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domenica 6 novembre 2022

"Portiamo il Broccolo?" ovvero un libro del cavolo

All'inizio dell'anno ho chiamato i rappresentanti per chiedere i libri, sì come tutti noi insegnanti siamo soliti fare. Tutti me li hanno mandati con solerzia tranne uno che mi spiegò che in quel momento stava guidando, e se per favore potevo mandargli la richiesta via mail.
Promisi, riattaccai e mi dimenticai del tutto nel giro di circa sette secondi. E infatti non mi venne mandato un bel niente.
Il libro in questione era Letteratura, che quest'anno nelle prime settimane non ho adoperato perché ho preferito soffermarmi ancora sull'Eneide e in particolare sul viaggio di Enea nell'Ade.
A un certo punto però un angoletto del mio cervello ha realizzato che il libro di Letteratura non era ancora arrivato. A quel punto ho ricordato la richiesta del rappresentante e ho tosto provveduto a mandargli la mail.
Tuttavia a Storia stavo facendo l'ordine francescano e mi sembrava giusto, una volta tanto che il ritardo nella programmazione di Storia me lo consentiva, fargli leggere il Cantico delle creature, dal quale nullu mea klasse vivente pò scappare visto che è una poesia che mi piace moltissimo.
"Domani cominciamo Letteratura, quindi portate quella e non Epica come abbiamo fatto finora" avviso.
"Letteratura sarebbe il Broccolo?" chiede Gongolo a Dionisio.
"Sì, è quello" conferma lui. Poi vede il mio sguardo perplesso "E' per via del broccolo che c'è in copertina" mi spiega.
Broccolo? In copertina?
"Quando lo vede capirà" mi rassicura Dionisio.
La mattina dopo trovo il pacchetto dell'editore che mi aspetta in Sala Insegnanti. Apro il pacco e, in effetti...
Naturalmente anch'io adesso lo chiamo "il Broccolo": portate il Broccolo, fate gli esercizi da pagina 17 a pagina 19 del Broccolo, aprite il Broccolo a pagina 30 eccetera.
Tuttavia almeno due domande si impongono.
La prima, naturalmente, è "Ma questi cosa si son fumati?". 
La seconda, invece è "Chi è mai il misterioso personaggio verdevestito e dai capelli verdi a broccolo che è raffigurato in copertina?".
Non è insolito che una Letteratura porti in copertina l'immagine più o meno stilizzata di qualche autore: Dante, di solito, ma anche Leopardi o Manzoni. Qualche volta, anche, l'onore tocca a qualche personaggio: Orlandi più o meno probabili, fanti in trincea, Lorenzi e Lucie vagamente riconoscibili per convenzione e stilemi. 
Tuttavia costui non mi sembra Orlando né Dante né Manzoni, e tantomeno capisco perché sia stato dotato di una chioma da broccolo e di una espressione così palesemente sfavata. Non sto criticando, sia chiaro: anch'io credo che avrei un espressione tra lo scocciato e il machessedevefàpe'campà se mi avessero ciurmata in cotal modo e sbattuta in copertina.
Da notare che Il nuovo amicolibro, per quel che ho potuto vedere, presenta copertine abbastanza rispettabili. Questa per esempio è Epica:

non sarà Rembrandt, non sarà Tiepolo ma in fine è un disegno chiaro, onesto e si capisce benissimo il genere di brani che troverai lì dentro, che tra l'altro ti aiuta quando fai la cartella per il giorno dopo.
Ma tornando al Broccolo, trovo deplorevole anche che il  messaggio trasmesso all'utenza dallo sfavatissimo Uomo Vegetale in copertina risulti: "Fatevi coraggio, non c'è alcuna speranza che qua dentro troviate qualcosa che possa risvegliare in voi un qualsivoglia tipo di interesse: vi annoierete e basta, sopportatelo con pazienza".
Messaggio che tra l'altro non è nemmeno giusto: quasi tutti gli alunni infatti finiscono per sviluppare un certo affetto per qualche autore tra quelli proposti, e molti brani riescono effettivamente a toccare il loro cuore, per un verso o per l'altro: nessuno è un successo garantito, ma ogni alunno trova almeno un pezzettino di pascolo che bruca volentieri.

Per contro non posso che convenire come incoraggiare i ragazzi nell'età della crescita ad una alimentazione ricca di verdure - soprattutto di brassicacee - è un messaggio importante e molto utile da parte della scuola.
E tuttavia, non so...

(N.B.: Nei commenti al post i miei abili lettori spiegano l'arcano: l'Uomo-Albero sarebbe un tentativo di ritratto di Italo Calvino, vestito alla settecentesca in omaggio al barone rampante Cosimo, protagonista di uno dei suoi romanzi più famosi)

giovedì 30 settembre 2021

Il ritorno del Ciuccio d'Oro

Sono ormai passati due anni e l'ex Prima Asserpentata è ormai diventata una Terza Chiassosa ma tutt'altro che spiacevole.
Hanno comunque mantenuto un certo attaccamento per le tradizioni, e così ieri mattina Rama si è presentato con una piccola collana di ciucci - solo cinque pezzi. Vere caramelle a forma di ciucci, stavolta. Li ho guardati con entusiasmo e l'ho ringraziato molto.
"Questi però vanno dati per premio" ho stabilito, riaprendo così il Gran Torneo del Ciuccio d'Oro.
Ebbene sì, ora che ho più di venti anni di onorato servizio alle spalle posso finalmente darmi alla sperimentazione delle più moderne tecniche didattiche, tra cui quella di compensare gli alunni con una caramella per le loro performance più riuscite. D'altra parte la classe ha reagito con grande entusiasmo alla prospettiva, e in fondo i ciucci li ha pagati Rama (assolutamente di sua spontanea iniziativa), e non io.

Nelle prime due settimane di scuola abbiamo lavorato a orario ridotto, e la Terza Chiassosa l'avevo vista solo due volte. Entrambe le lezioni erano state impiegate per parlare dell'Afghanistan, argomento che si è imposto da solo. 
In effetti avevo parlato soprattutto io, che appunto allo scopo di preparare una buona lezione avevo dedicato molte ore ad ascoltare dibattiti, testimonianze e ricostruzioni storiche quest'estate.
E parlando avevo avuto anche l'occasione di far notare come la Geografia sia materia imprevedibile per definizione, e che il nuovo libro da me adottato soprattutto allo scopo di dar loro qualcosa di un po' aggiornato (è fresco di pacca) si rivelava, non per colpa sua, ormai vetusto e ampiamente superato, a partire dal nome del paese, per non parlare della forma istituzionale e, ahimè, del PIL, che ormai meriterebbe una segnalazione a Chi l'ha visto?
Inevitabilmente siamo finiti anche a parlare dell'11 Settembre, e così come compito gli avevo dato di intervistare un paio di adulti chiedendogli dov'erano quando avevano saputo la notizia, come avevano reagito e cose del genere.
Merida però aveva qualcosa di meglio di un amarcord: perché i suoi genitori, quel giorno, erano a New York in viaggio di nozze, hanno visto l'esplosione in diretta e hanno pure fatto le foto, convinti all'inizio che si trattasse di un qualche effetto speciale allestito per un film o roba del genere (come pensavano anche tanti intorno a loro); e la mattina dopo hanno comprato il giornale naturalmente, e l'hanno conservato tra i tesori di famiglia. Tanto, non c'era altro da fare che leggerselo e preoccuparsi, perché la zona della città dov'era il loro albergo era stata bloccata e il loro bel viaggio di nozze era ormai andato irrimediabilmente a ramengo.
Così una buona mezz'ora l'abbiamo passata a far girare le foto e a sfogliare il giornale commentando le foto dei giornalisti e i titoli dell'Washington Post.

