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martedì 14 giugno 2022

Conversazione tra docenti

Dopo aver vagato su e giù per la scuola, con qualche timido tentativo di sparpagliarli nei vari corridoi (finito nel più immaginabile dei modi, ovvero con i ragazzi che giocano all'autoscontro) gli ormai mitici Banchi a Rotelle sono stati parcheggiati nell'Aula Magna, usata per varie attività, dal gruppo di recupero per una materia al teatro, proiezione di film e quant'altro.
Naturalmente non è che questo cambi l'effetto che detti banchi hanno sui ragazzi, ma l'inevitabile presenza di un insegnante impedisce che la situazione degeneri oltre un certo limite.
Di questo parlava con me la prof. Plusdress, un po' sconsolata.
"Che poi non capisco cosa si aspettavano, quando li hanno comprati".
"Certo" convengo io "Li dai a un ragazzi delle medie, che ci farà mai?"
"Eh, un ragazzo delle medie... ma anche alle superiori, secondo me"
"All'università..."
"Al dottorato..."
"Mah. Secondo me anche a trent'anni. Cioè, io personalmente..."
"Certo, anch'io. Giusto perché ci sono i ragazzi e devo tenermi buona".
"Eh sì, dobbiamo dare il buon esempio" sospiro "Ma potendo, se fossimo soli..."
"Naturalmente se fossimo soli... oppure in gruppo..."
"Al Consiglio di Classe, per esempio"
"Oh sì, sarebbe carinissimo!"
Sospiriamo e usciamo dall'Aula Magna.
Cioè, davvero, che altro vuoi farci con quei banchi? Sono così divertenti!

sabato 4 settembre 2021

Di alcune incertezze del tutto marginali legate all'avvio della didattica DADA

 

Un insegnante di St. Mary Mead attende con pazienza chiarimenti sugli sviluppi futuri 

Alla scuola media di St. Mary Mead tutto il personale ha provveduto a vaccinarsi con grande celerità e a quanto ci risulta i nostri amati alunni stan facendo la fila per fare altrettanto - e dunque le polemiche sul Green Pass e l'obbligo vaccinale non han turbato in alcun modo la nostra estate. 
Tuttavia l'inizio del nostro anno scolastico presenta margini di entropia tali da spingerci a invidiare tutte quelle scuole dove sono presenti nuclei di VaccinoDissidenti.
Le suddette scuole infatti hanno, se non altro, aule e banchi dove potrebbero, qualora gli insegnanti si presentassero, muniti di adeguata documentazione che li attesta in buona salute, svolgere regolari lezioni. Al contrario noi siamo abbastanza sguarniti a questo riguardo.

Il nostro problema è la Nuova e Innovativissima Didattica Dada.
Che partirà, purché il responsabile della Sicurezza dia l'autorizzazione. E il Responsabile della Sicurezza, a quanto ci risulta, nicchia alquanto e scioglierà la riserva solo tra qualche giorno.
Nel frattempo è stato preparato un orario Dada, con le ore accoppiate - allo scopo di limitare gli spostamenti degli alunni tra le aule. 
Perché la prima e grande caratteristica della Didattica Dada è che sono gli alunni a spostarsi, e non gli insegnanti. E allora conviene che i ragazzi si spostino poco, sennò fanno confusione.
E già qui il ragionamento presenta, a mio avviso, qualche incertezza. Se è bene che i ragazzi si muovano, perché devono muoversi poco? 
Comunque in tempo di pandemia la cosa purtroppo ha un senso, perché dopo ogni spostamento va fatta la sanificazione della classe, onde accogliere in sicurezza la classe che arriva dopo. E siccome la sanificazione è una procedura che prende un po' di tempo, capiterà che a spostarsi sarà l'insegnante e non la classe, in modo assai poco DADAista.
E tuttavia il vero problema non sono gli spostamenti, quanto le aule: perché  i lavori di allestimento  sono indietro. Molto indietro.
A dirla tutta, al momento abbiamo soprattutto delle aule vuote, anche se ben imbiancate, e un po' di banchi sparsi per il mondo - pochi, perché quelli appositi devono ancora arrivare. E devono arrivare anche le sedie, perché per ora ci sono soltanto le famigerate sedie con le rotelle che tutti rifiutano con sdegno (pare. A me non le hanno mai offerte. Comunque credo che le avrei rifiutate con sdegno anch'io, non perché abbia niente contro l'autoscontro ma perché c'è anche la tavoletta che in teoria dovrebbe sostituire il banco ma che mi sembra spaventosamente scomoda per lavorarci).
La decoratrice, come i banchi, le sedie e le attrezzature varie di cui abbiamo compilato già infinite volte la lista, arriverà "la settimana prossima". 

Nel tentativo di placare il Responsabile della Sicurezza è stato tenuto come piano B una DADA soft, ovvero le classi stanno in classe tranne quando vanno ai laboratori - più o meno come avremmo fatto anche l'anno scorso, se i lavori in corso non ci avessero impedito per quasi tutto l'anno di accedere ai laboratori.
Entro il 15 va dunque deciso se faremo la DADA hard oppure soft, se la faremo in aule decorate con adeguati colori divisi a seconda dei dipartimenti o nelle solite aule di tutti i giorni e soprattutto se i ragazzi avranno sedie su cui sedersi o se faremo invece una DADA sportiva, sul pavimento, magari disposti a cerchio (che potrebbe essere molto gradita alle giovani leve).

