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martedì 30 giugno 2026

Lucchetti dotati di un forte senso di autonomia

"Locket" in inglese, sta sia per "medaglione" che per "lucchetto".
Questo creò qualche problema ai tempi delle traduzioni di quinto e sesto volume
della saga di Harry Potter, anche se lo Slytherin's locket di Salazar
(poi arrivato fino a Regulus Black e infine a Harry)
è sempre stato solo e soltanto un medaglione.

La didattica DADA, che alla scuola di St. Mary Mead applichiamo in una versione particolarmente diluita, consiste in pratica nel permettere alle classi di spostarsi tra le varie aule in autonomia e nell'assegnargli un totem chiamato armadietto che a conti fatti si è rivelato di assai modesta funzionalità.

Ogni armadietto è munito di un lucchetto e di una chiave. Col tempo si è scoperto che, per una specifica perversione del modello degli armadietti scelti dal nostro Comune, non tutti i lucchetti andavano bene;  più avanti è risultato che trovare un lucchetto adeguato per quei cazzo di armadietti era impresa al limite dell'impossibile: perché alcuni lucchetti erano troppo grandi e altri troppo piccoli (alla fine una collega ha postato una foto con tanto di dimensioni adatte) e soprattutto perché al mondo esistono tantissimi tipi di lucchetti, ma solo un piccolo gruppo di essi riesce a svolgere per i nostri ineffabili armadietti la funzione per cui di solito si compra un lucchetto, ovvero chiudere qualcosa.
Infatti i lucchetti troppo grandi non permettono la chiusura dell'armadietto e quelli troppo piccoli lo lasciano in pratica aperto, e il problema si estende anche a una parte di quelli di media taglia; e se quando l'armadietto non si chiude perché il lucchetto è troppo grande se non altro ti rendi conto del problema, con quelli troppo piccoli ti sembra di aver chiuso a perfezione lo sportello, solo che chiunque passi di lì può aprirlo semplicemente girando la maniglietta.
Non abbiamo dato pubblicità alla cosa, ma la notizia si è comunque diffusa come fuoco nell'erba secca e un forse nemmeno troppo esiguo gruppo di alunni ha deciso di essere molto interessato al contenuto degli armadietti altrui non chiusi e quindi ben presto sono state segnalate sparizioni di soldi e oggetti vari - astucci, in particolare.
Alla media di St. Mary Mead*  l'astuccio altrui è una preda ritenuta assai ghiotta, non tanto per onesto desiderio di impossessarsi di ciò che contiene, quanto per il sottile e perverso piacere di spostarlo, riporlo in armadietti diversi da quelli del legittimo proprietario, nasconderlo, giocarci ad Astuccio Rilanciato o a AstuccioBall, piazzarlo in luoghi del tutto inopportuni eccetera; e davvero non mi spiego cosa ci sia di divertente a fare ciò mentre al contrario comprendo senza difficoltà l'estremo disappunto dei legittimi proprietari dell'astuccio che si vedono obbligati ad organizzare battute di caccia, questue e a frugare nei cestini della carta straccia e dei rifiuti indifferenziati alla ricerca del perduto bene.
Talvolta poi la perversione si spinge al punto di far sparire o spostare in altri armadietti anche quaderni e libri, mettendo in difficoltà anche i più integerrimi alunni che si ritrovavano improvvisamente privi dei compiti da mostrare all'insegnante. Anzi, proprio gli alunni notoriamente integerrimi erano le prede più succose e ambite, in un clima che definire morboso sarebbe termine davvero troppo leggero.