Il primo Ciuccio è stato assegnato al coraggioso che si era offerto volontario per la prima interrogazione dell'anno e ha così ricevuto il primo voto. Ma il secondo Ciuccio, ovviamente, è andato a Merida. E mai Ciuccio fu più meritato, secondo me.

giovedì 29 luglio 2021

Haeretica - Migrazioni umane e confronti cinofallici

Sappiamo che Attila aveva un atteggiamento molto assertivo verso la vita

Al giorno d'oggi i manuali di storia delle medie si sentono moralmente obbligati a fare richiami e approfondimenti alla società contemporanea.
Fermo restando che questa è una parte che andrebbe lasciata all'insegnante - perché il mondo è mutevol cosa per definizione, e quindi i confronti che si presentano più opportuni cambiano di anno in anno in modo assolutamente imprevedibile*, un approfondimento sensato e fatto con criterio non morde e sarà pur sempre una utile risorsa per l'insegnante (o anche solo per il singolo alunno che si sfoglia il manuale per conto suo) che deciderà in proprio se occuparsene o meno. 
Purtroppo però la gran parte di questi confronti sembra  fatta senza criterio alcuno.
Tanto per citare Vivi la storia!, manuale di cui già gran bene ho avuto occasione di dire, i primi due li ho trovati davvero agghiaccianti.
Editto di Rotari; ed ecco che parte l'approfondimento per spiegare come qualmente oggi si approva una nuova legge in Italia.
Per carità, se proprio un alunno fa una domanda specifica in proposito è giusto  rispondere (molto a grandi linee), fermo restando che tutta la trafila di approvazione di una legge in un moderno sistema costituzionale non è proprio adattissimo a coinvolgere degli undicenni. Ma, insomma, l'editto di Rotari non era se non in minima parte una nuova legge: al contrario, si trattava di mettere per la prima volta in forma scritta un diritto nato per consuetudine - e allora, se proprio davvero vogliamo tirare in ballo il confronto con la società contemporanea, ci sarebbe magari qualcosa da dire sul diritto consuetudinario (che esiste ancora, ed è molto importante) e magari sulla Costituzione inglese, che a tutt'oggi non è scritta in forma completa ed è nata appunto per una serie di consuetudini accumulate a partire dall'XI secolo, ovvero dall'arrivo dei normanni.

Peggio che peggio l'altro esempio: un confronto, nientemeno, tra le migrazioni dei popoli barbari... e i migranti che arrivano in Italia in questi anni.
Qui non c'è solo un confronto fuor di luogo, ma che alla fine non morde e al massimo addormenta. Al contrario, c'è proprio un confronto tossico. La stravagante teoria che proclama che i barconi che approdano malamente a Lampedusa portano truppe di invasione è una roba che in una classe onorata non andrebbe sfiorata nemmeno col pensiero, e pazienza se nei centri sociali dell'estrema destra ne parlano, mi sembra davvero un caso da "lasciamo stare i bambini", che a undici anni difficilmente sono appassionati alla questione - e se lo sono, di solito lo sono perché se ne parla in famiglia, e meno ci si mette in contrasto apertamente con il modello educativo delle famiglie e meglio è, quando i ragazzi sono così giovani.
Ad ogni modo, da una parte abbiamo qualche centinaia (a volte qualche decina di centinaia, ma sempre e comunque alla spicciolata) di uomini, donne e bambini di varia provenienza che nel migliore dei casi sbarcano un po' straniti e a volte piuttosto malandati e non hanno con sé armi - qualcuno per restare in Italia, molti per andarsene altrove; dall'altra intere popolazioni con carri, provviste e bestiame al seguito e truppe di dieci-quindicimila armati guidati da uno o più re che vengono con intenzioni più o meno invasive e, come si usa dire in questi casi, con un progetto comune - o, quanto meno, con un itinerario comune.Quasi sempre via terra, ma questi son dettagli.
Certo, fai il confronto e dici che sono cose diverse.
Il punto è che sono veramente due cose diverse. E' come fare un paragone tra un colpo di stato militare e un referendum per una scissione politica del territorio; è verissimo che sono due cose diverse, e infatti non c'entrano nulla tra loro.

Già che ci sono ne approfitto per agganciarmi a un curioso dibattito storiografico attualmente in corso (spero solo in Italia) appunto sulle invasioni barbariche (di cui però va detto che Vivi la storia! è del tutto innocente).
Tale dibattito parte dalla constatazione che, al momento delle prime, vere invasioni (in sintesi: l'arrivo improvviso dei due popoli germanici tervingi e greutungi al confine dell'impero romano che chiedevano accoglienza in modo assai insistente nel 376), già da tempo i romani accoglievano o si procacciavano mediante deportazione gruppi piccoli o medi di popolazioni germaniche stanziati vicino al confine dell'impero, arruolandoli o usandoli come contadini.
Secondo alcuni curiosi individui, non troppo usi forse a frequentare libri di storia di una qualche qualità, questo deplorevole uso romano di flirtare con il potenziale invasore portò al disastro di Adrianopoli e in seguito alla caduta dell'impero romano. E dunque non va bene per noi accogliere i migranti sui barconi.
A questa strampalata corrente di pensiero se ne contrappone una seconda, composta se non altro in parte da persone che qualche volta e in un qualche momento della loro vita una scorsa a qualche libro di storia tardoromana l'han data (pur se, vien da dire, senza gran costrutto) che sostiene che per molto tempo il sistema funzionò a meraviglia e che infatti l'impero romano è stato a lungo una fiorente società multietnica (entrambe affermazioni senz'altro valide, all'attuale stato delle nostre - tuttora scarse - conoscenze del periodo); e che dunque accogliere i migranti non comporta per noi alcun pericolo e anzi è nostro dovere e fonte di salvezza.

Fermo restando che sul fatto che è nostro dovere (come ci dice la Costituzione) sono d'accordo, e che al momento grossi pericoli non ne vedo neanch'io all'orizzonte, entrambi i ragionamenti mi sembrano parimenti accampati per aria e basati su presupposti piuttosto balordi - per tacere del fatto che il collegamento tra orde barbariche e barconi di migranti stressati mi sembra all'altezza di quello che legherebbe il culo con le quarant'ore, e visto che il blog è mio e lo gestisco io ne approfitto per spiegare perché tutti costoro mi sembrano delirare, da una parte come dall'altra.

E' verissimo che l'impero romano è stato a lungo una fiorente società multietnica, e qualsiasi manuale (compreso il tanto da me deprecato Vivi la storia!) lo afferma senza mezzi termini. Del resto, impero giapponese a parte - che, come tutto ciò che è giapponese funziona con regole tutte sue - gli imperi sono sempre stati per definizione società multietniche, altrimenti si chiamerebbero regni monoetnici. Qualche volta han funzionato bene, qualche volta male, ma quello sono. E, molto spesso, questi imperi funzionano che tutti sono abbastanza uguali ma l'etnia fondante dell'impero è molto più uguale delle altre, anche se può includere larghe percentuali di altre etnie, purché ben addomesticate  agli usi e costumi dell'etnia dominante. Nel caso dell'impero romano, infatti, non importava se eri greco, numida, tervingio o quant'altro, se facevi (o meglio, se tuo figlio cresciuto in ambiente romano faceva) il normale corso di studi e di formazione romana, potevi arrivare anche alle cariche più alte ed eri un romano a tutti gli effetti; altrimenti potevi scegliere di restare nella zona grigia, mantenere usi e costumi e lingua della tua gente e venivi usato per la manovalanza.
E' altrettanto vero che i piccoli contingenti di barbari venivano spesso accolti, e talvolta anche cercati, quando appunto serviva un po' di manovalanza supplementare - soprattutto nell'esercito, che a partire dal III secolo era spesso a corto di personale perché erano aumentati i nemici (cioè i persiani rompevano assai).
Il massiccio arrivo di turvingi e greutingi (causato da un vivo desiderio di queste popolazioni di sfuggire agli unni, piombatigli addosso all'improvviso come disgrazie) era però un caso molto diverso, principalmente perché stavolta i barbari erano davvero tanti.
Le fonti non sono facilissime da interpretare, ma quel che appare chiaramente è che, mentre fino a quel momento i romani facevano grandissima attenzione a rispettare un protocollo che mettesse sempre i barbari in condizione di assoluto svantaggio, stavolta il protocollo saltò, principalmente perché i richiedenti asilo erano davvero troppi per essere gestiti nel solito modo. E insomma entrarono, scorazzarono e non si riuscì a fermarli. Il risultato finale fu la battaglia di Adrianopoli.
Col tempo, la pazienza e un grande uso delle armi si finì per venirne a capo in un qualche modo. Quando però tutto sembrava riavviato verso il meglio, arrivarono gli unni - anche loro tanti, ma anche molto ben armati e con tecniche di guerra più efficienti di quelle delle popolazioni di origine germanica. Da lì l'impero non riuscì più a riprendersi, anche se in più di una occasione  sembrò che le cose si fossero riavviate per il meglio.
In pratica, le migrazioni diventarono pericolose quando smisero di essere migrazioni alla spicciolata e diventarono invasioni. Tuttavia, con le invasioni i romani non flirtarono proprio per niente - semplicemente i nemici erano troppi (e continuava in più ad esserci l'onnipresente problema dei persiani). 
L'impero romano quindi non cadde per eccesso di ospitalità o soverchio buonismo, cadde perché venne sconfitto dopo aver tentato di resistere con le unghie e con i denti.

