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venerdì 18 luglio 2014

Come fu che non passai l'anno di prova (unplugged)

It's a long, long, long tail


Giunse alfine il giorno in cui le nomine in ruolo arrivarono al mio nome; così, in un nebbioso  pomeriggio di Dicembre andai in Provveditorato e firmai per un contratto a tempo indeterminato nella scuola statale. La mia vita comunque non subì particolari cambiamenti e l'anno scolastico proseguì nell'imprevedibile routine che da sempre caratterizza tutti gli anni scolastici degni di questo nome.

Venne Aprile, e il Collegio dei Docenti mi assegnò una Tutor. Venne Maggio e finalmente partì il corso di aggiornamento on line che tutti gli arruolandi dovevano fare.
Poi venne Giugno. Preparai con gran cura la mia Relazione Sull'Anno Di Prova, raccontando nel dettaglio, in base alle istruzioni ricevute,  la mia storia lavorativa e insegnantesca e le vicende di quell'anno scolastico che si avviava alla fine, oltre a trattare un argomento a scelta, che nel mio caso fu l'utilizzo della LIM in classe - con la nemmeno troppo segreta speranza che me ne venisse data una anche per l'anno scolastico prossimo venturo.
Anche la Tutor redasse con gran cura la sua Relazione di Tutoraggio, lanciandosi in uno sperticato elogio del lavoro di insegnante e in un ancor più sperticato elogio delle mie modeste capacità in quel campo - e direi che quando una collega che ha lavorato con te ti loda per la capacità di acquisire una posizione di autorevolezza nei confronti dei ragazzi, senza apparire arbitrariamente autoritaria, grazie anche alla predisposizione ad una naturale empatia con gli allievi ci sono senz'altro gli estremi per sventagliare un ampia ruota da pavone. 

Il Comitato di Valutazione si riunì, lasciando i tutor fuori dalla porta (procedura in verità piuttosto anomala). Quando infine fu il mio turno, ultima tra gli ultimi, nel tardissimo pomeriggio che più che pomeriggio era ormai sera, mi ritrovai con la DS e un gruppo di insegnanti a me del tutto sconosciuti. Nessuno di loro aveva mai lavorato nel plesso dov'ero e nessuno aveva una sia pur vaga idea di chi fossi, non parliamo di come lavorassi da insegnante. Fu comunque una chiacchierata tranquilla dove si parlò un po' di tutto e un po' di niente, dall'ultimo giorno di scuola alla scadente situazione informatica del plesso di St. Mary Mead. La relazione della tutor non venne citata nemmeno di striscio, la mia nemmeno. La Nostra Preside fece un garbato accenno alle competenze che mi ero dimenticata di trascrivere e la lasciai dire: la mia giornata era cominciata undici ore prima, ero stanca e affamata e perfino il mio leggendario spirito polemico stava subendo una battuta d'arresto, senza contare che avevo una bella cenetta cinese che mi aspettava.
Infine tutti mi salutarono amichevolmente e fui mandata in libertà. Raggiunsi la cenetta cinese e mi strafogai  fra congratulazioni varie. E' vero: nessuno del Comitato di Valutazione mi aveva detto esplicitamente che avevo passato l'anno di prova, ma nessuno mi aveva nemmeno lontanamente fatto capire che non lo avevo passato.

Passarono i giorni ed arrivò una raccomandata dalla scuola; e quando la lessi ci misi un bel po' per capire che  mi comunicavano non già che ero trionfalmente entrata in ruolo, bensì che dovevo fare un secondo anno di prova perché il primo non lo avevo passato.
Ora, per chiunque lavori nella scuola e anche per molti che non ci lavorano è cosa nota che l'anno di prova lo passano tutti - ma proprio tutti-tutti-tutti, nessunissimo escluso. L'unica eccezione di cui avevo notizia era un insegnante di cui si narrava che parlasse con il suo cassetto in Sala Professori (per quanto, a ben guardare, non si capisce cosa ci sia di male a parlare con un cassetto: tanti di noi parlano al muro o al vento, perché a un cassetto no?).

Cosa mai mi aveva reso meritevole di sì inconsueto trattamento? Per qual motivo proprio io, tra tanta gente che circola in cattedra, dovevo essere l'unica reproba ritenuta inadatta all'insegnamento, con la sola compagnia di una persona probabilmente troppo impegnata a parlare con i cassetti per trovare il tempo e la voglia di stare a sentire le mie querimonie sull'ingiustizia del mondo e della vita?

Nel tentativo di consolarmi, amici e colleghi convennero che era un ingiustizia e mi citarono nomi su nomi di gente improponibile ma che aveva passato l'anno di prova senza alcun problema, a cominciare dalla Cleptomane fino ad un aspirante insegnante di Matematica che aveva notoriamente delle grosse difficoltà con il teorema di Pitagora; ma pur apprezzando sinceramente i loro tentativi, questi racconti mi depressero vieppiù. Che cosa avevamo fatto di male, io e l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti, per essere ritenuti didatticamente inferiori perfino alla Cleptomane?

La risposta arriva presto: St. Mary Mead è un piccolo paese circondato da piccoli paesi e tutti si conoscono. Quasi subito quindi venni a conoscenza dei capi d'accusa che mi erano stati imputati dalla Nostra Preside.
Il primo erano le competenze che mi ero dimenticata di trascrivere.
Il secondo era il Registro degli Esami che non avevo compilato.
Il terzo era una Lettera A Mio Carico del DS.

