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lunedì 8 marzo 2021

8 Marzo - Festa della Donna (ancora in reclusione)



In questa Festa della Donna in tono minore - stavolta non per colpa del maschilismo imperante, ma perché qualunque festeggiamento quest'anno avviene in tono dimesso, 
questa bella immagine ci ricorda comunque il punto essenziale di ogni tipo di emancipazione: 
imparare a usare la spada
Sin da piccole. 
Applicando il codice cavalleresco che prescrive di usarla 
principalmente per difendere i poveri e gli oppressi, 
prime fra tutte noi stesse.
Auguri a tutte le giovani guerriere che crescendo forgeranno un mondo migliore (o almeno, si spera, non troppo contagioso)!

giovedì 9 marzo 2017

Parlando dell'8 Marzo il 9 Marzo (e pure in tarda serata)


In realtà mi sarei adattata di buon grado a scrivere questo post anche ieri, e molto volentieri l'avrei fatto se la connessione non fosse stata assai sfuggente per tutto il pomeriggio. A sera invece funzionava benissimo, peccato che io avessi a quel punto il primo evento mondano dell'anno, ovvero andare in pizzeria con le vicine a festeggiare l'8 Marzo e, nel mio caso, anche una convalescenza ormai decorosamente avviata.
La pizza era buona (e ne ho mangiati quasi due terzi oltre all'antipasto che comprendeva un  prosciutto tanto roseo quanto squisito), la compagnia molto piacevole e la conversazione  
non comprendeva il più vago accenno alla questione femminile, ma tutte abbiamo ricevuto un rametto di mimosa come segnaposto.
Dopo questa premessa occorre comunque ammettere in tutta onestà che la condizione femminile italiana al momento non è delle più esaltanti, soprattutto per quel che riguarda le nuove leve.
Per qualche motivo che sfugge del tutto alla mia debole mente infatti la classe imprenditoriale quasi al gran completo sembra convinta che l'Italia possa uscire da questa misteriosa entità chiamata Crisi buttando sistematicamente nel cassonetto dell'organico la metà delle risorse umane e intellettuali, ovvero quelle femminili, e non solo quelle presenti, ma anche e soprattutto quelle future.
Il bombardamento mediatico cui vengono sottoposte le nuove generazioni ha qualcosa di sbalorditivo nella sua monotonia, e per neonate, bambine, fanciullette e ragazzine solo tre questioni sono meritevoli di attenzione: abbigliamento&accessori (possibilmente rosa), amore e maternariato, maniacale attenzione verso il proprio aspetto fisico - il tutto sotto l'inquietante ala dell'essere o non essere zoccola, questione oggi considerata con estrema serietà dalle nuove leve in questione.

Fin qui non ho detto assolutamente nulla di nuovo, né lo dirò più avanti.
Ma mi domando: la scuola non potrebbe fare qualcosa per spezzare questa barriera di spine che imprigiona i giovani cervelli colpevoli di essere nati dalla parte sbagliata?
No, non sto parlando di Grandiosi Interventi Didattici in occasione dell'8 Marzo (che possono comunque essere fatti, e non mordono); né di Grandiosi Laboratori sul diritto allo studio e all'emancipazione per le donne del terzo mondo (che dovrebbero comunque essere fatti, e poche storie); né di Pensosi Interventi di Esimi Psicologi sull'Importanza di Apprezzarsi Per Quel Che Siamo (che si possono fare, certo, ma se non son fatti veramente bene secondo me lasciano assolutamente il tempo che trovano).  
Sto parlando dei piccoli, banali interventi che gli insegnanti fanno ogni giorno in  classe.Perché a noi, soprattutto a noi, è affidata la cura dei giovani cervelli in divenire. Non  è da noi che le nostre alunne impareranno ad essere belle o eleganti, ma in effetti non ci pagano per questo: ci pagano perché ognuna di loro diventi consapevole di avere una  mente brillante e destinata a ben altro che a lavare piatti e passare l'aspirapolvere in camera di maschi 
troppo svagati per farlo loro - e che questa mente brillante non è destinata in alcun modo a intralciare le loro più frivole inclinazioni né ad esserne intralciata.

