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sabato 20 luglio 2024

Gli strangolatori di Saint Mary Mead

Per la mia generazione, la parola "strangolatori" evoca i leggendari thugs, protagonisti in tanti libri di Salgari (questo libro, nello specifico, è di Salgari figlio, ovvero Omar)
All'inizio dell'anno scolastica la Terza Sfigata non sembrava messa niente bene. Avevo lasciato tutti in grande spolvero, convinta che l'estate avrebbe portato consiglio e li avrebbe trasformati in una brillante Terza Rampante. La sontuosa accoglienza che mi avevano riservato vedendomi faceva ben sperare in tal senso ma... Insomma,  il concetto che, per quanto potessimo essere legati da profonda simpatia e affetto, c'era però anche un po' di programmazione da svolgere non sembrava molto evidente ai loro occhi. 
Non era solo un problema mio perché anche gli altri colleghi del Consiglio di Classe raccattavano il giusto. Inoltre negli intervalli avvertivo qualcosa di strano e che andava al di là dell'assurda confusione che qualche decina di fanciulli in fiore compressa in un corridoio riesce a produrre.
Passa così qualche settimana finché una mattina, mentre tutti intervallavano festosi e io sorvegliavo coscienziosamente - ma, per quanto coscienziosa, solo in un posto per volta potevo stare - mi ritrovai sotto gli occhi, in una specie di passaggio interno dietro le scale, uno spettacolo assai insolito che comprendeva un panino spiaccicato a terra in un gran rutilare di prosciutto e salsina, e dietro Akela, parimenti spiaccicato e pure sanguinante.
Accorremmo in molti assai preoccupati (cercando di scansare i resti del panino che si era spalmato su una superficie invero assai vasta) e i compagni vicino ci raccontarono una strana storia secondo la quale Akela era scivolato, il panino gli era perciò sfuggito di mano, lui ci era inciampato cascando in avanti e così aveva picchiato il naso, che come spesso avviene in questi casi sanguinava copiosamente. 
Sono cose che succedono, e tutti i compagni che si erano premurosamente affollati intorno a lui mi confermavano il racconto a una voce; tuttavia la mia grande esperienza di cadute a inciampi mi lasciava un po' dubbiosa sulla sequenza, e soprattutto un qualcosa di indefinito in tutto l'insieme mi dava l'impressione che mi stessero raccontando una gran quantità di balle.
Comunque sia Akela venne soccorso, la famiglia avvisata, il sangue fermato e, finito l'intervallo, la lezione della Terza Sfigata riprese, seppure in un contesto un po' effervescente.
Nel secondo intervallo però due ragazzi al piano di sotto furono sorpresi in atteggiamento strano. Stavolta però si erano vistosamente contraddetti e nel pomeriggio la prof. Chantelle ci scrisse i risultati delle sue investigazioni.

Scoprimmo così che durante l'estate i ragazzi delle seconde e delle terze avevano imparato il Gioco degli Strangolatori, cui si erano assai appassionati tanto da praticarlo in ogni possibile momento, ad esempio negli intervalli a scuola.
Cotal gioco, che vanta una lunga e illustre tradizione,  consiste nel prendere da dietro il compagno alla gola, bloccargli il respiro e strangolarlo, per fermarsi un attimo prima che il ragazzo perda conoscenza. Pare che quell'attimo prima fosse fonte di gran piacere e perciò tale gioco non rientrava in alcuna categoria di bullismo ma anzi era inteso come un favore che si riceveva, e che andava poi contraccambiato (e son quei casi in cui l'insegnante si domanda cosa c'è di male nel rubarsi piuttosto un po' di merendine, praticando così del sano bullismo con venature di teppismo). 
La cosa non mi giungeva nuova: come raccontai alle colleghe che stavano  incolpando i social, lo avevo già incontrato tanti anni fa durante una supplenza a Erewhon, quando ancora i social non c'erano, e ci ero di nuovo incappata a Hogsmeade. Addirittura, a Hogsmeade, quando comunicammo con grandi ululati ai genitori di questa perversa abitudine, un padre disse assai sereno "Oh, è una cosa che ritorna ogni qualche anno, l'abbiamo fatto anche noi" lasciandoci tutti assai interdetti. Va dato comunque atto ai genitori di St. Mary Mead che cascarono tutti dall'albero con grandi STUMP e invece di rievocare piacevoli ricordi di fanciullezza si mostrarono invero molto ma molto preoccupati.
Dunque Akela non era inciampato in nessun panino: semplicemente l'amico di turno doveva aver calcolato male i tempi e così Akela aveva avuto un breve svenimento, nel corso del quale era cascato in avanti facendosi sfuggire di mano il panino che aveva pestato, cosa che a quel punto sembrava decisamente il minore di tutti i nostri problemi.
Il giorno dopo perciò tutti gli insegnanti di St. Mary Mead deprecarono, ammonirono, rampognarono e addirittura la prof. Spini fece un bel giro delle seconde e delle terze raccontando una storia (che mi auguro caldamente fosse frutto della sua fantasia, ma mi sono ben guardata dall'indagare) su un ragazzo di un qualche paesello dei dintorni che non si era limitato a svenire ma era direttamente morto per arresto cardiaco - e sospetto che quel breve quanto accorato raccontino abbia fruttato da solo più di tutte le nostre rampogne.
E' stata poi eseguita una accurata mappatura per individuare chi aveva partecipato a quel nuovo gioco, unita a una corposa indagine che ci ha permesso di stabilire che nessuno era stato forzato a partecipare, che era stata una cosa assolutamente volontaria e che insomma i giocatori non erano cattivi, solo grulli.
Poi la palla è stata passata al Preside, che ha fatto doverosa circolare e comunicazione alle famiglie - che se non altro ci han dato un po' di soddisfazione prendendo la cosa assai sul serio. E gli intervalli per qualche settimana si sono trasformati in una sorta di Caccia allo Strangolatore dove tutti gli insegnanti vagavano per i corridoi sorvegliando arcigni qualsiasi capannello formato da più di un ragazzo*; infine, dopo qualche settimana, la tempesta è rientrata lasciando, sì come sogliono fare le tempeste, un'aria molto più respirabile.
E gli intervalli si sono fatti molto più vivibili.

* ebbene sì, si trattava di un passatempo rigorosamente maschile. Sorprendente, vero?

Per concludere, ecco la mia canzone preferita degli Stranglers, corredata da un gran bel video

martedì 23 febbraio 2021

Fecit mihi magna, ovvero il misterioso caso dell'insegnante scomparsa

Il quadro da cui è tratto il particolare riprodotto a sinistra ha una sua certa diffusione e notorietà perciò, a rischio di violare le leggi sul copyright, non starò a raccontare qui chi lo ha dipinto, quando e cosa rappresenta. 
L'ho messo solo come delicato accenno per introdurre un tema assai fertile e collegato con, appunto, la Primavera.

