assunzione, spero inconsapevole,  di grosse quantità di sostanze proibite dalla legge) ha stabilito, in base ad un ragionamento di cui non si capivano né le premesse né lo svolgimento, che non sarebbero state distribuite ai genitori le schede di ammissione perché l'unica cosa di cui i genitori in questione avevano il diritto di essere informati era, appunto, se la prole era stata o no ammessa all'esame. Se proprio cotali genitori desideravano placare la loro insaziabile curiosità in proposito, dovevano fare richiesta scritta alla Dirigenza (dove avrebbero comunque ricevuto una scheda che non recava alcuna indicazione dei voti alzati dal consiglio...).
Corre voce che, nelle altre terze, abbia anche esortato gli insegnanti a non dire niente di questo agli allievi e anzi a non comunicare loro nemmeno i voti delle proprie materie; ma se l'ha fatto deve essere stato in un momento in cui gli insegnanti erano distratti, perché nessuno ne ha tenuto gran conto.

Dopo ponderata riflessione e ampio digrignar di denti, la mattina dopo ho dettato ai miei amati allievi una comunicazione per le famiglie in cui spiegavo che la Dirigenza aveva deciso eccetera eccetera e che chi avesse voluto conoscere i voti di ammissione doveva farne richiesta scritta alla sede centrale della scuola (a più di venti chilometri da lì).
Breve sommossa. I ragazzi sostenevano che "non era giusto". Mi sono detta assolutamente d'accordo con loro e mi sono raccomandata che portassero la nota firmata dopo il ponte elettorale.
La mia neanche segreta speranza era che una torma di genitori inferociti si precipitasse dal Nuovo Preside e ne facesse il dovuto scempio. Ma non avevo considerato che i genitori della mia classe sono persone gentili, ragionevoli e, come i loro figli, conoscono a perfezione la legge del minimo sforzo.

Ritornata dal ponte elettorale tutti mi mostrano i loro diari firmati. Poi mi chiedono "Quando ci legge i voti?".
E così scopro che tutti, genitori e figli, avevano tradotto la mia acidissima (ma assai chiara) nota con una promessa di pubblica lettura dei voti - di tutti i voti di tutte le materie.
Perché non è vero che i nostri alunni non ci stanno a sentire: spesso ci stanno a sentire, eccome, ma decidono di fraintenderci per questioni di comodità, e nello stesso modo si regolano i loro genitori.
Mi consulto brevemente con i colleghi. Matematica approva, Inglese mi incoraggia.
Torno in classe con la griglia dei voti stampata. Guarda caso, erano i voti di prima degli scrutini, con le insufficienze ancora da alzare.
"Ehm, bene, adesso vi chiamo in ordine alfabetico e venite alla cattedra.."
"Via, ce li legga e amen" taglia corto Cuorcontento "Tanto. mezzo secondo dopo che ce li ha detti li avremo già fatti vedere a tutti!".
Mi guardo intorno un po' perplessa. Sono abituata a comunicare i voti alla fine dell'anno (i miei voti, intendo) ma di solito è una cerimonia abbastanza riservata, che non prevede l'uso del megafono.
"Ma io non credo che..."
Con la massima decisione, tutti, mi assicurano che invece è bene che io creda.

E così i voti segretissimi vengono da me pubblicamente letti e dai ragazzi prontamente trascritti sul diario, inclusi quelli di Belsorriso che non è stato ammesso all'esame.
All'anima delle Informazioni Riservate.

giovedì 4 giugno 2009

Tiger Tiger (dopo gli scrutini)





L'ultima brillante trovata del NuovoPreside è consistita nel comunicarci, durante gli scrutini, che non ci saranno schede, di nessun tipo, da consegnare ai genitori, in quanto gli scrutini si fanno per ammettere gli alunni all'esame e non per valutarli. Quindi, i voti con cui li ammettiamo non sono affar loro. Questo dopo averci assicurato in sede di Collegio che avremmo scritto sulla scheda la formula "voto alzato dal Consiglio".
I genitori che vogliono vedere i voti dei figli (certa gente è di un impiccionaggine incredibile e pretende perfino di sapere con che voti sono stati ammessi all'esame, come se la cosa li riguardasse in qualche modo) andranno a chiederlo in Presidenza, a venti chilometri da St. Mary Mead - ignoro se col cappello in mano, dopo aver presentato supplica, con un offerta rituale di miele e fior di farina o in che altro modo.
Ci ha detto anche il motivo: al momento dell'esame noi dobbiamo fare tabula rasa di tutto quel che sappiamo dell'allievo e considerare solo il suo lavoro all'esame. Quindi, i voti di ammissione non esistono più.
Come gli apostoli,  mi domando "Chi ha peccato, noi o i nostri padri, per doverci trovare tra i piedi un essere di tal fatta?".
Escludo di avere commesso peccati all'altezza di tale punizione.
La prima volta che vedo mio padre, due schiaffi non glieli leva nessuno.

