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sabato 7 marzo 2009

Un racconto per l'Otto Marzo (Il racconto del mese di Marzo)


"Ha ancora senso festeggiare l'8 Marzo o protestare in occasione dell'8 Marzo?"

Questi sono i consueti temi di dibattito ogni anno. 
Personalmente sono della scuola di pensiero che ogni scusa è valida per festeggiare e la mimosa mi è sempre piaciuta moltissimo, sia sotto forma di fiori che di torta o di tartine. Inoltre sono sempre stata molto soddisfatta di essere nata donna, e trovo cosa buona e giusta essere festeggiata in quanto tale e festeggiare amiche, congiunte e conoscenti.

Per quanto riguarda i motivi per protestare, ho deciso di raccontare un fatterello che nelle ultime settimane ha fatto gran rumore in quel di St. Mary Mead.
Torniamo indietro nel tempo di poco più di un mese, quando il nostro Nuovo Preside aveva stabilito che i coordinatori di tutte le classi dei quattro plessi della Grande Scuola dovevano andare a firmare le schede del primo quadrimestre alla Sede Centrale*. Tutti i coordinatori sono andati tranne, nella nostra scuola, la prof. Casini, che lo chiamò per spiegargli che era all'ospedale del distretto per farsi curare: il marito l'aveva picchiata, lei aveva problemi a muovere il braccio destro e a guidare (la Sede Centrale dista una quindicina di chilometri da St. Mary Mead, dove la Casini abita) e comunque non si sentiva proprio in gran forma; la mattina dopo sarebbe andata a scuola, ma quel pomeriggio le schede non poteva firmarle.
Ne è seguita una scena estremamente sgradevole in cui il Nuovo Preside ha rifiutato di accettare il certificato dell'ospedale "in quanto infamante per la scuola" e ha tolto alla prof. Casini l'incarico di Coordinatore della sua classe.
La notizia filtra lentamente attraverso la scuola di St. Mary Mead, ma Lunedì mattina il VicePreside ci spiega che la Casini è stata convocata dal Nuovo Preside che le restituirà l'incarico di Coordinatore.
"Ah, beh, ci sarebbe mancato solo che non glielo rendesse,  chissà che gli era preso, boh, avrà avuto uno dei suoi scatti di nervi" (il Nuovo Preside ha una quantità impressionante di scatti di nervi, soprattutto quando viene contraddetto; e siccome ha idee tutte sue sulla gestione di una scuola, capita che venga contraddetto anche abbastanza spesso). 
Quando arriva a scuola, piuttosto alterata, la collega Casini ha però una storia ben diversa da raccontarci: il Nuovo Preside le ha spiegato come:
1) il certificato per percosse è infamante per la scuola, e lei non avrebbe mai dovuto raccontare che è stata picchiata dal marito. Lo ha detto anche sua moglie (la moglie del Nuovo Preside) che una donna che racconta una cosa del genere "è un'infame"
2) il fatto che lei sia sotto separazione implica necessariamente che, al momento, non è in grado di intendere e di volere. Del resto "basta guardarla in faccia" per accorgersi che è pazza. Dunque toglierle la carica di Coordinatore è misura ovvia e opportuna.
(Ovviamente nessuna infamia ricade su colui che picchia, ma questo lo diamo per scontato)

La prof. Casini non si è mai distinta per manifesta insania mentale, ma dopo una scena del genere è abbastanza alterata e vuole la testa del Nuovo Preside su un piatto d'argento (desiderio, agli occhi di molte colleghe, più che legittimo). Purtroppo, ahimé, c'è una causa di separazione in corso con tanto di affido di tre figli  e questo complica parecchio le cose. Sindacati e avvocati sconsigliano vivamente di muoversi (dice) perché, qualora risultasse che il Nuovo Preside ha avanzato riserve sull'equilibrio mentale della separanda, l'affido dei figli potrebbe essere messo in pericolo. A me sembra una sciocchezza, perché un marito che picchia così forte da lasciare tracce riscontrabili dai medici non mostra di avere grandi titoli per l'affido di tre figli uno dei quali di otto anni, e chiunque parli per tre minuti con il Nuovo Preside non pensa certo che costui sia affidabile nel parlare di sanità o insania mentale propria o altrui - ma chi ha il coraggio di rischiare sulla pelle degli altri, quando avvocati e sindacati ci assicurano che?

