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domenica 13 giugno 2021

Che belle le vacanze! (ultimo giorno di scuola)


 


Quest'anno l'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, in un occasionale soprassalto di buon senso, ha optato per una lectio brevis, ovvero alle medie usciamo alle undici e alle elementari alle dodici.
Il mio orario dunque prevede soltanto due ore con la Terza Brillante, e per tacito accordo, una volta fatto l'ultimo appello dell'anno e controllate le eventuali ultime giustificazioni e risposto alle eventualissime ultime domande sull'esame, sapevamo tutti che dopo saremmo andati in cortile dove chi voleva avrebbe giocato a palla e chi non voleva avrebbe fatto quel che altrimenti meglio gli sembrava, salvo l'osservanza dovuta al codice civile e penale.
Non devo essere stata l'unica a stabilire cotal silenzioso contratto con la scolaresca, perché mentre veleggio in corridoio intravedo un fanciullo coronato, una strega e pure un unicorno.
Il quale unicorno è di tipo moderno: non un lussuoso equino dalle movenze aggraziate e rigorosamente bianco, bensì una roba molto arcobalenata con un sacco di fiorellini. Anche se, a ben guardare, qualche fiorellino non mancava nemmeno nei bei tempi andati:


La nostra unicorna, per la precisione, aveva un mantello bianco, un corno arcobaleno e una ghirlandetta di fiori colorati; e naturalmente camminava su due gambe e non su quattro.
In classe faccio l'appello: una roba decisamente più lunga del solito perché gli alunni vanno e vengono, chiacchierano tra loro e insomma non è facile capire chi c'è e chi non c'è senza scorrere la lista uno per uno, e tuttavia qualcuno manca e l'appello dunque va in qualche modo fatto; e appena l'appello è faticosamente  terminato, ecco che arrivano anche i due assenti. Barrata l'ultima giustificazione - che in verità era stata portata due giorni fa, ma c'è sempre qualche collega che incassa le giustificazioni, le firma ma non le inserisce nel registro - ci avviamo schiamazzando lungo il corridoio verso l'uscita. Cioè, loro schiamazzano, e io non faccio nulla per dissuaderli.
In corridoio ritrovo il re -  diventato nel frattempo regina con un rapido passaggio di corona - l'unicorna col mantello e la strega, oltre a uno strano individuo vestito di pizzo nero con boa di struzzo (che detta così sembra una roba molto trasgressiva, ma tenendo conto che l'individuo portava cotal mise sopra jeans e maglietta bianca, la trasgressione era piuttosto annacquata). Grandi saluti, qualcuno mi chiede di restare con unicorni e reali. "Ma certo, ci raggiungerete più tardi" rispondo fregandomene del dovere di sorveglianza. Siamo a classi aperte, qualcuno sorveglierà.
Il cortile è relativamente tranquillo, solo una classe che gioca a pallavolo. Solita caccia alle palle, qualcuno chiacchiera all'ombra, un gruppo di ragazze colora non so che cosa e faccio un po' di salottino con loro.
Arriva la classe dei travestiti, che scopro contare anche un paio di fatine, un gatto con tanto di coda, un diavoletto, qualche ragazz* con pizzi e  paillettes, e se non ho capito male c'è pure un marziano, anzi una marziana. Nel frattempo la regina è tornato re.
"Ma non è Carnevale" prova a prenderle in giro qualcuno.
"E perché mai? Carnevale è uno stato d'animo" ribatto io, per il puro piacere di contraddirlo, pur consapevole che lui ha detto una cosa vera e io una stupidaggine.
Dopo un po' l'Unicorna lascia perdere il mantello bianco, che è di pile e le fa caldo; niente di strano, visto che la temperatura comincia a salire. I gruppi che giocano a palla sotto il sole non mostrano invece il minimo segno di cedimento. 
Alla terza ora si cominciano a temere i mitici Gavettoni di Fine Anno, e chi suggerisce di chiudere l'acqua, chi blocca i ragazzi che arrivano esibendo con fierezza grandi bottiglie d'acqua, chi assicura di avere dato rigorose istruzioni per fermare l'orribile scempio... tutto ciò comunque non mi riguarda, perché il mio orario della mattina è terminato. Saluto unicorni, colleghi, streghe, alunni e quant'altro e rientro dentro la scuola...
...dove passo due ore a stilare i compiti per l'estate della Prima Rabbiosa. Perché io per principio non do mai compiti per le vacanze, tranne nei rari casi in cui decido di darne.
Un po' di firme ai verbali degli scrutini, un po' di ripulitura del cassetto, un saluto ai custodi (che rivedrò comunque già il giorno seguente) ed eccomi pronta per il più sacro dei rituali di Fine Anno Scolastico, ovvero la gita in biblioteca a ritirare i libri prenotati: le mie prime letture vacanziere.
Perché sono in vacanza, finalmente: il più lunatico e irascibile anno scolastico della mia vita è ormai ufficialmente terminato e davanti a me si snoda la striscia dell'estate, lunga e riposante. Il sole mi accarezza la pelle, una piacevole brezza mi rinfresca.
Vacanze, che belle le vacanze. Quest'anno mi sento perfino più vacanziera del solito. Un bel falafel per festeggiare e finalmente a casa!

...dove alle tre e venti accendo il computer ed entro nella piattaforma, ché c'è la plenaria che apre l'esame. E dopo la plenaria ci sono ventun elaborati caldi caldi da valutare durante il fine settimana.

Quest'anno scolastico è finito, finalmente. Ma non del tutto, e non per tutti.

giovedì 4 luglio 2019

Sul misconosciuto ruolo dei nonni nello svolgimento dei compiti assegnati - post a doppia faccia

Anche questa bellissima micia, giustamente chiamata Venus, è a doppia faccia - ma, al contrario di Dorian Gray, entrambe le sue facce sono bellissime
Giorni fa ho incontrato una maestra  in pensione che offriva dei libri per la biblioteca scolastica. Dopo che mi sono servita in abbondanza abbiamo attaccato a parlare del più e del meno e mi ha raccontato che a suo nipote (che è fra gli allievi della nostra scuola media, dove a Settembre inizierà la Terza) per l'estate è stato dato da leggere Il ritratto di Dorian Gray
"Una scelta interessante" osservo con un bel sorriso congratulandomi in cuor mio con la prof. Therral di cui avevo seguito le inquiete ricerche di "qualcosa di adatto da leggere per i ragazzi durante l'estate", categoria insidiosa quant'altro mai. In effetti Dorian Gray mi sembrava una buona idea: un libro ben scritto, molto famoso e dedicato a temi perfettamente comprensibili agli adolescenti: le scelte, le insidie delle scelte, le conseguenze delle scelte, il doppio... senza contare che Wilde è un ottimo scrittore, molto chiaro e ha sempre una marcia in più oltre che un tocco singolarmente raffinato.
La collega prosegue il suo racconto: il ragazzo aveva preso il libro e si era accasciato vedendone le dimensioni. Perché l'insegnante gli aveva dato la versione integrale, non quella ridotta.
Sì, certo, approvo io domandandomi che altro avrebbe potuto fare l'insegnante. Una versione ridotta del ritratto di Dorian Gray, figurarsi. Ma nemmeno ne esistono, si spera!

