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domenica 26 marzo 2023

Finalmente un uso valido per i banchi a rotelle!


Nelle ultime settimane con la Seconda Sfigata abbiamo passato molto tempo nell'Aula Magna, non solo per vedere film: infatti, ora che è arrivata la primavera, anche se nelle prime ore della mattinata la nebbia di St. Mary Mead continua a fare il suo onesto lavoro con grandissima dedizione, già dopo le dieci un bel sole rallegra le nostre aule. 
Questo porta al consueto lamento "Prof, fa caldo, non potremmo spengere i termosifoni?". 
Ma ebbene no, non possiamo. Dopo una lunga lotta col Comune infatti abbiamo finalmente ottenuto di avere dei rubinetti per i nostri radiatori, che però non in tutte le aule funzionano. In teoria spengere i radiatori è semplicissimo: basta ruotare la manopola e fermarla allo zero, oppure meglio ancora al fiocco di neve - e qualche radiatore in effetti si spenge. Ma non quelli delle aule di Lettere, al secondo piano.
Lo ammetto: non avrei creduto possibile che, proprio in questo inverno in cui il Comune ha furiosamente curato il risparmio energetico, mandandoci in classe a tastoni in corridoi senza luce, esortandoci ad accendere dette luci nelle aule il meno possibile e promettendo aule fresche, ci sarebbe stato il problema di spengere i radiatori in primavera, quando i ragazzi bollono e il sole splende sui nostri doppi vetri isolanti, che in base all'effetto-serra fan passare comunque un bel calduccio. 
E tuttavia i radiatori nelle aule di Lettere non si spengono. E tutto ciò non c'entra assolutamente nulla con l'argomento del post ma ho voluto raccontarlo lo stesso perché mi sembra piuttosto perverso e degno di nota.
Ad ogni modo il sole splendente ha un altro effetto nelle classi: le LIM sbiadiscono e proiettano ectoplasmi. In effetti sono ormai vecchiotte, e comunque con le LIM ci vogliono delle tende scure che, vai a capire perché, sono state montate in una sola aula.
Il problema sembra destinato a risolversi in tempi brevi, perché da qualche anno per le scuole hanno cominciato a montare degli splendidi schermi  che permettono di vedere benissimo anche col sole - come normali schermi di computer, insomma - ma misteriosamente questi schermi, che pure han cominciato ad arrivare, per il momento sono stati dati alle aule del piano terra, dove fanno lingue straniere e materie scientifiche, e al piano superiore ne abbiamo solo uno, in Aula Magna.
In Aula Magna abbiamo altresì anche famigerati banchi a rotelle (che si spera emigrino al più presto, ma fino all'anno prossimo temo che non se ne parli). Così, quando andiamo a vedere non soltanto film (e in questo mese ci è capitato di vederne parecchi) ma anche, più semplicemente, immagini e video di vario genere, tutti i ragazzi si precipitano festosi sui banchi per giocare all'autoscontro.
Ora, io non ho nulla contro un po' di autoscontro mentre l'insegnante pasticcia sul computer per avviare il film o il documentario o accedere alla piattaforma dove ha posizionato le varie slide, se non fosse che quei banchi sono una vera iattura e tra i loro numerosi difetti hanno anche quello di essere molto instabili - e non è colpa solo dei ragazzi che si muovono in modo troppo irruento, perché anche noi insegnanti ci ritroviamo a terra all'improvviso anche compiendo movimenti assai moderati - e insomma ho finito per vietare l'autoscontro se non per quei brevissimi istanti in cui non riesco a fermarli.
Ma la Seconda Sfigata è dotata di una notevole inventiva e, un giorno in cui ero particolarmente impegnata a cercare di caricare un film e metterlo a schermo intero - operazione banalissima ma che, probabilmente per effetto della celebre Maledizione di St. Mary Mead quel giorno si rivelava molto complicata - ha escogitato un nuovo e finalmente valido uso per quei banchi,  ovvero il trenino.
Comporlo è molto semplice: i ragazzi formano il trenino attaccandosi con le mani al primo che passa, mentre alla guida c'è qualcuno in piedi che tira e dà la direzione. Il trenino si snoda allegramente per l'Aula Magna, nel gran divertimento generale, tutti ridono e gridano come pazzi e il capotreno si lancia in curve e serpentoni. La cosa notevole è che, condotti in sì strano modo, che mai e poi mai credo che il disegnatore di quegli aggeggi aveva previsto o immaginato, i banchi diventano perfettamente stabili e si muovono in scioltezza - probabilmete  per una qualche questione collegata alla distribuzione dei pesi.
Dunque la classe socializza, tutti si divertono (tranne l'insegnante che non riesce a caricare il film), si crea una piacevolissima atmosfera conviviale e nessuno rischia di farsi male. Unico inconveniente: se entrasse un qualsiasi adulto, di sicuro disapproverebbe; ma speriamo che non succeda e se succede pazienza.
Così ogni seduta in Aula Magna è accolta con entusiasmo nonché preceduta e conclusa da uno splendido trenino.
Tutto ciò dimostra una volta di più che non esiste oggetto, per quanto all'apparenza di scarso valore o mal costruito, che non possa trovare un suo utilizzo e una ragion d'essere, e peccato davvero averla scoperta soltanto ora.