Così, ecco un picciol gruppo di domande che ogni insegnante dovrebbe farsi ogni tanto, specie prima dei Consigli di Classe:
1) Sono abituato/a a valutare il cervello e la capacità di apprendere dell'alunna X indipendentemente dal suo grado di frivolezza, da quanto si trucca e da come si veste? O accetto da lei prestazioni mediobasse che trasformo in sufficienti, convinto/a che tanto non possa fare di più?
2) Al Consiglio o in Sala Insegnanti, passo più tempo a commentare l'abbigliamento delle mie alunne o la loro variegata vita sentimentale, piuttosto che il loro profitto?
3) Valuto con due scale diverse la condotta di maschi e femmine, partendo dal postulato che le femmine sono più tranquille mentre i maschi sono comunque più agitati? (non mentite: la risposta è quasi sempre SI')
4) Quando faccio i classici esempi tratti dalla vita quotidiana, do per scontato che la mamma lava i piatti mentre il babbo guarda la partita? Provo mai a mettere la mamma a leggere un libro o giocare a biliardo mentre il padre lava i vetri?
5) In qualità di insegnante di Arte, mi sono ricordato di spiegare il Grande e Definitivo Motivo per cui prima del XIX secolo, quando la pittura diventò attività facilmente praticabile con un cavalletto e una valigetta di colori comprati già fatti, le pittrici si contano sulla punta delle dita di una mano?
6) In qualità di insegnante di Scienze Motorie, ho parlato mai di come fino a qualche decennio fa l'attività fisica, specialmente all'aperto e in squadra, era considerata piuttosto sconveniente per le fanciulle e sulle resistenze avanzate dai comitati olimpici, nazionali e internazionali ad accettare le più varie discipline femminili? E del trattamento ricevuto dalle (pochissime) donne che nonostante tutto sono riuscite ad accostarsi alla Formula 1?
7) In qualità di insegnante di Italiano o di lingue straniere, ho fatto molta molta molta attenzione alla scelta delle letture, evitando come la peste quelle paternaliste o eccessivamente ricche di stereotipi?
8) In qualità di insegnante di Italiano mi sono limitata a prendere atto che le ragazze scrivono meglio e sanno analizzare meglio i loro sentimenti mentre i ragazzi preferiscono gli argomenti pratici o ho preso a calci (didatticamente parlando) gli uni e gli altri finché i maschi non hanno imparato a descrivere decorosamente quel che pensano e sentono e le femmine non hanno sviluppato un linguaggio preciso senza svicolare dall'argomento principale per rifugiarsi in un mondo di nuvolette e cuoricini?
9) In qualità di insegnante di Italiano ho studiato con attenzione e con cura la questione del femminile delle cariche più importanti, ricordando di spiegare ai miei allievi che al momento c'è un po' di confusione e diverse possibilità ma che è abbastanza probabile che ben presto l'italico orecchio si abituerà alle temutissime parole sindaca, ministra, avvocata* nonché ad altre consimili?
10) In qualità di insegnante di Matematica, sono sicuro/a di essermi arreso/a dopo lo stesso numero di tentativi quando a non capire proprio la materia  erano un maschio o una femmina?
E soprattutto:
11) Mi sono ricordato/a di ricordare alle mie alunne che un giorno potrebbero presiedere il Consiglio dei Ministri o la stessa Repubblica? E magari prima l'uno e poi l'altra?

*quest'ultima peraltro in uso dalla notte dei tempi come testimonia il Salve Regina

venerdì 8 marzo 2013

Trilogia di Millenium - Stieg Larsson



Ho scelto questa trilogia per l'8 Marzo perché uno dei temi centrali dei libri è la violenza, soprattutto ma non solo sessuale, che gli uomini usano contro le donne. Non tutti gli uomini, certamente: solo una piccola parte, che viene però per questo aspramente criticata e punita non solo dalle donne, ma anche da molti uomini che vivono con autentica ribellione i torti che scoprono essere inflitti all'altro sesso. Sotto questo aspetto i libri riprendono, talvolta con accenni espliciti, certe strutture da romanzo cavalleresco, con la variante che le principesse da aiutare si mostrano tutt'altro che prive di iniziativa o di capacità di farsi valere e che ai cavalieri si affiancano anche alcune agguerrite cavalleresse.

Qualche anno fa questa trilogia è stata un caso editoriale, con milioni di copie vendute ovunque; io però l'ho letta soltanto quest'inverno, non tanto per diffidenza verso i best seller (che di solito apprezzo moltissimo) quanto perché, essendo appunto un grande successo, in biblioteca non si riusciva mai a raccattarne una copia.
Sono romanzi lunghi ma scorrono molto bene; inoltre Larsson ha il dono di tenere il lettore incollato alla pagina e anche quello, molto più prezioso, di non lasciarlo deluso quando i libri sono finiti. Nel terzo (pubblicato subito dopo la sua morte, quindi forse a revisione non del tutto completa) si sente in certi punti la mancanza di qualche colpo di forbici, nei punti dove ci si occupa delle sottotrame. 