Dunque la scuola sembrava invasa da una orda di ragazzini sadici il cui scopo primario era quello di mettere in difficoltà o a disagio i compagni. Il fenomeno non è del tutto insolito (beh, alla media di St. Mary Mead un po' insolito era, per la verità) ma si è rivelato assai difficile da gestire. 
Se in tanti avevamo forti sospetti su chi fossero i pervertiti autori di cotali deplorevoli gesti, costoro mostravano una notevole capacità di sgusciare via senza farsi notare e solo occasionalmente qualche alunno riusciva se non altro a intravederli nella Zona Armadietti e qualche insegnante notava che taluno di questi sospetti stava più spesso al piano degli armadietti oggetto dei malestri di quanto comportasse il suo orario, che non di rado li avrebbe voluti a un piano diverso o in una diversa zona della scuola.
Che si fa in questi casi? Non esiste un Manuale Applicativo Per Quando la Nuova, Innovatissima Didattica Dada Crea Guai, così ci siamo arrangiati con circolari, avvisi vari, una sorveglianza più capillare (con la collaborazione dei custodi) e una certa pressione sui Presunti Colpevoli, con una generosa distribuzione di note a pioggia con i più vari pretesti. Gli episodi si sono ridotti ma non scomparsi, se non verso la fine dell'anno - probabilmente perché a causa delle infinite uscite didattiche, laboratori speciali, camminate ecologiche, gare sportive e via dicendo che investono come gramigna le ultime settimane di scuola, la presenza di tutte le classi all'interno dell'edificio era diventata assai rara, e soprattutto perché molte famiglie hanno chiesto e ottenuto che i ragazzi oggetto di tante attenzioni smettessero di usare gli armadietti e si cammellassero gli zaini su e giù per la scuola; che, ammettiamolo, oltre ad una discreta scocciatura per alunni e insegnanti che si ritrovavano la classe infestata dagli zaini esattamente come nella più tradizionale delle didattiche, mandava a ramengo quel po' di DADA che effettivamente veniva fatta.
In tutto ciò, in quel di Febbraio, si è verificato un nuovo e vieppiù misteroso fenomeno detto "del lucchetto vagante".
Detto fenomeno consisteva nella sparizione (più probabilmente sottrazione) del lucchetto che alla fine della mattinata era spesso lasciato aperto. Tali lucchetti spesso sparivano per un giorno o due per poi ricomparire a qualche altro armadietto, dopo aver svolto coscienziosamente la loro funzione di creare disturbo e disagio al legittimo proprietario, talvolta non ricomparivano affatto e abbiamo perfino avuto il caso di un lucchetto che è ricomparso, chiuso, in una classe. La mia, guarda caso. Attaccato alla griglia sotto il piano del banco ove l'alunno ripone solitamente quaderni e libri che non usa sul momento.
E' comparso una mattina, né alcuno è stato in grado di identificarlo come suo. 
La notizia del Lucchetto Misterioso ha fatto il giro della scuola e ogni tanto arrivava qualche alunno che chiedeva di vederlo, ma dopo averlo esaminato con cura inevitabilmente andava via scuotendo la testa e dichiarando che no, non era il suo. 
E non è mai stato possibile attribuirgli un proprietario - che pure un tempo deve ben aver avuto, perché i lucchetti non sono usi abbandonare di loro iniziativa i negozi di ferramenta e bricolage per scegliersi una nuova dimora, autochiudendosi dopo averne trovata una di suo gusto e facendo scomparire la chiave in qualche dimensione parallela.
Di solito, almeno, non funziona così.
Di solito. Ma vai a sapere?