E' noto che i lockdown periodici cui siamo sottoposti ormai da quasi un anno hanno spinto molti a recuperare una concezione più intimistica e casalinga della vita, e corre infatti voce che le nascite siano in aumento. 
D'altro canto, la scuola media di St. Mary Mead da tempo vanta un notevole tasso di fertilità, e in particolar modo la capacità direi taumaturgica di far riprodurre senza problemi anche donne che in precedenza avevano incontrato fatiche e difficoltà, vuoi ad avviare una gravidanza, vuoi a portarla a termine con successo.
Dunque che la poco più che trentenne insegnante di matematica Plusdress sia entrata di recente nello stuolo delle potenziali future madri non è stato per noi motivo di gran stupore di per sé. Tuttavia alcuni elementi han fatto sì che questo lieto evento si sia risolto in gran complicanze.

Tanto per cominciare infatti siamo in tempo di Covid, e dunque alle gestanti viene imposto dai medici di mettersi immediatamente in congedo per maternità, anche se si sentono piene di energie e disponibilissime a proseguire il loro lavoro. Tale prescrizione è a mio avviso assai sennata ma non è stata scevra di complicanze per la scuola, perché andava preso un nuovo docente da una graduatoria notoriamente sguarnita e le convocazioni non potevano partire fin quando non fossero arrivate in Segreteria apposite scartoffie che (sorpresa!) sono andate  un po' per le lunghe.
Il vero problema però era che sulla gravidanza appena avviata la prof. Plusdress, per comprensibile quanto inutile scaramanzia, aveva posto il sacro sigillo del silenzio. 
Insomma, da un giorno all'altro la professoressa Plusdress era sparita e al suo posto era comparsa la prof. Murasaki affiancata da altri colleghi, e tutti, alle comprensibili domande degli alunni, avevano rassicurato le classi che la professoressa era in malattia (che, di fatto, non era neanche vero) assicurando però che non si trattava di Covid - cosa per altro facilmente deducibile perché non era scattata alcuna quarantena per alcuna classe, e tutti ci siamo trincerati dietro alla solita selva di "Non so, non ho idea, non ho chiesto, non c'entro, ero a Parigi, adesso vogliamo parlare un po' delle proposizioni relative?" e simili frasi.
La prof.Plusdress lasciava scoperte tre classi: due Terze e una Prima, assai incline quest'ultima al pettegolezzo.
E dunque da chi sono arrivate le domande più insistenti? No, non dalle Terze che pure, avendo in vista un esame di cui ancora non si sa quasi nulla su come si svolgerà, avrebbero pur i loro motivi per interrogarsi ma che si sono limitati a godersi la parziale vacanza; bensì dalla Prima per la quale, tutto sommato, non cambiava poi granché.
Com'è noto, St. Mary Mead è un paese piccolo e la gente è assai incline a mormorare, alcuni più di altri. E se la Terza Brillante, che si distingue per un certo garbo di fondo, aveva osservato un discreto silenzio dopo due domande di circostanza, mentre la Terza Invasata non ha mostrato alcun interesse per le vicissitudini mediche della loro insegnante, i genitori della Prima si sono slanciati in una ridda di  ipotesi che hanno intasato i gruppi di What'sUp - e naturalmente sono ben presto addivenuti all'ipotesi più probabile per l'improvvisa sparizione, vuoi per elementare buon senso, vuoi perché i segreti a St. Mary Mead è davvero difficile mantenerli dato che quasi tutti hanno un confidente discretissimo cui possono raccontare assolutamente tutto senza preoccuparsi che vada a dirlo in giro - e in un piccolo paese tutti sono il discretissimo confidente di qualcun altro.

La prof. Therral, coordinatrice, si è così ritrovata a fare un annuncio pubblico, con tanto di trombe e tamburi, della gravidanza in corso, aggiungendo che il supplente (che, in barba a tutte le pessimistiche previsioni, è arrivato nel giro di 48 ore scarse) era ancora inesperto e quindi era dovere di tutti aiutarlo - un avviso secondo me piuttosto incauto in una classe che sin dall'inizio dell'anno ha mostrato una singolare tendenza ad insegnare a ogni singolo docente come doveva fare il suo mestiere.
Nel frattempo, al suo arrivo il giovinetto si è visto catapultato nell'età della pietra: da qualche giorno le medie di St. Mary Mead si sono viste tranciare il cavo della connessione in rete. Niente registro elettronico, dunque, quasi niente LIM...  e niente piattaforma, quando una volta tanto la Segreteria era riuscita a compiere il miracolo e a fornirgli mail, credenziali e accessi a tutto quanto in un tempo davvero dignitoso.

Auguri a chi va, dunque, ma anche a chi viene:

    Sì, è un tradizionale gatto giapponese di buon augurio: si dice che porti fortuna e prosperità 
(e anche una connessione in rete a tempi rapidi, si spera)

giovedì 20 giugno 2019

Chi siamo? Dove andiamo? E che ne sarà mai di noi?