La vicenda è ambientata in Svezia, intorno al 2005. Attraverso il racconto si intravede un ricco affresco della società svedese: vita quotidiana, politica, giornalismo, arredamento, cucina, carceri...  Per chi, come me, ha sempre visto la Svezia come una specie di Eldorado, è una lettura agrodolce dove enormi ondate della più verde invidia si alternano a struggenti lamentazioni del tipo "perché da noi invece è tutto così disperatamente opaco, limaccioso e scomodo?".
C'è dentro molta politica (anche se ufficialmente il protagonista non ha interessi politici e nemmeno va a votare), un pizzico di storia e una bella struttura a base di oscuri complotti di servizi segreti deviati, spionaggio e malavita internazionale. Perché una storia del genere sia venuta in mente ad uno scrittore svedese, che se l'è dovuta costruire pazientemente pezzo per pezzo, quando noi italiani in intrighi di questo tipo di intrecci ci viviamo a colazione, pranzo, cena e pure all'ora di merenda davvero non so. Comunque è andata così.

Nel primo romanzo Mikael Blomqvist, che sta attraversando un momento professionale piuttosto critico, accetta la proposta di un anziano industriale di rifugiarsi per un anno a casa sua, ben retribuito, per indagare su un delitto di qualche decennio prima. L' l'impresa sembra disperata, e lo stesso Mikael cerca più volte di convincere l'anziano industriale a lasciar perdere; e invece il delitto verrà risolto e la soluzione si rivelerà davvero molto, molto particolare.
Per una serie di complesse circostanze Mikael riesce a farsi aiutare da un'abilissima hacker, Lizbeth Salander - personaggio affascinante e inconsueto, di quelli con più strati di un millefoglie e più pieghe di un bull-dog.
Nel secondo e terzo volume il personaggio centrale è proprio Lizbeth, che si ritrova invischiata a morte in un complicato mistero dove intrighi politici internazionali e servizi segreti deviati formano una trama delle più complesse. La hacker ha in apparenza un carattere impossibile, ma le pochissime persone cui ha dato un minimo di relazione personale - tra le quali Mikael, che ha un eccezionale talento nel farsi benvolere dalle donne  - muovono cielo e terra per aiutarla, con notevoli risultati.
A parte Lizbeth e Mikael, il terzo grande protagonista della trilogia è la Grande Rete: i collegamenti informatici, a volte ottenuti in modo decisamente avventuroso, sono le strade su cui si irradia tutta la vicenda e la chiave per la soluzione di molti dei misteri, tanto che la trilogia diventa anche un grande inno a Internet e alle sue infinite possibilità.

L'architettura della vicenda è complessa ma molto ben gestita, ed è narrata con molta chiarezza. C'è una grande abbondanza di personaggi simpatici e il messaggio di fondo è ottimista.
Inconvenienti: dal momento che staccarsi dalle pagine è veramente difficile, si sconsiglia di  iniziare la lettura in un momento in cui non si dispone di un po' di tempo libero, a meno di non disporre invece di un'adeguata carriola per le occhiaie. Sono invece romanzi perfetti se per caso ci si ritrova costretti a passare qualche giorno a letto.

Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice fine settimana e ottime letture a tutti i partecipanti.

sabato 7 marzo 2009

Un racconto per l'Otto Marzo (Il racconto del mese di Marzo)


"Ha ancora senso festeggiare l'8 Marzo o protestare in occasione dell'8 Marzo?"

Questi sono i consueti temi di dibattito ogni anno. 
Personalmente sono della scuola di pensiero che ogni scusa è valida per festeggiare e la mimosa mi è sempre piaciuta moltissimo, sia sotto forma di fiori che di torta o di tartine. Inoltre sono sempre stata molto soddisfatta di essere nata donna, e trovo cosa buona e giusta essere festeggiata in quanto tale e festeggiare amiche, congiunte e conoscenti.