A quel che ho capito, al momento l'unica certezza sono le cattedre per gli insegnanti: le solite, scialbissime e un po' scheggiate cattedre che ci fanno compagnia ormai da tanto tempo (troppo, secondo me) - anche se la vera DADA, mi avevano detto, si fa senza cattedra.
Io, a dire il vero, avevo sperato in un elegante tavolo in stile svedese. 
L'avrei voluto più lungo e più stretto di una normale cattedra, in legno chiaro o colorato e senza cassetti (ché ormai sono abituata a farne a meno perché quelli delle nostre cattedre funzionano malissimo).
Per esempio così:

Ecco, il fatto che non avrò l'elegante tavolo in legno chiaro è forse l'unica certezza di cui disponiamo al momento.

Questo solo possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non abbiamo.
Non chiederci la formula che la DADA possa aprirci.

mercoledì 28 aprile 2021

La nuova, innovativissima didattica DADA - 4 - Ed eccoci al corso di formazione

Ascoltando la formazione sulla didattica DADA

Passata la fase del "Cominceremo con la didattica DADA a Settembre 2020, anche se in forma un po' ridotta" abbiamo poi avuto, in ordine di successione "Cominceremo a Novembre" (con i lavori in corso e l'acqua corrente nelle aule), "Il DADA partirà dopo le vacanze di Natale", "Il DADA partirà in primavera" per poi giungere a "Il progetto DADA inizierà a Settembre 2021". 
Nel frattempo ha smesso di piovere in classe, le muffe sono state rimbiancate e sono arrivate enormi quantità di coloratissimi armadietti e di cassettiere basse su rotelle, la disposizione delle aule è cambiata almeno tre volte (sulla carta); si è anche parlato di colori e scritte (nelle aule) ma i numeri del Covid, pur se tra alti e bassi, non sembrano promettere a tempi brevi vistosi miglioramenti. Non sappiamo quindi se effettivamente a metà Settembre partirà alcunché.
Ad ogni modo è partita la formazione per la didattica DADA e ben tre incontri-DADA ci sono piovuti addosso, con scarso entusiasmo da parte nostra.

Non so se in circostanze normali (ovvero in presenza) cotali incontri darebbero stati accolti con maggiore entusiasmo: la presenza porta in sé una sorta di magnetismo, e in certe circostanze stimola anche le virtù della pazienza e della sopportazione rassegnata, senza contare che puoi consolarti chiacchierando con qualche collega o trovare conforto nello scambio di occhiate significative con chi senti in consonanza col tuo pensiero e i tuoi sentimenti, mentre per contro in questi incontri telematici le parole si rivelano più forti (o più vuote, a seconda dei casi), ma lasciano anche un maggiore senso di solitudine dopo.
Una cosa comunque mi sento di dare per sicura: al termine di questi tre incontri sulla didattica DADA ne so esattamente quanto prima, cioè niente - anche se esperte addette ai lavori me ne hanno parlato per complessive sei ore, accompagnandosi con slide ricche di effetti speciali, citazioni di illustri spiriti e profonde riflessioni - e soprattutto tante, tante e ancora tante parole-chiave.

Il primo incontro, tenuto da una coach e counselor* di scuola gestaltica** si intitolava "Il modello DADA: l'innovazione dell'"Eppur si muove" con cenni di DADAlogica". La coach si è rivelata una donna di notevole bellezza con una bella voce suadente, e ci tengo a precisare che io amo le belle voci suadenti. Non abbastanza, a quanto pare.
Le 90 slide che corredavano l'incontro erano piene di immagini gradevoli e colorate.Parlavano della fragilità che abbiamo scoperto in noi durante la pandemia, dell'importanza della creatività, del coraggio delle scelte, dell'importanza dell'ascolto e del dialogo ed erano decorate con immagini di pesciolini in boccia, di ombrelli colorati, di cieli azzurri e tante altre cose, di quelle che si trovano assai facilmente nelle pagine introspettive di Facebook (molte infatti le ho riconosciute); inoltre la relatrice ci ha fatto partecipi di un nuovissimo concetto didattico altamente innovativo: le nozioni si fissano nel cervello insieme alle emozioni, e insomma si ricorda più volentieri qualcosa che si è imparato con piacere. Queste sì che son scoperte.
Dopo l'esposizione di cotanta scoperta ho chiuso la telecamera e mi sono dedicata a pulire la cucina, a dare il cencio per terra e infine a scuotere via l'origano da un grosso mazzetto, ma le slide le ho viste quasi tutte perché restavo sempre intorno al computer - non sia mai che all'improvviso la coach e counselor non si mettesse finalmente a parlare di qualcosa.
Così non è stato, ma alla fine della lezione ci ha spiegato attraverso l'esempio che è importante dare ai ragazzi dei piccoli intervalli di pausa di tre minuti per permettergli di cambiare posizione e mettersi comodi, e ci ha dato appunto tre minuti per rilassarci. 
"Vedete com'è meglio essere rilassati?". Tutti ne abbiamo convenuto senza farci pregare. In sottofondo, la buonanima di Catalano ci ricordava che era meglio essere comodi in una situazione piacevole piuttosto che scomodi in una situazione sgradevole.
Alla fine l'abbiamo ringraziata molto e qualcuno si è spinto a dirle che quell'incontro ci aveva aperto nuove prospettive e rigenerato interiormente. Qualcuno, anzi, sembra che lo pensasse sul serio, perché poi l'ha ripetuto ai colleghi. Ma non alla media di St. Mary Mead, dove la mattina dopo, in Sala Insegnanti, il sarcasmo scorreva potente e in tanti facevano il conto di quante lavatrici avessero stirato (vincitrice la prof. Spini con quattro, ma secondo me mentiva).

