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mercoledì 12 luglio 2023

Educazione civica - Meno male che Argo c'è

Penelope lavora con pazienza alla tela che tosto disferà.
Allo stesso modo, e con risultati assai simili, l'insegnante delle medie di St. Mary Mead compila il registro Argo.
Sono ormai passati tre anni dall'introduzione di quella  materia che, ormai da un ventennio, il Ministero decide periodicamente di reintrodurre  dopo un piccolo restyling e che attualmente porta il nome, non nuovissimo in verità, di Educazione Civica.
La legge era stata fatta un po' con i piedi ma alla prova dei fatti si è dimostrata piuttosto praticabile; perciò a St. Mary Mead ci siamo organizzati, abbiamo fatto il nostro bravo curriculum e abbiamo continuato a svolgere il nostro onesto lavoro su ecologia, informatica e istituzioni e regolamenti vari. 
Dopo attenta riflessione posso dire che l'insieme presenta anche degli aspetti positivi: per esempio quando ho voglia di occuparmi un po' dei massimi sistemi invece che della solita routine lo faccio senza alcun tipo di rimorso, con la scusa che "comunque dobbiamo fare le nostre trentatrè ore di Civica, giusto?". Per Geografia i temi ambientali e sociali non mancano di certo, per storia c'è lo studio dei vari sistemi di governo e legislativi con annessi e connessi, i flussi migratori, il colonialismo, lo sviluppo dei vari diritti eccetera. Per Italiano, ci sono autentiche valanghe di testi, anche ad altissimo valore letterario, che trattano temi sociali di vario tipo.  Ma tutte le materie hanno infinite possibilità: i regolamenti sportivi per Fisica, le statistiche per Matematica, la sostenibilità per Tecnologia... Insomma, il problema è soprattutto quello di darci un taglio a un certo punto e andare avanti col programma, non certo quello di trovare argomenti per riempire le trentatré ore che la legge ci richiede..
Di fatto ne facciamo parecchie di più, e alla fine dell'anno vengono fuori dei numeri che vanno dalle 50 alle 90 ore per classe.
Tutto bene dunque?
Ebbene no, non proprio tutto bene. La colpa però non è del Ministero o della legge; o almeno, non del tutto.
Le ore esclusivamente di Educazione Civica infatti sono rarissime: se, poniamo, Spagnolo decide di dedicarsi alla famiglia reale con relativa parte istituzionale (lezioni piuttosto utili perché, oltre a un po' di cronaca e di storia includono anche i nomi delle parentele e qualche termine legale e istituzionale, ovvero lingua spagnola) la lezione è di Spagnolo, il programma è di Spagnolo e nel registro elettronico...
I primi due anni abbiamo chiesto invano ad Argo di fornirci della materia di Edicazione Civica, e in mancanza di quello ci arrangiavamo tenendo una tabellina con gli argomenti e le date delle lezioni che allegavamo poi alla relazione finale.
Quest'anno, finalmente, il nostro amato registro Argo si è degnato di aggiungere Educazione Civica alle materie.
La procedura però non è delle più pratiche: l'insegnante di Spagnolo segna la lezione di Spagnolo, poi segna in contemporanea anche l'ora di Educazione Civica, e riscrive l'argomento della lezione, e se poi fa una verifica sull'argomento deve segnare la prova per Educazione Civica e anche i voti inserendoli per Spagnolo e per Civica - insomma, lavoro doppio. Che è una colossale scocciatura e porta via il suo tempo. Diciamoci la verità, con il registro su carta sarebbe stato più comodo.
Succede così che spesso l'insegnante segni le ore e voti per la sua materia e poi dica tra sé "Oggi non ho tempo, la duplicherò in un altro momento". E succede assai spesso che "l'altro momento" non arrivi mai e anzi che l'insegnante si dimentichi completamente che deve rifarlo. E davvero la cosa è più che scusabile perché Argo è assai lento e farraginoso da compilare, e se poi le ore le devi segnare due volte e due volte i compiti scritti con relativi voti, e due volte pure le interrogazioni, il rimpianto per le ore sprecate ad aprire e chiudere e rientrare e ri-rientrare si trasforma facilmente nel classico lamento "Ma queste ore che spreco a fare e disfare la tela, chi me le restituirà mai?". Ahimé, nessuno, perché è cosa nota che il tempo sprecato non torna più indietro.
Consapevole di questo, ho aperto la solita tabella degli anni precedenti sulla piattaforma dicendo ai colleghi "Compilatela lo stesso, così a fine anno saprete già quando avete fatto le ore, e per me quando faccio la relazione di fine anno sarà più semplice scrivere la parte su Civica". Mi è venuto in mente di dare sì strampalato consiglio, all'apparenza farraginoso, perché c'erano stati diversi problemi anche negli anni precedenti.
Risultato quasi inevitabile: la tabellina l'ho compilata solo io e un altro collega.
Arrivata dunque a fine anno ho fatto sì come prevedeva la trafila: ho chiesto le ore di Civica al registro... e ne sono arrivate quaranta. 
"Che strano" mi sono detta "Avrei giurato che ne avessimo fatte di più". Chiacchierando, infatti, era venuto fuori che era stato fatto questo, quest'altro e quest'altro ancora; ma lì invece risultavano soltanto le mie ore e quelle di Fisica, più  un paio di cosucce sparse qua e là - guarda caso, proprio le ore che risultavano anche dalla tabella della piattaforma.
Così ho scritto una letterina garbata ai colleghi dicendo "Ma non è che per caso qualcuno di voi, qualche volta, si è dimenticato di?".
Gran parte dei colleghi si è cosparso il capo di cenere e ha promesso di rimediare al più presto, ma alla fine dell'anno gli impegni sono tanti e qualcuno più distratto non ricordava nemmeno quando le aveva fatte, queste ore, e non era così sicuro delle verifiche. Già che ci siamo aggiungo che, se trascrivere due volte le lezioni è una gran palla, trascriverle dopo essersi scorsi il registro di tutto l'anno è una palla inenarrabile - e siccome alla fine dell'anno scolastico le cose da sistemare a livello di scartoffie sono veramente parecchie, sospetto che qualcuno abbia fatto un lavoro decisamente incompleto soprattutto a livello dei voti. In particolare Arte, che di ore di Civica so che ne ha fatte una valanga, trovandosi con nove classi da riguardare ha rimandato fino all'ultimo e nella mia classe risulta non aver fatto quasi niente. Anche così comunque è risultato un carnet di 68 ore, per quanto incompleto. Il fatto però che su 68 ore ci siano solo quattro voti di Civica per quadrimestre per alunno è, ammettiamolo, un tantino sospetto.
Ultimo ma non del tutto insignificante: da sempre da noi circola la stravagante teoria che il voto di Civica dovrebbe essere compatibile con la valutazione di condotta, e regolarmente agli scrutini qualcuno cerca di abbassare o alzare i voti in tal senso.
Ora, finché si tratta di alzare posso anche far finta di niente, ma abbassare un voto di materia per una motivazione così campata in aria e che non trova nessun riscontro in nessun punto della legge mi ha sempre molto contrariato - tanto più che quegli eventuali voti alti non sono piovuti dal cielo, ma glieli abbiamo dati noi, e se glieli abbiamo dati vuol dire che corrispondono a una prova positiva. Pòle un alunno indisciplinato, scortese o scorretto verso i compagni avere dei voti alti in questo o in quello? E se non pòle, dove sta scritto che non pòle? Per quale motivo un ragazzo indisciplinato, scortese o scorretto con i compagni non potrebbe avere una buona conoscenza delle istituzioni o una raffinata coscienza ecologica? Chi ci dice che non sarà proprio l'alunno indisciplinato e scortese che un giorno inventerà qualche meraviglioso sistema di ricavare energia pulitissima a costo infimo o, sviluppando la sua personalità, non condurrà mirabili battaglie per i diritti umani, animali e vegetali proprio in virtù di un grande interesse che ha sentito insorgere alle medie davanti alle nostre mirabili lezioni?
A questo nessuno mi fornisce mai una risposta; ma soprattutto nessuno mi indica mai il punto della legge che ci obbligherebbe a far coincidere civica con la valutazione della condotta.
Un caso interessante di autovincolo imposto da pregiudizi e stereotipi, mi sembra.

domenica 9 luglio 2023

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead - Questo è il vincitore, ma attenzione a non farlo sapere in giro.