Per quanto riguarda i motivi per protestare, ho deciso di raccontare un fatterello che nelle ultime settimane ha fatto gran rumore in quel di St. Mary Mead.
Torniamo indietro nel tempo di poco più di un mese, quando il nostro Nuovo Preside aveva stabilito che i coordinatori di tutte le classi dei quattro plessi della Grande Scuola dovevano andare a firmare le schede del primo quadrimestre alla Sede Centrale*. Tutti i coordinatori sono andati tranne, nella nostra scuola, la prof. Casini, che lo chiamò per spiegargli che era all'ospedale del distretto per farsi curare: il marito l'aveva picchiata, lei aveva problemi a muovere il braccio destro e a guidare (la Sede Centrale dista una quindicina di chilometri da St. Mary Mead, dove la Casini abita) e comunque non si sentiva proprio in gran forma; la mattina dopo sarebbe andata a scuola, ma quel pomeriggio le schede non poteva firmarle.
Ne è seguita una scena estremamente sgradevole in cui il Nuovo Preside ha rifiutato di accettare il certificato dell'ospedale "in quanto infamante per la scuola" e ha tolto alla prof. Casini l'incarico di Coordinatore della sua classe.
La notizia filtra lentamente attraverso la scuola di St. Mary Mead, ma Lunedì mattina il VicePreside ci spiega che la Casini è stata convocata dal Nuovo Preside che le restituirà l'incarico di Coordinatore.
"Ah, beh, ci sarebbe mancato solo che non glielo rendesse,  chissà che gli era preso, boh, avrà avuto uno dei suoi scatti di nervi" (il Nuovo Preside ha una quantità impressionante di scatti di nervi, soprattutto quando viene contraddetto; e siccome ha idee tutte sue sulla gestione di una scuola, capita che venga contraddetto anche abbastanza spesso). 
Quando arriva a scuola, piuttosto alterata, la collega Casini ha però una storia ben diversa da raccontarci: il Nuovo Preside le ha spiegato come:
1) il certificato per percosse è infamante per la scuola, e lei non avrebbe mai dovuto raccontare che è stata picchiata dal marito. Lo ha detto anche sua moglie (la moglie del Nuovo Preside) che una donna che racconta una cosa del genere "è un'infame"
2) il fatto che lei sia sotto separazione implica necessariamente che, al momento, non è in grado di intendere e di volere. Del resto "basta guardarla in faccia" per accorgersi che è pazza. Dunque toglierle la carica di Coordinatore è misura ovvia e opportuna.
(Ovviamente nessuna infamia ricade su colui che picchia, ma questo lo diamo per scontato)

La prof. Casini non si è mai distinta per manifesta insania mentale, ma dopo una scena del genere è abbastanza alterata e vuole la testa del Nuovo Preside su un piatto d'argento (desiderio, agli occhi di molte colleghe, più che legittimo). Purtroppo, ahimé, c'è una causa di separazione in corso con tanto di affido di tre figli  e questo complica parecchio le cose. Sindacati e avvocati sconsigliano vivamente di muoversi (dice) perché, qualora risultasse che il Nuovo Preside ha avanzato riserve sull'equilibrio mentale della separanda, l'affido dei figli potrebbe essere messo in pericolo. A me sembra una sciocchezza, perché un marito che picchia così forte da lasciare tracce riscontrabili dai medici non mostra di avere grandi titoli per l'affido di tre figli uno dei quali di otto anni, e chiunque parli per tre minuti con il Nuovo Preside non pensa certo che costui sia affidabile nel parlare di sanità o insania mentale propria o altrui - ma chi ha il coraggio di rischiare sulla pelle degli altri, quando avvocati e sindacati ci assicurano che?

A scuola siamo perplessi. Non possiamo protestare con il Nuovo Preside in forma ufficiale perché l'episodio non va tirato  in ballo (anche se ormai a St. Mary Mead è probabile che lo sappiano tutti, visto che la collega Casini non ne ha certo fatto mistero) senza contare che all'episodio non abbiamo assistito. Il Vice Preside parimenti non ha assistito, ma il tutto gli è stato amichevolmente raccontato dal Nuovo Preside. Potrebbe dunque testimoniare ma...
"No, io non ho sentito dire niente. Qui lo dico e qui lo nego".
Sempre il VicePreside ci spiega poi che certamente il Nuovo Preside ha fatto male a comportarsi come si è comportato, ma la collega Casini, che pure nel suo lavoro è brava, ha un carattere fragile perché racconta sempre i fatti suoi in giro. Ora, che la Casini racconti i fatti suoi  è cosa verissima (personalmente conosco anche il tasso del suo mutuo, con tanto di variazioni contrattate con la banca negli ultimi due anni) ma proprio non capisco cosa c'entri questo con la fragilità di carattere. Anzi, ripensandoci ci vuole certamente maggior forza di carattere per raccontare apertamente che il marito ti ha picchiata che per occultare l'accaduto simulando improbabili cadute per le scale.
"Insomma, sei d'accordo col Nuovo Preside" taglio corto. Il Vice Preside spiega che no, assolutamente, anzi lui ha...
"Se non sei d'accordo perché non ti sei dimesso?" domando.
No, certo, ma, cioè, dunque...