(Per farmi passare i nervi: un brano dei Duran Duran che corrisponde nel titolo, ma non nella melodia, al mio stato d'animo).

domenica 10 maggio 2009

Collegio dei Docenti - Anche questa è da contar


In questa versione dell'Italiana Lindoro è interpretato da Maxim Mironov

Fino all'anno scorso i Collegi dei Docenti della nostra scuola erano una cerimonia rituale, un po' imbalsamata ma rassicurante. Il preside ci faceva un po' di complimenti, riferiva su varie questioni, ci porgeva una serie di mozioni e regolamenti accuratamente confezionati in modo da risultarci assolutamente accettabili e noi votavamo quasi automaticamente. Poi le RSU si alzavano per reclamare su una serie di questioni che a noi di St. Mary Mead sembravano assolutamente di lana caprina, sempre le stesse, qualcuno faceva un po' di domande, raramente c'erano discussioni. Alle spalle c'era un discreto lavoro preparatorio, e l'immane quantità di rappresentanti di plesso detti comunemente vicepresidi (una dozzina a dir poco) faceva da filtro tra insegnanti e preside.
Col Nuovo Preside tutto è cambiato: di lavoro preparatorio nemmeno l'ombra,  le mozioni presentate spesso appaiono di un'idiozia sorprendente e l'unica forma di contraddittorio che costui sembra conoscere è la piazzata. Di conseguenza i collegi sono diventati molto più pittoreschi e per ognuno di loro vale il commento di Lindoro nell'Italiana in Algeri Se mai torno ai miei paesi, anche questa è da contar.
Vengo dunque a contare il Collegio dei Docenti di Aprile, ovvero quello dell'adozione dei libri.
E' una cerimonia che ho visto svolgere in vari modi: dal "Problemi con l'adozione dei libri? No? Li approviamo? Bene, approvati" del preside precedente, all'elenco dei singoli libri di ogni singola sezione con lettura delle relazioni per le nuove adozioni, con tante possibili vie di mezzo. 
Il Nuovo Preside ha adottato una formula particolarmente estesa.
Inizia con un cappelletto introduttivo sui criteri per le gite d'istruzione (utilissimo ad Aprile, quando ogni singola sortita è stata da tempo organizzata e molte già sono state portate a compimento): non devono essere troppo costose sennò per le famiglie è un problema, non se ne devono fare troppe perché se no i ragazzi non stanno mai in classe e poi non tutti possono fare tutto, per esempio chi fa gli scambi con l'estero. Nessuno ha aperto bocca, in base al principio che i pazzi non vanno mai contraddetti, ma sarebbe stato interessante farsi spiegare le modalità con cui NON portare qualche alunno a vedere gli Uffizi dal momento che si è già fatto lo scambio con la Spagna e soprattutto come arginare la reazione dei genitori - perché anche il più savio e accomodante di costoro, qualora il caso di presentasse, avrebbe probabilmente una reazione sopra le righe.
Poi è iniziata la cerimonia dell'adozione dei libri, plesso per plesso e classe per classe. I coordinatori delle tre prime del primo plesso si sono schierate sulla pedana ed è stata loro consegnata la lista stampata dalla segreteria.  Il primo coordinatore della prima classe (tutta la scuola ne comprende una quarantina) legge titolo e autori del primo libro, ovvero la grammatica.
Interviene il Nuovo Preside: come mai le grammatiche della prima A e della prima B hanno due codici differenti, pur essendo degli stessi autori?
Attimo di sconcerto collettivo. Sulla platea aleggia la domanda "Ecchissenefrega?".
Una delle coordinatrici spiega perplessa che si tratta di due diverse edizioni: una riunisce in un solo volume grammatica e analisi logica e del periodo, nell'altra sono separati.
Il Nuovo Preside si informa sulle motivazioni che hanno spinto a questa scelta diversificata.
"Preside, non sono nuove adozioni, sono conferme" prova a tamponare una delle coordinatrici.