Sulla questione delle competenze ho già scritto in abbondanza; in ogni caso sostenere che  mi ero dimenticata di trascriverle non deponeva a favore della buona fede della Nostra Preside.
Il Registro degli Esami è un registro ufficiale dove vengono trascritti tutti gli esiti delle prove di esame con relativi giudizi finali e che rimane in possesso della scuola. Viene di solito compilato nel corso degli esami, più raramente durante o dopo gli scrutini, e tutti gli insegnanti, anche quelli che ogni anno sono nella commissione d'esame, tendono a rimuoverne l'esistenza perché è una roba singolarmente noiosa da compilare. Non è scritto da nessuna parte che lo debba compilare il coordinatore* (di solito infatti se ne occupa chi non ha scritti  da correggere) e, soprattutto, è consuetudine che la Segreteria si ricordi di consegnarlo alle Sottocommissioni. Ricordo che, terminati gli scrutini, in compagnia della mia amata collega di Matematica consegnai tutti i vari pacchi di scartoffie appunto in Segreteria e chiesi due volte se "mancava qualcosa". L'addetto mi rassicurò che non mancava niente.
D'altra parte controllare che tutti i documenti fossero stati riempiti non era (solo) compito della Segreteria, ma soprattutto della Presidente di Commissione - la quale però quel giorno era troppo occupata a deplorare che il tale e il talaltro alunno non avessero la competenza in questa e quella materia, per trovare anche il tempo  per fare il suo lavoro (del resto, si sa, siamo esseri umani e non macchine, e a tutti può capitare di dimenticarsi di qualcosa quando siamo troppo occupati a fare il lavoro degli altri invece del nostro).

Ma veniamo infine  alla Lettera a Mio Carico. Non era una vera Lettera di Richiamo, bensì una Contestazione di Addebito, ovvero quella in cui un DS chiede a un'insegnante di giustificarsi per una mancanza.
Caso mai qualcuno si domandasse come potevo non sapere che a mio carico c'era una Contestazione di Addebito, che è documento ufficialissimo, tanto da richiedere una firma di accettazione - la risposta è che, naturalmente, lo sapevo benissimo. Anzi, erano svariati anni che lo sapevo, perché quella Contestazione di Addebito mi era stata mandata dal Nuovo Preside anni prima, per contestarmi la grave mancanza di non essere andata a trascrivere i voti sul tabellone nella sede centrale, un paio di giorni prima degli scrutini. Anzi, oltre a contestarmi tale mancanza, il Nuovo Preside mi tolse anche il coordinamento della Classe dei Baronetti per qualche settimana**.
A tale contestazione di addebito avevo risposto, accortamente guidata dal Sindacato, spiegando come mi fosse stato materialmente impossibile, per questioni di orario che illustravo dettagliatamente, recarmi nella sede centrale (che distava una quindicina di chilometri da St, Mary Mead) in un momento in cui la Segreteria fosse aperta per consegnarmi il tabellone dove inserire i voti e io non fossi in classe; in quei giorni tra l'altro il mio orario era appesantito da una serie di ore di supplenza che facevo sulle ore della collega di Matematica, che era in malattia per  broncopolmonite. Ci si potrebbe forse domandare perché non avessi provato a comunicare a voce cotali miei legittimi impedimenti al Nuovo Preside; la risposta è che ci avevo provato, ma il Nuovo Preside mi aveva riattaccato il telefono mentre parlavo, com'era sua abitudine quando non aveva argomenti per ribattere. Ad ogni modo la mia spiegazione doveva essere stata ritenuta valida, perché la faccenda non aveva avuto seguito di alcun tipo e il coordinamento della classe mi era stato restituito con formale comunicazione scritta.

Correva voce che qualcuno del Comitato di Valutazione avesse obbiettato che non gli sembrava che nessuna delle tre mancanze che mi erano imputate bastasse a giustificare una mancata convalida dell'anno di prova, ma che la Nostra Preside avesse risposto che la valutazione spettava solo e soltanto a lei, e che lei davanti alla lettera di richiamo del Nuovo Preside non se la sentiva di convalidare il mio anno di prova, tanto più che ero entrata di ruolo non a Settembre, come tutti gli altri candidati, ma ad anno scolastico già iniziato***.

In base alla legge, se l'insegnante non passa il primo anno di prova fa un secondo anno di prova. Se non passa nemmeno quello, è da considerarsi licenziato (anche se sembra che il caso sia sia posto una sola volta, da quando c'è la legge sull'anno di prova). Tuttavia una bella navigata in rete mi permise di scoprire alcune cose piuttosto interessanti: per esempio che l'anno di prova era inteso come un periodo in cui la scuola provvedeva a formare l'insegnante in modo di farne un elemento valido per l'insegnamento**** e che quindi in presenza di lacune o comportamenti impropri da parte del candidato la scuola aveva il dovere di intervenire con appositi interventi formativi. Questo era molto interessante, perché nessuno si era minimamente preoccupato di formarmi e nessuno nel Comitato di Valutazione aveva la benché minima idea di cosa combinassi in classe con i malcapitati alunni che mi erano dati in balìa.
Trovai anche, sul sito dell'ANIEF (il sindacato dei DS, per dirla in breve), un qualcuno che si lamentava di presidi cialtroni che, nonostante tutte le esortazioni del sindacato, invalidavano anni di prova senza aver mai mandato all'insegnante nemmeno un singolo richiamo scritto, perché così i candidati respinti vincevano quasi automaticamente il ricorso.

Una visita di cortesia al Sindacato, decisamente, si imponeva,

anche se mi rendevo ben conto che presentarmi a una perfetta sconosciuta spiegando "Mi hanno bocciato all'anno di prova ma io sono buona e brava e non lo meritavo" era un pochino autoreferenziale: che ne sapeva, quella povera donna, se io ero veramente buona e brava o invece raccontavo ai miei malcapitati alunni  che il Nepal era in Africa, la seconda guerra mondiale era iniziata nel 1914 e che acquila si scriveva con il cq, oppure se usavo su di loro il gatto a nove code e la clava?
Comunque era Luglio, tutto intorno a noi era tranquillo, la sindacalista conosceva il suo mestiere e mi fece chiacchierare a lungo. Raccontai tutta la storia, comprese un paio di discussioni che avevo avuto con la Nostra Preside su questioni organizzative e sulle procedure degli scrutini per l'ammissione agli esami; sfoderai infine l'unico argomento oggettivo a mio favore, ovvero la relazione della tutor... che in realtà non era proprio l'unico argomento, agli occhi della sindacalista, perché la Nostra Preside si era fatta negli anni una sua piccola ma consistente reputazione - ad esempio si sapeva che qualche anno prima l'arrivo di una lettera del legale del Sindacato l'aveva ammansita in sommo grado nei confronti di una maestra fatta oggetto fino a quel momento di un trattamento assai discutibile.
L'incontro si concluse con la compilazione della inevitabile raccomandata con ricevuta di ritorno dove chiedevo di consultare le motivazioni che avevano portato alla decisione di non validare il mio anno di prova.

