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lunedì 28 luglio 2025

Lunedì film - Wargames (Film per le medie)

 
Il film, uscito nel 1983, rientra nella categoria "classici dimenticati degli anni Ottanta", ovvero ebbe un grande successo quando uscì ma in seguito è stato abbastanza dimenticato, probabilmente per questioni storiche: il tema principale era la Guerra Fredda, ma pochi anni dopo la Guerra Fredda finì e per molti anni è rimasta un vago ricordo del passato. Inoltre i protagonisti erano  molto giovani ma da allora i ragazzi nel mondo occidentale sono molto diminuiti di numero e hanno smesso di fare tendenza. Inoltre racconta un mondo che non c'è più.
La trama è piuttosto semplice e già allora un po' scontata: abbiamo David, il classico genietto da computer (ma ai nostri occhi sono ormai computer vagamente preistorici, dove i comandi andavano scritti con quella particolare scrittura ad aghi oggi completamente dimenticata, c'erano i dischetti... insomma, un mondo davvero lontano) che maneggia molto bene quel mondo misterioso intrufolandosi tranquillamente nel registro elettronico della scuola. Per impressionare una sua amica Jennifer - una bella ragazza molto disponibile ma con precisi principi morali - cambia un po' di voti, anche a lei, ma lei non gradisce e si arrabbia - e naviga allegramente nei canali delle industrie di videogiochi per piratarseli. E un bel giorno, dopo appunto aver ritoccato i voti, entra anche in un sito dove c'è un gioco molto ganzo: la guerra termonucleare tra sovietici e americani. Molto contento comincia a giocare e non viene nemmeno sfiorato dal sospetto che non sia affatto un videogioco.
Alla Grande Base dove studiano ed esperimentano le varie possibilità per reagire appunto ad un eventuale attacco militare sovietico sono però convinti che ci sia, appunto, un attacco nucleare in corso e il disastro viene evitato per un pelo. A quel punto i servizi segreti si sguinzagliano alla ricerca del misterioso intruso, che non sospetta di niente e continua allegramente a giocare.
Alla fine i servizi segreti lo trovano e lo catturano, e naturalmente non credono una parola del suo racconto. Il ragazzo comunque riesce a fuggire grazie ad un abile intrallazzo elettronico e, aiutato da Jennifer, con un abile lavoro investigativo, riesce anche a raggiungere lo scienziato che aveva elaborato la piattaforma per la guerra termonucleare, e che si era dato per morto e aveva tagliato i ponti con tutti essenzialmente perché quel tipo di giochi gli sembrava un po' troppo percoloso. Il sistema operativo però non si era dimenticato di lui e da qualche anno aspettava fiducioso di giocare di nuovo con il suo creatore.
Alla fine tutti e tre raggiungono la Grande Base - un posto davvero affascinante pieno di schermi e di operatori che sembrano usciti un po' da Star Trek, un po' da Gundam e probabilmente da altri classici dell'epoca che non conosco:
ADORO questi tipo di scenari, e ho sempre sognato di lavorare in un posto così
dove nel frattempo tutti sono in grandissimo tumulto e agitazione perché il computer non ne vuol sapere di smettere di giocare sol suo amato creatore. 
Alla fine David ricomincia a giocare con lui e lo convince a chiudere la partita-
Molto perplesso il computer chiude pronunciando una delle frasi più sagge di tutti i tempi con la tipica voce sintetizzata con cui parlavano i computer in quegli anni spensierati:

"Strano gioco: la sola mossa vincente è non giocare": frase che, al contrario del resto del film, non è stata affatto dimenticata.
Tutto si ferma, alla Grande Base festeggiano con grande entusiasmo e si suppone che festeggino alla grande anche i sovietici, ma di loro non sappiamo niente.

Il film quindi si basa su due dei grandi tormentoni di quegli anni: il giovane genietto che si intrufola nei blindatissimi sistemi di sicurezza delle superpotenze, di cui ho già detto, e il racconto della guerra termonucleare definitiva che comincia per caso, su cui si basano infiniti film e ancor più infiniti racconti e romanzi di fantascienza, compreso Terra! di Stefano Benni che uscì proprio lo stesso anno di Wargames.

Il film naturalmente funziona benissimo facendolo vedere a una terza media: personaggi adolescenti, adulti tutti pazzi uno più dell'altro ma che gestiscono il mondo e rischiano di fare grandissimi pasticci (e meno male che ci sono dei ragazzi a sistemare le cose), trama semplice, un po' di scene di azione e soprattutto un sacco di computer che recitano benissimo, nonché un ottimo lieto fine che arriva però dopo una scena di grande suspense. Oltre ai computer recitano veramente bene anche i missili che si risvegliano, si innestano sulle apposite rampe di lancio e puntano verso l'avversario.
Sul piano storico serve a descrivere perfettamente la Guerra Fredda vista dalla parte occidentale, con quella vaga atmosfera di terrore che innervava un po' tutta la nostra piacevole e benestante esistenza, e anche l'incubo della Guerra Per Caso che turbava tanto i nostri sonni. Dura quasi due ore ma sono ore spese bene.
E c'è anche una bella canzone: Crosby, Still & Nash, nientemeno

lunedì 19 febbraio 2024

Lunedì film - Titanic (Film per le medie)