giovedì 7 aprile 2022

La gran cassa della LIM

Com'è noto, i gatti sono anche eccellenti tecnici del suono

Una mattina dalla Prima Sfigata ci colleghiamo come sempre con Odisseo che langue in quarantena, e come sempre ci saluta. Stavolta però invece della solita voce squillante ci arriva solo un indistinto mormorio.
"Alzi il volume, Prof!" mi esortano gli alunni presenti.
Controllo il volume, che è già al massimo, poi controllo le casse, che sono accese al massimo. Poi controllo le casse, che sono regolarmente collegate. Infine allargo le braccia in segno di resa: evidentemente le casse sono andate in default.
Così, per quella mattina Odisseo si limita ad ascoltarci, salvo un paio di occasioni in cui gli faccio fare qualche frase di grammatica che sento solo io.
Provvedo subito ad informare la sventurata Reponsabile tecnica che si mostra un po' incerta: dopotutto, si sa, le casse audio non crescono sugli alberi.
Ma la mattina dopo mi comunica soddisfatta: "Ho già provveduto, ho messo le casse che abbiamo in Aula Magna".
"Ma quella è un'aula comune... se qualcuno vuol guardare un film come fa?".
"Si arrangeranno. Dopotutto, ogni classe ha una LIM".
Che gli altri si arrangino e mi lascino il piatto più ricco mi sta benissimo, e dunque mi taccio.
E quel giorno chiacchieriamo tutti in scioltezza con Odisseo. Ma già nel pomeriggio la Responsabile mi chiama "Purtroppo dobbiamo riprendervi le casse. Sai, l'Aula Magna è un'aula comune, serve un po' a tutti...".
Mi risparmio il "Te l'avevo detto!" che pur mi brucia sulla lingua, mi rassegno con buona grazia non potendo fare diversamente e una volta entrata in classe e collegata avviso Odisseo.
Tuttavia nessuno viene a riprendere le casse né quel giorno né il giorno dopo - vengono invece due mattine dopo in un momento molto critico, mentre ho appena avviato l'interrogazione di un ragazzo che ha battuto l'osso sacro ed è piuttosto dolorante (siamo o non siamo la Prima Sfigata?) e che ho quindi sistemato su un tappetino da palestra nell'unica zona libera della classe.
Lo smontaggio delle casse richiede una buona ventina di minuti e comprende anche una parte dove io e la Responsabile dobbiamo sollevare la LIM mentre qualcun altro sfila i cavi da dietro - una roba piuttosto inquietante perché l'aggeggo è tanto pesante quanto fragile.
Finita la complessa manovra saluto Odisseo "A questo punto dovrai di nuovo limitarti ad ascoltare".
"Pazienza, Prof" risuona la sua voce squillante dalla LIM.
Lo guardiamo straniti
"Ma tu stai parlando!" lo rimprovero.
"Le stavo solo rispondendo" si scusa Odisseo.
"Voglio dire: ti sentiamo benissimo!"
"In realtà lo sentiamo meglio di prima" osserva qualcuno; ed è vero.
La LIM della Prima Sfigata è in effetti un modello piuttosto nuovo; e a quel che sembra non le servono le casse, gestisce il sonoro in modo autonomo - ma nessuno se n'era accorto finora. Era una LIM, alla LIM servono le casse, e dunque con un certo impazzamento due casse di scarsa affidabilità sono state montate senza che nessuno si preoccupasse di controllare se con quel modello le casse servivano.
E' noto che nessuno guarda mai i libretti di istruzione della roba informatica. Io per prima, si capisce - anche perché sono scritti piccolissimi e in modo del tutto incomprensibile.
Ne concludo che le casse han fatto bene a rompersi, perché adesso abbiamo un impiccio in meno in classe.

giovedì 20 giugno 2019

Chi siamo? Dove andiamo? E che ne sarà mai di noi?