Errore. Ne esistono, e pare anzi che ne esistano di diversi tipi e taglie, come per i costumi da bagno. La premurosa nonna ne ha cercata e trovata una di suo gradimento, dimostrando così l'indiscutibile verità dell'ultima frase dell'introduzione del suddetto Ritratto che recita - cito a memoria - "Tutta l'arte è perfettamente inutile". Il buon Oscar di certe cose se ne intendeva, anche se probabilmente quando ha scritto quella frase non aveva in mente la continuazione che mi è venuta spontanea "soprattutto quando ne fanno carne da griglia".
Trovata l'edizione ridotta in biblioteca l'ha prontamente sbolognata al nipotino tenendo per sé l'edizione completa, che ha letto lei. Una volta che entrambi han finito il compito (per la verità pensato solo per il nipote, e che non prevedeva coinvolgimento alcuno di nonni, genitori o altri congiunti più o meno stretti) i due se li racconteranno a vicenda parlandone.
I miei occhi a quel punto erano grandi come tazze da tè "Ma non si deve mai dare cibo di scarsa qualità ai ragazzi in crescita" mormoro con un filo di voce.
La nonna mi spiega che ha agito così per il bene del nipote: tanti ragazzi si disgustano della lettura perché l'insegnante assegna loro letture non adatte alla loro età, per esempio con Manzoni che tanti danno da leggere prima del tempo.
"Ma non è la stessa cosa!" ribatto "Prima di tutto Manzoni scrive in un italiano che oggi è piuttosto complesso per i ragazzi, anche per dei ragazzi toscani, mentre Wilde viene letto in traduzione e quindi in italiano moderno. E poi Manzoni non è Oscar Wilde".
Ne discutiamo per un po'; in effetti discutiamo non è il termine più adatto perchè entrambe siamo assolutamente tetragone e inamovibili dai nostri punti di vista: lei insiste sull'esempio di Manzoni come scrittore inadatto ai ragazzi, io ribadisco più volte e in varie maniere alcuni dati ai miei occhi assolutamente incontestabili, e cioè che il ragazzo per quel che ci risulta lì a scuola non è cerebroleso e che non si dovrebbe mai intervenire dall'esterno su un compito assegnato da un docente alla classe perché il docente conosce la classe e si suppone che dovrebbe sapere quel che fa (particolarmente nel caso della docente in questione) e caso mai i fanciulletti dovessero avere dei problemi col Ritratto - cosa pur sempre possibile - bene, ne parleranno con l'insegnante, giusto? E' una questione tra loro e lei. L'intervento dei congiunti non è previsto.

Dopo un po'  mi cheto - vuoi perché parlare ai sordi non ha molto senso, vuoi perché alla fine non sono fatti miei. La collega poi mi spiega che non stava criticando la scelta dell'insegnante (e figuriamoci cosa avrebbe detto se avesse voluto criticarla, penso in cuor mio). Io mi scuso dicendo che mi sono fatta trascinare dalla foga perché la questione dei libri ridotti e rabberciati mi sta particolarmente a cuore, lei ribadisce che a lei sta particolarmente a cuore il fatto che il nipote non deve disgustarsi della lettura e della narrativa (e tira di nuovo in ballo il povero Manzoni che col Ritratto c'entra quanto i tradizionali cavoli a merenda) e la questione si chiude, in una atmosfera di presunta cordialità decisamente tenuta su con agli spilli.
Tre domande si agitano e tumultuano nel mio tenero e sensibile cuore, mentre ritorno a casa attraversando una campagna assai assolata ma di una bellezza incomparabile, che fonde l'oro di Giugno con il verde di Maggio;
1) la collega sarebbe intervenuta con altrettanto ansiosa premura se al posto del nipote ci fosse stata unA nipote? Perché a volte ho l'impressione che ci sia molta maggior preoccupazione di spianare gli ostacoli quando è un gioco un povero, tenero, tremebondo e un po' incapace maschietto, cui a tutti i costi devono essere evitati certi traumi che ne possano lederne l'autostima. Ma siamo davvero convinti che continuando a masticargli il cibo sopra ad una certa età la sua autostima non rischi di andarsene invece e a ramengo, e che più avanti il ragazzo non si ritrovi a dover fare più sforzi degli altri nell'affrontare gli ostacoli per col,pa della mancanza di esercizio? Ma soprattutto: siamo davvero così sicuri che davanti a una difficoltà non sia in grado di superarla egregiamente con le sue sole forze?
2) che io sappia, una persona amante della lettura non si disgusta facilmente della lettura solo perché gli è capitato di leggere un singolo libro che non gli è piaciuto, semplicemente da quel momento cercherà altri tipi di letture. Siamo sicuri che falsare a un giovinetto il primo incontro con uno degli scrittori più gradevoli del suo tempo  lo aiuterà più avanti ad amare meglio la letteratura? Soprattutto, non sarebbe il caso che ognuno si faccia le sue personali preferenze basandosi sulle esperienze che ha avuto, belle o brutte che siano state? E  abituarlo al cibo premasticato non finisce forse per peggiorare le cose, anziché migliorarle? 
3) ma soprattutto: la collega ha parlato per ingenuità o confida vivamente che io spiattelli tutta la conversazione alla prof. Therral? 
Ammetto che quest'ultima è una pura e semplice curiosità, e sapere la risposta non cambierà minimamente il fatto che la prof. Therral rimarrà del tutto all'oscuro di questa conversazione come minimo per molti e molti anni, a meno che non sia lei stessa a riferirgliela. Se il ragazzo ha voglia di raccontare nei dettagli il suo primo, assai condiviso e mediato, incontro con Oscar Wilde faccia pure, ma io mi rifiuto di impicciarmi, e ancor più di turbare sia pur in minima parte la serenità delle ben meritate vacanze della prof. Therral, visto che al suo posto, se qualcuno mi raccontasse di una simile intromissione nei compiti assegnati a un alunno, come minimo mi incazzerei come una biscia e assai probabilmente non ne farei mistero.
Infine una ultima considerazione si impone: Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo particolarmente famoso e molto citato, e anche di recente ne hanno fatto un film di un certo successo. Basta avvicinarsi a Google pensando la stringa di ricerca "ritratto di Dorian Gray" per vedersi suggerire una vera infinità di link con riassunti, recensioni e considerazioni varie dedicate a questo libro. Onestamente, non si può dire che il ragazzo sia stato messo in una situazione impossibile da affrontare assegnandogli quella lettura. Non era meglio che cercasse di venirne a capo per conto suo, parlandone con i compagni o interrogando la rete ed eventualmente gli stretti congiunti dopo essersi misurato con le eventuali difficoltà di approccio al romanzo? Insomma, prima di buttargli la ciambella non sarebbe stato meglio aspettare una sua qualche richiesta di aiuto un po' più circostanziata di "ma quanto è lungo questo libro" detta a copertina non ancora aperta?

martedì 15 gennaio 2019

Sull'annosa e controversa querelle dei compiti da fare a casa (post noioso come un giorno di pioggia)

Questa non è in alcun modo una scritta polemica.
Oh no, essa non lo è. 