Gattini, ma non solo
L'anno scorso molte cose sono cambiate, nella scuola di St. Mary Mead: prima di tutto il Comitato dei Genitori, invadente ma munifico, è riuscito a fornirci di un vero laboratorio di informatica: i pietosi relitti sopravvissuti ai tempi passati erano stati infine spazzati via e rimpiazzati da una schiera di nuovi computer funzionanti, il locale era stato tinteggiato e una parete era stata perfino impreziosita da una di quelle citazioni di Steve Jobs che vanno tanto di moda (peccato che poi, proprio davanti alla citazione pazientemente dipinta da solerti mani fosse stato calato un grosso schermo su tela); a seguito dell'arrivo dei finanziamenti di un cospicuo PON* sull'intelligenza artificiale è nata una nuova aula pomposamente denominata "Atelier creativo" e dotata financo di stampante tridimensionale oltre che di svariate altre diavolerie e di una postazione informatica più che degna; grazie a una paziente raccolta di punti della Esselunga e della Coop e financo della Tamoil eravamo poi riusciti nella missione, apparentemente impossibile, di dotare ogni classe di una LIM ben funzionante e di carte geografiche aggiornate ed era infine arrivata Sua Maestà la Fibra, che aveva reso il collegamento in rete finalmente stabile rendendo infine possibile un regolare e rispettabile aggiornamento del Grandioso Registro Elettronico; per giunta i due insegnanti di Arte, tanto bravi quanto agguerriti, erano riusciti, dopo infinite difficoltà burocratiche e pratiche, a ripristinare il Forno non già per arrostirci gli alunni o fare il pane ma bensì allo scopo di produrre ceramiche e terraglie varie; e, a conclusione di tutto, le ultime due settimane dell'anno scolastico avevano visto le classi Terze intente alla realizzazione di un cospicuo murale che aveva trasformato il nostro scialbo pur se ampio atrio in una giungla di colori e di gattini, di balene bianche 
e serpenti tentatori o amichevoli col loro seguito di scimmiette
di mostri  e di unicorni selvaggi
e di tante altre belle cose
senza contare che la biblioteca della scuola aveva infine preso a funzionare con un ritmo costante, per non dimenticare un lussuoso Erasmus Plus con gemellaggio con una classe polacca che aveva coinvolto senza risparmio alunni sia delle elementari che delle medie.
Tutto insomma andava per il meglio (tranne la disastrata salute di alcuni insegnanti nel cui numero non mi rallegravo affatto di essere inclusa) e sembravamo finalmente avviati a diventare una scuola moderna, efficace ed efficiente, che viaggiava al passo coi tempi e cercava attivamente di fare dei suoi alunni dei ragazzi preparati ad affrontare il mondo moderno e ad esplorare le potenzialità di tanti loro talenti.
Quest'anno, mentre io languivo in un malinconico letto d'ospedale e ampi stormi di medici delle più varie specializzazioni cercavano di venire a capo della causa dei miei mali e la mia collega di Inglese combatteva validamente la sua lotta contro cruda malattia mentre la decana del Sostegno collezionava ossa rotte quasi fossero francobolli o piattini di Limoges, tutta questa roba aveva dispiegato il suo fulgore e dato interessanti frutti - specie ad Arte dove i due insegnanti una ne pensano e trenta ne fanno.
Poi è arrivata la primavera. La mia salute stava rifiorendo, i capelli ricrescevano e Inglese stava rimettendosi in forze, mentre la decana del Sostegno  si era infine applicata a fare qualcosa di più intelligente che continuare a fratturarsi ossa.
In un bel pomeriggio luminoso la mia più premurosa e fida collega tra le molte che mi avevano aiutato nei miei travagli mi aveva accompagnato a fare una spesa di dimensioni monstre e mentre io riponevo le varie derrate in cucina nei luoghi più acconci stava controllando le nuove notifiche sul cellulare, dove ha trovato un annuncio del Comune di St. Mary Mead dove il suddetto cercava un edificio adatto a fare da scuola media per l'anno successivo, quando la scuola suddetta sarebbe stata letteralmente rovesciata come un guanto per lavori relativi alla sicurezza, annuncio che una collega aveva visto per puro caso sul sito del Comune in questione e che aveva prontamente girato sul gruppo degli insegnanti su Whatsapp onde condividere con tutti loro il suo profondo sconcerto.
Così gli insegnanti, me compresa, hanno scoperto di punto in bianco che l'anno prossimo avremmo avuto altra sede, non si sapeva quale, mentre la nostra amata scuoletta sarebbe stata invasa da torme di operai al lavoro.
Prontamente sono stati chiesti chiarimenti alla Preside, che ha assicurato che ne sapeva esattamente quanto noi, e più esattamente quel poco lo sapeva solo da noi, perché nessuno al Comune aveva ritenuto opportuno informarla del piccolo dettaglio che una delle scuole che dirigeva stava per essere messa a scatafascio.
L'alveare di St. Mary Mead ha cominciato tosto a ronzare e sono arrivate le prime supposizioni: saremmo andati di qua, no, di là, nemmeno, forse a Monculi di Mezzo? Non è facile trovare un edificio a norma che possa ospitare nove classi più relativi bagni, e fotocopiatrice e...
Ma se andiamo a Monculi di Merzzo devono mettere anche un servizio pullmann, in aggiunta a quello che hanno già per le elementari. Ce li hanno, in Comune, abbastanza pullmann?
Ovviamente no.
Oppure... (calo di temperatura, stalattiti di ghiaccio che colando dal soffitto, brividi di terrore, coro di prefiche ululanti in sottofondo) sarebbero arrivati i container. Uno per classe.
Nove container? E dove li avrebbero messi, nove container? Ci voleva un bello spiazzo, oltre che l'allaccio di acqua, luce eccetera.
Forse di qua, no, forse di là, forse a Monculi di Sotto... chissà?
Ma se li mettiamo a Monculi di Sotto devono mettere anche un servizio pullmann, in aggiunta a quello che hanno già per le elementari. Ce li hanno, in Comune, abbastanza pullmann?
Ovviamente no.
E gli insegnanti, poi. Tanto vengono in treno e Monculi di Mezzo e di Sotto sono lontanissimi dalla stazione. Devono metterci una navetta.
Ma se non hanno i pullmann come fanno a metterci la navetta?
Facciano loro, ma non possiamo andare a piedi fino a Monculi di Sotto, sono quattro chilometri!
Chiunque abbia fatto scuola in un container (io ho avuto questo dubbio piacere per qualche mese) sa che non è una prospettiva attraente: gelidi d'inverno, torridi d'estate, afosi in primavera, umidi in autunno e piccoli in ogni stagione, i container non hanno nulla che possa raccomandarli al gradimento della popolazione scolastica.
Passiamo tutti una notte inquieta. Io all'inizio mi domando con orrore "E la biblioteca? Che fine farà la mia povera biblioteca?". Poi mi rispondo "La inscatoleranno, certo. Non è difficile da sistemare, una piccola biblioteca di scuola. Metteranno le scatole nel sotterraneo e staremo per un anno senza biblioteca. Beh, a questo si può sopravvivere".
Ben presto però una ben più grave domanda comincia a strisciarmi nel cuore: E LE LIM? Le nostre amate LIM, finalmente funzionanti, che ne sarà delle LIM?
"Le impacchetteranno come i libri" mi rispondo "E passeremo un anno senza LIM".
Sarebbe stata una prospettiva da strapparsi i capelli, se non fosse che io i capelli li avevo quasi tutti persi (da allora per fortuna sono ricresciuti, ma mi sono molto cari perché ne ho sentito moltissimo la mancanza quest'inverno, e quindi penso che non me li strapperò. Non subito, almeno; senza contare che sono ancora così corti che dovrei farmi la ceretta, per strapparli, e la trovo una prospettiva piuttosto dolorosa). 
Delle LIM nessuno si era ancora preoccupato ma tutti convengono con me che no, nei container le LIM non le vedremo nemmeno col proverbiale binocolo. E attacca il coro delle lamentazioni.
Così ci hanno lasciato, tra color che son sospesi, per un buon paio di mesi, salvo occasionali voci di corridoio che dicevano che saremmo andati lì oppure là, che il Comune aveva già affittati i container, che a Monculi di Mezzo avevano già firmato il contratto, o che forse avrebbero fatto i lavori con noi dentro che ci spostavamo da una parte all'altra della scuola, oppure che...
Fin quando il Comune, stabilito che i container non crescono veloci come i cavolfiori e che a Monculi di Mezzo l'edificio che c'è non è in grado di ospitarci in modo congruo decide di congelare i lavori per un anno. 
Sembra. Pare. Dicono. Ne è convinta anche la Preside.
E che una parte dei lavori la faranno d'estate. 
Sembra. Pare. Dicono. Corre voce che.
In God We Trust. Ma siamo tutti mooolto preoccupati.
Ci aspetta una estate davvero interessante.