Il Nuovo Preside insiste per conoscere "le motivazioni". Spiega che per un ragazzo ripetente che passa da una sezione all'altra questo comporta un aggravio di spesa, e che i libri dovrebbero essere uguali nelle varie sezioni.
Il pubblico, consapevole che siamo al primo libro della prima classe della prima sezione del primo plesso, comincia a rumoreggiare. Il Nuovo Preside spara la sua bordata preferita "Se è necessario, staremo qui fino a mezzanotte!". Il pubblico abbocca come un unico branco di carpe e ammutolisce spaventato. In realtà il Nuovo Preside è abituato a sparare tutte le sue cartucce all'inizio (per esempio allo scrutinio della prima classe) per poi tirare via tutto il resto, ma sembra che dopo sette mesi l'abbia capito solo io; a quanto pare, sono un genio e non me n'ero mai accorta.
Dal palco, una coordinatrice prova a spiegare che in un caso c'è il vantaggio di avere sempre la grammatica a portata di mano anche quando si fa analisi logica o del periodo, mentre nel secondo caso i ragazzi portano a scuola un solo libro per volta e quindi hanno lo zaino più leggero (più esattamente, considerando gli zaini attuali, un po' meno pesante).
Il Nuovo Preside non ha capito.
Il concetto viene rispiegato.
Il Nuovo Preside lo ripete ma così facendo dimostra di non averlo ancora capito.
Il VicePreside prova a rispiegarglielo con termini più semplici, soffermandosi su ogni passaggio.
Il Nuovo Preside ripete il tutto, e stavolta sembra che abbia capito.
Il pubblico sospira di sollievo. 
Illusi!
Il Nuovo Preside continua a starnazzare. A quanto pare è convinto che tra questi due criteri ne vada scelto uno onde arrivare ad un'adozione unificata.
A questo punto sono distratta dai commenti intorno a me (ai quali contribuisco con la frase di Lindoro che posso cantare tranquillamente perché si perde nell'alto brusio) e quando torno a seguire la scena sembra che gli sforzi congiunti dei tre coordinatori e del VicePreside abbiano sortito l'effetto di far accettare al Nuovo Preside il doppio standard dell'adozione.
Si passa ad Antologia; dove, si sarebbe portati a credere, non c'è materia per contendere dal momento che le tre prime del plesso hanno scelto la stessa edizione dello stesso libro.
E invece no: si alza un insegnante e domanda come mai è stata scelta quell'antologia e non un'altra delle stesse autrici che costa qualche euro in meno e che è migliore perché...
Il perché non riesco a sentirlo perché il "brusio" ha ormai raggiunto lo stadio del "casino". Sento però un gruppetto di colleghe inviperite che commentano che non si capisce con che coraggio Colui vada a rompere le scatole a chi lavora, proprio lui che non fa nulla di nulla - dal che intuisco che Colui non è molto popolare nel suo plesso (e ci credo, se fa spesso di queste sortite).
Dopo un'intensa discussione nelle prime file tra Colui, il Nuovo Preside, le tre sventurate coordinatrici e il VicePreside che cerca di mediare, alla fine passa anche l'Antologia.
Tocca a Narrativa. Due delle insegnanti non l'hanno scelta e il Nuovo Preside domanda perché. Un'incauta risponde che dall'anno prossimo le ore di Lettere passano a nove e non c 'è tempo per fare narrativa.
Il Nuovo Preside si lancia in una filippica dove sostiene che sono diminuite le ore ma non i programmi, e che lui accetta solo motivazioni didattiche. Ci spiega che in un collegio si deve parlare solo di motivazioni didattiche. Spiega anche altre cose ma non riesco a sentirlo. Ignoro come vada a finire perché sono troppo assorta dal mirabile prodigio che ho appena visto, ovvero avere visto mettere in discussione financo la scelta di un libro che non era stato scelto.
Dopo quest'ultima alzata, il resto della lista passa senza problemi, comprese le nuove adozioni.