L'attuale ministro dell'istruzione Marco Bussetti non si è distinto finora per soverchio interventismo nonostante le accorate richieste di Ernesto Galli Della Loggia, anche se dietro le quinte, con alcune accorte circolari, è intervenuto in alcune questioni mostrando di possedere una certa dose di buon senso. Del resto il comparto della scuola in questo momento non va particolarmente di moda se non per operarci qualche moderato taglio e nessuna persona che lavora al suo interno desidera richiamare su di esso l'attenzione di questo governo - pur essendo indubbio che detto comparto richiederebbe diversi interventi  (ad esempio una seria riforma dei tecnici e soprattutto dei professionali, che andrebbero infine visti come qualcosa di più di un refugium peccatorum o un cassonetto della raccolta differenziata).

Ad ogni modo, in uno dei suoi rarissimi guizzi di interventismo detto ministro, partecipando a una  trasmissione radiofonica, aveva vagamente accennato all'opportunità che gli insegnanti non dovessero  dare troppi compiti durante le vacanze di Natale permettendo così ai ragazzi di farsi un po' di vita loro, e sembra che si fosse perfino spinto a promettere una circolare in tal senso. La promessa, se c'era stata, era stata comunque ben presto ridimensionata: evidentemente il ministro, al contrario di certi suoi colleghi di partito, ha dato una scorsa a qualche Bignami dedicato a "Diritti e Competenze di un Ministro" e dunque sa che un ministro non può impicciarsi di questioni  didattiche in base ad un preciso articolo della Costituzione; il tutto si era infine risolto con un vago invito alla riflessione sul tema "compiti a casa" inserito nel tradizionale biglietto di auguri che come ogni anno il Ministro ha mandato ai docenti che  sono in servizio - e che dunque io non ho avuto, ahimé, alcuna possibilità di vedere.
Per quel che ho potuto vedere in rete, la questione non ha sollevato alcuna polemica tra gli insegnanti; in compenso è stata titolatissima sui giornali ed è stato molto interessante (e divertente) leggermi i  commenti che fioccavano in coda ai vari articoli dove gli infiniti tuttologi sulla scuola di cui il nostro bel paese pullula si dividevano in due schieramenti assai nettamente contrapposti: da una parte chi, oltre ad appoggiare il pensiero  ministeriale, ne approfittava per proclamare l'assoluta inutilità di qualsivoglia compito da assegnare per casa, dall'altra chi invocava un totale de profundis  sulla scuola dato che l'assenza di una grossa mole di compiti da svolgere durante le vacanze di Natale avrebbe inevitabilmente condotto alla più assoluta decadenza e alla più totale ignoranza delle giovani generazioni. Vie di mezzo, non pervenute.

Per quanto mi riguarda, incontrerei senz'altro la più totale approvazione da parte dell'attuale ministro:  non solo non do mai compiti durante l'estate se non c'è un consistente debito di grammatica da recuperare - e in quel caso naturalmente lo do al singolo, e ben personalizzato, non certo all'intera classe - ma addirittura spingo il mio virtuosismo fino a non dare l'ombra di un compito a  nessuno per le vacanze di Natale, di Pasqua ed eventuali ponti lunghi, e anzi mi regolo in base a quello che chiamo il Principio del finale della Sinfonia degli Addii di Haydn
dove tutti gli strumenti si azzittiscono, uno dopo l'altro, avendo cura di concludere tutti gli argomenti avviati senza lasciare l'ombra di qualcosa in sospeso (tanto, casomai restasse   del tempo in più posso sempre piazzarci dentro qualche lettura o qualche prova scritta) - il tutto in base a una teoria sull'importanza delle pause cui mia madre, che è stata insegnante alle elementari, mi accennò distrattamente in un tempo remoto in cui non solo non insegnavo, ma nemmeno lontanamente pensavo che l'avrei mai fatto un giorno.
Questa teoria (che in realtà più che una teoria credo sia un dato di fatto, probabilmente comprovato da qualche tonnellata di letteratura scientifica e didattica) sostiene che oltre all'apprendimento attivo  all'individuo servono dei tempi di pausa per assimilare a livello profondo quel che ha appreso. Queste apparenti pause insomma fanno parte a tutti gli effetti del percorso didattico e permettono all'alunno di apprendere principi, concetti e nozioni ad un livello più profondo della lezioncina studiata a memoria per il giorno dopo.