Ignoro l'autore di questo bel disegno, ma sarò felice di citarlo se qualcuno sa dirmi chi è.       
Infine i testi sono stati votati da tutti i giurati, è stata stesa la classifica e i numeri sono stati collegati con i nomi e i cognomi. dei partecipanti. 
Ho così scoperto, con un certo dispiacere, che Crifosso batte St. Mary Mead per 34 partecipanti contro 12, e che  la rappresentanza di St. Mary Mead non si è distinta per grandi meriti: tra questi 12 infatti solo una è riuscita ad approdare nelle prime dieci posizioni; con ulteriore dispiacere ho dovuto constatare che nessuno di questi 12, faceva parte della Seconda Sfigata, che così può vantare il non troppo onorevole titolo di non aver partecipato per due anni di fila al Gran Torneo - che secondo me è un gran peccato perché, per quanto Sfigata, la classe ha al suo arco un buon gruppo di ottime penne.
Pazienza, e speriamo che l'anno prossimo le cose funzionino meglio.
Il mio favorito, cioè la storia del barbiere, si è piazzato tra i primi dieci ma, a parte me, non sembra avere entusiasmato nessuno. Il primo premio è andato invece al saggio, quello che comprendeva citazioni di cinque autori e anche una poesia di discreto livello oltre a una serie di considerazioni piuttosto interessanti.
La premiazione, quest'anno, si è svolta a Crifosso visto che l'anno scorso era avvenuta a St. Mary Mead. L'orario è stato stabilito in base agli impegni del Preside e, nel più puro rispetto della Legge di Murphy, è riuscito a centrare l'unico momento della settimana in cui noi tre giurate di Lettere eravamo in servizio in contemporanea, consentendo così alla VicePreside di godersi il piacere di ritrovarsi ben tre classi scoperte. Ma siccome quelle ore erano anche le ultime della mattinata, il problema è stato risolto mandando a casa le classi due ore prima. Ripensandoci meglio quindi la legge di Murphy ha toppato clamorosamente, almeno dal punto di vista dei ragazzi che certo non si sono dispiaciuti di ritrovarsi a sorpresa con due ore extra di vacanza.
Il Gruppo Vacanze Premiazione risultava dunque composto dai tre insegnanti e i tre ragazzi che avevano fatto parte della giuria più la concorrente classificata tra i primi dieci, per un totale di sette persone una sola delle quali automunita. E' stato dunque stabilito che saremmo andati in treno - e con mio grandissimo scandalo, i giurati e la concorrente il biglietto se lo sono dovuto pagare di tasca propria. Non sembravano però sconvolti della cosa, e del resto si trattava di un tratto breve e dunque la cifra era molto modesta, ma io ho trovato abbastanza da ridire anche se ho evitato di farlo in loro presenza. Secondo il mio personale ragionamento, Crifosso per noi insegnati è una delle sedi di lavoro, e quando viene fissata lì una riunione ci andiamo a spese nostre, come usa fare quando ci si reca sul posto di lavoro e dunque che non ci pagassero il biglietto aveva un suo perché; ma  i ragazzi  sono stati cooptati, per giunta in un momento in cui i loro compagni di classe si avviavano festosi a farsi i fatti loro, e pagargli il biglietto mi sarebbe sembrato giusto nonché doveroso - ma sembra che a nessuno sia venuto in mente, e secondo me è una caduta di stile. Proverò a insistere l'anno prossimo.

La linea tra St. Mary Mead e Crifosso è ben frequentata e di solito anche piuttosto puntuale. Naturalmente la mattina della premiazione c'è stato non so qual problema alla centralina e il nostro treno ha fatto più di mezz'ora di ritardo. Tutto ciò non ha comunque costituito un grosso problema e e si è risolto con un arrivo in ritardo di soli pochi minuti.
La cerimonia è stata semplice ma piuttosto carina: discorsetto del prof. De Magistris che ha organizzato il tutto, discorsetto molto più breve del Preside (che faceva anche parte della giuria e si è sciroppato tutti e quarantasei gli elaborati, votandoli uno per uno) con doverose congratulazioni ai partecipanti, consegna di un piccolo pacchetto (un libro, ovviamente) con tanto di bigliettino per i primi dodici partecipanti e consegna dei buoni-premio per i primi tre classificati, applausi per tutti, un po' di mirallegri e infine un piccolo brindisi rigorosamente analcolico a chiudere la premiazione. Tutto molto rispettabile ma...
"Stavolta lo metti l'avviso della premiazione sul sito, e ci mandi il volantino da appendere anche a St. Mary Mead?" chiedo minacciosa a De Magistris.
"Ma certo!".
Magari era anche in buona fede, ma proprio quella sera ha fatto una brutta caduta dalla moto, è finito in malattia per una decina di giorni, e insomma anche stavolta niente annuncio sul sito e nemmeno l'ombra di un volantino.
Altro giro e altra corsa, speriamo per l'anno prossimo.

giovedì 25 maggio 2023

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead - 3 - I giurati sospettosi

Un gregge di testi per il nostro concorso letterario
Infine il tempo delle consegne è scaduto e nella mia casella di posta sono giunti i 45 elaborati degli studenti e una tabella dove scrivere le valutazioni, da 1 a 100. Da brava e coscienziosa giurata (e curiosa come una gazza, sì come soglio essere) mi sono prontamente messa a leggere, dopo aver dismesso mentalmente i panni dell'Insegnante di Lettere (chissenefrega delle virgole, ignoriamo gli accenti fuori posto e le maiuscole mancanti... i congiuntivi sbagliati no, quelli abbassano la valutazione, e parecchio: mi interrompono il ritmo della lettura e dunque è giusto sanzionarli) ed essermi rivestita dei miei consueti panni di lettrice onnivora e pure un po' compulsiva. 
Leggo avidamente da quando avevo sei anni, correggo accenti da quando ne avevo trentotto. La lettrice è arrivata ben prima della correttrice di bozze, e non stacca la spina nemmeno quando correggo (il testo è scorrevole? Va giù liscio? Mi interessa continuare a leggerlo? Offre un punto di vista insolito e/o ben sviluppato? Mi insegna qualcosa? Ed ecco che il voto comincia a lievitare).
Ormai da più di vent'anni correggo testi di tutti i tipi prodotti da alunni che vanno dai dieci ai quindici anni, e se a volte mi sono imbufalita davanti a periodi inutilmente aggrovigliati e a pronomi che vagano alla deriva, molto raramente mi sono annoiata e molto spesso mi sono divertita o appassionata. Ci sono sempre, in una classe, almeno due o tre perle di gran capacità letteraria e contavo di ritrovarmi davanti la crema del nostro Istituto Comprensivo. E magari la crema c'era, ma sospetto che sia stata traviata e mal instradata.