Il secondo incontro si intitolava "Metodologie didattiche e competenze trasversali: soft skills e metodologie didattiche innovative". Evviva, finalmente si andava sul concreto! Dopotutto capita spesso che la prima puntata di un corso di formazione sia piuttosto vuota.
E infatti la relatrice si è presentata come una persona che da anni fa DADA e ci ha promesso di parlare nel dettaglio della questione nella sua concretezza.
Ha iniziato facendoci vedere un sacco di belle slide sulla scuola finlandese, con ampi spazi, grandi vetrate e alunni gioiosamente intenti ad un costruttivo lavoro di apprendimento: bei giardini, bellissimi campi sportivi, belle biblioteche...
Guardavo e pensavo agli spazi della scuola di St. Mary Mead. Poi la relatrice ci ha spiegato che uno dei principi essenziali della didattica DADA è il concetto di tempo che va oltrepassato e rielaborato. Si è dimenticata però di spiegarci come ciò possa avvenire in una scuola dove ogni insegnante fa diciotto ore in un tempo scuola di trenta, per tacere del fatto che quelle diciotto ore sono tutte incastrate tra loro.
Giratempo? Corridoi interdimensionali? Ristoranti al termine dell'universo?
A telecamera aperta, ho aperto un po' di finestre sullo schermo e mi sono messa a trascrivere voti sul registro elettronico, ripulire la casella della posta e preparare il materiale da mettere sulla Classroom per le prossime lezioni di storia. Nel frattempo la relatrice ci informava sull'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'interazione mentre io riflettevo su una slide piuttosto inquietante: un gruppo di ragazzi che si spostava lungo il corridoio cammellandosi dietro zaini, piumoni e cartelline.
"Uno dei problemi della Dada è che i ragazzi cambiano in fretta e ordinatamente di aula, ma quando arrivano scoprono spesso che hanno dimenticato qualcosa".
Beh, questo lo sa chiunque faccia lezione in un laboratorio o provi a portare la classe in Aula Magna, Biblioteca o quant'altro. Del resto, anch'io sono di quelli che non dimenticano le mani solo e soltanto perché le hanno attaccate ai polsi. Ma se poi a ogni ora pretendi di fargli fare il trasloco al gran completo, come dire...
"E infatti con la Dada è meglio fare le ore a coppie, così si riducono gli spostamenti".
E dunque il vantaggio della didattica Dada è che le classi si spostano, ma conviene farli spostare il meno possibile.
Non sono stata l'unica colpita dall'immagine dei ragazzi-cammelli, e infatti una delle colleghe addette all'organizzazione della didattica DADA ha scritto alla relatrice la sera stessa per chiedere il perché di tanto cammellamento.
La risposta è stata strana: è meglio se i ragazzi lasciano le cose a scuola, nelle singole classi. Sì, anche i libri. Tanto a casa possono studiare sulla versione digitale. E poi per la didattica DADA tutti comprano sempre tanti armadietti, ma gli armadietti non servono, servirebbero piuttosto gli attaccapanni.
Difficile non pensare agli innumerevoli armadietti per ragazzi che ingombrano da settimane i corridoi, ormai del tutto privi di attaccapanni.
"Gli attaccapanni non servono, di solito: i ragazzi portano le giacche in classe" mi spiega qualcuno.
Vero, ma al momento la classe non la cambiano a tutte l'ore.
Ma soprattutto: se l'idea di base della didattica DADA è permettere ai ragazzi di farsi una passeggiata piacevole nei corridoi ogni tanto (idea che mi trova in assoluta sintonia) quanto sarà piacevole questa passeggiata se si devono portar dietro armi e bagagli?

Alla terza lezione del corso abbiamo di nuovo la coach e counselor. Il titolo della lezione è "Principi generali, comunicazione efficace e ascolto attivo: l'incontro e l'accoglienza".
Rassegnata, monto l'asse da stiro e metto l'acqua nel ferro.
Per due ore sentiamo parlare dell'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'accoglienza. Una delle slide raffigura un arco, che non ricordo se rappresenta l'insegnante o il momento dell'incontro; la coach si premura di spiegarci l'arco dev'essere solido e ben basato - che è senz'altro un concetto valido, perché un arco che rischia di sbriciolartisi addosso è decisamente pericoloso.
Altre due ore della mia vita se ne vanno, mentre impilo ordinatamente lenzuola, asciugamani e strofinacci da cucina e le varie gatte perfezionano le operazioni di stiratura godendosi il tepore della biancheria scaldata dal ferro.
Nel frattempo, tra un arco e un paesaggio e una citazione colta, la coach ci spiega l'importanza del com-prendere (nel senso di prendere insieme) e della co-costruzione, ovvero la costruzione fatta con l'Altro.