Per quanto riguarda i compiti delle vacanze intermedie comunque per me giocano anche considerazioni più pratiche: perché, se le esaminiamo nel dettaglio, queste vacanze lunghe  non sono affatto lunghe come potrebbero sembrare dall'esterno. Tralasciando i ponti di primavera, dove di solito i ragazzi arrivano completamente cotti, peggio perfino degli insegnanti, e quindi si può solo ragionevolmente sperare  che li usino per ricaricarsi un minimo le batterie, le vacanze di Pasqua praticamente non esistono: il Giovedì se ne va in festeggiamenti per l'inizio delle vacanze, dopo di che rimangono Venerdí, Sabato e Martedì, perché Pasqua e Pasquetta annegano rapidamente nel nulla tra parenti e gite di fuori porta. Per giunta molte famiglie si attentano in quei giorni ad andare al mare o in gita turistica, e non vedo proprio perché dovremmo fargliene una colpa.
Le vacanze di Natale non risultano molto più lunghe, in realtà. Tanto per cominciare, assolutamente tutti ci arriviamo con le batterie completamente scariche (qualcuno pure con un filo o un cordone di depressione latente) per precise questioni medico-astronomiche. I giorni che precedono Natale sono, sempre e comunque, un delirio per tutti. Poi arrivano Natale e Santo Stefano col loro carico di parenti e di eventuali trasferte fuori città dai parenti e tirate mostruose per preparare la tavolata per Natale o arrivare adeguatamente carichi di regali di Natale per tutta la tavolata e/o preparare il proprio contributo per la tavolata in questione -  per tacere dei celebri conflitti di Natale che appesantiscono vieppiù quelle giornate e che tanti mirabili romanzi hanno ispirato  a tanti abili scrittori di polizieschi. Capodanno si porta dietro anche lui il suo bel pacco di preparativi, perché ormai sin da giovanissimi i ragazzi se lo gestiscono in proprio, a volte anche con una organizzazione piuttosto complessa, e così anche il 31 e il 1 se ne vanno, spesso con un discreto strascico di mal di testa e di intontimento che non è detto non si prolunghi fino al 2 Gennaio compreso. In mezzo ci sono spesso anche due Sabati e due Domeniche dove la vita si illanguidisce e rallenta piacevolmente. La Dodicesima Notte, detta anche Epifania, in buona parte d'Italia continua ad avere un suo peso nonostante lo strapotere di Babbo Natale, e in più abbiamo una vera infinità di visite per lo zio Evaristo, la zia Crodeganga e il nonno Narciso, che magari ne ha approfittato per finire all'ospedale onde meglio complicare la vita di tutti, senza contare che qualche famiglia desidera pure farsi un viaggetto, andare a trovare parenti o amici, fare una puntatina sulla neve, godersi un po' i regali di Natale, esibirli con gli amici e magari provarli con loro (i videogame, per fare un esempio a caso) - e c'è anche una bella fetta di famiglie che già il 22 Dicembre impacchettano la famiglia al gran completo e se ne vanno nella terra di origine per l'intero arco delle vacanze.
In mezzo a tutto questo, quanta voglia può avere una povera creatura in piena crescita di dedicarsi alle somme algebriche, ai diagrammi cartesiani, al predicato nominale o al genitivo sassone? Soprattutto quando l'alternativa a sì pallificanti attività è una bella pista da sci, i cugini che non vedi da tre mesi o una pizza con gli amici?

E infatti la cruda verità è che i compiti assegnati per Natale, Pasqua o i ponti primaverili sono quasi sempre fatti male, in modo frettoloso e trascurato, in mezzo a liti familiari, oppure direttamente non fatti. Gli unici che si impegnano per farli bene sono quelli che, lavorando regolarmente con grande  impegno ed eccellenti risultati, più di tutti avrebbero diritto a godersi una bella pausa - e tuttavia anche da loro possono venire amare sorprese e curiose defaillance.
Insomma  anche tralasciando la teoria delle pause, assegnare compiti per le vacanze di Natale e Pasqua e per i ponti primaverili è per lo più una grande perdita di tempo e implica un discreto spreco di risorse e spesso anche alcune arrabbiature non programmate e del tutto superflue.

Ed eccoci al secondo corno della questione: i compiti a casa durante l'anno scolastico. Perché esiste un movimento di pensiero, non so quanto consistente, e l'inevitabile gruppo su Facebook (oltre, immagino, a una miriade di gruppi su Whatsupp) che sostiene l'assoluta inutilità dei compiti a casa vedendoli solo come una forma di accanimento da parte dei docenti contro i ragazzi, tanto inutile quanto crudele, e ne vorrebbero la totale abolizione per legge (il che è del tutto impossibile in base al già citato articolo della Costituzione che tutela il principio della libertà didattica).
Partiamo da alcune considerazioni, tanto banali quanto noiose ma necessarie.
Punto primo: a parte qualche rarissimo caso di manifesta insania mentale che si risolve in smania punitiva verso gli alunni colpevoli di esistere, nessun insegnante dà troppi compiti a casa: ognuno di noi, in scienza e coscienza, è convinto di dare esattamente i compiti necessari e non una sola goccia di più o di meno di quel che è suo preciso dovere.
Punto secondo: sarebbe vano negarlo, il problema principale sono i compiti delle materie umanistiche e scientifiche - in pratica i docenti di lettere, matematica e lingue straniere, soprattutto alle medie.
Punto terzo: i genitori nei compiti a casa non dovrebbero impicciarsi né tanto né poco: non ne dovrebbe essere dato per scontato l'intervento, non dovrebbero avviare gare a chi fa meglio i compiti dei figli, non dovrebbero insistere e litigare perché i compiti vengano fatti, solo sfoggiare un atteggiamento mediamente severo e coerente qualora qualche nota li informi che la loro prole non svolge incompiti assegnati con la dovuta regolarità.
(E se non li fa? Se la vedrà con l'insegnante, con i quattro che fioccano, con i compiti estivi, con l'eventuale bocciatura che potrebbe fargli un mondo di bene. Oppure, molto più probabilmente, si adatterà a fare i compiti dopo qualche iniziale resistenza e qualche settimana senza cellulare).
Al netto di questa raccolta di banalità di cui mi scuso, rimane una considerazione ancora più banale:
Per come è impostata attualmente la scuola italiana, un certo ammonto di compiti da svolgere al di fuori delle lezioni è ritenuto indispensabile da quasi tutti i docenti di quasi tutte le materie. I pochi che fanno eccezione seguono per lo più tecniche di didattica sperimentale o si adattano come possono a situazioni particolarissime. 
C'è infatti una parte di lavoro che è indispensabile che l'alunno faccia da solo o con pochissimi compagni ed è la parte che riguarda l'elaborazione autonoma (detta anche rimasticazione digestione) di quanto in classe è stato detto, spiegato, elaborato, insomma fatto tutti insieme. Lì ci si rende conto se quel che in classe sembrava tanto chiaro lo è davvero, oppure se quel che era sembrato tanto astruso lo è ancora, una volta   affrontato a mente fredda; lì si manda  a memoria quel che va mandato a memoria di regole e formule, lì si completano in autonomia i disegni impostati in classe eccetera. Si tratta insomma di una forma di fissaggio del lavoro dove si rimette quanto detto e fatto nel caos della lezione collettiva.
Il peso di questo lavoro varia a seconda del grado di concentrazione con cui viene svolto, dell'attenzione prestata in classe ma soprattutto dell'allenamento: l'abitudine a fare regolarmente i compiti li rende più facili, come succede con tutti i tipi di lavoro. 
Fatti con la dovuta concentrazione e  l'impegno adeguato, senza il peso emotivo di litigi in famiglia, sostentati da una buona merenda e con una certa atmosfera rilassata intorno (che può includere anche una buona colonna sonora ma dove un cellulare acceso puntato su un social risulta del tutto deleterio) i compiti a casa sono utilissimi e di solito anche piuttosto rapidi da svolgere. 
Fatti distrattamente, messaggiando in lungo e in largo, con genitori-avvoltoi che ti spronano e puntellano in continuazione (o che sbroccano perché in metà pomeriggio sono state fatte tre espressioni su sei e solo a prezzo di ore di martellamento), senza riguardare le istruzioni e la lezione cui si riferiscono, sono del tutto inutili e possono anzi accrescere la confusione del fanciullo o della fanciulla di turno.
Naturalmente il genitore sensato, che vede e conosce il quadro completo della situazione, può decidere in circostanze particolari (non solo se è crollato il tetto di casa o se la creatura  ha avuto un attacco di peritonite: va bene anche una uscita di famiglia decisa sull'ispirazione del momento o i festeggiamenti di un compleanno che si sono prolungati più del previsto) di giustificare la prole: se fatta con criterio e parsimonia, l'uso delle giustificazioni familiari può alleggerire una situazione che rischia di avvitarsi su sé stessa e in presenza di un impegno costante qualche occasionale giustificazioni non lascia danni né tracce.
Infine: siccome il sovraccarico di compiti si verifica in presenza di più insegnanti convinti che esista una sola materia, ovvero la loro (il singolo docente di solito non riesce a fare danni più di tanto) in certi casi è opportuno che i genitori, laddove la questione non riguardi solo due o tre singoli alunni, superata  la fase della mormorazione tra di loro, affrontino apertamente la questione ai Consigli di Classe con dolce fermezza e senza troppi proclami. Gli insegnanti naturalmente non gradiranno e borbotteranno assai peggio di pentole ricolme di stracotto, per poi lamentarsi moltissimo tra loro su questi ragazzini viziati e questi genitori che si allargano troppo, ma quasi sempre ne terranno conto, non fosse che per scansare grane future. Del tutto sconsigliabile invece scavalcare il Consiglio e andarsi direttamente a lamentarsi dal Preside, che più di tanto non può intervenire (e se lo fa se la prende solo con l'ultimo supplente arrivato, quello con la posizione contrattuale in apparenza più fragile) e di solito se la cava con un vago richiamo in Collegio Docenti dove evita con cura di spiegare quale classe si è lamentata e di quali insegnanti si sta parlando,
con grande irritazione del corpo docente e soprattutto di chi non è colpevole ma  sarebbe anche disponibile a farsi un esame di coscienza, però prima di avviare il doloroso processo vorrebbe la certezza che la questione lo riguarda.