Cominciamo dall'argomento: il titolo segnato nel bando era Alla ricerca della felicità. Non mi era sembrato male. Non avevo idea di come l'avrei svolto a quell'età e non ho nemmeno cercato di immaginarmelo, ma mi sembrava un campo piuttosto vasto, dove si poteva pascolare in modi molto diversi.
Alcuni testi però recavano come titolo Rifletti su cosa significa per te, alla tua età, la ricerca della felicità, che mi sembra piuttosto diverso.
Rifletti, prima di tutto. Nessuno nel bando gli chiedeva di riflettere su un bel nulla - padronissimi di riflettere quanto volevano, ma non era dato per obbligo. Ancor meno gli si chiedeva di tirare in ballo eventuali e fantomatici ragazzi della loro età. Ovvio che un tredicenne scrive dal suo punto di vista di tredicenne (ma comunque dal suo punto di vista di tredicenne, che non necessariamente è lo stesso del suo altrettanto tredicenne vicino di banco) ma perché non avrebbe dovuto provare a immaginarsi nei panni di un neonato, di un vecchio decrepito o di un capibara? La traccia del bando non mostrava alcuna volontà di inchiodarlo a sé stesso medesimo, e indubbiamente uno dei lati più interessanti della scrittura è che, volendo, ti permette di provare ad essere qualcun altro.
Oltre a leggere testi li assegno, e ho sempre gran cura di cercare una forma che permetta di addentare la questione dal maggior numero di lati possibili - e i giovani scrittori affidati alle mie amorevoli cure han spesso profittato di questa possibilità. Mai, a quanto ricordo, han chiesto di ridurgli il campo di azione. Perché un ragazzo, più o meno raziocinante, dovrebbe di sua spontanea volontà trasformare la traccia in quel modo?
Evidentemente Qualcuno, in qualche classe, è intervenuto, in un caso almeno riscrivendogli il titolo.
(Sospetto malvagio in sottofondo: forse anche per essere sicuro di poter riconoscere dal titolo i suoi alunni? Chissà).
Forse Qualcuni, in effetti; perché, su quarantacinque testi, una buona ventina si è preoccupata di precisare che, nonostante quel che dicono in tanti, la felicità non consiste nei beni materiali - che non è quel che si dice una osservazione particolarmente originale, ma possibile sia venuta in mente a quasi metà dei partecipanti? O sono io che sono troppo sospettosa?
E perché tutti quelli che tiravano in ballo i beni materiali convenivano come un sol scrittore che no, la felicità non è quello? A titolo personale posso anche essere d'accordo, ma magari avrebbe potuto essere divertente provare a sostenere il punto di vista opposto e fare una bella tirata sulla felicità data dal possedere una villa con parco, una squadra di calcio di serie A, una grossa quota di partecipazione a una multinazionale, un enorme scrigno stracolmo di gioielli di gran peso e di squisita fattura.
Il gruppo in questione comunque concordava sull'importanza di trovare la felicità nelle piccole gioie di ogni giorno. Forse dovremmo cambiarci nome e chiamarci Istituto Comprensivo Minimalista di St. Mary Mead.
Un nutrito gruppetto citava Leopardi - che ci sta benissimo, in effetti Leopardi parla parecchio della felicità e della sua ricerca, anche se non addiviene, per quanto ne ho letto, alla conclusione che sia effettivamente possibile trovarla. Tuttavia l'unico che ha tirato in ballo Leopardi approfondendo un po' la questione al di là di una bacinella di acqua calda è stato un ragazzo che ha citato anche altri cinque poeti, con tanto di passi scelti, scodellando un testo decisamente interessante che concludeva con una poesia sulla felicità di sua propria mano che era anche piuttosto ben fatta. Una specie di tesina. E perché no? Niente vietava di presentare una tesina. L'ho letta volentieri e gli ho messo un votazione bella alta.
La ventina di ragazzi minimalisti ha partorito dei testi tutto sommato corretti, ma di una noia davvero notevole. Dargli un voto sotto il sessanta non mi sembrava giusto (ahimé, la mia anima di insegnante riemerge nonostante tutto), e in qualche caso mi sono spinta anche sopra il settanta, anche perché tra i miei criteri di lettrice c'era la scorrevolezza, e in fondo molti erano scorrevoli, se pur soporiferi. I voti dall'ottanta in su però li ho rigorosamente riservati ai testi che mi sembravano scritti da un essere umano capace di interessarsi a qualcosa - una dote che magari non ti aiuta a trovare la felicità, ma che ti permette di scrivere dei testi capaci di interessare chi li legge.
Con una certa delusione da parte mia i testi originali non erano molti.
C'è un ragazzo che trova la felicità grazie a una buona terapia psicologica, e la storia si chiude con l'analista che gli offre di prenderlo come assistente per l'alternanza scuola-lavoro.
La felicità che si trova in un lavoro molto amato dove si raggiungono altissimi livelli è ripresa anche in un altro testo, che racconta la storia di un barbiere che esegue prodigiosi tagli di capelli. Sembra quasi una storia zen e mi è piaciuta molto (è il testo cui ho dato il massimo punteggio).
C'è un ragazzo che cerca la felicità facendo esperienze, e dopo averne collezionate diverse di vario tipo si dice "Ma io sono felice anche così, senza fare niente di particolare" e lì si chiude il racconto. Decisamente originale, con una sottile vena polemica che ho apprezzato molto: la felicità è una roba individuale, ognuno ha la sua.
Poi una storia abbastanza orrorifica, dove il protagonista una notte scopre prima il gatto sventrato, poi la madre altrettanto sventrata, ed è molto felice quando scopre che era solo un sogno. Non sono molto sicura che c'entri molto con la felicità, ma il racconto e le descrizioni facevano davvero paura ed era scritto singolarmente bene.
Una ragazza molto infelice perché tutti la guardavano con compatimento e quello che faceva era sempre sbagliato. Così un giorno decide di uccidersi buttandosi da un ponte, e quando muore prova una felicità assoluta. Purtroppo dopo si risveglia e scopre che era un sogno - mi è venuto il sospetto che l'autrice abbia avuto paura che la giuria restasse sconvolta davanti a una tesi così alternativa; secondo me il racconto avrebbe dovuto chiudersi proprio con l'immagine della felicità trovata con la morte; ma sono opinioni personali, e non è detto che il finale sia stato appiccicato per non turbare il professorale perbenismo, magari il racconto era nato proprio così nella mente dell'autrice. L'esaltazione provata al momento della morte però era descritta molto bene.
Poi c'è stata una ragazza che ha scritto una lunga dissertazione sull'importanza di piacersi perché la felicità non viene dall'esterno, con frequenti agganci al tema dei disturbi alimentari e al canone della bellezza che oggi è troppo esigente (ma quando mai non lo è stato?). Era più sul versante trattatistico, ma era scritto molto bene e con adeguata proprietà. Senz'altro molto apprezzabile.
In realtà una ragazza ha provato a parlare della felicità che non ha per colpa di una serie di traversine sentimentali - ma ne è venuto fuori un racconto talmente insulso e pasticciato che gli ho riservato uno dei voti più bassi. Sarai pure un'anima infelice per amore, ma il lettore ha diritto a non morire di noia leggendoti!
Poi c'erano le poesie. Una manciata, mezza dozzina al massimo.
Da sempre i giovinetti scrivono poesie. E' una nobile attività e i risultati talvolta sono affascinanti.
Non è stato questo il caso. Con una sola eccezione erano poesie atroci, brutte sia nella forma che nel contenuto, e con una metrica del tutto improponibile. Scrivere in versi sciolti non vuol dire scrivere ogni verso della lunghezza che ti pare, è un procedimento un po' più complesso. Mentre leggevo quegli abomini continuava a venirmi in mente la definizione di un mio amico dell'università "la poesia non è prosa dove ogni tanto vai a capo". Una invece aveva un bel ritmo molto cantabile (e anche quella ha preso un voto sopra al novanta), e poi c'era quella dell'autore della tesina. Erano comunque tutte poesie di andamento vagamente didattico - fermo restando che io contro la poesia didattica non ho proprio niente da ridire, anzi mi piace abbastanza; e mi rendo conto che trovare l'ispirazione per quelle è più facile che scrivere che si illuminano di immenso o cose del genere.
Poi c'era un testo abbastanza breve. Cos'era la felicità? Non era questo, né quello, e non veniva dall'esterno. Secondo l'autore la felicità si trovava attraverso Dio. Ho apprezzato molto.
Nessuno, ma proprio nessuno, ha avuto una parola per l'amore come felicità. Ammetto di esserne rimasta sorpresa, anche se il silenzio su questo tema è stato così assoluto che ho colto l'assenza soltanto alla fine della prima lettura. I nostri quarantacinque autori hanno, quasi tutti, già compreso che l'Amore non è la chiave della felicità.
Forse dovremmo cambiare nome in Istituto Comprensivo Ascetico di St. Mary Mead? Eppure, da tutta una serie di piccoli segnali, mi era sembrato di capire che le nuove generazioni non sono del tutto immuni alle lusinghe della fiera dolceamara.
Chissà?
Mancavano anche gli animali, con l'unica eccezione del gatto sventrato (che immagino non fosse molto felice). Eppure a St. Mary Mead moltissimi hanno animali da affezione e parecchi bazzicano per i maneggi. Assolutamente nessuno ha identificato la felicità con la nascita dei figli, ma considerata l'età non lo trovo strano.