Ci saranno ulteriori incontri, ma dubito che parlerò ancora di questo corso sul blog - a meno che, per un qualche miracolo, arrivi una qualche lezione con dentro un po' di didattica normale, ovvero che dia per scontato che l'insegnante sia almeno vagamente consapevole dell'opportunità di instaurare una relazione virtuosa con l'alunno - stante che di dialogo, ascolto, inclusione e simili le linee guida ministeriali ci parlano ormai da vent'anni, per quanto in termini un pelino più concreti e senza slide con gli ombrelli colorati e i pesciolini in boccia - insomma, che parli un po' di scuola.
Il che è teoricamente possibile, certo - ma in tutti noi alberga il fiero sospetto che la tanto decantata e innovativa didattica DADA si riassuma nel teorema Casini, ovvero una volta chiusa la porta della mia aula decorata e con i banchini componibili, mi par di capire che diano per scontato che faccia la solita lezione che faccio adesso". E dunque

After all is said and done / It was right for you to run


*giuro, si è presentata così. Sulla prima slide.
**pare che sia una scuola che si basa sulla percezione e l'esperienza. Quale scuola non lo fa, mi domando.

venerdì 19 marzo 2021

Il nuovo supplente dice le parolacce!

Ho trovato quest'immagine cercando "scandalized cat"

E dunque il Supplente di Matematica per la Collega Incinta è stato trovato in fretta. Un ragazzino (che in realtà ha più di trent'anni) con un aria da uccellino di nidio che mai se n'è visto di uguale, biondo e roseo, tutto perbenino e ben vestito, che ha continuato a dare del lei ai colleghi più anziani finché qualcuno non si è deciso a spiegargli che noi davamo del tu a lui non perché era un giovinetto, ma perché tra insegnanti ci si dà sempre del tu, indipendentemente dall'età, dalla posizione in graduatoria e dagli anni di servizio accumulati.
Oltre che giovane e un po' inesperto costui è anche capitato in una scuola dove la squadra di Matematica lavora in perfetta sintonia e secondo criteri abbastanza insoliti ma didatticamente assai moderni e laboratoriali, senza libro di Scienze e con tutta una serie di modalità un po' diverse dal solito. 
Inoltre c'era il problema dei BES, dei PDP, dei DSA e tutta la giungla delle sigle - per cui ogni classe richiede una serie di aggiustamenti e di gradazioni per gli scritti e per gli orali. La Decana di Sostegno lo aveva appiccicato al muro non appena arrivato per fargli una specie di lavaggio del cervello, ma a quanto pare non è bastato e sono sorte grandissime lamentazioni da parte dei Genitori della Terza Invasata - tutta gente, va detto, abituata a lamentarsi sempre e comunque di tutto e di tutti.
E allora ci sono stati gran colloqui di spiegazione e orientamento da parte di tutte le docenti di Matematica e anche della futura madre, da casa sua, ma ancora sembra che il meccanismo sia alquanto da perfezionare.
E poi ci sono le classi: se la Terza Brillante si è stretta nelle spalle dicendo "Altro giro, altra corsa" e ha continuato a lavorare come faceva prima e come, nel complesso, ha sempre fatto, e si è ben guardata dal mostrarsi indisciplinata (smettendo pure, per l'occasione, di smontare banchi), la Terza Invasata naturalmente si è mostrata ingestibile, rumorosa e indisciplinata come ha sempre fatto con tutti gli insegnanti tranne, guarda caso, con la titolare di Matematica e futura madre che ha sempre avuto un magico tocco che le permette di gestire con garbo, dolcezza e decorosi risultati tutte le classi; quanto alla Prima attualmente allo Sbando, naturalmente si è mostrata assai sbandata e sbadata, facendo assai confusione in quel suo tipico modo che porta inevitabilmente all'esasperazione chiunque abbia la (s)ventura di insegnare in quella classe.
"Non è colpa del fatto che sei giovane e non sai tenerli" abbiamo provato a consolarlo "In quelle due classi abbiamo tutti parecchi problemi". 
E' stato comunque deciso di dargli un po' di compresenze, cosa che quest'anno è possibile grazie al misterioso ma finalmente presente Personale Covid che, non avendo niente di specifico da fare, fa un po' di tutto a seconda dei casi - e meno male che son tutte persone pazienti & accomodanti.
E tra di noi abbiamo un pochino mormorato, ma con tanta tanta cautela e a mezza voce. Perché, infine, non è che sei nuovo al mestiere automaticamente non sai gestire una classe, e d'altra parte se avesse piantato di tirare bidoni ai vari appuntamenti telefonici che le decane si preoccupavano di fissargli per spiegargli la rava e la fava dei singoli casi, delle famiglie e dei livelli di apprendimento, magari le cose sarebbero potute anche andare un pochino meglio.