Gattini, ma non solo
L'anno scorso molte cose sono cambiate, nella scuola di St. Mary Mead: prima di tutto il Comitato dei Genitori, invadente ma munifico, è riuscito a fornirci di un vero laboratorio di informatica: i pietosi relitti sopravvissuti ai tempi passati erano stati infine spazzati via e rimpiazzati da una schiera di nuovi computer funzionanti, il locale era stato tinteggiato e una parete era stata perfino impreziosita da una di quelle citazioni di Steve Jobs che vanno tanto di moda (peccato che poi, proprio davanti alla citazione pazientemente dipinta da solerti mani fosse stato calato un grosso schermo su tela); a seguito dell'arrivo dei finanziamenti di un cospicuo PON* sull'intelligenza artificiale è nata una nuova aula pomposamente denominata "Atelier creativo" e dotata financo di stampante tridimensionale oltre che di svariate altre diavolerie e di una postazione informatica più che degna; grazie a una paziente raccolta di punti della Esselunga e della Coop e financo della Tamoil eravamo poi riusciti nella missione, apparentemente impossibile, di dotare ogni classe di una LIM ben funzionante e di carte geografiche aggiornate ed era infine arrivata Sua Maestà la Fibra, che aveva reso il collegamento in rete finalmente stabile rendendo infine possibile un regolare e rispettabile aggiornamento del Grandioso Registro Elettronico; per giunta i due insegnanti di Arte, tanto bravi quanto agguerriti, erano riusciti, dopo infinite difficoltà burocratiche e pratiche, a ripristinare il Forno non già per arrostirci gli alunni o fare il pane ma bensì allo scopo di produrre ceramiche e terraglie varie; e, a conclusione di tutto, le ultime due settimane dell'anno scolastico avevano visto le classi Terze intente alla realizzazione di un cospicuo murale che aveva trasformato il nostro scialbo pur se ampio atrio in una giungla di colori e di gattini, di balene bianche 
e serpenti tentatori o amichevoli col loro seguito di scimmiette
di mostri  e di unicorni selvaggi
e di tante altre belle cose
senza contare che la biblioteca della scuola aveva infine preso a funzionare con un ritmo costante, per non dimenticare un lussuoso Erasmus Plus con gemellaggio con una classe polacca che aveva coinvolto senza risparmio alunni sia delle elementari che delle medie.
Tutto insomma andava per il meglio (tranne la disastrata salute di alcuni insegnanti nel cui numero non mi rallegravo affatto di essere inclusa) e sembravamo finalmente avviati a diventare una scuola moderna, efficace ed efficiente, che viaggiava al passo coi tempi e cercava attivamente di fare dei suoi alunni dei ragazzi preparati ad affrontare il mondo moderno e ad esplorare le potenzialità di tanti loro talenti.
Quest'anno, mentre io languivo in un malinconico letto d'ospedale e ampi stormi di medici delle più varie specializzazioni cercavano di venire a capo della causa dei miei mali e la mia collega di Inglese combatteva validamente la sua lotta contro cruda malattia mentre la decana del Sostegno collezionava ossa rotte quasi fossero francobolli o piattini di Limoges, tutta questa roba aveva dispiegato il suo fulgore e dato interessanti frutti - specie ad Arte dove i due insegnanti una ne pensano e trenta ne fanno.
Poi è arrivata la primavera. La mia salute stava rifiorendo, i capelli ricrescevano e Inglese stava rimettendosi in forze, mentre la decana del Sostegno  si era infine applicata a fare qualcosa di più intelligente che continuare a fratturarsi ossa.
In un bel pomeriggio luminoso la mia più premurosa e fida collega tra le molte che mi avevano aiutato nei miei travagli mi aveva accompagnato a fare una spesa di dimensioni monstre e mentre io riponevo le varie derrate in cucina nei luoghi più acconci stava controllando le nuove notifiche sul cellulare, dove ha trovato un annuncio del Comune di St. Mary Mead dove il suddetto cercava un edificio adatto a fare da scuola media per l'anno successivo, quando la scuola suddetta sarebbe stata letteralmente rovesciata come un guanto per lavori relativi alla sicurezza, annuncio che una collega aveva visto per puro caso sul sito del Comune in questione e che aveva prontamente girato sul gruppo degli insegnanti su Whatsapp onde condividere con tutti loro il suo profondo sconcerto.
Così gli insegnanti, me compresa, hanno scoperto di punto in bianco che l'anno prossimo avremmo avuto altra sede, non si sapeva quale, mentre la nostra amata scuoletta sarebbe stata invasa da torme di operai al lavoro.
Prontamente sono stati chiesti chiarimenti alla Preside, che ha assicurato che ne sapeva esattamente quanto noi, e più esattamente quel poco lo sapeva solo da noi, perché nessuno al Comune aveva ritenuto opportuno informarla del piccolo dettaglio che una delle scuole che dirigeva stava per essere messa a scatafascio.
L'alveare di St. Mary Mead ha cominciato tosto a ronzare e sono arrivate le prime supposizioni: saremmo andati di qua, no, di là, nemmeno, forse a Monculi di Mezzo? Non è facile trovare un edificio a norma che possa ospitare nove classi più relativi bagni, e fotocopiatrice e...
Ma se andiamo a Monculi di Merzzo devono mettere anche un servizio pullmann, in aggiunta a quello che hanno già per le elementari. Ce li hanno, in Comune, abbastanza pullmann?
Ovviamente no.
Oppure... (calo di temperatura, stalattiti di ghiaccio che colando dal soffitto, brividi di terrore, coro di prefiche ululanti in sottofondo) sarebbero arrivati i container. Uno per classe.
Nove container? E dove li avrebbero messi, nove container? Ci voleva un bello spiazzo, oltre che l'allaccio di acqua, luce eccetera.
Forse di qua, no, forse di là, forse a Monculi di Sotto... chissà?
Ma se li mettiamo a Monculi di Sotto devono mettere anche un servizio pullmann, in aggiunta a quello che hanno già per le elementari. Ce li hanno, in Comune, abbastanza pullmann?
Ovviamente no.
E gli insegnanti, poi. Tanto vengono in treno e Monculi di Mezzo e di Sotto sono lontanissimi dalla stazione. Devono metterci una navetta.
Ma se non hanno i pullmann come fanno a metterci la navetta?
Facciano loro, ma non possiamo andare a piedi fino a Monculi di Sotto, sono quattro chilometri!
Chiunque abbia fatto scuola in un container (io ho avuto questo dubbio piacere per qualche mese) sa che non è una prospettiva attraente: gelidi d'inverno, torridi d'estate, afosi in primavera, umidi in autunno e piccoli in ogni stagione, i container non hanno nulla che possa raccomandarli al gradimento della popolazione scolastica.
Passiamo tutti una notte inquieta. Io all'inizio mi domando con orrore "E la biblioteca? Che fine farà la mia povera biblioteca?". Poi mi rispondo "La inscatoleranno, certo. Non è difficile da sistemare, una piccola biblioteca di scuola. Metteranno le scatole nel sotterraneo e staremo per un anno senza biblioteca. Beh, a questo si può sopravvivere".
Ben presto però una ben più grave domanda comincia a strisciarmi nel cuore: E LE LIM? Le nostre amate LIM, finalmente funzionanti, che ne sarà delle LIM?
"Le impacchetteranno come i libri" mi rispondo "E passeremo un anno senza LIM".
Sarebbe stata una prospettiva da strapparsi i capelli, se non fosse che io i capelli li avevo quasi tutti persi (da allora per fortuna sono ricresciuti, ma mi sono molto cari perché ne ho sentito moltissimo la mancanza quest'inverno, e quindi penso che non me li strapperò. Non subito, almeno; senza contare che sono ancora così corti che dovrei farmi la ceretta, per strapparli, e la trovo una prospettiva piuttosto dolorosa). 
Delle LIM nessuno si era ancora preoccupato ma tutti convengono con me che no, nei container le LIM non le vedremo nemmeno col proverbiale binocolo. E attacca il coro delle lamentazioni.
Così ci hanno lasciato, tra color che son sospesi, per un buon paio di mesi, salvo occasionali voci di corridoio che dicevano che saremmo andati lì oppure là, che il Comune aveva già affittati i container, che a Monculi di Mezzo avevano già firmato il contratto, o che forse avrebbero fatto i lavori con noi dentro che ci spostavamo da una parte all'altra della scuola, oppure che...
Fin quando il Comune, stabilito che i container non crescono veloci come i cavolfiori e che a Monculi di Mezzo l'edificio che c'è non è in grado di ospitarci in modo congruo decide di congelare i lavori per un anno. 
Sembra. Pare. Dicono. Ne è convinta anche la Preside.
E che una parte dei lavori la faranno d'estate. 
Sembra. Pare. Dicono. Corre voce che.
In God We Trust. Ma siamo tutti mooolto preoccupati.
Ci aspetta una estate davvero interessante.

*Chiamasi così una sorta di divinità europea che finanzia costosi progetti multitask e multidisciplinari atti a fornire ai nostri alunni familiarità con le nuove tecnologie e i nuovi studi che vanno più di moda al momento. Questo era, niente meno, che sulla cibernetica.

lunedì 18 settembre 2017

Il Vero Insegnante non teme il Ridicolo (anzi se lo va a cercare col lanternino): il mistero di Timbuctù