Fatto questo non rimaneva che sedersi a fare la calza e aspettare con pazienza, anche se nel mio cuoricino albergava la speranza che la richiesta venisse ignorata - il che avrebbe messo vieppiù la Dirigenza dalla parte del torto. In effetti l'insieme era così stravagante da rendere concretamente possibile anche quell'eventualità, visto che la Nostra Preside mostrava un atteggiamento assai creativo nei confronti della legislazione vigente (o, per meglio dire, faceva il cazzo che le pareva a seconda di come le tornava più comodo senza farsi troppi problemi).
Passarono i giorni e la ricevuta di ritorno ritornò. Passarono i trenta giorni stabiliti dalla legge e qualche altro giorno di comporto, e le motivazioni non arrivarono. La faccenda, in un suo modo perverso, cominciava ad essere divertente. Io però non ridevo molto e la mia tutor era sempre più simile ad una tigre*****. 

Nel frattempo la sindacalista andò in Provveditorato in esplorazione, e parlò con l'unico ispettore di cui il Provveditorato dispone, che le spiegò che di solito i DS che volevano invalidare un anno di prova andavano da lui in cerca di lumi e conforto prima di compiere il  Doloroso Passo;  la Nostra Preside però non si era mai vista.

L'Avvocato del Sindacato mandò alla scuola una lettera vagamente minatoria (mi spiegò che così era l'uso, e che non mi impressionassi leggendola. E invero un po' mi impressionai nel vedere un linguaggio così aggressivo, ma se lui diceva che si usava fare così... in fondo, che ne sapevo io di procedure forensi?) in cui intimava che le motivazioni saltassero fuori subito e meno seghe, che la Dirigenza era già abbastanza nei guai anche così.
Una mattina mi chiamarono dalla Segreteria dicendo che sì, le motivazioni c'erano, quando volevo potevo andare a vederle a mio comodo, e probabilmente la loro lettera si era incrociata con quella dell'Avvocato. 
Finsi di crederci e fissai un appuntamento con la Segreteria. A quanto riuscii a calcolare in seguito, effettivamente le due lettere si erano incrociate, anche perché le motivazioni erano state comunque preparate una buona decina di giorni dopo la scadenza dei famosi trenta giorni, in quanto la DS era in ferie.
"Non capisco" dissi "La DS può stare in ferie quanto le pare, la segreteria poteva prepararmi le motivazioni in mezz'ora, bastava fare la fotocopia del verbale e cancellare le parti che non mi riguardavano".
"Ah sì, se il verbale fosse stato scritto sarebbe bastato fare quello" osservò qualcuno "Ma se non è stato scritto, o se le motivazioni non c'erano? Ciò che non esiste non può essere fotocopiato".
L'argomento poteva avere un suo peso, mi resi conto quando vidi le fotocopie del verbale: infatti cotal verbale risultava scritto nientemeno che dalla Nostra Preside in persona (procedura abbastanza insolita, visto che di solito chi dirige questo tipo di riunioni nomina un segretario per scrivere il verbale, e che la Nostra Preside non si è mai contraddistinta per essere un tipo da "faccio io, non state a disturbarvi").
Ad ogni modo, su quelle fotocopie c'era parecchio da ridire: erano sì segnati il luogo, il giorno e l'ora, ma non si diceva chi si era riunito e perché, c'era scritto che il Comitato si era sciolto alle 18.30 (ed erano come minimo le 20 quando ero stata mandata in libertà) e insomma c'erano ampi motivi di sospettare che un occhiata al registro originale avrebbe portato a qualche sorpresa. 
Non c'era però motivo di insistere su questo, era più che sufficiente leggere le motivazioni:
"Il Dirigente Scolastico relaziona alla Commissione che la prof. Murasaki non sempre durante l'anno scolastico ha avuto un comportamento consono al suo ruolo docente. Infatti negli adempimenti degli atti che fanno parte della funzione docente (certificazioni, compilazioni registri d'esame, ecc.) è stata inadempiente come risulta anche dalla contestazione d'addebito già avuta per la stessa mancanza nel febbraio dell'anno XX, quando la docente era supplente annuale nella scuola di St. Mary Mead;
inoltre essendo stata tardiva la nomina in ruolo avvenuta nel gennaio dell'anno XY, il Dirigente ritiene necessario prorogare di un altro anno scolastico l'immissione in ruolo al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione date le carenze sopra elencate.
Il Comitato di valutazione, dopo aver ascoltato la relazione della prof. Murasaki, prende atto di quanto riferito dal Dirigente Scolastico e concorda con quanto proposto dal Dirigente".

Più che un ricorso avrei dovuto sporgere una denuncia penale, perché uno scritto di questo tipo rientrava senz'altro nella categoria "Atti osceni in luogo pubblico", e sulla scorta di un discorso così vago e generico non si può nemmeno riportare indietro un  etto di prosciutto al negoziante, figurarsi invalidare un anno di prova. Come la mia tutor, anch'io mi sentivo molto, molto offesa. 
Il Sindacalista Amico Di Una Collega, che aveva seguito la vicenda di lontano,  suggerì di rivolgermi senz'altro a un avvocato esperto di scuola "e se per assurdo l'avvocato le dicesse di non fare ricorso si cerchi un altro avvocato e lo faccia comunque".
L'Avvocato del Sindacato disse che gli estremi per il ricorso c'erano MA che il secondo anno di prova sarebbe finito ben prima che la causa venisse decisa in tribunale, quindi gli sembrava inutile farlo. 
La Sindacalista disse che, al contrario, il ricorso le sembrava un ottima misura preventiva, caso mai la Nostra Preside avesse cercato di adottare qualche misura nei miei confronti. Inoltre, con un ricorso già avviato per il primo anno di prova, se qualcosa fosse andato storto nel secondo si sarebbe potuto procedere in ben altro modo. Insomma, sotto la scure del ricorso si sarebbe data una calmata (i fatti le diedero ragione).
Un sindacalista che passava di lì per caso e aveva fatto qualche fotocopia delle motivazioni (sgranando alquanto gli occhi) disse invece che secondo lui non era una buona idea perché poi con la Nostra Preside dovevo conviverci, durante il secondo anno di prova. 
"Ma non c'è mai" gli spiegai "Non è difficile convivere con qualcuno che non c'è mai".