Quando uscì Titanic accolsi la notizia con un certo interesse, tanto più che c'era il mio amatissimo Leonardo Di Caprio tra i protagonisti. Quasi subito però venne fuori che Di Caprio sarebbe morto annegato, in modo assai struggente, e che vedendo quel film qualsiasi donna dotata di sentimento avrebbe sparso fiumi di lacrime. 
Questo, ai miei occhi, chiuse la questione: spendere dei soldi, e pure buona parte di un pomeriggio o una intera serata al nobile scopo di veder annegare uno dei miei attori preferiti davvero non mi sembrava cosa.
Intendiamoci, se una qualche comitiva di amici mi avesse offerto di uscire per vedere Titanic mi sarei accodata senza protestare - non rifiuto mai un invito al cinema per principio, che il film mi interessi o meno, in base al principio che un film in compagnia è sempre una esperienza valida; ma muovermi di mia spontanea volontà o addirittura organizzarla io, la comitiva, è una cosa che faccio solo per film che mi ispirano particolarmente. Tra i miei amici però nessuno mostrò interesse per la questione o cercò di portarmi con sé.
Mi rallegrai per il grande successo del film in questione, apprezzai la canzone di Celine Dion e addirittura mi comprai un libro sull'argomento (in quel periodo ne uscirono svariate tonnellate) per informarmi sull'argomento. I commenti che mi arrivaroino non sembravano entusiasmanti, e insomma non l'avevo mai visto. All'epoca, devo dire, la Belle Epoque mi entusiasmava ben poco, come tutto quel che era successo dopo il periodo napoleonico; e siccome ancora non ionsegnavo non ero entrata in quell'ordine di idee per cui andavo a vedere certi film per decidere se era il caso o no di somministrarli alle classi.
Passarono gli anni e mi ritrovai una volta a fare la cosiddetta ora di Approfondimento affiancando la prof. Quadrella che decise di spendere quell'ora appunto per far vedere film alla sua classe - un'esperienza che si rivelò molto utile. Un giorno mi disse che stavano vedendo Titanic - mi spiegò che glielo avevano chiesto i ragazzi perché c'era Kate Winslet nuda. Lei non lo trovava un gran motivo, mentre io di fatto lo trovavo un motivo valido come tanti altri ma mi tenni quella considerazione per me. Vidi l'ora centrale, dove non solo c'era Kate Winslet nuda (e Di Caprio che le faceva il ritratto) ne mi dissi che probabilmente mi ero persa qualcosa. Non solo, guardando il tutto con occhi insegnanteschi mi accorsi che 1) la nave recitava benissimo 2) che era un film perfetto per descrivere gli anni prima della Grande Guerra. Certo, era un film lungo che si mangiava un sacco di ore, ma la nave recitava davvero bene e la storia d'amore tra l'aspirante immigrato e la ragazza di buona famiglia (ma povera) in crisi esistenziale era fatta proprio benino. In effetti, mi dissi, se un film incassa undici Oscar di solito qualche motivo c'è.
Non ci furono occasioni in seguito, ma quest'anno improvvisamente ho stabilito che era il momento giusto e la classe giusta: una volta tanto avevo fatto la Belle Epoque con una certa cura, e la Terza Sfigata si era mostrata molto interessata al cancan, ai poster pubblicitari e alle innovazioni tecnologiche.
Così, finalmente, me lo sono vista tutto dall'inizio alla fine e sono rimasta molto ammirata, soprattutto dalla ricostruzione della nave che più che una nave sembrava un palazzo reale. Come ho spiegato alla classe, si trattava di una ricostruzione assai accurata.
Questo è lo scalone che portava alla sala da ballo. Perché, com'è noto, c'era una sala da ballo.
Le scialuppe no, ma la sala da ballo sì. Evviva l'intelligenza.
Come ho già detto, mi ero letta un libro sull'argomento e sapevo tutto sulle scialuppe che non bastavano, i binocoli che non vennero usati perché non si trovava la chiave dell'armadietto che li custodiva, la nave inaffondabile e tutto il resto. Via via che la storia si snodava (nei momenti in cui non c'erano i due innamorati, naturalmente) spiegavo tutti i dettagli tecnici ai ragazzi, che ascoltavano con grande interesse.
(A proposito, esiste anche una versione alternativa di questa storia dove Kate Winslet è rimpiazzata da una bella micia nera)
I paesaggi erano suggestivi, la storia ci piaceva molto, il fidanzato di Rose era oggetto di supremo disprezzo da parte di tutti...
Poi è arrivato il naufragio. E che naufragio! Settanta minuti buoni con acqua, acqua, acqua dappertutto. 
Piuttosto freddina, immagino - ma nessuno dei protagonisti sembra accorgersene fin quando non arriva la celebre scena della porta-zattera.
Devo dire che tutto sembra molto naturale, e solo più avanti mi sono domandata come han fatto a fare certe scene. Per esempio:
Comunque sulla rete c'è una risposta a quasi tutto, e qui raccontano le immani peripezie della troupe che si ritrovava a lavorare su non meno di tre Titanic di varie dimensioni, tutti minuziosamente ricostruiti
Noi andiamo al cinema (o in Aula Magna, dipende) con la nostra bella scorta di fazzoletti e guardiamo la scena ma c'è un sacco di gente che ha sputato sangue per farci ammirare un transatlantico che affonda. Così ho caricato anche questo video sulla Classroom perché è bene che le nuove generazioni imparino che gli effetti speciali che siamo abituati a dare tanto per scontati non crescono sugli alberi.

E' stata una esperienza davvero affascinante. A volte i film che facciamo vedere a scuola piacciono, a volte la classe si distrae, a volte dimostrano chiaramente di non gradire. La classe della prof. Quadrella aveva apprezzato, sì, ma non è che proprio si fosse fatta travolgere dall'entusiasmo. La Terza Sfigata si è tuffata  dentro l'incantesimo e non ha mosso la punta di un dito per cercare di uscirne. Le scene d'amore sono state seguite in un silenzio davvero insolito - non c'è stata l'ombra di un commento o di una risatina, mai vista una roba del genere.
Siamo tornati in classe piacevolmente rintronati e abbiamo passato una piacevole mezz'ora a discuterne.
Consigliato caldamente. Anche con classi meno disponibili a farsi travolgere l'effetto dovrebbe funzionare. Dopotutto, se un film incassa undici Oscar, di solito qualche motivo c'è.

lunedì 7 agosto 2023

Lunedì film - La città incantata (film per le medie)