Due considerazioni si affacciano, in questa curiosa discussione che avrebbe la pretesa di avere qualcosa a che fare con la storia:
1)Ma tutti quei popoli al confine, non si poteva pensarci prima e sorvegliarli con più attenzione invece di fidarsi tanto?
Beh, tutti quei popoli al confine per molto tempo non c'erano. Forse i romani avrebbero dovuto sorvegliare meglio non tanto la frontiera (quello lo facevano già) quanto i territori interni - anche se, naturalmente, è molto facile dirlo standosene in poltrona a fare la calza in un mondo dove i social ti mettono in contatto quando vuoi con buona parte del globo terracqueo. All'epoca si viaggiava a piedi o a cavallo, fuori dall'impero le strade erano quel che erano... e soprattutto le infinite e piccolissime popolazioni germaniche solo raramente avevano dato dei veri problemi, e in quelle rare occasioni erano state ben rimesse in riga. Che senso aveva preoccuparsi di quattro straccioni accampati più o meno in prossimità del confine?
In effetti, forse avrebbe avuto senso, considerando che nel corso delle generazioni anche gli straccioni si evolvono e imparano a confederarsi eccetera. Magari si può dire che fra le concause della caduta dell'impero romano c'è anche stata la convinzione dei romani che "tanto da lì grandi problemi non ne venivano". Un eccesso di confidenza, forse. Ma, di sicuro, non un eccesso di ospitalità.
2) Ma tutta questa confidenza, non spingeva i barbari ad andare nell'impero, dove tanto sapevano che sarebbero stati ben accolti?
Non so, a me sembra piuttosto normale che, dal momento che l'impero romano era là, non troppo lontano, i germani pensassero di andare lì piuttosto che dagli atzechi. E d'altra parte dalla zona in cui si trovavano i barbari era abbastanza difficile andare da qualche parte che non fosse l'impero romano o il Polo Nord. 
Va comunque riconosciuto che i romani non cercavano in alcun modo di tenere nascosta la loro esistenza, e nel caso dei germani sarebbe stato invero piuttosto complicato, dopo essersi tanto azzuffati sui confini con loro.

In conclusione: la tarda antichità e l'alto medioevo sono epoche assai interessanti da studiare per moltissimi motivi, ma l'utilità di questo studio per affrontare certe questioni strettamente contemporanee mi sembra abbastanza discutibile.

* Vogliamo parlare degli infinitissimi approfondimenti su peste del Trecento e la peste ne I promessi sposi nonché sull'improvvisa ondata di spagnola dopo la prima guerra mondiale che in tanti abbiamo fatto, spesso anche a gran richiesta della platea, negli ultimi 18 mesi, laddove fino a due anni fa si trattava di argomenti che riscuotevano sì un certo successo di pubblico, ma offrivano scarsissimi raffronti con la vita quotidiana contemporanea?

martedì 20 luglio 2021

La storia medievale (quella che si fa alle medie)


Incredibile ma vero, in venti e passa anni di onorato servizio ho fatto solo tre volte storia medievale in prima. La terza volta è stata quest'anno.
Nei miei primi anni, quelli delle supplenze brevi ma anche della prima supplenza annuale,  in prima si faceva ancora la storia dall'antichità al 1300. In seguito la ministra Moratti cambiò la scansione dei programmi, in un modo a mio avviso molto sensato, facendo partire le prime appunto dalla caduta dell'impero romano d'occidente. Fino a quel momento dunque la storia medievale era molto compressa, e per certi aspetti la cosa era abbastanza comoda.
In seguito mi sono ritrovata una gran quantità di volte a fare la storia moderna e contemporanea, ma di quella medievale si occupava sempre qualcun altro. Casi della vita.

La prima di queste tre volte avevo il mio fido manuale I nodi del tempo. Il primo volume non è probabilmente il migliore dei tre, ma è senz'altro e di gran lunga il migliore manuale di storia medievale post-riforma che mi è passato tra le mani.
Inoltre avevo una classe di fulmini di guerra che, tra l'altro, adoravano storia. E andò tutto benissimo.
C'è stato poi un altro anno, ma finii all'ospedale dopo Natale e dunque diciamo che non conta. E poi avevo appena finito i vichinghi, cioè avevo fatto quella parte dove in qualche modo ci si arrangia sempre perché si suddivide bene in argomenti.
Quest'anno avevo una Prima decisamente Capricciosa e un manuale... d'accordo, sono ben consapevole che assemblare un manuale di storia medievale è una roba davvero difficile, e che quindi chi si attenta all'impresa ha diritto a molta comprensione, ma davvero, non so immaginare un qualche tipo di utilizzo per il primo volume di Vivi la storia!
Non serve per alimentare il fuoco perché è carta patinata e colorata e fa un fumo sgradevole (almeno immagino, perché in effetti non ci ho provato).
Non costituisce una valida alternativa alla carta igienica perché è dura, patinata ecc.
Non è un buon supporto se hai un tavolo con le gambe diseguali perché si sfascia solo a guardarlo. Per lo stesso motivo non funziona bene come corpo contundente.
E come manuale di storia medievale è del tutto improponibile.
Non vi dico la sofferenza.