In conclusione, l'idea del concorso letterario mi sembra molto valida, anche sul piano didattico (dopotutto siamo una scuola, e il ritorno didattico è giusto che sia sempre in cima ai nostri pensieri) ma nel complesso mi sembra che l'occasione non sia ancora sfruttata come dovrebbe. Almeno un insegnante, ma a questo punto visto il numero di testi così simili sospetto che siano almeno due, ha cercato davvero troppo di guidare le cose (vanificando con ciò qualsiasi possibile ritorno didattico per gli alunni). Inutile che il prof. De Magistris si industri a trovare tematiche vaghe e larghe al dichiarato scopo di consentire a chiunque di esprimersi a modo suo, con un trattamento del genere nessun argomento può dare al meglio tutti i suoi frutti, per quanto accuratamente scelto. E d'altra parte da una parte mi sembra troppo sperare che il comprensivo disponga di ben dieci insegnanti di Lettere disposti ad ammettere che ogni alunno ha un cervello di prima qualità e dunque va lasciato il più possibile libero di usarlo; mi verrebbe da pensare che è anche un problema generazionale, ma ahimé un* dei miei sospettati ha una buona quindicina di anni meno di me, quindi sospetto che sia inutile sperare nelle nuove leve - e d'altra parte c'è un consistente numero di insegnanti che trova normalissimo suggerire ai suoi alunni durante le prove Invalsi, quindi forse non è un problema generazionale ma nazionale.

sabato 1 aprile 2023

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead - Una griglia per votarli?

Ho scelto questa foto perché oggi è il 1 Aprile, ma il contenuto del post  non è un pesce,
anche se sul finale potrebbe sembrarlo
Verso la fine di Febbraio, ecco di nuovo il prof. De Magistris che torna alla carica col suo concorso letterario. Stavolta, il tema da lui scelto è, nientemeno, "Alla ricerca della felicità".
"Sì, d'accordo, ma niente premiazioni in cantina, come se fosse un delitto. Voglio una vera cerimonia e almeno un paio di manifesti in entrambe le scuole" pretendo.
Mi assicura che quest'anno ci sarà una vera premiazione e un annuncio pubblico. Ed è cambiato molto anche il regolamento: tanto per cominciare, nella giuria ci saranno solo insegnanti di Lettere, tre per scuola. Anzi, non sarei magari disposta...
"Volentieri" assicuro senza farmi minimamente pregare.
Poi, sempre nella giuria, ci saranno anche i ragazzi, tre per scuola.
Ma soprattutto, gli elaborati andranno spediti stavolta in una sola Classroom, gestita da lui, e lui personalmente in persona assegnerà i codici - che mi sembra un sistema ben più sensato di quello dell'anno scorso.
Viene spedita apposita circolare a tutti i ragazzi.
Il problema delle circolari spedite a alunni e famiglie, purtroppo, è che a quanto sembra nessuno le legge.
Così ci viene raccomandato di avvisare le classi.
Assai festosa riferisco la lieta novella alla Seconda Sfigata, che l'anno scorso non spedì nemmeno un elaborato, unica classe in tutta la scuola.
Mi guardano con l'entusiasmo di un gatto vegano che si vede proporre un topo morto per colazione - voglio dire, se fosse vivo almeno potrebbero giocarci.
Con ben altro interesse reagiscono quando, qualche giorno dopo, chiedo se qualcuno di loro vorrebbe far parte della giuria. Addirittura si offrono in tre. 
Gli dico di sbrigarsela col pari o dispari, e vince Pisola.

E arriviamo così alla Gran Riunione della Giuria per decidere... già, cosa dobbiamo decidere? Quasi niente, mi pare. E mi collego fiduciosa.
Conosco così cinque dei sei alunni-giurati e la riunione fila via molto liscia: data di scadenza iscrizione, regole di impaginazione, data di scadenza per i giurati per la valutazione dei testi...
E poi un docente di Lettere suggerisce: "Forse, per meglio svolgere il compito di valutazione, sarebbe più comodo avere una griglia come quella che usiamo per correggere i temi. Adesso col registro elettronico non ci fanno più separare le varie voci, ma naturalmente continuiamo a valutare con i vari criteri".
"Continuerai magari TU, io me ne guardo bene" penso arcigna. 
Ma dalle viscere della rete qualcuno assente, soddisfatto "Sì, ne abbiamo tante... quelle per i temi degli esami, per esempio...".
Sono agghiacciata, ma con l'aiuto di quella bellissima invenzione che è il tasto "disattiva microfono" riesco a resistere alla tentazione di proclamare cosa possono farci, con le loro griglie per la correzione dei temi, e di cosa ne farei comunque io,  e ascolto il fluire della conversazione intorno a me cercando di elaborare una formula non troppo scortese per dire che l'uso di una griglia di correzione non mi sembra una buona idea visto che non si tratta di temi da correggere, bensì di testi da valutare. Per quanto la sola idea di una griglia di correzione scolastica per i testi di un concorso letterario mi sembri un delirio allo stato puro, non desidero offendere nessuno.
"Però, visto che non dobbiamo correggere i testi, andrebbero tolte le parti sulla correttezza ortografico-sintattica" osserva qualcuno.
Dopodiché rimangono come criteri di valutazione "l'aderenza alla traccia" e "coerenza del testo"; davvero utilissimi con un tema vasto come quello scelto dal prof. De Magistris e dichiaratamente declinabile un po' come si vuole, com'è specificato nel regolamento. Per tacere del fatto che il testo può essere anche in versi, e nella poesia l'apparente incoerenza risulta un pregio aggiuntivo e non certo un difetto...
Pigio il tasto "alza la mano".
"Correggere temi e valutarli mediante apposite griglie fa parte del nostro lavoro di insegnanti, ma nel momento in cui dovrò giudicare gli elaborati credo che diventerò prima di tutto una lettrice, e da lettrice valuterò i testi che mi verranno proposti" dico, e mi sento davvero molto diplomatica per non aver esordito con "Vorrei sapere che cosa vi siete fumati prima di collegarvi in rete. Per non rischiare di comprarlo anch'io, intendo, perché mi sembra roba davvero tossica".
Per alcuni il concetto di leggere un testo senza tenere in mano la penna delle correzioni risulta chiaramente nuovo, ma De Magistris approva il mio punto di vista e lo appoggia.
Qualcuno propone di chiedere ai ragazzi cosa ne pensano, e davanti alle splendide risposte che costoro ci scodellano, spiegando che sì, la griglia sarebbe un ottimo aiuto ma d'altra parte toglierebbe loro una parte di libertà nel giudicare, mi rendo conto con grande ammirazione di trovarmi davanti ai cinque miglior paraculi dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso. Pisola, che paracula non lo è e forse nemmeno mai lo diventerà, se la cava bofonchiando qualcosa sul fatto che non ha una vera opinione in materia - che tradotto da me che un po' la conosco, sospetto che voglia dire che, proprio come me, lei la griglia la userebbe solo in caso di emergenza, cioè se la scorta di carta igienica di casa risultasse esaurita.
Così la proposta della carta igie... voglio dire, della griglia, viene accantonata, con mio immenso sollievo. Non che l'avrei comunque usata, si capisce.
E stiamo dunque per concludere quando qualcuno si raccomanda che naturalmente i ragazzi non devono sapere chi è in giuria "Mi raccomando, non dobbiamo dirlo, soprattutto voi ragazzi".
Nel caso di Pisola, mi sembra difficile ormai non dirlo alla sua classe, e comunque dalla nomina dei giurati più giovani sono ormai passate due buone settimane e non mi risulta che nessuno avesse raccomandato di tenere nessun segreto - lasciando pur perdere il fatto che in due paeselli come Crifosso e St. Mary Mead ci sarà pure qualcuno che riesce a tenere un segreto, ma è certo che per riuscirci deve essere davvero molto bravo; senza contare che non sono poi così sicura che tenere segreta una cosa simile sia una buona cosa: nei concorsi letterari di solito la giuria è pubblica, per quel poco che ne so.
Quanto a me, comunque, non credo che rischierò di fare favoritismi: non soltanto per la mia implacabile drittura morale, ma soprattutto perché nel mio caso il conflitto di interessi difficilmente ci sarà.

sabato 31 dicembre 2022

Qui custodiet ipsos custodes? (una storia di scuola per la fine dell'anno)


Durante l'estate ho fatto un po' di esercizi di scrittura. Uno di questi prevedeva la scrittura di un racconto costruito principalmente con dialoghi. Mentre cercavo spunti per la trama me ne è venuta in mente una del tutto inverosimile e priva di ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite, e ho pensato di proporre qui il risultato delle mie fatiche. Naturalmente la qualità della scrittura è quella che è, come ho detto si tratta solo di un esercizio scritto tanto per fare.