E così il ricorso al Tribunale del Lavoro fu presentato, e mi costò bolli per ben otto euro. Sommandoli ai soldi spesi per la raccomandata con la richiesta di visionare le motivazioni e quelli della benzina per raggiungere la Segreteria onde vedere le motivazioni suddette, si arriva a una quindicina di euro complessivi di spese. Diciamo che non mi sono dovuta togliere il pane di bocca; ma soprattutto, una volta firmate un paio di carte, non ho più dovuto muovere un dito né tirare i ballo i testimoni che ci eravamo accordati per presentare. Tutto ciò mi fece molto piacere perché sono pigra.

Nel frattempo la Nostra Preside si era presentata all'avvocato che il MIUR ha consacrato appunto ai DS che si trovino impelagati in beghe legali. Il responso di costui non deve essere stato dei più favorevoli, perché mi giunse notizia di un accordo in base al quale il mio ricorso sarebbe stato ritirato una volta passato il nuovo anno di prova (ma, tanto, una volta concluso positivamente il secondo anno di prova, il ricorso sarebbe venuto a decadere automaticamente perché non c'erano più i presupposti per portarlo avanti), dando per implicito che stavolta l'avrei passato senz'altro. Le spese del procedimento sono state a carico della controparte - o meglio, del MIUR, ovvero della collettività che paga le tasse con cui sovvenzionare il MIUR. Il che mi sembra piuttosto ingiusto verso la collettività, ma tant'è.
Dal momento che sono considerata in ruolo a partire dal Dicembre in cui ho firmato il contratto, come trattamento retributivo e pensionistico per me non è cambiato niente, né in meglio né in peggio.

L'anno successivo, assistita dalla stessa tutor (che stavolta fu fatta entrare ad assistere alla discussione) e presentando entrambe quasi le stesse identiche relazioni, feci lo stesso esame, anche se in effetti qualcosa cambiò: stavolta entrai per prima e l'esame fu davvero encomiabile per la sua brevità. Felix brevitatis, mi pare si dica in latino.

Per la cronaca: anche l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti dopo il secondo anno di prova venne confermato di ruolo (e senza aver presentato alcun ricorso).

*che durante le settimane dell'esame viene pomposamente definito Presidente di Sottocommissione
** era del resto una sua abitudine togliere e ridare il coordinamento di una classe a seconda di come gli girava; nel caso dei Baronetti Inglesi, la classe rimase per circa un mese senza coordinatore perché il Nuovo Preside aveva nominato come coordinatore Inglese, ma Inglese, dopo essersi informata nei dettagli sulla vicenda, si era rifiutata di accettare.  
***Il che non c'entrava un accidente, stante che avevo i 180 giorni di servizio richiesti dalla legge.
****CM 267, 10 Settembre 1991; in realtà quello che viene comunemente chiamato "anno di prova" dagli addetti ai lavori, quando venne istituito dalla legge 270/82 venne chiamato appunto anno di formazione.
*****Al di là di un amichevole solidarietà nei miei confronti, era anche assai offesa per la scarsissima considerazione in cui era stato tenuto il suo parere.

venerdì 10 settembre 2010

Il futuro è un'ipotesi


Una delle più fastidiose abitudini della Maristella nazionale è sempre stata quella di comunicare attraverso le interviste le Sue decisioni e solo dopo, con comodo, se proprio non c'era di meglio da fare e non davano nulla di buono in televisione, ricordarsi di chiedere agli addetti del Ministero di preparare una qualsivoglia leggina sugli argomenti trattati nelle interviste di cui sopra*.

Oggi la nostra amata Ministro ha fatto una conferenza stampa a palazzo Chigi parlando del nuovo sistema di reclutamento degli insegnanti. Sì, quello il cui disegno di legge è inchiodato in commissione da un paio d'anni ma che ha fatto coraggiosamente capolino il 22 Giugno per un'audizione in Senato. Quello che non è ancora arrivato in aula. Quello che si conosce a grandi linee, solo per sentito dire.
Proprio lui.

Il Ministro ha informato i giornalisti che la formazione a livello universitario partirà con l'anno 2011/2012 ma il tirocinio formativo, ovvero... ovvero non si sa cosa sia il tirocinio formativo, se non che è "parte centrale della nuova formazione", cotale tirocinio formativo comincerà già con quest'anno accademico "per accelerare i tempi del nuovo percorso formativo (per i soli laureati)". Non solo, questo tirocinio rappresenta lo strumento "per passare dal semplice sapere al 'sapere insegnare'" e per i docenti della secondaria è aggiuntivo al percorso universitario.

Ora, io di tirocinio non me ne intendo granché: quando ho fatto la SSIS insegnavo già da qualche anno e quindi mi hanno fatto fare un numero di ore simboliche, per giunta nella classe di abilitazione dove non mi interessava lavorare, e quindi dal tirocinio io non ho imparato un granché; ma ricordo benissimo che avevo una tutor, che mi accoglieva nella classe e mi diceva (con gran garbo e collaborazione, con le tutor ho avuto molta fortuna) fai questo e fai quello. Quindi per fare il tirocinio ci vogliono delle insegnanti che accettano i tirocinanti, qualcuno che glielo domanda, dei laureati che chiedono di fare il tirocinio eccetera eccetera. Che poi il terzo punto è il primo da cui partire, mi sembra, perché non tutti i laureati intendono darsi all'insegnamento. Non c'è una legge, non c'è un regolamento, non c'è una circolare - in sintesi non c'è un cazzo di niente. Come accidenti intendono farlo partire, il tirocinio, quest'anno? I tempi mi sembrano davvero un po' stretti, anche prevedendo un tirocinio simbolico come il mio (una quarantina di ore, mi sembra di ricordare).
Insomma, le premesse mi sembrano allucinanti, come sempre.