Dicevo, il medio evo. Studiarne la storia è davvero complicato. Spiegarla, peggio che mai.
Spiegarla quando ne sai tanta avendola studiata con amore e dedizione e appassionandoti a tutti i più strani particolari, è ancora più complicato.
Il Medio Evo è un periodo anarchico per definizione, pieno zeppo di gente che la mattina si alza e decide di fondare un nuovo stato.
Che poi, "stato". Andiamoci piano con queste parole. Dici "stato" e i fanciulletti implumi che hai sotto gli occhi si immaginano una roba moderna: una classe dirigente, un sistema legislativo, una certa unità di intenti, per le meno dei confini attendibili. Qui abbiamo davvero di tutto: proprietà private, territori dominati da una qualche popolazione (magari assemblata con scarti e resti di altre), libere associazioni, gente che la mattina si sveglia e dice "lo stato sono me (o anche: siamo noi)", gente che arriva in gruppo e stabilisce "da oggi qui è roba nostra", altra gente che dice "Questa è roba nostra perché 866 anni fa l'imperatore ha scritto così, eccovi l'atto autografo" "Ma è scritto in inglese, a quei tempi l'inglese nemmeno esisteva!" "C'è la sua firma, e più non dimandare".
Popoli che cambiano nome, popoli che cambiano composizione, popoli che cambiano lavoro:  "Sì, abbiamo fatto i pastori nomadi per tremila anni. Ieri c'è venuto l'animo invasivo e abbiamo deciso di invadere il primo posto dove passavamo. Problemi?".
Re dappertutto, come se piovesse. Dici "re" e i fanciulletti di cui sopra si immaginano un tizio con la cappa di ermellino e l'aria grave che siede su un trono per dare udienza e tiene in testa una corona d'oro con le pietre scintillanti (un tipo di copricapo che peraltro entra in uso proprio nel medio evo), ma il Protocollo Identificativo del Re è decisamente vago. 
Sei un re se ti hanno eletto per alzata di spada i duecento guerrieri di una tribù di seicento persone scarse che viaggiano con i cammelli al seguito. Sei un re se nominalmente comandi tutta la Francia ma guai a te se ti azzardi a spadroneggiare fuori dal tuo feudo personale, e qualche volta anche lì ci possono essere dei problemi. Sei un re se guidi una orda (termine generico quant'altri mai) di cento o duecentomila persone. Sei un re se hai in tuo bravo fazzoletto di terra dove qualche centinaio di persone ti riconosce come re. Sei un re se hai conquistato un territorio e l'esercito che guidi ti proclama re. Sei un re, anche, se lo storico non sa in che cazzo di altro modo definirti (e succede spesso). E qualche volta sei anche un re con una grande cappa di ermellino, il trono scolpito, la corona con le gemme  e un gran territorio dove tutti scattano appena alzi un dito.
E il re può pagare i suoi uomini di fiducia in soldi, in bottino, in terre, in gioielli e anche in banchetti. Dipende.
Fondi un regno, magari anche un grande regno. Vent'anni dopo, del tuo regno non c'è più traccia e nessuno si è nemmeno preso il disturbo di scrivere quando il regno è stato sciolto - forse anche perché quel giorno non lo ricorda nessuno. Tra l'altro l'alto l'alto medioevo rappresenta un caso abbastanza curioso dove la storia la scrivono spesso i perdenti, vuoi perché loro sanno scrivere e i vincitori no, vuoi perché anche quando scrivono i vincitori si preoccupano soprattutto di mettere su carta improbabili leggende spacciandole per storie e gli unici che hanno almeno una vaga idea di cosa sia la storiografia sono i perdenti - che col tempo lo dimenticano e cominciano a scrivere leggende pure loro.
E poi ci sono regni non riconosciuti da alcuno che prosperano per decenni e per secoli e nessuno che gli va a rompere le scatole (buon per loro).
Ci sono anche un sacco di repubbliche: città con principi, anche part-time, città con sovrani, città gestite da assemblee. Città che fanno parte di regni e di imperi, ma sono repubbliche. Città che riconoscono ufficialmente di far parte di un regno o di un impero, ma guai se il sovrano in carica prova a ricordarglielo. Repubbliche, repubbliche ovunque.
I confini si spostano, le aree di influenza si spostano, tutto si sposta a gran velocità, in particolare le popolazioni, in barba al fatto che le strade fan sempre più schifo. Tra l'altro le orde hanno un modo tutto loro di gestire la viabilità.
E c'è pure la Chiesa, sorta di universo parallelo che quasi dappertutto ha la sua bella quota di territori, spesso dotati di grandissime esenzioni, e dove può gestire le cose a modo suo. Monasteri, pievi, diocesi, vescovadi. Grandi quantità di città gestite da vescovi.
Un delicato accenno allo Stato della Chiesa non basta certo, e comunque anche lo Stato della Chiesa, che prende forma lentamente, guarda un po' funziona a modo suo, specie nei primi tempi.
Chiaramente, nemmeno all'esame universitario pretendono che tu sappia tutto su tutti i territori d'Europa e i regni e imperi islamici e l'impero romano, che per comodità viene chiamato "bizantino" e i regni crociati. Non è umanamente possibile, e figuriamoci se si può pretendere ciò da una povera creatura di dodici anni, minimo minimo ti denunciano alla corte europea per i diritti dell'uomo. Giustamente, aggiungo.

Come si fa a organizzare tutto questo in modo da non annoiare troppo i fanciulletti implumi? Sono giovanini, hanno undici anni, non sanno molto di istituzioni in generale, e quanto alle istituzioni medievali, figurarsi (del resto, spesso non ne sa quasi niente nemmeno chi ha fatto il manuale, quindi non si vede proprio come potrebbero i ragazzini farsi una preparazione in materia) . 
Spesso non sono nemmeno granché bravi a esporre. Qualcuno se la cava bene, qualcuno si arrangia come può mandando le cose  a memoria, qualcuno cede le armi e stabilisce per principio che la storia gli fa schifo - e questa è una cosa che andrebbe evitata il più possibile.
L'anno dopo e due anni dopo sarà tutto più facile: gli eventi si incatenano meglio, sono meno (e abbiamo meno stati); impostare un raccontino che plachi il professore sarà più facile. Loro, tra l'altro, miracolosamente saranno diventati molto più capaci a orizzontarsi, perché nel frattempo sono cresciuti e il loro implume cervellino si è assai evoluto e gli permette di fare cose che prima nemmeno avrebbero immaginato.
E tutto ciò ci fa molto piacere, ma come ce la caviamo in prima media?
Quando hai un manuale che a te pare orrido e una classe dove quasi tutti hanno deciso che la storia non gli piace prima ancora che tu abbia pronunciato una sola parola su quella materia?
E per giunta non sembrano avere la benché minima idea su come si imposta un racconto?

Dopo un anno di lotta all'arma bianca, ho sviluppato una nuova teoria che ho tosto trasformato in tecnica: isolare qualche tema da sviluppare nel dettaglio, e alternarlo a avvenimenti particolari che si possano esporre ricorrendo alla buona, vecchia tecnica del chi-come-dove-quando-perché eccetera. Per l'occasione ci ho aggiunto anche protagonista, antagonista e aiutante, come nelle favole. 
Esercizi di compilazione: "Scrivete tutte le parole evidenziate in neretto, poi provate a collegarle in un testo". Oppure "Scrivete tutte le date in ordine cronologico, e spiegate a cosa si riferiscono".
I nodi del tempo ha una praticissima serie di esercizi che aiutano splendidamente a sintetizzare e raccontare. Qualche volta spiego in sintesi un capitolo, poi dico "Riguardatevi bene i riassunti delle colonne a lato del testo, poi fate gli esercizi del capitolo e li correggiamo insieme". Funziona benissimo, perché alla fine sono stati costretti a rileggersi almeno tre volte il capitolo in sintesi e quindi i punti principali, che qualche volta tra l'altro sono davvero pochi, gli sono entrati in testa per forza di cose. Ma Vivi la storia! ha un concetto degli esercizi che mi fa rimpiangere i bei tempi in cui c'era la pena di morte. Il principale e più usato è "sottolinea le righe che rispondono alla domanda o parlano di questo e quello". Un bell'approccio costruttivo, e davvero aiuta molto ad autonomizzare il ragazzo. Alla faccia della storia laboratoriale, ma almeno ripetere con parole proprie il fatto che X ha barcocchiato ben bene Y, in prima media, vogliamo metterli in condizione di farlo?
E così mi sono ritrovata ad assegnare esercizi di comprensione del testo (che tra l'altro non è nemmeno il massimo della comprensibilità) e a risentire storielline più o meno ben formulate. Si chiama, mi sembra, lavorare sulle competenze di base. Una roba utile, non lo metto in dubbio, ma storia dovrebbe essere una roba un po' più sofisticata. Credevo.

E ho cominciato a vagare per la rete a caccia di materiali di appoggio.
Senza la mia cara piattaforma non sarebbe stato possibile. 
E tuttavia la rete non mi è stata di troppo aiuto, stavolta. Video brevi e carini sulla storia medievale scarseggiano. In italiano, intendo. Ci sono solo molti coraggiosi insegnanti che scodellano lezioncine insulse. 
Il punto è che una lezioncina insulsa gliela posso fare anch'io. Mi servirebbero graziose lezioni rutilanti di effetti speciali. Ma per la storia medievale non c'è quasi nulla. In inglese invece ci sono cose deliziose.
Ma se  la Prima Capricciosa fosse in grado di seguire un video simpatico in inglese... allora, semplicemente, non sarebbe la Prima Capricciosa*, e probabilmente non gli servirebbe il cucchiaino.
Ma, davvero qui è il caso di dirlo: con i se e con i ma non si fa la storia!

Dicevo, il manuale.
Naturalmente questo manuale è fatto particolarmente male, ma risente di problemi che accomunano diversi manuali di storia medievale delle medie: in pratica, sono spesso manuali delle superiori semplificati. Male. 
Visto il risultato, mi viene da dire che probabilmente anche il manuale delle superiori su cui Vivi la storia! si è basato presentava le sue brave zone d'ombra, ma a fare il processo alle intenzioni siam buoni tutti, e magari era un manuale bellissimo. Chissà.