In effetti noi colleghi non possiamo fare molto. Non c'eravamo, la stessa diretta interessata si raccomanda che non tiriamo in ballo la vicenda direttamente... decidiamo di scrivere una lettera di protesta al Nuovo Preside senza far nomi. Ma protesta su che cosa?
Così cominciamo a informarci. Le schede del primo quadrimestre non sono state firmate dalla Presidenza. Non esiste una circolare che chiedesse al coordinatore di firmarle (quindi non averle firmate non può venire inteso come motivo di biasimo). Non esisteva nemmeno una circolare sui prescrutini, che abbiamo fatto senza Ordine del Giorno. Non abbiamo ancora approvato un verbale del Collegio dei Docenti, dall'inizio dell'anno scolastico. L'ultimo verbale che ci è arrivato dichiara che abbiamo approvato le schede (e non le abbiamo approvate) e non fa cenno della discussione sui giudizi (e ci abbiamo discusso quaranta minuti). La nomina dei coordinatori è avvenuta in modo illegale. E via spulciando.
A conti fatti, l'unica cosa che il Nuovo Preside si è dimostrato capace di fare è incassare lo stipendio. Ce n'era venuto più volte il sospetto, ma non avevamo mai indagato troppo a fondo.

I giorni passano. Ogni volta che incontro il VicePreside gli racconto tutte le belle nuove scoperte che stiamo facendo e di come ci apprestiamo a scrivergli, al Nuovo Preside, una garbata letterina di contestazione inviandola per conoscenza al Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale. Il mio sindacalista preferito ci ha suggerito di spedirne due o tre, con vari capi di lagnanza, e di mandare la quarta direttamente al Direttore dell'Ufficio Scolastico, chiedendogli di intervenire.
Il VicePreside scalpita e si divincola. No, non è sicuro che la firma del Dirigente Scolastico sia indispensabile per le schede di valutazione (e il giorno dopo trova sul tavolo fotocopia ingrandita dell'apposita comunicazione ministeriale), non si ricorda che al Collegio avessimo discusso sui giudizi (il verbale l'aveva scritto lui), è vero, non c'erano circolari sull'ordine del giorno dei prescrutini ma in fondo il Nuovo Preside aveva detto in Collegio dei Docenti...
"Sì, ma il verbale del Collegio non è stato approvato, e d'altra parte non è approvabile perché è del tutto inaffidabile" gli spiego con dolcezza.
Riferirà a chi di dovere? Non riferirà? Non possiamo saperlo.
Qualche giorno fa però spunta fuori un simpatico articoletto su Italia Oggi (qui però è possibile leggerselo aggratisse) che racconta di un preside condannato per mobbing dal giudice del lavoro  a pagare più di 10.000 euro tra spese legali e danni; c'era voluto qualche annetto, ma infine la cosa era andata in porto.
Prima è stato incollato sul tavolo in Sala Insegnanti in bella vista (magari il Preside l'avrebbe visto?)
Poi è stato attaccato alla vetrata d'ingresso,  giusto per sicurezza: lì il Preside l'avrebbe visto senz'altro. 
Ma alla fine, per evitare ogni possibile rischio che il Preside non lo veda, l'articolo viene spedito per fax, dalla scuola alla Cortese (cortese?!?) Attenzione del Dirigente Scolastico. Chissà se il Preside coglierà l'implicito e ben nascosto messaggio subliminale?
Il fax parte un Giovedì pomeriggio. Martedì arriva l'annullamento della revoca da coordinatore per la collega Casini. Senza una riga di scusa, ma tant'è.
Qualche giorno dopo trapela la notizia che il Nuovo Preside ha chiesto il trasferimento.**

Intendiamoci: non ho nessuna prova che esista un rapporto di causa-effetto tra le nostre manovre e i deliri di quello strano essere; e non voglio nemmeno sostenere che questa sia una storia a lieto fine (anche se abbiamo definitivamente chiarito di che pasta son fatti sia il Nuovo Preside che il VicePreside, che è pur sempre una cosa utile). 
E' soltanto una storia, figlia del nostro tempo e del nostro mondo.
Volendo, avrebbe potuto essere migliore.

*abbiamo poi scoperto che lui non le ha firmate "nel caso che qualche genitore avesse protestato" ma questa è un'altra storia
**naturalmente "chiedere" non vuol dire "ottenere". Ma c'è sempre speranza...