A scuola siamo perplessi. Non possiamo protestare con il Nuovo Preside in forma ufficiale perché l'episodio non va tirato  in ballo (anche se ormai a St. Mary Mead è probabile che lo sappiano tutti, visto che la collega Casini non ne ha certo fatto mistero) senza contare che all'episodio non abbiamo assistito. Il Vice Preside parimenti non ha assistito, ma il tutto gli è stato amichevolmente raccontato dal Nuovo Preside. Potrebbe dunque testimoniare ma...
"No, io non ho sentito dire niente. Qui lo dico e qui lo nego".
Sempre il VicePreside ci spiega poi che certamente il Nuovo Preside ha fatto male a comportarsi come si è comportato, ma la collega Casini, che pure nel suo lavoro è brava, ha un carattere fragile perché racconta sempre i fatti suoi in giro. Ora, che la Casini racconti i fatti suoi  è cosa verissima (personalmente conosco anche il tasso del suo mutuo, con tanto di variazioni contrattate con la banca negli ultimi due anni) ma proprio non capisco cosa c'entri questo con la fragilità di carattere. Anzi, ripensandoci ci vuole certamente maggior forza di carattere per raccontare apertamente che il marito ti ha picchiata che per occultare l'accaduto simulando improbabili cadute per le scale.
"Insomma, sei d'accordo col Nuovo Preside" taglio corto. Il Vice Preside spiega che no, assolutamente, anzi lui ha...
"Se non sei d'accordo perché non ti sei dimesso?" domando.
No, certo, ma, cioè, dunque...

In effetti noi colleghi non possiamo fare molto. Non c'eravamo, la stessa diretta interessata si raccomanda che non tiriamo in ballo la vicenda direttamente... decidiamo di scrivere una lettera di protesta al Nuovo Preside senza far nomi. Ma protesta su che cosa?
Così cominciamo a informarci. Le schede del primo quadrimestre non sono state firmate dalla Presidenza. Non esiste una circolare che chiedesse al coordinatore di firmarle (quindi non averle firmate non può venire inteso come motivo di biasimo). Non esisteva nemmeno una circolare sui prescrutini, che abbiamo fatto senza Ordine del Giorno. Non abbiamo ancora approvato un verbale del Collegio dei Docenti, dall'inizio dell'anno scolastico. L'ultimo verbale che ci è arrivato dichiara che abbiamo approvato le schede (e non le abbiamo approvate) e non fa cenno della discussione sui giudizi (e ci abbiamo discusso quaranta minuti). La nomina dei coordinatori è avvenuta in modo illegale. E via spulciando.
A conti fatti, l'unica cosa che il Nuovo Preside si è dimostrato capace di fare è incassare lo stipendio. Ce n'era venuto più volte il sospetto, ma non avevamo mai indagato troppo a fondo.

I giorni passano. Ogni volta che incontro il VicePreside gli racconto tutte le belle nuove scoperte che stiamo facendo e di come ci apprestiamo a scrivergli, al Nuovo Preside, una garbata letterina di contestazione inviandola per conoscenza al Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale. Il mio sindacalista preferito ci ha suggerito di spedirne due o tre, con vari capi di lagnanza, e di mandare la quarta direttamente al Direttore dell'Ufficio Scolastico, chiedendogli di intervenire.
Il VicePreside scalpita e si divincola. No, non è sicuro che la firma del Dirigente Scolastico sia indispensabile per le schede di valutazione (e il giorno dopo trova sul tavolo fotocopia ingrandita dell'apposita comunicazione ministeriale), non si ricorda che al Collegio avessimo discusso sui giudizi (il verbale l'aveva scritto lui), è vero, non c'erano circolari sull'ordine del giorno dei prescrutini ma in fondo il Nuovo Preside aveva detto in Collegio dei Docenti...
"Sì, ma il verbale del Collegio non è stato approvato, e d'altra parte non è approvabile perché è del tutto inaffidabile" gli spiego con dolcezza.
Riferirà a chi di dovere? Non riferirà? Non possiamo saperlo.
Qualche giorno fa però spunta fuori un simpatico articoletto su Italia Oggi (qui però è possibile leggerselo aggratisse) che racconta di un preside condannato per mobbing dal giudice del lavoro  a pagare più di 10.000 euro tra spese legali e danni; c'era voluto qualche annetto, ma infine la cosa era andata in porto.
Prima è stato incollato sul tavolo in Sala Insegnanti in bella vista (magari il Preside l'avrebbe visto?)
Poi è stato attaccato alla vetrata d'ingresso,  giusto per sicurezza: lì il Preside l'avrebbe visto senz'altro. 
Ma alla fine, per evitare ogni possibile rischio che il Preside non lo veda, l'articolo viene spedito per fax, dalla scuola alla Cortese (cortese?!?) Attenzione del Dirigente Scolastico. Chissà se il Preside coglierà l'implicito e ben nascosto messaggio subliminale?
Il fax parte un Giovedì pomeriggio. Martedì arriva l'annullamento della revoca da coordinatore per la collega Casini. Senza una riga di scusa, ma tant'è.
Qualche giorno dopo trapela la notizia che il Nuovo Preside ha chiesto il trasferimento.**

Intendiamoci: non ho nessuna prova che esista un rapporto di causa-effetto tra le nostre manovre e i deliri di quello strano essere; e non voglio nemmeno sostenere che questa sia una storia a lieto fine (anche se abbiamo definitivamente chiarito di che pasta son fatti sia il Nuovo Preside che il VicePreside, che è pur sempre una cosa utile). 
E' soltanto una storia, figlia del nostro tempo e del nostro mondo.
Volendo, avrebbe potuto essere migliore.