*Chiamasi così una sorta di divinità europea che finanzia costosi progetti multitask e multidisciplinari atti a fornire ai nostri alunni familiarità con le nuove tecnologie e i nuovi studi che vanno più di moda al momento. Questo era, niente meno, che sulla cibernetica.

venerdì 1 marzo 2019

Questo non è un libro sul sesso - Chusita


Chusita Fashion Fever è una giovane vlogger (così si chiamano coloro che gestiscono un blog fatto di video) spagnola che tiene un canale su YouTube con oltre 270.000 iscritti - il che le vale, credo, anche il titolo di influencer, cioè di persona che detiene un certo potere nel formare le opinioni degli altri. Forte di queste qualifiche ha scritto una specie di prontuario di educazione sessuale indirizzato ai giovinetti, aiutandosi con le eccellenti illustrazioni di Maria Llovet. Il libro, pubblicato in Spagna nel 2016, è stato poi tradotto per l'editore Giunti all'inizio del 2018.
Siccome a scuola c'era stato di recente un gran lamentarsi che questi ragazzi, per quanto riguarda il sesso, sono di una ignoranza veramente mostruosa (lamentela perfettamente giustificata, stando a quel che ho potuto giudicare di persona) al momento di allestire la Mostra chiesi alla libraia di riferimento se aveva qualche buon libro sul sesso, di quelli indirizzati ai ragazzi e non del genere teso a rassicurare gli adulti, tutto pieno di farfalline e e fiori e sentimenti: qualcosa di concreto, che non girasse troppo intorno agli argomenti e da cui i diretti interessati potessero tirare fuori informazioni comprensibili e valide. Così la libreria mi fornì tre o quattro testi diversi, tra cui appunto quello di Chusita.
Quando arrivarono i libri e la mostra venne allestita non stetti a guardare né a controllare: per me si trattava di uno dei tanti temi su cui c'erano libri a disposizione. Notai però, col passare dei giorni, che i ragazzi che arrivavano durante gli intervalli si radunavano di preferenza intorno a un dato punto, esibendo un palese imbarazzo, risate forzate e un certo disagio, come di chi cerca di fare di soppiatto qualcosa ma non ci riesce perché è sulla pubblica piazza. Uno dei ragazzi venne per farmi notare che Thunderball stava sempre lì a guardare i libri con le cosacce, e questo mi rallietò perché voleva dire che lo scopo che mi prefiggevo era stato raggiunto. Risposi con mirabile calma non disgiunta da una ben studiata indifferenza che avevo chiesto quei libri appunto perché venissero esaminati e, in caso, comprati - che era poi la pura verità. In cuor mio disapprovavo sia le risatine che le prese di giro rivolte a quelli che, come Thunderball, mostravano interesse per la materia: non sono mai riuscita a capire perché nella cultura attuale si dia per scontato che i ragazzi, soprattutto maschi, si interessino al sesso ma si dà ancor più per scontato che debbano vergognarsi almeno un po' per cotale loro interesse (che alla mia antiquata mentalità sembra invece più che legittimo), e ancor più disapprovo che i ragazzi appoggino tale balordissimo atteggiamento mostrando effettivamente di vergognarsi almeno un po' - ma mi rendo conto di avere ormai una certa età e che probabilmente questo mi impedisce di comprendere appieno la mentalità giovanile contemporanea, senza contare che, pur avendo sempre osservato un rigoroso riserbo riguardo alla mia vita più intima, non l'ho mai vissuta come qualcosa di cui vergognarsi, essendosi completamente dimenticati i miei genitori di instillarmi sensi di colpa a tal proposito.

Ed eravamo ormai arrivati al terzo giorno quando, raggiungendo la Mostra dopo la fine dell'orario  delle lezioni, le custodi mi consegnarono il libro di Chusita e un foglietto con su scritto "Libro ritirato dalla vendita perché inadatto" spiegandomi che il biglietto era della prof. Casini, responsabile di plesso. 
Decisamente irritata feci coriandoli del biglietto e rimisi il libro dove era stato fino a quel momento: la prof. Casini poteva anche essere la responsabile del plesso, ma io e soltanto io ero responsabile della Mostra e della Biblioteca, perciò rompesse poco e se quel libro non le stava bene, andasse alla stazione di St. Mary Mead e si attaccasse pure al treno.
Quanto alle custodi, palesemente divertite, mi assicurarono che loro con quella storia non c'entravano niente e si erano limitate a fare da postine.
Durante il pomeriggio la prof. Casini mi gratificò di una lunga telefonata per assicurarmi che nemmeno lei c'entrava niente, e che si era limitata ad eseguire le istruzioni della VicePreside, che a sua volta era intervenuta a seguito di una protesta della prof. Quadrella.
Sarebbe stato interessante, a quel punto, scoprire perché la prof. Quadrella invece di andare a lamentarsi dalla VicePreside non era venuta a parlare con me, che ero piuttosto facilmente reperibile visto che quando non ero in classe a fare lezione stazionavo alla Mostra a riordinare libri, vendere libri e contare l'incasso della vendita dei libri (talvolta financo a leggere libri, cercando di valutare se era il caso di includere questo o quello nella lista degli omaggi cui avevamo diritto). Stava di fatto però che la VicePreside, al contrario della coordinatrice di plesso, aveva il diritto di darmi degli ordini e io ero tenuta ad obbedirle - perciò, arrivata all'ora di chiusura della Mostra ripresi il libro incriminato e lo feci scivolare nel mio cassetto personale. 
La mattina dopo ebbi un aperto e franco confronto* con la prof. Quadrella chiedendole come mai in un libro non ci potevano stare le stesse identiche cose che venivano dette da noi insegnanti nelle nostre lezioni di Educazione all'Affettività. Mi rispose che era una questione di età, perché certe lezioni le facevamo in Terza, non in Prima, e alla Mostra venivano anche le ultime classi delle elementari (che evidentemente era bene che restassero ancora saldamente ancorate alla fase della cicogna, dei cavoli e delle rose), ma a quanto capii in mia assenza su quel libro c'era stata una discussione piuttosto animata, in cui la fazione dei Liberali era rimasta sconfitta principalmente perché il motto della VicePreside da sempre era "evitiamo ogni possibile rogna, per quanto remota possa essere".
Quanto alle eventuali lamentele di eventuali genitori, non se n'era vista l'ombra di un cenno, e sì che in molti avevano esaminato la Mostra palmo a palmo, venendo perfino da me a congratularsi per l'ampia scelta a disposizione dei ragazzi - ma è cosa risaputa che quando servirebbe un genitore polemico che ti facesse da scudo non se ne trova mai traccia
Nel frattempo avevo avuto modo di riflettere a lungo sulla questione e ne avevo tratte due conclusioni:
1) il libro si presentava ormai piuttosto gualcito, e restituirlo così ammaccato alla libreria non era molto corretto; d'altra parte era gualcito perché era stato maneggiato parecchio e da parecchie mani, segno che l'utenza era molto interessata a leggerlo e insomma andava tenuto.
2) D'altra parte la VicePreside era all'ultimo anno di servizio, a Giugno sarebbe andata in pensione e quindi per il successivo anno scolastico il libro poteva ricomparire in pubblico senza problemi**.
Così segnai il libro tra gli omaggi e raccontai tutta la storia alla libraia, che si divertì molto - e un pochino, a dire il vero, si scandalizzò.

