Il ministro Valditara contro i dinosauri: una sfida ancora aperta
Durante l'estate il ministro Valditara si è mantenuto piuttosto attivo. Dedico l'ultimo post di questa miniserie (qui e qui i primi due episodi) a un piccolo riepilogo di questo suo attivismo con una sorpresina finale.
Per prima c'è stata a Maggio l'avvincente polemica sui dinosauri seguita a una dichiarazione relativa appunto ai dinosauri, che secondo il Ministro in terza elementare venivano studiati troppo ed erano un argomento inutile.
E qui si potrebbe aprire, come in effetti si è aperta, una piccola ma nutrita polemica su cosa sia effettivamente inutile nei programmi di scuola. Al di là della maggiore o minore utilità effettiva del conoscere le varie specie di dinosauri, su cui naturalmente ognuno è libero di avere le sue opinioni magari suffragate da ampie conoscenze in materia, e tenendo conto che a scuola tutto è utile oppure niente è utile a seconda del contesto e del modo con cui viene fatto, c'è da dire che i programmi di scuola sono morti e sepolti da gran tempo e sono stati sostituiti da ben più efficaci linee guida ministeriali che lasciano ampio margine di manovra al docente che, nel caso improbabilissimo ma pur sempre possibile che si ritrovi in una classe dove dei dinosauri non gliene frega niente a nessuno, può sempre destreggiarsi e bordeggiare coltivando altri argomenti più consoni agli interessi della sua utenza; ma soprattutto che i dinosauri di solito piacciono da matti all'utenza in questione, e questo da solo è un buon motivo per dedicarcisi perché quando la classe è interessata è facilissimo avviare ampie ed interessanti programmazioni che insegnano modalità di lavoro, di ricerca e di analisi critica e consentono millemila agganci ai più vari rami dello scibile umano e bestiale e dell'espressione artistica (provare per credere).
A Luglio è poi ritornata la Gran Questione dei cellulari, e il Ministro dell'Istruzione e del Merito ha partorito una circolare che ha rovesciato su di noi gran quantità di acqua fresca (molto gradita in questo periodo dell'anno) ove si spiegavano i grandi effetti negativi causati da un uso prematuro del cellulare e in somma il cellulare in classe non si potrà più usare nemmeno per scopi didattici. Non ho idea di quanto e come verrà applicata la circolare, che consente comunque l'uso di tablet e computer*, della scuola o privati. Qualche cellulare comunque per forza di cose è destinato a contaminare con la sua immonda presenza il sacrario scolastico perché alcuni alunni li usano per questioni sanitarie** o per programmazione individuale.
Infine il 7 Agosto, a sorpresa, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha scodellato, non richiesto da alcuno, delle nuove linee guida per Educazione Civica, dove sarebbe tra l'altro evidenziata l'importanza di promuovere la formazione alla coscienza di una comune identità italiana come parte della civiltà europea e occidentale nella sua storiae, di conseguenza, viene evidenziato il nesso tra senso civico e sentimento di appartenenza alla comunità nazionale definita Patria, concetto espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione.
Ammetto di aver trovato urticanti queste linee guida dalla prima all'ultima parola, e se qualcuno spera seriamente di sentirmi parlare in classe di Patria, con tanto di lettera maiuscola, bene, liberissimo lui di aspettare e ancor più libera io di ignorare le sue aspettative. Non devo tuttavia essere l'unica ad aver provato una certa qual irritazione davanti all'improvvido documento perché il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha solertemente emesso il parere consultivo che era tenuto ad esprimere cenciando senza pietà le linee guida dalla prima all'ultima riga, criticandone modi, tempi, lessico, criteri di fondo, mentalità di base (piuttosto antiquata) e deprecando che in tanto profluvio di parole non ci fosse mezza riga sulla di parità di genere e gli interventi contro le violenze di genere***.
Così da una parte abbiamo delle linee guida che lasciano ampio spazio di manovra ai docenti, e dall'altra un parere consultivo che volendo il Ministero dell'Istruzione e del Merito può tranquillamente ignorare (come ha fatto già altre volte).
Ignoro quali saranno gli sviluppi e anche se ci sarà il solito dibattito che spesso infuria in questi casi.
Io però ammetto senza remore che del ministro Valditara sono ormai da gran tempo più che sazia.
*il problema che si pone è che, mentre un cellulare ce l'hanno praticamente tutti, il tablet non è sempre in tutte le famiglie. La circolare quindi secondo me è classista, oltre a ledere le prerogative dell'insegnante. Vedremo come si evolverà la cosa, perché al momento non mi sembra che nessuno si sia preoccupato di questo aspetto della questione. D'altra parte si sa che i ministri vanno e vengono, e alla fine una circolare non è una legge.
**ebbene sì, questioni sanitarie. Per esempio gli alunni diabetici ormai si misurano la glicemia con apposita app, ma immagino che ci siano altri tipi di terapie che funzionano per via elettronica.
***Tema, questo, che almeno a St. Mary Mead è particolarmente sentito ed era alla base di numerosi interventi e laboratori anche prima dell'ennesima introduzione dell'Educazione Civica a scuola.
Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da
Com'è noto i Saraceni un tempo erano detti anche Mori (da Kimono Cats on Cups)
In questo secondo post della miniserie dedicata al mio amato ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (qui c'è il primo) andrò a raccontare di come costui abbia deciso di intervenire contro lo strapotere della religione islamica nel nostro patrio suolo e, già che c'era, anche contro l'autonomia delle scuole.
Inizierò con la prima di due precisazioni, entrambe indispensabili per seguire la vicenda in tutte le sue implicazioni, e parlerò per prima cosa di messer Ramadan, causa involontaria e assai pretestuosa di tutta la vicenda.
Si tratta di una festa religiosa assai importante per il calendario islamico e dura 29 o 30 giorni, a seconda dell'anno, in un periodo scelto in base alle fasi lunari. Come tutte le feste del ciclo lunare (ad esempio la nostra Pasqua, collegata alla Quaresima e al Carnevale) è una festa mobile. Al contrario però della Pasqua cristiana, che è inserita in una forbice di tempo tra Marzo e Aprile e lì rimane sempre, il Ramadan può cadere in qualsiasi periodo dell'anno perché l'anno musulmano è più corto di una decina di giorni rispetto all'anno solare.
Durante il periodo del Ramadan chi lo osserva non può mangiare né bere durante l'arco della giornata e solo dal tramonto in poi si può rifocillare. Si tratta quindi di un periodo piuttosto debilitante sul piano fisico e sono previste una gran quantità di esenzioni per chi è in età di crescita, malato, anziano eccetera. La fine di questo periodo penitenziale prevede una grande festa che coinvolge tutti i fedeli, compresi quelli che il Ramadan non l'hanno potuto fare.