Erano le quattro del pomeriggio. Le operazioni di scrutinio di fine anno della 2F procedevano in tutta regolarità.
Durante l'anno la classe aveva lavorato molto bene, tanto che tra le proposte di voto non c'era nemmeno una insufficienza. Anche così, tuttavia...
Con voce cantilenante il coordinatore leggeva i voti proiettati sul grande schermo elettronico. Avevano ormai passato la boa di metà classe ed era il turno di Alessio Muratori.
-Italiano, Storia, Geografia 8, Matematica e Scienze 9, Inglese 8, Spagnolo e Tecnologia 9, Arte 9, Musica 6, Scienze Motorie 8, Educazione Civica 9, Religione distinto, Condotta 8.
-Una bella scheda - commentò il preside.
-Sì, è molto bravo - provò a tagliar corto il coordinatore - Adesso c'è Natalini...
-Però c'è quel 6 a Musica - continuò il preside mielato.
"Eccoci all'acqua" sospirò in cuor suo il coordinatore.
-Non si potrebbe alzare almeno a 7? Per rendere la scheda più omogenea... Professoressa Della Guardia...
La supplente di Musica, arrivata da poche settimane, era sulle spine - Preside, non ho avuto tempo di fare molte prove. Nell'unica verifica fatta in questa classe Muratori non è andato male, ma i voti precedenti non erano granché, c'era anche un quattro e mezzo.
-Sì, ma in una scheda così bella questo sei...
-Questo è uno scrutinio. Noi ci limitiamo a fotografare la situazione, ma non sta scritto da nessuna parte che una scheda debba essere omogenea. Muratori ha diritto come chiunque altro ad avere delle preferenze tra le materie - intervenne Matematica con la consueta acidità.
Il preside ringambò cercando di evitare la tempesta - No, certo, era solo un suggerimento...
-Vogliamo votare per alzare il voto rispetto a quanto proposto dalla collega? - chiese brusco il coordinatore - Quanto a me, io sono contrario.
Nessuno intervenne. Il preside bofonchiò qualcosa di non facilmente interpretabile.
In cuor suo il coordinatore tirò un sospiro di sollievo (con la 3D era andata assai meno liscia).
-Bene, passiamo a Natalini - disse riprendendo il consueto tono cantilenante - Italiano e Storia 7, Geografia 8...
Brav'uomo a modo suo, quel preside, ma quella fissa di alzare i voti a tutti i costi era proprio un peso, a volte. Il risultato era che chiunque arrivasse allo scrutinio con qualche 5 - i 4 erano ormai da tempo diventati impronunciabili - stava sempre a giustificarsi a mezz'ore, e se poi per disgrazia il Qualcuno non era di ruolo le giustificazioni non bastavano mai se il Consiglio non faceva una vera e propria alzata di scudi... una grandissima scocciatura, ammettiamolo.
Quella volta, comunque era andata di lusso, e se la domanda di trasferimento del preaide fosse stava accolta, l'anno seguente ci sarebbero stati di nuovo, finalmente, degli scrutini normali.

Muratori padre guardava compiaciuto la scheda del figlio sullo schermo del telefono  - Proprio bella, ora la stampo e gliela faccio trovare quando torna. Ma, un momento... perché soltanto 6 a Musica?
-Sei? - Muratori madre guardò un po' schifata - A Musica, poi, che non è nemmeno una materia che conta. E quella è una supplente, arrivata proprio alla fine dell'anno, non può abbassargli i voti così, lo ha visto a malapena per qualche settimana. Chi si crede di essere?
-Davvero mi sembra che si sia imposta un po' troppo - convenne Muratori padre - Come dici tu, è l'ultima arrivata. Avrebbe dovuto consultarsi con i colleghi, non fargli abbassare la media così.
-Non si può far nulla?
-Non saprei - Muratori padre rifletteva - Ormai gli scrutini sono stati fatti. Ma forse...
-Il preside può intervenire, secondo me. Potremmo chiamarlo e parlarci. Dopotutto con una scheda così bella mi sembra un vero peccato...
-Assolutamente, non si gioca così con i ragazzi. Lui è bravo, si è impegnato...
-Si è sempre impegnato, anche l'anno scorso aveva quasi la media del 9.
-Sì, dobbiamo fare qualcosa per rimediare a questa ingiustizia - confermò Muratori padre uscendo dal registro e riportando il telefono alla sua funzione primaria.
-Ci parli tu o ci parlo io? - chiese la madre.
-Meglio io, tra uomini ci si intende meglio. Tu passeresti per la solita madre che è sempre dalla parte del figlio, mentre sappiamo benissimo che non è così.

-Il preside mi ha telefono - raccontò la supplente di Musica - per dirmi che il padre di Muratori l'ha chiamato ed era molto seccato per il 6 di Musica. A quanto mi ha fatto capire, era schifato soprattutto perché c'era stato tanto rigore per una materia secondaria come Musica.
Il coordinatore si strinse nelle spalle - Cazzi suoi, che motivo c'era di chiamarti? E poi Musica non è affatto una materia secondaria, e comunque non ci sono materie di primo e di secondo livello, nella scuola media.
Di questo il coordinatore era fermamente convinto. Non tutti la pensavano in quel modo, ma lui sì.
La supplente di Musica si strinse nelle spalle - Sì, buttata giù così ha dato molta noia anche a me. Però il preside sosteneva che la cosa migliore, vista la situazione, era cambiare i voti in maniera da legittimare un 8.
Il coordinatore rischiò seriamente di strozzarsi col caffè.
-Rendere valido?!? Non c'è niente al mondo che possa rendere valido un 8 a Musica a Muratori, salvo una riapertura in piena regola degli scrutini previa convocazione del Consiglio di Classe al gran completo e una votazione  a maggioranza per alzare quel cazzo di voto, dove almeno io di sicuro voterò NO. Come gli è venuto in mente a quell'uomo...
Si interruppe e guardò la collega - Non gli avrai dato retta, spero?
Ma l'espressione un po' confusa e vagamente colpevole della collega non dava adito a speranze.
-Sul momento non... cioè, non sembrava nemmeno a me ma era il preside a chiederlo, e quindi dovevo obbedire anche se non ero convinta. Dopo mi è venuto il dubbio, ma ormai l'avevo fatto. Però ho continuato a pensarci e più ci pensavo più mi sembrava tutto molto strano. Secondo te cosa avrei dovuto fare?
-Dirgli di prendere una corda e andarsi a impiccare senza nemmeno insaponarla! - ruggì il coordinatore.
Adesso Musica era preoccupoata - Vuoi dire che ho fatto male?
Il coordinatore si sforzo di controllarsi, riportandosi alla mente la giovinezza e l'estrema inesperienza della collega, alla sua seconda supplenza.
Il vero problema era un altro, naturalmente. Giovane e inesperta, d'accordo, e il mondo è pieno di insidie. Maccheccazzo, un preside sta dove sta appunto per controllare che tutto avvenga a norma di legge, non per tendere insidie agli insegnanti giovani e sprovveduti approfittando della loro ingenuità.
-Stammi a sentire - le disse con gentilezza - Ti parlo come parlerei a mia figlia - il fatto che non avesse figlie era in quel momento un dettaglio del tutto irrilevante - Non hai fatto bene e hai agito con leggerezza ma hai delle grosse attenuanti, prima fra tutte il fatto che hai obbedito a un superiore di cui ti fidavi. Ma questo ti deve servire da lezione. Non farlo  mai più, chiunque te lo chieda, e se lo fai sii consapevole che quel che fai non solo non è giusto, ma è anche illegale. E adesso guardiamo quel che è successo dopo.
Tirò fuori il telefono e aprì il registro. Votazioni, scrutini, 2F, Muratori...
Fece un leggero fischio - Accidenti, quell'uomo è davvero stordito. Non solo ha alzato il voto da sei a otto, ma facendolo ha pure tolto tutte le assenze di Musica di tutto il quadrimestre a tutta la classe. Pensa come sono strani i ragazzi della 2F: anche quando sono assenti, magari per malattia, vengono comunque a scuola per fare l'ora di Musica! Se casomai a qualcuno venisse in mente di fare un controllo, questi scrutini ormai non sono buoni nemmeno per pulircisi il culo.
Adesso la supplente di Musica era davvero preoccupata - E adesso che succede? 
-Adesso succede che gli scrutini della 2F non sono più validi, ma non ci conviene dirlo a nessuno perché ci andresti di mezzo anche tu.