All'inizio comunque non va male:  prima cade l'impero romano, poi abbiamo, in ordine di comparsa: Giustiniano e la guerra greco-gotica, il monachesimo, l'arrivo dell'islam, i longobardi e infine Carlomagno che rifonda l'impero, o almeno ne è convinto. In qualche modo ci si arrangia.
Poi c'è la gran questione della crisi dell'impero carolingio e dei feudi ereditari, ma insomma basta saltare. L'impero carolingio scompare, i feudi diventano ereditari. Fine della lezione.

Per fortuna, da qualche tempo è invalsa l'abitudine di dedicare un capitolo alle Grandi Invasioni del X secolo: ungari, saraceni e vichinghi. Di per sé è una buona cosa: i vichinghi sono un argomento che si spende molto bene in classe, e agli ungari attacchi senza difficoltà l'arrivo del Sacro Romano Impero Germanico (d'ora in poi, più confidenzialmente "impero").
Ma poi arriva la frantumaglia: un gran pastone di roba senza capo né coda, prestando grandissima attenzione al  Contrasto tra Papato e Impero - che è una roba estremamente sopravvalutata, secondo me: alla fine si tratta di dire che, a seconda dei casi, a volte conta di più l'uno oppure l'altro, e a conti fatti secondo me non contano mai molto né l'uno né l'altro, ma hanno un grosso ufficio stampa alle spalle. Comunque, è tutta roba cui i ragazzi non si appassionano granché e, santo cielo, spiegata in quel modo non posso proprio dargli torto.
E così decido di uscire dal pastone applicando il sistema illustrato all'inizio. Ed ecco come ho proceduto quest'anno:

Lotta per le investiture. 
Si tratta di un argomento molto sopravvalutato, ma l'episodio di Enrico IV che aspetta nella neve per tre giorni si spende bene, e tutto il gioco di ruolo che c'è dietro serve a spiegare come funzionavano certe cose - per esempio che il potere di una scomunica non stava nella forza del papa quanto nel potere dello scomunicato, e infatti un sacco di sovrani vennero scomunicati senza subirne il minimo danno - caso classico Federico II che probabilmente nella cancelleria teneva un faldone dedicato ma non si preoccupava granché della questione.

La cavalleria. 
Normalmente i manuali, davvero non so perché, la piazzano nei punti più strani ma sempre in netto anticipo rispetto a quando è arrivata davvero. 
Intendiamoci: la gente combatte a cavallo dalla notte dei tempi, o almeno da quando è stato domesticato il cavallo; ma qui si parla della cavalleria medievale, quella dove pochi fanciulli di nobile stirpe seguivano un complicatissimo addestramento per andare a combattere a tastoni con addosso degli stranissimi elmi - e quella entra in scena nell'XI secolo, massino alla fine del X, non dopo la caduta dell'impero romano o con l'arrivo di Carlomagno. 
E allora: cavalleria, incastellamento, corti feudali, amor cortese, poemi cavallereschi, crociate spagnole, crociate in Terra Santa, già che c'ero ci ho messo anche la Crociata contro gli Albigesi. In pratica, la Costellazione crociata, pellegrinaggi compresi.

Grande dilemma: farla prima o dopo la rinascita del Mille e le città? 
Quest'anno l'ho fatta prima. Perché c'erano già stati vichinghi e normanni. Ma sono fenomeni contemporanei.
Il punto è che la cavalleria mi sembra, ideologicamente, più vecchio stile mentre le città mi sembrano più moderne. 
E' un pregiudizio, dovrei rimuoverlo. Dopotutto, sono due facce della stessa medaglia.
Magari l'anno prossimo faccio prima la Rinascita del Mille.

La Rinascita del Mille  ha sempre un bel capitolotto dedicato. In Vivi la storia!, va detto, fa abbastanza pena, ma di solito è piuttosto buono.
Dunque: rivoluzione agricola, disboscamento, nascono le città e gli ordini mendicanti (con un piccolo, piccolo cenno alle eresie).
Le città, devo dire, sono un tema un po' sottovalutato in tutti i manuali. Nell'Italia settentrionale abbiamo avuto i Comuni e quindi ci si occupa soprattutto di quelli. Ma nel medioevo convivono città di molti tipologie, e ci vorrebbe un bel capitolo dedicato che illustra questi tipi uno per uno: città autonome, città-stato, città universitarie, porti franchi, repubbliche marinare, città mercantili, città rigorosamente sottomesse al potere centrale ma con la loro brava rappresentanza in parlamento (ci sono un sacco di parlamenti nel medio evo, e molta più rappresentanza di quel che oggi siamo abituati a pensare. Il modello del Grande Feudatario Maleducato andava molto meno di moda di come  risulta dai film moderni). 
Comunque sono riuscita ad attaccarci la libera città di Novgorod e Aleksandr Nevskij, la storia di Federico Barbarossa con i comuni della Lega Lombarda, e pure la Lega Anseatica.  A quel punto avevano già sentito parlare dei cavalieri teutonici e pure di Barbarossa, annegato ingloriosamente in una crociata, quindi li hanno collegati senza troppi problemi (Barbarossa che annega, ho notato, resta molto impresso, anche perché tutti se lo immaginano che va giù come un sasso per colpa dell'armatura, e nei disegni dell'epoca sembra proprio che andasse così).
Si può fare una sezione a parte dedicata alla battaglia di Legnano (che tra l'altro viene citata anche nell'Inno d'Italia ma se si fa conviene ricordare che è uno dei tantissimi episodi secondari della storia medievale, anche se per chi ci si trovò in mezzo fu molto importante.

Poi siamo passati a cose un pochino meno corpose.

Federico II
personaggio piuttosto interessante, da affrontare soprattutto sul piano culturale. Scuola siciliana, il trattato della caccia al falcone, Castel del Monte, la crociata senz'armi... davvero ce n'è da dare e da serbare.

La Magna Charta.
Tutti i manuali, da sempre, dedicano il loro dignitoso paragrafino alla Magna Charta. Quasi mai comunque si ricordano di spiegare che è una delle grandi conseguenze della ignoratissima (da noi) battaglia di Bouvines.
Di battaglie, nei manuali moderni di storia medievale, si parla poco e così i ragazzi finiscono per convincersi che le battaglie nel medio evo sono come tutte le battaglie e non un gioco di società condotto usualmente tra quattro gatti. Un bell'approfondimento sulla battaglia di Bouvines (e le sue notevoli conseguenze) permette di approfondire diversi temi: la tregua di dio, per esempio, il tema della Famiglia (visto che i Plantageneti erano una piovra che si espandeva per mezzo continente), la condizione femminile con Eleonora d'Aquitania, il tutto profittando del fatto che, grazie alle varie versioni di Robin Hood tutti i ragazzi hanno almeno sentito parlare (e cantare) di Giovanni re fasullo d'Inghilterra:


e da lì si passa alla Magna Charta, magari avvisando che nei primi tempi venne osservata un po' a singhiozzo, almeno per la parte dell'habeas corpus.
Quest'anno, ahimé, ho saltato Eleonora d'Aquitania che purtroppo mi è venuta  in mente solo a cose fatte.

A questo punto si può parlare della Crisi del Papato: Bonifacio VIII, la Cattività Avignonese e pure lo scisma. Non è molto complicato, si tratta di raccontare che per un certo periodo il papa è stato ostaggio francese - o meglio emanazione del re di Francia. Il palazzo dei papi ad Avignone recita benissimo e spiega tante cose. 

Poi arriva la Peste. Qualche manuale la fa meglio, qualche manuale la fa peggio, ma insomma la Peste è un gran bell'argomento, si spende benissimo e una bella carrellata di quadri a scheletri riesce sempre a rialzare il morale a tutti. Quest'anno, naturalmente, era attesissima.

A questo punto siamo a fine ma restano due argomenti piuttosto importanti: uno è la Guerra dei Cent'anni - tema ingrato quant'altro mai perché è difficile capire come inizia, ancor più come finisce e di fatto è una gran lagna. Contiene però il gran volano di Giovanna d'Arco, che si può spendere in vari modi, e se il manuale aiuta mi sembra che ci siano diversi spunti interessanti anche per l'evoluzione delle armi. 
Soffermarsi sulla guerra in sé mi è sempre sembrato tempo perso, ma è interessante scoprire quel che succede dopo o nei dintorni: fallimenti bancari, per esempio, e la Guerra delle due Rose. E ancor più è interessante ricordare che, dopo più di cento anni, la guerra si chiude senza un vero vincitore - il che volendo significa che nessuna delle due parti in causa l'ha persa, anche se entrambi ci han perso davvero parecchio tempo.