Timbuktu, nobile e antica città dell'Indocina (?)
Stamani c'era il taglio del nastro con la Prima Geografica, ovvero una classe che avrà il piacere (o dovrei piuttosto dire il divertimento) di avermi come insegnante di Geografia.
Seduta di assaggio, mi presento, chiedo i loro nomi, prometto che ci metterò un secolo ad impararli - insomma, le solite formalità.
Poi passo a raccontargli che Geografia è una materia enorme, dove è quasi impossibile non trovare qualcosa che ci piaccia, ma che è una materia che più avanti gli servirà.
"Non tanto per sapere dove sono i posti. Per esempio, se volete andare a Timbuktu non importa che sappiate dov'è: basta andare in un agenzia turistica e vi daranno il biglietto. A quel punto quel che importa è che dov'è Timbuktu lo sappia il pilota dell'aereo, e vi garantisco che lo sa".
Tutti ne convengono, divertiti. Poi arriva la domanda inevitabile:
"Ma dov'è Timbuktu?".
"Oh, da qualche parte nell'Estremo Oriente" rispondo svagata "Indocina, Vietnam, quella roba là".
Chi è vicino al planisfero la cerca e, ovviamente, non la trova.
"Il punto preciso non lo so" pausa "In effetti non capisco perché ho citato proprio Timbuktu e non Calcutta, che so perfettamente dove si trova". Il Sostegno ride pazzamente, e ne ha ben donde "Comunque, come vi dicevo, non è un problema trovarla: ecco qua". Accendo il computer,  accendo la LIM. Scopro che la LIM non è collegata e la collego. Nel frattempo il computer si è messo a fare i capricci. Voglio ripristinare il sistema? Voglio che il sistema si autoripari? Voglio RIAVVIARE il sistema?
Dico di sì a tutto, ma il sistema non si riavvia e la LIM continua a restare bianca. Magnifico, penso, niente LIM e un libro che fa schifo per fare geografia. Ci sarà da ridere.
Comunque prometto di portare una slide che indichi con esattezza dov'è Timbuktu, la prossima volta. E comincio a straparlare di interazione dell'uomo con l'ambiente e tutto questo genere di cose. Insomma, faccio la prima lezione.
Nel pomeriggio, mentre leggiucchio piacevolmente a letto, mi viene in mente di cercare Timbuktu. Apro il tablet...
...e scopro che Timbuktu, ben lungi dall'essere nell'Indocina, se ne sta pacifica da svariati secoli in AFRICA, in pieno deserto, nell'attuale Mali.
Una nuova perla si aggiunge così alla mia collana: dopo avere messo in tempi ormai lontani il Nepal in Africa, adesso ho anche spostato in Indocina una delle capitali storiche dei califfati arabi.
Sul serio: non potevo limitarmi a citare Calcutta?

lunedì 19 settembre 2016

Il vero insegnante non teme il ridicolo - 6 - Né la corrente elettrica (e pur dovrebbe)


Lo scorso Giugno, chiacchierando del più e del meno con le colleghe delle elementari, ho scoperto che ogni tanto va pulito il filtro del proiettore della LIM.
Siccome a noi delle medie non l'avevano mai detto, da noi nessun filtro di nessuna LIM era stato mai pulito. Mi ero ripromessa di provvedere in merito e a tal scopo mi ero fatta insegnare come procedere, poi l'estate aveva avuto la meglio e insomma la cosa mi è tornata in mente solo stamani con la Terza Effervescente, che hanno in classe una delle LIM più vecchie, quando una pallidissima Russia ha pallidamente verdeggiato sullo schermo, simile più a un ectoplasma che a una carta geografica.
"Basta, rimedierò a cotal sconcio!" ho fieramente proclamato "Pulirò il filtro".
Detto fatto, sotto gli occhi divertiti della classe sposto la cattedra, sistemo la sedia e ci salgo sopra. Trovo lo sportellino a rete sul proiettore della LIM e vedo la scritta "Push". Spingo, e la rete mi resta in mano. 
Sotto lo sportellino, un lurido strato di polvere grigiastra mi conferma che sì, sono sulla strada giusta. 
Spingo e tiro, con delicatezza. Niente.
Ri-spingo e ri-tiro. Ancora e ancora. 
Dietro di me Faramir osserva timidamente "Ma non è una cosa che andrebbe fatta con la LIM spenta?".

E non c'è dubbio che abbia ragione.
Divento improvvisamente consapevole di star dando uno spettacolo altamente diseducativo. Ma come fermarmi proprio ora?
"E' vero, va fatto con la LIM spenta e ho fatto malissimo a cominciare senza spengerla. Se improvvisamente sentite uno schiocco e vedete che divento tutta luminosa e poi nera e cado a terra chiamate la custode. E non fate mai come la vostra sventata insegnante".
Di nuovo spingo e tiro e il filtro si muove e poi mi sguscia nelle mani.
Scendo dalla sedia con l'immondo oggetto, e pure tossendo un po' (una nuvola polverosa si è levata intorno al palantir).
Con cautela srotolo via un tappetino di due millimetri buoni di polvere.
"L'immagine è come prima" osserva Elrohir.
"Dunque il filtro della polvere non serve a niente" ne deduce Elladan.
Intanto batto con delicatezza il filtro su un libro, fuor di finestra.
Polvere - polvere - polvere.
Ci soffio sopra.
Polvere - polvere - polvere.
Il filtro torna bianco, da grigio che era.
Salgo di nuovo sulla sedia e soffio dentro lo spazio vuoto del palantir.
Polvere - polvere - polvere.
"Ci vorrebbe un pennello morbido, di tasso" borbotto.
"Probabilmente nel laboratorio di Artistica c'è" suggerisce Elladan.
Declino l'offerta, visto che il laboratorio è al capo opposto della scuola, senza contare che forse Arte non gradirebbe vedere usati i pennelli pregiati come scovolini.
"Vedrò di procurarmene uno" prometto.
Inserisco il filtro, chiudo e scendo dalla sedia. Mi spolvero un po'.
Constato che l'immagine è migliorata, ma solo un po'. Continua ad esserci una grossa differenza tra i colori solidi e ben definiti sullo schermo del computer e l'ectoplasma che appare sulla LIM.
"Se è un problema dello schermo, proviamo a intervenire sullo schermo" suggerisce Elrohir.
Detto fatto, nel giro di un paio di tentativi la Russia è molto meglio definita.
Io intanto medito sulle ingiustizie della vita: mi sono comportata in modo diseducativo, ho sfidato la morte per fulminamento e quella per soffocamento, tolto mezzo chilo di polvere in nome della manutenzione e non ho ottenuto alcunché, mentre due minuti scarsi di lavoro sui comandi dello schermo eseguiti in condizioni di assoluta sicurezza hanno portato grandi miglioramenti.
Immagino che tutto ciò contenga una salutare lezione per me - peccato che non abbia capito quale.

giovedì 15 settembre 2016

Taglio del Nastro 2016 - La sganascevole e ridicolissima farsa del Registro Elettronico - 5