Tuttavia il coordinatore lo disse a tutti i colleghi del Consiglio, e con orrore scoprì che le cose erano anche peggiori di quel che credeva: Matematica per esempio cascò dal pero e si indignò assai, ma Arte conosceva già tutta la storia.
-Sì, il preside ha chiamato l'Operatore Digitale e le ha fatto alzare il voto. Me l'ha raccontato ieri dicendo che il preside farà ristampare il tabellone dei voti per farcelo nuovamente firmare - spiegò molto tranquilla.
-Ah, per me può chiedere quel che gli pare, io un nuovo tabulato lo firmerò solo dopo che il Consiglio si è di nuovo riunito per riaprire gli scrutini e avrà votato per il cambio di voto, al quale comunque voterò contro.
-Ma se voti contro gli scrutini non saranno più validi - disse Arte apprensiva.
-Quegli scrutini ormai non potranno mai più essere validi, qualsiasi cosa votiamo o firmiamo - ruggì il coordinatore - C'è stato un illecito amministrativo, e anche bello grave!
Arte, che era ormai di ruolo da quasi quindici anni, sgranò gli occhioni - Ma no, se lo dice il preside...
-Sì, e se il preside ci dice di buttarci dalla finestra è nostro preciso dovere farlo, certo. Per quanto, se a buttarsi giù fosse l'Operatore Digitale sarebbe una buona idea, se non altro la smetterebbe una volta per tutte di fare cazzate!
-Ma tu non credi che...
-No!

E dunque, a ben guardare, quel grandissimo stronzo del preside era stato proprio bravino: aveva contentato quella testa di cazzo di Muratori padre, ma dal canto suo era stato molto attento a non sporcarsi le zampette e l'illecito l'aveva fatto fare alla supplente giovane e all'unico capace di entrare negli scrutini già sigillati e cambiare il voto senza lasciare tracce (anche se, in effetti, di tracce ne erano state lasciate fin troppe).
Tirata questa conclusione il coordinatore si fece un severo esame di coscienza e chiese scusa sia agli stronzi che alle teste di cazzo, tutta gente per bene che non si meritava paragoni tanto offensivi.ù
Infine disse una calda e sentita preghiera perché il preside ottenesse il trasferimento; perché, se costui non l'avesse ottenuto, sarebbe stato purtroppo necessario a settembre andare a farci due chiacchiere affinché questa storia di alzare i voti agli scrutini, e perfino dopo gli scrutini non si ripetesse più; e, lasciando stare qualsiasi considerazione sulla sgradevolezza di quel colloquio, la sola idea di rivolgere ancora la parola a quell'individuo gli dava un gran voltastomaco.

-Ma ti rendi conto? Proprio il preside, quello che dovrebbe garantire la correttezza di quel che facciamo, che si mette a manipolare il registro elettronico come un hacker da quattro soldi!
L'amica di vecchia data con cui il coordinatore si stava sfogando sembrava piuttosto divertita da tutta la storia. Ormai da parecchi anni insegnava nel liceo più prestigioso della città e, al contrario del coordinatore, di informatica se ne intendeva abbastanza.
-Qualsiasi hacker da quattro soldi avrebbe saputo evitare la scomparsa delle assenze. Al vostro posto, devo dire, cambierei operatore digitale.
-Io, al mio posto, al momento cambierei anche cittadinanza, continente e pianeta. Davvero non so chi abbia fatto più pena in questa storia, se il genitore del ragazzo, il preside, l'operatore digitale o io che ho tanto strepitato ma non ho alzato un dito. E anche la supplente non ne esce tanto bene, se vogliamo dircela tutta.
L'amica sorrise - Oh, direi che tu puoi andare assolto, dopotutto dal punto di vista ufficiale non hai saputo nulla, e soprattutto non hai fatto nulla. Il genitore è senz'altro criticabile sul piano educativo, e il fatto che il vostro preside lo abbia accontentato non ha fatto certo arrivare un valido messaggio al ragazzo, ma so di genitori che han fatto anche di peggio: da noi un padre ha chiamato un amico che lavora per il  registro elettronico e quello gli ha aperto le schede di tutta la classe.
-Cosa?!? - il coordinatore non credeva alle sue orecchie - Ma non si può! La pricavy, la riservatezza, il divieto di accesso alle informazioni...
-Bah, la privacy ne va come la trippa del gatto, è risaputo. Il padre comunque si è segnato tutto ed è andato a protestare dalla nostra preside perché sua figlia aveva il voto più basso di tutta la classe.
-La preside lo avrà fatto squartare, spero! O almeno denunciato.
-Mo, la preside se lo è blandito per una buona mezz'ora per spiegargli che la valutazione era congrua e coerente con i voti ricevuti dalla ragazza e alla fine il genitore se ne è fatto una ragione.
-Ma almeno la tua preside non ha commesso illeciti amministrativi!
-In questo caso ha avallato illeciti altrui che non escludo rientrino nel penale. Sai, mi sembra un classico caso da Qui custodiet custodes.
Il coordinatore ci pensò su.
-A me sembra soprattutto un classico caso di imbecillità. Cosa fa questa gente quando ha un problema vero? Cerca di rapinare la banca d'Inghilterra?
-Nel caso del tuo preside cerca di mandarci qualcun altro, direi.
-Ah, allora non c'è problema: chiunque sia così stupido da dare ascolto al mio, spero ancora per poco, preside, è del tutto incapace di rapinare financo uno scaffale per il libero scambio di libri, e finirebbe dunque al più presto in galera.
L'amica di vecchia data si disse d'accordo con lui.

giovedì 29 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 8 - I viali che portano all'agorà

Bella, dolce... forse un po' troppo zuccherina?

Con un po' di difficoltà e qualche defaillance organizzativa la Nuova, Innovativissima Didattica DADA si è infine messa in moto ed è mia ferma intenzione descrivere in tutti i dettagli come la stiamo vivendo alla scuola media di St. Mary Mead. 
Questo primo post è dedicato all'allestimento esterno. No, non le aule, le attrezzature, la disposizione dei locali e la scansione dei tempi, ma proprio alla confezione esterna che un paio di colleghi hanno preparato, e che personalmente trovo leggermente stucca. 
Ammetto senz'altro di guardarla con occhi adulti; tuttavia ho ricordi abbastanza precisi di come vivevo certe cose da adolescente, e in particolare mi irritavo quando gli adulti davano l'impressione di considerarmi una specie di plastilina che bastava manipolare nel modo giusto per fare diventare come volevano loro ignorando totalmente la possibilità che il loro prezioso percorso non ci convincesse più di tanto e che quindi potessimo autonomamente decidere di sbattercene alla grande dei loro Preziosi Consigli, arrivando addirittura a dileggiarli alla grande. E no, non ero la sola a vedere le cose in siffatta maniera. Ricordo inoltre che la retorica ci metteva spesso in gran sospetto, anche quando magari era una retorica che di fondo aveva una sua validità.

In occasione della Grande Partenza l'ingresso della scuola è stato disseminato di cartelli illustrati con un forte tocco new age, ricchi di spiegazioni ma anche di mani intrecciate, abbracci solidali, arcobaleni colorati & simili. Non mi è chiaro se gli alunni li hanno guardati o addirittura letti - sospetto di no, e quanto a me sono riuscita a leggerli quanto bastava per tirare giù due appunti solo in previsione di questo post, perché già alle prime parole il caramello che mi si depositava addosso in spessi strati mi toglieva il respiro e la Murasaki dodicenne che non è mai morta rideva selvaggiamente.
Il primo cartello, in prossimità dell'entrata, spiega:
La scuola valorizzerà gli ambienti "speciali", spazi di relazione emotiva ed espressiva: l'agorà, le arti espressive, gli spazi inclusione, lo spazio dedicato alla musica: tutti ambienti di relazione collaborativa in cui docenti e alunni si sentiranno a proprio agio.
Empatia, inclusione, accoglienza, ascolto, collaborazione, rispetto: sono i valori su cui questa scuola sta puntando e su cui abbiamo costruito il nostro manifesto e il nostro programma decorativo.
La scuola ti parla
Esso si fonda sulle parole e sulla libertà di espressione.
Pareti parlanti, aule di arte espressiva, laboratori teatrali, spazi di lettura anche in outdoor, aule dell'identità personale e territoriale e l'agorà, da sempre spazio per eccellenza del confronto, del dibattito, luogo di democrazia e di libertà.