Ultima, la caduta di Costantinopoli. Si può puntare sul fascino della città impossibile da conquistare e che poi stavolta è stata conquistata oppure sull'ascesa della potenza ottomana, che assai grattacapi darà all'Europa nei primi capitoli del libro seguente.

Questa è la mia personale scaletta (di quest'anno), ma la cosa si può organizzare in tanti modi diversi, e con altri episodi.
Per esempio, siccome ci ho una certa fissazione sulle crociate, non manco mai di farle nel dettaglio perché riesco ad attaccarci un sacco di cose; ma alla fine si possono anche riassumere in dieci minuti scarni per dedicare più tempo a qualche altro avvenimento più appetibile per l'insegnante o per gli alunni.
Oppure i Vespri siciliani, che pure loro sono citati nell'inno d'Italia e si possono segnalare se non altro per la rapidità con cui una popolazione scocciata fece pulito dello straniero seccatore.
Oppure quel gruppetto di tre rivolte popolari del Trecento che da qualche anno va tanto di moda.
Eccetera eccetera eccetera.
L'importante è non impuntarsi a fare tutto perché non se ne esce vivi, e comunque è troppa roba per sperare che resti impressa.
L'ideale, mi sembra, sarebbe prevedere un po' la programmazione degli anni seguenti e impostarla in quella funzione: per esempio io li tormento sempre parecchio con la costituzione inglese, e quindi insistere sulla Magna Charta ha un suo perché.
Si tratta insomma di isolare un gruppetto di argomenti ben spendibili e per ognuno organizzarci su una lezione con l'aiuto di materiale esterno. 
L'essenziale è fare poco, ma spettacolarizzato al massimo. Per una volta, il quadro d'insieme non è molto importante perché tanto l'anno dopo cambierà tutto - ma volendo è 
una modalità che si può applicare fino a prima dell'Illuminismo.

E con una classe meno capricciosa e un manuale fatto meglio?
Si può lavorare a livello più approfondito, certo.

Se qualcuno si stesse domandando "Eh, ma il passaggio da Comune a Signoria?".
Dieci parole in croce per spiegare che, appunto, con gli anni ci fu questo passaggio: prima Comune Grosso mangia Comune Piccolo, poi nasce la Signoria. Nel mio caso, si fa l'esempio di Firenze e via. Son passaggi che succedono, e nel medio evo succedevano ancora più spesso del solito.
E se qualcun altro chiedesse "Ehi, e la nascita dello stato nazionale?" Ma è solo una moda storiografica recente. Ogni stato nasce a modo suo, e nessuno di loro sa di essere uno Stato Nazionale, a parte, forse, un pochino, l'Inghilterra.
Comunque, volendo, niente impedisce di approfondire nel dettaglio la nascita dei cosiddetti stati nazionali.

Si tratta insomma di riorganizzare il programma rassegnandosi a non farne una buona parte. Naturalmente se trovassi un manuale organizzato con criterio e che non perde tempo con insulsi concili e amenità come la rinascita ottoniana*, sarei disponibilissima a seguirlo pagina per pagina.Nell'attesa di quel giorno, credo che anche in futuro mi atterrò alla tecnica di cui sopra.

*la chiamo Prima Capricciosa in nome del politically correct. Il suo vero nome dovrebbe essere Prima Viziata, meglio ancora Prima Gnégnégné.
**tema rispettabilissimo, se svolto bene in un manuale delle superiori o meglio ancora all'università. Sperare che riesca a interessare dei ragazzi di undici anni mi sembra davvero un eccesso di ottimismo.

martedì 8 dicembre 2020

E' davvero indispensabile il manuale di Geografia? (post molto amletico e senza soluzioni al suo interno)

Tra le tante lacune dei libri di testo di geografia: mai uno che dedichi una bella carta geografica  al paese di Babbo Natale, quasi non esistesse!

Geografia è una nobile materia, invero, e ricca di possibilità. E da quando ho a disposizione la piattaforma mi sembra di farla molto meglio, tanto che sto seriamente pensando di abolire il manuale. 
Sarà possibile?
Tecnicamente sì, certo, basta che non lo adotti. Nessuno protesterà al Collegio Docenti, anche perché in quel modo i tetti di spesa per i libri di testo delle mie classi saranno rispettati - cosa ormai sempre più difficile, soprattutto in Seconda.
Tuttavia il salto nel buio mi spaventa.
Quando guardo i manuali che mi sono toccati in sorte, devo dire, mi spaventa un po' meno.
Ma i ragazzi, poverelli? Non gli verrà l'angoscia? E non verrà alle famiglie?
Dopo tutti gli effetti speciali in classe, video e mappe concettuali, bellissimi schemi messi sulla piattaforma, video di vulcani che spargono fiumi di lava ovunque, filmati musicali col valzer del Danubio Blu e l'introduzione dell'Oro del Reno col suo ritmo sognante e il leggendario pedale in Re  (eccellente per accogliere la classe alla prima ora, mentre prendono posto nella scuola media quasi deserta da fascia rossa), tavole lessicali sugli spartiacque eccetera, alla fine vorranno bene un testo per ripassare tutti i frammenti che ho seminato in giro sulla piattaforma.
D'accordo, gli esercizi fanno pena, e le descrizioni degli stati ancor di più.
E un po' di esercizi decenti li posso sempre fare io. Ma quei simpatici esercizi di ripasso sono lunghi da costruire, anzi non so nemmeno se ci riesco davvero. E non ho voglia di provarci.

Le pagine sulle istituzioni europee di solito sono assolutamente insulse, e mai un cane che ricordi che l'Unione Europea è un mostro singolare  perché non è una federazione né una confederazione né un insieme di stati legati da un trattato ma uno strano ibrido senza esercito ma con una moneta, senza governo ma con un governo composto dai singoli governi di una infinità di paesi,  dove se decidi di uscirne ti infili in un ginepraio senza sbocco (che è comunque sempre meglio di una guerra civile)  e se chiedi di entrare ti tengono in attesa per anni e anni - insomma, una roba istituzionalmente piuttosto strana ma che ormai da tempo ha comunque una sua consistenza, soprattutto sul piano economico.

Peggio che mai la parte dedicata all'economia- che personalmente considero importantissima, anche perché oggi le economie sono tutte collegate - e che secondo me andrebbe aggiornata con amorevole dedizione; e invece spesso siamo a malapena due gradini al di sopra delle  leggende metropolitane: ci sono economie  descritte in espansione (e che parecchi anni fa in effetti lo erano),  oppure economie che un tempo erano effettivamente depresse  ma che adesso sono lussureggianti, e ancor più spesso si trovano economie che stando ai manuali funzionano con gli stessi criteri di quando studiavo (poco) Geografia alle medie, quasi mezzo secolo fa.
I PIL pro capite, quando va bene, sono aggiornati al 2015 se non prima, risorse un tempo basilari sono ormai diventate del tutto marginali, la produzione industriale si sta (si stava?Dopo la pandemia le cose potrebbero cambiare per vari e numerosi motivi) spostando dall'Europa verso Asia e Africa, la Cina ormai da tempo non è più "la fabbrica del mondo, ma dipendente dalla tecnologia occidentale", il petrolio è molto meno determinante...
I ragazzi leggono la descrizione di un mondo organizzato secondo determinati criteri ma  quando per caso incappano in un notiziario ne trovano un altro - e non è poi così vero che i notiziari non li ascoltano, o comunque si trovano facilmente coinvolti in appelli per salvare la tigre o incappano in angosciose notizie sulla barriera corallina australiana che è giù di corda e ghiacciai che si sciolgono, letteralmente, come neve al sole, e qualcuno gli racconta perfino che il lago d'Aral si sta riprendendo (seee, magari!).