e magari anche in molte altre scuole medie, solo che io da vent'anni quasi ininterrotti sono lì e quella sola ormai conosco



domenica 21 giugno 2026

L'estate è arrivata


 Il solstizio d'estate è di tendenza una di quelle feste pagane sopravvissute all'arrivo del cristianesimo, anche se è estremamente vicina alla festa di san Giovanni con cui finisce per confondersi per il tipo di festeggiamento.

Fuochi all'aperto, molti fiori, festose danze fino all'alba ed è  una delle notti più magiche dell'anno.  
Non so se è proprio vero che i gatti la onorano bevendo tisane calde e ignoravo che anche i fantasmi la festeggiassero indossando coroncine di fiori, ma spero che sia comunque una gran bella notte per chiunque passi da qua 
(e anche per chi non ci passa, perché questo è un blog molto inclusivo).

sabato 20 giugno 2026

La sindrome del piatto d'argento

Il gatto, com'è noto, è un animale che ama essere servito di tutto punto

Quel giorno di fine Ottobre stavo cerca di di fare una verifica, ovvero di convincere la ex-Prima Esasperante, ormai diventata a tutti gli effetti una Seconda, a produrre adeguate risposte alle domande invero piuttosto semplici che gli avevo scodellato per una modesta verifica di Storia. 
Alla quindicesima domanda del tipo "Prof, cosa devo scrivere alla domanda 6?" e "Prof, cosa significa 'Racconta in breve la vicenda?'", dopo avergli ricordato per l'ennesima volta che il compito dovevano farlo loro e non io, ebbi una illuminazione.
"Signori" annunciai solennemente "Credo di avere finalmente capito quel è il vostro problema principale: soffrite di una acuta Sindrome del Piatto d'Argento".
Sguardi perplessi.
"Prof, cosa sarebbe la sindrome del piatto d'argento?".
La domanda era più che legittima, ma io dovevo riflettere bene sulla questione, e soprattutto trovare al più presto un rimedio. Per farlo però necessitavo di un po' di pace.
"Dopo vi spiego, intanto fate il compito. Senza tormentarmi con domande cui non posso rispondere, se possibile".
Fui molto efficiente, e quando anche l'ultimo Esasperante ebbe consegnato il suo foglio  avevo già elaborato un complesso compito per casa.
"La Sindrome del Piatto d'Argento" spiegai compunta "è una irresistibile tendenza a far fare le cose agli altri per non affaticarsi, aspettando che ci venga servito tutto su un piatto d'argento. Per esempio, perché continuate a chiedermi sempre che ora è quando proprio sulla parete davanti a voi c'è un orologio perfettamente funzionante?".
Brusìo "E' che noi l'orologio non lo sappiamo leggere" confessa alla fine Ortensia.
"E' vero, siamo abituati a leggere le cifre" conferma Rododendro.
"Si tratta di un arte alla portata dei più" ribatto implacabile "Abbiamo un sistema su scala dodici, la giornata è di ventiquattro ore a coppie di dodici, e ogni ora è composta da sessanta minuti. Che ore sono adesso? Vi do un aiutino: il numero indicato dalla lancetta corta dice l'ora, la lancetta più lunga è per i minuti".
L'avventuroso Oleandro si slancia "Sono le undici e..." conta "Tredici minuti".
"Quando la lancetta lunga arriva alle 3 si aggiungono quindici minuti ed è il quarto, quando è sul sei sono trenta minuti, che fanno mezz'ora. Adesso Oleandro prova: come sarebbero le lancette se fossero le tre e venti minuti?".
"La lancetta corta sarebbe sul 3, quella lunga sul 4".
Faccio un po' di esercizi sulla Complessa arte della Lettura dell'Orologio, con risultati soddisfacenti (ne farò altri nei giorni seguenti, poi smetterò visto che tutti leggono correttamente l'ora e adesso che ci penso sono ormai diversi mesi che nessuno chiede più l'ora).
"L'orologio è solo un esempio. Leggere l'orologio è alla portata di molti e non richiede grossi sforzi, ma per voi è normale chiedere che qualcuno lo faccia al posto vostro. Allo stesso modo domandate sempre come si deve svolgere un esercizio perché vi sta fatica leggere le istruzioni, e ancor più fatica seguirle. Questa è la Sindrome del Piatto d'Argento, quando vi aspettate che l'insegnante svolga i compiti per voi perché vi sta fatica farli. Il punto è che quando siete a scuola di tendenza ci si aspetta che impegniate un pochino le vostre stimate cellule cerebrali. Non dovete aver paura di sovraccaricarle, sono state fatte appunto per pensare, collegare, dedurre e raramente vi vengono chieste deduzioni molto complesse, anche se a volte fate anche quelle".
Mi guardano sempre più perplessi.
"E' anche per questo che continuate a dimenticare le cose negli armadietti. Voglio dire, se c'è Italiano dovreste prendere il quaderno di Italiano e magari anche la grammatica, nei giorni in cui c'è grammatica. Ma voi spesso vi dimenticate perfino di prendere la merenda!".
Mi guardano con una sfumatura di colpevolezza negli occhi.
Ricamo un po' sul concetto del piatto d'argento, su cui vengono disposte in modo armonioso le vivande, oppure la posta o magari le tazze da tè, per esempio per gli ospiti. Poi assegno una serie di esercizi: devono trovare una definizione per l'espressione "servire su un piatto d'argento" ma anche per la Sindrome, e scriverle insieme a cinque esempi.
Due giorni dopo tutti, come avevo promesso, leggono ad alta voce definizioni ed esempi, e invero alcune definizioni sono davvero molto accurate e gli esempi piuttosto spassosi.

Ha funzionato?
Ebbene sì, ha funzionato, altrimenti non ci avrei scritto su un post. Ha funzionato talmente bene che mi ero completamente dimenticata la questione, tanto che, al momento di consegnare il registro con le trenta ore di Orientamento* quando ho visto che avevo segnato ben due ore dedicate alla Sindrome del Piatto d'Argento (una per la discussione in classe, e una per la correzione degli esercizi) mi sono domandata "Ma che diavolo è la Sindrome del Piatto d'Argento?" e ci ho messo un po' a ricordarmi tutta la faccenda.
I non più Esaperanti, ormai Rigenerati, non chiedono più l'ora, han cominciato a portare i quaderni giusti e hanno smesso di chiedere speranzosi "Prof, cosa devo scrivere adesso?". Una volta che han preso atto di soffrire di Sindrome del Piatto d'Argento, la sindrome è sparita in gran fretta.
La Rigenerazione è un processo piuttosto articolato e non ci si rigenera in un giorno, immagino.

* alla questione dell'Orientamento verrà dedicato un post a parte, credo. Se mi ricorderò di farlo, perché è un tema che tendo a rimuovere.