Altro cappelletto del Nuovo Preside sul fatto che le nostre sono solo proposte, che non sappiamo se insegneremo nelle classi per cui abbiamo scelto i libri e che i nuovi insegnanti quando arriveranno potrebbero cambiare tutto. A questo proposito dobbiamo avvisare a Settembre i genitori che non comprino i libri, perché i nuovi insegnanti potrebbero cambiarli. 
Non mi è molto chiaro come faccio ad avvisare di alcunché dei genitori di una classe che non è ancora la mia e anzi al momento nemmeno esiste (detto e tutt'altro che concesso che l'anno prossimo sia ancora lì). Forse con un comunicato radio? O con dei manifesti agli angoli delle strade? Comunque mi guardo bene dal fare domande e rifletto sui gravi danni che l'alcoolismo può arrecare.

Arrivano le seconde che - sorpresa! - hanno sforato il tetto della spesa.
E' noto che le classi seconde sono destinate fatalmente a sforare il tetto della spesa, che è ridicolmente basso, senza poterci fare niente perché hanno solo libri da confermare; o meglio, è noto a chiunque lavori nella scuola tranne al nostro Nuovo Preside - che comincia a tuonare, ululare e berciare come raramente si vede fare financo nel derby Milan-Juventus. Lui non approva la lista, nossignori, lui NON-LA-AP-PRO-VA. Perché dal Provveditorato gli hanno mandato a dire che.
Dopo lunghe trattative, in cui gli viene spiegato che la lista non è fuori dal tetto perché gli insegnanti si sono divertiti a scegliere solo libri stampati in oro su pergamena color porpora, riprende la lista e la osserva.
"Per esempio: Religione. E' così indispensabile il libro di Religione?".
Mi aspetto una risposta di quelle che levano il pelo (di solito gli insegnanti di religione sono piuttosto capaci di difendersi);  e invece Religione sgrana gli occhioni come un coniglio ipnotizzato dal serpente e dice che sì, lei il libro lo vorrebbe, le serve, ma non sa... "Che devo fare?" chiede ai colleghi torcendosi le mani "Consigliatemi voi".
Un temporaneo attacco di voltastomaco mi impedisce di seguire quel che viene dopo. Per quanto mi riguarda non ho mai trovato proprio niente di indispensabile in Religione, tanto che da studente mi sono fatta esonerare; tuttavia immagino che se qualcuno adotta un libro, in teoria non lo fa col solo ed esclusivo scopo di far spendere un po' di soldi in più alle famiglie.
Mi informano comunque che il libro di religione è stato cassato.
Però non basta ancora.
Il Nuovo Preside continua a dire che lui la lista non la approva.
Nessuno gli risponde "Cazzi tuoi!".
Lunghi consulti. Viene messo il libro di scienze tra i "Consigliati", ottenendo in questo modo il massimo dell'ipocrisia - il tetto non viene rispettato perché il libro di scienze andrà pure acquistato, ma le pregiate terga del Nuovo Preside sono salve.
Bollo e fischio peggio di una pentola a pressione. Sono a un passo dal ruggito. Esprimo apertamente il mio parere sulla vicenda. Siccome sono in quattordicesima fila la cosa viene agevolmente coperta dal rumore di fondo. In seguito mi raccontano che la manfrina era stata tentata anche con Musica, ma che Musica non ha battuto ciglio e si è tenuta il suo libro, vivaddio.
In un frastuono crescente, dove tutti si raccontano ad alta voce i fatti propri, le terze del primo plesso passano lisce e senza obiezioni. Il Nuovo Preside continua ad invocare il silenzio ma nessuno se lo fila. Del resto, è noto che se la classe ha deciso che gli stai sull'anima non ti sta a sentire, punto e basta.

Secondo plesso. Noi future (tagli ministeriali permettendo) coordinatrici delle future prime ci sistemiamo sulla pedana. 
Sono assolutamente decisa a fare a brandelli il Nuovo Preside alla prima pur tenue obiezione. 
Il VicePreside lo sa benissimo e cerca a gesti di invitarmi alla calma. 
A gesti gli rispondo che neanche a pensarci. 
Grande invenzione, la mimica.
Ad ogni modo le batterie del Nuovo Preside sono ormai completamente scariche e non mi viene offerto il minimo appiglio. Scivolano via come acqua di fonte le mie tre nuove adozioni, le brevi relazioni di adozione scritte di mio pugno e financo la mia gelida affermazione "non ho adottato alcun libro di narrativa".
Siamo ormai in fase calante: i rimanenti plessi passano senza colpo ferire e forse è stata anche inutile la fatica dei coordinatori delle seconde che hanno piazzato vari libri tra i "consigliati" per non sforare il tetto.
Dopo sole quattro ore il Collegio è terminato.
Torniamo a casa un tantinello irritati e con un discreto mal di testa.

sabato 7 marzo 2009

Un racconto per l'Otto Marzo (Il racconto del mese di Marzo)


"Ha ancora senso festeggiare l'8 Marzo o protestare in occasione dell'8 Marzo?"

Questi sono i consueti temi di dibattito ogni anno. 
Personalmente sono della scuola di pensiero che ogni scusa è valida per festeggiare e la mimosa mi è sempre piaciuta moltissimo, sia sotto forma di fiori che di torta o di tartine. Inoltre sono sempre stata molto soddisfatta di essere nata donna, e trovo cosa buona e giusta essere festeggiata in quanto tale e festeggiare amiche, congiunte e conoscenti.