Dal 2001, grazie alla magnanimità del grande maestro Miyazaki, noi comuni mortali possiamo dilettarci guardando questo grandioso film. Insisto molto sul tema della grandezza perché tutto in questo film è davvero abbondante: prima di tutto la lunghezza (due ore abbondanti, ma dice che aveva elaborato materiale per circa tre ore), poi la varietà dei temi trattati e infine la trama decisamente complessa. L'ho visto almeno quattro volte e ogni volta mi ritrovo a seguire la storia come fosse la prima volta che lo vedo, e d'accordo che per i film non ho grande memoria, ma questo è un caso particolare anche per me. In tutti i casi mentre lo si guarda è tutto estremamente chiaro e alla fine si ha la sensazione di aver assistito a qualcosa di molto importante e molto giusto.
Come spesso accade nei film di Miyazaki la protagonista è una ragazzina in piena età acquamarina, che è l'efficacissimo modo in cui i giapponesi definiscono l'orlo dell'adolescenza. La troviamo in macchina con i suoi genitori: la famiglia sta traslocando in una nuova città e lei non è molto contenta della cosa ma da brava figlia giapponese non lascia trapelare troppo il suo dispiacere.
E' una bella giornata luminosa e il paesaggio intorno a loro è molto verdeggiante. Per un qualche motivo il padre decide di fare una deviazione (o forse sbaglia strada) e si trovano davanti a un tunnel bel fronzuto. I genitori decidono di passarlo anche se Chihiro non è contenta. 
Si ritrovano così in una specie di parco dei divertimenti abbandonato - o almeno loro lo vedono così. Abbandonato da poco, comunque, tutto sembra ancora molto nuovo e quasi funzionante, e dentro un chiosco trovano uno splendido buffet allestito e nessuno in vista. I genitori hanno fame e si siedono a mangiare nonostante le proteste di Chihiro, e mangiano a quattro palmenti stabilendo che, quando arriverà qualcuno, pagheranno il pranzo. Ma non si vede nessuno e Chihiro va a guardare il parco. Quando ritorna scopre che i genitori si sono trasformati in maiali e nemmeno la riconoscono.
Un bel ragazzo arriva in suo aiuto mentre lei si sta sbiadendo, le impedisce di diventare del tutto invisibile dandole da mangiare una bacca e le dà un paio di istruzioni su come sopravvivere all'interno di quella strana città incantata.
Seguendo attentamente le istruzioni Chihiro
 riesce a farsi assumere in uno stranissimo impianto di bagni pubblici gestito da una maga. Nel contratto la maga le cambia nome in Sen e in questo modo le impedisce di uscire dal recinto della città incantata.
Lavorare in uno stabilimento di quel genere non è una esperienza delle più comuni, e anche i clienti sono piuttosto particolari. Qui lo spettatore occidentale è un tantino ostacolato dal fatto di non riconoscere le strane creature che arrivano come clienti - com'è noto i giapponesi hanno uno sterminato catalogo di spiriti ed esseri magici uno più strampalato dell'altro, e non è che anche gli altri che lavorando nei bagni siano creature delle più consuete. 
Il primo cliente che arriva è un terrificante Spirito Del Cattivo Odore, che si rivela poi un fiume molto inquinato ma che grazie a un buon lavaggio ritorna un bel fiumicello limpido. Poco dopo entra in scena anche Senza Volto, un signore con l'aria piuttosto sofferente e abbandonata che si rivelerà uno spirito davvero inquieto
che procurerà diversi problemi allo stabilimento ma che alla fine Sen riuscirà a curare.
In mezzo a questo c'è anche una specie di faida tra la maga dello stabilimento e una sorella a lei quasi identica ma che è molto più piacevole da frequentare.
Durante le varie vicende interviene anche un drago, il più splendido e lussuoso drago che mai sia comparso in un cartone animato giapponese
che rischia seriamente di morire avvelenato per aiutare Sen. Per fortuna lei riesce a salvarlo e scopre che è il ragazzo che l'ha aiutata fin dall'inizio. Chiamandolo con il suo vero nome, Sen riesce a liberarlo dall'incantesimo che lo vincola alla città incantata.
Infine Sen riesce a liberare anche i genitori, che si ritrasformano in umani e che naturalmente non ricordano assolutamente nulla di quel che è successo. Il viaggio verso la nuova città così può riprendere. 
Della sua particolarissima esperienza Chihiro conserva un paio di souvenir, il ricordo di tutti gli amici che l'hanno aiutata e la promessa del ragazzo-drago che un giorno si rivedranno.

Molti sono i significati e le chiavi di lettura di questa intricata vicenda (tra cui affiorano l'importanza della cura dell'ambiente, tema sempre carissimo a Miyazaki, e la vanità dell'oro e dei beni materiali) ma non importa capirli tutti o analizzarli, credo, perché la bellezza della storia e dei vari protagonisti basta da sola a nutrire l'anima dello spettatore. Sospetto che la rete pulluli di analisi molto raffinate in merito, ma ammetto di non averne mai cercata nemmeno una perché ho l'impressione che messaggi e significati arrivino allo spettatore per vie diverse dalla comprensione razionale. In tutti i casi vedere questo film è sempre un'esperienza rigenerante che nutre l'anima di qualsiasi età. I ragazzi, tra l'altro, lo apprezzano moltissimo e dopo averlo visto hanno il tipico aspetto di un pitone soddisfatto da pasto particolarmente succulento - e probabilmente ce l'ho anch'io, ma non mi è mai venuto in mente di guardarmi a uno specchio subito dopo, quindi non posso dirlo con sicurezza.
Ad ogni modo mi sento di consigliarlo assolutamente a chiunque.

lunedì 24 luglio 2023

Lunedì film - Il mio vicino Totoro (film per le medie)

Nel 1988 il grande Miyazaki, di cui lingua umana non riuscirà mai a cantare lodi adeguate, decise nella sua immensa benignità di elargirci questo nuovo capolavoro. Sto sviolinando in questo modo perché, pur avendo sempre apprezzato molto ogni film di Miyazaki che mi è passato sotto gli occhi, quando ho visto questo ho sempre avuto l'impressione che ogni singolo fotogramma sin dall'inizio proclamasse a gran voce "Io sono un capolavoro!". Dipende probabilmente dalla luminosità tutta particolare che emana, e da una sorta di carica vitale che trasmette. E' possibilissimo che non faccia a tutti questo stesso effetto, ma a qualcuno deve pur averlo fatto, perché la casa di produzione ha scelto proprio il Totoro come suo marchio.
Siamo negli anni 50 e una famiglia composta da un giovane padre e due giovanissime figlie si trasferisce in una casa in campagna non troppo lontano da Tokyo, per stare vicino alla clinica dove è ricoverata la madre (tubercolosi, sembra di capire) e andarla così a trovare più spesso.
Il padre, uno studioso che lavora per l'università di Tokyo dove va un solo giorno alla settimana, dedica molto tempo alle due bambine ed è un uomo molto solare, aperto e ricco di immaginazione. Le due bambine sono decisamente vivaci e l'idea di essere finite in una casa diroccata gli piace molto. La casa li accoglie con entusiasmo moderato, e i nerini del buio (detti anche corrifuliggine) si rintanano abbastanza schifati dalla situazione. Tuttavia, dopo una bella pulizia e qualche lavoretto di restauro il posto si rivelerà piacevolissimo e i vicini molto accoglienti e gentili.
Durante una delle sue prime passeggiate la sorella più piccola si ritrova in una specie di galleria interna formata dalla vegetazione che circonda un enorme albero di canfora, e lì vede uno strano essere molto affascinante, con cui fa amicizia:
Il padre le spiegherà poi che ha conosciuto un Totoro, probabilmente lo spirito protettore della zona. Il giorno dopo nel corso di una passeggiata i tre cercano di ritrovare la tana del signor Totoro ma la galleria sembra scomparsa. Il padre spiega alla figlia che non sempre il signor Totoro ha viglia di farsi trovare ma ad alta voce lo ringrazia per la gentilezza che ha mostrato verso la sua bambina.
Il signor Totoro comparirà anche in altre circostanze e una sera le due figlie lo trovano alla fermata dell'autobus dove erano andate a prendere il padre, con l'ombrello perché pioveva. Per aiutarlo a ripararsi dalla pioggia gli prestano il loro secondo ombrello, in una delle scene più famose dell'animazione giapponese.
Il signor Totoro naturalmente non sta aspettando l'autobus di linea bensì un mezzo di trasporto molto più particolare, ovvero il nekobus (gattobus in italiano)
che tra l'altro viaggia molto più veloce dell'autobus normale.
Ma, scopriranno le due bambine, il signor Totoro sa anche volare, una delle tante scene memorabili del film è appunto il volo notturno con lui (o meglio attaccate a lui)
Passano le settimane, la madre migliora e dovrebbe tornare a casa per qualche giorno, ma proprio il giorno prima dall'ospedale di Tokyo telefonano all'unico telefono del paese (una scena squisitamente vintage, a parte l'angoscia delle due sorelle) per chiedere al padre di richiamarli. L'insieme è più che inquietante e anche quando il padre spiega che il ritorno della madre è solo rimandato per colpa di un raffreddore la sorella più piccola, spaventata a morte, sparisce dopo aver gridato alla sorella maggiore che già una volta avevano detto che si trattava di un leggero peggioramento e poi la madre era stata via per mesi.
Gli abitanti della zona cominciano a cercare la piccola per tutti i campi e tutte le strade ma della bambina non c'è traccia e si comincia a temere un incidente. Alla fine la sorella maggiore, dopo un pomeriggio di ricerche inconcludenti, corre all'albero di canfora e invoca l'aiuto del Signor Totoro - che accorrerà prontamente e riuscirà facilmente a trovare la sorellina che, partita di corsa per portare all'ospedale alla madre una pannocchia di mais particolarmente bella e nutriente, si era ben preso irrimediabilmente persa. Il Signor Totoro chiamerà il Gattobus, che porterà le due sorelle proprio accanto all'ospedale, dove lasceranno la pannocchia sul davanzale della camera della madre, proprio nel momento in cui questa sta spiegando al padre che appunto si era trattato solo di un raffreddore e presto sarebbe potuta tornare davvero a casa, e infatti sembra stare davvero molto meglio rispetto alla prima visita che le avevamo visto fare dalla famiglia.