Personalmente in classe applico molto la tecnica della contrattazione sindacale: dall'apposita colonna del registro, manuale o elettronico che sia, è facile vedere se qualche collega è, diciamo, molto assiduo nell'assegnazione dei compiti a casa e avendo di solito molte ore in una classe imparo a concentrare i compiti in certi giorni più che in altri. Soprattutto chiedo: "Come siete messi per Giovedì? VI va bene se il tema ve lo do per la settimana prossima? Ci sono problemi per Martedì, visto che avete la verifica di inglese?". Qualche moderata concessione ha spesso un effetto molto positivo sulla disponibilità degli alunni.
Va detto anche che ho un sistema di controllo piuttosto accurato e quando non mi consegnano i compiti divento una belva, ma questa è altra storia.

giovedì 13 giugno 2013

L'anno è finito, andate in pace (ultimo giorno di scuola)

La scuola di St. Mary Mead l'ultimo giorno di lezione (nelle intenzioni degli alunni)

Per l'Ultimo Giorno di Scuola quest'anno, almeno nelle prime, i nostri amati allievi sembravano più orientati su legittime festicciole in classe che verso i consueti gavettoni; e naturalmente tutti noi insegnanti abbiamo prontamente autorizzato ogni festeggiamento possibile, ma in cuor nostro sapevamo tutti che gli stomaci umani hanno ahimé dei limiti, e che perfino per dei giovinetti dagli undici ai quattordici anni mangiare cinque ore di fila è arduo. Una volta spolverate le torte e dato fondo a biscotti e patatine viene voglia di fare qualcos'altro - per esempio dei gavettoni.
Comunque per la prima ora mi ritenevo al sicuro e anzi avevo saltato la colazione onde dare un piccolo aiuto nel momento (arriva sempre) in cui le pur valide mascelle dei ragazzi avessero avuto un attimo di stanca.
Ma nella Seconda dell'Approfondimento non c'era niente da mangiare, né una patatina né una caramella. Così, consegnati gli ultimi quaderni, mi accingevo ad accogliere l'onesta proposta di andare fuori a frescheggiare quando è entrata la prof. Palmina con i compiti per le vacanze.
E che compiti! Due paginate fitte di istruzioni con una serie di esercizi e testi uno più soporifero dell'altro, almeno ai miei occhi. E una raccomandazione "Pensate che c'è perfino chi i compiti delle vacanze non li considera obbligatori e non li fa!" col tono di "Non ci crederete, ma c'è perfino chi pensa che due più due fa cinque".
Ma come diamine avremo fatto noi, ai miei tempi, senza compiti per le vacanze, mi domando non per la prima volta. E sì che ci spiegano sempre che a quei tempi la Scuola era Seria. Ma, per seria che fosse,  le vacanze duravano quasi quattro mesi e di compiti non ce ne davano - e ci tengo a chiarire che chi è convinto in cuor suo che i compiti per l'estate non sono obbligatori ha tutta la mia comprensione.
La nostra uscita fuori si riduce insomma a una ventina di minuti scarsa. No, niente palloni, proclamo. Ci sono solo venti minuti e per la campanella devono essere già in classe, che c'è Matematica che rende le ultime verifiche.
Cinque minuti dopo ci raggiunge la Prima d'Ogni Grazia Adorna, munita di abbondanti palloni (loro staranno fuori più di un'ora). E allora vada per i palloni, e amen.
Ad ogni modo, al suono della campanella la Seconda è disciplinatamente ai banchi, in attesa degli ultimi compiti di Matematica. Saluto e raggiungo l'aula della Seconda Effervescente, dove c'è un caldo torrido e pure il catafalco in posizione: infatti stavano vedendo Timeline sulla LIM.
Mi rassegno alla sauna, restituisco le verifiche sull'Inno d'Italia, mi congratulo con loro per l'ottimo risultato, poi li lascio a vedere il film e mi rimpiatto buona buona in fondo all'aula, in un banco vuoto,  lavorando ai registri mentre loro guardano il film, che non sembra nemmeno male - tanto che mi riprometto di prenderlo in biblioteca, durante l'estate. 
Anche lì, né una caramella né un singolo pop corn.
Finalmente arriva l'ora di buco, in cui mi precipito a stampare e fotocopiare la mia bella bibliografia - mi è costata molte ore di lavoro ma ne vado assolutamente fiera: un cocktail con dentro classici, sempreverdi, capolavori, romanzi storici e perfino un po' di attualità. Faranno come credono, ma spero con tutto il cuore che leggano Gaiman*. 
Un'altra mezz'ora passata a combattere con i registri, poi è il momento di raggiungere la Prima d'Ogni Grazia Adorna, con cui chiuderò la lunga mattinata. Lì, finalmente, un'accoglienza rispettabile: torte, biscotti, pacchi di patatine e pop corn per ogni dove e ragazzi visibilmente stremati a forza di mangiare e del tutto elettrici che per prima cosa mi chiedono "Prof, possiamo fare i gavettoni?".
La richiesta mi sconcerta: non ho difficoltà a comprendere chi fa i gavettoni nonostante il divieto degli insegnanti, comprendo anche i rari esemplari che non ne fanno, ma quelli che pretendono di farli con la benedizione esplicita del docente sfuggono alla mia capacità di comprensione.
E ancor di più sfugge a tale mia (evidentemente inadeguata) capacità Musica, che gli ha appunto permesso di farli nel cortile alla seconda ora. Comunque...
Prima una bella fetta di cheesecake, poi una buona dose di dolce al mascarpone e cioccolato (assicurano di avermeli lasciati apposta); un paio di biscottini svedesi, di quelli che forse c'è qualcos'altro oltre al burro ma è in dose minima (in realtà Ingrid giura che sono fatti con l'olio. Comunque sono ottimi), patatine, aranciata, i miei adorati pop corn...  e gran spiegamento di lacrime e fazzoletti perché han salutato probabilmente per l'ultima volta Matematica.