Ma poi i ragazzi han cominciato a mormorare, anzi a protestare a gran voce, perché dice le parolacce in classe. E li insulta.
"Le solite esagerazioni" ha provato a suggerire qualcuno; e invero sia la Terza Invasata che la Prima allo Sbando hanno una notevole tendenza a far di un sassolino una montagna da Karakoram. Così Inglese ha provato ad indagare cautamente con la Terza Brillante - che ha ammesso che in effetti il linguaggio usato da Colui è un po' grezzo, anche se pare che, almeno loro, non siano stati insultati.
Ma, come dire, non insultare la Terza Brillante non è esattamente un gran titolo di merito, nemmeno considerando che talvolta smontano i banchi. Davvero.
Sembra comunque che Colui si rompa spesso il cazzo, che non abbia fatto mistero che le due classi incriminate gli rompono i coglioni e, sempre in tema di organi riproduttivi maschili, più di una volta i fanciulli appunto coglioni siano stati definiti.
Tanto per fare qualche esempio. Insomma non si tratta di qualche singola rondine isolata che non fa primavera ma di uno stormo assai consistente e foriero della bella stagione (nonché di un mucchio di grane).
Nemmeno il tempo di riflettere se era il caso di affrontare con lui la questione o di domandarsi come gli venisse in mente di usare cotal linguaggio in classe, che sono arrivate le lamentele dei genitori, e uno dei genitori in questione era genitore di una creatura assolutamente attendibile e tutt'altro che incline a trasformare sassolini in poderosi picchi scoscesi.
Così la prof. Therral, coordinatrice sia degli Invasati che degli Sbandati, si è ritrovata il non invidiabile compito di spiegare a Colui che da un insegnante ci si aspetta un linguaggio almeno vagamente decoroso. E ci auguriamo che questo basti a fermare la valanga delle comprensibili rimostranze dei familiari - anche se non è affatto detto, perché il paese è piccolo e la gente chiacchiera assai.
Tuttavia due domande destinate a restare senza risposta ci frullano in testa, anzi tre.
La prima, naturalmente, è come accidenti venga anche solo in mente ad un adulto nato alla fine degli anni 80 e provvisto di un livello di istruzione medio-alto di rivolgersi a dei giovinetti affidati alle sue cure con un linguaggio men che decoroso.
La seconda è come mai cotal adulto mai e poi mai abbia usato una di codeste parole in nostra presenza - e sì non tutte noi usiamo un linguaggio eccezionalmente castigato, specie quest'anno in cui ci ritroviamo ad essere alquanto acidetti, in ispecie quando citiamo circolari, leggi, delibere e consimili. 
In effetti, quando parla con noi costui sembra appena uscito da un raduno della parrocchia (o meglio dall'immagine che si tende ad avere di un raduno della parrocchia anche quando non se ne frequentano affatto).
La terza è come mai Costui non se la sente di fare alle Terze qualche lezione sull'apparato riproduttivo, la contraccezione e le malattie sessualmente trasmissibili perché teme che i ragazzi non prenderebbero sul serio tali argomenti e avrebbero un atteggiamento immaturo (cosa che in verità di solito non succede, ma quand'anche, son ragazzi e la cosa sarebbe pur sempre scusabile visto che si tratta di argomenti un po' particolari). Insomma, dopo aver parlato in lungo e in largo del suo cazzo e di come facilmente esso si rompe, trova sconveniente parlare del cazzo in generale, nella sua specificità anatomica. 
E insegna Scienze (e pure Educazione Civica, almeno in teoria).

Invero, il cuore umano è davvero un groviglio assai misterioso.


mercoledì 10 marzo 2021

Insegnanti nel pallone (vita quotidiana a St. Mary Mead in tempo di pandemia)