*abbiamo poi scoperto che lui non le ha firmate "nel caso che qualche genitore avesse protestato" ma questa è un'altra storia
**naturalmente "chiedere" non vuol dire "ottenere". Ma c'è sempre speranza...

giovedì 29 gennaio 2009

Anarchia, anarchia, per carina che tu sia...



La prima sezione che fa i prescrutini è la mia.
La prima scoperta del giorno... è che non c'è Ordine del Giorno, C'è quello dell'anno scorso, ma non facciamo i giudizi e dunque, una volta passati due minuti a raccontarci che la programmazione si svolge regolarmente, non ci sarebbe altro da dire.
Telefonata al VicePreside (perché il Nuovo Preside è ammalato, forse per tutti gli accidenti che riceve da qualche mese a questa parte da tutti noi).
Ma sì che c'è l'Ordine del Giorno, dice. In Collegio il Preside ha detto come cambiarlo.
Sì, l'avrà anche detto, ma non ci avete mandato una circolare in merito. Perché dovremmo fare l'Ordine del Giorno in base a due parole dette in Collegio?
Ma quel che si dice in Collegio vale come fosse una circolare.
Sì, magari se ci aveste mandato un verbale. Ma qua non s'è visto nemmeno il verbale di quelli di Settembre.
Il VicePreside farfuglia qualcosa.
Chi ha telefonato ritorna con un paio di istruzioni confuse.
Va bene, tanto dobbiamo parlare dei ragazzi e decidere i voti di condotta.
No, dice che secondo il Preside di voti non dobbiamo parlare. Solo di quelli dei laboratori.
Ma è grullo?
Nessuno dà una risposta, o meglio tutti diamo la stessa risposta in cuor nostro.
E passiamo a parlare dei vari voti. Il tale ha cinque insufficienze, e due sono gravi. Il talaltro sta rimediando qualcosa. Si fa il conto dei cinque, poi dei quattro, decidiamo a chi mandare le Tradizionali Lettere da Antebocciatura che così proprio non va.
(Ci sono i Bravi? Certo che sì, qualcuno anzi in netta ascesa. Ma di loro ai Consigli si parla sempre pochissimo).
Arriviamo al Teppista (che quest'anno si è molto ammansito). Qualcuno osserva che porta il berretto in classe. Brusio, no, il berretto no, non dovrebbe...
Attenzione, dico, il nostro regolamento non prevede nulla per i berretti. Posso dirgli di levarlo perché lo chiede il Consiglio di Classe, ma tenete conto che se lo leva lo fa per farci un favore e se lo porta non è per mancanza di rispetto, ma perché questa classe con me è sempre stata abituata a bardarsi come meglio credeva.
Di nuovo brusio, ma no, nessuno gli ha chiesto di levarlo, io sì, un giorno che si lamentava per il caldo, ma lui ha detto di no...
-Qualcuno sa perché lo porta? - chiedo.
Lo porta per tenersi a posto i capelli, che tiene tutti lisci con una lunga frangia sugli occhi. (Secondo me gli stanno male sia i capelli che il berretto, ma ovviamente non gliel'ho mai detto, anche perché le ragazze sembrano pensarla diversamente. E dunque, contenti loro...)
Il berretto del Teppista esce temporaneamente di scena.

Si passa ai voti di condotta.
Si parte da nove perché il dieci, via, dar il dieci in condotta è quasi offensivo.
Sì, certo, niente dieci.
La mia è una classe tranquilla e piuttosto operosa, molto assidua nella frequenza. Nove è il voto base. Otto per chi non fa sempre i compiti e ha qualche impreparato. Otto per chi a volte disturba la lezione. Sette per chi fa entrambe le cose.
Faccio osservare che, forse, a St, Mary Mead siamo un po' viziati. Da quel che leggo in rete, sette viene dato a chi ha ricevuto provvedimenti disciplinari. Da me il massimo sono un paio di note alle famiglie perché sono stati trovati impreparati e un rapporto fatto a tre ragazzi per una storia di palloni presi alle femmine durante l'intervallo e non più restituiti. I due sette sono un po' polemici con compagni e professori, un po' lamentosi, ma...
Qualcuno, davanti al nove di Armageddon, osserva che però Armageddon chiacchiera.
Sì, mi convinco, stiamo effettivamente esagerando.
Chiacchiera anche la Cerbiatta, osservo. Diamo otto anche a lei?
Armageddon si ritrova autorizzato a tenersi il suo nove. Siccome l'ho visto diverse volte a mediare conflitti, trovo che sia un nove anche più meritato di quello della Cerbiatta (che è comunque un'allieva esemplare).
Arrivati al Teppista qualcuno osserva che è un ragazzo a rischio, e poi quel berretto...
Qualcun altro nota che comunque, rispetto all'anno scorso, fa il doppio dei compiti e studia il doppio delle materie, e ormai è più regolare della Tale e del Talaltro.
Possiamo dare il sette anche a lui, dico, ma vorrei una motivazione un po' più articolata del fatto che tiene un orribile berretto in classe. Qualcuno ha qualche motivo per lamentarsi di lui?
Brusio. Beh, all'inizio dell'anno si era un po' allargato con un paio di insegnanti nuovi, ma poi è diventato molto più serio. Non chiacchiera neanche molto.
Sì, ma è un ragazzo a rischio.
Più che altro è a rischio suo fratello, osserva Matematica (che abita a St. Mary Mead).
Non possiamo mettergli sette solo perché frequenta suo fratello (con cui abita) e sospettiamo che sia a rischio, osservo.
Tutti ne convengono.
Vengono registrati i notevoli progressi fatti dalle due lumache di classe, ormai non troppo lumacose. Uno di loro (sospetto di disgrafia) di recente, chiamato alla lavagna, ha disegnato una piramide che sembrava davvero una piramide. Tutti ci congratuliamo sinceramente con Matematica per il lieto evento; anche Tecnologia sorride soddisfatta, convinta (credo a ragione) che una parte del merito sia anche sua.
Qualche chiacchiera finale, poi il Consiglio si scioglie.
Il giorno dopo il VicePreside ci spiega che abbiamo un problema: non dovevamo parlare dei voti.
Non li abbiamo fatti mettere a verbale, assicuriamo.
Non ho ancora capito questo problema dei voti, così segreti che non dobbiamo parlarne. Non mi risulta da nessuna parte. Provo a chiedere chiarimenti.
"E' il Preside che non vuole" mi spiega il VicePreside.
E come mai il Preside non vuole?
"Non lo so".