Tutto ciò non dovrebbe riguardare in alcun modo le scuole, almeno fino alla terza media compresa, perché bambini e giovinetti fanno parte delle categorie esentate dall'obbligo del digiuno diurno. In realtà qualche strascico arriva anche a noi perché abbiamo sempre qualche caso di ragazzini entusiasti che cercano comunque di praticarlo, il che gli complica abbastanza la vita soprattutto al momento degli allenamenti sportivi. Per quanto ne so, comunque, dopo qualche giorno i più lasciano perdere (con grande sollievo degli allenatori e, suppongo, anche delle famiglie).
La seconda premessa riguarda il calendario dell'anno scolastico in Italia, che è deciso in massima parte dalle Regioni; ogni scuola però ha un gruppetto di giorni di vacanza supplementari da distribuire come meglio crede e che di solito usa per consentire ponti o allungarne la durata, anticipare le vacanze di Natale, prolungare quelle di Pasqua eccetera, ma niente impedisce di piazzare per esempio un paio di giorni dopo la chiusa del quadrimestre, oppure per la Festa della Donna o qualsiasi altro giorno, o anche di piazzare i giorni tutti insieme per consentire a chi vuole di andare a farsi una settimana bianca senza perdere troppe lezioni. Roba così, piuttosto concreta.
Il Collegio Docenti, in Maggio, vota la proposta di collocazione dei giorni di vacanza per l'anno successivo, con relative motivazioni didattiche, poi la palla passa al Consiglio d'Istituto (che di solito conferma senza batter ciglio) e infine il calendario viene pubblicato con apposita circolare. Il tutto avviene alla luce del sole e nel più pieno rispetto delle leggi di dio e degli uomini.
E veniamo infine al Grande Scandalo di Pioltello, che tanto starnazzìo ha causato e tante piume e penne ha fatto volare.
L'anno scorso l'Istituto Comprensivo* Iqbal Masih di Pioltello, piccolo comune dell'hinterland milanese che ha una discreta fetta di alunni di origine straniera, ha deciso di collocare uno di questi giorni in data 10 Aprile, in occasione della festa di fine Ramadan di quest'anno, quando buona parte della suddetta utenza di origine straniera se ne restava a casa con la famiglia a festeggiare. Tale sennato provvedimento puntava ad evitare di ritrovarsi le classi mezze vuote, che per gli insegnanti è sempre una gran scocciatura perché non sai mai bene cosa far fare a chi c'è. Del resto è anche possibile che in quell'occasione restasse a casa anche buona parte dell'utenza che con la religione islamica non aveva niente a che fare, perché "tanto a scuola in quel giorno non si faceva niente di che". Chiunque insegni, e anche parecchie persone che a insegnare non ci pensano nemmeno ma non sono state deprivate del buon senso da una genetica sfavorevole, converrà che si trattava di una buona idea - una sensatissima applicazione del motto chi schivare non può la propria noja /l'accetti di buon grado: un giorno di vacanza fa sempre piacere a tutti, ovunque sia collocato, né venivano lesi i diritti di alcuno.
Qualcuno**però deve aver pensato che quello era un eccellente pretesto per riproporre per l'ennesima volta il tema, carissimo alla Lega, dell'islamizzazione forzata imposta dagli immigrati a danno della religione cristiana, caposaldo dell'italica identità, ad uno stato debole e incapace di difendersi, e insomma quest'anno, stabilito che il tema di fantomatiche famiglie musulmane che cercavano di vietare il prosciutto a mensa a tutti gli alunni ormai appariva un po' logoro, il Qualcuno in questione ha mandato una segnalazione in proposito al ministro Valditara, che appunto della Lega fa parte, e che è stato ben lieto di cogliere al balzo la ghiotta possibilità di deprecare la deriva buonista della scuola verso gli immigrati.
Il grave caso è stato portato all'onore della stampa verso la metà di Marzo. Per primo è intervenuto il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture*** che ne ha parlato come di una scelta inaccettabile, contro i valori, l'identità e le tradizioni del nostro paese perché non è questo il modello di Italia e di Europa che vogliamo. Scopriamo così che i giorni di vacanza a disposizione del Consiglio di Istituto di una qualsivoglia scuola italiana devono essere accettati anche dal Ministro dei Trasporti, che evidentemente ha un dicastero dalle competenze assai vaste.
Il Ministro dell'Istruzione e del Merito****, invece di suggerire al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture di farsi una bella teglia di cavoli suoi invece di provare a intervenire nelle legittime scelte delle scuole, ha chiesto agli uffici competenti del ministero di verificare le motivazioni di carattere didattico che hanno portato a deliberare la deroga al calendario scolastico regionale e la loro compatibilità con l'ordinamento perché le scuole non possono stabilire nuove festività in modo diretto o indiretto ed era dunque suo dovere far rispettare la legge, la legalità, le regole (che forse gli sarebbe più facile far rispettare se ne avesse una idea almeno approssimativa), e a questo scopo ha stabilito di ordinare una ispezione alla scuola per controllare che tutto fosse in regola - che considerata l'assoluta inesistenza del problema, personalmente ho trovato una di quelle robe da lavare col sangue (molto sangue, aggiungo).
Tosto si sono scatenati gli opinionisti, in un rutilare di scioccherie degne davvero di miglior causa. Havvi chi ha stabilito solennemente che la cosa era molto grave perché le scuole non potevano istituire feste di loro iniziativa (che è senza dubbio vero, ma nessuno aveva istituito proprio niente), altri han proclamato che le scuole non dovevano avere una percentuale di stranieri troppo alta al loro interno, e non si capiva bene se le scuole in questione dovevano provvedere a sopprimere gli stranieri in sovrappiù o accantonarli in qualche scatolone (a parte il dettaglio che buona parte di quegli "stranieri" erano nati o almeno cresciuti in Italia e quindi sono stranieri per modo di dire) e qualche volpe ha perfino rispolverato l'idea di una legge che metteva un tetto al numero di stranieri che potevano essere accettati in una classe - insomma, il solito ciarpame che circola sempre in questi casi.
I docenti della scuola Iqbal Masih non sono rimasti a farsi crescere l'erba sotto i piedi e hanno scritto lettere di protesta e rilasciato dichiarazioni ai giornali e alle televisioni eccetera chiedendo tra l'altro un aiuto al Presidente della Repubblica***** - che non si è fatto pregare più di tanto per intervenire e pochi giorni dopo ha mandato una lettera alla scuola esprimendo "vicinanza e calore" e tutto questo genere di cose.