E allora, com'è questo terribile libro scritto dalla vlogger influencer spagnola con 270.000 e passa iscritti al suo canale su YouTube?
In tutta onestà, e per quel che ho visto, l'ho trovato un lavoro molto ben fatto, con illustrazioni assai pertinenti, pieno di buon senso e consigli pratici, scritto in un linguaggio chiaro e diretto ma non pesante e capace di affrontare l'argomento nel suo complesso senza trascurare né il cuore, né il cervello né alcun altro organo direttamente coinvolto nella questione. Ottimo da regalare a un giovinetto o una giovinetta di primo pelo o alle sue prime esperienze, così come a giovinetti ancora completamente estranei all'argomento (...almeno all'apparenza). 
La versione su carta costa 13 euro, quella liquida soltanto 7 e in più offre il vantaggio di consentire una certa privacy al lettore che può sfogliarselo in santa pace sull'e-reader o sul cellulare senza essere obbligato ad ascoltare commenti importuni o lazzi fuor di luogo.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma. Buone letture e buon inizio di primavera a chiunque passi per di qua!

*pare che, nel linguaggio dei comunicati del Quirinale, sia l'espressione usata per indicare quando il Presidente della Repubblica si è preso a pesci in faccia con qualcuno.
**peraltro il libro è ancora al calduccio nell'armadio della Biblioteca in attesa di essere catalogato, visto che in quest'anno scolastico non ho ancora messo piede a scuola.

giovedì 8 dicembre 2016

Il Vero Insegnante Non Teme il Ridicolo - 7 - Nemmeno nella vita privata (ghirlande o morte!)


Ecco, nelle intenzioni una roba così. All'incirca. Più o meno.

Ognuno ha i suoi scopi nella vita, e da qualche anno uno dei miei era di farmi una corona dell'Avvento.
Si tratta di un bell'oggetto a forma circolare composto di vegetazione invernale con quattro candele, tre viola e una rosa. Così mi ha insegnato Mel, che ne fa di molto belle.
Ne esistono di vari tipi, e in realtà le candele, specie per chi non alberga nel suo cuore pensieri liturgici o religiosi, possono essere di tutti i colori, per esempio rosse e verdi, azzurre o come meglio si preferisce. Io, comunque, mi ero incaponita per farne una di tipo liturgico perché il viola sotto Natale è un colore che mi ispira molto.
L'anno scorso è stato un Natale molto avventuroso con tutte le grane collegate al trasloco, e insomma non era tempo di altre corone che di spine; e dunque non ci ho nemmeno provato.
Quest'anno invece sono partita dalla prima tappa, che è stata procurarmi quattro belle candele viola e rosa in diverse sfumature, e grazie all'Ikea ci sono riuscita senza difficoltà.
Sull'intrecciare corone non c'era nemmeno da provarci, però potevo comunque procurarmi un po' di vegetazione invernale, ovvero abete e agrifoglio, per decorare il vassoio.
A tal scopo, andando a mensa con i ragazzi, avevo adocchiato un bell'abete rosso e un nobile agrifoglio sul retro della scuola. Ma, certo, non potevo mettermi nell'intervallo della mensa a sforbiciare alberi - in primis perché non sarebbe stato motivo di decoro da parte mia, et in secundis perché entrambi gli alberi erano sulla stradina percorsa per andare a mensa, e all'andata i ragazzi hanno fame e io pure, e dunque abbiamo tutti fretta di raggiungere la mensa, e al ritorno i ragazzi vogliono raggiungere l'agognato cortile dove giocare a palla e io magari lo desidero con meno intensità, ma insomma in quel momento mi pagano per sorvegliarli e non per darmi allo scempio della pubblica vegetazione. 
D'altra parte già sapevo che ai primi di Dicembre, nel pieno del ponte elettorale, mi attendeva al varco una riunione sull'avvincente tema delle prove Invalsi.
(In realtà la cosiddetta Commissione Invalsi è nata dalle ceneri di una commissione che si occupava dell'ex-POF, oggi Ptof, ed ero stata trasbordata lì non so come e non so perché. Siccome non ero riuscita a capire bene di cosa si occupava ho pensato di aspettare di capirlo prima di andarmene, e anche se quando l'ho capito l'idea di analizzare le prove Invalsi per capire quali esatte competenze richiedevano agli alunni mi è sembrata singolarmente soporifera, mi sono detta che per quest'anno si poteva anche fare per vedere se ne cavavo qualcosa, e l'anno prossimo magari la faceva qualcun altro, e comunque tutto questo con la corona dell'Avvento non c'entra.)
Così, il pomeriggio della riunione sono arrivata qualche minuto prima, armata di cesoie da pollo (quelle avevo) e mi sono apprestata a impadronirmi dell'agognata vegetazione indispensabile alla mia corona.
"Proooof!" gridano festosi ben quattro alunni che stanno lì in bicicletta. E uno mi fa vedere, assai fiero, di essersi procurato le kuna croate (moneta che prende il nome dalla martora, la cui pelle era anticamente usata come moneta di scambio, e infatti la martora orna le monete ma non le banconote da 10 kuna, che sono invece ornate dalla faccia di quel che per me è un perfetto sconosciuto anche se probabilmente per i croati è un personaggio di grandissimo rilievo).
Mi congratulo col ragazzo per lo zelo dimostrato, poi i quattro se ne vanno a sbiciclettare nel fondo del vialetto dopo avermi salutato.
Rimasta finalmente sola, prendo le mie cesoie e sfrondo un paio di rami sporgenti dalle piante, nel mentre placo la mia coscienza dicendomi che in fondo sto fornendo un utile servizio di potatura al Comune. Anzi, dovrebbero addirittura ringraziarmi.
Occulto con cura il mio bottino vegetale in una grossa borsa di stoffa da spesa e vado infine alla riunione, dove mi annoio con molta dignità.

Finalmente a casa, tiro fuori i vegetali e mi rendo conto che ci potrei fare come minino mezza dozzina di corone. Comunque, visto che nel più ci sta il meno, tiro fuori il mio vassoio più grande - che è poi un normalissimo piatto rotondo da portata - e ci piazzo sopra le mie quattro candele, che ho voluto del diametro di sette centimetri, e a quel punto mi accorgo che di spazio per la vegetazione ne è rimasto ben poco.
Ad ogni modo riprendo le mie cesoie da pollo, sminuzzo a dovere e alla fine, su un letto di frammento di rami di abete poggio le candele e completo con qualche punta di ramoscello di agrifoglio che dà una bella nota rossa all'insieme. 
Incredibile a dirsi, ne viene fuori un insieme che non è nemmeno privo di un certo fascino, almeno ai miei occhi.
Dopo aver acceso le candele mi accingo a fotografarlo, onde inviare su Facebook il risultato di cotanto sforzo.
E scopro così che fotografare una corona dell'Avvento non è affatto semplice, perché la fiamma di una delle candele spara.
"Forse è in una posizione troppo esposta" mi dico, e mi rassegno a spengerla.
Macché, adesso ne spara un altra. Un bel cerchio di luce liquida nel bel mezzo della mia amata corona.