Abbiamo ordunque due possibilità:
1) Il tutto verrà fatto a rotta di collo, con le leggi approvate a mezzo o non approvate del tutto, poi i soliti ricorsi al TAR e appelli al Consiglio di Stato e via dicendo, insomma, la consueta trafila.
2) Il tirocinio "per l'anno accademico 2010/2011" farà la stessa fine delle ore di Educazione Ambientale che dovevano partire già lo scorso Settembre e della materia fantasma detta "Educazione alla Cittadinanza", ovvero sparirà in un dignitoso buco nero.

In un caso come nell'altro, gli unici commenti che mi salgono spontanei alle labbra sono del tutto inadatti ad una vera signora, e dunque preferisco astenermi dal riportarli.

*non so, ho come la sensazione di avere scritto già qualcosa di molto simile in tempi piuttosto recenti.

mercoledì 8 settembre 2010

Chi parla male del Provveditorato di Firenze non lo conosce (infatti, se lo conoscesse ne parlerebbe molto peggio) - 2


Ed eccoci a Settembre, dopo una strana estate in cui di scuola si è parlato poco anche se, come l'anno scorso, si è tagliato molto.
I giornali e le televisioni, la rete e l'opinione pubblica sono stati tutti occupatissimi con le vicende di un'alta carica istituzionale che, ci dicono, si è politicamente suicidato, e da quando si è politicamente suicidato viene ansiosamente seguito passo passo manco fosse Brad Pitt nei suoi giorni d'oro: che ha detto, che ha fatto, che ha pensato, che dirà, che penserà, che farà? Sull'esito dei ricorsi del TAR invece è calato un gran silenzio, e solo un po' di stampa specializzata ne ha fatto cenno, anche in rete. Del resto, erano eventi del tutto secondari rispetto all'incredibile e mai visto evento della nascita di un nuovo gruppo parlamentare, ovvio che sono passati in second'ordine.

Così l'attenzione sulla scuola si è ridotta, Tremonti e la Gelmini ci hanno in gran parte risparmiato le stupidaggini che inevitabilmente dicono sull'argomento quando aprono bocca (non voglio dire che all'occorrenza non siano capaci di dire stupidaggini anche su altre questioni, ma sulla scuola davvero non riescono a dire altro). In compenso i tagli sono proceduti senza intoppi.
Al Provveditorato di Firenze, poverini, forse si erano concentrati troppo sulla bolla di acquisto di una cucina o sulle quotazioni degli appartamenti a Montecarlo negli ultimi vent'anni e quindi hanno contato male le cattedre da assegnare - o almeno così ci raccontano. Tutte le province del regno hanno ormai provveduto all'assegnazione degli incarichi annuali e tutti i precari su incarico annuale del regno hanno ormai preso servizio, chi più chi meno soddisfatto della sorte che gli è toccata, ma a Firenze le convocazioni annunciate dal 6 al 13 Settembre sono slittate per medie e superiori al 13, 14 e 15 Settembre a causa dell'aggiornamento dei posti per sopraggiunte disponibilità nella Scuola Secondaria di 1^ e 2^grado. Queste misteriose nuove disponibilità* ci verranno comunque comunicate solo 24 ore prima della convocazione, non s'avesse a farci su qualche progetto.
Primo insignificante dettaglio: il 15 Settembre comincia l'anno scolastico
Secondo insignificante dettaglio: il 15 Settembre, in contemporanea con l'inizio dell'anno scolastico, i sindacati han convocato un Grandiosa Assemblea Collettiva, e stavolta tutti, anche i più miti, meno politicizzati e i più insofferenti alle assemblee sindacali bramano parteciparvi tutti, come un sol uomo e donna, me compresa, "per dare un segnale" (che se poi lo davamo due anni fa secondo me sarebbe stato anche meglio, ma tant'è).
Come faremo noi nominati il 14 sul tardo pomeriggio - perché il Provveditorato di Firenze ritiene suo preciso dovere non iniziare a nominare un cane che è uno prima di almeno mezzogiorno, ma a volte han cominciato anche alle due del pomeriggio - a partecipare e a fare la presa di servizio? Perché noi in particolare riteniamo di avere abbondanza di motivi e di interessi per partecipare, ma l'assemblea è di quattro ore e va dalle 8.30 a mezzogiorno, e non tutti avremo la scuola a un passo dall'ex-Teatro Tenda oggi Saschall.
Terzo insignificante dettaglio, che riguarda soprattutto il sostegno che verrà nominato il 15: per chi comincia a lavorare il 16 il mese di Settembre non produrrà rateo di tredicesima né ferie né contributi per la pensione, produrrà solo uno stipendio dimezzato.

Comunque, sulle convocazioni in ritardo, il Provveditorato di Firenze ha una lunga e illustre tradizione, e si favoleggia di un anno in cui tali convocazioni vennero addirittura fatte il 23 Dicembre (ignoro se con o senza renne).

*che poi, voglio dire, quante potranno essere? La provincia di Firenze è grandicella, ma insomma non è Roma, non è New York e tanto meno Tokyo.

giovedì 3 settembre 2009

Come un nikuman nella sua pentola...



I nikuman sono delle specie di gnocchi di pasta con ripieno di carne, tipici della cucina cinese ma molto amati anche dai giapponesi, che cuociono a vapore in un'apposita pentola a tre strati.
Ne ho già parlato all'incirca un anno fa, in occasione delle convocazioni per le supplenze annuali. Quest'anno abbiamo cambiato scuola e il provvido CSU ci ha selezionato un edificio forse ancor più caldo di quello dell'anno scorso, ma di sicuro molto più piccolo. In teoria eravamo molti meno dell'anno scorso, ma a guardarci non si sarebbe detto - forse l'effetto sardina in scatola contribuiva, non so.
In compenso non mi spiego come mai, se le cattedre da assegnarci erano molte meno e io avevo risalito qualche posizione, i tempi sono stati all'incirca gli stessi. Tra l'altro non abbiamo avuto nemmeno cattedre che apparivano e scomparivano - almeno sembra, per adesso.
A St. Mary Mead quest'anno c'era una sola cattedra, che è sparita abbastanza presto. Così ho ripiegato su Hogsmeade, un altro paesello di provincia facilmente raggiungibile da casa mia. Questo mi priverà di molti piacevoli colleghi e del mio amato NuovoPreside (che aveva sì chiesto il trasferimento, ma per fortuna degli altri non l'ha ottenuto) ma tanto ormai la classe che avevo l'ho portata in terza e quindi non ho lasciato niente di incompiuto.

lunedì 24 agosto 2009

Come NON trattare un argomento



Un tempo costumava portare il giornale in classe e usarlo per insegnare ai fanciulli in fiore come raccontare un fatto o riassumere una questione. Oggi sarebbe forse meglio usare la tecnica ex contrario e far loro leggere un articolo di giornale per mostrargli come NON dovrebbero procedere quando vogliono parlare di qualcosa.