Il Signor Totoro e i nerini del buio non sono gli unici esseri magici che le sorelle incrociano né l'enorme albero di canfora e la galleria di fronte che appare e scompare sono gli unici vegetali degni di nota, e tutte queste presenze che circondano la casa e i dintorni sono tanto amichevoli quanto disponibili ad armonizzarsi con gli umani - che a loro volta sembrano risentire favorevolmente dell'atmosfera conferita dallo spirito protettore a tutta la valle.
Il film dura 90 minuti, che per la scuola rappresenta quasi la perfezione e carica la classe di vibrazioni positive. Inoltre spiega molto bene il rapporto che dovrebbe instaurarsi tra uomini e ambiente, anche se di fatto le tematiche ambientali non sono nemmeno sfiorate di striscio. 
L'ho trovato molto indicato per una prima media, ma com'è noto i film di Miyazaki non hanno età e qualsiasi momento è buono per vederne uno - e questo in modo particolare.

lunedì 10 luglio 2023

Lunedì film - Marie Antoinette (film per le medie)

Arrivati alla rivoluzione francese, considerata fin da quando avvenne un punto di svolta della storia occidentale, c'è sempre una certa difficoltà nel far capire ai giovinetti tredicenni l'enorme balzo che rappresentò, soprattutto per i francesi, e qual incredibile novità fosse per la cosiddetta gente comune il fatto che re e nobili erano fatti della stessa pasta di tutti loro. A rendere assurda, eretica e perfino ridicola questa possibilità c'era non solo la legislazione dell'ancien régime ma tutto quell'incredibile apparato montato a Versailles. Il ragazzino che non si è letto millemila romanzi storici  e testi dell'epoca, e magari non si è nemmeno visto Lady Oscar  fatica a comprendere l'enormità del salto e la frattura che detto salto creò in tutta l'Europa. Marie Antoinette aiuta parecchio a colmare questo vuoto, oltre ad essere un film molto gradevole alla vista.
Il film, uscito nel 2006 per la regia di Sofia Coppola, racconta il tempo della permanenza di Maria Antonietta a Versailles: si parte con un paio di scene alla corte austriaca, poi il viaggio e il passaggio della frontiera: la futura delfina deve entrare in Francia nuda e senza portarsi dietro assolutamente nulla dal suo paese di origine, né vestiti, né servitù e nemmeno il suo amato cagnolino. Naturalmente il passaggio del confine avviene dentro una simpatica casetta nei boschi e la futura regina di Francia viene subito rivestita (con abiti francesi, certo) e dopo qualche mese il cagnolino le verrà rispedito, ma insomma il messaggio è molto chiaro: da quel momento Maria Antonietta appartiene alla Francia - una presa di possesso piuttosto brutale e va detto che in pieno illuminismo la cosa sembra piuttosto anacronistica.
L'impressione della povera ragazza è di essere capitata in una gabbia di matti: il folle rituale del risveglio, che il film racconta in tutti i complicatissimi dettagli,  i pasti consumati in pubblico con la coppia circondati da enormi ed elaboratissime piramidi di cibo, dove il giovane Luigi XVI mostra chiaramente di essere spaesato quanto la sua consorte.
I dolci hanno una bella parte nella scenografia, e la prima immagine del film che è circolata è questa, molto famosa:
un vero trionfo di bianco, rosa e zucchero, estremamente rococò.
La principessa sopporta con pazienza, cerca di cogliere gli aspetti positivi e col tempo impara a ritagliarsi i suoi spazi, con una certa complicità sotterranea del giovane marito al quale, per quel che se ne sa, ha sempre avuto in grande uggia il cerimoniale di Versailles anche se non ha mai cercato di fare qualcosa per ridimensionarlo.
Anche la misteriosa storia della consumazione del matrimonio è affrontata con gran cura e abbondanza di dettagli, e se ci sono degli aspetti che restano piuttosto oscuri non è colpa del film, ma del fatto che a tutt'oggi la faccenda non è granché chiara.
E' noto che per diversi anni la delfina,  poi regina di Francia, rimase vergine. Tutte le biografie affrontano la questione con gran sfoggio di dettagli, ma di fatto non si capisce bene cosa è successo. Luigi XVI non aveva nessuna avversione per la sua giovane sposa, anzi sin dall'inizio le mostrò molto affetto. Era in grado di fare il suo real dovere (e infatti lo fece), la regina era assolutamente disponibile a fare la sua parte (e infatti la fece, scodellandogli poi ben quattro figli, due dei quali morti in tenera età) e ha sempre avuto un rapporto molto affettuoso col re, e in aggiunta era molto attraente. 
Sta di fatto che per diversi anni Luigi non batté chiodo. Pare che non ci fossero problemi tecnici (Sua Maestà, per intendersi, reagiva correttamente), ma il colpo non partiva. Abbiamo un intero carteggio tra Austria e Francia dove la questione veniva discussa nei dettagli e la povera Maria Antonietta veniva regolarmente rimproverata dalla madre di non essere abbastanza affettuosa col suo sposo. A un certo punto intervenne addirittura l'Arciduca, che oltre a mandare lunghe lettere di consigli prese una carrozza e venne ad esaminare la questione di persona. Non è chiaro se si limitò a dare dei consigli tecnici  al re o se ci fu un qualche piccolo intervento chirurgico - è un classico caso in cui tutti gli storici hanno la verità in tasca ma non la spiegano al lettore che pure sarebbe disponibile ad ascoltarla - e non è nemmeno molto chiaro perché nessuno alla corte di Francia cercò di  sistemare la questione; c'è chi dice che la Francia preferiva non farsi troppo coinvolgere in una alleanza con l'Austria e fin quando il matrimonio non era consumato lo si sarebbe potuto sciogliere; va detto però che in Francia nessuno, a quel che so, mosse un dito per sciogliere il matrimonio, e anzi molti a suo tempo avevano mosso ben più di un dito per avviare l'alleanza. A corte però in tanti spettegolavano sulla presunta sterilità della principessa austriaca, e si sa che l'ambiente di Versailles a definirlo tossico gli fai un complimento.
Alla fine comunque la coppia fece il suo dovere e arrivarono prima una principessina, poi un principe erede al trono. Maria Antonietta si dimostrò un madre molto affettuosa e anche un po' borghese, perché badava molto ai suoi figli, secondo la moda che in quegli anni andava affermandosi e vige tuttora: fai un figlio, e poi gli dedichi un sacco di tempo se sei una donna. Nel caso di Maria Antonietta comunque fu una scelta, anche un po' criticata, perché in Francia le grandi dame lasciavano volentieri la gestione dei figli alla servitù.
Un giusto spazio viene poi dedicato anche al conte di Fersen. 
Siccome costui, oltre ad essere assai noto per la sua bellezza era anche un modello di discrezione, a tutt'oggi non c'è niente di sicuro sulla sua relazione con la regina e le circa 750.000 prove indiziarie che abbiamo in proposito non vengono dal suo ermetico diario né dalle sue lettere né da alcuna chiacchiera imprudente o vanteria da lui fatta. 
Di lui, come della regina, abbiamo molti ritratti, ma sospetto che non gli rendano giustizia - di tendenza, i ritratti di quegli anni mi è sempre sembrato che non rendessero giustizia a nessuno.
Molto meglio la versione che ne dà il manga Lady Oscar di Ryoko Ikeda dove entrambi hanno un ruolo piuttosto importante, sia come personaggi che come coppia. L'immagine che segue è presa dall'anime, dove il character design è stato curato dal bravissimo Shingo Araki
Nel film, esattamente come nel manga, la relazione viene data per certa, mentre non viene indicato se il re ne sapesse qualcosa. E se Fersen sulla questione è stato di una discrezione esemplare, Luigi XVI non è stato da meno perché non diede mai segno di sapere qualcosa in merito, e men che meno di essersene adombrato. Di fatto Fersen andava e veniva per la corte di Versailles come più gli comodava, ed era sempre accolto come un caro amico. Di sicuro la real coppia si fidava di lui, tanto che in seguito lo incaricò di organizzare il tentativo di fuga verso l'Austria (dove Fersen non diede prova di soverchio buon senso e i reali di Francia vennero fermati alla frontiera. Storia tristissima).