Gran taglio del nastro, stamani. 
Siccome entravo alla seconda ora e da qualche giorno a scuola manca il collegamento in rete, mi sono detta "Intanto firmo da casa, poi si vedrà".
(La procedura di firmare da casa in anticipo non è per niente legale, ma è largamente praticata anche da me in base al principio che un insegnante coscienzioso non spreca mai una buona occasione per firmare perché non sa quando se ne presenterà un altra).
Portale Argo, inserisci password, password accettata...
Ed ecco il riquadro della settimana, con i giorni e le ore e nient'altro.
Niente classi, niente orario, e figurarsi se posso firmare alcunché.
Un sospetto avrebbe dovuto mordermi il cuore quando ieri l'addetta alla Sicurezza ha dovuto praticamente andare all'arrembaggio della Segreteria per avere almeno gli elenchi degli alunni (che peraltro stava chiedendo da più di una settimana). 
Ma no, nessun sospetto aveva morso il mio fiducioso cuoricino: oggi iniziava la scuola, la cosa era risaputa, anche perché in Toscana per legge l'anno scolastico inizia per tutti il 15 Settembre, il nostro Grandioso Registro Elettronico è entrato nel suo terzo anno di vita, insomma, nel mio infinito candore mi aspettavo di trovare tutto pronto per iniziare ad usarlo - perché, anche ammettendo, in un attacco di infinito lassismo, che per inserire le prime ci voglia ancora qualche tempo (del resto si tratta di un lavoro assai gravoso, trattandosi di ben tre classi di una ventina di alunni ciascuna, quasi tutti iscritti da sei mesi) le seconde e terze classi sono già dentro al registro, dunque riportarle in vita non dovrebbe richiedere procedute molto lunghe.
Ma, niente: il registro elettronico non c'è, e solo in tarda mattinata arriveranno i fogli con gli elenchi degli alunni e le buone, care e ormai per noi tradizionali agende di classe, stavolta fornite dalla scuola, dove segnare gli assenti, le lezioni eccetera. Insomma, carta e penna come ai vecchi tempi.
Ah, gli incomparabili vantaggi delle Nuove Tecnologie (per tacere di quelli di una Efficiente Segreteria)! Come non compatire di cuore chi è privo di sì preziosi ausili?

Nonostante questi deplorevoli inconvenienti organizzativi l'incontro con la Seconda Amichevole è stato piacevole e festoso.
Abbiamo chiacchierato del più e del meno, organizzato e pianificato e infine ci siamo dedicati alla scintillante LIM di nuova generazione che orna di sua bella presenza l'aula.
Per tutto l'anno precedente la Seconda Amichevole aveva scalpitato per avere la LIM, che ai loro occhi avrebbe conferito gran prestigio alla classe - di sicuro più che avere un computer che nemmeno riesce ad accendersi.
Io, lo ammetto, avevo scalpitato un po' meno, soprattutto dopo aver visto alla prova le due nuove LIM: sono quelle su cui non si riesce a vedere i film da DVD perché i computer assegnati non ci andavano d'accordo.
Ad ogni modo, prima di cominciare a lamentarmi, ho preferito verificare di persona, perché mi è capitato di constatare che talvolta i problemi informatici vengono risolti. Sì, perfino alla scuola media di St. Mary Mead. Soprattutto se qualcuno fa qualcosa per risolverli.

Prima di tutto: c'era uno schermo, e c'era un computer e c'era la LIM. Il computer e la LIM erano collegati, il computer e lo schermo no, però c'era un bel cavo che penzolava dallo schermo. 
Piccolo particolare: non c'era verso di infilare il cavo nel computer. Mancava la presa giusta. Non so come e non so perché.
Fallita la fase 1 passo alla fase 2: accendere la LIM.
L'operazione è andata in porto senza difficoltà.
Incoraggiata da questo successo esamino lo schermo, vuoto il cestino, elimino un paio di file. Addirittura, riesco a ridurre la grandezza delle icone.
Niente desktop nuovo perché, non essendo in rete, non possiamo cercare l'immagine.
Tiro fuori il mio bel DVD di Quando c'era Marnie, nuovo fiammante e assolutamente legale e rispettabile. Un film perfetto  per una giovanissima seconda. 

Inserisco il DVD senza problemi.
E si apre una finestra che mi spiega che il programma non è in grado di leggere quel DVD.
Ne deduco che il problema non è stato risolto. Beh, secondo me il prof. Jorge non ci ha nemmeno provato, a risolverlo.
"Possiamo andare in Aula Magna" suggerisce qualcuno.
"No, non possiamo, almeno non per vedere il film, perché in Aula Magna hanno tolto il vecchio proiettore per sostituirlo con quello nuovo, ma non hanno ancora portato quello nuovo".
Così qualcuno suggerisce di andare in biblioteca.
E per il momento mi sa che faremo così. Fa un certo effetto, andare in biblioteca a vedere un film sullo schermo del vecchio televisore quando hai una LIM funzionante in classe, ma...

Al cambio dell'ora placco il prof. Jorge.
"A chi mi devo rivolgere per la LIM che non funziona? C'è un problema di programmi..."
Il problema, in verità, c'era anche l'anno scorso e il fatto che non sia ancora stato risolto non promette niente di buono. E tuttavia quella LIM è quasi nuova, è costata cara e deve essere messa in grado di funzionare al più presto, per quanto vischiosa sia la procedura.
Jorge borbotta qualcosa sul fatto che se ne può occupare lui. Gli faccio un bel sorriso e lo ringrazio tanto. Non ho la minima fiducia che di degnerà di intervenire prima del quarto millennio, ma una settimana di tempo gliela posso dare, prima di iniziare a tormentare indicibilmente la dirigenza al gran completo.

L'anno scolastico è iniziato, evviva l'anno scolastico.

mercoledì 22 giugno 2016

La tecnologia Apple è sempre la migliore? Dipende....