A questo punto mi sento in dovere di spiegare cosa è l'agorà, dopo aver ricordato che prende il nome dalla piazza centrale delle città dell'antica Grecia dove si riunivano i cittadini per fare politica: si tratta di una simpatica stanza riallestita per l'occasione con un bel parquet in legno e un paio di livelli di gradinata anche loro in legno più uno schermo di nuova generazione, arredata con alcuni simpatici puf colorati a forma di cilindro e parallelepipedo, come quelli della foto:
Un posto gradevole, in effetti.
La usiamo (con cautela, per il problema degli assembramenti) dall'anno scorso, per le sedute del Consiglio dei Ragazzi, il corso di teatro e a volte anche per singole classi che ci vanno a far lezione. 
L'unico problema è che fin dall'inizio si è instaurata la Sindrome del Salotto buono: i ragazzi possono sì sedersi sui puf, ma non non ci devono saltellare (sennò li rovinano), e devono stare seduti fermi sulla gradinata e muoversi con attenzione perché il pavimento si riga (di fatto sono già saltate un paio di listarelle - presumo perché attaccate male, dato che i lavori sono stati fatti abbastanza al risparmio - e abbiamo dovuto chiamare chi di dovere a risistemarle). 
Ora, i ragazzi hanno il gran problema, da sempre, di essere vivi e non imbalsamati, e se gli dai dei puf mi sembra ovvio che ci saltellino. Chiunque su un puf è tentato di saltellare, e di fatto sono stati fatti con questo preciso scopo. Se non vuoi che saltellino con i puf, gli dai delle sedie normali, dove saltellare è fuori questione, ma se gli dai dei puf a scopo ricreativo devi lasciare che si ricreino, e se poi, un giorno (non poi così prossimo, sospetto, perché non sono poi oggetti così fragili) i puf si rovineranno, ebbene, si ricompreranno; altrimenti vale appunto la regola del Salotto Buono, che sta lì per decorazione e nemmeno la famiglia ci si deve sedere se non quando ci sono gli ospiti - che personalmente non trovo un gran messaggio educativo, perché di fatto sta ad indicare che vuoi una stanza carina e decorata di puf per darti un tono da scuola alternativa ma l'importante è che i ragazzi non li usino che sennò li consumano.
L'agorà poi è carina ma piccola: una classe non troppo numerosa ci sta abbastanza comoda, ma non ci puoi fare nemmeno una riunione verticale del Dipartimento di Lettere senza mettere diversi insegnanti seduti per terra (per l'esame però è stata comodissima, perché è anche l'unica stanza della scuola con l'aria condizionata, e dunque quest'anno abbiamo fatto un esame e non una ordalia a trentacinque gradi).
Quanto agli spazi di lettura outdoor (ovvero all'aria aperta) al momento non esistono: un tempo il cortile aveva un tavolo con due panche, come quelle che si vedono nei giardini pubblici di ogni città, ma l'anno scorso una delle panche si è rotta e han tolto tutto, non senza prometterci uno splendido gazebo per fare lezione all'aperto di cui, a distanza di un anno, non vi è ancora la minima traccia: chi vuol leggere all'aperto può farlo in piedi, stile Sentinelle, oppure seduto sui gradini della scala di sicurezza; ma non mi è chiaro quando potrebbe farlo, visto che fuori ci andiamo solo in gruppo e di solito i ragazzi preferiscono stare insieme a chiacchierare, e soprattutto a giocare a palla.
E va bene, si sa che quando si presenta una iniziativa si cerca di ingrandirla un po' e di darle un tono solenne.

Altri cartelli sono dedicati alla topografia e toponomastica della nostra scuola, e mai avrei pensato che un edificio di sì modeste dimensioni ne avesse una così ricca e complessa.
Adesso ogni locale e svolta e corridoio adesso ha un nome. E che nome!
L'ingresso è l'area dell'identità, della condivisione e della libera espressione, nientemeno, e si chiama Piazzale dell'empatia.Vasto programma, invero, e non mi è chiaro cosa c'entra l'identità, di cui dubito si diventi più consapevoli soltanto entrando lì dentro.
Da lì puoi avviarti per il Viale del Sapere Scientifico, che è poi il corridoio dove ci sono le aule di Matematica, Scienze e Lingue (che in realtà sono materie letterarie non scientifiche, solo che al secondo piano Lettere aveva già preso tutto), ma anche l'Aula di Sostegno, un tempo chiamata Aula Relax perché ci potevano andare un po' tutti durante l'intervallo o se avevano finito in anticipo una verifica scritta, appunto a leggere o a giocare, ma che adesso è nota come Spazio della relatività e dell'inclusione; e passi per l'inclusione ma cosa diamine c'entri la relatività non sono riuscita a capirlo (e nemmeno l'ho chiesto, anche perché avevo paura che mi rispondessero); ma in fondo, nel Viale del Sapere Scientifico, un'aula dedicata alla relatività ha pure un suo perché.
Ci sono poi due aule prosaicamente chiamate tra noi Aule Jolly ma che ufficialmente sono chiamate lo Spazio Aperto e lo Spazio del Confronto: servono principalmente ad accogliere le classi dove c'è un alunno stampellato ma, in assenza di alunni infortunati, possono essere usate da Fisica e da Religione.
Sull'aula di Religione c'è una storia che a me è sembrata molto triste: infatti nel primo progetto Religione doveva condividere l'aula di Storia con noi di Lettere. Poi ci hanno spiegato che Religione non l'ha voluta, mentre Religione sostiene che non gliel'hanno voluta dare, e adesso è molto scontento di dover comprimere le classi in una simil-aula che, non essendo nata per fare l'aula, è molto più piccola delle altre aule. So (perché l'ho sentito con le mie sdegnate orecchie) che qualcuno ha detto "Ma è proprio necessario che Religione abbia un'aula? Dopotutto non è una vera materia, non ha nemmeno il voto sulla scheda". 
Non sono una gran sostenitrice dell'Insegnamento della Religione Cattolica, ma al momento la legge la prevede e sì, sembra proprio che sia considerata una materia. E comunque esiste e non capisco perché non debba avere una vera aula, sia pure in condivisione con noi di Lettere, visto che ad ogni modo esistono i ragazzi che la fanno.

Saliamo al primo piano, dove sbuchiamo dalla scala nel Piazzale dell'Identità, nel caso che gli alunni non si siano identificati a sufficienza all'entrata. Da lì si può svoltare verso il Largo della non meglio definita Sostenibilità Creativa (ove si trovano le porte da cui si entra nell'aula di Tecnologia e nel Laboratorio Informatico), oppure entrare nell'Aula Polivalente (che un tempo era l'Aula Magna) o infine incamminarsi nel corridoio denominato Corso delle humanae litterae, ovvero le aule di Lettere che per l'occasione sono indicate in latino, ovvero una lingua che alle medie non si fa.
Scendendo invece nel livello più basso troviamo il Crocevia delle Scienze, ovvero l'ingresso del laboratorio di Scienze, ma anche il Vicolo Linguistico-Artistico-Espressivo (aula e laboratorio di Arte, e più avanti la Strettoia del Fumetto e l'agorà).
La Strettoia del Fumetto merita qualche parola di spiegazione: davanti all'Agorà sono stati infatti piazzati un po' di sedili e uno scaffale con qualche fumetto pescato assai a caso. Il punto è che fa abbastanza scena vedere i fumetti a disposizione, ma se non decidi di portarci la classe non serva a niente, perché i ragazzi non sono liberi di girare a piacer loro se non durante l'intervallo, che essendo di dieci minuti non lascia poi questo gran tempo per la lettura; e non puoi nemmeno portarci una classe a leggere fumetti a piacer suo perché, anche sorvolando sul fatto che i fumetti sono stati scelti a casaccio e sono solo una piccola parte dei fumetti presenti in biblioteca, purtroppo se la chiamano Strettoia del Fumetto e non Piazza del Fumetto c'è il suo motivo, e nemmeno una delle nostre classi più piccole può stare lì con un qualche agio, qualora qualcuno decida di portarla a svagarsi leggendo un po' di fumetti, che di per sé non sarebbe nemmeno una idea malvagia. 
Ognuna di queste aule ha poi un nome, che mi assicurano essere stato scelto attraverso una scelta condivisa con i ragazzi. Solo che non sono riuscita a capire quando l'hanno fatta, questa scelta condivisa, perché non ricordo di essere stata minimamente coinvolta. Sta di fatto che i ragazzi hanno dimostrato una singolare originalità e dunque abbiamo un'aula dedicata a Dante, una a Boccaccio, una a Virgilio e via dicendo, culminando nell'aula polivalente che è stata dedicata a Morin - e non riesco proprio a capire come sia venuto in mente ai ragazzi di dargli questo nome, visto che mai e poi mai mi è capitato di sentirgli nominare costui. Un po' più credibile mi sembra l'aula dedicata a Margherita Hack, di cui i ragazzi hanno senz'altro sentito parlare visto che da noi è personaggio assai apprezzato.
So di essere ricolma di pregiudizi e di prevenzioni, ma ho come il sospetto che tutto ciò cali leggermente dall'alto, e ciò mi irrita.
I ragazzi, devo ammettere, sembrano però fregarsene alla grande e non ho rilevato alcuna traccia di scontento in loro per tutto ciò - semplicemente, lo sorvolano a volo d'uccello e non sembrano averlo nemmeno notato.
Ma magari fanno così soltanto quando sono con me.