L'implacabile ispezione aveva rilevato irregolarità nella formulazione della delibera con cui era stato stabilito il giorno di vacanza - qualcosa, immagino, a quel punto dovevano pur trovare, a costo di rivoltare la scuola come un calzino. La delibera è stata corretta, immagino con l'aggiunta di un paio di virgole e la riformulazione di una frase, e il giorno di vacanza confermato perché, onestamente, non c'era proprio modo di impedirlo con la legislazione attualmente in vigore. L'ineffabile ministro dell'Istruzione e del Merito si era detto soddisfatto perché erano state corrette le irregolarità della delibera e così si potevano chiudere le polemiche da lui definite velleitarie e pretestuose (ma va'?)- e anche lui, immagino, a quel punto qualcosa doveva pur dire, anche se forse un dignitoso silenzio poteva essere una scelta non priva di valore dopo tutte le sciocchezze dette in precedenza.
Come sempre in queste occasioni la Chiesa ha seguito la vicenda con garbo e discrezione, commentandola con savie parole atte a placare gli animi e osservando per inciso che i musulmani festeggiavano volentieri Pasqua e Natale godendosi le apposite vacanze e dunque non c'era niente di male se le scuole tenevano conto anche delle loro feste; il problema però era che gli animi non avevano alcun desiderio di farsi placare, e dunque le polemiche sono continuate per qualche settimana, anche grazie ad interventi piuttosto improvvidi del ministro ed hanno anzi conosciuto un tentativo di ripresa assai drammaticheggiato quando durante il ponte mancato del 1 maggio, dove alcuni ritenevano che sarebbe stato più opportuno collocare il giorno di vacanza, il tasso di assenze degli alunni è stato piuttosto alto (cosa piuttosto normale, in effetti).
Quanto al ministro, qualche giorno dopo ha lanciato una nuova crociata contro lo studio dei dinosauri a scuola che non ha però riscontrato lo stesso successo, forse perché non risulta da alcuna fonte a noi nota che i dinosauri in questione fossero musulmani.
La Lega ha dunque conseguito il suo scopo, che era chiaramente quello di lamentarsi sempre e comunque dell'esistenza dei musulmani in Italia, lamentela da portarsi avanti sempre e comunque a costo di sputare sulle leggi italiane e sulle scuole italiane che le applicano ma ciò nonostante e alla faccia loro la legge sull'autonomia delle scuole è stata rispettata.
La scuola è usa a queste tempeste da bicchier d'acqua che la scuotono con una certa regolarità e che si placano dopo qualche settimana. Io però sono rimasta molto irritata nel vedere così calpesta e derisa l'autonomia dei singoli istituti per i capricci di un paio di ministri intemperanti.
* chiamasi Istituto Comprensivo un curioso agglomerato di scuole dell'infanzia, elementari e medie che da qualche anno va molto di moda. Anche qui, tutta roba normata da apposite leggi.
** qualcuno della Lega, viene da sospettare
*** cosa c'entrano i trasporti con le vacanze votate dal Consiglio di Istituto della scuola di Pioltello? Non molto, sembrerebbe. Tuttavia il Ministro dei Trasporti dell'attuale governo ama molto avviare crociate contro lo strapotere islamico.
**** che, guarda un po' le coincidenze, è anche lui della Lega.
***** il quale presidente aveva conferito poco tempo prima una onorificenza ad una di queste insegnanti per l'impegno mostrato durante la pandemia
L'attuale Ministro dell'Istruzione (e del Merito) è molto meno bello di questo pesce d'Aprile, ma non c'è dubbio alcuno che egli sia un perfetto Pesce d'Aprile.
Lui e le sue circolari.
Da dove viene il ministro Valditara?
Dalla Lega*.
Per quale motivo gli è stato assegnato un ministero?
Son misteri. Per ogni governo c'è sempre un piccolo (quando va bene) gruppo di persone cui viene assegnato un ministero per questioni di quote-partito, di amicizie influenti o vai a sapere.
Qualche volta poi il vero motivo è che il ministro, per quanto sconosciuto ai più, vanta una ammirevole competenza in quello specifico dicastero.
Sembrerebbe di capire che il ministro Valditara non rientri in questa categoria di illustri sconosciuti, perché di scuola sembra sapere o capire veramente il giusto. Oppure fa finta, non so: perché alla fine nel ramo dell'Istruzione lavorano più di 900.000 docenti, e più di 700.000 sono di lungo corso. Possibile che non uno solo di loro sia in rapporti di amicizia e parentela col ministro e non possa intervenire ad evitargli certi interventi davvero fuor di luogo?
Senza contare che detto Ministro lavora al Ministero, dove senza dubbio qualcuno che sa qualcosa di legislazione scolastica c'è. Ma non tra i suoi consiglieri di fiducia, par di capire.
E dunque, l''attuale ministro è stato messo nel dicastero dell'Istruzione (e del Merito, anche se in merito all'istruzione le sue competenze sono piuttosto esigue) con qualche oscura motivazione, oppure perché gli andava comunque assegnato un ministero e non sembrava il caso, visto il periodo che stiamo attraversando, di dargli gli Esteri o le Forze Armate. L'Istruzione in fondo è un ministero innocuo, e all'apparenza non c'è spazio per fare grossi danni se non ti metti in testa di fare (o al governo decidono che devi fare) qualche Grande Riforma.
Stai lì, prometti di fare grandi cose, ogni tanto dici qualche sciocchezza oppure riempi qualche vasca di acqua calda e questo è quanto.
Il ministro Valditara ha deciso di puntare sulle sciocchezze, più che sulle vasche di acqua calda; e siccome è un uomo di coscienza e non vuole mangiare alle nostre spalle limitandosi a scaldare la poltrona, di sciocchezze ne ha collezionate già parecchie. Ho deciso quindi di premiare questo suo attivismo dedicandogli non uno, bensì ben tre post - con la speranza che la mia sensibilissima coscienza non mi costringa a dedicargliene altri, ché ci sarebbero anche argomenti più interessanti di cui vorrei occuparmi.
In questa primo post quindi ripercorrerò quelle poche sue uscite che sono arrivate fino alle mie distratte orecchie, prima che si lanciasse nella Crociata Contro l'Istituzione della Festa del Ramadan.
A pochi giorni dal suo insediamento il ministro decise di mettersi in mostra affrontando un tema fresco e nuovo, ovvero quello dell'uso dei cellulari in classe, e a tal scopo provvide ad emanare apposita circolare; di cotal circolare a dire il vero non si avvertiva soverchia necessità, dato che si limitava a ripetere quanto detto sin dal 1998, e cioè che non era consentito agli studenti l'uso del cellulare per cazzi propri durante le ore di scuola. E grazie tante.
Visto che era a ripetere il già detto, in quella circolare si aggiungeva che L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”. Insomma l'uso del cellulare in classe è vietato tranne quando è consentito. E, di nuovo, grazie tante.