A volte ho l'impressione che quest'anno, in questa scuola, noi insegnanti siamo un po' abbandonati a noi stessi.

sabato 24 gennaio 2009

Meglio fare e pentere o non fare e pentere?


Prima che il saggio e lungimiramte Tremonti ci togliesse dall'errore, noi della scuola media usavamo preparare ogni quadrimestre i giudizi* mediante una griglia di formule con più variazioni dalla quale spuntavamo le voci che ci interessavano.
Ogni scuola aveva la sua griglia. Alcune erano piuttosto buone, altre così-e-così, altre ancora decisamente bruttine, ma quelle della Grande Scuola a cui fa capo la scuoletta di St. Mary Mead era senz'altro la più brutta che mi fosse passata tra le mani. Ogni quadrimestre tutti deprecavano e si ripromettevano di rivedere, presentare progetti al Collegio etc. etc. e al quadrimestre successivo nessuno aveva mosso un dito e la griglia era brutta come prima e più di prima e il coordinatore di turno faceva un paziente lavoro di restyling per ognuno dei giudizi - e meno male che le nostre classi sono piccole (non sempre tanto piccole, a dire il vero).
Poi era arrivata la fatidica legge che rimetteva i voti e, alle medie, toglieva ogni tipo di giudizi. Tutto ciò, in un colpo solo, ci toglieva sia l'obbligo di lamentarci delle griglie che la fatica di riscrivere i giudizi, e financo il senso di colpa per non avere preparato una griglia migliore. Almeno così sembrava.
Poi una mattina, tre settimane buone prima degli scrutini, arrivo a scuola e la custode mi consegna un fascio di fogli - ovvero il tradizionale mucchietto di griglie che spetta ad ogni coordinatore.
"Non ho un caminetto a casa, non mi servono" provo a scantonare.
La custode si scusa "Ce l'ha detto il VicePreside di consegnarvele".
Chiamo il cane col collare-spia - Scusa, ma il nostro glorioso parlamento non ha votato una legge che aboliva i giudizi alle secondarie di primo grado?".
Mi spiega che la Commissione incaricata di prepararci le tabelle per il passaggio dai giudizi ai voti aveva pensato di usare questo quadrimestre per una transizione morbida che...
Dalle brume della memoria riemerge il vago ricordo della richiesta del collegio di Settembre di di fare una commissione per i criteri di valutazione nel passaggio da giudizi a voti; dato che nei quattro mesi successivi non se ne era più saputo nulla avevo dato per scontato che l'idea fosse nata e morta lì, anche perché tutte le altre commissioni nominate a tal scopo nelle varie scuole del regno avevano riferito i frutti del loro lavoro entro la prima metà di Ottobre - e del resto si suppone che qualsiasi insegnante, per quanto imbranato, dopo quattro mesi abbia imparato in qualche modo ad arrangiarsi e i criteri di valutazione ormai in qualche modo se li sia fatti.
Insorgo:
-Ma la Commissione non ci ha mandato a dire assolutamente nulla!
-Presenterà i suoi lavori al prossimo Collegio dei Docenti.
-Questa storia dei giudizi però va anche votata.
-Sì, certo, la voteremo.
Il VicePreside sembrava molto tranquillo, a riguardo.
Ora, siamo d'accordo che qualsiasi insegnante per diventare e restare tale ha dovuto accantonare ogni paura del ridicolo; ugualmente, l'idea di essere l'unica scuola d'Italia che presenta i giudizi globali ai genitori non mi ispirava più di tanto. Ancor più mi sembrava cretina l'idea di stampare le griglie con venti giorni di anticipo, dando per scontato che tutto il corpo docente fosse d'accordo con quest'idea balzana pur senza averlo minimamente consultato - senza contare che gli anni scorsi le griglie arrivavano tre, quattro giorni prima nonostante i coordinatori le richiedessero a gran voce da tempo.