Per quanto riguarda i motivi per protestare, ho deciso di raccontare un fatterello che nelle ultime settimane ha fatto gran rumore in quel di St. Mary Mead.
Torniamo indietro nel tempo di poco più di un mese, quando il nostro Nuovo Preside aveva stabilito che i coordinatori di tutte le classi dei quattro plessi della Grande Scuola dovevano andare a firmare le schede del primo quadrimestre alla Sede Centrale*. Tutti i coordinatori sono andati tranne, nella nostra scuola, la prof. Casini, che lo chiamò per spiegargli che era all'ospedale del distretto per farsi curare: il marito l'aveva picchiata, lei aveva problemi a muovere il braccio destro e a guidare (la Sede Centrale dista una quindicina di chilometri da St. Mary Mead, dove la Casini abita) e comunque non si sentiva proprio in gran forma; la mattina dopo sarebbe andata a scuola, ma quel pomeriggio le schede non poteva firmarle.
Ne è seguita una scena estremamente sgradevole in cui il Nuovo Preside ha rifiutato di accettare il certificato dell'ospedale "in quanto infamante per la scuola" e ha tolto alla prof. Casini l'incarico di Coordinatore della sua classe.
La notizia filtra lentamente attraverso la scuola di St. Mary Mead, ma Lunedì mattina il VicePreside ci spiega che la Casini è stata convocata dal Nuovo Preside che le restituirà l'incarico di Coordinatore.
"Ah, beh, ci sarebbe mancato solo che non glielo rendesse,  chissà che gli era preso, boh, avrà avuto uno dei suoi scatti di nervi" (il Nuovo Preside ha una quantità impressionante di scatti di nervi, soprattutto quando viene contraddetto; e siccome ha idee tutte sue sulla gestione di una scuola, capita che venga contraddetto anche abbastanza spesso). 
Quando arriva a scuola, piuttosto alterata, la collega Casini ha però una storia ben diversa da raccontarci: il Nuovo Preside le ha spiegato come:
1) il certificato per percosse è infamante per la scuola, e lei non avrebbe mai dovuto raccontare che è stata picchiata dal marito. Lo ha detto anche sua moglie (la moglie del Nuovo Preside) che una donna che racconta una cosa del genere "è un'infame"
2) il fatto che lei sia sotto separazione implica necessariamente che, al momento, non è in grado di intendere e di volere. Del resto "basta guardarla in faccia" per accorgersi che è pazza. Dunque toglierle la carica di Coordinatore è misura ovvia e opportuna.
(Ovviamente nessuna infamia ricade su colui che picchia, ma questo lo diamo per scontato)

La prof. Casini non si è mai distinta per manifesta insania mentale, ma dopo una scena del genere è abbastanza alterata e vuole la testa del Nuovo Preside su un piatto d'argento (desiderio, agli occhi di molte colleghe, più che legittimo). Purtroppo, ahimé, c'è una causa di separazione in corso con tanto di affido di tre figli  e questo complica parecchio le cose. Sindacati e avvocati sconsigliano vivamente di muoversi (dice) perché, qualora risultasse che il Nuovo Preside ha avanzato riserve sull'equilibrio mentale della separanda, l'affido dei figli potrebbe essere messo in pericolo. A me sembra una sciocchezza, perché un marito che picchia così forte da lasciare tracce riscontrabili dai medici non mostra di avere grandi titoli per l'affido di tre figli uno dei quali di otto anni, e chiunque parli per tre minuti con il Nuovo Preside non pensa certo che costui sia affidabile nel parlare di sanità o insania mentale propria o altrui - ma chi ha il coraggio di rischiare sulla pelle degli altri, quando avvocati e sindacati ci assicurano che?

A scuola siamo perplessi. Non possiamo protestare con il Nuovo Preside in forma ufficiale perché l'episodio non va tirato  in ballo (anche se ormai a St. Mary Mead è probabile che lo sappiano tutti, visto che la collega Casini non ne ha certo fatto mistero) senza contare che all'episodio non abbiamo assistito. Il Vice Preside parimenti non ha assistito, ma il tutto gli è stato amichevolmente raccontato dal Nuovo Preside. Potrebbe dunque testimoniare ma...
"No, io non ho sentito dire niente. Qui lo dico e qui lo nego".
Sempre il VicePreside ci spiega poi che certamente il Nuovo Preside ha fatto male a comportarsi come si è comportato, ma la collega Casini, che pure nel suo lavoro è brava, ha un carattere fragile perché racconta sempre i fatti suoi in giro. Ora, che la Casini racconti i fatti suoi  è cosa verissima (personalmente conosco anche il tasso del suo mutuo, con tanto di variazioni contrattate con la banca negli ultimi due anni) ma proprio non capisco cosa c'entri questo con la fragilità di carattere. Anzi, ripensandoci ci vuole certamente maggior forza di carattere per raccontare apertamente che il marito ti ha picchiata che per occultare l'accaduto simulando improbabili cadute per le scale.
"Insomma, sei d'accordo col Nuovo Preside" taglio corto. Il Vice Preside spiega che no, assolutamente, anzi lui ha...
"Se non sei d'accordo perché non ti sei dimesso?" domando.
No, certo, ma, cioè, dunque...