Mentre mi strafogo li lascio piangere e cantare lodi di Matematica, che lodo a mia volta. Dopo che i fazzoletti han fatto il loro dovere (e che io sono passata ai salatini) gli passo la bibliografia con tutte le istruzioni del caso, prima fra tutte di non farne di niente se non gli va, e avvisando che Harry Potter manca solo perché è dato per sottinteso e che si suppone che sappiano che esiste Harry Potter anche senza che venga l'insegnante di lettere a dirglielo,** ma si tratta comunque di lettura caldamente consigliata a tutti.
Finite le istruzioni e le richieste di chiarimenti sono tornati quasi normali. 
L'aula invece è piuttosto vissuta. "Adesso qualcuno va a farsi dare una granata..." esordisco.
Mi guardano sbalorditi. "Una... granata?"
Un folle dubbio mi attraversa la mente.
"Certo, per pulire".
"Prof, ma cosa intende per granata?"
Il folle dubbio si fa più consistente "Una scopa. Una di quelle robe con un manico e una spazzola in basso per spazzare".
Racconfortati dal fatto che la loro insegnante non li stata esortando a distruggere la scuola a colpi di bombe a mano tutti si mettono a far ordine: chi spazza, chi toglie con lo spray le tracce di crema dai banchi, chi imballa amorevolmente avanzi, piatti e bicchieri puliti avanzati e mi chiede che farne (mando tutti dai custodi: i biscottini svedesi e l'avanzo di dolce al mascarpone ci saranno di gran conforto Lunedì, quando noi insegnanti saremo di nuovo a scuola per gli scrutini), chi decide che sono la destinataria ideale di un mezzo pacco di caramelle avanzate nonostante il mio suggerimento di lasciarle nell'armadio per l'anno prossimo...
Lindi e ordinati, con le loro bottigliette vuote, scendono fiduciosi verso il cortile (siamo addivenuti ad un compromesso: possono fare i gavettoni ma solo fra loro e riempiendo una sola volta le bottiglie). Lì  scoprono che i rubinetti dei bagni della palestra sono chiusi, come in cuor mio sospettavo.
Li autorizzo ad andare su a riempire le bottiglie. Il problema è che in cortile ci sono altre due classi, cui è stato rigorosamente vietato di fare i gavettoni. Cerco di placare i colleghi assicurandoli che è solo per qualche minuto, ma l'esempio è contagioso, e parecchi delle altre classi salgono con fare noncurante ai bagni dei piani alti per riempire le bottiglie; addirittura, il perfido Wasp le ha già riempite almeno tre volte!
In cuor mio non lo trovo così grave, comunque faccio coscienziosamente il mio dovere e alla quarta volta che scende con le  bottiglie piene Wasp mi trova sulla porta; con un sorriso dolcissimo gliele sequestro, le vuoto e le accartoccio. Wasp protesta un po' con scarsa convinzione, poi va a giocare a pallone con gli altri. Lo spogliatoio dei maschi è praticamente allagato, ma questo è un must di ogni fine anno.
La Terza della prof. Quadrella comunque non tira gavettoni né cerca di farlo e neppure gioca a palla: le ragazze piangono disperatamente, i ragazzi le prendono in giro ma sembrano assai provati a loro volta.
Ahimé, la nostra classe, la nostra bella classe. Ahimé, le nostre medie, le nostre amate medie. I nostri amati compagni. I nostri adorati professori, oh, come faremo senza di loro?
La prof. Quadrella, oltre a un'infinità di baci e di abbracci, ha ricevuto anche una di quelle lettere d'addio traboccanti di affetto e complimenti che allungano di vent'anni buoni la vita degli insegnanti. Ostenta un atteggiamento sportivo ed esorta la ragazze a non pendersela tanto, ma in cuor suo gongola assai. Io e la Ghirlandai osserviamo con finto distacco che sì, anche noi abbiamo avuto delle terze, e ci andavamo pure abbastanza d'accordo, ma tante smancerie a noi non le hanno mai fatte. In realtà tutti troviamo la scena piuttosto divertente (compresi i salici piangenti, credo).
Infine la campanella suona. Dagli zaini spuntano miracolosamente nuove bottiglie piene, e schizzi degni delle fontane di Versailles allietano gli alunni appena varcato il cancello.
Con un sospiro di sollievo i docenti risalgono verso la fresca, rilassante e quasi silenziosa Sala Professori.
L'anno scolastico è morto, evviva l'anno scolastico!

*e ora che ho letto Coraline lo spero ancora di più
**e infatti in classe c'è anche una potteriana, che mi ha fatto un tema assai interessante sui vari tipi di incantesimi

lunedì 10 giugno 2013

Di quanto e come sia dura la fine dell'anno scolastico per il povero insegnante (specie quando è AUPP*)

(...ma solo se se è rimasto del cervello da mangiare - il che non è detto)

Il primo anno che insegnavo, la fine della scuola piombò su di me come un falco su una preda spaurita. Ma, mi dissi, era il primo anno, era normale che tutto mi sembrasse complicatissimo. Negli anni seguenti certo avrei imparato come organizzarmi a puntino per concludere l'anno in tranquilla serenità.

Negli anni successivi infatti diventai più vecchia e saggia, e soprattutto più esperta. Imparai dunque che la fine dell'anno scolastico è inevitabilmente un gran casino, e che tutte quelle cose che ti cascano in testa alla fine della scuola le puoi fare solo e soltanto alla fine della scuola. Certo, qualcosina per limitare i danni si potrebbe fare, ma poco.
Per esempio, il Dirigente Scolastico di turno potrebbe anche evitare di concentrare nelle ultime settimane tutto quel che non è stato fatto nei tre mesi precedenti, compresi improbabili corsi sulla sicurezza (sì, ogni riferimento alla Nostra Preside è da considerarsi del tutto casuale e involontario). E il MIUR potrebbe evitare di spostare ogni anno più in là la data del corso per chi fa l'anno di prova - oppure metterlo direttamente a Luglio, ad anno di prova finito. Ma a parte questo, più di tanto non si può fare.