Rassegnata ripongo il tablet, riaccendo la quarta candela e mi consolo pensando che comunque ci ho la mia similcorona con vegetazione natalizia.
E alla fine mi decido a fotografarla a candele spente. Niente caldi riflessi delle fiamme dorate, ma almeno si vede qualcosa.
E dunque ecco il mio gruppo di candele da Avvento (notare il delicato gioco di sfumature rosa-viola) e, sotto, quel che resta del mio furto botanico. Mai buttare via le decorazioni di Natale, specie quando sono vere...







giovedì 30 giugno 2016

Il paese è piccolo e la gente mormora (Ultimo Collegio dell'anno)


E' cosa nota che tutti gli insegnanti delle medie, davanti alle loro prime, scuotono la testa e dicono vagamente schifati "Ma cosa avete fatto, alle elementari?".
Cioè, non proprio tutti. Ad esempio, gli insegnanti di un Istituto Comprensivo imparano a trattenere prudenti nel cuore molte parole, seguendo l'illustre precedente di Penelope, e per esternare appieno il loro pensiero aspettano solitamente di essere in Sala Insegnanti, circondati esclusivamente da colleghi che possano convenire con loro scuotendo tristemente la testa e aggiungendo accorati "E ogni anno è peggio. Io davvero non so dove andremo a finire, di questo passo".

Non tutti e non sempre, però.
"Murasaki" mi ha chiesto un giorno la prof. Therral "Sei stata tu a dire ai genitori delle prime che alle elementari non gli hanno insegnato niente e che le prime di quest'anno sono un disastro?".
Ho sgranato gli occhioni "Non mi esprimerei mai così" ho assicurato "E comunque quest'anno non ho avuto nemmeno occasione di pensarlo: queste onorate mura han visto ben di peggio delle prime dell'attuale mandata".
"Allora deve averlo detto la Nuova Arrivata" ha stabilito la prof. Therral "Mi informerò meglio".
Non capivo questa gran necessità di informarsi meglio, ma è noto che in queste polemiche  la prof. Therral pascola assai volentieri. In questo caso ha pascolato con ottimi risultati, perché ha ricostruito l'intera vicenda, che stasera ci ha scodellato durante il tragitto di ritorno dal Collegio Docenti di fine anno.
Atto primo: la signora Banderas, madre di una primina di St. Mary Mead usa a prendere voti piuittiosto alti a Italiano, va a lamentarsi con la prof. Nuova Arrivata perché sua figlia quest'anno prende voti molto più bassi dell'anno scorso, quando era in quinta.
La Nuova Arrivata le spiega (a lei e forse anche ad altri genitori, non ho capito bene) che i ragazzi non sanno nulla, non sono stati preparati  alle elementari - dove, appunto, non gli hanno insegnato nulla - che si vede benissimo che non sono abituati a scrivere e che ben altri risultati ottengono i ragazzi della Frazioncina, dove le maestre hanno ben operato e gli hanno fatto fare un tema a settimana.
E tutto ciò potrebbe benissimo servire per il capitolo Come NON rivolgersi a un genitore in un ipotetico manuale per gli insegnanti delle medie, non fosse che per il fatto che tutte le fucine di Zandru non riuscirebbero a riparare un uovo rotto e che sul latte versato non si piange ma, in caso, si lecca (come ci insegnano i gatti) e che insomma tornare indietro non si può e dunque tanto vale guardare avanti - e, soprattutto, perché siamo in un paese piccolo, dove i genitori sono assai inclini alla mormorazione e gli insegnanti di ogni ordine e grado pure.

Atto secondo: quanto alla signora Banderas, più che mormorare strilla come una banshee, e infatti nel breve tempo di un sospiro eccola lì, dall' Insegnante Elementale, responsabile di tanto orrore didattico e che al momento ha in cura il suo secondogenito. 
Non solo le spiattella tutto quel che le è stato detto, ma le ordina - ora che le sono stati infine disvelati i suoi limiti - a provvedere quanto prima a cambiare metodo di lavoro, onde non fare ulteriori danni.
Elementale è tutto sommato una donna di gentil temperamento, ma alla fine si trova costretta ad esortare la signora Banderas a darsi una calmata e a levarsi dalla testa che la programmazione della classe spetti a lei. Dopo una notte insonne però chiama la prof. Therral (funzione strumentale della Continuità, ovvero punto di raccordo tra elementari e medie, ufficialmente in cerca di chiarimenti, in realtà per lamentarsi moltissimo dell'accaduto (e come darle torto?).

Atto terzo: in data odierna, al Collegio Docenti di fine anno (un insolito Collegio Docenti dove, complice la presenza della Preside Reggente che sembra consapevole che un Collegio Docenti è un posto dove non è fuor di luogo che gli insegnanti parlino) stavano venendo fuori un po' di scheletri dall'armadio, di vari pesi e misure. La maestra Elementale ha profittato dell'occasione per prendere la parola e deprecare accoratamente che gli insegnanti delle medie offendessero con i genitori le insegnanti delle elementari.
Gran parte del gruppo delle medie di St. Mary Mead si è guardato assai sorpreso. Chi, come, dove, quando, noi?  
E perché non dare anche noi il nostro contributo alla Gran Parata degli Scheletri?

Così la prof. Casini si è alzata e a sua volta ha deprecato il fatto che non venisse permesso agli insegnanti delle medie di dire la propria opinione, perché quando la dicevano essa opinione non era tenuta in alcun conto e anzi maltrattata, vilipesa e calpestata (il che tra l'altro è abbastanza vero).
E' seguita un accesa discussione che, sono lieta di dire, è rimasta confinata a loro due e a Maestra Tina che cercava di placare le acque.


La Preside Reggente ha lasciato andare avanti per un po' le cose, piuttosto divertita; poi ha tagliato corto spiegando l'importanza del confronto tra insegnanti dei vari ordini di scuola e del trovarsi insieme per parlare, ed è passata al punto successivo dell'ordine del giorno. Il gruppo delle elementari comunque mormorava alquanto (né era del tutto privo di motivi per farlo).
Quanto alla Nuova Arrivata, sono sicura che non avesse la minima idea che l'affaire fosse partito da lei - o almeno, ha continuato a chiacchierare con Spagnolo dei fatti loro senza degnare della minima attenzione le due contendenti; e probabilmente anche lei non aveva tutti i torti perché, conoscendo la signora Banderas, vera artista nell'arte di trasformare un topolino in una montagna dell'Himalaya, ritengo più che probabile che costei abbia generosamente ritoccato le osservazioni che la Nuova Arrivata può aver fatto in merito al lavoro delle insegnanti elementari e ci abbia anche messo parecchio del suo.