Molto soddisfatta della mia esemplare puntualità arrivo in stazione per prendere il treno che mi porterà a scuola a fare il mio dovere di Brava e Integerrima Lavoratrice.
E appena entrata un signore mi redarguisce con garbo "Signora, la mascherina".
Scopro così con orrore che non ho addosso la mascherina, e vorrei tanto che si aprisse una buca per ingoiarmi.
Io, proprio io, esimia insegnante e cittadina zelante, sono entrata in luogo chiuso senza mascherina. Ho dimenticato di indossarla prima di uscire. 
Oh vergogna totale e assoluta. Oh terra, perché non ti spalanchi?
"Se non ce l'ha gliela do io" aggiunge il signore.
Io, che giro sempre con una busta con dentro una decina di mascherine omologate, farfuglio qualcosa, lo ringrazio di avermi avvisata e frugo in borsa in cerca dell'oggetto che mi redima e mi renda di nuovo una Cittadina Almeno Vagamente Rispettosa Della Legge. Poi mi fiondo al binario. 
Nessuna provvida buca provvede a inghiottirmi. Non c'è mai una buca, quando servirebbe.
Arrivo a scuola e mi avvisano di telefonare alla prof. Therral.
Sostituisco costei nelle ultime due ore nella Terza Invasata. Devo somministrargli il Compito di Storia che la prof. Quadrella doveva portarmi. La prof. Therral, in Quarantena Cautelativa, si era organizzata proprio benino, facendo le fotocopie a casa. La sollecita prof. Quadrella era passata a ritirarle... e si era poi dimenticata di portarle a scuola.
Che dire? Succede. Se io dimentico di mettermi la mascherina, posso forse censurare la prof. Quadrella per una dimenticanza? 
Ma nemmeno per sogno.
Solo che, di solito, queste cose la prof. Quadrella non le fa. E' sempre molto precisa & ben organizzata.
La prof. Therral mi spedisce dunque per posta i compiti, con note a latere per i DSA, i PDP e tutti gli altri Casi Particolari - e io che ci ho insegnato per un anno so benissimo che la classe trabocca e pullula di Casi Particolari. 
Stampo, e scopro con orrore che il Compito Facilitati per i PDP contiene le risposte.
Mi armo di bianchetto, scancello e fotocopio le copie sbianchettate. Arrivo dai custodi con il pacchetto e la richiesta urgente di una sessantina di fotocopie varie.
Mentre le custodi eseguono stampo anche la scheda per il laboratorio (assai fascinoso) intitolato "Con gli occhi di un albero" per la Prima Sbandata, e vado a chiedere una ulteriore risma di fotocopie.
Le angeliche custodi eseguono a tempo di record.
Rientro in Sala Insegnanti, dove la VicePreside mi arpiona per rifilarmi una ulteriore sostituzione di una insegnante entrata pure lei in Quarantena Cautelativa perché il di lei Figlio è risultato Contatto di un Positivo. Cose che succedono, ma lei ha avvisato all'ultimo momento - e anche lei di solito è molto precisa & sollecita.
Ingoio il rospo con dignità e assicuro che no, niente problemi, farò la sostituzione.
Nel frattempo il nuovo insegnante di Scienze scopre che ha il laboratorio sugli alberi, ma nessuno aveva pensato di avvisarlo: in pratica tutta la scuola lo sapeva tranne lui.

Riepiloghiamo.
Una insegnante legalista entra in stazione senza mascherina.
Una insegnante sempre pronta a soccorrere i colleghi in ambascia arriva senza i compiti promessi ad una collega perché li ha dimenticati a casa.
Una insegnante spedisce i compiti con le risposte già scritte.
Una insegnante si dimentica di avvisare del piccolo dettaglio che non verrà a scuola e provvede solo all'ultimo momento utile.
Un gruppo di insegnanti si dimentica di avvisare il Nuovo Arrivato che nelle due ore successive farà un laboratorio sugli alberi e non le lezioni che ha preparato.
Il tutto nel girto di sessanta minuti scarsi.
Non sarà che a St. Mary Mead siamo un tantino stressati?

martedì 27 giugno 2017

L'esame di Alan Turing (dieci e non più dieci)

Ebbene sì, anche il vero Alan Turing, come ogni essere reale o immaginario, è stato interpretato (bene) da Benedict Cumberbatch. Potevate dubitarne?