I PEI di fine anno vanno fatti a fine anno, perché non puoi tirare le fila della programmazione individuale degli alunni certificati a metà Marzo. 
Puoi cercare di restare in pari con i registri, e quindi ritrovarti solo col minimo indispensabile da scrivere per chiuderli; ma le cose più complesse da fare, ovvero decidere il voto da mettere sulla scheda e contare le assenze, le puoi fare solo a scuola conclusa, massimo due-tre giorni prima.
Ecco, le assenze. Mi piacerebbe proprio sapere cosa passava per l'ammasso di gelatina impropriamente chiamato "cervello" di chi ha deciso di far segnare le assenze agli insegnanti, quando poi per decidere una bocciatura si contano in giorni. A che accidente serve scrivere sulla scheda che Crodegango ha fatto cinque ore di assenza a Italiano e due a Tecnologia, dal momento che né le une né le altre pregiudicano minimamente il suo anno scolastico? Se proprio vogliamo aggiungere qualche dato in più per tener compagnia al singolo, riduttivo  numerino della valutazione finale, non potremmo metterci qualcosa di più interessante, tipo "E' molto migliorato in primavera" o magari "Il nuovo taglio di capelli gli sta davvero bene"?
La valutazione finale non puoi farla, ahimé, se non quando hai tutti i voti. Siccome i voti si continuano a dare fino alla fine, perché fino alla fine si fa lezione, la valutazione finale la puoi dare solo a scuole chiuse, o al massimo i soliti due-tre giorni prima. Inoltre, soprattutto per chi ha molte classi, capita sempre quella che a Maggio devi rincorrere con la reticella da farfalle per acchiapparle, perché un Martedì hanno la gita scolastica, il Martedì seguente ci sono le prove Invalsi, e il Martedì dopo tu hai qualche intoppo per cui non puoi fare nulla, e ti ritrovi sull'orlo di Giugno a fare la verifica che cumula due mesi di lavoro e ti senti pure in colpa e spieghi, calendario alla mano, a qualsiasi collega passi di lì che tu non saresti un/a scioperato/a e non è dipeso da te ridurti così all'ultimo momento (mentre il collega, di solito comprensivo e chiacchierino, ti ascolta con un quarto di orecchio perché in cuor suo sta componendo la Verifica Riparatoria da fare il giorno dopo nella stessa classe).
D'altra parte le Invalsi, per quanto esasperanti e farraginose, vanno pur fatte in un periodo che in qualche modo si avvicini alla fine dell'anno, se servono a stabilire come è funzionato l'anno in questione. 
Così fai le Invalsi, e poi correggi le Invalsi, e hai passato una mattinata fuori dalle tue classi, che era l'ultima cosa al mondo che ti serviva a metà Maggio. E non è una roba che puoi minimamente anticipare.
Lo stesso discorso vale per le verifiche finali. Chi fa Italiano può arrangiarsi con i temi (io ho preso l'abitudine di fare l'ultimo tema dell'anno nei primi giorni di Maggio, così non disturbo nessuno dei colleghi delle altre materie e posso correggere con calma). Ma non si vive di soli temi, e salta sempre fuori qualcosa che va fatto dopo che hai assegnato e financo corretto l'ultimo compito.
Sabato 1 Giugno mi si è offerta la gustosa opportunità di un blocco di tre ore (una delle quali era una sostituzione) e così ho potuto fare la Comprensione del Testo di fine anno cui avevo quasi rinunciato in cuor mio: lettura integrale di Rikki-Tikki-Tawi dal Libro della Giungla con ampie domande a risposta apertissima. La Prima di Ogni Grazia Adorna non è di quelle classi che si tira indietro se c'è da scrivere, ed ecco che l'ultimo fine settimana se n'è andato a correggere un pacco di compiti dove ben due hanno usato il secondo foglio protocollo (non so cosa faranno in Terza, di questo passo. Consegneranno la risma intera, magari scritta anche sui margini?) - e per mia buona sorte ben quattro di loro erano assenti, il Signore li benedica e gli dia gioia.
E poi c'erano le relazioni. Se la gita di fine anno la fai davvero a fine anno (la Prima dei baronetti inglesi la fece a Febbraio, ma a quei tempi avevo una collega di Matematica molto creativa per organizzare le gite. E comunque quest'anno, facendola banalmente ai primi di Maggio, se non altro hanno beccato una delle poche giornate di sole utilizzabili), e il Progetto Multiculturale finisce verso la fine dell'anno, e se perfino le Gare Sportive della Vallata le fanno verso la fine dell'anno, è ovvio che le relazioni non le posso chiedere a Marzo. Quindi c'erano tre pacchi tre di relazioni da correggere. D'accordo, sarebbe bastato non dargliele da fare, ma sono l'insegnante di italiano e ogni tanto devo fargli scrivere qualcosa, giusto? 
E insomma, senza correggere tutta quella roba il voto finale non potevo tirarlo fuori, e tantomeno scriverlo nella tabella degli scrutini.

E passiamo a Storia e Geografia. Certo, le interrogazioni si possono fare anche prima; ma è serio decidere un voto a Giugno quando l'ultima interrogazione è di due mesi fa? A Maggio, nei limiti del possibile, va rifatto un giro completo, e se la classe è numerosa non è affatto semplice - senza contare che io ho idee antiquate e ritengo che una materia orale debba essere valutata principalmente su prove orali e non su compiti a crocette. Però...
Insomma, eravamo arrivati alle soglie del 1848. E così Martedì 4 Giugno i poverelli si sono sciroppati la mia consueta lezione sull'Inno d'Italia come introduzione al Risorgimento prossimo venturo, con tanto di testo proiettato sulla LIM e avviso di andare a riguardarsi il tutto sul sito del Quirinale (no, non potevamo andarci in classe, e nemmeno ascoltarci l'Inno d'Italia in versione completa, magari con corredo di Marsigliese e inno russo e filmatino da Casablanca dove i Perfidi Tedeschi cantano la loro perfida canzone e Humphrey Bogart ordina di suonare la Marsigliese e i tedeschi se ne vanno via imbufaliti, il tutto per spiegare meglio cos'è un inno nazionale e quante funzioni può avere: perché ormai da tre mesi non abbiamo più Internet, con grande irritazione collettiva). E siccome volevo che questo pre-Risorgimento gli restasse ancorato dentro per quando avrebbero fatto il Risorgimento vero, ovvero a Settembre, la mattina di Giovedì 6 Giugno gli ho fatto una verifica - che è pure andata molto bene, ho scoperto la notte del 6 Giugno mentre correggevo sentendomi molto coscienziosa e AUPP*.