La storia in realtà ha anche un seguito, perché il Nostro, in non so quale trasmissione televisiva, qualche tempo fa dichiarò che l'uso del cellulare in classe sarebbe stato vietato anche se usato a fini didattici, e il divieto esteso anche ai tablet; tutto ciò serviva principalmente a fare scena perché in classe l'insegnante si muove in libertà, anche se col limite inderogabile del codice civile e penale e naturalmente il vincolo della Costituzione, ma se decide di coltivare fagioli o incenso, di fare collage e mosaici, di parlare di demografia o di traffico internazionale di droga e quant'altro, purché lo faccia a fini didattici è nel suo pieno diritto - e infatti spesso lo fa. E' raro che gli insegnanti di geografia coltivino fagioli a scuola e che Scienze Motorie metta le sue classi a lavorare con pietre, riso o pezzetti di carta colorati per fare mosaici, ma mai dire mai. Per tacere del fatto che ci sono da tempo classi 2.0 dove l'uso del tablet non solo è consentito ma pure obbligatorio, e anzi i tablet in questione sono pagati proprio dal Ministero.
Incurante (o forse ignaro) di ciò in una nota ufficiale del 24 Febbraio 2024 il Ministro ha mandato a dire che nelle linee guida in via di pubblicazione l'uso del cellulare in classe viene sconsigliato anche se è per fini didattici. Di più non si poteva fare e alla fine lo sconsiglio, anche se personalmente lo trovo abbastanza fuor di luogo (chi sei tu, per dirmi cosa devo fare in classe?) è, appunto, uno sconsiglio e niente di più**.
A Dicembre del 2022 c'era poi stata una sortita sull'umiliazione come fattore indispensabile di crescitache aveva suscitato un certo, comprensibile, disappunto: tutti sappiamo che l'umiliazione è talvolta inevitabile nelle alterne circostanze della vita e può talvolta produrre effetti positivi, se corroborata da adeguata riflessione ed introspezione; l'idea però di utilizzarla deliberatamente a scopi educativi evoca istantaneamente ricordi legati al buon vecchio olio di ricino e insomma non è stata percepita come un consiglio dei più opportuni; ci fu un certo brusìo di sottofondo e il Nostro quasi subito circostanziò, precisò, fece capire che era stato frainteso eccetera. Vivaddio, non mi risulta si sia impegnato a mettere nelle linee guida una esortazione agli insegnanti a usare in classe l'umiliazione a scopo didattico (ma, anche lì, mai dire mai).
Ci sono state diverse di queste tempeste da bicchier d'acqua, alcune della quali proprio da bicchier d'acqua non erano, e di solito sono sempre finite con il Nostro che spiegava, circostanziava e assicurava di essere stato frainteso. Il mondo della scuola comunque non le ha gradite e nelle Sale Insegnanti serpeggia verso di lui una certa qual irritazione da cui anch'io non posso dirmi del tutto esente.
Questo Natale infine è ritornato un tormentone ricorrente, ovvero la Scomparsa del Presepe dalle Italiche Scuole. Uno dei partiti di governo ha infatti presentato un disegno di legge intitolato niente meno che al Rispetto e tutela delle tradizioni religiose italiane che a quel che è trapelato del testo sembra un triste monito per tutti noi sugli effetti dovuti a un eccessivo uso di bevande ad alto contenuto alcolico.
Partiamo dalla presentazione della legge:
Alla garanzia costituzionale di libertà di religione e di culto non corrispondono né la facoltà, né tantomeno il dovere di ricusazione dei simboli religiosi, storici e culturali, i quali sono espressione valoriale della tradizione identitaria del popolo italiano. Consentire la trasformazione delle sacre festività cristiane in altra anonima tipologia di celebrazione costituirebbe una discriminazione nei confronti degli alunni e delle rispettive famiglie praticanti la religione maggioritaria oltre che un attentato ai valori e alla tradizione più profonda del nostro popolo. Si rende dunque necessario un intervento legislativo che impedisca a taluni dirigenti di istituzioni scolastiche, universitarie di cancellare o chiamare in altro modo le celebrazioni e tradizioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana.
Sarebbe interessante capire di che accidenti stanno parlando, dal momento che non risulta che alcun Dirigente Scolastico abbia mai cercato di cambiar nome alle feste di Natale e di Pasqua. Si racconta bensì come in alcuni ambienti stia vagamente affermandosi una certa tendenza a parlare di generiche "feste" e perfino di "Stagione delle feste" in zona Natale, con l'intento di non vincolare alla parte religiosa di cotali feste chi religioso non è, ma nella scuola questa tendenza non ha ancora dato particolari segni, e mi sembra che qui in Italia abbia attecchito in modo davvero marginale anche fuori dal mondo della scuola.
Ma torniamo al disegno di legge, che nell'articolo 2 dice che negli istituti di istruzione pubblici è fatto divieto di impedire iniziative promosse da genitori, studenti o dai competenti organi scolastici, volte a proseguire attività legate alle tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana, come l'allestimento del presepe, recite e altre manifestazioni ad essi collegate al fine di ricordarne il loro profondo significato di umanità e il rapporto che le lega all'identità nazionale italiana e per impedire tutto ciò il Ministero dell'Istruzione stabilirà apposite sanzioni.
Tutto ciò non ha alcun senso: se le iniziative in tal senso saranno promosse dai competenti organi scolastici non si capisce davvero perché i suddetti competenti organi scolastici dovrebbero prima avviarle e poi impedirne il regolare svolgimento, al solo e unico scopo di complicarsi vieppiù l'esistenza, mentre se sono avviate da genitori o studenti, potranno svolgersi solo dopo apposita approvazione dei competenti organi di cui sopra (ovvero Consigli di Istituto, Collegi Docenti e Consigli di Classe) che, dopo averle approvate, vieppiù non si capisce perché dovrebbero impedirle. Anche se ogni tanto** qualche politico diffonde la leggenda di Dirigenti Scolastici che vietano l'allestimento di presepi, per quel che mi risulta si tratta sempre e comunque di leggende metropolitane che vengono sempre e regolarmente smentite.
Di fatto, copo la tempesta di Dicembre del disegno di legge non si è più saputo niente - sperando caldamente che non riemerga stile torrente carsico verso la fine del Novembre prossimo venturo.
Come spesso succede in questi casi, la Chiesa romana cattolica e apostolica ha portato le uniche parole sensate sulla deplorevole vicenda, non per bocca di qualche sacerdote alternativo ma facendo parlare il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e noto per essere persona abbastanza allineata al pensiero cattolico più ortodosso, che ha parlato di inclusione, rispetto delle altre credenze e ha sintetizzato il tutto spiegando che il presepe non si può imporre per legge, rischia di diventare antipatico, ricordando garbatamente come l'approccio alla religione cattolica in Italia sta cambiando (ovvero che l'identità nazionale italiana non è più così strettamente collegata alla religione cattolica).