La storia è talmente comune che potrei essermela inventata con materiali di riciclo: genitori come la signora Banderas si trovano a tutti gli usci di tutte le scuole e anche altrove (e sono sempre una disperazione, dovunque passino) e da sempre gli insegnanti di ogni ordine e grado sparlano dei colleghi con grande libertà, oltre a calcare assai la mano nelle loro critiche nel vano tentativo di convincere i genitori che qualche problema con la materia X o Y c'è e andrebbe affrontato con prontezza, perseveranza e una certa dose di studio da parte della loro prole.
Quanto a Maestra Elementale non ho elementi per farmi un opinione specifica; ma anch'io ho alcuni suoi alunni nel carnet, e non ci ho trovato niente di aberrante. Immagino si impegni a fare onestamente il suo lavoro, come quasi tutti alla scuola di St. Mary Mead.

In conclusione, adesso abbiamo un ennesimo attrito tra scuole elementari e scuole medie, che era davvero l'ultima cosa che ci serviva. Che sia venuto alla luce è probabilmente un bene, ma dubito molto che agli occhi di Elementale la Nuova arrivata sia l'unica colpevole ed anzi darei per certo che ai suoi occhi tutto il gruppo che ha insegnato Lettere alle prime sia responsabile della sua denigrazione, me compresa
D'altra parte io posso stare attenta a quel che dico, ma contro persone come la signora Banderas non basta custodire nel cuore la parola, e l'unica efficace modo per impedirle di fare danni sarebbe annegarla in una cisterna o simili - cosa che, però, rischierebbe di provocare altri e anche più gravi problemi (ma forse no, se ci procuriamo un buon alibi).

venerdì 1 aprile 2016

La Grandiosa Lotteria alla Scuola Media di St. Mary Mead, ovvero Quando Come Fai Sbagli


La storia ha inizio in una bigia giornata di Novembre quando, durante il ritorno in treno dopo la mattinata passata a scuola, la prof. Quadrella lamentava accoratamente che in tutta la scuola non si trovasse una postazione che consentisse al docente di turno di far decorosamente vedere un film alla sua classe.
Con lei c'erano la prof. Therral e il professore Integralista di Religione, che hanno unito le loro rimostranze alle sue. Alla fine, sazi di lamentele, han cominciato a pensare dove e come procurarsi i fondi per allestire una vera e funzionale aula video, e nel giro di pochi minuti si erano accordati per organizzare una lotteria per la scuola. Si sono spartiti i compiti, ed ecco che la mattina dopo, previa un rapidissimo colloquio con la Preside che aveva dato il suo benestare, la Lotteria ha cominciato ad assumere consistenza. Il terzo giorno alcuni commercianti di St. Mary Mead, opportunamente sollecitati, avevano offerto dei premi e ogni classe era stata dotata di un congruo numero di blocchetti di tagliandi con i numeri da vendere.
Personalmente ritengo che non faccia parte dei compiti di un insegnante gestire vendite a scopo benefico né organizzare raccolte fondi (mentre lavoro sempre con gran piacere alla Mostra del Libro, che mi sembra assai più consona al mio insegnantesco ruolo) ma, dal momento che nessuno mi aveva chiesto di industriarmi in alcun modo per la Lotteria, mi sono limitata a non comprare biglietti e a lasciare nelle mie ore qualche minuto ai ragazzi per organizzare i loro rendiconti e raccogliere i soldi - oltre a elargire qualche generico e assai meritato complimento alla prof. Therral per la velocità e l'accortezza con cui aveva organizzato il tutto.

La sera del quarto giorno, quando ormai le vendite fervevano e i blocchetti di numeri andavano e venivano in gran copia, la prof. Therral ha ricevuto una telefonata da parte del Presidente del Comitato Genitori (di cui ignorava financo l'esistenza, come quasi tutti noi del resto) che si lamentava di come detto Comitato non fosse stato coinvolto e di come perciò si fosse sentito scavalcato.
Repressa la fortissima tentazione di mandare il Presidente del fantomatico Comitato diritto filato a Fanculo, la prof. Therral è ricorsa a blande parolette con cui ha cercato di calmare l'irritato Presidente e di scusarsi del grave delitto di aver tentato di fare qualcosa per risolvere un problema oggettivo al quale il BarbaComitato non aveva mai minimamente mostrato di interessarsi*. Più avanti è venuta a sapere per vie traverse (in un paese per vie traverse si vengono sempre a sapere valanghe di cose che talvolta sarebbe più decoroso che restassero occulte) di come la Preside, parimenti redarguita dal Presidente del Comitato dei Genitori, fosse sgusciata come un anguilla dichiarando con grande mendacità che lei di questa storia della Lotteria non era stata minimamente informata. Tutto ciò, comprensibilmente, non ha fatto piacere alla prof. Therral, che in somma delle somme dalla Lotteria non aveva alcuna speranza né intenzione di ricavare un singolo centesimo per suo uso personale, ma solo un consistente aggravio di lavoro, il tutto in un periodo in cui, nei ritagli di tempo, stava pure gestendo un trasloco.
Ad ogni modo è stato deciso di sospendere la vendita dei biglietti e di aspettare i Consigli di Classe Con Genitori, di lì a pochi giorni, per presentare l'iniziativa ai genitori in questione (i quali genitori, peraltro, da qualche giorno stavano comprando biglietti in quantità e sollecitando parenti e amici a fare altrettanto).
Così l'iniziativa è stata fermata (teoricamente), e allora il Comitato dei Genitori ha fatto sapere che non intendeva fermarla, e allora l'iniziativa è ripresa. La Preside non ha più dato segni di vita e ha lasciato che la Natura facesse il suo corso, in parte convinta a ciò anche dall'accorta mediazione della VicePreside.
Nel frattempo i ragazzi continuavano imperterriti a vendere biglietti (e tenendo conto che siamo una scuola che a malapena arriva a 200 alunni, ne hanno venduta una quantità invero assai ragguardevole).
Infine c'è stato il sorteggio dei premi, le varie ceste hanno smesso di ingombrare la Sala Insegnanti e la prof. Therral ha fatto il bilancio definitivo, talmente lusinghiero da consentire l'acquisto di due LIM e relativi computer oltre all'allestimento della Postazione Video**, grazie a una piccola giunta offerta dalla scuola.