In questo momento il mondo è in trasformazione, ma i manuali di Geografia si occupano soprattutto di tematiche che andavano di moda dieci anni fa, o di tematiche contemporanee affrontate con dati di parecchio tempo fa.
Due cose mi hanno dolorosamente sorpresa quest'anno (anzi tre, ma il fatto che nessuno si preoccupi di aggiornare i PIL pro capite purtroppo non è più una novità):
- La Repubblica della Macedonia del Nord, che continua imperterrita ad essere chiamata Macedonia. L'anno scorso si poteva ben scusare, perché il cambio di nome era avvenuto a libro già stampato. Ma quest'anno? Che ci voleva a cambiare un titolo?
La questione non è del tutto marginale perché proprio il fatto che l'attuale Repubblica della Macedonia del Nord si sia continuata ostinatamente a chiamare Macedonia per quasi trent'anni è stata motivo di gran ritardo per l'ingresso della suddetta nell'Unione Europea, in quanto la Grecia si opponeva fieramente perché convinta di essere l'unica custode della Macedonia, o comunque di una sua ben consistente parte - e di sicuro non aveva torto anche se l'argomento, a guardarlo da lontano, sembra un po' di lana caprina. D'altra parte, finché la Grecia si opponeva, la domanda della Macedonia non poteva essere nemmeno considerata.
- Il Coronavirus. Non c'è un accenno che sia uno al fatto che la pandemia abbia influenzato parecchio l'economia dei paesi (il crollo del turismo, tanto per fare un esempio nemmeno marginale e che in effetti riguarda parecchio anche l'Italia; e forse anche il decentramento delle industrie che si è rivelato un aspetto molto sensibile). 
Ma diciamola tutta: non c'è un accenno che sia uno alla pandemia in generale. D'accordo che quando i libri sono usciti dalle tipografie la seconda ondata non era ancora arrivata, ma la prima aveva comunque dato moltissimo da pensare sul piano economico, un delicato accenno qua e là ci sarebbe stato bene a mio avviso. Senza contare che, in un mondo dove a colazione, pranzo e cena si parla di Covid in maniera esasperante e ossessiva, qualche parola sugli effetti del suo passaggio non ci starebbero male visto che sull'argomento i giovinetti fanno un sacco di domande.

In tempi di fotocomposizione e print on demand i libri di Geografia hanno reazioni degne di un bradipo addormentato e tutte le sezioni dedicate ai problemi ambientali (che sono parecchie, anche se non molto aggiornate) sono, appunto, sezioni staccate dal testo generale.
Ragazzi, oggi facciamo il cambiamento climatico della Terra. Seguono due o tre lezioni sui cambiamenti climatici, se hai tempo e voglia di occupartene, ma quando ci occupiamo dell'Africa subsahariana o di stati enormi come Russia, Cina, India e Brasile troviamo al massimo mezza riga di spiegazione su come quegli stati affrontano (o, più spesso, non affrontano) la questione, e raramente si tratta di mezze righe aggiornate. Il cambiamento climatico della Terra non interessa solo gli sfigatissimi orsi polari, per i quali tutti noi simpatizziamo attivamente, incide un po' dappertutto, e ogni zona reagisce (o non reagisce) a modo suo - tra l'altro spesso reagisce con una guerra e non dico che si possa star dietro a tutti i conflitti che spuntano qua e là come funghi, ma una paginetta di spiegazioni sui motivi per cui i governi trovano che la reazione a un problema del genere sia la guerra andrebbe pur fatta.

Altro tema bradipale: la scelta degli stati per il manuale di Terza. 
Mentre gli stati europei vengono fatti tutti, bene o male che sia, quando arriviamo al  più vasto Mondo extraeuropeo un elementare buon senso induce a fare una selezione; abbiamo così un gruppo di stati praticamente obbligatori (USA, Cina, India, Giappone, Sud-Africa, Canada, Israele, Argentina e Messico) e un po' di riempitivi legati alla cronaca di parecchi anni fa. A tutt'oggi ci sono manuali che continuano a rifilarci l'Afghanistan e l'Iraq, rigorosamente aggiornati ai tempi dell'invasione con cui gli abbiamo portato la democrazia; qualche volta c'è la Libia, sorvolando però pudicamente sulla sua situazione politica un po', diciamo, confusa; in qualche caso un po' di Nigeria, uno stato dell'Africa mediterranea (di solito l'Egitto, qualche volta il Marocco), rigorosamente mai le repubbliche asiatiche dell'ex-URSS, quasi mai qualcosina dell'Indocina, qualche volta il Kenya, di solito anche molto confusamente il Corno d'Africa, ma sempre molto vago e anche lì il modo con cui l'Italia è intervenuta è accennato con un pudore davvero degno di miglior causa.

In conclusione:
Geografia è una materia affascinante, varia e collegata ai più vari argomenti. 
Di più, gli insegnanti sono incoraggiati e direi anche esortati ad addentrarsi nelle tematiche contemporanee, ma i manuali di Geografia sono del tutto inadeguati a conseguire questo pur nobile scopo. In classe si può scegliere di lavorare a livello basso, medio o alto, a seconda degli alunni, degli argomenti e, soprattutto nel caso di Geografia, a seconda delle circostanze esterne e i ragazzi fanno domande e mostrano interesse a seconda di quanto l'argomento li coinvolge e ne sentono palare anche fuori; ma, a qualsiasi livello si scelga di lavorare, il materiale di base deve essere di buona qualità e soprattutto aggiornato. Fargli perdere tempo con due paginette di acqua calda sulle multinazionali o sui combustibili fossili non ha senso, tanto vale mandarli a giocare a calcio in cortile - almeno si divertono e prendono un po' d'aria.
Un libro di testo però è necessario, temo.
E dunque:
conviene che cerchi se c'è un manuale fatto meglio, magari fuori dalla cerchia degli editori che usiamo di solito;
oppure che cerchi un sostituto del manuale, qualcosa che possa fare comunque da libro di testo ma che sia meno ridondante e sciatto di quelli che ho a disposizione, magari impostato in modo diverso dai manuali standard.
Come e dove trovarlo,  soprattutto in un momento in cui vagare per librerie non è facile e non ho più a disposizione nemmeno la Mostra del Libro?
Probabilmente quel che cerco da qualche parte c'è, ma non è etichettato come "libro di scuola" e si trova da qualche parte nel vasto mare dell'editoria per ragazzi.
Mi domando dove potrei trovarlo.

lunedì 25 giugno 2018

Quel misterioso oggetto chiamato Antologia (che forse non è proprio così indispensabile come si dice)



Un trolley in versione multiculturale, adattissimo a trasportare antologie di italiano per le scuole medie (dovete immaginarvelo a grandezza naturale, però)

Ci sono alcuni misteri che non riesco a spiegarmi.
Ma, del resto, se riuscissi a spiegarmeli non sarebbero misteri, al massimo cose difficili da capire.
Tra questi giganteggia l'Antologia di Lettura per le Scuole Medie.
Per quanto ancora potrà durare, un libro di testo con quelle caratteristiche?

Per parecchio, sembrerebbe: intorno a me non ho mai visto alcun collega mostrare segni di insofferenza davanti a sì scomodo e ingombrante oggetto. Tutti lo scelgono con gran cura, commentando, consultandosi, confrontandosi, rievocando esperienze passate, presenti e future. E io li ascolto, col gran desiderio di capire di cosa stanno parlando. E non ne vengo a capo.

Partiamo da alcune notazioni generali.
L'antologia è un volume che non deve mai costare meno di 23 euro. Tale prezzo andrà a riferirsi al kit standard, ovvero un volume con almeno due allegati. A parte andranno confezionati il volume di epica (per le prime) e di Letteratura (per le seconde e le terze). Si possono poi aggiungere due o tre volumetti che andranno pagati a parte, oppure, a scelta dell'insegnante che adotta l'antologia, verranno confezionati in un comodo pacco che costerà intorno ai trenta euro, con un pingue risparmio di due o tre euro per l'acquirente.
Il volume base dovrà essere di almeno 400 pagine (meglio se si riesce ad arrivare a 500 o un po' oltre). La carta è pesante, i margini senza scrittura enormi, le illustrazioni quasi sempre di una bruttezza sbalorditiva. Se lasciassero bianchi quegli spazi, almeno gli alunni potrebbero decorarli a piacer loro durante i tempi morti delle lezioni, con risultati estetici senza dubbio infinitamente migliori.
I volumi sono di una pesantezza sbalorditiva. Ci vuole una gru, per alzarli, anche perché sono di carta patinata, di quella che sotto l'illuminazione al neon delle aule scolastiche produce uno sgradevole riverbero. In compenso la rilegatura di solito fa pena e il libro comincia a sfasciarsi già in primavera.