Siccome è precipua funzione della scuola educare le giovani leve alla legalità e alla democrazia, quest'anno è arrivato anche alle scuole medie di St. Mary Mead il Consiglio dei Ragazzi, già da tempo presente alle elementari. Si tratta di un assemblea di rappresentanti delle classi, che a date stabilite si radunano, parlano ed espongono richieste.
"Ci hanno detto di raccogliere le richieste delle nostre classi" mi ha spiegato Girl Scout.
"Bene, facciamo una cassettina e chi vuole ci mette la sua richiesta" dico io. 
A fine mese rovescio la cassettina, prendo un segretario per trascrivere le richieste e apro i bigliettini.
Tra le richieste più ripetute c'è quella di una LIM in classe, ma anche tablet, kindle, un computer funzionante per classe (tutto ciò è stato prima che riuscissi a scippare un Imac funzionante al prof. Jorge) e via informatizzando.
Fioccavano anche le richieste di normali e banalissimi WC al posto dei cosiddetti cessi alla turca per i maschi - perché, strano ma vero, nel XXI secolo nei bagni dei maschi ci sono ancora le turche (cosa che ignoravo, non avendo mai messo piede in uno dei suddetti bagni per molte e varie ragioni facilmente intuibili).

Una volta stilata la lunga lista, spiego che le LIM non sono in ogni classe non perché gli insegnanti non le desiderino, o perché il Consiglio di Istituto sia contrario alle nuove tecnologie, ma perché la scuola non ha i soldi per comprarle.
"La scuola però potrebbe anche fare attenzione a come li spende, i suoi soldi" osserva Catone "Non è per fare i conti in tasca a nessuno, ma la scuola ha comprato dei Mac, che sono molto più cari dei normali computer".
"No, la scuola non ha comprato alcun Mac" assicuro.
"No, prof, la scuola li ha comprati, glielo dico io. Nella Terza A hanno un Macintosh, l'ho visto".
"So che nella scuola ci sono alcuni Mac" confermo con un sorrisetto "Ma la scuola non li ha comprati. Nessun computer di questa scuola è stato comprato, negli ultimi anni".
Mi guardano perplessi.
"Ogni tanto qualche anima gentile ci offre dei computer che altrimenti rottamerebbe, e noi li prendiamo ben volentieri. Ma, vi renderete conto, possiamo prendere solo quel che ci viene offerto. Se ci offrono dei Mac, chiaramente, prendiamo dei Mac. Non avrebbe senso rifiutarli".
Catone si immerge in un silenzio meditabondo.

lunedì 20 giugno 2016

Brevi e banali considerazioni sulla farraginosità della vita nell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, nel mondo scolastico, nell'Italia tutta, e già che ci siamo anche nell'orbe terracqueo

Tiziano - Sisifo

Qualche giorno fa i referenti di plesso delle varie biblioteche dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead sono stati convocati da Maestra Tina per esaminare la possibilità di partecipare ad un grandioso concorso indetto dal Ministero per le biblioteche multimediali. In pratica il Ministero darebbe dei fondi, la scuola cercherebbe di raccattare qualche altro soldo dalle sue casse, dal Comune, dal Comitato Genitori e da eventuali altri offerente sul territorio, e con questi soldi dovremmo fare una bella biblioteca multimediale.
"Può partecipare solo un plesso per ogni scuola" ci ha spiegato Maestra Tina.
"Ho letto il bando" ho detto quando è stato il mio turno di parlare"E mi è pure piaciuto. Sono anche convinta che avere una biblioteca multimediale sarebbe una vera ganzata. Però questi vogliono, giustamente, una biblioteca multimediale un tantino collegata in rete, e il nostro collegamento in rete fa veramente pena".
Maestra Tina mi spiega che presto arriveranno i finanziamenti del PON e con quelli dovremmo avere una bella banda larga. Probabilmente.
E' più di un anno che ci spiegano che presto arriveranno i soldi del PON e avremo la banda larga. Sono tre anni che giurano che presto avremo la banda larga; ma tuttora l'unica banda funzionante nel paese di St. Mary Mead è la banda militare.

Nell'Istituto Comprensivo  abbiamo tre plessi dove il collegamento funziona bene: la media di Crifosso, dove sono tanto ganzi ma non hanno biblioteca; la scuola materna di Altrove - ma in una scuola materna la biblioteca multimediale sembra un po' fuor di luogo - e infine la scuola elementare di St. Mary Mead, dove la bibliotecaria mostra una certa allergia all'idea di una biblioteca multimediale perché "i ragazzi passano già fin troppo tempo attaccati ai loro cellulari", senza contare che non ci sono grandi spazi a parte quello della biblioteca ordinaria.
Vabbe', ognuno ha le sue idee; ma, idee a parte, non c'è dubbio che una biblioteca multimediale starebbe meglio in una scuola media.
"Volendo, noi lo spazio lo avremmo" dico "C'è l'Aula Magna, che è bella grande. Anzi, proprio in questi giorni stavo considerando che gli scaffali della biblioteca sono un po' pieni, e non c'è posto là dentro per metterne altri. L'Aula Magna ha un sacco di pareti. La facciamo tinteggiare, ci mettiamo un po' di attrezzature nuove e facciamo un locale simpatico e gradevole, con una bella postazione video e tutto il resto. Resta il problema del collegamento".
Maestra Tina mi suggerisce di parlarne con gli altri insegnanti.
Vado a scuola e ne parlo.
Prima obbiezione, della prof. Therral "Veramente stavamo pensando di farne l'aula video".
"Ma non la facevate nella ex Aula di Spagnolo?".
"Non si può, c'è troppo rimbombo".

Due parole sull'Aula Video: sotto Natale la scuola di St. Mary Mead ha fatto una grandiosa lotteria per raccogliere fondi con cui fornire la scuola - finalmente! - di una postazione video ben funzionante. Con i pingui ricavati di questa grandiosa lotteria sono state comprate... due LIM, con le quali al momento non si riescono a vedere i film perché i computer che ci hanno dato non reggono il programma che le nuove LIM richiedono. Giuro.
Con i residui dei fondi della lotteria si sarebbe poi dovuto comprare un nuovo proiettore, di cui ancora non si è vista traccia. 
Il prof. Jorge dal canto suo sostiene che "l'aula video è pronta". Quando gli feci osservare che nell'aula video ormai pronta mancavano piccoli dettagli quali lo schermo e le tende scure, mi rispose che lo schermo non serviva, perché per proiettare i film si poteva usare al posto dello schermo il muro - che nelle aule di St. Mary Mead è rigorosamente a due colori, e in quella specifica aula piuttosto sbrecciato e sporco.
"Anch'io proietto i film sul muro, nel laboratorio di musica" aggiunge il prof. Jorge. 
Lo so. Una volta sono entrata nel laboratorio di musica, mentre proiettavano un film, e ricordo con chiarezza di aver pensato che, piuttosto di far vedere un film in quelle condizioni avrei preferito far lezione con le tavole di marmo e gli scalpelli, nel più tradizionale e giurassico dei modi.
Non so perché, nel mondo della scuola, nonostante si dica che siamo nel pieno della  cultura dell'immagine, nessuno sembri mai considerare che un FILM è un qualcosa che punta soprattutto sull'immagine e sul suono, e se si vede male e si sente peggio difficilmente i giovanissimi spettatori (che a casa dispongono spesso di televisori interstellari e sono abituati a grandiosi schermi ben dolbyzzati nelle sale) riusciranno a trarre dal film in questione tutto il succo che registi, costumisti, tecnici vari, sceneggiatori musicisti e attori han provato a metterci.