Passano i giorni e scopro che tutti i colleghi di St. Mary Mead, e del paesello vicino, e dell'altro paesello e pure qualcuno della sede centrale sono nettamente contrari a mettere i giudizi globali nella scheda.
Arriviamo al Collegio lancia in resta, con le armature scintillanti e gli elmi adeguatamente ornati di ali, meglio di Brunilde e Giovanna d'Arco e Bradamante.
Iniziano i lavori. Dietro i nostri alti e possenti scudi sonnecchiamo durante la lunga discussione sull'utilizzo del 5 in condotta, dove vengono letti ampi stralci del Decreto Applicativo che ovviamente non coincidono con la tabella tutt'altro che irragionevole elaborata dalla nostra lentissima Commissione. A quanto ho capito prevale l'idea di "interpretare" a modo nostro il Decreto. Tra le brume del sonno, voto a favore.
Si passa poi a discutere l'idea di mettere i giudizi globali sulla scheda.
Il VicePreside sostiene che mettendo i giudizi nelle schede facciamo un favore ai genitori, che abbiamo avuto a nostro fianco nella lotta contro gli sciagurati provvedimenti del ministro Gelmini (ed è verissimo che i genitori ci hanno sostenuto, ma un genitore addolorato perché sulla scheda non c'è il giudizio in didattichese stretto... certo, tutto può essere, ma non lo trovo un quadro dei più probabili).
Il NuovoPreside sostiene che lui preferisce mettere i giudizi, ma senza tirare fuori un motivo vero e proprio, tanto che finiamo col sospettare che l'idea sia in realtà partita dal VicePreside.**
La votazione porta nove voti favorevoli alla mozione del NuovoPreside, sette astenuti e ottanta e passa voti contrari. Per un attimo sembra che si stia preparando anche un lancio di bucce di banana e di torsoli di cavolo sugli incauti proponenti, poi la protesta rientra.
Una pettinata alle ali sull'elmo e le quasi ottanta valchirie più qualche occasionale Sigfrido si avviano verso casa con fare trionfante. Noi siamo persone serie e pragmatiche, applichiamo la legge, senza indulgere in sterili rimpianti e senza cogliere il peggio del nuovo accomunandolo col peggio del vecchio. Ecchediamine!
Poi, quattro giorni dopo, dal Ministero arriva una nuova circolare (la malefica Circolare 10) che si rimangia in parte le precedenti e ci spiega che "sia per la scuola primaria che per la scuola secondaria di I grado, i docenti possono comunque autonomamente prevedere che i voti in decimi siano accompagnati anche da giudizi sintetici o analitici. Possono altresì fare riferimento ad eventuali indicatori di apprendimento."
In conclusione, i giudizi avremmo potuto metterli.
Certo, non si capisce che senso avrebbe avuto metterli. A meno che non si tratti di conservare il preesistente il più possibile in attesa che le cose, dopo essere del tutto cambiate, tornino come prima, onde creare meno traumi all'utenza. Perché la possibilità che dopo che tutto è cambiato tutto ritorni come prima si va facendo abbastanza concreta.
Così questo pomeriggio, lucidando il mio scudo e spalmando l'apposito unguento impermeabilizzante sulle penne dell'elmo alato, ricordavo il vecchio dilemma: meglio fare e pentere, o non fare e pentere?
Chissà, forse anche al Ministero qualcuno sta cercando di venirne a capo.
*ovviamente cantando "Giudizio / giudizio / consorte mio, giudizio" secondo le immortali note di Mozart
**anche perché immaginare il Nuovo Preside che ha un'idea... mah... certo, tutto può essere, però...