Abbiamo quindi un sacco di dolci, di pettegolezzi, di intrighi di corte e anche una bella storia d'amore. Non abbiamo invece la Rivoluzione, che in effetti fu un evento che si svolse al di fuori della corte. Il film si chiude proprio nel momento in cui il popolo, scalata la collina di Versailles, entra nella reggia. Sappiamo che da lì la famiglia reale venne portata a Parigi, dove venne confinata nelle Tuileries, con la scusa che "il popolo voleva vicino il suo re" - e gli ultimi minuti del film mostrano molto bene il terrore di quella notte. 
Il resto della rivoluzione, gli anni di prigionia, il processo e la decapitazione restano fuori, e la trovo una scelta molto felice.
Il film è molto ben fatto storicamente e c'è una gran cura nei dettagli. Costumi, acconciature, dolci, ambienti, arredi, dorature, il palazzo e il parco di Versailles, tutti recitano splendidamente e ricostruiscono a meraviglia un'epoca tanto pazza quanto dispendiosa. Anche gli attori fanno molto bene la loro parte e dopo avere visto Kirsten Dunst interpretare Maria Antonietta diventa quasi impossibile immaginarsi una Maria Antonietta diversa.
Come ho già detto, il film scorre molto bene nonostante la lunghezza di due ore e offre ai ragazzi materia per un sacco di domande: ma non erano scomode quelle acconciature? Perché fare quelle piramidi di cibo che nemmeno un elefante tenuto a digiuno riuscirebbe a mangiare? Ma i reali non si sentivano un po' osservati? Ma sul serio dopo la prima notte di nozze facevano il bollettino con il risultato? Ma è vera la storia con Fersen? Ma il re lo sapeva?
Il tutto offre quindi l'occasione per una lezione supplementare sotto forma di risposte e dettagli aggiuntivi.  Fra film e domande dunque va via parecchio tempo, ma si tratta comunque di un buon investimento.