Torniamo all'Aula Magna.
"Non è un ostacolo, se l'Aula Magna ospita una bella e funzionante postazione Video, anzi" ho spiegato "Una biblioteca multimediale è composta anche da film, filmati, documentari eccetera."
"Ma ci vogliono le sedie nuove, e il Comune ha detto che non ha soldi".
(Sulle sedie presenti attualmente in Aula Magna non voglio soffermarmi per questioni di decenza e di pudore, ma non c'è dubbio alcuno che, sì, ci vogliono delle sedie nuove).
"Magari con i soldi del concorso possiamo anche prenderci le sedie".
"Massì, in effetti ci può star tutto, in quella stanza" ha convenuto la prof Therral.
"Ad ogni modo, non appena la commissione giudicatrice del concorso vedrà gli estremi del nostro contratto per il collegamento in rete si metterà a ridere e passeranno direttamente a e esaminare la domanda successiva".

E dunque a tutt'oggi non abbiamo un Aula Video né sappiamo quando la avremo, abbiamo un gruppo di LIM scarsamente funzionali e che richiederebbero un po' di manutenzione, non abbiamo un collegamento in rete degno di questo nome e la nostra biblioteca, ben lungi dall'essere multimediale, ha un computer che non entra in rete e che soffre del grave problema di uno spinotto che non entra bene e che prima o poi non entrerà affatto privandoci così del collegamento elettrico e smettendo con ciò di funzionare. Per giunta nella suddetta biblioteca, che funziona anche molto fortunosamente come aula video, non abbiamo più le tende chiare ma solo quelle scure perché una mattina passò qualcuno del Comune e disse "Ma come, simili schifide tende chiare non possono stare qui, ce ne vogliono di molto migliori!" prese le suddette tende e sparì. Otto mesi fa.

Di chi è la colpa di questa situazione degna sì di un film, ma dell'orrore?
Del MIUR, che ad anni alterni fa partire grandi programmi di ristrutturazione e informatizzazione e modernizzazione per poi tagliare i fondi lasciando tutto a mezzo? ( La storia delle biblioteche multimediali la lanciò Berlinguer, all'alba del terzo millennio. Con un po' di continuità nei finanziamenti adesso avremmo splendide biblioteche multimediali a tutti gli usci).
Del Comune di St. Mary Mead, a cui da anni e anni chiediamo una fornitura di tende nuove ed efficienti e che ogni tanto ce le manda, le tende nuove, e ha una singolare capacità di sceglierle sempre sbagliate? E che ci prende le tende vecchie e un po' lacere dall'aula video ma non le rimpiazza con alcunché? Ma che nel frattempo ha speso un sacco di soldi per installare delle finestre malfunzionanti e delle porte che continuano a perdere le maniglie come prima?
Della Nostra Preside che ha imposto un registro elettronico in una scuola dove il collegamento in rete funzionava poco e male, e non s'è ancora capito che tarantola l'avesse morsa?
Del Comitato Genitori, che ci ha rifilato due LIM e due computer che non vanno d'accordo tra di loro, e comunque noi volevamo un proiettore?
Della prof. Therral che non è saltata alla gola di chi le ha proposto le LIM, forse anche perché ha tre figli piccoli e non desidera passare i più begli anni della sua giovinezza nelle scomodissime prigioni italiane, e comunque di mestiere insegna Lettere e dunque quando si tratta di computer prende per buono quel che chiunque le dice? 
Del prof. Jorge che non si impunta mai perchè qualcosa, qualsiasi cosa, una cosa qualunque, anche pescata a caso nel mucchio delle nostre mille informatiche velleità, sia fatta bene e a modino e si sorprende assai quando i colleghi pretendono che i computer di scuola funzionino come quelli di casa loro, o addirittura meglio?
Di tutti noi insegnanti, che continuiamo a portare pazienza invece di prendere qualcuno, uno qualunque pescato a caso nel mucchio, fosse anche innocente come una colomba, e riempirlo di botte fino a farne polpettine da ragù?
Di una congiunzione astrale particolarmente infelice?
Dell'attuale governo, che deve essere particolarmente ladro considerando quanto piove in questi giorni?
Della natura matrigna e dell'infelicità della condizione umana?

Quanto alla biblioteca multimediale, ecco: se al MIUR ne vogliono vedere una, sarà bene che diano i soldi a qualche altra scuola.

domenica 2 febbraio 2014

Disciplina - 4 - Il Bravo Insegnante sa farsi rispettare!

Com'è noto, i giapponesi fanno tutto a modo loro, perfino il KitKat (qui in versione cherry)

Son lì, nella Terza Effervescente, che espongo con diligenza la mia bella lezioncina sul Giappone. E' una lezione ormai ben rodata, con un'adeguato quantitativo di slides. 
"Anche le case tradizionali sono fatte tenendo conto dei terremoti. Osservate qui le pareti in carta di riso..."
"Ma quando piove le pareti non si sciolgono?"
"E il tetto? Come fanno col tetto?"
"Il tetto naturalmente non è in carta di ri..."
"Tutte le volte la devono ricostruire?"
"Ma è scomodo, uno si sveglia la notte col soffitto appiccicato addosso e piove..."
"Ma come fanno la carta di riso?"
"Immagino che la facciano con il riso, ma...."
"Tutto di carta velina. Mah."
"E poi si strappa subito"
"Ehm. Per strano che possa sembrarvi la carta di riso, come tutte le carte, si può fare di vari spessori..."
"Ma mettono a bollire il riso? E poi la mangiano?"
"Beh, anch'io mangio la carta"
"Sì, ma loro saranno più intelligenti di te, si spera".
"No, la carta di riso la fanno nelle cartiere..."
"Ma no, che dici, non la fanno in casa. La compreranno"
"E questo è un classico interno di casa giapponese".
"Che tavolino basso..."
"Sì, mangiano seduti per terra, come potete vedere in qualsiasi cartone animato..."
"Ma quando fanno le esercitazioni contro il terremoto, come fanno ad andare sotto il tavolo?"
"Non credo che vadano..."
"Ma no, Rosvita, non ci vanno sotto, se lo portano dietro!"
"Ma è pesante da portarsi dietro!"
"E poi è scomodo. Scusa, ma non ha senso. C'è il terremoto e te stai a portarti dietro il tavolino?"
"Insieme alle pareti di carta di riso!"
"Sì, ma perché ti devi portare dietro il tavolino?"
"Per starci sotto mentre c'è l'esercitazione!"
"Sì, ma a che ti serve?"
"Cosa c'entra la carta di riso adesso?"
"Si portano dietro anche le pareti?"
"Non capisco. Non potrebbero lasciarlo lì, il tavolino?"
"E se sono in una stanza senza tavolino?"
"E se sono in una stanza senza pareti di carta di riso?"