Prendiamo ad esempio un articolo dal confuso titolo Rush finale per le riparazioni - Spese enormi e rebus religione di Salvo Intravaia. L'articolo intreccia la questione della sentenza del TAR sul ruolo degli insegnanti di religione cattolica nei consigli di classe con il tema della spesa delle famiglie per le lezioni private (entrambi gli argomenti si ricollegano con gli esami di riparazione prossimi venturi ma sono accostati in modo piuttosto maldestro).
Ci viene spiegato che gli studenti incappati quest'anno nella "sospensione del giudizio" sono il 28,6 per cento (degli studenti delle superiori, si osa presumere, visto che negli altri ordini di scuola i ragazzi sono stati passati o bocciati senza sospendere alcunché); "si tratta di quasi 613 mila ragazzi e ragazze dei primi quattro anni delle superiori".
Scopriamo poi che, secondo "una recente pubblicazione dell'Istat" non meglio definita, le famiglie italiane spendono in media per "lezioni private" 133 euro l'anno. Questo dato, "moltiplicato per i 24 milioni di famiglie italiane determina un giro vorticoso di denari: più di 3 miliardi di euro".

Premesso che con l'equivalente di 133 euro (260.000 lire circa) non pagavi le ripetizioni di un'estate nemmeno quando rimandavano me, nella seconda metà dei gloriosi anni 70, e figurarsi ora (salvo casi particolari, i ragazzi rimandati dovranno pur farsi almeno una ventina di ore di lezione, se vogliono saldare i loro debiti. Di meno la vedo difficile);
dicevo, premesso questo, sorge spontanea una domanda, ovvero "Da dove saltano fuori 'sti 3 miliardi abbondanti di euro, che sembrano una cifra decisamente spropositata"?
Effettivamente, se proviamo a moltiplicare i 133 euro per i 24 milioni di famiglie italiane si arriva a 3.192.000.000; in questi 24 milioni di famiglie ci stanno tutti, ma proprio tutti: vecchietti quasi centenari, coppie che non hanno alcuna intenzione di figliare, anziani coniugi che si barcamenano tra nipoti di varie età e giovani coppie che cercano di gestire gruppi di pargoletti scalcianti e in perenne richiesta di un biberon pieno - nonché molti genitori di ragazzi studiosi e accorti che mai si sono indebitati né hanno alcuna intenzione di farlo in futuro.
Tutti costoro non spendono un centesimo per le lezioni private, a meno che non decidano di imparare a suonare il violino o esercitarsi nella conversazione in lingua spagnola; ma in quel caso non dovrebbero rientrare nella statistica di cui sopra.
D'altra parte, se davvero la media di ogni famiglia, da chiunque sia composta, è di 133 euro per lezioni di recupero, questo porta, dividendo i fantomatici 3.192.000.000 per i 613.000 ragazzi indebitati (le famiglie potrebbero essere forse un po' meno perché il caso di due o più fratelli ognuno con i suoi bravi debiti non è impossibile) a una spesa di 5.200 euro per ogni ragazzo. Certo, se una famiglia si impunta a pretendere un professore universitario di chiara fama per 50 ore, tecnicamente la cosa è possibile; ma solo in quel caso.

Tentiamo un'altra strada: i 613.000 indebitati sono, sempre secondo l'articolo, il 28,6% degli studenti (delle superiori, si spera) che dunque nel complesso dovrebbero essere 2.143.000, per un po' meno di famiglie. Moltiplicando i misteriosi 133 euro che le famiglie spendono in lezioni private per questi 2.143.000 abbiamo 285.000.000 milioni di euro, che sono meno di un decimo di 3 miliardi e passa e che, divisi per i 613.000 studenti indebitati fanno circa 465 euro cadauno - che a levarseli di tasca certo non sono pochi, ma comunque meglio di 5. 200 euro, e un 20/25 ore di lezione ad uno studente universitario di scarse pretese ce le paghi.

La morale di questa vicenda (assolutamente conforme alla legge del Menga) è che i giornali, tutti i giornali, anche quelli che avrebbero qualche pretesa (l'articolo citato viene da Repubblica che un tempo, a quel che ricordo, era un giornale abbastanza affidabile, e non da La Gazzetta di Monculi di Sotto, composta riciclando malamente qualche testata nazionale) sono pieni zeppi di cifre, citano cifre, ci riempiono e ci ingozzano di cifre che magari, in origine, erano valide, ma che piazzate così a casaccio possono al più contribuire alla creazione di un grazioso universo alternativo che vive di vita propria ma che ha scarsa attinenza con quello in cui ci muoviamo e viviamo ogni giorno noi comuni mortali.

domenica 12 ottobre 2008

Corre voce che Brunetta...

...si sia divertito, anche lui, a sparare sugli insegnanti. E' lo sport nazionale, ormai, e forse dovremmo chiedere all'Arcicaccia di concordare delle pause per consentirci il ripopolamento, sennò poi con chi se la prendono i poveri ministri?