In effetti noi colleghi non possiamo fare molto. Non c'eravamo, la stessa diretta interessata si raccomanda che non tiriamo in ballo la vicenda direttamente... decidiamo di scrivere una lettera di protesta al Nuovo Preside senza far nomi. Ma protesta su che cosa?
Così cominciamo a informarci. Le schede del primo quadrimestre non sono state firmate dalla Presidenza. Non esiste una circolare che chiedesse al coordinatore di firmarle (quindi non averle firmate non può venire inteso come motivo di biasimo). Non esisteva nemmeno una circolare sui prescrutini, che abbiamo fatto senza Ordine del Giorno. Non abbiamo ancora approvato un verbale del Collegio dei Docenti, dall'inizio dell'anno scolastico. L'ultimo verbale che ci è arrivato dichiara che abbiamo approvato le schede (e non le abbiamo approvate) e non fa cenno della discussione sui giudizi (e ci abbiamo discusso quaranta minuti). La nomina dei coordinatori è avvenuta in modo illegale. E via spulciando.
A conti fatti, l'unica cosa che il Nuovo Preside si è dimostrato capace di fare è incassare lo stipendio. Ce n'era venuto più volte il sospetto, ma non avevamo mai indagato troppo a fondo.

I giorni passano. Ogni volta che incontro il VicePreside gli racconto tutte le belle nuove scoperte che stiamo facendo e di come ci apprestiamo a scrivergli, al Nuovo Preside, una garbata letterina di contestazione inviandola per conoscenza al Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale. Il mio sindacalista preferito ci ha suggerito di spedirne due o tre, con vari capi di lagnanza, e di mandare la quarta direttamente al Direttore dell'Ufficio Scolastico, chiedendogli di intervenire.
Il VicePreside scalpita e si divincola. No, non è sicuro che la firma del Dirigente Scolastico sia indispensabile per le schede di valutazione (e il giorno dopo trova sul tavolo fotocopia ingrandita dell'apposita comunicazione ministeriale), non si ricorda che al Collegio avessimo discusso sui giudizi (il verbale l'aveva scritto lui), è vero, non c'erano circolari sull'ordine del giorno dei prescrutini ma in fondo il Nuovo Preside aveva detto in Collegio dei Docenti...
"Sì, ma il verbale del Collegio non è stato approvato, e d'altra parte non è approvabile perché è del tutto inaffidabile" gli spiego con dolcezza.
Riferirà a chi di dovere? Non riferirà? Non possiamo saperlo.
Qualche giorno fa però spunta fuori un simpatico articoletto su Italia Oggi (qui però è possibile leggerselo aggratisse) che racconta di un preside condannato per mobbing dal giudice del lavoro  a pagare più di 10.000 euro tra spese legali e danni; c'era voluto qualche annetto, ma infine la cosa era andata in porto.
Prima è stato incollato sul tavolo in Sala Insegnanti in bella vista (magari il Preside l'avrebbe visto?)
Poi è stato attaccato alla vetrata d'ingresso,  giusto per sicurezza: lì il Preside l'avrebbe visto senz'altro. 
Ma alla fine, per evitare ogni possibile rischio che il Preside non lo veda, l'articolo viene spedito per fax, dalla scuola alla Cortese (cortese?!?) Attenzione del Dirigente Scolastico. Chissà se il Preside coglierà l'implicito e ben nascosto messaggio subliminale?
Il fax parte un Giovedì pomeriggio. Martedì arriva l'annullamento della revoca da coordinatore per la collega Casini. Senza una riga di scusa, ma tant'è.
Qualche giorno dopo trapela la notizia che il Nuovo Preside ha chiesto il trasferimento.**

Intendiamoci: non ho nessuna prova che esista un rapporto di causa-effetto tra le nostre manovre e i deliri di quello strano essere; e non voglio nemmeno sostenere che questa sia una storia a lieto fine (anche se abbiamo definitivamente chiarito di che pasta son fatti sia il Nuovo Preside che il VicePreside, che è pur sempre una cosa utile). 
E' soltanto una storia, figlia del nostro tempo e del nostro mondo.
Volendo, avrebbe potuto essere migliore.