sabato 20 dicembre 2008

Festa di Natale


Ultimo giorno di scuola. Il VicePreside ha organizzato la festa della scuola al Palazzetto dello Sport di St. Mary Mead, essenzialmente un grosso campo da pallavolo coperto e circondato da gradinate in cemento con un acustica che dire pessima non rende nemmeno lontanamente l'idea. E con cosa comincia la festa? Sissignori, con un bel concerto.
I professori assistono in gradinata, senza potersi sbilanciare troppo con i commenti perché i Genitori incombono un po' dovunque.
Le classi sfilano, si alternano e si mescolano. Scopriamo finalmente chi stonava Adeste Fideles (e che ha continuato a stonarla), chi arrancava su White Christmas (ma che alla fine l'ha cantata bene), abbiamo ascoltato una versione completa dei 12 giorni di Natale, qualcuno ci rifila financo "Caro Gesù Bambino" (sì, proprio quella del, bambino povero che non ha giocattoli e vorrebbe giocare con Gesù. Allo Zecchino d'Oro è passato un po' di tutto, si sa).
La mia classe canta Marry Christmas, ma per motivi a me ignoti Musica ha deciso di non metterci il ritornello "war is over" - cosa che, come ascoltatrice, mi ha frustrato moltissimo.
Abbiamo anche avuto l'esibizione delle Tre Supercocche, che ci hanno cantato L'amore dei Sonohra (meglio di quanto han fatto i legittimi interpreti a Sanremo) e poi Niente Paura di Ligabue (con salda intonazione ma in modo non entusiasmante; del resto se ti impunti per far cantare a tre soprani leggeri una canzone da basso profondo non è detto che il risultato faccia gridare al miracolo).
A seguito sono arrivati i giochi a squadre, di quelli molto più divertenti da fare che da guardare... La staffetta però mi ha offerto dei buoni spunti di riflessione:  è sempre interessante osservare i tuoi allievi in un contesto completamente diverso da quello in cui sei abituato a vederli, e ci sono cose che ti restano impresse, ad esempio vedere uno dei due Teppisti (quello più a rischio, a opinione generale) che fa un percorso impeccabile rispettando fin nei minimi particolari le complesse regole assegnate mentre una delle Stelle della Scuola ne scavalca platealmente una buona metà; o quando vedi l'alunno celebre per la sua lentezza - l'ultimo a finire la cartella, l'ultimo a tirare fuori il libro, l'ultimo a consegnarti i tagliandi firmati, l'ultimo a scrivere la lezione - guizzare come un'anguilla cosparsa d'olio cui hanno appena dato fuoco e sfoggiare tempi da velocista per il tratto di corsa.

"Sono stato il suo insegnante, pensavo di conoscerlo" si lamenta il prof. Lumacorno dopo che Piton ha buttato Silente giù dalla torre dell'Astronomia.
Certo, ci piace molto pontificare sui nostri allievi. Ma di qui a conoscerli...

venerdì 12 dicembre 2008

...e quello della dea Volpe


Alla scuola di St. Mary Mead il culto della dea Volpe è stato abbastanza trascurato, di recente.
Dunque, oggi la CGIL ha indetto uno sciopero generale, e con lei l'hanno indetto anche alcuni sindacati scolastici.
Il nostro astutissimo VicePreside ha fatto, come la volta scorsa, la solita circolare dove "prega gli insegnanti di voler informare se intendono aderire etc.", ovvero la formula cui ricorre sempre la dirigenza per sapere se gli insegnanti sciopereranno. Di norma gli insegnanti dichiarano apertamente le loro intenzioni, ma in questo periodo a St. Mary Mead i nostri rapporti con le alte sfere non sono dei migliori. Inoltre, di solito, la dirigenza divide il foglio in tre colonne (sì, no, mi avvalgo della facoltà di non rispondere) e l'insegnante può scegliere se rispondere o no.
Il nostro astutissimo VicePreside invece mette solo le colonne "Sì" e "No", contando in tal modo di costringerci a prendere posizione. Il fatto che molti avessero firmato di traverso alle due colonne Per Presa Visione non lo ha colpito più di tanto perché in cuor suo aveva stabilito che lo sciopero di oggi non lo avrebbe fatto quasi nessuno - anche se non siamo riusciti a capire da dove avesse tirato fuori questa convinzione, dato che non aveva chiesto in giro (viene però l'atroce sospetto che abbia stabilito che nessuno lo faceva perché non lo faceva lui. Per quel che abbiamo capito del suo carattere, ci potrebbe anche stare).
Sta di fatto che i ragazzi hanno ricevuto una circolare che avvisava che ci sarebbero potuti essere dei problemi con i pulmini ma dove non si parlava di eventuali intralci al normale svolgersi delle lezioni a scuola, una volta che la suddetta scuola fosse stata raggiunta.
Ieri qualcuno l'ha infine preso in un angolo e avvisato che, veramente, lì a St. Mary Mead, c'era chi aveva intenzione; anzi, quelli che avevano intenzione erano un bel gruppetto.
Così la circolare per i ragazzi è arrivata... alle tre del pomeriggio, mentre al mio cineforum stavamo tranquillamente guardandoci Nightmare Before Christmas.
"E ce lo dicono adesso?" ha chiesto un ragazzo perplesso.
Allargo le braccia "Non so che dirti" (che è una risposta che va bene per tutto e il contrario di tutto, e non ti compromette).
Un'altra bella figurina con i genitori da aggiungere all'album - e in questi mesi la dirigenza ne ha collezionate un bel po'.

lunedì 27 ottobre 2008

Il paese è piccolo e la gente non dovrebbe mormorare

St. Mary Mead: uno di quei tranquilli villaggi inglesi che Miss Marple conosce così bene