Vabbe', Brunetta è, come si usa dire "una persona con dei problemi", e per quanto personalmente io ritenga che il suo (sincero) zelo non sia purtroppo fornito di mezzi intellettuali all'altezza, preferisco di gran lunga saperlo alla Pubblica Amministrazione che all'economia, avendo avuto il piacere di sentirlo parlare di economia. Perché lui è convinto di conoscerla, l'economia. Io invece so di conoscerla molto poco ma so anche che avere Tremonti invece che lui all'economia è una gran fortuna per l'Italia - non perché ritenga Tremonti un economista di livello almeno accettabile, ma perché Tremonti, vivaddio, ogni tanto si riposa.
Detto questo, Brunetta ha comunque messo su un bel carnet di sciocchezze. A quanto ho potuto vedere tutti sono rimasti colpiti dalla sua teoria che gli insegnanti guadagnano troppo.
A me però sembra che dire che gli insegnanti guadagnano troppo rientri pur sempre nelle libere opinioni. Certo, detto da un ministro, che probabilmente in busta paga si ritrova qualche euro in più di me, fa una certa impressione. Però, confesso, sono rimasta più colpita dalle considerazioni che ha fatto sui concorsi.

Secondo tali considerazioni, la maggior parte degli insegnanti non sono entrati di ruolo per concorso - che è una bella sciocchezza, nonostante il pregiato Ministero dell'Istruzione si sia degnato di organizzarne solo due, di concorsi, negli ultimi vent'anni (uno bandito nel 1991 e uno, mi sembra, nel 1999) - perché chiunque sia abilitato all'insegnamento si è abilitato solo e soltanto per concorso.
E primi tra tutti gli abilitati SSIS - che si sono abilitati con duplice procedura concorsuale. Infatti la prova di ingresso e l'esame finale sono ritenuti due distinti concorsi che fruttano tre punti l'uno al sissino. Non lo dico io (che considero anzi tutto ciò una stupidaggine completa, totale e assoluta) lo dice apposita sentenza del Consiglio di Stato in base ad argomenti portati dall'allora ministro dell'istruzione Moratti. Già che ci sono, ne approfitto per ricordare che le SSIS sono state istituite dal ministro Berlinguer MA sono diventate corso abilitante con la gestione Moratti - nelle intenzioni originarie, dovevano costituire titolo di accesso al concorso.
Quindi  anche i sissini sono concorsisti a tutti gli effetti. Ma la procedura concorsuale c'è anche per i corsi abilitanti. Caso mai a qualcuno venisse in mente di sostenere che, magari loro la chiamano procedura concorsuale ma non ha nulla del concorso, non so che dirvi: gli ultimi corsi abilitanti li ha organizzati il ministero durante la gestione Moratti, dei precedenti non ho molti ricordi ma c'era sempre il Ministero di mezzo. Quanto ai concorsi riservati, lo dice il ragionamento stesso: son concorsi.
Tutto ciò è stato reso necessario dall'articolo della Costituzione che dichiara che ai posti pubblici si accede solo per concorso.

Dunque Brunetta cerchi qualche altro argomento, per favore, ché se il ministro Moratti, che faceva parte del governo da lui appoggiato un paio di legislature fa, si è inventata o ha mantenuto settecento diversi percorsi procedurali per abilitare le persone all'insegnamento e li ha chiamati tutti "concorsi" la colpa non è degli insegnanti né del Fantasma Formaggino.

mercoledì 27 agosto 2008

Chi parla male del Provveditorato di Firenze non lo conosce (infatti, se lo conoscesse ne parlerebbe molto peggio)



A volte le convocazioni sono davvero irritanti


Ha cambiato nome non so più quante volte, e tutte le volte il nome sottindeva che quello strano carrozzone fosse lì non tanto per far danni, ma per servire la collettività: CSA, ovvero Centro Servizi Amministrativi, e adesso USP, Ufficio Servizi per la Provincia - ma per noi insegnanti rimane il Provveditorato; anche perché gli unici "servizi" che gli si possono ragionevolmente associare sono quelli igienici (che di solito però funzionano meglio).
Il nome cambia, ma il personale rimane lo stesso: e anche quando cambia viene selezionato in base a criteri molto rigidi dove l'arroganza, l'incompetenza, la maleducazione, il palese menefreghismo del codice civile e penale e la disorganizzazione costituiscono da sempre i veri requisiti essenziali.
Tali loro doti risaltano al meglio durante quella sorta di ordalia che passa sotto il nome di "Convocazione annuale per il conferimento di incarichi a tempo determinato", ovvero le Supplenze Annuali, in modo particolare per la cosiddetta Area Umanistica.

I vari interessati (qualche centinaio di persone) vengono convocati nella Palestra della scuola Marco Polo, edificio che sul finire di Agosto risulta molto simile a una di quelle pentole usate dai cinesi per cuocere i nikuman a vapore. Passano le ore e il caldo umido aumenta.
Siamo stati convocati per le nove, ma verso le undici avvisano che "la 43 non dovrebbe cominciare prima delle due e quindi chi vuole può andare a fare colazione".
Ovviamente nessuno si muove.
Venti minuti dopo qualcuno si decide a sbilanciarsi un minimo: "La 43 non verrò aperta prima delle due, potete andare. Se dovessimo finire le altre graduatorie prima delle due vi aspetteremo per cominciare".
Mentre usciamo, qualcuno si domanda perché non ci hanno convocati direttamente alle due. E' almeno il terzo anno che sento ripetere (e che mi pongo anch'io) questa domanda. L'unica risposta possibile è "Perché siamo troppo carogne per cercare di risparmiarvi un incomodo".

Approfitto della pausa per fare un salto in profumeria, a caccia di rimmel; ne trovo uno verde salvia e uno azzurro: mi trucco poco, ma un tocco di colore quando vado a scuola mi piace; poi vado in fumetteria dove prendo le ultime uscite di Nana e Inuyasha e soprattutto il secondo cofanetto di Gundam, che rappresenta il mio secondo regalo di compleanno - perché quando fai gli anni intorno a Ferragosto, con tutti i negozi chiusi, i regali sei costretta a farteli con un po' di ritardo. Infine un enorme grappolo d'uva, per uno spuntino idratante; si rivela una buona idea perché, scoprirò poi, ho la febbre; altina, anche.

Ritorno alla pentola per nikuman, dove inganno il tempo chiacchierando con le colleghe passate e future. Avevano ragione quando dicevano che non avrebbero aperto la 43 prima delle due, avevano proprio ragione. Infatti l'hanno aperta alle 17.30.