Non parendo che la questione del Natale a scuola fosse stata trattata con sufficiente spazio, il ministro Valditara ha ritenuto opportuno mandare il 21 Dicembre dal sito del Ministero una lettera a tutto il personale scolastico che era una vera sviolinata sullo spirito del Natale, l'importanza dello spirito del Natale e l'effetto positivo e fecondo del vero spirito di Natale nel costruire un mondo migliore; e per carità, non metto in dubbio la bontà dell'intenzione, ma confesso di aver trovato l'epistola piuttosto pallificante: alla fine, puoi chiamarlo Spirito del Natale, oppure buonismo, oppure buona volontà, ma di fatto non è una cosa strettamente collegata al Natale e puoi ben praticarla anche se per te Natale è solo un nome proprio di persona.
Tuttavia dopo il Natale (abbastanza dopo, quest'anno) è arrivato il Ramadan (continua...)
Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris
* anche perché non riesco a immaginare quale mai altro partito, per quanto male in arnese, avrebbe voluto prenderselo.
In realtà, come spiega Pellegrina in un lungo ed esaustivo commento, il percorso politico di Valditara è stato più complesso di quel che credevo, e soprattutto l'uomo si è già occupato più volte di scuola.
** ma su questo tema c'è stato un seguito, che sarà il tema del terzo post della miniserie.
*** ovvero una o due volte all'anno, guarda caso in corrispondenza delle feste di Natale e di Pasqua.
Di primo mattino, sorseggiando il caffè, navigavo placidamente su Facebook. Qualche gattino, qualche coniglietto, qualche draghetto...
E l'ennesima disamina sul Liceo Classico. Pòle, esso liceo classico, essere una buona scuola? Pòle formare le giovani menti? Ha un suo specifico surplus che lascia dentro ai giovinetti che lo frequentano quel certo nonsoché?
La Gran Questione del Liceo Classico viene fuori spesso, non soltanto nella stagione delle preiscrizioni. Stavolta mi ha toccato più da vicino perché ne parlavano persone di cui sono solita condividere le opinioni e che analizzavano la questione in modo più approfondito e sensato dei consueti richiami al latino che apre la mente e consimili.
Eppure, anche così, non ero d'accordo.
E quando mai sono d'accordo con qualcuno se si parla del Liceo Classico?
Di fatto il solo pensiero che esiste il Liceo Classico mi fa venire l'orticaria.
Eppure, ripensandoci, non mi sono poi trovata male a fare il liceo classico. E ho fatto un classico liceo classico, con tutta la gioventù bene di Firenze e anche con un sacco di gente che con la Firenze bene non aveva molto a che spartire.
Ho avuto fortuna, certo; ma con la scuola un po' di fortuna è indispensabile perché ci sono troppe varianti.
Ho avuto la gran fortuna di incrociare la prof. De Divinis al ginnasio, che era preparatissima e molto brava e assai empatica, ma che non era probabilmente un caso così raro. La prof. De Divinis ha anche molto ben amalgamato la classe, ma forse ci saremmo amalgamati lo stesso. E poi avevo un sacco di persone simpatiche, in classe - e lì si rientra nell'ambito della fortuna. Fossi finita nella classe parallela, ne avrei trovate ben di meno.
Studiavamo tutti abbastanza volentieri - beh, quasi tutti. E alcuni del gruppo dei simpatici son rimasti per strada perché sono andati in sciopero e l'unica cosa era fermarli. Anche allora, da alunna, capivo che i professori non avevano potuto fare diversamente. Alla fine non era gente irragionevole, e han sopportato tutti il mio notevole impaccio col greco con una certa comprensione, senza fermarmi.
D'altra parte io avevo un notevole dente avvelenato nei confronti della cultura classica, anche se a guardare la mia libreria non si direbbe. Di fatto, molti autori mi piacevano, ma deprecavo parecchie cose nella cultura classica; e poi per me il mondo cominciava con l'arrivo dei barbari. Del resto, ognuno ha le sue idiosincrasie.
Mi seccava molto il fatto che mia madre mi avesse iscritta al liceo classico come si porta un pacco alla posta. Ai miei il fatto che io facessi proprio quel liceo classico che loro non avevano potuto fare perché le famiglie non avevano voluto rischiare piaceva molto. A me, molto meno.
Anche lì, idiosincrasie.
Deprecavo che ci fosse poca matematica, ma onestamente con l'insegnante che avevamo è stato meglio così perché comunque non avrei potuto imparare granché. E poi fisica mi annoiava a morte, anche se forse con un insegnante che ci capiva qualcosa magari ci avrei capito qualcosa anch'io. Gli insegnanti comunque sono un terno al lotto e secondo me lo saranno sempre, qualsiasi sistema di arruolamento si scelga.
Non ricordo che ci chiedessero niente di improponibile - anche se eravamo una utenza ben selezionata; tuttora però chi va al liceo classico ha una certa propensione allo studio teorico, a meno che i suoi genitori non siano dei perfetti idioti. Anche chi era stato mandato al liceo classico perché il liceo classico era l'unica scuola proponibile in società si arrangiò, bene o male.
Ai genitori tremebondi che mi chiedono "Vorrebbe fare il classico. Secondo lei è in grado?" rispondo di solito con un "Le assicuro che non c'è idiota che non riesca a raccattare una maturità classica". Per la cronaca, quelli che rimasero per strada e non riuscirono a prenderla non erano affatto idioti, e sospetto che soffrissero come me di idiosincrasia - più forte della mia, evidentemente; perché io deprecavo diverse cose della cultura greca e latina, ma alla fine la letteratura mi piaceva tutta e quindi quel che studiavo non mi dispiaceva.
Non so se davvero il liceo classico forma le persone e non sono affatto sicura che garantisca un metodo di studio: quando arrivi all'università le cose cambiano parecchio e il metodo liceale non funziona granché. Ad ogni modo il mio metodo di studio me lo sono formato appunto all'università (dove ho sempre fatto piuttosto bene) ed è strettamente individuale; e poi nel frattempo ero cresciuta.
Sull'effettiva utilità del liceo, classico o non classico, nutro parecchi dubbi ma non c'è dubbio che, come tutti i licei, sia un utile parcheggio che aiuta i ragazzi a capire meglio chi sono, cosa vogliono eccetera - anche se, a dirla tutta, non ci sono grosse garanzia nemmeno in quel senso e magari cinque anni di impostazione liceale possono perfino impedirti di capire che il tuo campo è in quelle lande che il liceo non accosta nemmen di lontano. Comunque, è una onesta possibilità.
Non sono sicura che manderei volentieri i miei figli (che non esistono) al liceo; ma se fossero esistiti e avessero voluto fare il liceo non avrei mosso un dito per impedirglielo. A che titolo, del resto? L'indirizzo di studio è sempre un terno al lotto.
Mentre rimuginavo questi e molti altri pensieri profondi (talmente profondi che il rischio di annegare nell'acqua calda era davvero molto forte) mi sono tuttavia sovvenuta di un piccolo e insignificante dettaglio di cui nessuno sembra tenere conto: quando compri il liceo classico, o l'istituto alberghiero o la scuola d'arte, compri un pacco il cui contenuto è tutto da scoprire.