Cosa contiene questo vasto tomo, a parte le illustrazioni non sempre encomiabili?
testi, naturalmente. E' una antologia di lettura, dopotutto. Testi di vari autori divisi in sezioni per argomento e per genere. Piccoli. Corti. Miserabili. Ce ne sono alcuni di quattro o cinque pagine (scritte grandi, com'è giusto) ma sono eccezioni.
In compenso abbondano i testi scritti dai curatori dell'antologia, ma raramente si distinguono per qualità letteraria.
Poniamo: sezione sull'Amicizia.
Introduzione su cos'è l'amicizia, normalmente piena di luoghi comuni e frasi fatte. "Ti sarà capitato" "anche tu avrai visto" eccetera eccetera.
Questionario sull'amicizia (non sempre imperdibile).
Elenco di film sull'amicizia. Elenco di libri sull'amicizia.
Testi piccoli e miserabili sull'amicizia, spesso tagliati male, ancor più spesso sforbiciati perché sono presi da romanzi o racconti lunghi. Poi, nelle note, verranno messe le spiegazioni sui punti tagliati.
Ampia introduzione che spesso riassume il testo e magari tutto il romanzo, e non è raro che venga anche spiegato all'alunno cosa succede nel brano e come il brano in questione va interpretato - che all'alunno non venga in mente di farsi una qualche opinione in proprio, per carità.
Segue il testo.
Seguono gli esercizi sul testo, due o tre paginate di domande che spesso brillano per inutilità e scarsa pertinenza col brano. Ci sono esercizi di linguistica, analisi delle figure retoriche, domande più o meno demenziali. Vengono poi suggeriti esercizi di rielaborazione della storia, inventare un finale, inventare quel che è successo prima del brano, inventare cosa avrebbe potuto succedere nel brano.
Diciamo che il rapporto tra quel che scrive l'autore del brano e quel che scrive l'autore dell'antologia è, quando va bene, uno a quattro, talvolta uno a sei.
Il brano così massacrato risulta spesso del tutto privo di interesse per chiunque abbia il pur minimo interesse a seguire una storia.
Probabilità di appassionare il lettore al contenuto: da zero a uno su dieci (possiamo arrivare a due o tre su dieci in pochi ed eccezionali casi).
Intendiamoci: esistono anche antologie con esercizi interessanti, e ne ho beccate un paio. Ma antologie con una buona percentuale di brani interessanti onestamente non mi risultano.
Tra l'altro i brani in questione sono scelti con criteri... vogliamo dire insoliti?
Ci sono quelle che contengono esclusivamente brani di letteratura dell'Ottocento. Oppure esclusivamente brani di "classici" per ragazzi (che da tempo non sono più classici e non sempre sono nati come letteratura per ragazzi). Chiunque, scorrendole, penserebbe che la letteratura di avventura è morta allo scoccare del Novecento, che nessuno ha scritto più fantasy dopo Ende (ma nessuno ha nemmeno scritto fantasy prima di Tolkien), che la fantascienza è un genere caduto in estinzione dopo il 1960 e che la letteratura dell'horror ha conosciutro come suo ultimo, illustre esponente Lovercraft.
Ci sono poi quelli che sembrano convinti che nessuno ha scritto una riga di alcun genere prima del 1990, e quelli che si limitano a pubblicare brani di libri pubblicati dalla casa editrice che stampa l'antologia (di conseguenza case editrici come Salani e San Paolo e perfino Giunti sembrano non avere mai pubblicato niente di niente); la maggior parte comunque è convinta che sia un peccato mortale pubblicare un brano lungo, interessante e avvincente. 
Particolarmente agghiacciante è la scelta di brani di letteratura extraeuropea - che, poverella, ormai esiste e non è che se pubblichi un brano interessante che in origine sia stato scritto in turco o in giapponese qualcuno si offende, direi.
E le fiabe? Vogliamo parlare della scelta agghiacciante delle fiabe?MAI, dico mai, una fiaba con una eroina, o un intreccio un po' complesso. In compenso c'è sempre Cappuccetto Rosso. Che tutti fra l'altro conoscono già.

La faccenda risulta particolarmente dolorosa nei cosiddetti "volumi di epica" dove si evita con cura di mettere brani lunghi che contengano qualcosa con un inizio, un intreccio e una fine. Mi manca il cuore di parlare della scelta dei brani di epica medievale. E sorvoliamo sulle antologie di "letteratura" di cui ho già avuto il piacere di sparlare.

Ma veniamo a me. Tutti abbiamo le nostre fissazioni, e a me piace lavorare su testi lunghi - magari racconti, o capitoli di un romanzo: la storia di Fantine, il primo duello di d'Artagnan, la bambina smarrita (in un corridoio interdimensionale) di Matheson, Priamo che va a chiedere ad Achille il corpo di Ettore, la casa di Asterion, Cuori strappati di James, la macchina che vinse la guerra, Peline che mette su casa in un capanno da caccia, una delle favole italiane di Calvino, Konrad Lorenz e l'ochetta Martina...
La verità è che ogni classe ha le sue esigenze, i suoi interessi e le sue preferenze. Non ho una programmazione fissa per le letture, le scelgo via via. So comporre l'antologia che mi serve soltanto a fine anno. Ci sono racconti che propongo spesso, ma anche brani che tiro fuori non so nemmeno io perché, sulla base dell'ispirazione del momento (di solito sono quelli che piacciono di più). Gli esercizi li assegno in base alle esigenze della classe, e le esigenze della classe a malapena le so io, figurarsi un ipotetico compilatore di antologie.
Come faccio a scegliere l'antologia giusta per una classe che ancora non conosco, dalla prima alla terza? E se anche conoscessi la classe, come faccio a prevedere come si evolverà? Vorranno i fantasmi? Vorranno le astronavi? Gli piaceranno i duelli? Preferiranno storie di oppressione politica e schiavitù? Gli piaceranno le storie d'amore o diventeranno idrofobi solo a sentirne nominare una? Mica sono cose che si possono prevedere sul momento. Se anche qualche editore a caccia di guai deciderà di compilare una eccellente antologia di racconti e brani ben scelti e adeguatamente (ma non troppo) lunghi, con poche e scarne righe di introduzione ed esercizi sennati, come faccio a sapere se di tutta quella roba di ottima qualità riuscirò a utilizzarne almeno una metà? 
Ogni classe è fatta a modo suo, ogni classe cambia ogni mese.
A me servirebbe una bella banca dati che contenga un po' di tutto dove attingere. In attesa di questa fenice che non verrà mai a posarsi sul nido dell'editoria scolastica (ma che se lo facesse da me incasserebbe un bel po' di soldini) mi arrangio come posso. Sono una persona con un ricco curriculum di letture, perché dovrei mettere da parte questa mia competenza quando salgo in cattedra?

Negli ultimi anni ho finito per adottare (letteralmente) un compromesso: ho preso l'antologia solo per la prima, quando i piccoli brani hanno un loro perché, specie se sono carini, e non la riconfermo in seconda e in terza - ottenendo in tal modo di non sforare il tetto di spesa dei libri di testo. Dopo di che passo il mio tempo a sfinire la fotocopiatrice di scuola.
Giusto quest'anno hanno introdotto però un tetto per le fotocopie (un po' bassino, a quel che mi risulta). Tuttavia la moderna tecnologia sta lavorando per me: diversi alunni dispongono di un kindle, magari di famiglia, e in fondo ormai i cataloghi di libri liquidi si sono assai estesi: cercando con cura potrei trovare probabilmente antologie di racconti adatte alle mie esigenze. Inoltre ci sono parecchi testi di letteratura più o meno classica che in rete si trovano del tutto aggratisse.
In tutti i casi, per i miei alunni il tempo in cui giravano curvi sotto il peso di immani e costosissime antologie è finito. Definitivamente. Ma non per questo costoro saranno privi di una vasta selezione di letture, garantisco.