Come sempre esordiscono con la formula "Sono apparse delle nuove cattedre"; ogni anno, all'atto delle convocazioni, appaiono e scompaiono cattedre che nemmeno fossimo ad Hogwarts. Dico, una cattedra non è una sciocchezza, come minimo c'è attaccata una classe, di solito due, talvolta tre (parlo di Lettere alle medie, per altre materie le classi possono essere anche nove); non è roba che puoi far scivolare in tasca e uscire dal supermercato fischiettando, come fa a saltare fuori solo all'ultimo momento?
Mistero.
Ma le cattedre non si limitano ad apparire, talvolta scompaiono. Stavolta è scomparsa una cattedra in un paesino ai confini della provincia e al suo posto appaiono un gruppetto di cattedre molto appetibili, una delle quali addirittura a Firenze, che naturalmente viene subito presa.
Vengono assegnate una trentina di cattedre, poi quella di Firenze viene nuovamente assegnata.
Rumori, boati, strepiti e urla. Al banco delle assegnazioni fanno finta di niente, poi dicono che le cattedre di Firenze non erano una bensì due. Cioè, gli pare che siano due. Gli hanno detto che sono due. Glielo hanno detto? Gli pare, sì, che lo abbiano detto... dunque, cioè, no, ricontrolliamo... Sì, sono due. O forse è una sola?

Passa una buona mezz'ora di telefonate incrociate al Provveditorato, e alla fine risulta che la cattedra è una sola, e che quindi può essere assegnata una sola volta. Vengono disfatte e poi rifatte un po' di nomine e si continua. Sperando in bene, perché l'anno scorso furono assegnate ben cinque cattedre fantasma e dovettero fare una nuova convocazione.

Riesco a mettere le mani sull'unica cattedra di tutta la provincia che mi interessa, quella a St. Mary Mead (un grazioso paesino di campagna) e scappo via verso le sette di sera.
La giornata è completamente bruciata. Striscio fino a casa, dove una buona cena racconforta il mio stomaco. Un malefico mal di testa mi perseguita nonostante la doccia fredda e la tisana rinfrescante.

Comunque, anche per quest'anno sono sopravvissuta.

domenica 24 agosto 2008

Scopro di essere un'assistita dalla carità pubblica



Jacques-Louis David Belisario chiede l'elemosina
(e se l'ha fatto lui, posso ben farlo anch'io)

E io che mi credevo di lavorare.
Convinta, nella mia santa ingenuità (da dietro il paravento si conosce così poco del mondo esterno) di fornire un servizio allo Stato e per quello di essere pagata.
Invece no: l'attuale ministro dell'Istruzione Gelmini ci ha posti tutti quanti infine davanti alla brutale realtà: noi insegnanti siamo degli assistiti a spese della collettività, e il nostro non è uno stipendio bensì un assegno sociale elargitoci per compassione.
La scuola, ha spiegato il ministro più volte in questi giorni (l'ultima a Cortina) è un ammortizzatore sociale, uno stipendificio, un modo per creare occupazione. In pratica, il nostro lavoro non serve: ci fanno scavare la buca e poi riempirla, e tutto questo per far circolare un po' di denaro, ma il nostro lavoro non ha alcuna utilità (nel qual caso non si capisce bene perché indignarsi sui professori fanulloni).
Questa non ce l'aveva ancora detta nessuno.
Diamine, da sette anni sono a carico della collettivià e non lo sapevo. Un peso morto. Lo stato sociale mi paga l'affitto, mi paga la spesa, contribuisce alle spese di famiglia.
E io che tutte le mattine, tenerella, mi caricavo la sveglia. E come mi sono sempre preoccupata di arrivare puntuale, e di tenere in ordine i miei registrini, le mie scartoffie da scrutinio, le mie verifiche...
Inutile, tutto inutile. Lo Stato ha organizzato tutto questo ambaradan che si chiama Scuola Pubblica al solo scopo di permettere, a me e a qualche altro fortunato, di far finta di lavorare. Roba da affilare la katana e fare seppoku sul momento, giusto per lavare l'onta.

Prima di compiere l'irrimediabile gesto e di bagnare di sangue il blog, permettetemi solo una domanda.
Se voglio un assegno sociale, di solito, devo fare richiesta: invalidità, disoccupazione, alimenti, assegno per accompagnatori: richieste, pratiche burocratiche, controlli.
Dalla scuola mi chiamano. Sono stati loro a cercarmi, me lo ricordo benissimo.
Io non avevo fatto richiesta per un assegno sociale, avevo solo dichiarato in un modulo di avere un'abilitazione per l'insegnamento. E quest'abilitazione non l'ho trovata per strada e non me l'han data aggrats all'Opera di San Vincenzo o alla Caritas, l'ho presa in un concorso che non ho certo organizzato io.
E non solo mi hanno chiamato qualche decina di volte, ma continuano a chiamarmi, una volta all'anno, per assegnarmi una cattedra, pardon, un pubblico assegno frutto di gentile carità.
Prima di insegnare, ricordo, mi mantenevo da svariati anni. Non ero un caso di indigenza particolarmente pietoso. Non guadagnavo grandi cifre, ma ricordo che qualche soldino a casa lo portavo. Ci pagavo il riso, il sashimi, il paravento, le vesti di seta, i rotoli di pergamena e l'inchiostro. Di solito c'entrava anche qualche piccolo extra. Che senso ha avuto chiamarmi per darmi un assegno sociale, se all'epoca non rappresentavo affatto un peso per la collettività?

Mistero.

Nel frattempo, sciolta definitivamente ogni tipo di riserva mentale sull'attuale ministro, alcune considerazioni si impongono:
- l'attuale governo tutela le pari opportunità, perché ha messo i vari dicasteri alla portata sia di uomini incapaci che di donne incapaci. Come femminista dovrei rallegrarmene, ma come cittadina temo di non aver fatto un grande affare
- le ultime dichiarazioni del ministro non si spiegano solo con la superficialità, l'impreparazione e l'incompetenza. C'è di mezzo evidentemente qualcos'altro.
Troppo alcool? Troppo poco tabacco in quel che fuma (se fuma)? Qualcuno ha sostituito lo zucchero con polvere bianca di altro tipo?

Si può fare l'antidooping ai ministri in carica?