La classe si immerge in una complessa discussione, dove carta di riso e tavoli bassi da pranzo vengono citati in contesti sempre più impropri. Siccome non ho avuto il tempo materiale di bloccare i primi tre che sono partiti per la tangente, a questo punto so di non avere alcuna possibilità di fermarli. Li lascio sfogare, in piedi accanto alla LIM, appoggiata alla bacchetta, gli occhi fissi al cielo con sguardo rassegnato, come nelle più celebri immagini di san Sebastiano.

Dopo un paio di minuti la girandola di commenti comincia a calmarsi, e infine si ferma.
"Sia chiaro che non ho la minima idea di come i giapponesi organizzino le loro esercitazioni contro i terremoti, ma se in questo momento avessi tra le mani un tavolino basso giapponese ve lo tirerei addosso, e più volte".
La classe prende atto, con tassi di contrizione che nemmeno un microscopio elettronico riuscirebbe a misurare da quando sono minimi.

"E quella cartellina 'Love and Cherry'?"
Apro la cartellina. Ciliegi in fiore a profusione.
"Quando è primavera arriva la fioritura dei ciliegi, come da noi. Soltanto da loro è un affare molto più serio. Comitive, anche di studenti, vanno a fare merenda sotto i ciliegi recitando poesie."
(Brusio perplesso. Mostro un'autentica foto di un autentico gruppo di giovinetti che fanno ordinatamente merenda sotto i ciliegi con fare assai solenne).
"La fioritura dei ciliegi viene segnalata da un apposito bollettino...
(segue slide con la carta del Giappone e le percentuali di fioritura previste nei posti più ciliegiosi)




"In pratica noi abbiamo le previsioni del tempo e loro hanno le previsioni dei ciliegi?"
"Credo che abbiano anche le previsioni del tempo, Fiordiligi"
Davanti a un pubblico perplesso faccio vedere il Kitekat ai fiori di ciliegio, poi spiego che la passeggiata sotto i ciliegi è un classico da innamorati.
E arriva, inevitabile quanto temuta, la domanda:
"Ma ci vanno con o senza tavolino?"
"E con la carta di riso?"

La campanella arriva a salvarmi. Scappo lasciando l'incolpevole insegnante di Spagnolo a sbrigarsela come può con la classe.

Un paio di precisazioni si impongono. Per esempio: la classe non è sempre così: infatti a volte è anche peggio. Quel giorno era la prima ora del rientro pomeridiano (che a volte passa liscia e tranquilla senza problemi, comunque). E i commenti più idioti sono quasi sempre prodotti con deliberata idiozia dai più brillanti alunni di cui la classe dispone - che sono un gruppo piuttosto numeroso.
Ad ogni modo, qualsiasi ora sia, la prima come la nona, quando hanno deciso di scatenarsi si scatenano, punto e basta. Lo sventurato insegnante di turno, in quei casi può:
A) cercare di reprimere con giusta fermezza il tumulto immotivato, a mezzo di berci e/o note e rapporti individuali o di gruppo. Tutto ciò è stato tentato più volte nei due anni e mezzo trascorsi (anche da me), e non ha mai sortito l'ombra di un effetto che fosse uno, nemmeno temporaneo.
B) partire con una lunga filippica sul Bene, il Male, l'Amore, la Morte, il Rispetto Dovuto e il Comportamento Civile. In quel caso la classe ascolta a orecchie basse e si cheta per un po'. L'insegnante però ha sprecato buona parte della sua ora e non ha minimamente costruito qualcosa su cui in futuro si baserà il loro comportamento. Il meglio che ne ricaverà sarà andare via compiaciuto della sua eloquenza. Tutto ciò è stato già tentato infinite infinità di volte, un po' da tutti noi.
C) aspettare che il tumulto si esaurisca e/o che la classe, colpita dalla mancanza di una voce in sottofondo (quella dell'insegnante) si zittisca gradualmente quanto spontaneamente. Calcolare i tempi dello zittimento comunque non è facile. Il vantaggio qui è che l'insegnante si stressa un po' meno e soprattutto non stanca la voce.
La tecnica C ha l'unico difetto di non venire spontanea per un insegnante, perché non funziona in tutte le classi (e anche sul termine "funzionare" sarebbe magari il caso di fare qualche distinguo). Deve essere scelta ogni volta, e magari ti viene in mente solo dopo un po' che pasticci con le prime due, che normalmente, in una classe, sono quelle che funzionano.
Strano ma vero, in mezzo al tumulto e alle interruzioni una più idiota dell'altra, laddove l'insegnante ha quasi finito col dimenticare chi è e cosa ci fa là dentro e soprattutto cosa stava spiegando, la classe ha seguito (quasi tutta) e tre mesi dopo qualcuno citerà il bollettino metereologico della fioritura dei ciliegi in un contesto assai pertinente.

In conclusione: l'insegnante è spesso portato a pensare di dover fare qualcosa per mantenere un adeguato tono disciplinare in classe. Tuttavia nel nostro mestiere capitano casi e situazioni in cui l'alternativa più valida è porsi in perfetto spirito zen ad osservare la situazione dall'esterno, distaccandosene il più possibile e addirittura estraniandosene, in attesa che la classe si calmi spontaneamente.
N.B.: funziona solo in una piccola percentuale dei casi - ovvero quelle in cui non funziona nient'altro.