domenica 28 maggio 2023

Come fu che le scuole medie di St. Mary Mead e Crifosso andarono al cinema

Benozzo Gozzoli - Processione dei Re Magi

Vengo ordunque a narrar qua lo grandissimo evento della mirabile uscita del comprensivo tutto di St. Mary Mead- Crifosso per andare al cinema , che si è felicemente conclusa lasciandoci tutti vivi e in buona salute, che è stato risultato assai maggiore di quanto li più ottimisti infra di noi ardissino isperare.
E magari chi passa di qui dirà "Eh, quante storie, tutti i giorni un sacco di gente va al cinema e non gli succede niente di male, tutt'al più si annoia un po'. Questi insegnanti la fanno davvero troppo lunga".
E magari chi lo dicesse avrebbe pure ragione. E tuttavia io sono davvero ammirata dell'ardimentoso coraggio di colei che ha permesso in compimento  di sì complessa impresa e di tutti coloro che han collaborato.
E andiamo ordunque a narrare lo gran prodigio di valore compiuto da tutti noi docenti.
Come ho già raccontato, tutte le classi delle medie di St. Mary Mead e di Crifosso stan seguendo un corso di cinematografia.
Una volta fatta la lezione di storia del cinema, la tappa successiva è stata una visita guidata all'ex teatro-cinema di St. Mary Mead, da tempo in via di restauro.
Dopodiché, vivaddio, era prevista anche la visione di un film. E a qualcuno è venuta la brillante idea, visto che a St. Mary Mead abbiamo solo un cinema ancora in via di restauro (e a Crifosso manco quello) di portare la popolazione di entrambe le scuole medie a una matinée al vicino comune di Pietraforata, che di cinema ne ha addirittura due, e in perfetto funzionamento. E se vi sembra facile da fare non so che dire, accomodatevi pure e buon lavoro.
Si trattava dunque di spostare non solo i 180 alunni delle nove classi del Comprensivo di St. Mary Mead, ma anche gli altrettanto 180 della media di Crifosso, che da St. Mary Mead dista circa una decina di chilometri, per fortuna collegati tra loro da una efficiente linea ferroviaria.
Portare fuori i ragazzi è sempre un'avventura, e dopo tre anni di clausura da COVID siamo diventati tutti orrendamente ansiosi e preoccuposa; inoltre la collega che ha organizzato il tutto è di gran lunga la più ansiosa e preoccuposa di tutti. Per giunta è anche singolarmente incapace di organizzare alcunché senza fare sempre e comunque un immane casino (l'unica persona che conosco ancor più incapace sono io, che però, consapevole di questo mio limite oggettivo, mi guardo bene dall'organizzare alcunché). Non metto in dubbio che la questione fosse complessa, ma in cuor mio sospetto che si potesse fare anche con una decina di circolari in meno; ancor più sospetto che se Trenitalia si fosse degnato di mandare la prenotazione qualche giorno prima, e non la sera avanti, ovvero all'ultimo minuto nonostante la prenotazione sia stata fatta con immane anticipo, il fegato della mia collega se ne sarebbe assai avvantaggiato.
Portare fuori una classe è ritenuto affare di poco conto ("Domani vado con la Seconda B al Museo delle scienze ma si è ammalato Musica, potresti venire tu invece?" "Volentieri, tanto faccio solo due ore e mi sostituiscono senza problemi. A che ora andiamo via?"). 
Portare fuori due o tre classi è già più complicato perché A deve sostituire B mentre C sostituirà se stesso con abile triplo salto carpiato, ma insomma si fa.
Portare fuori tutte le classi, se da una parte semplifica molto la questione delle sostituzioni (siamo tutti fuori quindi nessuno va sostituito) si trasforma in una transumanza assai complessa, tanto che mi sono seriamente domandata come facevano a muoversi le orde barbariche - che si misuravano in decine di migliaia -ai tempi delle invasioni. Probabilmente si preoccupavano meno della sicurezza, immagino, e certo i problemi del traffico automobilistico li impensierivano meno.
Muoversi in 360 alunni più una buona ventina di docenti comunque è affar serio, e così per vedere un film di 94 minuti, proiettato in un paesello a quindici chilometri e quindici minuti di treno di distanza, abbiamo impiegato quasi tutta una mattina di sei ore.
Prima di tutto le partenze scaglionate: ogni cinque minuti partiva una nuova classe e prendeva tosto la strada in discesa che portava alla stazione, con tutto il corredo di insegnanti che si preoccupavano che i ragazzi non scendessero dagli strettissimi marciapiedi di St. Mary Mead, dove per fortuna i marciapiedi sono stretti, ma il traffico automobilistico è davvero modesto; di conseguenza ci abbiamo messo circa un'ora per radunarci alla stazione, che da scuola dista dai cinque ai dieci minuti a passo lento o lentissimo.
Arrivato il treno sono state individuate le carrozze con la prenotazione - che tutto sommato servivano, perché anche se la mattina i treni da St. Mary Mead a Pietraforata sono quasi vuoti, 380 tra ragazzi e insegnanti imprevisti sono un bel boccone per qualsiasi treno regionale.
Alla prima fermata sale anche Crifosso, alla seconda scendiamo. Un quarto d'ora circa di treno, e siamo intorno alle 9.30. Facciamo tappa in un parchetto per la colazione, qualcuno decide di sperimentare il sushi-bar proprio lì davanti, qualcuno va a caccia di souvenir e insomma tutti si comportano come una scolaresca in gita, con l'unico inconveniente che siamo ben nove scolaresche in gita. 
Alle 10.30 sbarchiamo infine al cinema. Ci disponiamo faticosamente tra platea e gallerie, tenendo i gruppi compatti il più possibile (con scarsi risultati: mi ritrovo in mezzo a una fila di perfetti sconosciuti e intravedo i miei nelle file davanti).
Arrivano  il sindaco o l'assessore, insomma l'autorità preposta, e il critico cinematografico e parlano per circa mezz'ora. Il critico dice anche delle cose interessanti, ma non ho mai capito perché ha parlato prima e non dopo. So che è abitudine in questi casi spiegare alla gente cosa vedranno, anche se non ho mai capito bene perché non spiegano invece, caso mai, cosa hanno visto per poi rispondere a eventuali domande. D'altra parte fanno sempre così anche con gli adulti, non è una cosa riservata solo ai fanciulli in fiore.
Film, intervallo e poi saluti. Assai faticosamente le classi vengono radunate e poco dopo mezzogiorno siamo fuori dal cinema e ci dirigiamo avventurosamente (a Pietraforata i marciapiedi sono di grandezza normale, ma per contro il traffico è decisamente sostenuto trattandosi di un paesotto di rispettabilissime dimensioni) e raggiungiamo la piazza centrale del paese, dove facciamo la seconda colazione. 
I ragazzi pascolano allegramente, fraternizzando (o litigando) tra istituti, e io realizzo improvvisamente che è rarissimo che i due plessi al completo si incontrino, mentre gli insegnanti si vedono assai più spesso. Come sempre in questi casi c'è un gran viavai di acquisti di ulteriori dolcetti e souvenir e panini e pizzette. La giornata è bella e molti si mettono a giocare usando i souvenir. Niente incidenti né discussioni serie, comunque. O non più del solito.
Alle 12.50 prendiamo il treno che ci riporterà a Crifosso prima e a St.Mary Mead dopo - e scopriamo che per il ritorno la prenotazione non c'è nonostante ci sia stata promessa e garantita. 380 passeggeri in più sono un bel boccone per qualsiasi treno regionale, con l'aggravante che dopo le 13.00 la linea in questione non è affatto vuota e insomma quasi tutti ci facciamo il tragitto in piedi. Niente di drammatico, per carità, ma a quel punto non capisco a cosa sia servito che la collega si sia dovuta preoccupare di prenotare, se a conti fatti la questione è stata risolta da Trenitalia non prenotando alcunché perché tanto non c'era posto.
Alle 12.58 Crifosso sbarca, alleggerendo abbastanza il treno, e alle 13.05 sbarchiamo anche noi. Pochi minuti ed eccoci in classe a chiacchierare del più e del meno, ovvero del film, che è piaciuto parecchio (ma mai quanto l'uscita collettiva e l'acquisto di souvenir, immagino).
E insomma, come dicevo ne siamo usciti tutti vivi e in buona salute e abbiamo pure fatto alcune piccole ma simpatiche passeggiate. Una mattinata mo,lto faticosa per noi insegnanti, ma nel complesso spesa assai bene.