Non esiste il Liceo Classico. Esistono una serie di scuole che hanno la targhetta con su scritto "Liceo Classico" e che contengono di tutto. E, soprattutto, esiste il singolo alunno che ha fatto il liceo classico in una determinata classe, con determinati insegnanti e con determinati compagni in un determinato ambiente sociale, culturale e storico. Io ho fatto il classico negli anni di piombo, altri lo hanno fatto nei ruggenti anni 80, o negli anni immediatamente successivi al 68 (dove gran parte degli insegnanti si dettero una notevole e assai salutare regolata) o alla fine della Guerra Fredda o con l'arrivo delle prime ondate di stranieri o in tempo di pandemia. Quel che succede fuori dalla scuola influisce sempre molto su quel che succede dentro la scuola.
Le declinazioni latine o i quattro tipi di periodo ipotetico sono piccoli accidenti inseriti in un contesto molto più complesso. Una scuola è quel che i docenti provano a insegnarti (con alterne fortune), più tutto quel che succede intorno a te più le novità che arrivano, anche quando vieni da una famiglia tranquilla e vivi in ambiente protetto (per quanto quasi nessuna famiglia è davvero tranquilla e quasi nessun ambiente è davvero protetto); e una scuola è anche la tua vita in quegli anni, nel bene e nel male. Quando entri in una scuola superiore non sai cosa ci troverai, cosa ci vorrai trovare e come cambierai in quegli anni*. E dunque una scuola inventata da Napoleone due secoli e passa fa - e che inaugurò comunque il concetto del giovane virgulto che studiava un tot di anni invece di tirare avanti a precettori o seminari - può avere un senso ancora oggi, probabilmente. Quel che conta davvero è avere una certa inclinazione ad andarci, e soprattutto avere un po' di fortuna.
Che poi oggi puoi anche cambiare idea a metà percorso senza troppi danni, e questa secondo me è una cosa molto, molto buona**.
* sì, è così anche per i primi ordini di scuola; ma quelli sono unificati e quindi non c'è niente da scegliere, ti capitano in sorte e basta
** comunque, se proprio deve essere liceo, secondo me lo scientifico è meglio. A meno che non si abbia una grande e profonda affezione per la grammatica e la linguistica. Allora sì, il Liceo Classico è la scelta giusta e farà di te una persona felice quando apri i libri di scuola per ben cinque anni.
Entrambi, potendo. Altrimenti, quello che avete più facilmente sottomano o che preferite, tanto sono entrambi buonissimi
Ordunque, è mia malsana intenzione dedicarmi oggi ad un tema assai serioso, ovvero quello dell'uso dei prestiti stranieri in italiano.
Premetto che non ho nulla in contrario alle iniezioni, anche in dosi massicce, di parole straniere nella mia lingua nativa. Sono una dama hejan abbastanza acculturata da sapere che nei prestiti stranieri le lingue ci han sempre sguazzato alla grande.
Quanto all'italiano, lingua di frontiera per antica tradizione di una terra che dalla notte dei tempi si lascia visitare (e anche invadere) con grande facilità, sappiamo che di parole straniere è pieno e ben impastato come un dolce di Natale è pieno di canditi, uvette e zuccherini. Parole di origine greca, longobarda, araba, francese, spagnola, tedesca hanno sempre pascolano felicemente fianco a fianco delle parole di origine italica, e del resto è ben noto che l'incontro con le culture e le mode straniere arricchisce le lingue e le fa crescere, mutare ed evolversi. A volte magari si esagera un po', ma di solito la febbrata passa in pochi anni e il corpo estraneo viene incorporato nella lingua (manga, fan, medley), addomesticato (matriosca, sciantosa, brioscina) e più spesso, dopo qualche anno, tradotto (tramezzino, fine settimana).
A volte le ondate sono belle massicce, specie quando l'invasione di parole è stata preceduta da una invasione di truppe conquistatrici - da una di queste invasioni per esempio la lingua anglosassone non si riprese mai più e dal calderone nacque l'inglese, che andrebbe forse chiamato anglonormanno ma che è comunque lingua più che degna e che ci ha regalato una letteratura di grandissimo pregio.
Talvolta però l'impressione è quella di una gigantesca presa di giro.
Morbus Anglicus è un celebre (in alcuni ambienti) articolo pubblicato nel 1987 da Arrigo Castellani, esimio linguista che per vari anni ha insegnato Storia della Lingua Italiana all'Università di Firenze - un eccellente studioso che però molti dei suoi allievi consideravano alla stregua di un pazzo furioso appunto per questa sua paura di una invasione di termini inglesi, che suggeriva di adattare variamente, talvolta italianizzandoli (come nel caso di sanguiccio, che avrebbe dovuto rimpiazzare il sandwich e che oggi è tornato panino o al più tramezzino, oppure il mirabile coccotaglio che avrebbe dovuto sostituire il cocktail) e talvolta traducendoli (come nel caso di entredima, che avrebbe dovuto sostituire week end, sopravvissuto ormai da tempo rimpiazzato dal ben più banale fine settimana nella maggior parte dei casi).
L'articolo comunque suscitò un certo vespaio che andava ben oltre gli scherzi e i lazzi degli irriverenti universitari (nel cui numero mi pregiavo di appartenere) ed esimi linguisti discussero il curioso fenomeno, alcuni convenendo che la nobile lingua italiana stava andando in gran decadenza per colpa di sì dissennati prestiti, altri che il problema era in verità assai contenuto e tante volte si era già presentato e altrettante volte era stato agevolmente superato. Ad ogni modo il sanguiccio (o sanduiccio, a seconda di come si decida di traslitterare il gruppo dw, e in italiano, almeno nei tempi andati, la traslitterazione più corretta era appunto -gu-) e l'entredima non hanno mai attecchito molto, al di là della divertita cerchia degli allievi che si divertivano assai ad offrire coccotagli agli amici in visita, e anche le mission e le vision che usavano molto negli anni Novanta tra i manager rampanti hanno ormai un certo consolante tocco d'antan.
In compenso però adesso sta piovendo di tutto dall'inglese, o meglio dall'americano, molti dei più convinti sostenitori dell'innocuità del morbus anglicus hanno visto assai indebolite le loro convinzioni e si sono fatti ben più catastrofisti in materia ammettendo di aver sottovalutato il problema e anch'io sto cominciando ad avvertire i sintomi di una certa saturazione.