Infine ci sono i Compiti per le Vacanze. Io, com'è noto, non do mai compiti per le vacanze (cioè, quasi mai), ma secondo me la Prima d'Ogni Grazia Adorna potrebbe forse migliorare i suoi problemi di punteggiatura mediante un sano esercizio di lettura. Però non do compiti per l'estate. Mai, o quasi mai. Magari qualche consiglio per la lettura...**
E insomma il pomeriggio del 6 e del 7 Giugno li ho passati componendo una bibliografia di 35 simpatici titoli, avendo cura di sceglierli quasi tutti reperibili nella biblioteca locale, ognuno con qualche riga di riassunto e spaziando tra vari generi e qualità.
Ecco, questa è una cosa che avrei potuto preparare prima, mi sono detta mentre smoccolavo col copia e incolla e dieci finestre aperte sul computer (una per il file, una sul catalogo della biblioteca di St. Mary Mead, una per il sistema bibliotecario della provincia, una sul sito della Feltrinelli per controllare che il libro fosse reperibile in libreria, una per cercare i titoli e le altre tre per raccattare le trame in rete); ma anche lì, si fa presto a dire: perché era qualche mese che avevo in mente di dargli una piccola lista di libri tra cui scegliere se decidevano di voler leggere qualcosa consigliato da me, ma soltanto il 5 Giugno pomeriggio i primi titoli si sono degnati di affiorare, e solo il 6 mattina ho capito come volevo strutturare la cosa. Perché, non posso che riconoscerlo, sono anche un impiastro di notevole levatura. E, ça va sans dire, AUPP.

Infine le relazioni di fine anno Quelle, in effetti, puoi avviarle con un po' di anticipo e ritoccarle negli ultimi giorni, in fondo il computer serve anche a quello. E infatti erano almeno cinque settimane che ogni giorno mi dicevo "Via, oggi pomeriggio comincio a imbastirle". E infatti mi hanno tenuto fedelmente compagnia per tutto il mio primo week end di vacanze, dal momento che non ne avevo ancora scritta una riga.

*Anche Un Po' Pirla. Un po' parecchio, aggiungo.
** spiegando, naturalmente, che è tutto facoltativo e che potevano anche leggere tutt'altro anzi che si facessero portare in qualche libreria ben fornita per dare un'occhiata, ma se non volevano non leggessero niente, per carità, e si godessero bene le vacanze. Insomma, potrebbe essere stato un lavoro lungo ma perfettamente inutile. Per mia scelta, per giunta. A questo proposito, vedi la nota sopra.

giovedì 17 giugno 2010

I compiti per le vacanze

Ah, io sono di quelle che non dà i compiti delle vacanze, né a Natale né a Pasqua e tantomeno durante l'estate.
Ma scherziamo? Intanto non sono mai sicura che l'anno prossimo a correggerli ci sarò io; poi sono buona e cara e se c'è da correggere non mi tiro certo indietro, ma così, subito dopo l'estate (in cui IO mi riposo, IO; e allora perché non devono riposarsi anche i ragazzi, eh?) no, proprio no, mi viene lo sconforto.
E pazienza se i ragazzi ci stanno qualche giorno per rodarsi. Anch'io i primi giorni sono in fase di rodaggio, no? Un po' di comprensione per queste povere creature legate ai compiti come cani alla catena per tutto l'anno. IO, a miei tempi, non ho mai fatto i compiti delle vacanze; no, non perché ero scioperata. Cioè lo ero, ma in questo caso non c'entra. Non me li davano e quindi non li facevo. Guardate che non è che venivamo su tanto peggio di 'sti figlioli, a riposarci durante l'estate.
E poi, io faccio italiano. Vedrai che un pochino si esercitano comunque, con l'italiano. Anche se non leggono, parleranno. E poi non è vero che non leggono, molti leggono eccome. Gliel'ho detto, ai genitori: portateli in libreria, e se gli piace qualcosa compratela. Fatela scegliere a loro. Non importa se a voi sembra un libro scemo. Il mondo non è fatto certo solo di letture intelligenti! Ma come volete che leggano, se li rimpinziamo sempre di compiti?
Magari per matematica è diverso, e per le lingue straniere capisco che debbano esercitarsi, e comunque per le altre materie vedranno un po' gli altri insegnanti, io bado alle mie materie, loro baderanno alle proprie. Non pretendo di insegnare il mestiere a nessuno ma io no, non do compiti. Le vacanze sono vacanze e i ragazzi hanno da vacanzare. Hanno studiato tutto l'anno, adesso riposeranno. Punto.
E poi si sa come va a finire: quelli che hanno lavorato tutto l'anno faranno tutti i compiti, che nemmeno gli servono, mentre quelli che hanno lavorato poco non li faranno nemmeno d'estate oppure li faranno con i piedi.
No, niente compiti. Su questo sono incrollabile, manichea, oltranzista, integralista.
Niente compiti.

Poi è arrivata la seconda di Hogsmeade.
Che era così sicura che avrebbe avuto i compiti di Natale che mi ha chiesto di fare il diario durante le vacanze di Natale, invece che nella prima metà di Dicembre.
Così gli ho fatto fare il diario.
E poi, a Pasqua, eravamo piuttosto indietro a storia. E gli ho dato i compiti di storia.
E, ai primi di Giugno, ho corretto le verifiche finali di analisi logica.
Cioè, corrette... le ho guardate. Non era mica possibile dare il voto a quella roba.
I due bravi l'hanno fatto bene, ma quelli sono macchine da guerra, studierebbero anche se li appendessero a testa in giù dentro un formicaio. Ma gli altri...
Beh, è chiaro che gli altri l'analisi logica non l'hanno studiata. E anche i compiti, mi sa che non li hanno fatti con grande attenzione. Anzi, a ricordarsi bene le cose, era chiaro che parecchi non li hanno fatti proprio, né male né bene. Anzi mi par di capire, dai risultati, che non seguissero granché nemmeno in classe; tranne quando gli davo le frasi a doppio senso da analizzare, ma insomma non posso mica rifargli tutto l'eserciziario con le frasi a doppio senso. Devono imparare ad analizzare anche quelle frasi banali dove compri un vaso di cristallo e il gattino bianco dorme sul divano.

Insomma stavolta i compiti li ho dati: studiarsi tutto il programma di analisi logica e fare un bel pacchetto di esercizi. Gli ho consegnato il foglio ma ne ho stampata una seconda copia che ho consegnato ai genitori quando sono venuti a ritirare le schede.

No, ai due bravi no. Anzi, gli ho alzato il voto sulla scheda.
Credo che, anche senza i miei compiti, un modo per passare il tempo lo troveranno.