lunedì 24 aprile 2023

Lunedì film - Cromwell (film per le medie)


Mentre vagavo per YouTube a caccia di qualche video per insaporire la Rivoluzione Inglese, che io amo molto ma che non sempre entusiasma i miei amati allievi (in particolar modo le classi che, come la Seconda Sfigata, non coltivano in cuor loro un grande amore per i conflitti istituzionali e i conflitti in generale) mi sono imbattuta in un paio di video molto ben fatti che presentavano il processo a Carlo I. I costumi erano perfetti, gli attori recitavano benissimo...
"Un documentario fatto molto bene" ho convenuto in cuor mio "Chissà se riesco a trovarlo completo. Un'ora di buon documentario è proprio quel che mi serve".
In realtà, come scopro ben presto, non di un'ora si tratta bensì di due abbondanti, e non è un "documentario fatto davvero bene" bensì un film, che fino a quel momento non avevo mai sentito nominare - ma si sa che la mia ignoranza in campo cinematografico non teme confronti.

A questo  punto comincia la caccia al film. Non son adusa a rifilare ai mie amati alunni film che non ho visto dalla prima all'ultima scena titoli di coda compresi, ma Cromwell mi sembra del tutto affidabile ed ero disposta a farglielo vedere a scatola chiusa: i film storici inglesi sono sempre molto affidabili e quello è addirittura del 1970, quando erano particolarmente seri.
Purtroppo stavolta né la biblioteca comunale di Lungacque, usualmente fornitissima di film un po' vintage, né quella di St. Mary Mead riescono a soccorrermi; così mi rivolgo alla nostra fidatissima Scaricatrice Seriale.
Ahimé, anche lei dopo qualche tentativo con le sue banche-film di fiducia getta la spugna: del film sembra non esserci traccia. Del resto, è vero che la mia ignoranza in campo cinematografico non ha confini, ma il fatto che non l'abbia mai nemmeno sentito nominare mi porta a sospettare che in Italia non sia mai stato diffusissimo.
Sconsolata, e quasi rassegnata a limitarmi a quel paio di spezzoni che si trovano sul tubo, faccio un piccolo, silenzioso tentativo: non che voglia attentarmi a fare qualcosa di avventuroso come scaricare un film - una cosa che mi appare molto complicata, tanto che non ho mai nemmeno provato a scaricare nemmeno mezzo video da un minuto; ma la fortuna arride agli incapaci, e forse qualche piattaforma gentile l'ha messo in visione... chissà... tentar non nuoce...
Ebbene sì, dopo qualche tentativo lo trovo. Eccolo lì, visibile in modo del tutto legale. Provo a controllare, ma sembra proprio che non ci sia frode né inganno: è lì e chi vuole se lo guarda. E sembra proprio carino.

L'insidia c'era, naturalmente, come si è visto alla prova dei fatti: pubblicità circa ogni sei minuti, e non vi dico il trauma di passare nel giro di mezzo secondo da un Seicento inglese molto ben ricostruito a un turbinìo di luci stroboscopiche che invitano ad iscriversi alla loro stupida piattaforma con gran dispiego di musiche a effetto. Ogni sei minuti, per 140 minuti di film che in questo modo diventavano 165 circa, anche se la seconda pubblicità di solito ti permettevano di saltarla. Una roba piuttosto esasperante anche se i ragazzi l'han presa a ridere e alla fine ogni volta accoglievano la pubblicità con grida di incitamento e applausi, con uno spirito di cui sono sicura che Oliver Cromwell avrebbe deprecato la frivolezza.
Nonostante questo ignobile trattamento, il film è riuscito lo stesso a farsi valere.
Il film non è dedicato alla vita di Cromwell, ma copre quasi soltanto il periodo della guerra civile inglese per arrivare infine alla decisione di Cromwell di prendere la guida del paese, decisione che nel film prende molto a malincuore*. Dunque non si parla affatto del Cromwell dittatore ma solo del Cromwell costituzionalista e del contrasto tra re Carlo I, assolutamente immerso nella sua funzione di monarca assoluto, e la volontà del Parlamento, rappresentante del paese e a sua volta rappresentato soprattutto da un Cromwell molto determinato, di guidarsi da solo. Il messaggio non viene ripetuto con particolare enfasi, ma in qualche modo riesce a passare in ogni singolo fotogramma, perché gli inglesi sanno tirarsela in modo davvero eccellente ed efficace e conoscono molto bene l'arte della propaganda.

I costumi e gli ambienti sono molto curati. E' un film scuro; non cupo, ma scuro e molto sobrio: tutti vestono in vari toni di marrone e verde scuro e vivono in case tappezzate di legno di quercia (per tacere, naturalmente, della sede del Parlamento);  gli unici abiti colorati si vedono alla corte del re, e soprattutto addosso alla regina straniera. Il paesaggio inglese fornisce sfondi altrettanto sobri, con vallate verde scuro e cieli e acque più grigi che azzurri - di sicuro non fa venire in mente i quadri di Tiepolo. 
Non viene fatto niente per ammorbidire l'insieme: per due ore si parla di politica, di istituzioni e poi ancora di politica, con qualche moderata concessione alla guerra. 
E' un film rigorosamente al maschile e non avrebbe nessuna speranza di passare il test di Bechdel: Mrs. Cromwell ha per sé due minuscole scene dove si mostra affettuosa col marito ma del tutto disponibile a restare nell'ombra, pochissimo di più è concesso alla regina d'Inghilterra, che in effetti si mostra un po' più esigente e intenzionata a guidare il marito - missione impossibile perché Carlo I è disposto a farsi guidare solo dal suo cervello, con i risultati che ben conosciamo.
Alec Guinness ci offre un Carlo I di cui a volte si sospetta persino che abbia un'anima ma che risulta in tutta evidenza non dotato di senno sovrabbondante, e che per tutto il tempo sarà meravigliosamente inconsapevole di quel che sta succedendo. Impossibile immaginarselo in modo diverso, dopo aver visto il film - anche perché è stato fatto un gran lavoro sulla sua immagine che sembra uscita direttamente da un ritratto.
Il film, che non può contare né su una trama avvincente, né sulla suspense (perché tutti sanno come andrà a finire la vicenda) è scritto, organizzato e diretto così bene che le due ore e venti passano senza cedimenti. Le scene del processo (e dell'esecuzione) sono superlative.
La ricostruzione storica delle vicende, pur con qualche aggiustamento, è molto rispettabile. E' stato segnalato per diversi premi e si è portato a casa anche un Oscar per i costumi.
Funziona per le seconde medie?
Dipende dalla seconda media, certo. Non è un film difficile da seguire, non richiede una particolare capacità di concentrazione e l'argomento è esposto con grande chiarezza ma in modo brillante - dopotutto, si tratta di un classico scontro Male contro Bene, col vantaggio però che il Male non riesce granché simpatico, questo no, ma non devi nemmeno fare la fatica di detestarlo: è solo un povero diavolo che si ritrova nel posto sbagliato, al momento sbagliato e affronta il tutto nel modo sbagliato, ma lo fa senza cattiveria. Cromwell invece, che fa la parte del Bene,  è eroico senza ostentazione, sobrio, leale e dotato di solidi principi morali: non dovendoci avere a che fare nella vita di tutti i giorni puoi permetterti di apprezzarlo senza riserve.
In sintesi: un film davvero ben fatto e storicamente molto valido, che una classe anche solo mediamente disponibile verso la storia può guardare volentieri - con il solo, inevitabile problema delle proteste quando i cavalli si fanno male  (il che in battaglia ogni tanto purtroppo può succedere), e che offre dunque una buona occasione per soffermarsi sull'importanza degli effetti speciali, che nel 1970 funzionavano già abbastanza bene in questo campo.