Il punto è che, mi sono accorta con orrore, sono cominciati a entrare in scena i verbi. E questo non mi piace perché incastrare un verbo inglese in una frase italiana produce risultati atroci per le mie orecchie - anche perché i parlanti che esibiscono sì orripilanti frasi mostrano chiari segno di conoscere male l'italiano e peggio ancora l'inglese. Non ne viene fuori una lingua ancora ibrida prodotta da persone ormai abituate a pensare contemporaneamente in due lingue e a riportare dalla loro seconda lingua la parola o il concetto che nell'altra lingua un vero equivalente non ce l'ha - quello, probabilmente, mi piacerebbe o comunque mi ci adatterei di buon grado perché si sa, la lingua la fa il parlante, e il gergo pure. Ma spesso e volentieri ne viene invece fuori un pastone che gli stessi maiali, per quanto onnivori, faticherebbero assai a mandare giù.
Non posso farci niente, quando sento parlare di qualcuno che hafatto outing- o, un minimo più correttamente, ha fatto coming out nel senso che è uscito allo scoperto, ha rivelato qualcosa di sé (di solito una sua preferenza in fatto di partner, ma ormai si usa per qualsiasi tipo di rivelazione destinata a fare una certa impressione su chi ascolta) mi si attorcigliano abbastanza le budella perché la frase che ne risulta è orripilante sia in italiano che in inglese. Comunque gli anni ci riveleranno se fare coming out diventerà un verbo stabile in italiano, come fare la partenza o far finta di niente, oppure se verrà addomesticato in qualche modo.
Di fatto, molti dei prestiti inglesi entrati negli ultimi tempi in circolazione sembrerebbero presumere una certa dimestichezza con la lingua inglese - che invece in Italia al momento scarseggia - e invece di introdurre concetti nuovi che la nostra lingua ancora non contiene danno l'impressione di una traduzione maldestra improvvisata al puro scopo di dare un tono di distinzione al discorso; senza grandi risultati, peraltro, perché, insomma, come di fa a prendere sul serio qualcuno che ti parla di decision makingo di problem solving? E cosa si deve pensare vedendo annunciare trionfalmente sulla copertina di un libro di testo che dentro c'è anche la flipped classroom, che già fa ridere anche in italiano (classe capovolta) e che, insomma, consiste nientemeno che nel mettere in cattedra uno o più allievi a riferire i risultati di un lavoro o di una ricerca - che non solo è una pratica comunissima oggi in base alle più moderne tecniche didattiche, ma lo era già quando facevo le elementari e ci chiamavano alla cattedra per esporre le varie ricerche sulla taiga, Mozart, Alessandro Volta e Giacomo Leopardi? Quanto a classroom come prestito inglese mi sembra ben al di là del ridicolo e dell'inutile. Se proprio si vuol fare una robusta iniezione anche a livello sintattico di lingua inglese nella lingua italiana giusto per il gusto di infilarci dei concetti che anche in italiano già ci sono, per pietà, non sarebbe il caso di farlo fare a qualcuno che ha un po' la conoscenza di almeno UNA di queste eccellenti lingue che ci si accinge a manipolare, e usare un po' di criterio?
In conclusione: non credo che il peer learning (apprendimento tra pirla? Ma non mi sembra molto gentile, detto così) e il cooperative learning (imparare alla Coop? Perché no, organizzando delle attività anche molto valide per le scuole) metteranno a serio rischio la struttura e l'essenza della lingua italiana, ma finché le mie povere budella sono ancora fragili e delicatine farò bene ad accostarmici con molta cautela, applicando insomma un indirizzo (way) di cautive learning.
La classe saluta rispettosamente la prof. Murasaki al suo ingresso in aula
Com'è noto, negli ultimi giorni la nostra classe politica è finalmente riuscita ad esprimere un governo che ha riscosso la fiducia dal parlamento, e abbiamo quindi un nuovo Ministro dell'Istruzione.
Per il momento, a dire il vero, il governo in questione non sembra ancora molto ansioso di occuparsi di scuola, né personalmente ho alcuna fretta che se ne occupi. Tuttavia altri la pensano diversamente e pochi giorni fa Ernesto Galli Della Loggia ha deciso di elargirgli alcuni buoni consigli su come occuparsi di scuola; del resto, la stagione si presta (siamo appunto alle porte dell'estate) e settanta milioni di tuttologi sulla scuola son lì in scalpitante attesa ancor prima di posizionarsi sotto l'ombrellone. E anche se, per la verità, ero abituata a dare un certo credito alle opinioni di costui (probabilmente perché avevo dimenticato l'unico suo articolo sulla scuola che avevo avuto l'avventura di leggere) occorre sempre tener presente che talvolta anche il buon Omero può dormicchiare, o addirittura sprofondare in un sonno profondo.
Quello che vado a citare è un classico articolo da Tuttologo dell'Estate, di quelli convinti che la soluzione di tutti i mali sia facilmente a portata di mano: pochi e utili consigli che darebbero subito l'idea che qualcosa stia veramente per cambiare nella scuola italiana. Un articolo tenerello, un po' naif, che ricorda irresistibilmente i primi proclami della ministra Gelmini quando sembrava convinta che la soluzione di tutti i problemi della scuola fossero... i grembiulini. No, non quelli massonici, proprio quelli rosa e celesti dei bei tempi andati. In seguito passò ad auspicare divise per gli studenti, poi lasciò perdere (però i tagli ai finanziamenti no, quelli non li lasciò perdere, e ci regalò una disastrosa riforma delle scuole superiori. Ma questi son dettagli).
Il primo, essenziale segnale sarebbe architettonico. Levare i container? Costruire scuole a basso consumo energetico? No, qualcosa di ben più essenziale: rimettere la pedana delle cattedre in modo che la cattedra dove siede l'insegnante sia di poche decine di centimetri sopra il livello al quale siedono gli alunni, perché il rapporto pedagogico non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo.
Il secondo punto riguarda la "reintroduzione" dell'obbligo per ogni classe di ogni ordine e grado di alzarsi in piedi in segno di rispetto (e di buona educazione) all'ingresso nell'aula del docente.
Questo è senz'altro un punto molto interessante (anche se scarsamente applicabile alle materne, dove corre voce che non sia facilissimo convincere un intero gruppo di bambini a fare la stessa cosa nello stesso momento tutti insieme), e non solo perché buona parte dei regolamenti scolastici prevede per l'appunto qualcosa del genere, ma anche e soprattutto perché implica... che l'insegnante non sia padrone in classe sua ma debba attenersi pedissequamente a quel che dice il regolamento. Cosa palesemente impossibile da ottenersi ma anche assai autoritaria da chiedere. L'insegnante dovrebbe mostrare di essere superiore gerarchicamente ai suoi alunni... e per farlo dovrebbe regolarsi come sembra opportuno a Ernesto Galli Della Loggia, che chiaramente ne sa molto più di chiunque altro.