domenica 31 luglio 2022

Le generazioni X, Y e Z e le tematiche LGBT+ (post sostanzialmente inutile)

Fino a pochi anni fa per mostrare di essere persona educata&aggiornata un generico atteggiamento di disponibilità verso gay e lesbiche era più che sufficiente - insomma, bastava evitare termini tipo malattia e perversione, non raccontare in pubblico barzellette sull'argomento (che sono tra l'altro di una pesantezza indicibile) e auspicare un generico futuro di comprensione e tolleranza.
Negli ultimi anni la questione però si è molto complicata: prima sono arrivate le comunità LGBT, e fin lì passi ché son solo quattro lettere e una volta che ci si è abituati allo scioglilingua la sigla vien giù bene; ma questa sigla ormai indica tali e tante variabili e possibilità che davvero, signora mia, non se ne viene più a capo -  in particolare il settore transgender è un vero campo minato che comprende una quantità terrifica di sfumature in continuo e perenne aumento. Personalmente sono rimasta abbastanza indietro e dispero di venirne a capo perché ogni volta che mi sembra di essere infine arrivata a capirci qualcosa, ecco che arrivano nuove casistiche e possibilità di cui tenere conto.
Per  mia fortuna lavoro in un settore molto conservativo, ovvero la scuola, ma appena metto il naso fuor di lì mi ritrovo retrocessa a relitto disinformato dell'età della pietra e vorrei tanto che ci fosse una sigla che si potesse tradurre con "mi sta bene tutto, ma proprio tutto, ditemi voi come volete essere chiamati e io vi chiamerò così". 
Ma in fondo sono una Boomer  e che sia rimasta indietro fa parte del naturale corso delle cose. 
Tuttavia, temo di dover dire, i miei colleghi di generazione X, Y e Z non sono messi molto meglio di me e non è a loro che posso rivolgermi per districarmi dalle domande più spinose, anzi ho spesso l'impressione che siano nelle peste perfino peggio di me, e non solo a livello di nomenclatura.
A questo proposito racconterò due fatterelli piuttosto insignificanti, a uno dei quali non ho nemmeno assistito, e raccontarli non porterà ad alcun costrutto: li racconto solo perché mi va, e comincio appunto da quello che conosco solo per via indiretta.
Una mattina la Prima Sfigata mi racconta che Spagnolo - una bella ragazza che ha passato da poco la trentina - per spiegargli l'albero genealogico della casa reale e da lì i vari nomi che si danno alle varie tipologie di parenti appunto in spagnolo, li aveva accoppiati in matrimonio. La Prima Sfigata però ha un piccolo gender gap, nel senso che ci sono due maschi in più rispetto alle femmine, e quindi due ragazzi si trovavano senza la loro legittima consorte.
Qualcuno suggerì il rimedio più ovvio, che credo sarebbe stato accettato senza proteste anche quando le medie le facevo io, negli anni 70, ovvero "Facciamo sposare due maschi" - e i due maschi si stavano appunto accingendo di buon grado a ritrovarsi uniti in matrimonio (cosa peraltro legalizzata in Spagna sin dal lontano 2005) ma l'insegnante aveva bruscamente escluso tale possibilità borbottando qualcosa del tipo "meglio morti".
Richiesta di un parere svicolai dicendo che mi sembrava una posizione un po' troppo drastica e provvidi prontamente a cambiare argomento, evitando con cura in seguito di chiarire la faccenda con Spagnolo, in base alla regola che è sempre meglio non fare domande perché a volte c'è il rischio che ti rispondano. In cuor mio però pensai che, se proprio l'argomento per la mia collega era così spinoso e il suo punto di vista tanto unpolitically correct, sarebbe magari stato più accorto da parte sua consultare l'elenco degli alunni e controllare che maschi e femmine fossero in numero pari decidendo prima come regolarsi.

Il secondo fatterello rientra senz'altro nella categoria spetteguless. Due anni fa, quando ci presentarono gli alunni delle future prime, una delle insegnanti delle elementari parlando di uno di loro ci spiegò, in modo assai contorto, che costui aveva degli atteggiamenti gentili, quasi femminili, e che quindi c'era la possibilità che fosse gay; ci consigliarono dunque di tenere d'occhio la situazione perché avrebbe potuto ritrovarsi ad essere oggetto di bullismo per questo.
Lo sventurato finì nella Seconda Capricciosa, dove chiunque che non sia una iena idrofoba corre in effetti forte rischio di essere bullizzato, indipendentemente dalle sue preferenze sessuali. Il ragazzo si distinse tuttavia non tanto per eventuali atteggiamenti femminili (qualsiasi cosa si possa intendere per "atteggiamento femminile") quando per una forte tendenza ad evitare lo scontro; si tratta insomma di un esponente della categoria "armonizzatori". Com'è noto armonizzare la Seconda Capricciosa sarebbe affare complicato anche per un buddha, ma il ragazzo finora è riuscito se non altro ad evitare di scornarsi con o recare ingiuria a chiunque, e credo sia stato preso ad esempio da un paio di alunni emotivamente normali che han finito per imitarlo, con buoni risultati.
Comunque sia, con tutto quello che c'è da dire e da deprecare sulla Seconda Capricciosa e sulle sue notevoli gesta, ho notato che ad ogni Consiglio di Classe si riesce sempre a trovare un angolino di tempo per discutere la possibilità che l'alunno in questione sia o non sia gay, con suddivisione del Consiglio in tre diverse scuole di pensiero che sostengono che lo è, che non lo è e infine che, essendo ancora nella fase latente non lo sappia ancora - teoria, quest'ultima, che mi sembra abbastanza improponibile ma vai a sapere. Ad ogni modo il giovinetto ha dei buoni rapporti anche con le ragazze e questo, misteriosamente, sembra un argomento a favore sia della prima che della seconda possibilità, stante che la possibilità che sia semplicemente una persona che tende ad andare d'accordo con tutti praticando la parità di genere non è stata finora presa nemmeno in considerazione altro che da me, che in questi cantucci di discussione evito financo di ricordare che esisto, in base al principio che l'orientamento sessuale degli alunni è questione di cui ai Consigli di Classe non ci si dovrebbe impicciare. Tuttavia, se esponessi cotale mia balzana teoria contribuirei alla discussione, e non voglio farlo, e così me ne resto in dignitoso silenzio mentre in testa mi frulla la Grande Domanda "Ma non è che sono solo e soltanto affari suoi?".
In quel Consiglio sono la Decana, e ne consegue che tutti gli altri componenti (alcuni dei quali sono cambiati dall'all'anno scorso ma non sono stati sostituiti da insegnanti meno impiccioni)) fanno parte delle generazioni X, Y e Z - tutta gente che dovrebbe quindi in teoria avere ampiamente superato l'idea che essere o non essere gay debba necessariamente costituire un problema o faccia qualche differenza, salvo nel momento in cui ti cerchi un partner.

Niente di quanto ho raccontato ha valore statistico, e come ho detto la scuola è ambiente assai conservatore. Tuttavia niente dovrebbe impedire, anche se sei conservatore, di metterti un tappo in bocca al momento opportuno.
Credo. Forse. Mi sembra.