Tale almeno è la stravagante teoria dello Scagnozzo riguardo al nostro Sexygate: i genitori non dovrebbero diffondere in giro certe voci non provate perché danneggiano il buon nome della scuola. Gliel'ha anche detto, ieri, alla riunione per la consegna dei pagellini. 
Per carità, anch'io sono d'accordo che non dovrebbero, ma proprio non vedo modo di impedirglielo. Spera forse che dopo questo le chiacchiere si calmeranno o che i genitori si ritireranno in buon ordine dicendo "Beh, in fondo non sono affari nostri"? Prima di tutto SONO affari loro, e dei loro figli; e soprattutto, se in questa disgraziata storia ci fosse anche un fondo di verità e col tempo saltasse fuori, che figura ci facciamo se tutto il nostro ampio intervento educativo è consistito nello spazzare la polvere sotto il tappeto?
E prima ancora: come si fa ad andare da gente maggiorenne (e pure da gente minorenne, ora che ci penso) e spiegargli col ditino alzato di cosa possono e di cosa non possono parlare nella loro vita privata? Se qualcuno si fosse mai azzardato a farmi (a me figlia o a me genitore) una sortita del genere, un buon vaffanculo detto o pensato con tutti i sentimenti non glielo avrebbe levato nessuno.

In conclusione, la scuola poteva star zitta (in assenza di prove) o affrontare apertamente la questione. Ha scelto di mandare velatamente a dire che, e non mi sembra una gran soluzione.
Staremo a vedere.

Al momento a scuola abbiamo svariate correnti di pensiero in merito all'affaire:
- alcuni sono convinti che sia tutto vero, veridico e certissimo; l'unico dubbio è se la storia sia stata messa in giro da ragazzine che, invitate, han rifiutato il sinistro commercio,  dai ragazzi che hanno organizzato il sinistro commercio di cui sopra o addirittura dagli ex allievi delle terze dell'anno scorso
- altri (tra cui lo Scagnozzo) hanno stabilito che tutta la storia è una montatura. Motivi: hanno interrogato "i due di cui era saltato fuori il nome" e li hanno trovati "puliti". E beati loro che conoscono così bene la natura umana da saper prendere posizione così facilmente. Da notare che la versione del ragazzo "pulito" è stata che aveva sentito parlare di questa storia, che però non avverrebbe nei bagni della scuola bensì al di fuori della scuola medesima
- altri ancora pensano che il dettaglio delle ricariche del cellulare conferisca una sua concretezza e verosimiglianza alla storia

Io al momento non penso niente, se non che la Dirigenza ha liquidato la cosa un po' troppo in fretta; ma caso mai dovessi pensare qualcosa di più preciso, il mio personale sospetto è che la storia sia nata da una certa tendenza da parte delle ragazze delle attuali seconde di parlare male delle loro compagne di scuola e proverei a sondare il terreno in quella direzione e a tentare qualche intervento didattico volto a rafforzare l'autostima femminile.
Comunque nessuno ha tirato in ballo la mia classe e nessuno ha chiesto il mio parere né sembra intenzionato a chiederlo - e dunque me ne sto nel mio cantuccio a prepararmi un'insalata di cavoli miei.

martedì 14 ottobre 2008

Fiaccolata senza fuoco


Stasera, con  il gruppo di colleghe che abita a Lungacque, sono andata alla Fiaccolata per la Scuola nella Grande Città. Fiaccolata un po' anomala perché senza fiaccole (decisione del sindaco) ma in compenso abbondavano cartelli, striscioni, bandiere e soprattutto esseri umani; un lungo corteo che si è snodato nella strada principale della Grande Città, fino alla gloriosa piazza del municipio - che da noi si chiama Palazzo Vecchio e sia di giorno che di notte fa sempre una gran bella compàrita.
C'era un po' di tutto: insegnanti in pensione, genitori che andavano in rappresentanza di figli che erano di turno all'ospedale, bambini, giovani studenti, insegnanti in servizio di tutte le categorie e di tutte le età, universitari - almeno quattro generazioni. Tutti abbiamo ritrovato persone perse di vista da anni o da poche ore. C'era la professoressa universitaria che gestiva il corso di storia della SSIS - un essere di singolare arroganza e maleducazione, che mi ha salutato con grande slancio e che ho squadrato dall'alto in basso con palese disgusto per poi voltarle le spalle; c'erano una buona quindicina di persone che mi han salutato con altrettanto slancio e che ho ricambiato di cuore, salvo cercare invano di ricordare chi fossero (già non sono mai stata fisionomista, figurarsi dopo cinque anni di supplenze brevi in una ventina di scuole più un corso SSIS e una certa militanza in un'associazione di precari); c'erano una ventina di persone che ricordavo benissimo chi erano e con cui ho scambiato ricordi e notizie al volo. C'era anche VicePreside, insieme a un altro gruppo di colleghi, che portava un bel cartello pieno di numeri più la scritta "Qualcuno sta dando i numeri?".
"Giusto te, Murasaki" mi ha salutato "Prendi il cartello". E io l'ho preso, ricordando vagamente quelle fiabe dove il traghettatore di un fiume è condannato a traghettare gente finché non trova qualcuno che accetta di tenergli il remo per un attimo (e che poi si troverà condannato a traghettare finché non troverà qualcuno etc. etc.). Infatti il VicePreside è subito sparito nella folla senza farsi rivedere.
Il cartello era evidentemente fatto in noce massello nazionale, perché pesava un bel po', ma io, che mi ero molto lamentata della mancanza di un cartello, bandiera o striscione che fosse, l'ho portato fieramente per una buona mezz'ora finché non abbiamo raggiunto l'appuntamento col nostro autista. Domani il cartello-souvenir farà bella mostra di sé nella sala insegnanti di St. Mary Mead, e per la prossima dimostrazione vedrò di farmi una bandiera.
Ma non azzurra, anche se è il mio colore preferito.