Buon uomo, è la mia classe. Se mi interessa che si alzino in piedi li farò alzare quando entro (qualche collega lo fa, e anzi ci tiene molto). E se non mi interessa li farò stare seduti (come preferisce qualcun altro per paura di incidenti) oppure lascerò che facciano il cazzo che gli pare perché che si alzino o non si alzino poco mi cale e magari mi interessano di più altre cose. Esiste la libertà didattica, è tutelata da apposito articolo della Costituzione, nessuno può intromettersi su come imposto il rapporto con la classe. Li voglio confidenti? Li voglio formali? Li voglio amichevoli? Li voglio rilassati? Dipende dalla classe, dalla materia, dalla lezione che voglio fare e anche da come mi gira.
Piccole cose senza importanza, certo. Ancor più piccola è la modifica suggerita al punto 4: Cancellazione di ogni misura legislativa o regolamentare che preveda un qualunque ruolo delle famiglie o delle loro rappresentanze nell'istituzione scolastica, eliminando tutta l'impalcatura dei decreti delegati nel corso di un paio di mesi estivi (perché tutto ciò andrebbe fatto entro il primo Settembre, nientemeno). Facilissimo da attuare, senza dubbio. Ecchissenefrega se tutta la didattica del primo ciclo ruota intorno alla presenza delle famiglie e alla collaborazione tra le famiglie e la scuola?
Dettagli, solo dettagli insignificanti. L'insegnante ha da recuperare il suo ruolo, gli piaccia o no, e deve essere esattamente il ruolo che ha stabilito Ernesto Galli Della Loggia.
Che evidentemente nella legislazione scolastica non è molto ferrato.
Vabbé, a modo suo è un articolo divertente. Chi vuole può leggerlo e farsi quattro risate, ho postato anche il link. Chi ha tempo da passare sotto l'ombrellone può anche mettersi a commentarlo - dopotutto siamo ormai molto vicini all'estate.
Ma mi auguro di tutto cuore che il nuovo ministro si occupi di qualcosa di più serio, se proprio decide di occuparsi di scuola come prevederebbe il suo dicastero, e lasci perdere le esortazioni dei tuttologi perché siamo tutti già abbastanza incasinati, dentro o fuori dalla scuola, senza che ci si metta anche Ernesto Galli Della Loggia.
La classe insegnante è assai fascistizzata: abbiamo le fasce delle Graduatorie ad Esaurimento e le fasce delle Graduatorie di Istituto (dove la Prima Fascia corrisponde alle Prime Tre Fasce delle Graduatorie ad Esaurimento, e ogni volta farlo capire ai nuovo ATA o ai docenti di primo pelo è affare davvero complesso, poveretti). Poi ci sono le fasce (dette anche fascie, talvolta) di livello degli allievi, da compilare ogni anno. Infine abbiamo le fasce di reperibilità per la visita fiscale quando siamo in malattia. Queste ultime le condividiamo con tutti i lavoratori dipendenti.
Qualche tempo fa, mi sembra nel Giugno 2009, il ministro Brunetta decise di porre un freno allo smodato assenteismo dei lavoratori pubblici mediante un prelievo in busta paga per i primi dieci giorni ai fortunati che avrebbero potuto darsi agli ozi grazie a qualche malattia e allargando assai le fasce di reperibilità che occupavano quindi undici ore al giorno invece delle precedenti quattro.
Il provvedimento, a forte rischio di incostituzionalità perché discriminava i lavoratori statali rispetto a quelli privati, portò, stando a Brunetta, a un forte calo delle assenze per malattia. Ogni mese i giornali riportavano trionfalistiche dichiarazioni del Ministro che spiegava che le assenze erano in calo del 20 o del 30 per cento, indipendentemente dalla stagione o dai picchi influenzali. Non ho mai letto uno di quegli articoli, ma mi sembra di ricordare che le uniche cifre riportate fossero appunto le percentuali. I dati non contenevano mai una cifra che fosse una - anche perché, se a Ottobre fai 'ste grandiose dichiarazioni sulle cifre di Settembre, potresti pure incontrare qualche difficoltà a citarle, queste cifre, visto che i dati precisi arrivano a distanza di qualche mese.
In sostanza ci hanno spiegato per un anno di fila che grazie alla nuova legge l'assenteismo si riduceva ogni mese del venti per cento ma non abbiamo visto un numero, né gli ammalati complessivi degli anni precedenti, né la loro divisione per regioni, enti o Ministeri, né la durata media delle malattie, men che meno la quantità di visite fiscali (che, almeno nella scuola, essendo a carico della medesima ed essendo le suddette scuole già l'anno scorso con le tradizionali pezze al culo, erano state assai più rare di quanto proclamato) del passato e del presente.
A Giugno il governo ha ridotto le fasce di reperibilità e (sembra, ma non è così sicuro) anche le trattenute economiche per malattia - forse perché qualche costituzionalista ha provato a schiarigli le idee. MA, ci racconta adesso il Ministro Brunetta, in Agosto e in Settembre improvvisamente le assenze per malattia sono aumentate - anche se, certamente, in Agosto gli insegnanti dovrebbero aver avuto ben poco a che farci. Secondo le sue stime. Di nuovo, niente cifre manco a chiederle in ginocchio tendendo il piattino per l'elemosina.
E allora, visto che i dipendenti statali sono cattivi e se provi a dargli un dito ti prendono il braccio (e lo nascondono nel muschio, immagino) Brunetta promette che tornerà alle fasce orarie più lunghe, quando l'assenteismo calava ogni mese del 20 per cento, e che ha fatto preparare una legge ad hoc per poter fare in ogni momento una legge ad hoc - salvo poi farsela annullare dalla Consulta o dal Consiglio di Stato, come è diventata abitudine di questo governo da qualche tempo, e non solo per le disposizioni legate al mondo della scuola.
Perché ho fatto questo post?
Non perché sia particolarmente interessata alle fasce di reperibilità o alla visita fiscale (un po' di più alla ritenuta in busta paga, ma parrebbe di capire che non la rimetteranno) anche se naturalmente firmerò tutte le petizioni del caso e contribuirò ai ricorsi etc. etc.
Quello che ci tenevo a sottolineare è che da quando si è insediato il Governo continua a sparare gran copia di percentuali senza mai dare un numero preciso nemmeno per sbaglio (proprio come faceva il precedente governo guidato da questa coalizione durante la legislazione 2001-2006) salvo qualche numero bello rotondo e del tutto inattendibile, e questa regola vale in particolar modo per il Ministero dell'Istruzione e per i reati commessi dai rumeni.
Signori Ministri, non sono una persona molto intelligente e lo so. Non per questo sono disposta a credervi immediatamente quando cercate di spiegarmi (con l'aiuto di un paio di cifre sparate a caso) che Gesù è morto di paura per aver visto il Fantasma Formaggino.
Signori Ministri, se mi azzardassi a spiegare in classe preparandomi come voi vi preparate con le vostre tabelle inventate sul momento, anche gli scolari più disattenti e disinteressati mi prenderebbero a pomodorate. Giustamente.