*abbiamo poi scoperto che lui non le ha firmate "nel caso che qualche genitore avesse protestato" ma questa è un'altra storia
**naturalmente "chiedere" non vuol dire "ottenere". Ma c'è sempre speranza...

mercoledì 4 febbraio 2009

Ab scrutatio dicitur scrutinio


Prima fase degli scrutini: dovevamo andare nella Sede Centrale a riempire con i nostri voti un Grande Tabellone, qualche giorno prima degli scrutini.
Faccio il conto, scopro che per una fortunata coincidenza di orari la cosa mi è difficile e non ci vado, anche perché nessuno mi ha spiegato il come e il perché e soprattutto come mai non posso spedire i voti via fax.
Seconda fase: NON arriva uno straccio di circolare su nulla. Possiamo portare o no i registri in sede?
Chiamo il VicePreside. "Non potete, bensì dovete portare i vostri registri. Se no come fate a fare gli scrutini?"
"Io veramente di solito li faccio senza registro. Comunque, se li dobbiamo portare, mandateci due righe di autorizzazione".
"Ma no, l'autorizzazione è implicita".
Mi suona un campanello, non so perché "No" assicuro "Per il trasporto fuori dalla scuola ci vuole sempre l'autorizzazione del DS".
Dice che sì, ora sente il Preside. E, ormai lo sappiamo, quando dice "ora sento il Preside", su qualsiasi questione cala un silenzio di tomba.
In assenza di autorizzazioni andiamo via senza registri. E del resto, se abbiamo già inserito i voti (procedura non legalissima, sospetto)...
La mia classe è la quarta. La prima (gli sventurati della IA, che già hanno avuto il piacere di sciropparsi il Nuovo Preside in consiglio di classe) restano dentro quasi un'ora: scopriamo poi che gli ha ripetuto le istruzioni su cosa e come fare e soprattutto che ha cambiato idea almeno cinque volte sulla spinosa questione "Ma come cavolo si fa a mettere i voti al Disabile grave?"
A noi va molto meglio: il giocattolo lo sta stancando e chiacchiera poco. Cambia idea solo una o due volte in corso d'opera sul nostro Disabile Ancor Più Grave, anche se cerca di scaricare la decisione su uno degli insegnanti di sostegno (il meno competente dei tre, si capisce). Tira anche un po' in lungo rispondendo a un paio di domande mie.
Vengono letti i voti (compresi i miei, aggiunti all'ultimo momento); vengono letti i voti di condotta. Mi viene dato il registro dei verbali dicendo che farò il verbale con comodo nei prossimi giorni (?), e così per la prima volta nella mia onorata carriera esco dagli scrutini senza verbale già scritto e firmato ma con il registro dei verbali in borsa (che è ancora a casa mia perché ieri ho dimenticato di portarlo a scuola).
Scendo in segreteria per le Operazioni di Controllo: controlliamo se la stampa dei voti e i voti sul computer coincidono (e come potrebbero non coincidere, visto che uno è la stampa dell'altro?!?).
Comunque eseguo il controllo, passo a salutare i colleghi e torno a casa. Col registro dei verbali sottobraccio.
Le schede le stampano in segreteria, e noi a tutt'oggi non sappiamo come sono fatte.
Immagino che lo scopriremo, prima o poi.

giovedì 29 gennaio 2009

Anarchia, anarchia, per carina che tu sia...



La prima sezione che fa i prescrutini è la mia.
La prima scoperta del giorno... è che non c'è Ordine del Giorno, C'è quello dell'anno scorso, ma non facciamo i giudizi e dunque, una volta passati due minuti a raccontarci che la programmazione si svolge regolarmente, non ci sarebbe altro da dire.
Telefonata al VicePreside (perché il Nuovo Preside è ammalato, forse per tutti gli accidenti che riceve da qualche mese a questa parte da tutti noi).
Ma sì che c'è l'Ordine del Giorno, dice. In Collegio il Preside ha detto come cambiarlo.
Sì, l'avrà anche detto, ma non ci avete mandato una circolare in merito. Perché dovremmo fare l'Ordine del Giorno in base a due parole dette in Collegio?
Ma quel che si dice in Collegio vale come fosse una circolare.
Sì, magari se ci aveste mandato un verbale. Ma qua non s'è visto nemmeno il verbale di quelli di Settembre.
Il VicePreside farfuglia qualcosa.
Chi ha telefonato ritorna con un paio di istruzioni confuse.
Va bene, tanto dobbiamo parlare dei ragazzi e decidere i voti di condotta.
No, dice che secondo il Preside di voti non dobbiamo parlare. Solo di quelli dei laboratori.
Ma è grullo?
Nessuno dà una risposta, o meglio tutti diamo la stessa risposta in cuor nostro.
E passiamo a parlare dei vari voti. Il tale ha cinque insufficienze, e due sono gravi. Il talaltro sta rimediando qualcosa. Si fa il conto dei cinque, poi dei quattro, decidiamo a chi mandare le Tradizionali Lettere da Antebocciatura che così proprio non va.
(Ci sono i Bravi? Certo che sì, qualcuno anzi in netta ascesa. Ma di loro ai Consigli si parla sempre pochissimo).
Arriviamo al Teppista (che quest'anno si è molto ammansito). Qualcuno osserva che porta il berretto in classe. Brusio, no, il berretto no, non dovrebbe...
Attenzione, dico, il nostro regolamento non prevede nulla per i berretti. Posso dirgli di levarlo perché lo chiede il Consiglio di Classe, ma tenete conto che se lo leva lo fa per farci un favore e se lo porta non è per mancanza di rispetto, ma perché questa classe con me è sempre stata abituata a bardarsi come meglio credeva.
Di nuovo brusio, ma no, nessuno gli ha chiesto di levarlo, io sì, un giorno che si lamentava per il caldo, ma lui ha detto di no...
-Qualcuno sa perché lo porta? - chiedo.
Lo porta per tenersi a posto i capelli, che tiene tutti lisci con una lunga frangia sugli occhi. (Secondo me gli stanno male sia i capelli che il berretto, ma ovviamente non gliel'ho mai detto, anche perché le ragazze sembrano pensarla diversamente. E dunque, contenti loro...)
Il berretto del Teppista esce temporaneamente di scena.