domenica 28 settembre 2008

Il cane col collare-spia



Per motivi che (almeno a me) risultano completamente oscuri, la piccola scuoletta di paese dove insegno è adesso guardata con gran sospetto dal Nuovo Preside, che ci ha ritenuti immeritevoli di un responsabile di plesso di nostra scelta ed è invece riuscito, applicando una tecnica piuttosto complicata, a rifilarci come responsabile il suo Scagnozzo di fiducia (a suo tempo anche Scagnozzo del Vecchio Preside). Colui viene ogni giorno a risolvere le varie grane che abbiamo, a crearne di nuove e, soprattutto, a sorvegliare per conto terzi.
Ora, tutta questa manovra avrà senz'altro le sue buone ragioni, e non sta a me giudicarle: magari a mia insaputa la scuola ospita una cellula terroristica eccezionalmente attiva, oppure nelle cucine della mensa, tra un pasto biologico e l'altro, i cuochi ingannano il tempo confezionando pasticche per discoteca (tutto ciò sarebbe assai meno incredibile di quanto si potrebbe pensare, essendo St. Mary Mead il classico paesello di provincia dove non succede mai niente fino al momento in cui ci succede di tutto); tutte attività criminose che senza dubbio è opportuno sorvegliare onde poterle poi reprimere.
Tuttavia l'azione antiterroristica avrebbe potuto e dovuto essere condotta con miglior garbo perché l'unico risultato conseguito sino ad ora è stato quello di trasformare un tranquillo e un po' apatico gruppo di insegnanti ("Invasione da Marte? Vabbè, intanto io gli spiego i verbi irregolari, poi domani si vedrà")  in una setta giurata di tigri con i denti a sciabola. Volendo, possiamo vederlo come un fattore positivo, perché ha cementato moltissimo il nostro gruppo - ma in verità eravamo piuttosto uniti anche prima.
La prima cosa che ci eravamo proposte, ognuno in cuor suo, era di complicare la vita allo Scagnozzo, ad esempio chiamandolo per i più vari motivi, all'occorrenza anche cavandoli di sottoterra. Ma finora non abbiamo dovuto dar prova di alcuna inventiva, perché i molti motivi che ci hanno spinti ad attaccarci al telefono per chiamarlo non avevano alcunché di pretestuoso.
Per esempio:

a suo tempo avevo osservato che, in base all'orario redatto dallo Scagnozzo avevo un'ora in sovrapposizione con Musica. Ho segnalato la cosa a colei che contavamo restasse la Responsabile di Plesso, che l'ha segnalata allo Scagnozzo che se l'era cavata assicurando che "non era possibile".
Così, al giorno stabilito, c'è stata l'inevitabile scena "Salve. Desideri qualcosa?" "Fare la mia lezione" "Veramente a quest'ora la lezione qui ce l'ho io".
Lascio il collega in classe a solfeggiare e mi attacco al telefono. Lo Scagnozzo mi spiega che non devo fare riferimento all'orario che mi è stato dato (e allora perché me l'hanno dato, perché lo leggessi la sera ai miei bambini prima di addormentarli?) ma a quello che hanno i custodi.
Vado a controllare e scopro che esistono ben TRE versioni dell'orario: la mia, quella di Musica e quella dei custodi (che è poi la stessa dettata ai ragazzi). 
Posto davanti a questo dato di fatto, lo Scagnozzo finisce con l'ammettere che un problema c'è, e finisce col darmi una quarta versione dell'orario. Capita a tutti di sbagliare, no?
Sì, capita a tutti - convengo io - D'altra parte, quando si riceve segnalazione dell'errore sarebbe più pratico non cercare di risolvere la questione dicendo che "non è possibile". 
Mi viene fatto capire che sono una piantagrane. Ne convengo di buon grado: è una reputazione che mi porto dietro da tempo, e non l'ho mai trovata motivo di mortificazione.
Ma in fondo non è successo nulla di male, insiste lo Scagnozzo. E' vero, convengo io, non è successo nulla di male.

Ma a fare le cose coi piedi, sospetto, le probabilità che prima o poi qualcosa di male succeda non sono del tutto infinitesimali.
Nel frattempo a St. Mary Mead stiamo seduti sul fiume e aspettiamo.