Alan Turing ci arrivò dalle elementari segnalato per una certa qual difficoltà nei rapporti sociali e per un mirabile talento nelle materie scientifiche. Non che andasse male nelle altre, ma a Matematica, Scienze & Tecnologia era una vera eccellenza. 
I suoi genitori fecero subito il giro di tutti i professori raccomandandosi con grande preoccuposità che gli facessimo sapere subito quando c'erano problemi, visto che il ragazzo aveva un carattere un po' spinoso; e noi promettemmo come facciamo sempre in questo caso, salvo poi guardarci bene dal farlo.
Grossi problemi in realtà non ci furono, a parte il fatto che il ragazzo andava maneggiato un po' con le molle e non contraddetto troppo bruscamente. Al primo consiglio di classe, mentre se ne discuteva, ipotizzai una leggera sindrome di Asperger più che problemi nel metodo educativo della famiglia (che a suo tempo ci aveva scodellato un fratello maggiore quasi altrettanto geniale ma socialmente normalissimo).
La sindrome di Asperger per noi insegnanti italiani è roba abbastanza recente - molti colleghi sgranarono gli occhioni quando la citai, e l'unico che si disse d'accordo fu Spagnolo,  che evidentemente sapeva di che si trattava. D'altro canto anch'io avevo imparato cos'era solo pochi mesi prima leggendomi quel romanzo deprimentissimo che è Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte; tuttavia il genietto matematico-informatico (maschio) con punte più o meno maniacali e un emotività piuttosto diversa dalle consuete norme sociali è un personaggio ormai abbastanza comune nei telefilm e nella narrativa americana e il film The Imitation Game, che raccontando appunto la storia di un celebre matematico inglese* (a quel che ho capito romanzando abbastanza la nascita del sistema di decifrazione Enigma) punta abbastanza nella direzione della sindrome di Asperger, pur senza mai nominarla esplicitamente.
Detto questo, il nostro Alan Turing non diede mai veri problemi: con me non sempre studiava (Storia non gli piaceva affatto, mentre apprezzava molto Geografia) ma questo non è poi così insolito. Così, quando lo beccavo impreparato gli davo il voto che gli spettava, e che lui incassava senza ombra di recriminazione, per poi chiamarlo un paio di lezioni dopo e trovarlo preparato assai. Nelle schede gli davo sempre voti molto alti perché, purché avesse studiato, mostrava di orizzontarsi in modo impeccabile tra avvenimenti e luoghi ed era bravissimo a dedurre quel che non sapeva o non poteva sapere. Ad occhio, credo che studiare le mie materie fosse un occupazione cui dedicava i ritagli di tempo - è quel tipo di alunno che sa trarre senza sforzo il meglio da qualsiasi insegnante ma che se la caverebbe benissimo anche senza insegnante alcuno. In compenso non se la tirava particolarmente.
Con la prof. Spini di Matematica i rapporti furono un po' più spineggianti, proprio perché Matematica era il suo campo ed era svariati chilometri più avanti degli altri; gestire i genietti matematici può essere complicato, ma la Spini si destreggiò nel  migliore dei modi e tra i due c'era un ottimo rapporto. 
Per quanto riguarda i compagni... la Terza Effervescente era un po' una classe-struzzo: gli elementi stravaganti non mancavano, ma in qualche modo sono stati assimilati con un processo di adattamento collettivo abbastanza giocoso.
Dunque siamo arrivati all'esame e Alan Turing era uno dei più probabili candidati al dieci. Nessuno ha lesinato nei voti di ammissione, dal canto suo lui ha scodellato una prevedibile serie di scritti assai ben fatti e quando siamo arrivati al suo orale eravamo tutti piuttosto rilassati e nell'ordine di idee del "stiamo in poltrona e godiamoci lo spettacolo con effetti speciali che ci elargirà".
Particolare all'apparenza secondario: quel giorno era presente anche la Presidente di Commissione, che è l'Ape Impazzita,  cioè colei che qualche anno fa si impuntò senza successo perché assegnassi la competenza di italiano a Kumagoro e che da allora occupa un posto d'onore nel mio personale Libro Nero. Non mi ha riconosciuto (del resto, nemmeno io avrei riconosciuto lei se non avessi saputo il nome) e durante gli esami ho sempre avuto cura di tenermene lontana, così da poterla guardare torvamente con astio nient'affatto celato ma senza dare  nell'occhio.

Durante l'anno Tecnologia aveva fatto un modulo sui robot, molto apprezzato, e Alan Turing portava un percorso incentrato appunto sui robot: per letteratura Asimov e la sua narrativa a base di robot (comprese naturalmente le fondamentali Tre Leggi dei robot), in inglese la biografia di un celebre matematico inglese considerato uno dei padri dell'informatica**, per storia la terza rivoluzione industriale... e per scienze e tecnologia un piccolo robottino da lui costruito e una slide con il circuito di programmazione impiegato per farlo muovere (ci ha anche spiegato come funzionava, anima cara, ma almeno con me è stata proprio fatica sprecata).
Cos'è che non è andato nel suo orale?
Per quel che ci riguardava, proprio nulla: Alan è entrato assai tranquillo e si è messo a chiacchierare di Asimov, con me che ogni tanto gli facevo qualche domandina sulle storie dei robot (perché i circuiti proprio non li capisco, ma fino a leggere Asimov ci arrivo). La prof. Ghirlandai l'ha lasciato parlare a suo piacere poi gli ha fatto analizzare un paio di periodi piuttosto complessi (per la nostra commissione sono una delle anticamere previste per il 10) dove Alan si è destreggiato benissimo. Poi un impeccabile biografia in inglese, un accenno a Spagnolo che non gli piace perché secondo lui non serve a molto, un commento da parte mia sul fatto che forse era meglio se non intraprendeva  la carriera diplomatica, qualche domanda di fisica (un altra delle anticamere al 10), la terza rivoluzione industriale condita con qualche domanda sul resto del programma di storia (altra anticamera del 10), il robottino si muoveva su e giù per il tavolo mentre gli chiedevamo per cosa potevano essere impiegati i robot... verso la fine Spagnolo ha detto che rinunciava a interrogarlo, visto che spagnolo non gli piaceva e si stava facendo tardi, anche perché Alan  nello scritto aveva preso il massimo. 
Infine lo abbiamo mandato via assai soddisfatti. "Dieci, siete d'accordo?" ha chiesto pro forma la prof. Spini, e tutti abbiamo annuito distrattamente. Ma mentre stavamo compilando la scheda del suo colloquio l'Ape Impazzita ha scandito le parole "Secondo me quello non era un colloquio da dieci".
L'abbiamo guardata straniti. Ah no?
Non era stato brillante, non aveva fatto cose particolari, non aveva fatto Spagnolo, e soprattutto (rullo di tamburi) non aveva fatto il percorso con le slide: aveva portato solo la carta geografica della Corea e quella del circuito del robot. Non era stato dunque un colloquio preparato con cura.
La prof. Spini ha provato a prenderla con le buone spiegando con bel garbo che il ragazzo ha un handicap nelle relazioni sociali, di cui è giusto tenere conto. Sostegno ha osservato che non esisteva non dare dieci a un colloquio del genere. Altri hanno enfatizzato il lavoro di cibernetica, la mirabile sintesi di cui aveva dato prova nell'analisi dell'economia coreana, l'accuratezza della biografia del celebre matematico. Invano.
L'Ape Impazzita ci ha fatto osservare che l'handicap nelle relazioni sociali di Alan non è supportato da un certificato medico.
E sta' a vedere che adesso le slide sono diventate obbligatorie e che ci vuole la certificazione se uno ha un carattere, diciamo ombroso, abbiamo pensato in coro guardandola male (senza contare che, a parte l'uscita sullo spagnolo, che rientra pur sempre nel campo delle opinioni personali, nel colloquio Alan non si era poi mostrato granché ombroso, anzi aveva retto  molto bene lo stress).
La questione non era delle più essenziali: considerati gli scritti e il voto di ammissione, Turing avrebbe avuto il dieci come voto finale anche se nel colloquio avesse preso otto. 
Guarda caso però aveva fatto un colloquio da dieci e nient'altro che dieci volevamo mettere, qualsiasi cosa ne pensasse l'Ape Impazzita. Che dal canto suo, non voleva sentir ragioni appunto perché "comunque il ragazzo sarebbe uscito con dieci". E di nuovo a scandito, con mirabile dizione, che secondo la Sua Opinione, e non conoscendo il ragazzo, dall'esterno quello non era un colloquio da dieci. E pareva proprio convinta che ce ne dovesse fregare qualcosa, della sua Augusta Opinione.  
"Va bene, votiamo" ho detto con aria palesemente scocciata "Dopotutto ci pagano per questo. Chi è contrario al dieci?".
Nessuno ha alzato la mano. L'Ape Impazzita ha borbottato qualcosa ed è uscita dalla stanza. E finalmente abbiamo finito di compilare la scheda (da dieci) del colloquio.
Per passare poi diversi minuti a placare una irritatissima Spini che stava praticamente ruggendo. Come sarebbe a dire che quello non era un colloquio da dieci? Cos'era allora un colloquio da dieci? E che caspita c'entravano le slide?