Si passa ai voti di condotta.
Si parte da nove perché il dieci, via, dar il dieci in condotta è quasi offensivo.
Sì, certo, niente dieci.
La mia è una classe tranquilla e piuttosto operosa, molto assidua nella frequenza. Nove è il voto base. Otto per chi non fa sempre i compiti e ha qualche impreparato. Otto per chi a volte disturba la lezione. Sette per chi fa entrambe le cose.
Faccio osservare che, forse, a St, Mary Mead siamo un po' viziati. Da quel che leggo in rete, sette viene dato a chi ha ricevuto provvedimenti disciplinari. Da me il massimo sono un paio di note alle famiglie perché sono stati trovati impreparati e un rapporto fatto a tre ragazzi per una storia di palloni presi alle femmine durante l'intervallo e non più restituiti. I due sette sono un po' polemici con compagni e professori, un po' lamentosi, ma...
Qualcuno, davanti al nove di Armageddon, osserva che però Armageddon chiacchiera.
Sì, mi convinco, stiamo effettivamente esagerando.
Chiacchiera anche la Cerbiatta, osservo. Diamo otto anche a lei?
Armageddon si ritrova autorizzato a tenersi il suo nove. Siccome l'ho visto diverse volte a mediare conflitti, trovo che sia un nove anche più meritato di quello della Cerbiatta (che è comunque un'allieva esemplare).
Arrivati al Teppista qualcuno osserva che è un ragazzo a rischio, e poi quel berretto...
Qualcun altro nota che comunque, rispetto all'anno scorso, fa il doppio dei compiti e studia il doppio delle materie, e ormai è più regolare della Tale e del Talaltro.
Possiamo dare il sette anche a lui, dico, ma vorrei una motivazione un po' più articolata del fatto che tiene un orribile berretto in classe. Qualcuno ha qualche motivo per lamentarsi di lui?
Brusio. Beh, all'inizio dell'anno si era un po' allargato con un paio di insegnanti nuovi, ma poi è diventato molto più serio. Non chiacchiera neanche molto.
Sì, ma è un ragazzo a rischio.
Più che altro è a rischio suo fratello, osserva Matematica (che abita a St. Mary Mead).
Non possiamo mettergli sette solo perché frequenta suo fratello (con cui abita) e sospettiamo che sia a rischio, osservo.
Tutti ne convengono.
Vengono registrati i notevoli progressi fatti dalle due lumache di classe, ormai non troppo lumacose. Uno di loro (sospetto di disgrafia) di recente, chiamato alla lavagna, ha disegnato una piramide che sembrava davvero una piramide. Tutti ci congratuliamo sinceramente con Matematica per il lieto evento; anche Tecnologia sorride soddisfatta, convinta (credo a ragione) che una parte del merito sia anche sua.
Qualche chiacchiera finale, poi il Consiglio si scioglie.
Il giorno dopo il VicePreside ci spiega che abbiamo un problema: non dovevamo parlare dei voti.
Non li abbiamo fatti mettere a verbale, assicuriamo.
Non ho ancora capito questo problema dei voti, così segreti che non dobbiamo parlarne. Non mi risulta da nessuna parte. Provo a chiedere chiarimenti.
"E' il Preside che non vuole" mi spiega il VicePreside.
E come mai il Preside non vuole?
"Non lo so".

A volte ho l'impressione che quest'anno, in questa scuola, noi insegnanti siamo un po' abbandonati a noi stessi.