* e solo mosso dalla consapevolezza dell'incapacità del Parlamento a guidarsi da solo.

lunedì 6 marzo 2023

Lunedì Film - L'ultima follia di Mel Brooks (Film per le medie)

Quest'anno a St. Mary Mead abbiamo anche avviato un corso di cinematografia, sponsorizzato dalla Regione - il solito tipo di corso dove alla fine le classi produrranno un video divertendosi assai, ma che per l'occasione include anche la visione di un film con relativa analisi del linguaggio cinematografico, la visita al cinema del paese e diversi altri accrocchi, uno più complicato dell'altro.
Il tutto è iniziato con una lezione frontale di storia del cinema nell'Agorà (che è pure un posto un po' scomodo per starci seduti due ore di fila) a gruppi di due classi per volta.
L'utilità di una lezione di storia del cinema che parte dalle ombre cinesi e dalle lanterne magiche per fermarsi ai bei tempi della celluloide mi è un po' sfuggita. Cioè, di per sé ha senz'altro un senso perché è bene che i ragazzi di oggi, cresciuti a effetti speciali e CGI, realizzino quanto lunga e ricca di meraviglie è stata la strada che ci ha portato fin qui, ma quella gliela sappiamo fare anche noi e, detto brutalmente, credo che noi l'avremmo fatta meglio. Ma insomma l'ha fatta l'operatrice e amen.
Comunque, arrivati al fatidico momento in cui è stata fatta circolare una pizza in celluloide nella mia mente è improvvisamente spuntata la deliziosa scena di Silent Movie, che in Italia arrivò come L'ultima follia di Mel Brooks nel 1976, dove Bellocchio per salvare la pellicola se la avvolge intorno al corpo per poi finire in cabina di proiezione girando su sé stesso per consentire la proiezione. 
Così ho deciso sull'istante di far conoscere ai miei alunni questo gioiellino al giorno d'oggi un po' dimenticato rispetto al ben più noto Frankenstein Junior ma che all'epoca dell'uscita ebbe altrettanta notorietà. Un bel film muto, ricostruito a tavolino e molto divertente.
Che cosa avrebbe potuto andare storto?
Quasi niente, in effetti, e per l'occasione anche la celebre maledizione di St. Mary Mead sui film si è un po' placata.

La trama è davvero semplice: un famosissimo regista in cerca di rilancio dopo un lungo periodo di alcolismo decide di  rilanciare la sua carriera e le sorti degli studi per cui lavora con un film muto, quando già da qualche anno (ma non da molto) i film sono sonori. Per assicurarsi un ricco pubblico decide di procurarsi un cast di grandi divi - e tutti gli interpellati accettano con grande entusiasmo tranne il mimo Marcel Marceau che pronuncia un bel No che è l'unica parola del film. Nel frattempo i malvagi finanzieri della società Trangugia e Di Vora cercano in tutti i modi di ostacolare l'iniziativa, temendo (a ragione) di non potere più rilevare gli studi cinematografici per pochi soldi se il film ha successo, ma tutti i loro biechi tentativi falliscono e il film muto risulta un grande successo, senza contare che il regista trova anche il suo Grande Amore con cui si sposerà ben presto.
Nonostante il film rientri a pieno titolo nel genere del metacinema, ovvero quello in cui si fanno film che raccontano di gente che fa un film, peer citare l'eccellente definizione di Pentasilea, lo spettatore segue solo le vicende legate all'organizzazione del film e al reclutamento degli attori e non un solo metro di pellicola è dedicato alle riprese vere e proprie; la pizza però ha un suo ruolo importante nell'ultimo quarto d'ora, perché viene rapita, recuperata all'ultimo momento in modo assai avventuroso e uno dei protagonisti se la avvolge intorno al corpo come ho già raccontato.
Il film è un magnifico pezzo di bravura perché imita la scansione dei film muti ma adattandola ai tempi moderni, è pieno di citazioni di scene famose e raccoglie una incredibile quantità di situazioni topiche. Anche l'uso che viene fatto del gruppo di divi è una specie di parodia di alcune delle situazioni più famose dei loro film più tipici e topici e il risultato è davvero divertente.
Tutto ciò con me era abbastanza sprecato, anche se rivedendolo a distanza di tanti anni qualcosina ho colto, e quanto ai ragazzi gli addentellati culturali gli mancavano quasi tutti - il che non toglie che si siano divertiti come pazzi perché il ritmo è davvero buono. E vorrei anche sottolineare l'uso eccellente dei rumori amplificati e quasi fumettistici, molto diversi dal modo di usare i rumori quando è arrivato il sonoro.

E' un film davvero perfetto per essere guardato alle medie, o in generale a scuola dove i tempi cinematografici non corrispondono quasi mai alla nostra granitica scansione in ore di sessanta minuti, e la semplicità della trama permette di inserirsi facilmente in qualsiasi momento; così ho potuto tranquillamente permettermi di interrompere a un quarto d'ora dalla fine perché  c'era da prepararsi per l'uscita e i tre ragazzi che mancavano il primo giorno si sono goduti serenamente il finale senza dover mai chiedere chi era chi e che accidenti stava succedendo, per favore.