Così Turing ha avuto il suo bel dieci all'orale (anche se non lo saprà mai) mentre noi insegnanti abbiamo avuto un bonus extra per la fermezza d'animo dimostrata: perché l'Ape Impazzita nei giorni dei nostri orali guarda caso era quasi sempre a seguire gli orali di Crifosso. 
Nessuno si è disperato per la sua assenza, e meno di tutti io.
Salvo una piccola considerazione, che ho rimuginato prima in cuor mio e poi esposto a Spini e Ghirlandai mentre rimettevamo a posto le carte della giornata. D'accordo, l'Ape Impazzita non lo riteneva un colloquio da dieci perché non era stato abbastanza fighetto. Effettivamente Alan Turing punta molto all'essenziale ed evita i fronzoli, come dimostrava anche l'assenza delle slide (per elaborare una ventina di slide infiocchettate ci avrebbe messo circa quindici minuti). Ma a te che lavori nella scuola da una vita sembra davvero un difetto, quello di curare la sostanza più che l'apparenza?
Di cosa parliamo, quando parliamo di scuola?

*sì, proprio Alan Turing. Quello di The Imitation Game.
**sì, proprio Alan Turing, quello di The Imitation Game.

mercoledì 19 ottobre 2016

Quel che gli insegnanti non dicono

Noi insegnanti siamo così, dolcemente complicati. E' difficile spiegare...

Ora libera in Sala Insegnanti con i due nuovi colleghi di Arte, Artemisia e Velazquez.
"Certo, questo registro elettronico..." osserva Velazquez con aria vagamente schifata "Mi disturba poter mettere solo i voti e i mezzi voti".
"Ma no, ci sono anche i più e i meno" spiego, disponibile a illustrare come qualmente il registro elettronico li accetti senza protestare.
Velazquez mi rivolge quello sguardo di coraggiosa sofferenza ben espresso dal Gufatto in basso a sinistra "Ma non c'è il 7/8".
Abbasso gli occhi e sospiro "Manca tanto anche a me" confesso.
Artemisia ammette che anche lei soffre per cotal lacuna del registro elettronico.
Rafforzata dalla comprensione altrui mi azzardo a confidare "A me manca tanto anche 7 meno meno".
"Oh sì!" convengono i colleghi "Il 7 meno meno era magnifico".
"Riempiva l'occhio in un altro modo"
"Parlava così bene..."
"Quella sequenza: 7 e mezzo, 7/8, 8 meno meno. Era così eloquente..."
"Pur nelle sue minime sfumature di differenza..."
"E adesso c'è soltanto il 7 e mezzo..."
"Del tutto inadeguato".
"Davvero!"

Nota Bene: non dico che tutti gli insegnanti si strappino i capelli perché sui registri elettronici (ragionevolmente, mi tocca dire) non ci sono più né il 7/8 né l'8 meno meno, e tanto meno "l'otto meno ma qualcosa di più" di una mia antica insegnante. Dico solo che alcuni insegnanti, tra i quali io, soffrono profondamente di questa mancanza.
Siamo fatti così, che ci volete fare.