Qualche settimana dopo sono arrivati i tecnici e hanno montato le LIM. 
A quel punto è arrivata dalle elementari Maestra Tina, e si è molto lamentata che il Comitato Genitori fosse entrato nella nostra scuola senza autorizzazione e avesse montato le LIM impicciandosi troppo, e perché si erano impicciati tanto***? Il Comitato Genitori non avrebbe dovuto allargarsi così, ledendo la Sacra Autonomia della scuola, né noi avremmo dovuto permetterglielo.
E' seguita un accanita discussione tra Maestra Tina e la nostra VicePreside, che con grande fermezza ha sostenuto che 1) chi era entrato nella nostra scuola era autorizzato eccome, e 2) se Maestra Tina si fosse fatta una buona teglia di cavoli suoi non sarebbe poi stato questo gran male. In tutto ciò, ovviamente, la Preside non si è immischiata né tanto né poco. In compenso la prof. Therral si è sentita redarguire per l'ennesima volta per la grave colpa di aver fatto qualcosa per la sua scuola e, nonostante non abbia un carattere particolarmente acido, se ne è alquanto risentita e ha promesso e giurato che la prossima volta che le verrà l'incauta idea di organizzare alcunché si siederà in poltrona aspettando che tale malsana idea le passi. 
Vorrei poter aggiungere che ha comunque avuto il sostegno morale e il conforto di tutto il corpo docenti della scuola media di St. Mary Mead ma, ahimé, non posso: più di un insegnante ha osservato che questo avrebbe potuto essere fatto meglio, che quest'altro tanto bene non andava e via dicendo. Mi sono ben guardata dal riferire questo tipo di commenti alla prof. Therral, ma temo di dover ammettere che questa mia discrezione è rimasta un caso abbastanza isolato.

Comunque le LIM ci sono. Non funzionano molto bene, al momento, e nessuno è ancora riuscito a spiegare alla Dirigenza, o almeno al prof. Jorge, che per le LIM servirebbe anche un po' di manutenzione, ma si spera che le cose finiranno per sistemarsi - e soprattutto che prima o poi il proiettore nuovo per la postazione video arrivi.

*il suddetto Comitato è trasversale, nel senso che è costituito da genitori di tutti i plessi dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, dalle materne alle medie, e si occupa soprattutto dell'organizzazione delle feste di fine anno.
**in compenso la postazione video ancora langue - con mio estremo disappunto, visto che il sorteggio delle LIM in questione NON ha favorito la mia classe.
***forse perché di mestiere uno di questi genitori del BarbaComitato vende LIM, e ricorrendo a lui i tempi di installazione si sono notevolmente accorciati.

Questa storia, rigorosamente unplugged, non è un pesce d'Aprile e nessun pesce è stato maltrattato durante la produzione di questo post.

giovedì 29 gennaio 2015

Consiglio di Classe col botto

(non lo sapevo, ma il Muro del Suono ha una sua apparenza fisica)

Prescrutini paciosi per la Prima Effervescente.
"Come vanno le programmazioni?".
"Tutto bene".
"E come funziona la classe?". 
"Funziona bene, a parte la Poverella".
"Eh, ma la Poverella, si sa".
"Vabbe', allora passiamo alle proposte per il voto di condotta".
"Massì, passiamo alle proposte del voto di condotta".
E stavamo appunto paciosamente questionando se a Ermengarda andava messo otto o nove (per la cronaca, stava prevalendo il nove).
Poi un tremito, un forte tremito. Le finestre si scuotono bruscamente. I vetri sembrano voler schizzare verso l'alto. E un boato. Forte.
"Il terremoto?!?"
"Accidenti che scossa!"
"Scappiamo?"
"SCAPPIAMO!".

Otto anguille guizzano a tutta velocità fuori dalla scuola. Il tragitto è molto breve, ma lo compiamo davvero a tempo di primato.
Fuori però non trema niente, tranne Inglese che ha lasciato dentro la giacca.
La Custode, che è scappata perfino più in fretta di noi, ha già raccolto informazioni.
"Prof, sembra un esplosione, più che un terremoto".
L'unica esplosione che ho sentito in vita mia è stata quella della notte dei Georgofili, nel 1993, ma era molto diversa. Comunque per me esplosione = attentato, e un attentato a St. Mary Mead mi suona abbastanza improbabile.
"Sarà stata la caldaia?" suggerisce Fisica guardando con sospetto il fumo bianco-grigio che esce dal comignolo della scuola.
"Mah, non si direbbe".
"Veniva da giù" osserva la Custode "Dove c'è la ferrovia".
Le fa eco un treno che, poco più sotto, si snoda tranquillo.
La Palmina armeggia col cellulare. Da qualche tempo controlla spesso le scosse di terremoto, perché giura di sentirne moltissime anche se leggere (dopo le scosse di Dicembre tutti abbiamo imparato che esistono siti internet che segnalano tutte le scosse di tutta Italia).
"Qui non dice niente" assicura "Segnala solo una piccola scossa stamani, ma da tutt'altra parte".
Qualcuno chiama qualcun altro che lavora in non so quale ufficio per la sicurezza: siamo a St. Mary Mead, dove tutti hanno cognati o amici carissimi che lavorano proprio lì, dovunque sia il che ti serve.
Dall'alto vediamo i bambini delle elementari, prontamente fatti uscire, che scorazzano giocosi. Più che un terremoto o un attentato sembra un idillio, di quelli di Teocrito.
"Se ci dicessero che non è un terremoto io rientrerei a fare i Consigli" osserva Inglese leggermente livida per il freddo "Tanto, se non li facciamo oggi ci tocca farli in un altro giorno".
"Vai a prendere la giacca, intanto, altrimenti non farai più nessun Consiglio!".
Inglese prova a seguire il suggerimento ma si ferma ben prima della soglia "Non ce la faccio" confessa.
Qualcuno va a prenderle la giacca e ne approfitta anche per recuperare due cellulari e una borsa.
Infine Tecnologia smette di parlare al telefono. 
"All'Ufficio dicono che non è stato né un terremoto né un esplosione, ma un aereo che ha rotto il muro del suono*".
"Un CHE?".
"Un aereo che ha rotto il muro del suono".
Ci guardiamo straniti.
"Si, sembra che faccia proprio così quando un aereo rompe il muro del suono".
"Beh, questo non ha rotto soltanto il muro del suono" stabilisce Inglese irritata.
Tutti ne conveniamo.

Per farla breve rientriamo, un po' infreddoliti, e proponiamo rapidamente voti di condotta per tutti. Inizia poi il Consiglio successivo, mentre scrivo un rapido verbale: "Intorno alle ore 15.30 la seduta è bruscamente interrotta per una violenta scossa dovuta a un aereo che ha rotto il muro del suono. La seduta è ripresa dopo un quarto d'ora".
Sono sempre molto precisa, quando scrivo i verbali.

*L'aereo, o forse gli aerei, stavano inseguendo un aereo sospetto che sembra essersi poi rivelato per niente sospetto. Una piccola ricerca mi ha permesso di scoprire che negli anni 40 del secolo scorso la rottura del muro del suono da parte di un aereo era evento relativamente comune, mentre poi è andato scomparendo. Questo spiega anche perché nessuno di noi lo ha minimamente riconosciuto.